Ripassiamo con Francia Inghilterra: le pagelle

Ripasso

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Ben trovati, amici di Italiano Semplicemente.

Oggi ripassiamo attraverso un commento della prestazione dei calciatori della partita disputata ieri sera: Francia – Inghilterra, terminata col punteggio tennistico di 6-4 per gli inglesi.

Inghilterra

Dean Henderson – 6,5
Può fare poco sui gol subiti, ma quando serve risponde presente. Tiene botta in una partita tutt’altro che semplice.

Djed Spence – 6,5
Spinge con continuità e non si tira indietro. Ha stoffa, anche se nel finale soffre.

Ezri Konsa – 8
Segna e difende con autorevolezza. Fino all’intervallo sembra quasi invalicabile. Un giocatore con la G maiuscola.

Marc Guéhi – 6
Primo tempo convincente, poi va un po’ in affanno come tutta la difesa. Che volete, nessuno è perfetto.

Jarell Quansah – 6
Alterna ottime chiusure a qualche sbavatura. Più che altro paga il ritorno della Francia.

Declan Rice – 7,5
Pronti via e già ci mette la firma. Gol, personalità e tanta sostanza. Nel secondo tempo cala, ma non si può dire che sia stato da meno dei compagni.

Eberechi Eze – 6,5
Si sacrifica molto e cuce il gioco con intelligenza. A modo suo ha fatto il suo senza dubbio.

Morgan Rogers – 7,5
Tra i migliori. Conduce le ripartenze con una finezza che mette spesso in crisi i francesi.

Marcus Rashford – 6,5
Sempre pericoloso, anche senza lasciare il segno.

Ivan Toney – 6,5
Fa a sportellate e apre spazi ai compagni. Lavoro prezioso.

Bukayo Saka – 9,5
Tripletta e spettacolo. Alla difesa francese gliel’ha fatta più volte e senza pietà. Quando accelera, gli avversari non ci capiscono più niente. Uomo partita.

Jude Bellingham – 7,5
Entra e mette il sigillo finale. Dulcis in fundo, trova anche il gol del 6-4. Per dirla alla Sinner: fine primo set.

Francia

Mike Maignan – 5
Sei gol incassati sono un macigno. Non tutte le colpe sono sue, ma la frittata è fatta.

Malo Gusto – 5
Saka gli filo da torcere per tutta la gara. Manco fosse Messi… È facile constatare come la sua prestazione sia deficitaria, sia in copertura che in spinta. Spesso non riesce a prestare la dovuta attenzione alla linea difensiva, commettendo errori di posizionamento che si possono ascrivere a una serata decisamente sottotono. Il tecnico dovrà attenzionare maggiormente la sua condizione, poiché l’apporto attuale non garantisce la necessaria solidità sulla fascia.

Ibrahima Konaté – 5
Parte male e non riesce quasi mai a prendere le misure agli inglesi. Sfigura.

Maxence Lacroix – 4,5
Serata da dimenticare. l’Inghilterra passa da tutte le parti. La batosta, sebbene edulcorata nel secondo tempo, si sente comunque. Eccome!

Theo Hernández – 5,5
Qualche iniziativa offensiva, ma dietro soffre parecchio. Della serie: vacanze iniziate?

Adrien Rabiot – 5,5
Prova a mettere ordine, ma è alle prese con un centrocampo inglese in grande giornata.

Warren Zaïre-Emery – 5,5
Generoso, ma poco incisivo. Riveste un ruolo di grande importanza, ma spesso incorre in errori di misura che ne frenano l’efficacia. Questo è quanto.

Rayan Cherki – 6
Qualche giocata di qualità, però troppo a intermittenza. Le sue giocate di classe scaturiscono dal nulla, ma il suo apporto difensivo spesso esula dalle necessità tattiche, dato che tende a esimersi dal raddoppio sistematico. Una discontinuità che pregiudica l’equilibrio collettivo, nonostante le doti tecniche che rispecchiano un potenziale non ancora pienamente perfezionato.

