I verbi professionali: liquidare

Audio

  • Acquista il corso di ITALIANO PROFESSIONALE completo
  • Acquista i “VERBI PROFESSIONALI” per avere MP3 e PDF

Trascrizione

Benvenuti nella sezione verbi professionali.

Chi vi parla è Giovanni, il creatore di italianosemplicemente.com e del corso di Italiano Professionale.  Questa è la quinta lezione sui verbi. Abbiamo visto il verbo valutare, eseguire, disporre e predisporre. Tutti i podcast sono disponibili con la trascrizione in pdf per chi ha acquistato il corso di italiano professionale.

Oggi quindi vediamo il verbo liquidare.

liquidare_gatto_grigio

Liquidare è un verbo professionale? Proprio così, perché si usa moltissimo nel commercio e negli affari, ma attenzione perché il verbo è uno di quei verbi abbastanza rischiosi da usare perché ha più significati diversi.

Per chi non conosce e non sa usare questo verbo probabilmente noterà che liquidare viene da liquido. Potrebbe sembrare che liquidare significhi rendere liquido, cioè far diventare qualcosa liquido, così come solidificare significa rendere solido. Invece solamente nell’industria si usa in questo modo.  Liquidare non significa questo però nel linguaggio comune e nel mondo economico.

—–

Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio  è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o chi ha acquistato solamente la sezione “verbi professionali”. 

——

prenota-il-corso

SEI INTERESSATO SOLAMENTE AI VERBI PROFESSIONALI?

Puoi inserirlo nella tua richiesta

Essere al corrente

Audio

Trascrizione

Buonasera a tutti amici di italiano semplicemente. Oggi spieghiamo una espressione molto semplice: la frase è “essere al corrente“.

Si tratta di una frase che coloro che hanno un livello intermedio dovrebbero riuscire  facilmente a capire, almeno questo è quello che credo, di conseguenza parlerò un po’ più lentamente ed utilizzando frasi semplici perché vorrei dedicare questo podcast a coloro che hanno un livello più basso di conoscenza della lingua italiana.

Allora: “essere al corrente”. Spieghiamo prima le singole parole, le parole singolarmente, una ad una: in tutto, in totale sono tre parole. La frase è composta da tre parole: “essere”  è la prima parola, “al” è la seconda parola e “corrente” è la terza parola. Essere è un verbo: il primo verbo che si studia.  Io sono, tu sei, egli è, noi siamo, voi siete,  essi sono. Questa è la coniugazione dell’indicativo presente del verbo essere.

La seconda parola è “al” che è una preposizione articolata maschile, che significa a+il dove appunto il è l’articolo.  Ad esempio nella frase “io vado al mare”, la parola mare con l’articolo diventa “il mare”, ma non posso dire “Io vado a il mare” invece devo dire “io vado al mare”, devi usare quindi una preposizione articolata.

La terza parola è corrente, e cosa significa corrente?

Corrente ha più diversi significati, c’è la corrente elettrica,  c’è la corrente letteraria, la corrente marina, poi c’è anche la parola corrente che  significa “di oggi”, “in corso”, “in vigore”, “attuale” ad esempio il mese corrente o corrente mese significa questo mese, il mese in cui ci troviamo. Attenzione però perché ogni volta che c’è “al” davanti la frase ha un solo significato. “Al corrente ” significa, informato. Informare,  aggiornare, cioè sapere qualcosa. Poi quando c’è “al corrente” prima solitamente c’è  il verbo essere: essere al corrente ma anche tutte le sue diverse coniugazioni. “Io sono al corrente” ad esempio vuol dire io so, io sono informato, sono aggiornato, sono a conoscenza.

Analogamente “tu sei al corrente”, “lui è al corrente “, noi siamo al corrente”, voi siete al corrente” ed “essi sono al corrente”.

Posso però usare anche un altro tempo.  Se ad esempio uso il passato remoto dico “io fui al corrente” cioè “io sapevo”, “io ero a conoscenza”, “io ero informato”, anzi “io fui informato”.

Bene quindi essere al corrente significa essere informati,  ma quando e come si può usare questa frase?  Vediamo qualche esempio:

Se un amico mi chiede ad esempio: –  sai Giovanni che sono appena stato in Italia?

In alternativa poteva chiedermi:

– Giovanni, sei al corrente del fatto che sono appena stato in Italia?

Quindi la parola “sai” la sostituisco con “sei al corrente del fatto”.

Io allora posso rispondere: si lo so. So che sei stato in Italia.

Oppure posso rispondere:

– Sì sono al corrente del fatto che sei stato in Italia.

Oppure più brevemente:

– si, ne sono al corrente.

Se dite “ne sono al corrente”  non c’è bisogno che aggiungiate altro.

Oppure ancora potete rispondere :

– Sì sono al corrente di questo.

Vedete quindi che se volete rispondere brevemente usate “ne”:” ne sono al corrente”. Senza aggiungere altre parole.

Ma quando si usa?  Lo posso usare sempre? Risposta: lo potete usare sempre senza alcun problema. Lo usano tutti in Italia. È sicuramente più utilizzata dalle persone più istruite, ma in generale è utilizzato un po’ fa tutti, giovani ed anziani, poveri e ricchi. Anche allo scritto potete usarlo, anzi forse allo scritto è ancora più elegante e professionale. Se lavorate in Italia utilizzate questa frase nelle vostre relazioni commerciali, è  più bello all’ascolto e sicuramente denota una conoscenza della lingua più profonda.

Vediamo qualche frase di esempio è provate a ripetere dopo di me. In questo modo potete ricordare meglio e fare un po’ di pratica. Sappiate che è più utilizzato nella forma negativa. Allora io dico la frase usando un altro verbo (userò il verbo sapere oppure essere a conoscenza)  e voi userete invece la forma “essere al corrente”, poi io dirò la risposta dopo di voi.

Ad esempio se io dico: “sì, lo so”, voi rispondete “sì, ne sono a conoscenza”. Pronti? Via!

– Sì, sono informato

– risposta: Sì, ne sono al corrente

– sono informato di quanto è accaduto.

– risposta: sono al corrente di quanto è accaduto,

– non sono informato di quanto è accaduto,

– risposta: non sono al corrente di quanto è  accaduto

– sei a conoscenza di questo?

– risposta: sei al corrente di questo?

– non sei a conoscenza di questo?

– risposta: non sei al corrente di questo?

– lui ne è a conoscenza?

– risposta: lui ne è al corrente?

– non siamo informati su questo.

– risposta: non siamo al corrente di questo

– ne siete a conoscenza?

– risposta:  ne siete al corrente?

– loro non lo sanno

– risposta: loro non ne sono al corrente.

Bene amici ora conoscete anche questa espressione, ripetete l’ascolto per memorizzare meglio.

Prima di lasciarvi,  non so ne siete al corrente vi ricordo che ci sono tante espressioni italiane che potete imparare, basta cliccare in alto sul sito dove c’è scrittolivello intermedio” oppure sulla trascrizione di questo episodio, dove inserirò un collegamento a questa pagina. Un saluto a tutti, specie agli amici di Facebook ed a tutti gli argentini, che oggi sono la comunità più numerosa ad aver visitato italianosemplicemente.com

Ciao

I verbi professionali: eseguire 

Audio

scarica mp3

Trascrizione

immagine_eseguire

Benvenuti nel corso di italiano professionale,  sezione dedicata ai verbi.

Oggi vediamo il verbo Eseguire. Nel corso dell’ultima spiegazione (quella in cui abbiamo spiegato il verbo predisporre) vi avevo anticipato che si tratta di un verbo importantissimo nel lavoro. Probabilmente infatti si tratta di un verbo esclusivamente utilizzato al lavoro, in qualsiasi attività lavorativa, e a volte in ambito scolastico.

Cosa significa eseguire? Quanti significati diversi ha? Quando si può usare?

Una cosa per volta.  Vediamo innanzitutto il significato di eseguire.

Se controllate il dizionario non troverete la cosa più importante,  cioè che eseguire sia sostituibile  con “fare”, o meglio ancora con “mettere in atto“. Eseguire quindi, ed è quello che avviene normalmente, viene spesso sostituito con “fare“.

Fare però è molto generico come verbo.

—–

La trascrizione integrale di questo episodio (file PDF) è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o chi ha acquistato solamente la sezione “verbi professionali”. 

——

prenota-il-corso

SEI INTERESSATO SOLAMENTE AI VERBI PROFESSIONALI? Scrivici ad italianosemplicemente@gmail.com

 

Le espressioni sulle figuracce

Audio

E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.

US  – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN

Trascrizione

Mohamed: Ciao Giovanni, come stai? In classe i miei studenti mi chiedono le frasi idiomatiche che si usano in caso di figuracce. Se puoi aiutarmi a fare questa cosa sarebbe una cosa molto bella. Grazie in anticipo. ciao

Bene, ciao a  tutti e grazie a Mohamed a cui voglio rispondere col podcast di oggi. Mohamed è un professore di italiano ad Alessandria d’Egitto e fa parte della redazione di Italiano Semplicemente infatti mi aiuta spesso a realizzare dei bei podcast come questo. Per rendere il podcast più interessante ci aiuterà stavolta anche Jessica, una ragazza brasiliana, ed Ulrike, una ragazza tedesca.

figuraccia_immagine

L’argomento del giorno sono quindi le figuracce. Cos’è una figuraccia? La figuraccia è una impressione negativa suscitata in qualcuno col proprio comportamento.

