L’anno bisestile – ripasso 2 minuti con Italiano semplicemente (1-212)

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Trascrizione

Buongiorno a tutti e benvenuto in questo episodio di ripasso della rubrica 2 minuti con Italiano Semplicemente – Parliamo dell’anno bisestile.

Abbiamo superato i 200 episodi. Niente male vero? E dire che sembra ieri che abbiamo iniziato questa rubrica.

Cerchiamo oggi di utilizzare il maggior numero di espressioni imparate finora. Non tutte ovviamente perché, che volete , sono più di 200, mica pizza e fichi!

Il mese di Febbraio nel 2020 ha 29 giorni, e questo accade ogni 4 anni. Ogni 4 anni diventa di 29 giorni. Normalmente ne ha 28. Si tratta di un’eccezione quindi alla regola. Un’eccezione che si ripete ogni 4 anni.

Siete curiosi di sapere il motivo? Quale occasione migliore di un episodio di ripasso proprio questo giorno?

Ma mi chiedo: allungare un giorno ogni 4 anni ha conseguenze negative?

Che io sappia no, ma se qualcuno di voi crede che l’anno bisestile vada a discapito dei propri interessi, o della propria salute, mi faccia sapere… sono proprio curioso!

Difficilmente comunque sarei disposto ad assecondare una teoria di questo tipo.

Sicuramente infatti nessuno di noi potrà risentire delle conseguenze di un giorno in più, Che sarà mai un giorno!

Circa le ragioni di questa curiosità, la spiegazione è semplice, e risale ai tempi dell’impero romano.

Che poi noi tutti a quei tempi non fossimo presenti, beh, questo è assolutamente normale, considerato che stiamo parlando di all’incirca 2000 anni fa.

Dunque, dicevo che la storia dell’anno bisestile, (si chiama anche “bisesto”, per la cronaca (questa la spieghiamo domani), risale ai tempi dell’antica Roma, dunque è ormai una tradizione che dura da moltissimo tempo, e se vogliamo ci siamo anche abituati ormai.

L’anno bisestile non è altro che un anno composto da 366 giorni anziché di 365.

Questo avviene ogni quattro anni, perché un anno in realtà, mi riferisco all’anno solare, durerebbe, volendo essere precisi, esattamente 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 45 secondi.

Spero non siate insofferenti ai numeri. Fatemi sapere se accusate il colpo.

Siamo noi comunque che arbitrariamente abbiamo deciso di far durare l’anno durare 5 ore, 48 minuti e 45 secondi meno del dovuto. Ma io mi chiedo: inserendo un giorno in più ogni 4 anni, quindi 6 ore ogni anno, abbiamo sgarrato di circa 12 minuti. Dunque i conti non tornano.

Non la vedete così anche voi? Il che mi fa dedurre che tra circa 5000-6000 anni, più o meno, le stagioni risulteranno spostate di un mese in avanti. Vi era sfuggito questo particolare?

Comunque torniamo a bomba: chi di voi è nato il 29 febbraio? Conoscete almeno una di queste persone?

Si dice che invecchino più lentamente visto che festeggiano il compleanno ogni quattro anni. Ma questa sembra una vera sciocchezza giusto?

Ai tempi dei romani dovete sapere che c’era un calendario diverso dal nostro.

Quel calendario viene chiamato anche pre-giuliano, poiché è rimasto in vigore fino all’avvento del calendario giuliano, istituito da Gaio Giulio Cesare nell’anno 46 a.C., che sarebbe morto due anni dopo. Ma questo non ha alcuna importanza ai fini dell’episodio di oggi.

Mia figlia è nata il 28 febbraio sapete? Ma nessuno aveva programmato di farla nascere il 29, quindi non è nata anzitempo, anche perché quell’anno, il 2006, non era bisestile.

Invece domani è il mio compleanno, quindi normalmente i nostri due compleanni sono attaccati, fatti salvi, appunto, gli anni bisestili.

Quest’anno comunque è diverso dagli altri anni bisestili. Le persone oggi non si accalcano nei teatri e nei cinema, per via del corona virus. D’altronde ci sono regole igieniche a cui tutti dobbiamo sottostare se vogliamo combattere questo virus.

Ma vedrete che tra qualche settimana saremo riusciti ad avere la meglio su di esso, me lo sento, e così tutti gli stranieri non diranno più che non se la sentono di venire in Italia, altri poi sono combattuti, per ora hanno un po’ di fifa ma passerà. Alcune misure sembrano un po’ esagerate, tipo chiudere le scuole, ma chi le ha prese avrà pensato che non bisogna lasciare nulla di intentato.

Comunque, cosa farete voi in questo giorno in più che il calendario ci ha regalato?

Io sono andato in palestra, e spero non debba rispondere di questo. Se dovessi conrarre il virus mi darò all’isolamento, non si sa mai, ma spero che il virus, bontà sua, non mi rovini il compleanno. Ma se andassi in quarantena ci sarebbe un bel rovescio della medaglia: farei almeno 10 episodi al giorno!

Comunque per rassicurarvi la palestra era quasi deserta, quindi non vedo perché preoccuparsi. Oggi mi ero prefisso di allenarmi e si dà il caso che io mantenga le promesse e gli impegni presi. Stare a casa a cincischiare non è proprio da me. Tenere a bada le preoccupazioni e le tensioni è importante e fare attività sportiva mi aiuta in questo.

Bene, adesso che abbiamo rispolverato alcune espressioni, tra cui qualcuna che va per la maggiore tra gli italiani, posso salutarvi.

Ci sentiamo al prossimo episodio di ripasso, ma tra un po’, quando avremo realizzato almeno altri 30 episodi della rubrica, prima direi che non è cosa.

213 – ALTRO CHE STORIE – due minuti con italiano semplicemente

Audio

Video

https://youtu.be/tPtmgdRRrvk

Trascrizione Giovanni: Buongiorno. Oggi vediamo un’espressione che si sente spesso dagli italiani, mentre probabilmente è meno diffusa nella comunicazione scritta.

L’espressione è “altro che storie“. 

Si usa solitamente quando si è arrabbiati e quando si è sicuri di qualcosa. Talmente sicuri che non si accettano opinioni contrarie, o argomentazioni che possono portare a conclusioni differenti. 

Vediamo alcuni esempi:

Non mi dire che sono magro, ok? Io devo perdere almeno 10 kg, altro che storie

Quindi in questo esempio, chi parla è sicuro che vuole dimagrire, e coloro che la pensano diversamente sono in torto, altro che storie!

Altro che storie” significa quindi: questa è la verità, e tutto il resto, cioè le altre cose che si dicono, sono storie, cioè non sono la verità. 

Il termine “storie” infatti è spesso utilizzato nella lingua italiana per indicare delle bugie, o comunque delle cose non vere, come se fossero delle storie, quindi come se fossero frutto della fantasia. Avete presente le storie che si raccontano ai bambini? Sono cose fantasiose, inventate, non appartengono alla realtà, quindi per questo si usa il termine storie per indicare cose non vere:

Non mi raccontare storie!

Cioè: non inventare cose, non dire bugie, non cercare di convincermi con delle cose non vere.

Si sente spesso anche dire:

Che storia è mai questa?

Quando non crediamo a qualcosa. E diciamo una frase di questo tipo se ci sembra molto strano quello che ascoltiamo, qualcosa di apparentemente lontano dalla realtà.

Un altro esempio:

Quali sono i problemi italiani in questo momento? 

C’è chi dice che il problema più grande è l’immigrazione, altri dicono che ci sono troppi anziani e pochi giovani poi arrivo io che dico:

Ragazzi, il problema è il lavoro, altro che storie!

Quindi, come prima, il problema non è l’immigrazione, e non è neanche il numero degli anziani. Il vero problema in Italia è che non c’è lavoro per tutti, altro che storie!

“Altro che storie” serve semplicemente a escludere categoricamente tutte le altre risposte alla domanda.

Forse è una esclamazione un po’ dura, a volte può anche essere offensiva per chi ha un’idea diversa, ma l’obiettivo di chi parla è sicuramente quello di fare chiarezza e non quello di offendere e esprime una certa sicurezza in quello che si dice:  Ma vedo che sono già passati i due minuti quindi ora è l’ora del ripasso, altro che storie!

Ripassiamo::
Andrè (Brasile):
Pensavo che tornare  in Italia ancora una volta fosse un’ ipotesi peregrina, comunque ne ho parlato con mia moglie ieri sera e abbiamo concluso che risparmiando come si deve, puo’ darsi che  tra due anni circa potremmo farcela!  Ovviamente da oggi in poi ridurremo  il nostro tetto di spesa  e lo faremo senza remore.
Che poi il cambio con l’euro stia peggiorando, questo non significa che non terrò fede alla mia promessa di viaggiare almeno una volta l’anno.

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N.6 – FAME E SETE – 2 minuti con Italiano semplicemente – PRIMI PASSI

PRIMI PASSI: CORSO DI ITALIANO PER PRINCIPIANTI

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6^ lezione – sesta lezione – lezione n. 6: FAME E SETE

Audio

Emanuele: Primi passi. Lezione numero sei (6): FAME E SETE

Emanuele: ciao papà

Giovanni: ciao Emanuele.

Emanuele: papà, ho fame. Sono affamato.

Giovanni: ah, davvero? Hai fame? Sei affamato?

Emanuele: si, ho fame. Voglio mangiare qualcosa. Adesso!

Giovanni: bene. Ok, ho capito. Cosa vuoi mangiare?

Emanuele: un bel piatto di pasta.

Giovanni: ok. Sei molto affamato?

Emanuele: si, ho molta fame Sono molto affamato.

Giovanni: bene, hai anche sete? Vuoi bere qualcosa?

Emanuele: si grazie volentieri. Un po’ d’acqua.

Giovanni: vino? Vuoi del vino?

Emanuele: no, acqua. Ho detto acqua. Voglio bere dell’acqua.

Giovanni: bene. Allora un piatto di pasta e un po’ d’acqua. Nient’altro?

Emanuele: no. Nient’altro. Tu non hai fame papà? Non sei affamato?

Giovanni: si, anch’io sono affamato. Ho anche molta sete. Quindi mangio un po’ di pasta anch’io con te. Un bel piatto di pasta anche per me. Io però bevo anche un po’ di vino.

Giovanni: mangiamo insieme allora?

Emanuele: sì. Volentieri. Mangiamo insieme.

Giovanni: allora io preparo la pasta. L’acqua la prendi tu?

Emanuele: va bene. Che fame!

Giovanni: e che sete!

Ripasso lezioni precedenti:

Elettra: Ciao ragazzi. Volete sapere come mi chiamo? Volete sapere il mio nome? Volete sapere se il mio nome è Emanuele? La risposta è no! Emanuele è mio fratello. Questo è il suo nome. Io mi chiamo Elettra. E volete sapere la mia età? Sì? La mia età è 13 anni. Non ho ancora 14 anni. Volete sapere anche se ho un lavoro? La risposta è no! Non ho ancora un lavoro. Neanche mio fratello Emanuele lavora perché lui ha ancora 11 anni. E mio padre lavora? Certo che lavora. La risposta è sì.

212 – CIRCA – due minuti con italiano semplicemente

Audio

Anne France (Francia): Ogni due per tre ascolto il nuovo episodio di Italiano Semplicemente bevendo il caffè. Ecco una bella parentesi di due minuti

Giovanni: Che ore sono?

Sono circa le 8.

Ti aspetto da circa 20 minuti

Sono circa 100 le persone che ti stanno aspettando.

