n. 107 – TETTO DI SPESA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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“Per il calabrese medio il tetto di spesa è di centodiciannovemila euro.”

L’episodio di oggi riguarda il “tetto di spesa“. Avete ascoltato questa frase in cui si parla del “tetto di spesa“. Cos’è?

Dunque: si parla di soldi, di denaro, di spesa: quanto possiamo spendere? Qual è la somma che abbiamo a disposizione? Quanti soldi possiamo permetterci di spendere? Qual è, o quanto è il nostro limite massimo di spesa, cioè il nostro tetto di spesa?

Non parliamo della “spesa” al supermercato, al supermarket, per acquistare generi alimentari. E’ di quella spesa di cui si parla quando si dice: “vado a fare la spesa”, “c’è bisogno di fare la spesa“.

photo of a roof
Il “tetto” – Photo by Matheus Bertelli on Pexels.com

Quando si parla di “tetto di spesa” si parla invece semplicemente di quantità di denaro che si può spendere, che può essere spesa. Le spese: sono ciò che esce dalle nostre tasche, e sono anche chiamate “uscite“, per questo motivo. All’opposto ci sono le entrate, cioè tutto ciò che entra nelle nostre tasche. Questi termini: entrate e spese sono usati normalmente nella finanza e negli uffici quando si parla di “movimenti finanziari”.

Allora il “tetto di spesa” rappresenta la cifra massima che possiamo spendere. Il tetto sapete cos’è?

Il tetto si trova sulle case, sulle abitazioni, è la copertura di un edificio, di un palazzo, di una casa. E dove sta il tetto? Sta in alto, quindi la casa termina col tetto. Non si può andare più in alto. Quindi in modo figurato, quando si parla di denaro, il “tetto” indica la cifra massima. E il tetto di spesa indica la cifra massima che si può spendere.

La parola “tetto” si usa anche in altri contesti: è sempre il punto più alto di qualcosa: ad esempio il tetto della carriera è il livello massimo del nostro percorso lavorativo (la carriera.

Quando si usa il tetto di spesa?

Si usa quando si parla di questioni lavorative o decisioni che riguardano la spesa di un comune, di un ministero, di un’azienda eccetera.

Si parla spesso anche di “Budget“, termine che non appartiene propriamente alla lingua italiana ma si usa molto. Il termine budget equivale proprio a “tetto di spesa”. Si usa anche “disponibilità finanziaria” ma questo è più tecnico.

Indica la cifra che è disponibile per essere spesa; quindi il badget è esattamente, o quasi la stessa cosa.

Dico quasi perché il budget ha un senso anche più ampio in termini finanziari.

Allora per non avere dubbi che si sta parlando proprio della cifra massima che non si può superare nella spesa, meglio parlare di “tetto di spesa”.

Ma si usa “il tetto di spesa” o il tetto di qualsiasi altra cosa? Si usa, si usa. Eccome se si usa.

In Italia molti dirigenti pubblici hanno superato il tetto stabilito per gli stipendi dei dipendenti dello Stato

Occorre fissare un tetto per le emissioni di CO2 delle aziende

Il governo ha deciso il tetto di spesa per i farmaci che possono essere rimborsate dallo Stato

Ripassiamo le espressioni passate:

Carmen (Germania): Attenzione a non confondere il tetto con “la tetta“, al femminile. Occorre usare sempre il maschile poiché si dà il caso che se usiamo il femminile stiamo parlando del seno femminile, Attenzione quindi: il tetto e non “la tetta” o “le tette”, appunto. Balzerebbe subito agli occhi che non avete capito la differenza, e voi potreste essere oggetto di scherno, cioè qualcuno potrebbe prendervi in giro.

L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

n. 106 – IPOTESI PEREGRINA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: allora, tutti sapete cos’è un’ipotesi. Un’ipotesi è una possibilità, una eventualità. Rappresenta una costruzione mentale che riguarda qualcosa che potrebbe accadere e si usa questo termine quando vogliamo pensare alle conseguenze di questi fatti eventuali, queste ipotesi appunto.

Provate ad immaginare cosa sarebbe la lingua italiana se, per ipotesi, Dante Alighieri non fosse mai nato. Io userei le stesse parole adesso per spiegare questo episodio?

Una ipotesi può essere verosimile, cioè poco lontana dalla realtà oppure molto fantasiosa, molto lontana dalla realtà. In questo caso possiamo parlare di ipotesi strana, bislacca o bizzarra, termini simili a “fantasiosa”.

A volte, quando si parla di ipotesi, si sente anche l’aggettivo “peregrina”, un’ipotesi peregrina, per indicare che questa ipotesi questa possibilità questa eventualità è veramente poco probabile. Peregrina si associa spesso anche ad un’idea: un’idea peregrina con lo stesso significato: poco realistica, lontana dalla realtà.

Ma come ti vengono in mente queste idee peregrine?

Peregrina viene da pellegrino, cioè uno straniero che viene da lontano. I pellegrini sono coloro che vengono almeno da fuori città insomma persone che non si sono mai viste prima.

Allora anche un’ipotesi o un’idea quando è molto strana, possiamo chiamarla peregrina ma con la erre e non con la doppia elle di pellegrino. L’ipotesi e l’idea sono femminili quindi si usa peregrina, al femminile.

Ad un’ipotesi, questo è importante, deve seguire una conseguenza, qualcosa che avverrebbe se l’ipotesi fosse vera. Senza una conseguenza l’ipotesi potrebbe essere chiamata “esempio“.

Facciamo l’ipotesi che italiano semplicemente non esistesse. Cosa farei io per divertirmi?

Emanuele: Questa è veramente un’ipotesi peregrina papà!

Adesso ripassiamo le espressioni passate.

Khaled (Egitto 🇪🇬 ): C‘è chi dice che non esistono altri mondi abitati nell’universo. Io sono restio/a a credere che siamo gli unici esseri viventi mai esistiti. Questo discorso attiene anche alla religione in cui si crede. Com’è difficile e misterioso l’universo; nessuna ipotesi è abbastanza peregrina secondo me. Forse un giorno qualcuno, bontà sua, ci spiegherà tutto.

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n. 105 – ACCONDISCENDENTE- 2 minuti con Italiano semplicemente

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Emanuele: papà, mi compri un gelato?

Giovanni: ok

Emanuele: papà, mi regali la play station?

Giovanni: Certo figliolo

Emanuele: papà, Oggi andiamo al cinema?

Giovanni: naturalmente come vuoi tu Emanuele.

Giovanni: avete appena ascoltato un papà troppo accondiscendente. Questa è la parola del giorno che viene dal verbo accondiscendere anche senza la a iniziale: condiscendere. Cioè? Cioè dire sempre di sì dire troppe volte sì.

Quindi una persona accondiscendente è una persona che accondiscende, cioè è arrendevole, cede troppo facilmente alle richieste degli altri.

Io sono stato troppo accondiscendente verso mio figlio. Si potrebbe dire anche accomodante. Ad ogni modo chi si mostra accondiscendente lo fa perché cerca di evitare di litigare di evitare le controversie.

Si può usare accondiscendente verso qualcuno oppure nei confronti di qualcuno.

Non si usa mai in modo positivo comunque.

Non essere sempre così accondiscendente!

Sei sempre troppo accondiscendente nei confronti di tutti.

Adesso ripassiamo le espressioni passate parlando di educazione dei figli.

Bogusia (🇵🇱 Polonia): tuo figlio esprime un desiderio ma tu sei di diverso avviso hai tre possibilità: accondiscendere anche se non sei d’accordo, tagliare corto e dire di no senza discutere, senza permettere a chicchessia di intervenire, ed infine tendere la mano a tuo figlio dicendo: può darsi che il tuo desiderio sia esaudito: se farai tutti i compiti e se metterai a posto la tua cameretta, che è molto disordinata.

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n. 104 – TAGLIARE CORTO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

camilla castellano

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Giovanni: vi hanno mai chiesto di tagliare corto?

No? Certo, forse non l’hanno fatto usando la lingua italiana, ma questa è una frase che si usa di frequente (cioè spesso, frequentemente) soprattutto al lavoro.

Fa parte comunque del linguaggio informale, quello parlato.

In poche parole è un invito a accorciare un discorso, un invito a velocizzare una comunicazione: una persona sta parlando, sta spiegando una cosa, una qualsiasi cosa, sta dando una qualsiasi comunicazione ma sta impiegando molto tempo, parla molto, si sta dilungando. Allora se si sta dilungando con le spiegazioni, in questo caso si può chiedere di “tagliare corto”:

Taglia corto Giovanni! Non abbiamo molto tempo!

E’ un invito un po’ brusco, fate attenzione. Non è molto educato rivolgersi in questo modo ad una persona e se non la conoscete vi sconsiglio di usarla. Potrebbe essere offensivo. Dipende anche dal tono che usate comunque.

Poi l’espressione “tagliare corto” si usa anche per spiegare il comportamento di una persona, che, al contrario, anziché dedicare del tempo a qualcosa di importante, anziché spiegare bene una cosa, anziché cioè dedicare tutto il tempo necessario ad una conversazione, quando parla con una persona, ebbene questa persona “taglia corto” ,cioè interrompe bruscamente la conversazione per far capire che non ha voglia di parlare o di dedicare del tempo in più alla persona con cui parla. Ad esempio dice:

Ok, poi ne riparliamo!

E’ un po’ maleducato “tagliare corto” quando si parla con una persona, perché questa espressione esprime la voglia di liquidare questa persona, cioè di liberarsi di lei il prima possibile.

Il verbo tagliare ovviamente indica la volontà di accorciare la comunicazione, di tagliarla, la volontà di usare meno parole, di “arrivare subito al dunque”.

Questa è un’altra espressione, quasi del tutto equivalente a “tagliare corto”.

Un’altra alternativa è: “farla breve”. Sempre molto informale comunque. “Breve” significa che dura poco.

Se si vuole invitare a essere più brevi comunque, si può chiedere di “arrivare al nocciolo della questione”, o “arrivare al fulcro del discorso”: è molto più educato di “falla breve!” o “taglia corto!”

Quindi posso dire, in modo confidenziale:

Giovanni, cerca di farla breve, poiché non abbiamo molto tempo!

oppure, sempre tra amici:

Giovanni, cerca di tagliare corto, poiché non abbiamo molto tempo!

Oppure, più educatamente:

Giovanni, cerca di arrivare al nocciolo della questione, poiché non abbiamo molto tempo!

Spesso si usa anche “tagliar corto” senza la “e” finale del verbo tagliare. Forse proprio perché si deve dare subito un buon esempio, ed allora iniziamo a tagliare subito il verbo!

Ok la faccio breve anche io, per tener fede al nome della rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

Adesso ripassiamo le espressioni passate parlando di strategie comunicative.

Khaled (Egitto): Se ti chiedono delle spiegazioni e tu ne sei totalmente sguarnito, una buona strategia può essere tagliare corto oppure restare sul vago. Può darsi che il tuo interlocutore, bontà sua, non se ne accorga e sia colto alla sprovvista. Se invece è una persona intelligente questa tua strategia sicuramente lascia il tempo che trova.

