E niente… vabbè: come terminare una telefonata in modo naturale

E niente… vabbè: come terminare una telefonata in modo naturale

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episodio 1269

Trascrizione

Buongiorno amici, oggi con occupiamo di qualcosa di insolito. Spero anche divertente. Di sicuro è qualcosa che non troverete su un altro sito o libro di italiano.

Quante volte, alla fine di una telefonata, ci troviamo a non sapere esattamente come concludere la conversazione?

Non so nella vostra lingua, ma in italiano esistono alcune espressioni molto comuni che usiamo proprio per chiudere una chiamata, soprattutto quando non c’è più molto altro da dire.

Questo riguarda prevalentemente il linguaggio telefonico e informale, ma a volte si usano le stesse modalità anche nel faccia a faccia. Più difficile però.

Una delle forme più frequenti è:

“E niente…”

Attenzione: non significa veramente che “non c’è niente”. È una specie di segnale che indica: ci siamo detti quello che dovevamo dirci, personalmente non ho altro da aggiungere, possiamo quindi finire qui.

Per esempio:

Allora, ci vediamo domani alle otto davanti al cinema.

Va bene, perfetto.

E niente… allora ci sentiamo domani.

In questo caso “e niente” serve a preparare la conclusione.

Possiamo anche evitare di pronunciare questa locuzione perché non serve ad altro che a preannunciare la fine della conversazione.

In effetti, se la telefonata è di lavoro o comunque con uno sconosciuto, è più probabile che si inizi con “allora…” o “bene”.

Un’altra espressione informale molto usata è:

“Vabbè…” o “e vabbè”.

“Vabbè” è chiaramente la forma colloquiale di “va bene”. Può avere molti significati diversi, ma alla fine di una telefonata spesso significa: “ok, direi che possiamo salutarci”.

Per esempio:

Ti ho spiegato tutto quello che è successo.

Sì, ho capito.

Vabbè, allora ti lascio lavorare. Ci sentiamo più tardi.

Oppure:

Non sono riuscito a risolvere il problema, ma domani riprovo.

Vabbè, dai, vediamo domani.

La combinazione “E niente, vabbè…” è ancora più tipica del parlato.

Può sembrare strano a uno straniero: due parole che, prese separatamente, non sembrano avere un grande significato. Ma nella comunicazione quotidiana italiana funzionano come una specie di punto finale della conversazione.

Altre frasi molto comuni da aggiungere o in sostituzione, per terminare una telefonata sono:

“Allora ci sentiamo.”.

“Ti lascio, dai.” (cioè: non ti rubo altro tempo)

“Non ti trattengo oltre.”

“Va bene, allora a presto.”

“Ci aggiorniamo.”

“Dai, ti saluto.”

Un piccolo dettaglio culturale: spesso gli italiani, come immagino accada anche in altre lingue, non dicono semplicemente “ciao” e chiudono. Può capitare, per carità, ma in genere prima inseriscono una fase di preparazione alla fine, una specie di “atterraggio morbido” della conversazione.

Quindi, se siete al telefono con un italiano e sentite:

“E niente…”
“Vabbè…”
“Allora dai…”

probabilmente non sta succedendo nulla di negativo. Molto semplicemente, la telefonata sta arrivando al capolinea.

Vabbè, adesso tocca al ripasso.

Ripasso in preparazione a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

– – –

Se vuoi anche tu far parte della nostra famiglia, per migliorare il tuo Italiano in compagnia, facci sapere: iscriviti

Ripasso del giorno:

M1: Pronto, ciao Luca! Ti scoccio un minuto?

M2: Dimmi pure, finora non mi ha chiamato nessuno.
Ho tanto di quel tempo libero oggi….

M3: hai presente la riunione di domani? Hanno messo sul piatto una proposta più *appetibile* , ma *c’era da aspettarselo.*

M4: si infatti. *Vada per* la proposta, però *non devi sentire ragioni* sul prezzo Paolo. Altrimenti al capo gli *prenderanno i cinque minuti,* e allora *apriti cielo!*

M5: Lo so, ma *voglio sperare che* , *una buona volta,* si riesca ad *appianare la controversia* *in via amichevole.* Con la nuova gestione *targata* Rossi, appare *plausibile* , no?

M6: seee, via amichevole! Ti stai *allargando* adesso!

M7: *avverto* una sottile ironia da parte tua!

