Per carità
episodio 1289
Trascrizione disponibile solo ai mebri dell’associazione Italiano Semplicemente

episodio 1289
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episodio 1288
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episodio 1287
Trascrizione
Oggi Estelle dalla Francia mi ha fatto una domanda interessante:
«Qual è la differenza tra accidente e incidente?».
Allora, la prima cosa da dire è che accidente e incidente sono due parole diverse, anche se possono sembrare simili.
Iniziamo da accidente.
Un accidente è qualcosa di imprevisto. Ma attenzione: oggi questa parola si usa soprattutto per indicare un malanno, una malattia improvvisa.
Per esempio, se dico:
«Spero che ti prenda un accidente!»
non sto certo augurando a qualcuno un viaggio alle Maldive!
Gli sto augurando, scherzosamente, un malanno, qualcosa d’improvviso che lo colpisca.
Ma c’è anche un’altra parola molto simile: accidenti!
Accidenti è il plurale di accidente, questo è vero, ma generalmente si usa come esclamazione.
«Accidenti, ho dimenticato le chiavi!»
Qui non c’è nessun articolo: non diciamo «un accidenti».
Accidenti! è un’esclamazione e può esprimere sorpresa, rabbia, stupore o anche ammirazione.
«Accidenti, che bella macchina!»
Quindi: un accidente è un sostantivo; accidenti! è un’esclamazione.
Però c’è un’esclamazione che unisce i due significati. Sto parlando di:
«Accidenti a te! Non sei mai puntuale!»
«Accidenti a loro! Perché non sono venuti alla mia festa?»
Qui sembra che si stia augurando un male a qualcuno, un accidene, appunto. In realtà è solo una espressione che si utilizza spesso in senso scherzoso.
Infatti possiamo indirizzare questi accidenti anche a noi stessi (il che sarebbe strano, no?):
«Accidenti a me!»
E poi in reltà possiamo rivolgerle non solo a persone. Es:
«Accidenti a quando non c’ho pensato prima a questa soluzione!»
Qui chiaramente viene a perdersi l’augurio (sebbene figurato) che capiti qualcosa di brutto a qualcuno.
E l’incidente?
L’incidente è un evento imprevisto che provoca un danno, un problema o comunque una situazione spiacevole.
Il caso più comune è l’incidente stradale:
«Ieri ho avuto un incidente con la macchina, ma per fortuna non mi sono fatto niente.»
Ma possiamo avere anche un incidente sul lavoro, un incidente diplomatico, oppure un piccolo incidente durante un viaggio.
Insomma, se inciampo, cado e mi faccio male, posso dire:
«Ho avuto un incidente»
Se invece qualcuno mi augura scherzosamente una malattia, posso sentirmi dire:
«Spero che ti prenda un accidente!»
E se quella stessa persona mi fa arrabbiare?
«Accidenti!»
Come esclamazione a sé stante non c’è male, ed è anche abbastanza educata, considerando che nella maggioranza dei casi si preferiscono esclamazioni più colorite, come:
Cavolo! (Questa non è molto colorita…)
Cazzo! (questa sì)
Cribbio (abbastanza educata e contenuta)
Porca troia! Porca Puttana! Porca zozza! (più o meno volgari, tutte comunque informali)
Anche “perbacco” e “mannaggia” vanno bene e si usano spesso, ma in merito vi rimando ad un episodio dedicato alle esclamazioni sul “disappunto” in cui si è accennato anche a “accidenti”.
Adesso passiamo al ripasso. Accidenti, quasi lo avevo dimenticato!
Flora: Ieri sera, purtroppo, sono stata sotto l’aria condizionata perché non c’era altro posto a sedere e, stamattina, mi sono svegliata con un brutto accidente: ho la gola infiammata e il naso che mi cola.
episodio 1286
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Oggi parliamo di un modo particolare e molto comune, di usare la parola inverosimile.