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n. 103 – ESSERE DI DIVERSO AVVISO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Io credo che bisogna fare qualcosa per la terra, per l’ambiente e ridurre le emissioni di anidride carbonica. Questa è la mia opinione.

E tu, di che avviso sei?

Ti hanno mai fatto questa domanda?

avviso

Beh, se ti fanno una domanda di questo tipo, sappi che il termine “avviso” può essere un sinonimo di “opinione“: in pratica chi fa questa domanda (di quale avviso sei?) vuole sapere cosa ne pensi, vuole sapere la tua opinione, vuole conoscere di quale avviso tu sia. Il verbo essere è importante per riconoscere questo particolare significato di “avviso“.

Ci sono molti modi diversi in realtà, anche più formali, per chiedere un’opinione, cioè un modo soggettivo di vedere o di considerare una cosa, ad esempio usando la parola “parere” o usare il verbo “ritenere” (io ritengo che…).

Per chi interessato c’è una intera lezione del corso di Italiano Professionale in merito a questo argomento.

Come rispondere se vi fanno una domanda in cui chiedono il vostro avviso?

Anche per rispondere avete un’ampia gamma di scelta. Se voi siete siete d’accordo, potete rispondere (usando sempre la parola “avviso“):

A mio avviso hai ragione.

Sono del tuo stesso avviso

Se invece non sei d’accordo puoi dire:

Su questo problema sono di diverso avviso

Sono dell’avviso opposto al tuo.

A mio avviso” quindi vuole dire: “la mia opinione è” (qui non usiamo il verbo essere) inoltre si può essere dello stesso avviso (quando si è d’accordo) oppure “si è di avviso opposto” o “di diverso avviso

Meglio non mettere un articolo davanti alla parola “avviso” (un avviso, l’avviso, gli avvisi eccetera) altrimenti si rischia di confondere questo avviso, inteso come opinione all’avviso inteso come informazione utile, una comunicazione, un’avvertenza, tipo nella frase: “è stato appeso un avviso alla porta” (quindi un annuncio, un’informazione) oppure la frase “ti avviso che sono sposato!” (cioè ti informo).

Qui uso il verbo avvisare, che ha un altro significato: informare, appunto.

Adesso ripassiamo le espressioni passate parlando sempre di ambiente con Sofie.

Sofie (Belgio): Voi, potenti del mondo, sapete cosa state facendo per salvarlo? Questa non è una domanda retorica. Niente! Avete considerato tutti gli annessi e connessi delle vostre decisioni politiche? Come vi permettete di prenderci in giro? Il mondo sta morendo, non sono voci false e tendenziose queste. Non state facendo abbastanza e siamo tutti stanchi di abbozzare. Stanno venendo a galla tutte le conseguenze delle vostre scelte, delle quali tutti noi stiamo rispondendo con la vita, con le malattie e con il riscaldamento globale. Oltretutto sembra anche che non ve ne rendiate conto.

L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

 

n. 102 – PUÒ DARSI – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Ulrike: Ciao amici di italiano semplicemente. Benvenuti ad un’altra puntata della rubrica due minuti con italiano semplicemente. Ho il permesso di Giovanni, il creatore del sito, di spiegarvi la locuzione può darsi/può darsi che.

Giovanni: infatti, permesso accordato. Abbiamo preso un’ottima abitudine sai?

Ulrike: Può darsi, si vede subito, è composto da due verbi: vediamo la terza persona singolare del verbo potere che esprime la facoltà di fare, di agire secondo la propria volontà, poi il verbo dare nella sua forma riflessiva, darsi appunto.

Giovanni: sai una cosa? Non avevo pensato che la parola darsi, nella frase “può darsi” fosse il verbo dare. Si scopre sempre qualcosa…

Ulrike: Il verbo dare lo conosciamo bene (a parte Giovanni, si fa per scherzare) e lo usiamo spesso. Nel senso proprio significa “passare qualcosa”: dare la mano, dare una mela, ecc. Poi di sono tantissimi locuzioni con il verbo dare/darsi. Vi Ricordate ad esempio di alcuni episodi di questa rubrica di due minuti come “dare seguito a“, “darsi a” e anche “si dà il caso che“? Cogliete l’occasione per una ripetizione!

Il verbo riflessivo “darsi” viene usato con significati diversi, spesso col senso di dedicarsi completamente, con intensità (darsi allo studio, darsi alla carriera) o anche dichiararsi (darsi per vinto/a, darsi per malato/a) o col senso di “esserci” come nella locuzione “si dà il caso che“.

Nell’ espressione di cui parliamo oggi, “darsi” viene usata come avverbio nella forma può darsi che. Un avverbio, come sapete, ci serve a modificare, determinare o accentuare un verbo. Può darsi che si usa per esprimere che una determinata cosa potrebbe accadere, che c’è un certo grado di probabilità che la cosa di cui parliamo si verificherà o accadrà. Si usa anche come conferma di un’opinione o affermazione altrui, una conferma un po’ tiepida, incerta però.
Vi faccio qualche esempio:

Può darsi che mi sbagli, ma pare che tu sia arrabbiato con me.

Può darsi che tu non mi creda, ma è proprio la verità.

Tu mi dici di aver trovato la soluzione del nostro problema? Beh, io non so, ma può darsi che tu abbia ragione.

Negli esempi potrei sostituire può darsi con le parole “possibilmente”, “è probabile/probabilmente“, “forse

Chiaro? Fate attenzione però: usata in modo corretto la locuzione richiede l’uso del congiuntivo.

Potrei chiedervi ora se la mia spiegazione vi abbia dato una mano per comprendere l’espressione e voi potreste rispondermi: può darsi! E questo è il secondo modo di usare può darsi cioè come risposta secca ad una domanda, come interiezione.

Ci rivedremo qui un’altra volta? Può darsi!

Ciao amici, può darsi che io abbia sforato i due minuti. Abbiate pazienza!

Giovanni: Se avete ancora dubbi (ma non credo) c’è un intero episodio che riguarda i dubbi: può darsi che non abbiate tempo, ma io ve lo dico lo stesso: https://italianosemplicemente.com/2018/04/25/come-esprimere-di-dubbi/ 

Adesso ripassiamo le espressioni passate parlando di mariti, di mogli, e di passione… sì… quella per il calcio: 

Junna (Cina): Se tuo marito ancora non ha messo la testa a posto a posto e si ostina a giocare a calcetto nonostante l’età, allora può darsi, anzi è sicuro che sia un po’ duro di comprendonio! In tali casi si consiglia alla moglie di non chiosare frasi offensive contro di lui. Armatevi di pazienza e quando toneranno a casa con un piede rotto, saranno meno restii ad accettare che anche loro devono sottostare alla legge del tempo che passa, e che se non lo fanno sono proprio loro a pagare lo scotto.

Hartmut (Germania): Va bene, è vero. Comunque mi resta sempre il calcio in TV! Così potrò vederlo tutti i giorni!! Non vi dico quanto sarà contenta mia moglie!

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Il linguaggio dei colori

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Daria: Ciao a tutti, sono Daria, un membro di italiano semplicemente. Oggi vorrei condividere con voi alcune espressioni che mi sembrano interessanti e molto curiose.Giovanni: Daria, ragazza russa, ha avuto un’ottima idea devo dire, quella di parlare dei colori. In che modo?

Daria: Chi di voi non ha un colore preferito? Ma sapete che l’italiano è una lingua ricca di parole con diverse sfaccettature di significato. Vero?
Sui colori ad esempio la lingua russa è un po’ povera, diciamo così, e presto capirete perché la lingua italiana è così ricca di sfumature anche quando si parla di colori.

Giovanni: hai detto sfumature Daria? Bella parola questa. Le Sfumature del significato intendevi. Ma ci sono anche le sfumature dei colori. Giusto Daria?

Daria: il concetto di sfumatura è interessante. Ogni colore, possiamo dire, ha infinite sfumature, come alcune parole italiane.
Il verbo sfumare è legato intimamente al concetto di colore. È simile a diluire, variare, si tratta di leggere differenze nella tonalità del colore e nella sua intensità anche.

Giovanni: Anche in cucina si usa il verbo “sfumare” , adesso che di penso. Il significato è un po’ diverso pero: attenuare l’intensità di un colore, che diventa così meno forte. In cucina significa far evaporare lentamente, quindi c’è il fumo di mezzo.

Daria: certo, ma torniamo ai colori.
L’intensità di un colore, si è detto, e la sua tonalità, vengono sfumate, cioè dissolte, attenuate, diminuite.

Giovanni: Qualcosa diminuisce fino a scomparire? Allora questa cosa possiamo dire che “va in fumo” . Questa è un’espressione idiomatica che indica il dissolversi di qualcosa. Un affare andato in fumo ad esempio, l’affare non c’è più, è scomparso. Se prima era qualcosa di reale, ora è andato in fumo. Ecco il legame con la cucina: quando un liquido evapora, sfuma, cioè diventa fumo, quindi scompare. Sfumare il pesce col vino bianco ad esempio: versare un po’ di vino e aspettare che evapori.

Daria: E la tonalità? Quando parliamo di un colore la tonalità è il grado di intensità di un colore. Quando è forte un rosso? Qual è la sua tonalità? Ci sono molte tonalità di rosso: rosso porpora, rosso sangue, rosso di Persia, il bordeaux, l’amaranto e tanti altri.

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Un frutto rosso porpora – Photo by Pixabay on Pexels.com

Giovanni: Poi ci sono i colori “pastello“. Mai sentiti i colori pastello? Per tutti i colori esiste una tonalità pastello. Si tratta di colori con dei toni chiari e sfumati; sono i colori più delicati, i colori pastello.
Possiamo anche dire che i colori pastello hanno una tinta più delicata e luminosa.
La “tinta” è una parola usata in molti contesti diversi.
Essa stessa è un sinonimo di colore.

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Colori pastello – Photo by Milly Eaton on Pexels.com

Daria: Di quale tinta mi faccio i capelli oggi? Ho voglia di provare la tinta rossa. Si, dirò alla parrucchiera di dare una tinta rossa aibmiei capelli oggi.

Giovanni: buona idea Daria.
La tinta si dà. Dare è il verbo più associato alla tinta. Devo tinteggiare le pareti della mia casa. Stavolta voglio dare una tinta gialla in cucina, mentre per la camera da letto preferisco la tinta rossa, magari con una tonalità pastello, così non dà molto fastidio alla lunga. La tinta è quindi il colore che si dà a qualcosa, che si applica a qualcosa per renderla colorata. Simile a tinta è vernice ed anche tintura.

Daria: La tintura è sia l’operazione che si fa quando si applica un colore, una tinta a qualcosa, ma indica anche il prodotto che si usa quando si tinge qualcosa. Molto usata è la tintura per capelli, che contiene dei materiali adatti a tingere i capelli, in modo che assumano un colore preciso.
E la vernice? Anche la vernice è un prodotto che serve a tingere, ma si dice in questo casi: verniciare. La vernice è come la tintura, è un mix di sostanze chimiche o naturali che serve a conferire un colore ad una superficie trattata con questa verniciatura.
Il colore che assume questa superficie dipende dal colore della vernice.

