Paesi e curiosità: Giappone, Spagna, Danimarca, Stati uniti, Francia e Brasile

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Buongiorno amici di Italiano Semplicemente, oggi come promesso vorrei dedicare un episodio (questo episodio) ai donatori, ai sostenitori di Italiano Semplicemente.

Dal mese di novembre come forse sapete ho deciso infatti di togliere completamente la pubblicità dal sito.

L’ho fatto per aiutare voi stranieri a leggere con più facilità le pagine, gli episodi del sito. E per questo ho chiesto aiuto ai visitatori di compensare le entrate della pubblicità con delle donazioni personali. Ovviamente volontarie. Nessun obbligo per carità.

Ebbene qualcuno ha raccolto il mio invito, sono felice di questo e vorrei ringraziarli con questo episodio dedicato ai loro paesi d’appartenenza.

Parlo di: Giappone, Danimarca, Francia, Spagna, Brasile e Stati Uniti d’America.

Vorrei oggi parlarvi di questi paesi in un modo un po’ originale oggi. In un modo che sia utile per chi studia la lingua italiana. Dirò una curiosità anche a proposito della località da cui è arrivata la donazione. Sarà anche l’occasione per spiegare qualche termine o verbo italiano particolare. Inoltre oggi parlerò un po’ più velocemente. Quindi l’obiettivo di oggi è: imparare termini nuovi, ascoltare più velocemente e imparare qualche caratteristica e aggettivo nuovo.

Ho detto imparare nuovi “aggettivi” perché vorrei parlare delle caratteristiche di questi paesi e del carattere delle persone che vivono in questi paesi, se possibile senza cadere in facili luoghi comuni.

Un modo divertente per farlo è associare ad ogni paese un segno zodiacale. Che ne dite?

Sapete cosa sono i segni zodiacali? Sto parlando dell’oroscopo, cioè dell’astrologia (non parlo di astronomia ma di astrologia).

Detto brevemente l’astrologia e l’oroscopo sono il risultato di un insieme di credenze, per la scienza ufficiale prive totalmente di fondamento, senza validità scientifica  (cioè la scienza non riconosce l’oroscopo come parte di essa), credenza che ritiene che le posizioni e i movimenti dei corpi celesti, cioè stelle e pianeti influiscano, cioè abbiano degli effetti, delle influenze sulle persone, sui loro comportamenti, anche in base alla loro data di nascita.

C’è chi ci crede, c’è chi non ci crede, ad ogni modo a noi interessa imparare l’italiano e basta, quindi vediamo cosa succede se proviamo a fare la stessa cosa con i paesi e non con le persone.

Il Giappone ad esempio potrebbe appartenere al segno dell’Ariete: pieni di energia, dinamici, impulsivi, ma anche intraprendenti, audaci, aggressivi a volte e molto coraggiosi.

Questo potrebbe essere un profilo del giapponese tipo. Se non li avete ancora riconosciuti in questo segno, aggiungo che le caratteristiche elencate garantiscono che il gioco si svolga sempre con molto zelo e vigore. Lo zelo è una parola interessante:

Lo zelo (attenti all’articolo) è una specie di attitudine, una caratteristica, un modo di comportarsi che si manifesta soprattutto nel lavoro.

Una sollecitudine, una certa diligenza ed una precisione nell’esplicazione di un compito, di un’attività, di un dovere. Direi una abnegazione anche. In Giappone è indubbio che si lavori con zelo, ma possiamo dire anche che in Giappone si serve con zelo, ad esempio al ristorante i camerieri servono i clienti con zelo, cioè con attenzione ai dettagli, con interessamento ai clienti.

In Giappone si attende il proprio turno con zelo, si rispettano i doveri con scrupolo, cioè con molto zelo. Ci si prodiga con zelo con gli amici, si ha premura di loro, ci si impegna per aiutarli al bisogno con zelo. Questa caratteristica, lo “zelo”, nella lingua italiana comunque è spesso associata a qualcosa di negativo. In questo caso si parla di persone zelanti. Si sentono spesso frasi tipo: “guardati da certi zelanti“. Guardati, cioè stai attento, stai lontano dalle persone particolarmente zelanti.

Guardarsi da qualcuno vuol dire stare lontano da qualcuno, stare almeno attenti.

Ecco, questo zelo di cui si parla in questi casi negativi si riferisce a un impegno eccessivo, fastidioso anche, e i zelanti sarebbero persone che vogliono essere precise, precisissime e non sono molto attente ai desideri altrui. Non credo sia il caso dei giapponesi comunque. Piuttosto secondo il mio punto di vista si tratta di persone molto rispettose, e non si atteggiano mai a dimostrare di essere i migliori, sebbene forse nel loro intimo, nella loro mente i giapponesi sanno, credono di essere i migliori.

Comunque mi sono informato ed ho scoperto che a Yokohama, la seconda città giapponese, c’è un locale (un bar) che si chiama… indovinate come? Zelo!

Attenti perché alla fine vi farò alcune domande ok? Questo è anche un episodio di ripetizione e di domande e Risposte.

La Danimarca (passiamo ai danesi) invece è più facilmente associable secondo me al segno dell’acquario. Mia nonna sebbene italiana era dell’acquario quindi i danesi mi stanno molto simpatici. Perché l’acquario?

Perché migliorare il mondo è una caratteristica di questo segno.

Mia nonna sicuramente c’è riuscita poiché ha messo al mondo mia madre che a sua volta ha messo al mondo me. Ma non c’è solo questo.

La generosità è una caratteristica essenziale di questo segno (non a caso risulta tra i nostri donatori!).

Perché migliorare il mondo? Perché in Danimarca tutto funziona molto bene, e i danesi vorrebbero che questo avvenisse anche nel resto del mondo. Se possono fare qualcosa i danesi sono sempre ben disposti ad aiutare tutti, ma attenti, perché con loro non si scherza: ok la generosità, ma a condizioni ben precise! Le cose devono andare sempre in una determinata maniera. Questo è l’unico modo di dare sempre il massimo. Non si tratta di pignoleria. I danesi piuttosto sono sensibili ed empatici, ma la severità quando serve ci vuole. Le loro idee sono spesso rivoluzionarie, e non a caso la Danimarca è sempre stato un paese leader nella ricerca e nell’istruzione. La loro cultura è da sempre dedicata all’innovazione: le idee, appunto, sono prese in grande considerazione in Danimarca ed investono moltissimo in ricerca e innovazione.

Per chiunque voglia farsi influenzare dall’atmosfera danese, vi consiglio una gita in bicicletta a Silkeborg, dove potrete godere di una natura magnifica, pedalando su alcune stradine o lungo una vecchia ferrovia. Questo vi aiuterà sicuramente.

Parlo come se l’avessi fatto… ma prometto che lo farò!

Passiamo alla Francia: che ne dite del segno del Leone? Mmm… organizzazione, ideali, ispirazione. Vi dicono qualcosa questi concetti? E’ vero, la Francia si sente anche indispensabile e al centro dell’universo, ma cosa c’è di male? Magari lo sono veramente.

I francesi quindi sono organizzati e ricchi di ideali: voglio citare solamente “Liberté, Égalité, Fraternité” (cioè libertà, uguaglianza e fraternità). Tre begli ideali, tre valori, senza dubbio.

I nostri cugini francesi (li chiamiamo così noi italiani) hanno molte caratteristiche del segno del leone. Il leone è sicuro di sé e ama vivere, ama assaporare il gusto della vita: formaggi e vini ne sono una prova. La Francia poi è dinamica, ama mettersi alla prova, i francesi sono romantici e amano divertirsi. Aggiungo la creatività e la propensione al comando.

Una curiosità adesso, che riguarda SaintGélyduFesc, un comune francese nel Sud della Francia, vicino a Montpellier. Ho appena scoperto il dott. Maurice Bousquet, il piccolo dottore di Saint-Gély-du-Fesc, un medico che fu grande amico del famoso Georges Brassens, cantante e poeta francese che è venuto a mancare proprio a SaintGélyduFesc, presso il suo amico medico. Ebbene in Italia, e precisamente a Savona  andrà in scena lo spettacolo teatrale dal nome “il medico di Brassens”: sabato 1 dicembre alle ore 21 all’antico Teatro Sacco di Savona.

Passiamo al Brasile. Cosa dire del Brasile. Ci sono stato recentemente e non ho trovato cose negative. Ma quale segno zodiacale scegliere?

Proviamo con la vergine. Almeno questo dovrebbe consigliarci la data della sua fondazione. Il Brasile infatti nasce il 7 settembre 1822. Proprio quando il sole ☀ è nel segno della Vergine. Le caratteristiche del segno però mi lasciano in po’ perplesso…

Dunque il Brasile, se della Vergine, dovrebbe avere la precisione nel sangue. Eppure quando sono stato in Brasile non ho avuto questa sensazione. Il rispetto dell’orario ad esempio non mi sembra una priorità della nazione, il che detto da un italiano è solo un complimento!

Infatti mi è piaciuto tutto del Brasile, anche questo aspetto. Di conseguenza le caratteristiche della Vergine secondo me non si addicono al Brasile. Lo stesso vale per ingegno, metodo ed efficienza. Qui siamo più vicino alla Germania o alla Svizzera mi pare.

Invece modestia e umanità, altre due caratteristiche della Vergine, le ritrovo appieno nei brasiliani. Ma sono molto indeciso a dire il vero. C’è un po’ di tutto lo zodiaco nel Brasile. Potrei dire ad esempio che i brasiliani hanno non meno generosità dei danesi, ma anche molto calore, tipico dei segni di fuoco: ariete, leone e sagittario. Per non parlare dell’ospitalità, tipica caratteristica del segno della Bilancia. Potrei chiedere ad un brasiliano  però: vediamo un po’…. Andrè, cosa ne pensi tu? (Andrè è il membro n. 19 dell’associazione Italiano Semplicemente)

Andrè: Gianni, in realtà il 7 settembre si festeggia l’indipendenza del Brasile. Il Brasile fu scoperto il 22 aprile del 1500, quindi credo che il Brasile sia del segno del Toro.

Giovanni: buongiorno Andrè! 

Andrè: Buongiorno Gianni. Allora, non sono proprio un esperti nei segni dello zodiaco, quindi ho cercato qualcosa su internet ed ho trovato tre caratteristiche che (almeno  è ciò che penso io) sono assolutamente adatte ai brasiliani. La prima direi che è una caratteristica sui generis dei brasiliani: i taurini amano la vittoria! Ai brasiliani non importa altro che la vittoria. Il secondo posto non è importante. Un’altra caratteristica è che i taurini adorano il confort ed essere circondati da cose piacevoli e interessanti. Infine, interessante, è che i taurini tendono ad assumere posizioni conservatrici. Ok? Hai capito tutto?