Se non avete capito ve la spiego meglio: quando fate qualcosa di sbagliato, qualcosa che invece avreste dovuto fare bene, meglio o che altre persone si aspettavano che voi faceste bene, queste  altre persone potrebbero avere dei pensieri negativi su di voi, potrebbero pensar male di voi,  e voi quindi avete fatto una figuraccia.

Una figuraccia è la conseguenza di un comportamento, di un vostro comportamento, in conseguenza del quale qualche altra persona ha una impressione negativa su di voi. In questi casi si dice che chi ha avuto questo comportamento fa una figuraccia. Fare è il verbo che si usa con la parola figuraccia: “fare una figuraccia“.

Io ad esempio posso fare una figuraccia col mio professore di italiano se vengo bocciato all’esame. Magari non riesco a rispondere a delle domande facili e il mio professore di italiano si aspettava invece una persona preparata,  che aveva studiato, ed invece no, il professore mi boccia, cioè mi dice che l’esame è andato male, mi boccia perché crede che io non sia affatto preparato: posso dire di aver fatto una figuraccia col mio professore e la cosa può darmi fastidio oppure no; in entrambi i casi il professore di italiano non avrà un bel ricordo di me dopo questo esame,  dopo questa figuraccia che ho fatto.

La parola figuraccia finisce con il suffisso “ACCIA” è questo è ciò che normalmente viene fatto nella lingua italiana quando si qualifica negativamente una qualsiasi cosa. Quindi una cosa brutta diventa una “cosaccia” , una brutta bicicletta diventa una biciclettaccia. Eccetera.

In questo caso è una figura ad essere accia, cioè ad essere brutta: una figuraccia è appunto una brutta figura. La figura rappresenta in questo caso come appariamo agli occhi degli altri, cioè l’impressione che facciamo. Si può fare una bella figura, o anche un “figurone“, termine spesso usato ma solo all’orale, cioè una bella figura, una bella impressione.  Si usa dire anche “fare una porca figura”  in certi casi. All’opposto si può fare una brutta figura, cioè una figuraccia, appunto, ed anche figuraccia è un termine colloquiale, che non si usa nello scritto.

Ci sono in realtà molti modi per chiamare una brutta impressione che facciamo agli occhi di altre persone. Dipende un po’ dal tipo di brutta figura e dalle persone con cui parliamo: ci sono quindi modi formali ed informali, perché come sapete la lingua italiana ci dà molte diverse possibilità.

Nella forma scritta ad esempio le modalità più diffuse sono “fare una pessima figura” e “fare una pessima impressione”. Pessima equivale a brutta o cattiva, ma è un termine equivalente a negativa o negativo se dico pessimo al maschile. Infatti brutto e brutta sono più relative a cose tangibili, che si toccano, come oggetti e persone, cattivo invece  è più usato come carattetistica umana (cattivo è il contrario di buono).  Per cose intangible cioè che non si toccano, come la figura, come una impressione possiamo usare quindi pessima figura, cioè una impressione negativa.

Fino a qui niente di particolarmente difficile quindi.

Ascoltiamo un esempio di brutta figura,  di figuraccia che ha fatto Ulrike.

Ulrike: io ho chiesto ad una cliente se fosse in cinta ed ho fatto gli auguri, ma non era così. Lei era solo ingrassata,  causa una separazione da suo marito. 

Divertente come figuraccia, quella di Ulrike, avete ascoltato, Ulrike ha visto una sua cliente e le ha fatto gli auguri perché credeva fosse in cinta, credeva aspettasse un bambino, questo sembrava agli occhi di Ulrike ed invece no, invece la cliente di Ulrike era solamente ingrassata, aveva messo su qualche chilo per motivi personali.  Ma fortunatamente pet Ulrike la donna è rimasta sua cliente e l’ha perdonata.

Allora: adesso vi spiego bene la differenza tra pessima impressione e brutta figura: si può fare una pessima impressione, ad esempio, ad un esame universitario, o ad un qualsiasi esame del mondo se l’esame va male ovviamente, ed  è sicuramente la forma più utilizzata in ambito accademico e nei colloqui di lavoro anche. La parola figura e la frase fare una brutta figura o figuraccia sono invece più usate nelle relazioni umane, non accademiche e istituzionali dunque, ma tra amici e familiari  o anche al lavoro con i colleghi. Invece pessima è più formale diciamo. Quindi  se ad un colloquio di lavoro non ci si presenta, oppure se si arriva in ritardo ad una riunione si fa una pessima figura.

In questi casi potete scusarvi, ad esempio potete fare come Jessica:

“ti chiedo mille scuse, io ero…  avevo una visita di una mia amica”. 

Ecco sicuramente Jessica ha fatto una pessima figura,  e con questo tipo di scusa ha persino peggiorato la situazione ha reso la situazione persino peggiore.

Invece la parola “impressione” si usa di più quindi quando c’è una valutazione da dare, e quindi come detto prima in caso vada male un esame o un colloquio di lavoro.

Ma non finisce qui. La parola “gaffe” è conosciuta credo da tutti, ma una gaffe è una azione o una espressione inopportuna, cioè un atto commesso o una parola pronunciata che rivelino una inesperienza ad esempio, o goffaggine.

Se ad esempio un ragazzo esce con la sua fidanzata e la chiama per sbaglio con un altro nome, allora quella che avete fatto è una gaffe, almeno è questa la parola, il termine più usato in questi casi. La parola gaffe deriva dal francese e significa quindi commettere un’indelicatezza, dire o fare una cosa indelicata. Di usa molto in Italia, soprattutto in ambito televisivo: ci sono personaggi televisivi divenuti famosi per le gaffe che hanno fatto: Mike Bongiorno ad esempio, il famoso presentatore televisivo morto qualche anno fa, ne ha fatte più di una in TV. Lui presentava un programma famosissimo in cui Mike bongiorno faceva alcune domande ai partecipanti che erano preparati ognuno du un singolo argomento (il titolo della trasmissione era “Lascia o raddoppia”) e una volta c’era una signora, la signora Longari, (Longari era il cognome della signora) e la domanda era sugli uccelli: era una domanda che riguardava un uccello.

Ebbene la signora Longari sbaglia la domanda e Mike bongiorno commenta l’errore dicendo:

Ahi ahi ahi, signora Longari: mi è caduta sull’uccello“.

Questa è sicuramente la gaffe, la figuraccia più famosa di Mike Bongiorno.

La gaffe consiste nel fatto che  la signora Longari ha sbagliato una domanda, cioè è caduta su una domanda – si dice anche così quando si sbaglia: “cadere su” ed in modo colloquiale, parlando direttamente si dice anche “mi è caduta”, rivolgendosi direttamente alla persona che sbaglia; quindi Mike dice “Ahi ahi ahi, signora Longari: mi è caduta sull’uccello”, cioè ha sbagliato la domanda sull’uccello!

Sembra un commento normale, ma purtroppo per lei, suo malgrado, l’uccello è anche un modo di chiamare l’organo sessuale maschile. Dunque Mike Bongiorno dice una cosa che ha anche un secondo significato, una frase con un doppio senso quindi.

Un’altra famosa gaffe è di un’altra presentatrice italiana che dice in diretta TV “voglio salutare l’Istituto dei ciechi di Milano, so che mi stanno guardando“. Anche questa è una gaffe, infatti i ciechi sono coloro che non hanno il dono della vista, quindi non vedono, quindi evidentemente anche questa è una gaffe, una figuraccia. La parola italiana più simile a gaffe è papera,  quindi fare una papera è come fare una gaffe. Papera, o papero è il nome di un uccello che normalmente si trova nei parchi e nei laghi. Il Papero (il nome dell’ucello è al maschile) è una giovane oca non ancora in fase riproduttiva, quindi il papero è un’oca giovane. Chissà perché “la papera” invece, inteso come figuraccia, si pronuncia al femminile: forse per via del fatto che indica una brutta figura, che è appunto una parola femminile. Comunque le papere, o i paperi, camminano in modo buffo, lo averet sicuramente notato: e la goffaggine del modo di camminare è all’origine dell’utilizzo di questa parola per indicare una brutta figura.

Un altro modo di dire simile, anzi si tratta di una sola parola, è “svarione” ed anche svarione si usa col verbo fare: fare uno svarione. Ma svarione è più semplicemente un grosso errore, un errore inaspettato, più che una figuraccia. Comunque non è una parola molto usata; a parte nel calcio, dove si parla spesso di svarione difensivo, di uno svarione, cioè di un grosso errore, commesso da un difensore se causa un gol degli avversari. Allo stesso modo posso usare la parola “sproposito“, ma sproposito si usa col verbo dire: dire uno sproposito: “ha detto uno sproposito”, vuol dire “ha detto una sciocchezza, una grossa sciocchezza”. e quando si dice uno sproposito si fa sicuramente una figuraccia.

