Protetto: Le specialità italiane: la pasta all’amatriciana

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Italiano Professionale – Il linguaggio della Polizia – 1 episodio

Audio

Descrizione

Con questo breve episodio iniziamo una serie di lezioni dedicate al linguaggio delle Forze dell’Ordine in Italia.

Iniziamo con una breve storia in cui analizziamo alcuni termini molto utilizzati sia dalla Polizia italiana che dagli automobilisti. Inizialmente siete chiamati a provare a scrivere le parole mancanti della storia, dopodiché potrete ascoltare la storia completa e rispondere alle domande di un secondo episodio audio. Vi consiglio di dare un’occhiata alla pagina dedicata all’associazione per chi fosse interessato alle lezioni del corso di Italiano Professionale.

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Rifarsi con gli interessi

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Trascrizione

Rifarsi con gli interessi. Questa è la frase che vi spiego oggi. State ascoltando la voce di Giovanni e questo è uno dei tanti episodi presenti su italianosemplicemente.com.

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Sapete cosa sono gli interessi? Facciamo una breve panoramica su questa parola, così capirete bene la frase di oggi in un secondo momento. Sarà anche l’occasione per vedere qualche verbo particolare.

Se andate in banca e chiedete dei soldi in prestito, vedrete che ciò che prendete in prestito dalla banca deve essere restituito indietro alla banca, ovviamente. Ma non basta la cifra che avete preso. Bisogna aggiungere gli interessi.

Se prendete €100 in prestito probabilmente dovrete restituirne circa €105.

€100 di capitale e €5 di interessi. I cinque euro rappresentano il compenso della banca, cioè il guadagno della banca.

La parola interesse ha anche altri significati come sapete.

Ad esempio è un’attrazione verso qualcosa che quindi attira il vostro interesse.

Inoltre l’interesse è un affare, una faccenda, un’attività da cui si può ricavare un vantaggio, un utile. I due significati sono ovviamente legati perché se puoi ricavare un vantaggio da qualcosa allora questo qualcosa attira o riscuote il tuo interesse.

È interessante notare i verbi legati alla parola interesse, in particolare mi interessa parlarvi di badare e curare, che hanno ciascuno due significati diversi.

Si può badare al proprio interesse o ai propri interessi. Badare significa prestare attenzione, avere cura in questo caso. L’interesse di cui si parla è il vantaggio personale, l’interesse personale, cioè che è importante per la singola persona. Non si parla necessariamente di denaro.

L’altro significato di badare è riferito alle persone, come ai bambini o agli anziani. Esiste anche la figura della badante nel caso degli anziani. La/il badante è chi si occupa, chi ha cura degli anziani (il senso è lo stesso di prima ma si riferisce alle persone). Nel caso dei bambini è la baby sitter (detta “Tata” in italiano) che bada (cioè ha cura) ai bambini.

In questo caso non possiamo chiamarla “badante”, che è solo la persona che si occupa delle persone anziane non autosufficienti.

L’altro verbo è curare: curare gli interessi.

Curare e simile a badare quando si parla di interessi. Nulla a che fare con la guarigione però. Non si tratta di curare una malattia, ma di curare gli interessi, avere cioè cura degli interessi. Sono gli avvocati che curano gli interessi di una persona. Si parla di interessi economici quindi. Non esiste solamente l’avvocato però.

Ad esempio la persona che cura gli interessi delle star, delle persone famose si chiama “agente“.

Quella che cura gli interessi dell’attore o degli atleti si chiama “manager“, ma nel caso dei calciatori ad esempio si sente parlare di “procuratore“.

Comunque quando parliamo di “rifarsi con gli interessi”, la frase di oggi, parliamo dell’interesse economico, quello che la banca ottiene in più oltre al capitale prestato. Questi interessi, come tutti voi saprete, aumentano al passare del tempo.

Si dice che gli interessi “maturano“, come se fossero un frutto di un albero. Ma in effetti se ci pensate bene, i soldi, come si dice, fruttano, nel senso che, come la frutta sugli alberi, al passare del tempo gli interessi aumentano.

Anche un investimento può fruttare, cioè può rilevarsi un buon investimento. Ma rimaniamo agli interessi.

“Rifarsi con gli interessi” contiene il verbo rifarsi. Un verbo che ha diverse interpretazioni.

Questa frase si usa quando un affare non va molto bene. Quando dico affare intendo solitamente una questione economica, legata ai soldi, ma in realtà in senso figurato posso usare l’espressione anche in altre circostanze.

Rifarsi con gli interessi significa che in futuro andrà meglio. Oggi non è andata come speravo, ma in futuro andrà meglio, meglio anche di quanto speravo accadesse oggi.

In futuro avrò una soddisfazione talmente alta che compenserà l’insoddisfazione di oggi.

Ad esempio:

Oggi un affare economico è andato male, non sono contento di quanto accaduto, ma domani mi rifarò con gli interessi. Domani i mie guadagni saranno superiori delle perdite di oggi.

Rifarsi, questo è il verbo utilizzato, verbo riflessivo, non è come rifare.

Io mi rifaccio

tu ti rifai

lui si rifà

Noi ci rifacciamo

Voi vi rifate

Loro si rifanno

Rifarsi significa riprendersi economicamente recuperando i soldi spesi, oppure prendersi la rivincita su qualcuno o qualcosa. Non sempre il significato è economico.

Nella frase di oggi è però importante usare “con“: rifarsi con gli interessi. Questo perché il verbo rifarsi può avere altri significati. E’ un verbo che può ingannare. Non facilissimo da usare

Se dico:

Il pugile, dopo aver perso il primo incontro, si è rifatto con il secondo avversario.

Questo significa che inizialmente il pugile perde il primo incontro, ma il secondo lo vince. Il pugile si è rifatto con il secondo avversario. Il pugile ha avuto una rivincita col secondo avversario, ha quindi vinto il secondo incontro. Lo ha battuto, lo ha sconfitto.