M8: *che vuoi…* anch’io a volte ho il senso dell’umorismo.

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Tutto un altro paio di maniche

Tutto un altro paio di maniche

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Cari amici, benvenuti a Italiano Semplicemente.

Oggi parliamo di un’espressione molto usata dagli italiani: “essere tutto un altro paio di maniche”.

Che cosa significa?

Prima di tutto, un paio significa una coppia. Prima di tutto, un paio significa una coppia. La parola “paio” deriva dal latino par (uguale), e si usa proprio per indicare un insieme di due elementi che sono considerati come un’unica unità o che funzionano in coppia.

Sapete poi cosa sono le maniche?

Le maniche sono la parte di una camicia, di una maglietta, di una giacca o di un cappotto che copre le braccia. Ovviamente ogni capo ha una coppia di maniche. Anche per le scarpe si usa normalmente “un paio di scarpe” o al plurale “due paia di scarpe”? Il paio, due paia. La parola paia si usa anche per alcuni oggetti, tipo le forbici.

Vorrei acquistare un paio di forbici questo significa che vogliamo acquistate solamente una forbice, non due. Il fatto è che le forbici hanno due lame che s’incrociano e questo giustifica l’utilizzo di paia.

Allora allo stesso modo potrei usare senza problemi:

Un paio di gambe

Un paio di braccia.

Per dirla tutta, paio si usa anche per indicare due elementi, due oggetti uguali, anche se non vanno usati in coppia. Es:

Quante rosette vuole?

Me ne dia un paio grazie.

Nell’espressione “tutto un altro paio di maniche”, però, le maniche non vanno intese in senso letterale.

Si tratta di un modo di dire molto diffuso che significa semplicemente che una situazione è molto diversa da un’altra.

Per gli stranieri è utile ricordare questa parola, perché compare in diverse espressioni della lingua italiana, come rimboccarsi le maniche, che significa mettersi al lavoro con impegno.

L’espressione di oggi si usa quando vogliamo dire che due situazioni sono molto diverse tra loro, tanto da non poter essere paragonate.

Sentite qualche esempio:

Parlare una lingua durante una lezione è una cosa; fare una conferenza davanti a cento persone è tutto un altro paio di maniche.

Fare una passeggiata di cinque chilometri è facile, ma correre una maratona è tutto un altro paio di maniche.

Guardare una ricetta su Internet è semplice; preparare un pranzo perfetto per venti invitati è tutto un altro paio di maniche.

L’espressione serve quindi a sottolineare che la seconda situazione è di natura diversa, spesso più difficile, più impegnativa o comunque non paragonabile alla prima.

Si potrebbe dire, chiaramente, che è tutto un’altra cosa. Ma così c’è più enfasi.

Ma perché proprio un altro paio di maniche?

L’origine non è del tutto certa, ma risale a quando le maniche degli abiti potevano essere staccate e sostituite. Cambiare il paio di maniche significava cambiare l’aspetto dell’abito, quasi come averne uno diverso. Da qui, per estensione, l’idea di trovarsi davanti a una realtà completamente differente.

Attenzione: spesso gli italiani rafforzano l’espressione dicendo “è tutto un altro paio di maniche!”, con un tono che mette fine a ogni confronto.

Per esempio:

Sai andare in bicicletta, quindi saprai guidare una moto.

No, guidare una moto è tutto un altro paio di maniche!”

Insomma, quando qualcosa cambia completamente e il paragone non regge, ricordate questa espressione: è tutto un altro paio di maniche. Potete anche omettere”tutto”, che sta per “completamente”, ma anche questo rende il concetto più chiaro e più enfatico.

E voi? Vi è mai capitato di pensare che una cosa fosse semplice e poi scoprire che era… tutto un altro paio di maniche?

Provate a ripetere dopo di me:

Paio di maniche

Un paio di maniche

Un altro paio di maniche

Tutto un altro paio di maniche

Un saluto a tutti e alla prossima puntata di Italiano Semplicemente!

Nel ripasso di oggi parliamo di escursioni.

Anne Marie: allora siamo d’accordo: domani facciamo un’escursione in montagna: mi sono già cautelata controllando il meteo.

Marcelo: Ottima idea, per essere buono il tempo è buono, ma una volta fatto questo, assicuriamoci che il sentiero sia aperto prima di partire.

Carmen: Io in effetti stavo lì lì per rinunciare considerate le incertezze, poi per fortuna mi avete indotta – anzi direi che mi avete convinta – a cambiare idea.