Sapete sicuramente usare l’avverbio “circa” in questo modo. Significa più o meno, approssimativamente.

Sono circa le 8, quindi potrebbero essere le 8 meno 10 ma anche le 8 e 10. Sto fornendo un’indicazione approssimativa, imprecisa. Non conosco il dato preciso.

Ti aspetto da circa 20 minuti, quindi, analogamente, significa che sto aspettando forse da 15, forse da 25 minuti. Non ho calcolato esattamente la mia attesa, molto probabilmente i minuti di attesa sono 20, minuto più, minuto meno. In questi casi posso anche usare all’incirca. Stesso significato.

Ok, comunque questo uso di circa lo conosciamo e credo sia chiaro ai più. Ci sono sempre dei numeri nella frase in questi casi, perché non posso farne a meno. Non si può dire ad esempio: “ti aspetto da circa molto tempo“. Devo per forza usare dei numeri (ore o minuti).

Ce n’è un altro però, un altro utilizzo di circa, meno usato dagli stranieri sicuramente, dove circa serve a specificare.

Vi faccio qualche esempio:

Ho chiesto a Giovanni alcune informazioni circa l’orario di arrivo del suo aereo.

Mi devi raccontare tutto circa ciò che è accaduto.

Desideriamo maggiori informazioni circa la qualità del prodotto.

Cosa mi dici circa la tua salute? Stai bene?

In questi casi circa significa “riguardo“, “riguardante“, “riguardanti“, “che riguarda/riguardano“, “a proposito di”, “concernente”, “concernenti” “che concerne”.

A volte posso anche usare “su“, che è il modo più informale di tutti. Anche “di” si può usare spesso:

Mi devi raccontare tutto su ciò che ti è accaduto.

Mi devi raccontare tutto di ciò che ti è accaduto.

In tutti i casi sto specificando l’argomento di interesse. Somiglia molto al termine inglese “about“.

Usare circa, in questi casi non è una cosa strana, potete farlo anche tra amici. Senza problemi. Probabilmente è meno diffuso, forse è un po’ più formale rispetto alle altre forme (non tutte: concernente ad esempio è molto più formale). È anche molto usato dai giornalisti e in ambito professionale quindi vi consiglio di imparare questo uso di circa anzi, vi consiglio di cercare di farvi un’idea più precisa circa questo utilizzo attraverso altri esempi che potete trovare su internet. Comunque credo che questo sarà uno dei termini più adatti per essere ripassati nei prossimi episodi di due minuti con italiano semplicemente.

A proposito. È arrivato il momento del ripasso di questo episodio numero 212.

Ulrike (Germania): 

Hai chiesto un ripasso delle espressioni passate? Oggi non è cosa Gianni. Non vedo come io possa sfoderare un ripasso in men che non si dica. È un compito esigente sai. Poi ho un bel po’po’ di lavoro sulla scrivania. Quindi mi vedo costretta a dirti che oggi non ti darò manforte. Se poi anche i tanti altri del nostro gruppo si mostrano restii, toccherà a te fare il prossimo ripasso. O così o pomì.

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212_circa

 

211 – CHE POI – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

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Trascrizione

Giovanni: episodio n. 211.
Tutti voi stranieri conoscete l’avverbio “poi“, perché vi hanno insegnato ad usarlo relativamente al tempo.
In pratica è un sinonimo di “dopo” e il contrario di “prima“.

Prima o poi andrò in Italia.
Sono andato a Roma, poi a Napoli.

Comunque si può usare anche per aggiungere informazioni come sapete.

Io sono italiano. Poi sono anche un uomo e poi mi piace insegnare agli stranieri.

Poi? Nient’altro?
Ma in fin dei conti quando si aggiungono informazioni lo si fa successivamente nel tempo, quindi c’è sempre il tempo di mezzo.
A volte “poi” si usa anche dopo la congiunzione “che“: che poi.
A me interessa spiegarvi questo oggi: che poi.
In questo caso si può usare ugualmente al posto di “dopo” o “più tardi” o per aggiungere informazioni.

Leonardo Da Vinci, che poi è stato anche un grandissimo inventore, ha dipinto “la Gioconda”.

In questi casi si usa come “in aggiunta“, “inoltre” (spesso potete eliminare “poi” e non succede niente).
Poi si usa a volte quando con queste informazioni aggiuntive si esprime qualcosa che non si capisce, qualcosa di illogico.

Giovanni è scappato in aereo?
Davvero? Che poi, adesso che ci penso, Giovanni non aveva paura di volare?

A proposito di cose illogiche. Potrei cercare di giustificarle per renderle logiche, per darle un senso, per farle diventare logiche.
C’è anche questo caso, quello che interessa a me oggi.
In pratica, se devo dimostrare qualcosa, se devo convincere qualcuno e quindi sto sostenendo un’idea, se qualcosa però non mi aiuta a sostenere la mia idea, allora uso “che poi” per spiegare queste cose scomode o illogiche, che però secondo me hanno una spiegazione. Potrei anche dire “poi, il fatto che“.
Ricordiamoci infine che alla fine della frase devo giustificare, ok? Devo dire qualcosa alla fine, perché questa cosa ha una spiegazione.
Anche il tono da usare è importante.
Ad esempio: sono dell’idea che il corona virus sia una grave malattia e non una normale influenza.
Allora posso dire:

Il corona virus si sta diffondendo rapidamente in tutto il mondo. Che poi la mortalità sia bassa e che muoiano solo persone anziane con gravi patologie esistenti, questo non significa che non dobbiamo combatterla con tutte le nostre forze.

Avete prestato attenzione ai tono?
Un altro esempio.

A me piacciono più le donne more, cioè quelle con i capelli scuri. Che poi io abbia sposato una donna bionda questo è solo un caso. Che poi i capelli rossi mi piacciano ancora di più, questo è dovuto solo al fatto che non vi sono molte rosse al mondo. Per questo non ho sposato una donna dai capelli rossi.

Vi piace come giustificazione?
Ah, non vi ho detto ancora che quando aggiungete queste informazioni scomode è sempre meglio usare il congiuntivo. Che poi la frase si capisca lo stesso se non lo fate, di questo non dovete preoccuparvi. Fidatevi.
Adesso ripassiamo.
Bogusia (Polonia):
A scanso di equivoci ragazzi, per non risentire troppo delle conseguenze di contagio del corona virus, bisogna dare seguito alle parole di chi se ne intende, cioè i medici. Ma sono in tanti che invece dicono: non è cosa! e se ne fregano . Dall’altro canto c’è chi ha paura e decide di agire senza discapito per se stesso, almeno questo è ciò che pensa e se vogliamo anche rimanendo a casa chiuso. C’è poi chi dice: se stessi male, rimarrei a casa, se andassi all’ospedale starei peggio, che paradosso. Ma che vuoi, siamo alle solite, ci sono sempre atteggiamenti all’insegna del panico.
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210 – IL CONDIZIONALE NEL PASSATO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giovanni: episodio n. 210.

Sapete che c’è un modo particolare per usare il condizionale. Non nel modo classico, del tipo:

Se avessi fame, mangerei

Questo “mangerei” è il classico condizionale, e non è un evento certo, infatti si chiama condizionale perché si deve verificare una condizione.
In questo caso la condizione è aver fame.
Ma quando si racconta qualcosa accaduto nel passato, che quindi è già accaduto, posso usare il condizionale in un’occasione particolare: quando parlo del futuro, ma quando questo futuro è già passato.
In questi casi, a volte si usa per esprimere un evento dubbio, ma non sempre.
Ad esempio:

Il ragazzo, dopo essere stato a casa, sarebbe uscito un’ora più tardi.

Parlo del passato quindi, e anche del futuro (è uscito un’ora più tardi) e c’è del dubbio in questa frase. Non c’è nessuna condizione però. Solo dubbio. Non sono sicuro che il ragazzo sia veramente uscito.
Lo stesso se dico:

Sono arrivato molto tardi e ho perso l’aereo, che sarebbe anche partito qualche minuto in ritardo.

Anche qui: futuro nel passato e nessuna condizione. Però ancora dubbio. Mi hanno detto, mi è stato riferito che l’aereo è partito in ritardo.
Ma ascoltate questa frase:

Il film racconta delle vicende di uno scrittore nel 1920, scrittore che poi sarebbe morto qualche anno più tardi.

Oppure:

Mio nonno, che si sarebbe sposato solo qualche anno più tardi, a quel tempo, quando aveva 20 anni, era un grande appassionato di donne.

Questi due esempi hanno tre caratteristiche in comune.
La prima è che si tratta di eventi già trascorsi.
La seconda è che si parla anche di futuro nel passato ma adesso è già accaduto. Era futuro prima, nel passato. Ora non lo è più.
La terza, importantissima, è che quando si usa il condizionale lo si fa perché l’informazione aggiuntiva è di secondo piano, cioè non è di primaria importanza nella frase, ma serve solo a definire meglio il contesto. Insomma, è una frase che aiuta solo a capire qualcosa in più.
Notare bene che non c’è nessun dubbio o condizione: mio nonno si è veramente sposato qualche anno più tardi rispetto a quando era un conquistatore di donne.
Questo è un evento certo. Si è verificato. Ed anche lo scrittore di cui vi ho parlato prima, qualche anno dopo il 1920 è morto. Anche questo è certo. Ma sono informazioni di secondo piano, e per evidenziare questo fatto uso il condizionale, anche se la tentazione di usare il passato prossimo o remoto è tanta, vero?
Sarebbe morto qualche anno dopo.
Si sarebbe sposato qualche anno più tardi.
Tranquilli comunque. Se usate una forma passata non sbagliate.
Agli studenti stranieri posso consigliare di usare questa forma quando si parla ad esempio di grandi personaggi italiani che sono vissuti nel passato. Farete una bella figura col professore.
Non è così difficile, basta aggiungere un’informazione di contesto sul futuro.

Era il 1321 quando Dante Alighieri terminò di scrivere la divina commedia. Di lì a poco lui poi sarebbe morto, ma quando iniziò a scriverla era il 1304, sembra.

Ora, augurandomi che non abbiate risentito troppo di questo episodio grammaticale, ascoltiamo una frase di ripasso.
Camille (Libano 🇱🇧): Quando credevamo di essere sicuri di non studiare la grammatica, ecco che arriva un episodio sul condizionale.
Lejla (Bosnia): Quale sorpresa Giovanni!
Giovanni: Prometto che in futuro sgarrerò solo se ne varrà la pena, ragion per cui non c’è motivo di preoccuparsi.
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209 – RISENTIRNE – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Giuseppina: episodio n. 209.

Ora che abbiamo imparato ad usare a scapito e a discapito, sicuramente sarà più facile introdurre il verbo risentire.

Siamo in una situazione infatti molto simile a quelle precedenti.

Vediamo solamente uno degli usi di questo verbo, vale a dire subire le conseguenze di qualcosa.

Sapete già di cosa sto parlando perché nell’episodio 159 abbiano visto “accusare il colpo” che ha proprio questo stesso significato. Risentire ha però un uso più ampio, perché si usa in qualsiasi contesto, e non solo riferito alle persone. Si usa ovunque ci sia una conseguenza di un evento.

Parliamo sempre di conseguenze negative.

Risentire, quando ha questo utilizzo, si usa spesso insieme alla particella ne.

L’economia risentirà delle conseguenze del corona virus? L’economia ne risentirà?

Sicuramente ne risentiranno le relazioni sociali.

A risentirne saranno sicuramente le relazioni sociali.