La parola sproposito si usa anche in altra circostanze però, tutte hanno a che fare con le figuracce: ad esempio “parlare a sproposito“. In questa frase significa parlare inutilmente e in modo controproducente. Quando qualcuno parla a sproposito dice cose fuori luogo, cose inopportune, fa ad esempio delle affermazioni imbarazzanti, e quando qualcuno parla a sproposito sarebbe meglio stesse zitto, perché più parla, peggio è. Attenzione perché  sproposito è usato anche come sinonimo di “molto”. Ad esempio se acquistate qualcosa e lo pagate una cifra alta, molto soldi, potete dire che avete pagato “uno sproposito”, ed in questo caso significa appunto molto.

Un modo molto elegante per dire figuraccia è “fare una figura barbina“, ma attenzione perché chi fa una figura barbina è una persona che fa una figuraccia per un motivo preciso: un motivo legato ai soldi o per un grave motivo morale: la persona che fa una misura barbina è solitamente una persona gretta, meschina, avara, cioè attaccata ai soldi: se ad esempio un uomo invita a cena una donna per la prima volta, al loro primo appuntamento, se l’uomo non paga la cena ma la fa pagare alla donna,  allora l’uomo fa una misura barbina. Barbina si scrive come barba, ed infatti deriva proprio dalla parola barba ma sinceramente non c’entra nulla con la barba. Una figura barbina si potrebbe tradurre con “una figura misera” ed infatti spesso si dice anche così. Misera viene da miseria, cioè la mancanza di qualcosa. Questo qualcosa che manca, in questo caso è una qualità importante. Quando la modalità è interessata quindi usate barbina, ma se è molto grave potete anche usare “figura meschina“, che sono equivalenti ma barbina è meno grave, e potete usarlo anche ironicamente, per ridere, volendo anche su voi stessi.  La figura meschina invece è grave, più seria come espressione perché la persona meschina è una persona spiritualmente limitata, ed anche intellettualmente limitata, che non ha principi morali, una persona meschina vi fa pena, è moralmente povera e non vale la pena di frequentarla.

Vediamo adesso altri due modi abbastanza eleganti che vi consiglio di usare: le parole sono “lapsus” e “magra“. Con la parola lapsus si indica un errore di distrazione, uno sbaglio, come la parola gaffe, ma con lapsus si usa il verbo avere: “ho avuto un lapsus“. Quando qualcuno ha un lapsus fa un l’errore ed in particolare l’errore può consistere in una sostituzione di una parola con un’altra, mentre scrive o mentre parla, o anche la dimenticanza di un nome.

In particolare c’è il Lapsus freudiano, che viene da Freud, il famoso psicologo tedesco dovuto a motivi inconsci. Se ad esempio una signora anziana, una nonna chiama il proprio nipote col nome del proprio figlio,  esprimerà inconsciamente il desiderio di essere ancora giovane. Anche con i lapsus quindi possiamo fare delle brutte figure. Nell’esempio che ho fatto prima, di chiamare la fidanzata con il nome di un’altra ragazza, posso quindi parlare di lapsus, di laspus froidiano in particolare, perché il motivo della figuraccia è legato all’inconscio, alla mente umana.

Oltre a lapsus, dicevamo prima, esiste la parola “magra“.

Sapete tutti che magra e grassa, sono due aggettivi che indicano una corporatura opposta: una persona magra è una persona che è il contrario di una persona grassa: il magro ha un fisico asciutto, non mangia molto e il grasso invece è più pesante ed è in sovrappeso, cioè ha un peso maggiore della norma. Il magro è il contrario.

Ebbene, le parole grasso o grassa e magro o magra si associano spesso ai rapporti sociali. La magrezza, come la miseria nell’espressione “una figura misera” sta ad indicare la mancanza di qualcosa, e quindi si usa la mancanza peso, di grasso, o un peso insufficiente, ad immagine, diciamo come immagine figurata. Quindi una “magra figura” è una figuraccia, una brutta figura che si fa con qualcuno, e sicuramente è un’immagine molto negativa, ma non ha una connotazione negativa come “figura barbina”, che è più collegata alla moralità. Una magra figura invece è più usata quando l’effetto che si fa è ironico. Se la figuraccia genera delle risate da parte di altre persone e viene voglia di nascondersi dalla vergogna, possiamo dire che si tratta di una magra figura, o semplicemente di una magra. Magra quindi può essere sia sostantivo che aggettivo.

Notate che se una persona fa una magra figura, qualcuno potrebbe farsi una “grassa risata“, che è una grande risata, una risata fatta con gusto e soddisfazione per la figuraccia fatta da qualcuno.

Vedete quindi come a volte la magrezza e la grassezza si usano nelle situazioni sociali in cui si fanno delle figuracce.

Terminiamo questo episodio con una espressione idiomatica molto comune: “fare una figura di merda” che è molto usata dagli italiani di ogni ceto sociale, religione, età e ambiente diverso. La merda, cioè la cacca, è un dispregiativo, e si usa in questa espressione per indicare proprio la gravità della figura, la brutta figura fatta. Chi di noi non ha mai fatto una figura di merda nella vita? Se voglio esagerare e scendere bel volgare posso anche dire fare una figura del cazzo , è bene sapere che esiste anche questa forma, più utilizzata di quanto  uno straniero possa immaginare.

Attenti quindi perché queste due ultime sono espressioni  volgari  ed ovviamente si usano solo all’orale.

Bene Mohamed, spero che i tuoi studenti abbiano materiale a sufficienza per essere soddisfatti ora.

Concludo ringraziando tutti coloro che sostengono Italiano Semplicemente economicamente. Grazie a loro ho acquistato un nuovo microfono per registrare i file audio, e questo nuovo microfono è in grado di eliminare i rumori di fondo, che possono a volte essere molto fastidiosi; quindi ora la qualità audio sarà sicuramente migliore di prima. Il prossimo acquisto sarà una telecamera che vorrei utilizzare per registrare alcun video in giro per Roma da utilizzare su Youtube.

Bene per finire esercitatevi anche voi a parlare un po’ adesso con un esercizio di ripetizione:

Figuraccia

Fare una figuraccia

Fare una brutta figura

Io ho fatto una brutta figura

Tu hai fatto ha figura barbina

Mio  fratello ha fatto una gaffe

La mia amica ha avuto un lapsus

Noi abbiamo fatto veramente una magra figura,

Voi avete fatto una figura di merda

I miei fratelli fanno spesso delle pessime figure.

Continuate pure a fare le vostre richieste su Facebook sui futuri episodi di Italiano Semplicemente, cercherò di venirvi incontro più che posso, compatibilmente con gli orari di lavoro e con la famiglia.

Ascoltate più volte il podcast per memorizzare bene e fatemi conoscere le vostre impressioni,  nella speranza di non aver fatto una figuraccia avendo detto e scritto anche alcune parolacce. Non le usate mi raccomando,  potreste fare una figura di merda.

Ciao.

PS: Ascolta la figuraccia di Jessica

I verbi professionali: Predisporre

Audio

scarica MP3 

– scarica PDF (disponibile per abbonati)

Trascrizione

Benvenuti a tutti nel corso di italiano professionale. Spero stiate tutti bene. Siamo nella sezione dedicata ai verbi professionali, e questo è il nostro terzo appuntamento  e quindi  il terzo verbo professionale che vediamo. Parliamo del verbo PREDISPORRE.

preedisporre_immagine

Ricordo a tutti che abbiamo visto come primo verbo “Valutare“, poi il verbo “disporre” , un verbo quest’ultimo,  abbastanza difficile che vi invito a rileggere e riascoltare se avete ancora dei dubbi.

Stavolta quindi spieghiamo il verbo PREDISPORRE, più facile sicuramente di disporre.   Avrete inoltre capito sicuramente che predisporre deriva proprio da disporre  basta aggiungere il prefisso PRE.

—–

La trascrizione integrale di questo episodio (file PDF) è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o chi ha acquistato solamente la sezione “verbi professionali”. 

——

prenota-il-corso

 

Padre e figlia – ripassiamo alcune espressioni

Audio

Trascrizione

Buongiorno a tutti e benvenuti in questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente e grazie per essere qui.

Oggi facciamo un bell’episodio di ripasso. Ripassiamo, cioè rivediamo, per poterle ricordare meglio, alcune espressioni che abbiamo già spiegato attraverso dei podcast recenti.

L’idea è un’idea molto interessante, e quest’idea mi è stata data da Madonna, una ragazza egiziana che ha scritto une breve storia, quella che ascolterete oggi. In questa storia sono utilizzate alcune espressioni, di tanto in tanto, che pronunceranno i protagonisti di questa bella storiella, che sono un padre e una figlia. Io interpreterò il padre e Madonna vestirà i panni della figlia. Vestire i panni equivale ad interpretare. I panni sono i vestiti. Vestire i panni è una frase che si usa quando una persona deve immedesimarsi in qualcuno, deve identificarsi, deve “calarsi nel personaggio”, cioè interpretare qualcun altro. Bene. Vi faccio ascoltare la storia, poi seguirà una mia spiegazione che servirà a rinfrescarvi la memoria sulle espressioni ma anche, importantissimo, ad ascoltare lo stesso dialogo raccontato da me, in modo indiretto quindi, cioè utilizzando delle diverse coniugazioni e ache delle diverse parole.