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Una panchina verniciata di un colore verdastro – Photo by Ion Ceban @ionelceban on Pexels.com

Giovanni: Sì, la vernice si usa per dipingere i cancelli di ferro delle abitazioni, le inferriate eccetera. La vernice è uno strato sottile di copertura, e non si usa questo termine per i capelli, dove come si è detto si utilizza tintura o anche tinta.
Per gli oggetti metallici si usa sempre la vernice.
Ne esistono di vari tipi: la vernice antiruggine (per fare in modo che il ferro non arrugginisca, cioè non sia attaccato dall’acqua) quella ignifuga, che rende il materiale verniciato resistente al fuoco, ed altri tipi di vernici ancora.

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Una catena arruginita (piena di ruggine) – Photo by Miguel Á. Padriñán on Pexels.com

Ma la parola tinta è interessante perché si usa per descrivere altre cose, non solo il colore. Ad esempio per descrivere uno stato d’animo, un modo per vedere le cose.
In fondo esistono colori chiari e colori scuri giusto?

Daria: E i colori sono da sempre associati agli stati d’animo.
Oggi sono nera! Non mi dite nulla perché sono arrabbiatissima.

Giovanni: ho paura di rimanere bocciato all’esame di chimica. Sai Daria?

Daria: ma dai… non esagerare le tinte! Hai frequentato le lezioni e il professore sarà buono con te… non essere pessimista. Non devi vedere tutto nero! non devi vedere tutto in tinta fosca. C’è ancora tempo prima dell’esame.

Giovanni: in questo caso l’espressione “esagerare le tinte” significa drammatizzare le cose o circostanze, essere pessimisti.
La persona ottimista invece potrebbe dire all’altra:
di “non farne un dramma” oppure “lo dipingi come un dramma a forti tinte”.
In pratica sta consigliando di non essere negativo, di vedere il futuro con tinte meno fosche. Le tinte fosche indicano che si stanno accentuando gli aspetti negativi in modo da aver paura o da far aver paura anche gli altri.
Stai dipingendo una situazione a tinte fosche, ma non c’è niente di cui preoccuparsi in realtà.

Daria: Ora è chiaro che la parola tinta o tinte indica il colore immaginato dei pensieri, degli umori di una persona. Così si può anche dire “vedere tutto di tinta rosea” che ha il significato contrario, molto positivo. Quando si vede tutto positivamente, cioè nel colore rosa, a tinte tosa o rosee.

Giovanni: Evidentemente il colore rosa è associato alla positività. Quando siamo innamorati ad esempio spesso vediamo il nostro rapporto in tinta rosea. Che bello vivere quei momenti!
Tornando alla vernice, avete presente le panchine per sedersi nei parchi? Quando sono state tinte di recente, si mette una scritta:
Vernice fresca” e noi sappiamo che sarebbe meglio non toccare la panchina per non macchiarci le mani o il vestito.

painting materials scattered inside room
Una parete appena tinteggiata di bianco – Photo by rawpixel.com on Pexels.com

Daria: È interessante che la parola vernice possa usarsi anche il senso idiomatico:
-la vita che mostrano le persone su Instagram è tutta vernice e non corrisponde alla realtà.
La vernice in questa frase rappresenta l’immagine che deve essere mostrata, che deve apparire, non la realtà. Come quando qualcosa è stato colorato di proposito per farlo apparire più bello.

Giovanni: adesso abbiano fatto una bella descrizione dei colori mi sembra. Vero Daria?

Daria: facciamo un esercizio di ripetizione?

Giovanni: ok, un bell’esercizio di ripetizione.

  • Il Colore che preferisco è il rosso porpora.
  • Una sfumatura chiara.
  • Una sfumatura scura.
  • Tinteggiare il muro.
  • Tingere i capelli.
  • Dipingere un quadro.
  • Colorare un disegno.
  • Dipingere a tinte fosche. I pessimisti dipingo a tinte fosche
  • Le tonalità di colore.
  • Un tono più chiaro.
  • Bisogna sfumare un po’ questo verde. È troppo scuro.
  • La tintura per capelli.

Qualche domanda? Qualcosa da chiarire?

Bogusia (Polonia 🇵🇱): Buona serata a tutti. 👋Ho una fifa blu di iniziare la partecipazione così di punto in bianco, però penso che abbiate fatto un bel lavoro e vi do il disco verde. Un pochino sono verde dall’invidia però, perché non faccio parte di questo episodio. E non sto esagerando le tinte, dicendolo.

Bell’episodio. Avrei anche una domanda: posso anche attenuare oppure calcare le tinte non solo esagerare le tinte?

Vi piace vestirvi in tinta? Un maglione con le calze in tinta? Per esempio.

Giovanni: ciao Bogusia (Bogusia è uno dei membri più attivi dell’associazione). Hai usato molte espressioni sui colori. Se hai una fifa blu vuol dire che hai paura, hai molta paura, sei molto spaventata nell’iniziare a partecipare di punto in bianco (cioè all’improvviso). esiste anche la fifa nera, con significato equivalente. La fifa è sempre la paura, nel linguaggio colloquiale. Grazie del tuo disco verde, se ci dai il disco verde allora vuol dire che sei d’accordo, c’è il tuo benestare alla pubblicazione di questo episodio, quindi ci dai il via libera, una frase più o meno equivalente a dare il disco verde, che richiama il colore del semaforo: col verde si può passare.

Chris (Inghilterra 🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿): Puoi darmi alcuni esempi di suffissi che possono essere usati con i colori?

Giovanni: Ciao Chris, (anche Chris è un membro, londinese stavolta, dell’associazione). I suffissi, ok, ti riferisci a quando dopo il nome di un colore si aggiunge alla fine qualcosa come il suffisso –astro, ad esempio, tipo rossastro, oppure biancastro, verdastro. Oppure –ognolo, come azzurrognolo, verdognolo o –iccio, come bianchiccio o rossiccio.

Allora si tratta di variazioni, di colori particolari, simili a quelli indicati. Il rossastro ad esempio indica un colore rosso ma non esattamente rosso, un rosso un po’ tendente all’opaco e allo sporco. Un rosso opaco, un rosso sporco: Opaco significa poco trasparente, o anche privo di lucentezza, di luminosità, che quindi non brilla con la luce. Un colore opaco non è un colore vivido: ecco, probabilmente vivido è il contrario di opaco.

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Capelli di un colore “rossastro” – Photo by Rene Asmussen on Pexels.com

Lo stesso discorso vale per biancastro o verdastro. Diciamo che questo rossastro è un rosso poco vivo, non ben definito e non uniforme, una luce rossastra ad esempio, o una sabbia un po’ rossastra. Quindi tendente al rosso, ma non esattamente rosso. Anche se non sappiamo esattamente di che tonalità di rosso si tratta, perché non conosciamo esattamente il tipo, il nome della sfumatura, allora spesso si dice colore rossastro, verdastro eccetera.

Se dico azzurrognolo, non cambia molto in realtà. Azzurrastro non si usa; é più bello azzurrognolo: un azzurro che può essere slavato, cioè quasi scolorito, quindi più chiaro o anche quasi un grigio tendente all’azzurro. Non esattamente azzurro quindi, ancora una volta. Slavato è un aggettivo spesso associato ai colori. Si vuole indicare un colore sbiadito, spento, un po’ scolorito appunto, si dice anche un colore smorto. Slavato, sbiadito, smorto, hanno tutti una connotazione un po’ negativa: non sono colori vividi, brillanti, luminosi. colori accesi.

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Questo muro è di un giallo un po’ sbiadito – Photo by Leah on Pexels.com

Quando un vestito perde un po’ di colore si dice che sbiadisce, diventa di un rosso sbiadito ad esempio.

E bianchiccio? Più o meno la stessa cosa che biancastro, forse un po’ più sgradevole come colore, sempre simile al bianco comunque, tendente al bianco ma se non ci piace tanto come colore allora è un colore bianchiccio.

Ho dovuto prendere una medicina dal colore bianchiccio, una vera schifezza! Bleah!

Insomma avete capito certamente che la luce è molto legata ai colori e tutti gli aggettivi che posso trovare per indicare una variazione, una tonalità particolare di colore, hanno spesso a che fare con la luce. Un’altra domanda? Vedo una mano alzata. Ulrike, dimmi pure, piaciuto l’episodio?

Ulrike (Germania 🇩🇪): Bravi, bell’episodio in coppia. Spero non abbiate passati la notte in bianco per crearlo. Scherzi a parte. Forse il concetto cambiare colore per dire impallidire o arrossire a causa di emozioni particolari sarebbe interessante.

Giovanni: beh, brava, anche le emozioni sono legate ai colori. Non abbiamo passato la notte in bianco comunque. Passare la notte in bianco significa non dormire, stare svegli tutta la notte, e non per volontà. evidentemente qualcosa ci ha impedito di dormire e come conseguenza abbiamo passato la notte in bianco. Poi hai usato impallidire, che è un bel verbo. Viene dalla parola pallido, cioè sbiancato: se qualcosa è pallido (solitamente si parla del viso di una persona) significa che è diventato bianco: è sbiancato, quindi quando una persona “sbianca”, cioè “sbianca in volto“, evidentemente ha preso uno spavento all’improvviso, e il suo viso presenta un improvviso pallore. Quindi il viso è diventato pallido: il pallore del viso (pallore e non pallone, attenzione alla pronuncia).

man person people emotions
Un viso pallido – Photo by Gratisography on Pexels.com

Questa persona che è diventata pallida in volto si dice che è impallidita, ad esempio per una forte emozione. Il verbo impallidire si usa anche in senso idiomatico quando si fa un confronto dove c’è un perdente.

I giocatori della Lazio impallidiscono di fronte a quelli della Roma (questo è solo un esempio).

Ovviamente sbiancare e impallidire si usano anche con gli oggetti:

il dentifricio sbianca i denti, le stelle del cielo impallidiscono con l’alba.

Quando viene il sole le stelle impallidiscono, cioè diventano più chiare, si vedono meno, perché la luce del sole le fa un po’ impallidire.

L’episodio finisce qui, grazie a tutti, visitatori, donatori e grazie anche a Daria, Bogusia, Ulrike e Chris per la collaborazione.

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n. 101 – CHICCHESSIA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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1 – Vieni con noi: Entra nell’associazione Italiano Semplicemente

2 – Ascolta e impara: gli audio-libri di Italiano Semplicemente

3 – Corso di Italiano Professionale: il programma delle lezioni

 

Trascrizione

Giovanni: “chicchessia” è un termine molto interessante. Uno di quei termini che si usano quando si è arrabbiati! E’ facile ascoltarlo in una discussione, in un dibattito televisivo, soprattutto quando ci si difende. Quando una persona è sulla difensiva, cioè quando questa persona si sta difendendo, allora può pronunciare la parola “chicchessia”.

chicchessia.jpg

Ad esempio, se dico che la mia opinione è importante, allora posso aggiungere:

Non permetto a chicchessia di dire che la mia opinione non sia importante

In pratica: non lo permetto a nessuno. Ok, quindi chicchessia vuol dire “nessuno”.