Giovanni: grazie Andrè. Tutto chiaro. Quindi il Brasile ama le cose belle, tipico dei “taurini”, cioè le persone del segno del Toro. Non posso darti torto!

Infine una curiosità che riguarda Mariana, un comune del Brasile nello Stato di Minas Gerais. Una regione ricca di miniere e ho avuto la fortuna di conoscere una persona di Minas Gerais, di nome proprio Mariana, membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Un abbraccio a Mariana che è del segno dei pesci.

Comunque passiamo adesso agli Stati Uniti.

Gli Stati Stati Uniti d’America credo si possa dire siano del segno dei Gemelli: energetici, a volte confusionari, amano primeggiare! Beh quest’ultima caratteristica mi convince pienamente del segno dei Gemelli. Primeggiare significa voler essere i primi o almeno tra i primi, aver voglia di eccellere. Come usare questo verbo?

Facciamo dei brevi esempi. Possiamo usare “su”, “nel”, “in”, “per”

Trump vuole sempre primeggiare su tutto il mondo.

L’America primeggia nello sport;

L’America primeggia nell’e-commerce;

L’America purtroppo primeggia anche nell’abuso dei cosiddetti cibi spazzatura (waste food).

La città di Chesterfield,nello Stato del Missouri, è anche la città di un membro dell’Associzione Italiano Semplicemente che eccelle in simpatia.

Chiudiamo con la Spagna: Il Sagittario si addice bene alla Spagna: loquaci (parlano molto gli spagnoli), curiosi, sognatori e atletici! Tutte queste caratteristiche si possono mettere alla prova nel magnifico parco naturale di Sierra de Grazalema, dove si può sognare di incontrare la propria anima gemella o fare una corsetta nel parco per restare atletici, o chiacchierare del più e del meno in compagnia di amici.

Bene, è arrivato il momento delle domande e risposte ed ella ripetizione.

Domanda: Qual è il segno contraddistinto da più zelo?

Risposta: è il Giappone.

Domanda: quale parola possiamo utilizzare per sostituire “zelo”

Risposta: possiamo usare attenzione, diligenza, abnegazione, interessamento, scrupolo, premura, sollecitudine.

Domanda: chi sono e di che segno sono i più generosi, sensibili, empatici, severi e rivoluzionari?

Risposta: sono i danesi. E il segno è quello dell’Acquario.

Domanda: chi sono invece i più idealisti, romantici, ispirati e organizzati dello zodiaco?

Risposta: i francesi. I nostri cugini francesi.

Domanda: come possiamo definire i brasiliani?

Risposta: Ospitali, calorosi, festaioli (fastaioli sono le persone che amano festeggiare sempre);

Domanda: cosa amano fare tra le altre cose, gli americani?

Risposta: beh, ad esempio amano primeggiare, vincere e convincere!

Domanda: la loquacità si addice più a quale paese tra quelli di cui abbiamo parlato oggi?

Risposta: sicuramente si addice alla Spagna!

Bene ragazzi, grazie a tutti per l’ascolto e per chi vuole saperne di più dei segni zodiacali vi consiglio di aderire all’Associazione Italiano Semplicemente perché per ogni segno zodiacale esiste un episodio dedicato a disposizione dei membri.

A noi non interessa parlare di astrologia ovviamente ma interessa imparare a descrivere le persone, a saper usare gli aggettivi per descrivere le persone e i segni zodiacali sono stata un’ottima occasione per farlo anche oggi.

Vi aspetto nell’associazione. E grazie ancora ai donatori.

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La gestione dei rischi aziendali: meglio prevenire che curare

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno ragazzi e benvenuti nel consueto appuntamento settimanale con Italiano Professionale, il corso di italiano dedicato al linguaggio del mondo del lavoro.

Un episodio abbastanza difficile quello di oggi. Ascolterete la voce di Daria che molto spesso si è messa alla prova con il corso. Daria è membro dell’associazione Italiano Semplicemente e oggi ci parlerà di rischi. Fondamentalmente questo è l’argomento del giorno. L’episodio è da inquadrare all’interno della seconda parte del corso, quella dedicata alla presentazione. Ed infatti Daria interpreta oggi il ruolo di una consulente aziendale che deve dare degli avvertimenti al personale di una azienda che produce scarpe italiane. Ascoltiamo Daria che saluto e ringrazio.
Daria: Buongiorno, grazie di essere qui e benvenuti a tutti.
Sono stata invitata a questo incontro da Mohamed, il capo progetto e l’ideatore del modello “Con-forte”.
Mi chiamo Daria e io rappresento un’agenzia di consulenza. Perché sono qui? Semplice. Oggi sono qui per darvi uno strumento che vi propongo di valutare e che personalmente credo sia il migliore possibile, per poter gestire i rischi che potreste subire implementando un qualsiasi piano promozionale ed il conseguente programma delle attività.
Quali sono questi rischi? Andiamo subito al dunque perché, benché abbiamo una intera mattinata a disposizione dedicheremo solamente le prime due ore all’esplorazione dettagliata di tutti i diversi tipi di rischi.
Voglio esordire con una panoramica su alcuni esempi concreti di aziende che hanno affrontato questi rischi trovandosi ad agire tra l’altro nelle situazioni più dure, ma prima vorrei fare una veloce premessa:
Questa premessa ci aiuterà a capire il motivo per cui è assolutamente necessario avere un piano dettagliato della gestione dei rischi. Vedremo quella che si chiama la “Matrice dei rischi”, uno strumento operativo assolutamente necessario, ma vorrei convincervi di questo.
Vi illustro subito una suddivisione tra quattro macro-categorie di rischi, tanto per schiarirci le idee.
Il primo tipo è il cosiddetto rischio operativo, che ha a che fare, evidentemente, con l’attività operativa.
Se ad esempio ricevete un lotto di pelle che vi servirà per produrre un certo stock di scarpe, ma vi accorgete che è di bassa qualità, questo non vi permette di fabbricare la quantità di scarpe prevista, perché dovrete fare una selezione. Questa situazione incresciosa, abbastanza sgradevole direi, rappresenta appunto un rischio operativo.
Purtroppo, non è l’unica possibile problematica da dirimere di questo tipo.
A seguire c’è il rischio finanziario. Più definito come rischio ma non meno importante.
Nonostante sia chiaro di cosa si parli, non tutti reagiscono velocemente e talvolta si indugia troppo, credendo di rimandare tale rischio al futuro. Ma una non decisione è comunque una decisione.
Nessuna azienda virtuosa vive alla giornata. Questo lo sappiamo bene.
Un’azienda che funziona ha sempre tutto sotto controllo; deve controllare i propri crediti e debiti ogni giorno.
Le difficoltà non si rimandano al futuro. Le piccole difficoltà di oggi diventano grossi rischi domani e fallimenti dopodomani. Non ricevere un pagamento alla scadenza per una nostra noncuranza, o contrarre un debito senza averne la necessità fa andare velocemente l’azienda in rosso. Vi invito inoltre a non osservare i numeri semplicemente dal segno.
Cosa voglio dire? Avvalersi di personale qualificato ad esempio oggi ci costa di più, ma domani ci fa risparmiare e dopodomani ci fa raddoppiare i profitti.
In definitiva non è una banalità avere una corretta visione dei saldi in un’ottica di medio lungo periodo, tanto meno avere una garanzia delle entrate e saper gestire le uscite con il massimo scrupolo, nel breve periodo.
Dovremo parlare anche dei rischi per l’ambiente. C’entra anche l’ambiente? C’entra, c’entra!
Vi faccio un breve esempio. Ogni anno si rafforzano le politiche nazionali per la tutela dell’ambiente. Tutto si muove molto più velocemente di un tempo.
Se oggi una fabbrica dispone di un sistema di depurazione che soddisfa i requisiti di legge, domani la legislazione potrebbe cambiare ed imporre nuovi limiti. Le variabili di incertezza aumentano e con esse i rischi. Ma i rischi possono diventare opportunità in un mondo globale come il nostro.
In questo caso alla fabbrica potrebbe fare di necessita’ virtù e rinnovare immediatamente il sistema di depurazione.
Passiamo all’ultimo rischio, quello politico.
Facciamo il caso di un’azienda che importa dei materiali dall’estero o che si vuole anche servire di manodopera estera. Una situazione che in parte riguarda anche la nostra bella azienda.
Una situazione instabile politicamente influisce anche sulle relazioni commerciali tra i paesi diversi: cambiano le politiche sui benefici fiscali, cambiano le tasse sui beni importati o esportati e via discorrendo.
Ce n’è già abbastanza per capire che gli argomenti legati ai rischi non sono di facile soluzione. Non c’è neanche bisogno di leggere tra le righe. Ma se facciamo una attenta analisi dei rischi, se cioè facciamo uno sforzo di questo tipo non saremo colti alla sprovvista quando le difficoltà arriveranno: perché arriveranno, statene certi! Meglio prevenire che curare.
Fortunatamente mi sono fatta le ossa abbastanza nella gestione dei rischi e ormai ho una certa dimestichezza, anche se i rischi non possono mai essere presi a cuor leggero.
Posso dirvi che anche se i vostri partner hanno ottime referenze, si serve sempre avere un “piano B” nelle operazioni commerciali e tenere in particolare riguardo tutti i documenti giustificativi.
Bene, dopo questa veloce panoramica, se avete bisogno subito di un caffè, possiamo metterlo nel conto. Scherzi a parte, torniamo all’inizio facendo un approfondimento sugli esempi di aziende che hanno fatto e non hanno fatto una valutazione dei propri rischi.
Daria Kliug.
Giovanni: grazie Daria, non è facile parlare di rischi, credo che di fronte alla tua presentazione sono possibili due tipi di reazioni: o scappano tutti, oppure ti ascoltano e mettono in atto i tuoi consigli.

