65 – La contraffazione – ITALIANO COMMERCIALE

La contraffazione

audio in preparazione

Trascrizione

Benvenuti in questo nuovo episodio dedicato al linguaggio del commercio, una rubrica dedicata a tutti i non madrelingua che hanno un’attività commerciale in Italia.

Oggi, nell’episodio numero 65 della rubrica, parliamo di una parola molto interessante, molto attuale, ma anche molto “insidiosa”: contraffazione.

È una parola che sentiamo spesso al telegiornale, soprattutto quando si parla di moda, tecnologia, alimenti, farmaci. Ma cosa significa esattamente?

La contraffazione è l’atto di imitare un prodotto, un marchio o un oggetto con l’intenzione di farlo passare per originale. Non è una semplice copia: è una copia fatta per ingannare e per trarre un vantaggio economici sfruttando la notorietà di un marchio famoso.

Ad esempio, se io compro una borsa che sembra di Gucci ma in realtà non lo è, siamo di fronte a un caso di contraffazione.

Se qualcuno vende orologi con il marchio Rolex, ma non sono veri, anche quella è contraffazione.

Vedete? C’è sempre un elemento fondamentale: l’inganno.

La parola “contraffazione” viene dal latino contra-facere.
“Facere” significa “fare”.
“Contra” significa “contro”, ma qui ha il senso di “alterare”, “modificare”.

Quindi contraffare è un verbo che significa letteralmente “fare contro”, nel senso dì fare qualcosa modificandolo rispetto all’originale.
Io contraffaccio, tu contraffai, lui contraffà. Eccetera.

Quindi contraffare vuol dire riprodurre qualcosa al fine di spacciarlo per originale, per farlo passare per originale, per far credere che sia originale e non una copia contraffatta.

È molto simile a falsificare: si può contraffare anche la firma di qualcuno, ma più comunemente si contraffà un prodotto di marca.

Lo so, questo accento sulla a vi fà un po’ impressione, ma tant’è. Si coniuga così questo verbo. Non possiamo farci niente. D’altronde anche il verbo fare funziona così; nella pronuncia intendo. La differena è che contraffà si scrive che l’accento sulla a.

C’è chi fa e chi contraffà.

Poi bisogna dire che la contraffazione non è una semplice imitazione

Qui bisogna fare una distinzione importante. Imitare non è sempre un reato. Un artista può imitare lo stile di un altro pittore. Uno studente può imitare il modo di parlare del professore.

Ma la contraffazione è un reato. Perché? Perché viola (attenti alla pronuncia) un diritto: il diritto di proprietà industriale, il diritto sul marchio, sul brevetto.

Pensate al “Made in Italy”. Se un prodotto viene fabbricato all’estero ma riporta illegalmente la scritta “Made in Italy”, quella è contraffazione.

E per un paese come l’Italia, dove il settore moda, alimentare e design è fondamentale, la contraffazione è un problema enorme.

Un esempio concreto.

Immaginate di comprare una giacca che sembra firmata Prada. Il logo è quasi identico, il nome è scritto bene, il prezzo però è stranamente basso.

Voi pensate di aver fatto un affare.
In realtà avete comprato un prodotto contraffatto. Una fregatura, in poche parole, una copia taroccata, come si suol dire!

E qui c’è un altro aspetto interessante: non è solo chi produce a commettere un reato. In alcuni casi anche l’acquirente può essere sanzionato, soprattutto se è consapevole della provenienza illecita.

Vediamo alcune espressioni che si usano spesso:

Lotta alla contraffazione. Si tratta delle attività dello Stato per contrastare il fenomeno

Merce contraffatta. Nient’altro che prodotti falsi.

Marchio contraffatto. Un logo copiato illegalmente.

Essere vittima di contraffazione. Significa subire un danno a causa di copie illegali.

Si può dire anche:

Quel prodotto è contraffatto.

Oppure:

È una copia contraffatta.

Attenzione alla pronuncia.

Molti stranieri potrebbero sbagliare l’accento.
Si dice: con-tra-ffa-ZIÓ-ne.
L’accento cade sulla “o” di “zione”.

Un’ultima riflessione: la contraffazione non riguarda solo borse e scarpe. Riguarda anche farmaci, pezzi di ricambio per automobili, giocattoli. In questi casi non si tratta solo di un danno economico, ma anche di un pericolo per la salute e la sicurezza.

Insomma, dietro questa parola c’è un mondo fatto di economia, diritto, tutela dei consumatori e difesa del lavoro.

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Il participio passato dei verbi pronominali in forma implicita

Il participio passato dei verbi pronominali in forma implicita

episodio 1224

Trascrizione

Bentornati nella rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.
Oggi partiamo da una frase letta in un articolo di cronaca. Una notizia che probabilmente avete letto tutti.

Parliamo di droga e di narcotraffico.