Ma perché chicchessia? E’ anche difficile da scrivere e da pronunciare per qualcuno. Chicchessia, una sola parola, viene da chiunque sia, cioè chiunque sia questa persona. Nell’esempio quindi, non importa chi sia questa persona, io non le permetterò di dire che la mia opinione non è importante. Semplice vero?

Si usa più spesso però in frasi negative:

Ti dico un segreto, ma non parlarne con chicchessia.

Cioè non parlarne con nessuno, neanche tua madre, neanche una persona della tua famiglia, insomma: chiunque sia questa persona, non rivelare questo segreto con nessuno.

Come termine è molto usato, ma ovviamente si usa molto più spesso il termine “nessuno“, ma questa rubrica serve ad aumentare il vocabolario. O no?

Sfido chicchessia a dire il contrario!

Come vedete “sfido chicchessia” ha il senso di “sfido tutti”, cioè “sfido chiunque”, non importa chi sia questa persona, quindi il termine “nessuno” non sempre è il più adatto a rappresentare chicchessia. A volte è meglio “tutti”, altre volte “chiunque“.

Si dice anche “qualsivoglia persona” in alcune circostanze.

Infatti sempre a delle persone ci si riferisce, questo è chiaro: si parla di persone. Non possiamo usare chicchessia per parlare di oggetti o cose diverse dalle persone.

In questo caso meglio dire “qualunque” (che sostituisce il chiunque delle persone) o anche “qualsivoglia” (che vuol dire “qualunque si voglia”, cioè “qualunque sia” o semplicemente “qualsiasi“, “qualunque“.

Per sentirmi soddisfatto e felice di Italiano Semplicemente a me basta un qualsivoglia commento positivo da parte dei visitatori.

Adesso ripassiamo le espressioni passate.

Sofie (Belgio) e Natalia (Colombia): Non importa il metodo che seguiate per imparare l’italiano. Qualsivoglia metodo può essere produttivo se c’è la volontà e la passione e se non si è restii all’ascolto. Ovviamente se non c’è tempo le cose si complicano. Fortunatamente qualcuno ha messo a punto una tecnica efficace, basata su alcune semplici regoline (7 semplici regole), che possono aiutare chicchessia a migliorare il suo livello.  Qualcuno potrebbe chiosare: “è impossibile senza studiare la grammatica”, ma voi potreste fregarvene. Comunque, a prescindere dal metodo, una volta trovato quello giusto per voi, meglio concentrarsi su questo, altrimenti potreste andare in tilt.

L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

 

n. 100 – METTERE A POSTO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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1 – Vieni con noi: Entra nell’associazione Italiano Semplicemente

2 – Ascolta e impara: gli audio-libri di Italiano Semplicemente

3 – Corso di Italiano Professionale: il programma delle lezioni

 

Trascrizione

Flora: la locuzione “mettere a posto qualcosa” significa collocarla nel suo giusto ordine e, per estensione, aggiustare, riparare, rimettere in efficienza, riferito a macchine, meccanismi e similia, ma anche a singole parti del corpo: hai messo a posto la televisione?

devo far mettere a posto i fari dell’automobile

quando ti deciderai a farti mettere a posto i denti?

vado a farmi mettere a posto i capelli

In senso figurato, mettere la testa a posto, rinsavire, mettere giudizio; mettere a posto le cose, mettere a posto ogni cosa, mettere tutto a posto, sistemare definitivamente, risolvere problemi, questioni, situazioni complesse, appianando ogni difficoltà, chiarendo eventuali malintesi, ecc.

Mettere a posto qualcuno, dargli una sistemazione economica, procurargli un impiego redditizio.

Analogamente, mettersi a posto, trovare una sistemazione conveniente, farsi una casa, una famiglia, ecc.

Con altro significato, invece, costringere all’osservanza dell’educazione, al rispetto, chi non si comporta in modo adeguato: se non obbedisci, ti metto a posto io!

La frase “saper stare al proprio posto” indica l’avere una buona educazione e, quindi, essere in grado di muoversi, comportarsi, opportunamente in ogni ambiente.

Ho avuto l’ordine di mettere a posto la barca.

Di sicuro potrebbe fare qualche telefonata e mettere a posto questa situazione.

Mi scusi, signora, se non serve altro, finisco di mettere a posto in cucina e vado via.

Piccola postilla: In italiano esiste anche la parola “apposto”, scritta con due P. Si tratta del Participio Passato del verbo apporre. Rispetto alla locuzione “a posto” ha ben altro significato: collocare, mettere accanto, aggiungere, mettere sotto o sopra:

Spero che tu ed Antonio non confabuliate per apporre cambiamenti all’itinerario del nostro prossimo viaggio, perché così è stato deciso dal gruppo.L

‘artigiano che mi restaurò un’antica edizione della “Divina Commedia” del Dorè, intercalò al testo alcune pagine in bianco, per potervi apporre note.

Mi venne chiesto di apporre la firma su alcuni documenti.

Ricordati di apporre il bollo sulla fattura del medico!

Prima di apporre il cappotto nell’armadio portalo in lavanderia!

Giovanni: adesso dopo aver ascoltato le parole della nostra Flora, una ragazza a posto  ve lo posso garantire, adesso ripassiamo alcune espressioni passate della rubrica due minuti con italiano semplicemente  Ci aiuta Anthony.

Anthony (USA): Cercando di pronunciare frasi perfette in italiano a volte ci si deve scervellare. Ma in realtà con questi episodi di due minuti con italiano semplicemente si può, anzi si deve sempre tornare alla carica affinché funzioni. In questo modo, dopo i dovuti sforzi (si spera anche gradevoli) si comincerà ad ingranare con questa bellissima lingua.

L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

 

n. 99 – ESSERE RESTII – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giovanni: lo so ragazzi che l’italiano è una lingua difficile, ma proprio per questo esiste Italiano Semplicemente.

Ai più restii, per convincerli tutti dico che si può imparare questa bella lingua anche se non si ha molto tempo, usando le sette regole d’oro. A loro dico: ascoltate più che potete e ripetete l’ascolto.

Questo lo dico a tutti, ma soprattutto lo dico ai più restii, le persone più restie, che sono quelle più difficili da convincere, perché le persone restie hanno ancora dei dubbi.

Le persone restie, questo è l’argomento dell’episodio di oggi, non si convincono facilmente, hanno difficoltà a fare il passo successivo, quello definitivo.

Se anche tu sei ancora un po’ restio ad assimilare, comprendere e applicare le sette regole d’oro, allora puoi fare una prova di una settimana: ti scarichi qualche episodio, lo ascolti quando hai tempo, sfruttando i momenti in cui il tuo cervello non è molto impegnato e poi vediamo se dopo una settimana sarai ancora restio come prima.

Se non si è ancora capito bene, una persona si dice restia quando non è del tutto convinta di qualcosa oppure quando non è disposta a cedere alle volontà di qualcun altro oppure ad assumersi un impegno.

Esistono persone restie a credere che gli esercizi di grammatica sono essenziali, e persone che sono restie a obbedire, a lasciarsi persuadere, a lasciarsi convincere in generale. In questo caso fa parte del proprio carattere l’essere restii ad obbedire, ed abbiamo a che fare con una persona restia.

Volete sapere se anche io sono restio per natura? Beh, dipende. Restio a cosa?

Personalmente sono restio a fidarmi delle persone che credono di saper tutto. Per finire, restio, restii, restia e restie terminano sempre con due vocali e si usa la preposizione “a” o “verso“:

Sono sempre restio verso questo tipo di soluzione

Il giocatore sembra restio verso un trasferimento alla Roma

Adesso ripasso espressioni precedenti parlando di pragmatismo:

Junna (Cina) e Daria (Russia): Le persone restie all’azione spesso indispongono le persone pragmatiche, che invece amano agire per raggiungere i risultati.
Queste ultime amano tener fede ai loro propositi, alle loro idee. Invece Il restio all’azione, per carattere, non ama rompere gli indugi, raggiungendo in tal modo gli obiettivi che si era prefisso. Per questi (Nota: “questi” nel senso singolare: vedi articolo) c’è sempre un motivo che giustifica la non azione, e magari ne fa una questione di forma. L’altro, d’altro canto, cioè il pragmatico, ovviamente non si capacita di questo comportamento. D’altronde, che vuoi, la sostanza per lui è l’unica cosa che conta davvero. 

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n. 98 – A PUNTO – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

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Trascrizione

Giovanni: ieri abbiamo visto la parola appunto, un’unica parola che come abbiamo visto ha più significati.

La parola appunto ha la stessa pronuncia di “a punto“, due parole: a, punto. A senza lettera h: si tratta della preposizione “a”, altrimenti parleremmo del verbo pungere (io ho punto, tu hai punto, lui  ha punto ecc.).

La questione della pronuncia, che non cambia, è dovuta alla regola del “rafforzamento“, a cui abbiamo dedicato un episodio molto interessante su Italiano Semplicemente. Date un’occhiata se siete curiosi.

Cosa significa “a punto” in questo caso?

Non so se avete mai sentito o letto l’espressione “mettere a punto“.

Il “punto” come singola parola ha mille significati, e uno di questi è relativo alla fine di una frase: alla fine di una frase si mette un punto.
Ma quando questa parola è preceduta dalla lettera “a”, intesa come preposizione semplice, ha un senso preciso, legato comunque alla “fine” di qualcosa.

Mettere a punto una soluzione, Mettere a punto una procedura, un sistema, un calendario di appuntamenti, un piano. o anche un apparecchio qualsiasi.

Quando si mette a punto qualcosa, che sia materiale o meno, questa cosa, dopo la messa a punto, dovrebbe essere in grado di assolvere il suo compito, quindi uno strumento, se messo a punto, poi dovrebbe funzionare.

Una applicazione per il cellulare, prima della messa a punto potrebbe avere qualche problema di funzionamento, ma dopo che questi problemi sono stati sistemati, dopo cioè che questa applicazione è stata messa a punto (dopo la messa a punto, possiamo dire), tutti i problemi dovrebbero essere risolti.

Quindi la messa a punto ha a che fare con la funzionalità, con l’efficienza di qualcosa. Prima della messa a punto c’è qualcosa che non va, ma dopo la messa a punto i problemi, anche quelli più piccoli, si presume siano stati risolti.

C’è un’idea di precisione nella messa a punto, un’idea di perfezionamento, di aggiustamento.

Il governo italiano cerca di mettere a punto il piano di rilancio economico del paese. Buon lavoro.

Nella sanità, bisogna mettere a punto cure sempre più “su misura” per il paziente.

Il mio piano ha bisogno di una messa a punto dal punto di vista della tempistica

Domanda: Posso usare un modo diverso, magari una sola parola, un solo verbo, al posto di “mettere a punto”?