Daria ha usato alcune espressioni imparate nel corso di Italiano Professionale e anche qualche verbo professionale. Mi riferisco in particolare a farsi le ossa, andare al dunque, avere tutto sotto controllo, andare in rosso, prendere qualcosa a cuor leggero, ha parlato dei documenti giustificativi e ha usato anche qualche verbo professionale a cui abbiamo dedicato una spiegazione all’interno del corso: ha usato il verbo dirimere (il numero 22 nella lista dei verbi spiegati), il verbo contrarre (n. 24), il verbo avvalersi (n. 14) ed infine il verbo valutare (il primo verbo professionale).
Daria ha usato anche una nuova espressione: avere dimestichezza.
Bene, con questo è tutto. Speriamo di essere riusciti a capire come funziona questo corso di italiano: ci sono i verbi professionali, spiegati uno ad uno: si tratta di verbi più facilmente se non esclusivamente nel mondo del lavoro, e ci sono le lezioni del corso suddivise in sezioni. Ogni settimana facciamo un episodio come questo, di ripasso, per spiegare a tutti la finalità del corso. Se siete interessati andate su italianosemplicemente.com e chiedete di far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente. In questo modo potrete anche voi esercitarvi con il linguaggio professionale.

Un saluto a tutti.

A prescindere

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È possibile ascoltare il file audio in formato mp3 tramite l’audiolibro in vendita su Amazon.

 

Trascrizione

Ciao ragazzi benvenuti in questa nuova puntata di Italiano Semplicemente. Spero che vi piacerà, ma a prescindere da questo io metterò il consueto impegno nella spiegazione della frase di oggi.

A prescindere” è proprio la frase di oggi.

Si usa spesso questa espressione, che non è idiomatica perché non ha un significato figurato ma comunque è qualcosa di molto interessante perché si può usare in ogni tipo di discorso, in ogni situazione, in ogni contesto.

Voi stranieri non usate spesso “a prescindere” e qualche volta che l’ho vista utilizzare ho notato che c’era bisogno di qualche chiarimento.

Dunque. Vediamo innanzitutto in quali tipi di situazioni possiamo usare questa espressione.

Prima situazione: state parlando del futuro.

Parlate di qualcosa che accadrà, o di qualcosa che potrebbe accadere in futuro, o nel futuro (è la stessa cosa: potete dire “in” oppure “nel”). Questo qualcosa chiamiamolo EVENTO. Questo evento non è certo, sicuro. Questo EVENTO è incerto, non è affatto detto che si verificherà.

Da cosa dipende? Quali possono essere le ragioni che potrebbero mettere in discussione l’EVENTO? Non so, questo non è importante, ma se una cosa non è certa, se un avvenimento non è scontato, se non è sicuro che l’EVENTO accadrà vuol dire che potrebbe verificarsi qualche fatto, qualche inconveniente, qualche circostanza importante che lo potrebbe compromettere. Significa che potrebbe avvenire qualcosa che impedisce il verificarsi dell’EVENTO, che ne mette in discussione la certezza. E allora? Allora se la mia intenzione è invece quella di dare una certezza, se la mia intenzione è rassicurare chi mi ascolta e dire che non è importante quello che accadrà, che non importa ciò che avverrà, non saranno importanti le circostanze che si verificheranno: l’EVENTO si verificherà a prescindere da tutto il resto.

Questo è un primo esempio di utilizzo.

Questo significa che non è importante ciò che accadrà, possiamo prescindere dalle circostanze, possiamo lasciarle da una parte, possiamo “tralasciarle“. Questo è un verbo interessante: tralasciare. E’  il verbo che ha più attinenza con l’espressione “a prescindere”.

Infatti ogni volta che usiamo questa espressione potremmo in teoria usare, in alternativa, il verbo tralasciare.

Anche “prescindere” in fondo è un verbo, che però davanti ha la preposizione “a”.

Questo non è strano per un verbo. Ma cosa significa prescindere? Ci può aiutare capire il significato leggendo dal dizionario?

Vediamo: “pre” significa “prima”. Ed infatti quando parliamo del futuro lo facciamo prima che avvenga.

Scindere invece significa dividere. Vi ricordo la scissione dell’atomo, il fenomeno che sta alla base dell’energia atomica.

Si può anche scindere un partito politico in due parti, si può scindere l’acqua in ossigeno e idrogeno. Insomma scindere e dividere sono quasi uguali, ma dividere si usa di più in senso matematico.

Quindi pre-scindere vuol dire “dividere prima” per come è costruito il verbo.

Questo in realtà non ci aiuta molto per capire la frase “a prescindere“.

Quello che è importante sottolineare di questa espressione è che ciò di cui prescindiamo è ciò di cui non vogliamo tenere conto. Se prescindo da qualcosa vuol dire che non voglio dare importanza a questa cosa, non ne voglio tener conto, perché l’obiettivo finale è un altro.

Se voglio sottolineare questo obiettivo e voglio mettere da parte altre questioni allora posso, anche solo per un attimo, tralasciare queste questioni, posso non considerarle, non perché non importanti in generale, ma in quanto mi interessa sottolineare che voglio prescindere da queste questioni: questo significa che c’è qualcosa di più importante, e vale la pena evidenziare questo aspetto e non altri, dei quali possiamo prescindere.

Facciamo alcuni esempi:

Voglio andare in Brasile. Qualcuno dice: attento perché il costo del biglietto è alto.

A me non interessa: ci andrò a prescindere dal costo del biglietto.

Quindi vedete che a me non interessa il costo del biglietto, posso tranquillamente tralasciare questo aspetto. Andrò ugualmente in Brasile. Vedete che sto parlando del futuro. l’EVENTO è andare in Brasile, e le circostanze poco importanti consistono in questo caso nel prezzo del biglietto, che potrebbe anche essere alto.

Secondo esempio:

Ti capita di dare uno schiaffo a tuo figlio. Tu dici: mi ha mancato di rispetto!

Qualcuno potrebbe dirti:

Hai sbagliato, a prescindere dai motivi, la tua reazione è stata eccessiva

Anche in questo caso voglio evidenziare che non è importante il motivo che ti ha spinto a dare uno schiaffo a tuo figlio. Hai sbagliato a prescindere dai motivi. Non si picchiano i bambini!

Possiamo tralasciare questi motivi, perché non contano, possiamo non tenerne conto, possiamo lasciarli da parte. Quello che conta è che hai sbagliato.

Vedete che in questo caso non sto parlando del futuro. Siamo in un altro caso: sto facendo una considerazione: voglio sottolineare un aspetto che merita di essere evidenziato e voglio mettere da parte altri aspetti che invece vanno trascurati, vanno tralasciati perché meno importanti, superflui.

In effetti non è importante che si parli del futuro, ciò che conta è evidenziare un aspetto e declassarne altri.

Vi Faccio un altro esempio.

Assisto ad un spettacolo teatrale con degli amici. Alla fine dello spettacolo un mio amico dice: a me non è piaciuto questo spettacolo, troppo lungo: due ore sono troppe per uno spettacolo: si perde la concentrazione.

Un altro mio amico dice: a me invece non è piaciuto perché faceva molto caldo e non si vedeva niente, avevo molte persone davanti che mi impedivano di vedere.

Io allora potrei dire: ragazzi, a prescindere da queste valutazioni personali, bisogna riconoscere che gli attori erano bravissimi.

Anche in questo caso con questa frase voglio evidenziare ciò che veramente conta: gli attori erano bravi. Sì, è vero, lo spettacolo è durato due ore, forse troppo, ed è anche vero che la visibilità non era ottimale, ma a prescindere da questo dobbiamo ammettere che gli attori erano bravissimi.

Un altro esempio:

Siamo a scuola. Ci sono dei bambini e c’è anche la loro maestra. Alcuni bambini fanno molto rumore: strillano, saltano, mangiano e bevono, entrano ed escono dalla classe senza alcun rispetto per la scuola e la loro maestra.

Un bambino dice: io sono italiano, e faccio come mi pare!

Una ragazza dice: io sono tedesca e si fa come dico io! Nessuno mi dà ordini a me!

Io sono argentina e bevo il Mate quando mi pare e piace!

Io sono brasiliano e anche io bevo la Caipirinha quando voglio!

A questo punto la maestra dice:

Silenzio! Tutti seduti! Smettete di mangiare e di saltare immediatamente: tu! (indicando il brasiliano) – Metti via la Caipirinha. E anche tu! (indicando la ragazza argentina) – Questa non è l’ora del Mate, ma è l’ora di matematica!

La maestra conclude dicendo:

In questa classe tutti rispettano le regole a prescindere dalla nazionalità.

Quindi alla maestra non interessa la nazionalità: tutti devono rispettare le regole.

Facciamo un ultimo esempio di questo tipo:

Ammettiamo che io debba acquistare un appartamento. Ne vedo uno in particolare che costa un milione di euro e che oltretutto non mi piace. Non mi piace perché è senza ascensore: è un appartamento al decimo piano; è di 500 metri quadrati ma senza l’ascensore. Quindi dovrei andare a piedi ogni volta: 10 piani a piedi non sono pochi!

Allora posso dire che:

Prescindendo dal fatto che non dispongo di 1 milione di euro, è un appartamento che non acquisterei mai. Per me infatti l’ascensore è troppo importante.

Quindi io non acquisterei questo appartamento perché è privo di ascensore. Ad ogni modo non lo acquisterei comunque perché non sono così ricco.

Non ho 1 milione di euro da spendere. Ma a prescindere dai soldi, non lo acquisterei comunque.

Questo esempio mi dà l’opportunità di fare delle distinzioni. In questo caso avrei potuto dire:

Soldi a parte è un appartamento che non acquisterei mai.

A parte i soldi, è un appartamento che non acquisterei mai.

L’espressione “a prescindere” può a volte essere sostituita con “a parte“. “A parte” si usa quando si vuole “mettere da parte” qualcosa nel senso di non considerare come importante. Quindi il senso è analogo. Comunque ci sono alcune differenze.

Posso usare “a parte” in qualsiasi contesto, ma è più discorsivo e spesso più informale.

Ad esempio:

A parte tutto, sono contento di come stanno andando le cose.

Se non c’è una cosa in particolare da cui prescindere (come in quest’ultimo caso), posso parlare in generale e il contesto è più informale. Posso dire “a parte tutto“. Prima invece usavo: “a prescindere da/dal/dalle” eccetera.

Poi c’è da dire che “a parte” va interpretata, poiché spesso si trova all’interno di locuzioni particolari come: “A parte che“, “a parte il fatto“, “a parte tutto” che si utilizzano nel linguaggio comune a volte per mettere l’accento sulla cosa che va messa da parte perché poco importante, oppure questa cosa non è meno importante ma va considerata separatamente (a parte), cioè merita un discorso a parte, e non ci interessa quindi sottolineare la non influenza rispetto ad un obiettivo finale.

Ad ogni modo “a parte” è molto più generica e si usa anche per altri motivi.

Un altro errore da evitare è considerare “a prescindere” un sinonimo di “Nonostante“.