Un esperimento questo molto utile credo per chi ha difficoltà con i verbi e col vocabolario in generale. Ma ascoltiamo pure la storia: padre e figlia parlano al telefono, come ascolterete, la figlia frequenta la scuola, mentre il padre si trova fuori casa da qualche giorno.

Figlia: ciao papà!
Padre: ciao tesoro come stai ?
Figlia: Eh, bene ..mi manchi tanto sai? quando tornerai a casa?
Padre: anche tu ..ritornerò fra due settimane. Ma dimmi, CHE ARIA TIRA a scuola?
Figlia: nessun’aria in particolare ..facciamo gli esami alla fine di questo mese, MIO MALGRADO.
Padre: dai che sei brava…  se passi gli esami con dei bei voti ti faccio una sorpresa!
Figlia: Davvero??
Padre: sì, TI DO LA MIA PAROLA!
Figlia: ok..ma ho paura di una materia.  Psicologia è veramente difficile ..è già GRASSO CHE COLA se sarò promossa con il voto minimo!
Padre: difficile psicologia? Non è difficile dai, Anzi, direi che è interessante. Ascolta: nulla è difficile da capire! Se studi bene, ti va bene certamente..  Ma cosa fai adesso?
Figlia: niente… CAZZEGGIO un po’ per non annoiarmi…
Padre: bene.
Figlia: ma…  come è andata la tua riunione la settimana scorsa?
Padre: MICA era la scorsa settimana la riunione! È martedì prossimo!
Figlia:  ah, pensavo fosse la settimana scorsa…comunque che fai in questi giorni a parte il lavoro?
Padre: beh, ho comprato nuovi libri per INGANNARE IL TEMPO. ..te li faccio leggere quando ritorno a casa.
Figlia: ok,  ma ascolta papà, POICHÉ sei in Egitto,  mi raccomando COGLI L’OCCASIONE AL VOLO e vai a vedere le piramidi.
Padre: sì, certo che lo farò.. Allora Ciao tesoro, MI RACCOMANDO studia bene.
Figlia: ok papà … Ciao.

Bene, avete ascoltato questa storia ed avrete sicuramente notato che sono presenti alcune delle espressioni idiomatiche italiane di cui ci siamo occupati in passato.

Nell’articolo, cioè nella trascrizione dell’articolo ho inserito anche i link, cioè i collegamenti ipertestuali alle spiegazioni.

Si tratta di espressioni ma anche di parole singole e apparentemente semplici come POICHE’, ad esempio, che a differenza di perché, che si usa nelle domande, “poiché” si usa nelle risposte, ma vi invito a leggere i podcast che vi interessano di più. In tutto sono dieci citazioni, 10 episodi che vengono richiamati in questa storia.

Brevemente, per i più sfaticati di voi, vi faccio un piccolo riassunto, molto sintetico per capire meglio il dialogo ed il significato di ogni espressione usata.

All’inzio della storia il padre dice alla figlia: “Ma dimmi, CHE ARIA TIRA a scuola?” vale a dire: come va a scuola? Cosa si dice nella tua scuola?

E la figlia risponde: “nessun’aria in particolare ..facciamo gli esami alla fine di questo mese, MIO MALGRADO“. Cioè la figlia risponde al padre, suo malgrado, cioè purtroppo per lei, nonostante a lei non piaccia questa cosa, quindi suo malgrado, malgrado la volontà della figlia, a fine mese ci saranno gli esami, che evidentemente non piacciono a Madonna. Povera Madonna, come darle torto.

Poi il padre promette un regalo alla figlia, infatti dice “sì, TI DO LA MIA PAROLA!”, cioè ti prometto di farti un regalo qualora passassi, cioè superassi, gli esami. Se quindi Madonna fosse promossa agli esami con dei bei voti il padre promette, dà la sua parola alla figlia, cioè le promette di farle una sorpresa, ed in particolare le promette un regalo.

Ma poi la figlia, un po’ pessimista, risponde che lei ha paura di Psicologia, che come materia è veramente difficile secondo lei e aggiunge che è già GRASSO CHE COLA se sarà promossa con il voto minimo! E’ difficile quindi, secondo la figlia, che lei riesca a superare l’esame di psicologia, e se lo supererà, è già grasso che cola se prenderà il voto minimo, il voto più basso tra quelli ammessi per la promozione. In Italia i voti, i voti all’università vanno da un minimo di 18 trentesimi a trenta trentesimi. Poi c’è anche il trenta e lode, che è il voto massimo ad un esame universitario.

Nella storia non viene detto che la figlia frequenta l’università ma è scontato visto che si parla di voto minimo.

Dopo il padre domanda alla figlia cosa stesse facendo. Dice infatti: “ma cosa fai adesso?”
e la figlia risponde di non fare nulla. Dice di cazzeggiare un po’: CAZZEGGIO un po’ per non annoiarmi…” dice. La figlia dice che mentre parla cazzeggia un po’ per non annoiarsi. Cazzeggiare equivale a perdere tempo, ghibellonare, fare cose inutili, senza un obiettivo preciso.

Poi dopo è la figlia che fa una domanda al padre. Gli chiede infatti come fosse andata la sua riunione della settimana scorsa.
Il padre allora risponde che quella riunione non c’è stata, infatti la riunione, dice il padre, è programmata per il martedì futuro: “MICA era la scorsa settimana la riunione! È martedì prossimo!”

Il padre usa quindi la parola MICA, che è una forma colloquiale per negare, per dire no. “Mica era la settimana scorsa la riunione! È martedì prossimo!”” Questa frase la posso anche invertire senza problemi: “È martedì prossimo la riunione, MICA la settimana scorsa!”.

La figlia fa poi un’altra domanda al padre, e gli chiede cosa faccia in quei giorni a parte il lavoro: ” che fai in questi giorni a parte il lavoro? Ed il padre risponde  che lui ha acquistato dei nuovi libri, e lo ha fatto per Ingannare il tempo: “beh – dice il padre – ho comprato nuovi libri per INGANNARE IL TEMPO. ..te li faccio leggere quando ritorno a casa”. Non appena il padre tornerà a casa per raggiungere la figlia, le farà leggere i libri che lui ha acquistato per ingannare il tempo, cioè per far trascorrere il tempo più velocemente, perché quando non hai molte cose da fare il tempo sembra non passare mai.

Mi auguro che anche voi, per ingannare il tempo, ogni tanto ascoltiate degli episodi di Italiano Semplicemente. Un grazie a Madonna che ha avuto questa bell’idea. Se qualcuno di voi vuole esercitarsi e fare la stessa cosa sarò felice di pubblicare anche la vostra storia. Basta andare sulla pagina delle frasi idiomatiche, scegliere una decina di frasi, comporre una breve storia ed inviarla a italianosemplicemente@gmail.com

Un saluto a tutti.

 

 

 

 

Andare a rotta di collo

Audio

E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.

US  – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN

 

Trascrizione

Allora amici rieccoci qui, su Italiano Semplicemente punto com.

Recentemente sto notando un crescente interesse da parte dei membri della famiglia di Italiano Semplicemente, anche  su Facebook. Per chi non lo sapesse esiste una pagina Facebook dedicata ad Italiano Semplicemente sulla quale tutti gli amici scrivono i loro pensieri sui Podcast pubblicati e fanno le loro proposte sui nuovi articoli, o episodi, o Podcast (chiamiamoli pure “episodi” visto che la traduzione di Podcast in italiano non esiste in una sola parola). Cerco di accontentare tutti,  ho ancora delle  richieste da soddisfare ma state tranquilli che ce la faremo.

Questo crescente interesse che sto notando ho immediatamente provveduto a trasformarlo in energia da dedicare alla spiegazione delle lezioni da condividere con tutti voi.

Prima di passare alla spiegazione del prossimo episodio vi faccio una piccola introduzione sui futuri progetti di Italiano Semplicemente. Spero vi faccia piacere.

Ci ho riflettuto a lungo, da quando, ormai più di un anno fa, ho deciso di intraprendere questa avventura, finalizzata all’aiuto di voi stranieri che volete imparare la lingua italiana.

Allora,  i futuri progetti sono diciamo sintetizzabili,  riassumibili in quattro semplici punti.

progetti_futuri.jpg

Primo, le spiegazioni delle espressioni tipiche italiane, che saranno gratuite come sempre, con trascrizione e con il relativo file audio in formato mp3. Queste lezioni continueranno per sempre finché avrò voce per parlare e sono il modo migliore per aiutare le persone come voi.