Désiré Doué – 5,5
Non riesce quasi mai a trovare gli spazi giusti. Non dico impalpabile, ma poco ci manca.

Michael Olise – 6
Si accende a tratti e fornisce ben due assist (per inciso, fa il record di assist al mondiale battendo Pelé) ma non basta. Il pallino del gioco non lo teneva lui.

Kylian Mbappé – 8
Segna una doppietta e lotta fino all’ultimo. Sorrideva sullo 0-4. Evidentemente significava che continuare a crederci. Vorrà dire che ci si rivedrà all’europeo.

Bradley Barcola – 7
Entra e dà la scossa con il gol. Ottimo impatto. Facile che in futuro lo rivedremo titolare.

Ousmane Dembélé – 6,5
Trova la rete nel recupero e crea qualche grattacapo. Oltre a pervenire al gol proprio nei minuti finali, il francese riesce a concorrere in modo incisivo alla manovra offensiva per tutta la durata del match.

Allenatori

Thomas Tuchel – 7
Primo tempo da manuale, poi la squadra si rilassa un po’ troppo. Alla fine, però, porta a casa il terzo posto. Buttalo via!

Didier Deschamps – 5
La reazione nella ripresa evita una figuraccia ancora più pesante, ma di qui a dire che la Francia abbia giocato una buona partita ce ne vuole. Avrà rosicato?

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Tutta un’altra musica

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Cari amici, benvenuti su Italiano Semplicemente. Dopo aver visto l’espressione tutto un altro paio di maniche, oggi possiamo a tutta un’altra musica.

Sapete cosa succede quando state ascoltando una canzone che non vi piace e, all’improvviso, parte il vostro brano preferito? Ecco, si potrebbe dire: “Ah, questa è tutta un’altra musica!”

Questa espressione si usa quando vogliamo dire che c’è un cambiamento netto, quasi un salto di qualità. La nuova situazione è decisamente migliore. C’è un miglioramento evidentemente.

Ad esempio:

L’anno scorso studiavo da solo e facevo pochi progressi. Da quando partecipo alle riunioni di Italiano Semplicemente è tutta un’altra musica!

Oppure:

Prima il computer era lentissimo. Dopo aver cambiato l’hard disk, è tutta un’altra musica.

Attenzione, però. Questa espressione non è proprio identica a “tutto un altro paio di maniche”.

Con tutto un altro paio di maniche si mette l’accento sul fatto che una situazione è di natura diversa e spesso più complicata.

Per esempio:

Capire la grammatica è importante, ma parlare con un madrelingua è tutto un altro paio di maniche.

Qui non stiamo dicendo necessariamente che parlare sia meglio: diciamo che è un’esperienza completamente diversa, con difficoltà e caratteristiche proprie.

Con tutta un’altra musica, invece, il confronto è spesso più emotivo e qualitativo. Si percepisce chiaramente che qualcosa è migliorato o che il cambiamento è molto evidente.

Adesso che ho la macchina nuova e potente, è tutta un’altra musica quando provo a superare le altre macchine. Che scatto formidabile!

Insomma:

Tutta un’altra musica è simile a “che differenza!”, “Molto meglio”.

Con tutto un altro paio di maniche parliamo di una questione molto diversa, spesso più impegnativa o complessa.
Sono due espressioni simili, ma non intercambiabili in tutti i contesti. Se usate quella giusta, farete… tutta un’altra figura!

Nel ripasso di oggi parliamo di escursioni.

Anne Marie: allora siamo d’accordo: domani facciamo un’escursione in montagna: mi sono già cautelata controllando il meteo.

Marcelo: Ottima idea, per essere buono il tempo è buono, ma una volta fatto questo, assicuriamoci che il sentiero sia aperto prima di partire.

Carmen: Io in effetti stavo lì lì per rinunciare considerate le incertezze, poi per fortuna mi avete indotta – anzi direi che mi avete convinta – a cambiare idea.

