A modo

A modo

Audio in registrazione

episodio 1268

Trascrizione

Ben trovati, amici di Italiano Semplicemente.

Oggi parliamo di una locuzione molto comune, breve ma ricca di significati: a modo.

Due parole soltanto, ma usate in tanti contesti diversi.

Cominciamo dal significato più interessante.

Se diciamo che una persona è a modo, intendiamo che è educata, corretta, rispettosa e sa comportarsi con garbo.

Es:

Ho conosciuto il tuo vicino. Mi è sembrata proprio una persona a modo.

Essere a modo non significa necessariamente che sia simpatica o allegra. Può essere anche molto riservata. Vuol dire semplicemente che ha dei modi gentili e appropriati. Si sta parlando del comportamento, del modo di essere, privi di eccessi e diciamo “giusta”. Prevalentemente ci si riferisce soprattutto all’educazione di questa persona.

Un ragazzo a modo.
Una signora a modo.
Una famiglia a modo.

Sono tutti esempi molto comuni.

Da qui nasce anche l’espressione fare le cose a modo.

E qui il significato cambia.

Quando diciamo a qualcuno:

Fai questa cosa a modo!

gli stiamo dicendo di farla bene, come si deve, di non fare sciocchezze, di non fare errori.

Naturalmente esiste anche comportarsi a modo.

Durante la cerimonia tutti si sono comportati a modo.

Il senso è quello di comportarsi come si deve, in modo gentile e educato.

Ma torniamo a fare qualcosa a modo.

Possiamo dire che qualcosa è fatto a modo, quando è fatto bene, con cura, come si deve.

Se bisogna fare una cosa, tanto vale farla bene.

Occorre farla a modo.

È un’espressione che richiama la cura, l’attenzione e il desiderio di ottenere un buon risultato.

Questo lavoro è stato fatto a modo.

Significa che non è stato svolto in fretta o superficialmente.

Lo stesso vale per una spiegazione.

Finalmente qualcuno me l’ha spiegato a modo.

Ovvero in maniera chiara, completa e soddisfacente.

Pensate anche alla cucina.

Qui la carbonara la fanno a modo.

Cioè la preparano come si deve, rispettando la ricetta e con attenzione.

In molte regioni italiane questa espressione è usatissima.

Talvolta quindi a modo assume anche il significato di per bene, come si deve, adeguatamente.

Vestiti a modo.

Vuol dire: vestiti in maniera appropriata alla situazione.

Oppure:

Prima di uscire sistemati a modo.

Insomma, mettiti in ordine.

Si può anche non essere a modo.

Può riferirsi a una persona maleducata:

Quel cameriere non è stato per niente a modo.

Oppure a un comportamento poco corretto.

Per concludere, possiamo riassumere i principali significati di a modo:

– una persona a modo è educata, rispettosa e corretta;

– fare le cose a modo significa farle bene e con cura;

– spiegare a modo, vestirsi a modo, sistemarsi a modo significano fare qualcosa come si deve, nel modo appropriato.

Come vedete, il significato preciso dipende dal contesto, ma c’è un filo conduttore: l’idea della correttezza, della cura, dell’adeguatezza.

C’è poi un altro uso molto frequente di a modo, in cui non significa più “come si deve”, ma secondo un certo modo di fare, secondo lo stile o la volontà di qualcuno.

Ad esempio:

Voglio fare le cose a modo mio.

Lo abbiamo già visto questo uso, nell’episodio intitolato “a suo modo”. Date un’occhiata se non ricordate. Lì più che altro era importante capire la differenza tra a modo suo e a suo modo.

Quindi se dico “fare le cose a modo nostro”, ad esempio , non stiamo dicendo che vogliamo farle bene o male. Significa semplicemente che vogliamo farle a modo nostro, cioè seguendo le nostre idee, il nostro metodo.

Possiamo dire anche:

Ognuno cucina a modo suo.

Lei si veste a modo suo.

Ha risolto il problema a modo suo.

Fai sempre a modo tuo!

Questa espressione può essere neutra, ma talvolta suggerisce che qualcuno si comporti in maniera un po’ originale, insolita o poco convenzionale, come nell’ultimo esempio.