Secondo, il corso di Italiano Professionale, la mia personale “resolution“, cioè il mio obiettivo di quest’anno, dell’anno 2017, corso la cui versione base sono intenzionato a terminarla nel corso di  quest’anno, il 2017. Poi il corso si arricchirà di lezioni aggiuntive perché la mia intenzione è di affrontare, uno alla volta, tutti i mestieri, tutte le professioni, tutti i lavori che gli stranieri fanno in Italia, che svolgono in Italia: Pizzaiolo, domestica, badante, professoressa, infermiera, addetta al call-center  eccetera. Faremo quindi, dal 2018, dei pacchetti per ogni singolo lavoro. Ci saranno dialoghi, ci saranno lezioni approfondite su tutti i lavori, su come parlare e quali parole usare in ogni occasione. Ci saranno spiegazioni del vocabolario, ed ogni volta come faccio sempre mi farà piacere spiegarvi quando usare un termine o una espressione e quando usarne un’altra: un lavoro alla volta dunque, uno al mese. Questa è la mia profonda intenzione, della quale sono veramente entusiasta poiché un corso di questo tipo non esiste oggi su internet. Il corso sarà interamente online ma chi vorrà potrà ricevere la stampa dell’intero corso e la pen-drive con tutte le lezioni audio e PDF.

Terzo punto, in futuro c’è anche un progetto di aiutare maggiormente i principianti. Oggi ci sono molte lezioni gratuite ed approfondite per loro, per coloro che non conoscono l’italiano per niente, e tali lezioni sono delle piccole storie con domande e risposte, come molti di voi sanno già. Sono storie divertenti create insieme ai miei figli che mi aiutano spesso. Non appena avrò terminato le storie per principianti gratuite previste, in futuro sarà invece creato un corso per principianti  di circa 15 lezioni in più con le storie più famose e conosciute da tutti: la storia di pinocchio, cenerentola, biancaneve e anche discorsi celebri che tutti conoscono, come il discorso di martin Luther King (I have a dream, in italiano ovviamente) ed altri discorsi che tutti o molti conoscono già nella loro lingua. Ci sto lavorando e saranno corsi adatti per i bambini ma anche per gli adulti. Anche queste lezioni avranno una storia, delle domande e delle risposte e i relativi  file PDF da leggere.

Quarto punto, ma non per importanza, è la creazione di un’area comune, che potrebbe essere un gruppo privato su Facebook, dove con i partecipanti, un gruppo ristretto di persone, affronterò ogni mese un argomento diverso relativo alla cultura italiana; si parlerà di personaggi italiani particolarmente importanti, parleremo di turismo in Italia, di monumenti, delle scarpe italiane, della moda in generale e faremo dei podcast anche sulle città italiane.

Il programma prevede che ogni mese si affronti un argomento diverso, e si farà un file audio con trascrizione, un video con sottotitoli, e anche un file audio chiamato “vocabolario”. Vedremo quindi ogni volta un vocabolario diverso: il vocabolario del turista, del cinema eccetera.

Chiunque è interessato potrà sottoscrivere l’abbonamento mensile ed ogni mese potrà decidere se continuare oppure non continuare più. Sto ancora studiando i dettagli di questa offerta ma sul sito potete già leggere la pagina dedicata a questo speciale corso di italiano, basta andare sul menù in alto e cercare “LA CULTURA ITALIANA“. Potete inviare le vostre adesioni via email se siete interessati. Nel frattempo come dicevo ho inserito un pulsante sul menù in alto, nel sito, dove spiego i dettagli di questo speciale corso sulla cultura italiana. Ho anche scritto alcuni degli argomenti che pensavo di trattare.

Molte quindi le novità che ci aspettano cari amici.

Bene, passiamo ora alla frase di oggi, che è l’espressione “andare a rotta di collo“.

Ho provato a chiedere sulla nostra pagina Facebook se qualcuno conoscesse questa espressione. La maggioranza di coloro che hanno risposto non la conosce, qualcun altro  la conosce ma non sa bene come usarla.

andare_a_rotta_di_collo2

Bene, allora è una espressione che si usa quando si deve esprimere, diciamo così, il concetto di velocità.

“Andare velocemente” è la frase più comune, il modo più utilizzato per esprimere questo concetto, e quando si fanno le cose velocemente, si possono usare diverse espressioni, o termini, qualcuna di queste è una espressione idiomatica, proprio come  “andare a rotta di collo”.

Vediamo un po’: andare è un verbo noto a tutti voi che capite ciò che sto dicendo. Il “collo” è una parte del corso, ed è quella parte del corpo che sta sotto la vostra testa e sopra le vostre spalle, e che ha la funzione di sostenere la vostra testa e farla girare a destra e sinistra. Il collo.

La parola “rotta” viene da rompere. Se una cosa è rotta vuol dire che non funziona più. Anche il collo si può rompere, ma la rottura del collo è una cosa gravissima e questo è solamente un modo di dire, perché la frase “andare a rotta di collo” significa semplicemente andare velocemente, fare le cose velocemente, talmente velocemente che si potrebbe rompere il collo.

Andare a rotta di collo è quindi una espressione che posso usare (è una espressione informale, beninteso) ogni volta che qualcuno fa qualcosa di fretta, di molta fretta. Solitamente si usa più quando si deve correre fisicamente, quando cioè c’è uno sforzo fisico o anche uno stress mentale. Quindi se dico:

E’ da stamattina che sto andando a rotta di collo, devo rilassarmi, non ce la faccio più.

Vuol dire che da questa mattina che sto facendo le cose velocemente, e sono stressato. Ho bisogno di riposare, di rilassarmi perché finora sono andato a rotta di collo.

Ma è una espressione che potete usare sempre per indicare una velocità eccessiva. Al lavoro potete andare a rotta di collo per poter terminare un documento importante, ed in questo caso c’è solamente un stress mentale e meno una fatica fisica.

Anche se correte solamente, e state correndo per fare in tempo a prendere il treno, altrimenti lo perdete, potete dire che dovete sbrigarvi, che dovete andare a rotta di collo per non perdere il treno, o anche l’aereo. In questo caso c’è maggiormente una fatica fisica. Però in questo caso si capisce di più perché la rottura del collo è un trauma che potrebbe capitare più facilmente quando correte. Scherzi a parte, in questi casi, nei casi in cui si deve correre si usa anche un’altra espressione, che mi ha ricordato Maya su Facebook, che saluto. L’espressione è “correre a perdifiato”. Quando si corre, si sa, viene il fiatone, si respira affannosamente, si respira con affanno, cioè con fatica. Il “fiato” è il respiro, il fiato è l’aria che esce dai polmoni durante il movimento di espirazione, che si chiama “fiatone” quando si fa grosso, quando si respira affannosamente perché si corre, si sta correndo. “Correre a  perdifiato” vuol dire quindi “correre finché si perde il fiato”, cioè correre finché viene  mancare il fiato, quando non si riesce più a respirare per quanto si corre. In questi casi bisogna stare attenti perché il battito cardiaco aumenta, aumenta e aumenta e si rischia perfino ‘infarto, cioè l’arresto cardiaco, l’arresto del cuore: il cuore si ferma. “A perdifiato” quindi sta per “a perdere il fiato” e correre a perdifiato significa correre molto, finché il fiato viene a mancare. Ma correre a perdifiato si usa solamente nella corsa, mentre in senso figurato non si può usare. In questi casi si usa “andare a rotta di collo”, cioè in tutti quei casi in cui si va velocemente, si fa qualcosa velocemente.

Andare velocemente: in generale, non solo nella corsa ma sempre, se non vogliamo usare espressioni idiomatiche, possiamo dire anche semplicemente: sbrigarsi, oppure “andare di corsa”, o “andare di prescia“.

Qui però bisogna fare anche una distinzione. Se si tratta di una semplice velocità si deve usare sbrigarsi, andare velocemente, andare di corsa, precipitosamente o andare a rotta di collo ma invece se voglio esprimere l’intenzione, il desiderio di voler accelerare, avere la fretta di voler terminare una attività qualsiasi, ci sono altre espressioni.

In effetti quando ci si sbriga, quando si fa velocemente, quando si va speditamente, si potrebbe sbagliare qualcosa, si potrebbe trascurare qualcosa, infatti la fretta non è mai una buona cosa. Ma quando si ha fretta, molta fretta, può capitare di ascoltare l’espressione: “vado di prescia” o “avere prescia“, molto diffusa dal Lazio in giù, quindi è una espressione locale del centro-sud Italia.

  • scusa, ma vado di prescia;
  • scusami ma ho prescia;
  • non mi sono ricordato di quella cosa perché andavo di prescia, avevo molta prescia.

Se uso questa parola “prescia”, con andare o avere come verbo, significa che voglio evidenziare la cosa negativa che c’è nella fretta, il fatto di non poter pensare a tutto. Infatti spesso ci si scusa quando si usa la parola prescia: “scusa vado di prescia”, “scusa ho prescia, ci pensiamo dopo a quella cosa”.