Se invece dico:

Mi rifaccio una vita

Questa frase significa che la mia vita tornerà quella di prima. Non c’è “con“.

Devo recuperare la mia vita, farla tornare come prima. Sto parlando solo di me stesso, non mi sto rifacendo “con” qualcos’altro.

Perdo una sfida con Giovanni? Mi posso rifare con Luigi. Perdo anche con Luigi? Posso cercare di rifarmi con Andrea.

Se va male anche con Andrea, dovrò cercare di rifarmi una reputazione, visto che ho perso con tutti!

Adesso vediamo la frase di oggi:

Nella frase “rifarsi con gli interessi” il verbo rifarsi si riferisce a qualcosa che va recuperato. Gli interessi rappresentano qualcosa in più che si otterrà in futuro. Questo qualcosa in più, come abbiamo visto, nel linguaggio economico finanziario possiamo chiamarli “interessi”.

Rifarsi con gli interessi dunque rappresenta una soddisfazione che si otterrà in futuro che riuscirà a compensare abbondantemente la delusione di oggi, e posso usarla anche al di fuori dei discorsi che riguardano il denaro.

Facciamo alcuni esempi.

L’attaccante della Juventus non è riuscito a mettersi in mostra con la maglia della sua Nazionale ai Mondiali, ma si è rifatto con gli interessi nella stessa Juventus, vincendo lo scudetto.

Lo studente non riusciva a migliorare il proprio italiano, ma con Italiano Semplicemente spera di rifarsi con gli interessi.

Vedete che io sto facendo esempi che non hanno a che fare con i soldi, ed in effetti l’espressione si sua quasi sempre in modo figurato.

Non è un’espressione formale naturalmente.

Se volete esprimere lo stesso concetto in senso più formale anziché dire:

Mi sono rifatto con gli interessi

Potete dire (ripetete dopo di me):

Ho pienamente compensato le perdite

Ho risanato pienamente il fallimento iniziale

Ho ampiamente risanato la condizione iniziale

Mi sono riscattato abbondantemente dalla sconfitta iniziale

Ho completamente ripreso la condizione iniziale, ottenendo ancora di più

Concludo facendovi notare altri due modi il usare il verbo rifarsi:

Rifarsi = intervenire chirurgicamente modificando i connotati di una persona

Es: l’attore si è rifatto il naso

Rifarsi a” che significa, tra le altre cose, riferirsi a, fare riferimento a. Ad esempio, se vi volessi spiegare il verbo “cavarsela” mi conviene rifarmi ad un podcast realizzato la settimana scorsa, in cui ho spiegato il significato di questo verbo. Quindi potrei aggiungere qualcosa ma comunque mi rifarei a quell’episodio.

Analogamente mi posso rifare a quanto già ho detto nella spiegazione delle sette regole d’oro per sottolineare l’importanza della ripetizione dell’ascolto. Ascoltate dunque questo episodio più volte.

Rifarsi il letto = rifare il proprio letto, sistemare il proprio letto in modo ordinato dopo aver dormito; farlo tornare come prima.

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Vedersela e cavarsela

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Trascrizione

Buongiorno amici, bentornati su Italianosemplicemente.com e benvenuti in questo nuovo episodio raccontato dalla voce di Giovanni.

Spero che oggi siate in forma perché dobbiamo vedere la differenza tra CAVARSELA e VEDERSELA.

Si tratta di due verbi pronominali, ed abbiamo già dedicato un episodio ai verbi pronominali. Si tratta di un bell’episodio tra l’altro.

Se siete curiosi vi consiglio di darci un’occhiata. Oggi interessa invece vedere la differenza che esiste tra questi due particolari verbi pronominali, vedersela e cavarsela.

Vi dico questo perché si tratta di verbi simili apparentemente ma hanno funzioni diverse.

Dunque: iniziamo da cavarsela.

Il verbo è pronominale quindi si usa verso se stessi:

Io me la cavo

Tu te la cavi

Lui se la cava

Noi ce la caviamo

Voi ve la cavate

Loro se la cavano.

Si usa sempre al femminile quindi cavarselo in questo senso non esiste. E dunque non si può neanche dire “io me lo cavo” perché se dite una frase del genere, al maschile, state dicendo tutta un’altra cosa.

Il verbo cavarsela si usa in vari contesti diversi. Vediamo quali.

Se una persona ti chiede: come stai?

La risposta può essere “me la cavo, grazie, e tu?”.

Me la cavo significa che va bene, che è ok; si tratta di una risposta standard ma questa risposta indica che in realtà le cose vanno bene ma non troppo bene. Diciamo benino.

“Me la cavo” significa letteralmente “riesco ad andare avanti”, “riesco a sopravvivere” e solitamente la frase è accompagnata da una smorfia, un’espressione del viso che indica proprio questo. Una persona anziana risponde solitamente con:

Si tira avanti

Si tira a campare

Sì va avanti nonostante tutto.

Questo è un primo modo di usare cavarsela.

Un secondo modo è quando si descrivono le proprie abilita nel fare qualcosa.

Come vai a scuola?

Me la cavo abbastanza bene in matematica, mentre in lingua italiana non me la cavo affatto.

A matematica quindi il ragazzo va bene, se la cava bene, e questo significa che raggiunge la sufficienza almeno. Può anche essere un modo modesto per rispondere che va benissimo.

In italiano invece non se la cava affatto quindi le cose vanno male. I risultati non sono positivi in italiano. Questo uso si estende a qualsiasi attività lavorativa.

come te la cavi a dipingere?

Il che equivale a dire: “sei bravo a dipingere”?

È una modalità informale ma molto usata in tutti i lavori.

C’è infine una terza modalità di usare cavarsela, cioè quando riusciamo a scampare o a scongiurare un pericolo.

Quando riusciamo a uscire da una situazione pericolosa. La situazione è simile in fondo a quando riusciamo a risolvere un problema o a svolgere una mansione, un’attività. Quando riusciamo a cavarcela vuol dire che siamo usciti illesi, indenni da una situazione pericolosa. Poteva essere pericolosa ma non lo è stata:

ce la siamo cavata.