Ad esempio se faccio molti errori nell’italiano ma tutti mi capiscono, posso dire:

Nonostante tutti gli errori il mio italiano non è proprio male

Nonostante significa “sebbene“, “benché“, “malgrado“, “a dispetto di“. Il modo più semplice per uno straniero per sostituire la parola nonostante è utilizzare “anche se“.

Per spiegare la differenza tra nonostante e “a prescindere” devo parlarvi di una bilancia. La bilancia serve a pesare gli oggetti. Ammettiamo di avere una bilancia con due piatti, per confrontare il peso di due oggetti. L’oggetto più pesante fa spostare il piatto in basso. L’oggetto meno pesante invece rimane in alto. C’è il piatto di destra e quello di sinistra.

bilancia2

Se uso “nonostante” dico ad esempio che:

Nonostante l’oggetto di sinistra sia molto pesante, quello a destra è molto più pesante.

Anche se l’oggetto di sinistra è molto pesante, quello a destra è molto più pesante.

Sebbene l’oggetto di sinistra sia molto pesante, quello a destra lo è di più.

Vedete che sto facendo un confronto che vede vincitore sempre l’oggetto sul piatto di destra.

Allo stesso modo posso dire:

Anche se faccio molti errori il mio italiano non è proprio male

Sebbene faccia ancora errori il mio italiano è buono

Malgrado faccia ancora errori il mio italiano non è da buttare

A dispetto dei miei numerosi errori il mio italiano non è male

Benché faccia ancora molti errori il mio italiano non è male

In questo caso sto sempre confrontando due cose.

Potrei dire:

A prescindere dagli errori, il mio italiano non è male

Ma questa frase non è molto adatta perché quando uso “a prescindere” non c’è un confronto tra due aspetti, due fatti, due cose, due oggetti. Se uso “a prescindere” sto solo dicendo che possiamo fare a meno di considerare alcune cose ed il risultato non cambia. In questo caso gli errori nell’italiano io li considero, perché sono importanti, ma c’è un limite agli errori. Gli errori non sono ininfluenti.

Non posso fare a meno di considerare gli errori nella mia valutazione, ma pur considerandoli, nonostante io li consideri, non ne faccio così tanti, quindi il mio livello di italiano posso dire che è buono.

Bene. Adesso invece concentriamoci sul verbo prescindere, quindi senza la preposizione “a”. Lo abbiamo fatto più volte già in questo episodio, ma vi faccio un primo esempio :

Vi ho appena detto:

Non posso fare a meno di considerare gli errori nella mia valutazione

Oppure (frasi equivalenti):

Non posso prescindere dagli errori nella mia valutazione

La mia valutazione non può prescindere dagli errori.

Quindi prescindere significa “fare a meno di considerare“, “non tener conto” o semplicemente “fare a meno” o anche “privarsi

Esempio:

Non posso prescindere da te

Una frase generica, ma anche poetica se vogliamo. Significa che non posso fare a meno di te, non posso privarmi della tua presenza.

Oppure:

Hai fatto degli errori? Non importa, prescindiamo da questi particolari e valutiamo la tua preparazione in generale.

Insomma il significato è lo stesso di “a prescindere” ma la frase si costruisce in modo diverso, e come abbiamo visto anche in frasi con delle negazioni (non posso prescindere, non si può prescindere eccetera).

Infine un modo particolare di usare “a prescindere” è alla fine della frase. Il significato non cambia ma è più ampio. Non c’è bisogno di specificare “da cosa”.

Ad esempio:

Non importa quale sia la tua opinione. Io sarò sempre contrario a prescindere

Bene, mi auguro che a prescindere dal fatto che io sia riuscito a spiegare tutto, abbiate voglia di fare l’esercizio di ripetizione.

Provate a riformulare la domanda usando “a prescindere”:

Non mi importa se sei bella, io ti amo ugualmente.

—–

Risposta: A prescindere dalla tua bellezza, io ti amo ugualmente.

Secondo esempio:

Non mi interessa quanta fatica dovrete fare ma quest’anno dovete vincere lo scudetto!

A prescindere dalla fatica quest’anno dovete vincere lo scudetto!

Adesso usiamo il verbo senza la preposizione.

La Juventus non può fare a meno di Cristiano Ronaldo

La Juventus non può prescindere da Cristiano Ronaldo

Avete notato? Fare a meno “di” – prescindere “da”.

Infine un ultimo esempio:

Io ascolto sempre i tuoi episodi, non importa di cosa parlino.

Io ascolto sempre i tuoi episodi a prescindere.

Vi ricordo che il prossimo episodio sarà un episodio particolare: parleremo di alcuni paesi e delle caratteristiche di questi paesi. Un episodio per ringraziare le persone che hanno effettuato una donazione ad Italiano Semplicemente. Infatti nel mese di novembre grazie alle donazioni non è stata inserita nessuna pubblicità nel sito. Grazie ancora. Anche per il mese di dicembre farò la stessa cosa.

Comunque grazie a tutti, a prescindere dal fatto che doniate o meno.

Un saluto

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Un workshop per il lancio sul mercato di un nuovo prodotto

Audio

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Trascrizione

Ciao ragazzi benvenuti all’appuntamento settimanale con Daria, membro dell’associazione Italiano Semplicemente, che si cimenta oggi con una nuova lezione del corso di ITALIANO PROFESSIONALE, un corso dedicato al linguaggio del mondo del lavoro che i membri possono leggere ed ascoltare.

In particolare oggi Daria si cimenta con la lezione n. 17. La lezione parla di reputazione ed esperienza.

Con questo episodio di italiano semplicemente oggi Daria vuole farci quindi partecipi del suo nuovo tentativo. Interpreterà i panni di una manager di una grossa azienda italiana che produce scarpe e vuole lanciare sul mercato un nuovo modello di calzature. Ascoltate come se la cava Daria.

Buongiorno a tutti. Permettete che mi presenti ancora una volta. Mi chiamo Daria e sono responsabile per la strategia promozionale della nostra nuova linea di scarpe.

Ci siamo incontrati qui per discutere il programma dell’entrata nel mercato del nostro nuovo modello “Con-forte” e anche per ricevere il vostro prezioso contributo che aspetto da ognuno di voi per supportare il lancio.
A dire il vero in questo periodo di crisi non è esattamente un invito a nozze accettare la sfida di lanciare sul mercato un nuovo prodotto ma avendo nella nostra linea un modello così promettente non dobbiamo e non possiamo tirarci indietro o rinviare il lancio.

Ed ecco perché vi prego di approfittare al massimo dell’opportunità di discutere con tutti i colleghi e condividere le nostre sensazioni. Le vostre domande sono preziose e possono aiutare risolvere oggi tutte le eventuali incertezze che riguardano il piano promozionale. Credo che sarebbe bello avere una discussione aperta ma allo stesso tempo concisa e stringata, più simile ad un workshop, quando tutti condividono le loro opinioni e trovano soluzioni comuni.

Al termine del mio intervento mi piacerebbe anche trovare un accordo di massima (magari arrivare anche a stringere un accordo) riguardo l’attività promozionale e logistica dell’anno venturo. Sono sicura che con una buona programmazione nessuno brancolerà nei buio e che andremo a gonfie vele con il nostro nuovo modello.

Per iniziare il nostro workshop vorrei proporvi tre semplici regole che possono secondo me aiutarci a non andare oltre col tempo e rendere la discussione efficace. Forse vi sembreranno regole rigide ma come si dice: il fine giustifica i mezzi.

La prima regola è: “Ascoltate chi presenta, non il vostro collega a fianco”. Cioè, a prescindere dalla persona che presenta in quel momento vi prego di rivolgere direttamente a lei tutte le vostre attenzioni ed eventuali domande.
Non disturbate il vostro vicino inutilmente, io come gli altri sino qui per rispondervi direttamente.
Mi raccomando poi: andate dritti al punto, senza troppi preamboli, e non abbiate paura di fare domande stupide, inaspettate o pericolose perché nessuna domanda è stupida e nessuno è né infallibile né al di sopra di ogni sospetto. Siamo qui per confrontarci.

La seconda regola che vi propongo è: ”niente cellulare e computer”. Nonostante io capisca bene quanto sia difficile dimenticarli completamente, per qualche minuto possiamo tutti evitare i dispositivi elettronici per non buttare a mare questa occasione e trarre il massimo dall’ascolto dei colleghi.

Tra l’altro potrebbe essere importante la vostra opinione e se doveste essere chiamati in causa sarebbe bene stare sempre sul pezzo.

La terza ed ultima regola è: “Non prolungare la pausa caffè”, anche perché il quarto d’ora accademico intermedio non esiste e non possiamo permettercelo.

Scherzi a parte, meglio usare il tempo per ascoltare le opinioni dei colleghi senza perdere il filo del discorso.

Bene, dunque: attenti a chi parla, caffè ristretto e telefoni in modalità aereo, meglio ancora se spenti del tutto.
Adesso allacciamo le cinture e partiamo.
Ironia a parte, se le regole sono chiare, possiamo iniziare il nostro workshop…

Grazie mille Daria di questa “simulazione di volo”. Sei stata molto autoritaria nel tuo intervento direi. Si vede che hai interpretato un ruolo che dall’alto della sua esperienza se lo poteva permettere. D’altronde la reputazione e l’esperienza sono l’oggetto della lezione 17 del corso di ITALIANO PROFESSIONALE. Per tutti gli stranieri interessati (mi auguro ce ne saranno molti) vi invito ad aderire all’Associazione Italiano Semplicemente. In questo modo potrete anche voi utilizzare, tra le altre cose, il corso di italiano professionale e partecipare se volete all’appuntamento settimanale sul gruppo WhatsApp dell’associazione per confrontarci e discutere sulle singole lezioni del corso. Chiunque lavori con italiani o in Italia e vuole ampliare il proprio vocabolario e imparare i verbi professionali troverà il corso molto utile. Metterò il collegamento su questo episodio per effettuare la richiesta di adesione all’associazione.

Vi aspetto e grazie a Daria. A mercoledì prossimo.

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Mi sta qua

Audio

E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.

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Video con sottotitoli

Trascrizione

Buongiorno ragazzi, io sono Giovanni e voi state ascoltando un episodio di Italianosemplicemente.com. Oggi vediamo una nuova espressione italiana: “mi sta qua“.

Molto usata tra i giovani, e spesso accompagnata anche da un gesto.

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E’ una frase che si dice quando si parla con una persona. Diciamo a questa persona che c’è qualcosa, o qualcuno, che non sopportiamo, qualcosa o qualcuno che non ci piace, che non vogliamo vedere. Spesso parliamo di una persona: questa persona è antipatica, ha un carattere che a noi proprio non piace.