A risentirne, cioè a subirne negativamente le conseguenze.

I fiori sul balcone hanno risentito del freddo intenso. Ne hanno risentito soprattutto le rose.

L’attenzione all’ascolto risente molto della durata di un episodio, e per questo motivo, per risentirne il meno possibile l’episodio 208 termina qui. Ma non prima di aver ascoltato una frase di ripasso.

Ulrike: Oggi mi gira proprio bene e me la sento di tornare alla carica con qualche frasi di ripasso. Allora ascoltate un po’ e dopo tocca a voi a ripetere le espressioni evidenziate. Stamattina presto, durante il dormiveglia mi è venuta in mente il termine chicchessia della rubrica “due minuti con italiano semplicemente”.

Una volta entrata nella mia mente cominciava a ronzarmi per la testa proprio come il suono di un treno che corre: chicchessia, chicchessia…!

Quale tormentone questo! Ora ditemi voi: il significato della parola, i modi di usarla come si deve, li avete presente? Io no, ammetto che mi erano totalmente sfuggiti. Dopo essermi scervellata un po’, invano purtroppo, quindi tuttora sguarnita di un’idea del significato, mi vedevo costretta a fare un ripasso della puntata 101 della rubrica.

Questo però l’ho raccontato solo a voi, non parlatene con chicchessia, mi raccomando!

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208 – A DISCAPITO – 2 minuti con Italiano semplicemente

A discapito

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Trascrizione

Giovanni: episodio n. 208.

Il termine discapito è quasi identico al termine scapito, che è stato oggetto dell’ultimo episodio, ma ho detto appunto “quasi”

Vediamo qualche esempio:

La legge va a discapito delle persone più povere

Abbiamo preso questa decisione a nostro discapito

La biblioteca è stata chiusa a discapito degli utenti

Le politiche sociali sono spesso a discapito delle donne

Ti dico queste cose a mio discapito

Quindi discapito si usa prevalentemente quando c’è un danno, un semplice danno che subisce qualcuno, senza la necessità di un confronto diretto:

le misure per la sicurezza dei cittadini sono a scapito della privacy: piu sicurezza = meno privacy.

Prima ho parlato di danno contro “qualcuno” perché discapito si usa quasi sempre con le persone, e se uso mio, tuo, suo, o per me, per noi, ecc non posso usare “scapito”:

Faccio questo a mio discapito

Questa cosa va a tuo discapito

Le decisioni non vanno mai a suo discapito

Bisogna agire senza discapito per noi

Ecc.

Discapito quindi si può usare anche come sinonimo di danno, svantaggio che colpisce una persona. Quindi sebbene sia meno usato rispetto a scapito in realtà ha un uso più ampio.

Ora ascoltiamo una frase di ripasso, nonostante questo vada sia a scapito che a discapito della breve durata.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Junna: Non so come la vedete voi, ma ultimamente me la devo ingiustamente vedere con tanti sguardi e tanti giudizi negativi solo perché ho gli occhi a mandorla.

Natalia: Propongo una sfida, far sì che tutti coloro che diffondono voci false e tendenziose in questi giorni riguardo al corona virus siano colti alla sprovvista con atti e parole di solidarietà.

Ulrike: Balza agli occhi che ci siano forze politiche che non lasciano nulla di intentato per seminare odio e nutrire sentimenti razzisti. Tocca a noi che siamo di diverso avviso a difendere coloro che vengono ingiustamente aggrediti ed umiliati.

Bogusia: Finora abbiamo infatti abbozzato troppo. Bisogna rompere gli indugi e iniziare a guardare la sostanza, non la forma.
Attaccare la gente innocente non è più solo uno strappo alla regola. è questo il virus da combattere.
Io dico no a coloro che raccontano sciocchezze in quanto prevenuti e inutilmente insofferenti.

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N.5 – Sì o No? – 2 minuti con Italiano semplicemente – PRIMI PASSI

PRIMI PASSI: CORSO DI ITALIANO PER PRINCIPIANTI

primi_passi

5^ lezione. Quinta lezione. Lezione numero cinque: Sì o No?

Audio

Elettra: Primi passi. Lezione numero cinque (5): Sì e No

Elettra: Ciao.

Giovanni: ciao.

Elettra: tu ti chiami Giovanni? Ti chiami così?

Giovanni: Sì, mi chiamo Giovanni. Mi chiamo così.

Elettra: Non ti chiami Giuseppe?

Giovanni: No, non mi chiamo Giuseppe. Non mi chiamo così.

Elettra: stai bene?

Giovanni: sì, sto bene, grazie.

Elettra: tu sei mio padre, vero?

Giovanni: sì, sono tuo padre.

Elettra: sei mio padre?

Giovanni: sì, lo sono.

Elettra: Sei mia madre?

Giovanni: no, non sono tua madre.

Elettra: Sei mia madre?

Giovanni: no, non lo sono.

Elettra: Hai 48 anni?

Giovanni: sì, ho 48 anni.

Elettra: Hai 48 anni?

Giovanni: sì, be ho 48. E tu quanti anni hai? Quanti ne hai?

Elettra: io ne ho 13. Ma tu sei felice?

Giovanni: sì, sono felice.

Elettra: Sei felice?

Giovanni: sì, lo sono.

Elettra: sei triste?

Giovanni: No, non sono triste.

Elettra: Sei triste?

Giovanni: No, non lo sono. E tu lo sei?

Elettra: No, non lo sono. Papà, hai un lavoro?

Giovanni: sì, ho un lavoro.

Elettra: Hai un lavoro?

Giovanni: sì, ce l’ho. E tu ce l’hai?

Elettra: No, non ce l’ho papà.

Elettra: Papà, io sono Elettra?

Giovanni: Sì, sei Elettra .

Elettra: sono tua figlia?

Giovanni: Sì, sei mia figlia.

Elettra: sono tua figlia?

Giovanni: Sì, lo sei. E io sono tuo padre?

Elettra: Sì, lo sei.

Elettra: Papà, sono tuo figlio?

Giovanni: No, non sei mio figlio.

Elettra: sono tuo figlio?

Giovanni: No, non lo sei.

Ripasso lezioni precedenti:

Elettra: Ciao, come state? Io sto bene. Mi chiamo Elettra. Piacere di conoscervi. La mia età è 13 anni. Vado a scuola, quindi non lavoro. Neanche mio fratello lavora. Mio papà invece lavora. Anche mia madre lavora. Noi siamo quattro persone: mia madre, mio padre, mio fratello ed io.

207 – A SCAPITO – 2 minuti con Italiano semplicemente

A scapito

Audio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Video

Trascrizione

Giovanni: episodio n. 207 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente. Per chi non conosce questa rubrica si tratta di brevi episodi numerati.
La brevità è importante perché la lunghezza e il dettaglio delle spiegazioni sono sempre a scapito del numero delle persone che ascoltano l’episodio fino alla fine.
A SCAPITO di. Oggi spieghiamo questa espressione che si può usare quando parliamo di vantaggi ma soprattutto di svantaggi.
Quando facciamo una scelta, qualunque essa sia, valutiamo vantaggi e svantaggi e difficilmente troveremo una soluzione che porta tutti i massimi vantaggi.
Di solito ogni scelta ha i suoi vantaggi, i suoi punti a favore ed altri a sfavore.
Il fatto è che spesso aumentando un vantaggio lo facciamo a scapito di altre caratteristiche, che quindi peggiorano. Ma non c’è bisogno di dire che peggiorano perché abbiamo già detto “a scapito” di queste caratteristiche.
Dobbiamo trovare la combinazione ottimale che più ci soddisfa. Possiamo anche usare “a danno” con lo stesso significato di “a scapito” o anche “a svantaggio“, quindi è il contrario di “a vantaggio”. In modo più formale si dice “a detrimento” nonostante sia un po’ bruttina come modalità.
Se ad esempio andate in un ristorante dove non si usa la tovaglia, beh questo sicuramente va a scapito dell’igiene, vale a dire che l’assenza della tovaglia che ricopre il tavolo, non giova all’igiene, quindi è un punto a sfavore dell’igiene, va a scapito dell’igiene.
Se date troppe attenzioni a uno dei vostri figli questo va a scapito degli altri figli.
Adesso ascoltiamo una frase di ripasso, che forse va a scapito della durata dell’episodio, ma sicuramente giova alla memoria. Nel prossimo episodio vedremo un termine simile: il discapito.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Bogusia: Si dà il caso che a scuola dove lavoro si sia festeggiato il carnevale. Benché fossi restia, mi sono vista costretta a travestirmi anche io. All’insegna dell’unità sociale, sono riuscita a sfoderare in bel costume da vampiro ma ho avuto un problema e sfido chicchessia nel consigliarmi qualcosa per non accusare le conseguenze del trucco. Prude dappertutto, appunto. Che divertimento è? Il fatto è che non ho niente a che spartire con questi festeggiamenti e ora mi sono finalmente smarcata dal costume di carnevale. Cercare di convincermi che sia stato divertente lascia il tempo che trova. Adesso, dopo averlo tolto, mi gira tutto bene. Vi auguro una buona giornata. 😃
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

206 – COME LA VEDI? – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Giovanni: Oggi in questo episodio n. 206 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente esauriamo i significati di “vedi tu“. Naturalmente parliamo del verbo vedere ma in senso figurato.

Abbiamo visto “vedi tu” nel senso di decidi liberamente, pensaci tu, per me è lo stesso. Poi abbiamo visto “te la vedi tu” che chiama in causa le responsabilità esclusive.

Oggi vediamo “vedi tu” (ma anche lui, noi, eccetera) quando si chiede o si esprime un’opinione. Di modalità ce ne sono molte in generale quando si parla di opinioni o pareri:

Tu cosa ne pensi?

Secondo te?

Mi interessa la tua opinione.

Vorrei sapere il tuo punto di vista in merito (ci stiamo avvicinando, è comparso il “vedere” con il “punto di vista”)

Come la vedi tu?

Tu come la vedi?

Stiamo parlando di “vederla“.

Vedere” una situazione (quindi vederla, “la situazione”) rappresenta il proprio punto di vista sulla situazione. Ci stiamo riferendo alla situazione, alla questione, alla faccenda. Si parla al femminile in questi casi: “vederla” e non “vederlo”

Tu come la vedi? o anche “come la vedi tu?

Cioè: cosa ne pensi? Qual è la tua idea in merito?

Già, perché non tutti la vediamo sempre allo stesso modo.

Io posso vederla in un modo, tu puoi vederla in un altro modo, lei può vederla ancora in un altro modo, noi possiamo vederla in modo del tutto diverso da voi. E loro?

Loro possono vederla ancora diversamente.

E tu? Come la vedi tu? La vedi ancora diversamente da tutti gli altri?

Insomma, avete capito che la vista si usa per dare il senso del “punto di vista“, perché ognuno ha il suo punto di vista diverso, poiché ognuno ha la propria esperienza, i propri interessi, cose che reputa più importanti e cose meno importanti.

Un modo un po’ più formale che utilizza sempre il verbo vedere per chiedere un’opinione è:

A tuo modo di vedere come possiamo fare?

A nostro modo di vedere, la vostra accusa è totalmente falsa!

Oppure (anche senza “modo di”)

A mio vedere questo caffè è troppo freddo

A suo vedere è stato accusato ingiustamente

Ora saluto tutti, anche i professori di lingua italiana che amano la grammatica insegnata in modo classico, e invece a mio modo di vedere la grammatica va insegnata in modo diverso e, se vogliamo, divertente. Ovviamente se la vedete diversamente da me fatemi sapere.