Non deve necessariamente essere un pericolo di vita o di salute, ma un qualsiasi tipo di pericolo.

In questi casi si usa anche un’altra espressione:

l’abbiamo scampata

Oppure anche:

L’abbiamo scampata bella

Ce la siamo cavata è leggermente diversa perché implica un’attività da parte di chi parla, come uno sforzo compiuto. Si è riusciti a superare una difficoltà con astuzia o accortezza o con abilità. Insomma grazie ad una qualità personale.

Se c’è un terremoto pertanto è meglio usare “l’abbiamo scampata” perché se si sopravvive da un terremoto è solitamente solo merito della fortuna. Comunque posso dire: “ce la siamo cavata per miracolo” oppure “ce la siamo cavata per il rotto della cuffia“, un’altra espressione che si usa in questi casi.

Invece se siamo inseguiti da una persona e riusciamo a scappare meglio usare “me la sono cavata” perché c’è stata un’abilità personale nell’uscire da questa situazione pericolosa. Non è merito della fortuna.

Prima di passare a vedersela, voglio farvi notare che “cavare” significa anche “estrarre“, “tirar fuori”, quindi “uscire“. Non a caso la “cava” è quel luogo dove si estrae il materiale per le costruzioni. La cava si scava dalla Montagna. La cava viene scavata. Anche il verbo “scavare” vi aiuta quindi a capire il significato si cavarsela. Scavare significa togliere terra dal terreno (ad esempio).

Infine cavarsela si usa anche in senso economico.

Quanto l’hai pagata quella giacca?

Me la sono cavata per €20

Cioè sono riuscito a spendere solo venti euro.

Oppure:

Nella nostra azienda ce la caviamo bene ultimamente

Cioè gli affari vanno abbastanza bene recentemente.

E vedersela?

Anche vedersela si usa con i problemi, le attività ed i lavori ma è diverso però perché si riferisce non all’abilità nel fare qualcosa ma nel semplice affrontare la situazione.

Ad esempio:

Giovanni: Il direttore è arrabbiato con noi. Chi prova a calmarlo?

Francesco: ok, me la vedo io con lui.

Francesco dice che se la vede lui con il Direttore, cioè lui prova a risolvere il problema, ad affrontare la situazione. Non è detto che Francesco riuscirà però a cavarsela.

Giovanni: com’è andata col direttore? Te la sei cavata bene?

Francesco: si, me la sono cavata egregiamente.

Cavarsela egregiamente è una modalità molto usata per dire che il risultato è stato molto buono.

Quindi vedersela significa affrontare, fronteggiare, cercare di risolvere un problema, in particolare escludendo gli altri.

Quando si usa vedersela molto spesso si vuole dire che si vogliono escludere gli altri dal problema. In questo modo quindi ci si assume tutta la responsabilità.

Quindi “me la vedo io” è del tutto uguale a “ci penso io“.

Un uso particolare di vedersela è:

Me la sono vista brutta

Che è una frase che si usa quando si racconta una vicenda passata e si dice che si è passato un brutto momento. “Me la sono vista brutta” significa quindi “ho attraversato un brutto periodo”.

Spesso si usa quando le cose alla fine sono andate bene, ma c’è stato un momento in cui non andavano bene.

Quando ero giovane, durante la guerra, non c’era nulla da mangiare e ce la siamo veramente vista brutta in quel periodo.

Oppure:

La nostra azienda adesso va molto bene ma durante la crisi economica ce la siamo vista brutta.

Vi starete chiedendo:

Si usa “ce la siamo vista bella?”

La risposta purtroppo è no.

Quindi, ricapitolando: cavarsela e vedersela si usano entrambi con i problemi e le situazioni difficili o con le attività lavorative.

Cavarsela è più legata al risultato finale (me la sono cavata) e per esprimere una abilità nello svolgere una mansione (me la cavo bene a scrivere).

Vedersela invece è affrontare la situazione (me la vedo io) e si usa anche per escludere gli altri e quindi prendersi tutta la responsabilità (lascia stare, me la vedo io). Infine “vedersela brutta” significa passare una brutta situazione.

Adesso fate un bell’esercizio di ripetizione.

Cavarsela

Come te la cavi coi verbi pronominali?

In Italia ce la caviamo bene economicamente

Nella nostra famiglia ce la caviamo con poco

Vedersela

Me la vedo io con lui, voi statene fuori

Che paura il terremoto! Me la sono vista proprio brutta

Chiudo con un avvertimento: cavarsela e vedersela si usano solo e sempre al femminile. Ve lo avevo accennato all’inizio dell’episodio. Anche noi maschietti dobbiamo usare il femminile. Quindi me la cavo e me la vedo, me la sono cavata e me la sono vista. Se usate il maschile state dicendo un’altra cosa. Ad esempio:

– quel film me lo vedo domani.

Che è come dire “lo vedo domani”

Oppure:

– mi sono cavato un occhio.

Cioè (che brutta immagine) mi sono tolto un occhio. Quindi, parlando dell’occhio:

me lo sono cavato.

Come capite il significato di queste frasi al maschile è completamente diverso dalle precedenti.

Ciao a tutti.

Un saluto da Giovanni.

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Cambiamo i protagonisti

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Trascrizione

Buongiorno ragazzi, in questo episodio di italiano semplicemente, intitolato “cambiamo i protagonisti” facciamo un esercizio interessante, non molto semplice ma molto utile. Vi suggerisco di leggere ed ascoltare nello stesso tempo, almeno la prima volta.

Ascolterete un breve dialogo che riguarda due persone, Anna e Gianni. Un episodio molto breve in cui si parla di fiori. Gianni ed Anna verranno interpretati rispettivamente da me e da Maria Eugenia, membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

Disegno di Daria, membro russo dell’associazione Italiano Semplicemente

Dopo aver ascoltato proviamo a cambiare i protagonisti della storia. Un esercizio sui pronomi personali ma non solo.

