826 Propendere

Propendere

Trascrizione

Parliamo di scelte e decisioni.

Parliamo anche di opinioni.

Quando quando dobbiamo prendere una decisione, spesso usiamo il verbo propendere.

Cosa? Non l’avete mai usato?

Fino ad oggi no, capisco, ma lo farete in futuro!

Se usiamo questo verbo non esprimiamo un’opinione netta, decisa, ma è come se avessimo fatto una valutazione, una riflessione, e alla fine decidiamo qual è il nostro pensiero su una questione.

Più precisamente, vogliamo dire che siamo favorevoli a una soluzione o una decisione.

Che facciamo, proviamo a uscire anche se forse potrebbe piovere? Rischiamo?

Io propendo per il si, e voi?

Io propendo per aspettare un po’ e vediamo come si mette il tempo!

Propendere per il si o per il no si usa spessissimo.

In generale usiamo la preposizione per seguita da un verbo all’infinito:

Io propendo per provare, per aspettare eccetera.

Non è detto ci sia un verbo però.

Es:

Che facciamo, la guerra oppure trattiamo?

Io propendo per un compromesso.

Io propendo per trattare

Io propendo per la guerra

Usare questo verbo dunque è un modo per esprimere un’opinione pensata, su cui si è riflettuto e sulla quale si sono fatto le dovute riflessioni.

Ha senso usarlo quando c’è una alternativa.

Non posso dire ad esempio:

Oggi propendo per leggere un libro.

Questa è solamente una decisione.

Invece ha senso dire:

Ho un bel libro da leggere, oppure potrei fare una passeggiata col mio amico Marcelo.

Io propendo per la passeggiata!

Dunque, si usa nei casi in cui vi sia dubbio o necessità di scelta.

Non si usa sempre la preposizione per:

Giovanni ha detto che nelle sue spiegazioni non parla mai di grammatica:

Io propenderei a credergli, e voi?

Come facciamo a scegliere la preposizione da usare?

Si usa la preposizione “a” quando il senso è più vicino a essere incline, essere disposto. L’alternativa è meno marcata, meno netta, non esattamente definita. Sto dicendo che sono disposto a fare qualcosa.

Es: se c’è un problema e credo che si sistemerà. Posso dire:

Propendo a credere che tutto si sistemerà.

È simile a “penso che“. In questi casi si usa anche “essere propenso”:

Sono propenso a credere che si troverà una soluzione.

Con questa forma “sono propenso” (propensa al femminile) si usa sempre “a” seguita dal verbo all’infinito.

Vedete che c’è un pensiero, spesso una speranza, ma anche una riflessione.

Pensiamo un attimo alla radice del verbo propendere:

Propendere è simile a “pendere“, quindi possiamo considerare, com immagine un piano inclinato. E se mettiamo una pallina su un piano inclinato la pallina va in una direzione precisa: va in discesa. Fate conto che quella pallina è il vostro pensiero: va in una certa direzione. Tende ad andare in quella direzione.

Si usa anche una forma più formale: essere incline a, molto simile a essere propenso a:

Sono incline a credere che la crisi non terminerà a breve.

L’inclinazione è però un concetto più complesso. Lo vediamo nel prossimo episodio di due minuti con Italiano Semplicemente. Con l’occasione parleremo anche della cosiddetta propensione.

Concludo dicendo che per esprimere lo stesso concetto del verbo propendere si può anche semplicemente usare la forma condizionale:

Mare o montagna quest’anno?

Propendo per la montagna

Oppure:

Io andrei in montagna

Io sceglierei la montagna.

Quindi io propendo per fare diventa io farei. Io sono propenso a mangiare puo diventare io mangiarei eccetera.

Adesso il ripasso del giorno.

Ricordatevi che la caratteristica degli episodi di questa rubrica, la caratteristica che contraddistingue questa rubrica dalle altre è proprio la presenza dei ripassi, che servono a rispolverare ciò che abbiamo già spiegato e questo lo facciamo per non dimenticare.

Un metodo unico che non trovate in nessun altro sito.

Dimenticavo che dopo il ripasso i membri possono fare anche un l’esercizio che consiste nel rispondere a 10 domande.

Marcelo: dopo due mesi e passa che giro in Italia, devo ammettere che mi manca un po’ la mia casa. Tra l’altro ho lasciato svariate cosette in sospeso.

Mariana: Ciao marcelo, già scalpiti per il ritorno a casa? Di questo giro per il bel paese non ne puoi piú? Mi vedo costretto a dirti che stai provando il rovescio della medaglia.

Irina: Arriva sempre il momento in cui il corpo inizia a pagare lo scotto, e non te la senti di fare altro.
In pratica te ne freghi di tutto il resto e al coltempo ti verranno in mente in sacco di posti che non hai visitato ma ormai la frittata è fatta e ti sei reso conto che è arrivato il momento del rientro!

Ulrike: Voglio farti una domanda: è plausibile un altro viaggio simile a questo in futuro?

Per i membri: gli esercizi sono salvati nella cartella di Google drive

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43 – PIN e tasto verde

PIN e tasto verde

(scarica audio)

Trascrizione

Lezione numero 43 di Italiano Commerciale.

Se non avete mai acquistato nulla in Italia, non conoscete questa frase: “PIN e tasto verde”.

È la frase che pronuncia ogni volta il cassiere o la cassiera di ogni supermercato italiano ogni volta che si paga con il bancomat o la carta di credito.

Il PIN, lo sapete tutti, è il numero che viene digitato sulla tastiera ed è il vostro numero segreto, che solo voi dovete conoscere. Dopo aver scritto il PIN vi viene però richiesto di premere anche il tasto verde che si trova in basso a destra sul tastierino del POS.

PIN e tasto verde” è quasi una parola d’ordine alla cassa.