Infine, attenzione a non confondere a modo con in modo.

Basta cambiare la preposizione e cambia completamente il significato.

Quando diciamo:

Devi fare in modo che tutto sia pronto per domani.

l’espressione “fare in modo che” significa adoperarsi per fare il necessario perché qualcosa accada.

In questo caso modo non indica più il comportamento o la maniera di fare qualcosa, ma entra a far parte di una locuzione completamente diversa.

Una sola preposizione può cambiare completamente il significato. È uno dei tanti dettagli che rendono l’italiano così ricco e interessante.

Allora, mi raccomando: continuate a studiare l’italiano… ma fatelo a modo!

Adesso ci lascio al ripasso del giorno, in cui i membri dell’associazione Italiano Semplicemente parleranno del rapporto tra genitori e figli.

Anne Marie: Ragazzi, come la metiamo con questi genitori? Appena torno tardi, mio padre se ne esce con la solita pappardella!

Carmen: anche il mio. L’ultima cazziata risale a ieri. Lì per lì stavo lì lì per rispondergli male, ma poi mi sono detto/a: lasciamo perdere, sennò i cazziatoni fioccano!

Karin: mia madre, invece, mi chiama ogni dieci minuti per sincerarsi che sia ancora vivo/a!

Edita: Ah ah! Mia madre sostiene che lo fa per scrupolo. Io ormai prendo atto che è fatta così.

Christophe: E ciò non toglie che le vogliamo bene. Però, quando iniziano con le prediche, non c’è santo che tenga!

Julien: È proprio così! In linea di massima, con i genitori va portata pazienza… e non ci piove che anche noi un giorno faremo le stesse cose con i nostri figli!

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Premunirsi, cautelarsi, assicurarsi

Premunirsi, cautelarsi, assicurarsi (scarica audio)

episodio 1267

Trascrizione

Nell’episodio precedente abbiamo parlato di vizi e stravizi, cioè di eccessi e cattive abitudini.

Oggi, invece, cambiamo completamente argomento. Voglio agganciarmi proprio ai vizi per iniziare.

Se uno ha il vizio di dimenticare tutto, che cosa dovrebbe fare?

Cosa fare affinché questo non accada più o per evitare conseguenze negative da queste dimenticanze?

Premunirsi, cautelarsi e assicurarsi sono tre verbi utili in questi casi. Ad esempio, questa persona dovrebbe assicurarsi di aver spento la luce e chiuso l’acqua prima di partire per le vacanze.

Potrebbe anche premunirsi mettendo un allarme col telefono o con Alexa poco prima di uscire.

Dovrebbe anche cautelarsi, ad esempio lasciando una copia delle chiavi a una persona di fiducia nel caso rimanesse chiuso fuori casa, oppure si potrebbe cautelare installando un rilevatore di fumo o una valvola di sicurezza per limitare i danni se dovesse dimenticare qualcosa acceso.

Dunque questi tre verbi sono molto simili, ma non del tutto identici come avrete capito.

Cominciamo da premunirsi.

Premunirsi significa prepararsi in anticipo contro un possibile pericolo, un inconveniente o una difficoltà.

Se domani è prevista pioggia, mi premunisco e porto l’ombrello.

Se devo affrontare una discussione difficile, mi premunisco raccogliendo tutti i documenti necessari.

È un verbo che contiene l’idea della prevenzione. Ci si prepara prima che il problema si presenti.

Molto vicino è cautelarsi.

Cautelarsi significa prendere delle precauzioni per proteggere i propri interessi, i propri diritti o la propria persona.

Ad esempio:

Prima di firmare il contratto è meglio cautelarsi facendolo leggere a un avvocato.

Oppure:

Per cautelarmi ho chiesto una conferma scritta.

Qui l’attenzione non è tanto sul pericolo in generale, ma sulla tutela personale. È un verbo molto frequente in ambito giuridico, lavorativo e amministrativo.

Deriva da cautela, che è quasi un sinonimo di attenzione. La cautela è la prudenza nel comportamento, cioè l’adozione di misure per evitare rischi o danni.