Julien: tra l’altro, camminare nella natura genera sempre buon umore e ci fa dimenticare le fisime quotidiane.

Karin: Dopo tutta questa organizzazione, quanto vi devo per il pranzo al rifugio? Non mi direte che è gratis?

Sofie: Gratis? Eh, gratis c’è solo l’aria che si respira, ma tranquillo, perché c’è chi ha pensato ai panini. Non è che siamo votati al sacrificio, lo so, ma con questi chiari di luna, meglio risparmiare.

2 pensieri su “Tutta un’altra musica

  1. Sempre mi piace leggere ed imparare uno po’ piu della nostra bella lingua. Mi da pena che non trovo a nessuno vicino con cui parlare ogni giorno. Ma, come diceva mia nonna, ‘no fece nod’

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E niente… vabbè: come terminare una telefonata in modo naturale

E niente… vabbè: come terminare una telefonata in modo naturale (scarica audio)

episodio 1269

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Buongiorno amici, oggi ci occupiamo di qualcosa di insolito. Spero anche divertente. Di sicuro è qualcosa che non troverete su un altro sito o libro di italiano.

Quante volte, alla fine di una telefonata, ci troviamo a non sapere esattamente come concludere la conversazione?

Non so nella vostra lingua, ma in italiano esistono alcune espressioni molto comuni che usiamo proprio per chiudere una chiamata, soprattutto quando non c’è più molto altro da dire.

Questo riguarda prevalentemente il linguaggio telefonico e informale, ma a volte si usano le stesse modalità anche nel faccia a faccia. Più difficile però.

Una delle forme più frequenti è:

“E niente…”

Attenzione: non significa veramente che “non c’è niente”. È una specie di segnale che indica: ci siamo detti quello che dovevamo dirci, personalmente non ho altro da aggiungere, possiamo quindi finire qui.

Per esempio:

Allora, ci vediamo domani alle otto davanti al cinema.

Va bene, perfetto.

E niente… allora ci sentiamo domani.

In questo caso “e niente” serve a preparare la conclusione.

Possiamo anche evitare di pronunciare questa locuzione perché non serve ad altro che a preannunciare la fine della conversazione.

In effetti, se la telefonata è di lavoro o comunque con uno sconosciuto, è più probabile che si inizi con “allora…” o “bene”.

Un’altra espressione informale molto usata è:

“Vabbè…” o “e vabbè”.

“Vabbè” è chiaramente la forma colloquiale di “va bene”. Può avere molti significati diversi, ma alla fine di una telefonata spesso significa: “ok, direi che possiamo salutarci”.

Per esempio:

Ti ho spiegato tutto quello che è successo.

Sì, ho capito.

Vabbè, allora ti lascio lavorare. Ci sentiamo più tardi.

Oppure:

Non sono riuscito a risolvere il problema, ma domani riprovo.

Vabbè, dai, vediamo domani.

La combinazione “E niente, vabbè…” è ancora più tipica del parlato.

Può sembrare strano a uno straniero: due parole che, prese separatamente, non sembrano avere un grande significato. Ma nella comunicazione quotidiana italiana funzionano come una specie di punto finale della conversazione.

Altre frasi molto comuni da aggiungere o in sostituzione, per terminare una telefonata sono:

“Allora ci sentiamo.”.

“Ti lascio, dai.” (cioè: non ti rubo altro tempo)

“Non ti trattengo oltre.”

“Va bene, allora a presto.”

Ci aggiorniamo.”

“Dai, ti saluto.”

Un piccolo dettaglio culturale: spesso gli italiani, come immagino accada anche in altre lingue, non dicono semplicemente “ciao” e chiudono. Può capitare, per carità, ma in genere prima inseriscono una fase di preparazione alla fine, una specie di “atterraggio morbido” della conversazione.

Quindi, se siete al telefono con un italiano e sentite:

“E niente…”
“Vabbè…”
“Allora dai…”

probabilmente non sta succedendo nulla di negativo. Molto semplicemente, la telefonata sta arrivando al capolinea.

