Come esprimere un’opinione in modo informale e formale – presentazione

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Gli audiolibri di Italiano Semplicemente

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In questa lezione, dedicata ai membri dell’associazione, vediamo le modalità formali ed informali per esprimere un’opinione. Grazie a Daria e Andrè per la collaborazione.

 

 

Da par suo

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Trascrizione

Buongiorno a tutti, oggi vediamo una espressione italiana molto particolare, ma non si tratta di una espressione idiomatica.

L’espressione in questione è “Da par suo“. Interessante vero?

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Sicuramente anche questa espressione finirà in un audio libro di italiano semplicemente.

A proposito, per chi non lo sapesse io sono Giovanni e sono il creatore di ItalianoSemplicemente.com e per coloro che sono interessati vi informo che sono già due i libri audio che si possono acquistare su Amazon (oppure ordinando direttamente dal sito). Un libro per principianti e un libro per livello intermedio. Si tratta dei primi due libri di Italiano Semplicmenete a cui ne seguiranno nei prossimi mesi degli altri. Abbiate solo un po’ di pazienza.

Ad ogni modo torniamo all’espressione di oggi.

Da par suo è formata da tre parole: Da + par + suo.

Da è una preposizione semplice, e in questo caso indica una provenienza, come ad esempio:

Vengo da casa,

Veniamo da Roma

Attenzione perché “da” altre volte si usa per indicare una destinazione (il contrario della provenienza). Ad esempio:

Domani vengo da te, ti troverò a casa?

In questo caso è “da par suo“, e si vuole indicare una provenienza, ma non da un luogo, bensì da una persona: “suo” significa “di lui”, o “di lei”, qualcosa che appartiene o proviene da una terza persona. Ma cosa può provenire da una persona? Un oggetto, un pensiero, uno sguardo, una sensazione, un’emozione qualsiasi ed altro ancora.

Si possono fare tanti esempi con questo significato:

Da te non me l’aspettavo!

Dal suo sguardo sembra una persona tranquilla.

A giudicare dalla sua abitazione, sembra una persona ricca

Da par suo” quindi contiene qualcosa che viene da una persona. Vediamo cosa. Questa frase può avere diversi significati. Vediamo il primo significato:

Se ad esempio una persona mi fa un torto, un dispetto, fa qualcosa contro di me, ha un comportamento che io non apprezzo, oppure io ricevo un’offesa da questa persona, in questo caso, se questa persona è nota, è famosa per essere un tipo che fa sempre queste cose, io posso dire dire:

Da un par suo c’era da aspettarselo

Cioè da uno come lui, da lui, o da una persona come lui, o come lei (se è una donna). Par in questo caso significa “pari”, cioè “uguale”. Da par suo = Da un suo pari, da uno che è pari a lui: cioè semplicemente “da uno come lui”.

“Par”, senza la lettera i finale, sta per “pari” dunque. Ma se ci pensiamo bene possiamo interpretare “par” anche come l’abbreviazione di “parte”.

Infatti la frase precedente é equivalente a:

Da parte sua c’era da aspettarselo.

In questa frase non si fa riferimento ad “un suo pari“, ma semplicemente a lui: da un par suo diventa “da parte sua”. Ad ogni modo è importante dire che “par” nella frase “da par suo” significa pari, e non “parte”. Questo però come abbiamo visto non ci impedisce di costruire una frase molto simile utilizzando la parola “parte”.

Se mettiamo l’articolo “un” davanti (un par suo) vogliamo etichettare questa persona di cui parliamo, vogliamo considerarla una persona di un certo tipo, con certe caratteristiche. Quindi è un po’ offensivo e distaccato. E’ un modo di prendere le distanze da questa persona, o dalle persone come lui, con le stesse sue caratteristiche.

Spesso però l’articolo “un” non c’è. Ed a volte non c’è neanche la preposizione semplice. Ad esempio:

Non è da par tuo comportarsi così.

Giuseppe si mantiene da par suo;

Non è giusto accusare un galantuomo par suo!

Quindi “Non è da par tuo comportarsi così” significa “lui solitamente non si comporta in questo modo”, “non è questo il modo in cui si comporta”.

E’ solo una modalità diversa e più elegante di esprimersi usando “da par suo“.

Ovviamente “suo” può diventare mio, loro, tuo eccetera se ci riferiamo ad altre persone.

“Giuseppe si mantiene da par suo” significa invece che Giuseppe si mantiene da solo, senza l’aiuto di nessuno. Qui il significato è diverso da prima.

“Non è giusto accusare un galantuomo par suo!”.- In questa frase “par suo” lo potete semplicemente sostituire con “come lui“. E’ come se volessimo indicare le qualità di una persona, o il suo grado sociale. Questo è ancora un altro significato: si usa “da par suo” per fare un complimento. Esempio:

Cosa? Vorresti accusarlo di aver rubato? Non puoi accusare una persona onesta par suo! Non è una persona che farebbe una cosa simile.