In modo più elegante la fretta da prescia, che evidenzia i fattori negativi, si trasforma in “premura“. “Avere premura” è un modo più formale, ma sempre colloquiale e adatto più alla forma orale che a quella scritta. La premura è un desiderio urgente di qualche cosa. Non è solo fretta dunque; può essere la fretta di terminare, ma premura è più delicato; premura è fretta sì, ma anche cura, attenzione:

Si può avere la premura di finire un lavoro, perché si ha la fretta di terminarlo, ma il lavoro va fatto bene, con attenzione, quindi bisogna impegnarsi nel farlo. C’è una bella differenza tra “avere prescia di finire un lavoro” e “avere premura di finire un lavoro”. Nel primo caso c’è solo fretta, e il lavoro è più un peso, più una cosa da terminare in fretta. Nel secondo caso il lavoro è importante, quindi è meglio avere premura che avere prescia. Non usate mai la frase “ho molta prescia” al lavoro ma piuttosto usate “ho molta premura” se volete essere stimati e considerati persone attente al proprio lavoro. Quindi posso fare anche altre esempi:

  • Ho molta premura di terminare questo lavoro;
  • Non devi avere premura di finire oggi!
  • Non dobbiamo avere così premura.

Ecco, quindi stiamo attenti perché se voglio sottolineare la velocità e la fatica, anche fisica ed emotiva, utilizzo ” andare a rotta di collo“; se invece sottolineo la fretta senza attenzione utilizzo “avere prescia“, o “andare di prescia“.

Se poi vogliamo essere più formali, eleganti e professionali possiamo dire “andare spediti“. Chi va spedito va velocemente, chi fa le cose velocemente le fa in modo spedito, o anche speditamente. Si dice anche così. Spedito inoltre evidenzia la mancanza di ostacoli. Chi va spedito non ha nessun ostacolo da superare. Non ha problemi.

Hai problemi? No, no, nessun problema, sto andando molto spedito.

Andare spediti è sicuramente più elegante e carino da ascoltare, sicuramente più carino di andare di prescia che invece sottolinea, evidenzia come detto, gli elementi negativi della fretta ed è anche più elegante di “andare a rotta di collo”, che preannuncia anche se in modo figurato, incidenti fisici!

Infine vi dico anche che c’è anche una parola simile a “andare a rotta di collo”. Si tratta di una sola parola, anzi si tratta di un verbo. Il verbo è scapicollarsi.

Scapicollarsi significa esattamente “andare a rotta di collo” ed è persino più forte come concetto.

Domanda: Hai finito quel lavoro? Doveva essere pronto per ieri!

Risposta: Mi sto scapicollando ma ancora non sono riuscito a finirlo!

Oppure: Per finire questo lavoro devo scapicollarmi!

Scapicollarsi è quindi uno di quei verbi pronominali che esistono solamente nella forma pronominale. Non esiste io scapicollo qualcosa oppure tu scapicolli eccetera, ma esiste invece:

Io mi scapicollo

Tu ti scapicolli

lui/lei si scapicolla

Noi ci scapicolliamo

Voi vi scapicollate

Essi/loro si scapicollano

Ci si riferisce quindi a se stessi. Non è un verbo che presenta particolari difficoltà e in Italia vi capiterà spesso di ascoltarlo perché si usa ovunque ma è molto informale. Mai usarlo nelle occasioni importanti.

Bene, se volete ora terminiamo l’episodio facendo un esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me senza pensare troppo alla grammatica. Imparate ad ascoltarvi.

Io vado a rotta di collo;

Tu vai a rotta di collo;

Lui si scapicolla;

Lei va a rotta di collo;

Noi abbiamo premura di finire il lavoro in tempo;

Voi state andando molto spediti;

Loro vanno di prescia.

Ripetete l’ascolto più volte, non abbiate fretta, non fate le cose di prescia

 

 

 

 

Vattelappesca

Audio

E’ possibile ascoltare il file audio e leggere la trascrizione di questo episodio tramite l’audiolibro (Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 42 espressioni italiane.

US  – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN

Trascrizione

Eccoci qua, amici di Italiano Semplicemente, ad un nuovo episodio dedicato alla lingua italiana. L’espressione di oggi è VATTELAPPESCA. E’ stato RAUNO, che saluto, (Ciao Rauno) a proporre la spiegazione di questa parola.

vattelappesca_immagine

VATTELAPPESCA, badate bene, è infatti una sola parola, tutta attaccata.

Rauno nella sua email mi chiede: mi interessa l’espressione VATTELAPESCA, lo so, dice Rauno, che significa “chi lo sa?” ma perché si usa dire questo?

Bene Rauno, allora spieghiamo a tutti il significato di questa espressione, come l’hai chiamata tu, anche se è un’espressione composta da una sola parola: VATTELAPPESCA.

In realtà però vattelappesca sembra una frase di più parole: VATTELAPPESCA infatti viene dalla frase VATTELA A PESCARE, cioè VALLO A PESCATE DA TE, VAI  TU A PESCARE QUESTA COSA.

E’ una esclamazione dunque, che deriva da tre parole che sono state unite in una sola parola: VATTELAPPESCA= VATTELA  A PESCARE.

Vai è la forma imperativa del verbo andare. Vai! cioè tu vai, vai a pescare. Pescare invece è quell’attività che compiono i pescatori, cioè pescare significa estrarre dall’acqua, tirar fuori dall’acqua. Solitamente si pescano i pesci, gli animali che si trovano in acqua, ma si può in realtà pescare qualsiasi cosa, l’importante è che si trovi in acqua. Quindi VATTELAPPESCA significa letteralmente: “vai a estrailo dall’acqua”, “vallo a paescare”.

Rauno dice che conosce questa espressione, il suo significato figurato e che sa che significa “chi lo sa!”, cioè sa che significa “non lo so!”, “chissà!”, “non so!”.

La persona che parla, e che usa questa parola quindi sta semplicemente dicendo che non sa qualcosa, e si usa spesso in questi casi, ma in realtà nella maggior parte dei casi non si usa quando non si sa qualcosa, quando non si conosce qualcosa in generale, ma si usa quando non si sa più dove si trova qualcosa. Prima si conosceva il luogo, ora invece non si sa più.

Quindi anche se sul dizionario della lingua italiana trovate che questa è una locuzione familiare che si usa frequentemente  in espressioni d’incertezza, di dubbio, di ignoranza assoluta, quando non sapete qualcosa, la verità è che si usa quasi sempre quando questa ignoranza è relativa a qualcosa, o qualcuno, di cui non si conosce più il luogo in cui si trova.

E’ familiare come espressione, ma è utilizzatissima nel linguaggio di tutti i giorni.

Se ad esempio due miei amici che non mi vedono da molto tempo, parlando tra loro di me, potrebbero dire:

Hei, ti ricordi di Giovanni? Chissà che fine ha fatto ora! Sai per caso dove abita adesso Giovanni?

L’altro amico potrebbe rispondere:

“Chi lo sa, vallo a sapere dove abita! Abita vattelappesca dove”

Quindi vattelappesca equivale a chissà, chi lo sa ed espressioni analoghe, ma vattelappesca è più adatto a descrivere l’incertezza di un luogo:

Dove si trova Giovanni? Vattelappesca dove si trova!

Cioè vallo a pescare dove si trova. Vattelo a pescare, vallo tu a pescare Questa sarebbe la traduzione letterale, ma cosa c’entra la pesca?

Rauno infatti nella sua email mi domanda: Gli italiani vanno spesso a pescare quando sono all’oscuro di qualcosa?

Quando sono all’oscuro di qualcosa, cioè quando non sanno qualcosa (Rauno ha utilizzato un’altra espressione idiomatica!), in questi casi gli italiani non vanno a pesca, assolutamente no, ma dove si pesca? Nel mare, oppure in un fiume, o in un lago, e se provate a gettare una cosa nel mare, una qualunque cosa, come una bottiglia ad esempio, e la lasciate lì, poi se provate ad andare a riprendere la bottiglia dopo 10 anni, o dopo 20 anni, riuscite a ritrovarla? Il mare è grande!

Vai a pescare dove è andata a finire quella bottiglia!

Vai, vai, vattela a pescare e vediamo se la ritrovi!

Te lo dico io, non la ritroverai mai quella bottiglia, vattelappesca quella bottiglia dove può essere oggi!

In questo esempio ho utilizzato una bottiglia, per farvi capire da dove viene questa espressione, ma ogni volta che non sapete assolutamente dove possa essere una cosa o anche una persona, potete usare questa parola, senza che la pesca c’entri qualcosa. La pesca quindi, caro Rauno, è usata solamente per indicare la difficoltà nel trovare qualcosa, come se la dovessimo cercare in mare, che è grande, molto grande.

Quindi ad esempio se non trovate più una vostra amica su Facebook con cui parlavate qualche tempo fa, potete dire:

Vattelappesca dove sarà adesso!

Allo stesso modo, se non trovate gli occhiali:

Dove sono i miei occhiali accidenti? Vattelapesca!

Posso usare vattelappesca al posto, o anche insieme ad un’altra espressione più conosciuta, “andarsi a cacciare” o “andare a cacciarsi”.

Ad esempio:

Vattelappesca dove si saranno cacciati i miei occhiali!

