Galeotto fu

Galeotto tu

audio in preparazione

episodio 1221

Trascrizione

Bentornati nella rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

Oggi parliamo di un’espressione molto affascinante, letteraria e anche romantica: “galeotto fu”. Il termine galeotto qui funge da aggettivo.

Ma cos’ha di romantico e letterario?

Iniziamo da “galeotto“.

Sapete cos’è un galeotto? Il sostantivo intendo, non l’aggettivo.

Un galeotto era un condannato ai lavori forzati sulle “galee“, che erano le antiche navi da guerra spinte a remi. Si chiamavano così: galee. Una galea, due galee.

Il termine galeotto deriva proprio da “galea”, imbarcazione tipica del Mediterraneo fino al Seicento. I galeotti erano incatenati ai remi e costretti a vogare (cioè a remare) per lunghissime ore, in condizioni durissime.

Dunque, in origine, il galeotto era un prigioniero.

Anche oggi questo termine si usa, in modo abbastanza simile, ma le galee non ci sono più.

A volte ad esempio sì usa per indicare una persona che è stato condannata all’ergastolo, cioè come sinonimo di ergastolano, uno che ha una condanna a morte insomma. In realtà si usa a volte anche per indicare un semplice carcerato.

L’ho sentito soprattutto usare per indicare una persona che si trovava un tempo in prigione. In questa forma: un ex galeotto.

Comunque sia, oggi parliamo dell’aggettivo galeotto e dell’espressione “galeotto fu…”. Curiosa vero?

È una formula breve, ma ricca di storia come vi sto per raccontare.

Oggi viene utilizzata per indicare qualcosa o qualcuno che ha fatto nascere un amore tra due persone.

Che strano vero?

In altre parole, indica un intermediario dell’amore, spesso involontario, qualcosa o qualcuno che ha fatto scoccare la scintilla, che ha reso possibile un amore.

Vediamo perché.

Torniamo indietro nel tempo, fino al Medioevo, e incontriamo uno dei più grandi poeti italiani: Dante Alighieri. E di chi potevano parlare se non del sommo poeta?

L’espressione compare nella Divina Commedia, precisamente nell’Inferno, il famosissimo canto quinto.

Qui Dante incontra due anime dannate: Paolo e Francesca da Rimini. I due erano amanti e, per questo motivo, sono condannati a vagare eternamente trascinati dal vento. Il vento della lussuria che li ha trascinati in vita, li travolge, secondo la legge del contrappasso, anche nell’inferno.

Francesca racconta a Dante come nacque il loro amore. Un giorno, Paolo e Francesca stavano leggendo insieme un libro sulla storia di Lancillotto e Ginevra. Durante la lettura, arrivarono al punto in cui i due personaggi si baciano. E proprio in quel momento, anche Paolo e Francesca si baciarono.

Francesca dice:

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse.

Ma cosa significa? Cosa voleva dire Dante?

“Galeotto” era il nome di un personaggio, che in realtà si chiamava Galehaut, che nella leggenda aveva fatto da intermediario tra Lancillotto e Ginevra, aiutandoli a dichiarare il loro amore.

Quindi Francesca sta dicendo che il libro che stavano leggendo fu il “galeotto”, cioè assunse lo stesso ruolo del personaggio del libro, che si chiamava Galehaut, l’intermediario, il tramite, il responsabile dell’inizio del loro amore.

Per Paolo e Francesca è stata la lettura di quel libro a farli innamorare, per questo motivo “Galeotto fu il libro e chi lo scrisse”.

Da allora, l’espressione “galeotto fu…” viene usata per indicare ciò che ha fatto nascere un sentimento amoroso.

Vediamo qualche esempio moderno:

Galeotto fu un corso di italiano: è lì che si sono conosciuti.

Galeotta fu una cena tra amici.

Galeotto fu uno sguardo.

Galeotto fu l’associazione Italiano Semplicemente. Diventati membri, si sono conosciuti e innamorati durante la riunione annuale.

In tutti questi casi, si indica sempre l’elemento scatenante dell’amore.

È importante notare che si usa quasi sempre in modo ironico, ma nello stesso tempo la frase è elegante o letteraria.

Dal punto di vista grammaticale, la struttura è particolare. Si usa il verbo essere al passato remoto: “fu”.

Non si dice normalmente “galeotto è”, ma quasi sempre “galeotto fu”, proprio per imitare la frase originale di Dante, e al limite si può dire “fu galeotto” , dipende anche dal tipo di frase, ma nornalmente non si invertono le due parole.

Ad ogni modo tranne rare eccezioni, gli Italiani non sanno dell’origine di questa espressione. La sanno usare ma non sanno che all’origine c’è Dante. Non ne facciamo un dramma comunque.