Chissà quante volte viene pronunciata ogni giorno.

Ad ogni modo il tasto è ciascuna delle piccole leve, di plastica, che formano la tastiera, che sia quella del pc, del pos, o del cellulare o anche del pianoforte e altri strumenti musicali, che servono ad azionare un meccanismo.

Il POS invece è il terminale di pagamento, un POS (letteralmente, “punto di vendita” che in inglese sta per “Point of Sale”) è un dispositivo elettronico e informatico e il suo ruolo consiste nel permettere di effettuare pagamenti elettronici mediante l’utilizzo di carte di credito o bancomat.

Il tasto verde invece serve per dare l’ok, quindi, una volta inserito il PIN, serve a inviare il pagamento. Riguardo al verbo da usare, il tasto verde va premuto (verbo premere) così come vanno premuti i numeri che compongono il PIN. Premere significa esercitare una pressione, in questo caso con il dito.

Significa sottoporre a pressione, si può dire anche “schiacciare“, un verbo che si usa a volte in luogo di premere, sebbene schiacciare abbia altri significati, anche abbastanza negativi, tipo schiacciare il nemico.

Premere è simile anche a spingere, ma non si usa spingere per i tasti.

Naturalmente quando si dà una carta per pagare, questa carta può essere solamente un bancomat, solamente una carta di credito oppure entrambi, come nel mio caso. La mia tessera è sia bancomat che carta di euro credito e alla cassa mi viene sempre chiesto di scegliere come effettuare il pagamento. La cassiera dice:

Carta o bancomat?

Io scelgo quale circuito utilizzare, dopodiché digitare pin e tasto verde per dare l’ok.

Ho usato la parola circuito, un termine che generalmente ha a che fare con l’elettricità (il circuito elettrico, il cortocircuito ecc. perché ci si riferisce alla circolazione della corrente elettrica), ma è proprio questo termine che si usa quando occorre distinguere tra bancomat e carta si credito.

Si chiamano “circuiti di pagamento“, utilizzati sia per il servizio di prelievo di denaro contante da sportelli automatici sia per il pagamento di beni e servizi presso i terminali POS, appunto.

Non è sbagliato chiamarli circuiti, infatti quando si sceglie di prelevare denaro o di pagare, scegliendo il circuito di pagamento, si prendono due strade diverse, attivate da segnali elettrici.

Non ricordate Il PIN? Non vi resta che pagare in contanti, cioè usando monete e banconote.

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La lezioni di italiano commerciale sono normalmente dedicate ai soli membri dell’associazione.

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825 Come

Trascrizione

In questo episodio non vedremo i vari utilizzi di “come” che è un avverbio, una congiunzione e una preposizione a seconda del caso.

Potremmo distinguere infatti una decina o forse più di utilizzi diversi, ma resterete stupiti soprattutto di uno di questi usi, in cui “come” si utilizza con lo stesso significato di “appena” o anche “non appena“:

Come arrivo a casa ti chiamo

Questo uso normalmente non si trova nei dizionari perché è colloquiale. Si usa, come vedete, il presente indicativo e non il futuro.

Come arrivo a casa ti chiamo* quindi significa” appena arriverò a casa ti chiamerò”, oppure “non appena arriverò a casa ti chiamerò”

Aggiungere “non” è facoltativo come abbiamo visto nell’episodio dedicato a “appena“.

Vediamo altri esempi:

Scusi, mi sa dire la strada per arrivare ai musei vaticani?

Certo, vede quel semaforo? Come lo supera, giri subito a destra.

Quindi: non appena superato il semaforo bisogna voltare a destra.

Subito dopo” è un’altra possibile alternativa:

Subito dopo aver superato il semaforo occorre girare a destra.

Naturalmente, come abbiamo visto nel sopracitato episodio dedicato ad appena, ci sono altri usi di “appena” e dunque in questo episodio ci si riferisce solamente a quello equivalente a “subito dopo”, con o senza il non pleonastico.

Questo speciale uso di come è simile anche a “quando” e anche “ogni volta che“:

Come l’ho incontrato, gli ho detto cosa pensavo di lui!

Come vado al supermercato, compro tutto ciò di cui c’è bisogno

Mi raccomando, come arrivi in ufficio vieni da me!

Vi ho detto che l’utilizzo è colloquiale, ma pensate che anche Dante e Leopardi hanno usato “come” in questo modo. Oggi però, soprattutto allo scritto, si preferisce usare “appena”, “non appena”, “subito dopo“, “immediatamente dopo“, “subito dopo” e “quando”. 

Adesso basta con la spiegazione. Anzi no, facciamo altri due esempi e poi come li finisco facciamo il ripasso del giorno. Poi per gli associati faccio qualche domanda a seguire dell’epiosodio, per vedere se avete assimilato correttamente il concetto. Per gli altri, sappiate che basta iscriversi all’associazione e anche voi potrete mettervi alla prova.

Facciamo una cosa, ripassiamo e nello stesso tempo facciamo altri esempi di questo curioso uso di “come“.

Moglie: Ma quando arrivi a casa? Solo le venti e passa! Vedi di arrivare altrimenti…

Marito: come esco dall’ufficio ti chiamo! Stai tranquilla! Ma tanto lo so che come arrivo mi farai un cazziatone e forse mi darai anche il solito Aut Aut!

Moglie (2): non fai che lamentarti per come ti tratto! Mi dai sui nervi! Ti metto a posto io come arrivi!

Nonna: se volete faccio da tramite! Ma non voglio essere indiscreto!

Cugina: non credo abbiano bisogno di comunicare per interposta persona. Poi così facendo potrebbe infierire anche su di te!

Figlia: siamo alle solite! Ogni volta che papà fa tardi sono guai. Meglio che nessuno si metta in mezzo!

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