Si parlava di Nemesio Oseguera Cervantes, noto come El Mencho, e si diceva che il suo cartello si era separato, cioè si era scisso da quello di Joaquín Guzmán, detto El Chapo.

Ma il giornalista non ha scritto:

“Il cartello si è scisso dal gruppo di Sinaloa.”

Ha scritto invece:

“il cartello messicano, scissosi dal gruppo di Sinaloa…”

E poi la frase continua. Ma noi qui ci fermiamo.

Che cos’è quel scissosi?

Ma innanzitutto cos’è un cartello?

Un cartello, in questo contesto, è un’organizzazione di più soggetti indipendenti che si accordano per controllare un mercato o un’attività.

Qui “cartello” non indica una semplice “banda”, o gruppo di malviventi, ma una struttura, in questo caso criminale, abbastanza complessa, che coordina produzione, trasporto e distribuzione della droga su larga scala, spesso su più continenti.

Passiamo però a “scissosi“.

Il cartello, che si è scisso dal gruppo. ha creato nuove rotte di narcotraffico.

Diventa, in una forma piuttosto giornalistica:

Il cartello, scissosi dal gruppo, ha creato nuove rotte.
Scissosi” quindi significa:

dopo essersi scisso

oppure

che si era scisso

La scissione è una divisione, una separazione.

Pensate alla scissione dell’atomo. È un verbo che si usa quando si creano certe divisioni, particolari divisioni, come anche quelle in un partito politico. Il partito si può scindere in due correnti, due gruppi separati.

Comunque, tornando a scissosi, si usa quì in una forma più compatta.

Si usa in questo modo anche perché serve ad anticipare un’informazione. In questo caso l’informazione è la creazione dì nuove rotte, nuove direzioni di narcotraffico in diversi continenti.

Invece di usare una subordinata (“che si era scisso”), si usa il participio passato con il “-si” attaccato.

È una costruzione elegante, molto usata nei giornali.

Nel parlato quotidiano si sente più raramente.

Ma si può tranquillamente dire:

“Giovanni, alzatosi dal letto, fece subito colazione”

Lo avete capito già vero?
Questa forma riguarda i verbi pronominali. Abbiamo già parlato dei verbi pronominali in generale, e abbiamo anche discusso, in due episodi passati, dell’uso del participio passato. (primo episodiosecondo episodio) Prendete questo episodio come un ripasso o un appofondimento. Adesso parliamo esplicitamente dei verbi pronominali e del participio passato, mentre nei due episodi passati si parlava di verbi riflessivi, ma la regola sul particoio passato non cambia. La differenza principale riguarda invece il significato del pronome: nei riflessivi indica un’azione che il soggetto compie su se stesso (es: lavarsi=lavare sè stessi) mentre nei pronominali il pronome fa parte del verbo e modifica il significato senza che l’azione ricada sul soggetto (es: accorgersi che non significa “accorgere se stessi”).

Più precisamente oggi, rispetto agli apeiodi passati, aggiungo un’informazione: si tratta del participio passato dei verbi pronominali in forma implicita.

Si chiama così. Poi vi spiego meglio il perché.

Vediamo adesso alcuni esempi.

  • Il ministro, dimessosi ieri, ha rilasciato un’intervista.
  • Il partito, divisosi in due correnti, ha perso consenso.
  • L’azienda, trasferitasi all’estero, ha ridotto i costi.
  • Le fazioni, alleatesi contro il nemico comune, vinsero la battaglia.

Tutte queste frasi equivalgono a:

  • che si era dimesso
  • che si era diviso
  • che si era trasferita
  • che si erano alleate

Ma la forma con il participio è più compatta.

Si parla di valore implicito perché nella forma:

“Il partito, divisosi in due correnti, perse consenso”

la subordinata c’è sul piano logico, ma non è esplicitata con un verbo coniugato. È “implicita”, cioè compressa dentro il participio.

Ora attenzione; fate attenzione all’accordo.

Qui bisogna stare attenti.

Maschile singolare:

  • Il ministro, dimessosi…
  • Il partito, divisosi…

Femminile singolare:

  • La direttrice, dimessasi…
  • La corrente politica, divisasi…

Maschile plurale:

  • I ministri, dimessisi…
  • I partiti, divisisi…

Femminile plurale:

  • Le direttrici, dimessesi…
  • Le correnti politiche, divisesi…

Sì, “divisesi” e “dimessesi” esistono davvero. 🙂

Quando è meglio evitarlo?
Con verbi troppo comuni o quotidiani.

Dire:

“Giovanni, mangiatosi il panino, usci di casa…”

suona un po’ forzato.

Ci tengo a sottolineare e ribadire che dopo ci si aspetta sempre un’informazione, un messaggio successivo. La frase non può mai terminare in questo modo.