Cautelarsi, quindi, significa prendere le dovute precauzioni per proteggere sé stessi o i propri interessi.

Infine abbiamo assicurarsi.

Attenzione, perché questo verbo ha almeno due significati.

Il primo è quello di stipulare un’assicurazione.

Ho assicurato la macchina contro il furto.

Ma quando diciamo assicurarsi che…, il significato cambia completamente.

Mi sono assicurato che tutti fossero presenti.

Vuol dire verificare, controllare, accertarsi. Assicurarsi significa che bisogna essere sicuri di qualcosa.

Es:

Prima di uscire mi assicuro sempre di aver chiuso il gas.

Prima di inviare un’email mi assicuro che non ci siano errori.

In questo caso non mi sto proteggendo direttamente da un pericolo: sto semplicemente controllando che tutto sia a posto.

Possiamo quindi riassumere così:

Premunirsi: prepararsi in anticipo contro un rischio.

Cautelarsi: adottare precauzioni per tutelare se stessi o i propri interessi.

Assicurarsi (che…): verificare, accertarsi che qualcosa sia vero o sia stato fatto.

Naturalmente, nella vita quotidiana questi verbi possono anche sovrapporsi.

Se parto per un viaggio all’estero mi premunisco portando una ruota di scorta, mi cautelo controllando le leggi stradali e i limiti di velocità di quel paese e mi assicuro di aver spento tutte le luci di casa.

Tre azioni diverse, ma tutte accomunate da un’idea: evitare problemi prima che si presentino.

In un episodio passato abbiamo visto anche il verbo sincerarsi.

Chiaramente anche questo è vicino ai tre verbi di oggi, ma sincerarsi significa come si è visto, verificare con attenzione, spesso per avere conferma diretta o personale di una situazione, e con una sfumatura di interesse umano o relazionale.

Es:

Mi sono sincerato che stesse bene.

Il medico si è sincerato delle condizioni del paziente.

Qui non è solo un controllo tecnico come assicurarsi: c’è quasi sempre una dimensione di cura, attenzione verso qualcuno o qualcosa, oppure una verifica “di persona”.

Quindi:

Mi sono assicurato che il pagamento fosse andato a buon fine (Si tratta di una verifica tecnica)

Mi sono sincerato che il cliente non avesse problemi. (Si tratta di una verifica con attenzione alla persona).

Rispetto a premunirsi e cautelarsi, bisogna dire che sincerarsi è un verbo di controllo informativo e diretto: significa verificare che qualcosa sia vero o come sta andando, ma non si sta prevedendo nulla, si sta solo accertando una realtà.

Adesso ripassiamo parlando dei mondiali di calcio 2026.

Marcelo: Sono un fervente appassionato del campionato mondiale di calcio 2026 che, per inciso, è un successo dal punto di vista economico, uno dei migliori in quantità di telespettatori. Tra le cose più suggestive di questo mondiale trovo ci sia il collegamento tra calcio e politica. Non a caso c’è stata quella ormai famosa chiamata di Trump a Infantino, fatta per derubricare la sanzione a Folarin Balogun, una delle figure della squadra americana. Per fortuna però non è stata sufficiente la mossa: il Belgio ha dato una batosta esemplare agli Stati Uniti. “Il pallone non si macchia”, disse in tempi non sospetti Diego Maradona, e adesso è un po’ più pulito.

Estelle: Fermo restando che il Mondiale 2026 si conferma un successo anche sotto altri aspetti, con i chiari di luna della politica mondiale c’era da aspettarsi che qualcuno provasse a portare gli interessi politici fin dentro gli spogliatoi. Nel giro di una partita, però, il Belgio ha rimesso le cose in ordine. Col senno del poi, viene da pensare che Maradona avesse ragione: il pallone (che è rotondo non a caso) si sporca facilmente con le polemiche, ma ogni tanto trova ancora il modo di ripulirsi da solo. Detto questo, ora che il Brasile se n’è andato… forza Francia! 😁

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Vizi e stravizi

Vizi e stravizi (scarica audio)

episodio 1266

Trascrizione

Nell’episodio precedente, parlando dell’espressione serviti e riveriti, vi avevo promesso che ci saremmo occupati di un’altra espressione molto curiosa: vizi e stravizi.

