Di vecchia data

Di vecchia data

episodio 1301

Audio in preparazione

  • Associazione Italiano Semplicemente

Trascrizione

Buongiorno a tutti!

Oggi parliamo di un’espressione molto interessante della lingua italiana: di vecchia data.

Avete mai sentito dire, per esempio, che due persone sono amici di vecchia data? Oppure che un problema è una questione di vecchia data?

Che cosa significa esattamente?

Quando diciamo che qualcosa è di vecchia data, intendiamo che risale a molto tempo fa, che esiste da parecchio tempo o che ha origini lontane.

Attenzione, però: non significa necessariamente che qualcosa sia vecchio, nel senso di usurato o fuori moda.

Facciamo qualche esempio.

«Giovanni e Marco sono amici di vecchia data».

Significa che si conoscono da moltissimo tempo, magari da quando erano bambini.

«È una questione di vecchia data».

Vuol dire che si tratta di un problema che esiste già da tempo e che probabilmente non è stato ancora risolto.

Oppure:

«Questa è una tradizione di vecchia data».

Significa che è una tradizione che affonda le proprie radici nel passato.

Possiamo usare questa espressione anche parlando di conoscenze, rapporti, controversie, abitudini e consuetudini.

C’è anche un’espressione molto simile: di lunga data.

Per esempio, un collaboratore di lunga data è una persona con cui collaboriamo da molti anni.

Le due espressioni sono spesso intercambiabili, anche se di vecchia data richiama più direttamente qualcosa che risale al passato.

Di controllo, di lunga data spesso si usa con un senso simile a “annoso“, aggettivo che è stato oggetto di un episodio passato.

E adesso una piccola curiosità: se vi dico che ho un debito di vecchia data, non sto dicendo che il debito sia vecchio anagraficamente! Sto dicendo che è un debito che mi porto dietro da parecchio tempo.

E voi? Avete un amico, una conoscenza o magari una questione di vecchia data?

Adesso il ripasso.

Julien: Albéric, questi tuoi ripassi sono delle pappardelle vere e proprie, sai!

Carmen: A chi lo dici! Sfondi una porta aperta!

Albéric : Appunto, pensavo di tagliare corto questa volta!

Khaled: Mi sta bene. È di gran lungala tua migliore idea!

Estelle: Anch’io ti do il mio beneplacito!

Karin: Infatti! Dobbiamo sorbirci un tale bottone ogni volta? Concordo in tutto e per tutto! Non è cosa!

Edita: Povero lui! A che pro scervellarsi per ore? Siete una banda di ingrati!

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In tal senso

In tal senso (scarica audio)

episodio 1300

Trascrizione

Buongiorno a tutti!

Oggi parliamo di una locuzione molto frequente nell’italiano formale e professionale: in tal senso.

Partiamo da una cosa: tal è una forma abbreviata di tale. Ha un significato simile a “questo”.

Più precisamente, possiamo tradurlo, a seconda dei casi, con “in questa direzione”, “a questo riguardo” oppure “con questo obiettivo”.

Una particolarità interessante è che spesso questa locuzione si trova alla fine della frase.

Per esempio:

«Sembra che qualcosa si muova in tal senso».

Che cosa significa? Significa che sembra esserci qualche sviluppo, qualche iniziativa nella direzione di cui stiamo parlando.

Un altro esempio:

«Presenterò una proposta in tal senso».

Vuol dire che presenterò una proposta coerente con quanto detto prima, oppure finalizzata a raggiungere l’obiettivo di cui abbiamo parlato.

E ancora:

«Nessuna novità in tal senso».

Questa è una formula molto utilizzata. Significa che non ci sono aggiornamenti riguardo alla questione di cui stiamo discutendo.

Facciamo un piccolo dialogo.

A: Ho sentito che l’azienda vorrebbe aumentare gli stipendi dei dipendenti.

B: Sì, se ne parla da qualche settimana, ma non ci sono ancora decisioni ufficiali.

A: Quindi qualcosa potrebbe cambiare?

B: Forse. Sembra che qualcosa si muova in tal senso, ma per ora non abbiamo certezze.

Come vedete, in tal senso serve a richiamare qualcosa che è già stato detto.

