Serviti e riveriti
audio in preparazione
episodio 1265
Trascrizione
Ricordate il verbo servire? Nell’episodio dedicato a questo poliedrico verbo non ho menzionato un’espressione che si sente spessissimo: “serviti e riveriti”.
L’ho citata al plurale maschile, ma chiaramente si può usare anche al singolare maschile e femminile e al plurale femminile.
Se vi dico:
A casa di mia nonna siamo stati serviti e riveriti.
Che cosa significa?
Significa che siamo stati trattati con ogni riguardo, con estrema attenzione e gentilezza. Non ci è mancato assolutamente nulla.
Anzi, forse ci hanno perfino viziati.
Ma perché si dice proprio serviti e riveriti? Soprattutto quest’ultimo verbo può creare difficoltà.
Il verbo servire è facile da capire: qualcuno vi porta da mangiare, vi aiuta, si mette a vostra disposizione. In questo caso, è questo il significato. Questa persona vi sta servendo.
Il verbo riverire, invece, è meno comune. Vuol dire mostrare grande rispetto, quasi deferenza.
Infatti esiste,oltre alla deferenza, anche la riverenza.
Il verbo riverire oggi si usa raramente da solo, ma appartiene alla stessa famiglia di parole di riverenza.
Fare una riverenza significa infatti inchinarsi in segno di rispetto. Perciò, essere serviti e riveriti non vuol dire soltanto essere serviti, ma anche essere trattati con grande riguardo, quasi come persone degne di una riverenza. Non a caso, spesso si usa questa espressione per dire che qualcuno è trattato come un re o una regina.
Essere serviti e riveriti, dunque, significa essere serviti con tutti gli onori, con mille attenzioni.
Esiste, non a caso, anche il termine “reverendo”, che è un aggettivo rispettoso per chiamare un parroco,un prete. Significa letteralmente “degno di rispetto e riverenza”. Posso dire ad esempio il reverendo padre Giovanni e la reverenda madre per una suora.
Poi ci sono i reverendissimi, aggettivi appannaggio dei vescovi, cardinali ed abati,che stanno un gradino sopra i normali preti.
Tornando alla reverenza, per farvi un esempio, pensate a certi ospiti che, appena arrivano, ricevono caffè, dolci, bibite, frutta, poi il pranzo, poi il dessert… e ogni due minuti qualcuno chiede:
Vuoi ancora qualcosa?
Ecco: sono proprio serviti e riveriti!
Naturalmente questa espressione può essere usata anche con una sfumatura ironica. Anzi direi che si usa quasi sempre così.
Per esempio:
Quel ragazzo ha quasi trent’anni e vive ancora con i genitori. È servito e riverito da mattina a sera.
In questo caso si vuole dire che è troppo coccolato e non deve fare alcuno sforzo.
Oppure:
Al lavoro Matteo pretende di essere servito e riverito.
Qui il significato è negativo: quella persona si aspetta che gli altri facciano tutto per lei.
L’espressione si usa spesso anche per criticare chi ha aspettative eccessive.
Immaginate qualcuno che entra in un ristorante economico e si lamenta per ogni minimo dettaglio.
Un italiano potrebbe dirgli:
Che cosa vuoi? Essere servito e riverito?
È un modo per ricordargli che non può pretendere un trattamento da re.
Attenzione, però: essere serviti e riveriti si riferisce sempre alle persone. Non si dice, ad esempio, che un’automobile o un oggetto sono serviti e riveriti.
Vediamo qualche altro esempio.
Durante il soggiorno in albergo siamo stati serviti e riveriti.
Gli ospiti del matrimonio sono stati serviti e riveriti fino alla fine della festa.
I nonni servono e riveriscono sempre i loro nipoti.
Come vedete, questa espressione richiama un’idea molto italiana dell’ospitalità: far sentire l’ospite accolto, importante e benvoluto. A parte gli usi ironici, ovviamente.
Naturalmente c’è un limite. Se si esagera, si rischia di abituare qualcuno a ricevere tutto senza fare nulla in cambio. E allora, più che servito e riverito, qualcuno potrebbe diventare… un po’ troppo viziato!
A proposito di vizi, nel prossimo episodio mi divertiamo un po’ con i vizi e gli stravizi.
Adesso però ripassiamo qualche episodio passato, per non dimenticare. In particolare andiamo a pescare qualche episodio dalla rubrica delle espressioni idiomatiche e modi di dire.
Ripasso in registrazione a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
Parliamo di vizi.
Marcelo: Mio cugino è talmente viziato che pretende tutto e subito; checché se ne dica, con lui non c’è proprio verso.
Edita: Già, e quando gli dici di no si incazza subito: mannaggia a lui, mannaggia! Sembra che il mondo gli debba tutto.
Marguerite: da piccolo, ancora ancora era gestibile, ma adesso è proprio una brutta gatta da pelare.
Anne Marie: Io, invece, ne ho abbastanza dei viziati: mica gli è tutto dovuto!
Hartmut: con me non funziona però. I viziati dovranno farsene una ragione: non c’è trippa per gatti.
M6: con mio figlio , che è un viziato coi fiocchi, è ora di prendere il toro per le corna e insegnargli che bisogna anche saper sbarcare il lunario da soli, senza l’ausilio dei genitori.
Estelle: già! Altrimenti, quando uscirà di casa, vedrà i sorci verdi e capirà che la realtà è mica pizza e fichi!