Julien: tra l’altro, camminare nella natura genera sempre buon umore e ci fa dimenticare le fisime quotidiane.

Karin: Dopo tutta questa organizzazione, quanto vi devo per il pranzo al rifugio? Non mi direte che è gratis?

Sofie: Gratis? Eh, gratis c’è solo l’aria che si respira, ma tranquillo, perché c’è chi ha pensato ai panini. Non è che siamo votati al sacrificio, lo so, ma con questi chiari di luna, meglio risparmiare.

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A modo

A modo

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episodio 1268

Trascrizione

Ben trovati, amici di Italiano Semplicemente.

Oggi parliamo di una locuzione molto comune, breve ma ricca di significati: a modo.

Due parole soltanto, ma usate in tanti contesti diversi.

Cominciamo dal significato più interessante.

Se diciamo che una persona è a modo, intendiamo che è educata, corretta, rispettosa e sa comportarsi con garbo.

Es:

Ho conosciuto il tuo vicino. Mi è sembrata proprio una persona a modo.

Essere a modo non significa necessariamente che sia simpatica o allegra. Può essere anche molto riservata. Vuol dire semplicemente che ha dei modi gentili e appropriati. Si sta parlando del comportamento, del modo di essere, privi di eccessi e diciamo “giusta”. Prevalentemente ci si riferisce soprattutto all’educazione di questa persona.

Un ragazzo a modo.
Una signora a modo.
Una famiglia a modo.

Sono tutti esempi molto comuni.

Da qui nasce anche l’espressione fare le cose a modo.

E qui il significato cambia.

Quando diciamo a qualcuno:

Fai questa cosa a modo!

gli stiamo dicendo di farla bene, come si deve, di non fare sciocchezze, di non fare errori.

Naturalmente esiste anche comportarsi a modo.

Durante la cerimonia tutti si sono comportati a modo.

Il senso è quello di comportarsi come si deve, in modo gentile e educato.

Ma torniamo a fare qualcosa a modo.

Possiamo dire che qualcosa è fatto a modo, quando è fatto bene, con cura, come si deve.

Se bisogna fare una cosa, tanto vale farla bene.

Occorre farla a modo.

È un’espressione che richiama la cura, l’attenzione e il desiderio di ottenere un buon risultato.

Questo lavoro è stato fatto a modo.

Significa che non è stato svolto in fretta o superficialmente.

Lo stesso vale per una spiegazione.

Finalmente qualcuno me l’ha spiegato a modo.

Ovvero in maniera chiara, completa e soddisfacente.

Pensate anche alla cucina.

Qui la carbonara la fanno a modo.

Cioè la preparano come si deve, rispettando la ricetta e con attenzione.

In molte regioni italiane questa espressione è usatissima.

Talvolta quindi a modo assume anche il significato di per bene, come si deve, adeguatamente.

Vestiti a modo.

Vuol dire: vestiti in maniera appropriata alla situazione.

Oppure:

Prima di uscire sistemati a modo.

Insomma, mettiti in ordine.

Si può anche non essere a modo.

Può riferirsi a una persona maleducata:

Quel cameriere non è stato per niente a modo.

Oppure a un comportamento poco corretto.

Per concludere, possiamo riassumere i principali significati di a modo:

– una persona a modo è educata, rispettosa e corretta;

– fare le cose a modo significa farle bene e con cura;

– spiegare a modo, vestirsi a modo, sistemarsi a modo significano fare qualcosa come si deve, nel modo appropriato.

Come vedete, il significato preciso dipende dal contesto, ma c’è un filo conduttore: l’idea della correttezza, della cura, dell’adeguatezza.

C’è poi un altro uso molto frequente di a modo, in cui non significa più “come si deve”, ma secondo un certo modo di fare, secondo lo stile o la volontà di qualcuno.

Ad esempio:

Voglio fare le cose a modo mio.

Lo abbiamo già visto questo uso, nell’episodio intitolato “a suo modo”. Date un’occhiata se non ricordate. Lì più che altro era importante capire la differenza tra a modo suo e a suo modo.

Quindi se dico “fare le cose a modo nostro”, ad esempio , non stiamo dicendo che vogliamo farle bene o male. Significa semplicemente che vogliamo farle a modo nostro, cioè seguendo le nostre idee, il nostro metodo.

Possiamo dire anche:

Ognuno cucina a modo suo.