Vabbè, adesso tocca al ripasso.

– – –

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Ripasso del giorno:

Hartmut: Pronto, ciao Karin! Ti scoccio un minuto?

Karin: Dimmi pure, finora non mi ha chiamato nessuno. Ho tanto di quel tempo libero oggi….

Ulrike: hai presente la riunione di domani? Hanno messo sul piatto una proposta più appetibile , ma c’era da aspettarselo.

Cristophe: si infatti. Vada per la proposta, però non devi sentire ragioni sul prezzo Paolo. Altrimenti al capo gli prenderanno i cinque minuti, e allora apriti cielo!

Carmen: Lo so, ma voglio sperare che , una buona volta, si riesca ad appianare la controversia in via amichevole. Con la nuova gestione targata Rossi, appare plausibile , no?

Marcelo: seee, via amichevole! Ti stai allargando adesso!

Julien: avverto una sottile ironia da parte tua!

José: che vuoi… anch’io a volte ho il senso dell’umorismo.

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Tutto un altro paio di maniche

Tutto un altro paio di maniche (scarica audio)

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Cari amici, benvenuti a Italiano Semplicemente.

Oggi parliamo di un’espressione molto usata dagli italiani: “essere tutto un altro paio di maniche”.

Che cosa significa?

Prima di tutto, un paio significa una coppia. Prima di tutto, un paio significa una coppia. La parola “paio” deriva dal latino par (uguale), e si usa proprio per indicare un insieme di due elementi che sono considerati come un’unica unità o che funzionano in coppia.

Sapete poi cosa sono le maniche?

Le maniche sono la parte di una camicia, di una maglietta, di una giacca o di un cappotto che copre le braccia. Ovviamente ogni capo ha una coppia di maniche. Anche per le scarpe si usa normalmente “un paio di scarpe” o al plurale “due paia di scarpe”? Il paio, due paia. La parola paia si usa anche per alcuni oggetti, tipo le forbici.

Vorrei acquistare un paio di forbici questo significa che vogliamo acquistate solamente una forbice, non due. Il fatto è che le forbici hanno due lame che s’incrociano e questo giustifica l’utilizzo di paia.

Allora allo stesso modo potrei usare senza problemi:

Un paio di gambe

Un paio di braccia.

Per dirla tutta, paio si usa anche per indicare due elementi, due oggetti uguali, anche se non vanno usati in coppia. Es:

Quante rosette vuole?

Me ne dia un paio grazie.

Nell’espressione “tutto un altro paio di maniche”, però, le maniche non vanno intese in senso letterale.

Si tratta di un modo di dire molto diffuso che significa semplicemente che una situazione è molto diversa da un’altra.

Per gli stranieri è utile ricordare questa parola, perché compare in diverse espressioni della lingua italiana, come rimboccarsi le maniche, che significa mettersi al lavoro con impegno.

L’espressione di oggi si usa quando vogliamo dire che due situazioni sono molto diverse tra loro, tanto da non poter essere paragonate.

Sentite qualche esempio:

Parlare una lingua durante una lezione è una cosa; fare una conferenza davanti a cento persone è tutto un altro paio di maniche.

Fare una passeggiata di cinque chilometri è facile, ma correre una maratona è tutto un altro paio di maniche.

Guardare una ricetta su Internet è semplice; preparare un pranzo perfetto per venti invitati è tutto un altro paio di maniche.

L’espressione serve quindi a sottolineare che la seconda situazione è di natura diversa, spesso più difficile, più impegnativa o comunque non paragonabile alla prima.

Si potrebbe dire, chiaramente, che è tutto un’altra cosa. Ma così c’è più enfasi.

Ma perché proprio un altro paio di maniche?