Ora ripassiamo qualche espressione già spiegata a ritmo di musica brasiliana e poi ascolteremo come la vede Emanuele.

Andrè: Brasile e Carnevale, un binomio inscindibile! Sta settimana con tutti gli annessi e connessi inizia la festa più popolare del mondo, e se vogliamo anche la più allegra! È anche la festa dove si beve più che mai, e ogni due per tre va in tilt la testa dei cosiddetti “foliões” , per me nulla quaestio a patto che nessuno vada all’aldilà per i festeggiamenti! Rio de Janeiro, São Paulo, Salvador e Recife sono le città dove si trascorrono gli eventi più animati. Le folle ballano senza remore! Direi che Il Carnevale sarebbe una festa perfetta sennonché c’è sempre qualcuno che fa stupidaggini e io sono costretto a dirvelo allora: ce ne sono tanti, ma che vuoi farci! Volendo, venite in Brasile per il Carnevale, portatevi i vestiti più osé e godetevi la festa perché durante il carnevale non se ne frega nessuno dei formalismi! Voci false e tendenziose vi potranno dire che si tratta di un evento pericoloso, comunque, se volete andare, a scanso di eventuali equivoci e di dubbi vi consiglio l’agenzia di viaggio di una mia amica che sicuramente vi darà manforte.

Segue la spiegazione di Emanuele…

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Il verbo RECEDERE (59) – Corso di Italiano Professionale

File audio e trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Descrizione

Recedere è il verbo professionale n. 59. Di solito non si tratta di notizie positive, quindi mi auguro per voi che non dobbiate mai usarlo.

205 – VEDITELA TU – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Buongiorno, allora ieri ho lasciato a mia madre la spiegazione di “Vedi tu”, infatti avevo chiesto io a lei di occuparsene e oggi avevo la stessa intenzione, sennonché mi madre mi ha risposto:

Giuseppina: Mi spiace ma oggi non ho tempo, oggi te la vedi tu.

Va bene, ho risposto io. Me la vedo io, me la vedo da solo allora.
Questo, come vi aveva accennato nello scorso episodio mia madre, è un altro modo di usare “vedi tu“. In realtà stavolta è “te la vedi tu” o anche “VEDITELA TU” , significato diverso dal “vedi tu” di cui vi ha parlato mia madre. Stavolta infatti non è un segnale tipo “non c’è problema, decidi tu” . Piuttosto significa “è un problema che devi risolvere da solo” : te la devi vedere da solo.
Ancora una volta “vedere” con gli occhi non c’entra nulla. Stavolta è “vedersela“, verbo pronominale che abbiamo già visto in due passati episodi e che stavolta rivediamo velocemente.
Vedersela e quindi “me la vedo io”, “veditela tu”, “se la vede lui/lei”, “se la vedono/vedano loro”, “ce la vediamo noi”, “ve la vedete voi” si usano per affrontare i problemi senza coinvolgere altre persone. Questa è la cosa più importante da ricordare.
Quindi “me la vedo io” significa me ne occupo io, ci penso io a risolvere il problema, quindi tu stanne fuori, ci penso io, quindi non farti problemi perché sarò io a affrontare questa situazione.
Quindi, mentre in “vedi tu” che abbiamo visto nell’ultimo episodio si lascia l’onore di decidere a qualcun altro, in “te la vedi tu” (o veditela tu) si lascia l’onere e non l’onore.
Spesso infatti si usa quando ci sono responsabilità, quando si è fatto qualcosa di sbagliato e si deve rimediare a questo errore:

Tu hai sbagliato, e adesso te la vedi tu!

Non c’è nessun onore ma solo un onere, un peso, un peso che si deve sopportare da soli.
MA perché si usa vedere? Ad esempio se dico “me la vedo io”, il senso del verbo vedere è: tu non vedrai nulla, cioè non ci sarà nessun problema per te: me la vedo io, non preoccuparti.
Ovviamente è informale, ma in modo formale “te la vedi tu” diventa:
E’ una sua responsabilità, se ne occupi lei, si prenda lei in carico questa faccenda, veda lei come risolvere il problema.
Ora un breve ripasso. Domani vediamo l’ultimo utilizzo di “vedi tu“, essendo andati già oltre i due minuti.
Bogusia: Può darsi che qualcuno di voi recentemente abbia trovato questo sito per imparare oppure approfondire il proprio italiano. Vi ha colto alla sprovvista questo metodo ingegnoso e adesso le sette regole d’oro vi ronzano per la testa?
Ho deciso di ritagliarmi del tempo e dirvi che non siamo alle solite qua: cioè, studiare anni e anni, il che significherebbe armarsi di nuovo di pazienza e forse ad un certo punto accusare la fatica e alla fine voglia di sfuggire dallo studio.
No, non è così con italiano semplicemente. Chi impara con noi è proprio cascato bene e ha svoltato, appunto. Qui si ingrana e questo è meglio dirlo a scanso di equivoci prima che decidiate di allontanarvi anzitempo dalla lingua italiana. Hai visto mai che adesso ti è venuta la voglia di continuare?
Segue la spiegazione di Emanuele…
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204 – VEDI TU – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giovanni: che facciamo oggi? Cosa spieghiamo in questo episodio numero 204? Vabbè, mamma, vedi tu oggi ok? Ciao!
Giuseppina: Ci sono sequenze di suoni, di parole, che in maniera automatica e irriflessa vengono inserite nella frase e, svuotati dal loro significato originario, prendono un diverso significato. Stiamo parlando di una cosa di cui gli italiani non possono fare a meno: gli intercalari. “Vedi tu”, è uno di questi.
Il verbo che si usa in questo caso è “vedere” e non è da interpretare alla lettera. In questo caso significa occupatene tu, pensaci tu, o anche pensaci su e poi decidi in totale autonomia.
Due sole parole che possono essere però usate in più modi diversi, dunque, descrivendo velocemente, in modo colorito, quello che intendiamo dire.
Vogliamo vedere come viene facile utilizzare questa espressione?
Esempio:

Io te lo dico, poi…. vedi tu.

Questo è un esempio con cui si invita ad ascoltare (io te lo dico) e poi a prendere una decisione autonomamente (vedi tu).
Se chiedete ad una ragazza:
quando vogliamo andare a vedere quel film?
e lei vi risponde:

Vedi tu!

vuol dire che lei non dà nessuna importanza alla cosa e tocca a te decidere
Vogliamo prendere quel cagnolino?

Vedi tu!

Dicendo cosi ti viene lasciata tutta la responsabilità della decisione.
Solitamente è un messaggio positivo, del tipo “non c’è problema per me, decidi tu”.
Sì può rispondere:

ok, vedo io e poi ti dico.

Dunque “vedi tu” significa “pensaci tu“, nel senso di “decidi tu“, “pensaci con calma“.
Ovviamente è un’espressione informale.
Si dà del tu, ma con uno sconosciuto può diventare “veda lei“, che è un modo cordiale per dire “a sua discrezione“, “a sua scelta“.
Ovviamente si sta dando del lei al nostro interlocutore.
C’è sempre un tono confidenziale oltre che cordiale. Si usa solo all’orale.
Se si parla con più persone naturalmente diventa “vedete voi”, o “che vedano loro” se si parla di altri.
Attenzione perché “te la vedi tu“, o “veditela tu“, o “se la vedono/vedano loro” è un po’ diverso e questo lo vediamo domani.
Infine c’è anche un altro senso che vediamo ugualmente domani, che si usa per chiedere un parere.
Frase di ripasso:
Ulrike: La puntata 47 della rubrica “due minuti con italiano semplicemente” sul verbo rispolverare, l’avete presente? Quale membro dell’associazione italiano semplicemente mi sono prefissa di rispolverare a volte gli episodi passati con qualche frase di ripasso. Utile per me per destreggiarmi sempre meglio con la lingua italiana e al contempo utile per voi per farvi ricordare le espressioni passate. Allora buttate un occhio sulle espressioni che ho appena usato. Può darsi che non vi ricordiate del loro significato, in questo caso non scervellatevi troppo e soprattutto non siate restii ad andare a ritroso per una bella ripetizione. Una volta rotti gli indugi non riuscirete più a tenere a bada la voglia di seguire ogni giorno i due minuti con italiano semplicemente, frasi di ripasso incluse.
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203 – SCANSO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Emanuele: due minuti con italiano semplicemente.
Giovanni: Episodio 203. Di cosa parliamo in questo episodio?
Se avete letto il titolo, il termine SCANSO credo vi abbia incuriosito.
Ad esempio:
Forse è bene dire una cosa: mio figlio Emanuele ha 11 anni dunque è ancora minorenne e non viene pagato per partecipare agli episodi di italiano semplicemente. Per lui questo non è un lavoro e neanche per me, quindi non si tratta di sfruttamento minorile. Questo è bene dirlo a scanso di equivoci. Questo è un esempio di uso del termine scanso.
Avete ascoltato questa mia ultima frase

Questo è bene dirlo a scanso di equivoci.

A scanso di equivoci significa “per scansare eventuali equivoci”, per fare in modo che non ci saranno equivoci.
Quindi scanso viene dal verbo scansare, che è simile a evitare.
A scanso di = al fine di evitare, al fine di scansare, per scansare, per evitare.
Scansare è molto materiale come verbo. Se ti dico “scansati” vuol dire spostati.
È un po’ maleducato però se vi rivolgete ad una persona dicendo che si deve scansare, perché scansare si usa con gli ostacoli, con gli oggetti che vanno spostati, scostati, perché danno fastidio. Anche un pugno, un colpo, un calcio si possono scansare, per non essere colpiti. Quindi è simile anche a evitare. Scansare serve a evitare.
Scanso infatti ha questo utilizzo.
Si usa per evitare che qualcosa di negativo accada, quindi è una misura preventiva. Si dice prima che accada qualcosa.
A scanso di qualcosa quindi significa per evitare che accada qualcosa, come gli equivoci, cioè le incomprensioni, i malintesi.
Io voglio essere chiaro con voi, quindi a scanso di equivoci, vi dirò tutta la verità.
Il termine scanso si usa solo in questo modo: a scanso di equivoci, di malintesi, di polemiche, di imprevisti, di dubbi. Si può usare quindi in molte circostanze diverse.
Ora se avete capito tutto possiamo ripassare alcune espressioni passate, quindi ascolterete una frase e poi a scanso di dubbi Emanuele proverà a spiegare questa frase di ripasso a parole sue.
Ora vi lascio a Bogusia che vi racconta una bella storiella. Si fa per dire!

Bogusia (Polonia): Vi racconto la storia di un cacciatore che è finito nei guai per aver sparato a dei poveri polli. A denunciarlo è stato il proprietario dei polli.
E dire che il nuovo dirimpettaio sembrava molto amichevole. Almeno all’inizio. Cacciatore accanito qual era, quel giorno evidentemente non è riuscito a tenere a bada le sue emozioni e ad accusare il colpo sono stati i polli. Cos’è successo?
Si trattava di un uomo un po’ strano, che dopo un po’ ha mostrato di non voler nulla a che spartire con i suoi vicini, e tanto meno con i loro animali. Era per sistemare l’orto, quando, di punto in bianco si accorse che due volatili erano entrati nel suo territorio. Il cacciatore non se l’è sentita di trattenersi: rientra a casa, prende una delle sue 30 doppiette che possedeva e esplode due colpi che non hanno lasciato scampo ai due animali. Non vi racconto nessuna sciocchezza. È capitato davvero, in Veneto.
Segue la spiegazione di Emanuele.
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202 – QUANDO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Emanuele: due minuti con italiano semplicemente, episodio 202.
Giovanni: ah, 202 grazie Emanuele. Mi aspettavo fosse episodio n. 203, quando mi hai fatto notare che in realtà si tratta del n. 202.
Giuseppina: Sapete che questo è un modo abbastanza particolare di usare “quando“.
Ci sono vari modi di usare questo avverbio e congiunzione.
Oggi vorrei spiegarvi che ogni volta che state raccontando qualcosa di accaduto nel passato, potete usare “quando“, al fine di introdurre un evento sorpresa, cioè qualcosa che accade, un accadimento, ma inaspettato o improvviso.
Un tipo particolare di evento quindi, in generale si usa per tutto ciò che può stupire, meravigliare.