Sì,m certo, posso dire “sistemare“, “perfezionare“. Il verbo migliorare non è proprio perfetto invece, perché non dà abbastanza garanzie: infatti la messa a punto, almeno in teoria, è definitiva, come il “punto” alla fine della frase.
Aggiungo che la parola “puntino” rende ancora meglio l’idea di perfezione: fare una qualsiasi cosa “a puntino” (cuocere a puntino, ad esempio) significa farla con molta precisione.

Ripasso espressioni precedenti:

Natalia (colombia): Credo che con queste frasi finali di ripasso sia stata messa a punto una bella rubrica per migliorare la lingua italiana.  Anche i più duri di comprendonio finiranno per capire. Domani torneremo dunque alla carica con un altro episodio, appunto per essere conformi all’idea stessa della rubrica dei due minuti al giorno.  Se siete stanchi fatevi un bel caffè. L’ammazza-caffè riservatelo per un’altra occasione.

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n. 97 – APPUNTO – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

eva azzolini

Trascrizione

young woman thinking with pen while working studying at her desk
Photo by Kaboompics .com on Pexels.com

Giovanni: Oggi Daria, membro dell’associazione Italiano semplicemente, vi spiega la parola “appunto”. Ciao Daria.

Daria (Russia): Ciao a tutti! Mi chiamo Daria, sono russa e questo è il mio primo tentativo di creare un episodio della rubrica “2 minuti con italiano semplicemente”.
Bene. Allora esordirei con una parola semplice. Sono sicura che la conoscete tutti. La parola è “APPUNTO”.

Quando ho cercato nei vocabolari i significati della parola APPUNTO ho scoperto che si può usarla in modi diversi.

Il significato che sento più spesso è come una esclamazione: APPUNTO serve a affermare un’idea che è stata appena pronunciata o per confermare che qualcosa corrisponde al vero.

Ad esempio:
Credo che ognuno di noi possa trovare 10 minuti di tempo per telefonare ai propri genitori.

Io li chiamo appunto ogni giorno!

È simile ad “infatti” come vedete.
APPUNTO si può anche usare per confermare un’azione compiuta, ad esempio:
Era appunto Daria che ci ha ricordato di chiamare i genitori.
Non possiamo non accorgersi che appunto è simile anche a “proprio”.
Un altro esempio:

Ah, i genitori! Volevo appunto chiamarli quando ho sentito l’esempio di Daria.
Oppure:

Stavo appunto cercando il cellulare per chiamare mio papà.

Giovanni: Daria, come stanno i tuoi genitori? Li hai sentiti?

Daria: bene grazie, si li ho sentiti. Li sento ogni giorno. Stanno bene.

Giovanni: sei sicura?

Daria: certo, appunto perché li chiamo ogni giorno so che stanno bene.

Giovanni: Ah bene, è importante chiamarli.

Daria: Per l’appunto! Ci si deve prendere cura di loro.

È Interessante anche il sostantivo “appunto“, che gli studenti conoscono bene.

Ebbene, come sostantivo ha non solo il significato di una nota o un promemoria ma anche di commento critico. Provo a fare un esempio per confrontare questi due significati:

Durante la riunione l’assistente prendeva degli appunti per poterli consultare dopo e scrivere un’email riassuntiva.

Il direttore durante la riunione ha fatto un appunto a quelli che erano in ritardo e cincischiavano al lavoro.

Ovviamente, nella prima frase gli appunti presi sono le note scritte che premettono all’assistente di ricordare il discorso della riunione. Allora, in questo caso prendere degli appunti significa scrivere, fissare alcune idee, per non dimenticarle.

Invece nella seconda frase l’espressione fare un appunto serve per rimproverare i lavoratori di quello che hanno fatto. Prendere e fare sono i verbi che ci aiutano a distinguere i due casi.

Poi ci sono anche gli appunti del computer, che si usa solo al plurale: copiate un testo o un’immagine e questa finisce negli appunti, un’area di memoria temporanea.

Adesso ripasso espressioni precedenti con Andrè, che sta per venire in Italia a trovarmi.

André (Brasile) :

la notte scorsa mia figlia ha perso il sonno e poi camminava per la casa come un’anima in pena! Mi sono accorto che era troppo ansiosa perchè tra pocchi giorni partiremo per l’Italia, il viaggio che sarà il suo esordio internazionale! Mi sono visto costretto a tenderle la mano e quindi, le ho detto: calmati Ana Luiza, saremo a Roma in men che no si dica, inoltre terrò fede a quello che ti ho detto: sarà una vacanza indimenticabile e tra l’altro dobbiamo arrivarci ben riposati, non vorrei cincischiare, vorrei visitare tutti i posti dell’itinerario di viaggio che abbiamo abbozzato!

Grazie per la vostra attenzione e ci sentiamo presto. Ciao!

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n. 96 – CHIOSARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giuseppina: oggi vediamo il verbo “chiosare”.

Si sente abbastanza spesso al telegiornale, ascoltando le notizie del giorno, viene detto ad esempio:

Il presidente chiosa: dobbiamo reagire!

Quando una persona chiosa, si tratta quasi sempre di un commento critico, di un rimprovero, di una nota negativa. Un rimprovero verso qualcuno, qualunque persona, anche se stesso in teoria.

Non è un verbo che si utilizza nel linguaggio quotidiano, questo bisogna dirlo, infatti normalmente diremmo:

Giovanni ha detto, Giovanni ha commentato dicendo, eccetera, ma poi per rendere lo stesso significato devo aggiungere qualcosa in più, qualcosa che dia il senso negativo della critica, il senso di rimprovero o al limite di incitazione. Spesso chiosare qualcosa ha un obiettivo preciso, serve a proporre un’azione da intraprendere.

Deve essere inoltre una frase secca, che deve dare un senso immediato di azione, come a dire: qualcosa non va, dobbiamo fare qualcosa.

Ha anche un senso un po’ autoritario, spesso si usa con persone importanti.

Inoltre non si usa mai in prima persona, ma sempre quando si parla di altre persone, proprio come fanno i giornalisti.

Quando si usa chiosare, vanno sempre riportate le parole più o meno esatte, usate dalla persona di cui si parla. Questo è molto importante.

Giovanni, quando ha sentito una persona dire che c’è bisogno di più grammatica in italiano semplicemente, ha immediatamente chiosato:

“non esiste tra le sette regole d’oro, quindi non si usa la grammatica”

Ripasso espressioni precedenti:

Carmen (Germania 🇩🇪) :

Ogni volta che si disubbidisce ad un genitore, spesso lo si sente chiosare contro il figlio, che spesso è costretto a sottostare alle regole imposte dall’alto. C’è comunque chi se ne frega. Altri figli fanno finta di essere duri di comprendonio. C’è chi dice che essere rigidi con i figli lasci il tempo che trova, e che invece occorra armarsi di pazienza.

Altri invece sostengono che non bisogna mai abbozzare, senza fare mai strappi alle regole con loro, e che qualche schiaffo ogni tanto sia utile per impedire loro che non prendano una brutta piega.

Io sinceramente credo che occorra essere pazienti, comportarsi con fare amorevole e solo quando si esagera, quando cioè la misura è colma, bisogna intervenire rigidamente, ma spesso, devo essere sincera, sono combattuto tra la linea morbida e quella dura. Non è facile fare i genitori.

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n. 95 – FREGARSENE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

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carmen martin alonso

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Andrè (Brasile): buongiorno a tutti, sono Andre dal Brasile! Gianni mi a lanciato una sfida. Mi ha chiesto di realizzare un episodio per i “due minuti con italiano semplicemente” con un soggetto a mia scelta.

lo dovrei farlo assolutamente da solo (quasi, ovviamente 😄)! Gli ho subito risposto: stai scherzando? E’ troppo difficile, e lui: è qui che casca l’asino!

Quindi, non vi dico che agitazione che mi è presa!

Gianni: Parlo sul serio, prima o poi tutti i membri devono esordire in questa rubrica e cimentarsi nella realizzazione di un episodio da soli.

André: Va bene Gianni, cercherò di farlo come si deve, comunque non so quale argomento posso utilizzare e poi chi se ne fregherà di quello che dirò?

A proposito, ho appena utilizzato il verbo pronominale FREGARSENE:

io me ne frego, tu te ne freghi, lui se ne frega ecc…

sapete cosa significa questo verbo che è molto usato dagli italiani in contesti informali?

Quindi questo è un verbo utilizzato per dimostrare un totale disinteresse, un disprezzo di qualcosa.

Vi faccio un esempio:

Ehi Gianni, hai visto che la Roma ha perso la seconda partita in questa stagione? Mamma mia, ogni due per tre veniamo battuti!

-beh André, e chi se ne frega?

Bravo, chi ne se frega! A volte sembra una domanda, ma in realtà è una esclamazione. Informale, è vero, e anche abbastanza sgarbata. Usatela solo con gli amici.

Ripassiamo le espressioni passate

Ulrike (Germania 🇩🇪 ):

Vuoi una frase di ripasso fatta di punto in bianco ma con tutti gli annessi e connessi, quindi come si deve? Si dà il caso che stia preparandomi per una corsetta allora non vedo come possa farla io in men che non si dica. Temo allora che tocchi anche questa volta a te.

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n. 94 – ANDARE/ESSERE IN TILT, FARE TILT – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Flora: Come si evince dal titolo della lezione, la parola “tilt” può andare a braccetto con tre verbi e stare in piedi da sola.

Il termine, inglese, significa: colpo, blocco, guasto.

Nel gioco del flipper, il tilt è il contatto elettrico che provoca l’interruzione del gioco e l’accensione di una spia luminosa, in seguito a una mossa scorretta da parte del giocatore che, per ottenere un migliore risultato, dà al flipper una certa inclinazione o lo scuote violentemente.

Andare in tilt fa riferimento al gioco del flipper ma, forse, non tutti sanno che in inglese “tilt” (inclinazione) indica la causa dell’interruzione della partita.

La scritta omonima si accende dopo un comportamento scorretto, ad es. quando il piano di gioco è stato inclinato o scosso, mentre l’espressione italiana “in tilt” descrive l’effetto, ovvero l’interruzione stessa, e per estensione è entrata nel linguaggio comune con il significato di “blocco improvviso difficilmente risolvibile”, discostandosi parecchio dal termine originale inglese.

Fare tilt, andare in tilt, essere in tilt sta per: cessare di funzionare, subire un guasto: la rete elettrica ha fatto tilt; il servizio telefonico, nelle ore di punta, rischia di andare in tilt.

In senso figurato, le varie versioni della frase significano: perdere il controllo, la lucidità, bloccarsi, esaurire le proprie energie:

il cervello gli è andato in tilt

durante l’esame all’improvviso ha fatto tilt e non ha aperto più bocca

È inutile far continuare la gara, ormai il concorrente è in tilt.

Ripetiamo il significato delle varie espressioni accumunate dalla parola tilt: perdere la normale lucidità mentale o il normale equilibrio; far fatica a ragionare per stanchezza, sovraffaticamento e simili.

Usato di solito in riferimento a episodi temporanei della vita di una persona.