Lei si veste a modo suo.

Ha risolto il problema a modo suo.

Fai sempre a modo tuo!

Questa espressione può essere neutra, ma talvolta suggerisce che qualcuno si comporti in maniera un po’ originale, insolita o poco convenzionale, come nell’ultimo esempio.

Infine, attenzione a non confondere a modo con in modo.

Basta cambiare la preposizione e cambia completamente il significato.

Quando diciamo:

Devi fare in modo che tutto sia pronto per domani.

l’espressione “fare in modo che” significa adoperarsi per fare il necessario perché qualcosa accada.

In questo caso modo non indica più il comportamento o la maniera di fare qualcosa, ma entra a far parte di una locuzione completamente diversa.

Una sola preposizione può cambiare completamente il significato. È uno dei tanti dettagli che rendono l’italiano così ricco e interessante.

Allora, mi raccomando: continuate a studiare l’italiano… ma fatelo a modo!

Adesso ci lascio al ripasso del giorno, in cui i membri dell’associazione Italiano Semplicemente parleranno del rapporto tra genitori e figli.

Anne Marie: Ragazzi, come la metiamo con questi genitori? Appena torno tardi, mio padre se ne esce con la solita pappardella!

Carmen: anche il mio. L’ultima cazziata risale a ieri. Lì per lì stavo lì lì per rispondergli male, ma poi mi sono detto/a: lasciamo perdere, sennò i cazziatoni fioccano!

Karin: mia madre, invece, mi chiama ogni dieci minuti per sincerarsi che sia ancora vivo/a!

Edita: Ah ah! Mia madre sostiene che lo fa per scrupolo. Io ormai prendo atto che è fatta così.

Christophe: E ciò non toglie che le vogliamo bene. Però, quando iniziano con le prediche, non c’è santo che tenga!

Julien: È proprio così! In linea di massima, con i genitori va portata pazienza… e non ci piove che anche noi un giorno faremo le stesse cose con i nostri figli!

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Premunirsi, cautelarsi, assicurarsi

Premunirsi, cautelarsi, assicurarsi (scarica audio)

episodio 1267

Trascrizione

Nell’episodio precedente abbiamo parlato di vizi e stravizi, cioè di eccessi e cattive abitudini.

Oggi, invece, cambiamo completamente argomento. Voglio agganciarmi proprio ai vizi per iniziare.

Se uno ha il vizio di dimenticare tutto, che cosa dovrebbe fare?

Cosa fare affinché questo non accada più o per evitare conseguenze negative da queste dimenticanze?

Premunirsi, cautelarsi e assicurarsi sono tre verbi utili in questi casi. Ad esempio, questa persona dovrebbe assicurarsi di aver spento la luce e chiuso l’acqua prima di partire per le vacanze.

Potrebbe anche premunirsi mettendo un allarme col telefono o con Alexa poco prima di uscire.

Dovrebbe anche cautelarsi, ad esempio lasciando una copia delle chiavi a una persona di fiducia nel caso rimanesse chiuso fuori casa, oppure si potrebbe cautelare installando un rilevatore di fumo o una valvola di sicurezza per limitare i danni se dovesse dimenticare qualcosa acceso.

Dunque questi tre verbi sono molto simili, ma non del tutto identici come avrete capito.

Cominciamo da premunirsi.

Premunirsi significa prepararsi in anticipo contro un possibile pericolo, un inconveniente o una difficoltà.

Se domani è prevista pioggia, mi premunisco e porto l’ombrello.

Se devo affrontare una discussione difficile, mi premunisco raccogliendo tutti i documenti necessari.

È un verbo che contiene l’idea della prevenzione. Ci si prepara prima che il problema si presenti.

Molto vicino è cautelarsi.

Cautelarsi significa prendere delle precauzioni per proteggere i propri interessi, i propri diritti o la propria persona.

Ad esempio:

Prima di firmare il contratto è meglio cautelarsi facendolo leggere a un avvocato.

Oppure:

Per cautelarmi ho chiesto una conferma scritta.

Qui l’attenzione non è tanto sul pericolo in generale, ma sulla tutela personale. È un verbo molto frequente in ambito giuridico, lavorativo e amministrativo.

Deriva da cautela, che è quasi un sinonimo di attenzione. La cautela è la prudenza nel comportamento, cioè l’adozione di misure per evitare rischi o danni.