L’origine non è del tutto certa, ma risale a quando le maniche degli abiti potevano essere staccate e sostituite. Cambiare il paio di maniche significava cambiare l’aspetto dell’abito, quasi come averne uno diverso. Da qui, per estensione, l’idea di trovarsi davanti a una realtà completamente differente.

Attenzione: spesso gli italiani rafforzano l’espressione dicendo “è tutto un altro paio di maniche!”, con un tono che mette fine a ogni confronto.

Per esempio:

Sai andare in bicicletta, quindi saprai guidare una moto.

No, guidare una moto è tutto un altro paio di maniche!”

Insomma, quando qualcosa cambia completamente e il paragone non regge, ricordate questa espressione: è tutto un altro paio di maniche. Potete anche omettere”tutto”, che sta per “completamente”, ma anche questo rende il concetto più chiaro e più enfatico.

E voi? Vi è mai capitato di pensare che una cosa fosse semplice e poi scoprire che era… tutto un altro paio di maniche?

Provate a ripetere dopo di me:

Paio di maniche

Un paio di maniche

Un altro paio di maniche

Tutto un altro paio di maniche

Un saluto a tutti e alla prossima puntata di Italiano Semplicemente!

Nel ripasso di oggi parliamo di escursioni.

Anne Marie: allora siamo d’accordo: domani facciamo un’escursione in montagna: mi sono già cautelata controllando il meteo.

Marcelo: Ottima idea, per essere buono il tempo è buono, ma una volta fatto questo, assicuriamoci che il sentiero sia aperto prima di partire.

Carmen: Io in effetti stavo lì lì per rinunciare considerate le incertezze, poi per fortuna mi avete indotta – anzi direi che mi avete convinta – a cambiare idea.

Julien: tra l’altro, camminare nella natura genera sempre buon umore e ci fa dimenticare le fisime quotidiane.

Karin: Dopo tutta questa organizzazione, quanto vi devo per il pranzo al rifugio? Non mi direte che è gratis?

Sofie: Gratis? Eh, gratis c’è solo l’aria che si respira, ma tranquillo, perché c’è chi ha pensato ai panini. Non è che siamo votati al sacrificio, lo so, ma con questi chiari di luna, meglio risparmiare.

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A modo

A modo

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episodio 1268

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Ben trovati, amici di Italiano Semplicemente.

Oggi parliamo di una locuzione molto comune, breve ma ricca di significati: a modo.

Due parole soltanto, ma usate in tanti contesti diversi.

Cominciamo dal significato più interessante.

Se diciamo che una persona è a modo, intendiamo che è educata, corretta, rispettosa e sa comportarsi con garbo.

Es:

Ho conosciuto il tuo vicino. Mi è sembrata proprio una persona a modo.

Essere a modo non significa necessariamente che sia simpatica o allegra. Può essere anche molto riservata. Vuol dire semplicemente che ha dei modi gentili e appropriati. Si sta parlando del comportamento, del modo di essere, privi di eccessi e diciamo “giusta”. Prevalentemente ci si riferisce soprattutto all’educazione di questa persona.

Un ragazzo a modo.
Una signora a modo.
Una famiglia a modo.

Sono tutti esempi molto comuni.

Da qui nasce anche l’espressione fare le cose a modo.

E qui il significato cambia.

Quando diciamo a qualcuno:

Fai questa cosa a modo!

gli stiamo dicendo di farla bene, come si deve, di non fare sciocchezze, di non fare errori.

Naturalmente esiste anche comportarsi a modo.

Durante la cerimonia tutti si sono comportati a modo.

Il senso è quello di comportarsi come si deve, in modo gentile e educato.

Ma torniamo a fare qualcosa a modo.

Possiamo dire che qualcosa è fatto a modo, quando è fatto bene, con cura, come si deve.

Se bisogna fare una cosa, tanto vale farla bene.

Occorre farla a modo.

È un’espressione che richiama la cura, l’attenzione e il desiderio di ottenere un buon risultato.

Questo lavoro è stato fatto a modo.

Significa che non è stato svolto in fretta o superficialmente.