Sto tornando a Milano proprio oggi che c’è stato il nubifragio e quello che mi hanno detto non è del tutto rassicurante.

Unica cosa vagamente curiosa (per me) è che quasi tutti i mezzi di comunicazione abbiano dato la notizia usando l’espressione: andare in tilt.

Andare in tilt è normale. Gli umani non sono macchine. Solo i grandi rimediano, però. Sanno rialzarsi dopo essere caduti.

Il denaro fa andare in tilt l’etica di un uomo.

A metà della gara, le gambe dei pallavolisti neozelandesi erano già in tilt.

Nella pallavolo serve innanzitutto tanta pazienza per affrontare lunghi ed estenuanti allenamenti.

Ripasso espressioni precedenti:

Lia (Brasile 🇧🇷):
Quando ho un esame all’università mi capita che davanti al professore il cervello mi vada in tilt in men che non si dica. Le rassicurazioni da parte di mia madre lasciano il tempo che trovano, è inutile dire calmo, è solo un esame” . Probabilmente mi devo solo abituare agli esami, altrimenti sarò annoverata tra i più emotivi studenti del mondo.

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n. 93 – DURO DI COMPRENDONIO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Ulrike: Ciao amici, sono Ulrike, membro dell’associazione italiano semplicemente. Giovanni mi ha dato il via libera per spiegarvi l’espressione essere duri di comprendonio. Grazie Gianni per avermi dato la possibilità di esercitarmi in questo modo.

Guardiamo per primo la parola duro/duri o dura, un aggettivo che conoscete bene ovviamente. Sono tante le cose che possono essere dure. Per comprendere il significato nel contesto dell’espressione aiuta l’immagine di un muro o una materia qualsiasi che non si può trafiggere facilmente. Pensate per esempio ad una parete che resiste quando provate ad appendere un quadro e il chiodo non vuole entrare.

Ho appena usato la parola comprendere, che significa “capire” e già siamo vicini alla seconda parola dell’espressione, la parola comprendonio. Il sostantivo comprendonio indica la capacità di comprendere, di afferrare con la mente, in pratica l’intelligenza.

Attenzione però, la parola comprendonio viene usato sempre in frasi negative, spesso con una connotazione scherzosa o ironica, quando una persona non capisce qualcosa. Faccio un esempio:

Immagina che tu stia con qualche amico e che tu abbia fatto una battuta. Tutti ridono, solo Giovanni – va bene prendiamo un altro nome, diciamo Marco – ti guarda con la faccia stordita, evidentemente non ha capito la battuta, che tutti gli altri avevano capito però. Tu ora potresti dire: dai Marco, sei duro di comprendonio oggi? Davvero non capisci ciò che tutti hanno capito?

Cos’ è successo allora? L’effetto finale della battuta non è arrivato a Marco, non è passato dagli orecchi fino al cervello; il cervello ha cioè opposto resistenza, possiamo dire, una dura resistenza, cioè Marco non riusciva a capire ciò che tutti avevano capito: è stato duro di comprendonio appunto.

Grazie della vostra attenzione! Se il significato dell’espressione ancora non è del tutto chiaro, di certo non è che siete voi i duri di comprendonio. Sarà invece che io non mi sono spiegata bene. Fatemi sapere.

Ripassiamo le espressioni passate con Cristine dal Brasile

Cristine (Brasile): Mi piace l’oggetto di cui verte l’episodio di oggi. Il comprendonio quindi, se ho capito, è la capacità di apprendere o di comprendere, l’intelligenza. Spero di essere morbida di comprendonio allora… ma ho la sensazione che questa frase non vada per la maggiore

Giovanni: Infatti Cristine, sei stata arguta, hai proprio ragione!

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Il primo incontro dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente – RIPASSO

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Trascrizione

Eccoci qua, ciao a tutti, sono Giovanni, di Italiano Semplicemente e oggi volevo raccontarvi il primo incontro dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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un momento di relax

Colgo l’occasione al volo per effettuare un ripasso delle espressioni spiegate sul sito, sia delle espressioni idiomatiche, di durata variabile dai 10 ai 20 minuti circa, sia gli episodi della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Allora finalmente sono qui a raccontarvi di questa prima riunione dei membri, svoltasi in Puglia dal 6 al 9 settembre dell’anno 2019.

Un appuntamento molto atteso per diversi motivi. Per quanto mi riguarda volevo da una parte tener fede alla promessa fatta, che poi era una promessa fatta anche a me stesso, beninteso.

Inoltre sono molto sensibile alle emozioni, personalmente, e ogni tanto mi piace regalarmene qualcuna. Devo dire che l’incontro non ha deluso le aspettative. Ma adesso vi racconto come sono andate le cose. Mi raccomando state attenti alle espressioni, che ho già iniziato ad usare. Nella trascrizione di questo episodio ci sono i collegamenti che vi portano alle singole espressioni spiegate. Se doveste avere qualche problema di comprensione è del tutto normale, ma qualora non riusciate neanche a capire il senso di una frase meglio dedicare un po’ di tempo a queste espressioni, onde evitare di demoralizzarsi.

Io e la mia famiglia siamo andati in Puglia qualche giorno prima, molto vicini alla struttura che ha ospitato i membri. D’altronde è la stessa cosa che ha fatto anche qualcun altro, con cui abbiamo avuto il piacere di condividere una serata insieme, prima della riunione dei membri.

In quell’occasione abbiamo trascorso una bella serata con una bella grigliata di carne, in compagnia di qualche pianta di ulivo. Un bell’ambiente fresco nella natura. Abbiamo concluso la serata con un buon caffè ed anche con un ammazza-caffè ungherese a base di mela, sebbene l’avessimo bevuto anche all’inizio del pasto, come ci era stato raccomandato.

Poi dal giorno 6 ci hanno raggiunto anche altri membri, di diversa nazionalità: finlandese, ungherese, spagnola, russa e slovena.

Dunque, il primo giorno abbiamo esordito con una gita in barca, e abbiamo potuto visitare la costa ionica e le sue grotte naturali. Molto interessante anche la spiegazione del  chiamiamolo “barcaiolo”, o dell’autista, il conducente della barca a motore, o come vogliamo chiamarlo. Ad ogni modo ha spiegato bene, e aveva anche un fare simpatico.

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i membri dell’associazione in gita a Santa Maria di Leuca (Puglia)

Peccato che ad un certo punto abbia abbandonato la barca per farsi un bagno anche lui.

Vabbè, comunque il mare era tranquillissimo e dunque, ammesso e non concesso che lui abbia pensato a questo, non è stato un vero tiro mancino verso di noi che comunque siamo stati un po’ colti alla sprovvista da questo. Io stesso ad un certo punto non vendendolo più alla guida mi sono detto: ma dov’è? Dove si è nascosto?

Comunque… chiudiamo la parentesi barcaiolo. Le ville ottocentesche, ben conservate, proprio sulla costa, arricchivano il paesaggio, molto suggestivo. Abbiamo fatto qualche tuffo nel mare blu dello ionio (ed anche un po’ freddo a tratti). Veramente un’acqua meravigliosa. Questa gita di un’ora e mezza è stata la prima occasione in cui tutti i membri che hanno partecipato all’incontro si sono conosciuti dal vivo, a tu per tu.

Ovviamente è stato un “primo incontro” particolare, perché sebbene non conoscessimo l’uno vita morte e miracoli dell’altro, almeno in parte ci si conosceva già, avendo condiviso insieme molte informazioni nel gruppo WhatsApp dell’associazione.

Abbiamo fatto anche sport insieme, pensate un po’, la mattina presto, prima di colazione.

Non voglio raccontarvi tutto ciò che abbiamo fatto, ma sono emerse in generale, durante questo incontro in Puglia, alcuni aspetti simpatici, e vale la pena fermarsi su questi un attimo.

La questione “lingua” è stata credo molto interessante, ma affrontata in modo diverso dai partecipanti. C’era chi faceva molte domande su questo aspetto, e questo mi ha fatto molto piacere, chi ne faceva un po’ meno ma ugualmente non si tirava indietro quando c’era da rispondere ad una domanda o dire la sua opinione. C’erano anche degli amici italiani che ci hanno fatto compagnia e probabilmente questo ha arricchito ulteriormente il dialogo.

A volte ho avuto la sensazione che ci fossero alcune difficoltà di comprensione, ma questo è normale perché spesso gli italiani parlano velocemente e dimenticano che ci sono stranieri che ascoltano. Speriamo che i membri, bontà loro, ci abbiano perdonato per questo, ma occorre anche abituarsi a questo in fondo, prima o poi.

Mi sembra che comunque i ragazzi si siano armati di pazienza e ci abbiano sopportato per quieto vivere, nonostante qualche momento di difficoltà sono riusciti a comprendere tutto o quasi tutto.  Solo una volta mi sono visto costretto ad intervenire con gli altri italiani prima che la misura fosse colma. Sto scherzando ovviamente!

Le diversità culturali (non ce ne sono mai abbastanza secondo me, con buona pace di chi non la pensa in questo modo) hanno avuto la loro influenza, senza dubbio, senz’altro direi: in Italia, soprattutto al sud, si cena molto tardi e c’è invece chi è abituato a mangiare qualche ora prima. C’è voluto un po’ per abituarsi e un sonnellino pomeridiano ha aiutato soprattutto i finlandesi a resistere più a lungo la sera.

A proposito di abitudini e di cultura: sapete che gli italiani parlano molto, sono abituati a ridere, scherzare e parlare del più e del meno anche per ore senza stancarsi.

Allora può capitare, quello che è accaduto a noi in uno dei dopocena, durante il nostro soggiorno, che il discorso verta sulla differenza tra la mozzarella e il caciocavallo, tra la differente nella lavorazione, nel gusto, addirittura nella definizione dei termini: la vera “mozzarella” è quella di mucca o quella di bufala? Forse gli stranieri (non tutti almeno) non conoscono la mozzarella bufalina, che viene proprio dalla bufala, la femmina del bufalo. Del resto non si può sapere tutto.

Ad un certo punto qualcuno ci ha fatto notare, scherzando, che la discussione sul formaggio durava ormai da circa due ore, così abbiamo dovuto cambiare discorso, nostro malgrado. E dire che c’erano ancora delle cosette da chiarire a mio parere… Comunque non eravamo sguarniti di argomenti, questo è certo. Avevamo solamente l’imbarazzo della scelta in realtà.

E’ stato carino fare l’assaggio delle specialità delle varie nazioni. Ognuno ha portato qualcosa di tipico dal suo paese, e il programma prevedeva che questo scambio di leccornie avvenisse solamente una sera. Non vi dico ovviamente che tutte le sere è andata a finire a tarallucci e vino. Ma questa è un’espressione che devo ancora spiegare sul sito però. Beh, che volete, mica posso aver spiegato già tutto! Un’espressione che comunque mi guardero bene dal non spiegare, potete starne certi!

Come località, la località che abbiamo scelto: Santa Maria di Leuca, la scelta è stata ottima. Credo che siamo riusciti a soddisfare i desiderata di tutti.