Ero appena entrato in casa quando vidi tutti i miei amici che mi avevano organizzato una festa sorpresa!
Sembrava tutto tranquillo, quando all’improvviso Marco si mise a piangere.
Stavo dormendo, quando ho sentito un fortissimo rumore venire da fuori.
Ci stavamo baciando, quando lei ha detto di amarmi!
Tutto sembrava tranquillo, quando è iniziato il temporale 🌩

In tutti questi casi volete dare il senso della sorpresa e del cambiamento che avviene all’improvviso. È come dire: “nel momento in cui”, “proprio in quel momento”.
Normalmente prima di “quando” di usa la forma dell’imperfetto (stavo dormendo, ero, mi trovavo eccetera) invece dopo si usa il passato prossimo o anche il passato remoto, se è passato molto tempo: quando mi sono accorto, quando mi accorsi, quando ho visto, quando vidi, quando lui mi ha detto, quando lui mi disse eccetera.
Notate che spostando “quando” o gli altri pezzi della frase il senso può cambiare:
Quando ci stavamo baciando lei ha detto di amarmi. (in questo caso significa “in quel momento”, “mentre”)
Lei ha detto di amarmi quando ci stavamo baciando. (anche qui è lo stesso)
In questi casi a volte può non essere chiaro se io voglio dare il senso della sorpresa, ed allora il tono da usare può aiutare a fare chiarezza.
Emanuele: Ora ripassiamo un po’ le espressioni passate e poi proverò a darvi una spiegazione di questa frase a parole mie.
Monica: stavo pensando quale sorpresa sarebbe accendere la tv ed ascoltare che hanno finalmente trovato l’antivirus del nuovo corona virus.
Bogusia: già, sarebbe una vera svolta.
Andrè: ipotesi abbastanza peregrina però, almeno per ora; e se vogliamo sarebbe anche poco credibile, almeno secondo me.
Ulrike: il che non mi stupisce, conoscendoti. Tu non credi mai a nulla! Io sono per l’ottimismo invece.
Segue la spiegazione di Emanuele.
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201 – ESSERE PER – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Emanuele: due minuti con italiano semplicemente, episodio 201.

Giovanni: Ok, grazie Emanuele, abbiamo appena terminato i primi duecento episodi della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente, ma io sarei per continuare? E tu?

Emanuele: Anche io sono per continuare papà!

Giovanni: ok, allora oggi in questo episodio n. 201 spieghiamo un metodo veloce ed informale per esprimere un’opinione. L’ho già utilizzato io ed anche Emanuele: “essere per”:

Io sarei per continuare

Al presente diventa “io sono per continuare”, come ha detto Emanuele.

Io ho preferito usare il condizionale perché spesso si fa così con le opinioni, si usa la forma condizionale per cortesia, per non dare l’impressione che sia un’ordine.

Semplice vero?

“io sono per” e poi aggiungete un verbo all’infinito.

Posso usare qualsiasi modo verbale ovviamente, dipende da ciò che si vuole dire, e di solito si usa quando si presenta una scelta tra più opzioni.

Io tra andare a scuola e andare al mare sono per andare al mare.Tu per cosa sei?

Io sarei per il mare

Posso fare anche così, senza ripetere il verbo, tanto è scontato.

A volte il condizionale ha un senso diverso dalla cortesia:

Io sarei per il mare, se mia madre fosse d’accordo 🙂

Io tra il cibo italiano e quello inglese sono per quello inglese

Anche io lo ero, poi ho assaggiato le fettuccine al ragù!

Altro esempio?

La riunione era noiosa, e noi eravamo per andarcene, ma il nostro dirigente ce lo ha impedito.

Un altro esempio:

Io tra la democrazia e la monarchia, sono per la repubblica!

Educazione dei figli:

io sono per l’educazione severa.

Io invece sono decisamente per un rapporto amichevole tra genitori e figli.

E tu per cosa sei?

Attenzione perché “essere per”, quindi “io sono per”, “io ero per”, eccetera (anche con tu, lui, noi eccetera) si usano spesso anche per indicare un’azione imminente, che sta per avvenire, ed anche per indicare la presenza in un luogo “per” fare un’attività:

Ero per uscire, quando sono inciampato! (azione imminente: “stavo per” uscire e sono inciampato)

Anche prima ho detto:

La riunione era noiosa, e noi eravamo per andarcene, ma il nostro dirigente ce lo ha impedito.

Qui il significato potrebbe anche essere: “stavamo per andarcene”, quando il nostro dirigente ce lo ha impedito.

Qualche anno fa ero per turismo a Roma (mi trovavo a Roma per motivi turistici)

Quindi non è un’azione imminente, non è un’opinione, ma è per indicare la presenza in un luogo per fare qualcosa: ecco perché si dice “per”:

Ero per turismo a Roma

Ero per affari a Torino

eccetera. Quindi tre modi di usare “essere per

Ora ripassiamo alcune espressioni passate:

Andrè (Brasile): Tutti sanno che la città di São Paulo in Brasile e la pioggia sono un binomio inscindibile! comunque, siamo alle solite, da anni la misura è colma, la storia si ripete, il caos è assoluto in praticamente tutta la città! Si dà il caso che sia piovuto, solo altro ieri , il 50 % delle previsioni per l’intero mese di Febbraio ma non vedo come le pubbliche autorità non se ne capacitino! Coraggio amici che vivete a São Paulo! Armatevi di pazienza e andate avanti!

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Episodi 101-200: disponibile il kindle su Amazon (+MP3)

È finalmente online il secondo audio-libro con gli episodi 101-200 in versione Kindle.

Nel kindle trovate il link con la cartella dove scaricare tutti i 100 file audio in formato mp3.

Durata complessiva: circa 500 minuti.

Italia 🇮🇹

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STATI UNITI

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200 – QUALE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Emanuele: due minuti con italiano semplicemente, episodio 200.
Giovanni: avete mai riflettuto sull’aggettivo o sul pronome “quale”?
Normalmente (quasi sempre) si usa per fare delle domande o quando si hanno dei dubbi:
Qual è la ragazza più bella del mondo?
Quale film ha vinto l’oscar quest’anno?
Eccetera.
In realtà si usa in molti altri modi (tale e quale, il quale, la quale, eccetera).
Oggi vorrei farvi concentrare su un modo particolare che probabilmente voi stranieri non conoscete ma che rende la frase più elegante e più convincente se state esprimendo un’opinione. Si tratta di esprimere un concetto particolare.
Mi riferisco infatti alle frasi non interrogative, ma quelle affermative, quando si vuole spiegare la funzione, l’incarico, il ruolo di una persona che giustifica un’azione. Quindi l’obiettivo è sottolineare un aspetto importante.
In questi casi “quale” è simile a “come”. Ma usare “quale” (o quali) ci aiuta a raggiungere l’obiettivo.
Vi faccio alcuni esempi:

Vorrei il tuo aiuto, quale massimo esperto in questa materia.
Mi rivolgo a te quale mio dirigente
Tu, attento quale sei, avrai sicuramente capito.
Forse tutti voi, quali miei affezionati ascoltatori, siete interessati a questo utilizzo di “quale”.

In questi casi è come dire: “in qualità di”, cioè “poiché hai questa qualità”, o anche “come”.
È come dire:
Vorrei il tuo aiuto, in quanto sei il massimo esperto in questa materia.
Mi rivolgo a te poiché sei il mio dirigente.
Tu, attento come sei, avrai sicuramente capito.
Forse tutti voi, poiché siete miei affezionati ascoltatori, siete interessati a questo utilizzo di “quale”.
Se invece la mia enfasi non si riferisce a qualità personali, ma a cose accadute e alla loro importanza, posso usare “quale” al posto di “che”.
Questo d’altronde accade anche in molte frasi interrogative (es: che/quale film vuoi vedere?).
Ad esempio:

È crollato il ponte! Quale tragedia! Quale disgrazia!
Bravo, quale figura hai fatto oggi, complimenti!
Complimenti, quale lezione hai dato al tuo amico strafottente!
Hai avuto una reazione quale non avrei mai immaginato!

In questo senso abbiamo già visto l’espressione “qual buon vento” nell’episodio 125.
In tutti questi casi si può usare “quale” per sottolineare una caratteristica, ad esempio la grandezza, la bellezza, qualunque cosa che vogliamo porre in risalto come unica, degna di apprezzamento o degna di nota comunque.
Ora, quale presidente dell’associazione italiano semplicemente, ho chiesto ad uno dei membri di realizzare una frase di ripasso, e Bogusia, quale membro e gentile qual è, mi ha subito accontentato.
Bogusia (Polonia): L’Italia e il gelato sono un binomio inscindibile. Vero? Può darsi che se siete stati a Firenze non siate riusciti a tenere a bada la voglia di gustarvi un bel gelato.
Forse una volta davanti alla gelateria vi ha colto alla sprovvista un gusto di nome Buontalenti?
Forse vi sentivate un’anima in pena, scervellandovi su che tipo di gusto fosse? Si dà il caso che il gusto Buontalenti, il gelato cremoso e vellutato sia stato inventato da un famoso fiorentino del ‘500: Bernardo Buontalenti. La vita di Buontalenti, era strana e al contempo molto creativa. Fortuna ha voluto che dopo una disastrosa frana in cui ha perso la vita l’intera sua famiglia, e stato adottato dai Medici.
È diventato un allievo del Vasari, tra l’altro.
E sulla falsariga di grandi artisti di allora, anche lui è diventato un famoso architetto, pittore e scenografo degli allestimenti delle feste dei Medici.
Neanche in ambito gastronomico era sguarnito di talenti e così è diventato l’uomo che ha fatto esordire il gelato nelle gelaterie proprio come lo vediamo oggi, con il suo aspetto cremoso e vellutato
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199 – IL CHE – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

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https://youtu.be/sG8BBOlDnj8

Trascrizione

Ciao ragazzi, oggi vorrei spendere solo due minuti su una nuova espressione italiana, due soli minuti, il che non significa che sia poco importante.
Infatti “il che” si usa moltissimo nella lingua italiana. “Il che”: questo è l’oggetto dei due minuti di oggi.
Spesso si sente dire infatti: il che significa, il che vuol dire, il che non esclude, il che in fondo, il che potrebbe, il che è positivo, il che è negativo, il che direi che … eccetera.
Si usa moltissimo dunque. Vediamo perché.
Le forme più usate sono probabilmente: “il che significa” e “il che vuol dire”, che nella maggioranza dei casi non si usano per dare delle semplici spiegazioni ma per esprimere conseguenze, per indicare qualcosa che ne consegue. In questi casi un modo alternativo e più formale a “il che significa” è “ne consegue“.
L’articolo “il” si riferisce alla cosa di cui si sta parlando, all’argomento di cui si discute.
Ad esempio se dico:
La parola cazzabubbolo, cosa significa? E’ un aggettivo che indica che un uomo è sciocco e presuntuoso. Quindi cazzabubbolo significa uomo sciocco e presuntuoso.
Non posso rispondere: “il che significa sciocco e presuntuoso” perché se uso “il che significa” devo esprimere una conseguenza, e non dare il significato.
Allora posso dire: significa sciocco e presuntuoso, il che significa che non si tratta di un complimento ma di un insulto.
La stessa cosa vale per “il che vuol dire“. Ad ogni modo “questo significa” è una frase alternativa con lo stesso senso.