Eccoci qua.

Sapete cos’è un vizio? Per gli stranieri non è una parola semplicissima, perché ha diversi significati.

Un vizio (con la zeta dura) può essere una cattiva abitudine: fumare, mangiare troppo, procrastinare continuamente, arrivare sempre in ritardo. Si può perfino dire che qualcuno ha il vizio di interrompere gli altri mentre parlano.

Ma il vizio può anche essere un piccolo lusso, qualcosa di cui facciamo fatica a fare a meno. C’è chi dice: “Il caffè è il mio unico vizio”. Oppure: “Ogni tanto mi concedo il vizio di un buon ristorante”.

Si dovrebbe usare la parola sfizio in questi casi, ma non è inusuale l’uso di “vizio”.

Quando però ai vizi aggiungiamo gli stravizi, il significato cambia.

Lo stravizio è un vizio portato all’eccesso. È un super vizio. Come sinonimi potremmo usare eccesso, ma è troppo generico. Oppure intemperanza, ma forse questo è troppo complicato e meno infermale. Allora che ne dite di sregolatezza? Già andiamo meglio direi. Potrei citare anche gozzoviglia ma la gozzoviglia indica soprattutto un’atmosfera di festeggiamenti sfrenati, banchetti, abbondanza di cibo e bevande, divertimento e baldoria. È più un comportamento o un tipo di festa. Deriva da gozzo che è dove si trova la gola, sotto il collo.

Gli stravizi d’altra parte, hanno un significato più ampio: indicano una vita dedita agli eccessi e ai piaceri di ogni genere, non solo al mangiare e al bere. Possono comprendere lusso, sprechi, gioco d’azzardo, dissolutezza, eccessi sessuali, alcol, e così via.

Stravizi si può usare anche come verbo, proprio come viziare: straviziare.

Es:

Con tutti questi regali mi stravizi!

Quel prefisso stra- indica proprio qualcosa che supera la misura, che va oltre il limite. Pensate a parole come straordinario, strapieno, straricco. Lo stesso vale per gli stravizi.

Gli stravizi sono quindi gli eccessi, le esagerazioni, una vita senza freni.

Molto spesso, anzi quasi sempre, i vizi stanno insieme agli stravizi.

Se di una persona diciamo che vive tra vizi e stravizi, stiamo dicendo che conduce una vita all’insegna degli eccessi, dei piaceri, degli sperperi, senza porsi molti limiti.

Per esempio:

Dopo aver vinto alla lotteria, invece di investire il denaro, si è dato ai vizi e agli stravizi.

Oppure:

Quel principe era famoso per i suoi vizi e stravizi.

L’espressione ha quasi sempre una sfumatura negativa o perlomeno critica.

In fondo, il confine tra un piccolo vizio e uno stravizio è proprio la misura.

Un buon gelato ogni tanto è un piacere.

Dieci gelati al giorno… forse è già uno stravizio!

Anche l’espressione serviti e riveriti, di cui abbiamo parlato la volta scorsa, c’entra qualcosa. Se una persona viene sempre accontentata, se tutti soddisfano ogni suo desiderio, può finire col diventare viziata. E quando nessuno le dice mai di no, il rischio è che dai semplici vizi si passi agli stravizi.

Per questo i genitori cercano spesso di non viziare troppo i figli.

Naturalmente qualche piccolo vizio ce l’abbiamo tutti. Il problema nasce quando il vizio prende il sopravvento e diventa un’abitudine incontrollabile.

Insomma, concedersi qualche piacere va benissimo. Vivere invece tra vizi e stravizi è tutta un’altra storia. Adesso ripassiamo.

Marguerite: Eh sì Gianni, con il calore d’inferno che imperversa da noi, facciamo tutti quanti un po’ fatica ad articolare i nostri pensieri.

Carmen: …e allora di scrivere non se ne parla proprio!

Karin: Tuttavia guardare un film lo si può fare. Mi è venuta una voglia impellente di vedere il tanto vituperato “Citizen vigilante”.