Anna: A me piacciono molto i fiori…me lo regaleresti un fiore?

Gianni: ti piacciono i fiori? anche a me piacciono!

Anna: perché non me ne regali uno? Me lo vuoi fare questo regalo?

Gianni: certo che te ne regalo uno. Te l’ho già promesso una settimana fa.

Anna: quando me lo regali?

Gianni: domani. Domani te ne regalo un bel mazzo. Mi fa molto piacere.

Anna: me ne basta uno grazie. Mi farai felice.

Bene proviamo adesso a cambiare le persone, cioè i protagonisti della storia.

Chi regala i fiori e chi li riceve? Proviamo a modificare questi due soggetti.

1) TU regali i fiori ad ANNA

2) VOI regalate i fiori ad ANNA

3)VOI relagate i fiori ad ANNA e MARGHERITA

4) LORO regalano i fiori ad ANNA e MARGHERITA

5) LUI regala i fiori ad ANNA.

1) TU regali i fiori ad Anna.

Io (Gianni) parlo con TE. Sei tu che regali i fiori ad Anna.

Gianni: Ad Anna piacciono molto i fiori. Glielo regaleresti un fiore?

Tu: le piacciono i fiori? anche a me piacciono!

Gianni: perché non gliene regali uno? Glielo vuoi fare questo regalo?

Tu: certo che gliene regalo uno. Gliel’ho già promesso una settimana fa.

Gianni: quando glielo regali?

Tu: domani. Domani gliene regalo un bel mazzo. Mi fa molto piacere.

Gianni: gliene basta uno grazie. La farai felice.

2) VOI regalate i fiori ad ANNA

Adesso io (Gianni) parlo con voi. E siete voi che regalate i fiori ad Anna.

Gianni: Ad Anna piacciono molto i fiori…glielo regalereste un fiore?

Voi: le piacciono i fiori? anche a noi piacciono!

Gianni: perché non gliene regalate uno? Glielo volete fare questo regalo?

Voi: certo che gliene regaliamo uno. Gliel’abbiamo già promesso una settimana fa.

Gianni: quando glielo regalate?

Voi: domani. Domani gliene regaliamo un bel mazzo. Ci fa molto piacere.

Gianni: gliene basta uno grazie. La farete felice.

3) VOI relagate i fiori ad ANNA e Margherita.

Voi regalare i fiori ma stavolta chi riceve i fiori sono due persone: Anna e Margherita. Ne parlo io con voi.

Gianni: Ad Anna e Margherita piacciono molto i fiori. Glielo regalereste un fiore?

Voi: gli piacciono i fiori? anche a noi piacciono!

Gianni: perché non gliene regalate uno? Glielo volete fare questo regalo?

Voi: certo che gliene regaliamo uno. Gliel’abbiamo già promesso una settimana fa.

Gianni: quando glielo regalate?

Voi: domani. Domani gliene regaliamo un bel mazzo. Ci fa molto piacere.

Gianni: gliene basta uno grazie. Le farete felici.

4) LORO regalano i fiori ad ANNA e MARGHERITA

Stavolta chi regala i fiori sono loro, quindi più persone. Chi li riceve sono sempre Anna e Margherita. Io ne parlo con te.

Gianni: Ad Anna e Margherita piacciono molto i fiori… glielo regalerebbero un fiore?

Tu: gli piacciono i fiori? anche a loro piacciono!

Gianni: perché non gliene regalano uno? Glielo vogliono fare questo regalo?

Tu: certo che gliene regalano uno. Gliel’hanno già promesso una settimana fa.

Gianni: quando glielo regalano?

Tu: domani. Domani gliene regalano un bel mazzo. Gli fa molto piacere.

Gianni: gliene basta uno grazie. Le faranno felici.

5) LUI regala i fiori ad Anna.

Io (Gianni) parlo con TE. Ma è LUI che regala i fiori ad Anna. Lui si chiama Giuseppe.

Gianni: Ad Anna piacciono molto i fiori. Glielo regalerebbe un fiore Giuseppe?

Tu: le piacciono i fiori? anche a lui piacciono.

Gianni: perché non gliene regala uno? Glielo vuole fare questo regalo?

Tu: certo che gliene regala uno. Gliel’ha già promesso una settimana fa.

Gianni: quando glielo regala?

Tu: domani. Domani gliene regala un bel MAZZO. Gli fa molto piacere.

Gianni: gliene basta uno grazie. La farà felice.

Un saluto da Giovanni e continuate a seguire italiano semplicemente.

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Juventus – atletico Madrid: 3-0 – I TERMINI calcistici DOPPIETTA, TRIPLETTA POKER, CINQUINA

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Tripletta di Ronaldo. Il fenomeno dei fenomeni.

La doppietta la tripletta, il poker, la cinquina.

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Il carnevale in Brasile

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Trascrizione

Ancora buongiorno, domenica scorsa, effetivamente, è finito il carnevale, la festa più popolare in Brasile che era iniziata il primo marzo!

Una festa di fama mondiale, come molti di voi sapranno, grazie sopratutto ai meravigliosi spettacoli offerti dalle sfilate di scuole di samba.

Il Carnevale in Brasile è una manifestazione culturale che non conosce limiti e non conosce crisi. Praticamente l’intero paese si ferma per l’evento più atteso dell’anno (spesso in Brasile diciamo che l’anno inizia solo dopo il carnevale).

Ci sono quattro giorni di festa, almeno ufficialmente, dato che in alcune città la festa dura addirittura una settimana o più.
Quindi, sono quattro giorni di balli, canti, baci, e anche alcol, con cui alcune persone esagerano, e, come è noto, in questo caso il troppo stroppia, come si dice, ma almeno con l’occasione si dimenticano tutti i problemi che affliggono il paese.

Almeno per qualche ora…
Ovviamente il mio non vuole essere un invito ad abusare d

alcool. Che Dio ce ne scampi!