Io sono nato nel 1971, il che significa che nel 2020 compio 49 anni.
Tu sei nata nel 1970, ne consegue che nel 2020 compi 50 anni.

Vedete che la seconda parte della frase è una conseguenze che deriva dalla prima parte della frase.
Spesso siamo al limite tra una spiegazione e una conseguenza, ma continuiamo ad usare “il che” perché diamo una spiegazione senza che ci sia una domanda:

Per il morbillo, molto contagioso, il numero riproduttivo basale è 18. Il che significa che ogni persona ne può contagiare altre 18.

Sto spiegando cosa significa “il numero riproduttivo basale” pari a 18 senza che nessuno me lo abbia chiesto.

Sono stanco, il che significa che me ne vado.
Ho sonno, ne deriva che vado a dormire.

Capite bene che per esprimere delle conseguenze posso usare anche perciò, quindi eccetera. Abbiamo dedicato un podcast molto lungo su questo concetto ma non abbiamo parlato di “il che”. Ne avevamo però accennato nel podcast dedicato all’espressione “al che“, espressione simile che vi invito a vedere se l’avete dimenticata.
Le altre espressioni che includono “il che” di cui vi parlavo prima hanno invece il senso di “questo“, quindi ci riferiamo sempre alla cosa di cui stavamo parlando.
il che non esclude: Le previsioni dicono che oggi pioverà, il che non esclude che invece possa nevicare . Quindi è come dire: “questo non esclude”, “la cosa non esclude”.
Il che in fondo: ormai sono un uomo, non sono più un bambino, il che in fondo non mi dispiace sai? (la cosa non mi dispiace, questo non mi dispiace in fondo)
il che potrebbe: ho 48 anni, il che potrebbe sembrare strano, ma è così. (questo potrebbe sembrare strano)
Lo stesso avviene anche in tutti gli altri casi.
Abbiamo sforato un po’ come al solito, il che non significa che non dobbiamo ripassare le espressioni precedenti.
Bogusia (Polonia): Può darsi che alcuni di noi siano soggetti al disturbo detto stitichezza. In gergo medico è detta “stipsi “.
Un intestino bloccato non è da prendere sotto gamba, perché può portare altri problemi di salute.
Lungi da me dall’elencarli. Si può combattere tenendo fede ad alcuni suggerimenti e rompendo subito gli indugi così la stipsi sparisce in men che non si dica. Per dare seguito a questi suggerimenti basta cambiare alimentazione.
1. Mangiare verdure 2. Fare il pieno di fibre con i kiwi, uno a colazione e uno dopo cena 3. Prugne e mele, anch’esse ricche di fibre insolubili 4. Fare movimento.
Ah, si, movimento, bisogna ovviamente ritagliarsi del tempo. O così o pomì. In fin dei conti, abbiamo già abbozzato troppo. Con questi suggerimenti alcuni di noi avranno proprio svoltato. Si può sgarrare ogni tanto? Certo . Se vi gira male ad esempio. Ma non sgarriamo troppo, sennò l’eccezione diventa la regola.

– – –
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!COPERTINA frasi idiomnatiche 2

N.4 – CHE LAVORO FAI? – 2 minuti con Italiano semplicemente – PRIMI PASSI

PRIMI PASSI: CORSO DI ITALIANO PER PRINCIPIANTI

primi_passi

4^ lezione: che lavoro fai?

Audio

Emanuele: Primi passi. Lezione numero quattro (4).

Emanuele: Buongiorno papà.

Giovanni: ciao Emanuele.

Emanuele: scusa papà, tu lavori? Hai un lavoro?

Giovanni: io? Che lavoro faccio io?

Emanuele: si, tu che lavoro fai? Qual è il tuo lavoro?

Giovanni: Io lavoro con internet. Questo è il mio lavoro. E tu? Tu lavori? Hai un lavoro tu?

Emanuele: io? Io non lavoro. Io non ho un lavoro. Vado a scuola. Ancora vado a scuola.

Giovanni: certo. Io invece sì, io lavoro.

Emanuele: anch’io voglio lavorare con internet.

Giovanni: si, va bene, ok. Un giorno lavoreremo insieme!

– – –

Elettra: LAVORARE

Giovanni: Io lavoro

Emanuele: Io non lavoro

Giovanni: Io ho un lavoro

Emanuele: Io non ho un lavoro

Giovanni: io invece si

Emanuele: io invece no.

– – –

Ripassiamo le lezioni precedenti:

Elettra: Ciao a tutti. Piacere di conoscervi. Mi chiamo Elettra e ho 13 anni. Vado a scuola, quindi non ho ancora un lavoro. Mio papà invece si. Anche mio fratello non lavora. Noi stiamo tutti bene. E voi state tutti bene?

198 – NON È COSA – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

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Trascrizione

Ciao ragazzi, oggi mi sono alzato un po’ nervoso quindi ho subito pensato: dovrei fare l’episodio n. 198 della rubrica due minuti con italiano semplicemente? Oggi però non è cosa!
Avete mai ascoltato questa espressione? È usata solamente all’orale.
L’esclamazione “non è cosa” significa “non ha senso“, oppure anche “non è il caso”, “non è opportuno“. Resta molto colloquiale comunque, e resta il fatto che non è esattamente uguale alle espressioni simili precedentemente elencate, perché si usa soprattutto quando ci riferiamo ad un comportamento, ad un’azione qualunque, che non è sempre sbagliata come azione in generale, ma è sbagliata in questa occasione.
Poi, se siamo nervosi, arrabbiati, allora ha molto senso usarla: significa che una cosa è meglio non farla, quindi meglio non insistere, perché proprio non è cosa!
Dai Giovanni, mangia ancora un po’!

Grazie ma sono veramente sazio, proprio non è cosa!

Giovanni ma come mai la tua squadra della Roma continua a perdere?

Lasciami perdere perché non è cosa, ok?

Un’espressione nata in Sardegna ma tutti la comprendono e la potete usare tranquillamente in tutt’Italia. Meglio però se lo fate solo quando è il caso di farlo.
Ora ripassiamo un po’ con le voci di Ulrike e Sofie.
Ah, dimenticavo una cosa importante: si usa solo al negativo. “è cosa“, senza negazione, non esiste.
Ciao Ulrike
– Ciao Sofie. Caschi bene. Sono appena entrata! È da un po’ che non ti facevi viva. Tutto bene?
– Si, tutto a posto. Senti, posso fare una capatina da te? Ci sentiamo sempre tramite whatsapp ma mi piacerebbe vederti dal vivo.
– Per me nulla quaestio, passa quando vuoi, ci possiamo anche vedere questo pomeriggio. Puoi venire a casa mia ma, o volendo, ci possiamo incontrare in centro. Berlino è una bellissima città, un posto cosmopolitico, bello, affascinante e – se vogliamo – anche un posto in. Non ha più niente a che spartire con l’imagine che aveva 70 anni fa.
– Allora sarà un piacere poterti vedere li! Senti Ulrike, non so se hai ancora presente la mia continua lotta contro il peso? Ho raccolto la provocazione di tutti coloro che mi prendevano di mira. Mi ci sono messa e adesso ho già perso diversi chili.
– Accidenti, e non sgarri mai?
– Ogni tanto faccio uno strappo alla regola. Resta difficile rinunciare all’ammazza caffé. Ne prendiamo uno in centro?
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197 – STUPIDAGGINI, FESSERIE, SCIOCCHEZZE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Ciao ragazzi, avete mai detto stupidaggini o fesserie o sciocchezze?
Avete per caso delle preferenze? Forse è buona cosa spendere un paio di minuti per spiegare le differenze.
Stupidaggini viene da stupido, e la caratteristica è la stupidità.
Fesserie viene da fesso, e la caratteristica si chiama fessaggine, con due esse e due g.
Sciocchezza viene da sciocco, e la caratteristica si chiama scioccaggine, con due c e due g.
Avrete capito che non si tratta di complimenti.
Le differenze sono abbastanza sottili, direi.
Dire una stupidaggine è sicuramente la cosa peggiore tra le tre perché in sostanza significa che non è stato messo in moto il cervello, cioè una stata una mancanza di ragionamento razionale, che può potenzialmente portare anche a conseguenze pericolose. Una stupidaggine deriva da una scarsa riflessione, da una certa superficialità, da scarsa cultura anche.
Si sente spesso usare questa parola per insultare qualcuno, commentando una dichiarazione fatta, che viene etichettata come stupidaggine, appunto.
Comunque il termine si usa anche per indicare quando una cosa è semplice, magari se vogliamo tranquillizzare qualcuno diciamo:

Non c’è problema, questo lavoro è una stupidaggine. Impiegherò mezzora a farlo
Non preoccuparti, l’operazione chirurgica che devi fare è una stupidaggine, domani sarai già uscito dall’ospedale.
Mi sono fatto male ma è solo una stupidaggine.

In questi casi però la cosa migliore è parlare di sciocchezza, perché è più vicino al concetto di facilità e di semplicità. Altre volte segnala ingenuità, quindi non stupidaggine. Questo non significa che sia meno offensivo per

Non dire sciocchezze! (abbastanza offensivo direi!)
Questo compito è una sciocchezza (anche uno sciocco lo saprebbe fare).
Non mi sono fatto nulla, è una cosa da nulla, è una sciocchezza.

Se poi fate un regalino a una persona, per fare il modesto potete dire:

Ti ho portato una sciocchezza

Cioè è un piccolo pensierino, di poco valore, niente di importante: ho speso una sciocchezza!
Una fesserie è un diversa. Spesso si usa come la stupidaggine, ma più spesso della stupidaggine si usa per commentare dei fatti, dei comportamenti, e non solo cose che vengono dette, non solo quindi dichiarazioni.

Ho fatto una fesseria!

Posso usare anche stupidaggine, ma la fesseria è tipica di chi non riflette abbastanza.
Le fesserie pertanto si dicono e si fanno (si fanno più delle stupidaggini).
Spesso si usa questo termine per evitare di usare “stupidaggine” denota che sembra più sgarbato come termine, oppure offensivo. La fesseria poi spesso ha conseguenze più gravi della stupidaggine. I bambini dicono più frequentemente stupidaggini, almeno questo dicono i genitori, mentre a dire e fare (soprattutto) fesserie è più una cosa da adulti. Inoltre spesso si parla di bugie. Le fesserie sono anche queste: bugie.
Si potrebbe dire ad esempio che le fake news sono delle fesserie?
Certamente non sono stupidaggini: le persone che le dicono e che le scrivono e le diffondono sono furbe, non stupide, ma sono notizie false, sono bugie, sono fesserie. Lo sono perché solo dei fessi possono credere alle fake news… I fessi infatti sono coloro che vengono facilmente imbrogliati, coloro che credono a tutto, insomma coloro che non riflettono abbastanza.
Quindi le fesserie sono fatte da persone fesse, che non riflettono abbastanza, e sono anche dette dalle stesse persone, e anche da quelle che ci credono, anche loro sono dei fessi!
Ora una breve frase di ripasso, poi dopo Emanuele proverà a parole sue, a spiegare le espressioni utilizzate da Andrè
Andrè (Brasile): il governo brasiliano è condotto sulla falsariga di quello di Donald Trump e non sta affatto corrispondendo a gran parte dei desideri dei brasiliani! Si dà il caso che l’economia sia migliorata un po’ comunque ci sono gravi problemi sopratutto riguardo all’educazione, alla cultura ed all’ambiente, essendo quest’ultimo oggetto di preoccupazione in tutto il mondo. Ogni due per tre i ministri in Brasile dicono cose che lasciano il tempo che trovano, inoltre le misure adottate per la creazione di posti di lavoro non ingranano! Il presidente sembra che se ne freghi oppure fa il finto tonto!
Segue il commento di Emanuele…..
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196 – VOLENDO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Ciao ragazzi e ben trovati.