Lo stesso vale per una spiegazione.

Finalmente qualcuno me l’ha spiegato a modo.

Ovvero in maniera chiara, completa e soddisfacente.

Pensate anche alla cucina.

Qui la carbonara la fanno a modo.

Cioè la preparano come si deve, rispettando la ricetta e con attenzione.

In molte regioni italiane questa espressione è usatissima.

Talvolta quindi a modo assume anche il significato di per bene, come si deve, adeguatamente.

Vestiti a modo.

Vuol dire: vestiti in maniera appropriata alla situazione.

Oppure:

Prima di uscire sistemati a modo.

Insomma, mettiti in ordine.

Si può anche non essere a modo.

Può riferirsi a una persona maleducata:

Quel cameriere non è stato per niente a modo.

Oppure a un comportamento poco corretto.

Per concludere, possiamo riassumere i principali significati di a modo:

– una persona a modo è educata, rispettosa e corretta;

– fare le cose a modo significa farle bene e con cura;

– spiegare a modo, vestirsi a modo, sistemarsi a modo significano fare qualcosa come si deve, nel modo appropriato.

Come vedete, il significato preciso dipende dal contesto, ma c’è un filo conduttore: l’idea della correttezza, della cura, dell’adeguatezza.

C’è poi un altro uso molto frequente di a modo, in cui non significa più “come si deve”, ma secondo un certo modo di fare, secondo lo stile o la volontà di qualcuno.

Ad esempio:

Voglio fare le cose a modo mio.

Lo abbiamo già visto questo uso, nell’episodio intitolato “a suo modo”. Date un’occhiata se non ricordate. Lì più che altro era importante capire la differenza tra a modo suo e a suo modo.

Quindi se dico “fare le cose a modo nostro”, ad esempio , non stiamo dicendo che vogliamo farle bene o male. Significa semplicemente che vogliamo farle a modo nostro, cioè seguendo le nostre idee, il nostro metodo.

Possiamo dire anche:

Ognuno cucina a modo suo.

Lei si veste a modo suo.

Ha risolto il problema a modo suo.

Fai sempre a modo tuo!

Questa espressione può essere neutra, ma talvolta suggerisce che qualcuno si comporti in maniera un po’ originale, insolita o poco convenzionale, come nell’ultimo esempio.

Infine, attenzione a non confondere a modo con in modo.

Basta cambiare la preposizione e cambia completamente il significato.

Quando diciamo:

Devi fare in modo che tutto sia pronto per domani.

l’espressione “fare in modo che” significa adoperarsi per fare il necessario perché qualcosa accada.

In questo caso modo non indica più il comportamento o la maniera di fare qualcosa, ma entra a far parte di una locuzione completamente diversa.

Una sola preposizione può cambiare completamente il significato. È uno dei tanti dettagli che rendono l’italiano così ricco e interessante.

Allora, mi raccomando: continuate a studiare l’italiano… ma fatelo a modo!

Adesso ci lascio al ripasso del giorno, in cui i membri dell’associazione Italiano Semplicemente parleranno del rapporto tra genitori e figli.

Anne Marie: Ragazzi, come la metiamo con questi genitori? Appena torno tardi, mio padre se ne esce con la solita pappardella!

Carmen: anche il mio. L’ultima cazziata risale a ieri. Lì per lì stavo lì lì per rispondergli male, ma poi mi sono detto/a: lasciamo perdere, sennò i cazziatoni fioccano!

Karin: mia madre, invece, mi chiama ogni dieci minuti per sincerarsi che sia ancora vivo/a!

Edita: Ah ah! Mia madre sostiene che lo fa per scrupolo. Io ormai prendo atto che è fatta così.

Christophe: E ciò non toglie che le vogliamo bene. Però, quando iniziano con le prediche, non c’è santo che tenga!

Julien: È proprio così! In linea di massima, con i genitori va portata pazienza… e non ci piove che anche noi un giorno faremo le stesse cose con i nostri figli!

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