Julien: Certo, come film non è dei migliori, ma, se mi posso permettere un suggerimento, si dovrebbe andare a vederlo affinché potessimo discuterne assieme. Come la vedete?

Marcelo: Caldo? Questa poi! Se ci fosse del caldo adesso qua da me in Uruguay, sicuramente potrei fare molte cose in più. Col freddo si indolenziscono i muscoli e la voglia viene meno !
Nonostante sia andato in palestra, quando tornerò, sicuramente mi metterò a vedere Spagna-Portogallo! Non mi piace vedere solamente le azioni salienti!

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Serviti e riveriti

Serviti e riveriti (scarica audio)

episodio 1265

Trascrizione

Ricordate il verbo servire? Nell’episodio dedicato a questo poliedrico verbo non ho menzionato un’espressione che si sente spessissimo: “serviti e riveriti”.

L’ho citata al plurale maschile, ma chiaramente si può usare anche al singolare maschile e femminile e al plurale femminile.

Se vi dico:

A casa di mia nonna siamo stati serviti e riveriti.

Che cosa significa?

Significa che siamo stati trattati con ogni riguardo, con estrema attenzione e gentilezza. Non ci è mancato assolutamente nulla.

Anzi, forse ci hanno perfino viziati.

Ma perché si dice proprio serviti e riveriti? Soprattutto quest’ultimo verbo può creare difficoltà.

Il verbo servire è facile da capire: qualcuno vi porta da mangiare, vi aiuta, si mette a vostra disposizione. In questo caso, è questo il significato. Questa persona vi sta servendo.

Il verbo riverire, invece, è meno comune. Vuol dire mostrare grande rispetto, quasi deferenza.

Infatti esiste,oltre alla deferenza, anche la riverenza.

Il verbo riverire oggi si usa raramente da solo, ma appartiene alla stessa famiglia di parole di riverenza.

Fare una riverenza significa infatti inchinarsi in segno di rispetto. Perciò, essere serviti e riveriti non vuol dire soltanto essere serviti, ma anche essere trattati con grande riguardo, quasi come persone degne di una riverenza. Non a caso, spesso si usa questa espressione per dire che qualcuno è trattato come un re o una regina.

Essere serviti e riveriti, dunque, significa essere serviti con tutti gli onori, con mille attenzioni.

Esiste, non a caso, anche il termine “reverendo”, che è un aggettivo rispettoso per chiamare un parroco, un prete. Significa letteralmente “degno di rispetto e riverenza”. Posso dire ad esempio il reverendo padre Giovanni e la reverenda madre per una suora.

Poi ci sono i reverendissimi, aggettivi appannaggio dei vescovi, cardinali ed abati,che stanno un gradino sopra i normali preti.

Tornando alla reverenza, per farvi un esempio, pensate a certi ospiti che, appena arrivano, ricevono caffè, dolci, bibite, frutta, poi il pranzo, poi il dessert… e ogni due minuti qualcuno chiede:

Vuoi ancora qualcosa?

Ecco: sono proprio serviti e riveriti!

Naturalmente questa espressione può essere usata anche con una sfumatura ironica. Anzi direi che si usa quasi sempre così.

Per esempio:

Quel ragazzo ha quasi trent’anni e vive ancora con i genitori. È servito e riverito da mattina a sera.

In questo caso si vuole dire che è troppo coccolato e non deve fare alcuno sforzo.

Oppure:

Al lavoro Matteo pretende di essere servito e riverito.

Qui il significato è negativo: quella persona si aspetta che gli altri facciano tutto per lei.

L’espressione si usa spesso anche per criticare chi ha aspettative eccessive.

Immaginate qualcuno che entra in un ristorante economico e si lamenta per ogni minimo dettaglio.

Un italiano potrebbe dirgli:

Che cosa vuoi? Essere servito e riverito?

È un modo per ricordargli che non può pretendere un trattamento da re.

Attenzione, però: essere serviti e riveriti si riferisce sempre alle persone. Non si dice, ad esempio, che un’automobile o un oggetto sono serviti e riveriti.

Vediamo qualche altro esempio.