Il carnevale in Brasile è comunque un momento anche di “inversione sociale” – lasciatemi passare l’espressione – in cui i suoi partecipanti, i cosidetti “foliões” hanno la libertà di dire e fare cose proibite in altri periodi dell’anno.

È un momento in cui le gerarchi sociali vengono messe in discussione, un’occasione per far emergere in modo folkloristico anche le disuguaglianze sociali, che comunque a carnevale terminato torneranno a riaffermarsi più che mai!

Il carnevale brasiliano ha assunto oggi la connotazione di un mega-affare, che coinvolge l’industria culturale, il turismo e il divertimento.

Tra l’altro, il carnevale è anche un generatore di posti di lavoro. Oltre ai posti di lavoro temporanei durante i quattro giorni a febbraio, c’è da considerare tutto l’indotto, vale a dire le tante persone che lavorano, anche indirettamente, per il carnevale durante tutto l’anno, in diverse attività.

Per concludere, durante il carnevale brasiliano le barriere si attenuano, il pregiudizio sociale e razziale e l’omofobia si concedono un momento di pausa e di riflessione.

E’ veramente un peccato che questa speciale atmosfera duri così poco.

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Già ed ormai: la differenza

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Buongiorno amici di Italiano Semplicemente, è arrivato ancora una volta il momento di ringraziare i donatori.

Lo voglio fare dedicando loro un bell’episodio.

Oggi spiegherò a tutti voi la differenza tra “già” ed “ormai” che spesso crea problemi a molti stranieri.

Lo farò attraverso una serie di esempi e una spiegazione in cui parlerò di alcuni paesi, e precisamente: il Belgio, la Polonia, gli Stati Uniti d’America e L’Argentina.

Ci sono anche altri paesi da cui sono arrivate delle donazioni ma a loro dedicherò un altro episodio volentieri.

Allora: già, con l’accento sulla a, e ormai sono due avverbi, questo lo sapete già e non vi aiuta di certo a capire quando usare l’uno e quando usare l’altro.

Entrambi gli avverbi si riferiscono al tempo, e si usano quando si verificano degli eventi, oppure quando non si verificano degli eventi, quando succede o non succede qualcosa.

Ma come utilizzare questi due avverbi? E come capire quando è bene usare già e quando invece occorre utilizzare ormai?

Quali sono le regole?

Beh, occorre dire alcune cose e fare alcuni esempi ovviamente, ma intanto possiamo dire una cosa molto importante che vi aiuta a capire la differenza. Già si usa quando qualcosa è accaduto e ormai si usa quando non ha nessuna importanza se qualcosa accade o non accade.

vediamo bene con degli esempi:

Parliamo dell’Argentina. Uno studio mostra che in Argentina nei soli mesi di gennaio e febbraio del 2019 sono stati registrati già 54 casi di femminicidio. In due mesi siamo già arrivati a 54 donne uccise.

Cosa significa già in questo caso? Significa che 54 è un numero alto, e ci si aspettava che questo alto numero venisse raggiunto più tardi, ci si aspettava che questo numero fosse raggiunto qualche mese dopo. 54 già a fine febbraio? Quante saranno le donne uccise in Argentina a fine anno se continuiamo così?

Quindi usiamo “già” perché è presto, vale a dire che questo numero si è verificato molto presto, prima delle attese. Quindi usiamo “già” perché un’azione è avvenuta, o un fatto si è compiuto molto presto.

Posso aggiungere che: cosa possiamo fare per fermare del tutto questo fenomeno?

Qualcuno potrebbe dire che per quest’anno ormai è tardi.

Quando dico “ormai è tardi” (la parola TARDI si usa spessissimo insieme alla parola ORMAI) voglio dire che a questo punto (ormai) non si può fare nulla (è tardi). Ormai è tardi, cioè adesso non c’è più niente da fare. Si doveva fare qualcosa prima, ma adesso è troppo tardi. La parola ormai serve ad indicare che in questo momento (cioè ora) non si può fare nulla. Non è un caso che “mai” sia la fine di “ormai”.
Ormai contiene anche la parola “ora” oltre che la parola “mai”. Non a caso ormai equivale a “oramai” che ha lo stesso significato.

Nella parola ormai c’è spesso rimpianto, c’è rassegnazione. Inutile fare qualcosa, prendere provvedimenti adesso, perché in questo momento nulla può riuscire a risolvere il problema.

C’è anche un altro utilizzo di ormai però.

Ad esempio:

Sono già molti anni ormai che studio la lingua italiana

In questo caso c’è una situazione che semplicemente dura da molto tempo si protrae da molto tempo ed il risultato può anche essere positivo.

Non necessariamente quindi è tardi per qualcosa o c’è del rimpianto. Semplicemente è passato molto tempo, ed il tempo passato ha consentito il raggiungimento di un risultato.

Quello che voglio dire è semplicemente che dopo tanto tempo che accade qualcosa finalmente un obiettivo è stato raggiunto.

Dopo tanti anni, ormai ho capito come fare per imparare una lingua e divertirmi;

Dopo tanti anni che studio la lingua italiana, ormai conosco bene la differenza tra già ed ormai.

In questi casi quindi usiamo ormai e non già, perché già lo utilizziamo quando qualcosa accade prima del previsto, oppure quando qualcosa è accaduto.

Dopo questo episodio, già ho capito come fare per imparare una lingua e divertirmi;

Già conosco bene la differenza tra già ed ormai.non c’è bisogno di una spiegazione aggiuntiva.

Già ho capito: prima del previsto

Già conosco la differenza: l’ho già imparata in passato.

Vediamo un paio di esempi con gli Stati Uniti.

Sono già passati due anni da quando Donald Trump è diventato il presidente degli Stati Uniti d’America.

Questo uso di “già” è analogo al precedente esempio che riguardava l’Argentina: già indica il tempo che è passato velocemente: incredibile, sono già passati due anni! Qualcuno potrebbe rispondere: di già?

Di già? È una classica frase, un’esclamazione sotto forma di domanda, che esprime stupore, molto usata nelle risposte in cui non si aggiungono altre parole.