Cautelarsi, quindi, significa prendere le dovute precauzioni per proteggere sé stessi o i propri interessi.

Infine abbiamo assicurarsi.

Attenzione, perché questo verbo ha almeno due significati.

Il primo è quello di stipulare un’assicurazione.

Ho assicurato la macchina contro il furto.

Ma quando diciamo assicurarsi che…, il significato cambia completamente.

Mi sono assicurato che tutti fossero presenti.

Vuol dire verificare, controllare, accertarsi. Assicurarsi significa che bisogna essere sicuri di qualcosa.

Es:

Prima di uscire mi assicuro sempre di aver chiuso il gas.

Prima di inviare un’email mi assicuro che non ci siano errori.

In questo caso non mi sto proteggendo direttamente da un pericolo: sto semplicemente controllando che tutto sia a posto.

Possiamo quindi riassumere così:

Premunirsi: prepararsi in anticipo contro un rischio.

Cautelarsi: adottare precauzioni per tutelare se stessi o i propri interessi.

Assicurarsi (che…): verificare, accertarsi che qualcosa sia vero o sia stato fatto.

Naturalmente, nella vita quotidiana questi verbi possono anche sovrapporsi.

Se parto per un viaggio all’estero mi premunisco portando una ruota di scorta, mi cautelo controllando le leggi stradali e i limiti di velocità di quel paese e mi assicuro di aver spento tutte le luci di casa.

Tre azioni diverse, ma tutte accomunate da un’idea: evitare problemi prima che si presentino.

In un episodio passato abbiamo visto anche il verbo sincerarsi.

Chiaramente anche questo è vicino ai tre verbi di oggi, ma sincerarsi significa come si è visto, verificare con attenzione, spesso per avere conferma diretta o personale di una situazione, e con una sfumatura di interesse umano o relazionale.

Es:

Mi sono sincerato che stesse bene.

Il medico si è sincerato delle condizioni del paziente.

Qui non è solo un controllo tecnico come assicurarsi: c’è quasi sempre una dimensione di cura, attenzione verso qualcuno o qualcosa, oppure una verifica “di persona”.

Quindi:

Mi sono assicurato che il pagamento fosse andato a buon fine (Si tratta di una verifica tecnica)

Mi sono sincerato che il cliente non avesse problemi. (Si tratta di una verifica con attenzione alla persona).

Rispetto a premunirsi e cautelarsi, bisogna dire che sincerarsi è un verbo di controllo informativo e diretto: significa verificare che qualcosa sia vero o come sta andando, ma non si sta prevedendo nulla, si sta solo accertando una realtà.

Adesso ripassiamo parlando dei mondiali di calcio 2026.

Marcelo: Sono un fervente appassionato del campionato mondiale di calcio 2026 che, per inciso, è un successo dal punto di vista economico, uno dei migliori in quantità di telespettatori. Tra le cose più suggestive di questo mondiale trovo ci sia il collegamento tra calcio e politica. Non a caso c’è stata quella ormai famosa chiamata di Trump a Infantino, fatta per derubricare la sanzione a Folarin Balogun, una delle figure della squadra americana. Per fortuna però non è stata sufficiente la mossa: il Belgio ha dato una batosta esemplare agli Stati Uniti. “Il pallone non si macchia”, disse in tempi non sospetti Diego Maradona, e adesso è un po’ più pulito.

Estelle: Fermo restando che il Mondiale 2026 si conferma un successo anche sotto altri aspetti, con i chiari di luna della politica mondiale c’era da aspettarsi che qualcuno provasse a portare gli interessi politici fin dentro gli spogliatoi. Nel giro di una partita, però, il Belgio ha rimesso le cose in ordine. Col senno del poi, viene da pensare che Maradona avesse ragione: il pallone (che è rotondo non a caso) si sporca facilmente con le polemiche, ma ogni tanto trova ancora il modo di ripulirsi da solo. Detto questo, ora che il Brasile se n’è andato… forza Francia! 😁

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Vizi e stravizi

Vizi e stravizi (scarica audio)

episodio 1266

Trascrizione

Nell’episodio precedente, parlando dell’espressione serviti e riveriti, vi avevo promesso che ci saremmo occupati di un’altra espressione molto curiosa: vizi e stravizi.

Eccoci qua.

Sapete cos’è un vizio? Per gli stranieri non è una parola semplicissima, perché ha diversi significati.