C’è stata qualche difficoltà logistica forse, di questo bisogna prenderne atto; difficoltà quindi negli spostamenti perché ci trovavamo nella punta estrema dello stivale, e non si può dire che sia facile raggiungere con i mezzi pubblici questa località marina: quasi tutti hanno dovuto affittare un’automobile e tra l’altro i mezzi pubblici in Italia non spaccano sicuramente il minuto. Non sno puntualissimi.

Di sicuro siamo stati in un posto bellissimo che probabilmente i membri non avrebbero mai visitato in altre circostanze poiché, sebbene molto bello, non è uno di quei posti diciamo che va per la maggiore tra i turisti stranieri, probabilmente proprio per questo tipo di difficoltà. 

Io e la mia famiglia eravamo già stati lì negli anni passati, a Santa Maria di Leuca, ma non avevamo notato alcune cose. Ad esempio, a parte i membri dell’associazione, c’erano veramente poche persone, pochi turisti di nazionalità non italiana, e in generale sembrava una località poco “pensata” alla visita di persone straniere: ad esempio i cartelli stradali erano prevalentemente solo in lingua italiana, c’erano pochi negozi per turisti vicino alla costa eccetera. Questo comunque devo dire che è piaciuto, perché probabilmente è stato conservato il vero aspetto del luogo.

Alla fine è stato un po’ triste salutarci ma si sa, prima o poi bisognava farlo. Anche gli addii sono qualcosa a cui ci si deve abituare.

Ho avuto personalmente anche l’onore di regalare i libri di Italiano Semplicemente ai partecipanti; libri che ho provveduto anche a firmare, con dedica personalizzata a ciascuno di loro.

E’ stato un piacere per me, ma credo che a tutti possa fare piacere firmare dei libri. checché ne dicano alcune persone che pensano che questo significhi darsi delle arie.

Come primo incontro a me è piaciuto molto, spero sia così anche per gli altri, ma il prossimo incontro sarà sicuramente meglio :-). Anche questa è una promessa a cui vorrei dare seguito con i fatti. In caso contrario ne risponderei personalmente e l’associazione pagherebbe probabilmente lo scotto più grande. Ma essendo nato sotto una buona stella sono abituato dalla nascita ad essere fortunato. Facendo sempre le corna! Ci mancherebbe! Adesso che ci penso, anche “fare le corna“, è un’espressione che non è stata ancora spiegata! Mannaggia!

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n. 92 – LASCIARE IL TEMPO CHE TROVA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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LINK UTILI

Trascrizione

Giovanni: cosa possiamo farne del tempo una volta che l’abbiamo trovato? Vi lascio alle parole di Flora.

Flora: I due minuti odierni sono dedicati all’espressione lasciare il tempo che trova.

Ragioniamo sul significato dell’espressione: Cosa trova tempo?

Diciamolo meglio: Per che cosa una persona, la società, spende del tempo?

Per qualcuno, qualcosa di interessante, di importante, che, ovviamente, non può essere conosciuta, giudicata, svolta, effettuata, in un attimo.

Il verbo “trovare” in questa frase non deve risultarci strano, perché in italiano “trovare del tempo” significa ritagliarsi nel corso della giornata, settimana, mese, anno, etc dei momenti per fare una determinata cosa:

Quest’autunno devo assolutamente trovare del tempo per andare in palestra

Quindi, alla luce delle nostre riflessioni, deduciamo che “lasciare il tempo che trova” indica che qualcuno, qualcosa, è di scarsissima importanza per noi, per la comunità.

Di cui non ci curiamo oppure che non ha benefici reali che arrecano miglioramenti.

L’omeopatia è una cura che lascia il tempo che trova per le malattie serie. L’otite, ad esempio, si sconfigge con gli antibiotici, altro che erbe ed unguenti.

Questa sfumatura ce la dà il verbo “lasciare”. Il senso dell’espressione è:

Qualcuno, qualcosa, non occupa tempo nella mia vita, nella storia, perché essendo di scarso valore, lascia subito il tempo che gli si dovrebbe dedicare.

Meglio:

Non mi curo di qualcosa che dovrebbe avere il suo giusto tempo di esecuzione, perché la ritengo inutile, dannosa, offensiva, etc. oppure la cui azione o intervento non produce alcun effetto nella società, per me, etc.

Lasciare il tempo che trova sottolinea, anche, l’inutilità di impiegare del tempo a discutere su qualcosa o a cercare una risposta definitiva e precisa. In altre parole potremmo dire “è quasi impossibile arrivare a una conclusione certa, quindi non vale la pensa indagare oltre”.

Questo tuo piccolo slogan lascia il tempo che trova. La verità, per me, è che non hai voluto affrontare con criterio la situazione, ed ora, pensi che basti gridare allo scandalo. Tutti sapevamo che Tizio giocava d’azzardo.

La pubblicità cruenta sui cambiamenti climatici lascia il tempo che trova se tutti gli Stati non mettono in atto serie politiche per modificare questa situazione che, oggi, appare irreversibile.

Le infatuazioni degli adolescenti lasciano il tempo che trovano. Non mi preoccuperei della cotta di Giorgia per Gerardo. D’estate ci si innamora spesso. A dicembre, per Giorgia sarà solo un dolce ricordo.

Giovanni: grazie Flora, allora adesso ripassiamo qualche espressione precedente, certo del fatto che questo non lascia il tempo che trova, considerando che è proprio questo il senso della rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

Adriana (Bulgaria) e Martine (Francia):

Come fare per fare in modo che 2 minuti siano utili? Potrei starmene sul divano a cincischiare, mangiando qualcosa ogni due per tre davanti alla TV, oppure  tener fede ai miei propositi, ed ascoltare i due minuti con Italiano Semplicemente, conformemente alle mie abitudini quotidiane. Vi dirò che mi piace avere una routine quotidiana di questo tipo. Vuoi che prima o poi non mi entrino in testa questi episodi?

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n. 91 – ARMARSI DI PAZIENZA – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Trascrizione

Giuseppina: Armarsi è un verbo pericoloso? Sembra che abbia a che fare con la guerra,  con le battaglie, con le armi e con il fuoco vero?

In effetti è proprio così. Quando un uomo è armato vuol dire che ha con sé un’arma, che può essere un fucile, una pistola, un coltello eccetera.

I poliziotti sono armati di pistola ad esempio, gli indiani sono armati di arco e frecce. Chi ha molte armi con sé possiamo dire che è armato fino ai denti, ma questa è un’espressione idiomatica. “Armarsi” però è un verbo particolare  perché si utilizza non solo con le armi; o meglio, non si usa quasi mai con le armi classiche  quelle che servono per difendersi contro un nemico.

Posso dire, è vero, che per difendermi contro un animale posso amarmi di un bastone  ad esempio, ma in particolare la frase “armarsi di” qualcosa fa riferimento a delle “armi” intese come qualcosa di utile, come la pazienza, il coraggio la buona volontà. Sono delle armi? Beh, servono a proteggersi, servono ad evitare che accada qualcosa di male: armarsi di pazienza serve a non perdere la pazienza. Si usa come raccomandazione infatti:

Quando i bambini sono piccoli spesso combinano dei pasticci bisogna armarsi di pazienza e sopportare proprio perché sono dei bambini.

Anche in ufficio spesso occorre armarsi di pazienza perché non è facile affrontare tutte le situazioni rimanendo calmi.

Allo stesso modo per tenere pulita tutta la casa bisogna armarsi di buona volontà. 

Per andare in guerra occorre armarsi di coraggio, come anche quando di deve dire alla propria fidanzata che non la amiamo più.

Si usa anche in senso materiale  quando devo prendere alcune cose:

per fare un esame scritto di lingua italiana venire armati di carta e penna, occorre armarsi di tutto ciò che serve per fare l’esame.

Adesso ripassiamo le puntate precedenti:

Andrè (Brasile): Spesso mi capita di sbagliare a pronunciare delle parole italiane. Ti dirò che a volte è scoraggiante  ma bisogna tornare alla carica con entusiasmo senza pensare troppo agli errori. Tappa dopo tappa si migliora il proprio livello. Bisogna solo tenere un po’ a bada le frustrazioni. Ogni errore in realtà è un passo in avanti.

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n. 90 – SOTTOSTARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Ulrike: se vuoi migliorare il tuo italiano, fai come me, ascolta i due minuti di italiano semplicemente.

Giuseppina: vi piace sottostare alle regole? Oppure amate la libertà e non vi piace essere soggetti a delle regole da rispettare?

C’è chi è costretto a sottostare al proprio direttore, ed allora deve obbedire a lui, è subordinato al direttore ed alle sue decisioni. Possiamo anche dire che questa persona è sottoposta a lui, che occupa in ruolo di minore responsabilità rispetto al direttore. Si deve in questo sottostare alle sue decisioni ma anche il direttore ha alcune regole a cui deve sottostare, regole che cioè è costretto anche lui a rispettare

Sottostare, lo avrete capito, viene da “stare sotto”. Un’unica parola però: sottostare Verbo che si usa anche in senso fisico, come ad esempio:

il garage sottostà al mio appartamento

Quindi sta sotto fisicamente, si trova al di sotto dell’appartamento.

Ma quando si parla di regole e di gerarchie o di ordini si usa moltissimo il verbo sottostare.

In questo albergo bisogna sottostare agli orari decisi dalla direzione

Nella scuola bisogna sottostare alle decisioni del preside

È il direttore che comanda, e tutti devono sottostare alle sue direttive.

L’Inghilterra esce dall’unione europea per non sottostare alle regole decise a Bruxelles

Ripassiamo le espressioni precedenti:

Carmen (Germania): Si dice che per riuscire a parlare in pubblico senza vergogna un bicchiere di vino può aiutare, magari solo per rompere gli indugi.
Con due bicchieri si rischia di incartarsi, con tre bicchieri si potrebbe dimenticare il soggetto su cui verte la discussione, con quattro bicchieri sicuramente si pagherebbe un forte scotto in termini di reputazione, e se aumentiamo ancora con i bicchieri dovremmo risponderne con qualcuno per il nostro comportamento.

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n. 89 – VERTERE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giuseppina: su cosa vertono i due minuti di oggi? L’episodio di oggi verte su un verbo molto usato in Italia, ma non nel linguaggio colloquiale e confidenziale piuttosto nella lingua formale e scritta. Sto parlando del verbo VERTERE che ho già utilizzato due volte già.

VERTERE è anche molto usato nelle scuole, alle università e nelle comunicazioni professionali.

È un verbo che si usa quando si deve spiegare l’argomento di cui si parla, o il motivo per cui è stata organizzata una riunione.

Quindi anziché dire:

L’argomento di cui si parla nella conferenza è la moda italiana

Possiamo dire

La conferenza verte sulla moda italiana

Quindi un incontro può VERTERE sull’immigrazione se durante questo incontro si parlerà di immigrazione. Se sarà questo l’argomento principale.

Si usa spesso anche “VERTERE principalmente” proprio quando vogliamo indicare il soggetto più importante di cui si parlerà.