Sono già passati due anni lo sapevi

Di già?

Proprio così!

Non potete usare “di già” se continuate la frase, se cioè aggiungete altre parole. In questi casi la preposizione “di” se ne va e la parola “già” è sufficiente.

Sono già stato in Polonia.

Di già?

Sì, ci sono stato lo scorso anno.

Ci sono poi alcuni casi in cui potete usare o non usare la preposizione di. Inoltre non sempre si tratta di domande ma di semplici esclamazioni:

Mi machi già. Mi manchi di già. Già mi manchi.

Non è corretto invece dire “di già mi manchi”.

Vediamo ormai: state entrando in un museo di Dallas, il museo dedicato a George w. Bush sono le 16:50 e vi rendete conto che ormai è tardi per andare a visitare il museo, che chiude tra 10 minuti, alle 17.

Facciamo in tempo a visitare il museo?

Prova a rispondere.

No, non facciamo in tempo ormai. Mancano solo 10 minuti alla chiusura.

Oppure:

Ormai è tardi per andare al museo.

Avete sicuramente notato che l’avverbio già ha molti più utilizzi di ormai.

Ammettiamo che stiate decidendo dove andare in vacanza:

È pronta la valigia dei bambini?

Sì, già fatta!

La valigia è già fatta, cioè è stata preparata di già. È una cosa che è già avvenuta.

Gli spazzolini da denti li hai presi tu vero?

Sì, me lo hai già chiesto prima, smemorato!

Me lo hai già chiesto prima: quindi il già ha a che fare con il prima, mentre ormai ha più a che fare col dopo.

Ah scusa, sono un po’ addormentato, è già l’ora di un caffè

È già l’ora di/per un caffè: essendo stanco, è arrivato il momento di prendere un caffè, prima del previsto. Il desiderio del caffè è arrivato prima di quanto avessi previsto Ne ho già bisogno.

C’è un’offerta per andare in Belgio. Che ne dici, andiamo in vacanza in Belgio? O ci sei già andato?

Anche qui è chiaro che “ci sei già andato” si riferisce al passato, al prima.

In Belgio? Ormai è tardi per il Belgio. L’offerta è già scaduta

L’offerta è già scaduta Ormai è tardi. In questa frase si capisce bene la differenza tra già ed ormai.

È già scaduta, quindi è scaduta (si parla del passato). Ormai è tardi, quindi ancora una volta sto parlando di un’azione futura che non avverrà.

Notate che quando è tardi per fare qualcosa si dice normalmente “ormai è tardi” per evidenziare qualcosa che non si può più fare in futuro, ma si può dire anche “é già tardi” se vogliamo evidenziare anche che il tempo è passato velocemente: questo momento è arrivato prima del previsto.

Allo stesso modo, anche la frase l’offerta è già scaduta” può diventare “l’offerta è ormai scaduta”, o “ormai l’offerta è scaduta” per evidenziare che non si può più utilizzare questa offerta. L’attenzione quindi si sposta sul rimpianto per non aver prenotato prima..

Accidenti, l’offerta è ormai scaduta. Peccato!

Ci sono quindi dei casi in cui posso sostituire già con ormai è viceversa. Ma come si è cambia.

Ci sono anche alcuni casi in cui posso utilizzare insieme già ed ormai.

Se dico: “ormai è già tardi” voglio allo stesso tempo sottolineare che non c’è più nulla da fare (ormai) e che questo momento è arrivato velocemente prima del previsto (già).

Ci sono alcune modalità interessanti di usare “già” di cui voglio parlarvi.

Nella frase:

già m’immagino come andrà a finire

In questa frase “già” posso anche sostituirlo con “sin d’ora“. Stiamo pensando al futuro, stiamo immaginando il futuro e sto provando a fare una previsione. Sin d’ora, cioè già da questo momento, già oggi, già adesso. La frase “sin d’ora” è l’abbreviazione di “persino adesso

La potete usare in ogni circostanza simile.

Vi dico sin d’ora che prima o poi andrò in Polonia per visitare Versavia, Cracovia e Danzica.

Posso anche usare già:

Vi dico già da oggi che prima o poi andrò in Polonia per visitare Versavia, Cracovia e Danzica.

Potete fare questa sostituzione: (sin d’ora al posto di già da ora) quando parlate di un futuro indefinito, oppure magari state facendo una promessa o avete un desiderio che volete subito realizzare:

Ringrazio tutti sin d’ora per l’aiuto che mi avete dato.

Desidero sin d’ora ringraziarti per quello che hai fatto.

Un secondo uso particolare di “già” è quando si parla di una persona che nel passato (ed oggi non più) aveva una funzione o una qualifica. Ad esempio se sto parlando di Silvio Berlusconi, che in passato è stato presidente del consiglio dei ministri italiano, posso dire:

Silvio Berlusconi, già presidente del consiglio ha deciso di candidarsi nuovamente

Oppure:

Il già presidente del consiglio Berlusconi ha deciso di candidarsi nuovamente.

Il che significa:

Silvio Berlusconi, che in passato è già stato presidente del consiglio, ha deciso di ricandidarsi.

Usare “già” in questo modo dunque è un modo veloce di esprimere lo stesso concetto Ma si usa solamente per le cariche, le funzioni, le qualifiche:

Il già ministro Giovanni, il già presidente Giuseppe, la già direttrice Maria (di sesso femminile), oppure (se dite subito il nome potete togliere l’articolo) :

Giovanni, già ministro. Giuseppe,, già presidente Maria, già direttrice.

Un ultimo utilizzo di “già” non ha nulla a che fare col tempo.

Già, hai ragione.

È un modo per dare una conferma. È come dire: è vero, hai ragione, è proprio così.

Se io dico: certo che la carne Argentina è proprio buona vero?

Tu puoi rispondere:

Già, hai proprio ragione

Già, è proprio così.

È quindi una forma di assenso un modo per dire che sei d’accordo.

La prossima volta, prima di andare in vacanza in Belgio cerchiamo di imparare un po’ di inglese.