In questi casi una delle frasi che possiamo pronunciare per esprimere questo sentimento di avversità è proprio questa: “mi sta qua“.

Ma iniziamo dalla spiegazione delle parole.

“Sta” è il verbo stare. Io sto, tu stai, lui sta, noi stiamo, voi state, loro stanno.

Mi è un pronome personale che indica la persona che parla.

Ad esempio “tu mi dici” significa che “tu dici a me“, “tu mi vedi” significa che tu vedi me.

Questo pronome lo mettiamo davanti al verbo: mi accorgo di qualcosa, mi fumo una sigaretta, mi lavo le mani, mi vesto eccetera. Ci riferiamo a noi stessi quindi.

Se usiamo il verbo “stare” come in questa frase, posso dire che

Giovanni mi sta qua.

Cosa vuol dire?

Abbiamo già detto che voglio dire che Giovanni, secondo me, è una persona antipatica. Ma la parola “qua” cosa significa?

Sapete che qui e qua indicano in generale una vicinanza a chi parla. ad esempio “qui fa freddo”, oppure “qua fa freddo”. Qui però generalmente indica una precisione maggiore rispetto a “qua”.

Qui e qua possono indicare anche un punto del nostro corpo.

Se io dico a mio figlio: vieni subito qui! Spesso indico con la mano, o col dito, la terra davanti a me, e voglio che mio figlio venga immediatamente al mio cospetto. evidentemente ha fatto qualcosa di sbagliato…

Posso anche indicare una parte del corpo però.

Papà, mi fa male lo stomaco!

Dove ti fa male figliolo?

Mi fa male proprio qui!

Mio figlio in questo caso indica col dito una parte della sua pancia, per farmi vedere dovegli fa male.

Ebbene, quando ci sta antipatica una persona normalmente diciamo:

Francesco mi sta proprio antipatico!

Oppure

Giovanni non lo sopporto proprio!

Oppure

Franco? Non ce la faccio proprio a sopportarlo

Marco non mi suscita molta simpatia

Ebbene, in modo ancora più informale, tra amici, molto spesso si indica la gola con la mano, e diciamo:

Alfredo mi sta qui!

Giovanna mi sta qua!

Sono una persona moderata e altruista ma con Giuseppe devo fare autocontrollo, mi sta proprio qua!

Quando si dice “mi sta qui“, o “mi sta qua” – posso dire in entrambi i modi – indicando la gola, sto facendo un confronto con il cibo.

Quando mangiamo può capitare che un boccone non sia facilmente ingoiabile, magari è un po’ duro, quindi anziché attraversare subito l’esofago e finire nel nostro stomaco rimane a metà.

Si fanno molto spesso i confronti col cibo nella lingua italiana:

Posso dire:

Giovanni proprio non lo digerisco!

Francesca mi fa andare tutto per traverso!

Paola non mi va giù!

In tutti questi casi faccio un confronto tra il cibo che non si riesce a mangiare come si vorrebbe e una persona, che con il suo carattere, risulta antipatica, indigesta, una persona che ha principi contrari ai nostri, o comunque che si comporta in un modo che non approviamo. A volte si tratta di sensazioni “a pelle” che non riusciamo a spiegare. Altre volte invece ci riusciamo senza problemi 🙂

Quindi quando diciamo “Giovanni mi sta qua” o “giovanni mi sta qui” dobbiamo necessariamente accompagnare questa frase con un gesto: alziamo la nostra testa e con la nostra mano o anche un solo dito indichiamo il collo, come a indicare un boccone che non va giù.

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Il gesto che accompagna l’espressione “mi sta qua”

Posso anche parlare di una situazione particolare, o di un lavoro, una attività, non necessariamente di una persona. Quindi posso dire anche:

Lavoro alle poste italiane, ma questo lavoro mi sta proprio qua!

Devo finire un lavoro molto noioso. Non ti dico quanto mi sta qua!

La politica mi sta qua! Mi stanno qua tutti i politici! Ed anche il Parlamento mi sta qua!

Naturalmente posso anche riferirmi ad un’altra persona, ed in questi casi devo cambiare il pronome personale. Ripeti dopo di me le seguenti frasi:

La lingua italiana ti piace, mentre l’inglese ti sta proprio qua! Vero?

A lui non piace per niente andare a scuola. Gli sta qua da quando aveva sei anni.

A mia sorella non piace andare allo stadio. Il calcio le sta qua! Preferisce il tennis.

Nella nostra famiglia non sopportiamo i razzisti: ci stanno qua tutti i razzisti!

In quest’azienda non amate per niente chi non rispetta le regole! Vi stanno tutti qua quelli che non sono come voi!

Ai direttori i dipendenti furbi gli stanno qua

Sappiate dunque che se c’è una cosa o una situazione che vi suscita fastidio o che vi provoca disagio o malumore, se siete con amici italiani (mi raccomando solo con amici) potete tranquillamente usare questa espressione.

Grazie a tutti per l’ascolto.

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La civiltà dell’antica Grecia

Audio

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Descrizione

Giovanni e suo figlio Emanuele di 10 anni parlano dell’antica Grecia. Episodio senza trascrizione.

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Fare una presentazione

Audio

Trascrizione

Giovanni: Eccoci di nuovo qua ragazzi, come tutti i mercoledì all’interno dell’associazione Italiano Semplicemente ci occupiamo di Italiano Professionale. Io sono sempre Giovanni, il presidente dell’associazione e oggi vogliamo farvi partecipi di un bel testo, letto e scritto a quattro mani, due delle quali sono di Daria, uno dei membri della nostra associazione.

Vi faccio ascoltare quindi un bell’episodio dalla voce di Daria. Parliamo di “Presentazione“, un argomento a cui abbiamo dedicato la sezione seconda del corso di Italiano Professionale, quindi le lezioni dalla n. 15 alla numero 20. Oggi in particolare Daria si occuperà della fase iniziale di una presentazione  – lezione 16)

Anche se solamente i membri dell’associazione possono ascoltare queste lezioni di Italiano Professionale tutti potete ascoltare l’episodio di oggi, e questo lo facciamo per dimostrare l’utilità e le caratteristiche di questo corso online, dedicato al linguaggio del mondo del lavoro. Quella che ascolterete quindi è una presentazione professionale, che avviene all’interno di una azienda di scarpe. Daria utilizzerà molte espressioni imparate finora sul corso.

Buon ascolto. Daria, a te la parola.

Daria: Buongiorno a tutti, prendete tutti il vostro posto per favore, così potremmo dare inizio alla prossima presentazione.
Mi chiamo Daria e sono la responsabile per la strategia e il marketing. Il mio ufficio ci aiuterà a promuovere sul mercato il nostro nuovo prodotto vale a dire le scarpe “Con-forte”.

Come sapete lavoro ormai nella nostra azienda da cinque anni, di conseguenza ritengo di avere una certa esperienza nel mercato delle calzature. Vi posso pertanto dare la mia spassionata opinione in merito: non sarà affatto facile sbaragliare la concorrenza. Tuttavia sono sicura che con la giusta strategia, dai e dai, permettetemi, gli faremo mangiare la polvere.

La mia presentazione odierna è abbastanza dettagliata, impiegherò circa due ore per esporne tutto il contenuto.

Sapete che non amo perdermi nei dettagli, ma l’operazione necessita di non trascurare alcun particolare. Circa alla metà della mia presentazione (alle 12 circa) abbiamo in programma una pausa caffè, per rinfrescarci un po’ e soprattutto condividere le nostre opinioni. Abbiamo 20 minuti di pausa, dopodiché continuo e termino la mia presentazione. Bene ragazzi, il tempo stringe (come sempre) e per poter terminare il programma di oggi come programmato vi prego di fare le domande soltanto alla fine della mia presentazione; trattenetevi se potete, ma alla fine non indugiate perché il vostro contributo può essere prezioso. Anche la domanda apparentemente più semplice può essere molto importante.

Allora, la prima parte della mia presentazione è dedicata alla descrizione del mercato delle calzature in termini di dati precisi. Li ho raccolti grazie anche alla preziosa collaborazione di Ulrike, che sicuramente ha coltivato un certo fiuto per gli affari considerata la sua esperienza sul campo. Ulrike ha condotto per noi delle interessantissime analisi di mercato, molto precise e ricercate ma allo stesso tempo estremamente comprensibili e puntuali. A questo punto facciamo la pausa caffè.
Nella seconda parte vi presenterò la nostra “nicchia di riferimento“, parlo ovviamente del nostro acquirente potenziale e delle sue caratteristiche. E’ la nicchia su cui dovremmo puntare secondo me e che potrebbe portarci ad avere successo su tutta la nostra linea di scarpe, non solo sul nuovo modello.

Bene. Quindi nell’arco della prossima mezzora vi racconto del piano di vendite che abbiamo elaborato insieme a Mohamed, Ramona, Bogusia e Maja con cui faccio squadra. Vi spiegherò anche perché durante il primo anno probabilmente potremmo non andare alla grande con la produzione e anche perché dovremmo però mantenere un clima di fiducia elevato: è molto importante per il nostro successo sul mercato nel lungo termine, che ci sarà, ma occorre pazientare un po’. Se vogliamo dirla tutta, il primo anno dovremo prendere la palla al balzo e reagire subito alle risposte dei primi consumatori. Vi spiegherò come farlo.

Nella parte finale, la più dettagliata, vi dirò per filo e per segno la nostra idea su come far sì che la nostra clientela conosca il nuovo modello “Con-forte”. Ad onor del vero, la nuova campagna promozionale supporterà anche i modelli che avevamo già lanciato sul mercato, e questo perché non vorremmo essere presi alla sprovvista se le cose non andranno come vorremmo col nuovo modello. In questo caso mi raccomando: calma e gesso! Alle perse, i nostri consumatori resteranno con noi grazie ai modelli già conosciuti.

Alla fine ci resterà mezzora per discutere tutte le vostre domande e mettere i puntini sulle i a vostro piacimento.

Allora, adesso se non avere domande riguardo alla mia scaletta che ho preparato, vorrei iniziare la prima parte della mia presentazione.

Giovanni: bene Daria, grazie del tuo contributo. Hai utilizzato ben 18 espressioni imparate all’interno del corso finora: avere una certa esperienza, spassionata opinione, sbaragliare la concorrenza, dai e dai, mangiare la polvere, perdersi nei dettagli, il tempo stringe, avere fiuto per gli affari, la nicchia di mercato, fare squadra, clima di fiducia, se vogliamo dirla tutta, prendere la palla al balzo, per filo e per segno, ad onor del vero, calma e gesso, alle perse e infine mettere i puntini sulle i.