“il dott. Rossi, parlatosi con l’amico, si diresse verso casa”

Lo so, non è comune ascoltare questo tipo di frasi. Questa ad esempio è una frase che si potrebbe ascoltare in un tribunale o in una trasmissione televisiva d’inchiesta, cioè su un programma TV che realizza indagini giornalistiche approfondite su fatti di interesse pubblico. Si indaga su un fatto e quindi si descrive qualcosa di accaduto come nell’esempio:

“il dott. Rossi, parlatosi con l’amico, si diresse verso casa”

È una costruzione in generale che funziona bene in:

  • cronaca
  • saggistica
  • testi storici
  • una narrazione solenne, come nei funerali di un pontefice.

Il carro funebre, lasciatosi dietro la folla, si diresse verso la basilica

Come detto si usa meno nella lingua parlata.

Che valore ha questa forma?
Può indicare:

  • tempo: “dopo essersi scisso”
  • causa: “poiché si era scisso”
  • Una semplice descrizione, un’informazione accessoria.

Per esempio:

Il generale, ritiratosi dalla scena politica, visse in silenzio fino alla sua morte.

Qui il ritiro è un fatto precedente rispetto al vivere in silenzio.

Attenzione anche a non esagerare.

Se in un testo usiamo troppi “-sosi”, “-sasi”, “-sesi”, il risultato diventa pesante.

La lingua elegante è efficace quando è misurata.

Uno “scissosi” ogni tanto funziona benissimo.

Cinque nella stessa pagina… meno.

Vediamo un ultimo esempio.

Il partito si è diviso in due correnti e ha perso consenso.

Il partito, divisosi in due correnti, ha perso consenso.

Stesso significato. Stile diverso.

Questo è un episodio che merita senz’altro di finire nell’audio libro intitolato “non vi spiego la grammatica, ma la imparerete lo stesso“.

Un pensiero su “Il participio passato dei verbi pronominali in forma implicita

  1. Questa forma, l’ho letta quando leggo un giornale o sfogliare pagine di un libro. Intrinsicamente, avevo capito il senso, ma adesso ne sono sicuro. Grazie!

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Avere un tracollo

Avere un tracollo (scarica audio)

episodio 1222

Trascrizione

Bentornati nella rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

Oggi parliamo di un’espressione molto usata nella lingua italiana: avere un tracollo.

Prima di tutto, partiamo dalla parola tracollo. Il suono stesso è già significativo: tra-col-lo.

Sembra quasi di sentire qualcosa che cade improvvisamente verso il basso. E infatti il significato è proprio questo. È simile al crollo,che però si usa molto più spesso in senso materiale.

Un tracollo è un crollo improvviso e grave.

Non si tratta di una piccola diminuzione, di un lieve calo, ma di qualcosa di drastico, serio, spesso anche drammatico.

Possiamo usare questa espressione in molti contesti.

Ad esempio, in economia:

Dopo la crisi, l’azienda ha avuto un tracollo finanziario.

Questo significa che la situazione economica è peggiorata moltissimo, e anche rapidamente.

Oppure parlando di salute:

Dopo la notizia, ha avuto un tracollo.

In questo caso può trattarsi di un tracollo fisico oppure psicologico, cioè la persona ha avuto un peggioramento improvviso delle sue condizioni.

Si usa anche in senso figurato, per parlare del morale:

Dopo quell’errore, ho avuto un tracollo di fiducia.

Qui non è il corpo a crollare, ma la fiducia, la sicurezza in sé stessi.

Il verbo da usare in genere con questa parola è avere:

– avere un tracollo
– ha avuto un tracollo
– stanno avendo un tracollo

Questo perché il tracollo è visto come un evento che colpisce una persona o una situazione.

Si può anche dire comunque”c’è stato un tracollo”, “spero non ci sia un tracollo” eccetera.

Possiamo poi anche usarlo per situazioni collettive:

La squadra ha avuto un tracollo nel secondo tempo.

Cioè è peggiorata improvvisamente, magari stava vincendo e poi ha iniziato a perdere.

Dunque, ricordate bene: il tracollo non è un semplice calo. È un crollo improvviso, grave e spesso inatteso.

Quando qualcosa ha un tracollo, passa rapidamente da una situazione stabile o positiva a una situazione molto negativa.

E fate attenzione: proprio perché è una parola abbastanza forte, va usata quando il cambiamento è davvero importante, non per piccole difficoltà.

Bene, adesso ripassiamo.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Nancy: inizio io senza cincischiarePer ció che ho letto l’Italia sta andando straordinariamente bene: la spedizione azzurra ha già superato il record di ori e medaglie di Lillehammer 1994!
Balza agli occhi che gli azzurri vanno per la maggiore!

Estelle: C’è davvero da rifarsi gli occhi con tutti questi campioni che sfoderano il meglio di loro, auspicando il santo graal per la loro disciplina.

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Galeotto fu

Descrizione
Un’espressione legata all’amore e a Dante Alighieri.

Durata: 7 minuti circa

File audio e trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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