Abbiamo già incontrato questo termine in altri episodi sebbene ma solo di sfuggita.
Allora vi parlo prima di tutto della parola inverosimile, che deriva da verosimile, un aggettivo che significa credibile, qualcosa che si può credere che sia vero.
Inverosimile allora indica, all’opposto, qualcosa di molto strano, che sembra finto o impossibile da credere.
Inverosimile indica tutto ciò che non sembra vero, reale o probabile, qualcosa che non ha l’apparenza della realtà, qualcosa di incredibile.
Se parlo di “una storia inverosimile”, beh sto parlando di una storia poco credibile, che ha qualcosa che non la rende credibile. È una storia strana, che sembra magari poco logica o esagerata.
Potrei dire che è una storia assurda, ma così starei esagerando. Inverisimile va oltre la credibilità, ma non esageratamente oltre come l’assurdità.
Veniamo all’uso particolare di cui ci occupiamo oggi.
Sto parlando di “fino all’inverosimile“.
Questa espressione si usa per dire che qualcosa arriva a un livello talmente elevato, talmente eccessivo, da diventare quasi incredibile.
Per esempio:
Elettra per questo esame ha studiato fino all’inverosimile.
Che significa? Che ha studiato tantissimo, in modo davvero esagerato.
Oppure:
Questa persona è precisa fino all’inverosimile.
Cioè è talmente precisa da superare quasi ogni limite normale. È precisissima, in maniera quasi incredibile. Precisa da non credere.
“Fino all’inverosimile” si usa spesso per intensificare un comportamento, una qualità o una caratteristica.
È simile anche a dire “in modo estremo”, “in maniera esagerata”, “quasi oltre ogni limite”, ma con l’idea che il livello raggiunto sia quasi difficile da credere.
Possiamo anche dire:
Era geloso fino all’inverosimile.
Quel regolamento è complicato fino all’inverosimile.
Per questa vacanza ho riempito il portabagagli dell’auto fino all’inverosimile.
Parliamo sempre di un livello estremo.
Avrete notato che c’è una cosa interessante: inverosimile, preso da solo, descrive qualcosa che non sembra vero o credibile.
Nell’espressione “fino all’inverosimile”, invece, diventa quasi una misura dell’intensità.
Vi dirò che a volte si può anche omettere “fino” e ciò che resta è “all’inverosimile“. Il senso non cambia.
Ho riempito l’auto all’inverosimile
Mario era geloso all’inverosimile
La forma abbreviata comunque è meno usata.
Come consiglio vi dico che è sempre meglio conservare la forma completa: fino all’inverosimile.
Se volessi collegare questo episodio con altri episodi di italiano semplicemente, direi che ce ne sono molti che hanno un legame.
Quelli più attinenti all’argomento sono probabilmente:
Date un’occhiata se volete a questi episodi così farete un bel ripasso.
Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
Danielle: a proposito di inverosimile, ho letto del Miracolo del sangue di San Gennaro. Veramente poco plausibile come storia.
Marcelo: beh, altrimenti che miracolo sarebbe?
Carmen: il colmo è che la chiesa, benché abbia una spiegazione probabile, pone il veto all’apertura dell’ampolla dove si trova il sangue.
Anne Marie: beh, vorrà dire che il fascino di questa tradizione secolare è destinata a perdurare.
Carmen: e allora chi vorrà assicurarsi che si tratta veramente di sangue e nient’altro, dovrà aspettare.
M6: non che io non creda ai miracoli, per carità. È che mi chiedo a cosa serve.
Christophe: con ogni probabilità, immagino che san Gennaro stesso se lo chiederebbe.
Flora: Ma che ne sappiamo noi dei miracoli? Va bene così in fondo. Come si suol dire, il mondo è bello perché è vario. Lo stesso dicasi dell’Italia!
Trascrizione

Oggi parliamo di un verbo un po’ particolare: sovvenire.