Dove si sarà cacciato quel mio amico di Facebook? Vattelappesca!

Cacciarsi quindi si usa nella forma interrogativa:

Dove ti sei cacciato? Non riesco a trovarti!

Dove si sarà cacciato il mio amico? Vattelappesca!

Dove si saranno cacciati i miei occhiali? Vattelappesca!

Quindi oggi amici volevo spiegarvi una espressione ed invece alla fine ne ho spiegate due.

Allora: andare è un verbo, lo conoscete tutti, mentre cacciarsi è anch’esso un verbo che viene da cacciare, deriva dal verbo cacciare; ma cacciare significa uccidere gli animali, ucciderli o catturarli per sport, ed invece cacciarsi non è uccidere o catturare se stessi per sport… perché solitamente i verbi pronominali riflessivi, che finiscono per “si” hanno questo significato. Lo abbiamo già visto sull’episodio dedicato ai verbi pronominali.

Cacciarsi vuol dire invece “andare in qualche posto nascosto”, “andare a finire da qualche parte”, “infilarsi”. Quando non trovate qualcosa si usa frequentemente proprio come vattelappesca.

Se un oggetto come ad esempio una forchetta vi cade dal tavolo mentre state mangiando e questa forchetta va a finire nell’angolo più lontano della stanza, e voi non la vedete più potete dire:

  • dove si sarà cacciata la forchetta? vattelappesca dove si è cacciata!

E se poi la trovate:

  • guarda dove si era cacciata la forchetta!
  • guarda dove si era andata a cacciare la forchetta !

Prima dell’esercizio di ripetizione devo dirvi che a volte vattelappesca si usa anche genericamente quando non si conosce qualcosa, non solo dove è qualcosa, ma in tutti i caso di incertezza. Ad esempio:

Mentre sto parlando, in quanti siete all’ascolto di questo podcast? boh, chissà, vattelappesca.

Un piccolo esercizio di ripetizione ora, che vi invito a fare  prima di terminare l’ascolto. Ripetete dopo di me:

VATTELAPPESCA!

VATTELAPPESCA!

VATTELAPPESCA dove sarà la penna!

VATTELAPPESCA dove sarà Maria oggi!

Dove si sono cacciati gli occhiali?

Dove sei? Dove ti sei cacciato?

Dov’eri? Dove ti eri cacciato?

Vattelappesca dove ti sei cacciato!

Un saluto affettuoso a tutta la famiglia di Italiano Semplicemente e non usate questa espressione col professore di italiano, mi raccomando! E’ pur sempre una espressione familiare, si usa quindi tra amici e in famiglia.

Un’altra raccomandazione: ripetete l’ascolto più volte per ricordare meglio. Saluto infine tutti i brasiliani, che oggi sono stati coloro che hanno più ascoltato più degli altri i podcast di Italiano Semplicemente. Chissà dove  sono adesso tutti i brasiliani che son stati su Italiano Semplicemente: Chi, lo sa, vattelappesca!

 

Mio malgrado 

Audio

E’ possibile ascoltare il file audio e leggere la trascrizione di questo episodio tramite l’audiolibro (Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 42 espressioni italiane.

US  – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN

Trascrizione

Ciao amici, da qualche giorno ormai,  mio malgrado, è arrivato il freddo a Roma. Devo dire che era un po’ di tempo che non faceva così freddo da queste parti; intendo nella regione del Lazio, che sta al centro Italia.

mio_malgrado

Non piove ancora, e non nevica neanche,  viste le temperature ma il freddo è pungente.

Comunque il freddo non impedirà ad Italianosemplicemente.com di continuare ad aiutare voi stranieri ad imparare la lingua di Dante Alighieri, cioè, (lo dico per chi avesse un voto basso in letteratura) la lingua italiana. Anche io avevo un voto piuttosto basso a dire il vero, mio malgrado.

Oggi in particolare voglio spiegare a tutti voi l’utilizzo di una parola, mai usata dagli stranieri, che è la parola “malgrado“, che io ho già usato un paio di volte.

Lo voglio fare soprattutto perché credo sia una buona cosa imparare non solo le parole che fanno parte del vocabolario base, ma anche quelle più eleganti ed anche più professionali,  considerato che molti di voi vivono e lavorano in Italia.

L’espressione in particolare che volevo spiegarvi è “mio malgrado” .

Chi studia italiano, anche all’università, difficilmente incontrerà questa espressione, tipica del linguaggio parlato, più che di quello scritto, che è una espressione Facilmente sostituibile con la parola “purtroppo”,  o meglio ancora “purtroppo per me“.

La parola “purtroppo” è conosciuta da tutti gli stranieri di livello intermedio ma ha un difetto: è molto generica. La parola purtroppo significa che è accaduto qualcosa,  o che deve accadere qualcosa, che non è da considerare positiva. Qualcuno dovrà affrontare le conseguenze che derivano da questo qualcosa che è accaduto o che accadrà in futuro.

Ad esempio “purtroppo oggi piove” La parola purtroppo ha il difetto che questo qualcuno che subisce le conseguenze di qualcosa che è accaduto,  non è specificato.

Purtroppo piove? Purtroppo per chi?

Una persona potrebbe dire: Io vendo gli ombrelli,  ho un negozio dove vendo ombrelli alle persone, quindi io dico che per fortuna piove!

Purtroppo,  o sfortunatamente, la parola “purtroppo”  è troppo generica.

Come facciamo dunque a specificare che la pioggia è negativa per me o una persona che, ad esempio,  che come mestiere vende creme solari?  Io,  se ho un negozio di creme solari, vendo creme che proteggono la pelle dal sole, e se piove per me non va bene,  ma per il venditore di ombrelli di prima la pioggia è ottima. Come fare?

Ebbene è proprio dicendo “mio malgrado”  che risolvete il problema.

Oggi, mio malgrado, piove

Che significa che oggi, sfortunatamente per me, purtroppo per me, piove. Oggi, contro il mio volere, senza che io lo volessi, nonostante io non lo desiderassi, piove.

Vedete quindi che la parola “mio” cioè l’aggettivo possessivo “mio” ha uno strano utilizzo in questo caso.  Cos’è che è mio? Cos’è che mi appartiene? Cos’è che appartiene a me, cosa è mio? Mio in questo caso è il desiderio che non fosse accaduto ciò che è invece accaduto: la pioggia. Mio malgrado oggi piove.

Naturalmente potete usare mio malgrado anche col futuro però: credo che domani, mio malgrado, pioverà. Per il passato anche: ieri, mio malgrado, è piovuto.

Inoltre l’aggettivo “mio”  potete sostituirlo anche con un altro aggettivo possessivo, infatti si usa quello adatto, dipende dal soggetto della frase.

Ad esempio se finiscono le vacanze di Natale posso dire, con riferimento alla mia famiglia: “nostro malgrado le vacanze sono terminate”

Oppure se io sono un tifoso della squadra della Juventus e c’è la partita Juventus contro Barcellona , posso dire ai tifosi del Barcellona:” “vostro malgrado vinceremo noi”

Oppure ancora,  se parlo con mio fratello, anche lui juventino, posso dire: “oggi, loro malgrado,  perderanno la partita contro la nostra Juventus”.

Non sono obbligato ad usare questa espressione però.  Posso usare purtroppo, sfortunatamente, che come abbiamo detto prima sono più generici ma vanno bene lo stesso, ma dovete dire  ” purtroppo per loro” o “purtroppo per te”, perché sennò non è chiaro ciò che volete dire.

La parola malgrado però ha altri utilizzi, tutti abbastanza simili tra loro.

Senza l’aggettivo possessivo davanti ha un significato di “nonostante” , “sebbene” ,  o anche con “benché“, ma modificando la frase.

– malgrado i miei sforzi sono stato bocciato all’esame di italiano;

– nonostante i miei sforzi sono stato bocciato; benché io mi sia sforzato, sono stato bocciato. Malgrado e nonostante sono perfettamente sostituibile tra loro quindi,  ma con benché dovete leggermente cambiare la frase.  La stessa cosa vale per sebbene: sebbene io mi sia sforzato, sono stato bocciato.

– malgrado la pioggia uscirò lo stesso;

– malgrado tutto, resto della mia oponione;

– siamo usciti malgrado mia moglie non fosse d’accordo

– Ho venduto le creme solari malgrado la pioggia;

Posso usare anche l’espressione “a dispetto” al posto di malgrado, ma fate attenzione perché con “a dispetto”  si deve mettere “di” dopo, oppure del, oppure della, degli, del, dello o dei.

– a dispetto della pioggia ho ugualmente venduto le creme solari.

Quando succede qualcosa di negativo quindi si può utilizzare questa parola malgrado con i suoi sinonimi o quasi sinonimi di cui abbiamo parlato. C’è da dire che ci sono altre parole da usare in questi casi, come “peccato” ed altre espressioni di disappunto, di cui abbiamo già parlato in un episodio qualche mese fa. Infine anche l’espressione “farsene una ragione” è molto adatta in questi casi. Anche questa è una espressione che abbiamo già visto in in un precedente episodio.