Naturalmente possiamo usarlo anche all’inizio della frase. Per esempio:

«In tal senso, vorrei fare una proposta».

Un’ultima osservazione: è un’espressione piuttosto formale, particolarmente adatta alle riunioni, alle email professionali, ai comunicati e ai documenti amministrativi.

Nelle conversazioni quotidiane possiamo spesso sostituirla con in questa direzione oppure a questo proposito.

Marcelo: Poco tempo fa, Gianni, rendendosi conto che alcuni eminenti membri dell’associazione erano spariti dalla chat, decise di rompere gli indugi: prese e si avventurò nei sette cerchi infernali delle Regole d’Oro.

Ulrike: Nel primo cerchio c’era Ulrike, legata a una sedia davanti a un gigantesco altoparlante da cui usciva a tutto volume la voce di Mentana. Condannata a trascrivere all’infinito tutte le sue notizie, si incartava ogni volta che lui tornava alla carica. Povera anima in pena!

Sofie: Nel secondo cerchio, Marcelo era condannato a trascorrere l’eternità in una palestra infernale, senza porte né finestre. Gli attrezzi erano ovunque: pesi, tapis roulant e cyclette, ce n’erano a iosa. Appena terminava una serie, l’istruttore gli gridava: «Non darti per vinto! Un’ultima serie!».

Carmen: Nel terzo cerchio, nella prigione della Treccani, era rinchiuso Albéric, condannato a ripassare all’infinito le regole del congiuntivo. Si scervellava, ma dopo pochi minuti gli andava il cervello in tilt: «Non mi torna niente!». Il professore tornava alla carica: «Bando alle ciance! Devi armarti di pazienza». E pensare che Albéric credeva di cavarsela egregiamente con l’italiano!

Estelle: Nel quarto cerchio, Edita era condannata a scrivere cartoline da tutti i Paesi del mondo. Ce n’erano una caterva e, ogni volta che pensava di aver finito, il demonio spuntava di nuovo con una nuova pila: Datti da fare, non puoi mica tirarti indietro!». Edita cercava di non perdere la calma, ma la misura era ormai colma. «Mi sa che non ne verrò mai a capo!»

Edita: Nel quinto cerchio, Sofie era condannata a parlare davanti a un pubblico che non le prestava mai attenzione. Sempre restia a esordire, quando finalmente trovava il coraggio di dire la sua, qualcuno la interrompeva di punto in bianco. Allora sbottava: «Ma insomma, tocca a me o no? Nessuno le dava retta e lei non sapeva più capacitarsi di cotanta indifferenza. E dire che aveva tanto da raccontare!

Julien: Poveri membri… Per fortuna Gianni decise di dargli manforte! Dopo averli cercati in lungo e in largo, riuscì a riportarli tutti nella chat. Decise allora di chiudere un occhio sui loro peccati e assolverli seduta stante.

 

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In nome di cosa?

In nome di cosa? (scarica audio)

episodio 1299

Trascrizione

Buongiorno a tutti!

Avete mai sentito la domanda «In nome di cosa?».

È una domanda che si usa quando si vuole mettere in discussione il motivo, la giustificazione o il principio che sta dietro a un comportamento o a una decisione. Spesso equivalente a un “perché” ma è molto più forte.

Facciamo un esempio.

Due amici stanno discutendo.

Uno dice: Ho deciso di lavorare anche la domenica. In fondo, se voglio fare carriera, devo sacrificare qualcosa.

E l’altro: Sì, ma scusa, in nome di cosa? Del successo? Del denaro? E soprattutto, ne vale davvero la pena?

Vedete? Con «in nome di cosa?» non stiamo semplicemente chiedendo quale sia lo scopo di un’azione. Non è un semplice “perché”.

Stiamo anche mettendo in dubbio che quello scopo sia sufficientemente valido da giustificare ciò che si fa. Spesso si parla di sacrifici e di rinunce. In tali casi vale davvero la pena di usare questa espressione.

L’espressione deriva da un uso molto antico della parola «nome», che richiama l’autorità, il principio o il valore a cui ci si appella. Io verbo appellarsi lo abbiamo già trattato, ma non in questo senso.

Pensate, per esempio, alla formula «in nome della legge»: significa agire facendo riferimento all’autorità della legge.