La discussione verte principalmente intorno a questioni grammaticali.

Quindi la discussione, o il dialogo, il confronto, il dibattito, verte principalmente su, oppure intorno un argomento che è quindi l’argomento principale.

La discussione tratta, riguarda principalmente un argomento principale Trattare e riguardare sono verbi simili.

Una cosa c’è da dire. VERTERE si usa praticamente sempre al presente indicativo. La riunione verte o al massimo verterà se mi riferisco al futuro. Non si sente mai “la riunione ha vertuto su questi argomenti”.

Un verbo che vi consiglio di usare comunque perché è molto professionale e adatto alle riunioni ed incontri di lavoro.

Ripassiamo le espressioni precedenti:

Monica (Spagna) oggi alcuni membri dell’associazione sono insieme a festeggiare in Italia Sicuramente a tu per tu verranno a galla differenze culturali che renderanno molto interessante il confronto. Che vuoi, non siamo tutti uguali al mondo.

n. 88 – AVERE LA ZEPPOLA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giuseppina: la zeppola. Cos’è la zeppola?

Attenzione perché ho usato il singolare zeppola e non il plurale “zeppole altrimenti vi parlerei della ricetta delle zeppole.

Invece oggi vorrei parlarvi della zeppola che non si mangia ma ha sempre a che fare con la bocca e la lingua.

Infatti la zeppola è il nome che si usa normalmente per indicare un difetto di pronuncia delle lettere esse e zeta.

La zeppola tecnicamente si chiama sigmatismo, e alcune persone soffrono, loro malgradodi questo piccolo difetto che è causato da un problema “fisico” che porta a pronunciare la lettera s o la lettera z in modo sbagliato: esce un suono simile a quello di un “th” della lingua inglese.

Quindi “io sono zia Giuseppina” diventa “io thono thia Giuseppina”.

Un suono, quello del th inglese, che non esiste nella lingua italiana, quindi spesso accade che chi ha questo problema venga preso in giro soprattutto se si tratta di bambini.

Ma la cosa difficile sapete quale sarà per noi?

Sarà cercare di ripassare questa parola nei prossimi episodi della rubrica “due minuti con italiano semplicemente”, come facciamo sempre alla fine di ogni episodio.

Ripassiamo le espressioni passate:

meglio avere la zeppola oppure incartarsi quando si fa un discorso in pubblico? Nel primo caso saresti annoverato tra i più coraggiosi dei presentatori, nel secondo caso dovrai rispondere di poca chiarezza con il pubblico. Secondo me meglio la zeppola, nella speranza che la sostanza del discorso ne faccia dimenticare la forma.


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n. 87 – RESTARE SUL VAGO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Flora: Restare / Rimanere nel / sul vago

Il sostantivo vago indica qualcosa che è mobile o instabile e si muove liberamente qua e là: fiume vago; animale vago e randagio; vaghe stelle; fama, fortuna vaga.
Altresì indica ciò che è incerto, indefinito, poco chiaro: notizie, sensazioni vaghe; fare un vago accenno a qualcuno o a qualcosa: discorsi, indizi, sospetti, presentimenti vaghi; perdere ogni più vaga speranza; ho il vago sentore che le cose non vadano come dovrebbero; sono desideri e progetti molto vaghi; c’è una vaga somiglianza fra voi due.

Quella sfera del vago e del misterioso, dove regna la poesia” (F. DE SANCTIS).

La frase: restare / rimanere nel / sul vago vuol dire dare una risposta generica, non precisa, evasiva.

Non fornire risposte specifiche, definite su un argomento, prevalentemente allo scopo di non compromettersi, non prendere posizione, non rischiare errori, non farsi nemici.

Oppure parlare in maniera imprecisata, indeterminata, per poca conoscenza: un discorso che cade nel vago; tenersi, restare nel vago.

Giulio, durante l’interrogazione, rispose rimanendo sul vago, sperando che il professore di biologia non capisse che era impreparato.

Se non capissi questo tentativo di rimanere sul vago, non sarei un granché come investigatore.

Flora ha raggiunto quell’età in cui si iniziano a fare molte domande, e non so più cosa rispondere per rimanere sul vago.

Resteremo sul vago, evitando i dettagli cruenti e focalizzandoci sul miracoloso ritorno di Teresa.

Ripasso espressioni precedenti:

Ulrike (Germania 🇩🇪 ): Oggi mi vedo costretta a tornare alla carica. C’è chi dice, che ci siano ancora amanti della lingua italiana con un fare scettico che continuano a cincischiare anziché prefiggersi di seguire i due minuti con italiano semplicemente regolarmente. Questo non mi torna e spero si tratti solo di voci false e tendenziose, Allora amici, state con noi ogni giorno e vi prometto che niente resterà sul vago, anzi che iniziarete ad ingranare, in men che non si dica con il vostro italiano. Ora tocca a voi!

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n. 86 – ANNOVERARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giovanni: mamma cosa mi dici del verbo annoverare?

Giuseppina: il verbo annoverare non viene mai usato dagli studenti stranieri, per questo dedichiamo i due minuti di oggi proprio a questo verbo. È molto usato quando si parla di imprese, di gesta, quando una persona fa qualcosa di importante.

Esempio:

Lo scienziato Einstein è sicuramente da annoverare tra i più grandi di sempre

La vittoria di oggi è da annoverare tra le più belle del campionato.

È lungo annoverare tutti i successi ottenuti dalla Juventus.

Ti annovero tra i miei migliori studenti

Gli esempi fanno capire che si parla sempre di successi, di ottime prestazioni, di performance positive, sebbene annoverare si possa anche usare nel caso opposto volendo. In realtà però questo avviene raramente.

Comunque in b tutti i casi c’è un elenco, come un elenco di successi, o una lista di persone o di vittorie o una categoria particolare. quindi quando si annovera qualcosa si sta cercando di far entrare questo qualcosa in una lista speciale: i migliori studenti, le vittorie più belle, le persone più intelligenti eccetera. Questa categoria, questa lista, questo gruppo si chiama anche “novero”.che posso usare al posto di annoverare, però dobbiamo usare un verbo tipo includere, inserire, appartenere eccetera:

Lo scienziato Einstein è sicuramente da inserire nel novero dei più grandi scienziati di sempre

La vittoria di oggi è da inserire nel novero delle più belle del campionato.

È lungo elencare il novero di tutti i successi ottenuti dalla Juventus.

Sei stato incluso del novero dei miei migliori studenti.

Ripasso espressioni precedenti:

Anthony (Stati Uniti 🇺🇸): Se sei carente in italiano continua ad ascoltare i due minuti quotidiani di italiano semplicemente, e vedrai che presto inizierai ad ingranare. Anche questa spiegazione attiene a questa rubrica. È solo uno dei modi per tendere la manoa chi non vuole lasciare nulla di intentato.

Giovanni: infatti, e senza studiare la grammatica poi; con buona pace di coloro che credono che non se ne possa fare a meno.

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n. 85 – INCARTARSI – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giuseppina: i due minuti di oggi sono dedicati al verbo incartarsi.

Cosa si può incartare? Sapete che i verbi riflessivi spesso sono ingannevoli, cioè vi possono ingannare, possono trarre in inganno.

Anche in questo caso c’è un tranello infatti.

Incartarsi, proprio come incartare, contiene la parola carta con la quale possiamo avvolgere un alimento, o un oggetto qualsiasi con della carta o anche plastica o carta stagnola.

Incartare quindi significa mettere una protezione attorno a qualcosa, quasi sempre per proteggerlo, o per non farlo sporcare.

Invece incartarsi ha a che fare con le parole e con i discorsi logici.

Quando una persona cerca di spiegare qualcosa ma non ci riesce, si dice spesso che si confonde, si imbroglia. Quest’ultimo ha un uso colloquiale. Posso anche dire, sempre in modo colloquiale, che questa persona si incarta.

In questi casi spesso ai chiede scusa:

Scusate, mi sono confuso

Volevo dire un’altra cosa in realtà, mi sono imbrogliato (come una matassa di lana)

Mi dovete scusare mi sono un pò incartato.

Incartarsi, come se il senso delle parole fosse rimasto intrappolato, chiuso in un involucro, senza uscire e quindi senza riuscire ad esprimere il significato voluto. Si dice così quando si ascoltano discorsi troppi complicati che sembrano non portare da nessuna parte.

Io mi sono incartato durante il discorso

Tu ti sei incartato nella conferenza

Lui si è Incartato mentre parlava

Noi ci siamo incartati

Voi vi siete incartati

Loro si sono incartati

Ripassiamo le espressioni precedenti:

Ulrike (Germania 🇩🇪): Se vi incartarete mentre fate una dichiarazione d’amore, forse è colpa del vestito osé che indossa la ragazza. Allora meglio tornare alla carica un altro giorno. La cosa da evitare assolutamente comunque sono le dichiarazioni d’amore fatte per interposta persona.

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n. 84 – TORNARE ALLA CARICA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Flora: i due minuti di oggi sono dedicati al l’espressione TORNARE ALLA. CARICA.

È un’espressione italiana che indica il provare ad insistere più volte per ottenere qualcosa: Giorgio è tornato alla carica per avere l’aumento. La frase significa che Giorgio già, precedentemente, a questa, altre volte aveva chiesto l’aumento. Non accontentato, ci ha riprovato, ha insistito. L’espressione indica il rientrare in una discussione con nuovi argomenti, ripetere un tentativo rimasto senza effetto, chiedere nuovamente con insistenza ciò che è già stato negato.

Per convincere i suoi genitori a mandarlo negli Stati Uniti in vacanza studio, Giovanni le ha tentate tutte. Ogni giorno tornava alla carica con nuovi argomenti. Secondo me, ha preso i genitori per sfinimento.

Non ero convinta della spiegazione di Andrea. Dopo aver approfondito l’argomento, sono tornata
alla carica per dimostrargli che la mia tesi era fondata.

La pubblicità, cioè il suo essere persuasiva, si fonda su tanti valori. Il più importante è il tornare alla carica con messaggi convincenti e ben costruiti.

L’ho calmata, per ora, ma devi sapere, che potrebbe tornare alla carica.

Non preoccuparti Gilberto, se l’inverno dovesse tornare alla carica, ho già pronta una buona riserva di legna in cantina.

La nostra delegazione è pronta a tornare alla carica qualora le nostre istanze non saranno ascoltate. La nazionale italiana deve essere testa di serie. Non possiamo affrontare subito i nostri cugini tedeschi.

Ripassiamo le espressioni passate:

Carmen (Germania 🇩🇪): Oggi c’è stato un terremoto in Italia. Senz’altro non è una novità, ma quando di punto in bianco la terra inizia a tremare è sempre una bella paura. Non è stata una scossa come si deve, fortunatamente, altrimenti sarebbero tornate a galla le debolezze delle nostre abitazioni. Qualcuno ne avrebbe dovuto rispondere e, come al solito, tutti si sarebbero salvati in calcio d’angolo.

Gianni: ed anche i ladri gli sciacalli degli appartamenti sarebbero tornati alla carica.

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