Già, hai proprio ragione.

Ci sono alcune parole o frasi particolari di cui volevo parlarvi:

Già che ci sei, già che ci siamo, gia che ci siete, eccetera.

Queste locuzioni si usano quando si vuole approfittare di un’occasione favorevole.

Ad esempio:

Già che sei in Argentina, salutami Marta se andrai a Buenos Aires.

Già che ci sei, portami anche del mate.

Quindi è come dire: visto che ti trovi in Argentina, considerato che sei in Argentina puoi approfittare per… Puoi cogliere l’occasione per…

Vai in Belgio in viaggio d’affari?) già che sei lì, visita la più antica città del Belgio che si chiama Tournai.

Già che sei lì, già che ci sei già che ti trovi li. Si può dire in moltu modi diversi ma in tutti i casi si tratta di un’occasione da non perdere.

Le due parole già è che possono anche formare una sola parola: giacché, con l’accento acuto sulla e.

Giacché ha lo stesso uso di già + che è si usa anche in qualche occasione in più.

Ad esempio:

mi chiedi se sono mai andato a Cracovia? Giacché me lo chiedi, ti rispondo che non ci sono mai stato, ma che spero di farlo in futuro.

Quindi giacché è come poiché, siccome, visto che. Un uso più ampio rispetto a già + che.

Allora spero di essere stato abbastanza chiaro. Un piccolo esercizio di ripetizione prima di terminare:

Già te ne vai?

Sì, è già tardi.

Forse è troppo tardi ormai.

Stiamo insieme da 5 anni ormai. È ora di sposarsi

Stiamo insieme già da 5 anni! Come corre il tempo!

Già che vai in vacanza in Belgio portami un pensierino da Bruges.

Finisce l’episodio e già che ci sono vi saluto tutti con affetto.

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Le espressioni con la parola TESTA

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Elenco delle espressioni spiegate

Direzioni:

Alzare la testa / su la testa

Andar via/giù/fuori di testa

Andare/Partire a testa bassa

Andare a testa/fronte alta

Dalla testa ai piedi

Essere/andare in testa;

Fortuna:

Testa o croce

Qualità:

Avere testa

Avere la testa sul collo/sulle spalle

Tener testa

Neutre:

Avere la testa dura

Difetti:

Avere la testa fra le/nelle nuvole

Avere la testa per aria

Avere la testa solo per bellezza

Avere la testa vuota

Testa a pera

Testamatta (testa matta), Testa calda, testa d’asino, testa di cavolo, testa di cazzo, testa di legno, testa di rapa, testa vuota, testina.

Pensieri:

Avere in testa; Avere per la testa, Grilli per la testa,

Ficcarsi/Mettersi/cacciarsi in testa/mente; Far entrare in testa

Frullare in testa/per il capo – Passare per la testa/per il capo

Levarsi/togliersi dalla testa

Metterci la testa

Non esserci con la testa

Passare di testa/di mente

Passare per la mente/il capo

Sentire la testa pesante

Comportamenti, Sensazioni:

Grattarsi la testa

Battere/Sbattere la testa contro il muro

Fare/Agire di testa propria

Averne fin sopra la testa/i capelli

Dare alla testa

Far cadere delle teste

Fare la testa come un pallone/una campana

Far girare la testa

Fare le cose con la testa nel sacco

Fare una cosa senza testa

Fare una testa così/tanta

Fasciarsi la testa prima di essersela rotta

Gettarsi a testa bassa

Giocarsi la testa; rimetterci la testa; scommetterci la testa

Lavata di testa/di capo

Mangiare in testa a qualcuno

Volere la testa di qualcuno (chiedere la testa di qualcuno),

Montare/montarsi la testa

Mettere/Avere/non avere la testa a posto

Chinare la testa; piegare il capo; piegare la testa; chinare il capo

Non sapere dove sbattere la testa/dove picchiare la testa/il capo

Perdere la testa

Rompersi la testa/le corna

Sbattere la testa contro il muro (picchiare il capo contro il muro; sbattere il capo contro il muro; picchiare la testa contro il muro)

Non sapere dove battere/sbattere la testa/il capo

Scrollare/scuotere la testa/il capo

Sentir montare il sangue alla testa

Tenere la testa tra due guanciali

Uscirne con la testa rotta

 

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Il troppo stroppia

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Trascrizione

Buongiorno cari amici di Italiano Semplicemente, l’espressione che oggi vorrei spiegarvi è: “Il troppo stroppia“.

State ascoltando la voce di Giovanni che vi parla dalla città di Roma.

Tre parole dunque: il, troppo, stroppia. Si tratta di un noto proverbio usato in tutta Italia.

Un proverbio, quindi un detto, qualcosa che si tramanda di generazione in generazione, e che contiene un messaggio che rappresenta un insegnamento, qualcosa che può essere utile per vivere. Questo è un proverbio.

Naturalmente tutti voi stranieri vi starete chiedendo cosa significhi “stroppia“. Si tratta semplicemente di un verbo, e precisamente il verbo è STROPPIARE. Un verbo usato quasi sempre solo all’orale e abbastanza popolare.

Stroppiare è un verbo italiano, che deriva, cioè proviene, ha origine da un altro verbo: il verbo STORPIARE. Questa è la forma corretta in realtà.

Ripeti: storpiare, stroppiare

È necessario che io vi spieghi innanzitutto questi due verbi: storpiare e stroppiare.

Storpiare, se cercate sul vocabolario, significa deformare, cioè cambiare forma.

Il verbo stroppiare invece è, come vi dicevo, la variante popolare di storpiare. In pratica il verbo storpiare si è modificato e col tempo è nato anche il verbo stroppiare.

Succede qualche volta nella lingua italiana che da una parola ne derivi un’altra, ne scaturisca un’altra con lo stesso significato. Volete un esempio in più?