Poi, questa espressione naturalmente ve ne ricorda un’altra che abbiamo incontrato: “e fu così che…”. Anche in quella espressione si utilizza il passato remoto del verbo essere (fu), ma almeno in quella occasione Dante non c’entra nulla.

Allora immagino vi piaccia di più l’espressione di oggi giusto? Anche perché parla d’amore!

Lo so, adesso stare pensando a cosa fu galeotto (o galeotta, perché chiaramente si può usare anche al femminile) nella vostra attuale storia d’amore.

Mentre ci pensate, ascoltate il seguente ripasso degli episodi precedenti, creato e registrato dai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Ripasso in preparazione

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Fare il prezioso

Episodio per soli membri dell’associazione culturale ITALIANO SEMPLICEMENTE
Durata: 9 minuti

Descrizione:
“Fare il prezioso” significa comportarsi come se si fosse indispensabili, facendosi desiderare o aspettare. Espressione ironica per chi si dà troppe arie.

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fare il prezioso

Il riscontro

Episodio per soli membri dell’associazione culturale ITALIANO SEMPLICEMENTE

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NOTA:
Nel corso di questo episodio non abbiamo spiegato solo la parola riscontro, ma abbiamo anche ripassato e richiamato concetti, verbi ed espressioni già affrontati in episodi precedenti.

È proprio questo il metodo di Italiano Semplicemente:
tornare più volte sugli stessi temi, da angolazioni diverse, per consolidare davvero l’italiano e non limitarci a spiegazioni isolate.

Se questo modo di imparare vi piace, sappiate che diventando membri dell’associazioneIscrizione all’Associazione Italiano Semplicemente avrete accesso a un percorso completo, coerente e progressivo, pensato per chi vuole capire l’italiano in profondità.

Imparare una parola è utile.
Ritrovarla, riconoscerla e riscontrarla nel tempo è ciò che fa la differenza.

Rimbecillire: quando il cervello va in bambola

Il verbo rimbecillire e l’aggettivo imbecille (scarica audio)

episodio 1217

Trascrizione

Bentornati nella rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

Oggi parliamo di un verbo da usare con moderazione: rimbecillire.

Perché da usare con moderazione? Beh, semplicemente perché rimbecillire tecnicamente significa “diventare imbecille”. Detto così fa sorridere però.

Più esattamente non si tratta necessariamente di un insulto.

Potremo dire che significa “rendere sciocco”, o, più formalmente “ottundere le capacità mentali” (ho usato un verbo complicato?). Allora diciamo che rimbecillire è vicino a “mandare/andare in pappa il cervello“, che è un’espressione a voi più familiare considerato che l’abbiamo già incontrata. Il senso è abbastanza simile. La cosa in comune è che sono ugualmente modalità poco edulcorate; piuttosto dirette direi. Rimbecillire infatti è un verbo forte e va usato con misura, a meno che non si voglia passare il segno. Tuttavia il verbo è estremamente efficace per descrivere alcune persone o per spiegare certi comportamenti che vuoi o non vuoi, danno da pensare.

Ad ogni modo si può usare anche parlando di sé stessi.

Pensiamo, ad esempio, all’uso smodato che si fa oggi dei social: notifiche a raffica, caratteri cubitali, contenuti che il nostro smartphone ci propina uno dietro l’altro… A forza di sequele di notifiche e raffiche di post, qualcuno finisce per rimbecillirsi, cioè per diventare stupido, imbecille, cioè finisce per perdere la ragione. Ma devo spiegare meglio il senso perché non è esattamente così.

Il rimbecillimento è un’involuzione, lenta ma inesorabile. E apriti cielo se lo fai notare! Aspettatevi una sfuriata come minimo!

Allora: rimbecillire non è sinonimo perfetto di diventare stupido o imbecille. Somiglia piuttosto a “stordire”. “Stordire” è però spesso temporaneo. “Rimbecillire”, invece, suggerisce un effetto più profondo e duraturo.

Uno scoppio improvviso ci può stordire, come uno schiaffo ben assestato, ma per rimbecillirsi bisogna agire sulle facoltà mentali. Alla fine è come se si perdessero le proprie capacità critiche. Quindi rimbecillire non indica quasi mai un fatto improvviso, ma un processo graduale. Ci si rimbecillisce col tempo, per esposizione continua a qualcosa: abitudini, comportamenti, stimoli ripetuti. Per questo si usa spesso parlando di televisione, social network, cattive frequentazioni o attività ripetitive che non richiedono alcuno sforzo mentale. Il cervello va “in modalità provvisoria”, per usare un linguaggio tecnologico. Cioè continua a funzionare, ma con capacità ridotte, senza spirito critico, senza profondità, limitandosi alle funzioni minime indispensabili.