Tutte queste espressioni le abbiamo spiegate all’interno del corso ed ogni mercoledì, all’interno del programma settimanale per i membri, ripassiamo una lezione diversa all’interno del gruppo WhastApp dei membri dell’associazione.

Date un’occhiata al programma delle lezioni future se siete interessati. Spero  che l’episodio vi sia piaciuto. Grazie ancora a Daria. Un saluto a tutti da Giovanni.

—————-

 

Bastian contrario

Audio

  • E’ possibile ascoltare e/o scaricare il file audio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon.

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Trascrizione

Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com

Oggi siamo di nuovo insieme per vedere una espressione italiana. Un’espressione che spieghiamo sia in forma scritta che attraverso una registrazione audio, come al solito.

Parliamo dell’espressione “Bastian contrario”, o “fare il bastian contrario”, è un’espressione idiomatica della lingua italiana.

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E’ una frase che si rivolge ad una persona, che si può rivolgere ad una persona, quando questa persona ha un particolare atteggiamento.

Posso quindi dire a mio figlio: Emanuele, non fare il bastian contrario!

Non è un insulto, ma non è neanche un complimento!

L’unica parola che si capisce, delle due, è la parola “contrario“. In italiano significa “opposto“, “in contrasto“, che si oppone, o che va o viene in senso inverso. E’ un aggettivo che possiamo usare in molti modi diversi.

In matematica quando due numeri sono “contrari” allora hanno lo stesso valore ma sono discordi, cioè hanno segno diverso, es: +2 è il contrario di -2. Si dice anche che i numeri hanno segno contrario, o anche segno opposto.

I venti (con la e aperta, altrimenti è il numero venti) posso essere contrari, quindi se stiamo andando in barca o stiamo navigando su una nave, o una barca a vela, possiamo avere il vento contrario, e in questo caso il vento va in un verso contrario rispetto al nostro. Se invece il vento va nello stesso nostro verso si dice che il vento è a favore. Capite che quando il vento è contrario è più faticoso andare avanti, procedere, perché il vento spinge nella direzione opposta.

Quindi l’aggettivo contrario si può usare in tutte le situazioni in cui si vuole indicare una ostilità, un qualcosa di sfavorevole. Quindi posso dire che:

La sorte ci è contraria.

Per indicare che la fortuna non ci aiuta, la sorte, il destino, è ostile, non ci aiuta, è sfavorevole.

Quando ad esempio si vuole domandare se qualcuno non è favorevole a una nostra proposta o idea, posso ad esempio dire:

Qualciuno ha qualcosa in contrario?

E una persona può rispondere

Non ho nulla in contrario

Oppure posso rispondere dicendo:

Al contrario! Io sono d’accordissimo con te!

Posso anche dire:

Se siete tutti d’accordo possiamo andare aventi, in caso contrario mi piacerebbe sapere in cosa non siete d’accordo.

Bene, quindi la parola “contrario” credo sia abbastanza chiara.

In ambito sociale, che è l’ambito che ci interessa di più per spiegare l’espressione di oggi, io posso dire una cosa e una seconda persona può dire il contrario di quello che dico io. Con la parola contrario anche in questo caso voglio indicare un qualcosa che si oppone a quanto ho detto io.

Se io dico una cosa, affermo una mia idea, esprimo un concetto, esprimo una mia soluzione ad un problema, propongo qualcosa, e un’altra persona ha un’idea diversa della mia, posso dire che questa persona dice sempre il contrario di quello che dico io. Allora potrei cercare di definire questa persona, per dirgli che lui la pensa sempre diversamente.

Magari vorrei dirgli che si comporta sempre in modo contrario a me e anche alle altre persone, e questo modo di comportarsi non è corretto e non è mai motivato.

Non c’è nessun motivo particolare: se io dico che il cielo è blu, lui dice che è azzurro. Se invece io dico che è azzurro, lui dice che è blu. Chi si comporta in questo modo possiamo chiamarlo un “Bastian contrario

Nell’italiano colloquiale viene infatti chiamato “bastian contrario” una persona che assume sempre opinioni e gli atteggiamenti contrari a quelli della maggioranza.

Ma qual è l’origine di questa espressione?

Bastian assomiglia a Bastiano, che è un nome italiano di uomo. Ci sono poche persone che si chiamano così in Italia: pare che oggi ce ne siano 171. Questo almeno emerge da un sito web che riporta la diffusione dei nomi in Italia.

Si tratta di un nome molto diffuso al Centritalia.

Sebastiano è un nome simile, un po’ più diffuso del precedente.

Ed infatti Bastian deriva proprio da Bastiano. In particolare sembra che sia esistita una persona con questo nome e che come cognome facesse “contrari”. Si chiamava dunque Bastiano Contrari. Una persona che è stata rappresentata ostinata, cocciuta, che era contraria a tutto.

Non so dirvi se questo risponde al vero, se questa sia la verità; quello che è certo è che la frase “Bastian contrario” ha avuto origine da una persona realmente esistita, che aveva questa caratteristica: essere contrario sempre a tutto, opporsi a tutto per partito preso, persona che contraddice per sistema.

Un’espressione che ormai fa parte del linguaggio comune degli italiani, e si usa quando si vuole etichettare una persona che dice sempre di no. Si possono anche attaccare le due parole e bastiancontrario diventa un’unica parola.

E’ comune nella lingua italiana fare questa operazione di attaccare le parole quando si usano spesso insieme nel linguaggio comune, un po’ come buongiorno, dopodomani, Nondimeno, Dopotutto, Oltremisura e tante altre parole.

Facciamo alcuni esempi di utilizzo:

Se mi trovo ad una riunione di lavoro e tutti i miei colleghi sono d’accordo sul fatto che in futuro gli affari andranno meglio, se io non sono d’accordo posso dire: Non voglio fare il bastian contrario, ma le previsioni economiche non lasciano ben sperare per il futuro.

In questo caso sono l’unica persona pessimista, contrariamente a tutti i miei colleghi che sono ottimisti sul futuro, quindi manifestando la mia opinione non voglio passare per bastian contrario, non voglio passare per una persona che ama contraddire per il semplice gusto di farlo, per partito preso.

Spesso si sente dire che le persone che criticano lo fanno per il gusto di fare il bastian contrario, una frase breve che indica proprio questa attitudine a essere contrari, persone che lo fanno apposta, che non si lasciano convincere dall’idea degli altri, anche se si tratta di tutti gli altri! A queste persone piace fare così, magari semplicemente per farsi notare. Si dice a volte che queste persone hanno uno “spirito di contraddizione“. cioè che per loro natura, indole sono portati a contraddire, hanno una tendenza abituale e ostinata a contraddire.

L’espressione bastian contrario non si usa nel linguaggio formale ovviamente. Se siamo in un contesto più importante non possiamo dire ad una persona “non fare il bastian contrario”. Sarebbe offensivo e maleducato. Se però vogliamo sottolineare una ostinata tendenza alla contraddizione potremmo contestare la ripetitiva contrarietà ed opposizione, chiedendo di spiegare la propria opinione, la propria posizione, dicendo ad esempio (dando del lei alla persona):

  • La sua opposizione sembra eccessiva e non motivata.
  • Vorrebbe spiegare il motivo della sua opposizione?
  • Ogni posizione, sia favoreviole che contaria, credo meriti di essere motivata.

Naturalmente in un contesto informale o famigliare non si va troppo per il sottile, spesso non si cerca di misurare le parole per essere più delicati e si dice: non fare il bastian contrario!

Ci sono comunque espressioni abbastanza simili. Credo valga la pena in particolare spiegare la differenza rispetto ad un’altra espressione: fare l’avvocato del diavolo.

Questa è un’espressione simile, anche se assolutamente non identica. Questa espressione è più delicata, e a volte non è neanche utilizzata in modo offensivo. A volte può persino essere considerato un complimento essere o fare l’avvocato del diavolo.

In questo caso significa “smontare” le dichiarazioni o le idee degli altri per dimostrarne l’inconsistenza, per dimostrare che le idee sono sbagliate o possono essere anche solo parzialmente sbagliate.

Questa operazione, questo atteggiamento, può anche essere considerato una cosa positiva, può anche essere un buon esercizio cercare pregi e difetti, vantaggi e svantaggi di una idea, una affermazione, una proposta di soluzione di un problema. Soffermarsi sui difetti di una idea può servire a capire meglio come risolvere un problema quando invece tutti gli altri stanno evidenziandone i pregi.

Quindi diversamente da quanto potrebbe sembrare dalla presenza della parola “diavolo“, fare l’avvocato del diavolo è un atteggiamento spesso costruttivo e produce risultati, soprattutto in ambito lavorativo.

Il Bastian contrario è diverso però dall’avvocato del diavolo. Al bastian contrario non interessa essere costruttivo, cercare soluzioni migliori. A lui, almeno nell’opinione di chi usa questa espressione, interessa solamente contraddire, senza cercare di fare qualcosa di utile. A lui interessa “remare contro” (possiamo dire anche così, usando una terminologia marittima), a lui interessa ostacolare il dibattito, contraddire senza costruire.

Terminiamo con un piccolo esercizio di ripetizione, per rendere omaggio alla regola numero sette (parlare) di Italiano Semplicemente.

Bastian contrario

Non fare il bastian contrario!

Fai sempre il bastian contrario!

Non voglio sembrare un bastian contrario, ma non sono d’accordo!

L’avvocato del diavolo!

Non faccio il bastian contrario, ma l’avvocato del diavolo!

Contraddizione

Spirito di contraddizione

Un saluto da Giovanni e grazie a tutti per seguire i miei episodi. Tutte le spiegazioni si trovano sul sito ItalianoSemplicemente.com.

Per coloro che sono interessati esiste anche un corso di italiano professionale, che però è disponibile ai soli membri dell’Associazione Italiano semplicemente.

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Italiano Professionale: scontri e confronti tra uffici vendite e marketing

Audio

scarica il file audio in formato MP3

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno a tutti. In questo episodio parliamo di Italiano Professionale.

Trattiamo un argomento particolare che riguarda il mondo del lavoro ed useremo un linguaggio più difficile del solito.

Questa infatti è una lezione legata al corso di Italiano Professionale e precisamente alla lezione n. 14 dedicata ai confronti ed agli scontri. Il corso è di livello almeno intermedio, non per i principianti della lingua, è un corso che solamente i membri dell’associazione Italiano Semplicemente possono leggere ed ascoltare. Oggi però, come facciamo spesso, vogliamo aiutare tutti a capire di cosa si parla nel corso e quali argomenti vengono trattati.