Durante il soggiorno in albergo siamo stati serviti e riveriti.

Gli ospiti del matrimonio sono stati serviti e riveriti fino alla fine della festa.

I nonni servono e riveriscono sempre i loro nipoti.

Come vedete, questa espressione richiama un’idea molto italiana dell’ospitalità: far sentire l’ospite accolto, importante e benvoluto. A parte gli usi ironici, ovviamente.

Naturalmente c’è un limite. Se si esagera, si rischia di abituare qualcuno a ricevere tutto senza fare nulla in cambio. E allora, più che servito e riverito, qualcuno potrebbe diventare… un po’ troppo viziato!

A proposito di vizi, nel prossimo episodio ci divertiamo un po’ con i vizi e gli stravizi.

Adesso però ripassiamo qualche episodio passato, per non dimenticare. In particolare andiamo a pescare qualche episodio dalla rubrica delle espressioni idiomatiche e modi di dire.

Ripasso in registrazione a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Parliamo di vizi.

Marcelo: Mio cugino è talmente viziato che pretende tutto e subito; checché se ne dica, con lui non c’è proprio verso.

Edita: Già, e quando gli dici di no si incazza subito: mannaggia a lui, mannaggia! Sembra che il mondo gli debba tutto.

Marguerite: da piccolo, ancora ancora era gestibile, ma adesso è proprio una brutta gatta da pelare.

Anne Marie: Io, invece, ne ho abbastanza dei viziati: mica gli è tutto dovuto!

Hartmut: con me non funziona però. I viziati dovranno farsene una ragione: non c’è trippa per gatti.

Albéric: con mio figlio , che è un viziato coi fiocchi, è ora di prendere il toro per le corna e insegnargli che bisogna anche saper sbarcare il lunario da soli, senza l’ausilio dei genitori.

Estelle: già! Altrimenti, quando uscirà di casa, vedrà i sorci verdi e capirà che la realtà è mica pizza e fichi!

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scusa o mi dispiace?

Scusa o mi dispiace? (scarica audio)

episodio 1264

Trascrizione

Ciao a tutti da Giovanni.

Oggi affrontiamo una differenza che può creare confusione tra voi non madrelingua Italiana: la differenza tra “scusa” e “mi dispiace”.

Qualche tempo fa , se ricordate, abbiamo già parlato della differenza tra “dispiace” e “mi dispiace”.

Ricordate?

Riassumendo, quando diciamo:

“Mi dispiace” stiamo parlando di un sentimento personale. Stiamo dicendo che proviamo rincrescimento, tristezza o rammarico per qualcosa. Proviamo dispiacere.

Se invece diciamo:

“Dispiace” senza il pronome “mi”, il tono diventa più impersonale, più distaccato.

Ad esempio:

Mi dispiace molto per quello che ti è successo.

oppure:

Dispiace vedere una città così bella in queste condizioni.

Ma oggi vogliamo fare un passo ulteriore.

Quando dobbiamo dire “scusa” e quando invece dobbiamo dire “mi dispiace”?

La prima cosa da capire è che “scusa” serve soprattutto a chiedere perdono per qualcosa che abbiamo fatto noi.

Per esempio:

Scusa per il ritardo.

Scusa, ti ho interrotto.

Scusami, ho dimenticato il tuo compleanno.

In tutti questi casi c’è una responsabilità personale.

Abbiamo commesso un errore, magari piccolo, magari grande, e chiediamo all’altra persona di perdonarci.

Mi dispiace“, invece, non serve necessariamente a chiedere perdono. Molto spesso serve semplicemente a esprimere partecipazione emotiva.

Pensate a queste frasi:

Mi dispiace che tu abbia perso il lavoro.

Mi dispiace per la tua malattia.

Mi dispiace per la morte di tuo nonno.

Qui non abbiamo alcuna colpa. Non stiamo chiedendo scusa. Stiamo soltanto mostrando vicinanza e comprensione.

Naturalmente ci sono situazioni in cui le due espressioni possono sembrare molto simili.

Immaginate di rompere accidentalmente il bicchiere preferito di un amico.