Un vizio (con la zeta dura) può essere una cattiva abitudine: fumare, mangiare troppo, procrastinare continuamente, arrivare sempre in ritardo. Si può perfino dire che qualcuno ha il vizio di interrompere gli altri mentre parlano.

Ma il vizio può anche essere un piccolo lusso, qualcosa di cui facciamo fatica a fare a meno. C’è chi dice: “Il caffè è il mio unico vizio”. Oppure: “Ogni tanto mi concedo il vizio di un buon ristorante”.

Si dovrebbe usare la parola sfizio in questi casi, ma non è inusuale l’uso di “vizio”.

Quando però ai vizi aggiungiamo gli stravizi, il significato cambia.

Lo stravizio è un vizio portato all’eccesso. È un super vizio. Come sinonimi potremmo usare eccesso, ma è troppo generico. Oppure intemperanza, ma forse questo è troppo complicato e meno infermale. Allora che ne dite di sregolatezza? Già andiamo meglio direi. Potrei citare anche gozzoviglia ma la gozzoviglia indica soprattutto un’atmosfera di festeggiamenti sfrenati, banchetti, abbondanza di cibo e bevande, divertimento e baldoria. È più un comportamento o un tipo di festa. Deriva da gozzo che è dove si trova la gola, sotto il collo.

Gli stravizi d’altra parte, hanno un significato più ampio: indicano una vita dedita agli eccessi e ai piaceri di ogni genere, non solo al mangiare e al bere. Possono comprendere lusso, sprechi, gioco d’azzardo, dissolutezza, eccessi sessuali, alcol, e così via.

Stravizi si può usare anche come verbo, proprio come viziare: straviziare.

Es:

Con tutti questi regali mi stravizi!

Quel prefisso stra- indica proprio qualcosa che supera la misura, che va oltre il limite. Pensate a parole come straordinario, strapieno, straricco. Lo stesso vale per gli stravizi.

Gli stravizi sono quindi gli eccessi, le esagerazioni, una vita senza freni.

Molto spesso, anzi quasi sempre, i vizi stanno insieme agli stravizi.

Se di una persona diciamo che vive tra vizi e stravizi, stiamo dicendo che conduce una vita all’insegna degli eccessi, dei piaceri, degli sperperi, senza porsi molti limiti.

Per esempio:

Dopo aver vinto alla lotteria, invece di investire il denaro, si è dato ai vizi e agli stravizi.

Oppure:

Quel principe era famoso per i suoi vizi e stravizi.

L’espressione ha quasi sempre una sfumatura negativa o perlomeno critica.

In fondo, il confine tra un piccolo vizio e uno stravizio è proprio la misura.

Un buon gelato ogni tanto è un piacere.

Dieci gelati al giorno… forse è già uno stravizio!

Anche l’espressione serviti e riveriti, di cui abbiamo parlato la volta scorsa, c’entra qualcosa. Se una persona viene sempre accontentata, se tutti soddisfano ogni suo desiderio, può finire col diventare viziata. E quando nessuno le dice mai di no, il rischio è che dai semplici vizi si passi agli stravizi.

Per questo i genitori cercano spesso di non viziare troppo i figli.

Naturalmente qualche piccolo vizio ce l’abbiamo tutti. Il problema nasce quando il vizio prende il sopravvento e diventa un’abitudine incontrollabile.

Insomma, concedersi qualche piacere va benissimo. Vivere invece tra vizi e stravizi è tutta un’altra storia. Adesso ripassiamo.

Marguerite: Eh sì Gianni, con il calore d’inferno che imperversa da noi, facciamo tutti quanti un po’ fatica ad articolare i nostri pensieri.

Carmen: …e allora di scrivere non se ne parla proprio!

Karin: Tuttavia guardare un film lo si può fare. Mi è venuta una voglia impellente di vedere il tanto vituperato “Citizen vigilante”.

Julien: Certo, come film non è dei migliori, ma, se mi posso permettere un suggerimento, si dovrebbe andare a vederlo affinché potessimo discuterne assieme. Come la vedete?

Marcelo: Caldo? Questa poi! Se ci fosse del caldo adesso qua da me in Uruguay, sicuramente potrei fare molte cose in più. Col freddo si indolenziscono i muscoli e la voglia viene meno !
Nonostante sia andato in palestra, quando tornerò, sicuramente mi metterò a vedere Spagna-Portogallo! Non mi piace vedere solamente le azioni salienti!

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