Nell’ultimo episodio di due minuti con Italiano Semplicemente ci siamo occupati dell’espressione “se vogliamo“. Ricordate? Abbiamo visto il verbo volere, in questa espressione colloquiale si usa per esprimere una opinione, facendo una associazione più o meno condivisibile.

Un membro dell’associazione mi ha fatto però una domanda:

Natalia (Colombia): Ho appena ascoltato i due minuti di oggi, molto usata nel parlato comune, ma volevo sapere se questa espressione è equivalente a “volendo”. Me lo puoi spiegare per favore?

Certo Natalia, grazie della domanda.

Allora, può sicuramente capitare di ascoltare “volendo” usato impropriamente al posto di “se vogliamo“, ma volendo rappresenta semplicemente l’espressione della nostra volontà, quindi non si deve usare con lo stesso senso di “se vogliamo” che abbiamo spiegato.

“Volendo” significa “se c’è la volontà”, “se si vuole”, quindi si può usare per esprimere una volontà, oppure una proposta, o una alternativa ad una proposta:

Per divertirci potremo andare a cena a casa mia va bene? Volendo possiamo anche acquistare del vino, che ne dite?

Posso anche dire:

Giocavo con la palla e non volendo, ho rotto il vetro, scusate!

Questo significa che non c’era volontà da parte mia. Non l’ho fatto apposta, non volevo. L’ho fatto non volendo, l’ho fatto inavvertitamente. Posso anche dire così.

Se devo dare una risposta, ma non sono convinto o non voglio dire proprio “no” posso usare “volendo”:

Se vuoi possiamo cena insieme una di queste sere che ne dici?

Non siete proprio convinti di questo, anzi vorreste proprio rifiutare, ma…. meglio glissare!

Risposta: sì, volendo…

In questo caso il tono non deve essere molto convincente però 🙂

Posso anche usarlo al posto di “se vogliamo“, ma in questo caso si usa il verbo volere normalmente. Se ad esempio facciamo un esame di lingua italiana e non va molto bene, il professore potrebbe dire:

Se vogliamo essere generosi, possiamo dire che raggiungi la sufficienza!

Quindi è come dire: volendo essere generosi“, se c’è la volontà di essere generosi. Non è un’azione necessariamente legata a “noi”, ma si usa lo stesso questa forma, a volte anche solo per darsi un tono.

Questa frase però non ha affatto lo stesso significo di “se vogliamo”, nel senso di fare una associazione forzata condivisibile o meno. Non stiamo facendo questo.

Per fare una ulteriore differenza rispetto a “se vogliamo” posso dire che “volendo” si usa con i fatti, è collegata più spesso ad azioni, non ad associazioni o opinioni.

Quindi si tratta semplicemente di volere nella forma del gerundio. Più simile a “se mi gira” molto spesso. Anche di questa espressione ci siamo già occupati.

Un altro membro mi ha chiesto se “addirittura” può sostituire “volendo“.

In realtà no, perché addirittura ha la funzione di sottolineare la straordinarietà di un fatto, si usa per esprimere anche una esagerazione. Non è questo il caso.

Ascoltiamo adesso il ripasso quotidiano:

Leijla (Bosnia): La diffusione del nuovo Coronavirus è andata al di là delle previsioni dell’Istituto Mondiale di Sanità. Questo può preoccupare, ma se vogliamo può capitare di sottovalutare gli effetti di un nuovo virus se ti prende alla sprovvista. La cosa importante è avere sempre ben presente il benessere mondiale senza sgarrare troppo spesso: non si può essere perfetti, qualcosa può sfuggire ogni tanto. Intanto però più di 400 persone sono già andate. Poveracce. Chissà se si fossero già fatte un’idea dell’aldilà

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Camille (Libano 🇱🇧):

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195 – SE VOGLIAMO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Oggi ci occupiamo ancora del verbo “volere”. Abbiamo già visto più modi di usare questo verbo. Oggi vi parlerò di “se vogliamo“. Non si tratta di interpretare queste due paroline nel modo classico, perché la particella “se” generalmente indica una condizione da rispettare, o una possibilità: ad esempio:

Se vuoi posso darti un bacio

Se vogliamo oggi possiamo fare colazione insieme

eccetera.

No, non parlo di frasi di questo tipo. “Se vogliamo” spessissimo è usata nel linguaggio colloquiale non per indicare una condizione o una possibilità, ma come una modalità per esprimere un concetto ma con una certa forzatura. E’ un modo di parlare impreciso in realtà: si cerca di fare una associazione tra idee ma senza troppe pretese di precisione, di veridicità assoluta o di validità universale. A volte è solo un’opinione. Qualche esempio vi schiarirà la mente:

Le lezioni di Italiano Semplicemente sono interessanti, e, se vogliamo, anche divertenti a volte.

Ecco, qualcuno quindi potrebbe trovare queste lezioni non solo interessanti, ma anche divertenti, perché no!

La vita di coppia può dare molte soddisfazioni, e se vogliamo, tutto sommato è anche meno noiosa della vita da single.

Qualcuno potrebbe trovarla meno noiosa dunque (la vita di coppia), altri penseranno che questa sia una sciocchezza, altri una fortuna, altri ancora solo una forzatura, appunto.

Chi si batte per la difesa dell’ambiente è da lodare. Sono persone meno egoiste delle altre, e se vogliamo anche più intelligenti.

Notate che non si usa solamente con la versione “vogliamo” (relativa a noi). Si può usare anche nella forma “se vuoi“, ma è meno diffuso. Si usa nello stesso modo comunque:

La cosa importante è che enunciamo un concetto e poi un altro. In mezzo ai due mettiamo “se vuoi” o “se vogliamo”. Quasi sempre troverete la congiunzione “e”.

Ora ripassiamo alcune espressioni passate, grazie a Ulrike e Leijla, due membri dell’associazione Italiano Semplicemente:

Ulrike: Ciao Leijla! Ti ricordi della puntata numero 58 di questa rubrica? L’hai presente?

Leijla: Ulrike, siamo giunti quasi a 200 puntate. In cosa verte la numero 58? Abbi pazienza, non ricordo.

Ulrike: Ah sì, scusami, si tratta dell’espressione un’ anima in pena.

Leijla: Ah ok, e cosa vuoi dirmi in merito?

Ulrike: Sai, ho rispolverato qualche vecchia espressione, tra cui questa, e stavo pensando alla situazione preoccupante per gli studenti qualora la rubrica dei due minuti dovesse finire. Questo esempio si trova in quell’episodio.

Leijla: ah sei tu l’anima in pena dunque? Questa possibilità ti ronza per la testa? Ma Come sarebbe a dire che finisce la rubrica? anzi, non hai notato la nascita delle due ulteriori rubriche realizzate sulla falsariga della prima? Tranquilla!

Ulrike: Va beh..avrai ragione Leijla, sicuramente un’idea peregrina questa, però una volta sorta, piano piano mi aveva causato un crescendo di preoccupazioni inutili. Evidentemente quest’esempio non ha niente a che spartire con la realtà. Grazie mi sei stata d’ausilio. A presto Leijla, una carezza alla bimba.

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N.3 – QUANTI ANNI HAI? – 2 minuti con Italiano semplicemente – PRIMI PASSI

PRIMI PASSI: CORSO DI ITALIANO PER PRINCIPIANTI

primi_passi

3^ lezione: quanti anni hai?

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Emanuele: Primi passi. Lezione numero tre (3).
Giovanni: scusa Emanuele, quanti anni hai?
Emanuele: Papà, ho 11 anni, non lo sai? Sono nato nel 2008!
Giovanni: sì, certo, lo so. So che hai 11 anni. So che sei nato nel 2008. Scherzavo.
Emanuele: e tu invece? Io non so la tua età! Quanti hai papà? Qual è la tua età?
Giovanni: io ho 48 anni. Quasi 49. Questa è la mia età.
Emanuele: 48 anni? Davvero? E’ questa la tua età?
Giovanni: sì, è questa, 48 anni, quasi 49.
Emanuele: bene, grazie papà.

Giovanni: io ho 48 anni.
Tu hai 11 anni,
Lei ha 13 anni,
Io e Francesco abbiamo 48 anni
Tu e Paolo avete 11 anni.
Elettra e Carla hanno 13 anni.
Ripassiamo le lezioni precedenti:

Elettra: ciao, piacere di conoscervi. Io mi chiamo Elettra. Il mio nome è Elettra. Il mio papà si chiama Giovanni e mio fratello Emanuele. Ho 13 anni. Emanuele invece ha 11 anni.

Emanuele: Ciao Elettra, stai bene?

Elettra: Sì, sto molto bene, grazie, e tu?

Emanuele: anch’io sto bene, ed anche papà sta bene. Grazie Elettra.

Elettra: di niente.

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194 – SGARRARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Chi di voi non ha mai fatto una dieta? E chi di voi non è riuscito a rispettarla sempre? A me è successo più volte di sgarrare.

Sgarrare è un verbo interessante, ed è questo l’oggetto dell’episodio di oggi. Sgarrare si usa molto quando si parla di diete, cioè quando si parla di dimagrire, perdere peso, e quindi quando bisogna mangiare un po’ meno (generalmente) e rispettare una dieta, un certo regime alimentare.

Quando però facciamo un’eccezione alla regola possiamo dire che stiamo sgarrando.

Le regole delle diete solitamente sono abbastanza rigide, e il verbo sgarrare si utilizza in questo caso si usa per indicare che queste regole non vengono rispettate, ma solo alcune volte per poi tornare a rispettarle. Se sgarriamo una o due volte non c’è problema insomma.

Quando si sgarra si fa uno sgarro, così si chiama, oppure uno strappo alla regola, altra modalità questa di chiamare il mancato rispetto di una regola rigida.

Spesso si vuole indicare un errore, una mancanza ma sempre nell’ambito di un codice di comportamento.

Lo sgarro esiste quindi anche quando si parla di malavita, di criminali di mafia, dove occorre rigare diritti. In questo caso anche un solo sgarro può costare la vita:

L’hanno ucciso perché ha sgarrato

Ha commesso cioè uno sgarro. E le regole della malavita sono molti rigide. Non ci si può permettere di sgarrare.

Ma anche un orologio può sgarrare.

Il mio orologio non sgarra mai un secondo.

In questo caso si parla solo di rispettare il tempo, si parla di puntualita e precisione.

Col tempo si usa prevalentemente in frasi negative però.

Dovete sapere che uno sgarro è uno strappo, una lacerazione, un taglio: anche i pantaloni si possono sgarrare, quindi strappare, rompere. Beh, in questo caso si può provare a ricucire lo strappo, a rimediare, a sistemare.