Prima di lasciarvi facciamo un esercizio di ripetizione, con domande e risposte. Usate l’espressione mio malgrado o tuo malgrado eccetera a seconda della persona.  Io dico la persona o le persone e voi dite la frase.  Ad esempio se io dico: “mio cugino”, voi dovete dire: suo malgrado, e poi aggiungete,  ad esempio,  “piove”. Dopo di voi io darò la risposta e voi ripeterete:

Io

Tu

Mia zia

Mio fratello

La mia famiglia

I tuoi amici

I miei vicini di casa.

Ciao amici ripetete l’ascolto più volte (repetita iuvant) e spero che, voi non abbiate, mio malgrado, arrestato l’ascolto prima della fine dell’episodio   ciao amici belli e grazie a chiunque di voi abbia sostenuto e continui a sostenere Italiano Semplicemente con un donazione.

Finora ho potuto fare dei regali per i miei figli ed ho acquistato anche un nuovo microfono per me, per registrare i podcast, uno più professionale,  ed in questo modo il suono della mia voce sarà più chiaro e tutti voi potete beneficiarne.

Ciao a tutti.

I verbi professionali: Disporre 

CORSO DI ITALIANO PROFESSIONALE

Audio

scarica mp3 

Trascrizione

Bene amici, siamo arrivati alla seconda lezione dedicata ai verbi all’interno del corso di Italiano Professionale. Dopo aver spiegato il verbo valutare, oggi tocca al verbo disporre. 

Disporre è un verbo che ha molti significati diversi e solitamente non viene mai utilizzato dagli stranieri.  Oggi quindi spero che riuscirò a farvi alcuni esempi di applicazione che vi convinceranno dell’importanza di questo verbo , di quanto questo verbo sia importante nel mondo del lavoro e quanto ha a che fare con la vostra professione,  qualsiasi essa sia. 

Non è facile da usare, ed è per questo che vale la pena concentrare la nostra attenzione sugli usi professionali e quindi adatti a dialoghi di lavoro o a documenti scritti di lavoro. Ci sono tre fondamentali utilizzi, tre grandi categorie di utilizzo. Per ciascuno dei tre casi vedremo che potremmo sostituirlo con tre verbi diversi, tre verbi completamente diversi tra loro, I verbi in questione sono: Avere, Mettere e Decidere. Tali verbi in molti casi sono però poco adatti e poco professionali. Una persona straniera, anche di livello avanzato, userebbe questi verbi, ma in moltissimi casi vedremo che il verbo “disporre” è molto più adatto.

1-2-3-JPG.jpg

—–

La trascrizione integrale di questo episodio (file PDF) è disponibile per chi ha prenotato il corso. 

——

prenota-il-corso

 

I verbi professionali: valutare 

Sommario del corso di Italiano Professionale

amazon cartaceo immagine.jpg

Audio

Buongiorno e benvenuti sulla sezione del corso di Italiano Professionale dedicato ai verbi.

copertina_corso_di_italiano_professionale

In questa speciale sezione si vuole conoscere ed approfondire l’utilizzo di alcuni verbi particolari, quei verbi che si utilizzano molto spesso nel mondo del lavoro e molto raramente  nella vita di tutti i giorni.  Credo sia importante che chi lavori in Italia,  anche se fa dei lavori semplici come il pizzaiolo,  il muratore, la badante o la babysitter, sappia che non esistono solamente i verbi di uso più comune, quelli più utilizzati come fare, essere, avere, mettere, mangiare dormire pensare eccetera,  ma che esistono anche moltissimi verbi che talvolta non si possono sostituire con altri più facili.

Con il 2017 iniziamo quindi questo viaggio nel mondo dei verbi professionali, argomento  tra l’altro che non potete trovare su internet e su nessun libro al mondo.

È quindi una esclusiva di italiano semplicemente. Si tratterà di podcast piuttosto brevi,  disponibili per tutti, almeno riguardo al file audio. La trascrizione ed il file PDF sarà invece disponibile solamente per chi ha già prenotato il corso di italiano professionale.

Iniziamo oggi col verbo  “valutare“.

—–

La trascrizione completa in PDF è disponibile per chi ha prenotato il corso. 

QUESTA PRIMA LEZIONE SARA’ DISPONIBILE PER TUTTI!

——

valutare_immagine

Valutare è uno speciale verbo, abbastanza semplice da usare, poco usato nel linguaggio parlato e molto anzi moltissimo allo scritto, soprattutto nei rapporti commerciali e istituzionali.

Nel linguaggio parlato valutare è facilmente sostituibile col verbo “capire” o “pensare“, o anche “studiare”.

Ad esempio se nella vostra attività vi propongono un affare e voi dovete pensare se accettare questo affare oppure no, potete rispondere con la frase:”ci devo pensare” o “devo capire se questo è un affare conveniente” ma nella forma scritta è molto più professionale e più probabile che gli italiani utilizzino un’altra forma:

“devo valutare la convenienza dell’affare”

oppure

Occorre valutare l’effettiva convenienza della proposta

Oppure usare la parola valutazione:

Faremo una attenta valutazione della proposta

Dopo aver effettuato una attenta valutazione della proposta daremo la nostra risposta

 

È quindi un verbo utilizzatissimo nella forma scritta, anche per email, e dà un tono molto più professionale alla vostra risposta, perché valutare significa studiare attentamente, analizzare,  valutare pro e contro,  pensare cioè ai fattori positivi ed agli elementi negativi,  valutare implica quindi una analisi attenta,  non un semplice pensiero,  una analisi approfondita  e tipica di chi sa gestire la propria attività con professionalità.

Le persone pensano, i professionisti valutano. Quindi usare il verbo valutare ci rende , all’orecchio di chi ci ascolta o all’occhio di chi ci legge, più affidabili,  più seri, più professionali,  più attenti alla clientela e più abituati ai rapporti professionali. Insomma l’uso di un semplice verbo come valutare può sicuramente aiutarci nel nostro lavoro. Per chi non è interessato al lavoro, è comunque un verbo utilizzabile in ogni contesto.

Nessun italiano si stupirà se, al supermercato, mentre fate la spesa,  dite:

devo valutare se acquistare il pane normale oppure quello integrale

oppure se in famiglia un uomo dica alla moglie:

dobbiamo valutare se questo week end  sia il caso di andare a trovare i miei genitori oppure di fare una gita in campagna

Più comunemente si può usare al posto di “misurare”. Ad esempio:

la valutazione del profitto degli studenti di un corso di italiano

Inoltre si parla spesso di:

la valutazione politica della situazione, la valutazione dei risultati elettorali, la valutazione d’impatto ambientale

È quindi un verbo che vi consiglio di utilizzare spesso perché non pone nessun problema.  Si usa spesso dopo il verbo dovere (dobbiamo valutare),  o dopo il verbo avere (abbiamo valutato): con dovere al presente, con avere al passato. Oppure dopo parola “occorrerebbe(occorrerebbe valutare bene la situazione) o “bisognerebbe(bisognerebbe valutare),  o anche, al presente,  dopo “occorre” o “bisogna“.

Può essere usato anche col verbo essere, ma questo è un caso particolare: in questo caso infatti “essere valutati” significa essere oggetto di valutazione: ciò che viene valutato è chi parla, la persona che parla. Questo accade ogni volta che partecipiamo ad un concorso, ad esempio, o ad una selezione,  per ottenere un posto di lavoro.  Tutti coloro che partecipano ad una selezione vengono valutati per decidere chi è il migliore cioè  colui o colei che ha ricevuto la migliore valutazione.

Valutare però è anche un verbo che è molto utilizzato in senso economico: nel commercio valutare significa “Determinare il valore commerciale di un bene o di un servizio, esprimendolo in moneta, quindi valutare significa assegnare ad un oggetto un valore di mercato, o quel valore che si ritiene giusto o conveniente. Ad esempio se parlo di un appartamento, posso dire:

L’appartamento è stato valutato 1 milione di euro;

L’orefice valutò il mio anello mille euro

Quindi in questo caso la valutazione è una semplice valutazione economica, finalizzata a determinare il valore commerciale di qualcosa, qualcosa che evidentemente è stata messa in vendita, oppure è stato danneggiato, allora possiamo dire, se vogliamo calcolare i danni derivanti da un terremoto ad esempio:

Bisogna valutare l’entità del danno derivato dal terremoto

Facciamo un piccolo esercizio di ripetizione quindi, con esempi concreti di applicazione: ripetete dopo di me senza prestare attenzione alle regole grammaticali ma semplicemente ed unicamente al tono della mia voce:

– devo valutare attentamente

—-

– occorre valutare bene prima di decidere

—-

– bisognerebbe valutare con attenzione prima di prendere una decisione

—-

– Ho valutato attentamente la questione

—-

– abbiamo dovuto valutare con attenzione

—-

– avremmo dovuto valutare bene prima di decidere

—-

– avremmo potuto e dovuto valutare meglio

—-

Ciao amici e il prossimo verbo sarà “disporre“.

prenota-il-corso

Video con sottotitoli