Quando si rimbecillisce, diminuiscono le capacità di ragionare, di capire, di valutare le cose con lucidità. In altre parole, si entra in un processo attraverso cui una persona diventa progressivamente più imbecille, cioè meno intelligente nel senso pratico e critico del termine.

Es:

La televisione spazzatura rimbecillisce.
Passare ore a scorrere video inutili finisce per rimbecillire.

In questo senso, rimbecillire non è solo un insulto, ma anche una critica a un meccanismo.

E che dire di “imbecillire”, senza la “ri”? È più neutro, più da vocabolario. Il prefisso ri- aggiunge un’idea di processo, di reiterazione: una cosa tira l’altra, da cosa nasce cosa, e alla fine il cervello va in frantumi.

Ci sono poi sinonimi solo apparenti:
ottundere, che come abbiamo detto poco fa è più formale;
istupidire/instupidire, meno colorito di rimbecillire. Qui l’attenzione è sul risultato: diventare stupidi. Manca però l’idea di logoramento progressivo che invece è molto presente in rimbecillire.
rincretinire, affine ma più colloquiale, spesso suona un po’ esagerato.

Riferito a una persona precisa può risultare offensivo. Invece riferito a un fenomeno o a un’abitudine è invece perfettamente accettabile.

Questo tipo di contenuti su Instagram dopo un po’ rimbecillisce

Questa frase suona come una critica sociale.

Se parli così velocemente tu mi rimbecillisci!

Ecco, questa frase può suonare amichevole e scherzosa se detta nel modo giusto ma può anche suonare come un attacco personale.

Si usa anche in modo riflessivo:

Se continui così, ti rimbecillisci

Poi attenzione ad una cosa. Imbecille è un aggettivo particolare. Di solito “gli imbecilli” sapete chi sono?

Questo aggettivo non indica necessariamente una persona poco intelligente dal punto di vista cognitivo. Molto spesso, nell’uso comune, l’imbecille è chi si comporta da imbecille, non chi “lo è” in senso assoluto.

Quando diciamo “gli imbecilli”, di solito non pensiamo a chi ha difficoltà di comprensione, ma a chi compie azioni stupide, dannose o irresponsabili. Si usa in senso analogo a “idioti“.

Sono imbecilli, per esempio:

  • coloro che rovinano i monumenti,

  • coloro che trasformano una manifestazione pacifica in una manifestazione violenta,

  • chi non rispetta le regole minime della convivenza civile.

In questi casi, imbecille non descrive un limite intellettivo, ma una mancanza di senso civico, di responsabilità e di giudizio. È un’etichetta che nasce dal comportamento, non dalla persona in sé. Nei TG e nei notiziari si usa spessissimo.

Es:

I soliti imbecilli hanno devastato la statua

Imbecillire e ancora di più rimbecillire però, spessissimo sono verbi più ingenui e meno legati a fenomeni o atteggiamenti di questo tipo.
Non rimandano tanto a comportamenti dannosi o violenti, quanto piuttosto a una perdita di lucidità, a un abbassamento dell’attenzione e dello spirito critico.

E adesso, considerato che l’episodio non è stato in fondo così lungo e complesso da rimbecillirvi, possiamo fare un ripasso degli episodi precedenti.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Marcelo:
Sul verbo rimbecillire c’è di che discutere: tuttavia non è una bazzecola, anzi, nevvero? Ci voleva una buona volta qualcuno che mettesse la questione sul piatto.

Carmen:
Invero, a sentir certi discorsi in politica si finisce per rimbecillire la gente: non c’è da stupirsi. Vale a dire che c’era da aspettarselo, visto l’andazzo in tutte le nazioni al mondo da qualche tempo a questa parte.

Ulrike:
Siamo tutti oramai avvezzi a contenuti scadenti che mandano in pappa il cervello. Ci vorrebbe una bella rivoluzione, altro che storie.

Khaled:
A quanto vedo. A rimbecillire sono ormai i più importanti personaggi al mondo. Vada per la rivoluzione!

Anne Marie:
Eppure c’è chi stigmatizza e biasima l’uso del verbo, come fosse proibito, quasi spacciandolo per uso indebito della parola.

Edita:
Però un po’ di lucidità noi ce l’abbiamo Ancora. Non vi sfiora nemmeno l’idea che gira gira, a pagarne lo scotto siamo sempre noi?

Julien:
Cosa non si fa per il potere: si edulcora tutto, e si sposta il limite sempre più in avanti.

Karin:
Sfido io che poi si tocchi il fondo del barile e lo si raschi per disperazione.

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