Io e Daria quindi oggi utilizzeremo alcune delle espressioni spiegate nella lezione n. 14. Daria, un membro dell’Associazione, che saluto e ringrazio per questo, ha voluto provare ad usarne alcune e lo ha fatto come ascolterete, molto bene.

Spero che questa puntata speciale di italiano semplicemente possa essere utile a tutti benché sia un po’ più difficile delle altre. Allora Daria ci parla di scontri e confronti, un argomento che accomuna sicuramente tutte le attività e tutti i mestieri, vero Daria?

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Daria:

Buongiorno Giovanni. Si è proprio così. Parlerò di scontri e confronti. E sai che ho pensato mentre ascoltavo le spiegazioni che hai fatto insieme a Mohamed, Ulrike ed Adriana?

Che parlando di questi due aspetti particolari in ambito lavorativo non si può non fare riferimento ad uno speciale rapporto controverso molto diffuso al lavoro.

Si tratta del rapporto tra l’ufficio vendite e l’ufficio marketing nelle aziende commerciali. Allora, oggi vorrei usare le espressioni della lezione numero 14 del corso di italiano professionale per descrivere il rapporto tra questi due uffici.

Dunque, il nocciolo della questione sta proprio nello scontro che avviene di sovente tra questi due uffici: l’ufficio vendite, cioè le persone addette alla vendita dei prodotti ai clienti sono convinti di essere il dipartimento più fruttuoso. Infatti sono loro che stipulano l’accordo di vendita con gli acquirenti e che quindi producono i profitti dell’azienda. In aggiunta, le attività dell’ufficio vendite sono sempre evidenti e facilmente misurabili.

Dall’altra parte, esattamente al contrario dell’ufficio vendite, l’ufficio marketing svolge tutte quelle attività che hanno a che fare con il concetto del prodotto che è, o che potrebbe essere, nella mente dei consumatori. Ad esempio la conoscenza del prodotto, la soddisfazione legata ad esso, e anche il desiderio di acquistarlo.

Si tratta di aspetti fondamentali, senza i quali i consumatori non sarebbero neanche a conoscenza del prodotto stesso e non potrebbero neanche acquistarlo. Probabilmente non ne avrebbero neanche voglia.

Allora, così come è inutile volere la botte piena e la moglie ubriaca, nessun prodotto si vende senza le spese e le attività associate alla promozione. Perciò si deve assegnare qualche risorsa anche a fini pubblicitari ad esempio. La pubblicità, come si dice, è l’anima del commercio.

Il problema qual è?
Il problema è che facendo la promozione del prodotto l’ufficio marketing spende denaro dell’azienda per attività che, come si è detto, sono indispensabili, ma i risultati in termini di vendite e profitti sono poco misurabili, a differenza dell’ufficio vendite.

Cosa fare ad esempio se il prodotto non si riesce a vendere come previsto neanche dopo che il budget è stato speso?
Si legge, tra le righe, che l’ufficio vendite dà la colpa a quello di marketing per aver speso soldi inutilmente. E per cavarsi d’impaccio l’ufficio marketing accusa di contro quello delle vendite per non avergli dato abbastanza soldi per condurre la campagna promozionale nella stessa misura in cui lo fanno i concorrenti.

Qualsiasi sia il risultato delle vendite, secondo la mia personale opinione, non è accettabile andare così facilmente alla resa dei conti coi colleghi, soprattutto se non si è pienamente consapevoli del risultato del proprio lavoro.
A nessuno dovrebbe essere permesso, in un’azienda che si rispetti, neanche di alzare i tacchi durante un incontro per evitare una discussione sensibile. Cosa che avviene puntualmente.

Se c’è stato un disguido che ha fatto degenerare una discussione, si dovrebbe chiamare in causa qualcuno che di mestiere, tra l’altro esattamente questo: dirimere le discussioni, un altro mestiere quest’ultimo, fondamentale a mio avviso e dalle risultanze poco misurabili con gli strumenti classici.

Qualcuno che dia un colpo al cerchio e uno alla botte insomma e faccia andare avanti la baracca prima che si vada ai ferri corti. Questo delicato ruolo può essere interpretato anche da una figura come il direttore generale ad esempio, oppure da una seconda figura specializzata, che con abilità possa riuscire a far capire bene l’antifona a tutti riguardo ai rischi legati alle controversie, aiutando le parti a scendere a compromessi.

Nonostante una certa divergenza d’idee, assolutamente normale in un luogo di lavoro, per tutti sarebbe bello metterci una pezza prima che sia troppo tardi.
In questo modo gli impiegati litigiosi non avranno scuse e, al bisogno, dovranno ritirarsi di buon ordine.

Cosi, l’ufficio vendite e l’ufficio marketing, spesso con un aiuto esterno possono rimediare a un incomodo, accontentandosi entrambi.

E’ molto probabile che anche voi abbiate vissuto personalmente un caso simile a quello descritto oggi.
Spero che nel vostro caso non si tratti di scontri all’arma bianca perché come saprete ne uccide più la lingua che la spada.
E come dice un altro proverbio italiano: “è meglio un magro accordo che una grassa sentenza”.

Un saluto a tutti!

Giovanni: Bene Daria, grazie, un ottimo argomento quello trattato da te oggi. Hai utilizzato anche alcune espressioni in più che ho evidenziato con il colore rosso sul testo.

Non vi scoraggiate – parlo ai visitatori di Italiano Semplicemente – se trovate queste espressioni un po’ complicate; Daria parla già molto bene ed in questo modo sta aumentando le proprie competenze in ambito professionale.

Per chi è interessato alla lezione n. 14 del corso, per capire quindi come e quando poter usare queste espressioni come ha ben fatto Daria oggi ed anche per partecipare a tutte le altre attività dell’associazione si può chiedere di aderire e diventare membro. Vi aspettiamo.

Un saluto anche da parte mia.

Non ti ci facevo

Audio

È possibile ascoltare il file audio in formato mp3 anche tramite l’audiolibro in vendita su Amazon (Kindle o cartaceo)

Video con sottotitoli

Trascrizione

Buongiorno amici di Italiano Semplicemente da Giovanni.

Oggi ho alcune cose da dirvi. Una di queste riguarda l’espressione idiomatica che dà il titolo all’episodio di oggi “Non ti ci facevo”, mentre la seconda cosa riguarda un esperimento che ho fatto sulle pagine del sito ItalianoSemplicemente.com. Un esperimento che riguarda la pubblicità.

Ebbene, da qualche mese a queste parte ho provato a utilizzare una forma di pubblicità automatica sulle pagine del sito, ed ho provato a fare questo per poter garantire qualche entrata che potesse sostenere il sito e le spese sostenute.

In questi ultimi mesi le entrate derivanti dalla pubblicità non sono state molto alte, abbastanza deludenti direi, circa 20-25 euro mediamente al mese.

Ora quindi mi chiedo: la cifra non è molto alta e la pubblicità sul sito dà in effetti un po’ fastidio ai visitatori. Il mio desiderio d’altronde è quello di essere utili agli stranieri e se posso evitare la pubblicità ne faccio volentieri a meno. Quindi farò un esperimento, farò un tentativo nei prossimi mesi.

Sapete che esiste una pagina sul sito in particolare dedicata alle donazioni, dove tutti i visitatori possono se vogliono, aiutare Italiano Semplicemente con una piccola donazione su base volontaria.

Se allora attraverso le donazioni si riesce a fare a meno della pubblicità sono ben felice di toglierla dal sito, quindi adesso dal mese di novembre 2018 toglierò la pubblicità e vediamo se arriva qualche donazione in più. Io vi ringrazio per questo e come sempre renderò omaggio ai donatori attraverso la mia consueta attività quotidiana al vostro servizio riguardante la lingua italiana. Vi informerò su come stanno andando le cose, come sempre. Per il momento quindi niente pubblicità sul sito per tutto il mese di novembre 2018.

Ora passiamo all’argomento di oggi, una espressione curiosa quella che vi spiegherò oggi: “non ti ci facevo“. Si tratta di una espressione informale, che si usa in ogni regione italiana ed ha a che fare con lo stupore. Lo stupore, cioè la meraviglia, la sorpresa, ed a volte anche sconcerto, che è una forma di stupore esagerata oltre che legata anche ad altre emozioni.

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Non ti ci facevo infatti significa:

Non credevo tu fossi così, non credevo fossi capace di questo, oppure non credevo tu avessi queste caratteristiche.

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Vi spiego meglio:

Intanto sto parlando con te, ed infatti c’è “ti”: “non ti ci facevo”.

E’ un po’ complicata da spiegare come frase, quindi direi di iniziare da un esempio concreto e da una frase simile ma più semplice.

Incontro una persona che non avevo mai visto dal vivo, cioè di persona, ma solo dal computer o dalla TV, lo vedo e gli dico:

Non ti facevo così alto

“Non ti facevo così alto” significa: Non credevo fossi così alto, credevo invece che tu fossi più basso, quindi sono meravigliato, sono stupito, sono sorpreso dal vederti così alto. La parola più complicata credo sia “facevo“, che è il verbo “fare”, che non c’entra proprio nulla col significato della frase.

Ma davanti a questo “facevo” c’è “ti”: non ti facevo così alto.

Questo cambia il significato del verbo “fare” ma solamente in questa forma, solamente nell’imperfetto e a volte nel presente.

Non ti ci facevo” significa semplicemente non credevo, non immaginavo, non avevo capito.

E’ importante dire anche che spesso con questa frase si dà un giudizio su di una persona. L’affermazione quindi sottolinea lo stupore nel notare soltanto ora una qualità o un difetto di una persona.

Quindi “non ti facevo così alto” vuol dire “non credevo che tu fossi così alto“, “non immaginavo che tu fossi così alto“, “non avevo capito che tu fossi così alto“, così alto come adesso invece vedo con i miei occhi. E’ un giudizio positivo in questo caso.

Si usa in modo informale, tra amici e conoscenti, ma non c’è niente di volgare nella frase, quindi potete usarla tranquillamente con persone che conoscete.

Devo comunque fare delle puntualizzazioni. Farò poi molti esempi in questo episodio e vi consiglio di ripetere anche voi gli esempi che farò, per memorizzare meglio.

Prima considerazione: la frase si può usare anche senza la negazione, quindi si può dire, con lo stesso significato e con lo stesso stupore:

Ti facevo più basso!

Il significato è il medesimo: credevo fossi più basso!