È un verbo che probabilmente non usate tutti i giorni. Anzi, se lo usate troppo spesso, rischiate di sembrare un po’ ricercati!
Sovvenire ha avuto diversi significati nel corso della storia della lingua italiana, ma oggi ci interessa soprattutto un significato: ricordare, venire in mente.
Dunque è un verbo utilissimo come avrete capito.
Per esempio:
Come si chiama quel tizio che abbiamo incontrato poco fa?
In questo momento non mi sovviene il suo nome.
Cioè: non mi ricordo il suo nome, non mi viene in mente il suo nome.
Attenzione però alla costruzione.
Non diciamo normalmente:
«Io non sovvengo il suo nome.»
Il soggetto è infatti la cosa che viene in mente, non la persona che cerca di ricordarla.
Quindi:
«Mi sovviene il nome di quel ristorante.»
significa:
«Mi viene in mente il nome di quel ristorante.»
E se non ce lo ricordiamo:
«Non mi sovviene il nome di quel ristorante.»
C’è da dire che la forma negativa si usa molto più di frequente.
È un modo elegante, formale e anche un po’ antiquato di parlare. Ma forse, più che antiquato, meglio dire letterario.
Nella conversazione quotidiana è molto più naturale dire «non mi ricordo» oppure «non mi viene in mente».
Ma proprio per questo sovvenire può essere usato anche con una certa ironia.
Immaginate, per esempio, due amici che stanno cercando di ricordare il nome di una persona:
«Come si chiama quell’attore italiano che abbiamo visto ieri?»
«Non mi sovviene.»
«Dai, è famosissimo!»
«Ti ho detto che non mi sovviene!»
Qui l’espressione fa sorridere proprio perché è molto più ricercata rispetto alla situazione.
C’è poi un’altra cosa importante.
Sovvenire può avere anche il significato di aiutare o soccorrere, ma questo uso è ancora più letterario e oggi non appartiene normalmente alla lingua comune.
Quindi, se vedete una frase come:
«I passanti hanno sovvenuto l’uomo ferito»,
non è il modo normale di parlare. È molto più naturale dire:
«I passanti hanno soccorso l’uomo ferito.»
Insomma, se volete usare sovvenire senza rischiare di suonare troppo solenni, il caso più interessante è proprio quello legato al ricordo:
«Mi sovviene…» = «Mi viene in mente…»
e
«Non mi sovviene…» = «Non mi ricordo / non mi viene in mente…»
E mi raccomando: non dite «mi sovviene in mente».
Perché? Perché sovvenire, in questo significato, contiene già l’idea di qualcosa che viene alla mente. Aggiungere «in mente» è quindi superfluo.
E adesso, se vi chiedessi il nome di quel film italiano che abbiamo citato qualche settimana fa?
Beh… non mi sovviene! E adesso possiamo al ripasso:: vi sovviene qualche ricordo del passato che vale la pena di utilizzare per ripassare qualche episodio passato?
Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente
Marcelo: Come sapete, l’arrivo in Europa per partecipare alla riunione dei membri di italiano semplicemente per me è stato complicato a causa del cambio dell’orario dei voli che ho subito.
Carmen: mannaggia! Mi viene in mente il commento di un amico che ha avuto lo stesso problema. Mi ha consigliato di fare una disamina del Regolamento sugli obblighi delle compagnie aeree in caso di inadempimento.
José: Sì! L’ho fatto anch’io e ho scoperto che mi spetta un indennizzo pari a 600 €! Almeno gli ho alleggerito un po’ il portafogli!
Estelle: Ben detto! Comunque non dirlo a me! Una volta ci sono passato anch’io e alla fine mi hanno pagato 500 €! Tutto sommato, non sono andato in pari e ci ho rimesso qualche euro, ma almeno mi hanno dato un contentino!
Julien: chiamalo contentino! Buttali via 500 Euro!
Estelle: Mica bruscolini! Quasi quasi bisogna sperare in un ritardo!