Ora come al solito (meglio sgarrare il meno possibile), ascoltiamo una frase di ripasso da Andrè dal Brasile.

Andrè: Ho appena comprato un bel pianoforte: sapete, è veramente un po’ po’ di pianoforte! Ma d’altronde la musica e la mia famiglia sono sempre stati un binomio inscindibile! Non vedevo proprio un regalo migliore di questo che potessi fare a noi stessi! Mia moglie e i miei figli lo sanno già suonare ma la settimana prossima comincerò le lezioni per imparare anch’io. So che non è facile, ci vuole un sacco di pazienza. Non vedo l’ora di esordire ad un concerto! Ma per ora comunque, provo pietà per il mio dirimpettaio! Che volete farci! Riuscirà a smarcarsi da me?

André al Pianoforte

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COPERTINA frasi idiomnatiche 2

I verbi impersonali

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Trascrizione

Accidenti, anche oggi piove!

Buongiorno ragazzi. Allora oggi volevo parlarvi un po’ dei verbi impersonali, una lezione apparentemente grammaticale ma non lo sarà.

Non lo sarà come di consueto, come d’abitudine per chi conosce Italiano Semplicemente.

Dunque cercherò di fare un discorso il più interessante possibile quindi il meno noioso possibile (è più o meno la stessa cosa). I verbi impersonali: vuol dire che non c’è la persona: impersonali, non c’è la persona, quindi non c’è il soggetto, non c’è nessuno che fa qualcosa o che comunque compie un’azione.

Beh, inutile parlare di queste cose se non facciamo degli esempi.

Quando si parla dei verbi impersonali di solito si fa riferimento al tempo, quindi alle condizioni meteo, alle condizioni atmosferiche o ai fenomeni atmosferici: 1uando si dice:

Che tempo fa? Piove!

Ci sono qui due verbi impersonali: il verbo piovere (e il verbo fare, usato in modo impersonale).

Piovere è tipicamente impersonale perché non c’è nessuno che piove ma piove semplicemente: si sta dicendo cos’è che accade al tempo.

Qual è il tempo attuale? Qual è la condizione meteo attuale?

Sta piovendo, o piove: è la stessa cosa.

Ovviamente così come vale per piovere vale anche per nevicare, grandinare, tuonare eccetera, piovigginare.

Lo stesso si può dire per albeggiare e imbrunire che sono quei due fenomeni che si verificano rispettivamente all’alba e al tramonto.

Sta albeggiando vuol dire il sole sta sorgendo, albeggia, albeggia all’orizzonte, vuol dire sta albeggiando, cioè il sole sta sorgendo: ci sono diversi modi per dirlo.

Invece imbrunisce vuol dire che il cielo sta diventando scuro cioè bruno, cioè sta scurendo. Sta scurendo è un altro verbo impersonale.

Quindi grandinare, tuonare eccetera… Ovviamente anche quando dico “fa caldo o fa freddo”, quindi in questo caso fare + aggettivo diciamo, fa caldo o fa freddo.

Che tempo fa?

Fa caldo oppure Fa freddo.

Oggi fa caldo, ieri faceva freddo.

Ovviamente possiamo cambiare il tempo: ieri ha fatto caldo o faceva caldo. Oggi fa freddo, domani farà ancora più freddo.

Quindi questi sono tutti i verbi impersonali quindi non hanno un soggetto: si sta descrivendo una situazione.

Comunque la cosa non riguarda soltanto le condizioni meteo.

Avete capito che si usa la terza persona singolare anche se non c’è un lui o una lei che compiono l’azione.

Se dico “piove” o “nevica” si potrebbe dire “il cielo piove” ma non è così.

In realtà vuol dire sta piovendo, sta nevicando. Quindi non si può attribuire a una persona o a una cosa l’azione, ma nonostante questo di fatto è un’azione che sta accadendo, si sta verificando.

Ora, cosa si può dire ancora a proposito dei verbi impersonali?

Dunque, normalmente a parte le condizioni meteo, si usano anche per esprimere dei bisogni, delle necessità che si hanno ma anche delle cose che accadono.

Quindi ad esempio proprio il verbo “bisognare”.

Bisogna andare al lavoro oggi. Eh sì, bisogna proprio farlo.

Anche questo è un verbo impersonale. Ovviamente anche qua non c’è una persona, si sta parlando in generale.

Ci si riferisce alla necessità di andare al lavoro, alla necessità, c’è un bisogno.

Bisogna andare al lavoro perché se non andiamo al lavoro non guadagniamo soldi e quindi non possiamo avere ciò che ci serve per vivere.

Un altro verbo tipicamente impersonale è accadere:

Cos’è accaduto oggi? Cosa accadrà domani?

Anche questo esprime non una necessità ma un accadimento, un accadimento quindi “accadere”.

Succedere si può considerare equivalente.. Accadere, succedere..

Che è successo oggi? Che è successo ieri? Cosa succederà domani?

Quindi, accadere, succedere, ma anche occorrere. Simile a bisognare.

Cosa occorre fare?

Occorre assolutamente porre rimedio a questa situazione.

Ad esempio.

Occorre, cioè bisogna, c’è bisogno di. Ancora una volta un verbo impersonale.

Un altro verbo impersonale è sembrare.

Sembra che tutto vada bene.

Anche qua terza persona singolare. Ma questo, il verbo sembrare, lo posso anche utilizzare in modo non impersonale:

Sembri strano oggi. Tu sembri strano.

Ma anche in modo impersonale:

Sembra che ci sia qualcosa che non va.

Lo stesso il verbo parere:

Pare che la situazione stia migliorando. Pare che ci sia qualcosa che non va.

Ovviamente parere ha anche altri significati. Importare è un altro verbo.

Cosa importa? Cosa importa se oggi piove? Non importa.

Cioè non è importante. Anche questo è impersonale, si può dire “io importo, tu importi” almeno che non parliamo del verbo importare nel senso di portare qualcosa in un luogo.

Ad esempio quando si dice “le importazioni dall’Italia, le importazioni in Italia che vengono dalla Germania. Quindi la Germania esporta, l’Italia importa.

Quindi posso dire che un paese importa della merce ma questo è un altro verbo. È importare ma è un altro verbo. Si scrive nello stesso modo, si pronuncia allo stesso modo ma sono due verbi diversi.

Non importa comunque. 🙂

Poi ci sono delle locuzioni verbali che si usano con i verbi andare, essere, stare, … Ad esempio, abbiamo già fatto qualche esempio col verbo bisognare tipo:

bisogna andare a casa, bisogna andare, bisogna fare.

Oppure se uso il verbo stare:

Non sta bene alzarsi da tavola.

Non sta bene, vuol dire non è educato. Non sta bene.

Quindi anche qua si parla in generale. Non sta bene, cioè non è educato. Non si fa così. Non sta bene, non rispetta le buone maniere. Non è buona cosa si potrebbe anche dire. Non è buona cosa. Quindi sono tutte maniere diciamo per esprimere un bisogno, una necessità o comunque quando si parla in generale, non sta bene.

Non sta bene, quindi: che sia io a farlo, che sia tu o che sia una terza persona, non sta comunque bene.

Del verbo sembrare abbiamo già parlato.

Cos’altro si può dire? Si può dire che quando si creano dei tempi composti, cioè quando si usa il verbo essere con i verbi che indicano dei fenomeni meteorologici atmosferici, è possibile nella lingua parlata usare l’ausiliare avere

In ogni caso, cosa significa questo? Significa che spesso quando piove si dice parlando al passato ad esempio:

Ieri è piovuto.

Questa dovrebbe essere la modalità giusta di parlare dei fenomeni atmosferici passati. Ieri è piovuto ma spesso nella lingua parlata si dice:

Ieri ha piovuto. Ieri ha piovuto molto.

In realtà dovrebbe essere “ieri è piovuto molto” al passato. In ogni caso diciamo ogni verbo può diventare impersonale. Questo è importante dirlo, proprio così ogni verbo può diventare impersonale. Come si fa a far diventare un verbo impersonale?

Pensateci un attimo. Quando un verbo diventa impersonale vuol dire che in qualche modo non ci si sta referendo a una persona specifica quindi si parla in generale.

E allora? Allora per esempio il verbo andare. Io vado, tu vai, lui va, noi andiamo, voi andare, loro vanno.

Per parlare in modo impersonale potrei dire: bisogna andare via. Okay, ma qui c’è il verbo bisognare.

In realtà se io metto “si”, la particella “si” davanti, alla terza persona singolare, diventa:

Si va via.

ad esempio.

Che si fa?

Anche il verbo fare in modo impersonale. Che si fa? Si va via.

Anche al francese funziona in questo modo. On y va. Si va via.

Quindi, che si fa? Si pensava di andare a casa di Giovanni. Che ne pensate? Si pensava, si credeva.

Quindi non si parla di una persona precisa. Ieri si parlava di andare a casa di Giovanni. Voi, che ne pensate? Si potrebbe fare?

Si potrebbe partire alle sette di pomeriggio? Si potrebbe andare a casa di Giovanni. Si potrebbe andare a casa di Marco.

Vedete voi.

Okay,credo che possiamo considerare terminato questo episodio.

Quindi recapitolando: tutti verbi possono diventare impersonali. Basta mettere la particella “si” davanti, non ci si sta più referendo ad una persona ma si parla in generale. Inoltre con i fenomeni atmosferici si usano molto. È facile usare i verbi impersonali quando si parla del tempo: piove, nevica, pioviggina, albeggia, imbrunisce, grandina, tuona, eccetera.

E poi quando si usano delle locuzioni: fare + aggettivo “fa caldo, fa freddo”.

Quando parlo al passato e uso i verbi impersonali al passato, si dovrebbe utilizzare il verbo essere “ieri è piovuto” ma spesso nel parlato si dice “ieri ha piovuto”. Posso anche dire “ieri pioveva” se voglio evitare e non sono sicuro.

Ci sentiamo al prossimo episodio.

Accidenti, come tuona!!

N.2 – COME STAI? – 2 minuti con Italiano semplicemente – PRIMI PASSI

PRIMI PASSI: CORSO DI ITALIANO PER PRINCIPIANTI

primi_passi

2^ lezione: come stai?

Audio

Emanuele: primi passi. Lezione numero due (2).

Giovanni: ciao Emanuele come stai?

Emanuele: bene, io sto bene, grazie, e tu?

Giovanni: anch’io sto bene, grazie.

Emanuele: ottimo! Sta bene anche mamma?

Giovanni: si, anche lei sta bene. Stiamo tutti benissimo. Ti ringrazio.

Emanuele: state tutti bene quindi, sono proprio contento.

Giovanni: anch’io sono contento. Invece papà e Carlo? Come stanno?

Emanuele: tutto ok! Anche loro stanno bene.

Giovanni: io sto bene.

Emanuele: anch’io sto bene.

Giovanni: anche mamma sta bene.

Emanuele: io e papà stiamo bene. Noi stiamo bene.

Giovanni: tu e papà state bene. Anche voi state bene.

Emanuele: anche mamma e Carlo stanno bene Anche loro stanno bene.

Giovanni: stanno tutti bene. Vero Emanuele?

Emanuele: si, è vero. Stanno tutti bene.

Ripassiamo la lezione precedente:

Elettra: ciao io mi chiamo Elettra. Il mio nome è Elettra. Il mio papà si chiama Giovanni e mio fratello Emanuele.

I loro nomi sono Giovanni e Emanuele. Il mio nome invece è Elettra. Piacere di conoscervi.

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