Su due piedi mi viene in mente la parola bisnonno, che è il padre del nonno, quindi bisnonno o bisonna = nonno/nonna due volte (il bisnonno è quindi il genitore del nonno o della nonna). Ebbene, a volte alcuni italiani pronunciano “sbinnonno” con la s iniziale.

Questo è un fenomeno fonetico per cui un suono può cambiare posizione all’interno di una parola.

Quindi stroppiare e storpiare hanno lo stesso significato e significano deformare, cambiare forma. Si passa da una forma originale, che aveva un senso ed una funzionalità, ad una forma diversa, che non ha più un senso vero.

Le cose che si stroppiano, che vengono stroppiate o che si storpiano, quindi hanno qualcosa di sbagliato. È una deformazione con un senso negativo. È un danneggiamento.

C’è un’opera, un dipinto del Pittore Spagnoletto che si chiama “Lo storpio”.

Se cercate su internet troverete questo dipinto che rappresenta una persona (si tratta di un bambino) che ha una caratteristica precisa: è storpio alla mano e anche al piede. Oppure possiamo dire che ha una mano storpia e un piede storpio.

Significa che la mano è stata storpiata, cioè danneggiata, tagliata. La mano ha perso la sua funzionalità, come anche il piede. Il ragazzo quindi è storpio alla mano ed al piede. Non si tratta di una deformazione qualsiasi dunque. C’è un danno anche.

Storpio, è vero, significa deforme nella braccia o nelle gambe, cioè minorato negli arti, e si dice anche “sciancato” nel caso delle gambe, facendo riferimento alle anche, che sono delle ossa.

In questi casi di deformazione fisica il termine stroppio si usa meno di storpio. Ma nel nostro proverbio invece “il troppo stroppia” è molto più diffuso rispetto a “il troppo storpia”.

Adesso siamo ad intuito capaci di provare a dare una spiegazione al proverbio.

E’ il troppo che stroppia! Quindi il troppo, cioè l’esagerazione, o anche l’abbondanza, l’eccesso, in qualsiasi cosa, crea una negatività, una deformazione negativa, che non fa bene.

Chiaramente il suono della parola “troppo” è simile a “stroppia” ed i proverbi spesso hanno una caratteristica fonetica di questo tipo; c’è quasi sempre una rima o un gioco di parole o un gioco di suoni che sono simili tra loro in un proverbio.

Quindi quando c’è un eccesso, un’abbondanza esagerata, anche nel caso di cose apparentemente belle e positive, si crea una situazione che nuoce, una situazione negativa.

Ogni eccesso quindi è negativo. Questo è il senso della frase.

Anche una grande fortuna, una eccessiva ricchezza (una ricchezza “smodata“, si dice anche) puo diventare controproducente, negativa.

Gli eccessi guastano, deformano, sciupano, rendono peggiori.

E’ come se un eccesso di quantità non rendesse più possibile la gestione e l’utilizzo, e per questo si rivela negativo.

Il proverbio in realtà ha anche altre versioni simili. Si dice anche in altri modi: “Il troppo è troppo“; oppure “ogni troppo è troppo“, “quando è troppo è troppo“.

Abbiamo visto in altri episodi anche altre frasi che giocano con le parole: chi non risica non rosica“, una espressione che abbiamo spiegato all’interno del corso di italiano professionale, parlando di rischi ed opportunità.

Ma ce ne sono altre come “volente o nolente” , “chi dice donna dice danno” (in questo caso un’espressione discriminatoria contro le donne), o anche “capire fischi per fiaschi“, “dalle stelle alle stalle“.

Volevo farvi notare anche che Stroppiare e storpiare iniziano con la lettera s.

Spesso la lettera esse si usa per dare un senso di troppo, di intensità. Pensate alla differenza tra battere e sbattere, parlare e sparlare.

Insomma il troppo è troppo, quindi stroppia. C’è intensità quindi che porta ad una deformazione, un danneggiamento.

Come possiamo usare questo proverbio?

Possiamo pensare al denaro come ho detto prima, che porta sempre a cose negative quando è troppo ed arriva all’improvviso.

Possiamo pensare ad un’amicizia o ad una relazione di coppia. Stare troppo vicini ad una persona fa diventare il rapporto un rapporto eccessivamente morboso, porta a privazioni della libertà.

Pensate al lavoro: va bene lavorare perché senza lavoro non c’è dignità, ma troppo lavoro non va bene. Bisogna ricordarsi che il lavoro serve a vivere e non il contrario. Il troppo stroppia anche in questo caso.

Fate ginnastica, perché fa bene, ma non esagerate: anche la mente e l’anima vanno curate: il troppo stroppia.

Una virtù può diventare un vizio, un pregio può diventare un difetto, un vantaggio si trasforma in svantaggio.

Il proverbio è molto diffuso ed è presente anche in rete, se fate una ricerca lo potete verificare personalmente.

Vi ricordate l’espressione “attaccare il pippone“?

L’abbiamo spiegata sulle pagine di italianosemplicemente.com qualche tempo fa. Un’espressione abbastanza simile a “il troppo stroppia” o “il troppo storpia” , ma in quel contesto si fa riferimento solamente all’esagerazione nel parlare.

Bene allora facciamo un breve esercizio di ripetizione prima di concludere:

Il troppo stroppia

Il troppo storpia

Notate anche la pronuncia della o in questi due casi: storpia, stroppia

Storpiare

Stroppiare

Eccesso

Esagerazione

Deformazione

Danneggiamento

Ora vi saluto perché ho già parlato abbastanza e il troppo stroppia anche in questo caso.

Un saluto da Giovanni. Vi lascio ascoltare un esempio di utilizzo della frase di oggi. La voce è di Bogusia, un membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

Bogusia: Io non sono una cicciona, questo no, ma visto che si approssima l’estate e siccome ho una certa mole che mi pesa addosso, dopo l’inverno, mi sono detta: basta Bogusia, il troppo stroppia, mettiamoci a digiuno, che inizierò mercoledì prossimo ricorrendo alla dieta depurativa. Mi prendo la briga di nutrirmi solamente di verdure per almeno quattro settimane.

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