Potreste dire:

Scusa!

oppure:

Mi dispiace!

Nel primo caso state chiedendo perdono.

Nel secondo state esprimendo il vostro rammarico, si tratta di una manifestazione di empatia.

Spesso comunque gli italiani usano entrambe le formule:

Scusa, mi dispiace davvero.

In questo modo chiedono perdono e, allo stesso tempo, mostrano che sono sinceramente dispiaciuti.

Esiste poi una forma più breve e colloquiale:

Mi spiace.

“Mi spiace” e “mi dispiace” significano esattamente la stessa cosa. Si tratta sempre di dispiacere. Lo “spiacere” non esiste infatti.

La differenza è soprattutto di registro.

Mi dispiace” è leggermente più formale e completa.

Mi spiace” è più frequente nella lingua parlata.

Un amico potrebbe dirvi:

Mi spiace, oggi non posso venire.

oppure:

Mi spiace per quello che è successo.

Nessuno troverà strana questa espressione.

Quindi se un amico vi dice:

Ho perso il lavoro.

e voi rispondete:

“Scusa.”

la frase suona strana, perché non siete voi i responsabili.

La risposta naturale è:

Mi dispiace.

oppure:

Mi spiace.

Al contrario, se pestate il piede a qualcuno sull’autobus, dire:

Mi dispiace.

va bene, ma molto spesso gli italiani preferiscono:

Scusi!

oppure:

Mi scusi!

perché in quel caso si tratta di una vera e propria richiesta di perdono.

A volte le due espressioni convivono nella stessa frase, ma il loro significato di base rimane diverso.

Tipo:

Scusa se non ti ho avvisato del ritardo, mi spiace averti fatto aspettare.

Bene, adesso vi saluto, ma prima di concludere, vale la pena ricordare che la parola “scusa” compare anche in alcune espressioni idiomatiche molto italiane.

Una di queste è:

“Scusa se è poco!”

A prima vista potrebbe sembrare una richiesta di perdono, ma in realtà non c’entra nulla con le scuse.

Si usa in modo ironico per sottolineare che qualcosa è importante, notevole o addirittura straordinario. Molto simile a “mica pizza e fichi” come significato.

Immaginate questo dialogo:

Sai, Mario è riuscito a imparare tre lingue straniere in due anni. Eh, scusa se è poco!

Oppure:

Giovanni ha fatto circa 2000 episodi in dieci anni. Scusa se è poco!

Il significato è più o meno questo:

Non mi sembra una cosa da poco!

Non sottovalutare quello che ho appena detto!
È un risultato notevole!

Anche in questo caso emerge una caratteristica tipicamente italiana: usare una parola in un senso completamente diverso da quello originario, affidandosi all’ironia e al contesto.

Nessuno sta chiedendo scusa a nessuno.

Anzi, chi pronuncia questa espressione sta facendo esattamente il contrario: sta enfatizzando l’importanza di un fatto.

Lo abbiamo visto anche in altri episodi di Italiano semplicemente.

Adesso vi saluto veramente.alla prossima. Nel ripasso di oggi parliamo di abitudini. La parola ai membri della nostra associazione.

Carmen: Gianni, cosa stai combinando nella tua camera? Non ti viene in mente che forse potresti dare manforte per la vita in comunità? Che so, Fare la spesa tanto per fare un esempio. Ma mi senti? Non mi dire che sei ancora a giocare con i videogiochi!

Marcelo: cosa sono questi diktat? Sono in vacanza, ti farò la spesa domani, che diamine!

Estelle: non traccheggiare, non ce ne sono più di pomodori per stasera e già che ci sei, passa anche in farmacia a prendere i medicinali per tuo padre.

Mariana: sempre la stessa storia con i figli. Cazziatoni e filippiche a non finire, ma da un orecchio entrano e dall’altro escono.

Julien: Scusami, ma sono sempre disposto a aiutarti e a fare ciò che mi chiedi!
Non è che non voglio aiutarti, è che sono gli ultimi giorni di vacanza, questi!
Sai che c’è, ti voglio bene lo stesso, mamma, e sarò sempre con te per aiutarti!

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.