Ma oggi possiamo usare questa espressione anche in senso più ampio e, spesso, polemico.

«In nome di quale principio hai deciso di escluderlo dalla riunione?»

«In nome di cosa dovremmo accettare questa situazione?»

«In nome di quale interesse stiamo facendo tutti questi sacrifici?»

Attenzione: possiamo anche dire «in nome di chi?», quando vogliamo sapere quale persona o autorità giustifichi una determinata azione. Attenzione però perché L’espressione “in nome di una persona” significa anche agire o parlare in rappresentanza, per conto o con l’autorità di un’altra persona. In pratica la stiamo sostituendo.

E c’è una sfumatura interessante: spesso questa domanda (in nome di cosa/chi?) è retorica (veramente anche un semplice “perché” può essere retorico) cioè non ci aspettiamo necessariamente una risposta.

La utilizziamo proprio per contestare una giustificazione che ci sembra poco convincente.
Adesso il ripasso.

Karin: Oggi ho scorso la lista dei «2 minuti» perché non mi veniva in mente nemmeno un’idea per preparare un ripasso!

Gerd: Non mi dire! Ogni volta che provo a scriverne uno, mi viene il blocco dello scrittore!

Albéric: Ma dai, non è che manchino i modi di dire! Ce ne sono a iosa!

Edita: Hai ragione, però sai come si dice: il troppo stroppia.

Marcelo: Ma dai, questa scusa non sta in piedi! Non puoi darti per vinto per così poco!

Hartmut: Facile a dirsi! Anche solo l’idea di darmi in pasto al gruppo mi fa venire i brividi!

Carmen: Stai esagerando! Scrollati di dosso questa paura: mal che vada, se c’è qualche errore, Gianni ti correggerà!

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Avvantaggiarsi

Avvantaggiarsi (scarica audio)

episodio 1298

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Buongiorno a tutti!

Oggi parliamo del verbo avvantaggiarsi. Mi voglio soffermare sull’uso riflessivo.

Il verbo avvantaggiarsi significa ottenere un vantaggio, cioè trovarsi in una posizione migliore rispetto a qualcun altro o rispetto a un altro momento quindi in qualche modo sta per sfruttare una situazione favorevole per ottenere un beneficio.

Potremmo anche dire che significa “guadagnare terreno”, oppure fare progressi rispetto agli altri o rispetto a un momento previsto.

Es:

«Maria stava alzato la notte per avvantaggiarsi un po’ nel lavoro».

Quindi invece di andare a dormire presto, resta sveglia qualche ora in più e continua a lavorare. In questo modo, la mattina successiva avrà già fatto una parte del lavoro che altrimenti avrebbe dovuto svolgere durante la giornata. Maria si è quindi avvantaggiata: ha anticipato il lavoro e ha guadagnato tempo.

Pensiamo anche a un atleta che si allena con costanza. Si avvantaggia rispetto agli avversari perché arriva alla gara più preparato. Oppure pensiamo a chi acquista un biglietto aereo con largo anticipo, risparmiando parecchi soldi. Anche in questo caso, si avvantaggia di una situazione favorevole.

Non molto spesso il verbo si usa con la preposizione di: avvantaggiarsi di qualcosa. Per esempio: «Mi sono avvantaggiato dello sconto del trenta per cento». Significa che ho sfruttato quello sconto a mio beneficio. Meglio dire in questi casi: “ho usufruito dello sconto”. Il verbo usufruire lo abbiamo già trattato.

Esiste anche l’espressione “avvantaggiarsi rispetto a qualcuno”, che mette in evidenza il confronto con un’altra persona.

Ma c’è una sfumatura interessante: a volte avvantaggiarsi può avere un significato leggermente negativo, soprattutto quando qualcuno sfrutta una situazione o la buona fede altrui per ottenere un beneficio personale.

Per esempio:

«Si è avvantaggiato della mia inesperienza».

In questo caso, probabilmente, la persona ha approfittato del fatto che io non avessi sufficiente esperienza.

Adesso vediamo un ripasso, che è già pronto perché alcuni membri si sono avvantaggiati e l’avevano già preparato.

Marcelo (Argentina): Che rimanga tra noi, ma fosse per me, le lezioni della rubrica « 2 minuti » non dovrebbero mai sforare questo limite!