Secondo: si può usare nella pratica solo la forma dell’imperfetto. Non possiamo quindi dire: “ti farò più basso”, oppure “ti ho fatto più basso” o “ti feci più basso.” Posso a volte trovare una frase al presente, ma non in questo esempio.

Non è quasi mai consentito usare altri tempi quindi gli italiani non capiranno se provate a farlo. Infatti la frase si usa solamente per manifestare stupore per una cosa che ora è evidente, lampante, lapalissiana, mentre invece prima non lo era.

Terza precisazione: posso usare la frase anche rivolgendomi a qualcun altro:

Se passeggiando insieme a te incontriamo un’altra persona vista in TV, lo guardo e ti dico:

Hei, guarda, c’è Tom Cruise, Noooooo! Non lo facevo così basso“, credevo fosse più alto.

Oppure parlo di me: Tom Cruise con tono di rassegnazione risponde:

Non mi facevi così basso? Lo so, me lo dicono tutti…

Poi Tom Cruise aggiunge:

Neanche il mio amico Antonio Banderas però è alto lo sai? Nessuno ci faceva così bassi!

Tutti gli attori non molto alti, in effetti, la TV tende a mostrarli più alti. Posso quindi dire che generalmente:

Molti attori visti in TV non li facevo così bassi, nessuno li faceva così bassi.

Posso anche domandare:

Per curiosità, voi li facevate così bassi? Oppure è solamente una mia impressione?

Facciamo adesso un passo in avanti nella spiegazione.

Se parlo con te, posso anche dirti:

Sei alto! Non ti ci facevo così alto!

o semplicemente:

Sei alto! Non ti ci facevo!

Adesso ho aggiunto la particella “ci“. Queste particelle ci perseguitano vero?

In questo caso la particella “ci” serve a sostituire il motivo del mio stupore. Sei alto! Quindi ho già manifestato il motivo per cui sono sorpreso. Quindi aggiungo: Non ti ci facevo!

Se usate “ci” è già chiaro di cosa stiamo parlando. In fondo non è molto diverso da quando dite frasi come: Ci credo! Ci siamo! Ci mancherebbe!

Ovviamente possiamo cambiare a nostro piacimento le persone che sono stupite e le persone di cui si parla:

Se tu parli di me: Io so cucinare la pizza! Non mi ci facevi vero?

Il “ci” si riferisce a cucinare la pizza: Non mi facevi capace di cucinare la pizza. vero?

Se io parlo di lei: Hai visto? E’ riuscita ad imparare l’italiano! Non ce la facevo proprio!

Il “ce” si riferisce a imparare l’italiano: Non la facevo proprio capace a imparare l’italiano. In questo caso parlo di una donna, quindi non ce “la” facevo.

Attenzione se loro parlano di noi: Abbiamo vinto il mondiale! Loro non ci facevano capaci di tanto.

Vedete che se si parla di noi la forma cambia, perché stavolta il “ci” si riferisce a “noi” e non posso usare due volte “ci”. Non posso dire: non ci ci facevano! Quindi questo è un caso particolare. Devo usare una sola volta “ci” e specificare “capaci di tanto”.

Se io parlo di voi: Siete riusciti a scalare l’Everest?

Non vi ci facevo assolutamente!

Adesso è come prima: il “ci” sta per scalare l’Everest. Posso quindi anche dire, se togliamo “ci”: Non vi facevo assolutamente in grado di scalare l’Everest!

Se tu parli di loro: I miei due fratelli sono due assassini!

Scommetto che non ce li facevi!

Il “ce”, anche stavolta, sta ad indicare la cosa di cui parliamo, l’essere assassini.

Scusate di questo esempio un po’ forte, ma avevo bisogno di farvi notare che questa espressione di oggi si usa non solo per manifestare stupore verso cose positive, ma anche per cose negative. Nella maggioranza dei casi c’è un giudizio di merito: positivo o negativo. Anche l’altezza in fondo è considerata una qualità, ma come dicevo si può usare per qualsiasi giudizio, anche negativo.

Se tu mi tradisci (il tradimento è una cosa molto negativa!) posso pertanto esprimere il mio stupore, e stavolta possiamo chiamarlo anche sconcerto, sgomento, sbalordimento, e quindi posso dire:

Mi hai tradito! devo dire che non ti ci facevo proprio!

In questo caso è chiaro che si fa riferimento ad una caratteristica negativa del tuo carattere, o del tuo modo di essere, o del tuo atteggiamento. Queste sono frasi che si pronunciano sempre con un tono molto aspro e di amarezza: stupore ed amarezza nello stesso tempo.

Concluso l’episodio sottolineando ancora che l’espressione è informale, ma che esistono modalità diverse e meno informali molto simili, che si possono usare anche per iscritto, o con persone che non conoscete. In questi casi posso usare verbi diversi dal verbo fare, come reputare, considerare e talvolta anche “stimare“:

Non ti reputavo in grado di una cosa simile!

Non ti consideravo così abile!

Non ti stimavo capace di un’impresa del genere!

Queste sono forme però che più difficilmente troverete contratte nella forma di prima, ma può capitare di trovare frasi tipo: “non ti ci reputavo”, o “non ti ci stimavo”, “non ti ci consideravo”.

Nella forma presente invece si trovano più spesso questi verbi rispetto al verbo “fare”. Posso quindi dire ad esempio:

Non credo che tu sia capace di fare del male a nessuno. Per quanto noi possiamo essere molto diversi, non ti ci reputo.

Non ti reputo capace di fare del male a nessuno

Insomma il verbo reputare posso tranquillamente usarlo al presente ed anche in altri tempi, senza problemi. Ma se vogliamo esprimere stupore questi verbi reputare, considerare, stimare, non riescono a farlo come il verbo “fare”.

Reputare non è la stessa cosa in fondo: la reputazione dà più il senso della stima, dell’apprezzamento che si ha di una persona. Il verbo stimare ha anche altri significati, mentre considerare indica di più una riflessione, un’esamina.

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Lo stupore non c’è in nessuno di questi casi: ecco il motivo per cui la frase di oggi: “non ti ci facevo” nel suo uso informale, non riesce bene ad essere sostituita da altre forme usando altri verbi.

Con questo è tutto, ripetete l’ascolto se ne avete bisogno, grazie a chi sostiene Italiano semplicemente ancora una volta.

Considerate che in caso di donazione vi reputerei molto generosi 🙂

Un saluto da Giovanni da Roma.

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L’estradizione di Cesare Battisti dal Brasile

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno dall’Italia e precisamente da Roma, io sono Giovanni e voi state ascoltando un episodio di italiano semplicemente, dove si può imparare la lingua italiana con divertimento e possibilmente senza studiare la grammatica. Sapete cosa pensavo? Adesso che in Brasile si sono svolte le elezioni, cosa cambia per l’Italia?

C’è qualcosa di interessante che riguarda gli italiani? Fortunatamente con noi c’è il nostro inviato speciale, che in realtà non è stato affatto inviato perché abita da sempre in Brasile. È solamente speciale quindi il nostro corrispondente in Brasile André Arena, che oggi ha qualcosa da dirci e da dirvi. Ce lo dirà nella sua speciale rubrica che si chiama “quasi 100 secondi con Arena”. Cosa si dice in Brasile André.

André: Ancora buongiorno, stavolta da André Arena, corrispondente dal Brasile di italiano semplicemente. Grazie Giovanni della presentazione.
Passata l’euforia per la vittoria, il nuovo presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha già cominciato a pensare all’articolazione della nuovissima squadra di governo che si appresta a guidare.

Alcuni ministri sono ormai praticamente nominati, come ad esempio l’ex cosmonauta Marcos Ponte, che sarà il nuovo Ministro della scienza e tecnologia. Allora, fra tantissimi argomenti importanti ce n’è uno che sicuramente richiamerà l’attenzione di tutti i cittadini italiani. Parlo di una promessa che Bolsonaro aveva fatto molto tempo prima di essere eletto come capo del governo, vale a dire che darà il via all’estradizione del terrrorista italiano Cesare Battisti, per la quale addirittura il ministro degli interni italiano Matteo Salvini, tramite twitter, si era già mosso in anticipo confidando in Bolsonaro.
Si tratta conunque di una decisione difficile: Bolsonaro affrontarà direttamente la decisione presa dalla corte suprema brasiliana, che l’anno scorso aveva negato la richiesta arrivata dal governo italiano.
Bolsonaro, almeno per ora, gode della fiducia della popolazione che l’ha appena eletto, ma c’è un altro problema: Battisti è sposato con una brasiliana ed ha anche un figlio dato da questo rapporto. Secondo i suoi avvocati, il ragazzino dipende “economicamente e affettivamente” da lui e questo fatto potrebbe seriamente compromettere le speranze italiane sulla sua espulsione.
Aspettiamo la soluzione di questo intricata questione che si tascina ormai da anni. Chi vivrà vedrà. Intanto, ammesso e non concesso che la situazione cambi, Battisti non si trova più… Guarda caso! Ne vedremo delle belle”.

Giovanni: grazie andrè, devo dire che il tuo gradevole accento brasiliano rende più piacevole la conversazione. Andrè ha utilizzato anche alcune espressioni che abbiamo già spiegato nelle pagine di italiano semplicemente, parlo di “guarda caso”, “ne vedremo delle belle”, “chi vivrà vedrà” e “ammesso e non concesso”. I più curiosi possono ascoltare le spiegazioni più interessanti.

André ha anche utilizzato parole particolari in questo episodio. Ad esempio ha detto che Bolsonaro sta pensando “all’articolazione della nuovissima squadra di governo che si appresta a guidare”.

L’articolazione di una squadra di governo è la composizione dei ministri. Si fa riferimento alla disposizione delle varie parti che comporranno il governo, dove le parti sono i ministri.

Il governo che si appresta a guidare: quando una persona si appresta a fare qualcosa allora sta per iniziare, è in procinto di iniziare, è proprio sul punto di cominciare. Apprestarsi è un verbo riflessivo. Significa quindi prepararsi, accingersi. Apprestarsi significa anche sbrigarsi, fare velocemente. “dai, apprestati che è tardi”, in poche parole “fai presto”, apprestati!

Infine l’estradizione è la consegna, da parte di uno stato a un altro stato (derivante da un preciso accordo internazionale), l’espulsione di un individuo, come Battisti, che si trovi nel territorio di un paese e contro il quale sia stata intentata nel secondo un’azione penale o pronunciata una condanna.

La parola estradizione contiene la parola strada, quindi Battisti potrebbe essere messo sulla strada che porta verso l’Italia. Sempre che lo trovino…

Ciao a tutti.