Carmen (Germania): Eh, mal che vada, avrete buttato via solo due minuti della vostra preziosissima vita!

Edita (Repubblica Ceca): E poi, come se non bastasse, ci si mettono pure i ripassi!

Anne Marie (Francia): Che Dio ce la mandi buona! Con tutte queste espressioni da imparare, speriamo di uscirne vivi!

Marcelo (Argentina): Che tu ci creda o no, per quanto possa sembrare noioso, è proprio il modo migliore per fissare nella memoria le prime lezioni.

José (Paraguay): Non sia mai che abbiate qualcosa di meglio da fare che passare le giornate a scrollare TikTok!

Julien (Francia): Fossi in voi, invece di lamentarmi tanto, mi terrei stretta questa rubrica!

Ulrike (Germania): Senza dubbio! Che io sappia, succeda quel che succeda, ci sarà sempre qualche chicca da portarsi a casa!

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Millantare

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episodio 1297

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Buongiorno a tutti!

Oggi parliamo del verbo millantare.

Che cosa significa millantare?

Significa vantare qualità, capacità, meriti o conoscenze che in realtà non si possiedono, oppure esagerare le proprie possibilità per fare bella figura agli occhi degli altri.

Facciamo un esempio.

Immaginate un uomo che, durante una cena, racconta di conoscere personalmente il presidente della Repubblica, diversi ministri e persino qualche famoso attore.

Dice che basta una sua telefonata per risolvere qualsiasi problema.

Poi, però, si scopre che non conosce nessuna di queste persone!

Ecco, possiamo dire che quest’uomo millanta conoscenze importanti. È un millantatore!

Attenzione: millantare non significa semplicemente vantarsi. È più forte.

Se io dico di essere un bravo cuoco e preparo davvero dei piatti eccezionali, posso usare vantarmi, magari con un po’ di presunzione.

Ma se sostengo di essere uno chef stellato senza aver mai lavorato in un ristorante, allora sto millantando.

C’è una distanza notevole tra ciò che si dichiara e la realtà.

Un’altra espressione molto comune è millantare credito.

Credito qui va interpretato col senso di avere credito, cioè essere in qualche modo importante. Ma il credito viene millantato, quindi non si ha affatto quel credito che si dichiara.

Significa pertanto attribuirsi un’importanza o un’influenza che non si ha, facendo credere agli altri di poter ottenere favori o vantaggi da personaggi influenti.

Una volta il millantato credito era persino un reato.

Per esempio, una persona potrebbe dire: «Lascia fare a me, ho conoscenze in Comune e posso far approvare la tua pratica in due giorni!».

Se queste conoscenze non esistono, quella persona sta millantando credito.

Chiaramente avete a che fare con un millantatore. Una specie di cazzaro, come si potrebbe immaginare, ma un cazzaro, nel linguaggio colloquiale e volgare, è una persona che racconta frottole, spara balle, esagera o dice cose poco credibili. Non necessariamente lo fa per vantarsi: può farlo anche per divertire, ingannare o attirare l’attenzione. Chiaramente un millantatore è anche un cazzaro comunque.

Insomma, chi millanta cerca di apparire più importante, più capace o più influente di quanto sia realmente.

Adesso ripassiamo.

Albéric: Sai che ieri sera Giovanni, a quanto pare, si è fatto il bagno nella Fontana di Trevi con gli altri membri della sua associazione?

Carmen: Di sicuro hanno fatto una bella scorpacciata e poi si sono dati ai soliti bagordi.

Marcelo: Sarà un’usanza tipicamente romana, come nel film di Fellini? Chissà, forse Giovanni si crede pure Marcello Mastroianni!

Julien: Comunque sia, un comportamento del genere non si addice certo a un presidente! In questa associazione le cose stanno andando a rotoli.

Ulrike: Può darsi che sia tutta colpa di Marcelo e Ulrike! Mi sa che sono soliti assumere atteggiamenti fuori luogo.

Carmen: E poi, è mai possibile che Estelle abbia filmato tutto e postato la scena sui social?!

Anna: A bocce ferme, direi che è arrivato il momento di fare chiarezza e rimettere le cose a posto!

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