Qui non c’è la preposizione “da”.

Si usa quindi per lodare una persona, evidenziare le sue doti, le sue capacità intellettuali, o di altro tipo. Posso dire ad esempio:

Se qualcuno ti insulta, devi rispondere da par tuo.

Cioè devi rispondere come sai fare tu, com’è nel tuo normale modo di fare.

Bravo, adesso sì che hai dato una risposta da par tuo;

Ancora un esempio: se conosco un pittore bravissimo, vedendo il suo quadro posso dire:

Ha realizzato un quadro da par suo, quale ci si doveva aspettare conoscendo il suo valore.

Questa modalità in teoria si potrebbe usare anche per evidenziare difetti o lacune delle persone, ma molto più frequentemente si utilizza per lodare.

Prima vi ho detto che “par” sta per pari, ed a volte “da par suo” è interpretabile come “da parte sua”. Attenzione perché se è vero che qualche volta questo posso farlo, non sempre posso fare il contrario. Infatti solitamente la frase “da parte sua” ha un senso diverso, e si usa per indicare un comportamento di una persona che si contrappone al comportamento di una seconda persona. Ad esempio:

Io volevo fare l’attore, ma mia madre, da parte sua, preferiva che io mi laureassi per diventare un medico.

In questo caso “da parte sua”, così come “da parte mia”, “da parte tua”, eccetera si usa per indicare una preferenza, o la scelta o anche solo un pensiero che viene da una persona:

Da parte mia, non ho nulla da aggiungere

Da parte mia nessun problema

Da parte tua, che ne pensi?

Da parte nostra ok, tutto a posto.

Oh scusa ti ho fatto male? Non c’era la volontà di farti male da parte mia!

Un’ultima annotazione: “da par suo” si usa solo al maschile se non vogliamo che il significato sia quello di “da parte sua”. Non potete quindi dire: “da par sua” e neanche “da par nostra” o “da par vostra”. Meglio non usare il femminile proprio per non confondere “da par suo” con “da parte sua”. Ed infatti la parola “parte” è femminile: “la parte sua”. Se usate”da par sua” (al femminile) evidentemente state dicendo “da parte sua” in modo abbreviato, ma non si usa molto fare questa abbreviazione.

Quindi ricapitoliamo: da par suo, da par mio, da par tuo eccetera si usa in diversi modi: “da par suo” significa da uno come lui, da una persona uguale a lui. Abbiamo visto diversi utilizzi di questa espressione, che rappresenta una modalità abbastanza elegante e simpatica per esprimere un concetto abbastanza semplice. Si può usare sia per lodare le persone, per evidenziare le cose ocaratteristiche positive, ma anche (più raramente) per evidenziare quelle negative. Sebbene “da par suo” sia simile a “da parte sua” possiamo costruire frasi simili con le sud modalità ma generalmente si usano in contesti diversi, infatti da parte sua, mia, tua eccetera si usa per riferirsi ad una persona e per esprimere una opinione o preferenza o scelta. Infine “par suo” si usa solo al maschile, altrimenti state abbreviando la frase “da parte sua”.

Da parte mia quindi avrei terminato questo episodio, e se voi, amici ascoltatori e lettori appassionati della lingua italiana, volete da parte vostra fare un esercizio di ripetizione, mi accingo a proporvi alcune frasi da par mio, che voi, da par vostro, potrete ripetere:

Da par mio

Da par suo

Da par loro

Da par nostro

Ho risposto alle accuse da par mio!

Bravo, hai mangiato tutto da par tuo!

Giovanni, da par suo, ha scritto ben due libri

In Italia si mangia bene, ma la Svizzera, da par suo, ha un cioccolato strepitoso!

Negli Stati Uniti c’è un luogo che si chiama Rock Springs. Ebbene la bellezze naturali di Rock Springs, da par loro, non hanno nulla da invidiare a quelle italiane.

Affrontate il nuovo anno da par vostro con una bella sfida da vincere

Ho citato la Svizzera e Rock Springs per ringraziare alcuni donatori di Italiano Semplicemente. E’ grazie a loro se non trovate la pubblicità all’interno del sito.

Al prossimo episodio ringrazierò anche altri donatori che vengono da altre località in tutto il mondo, e lo farò perché, da par loro, meritano un ringraziamento speciale.

Un saluto da parte mia.

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I carciofi alla romana a modo mio

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La ricetta dei carciofi “alla giudia“. Stasera aggiungeremo la spiegazione dei termini più difficili.

Trascrizione

Giovanni: buonasera a tutti, oggi vi faccio ascoltare la ricetta di un piatto eccezionale. La voce è sempre quella di Giuseppina, mia madre, titolare della rubrica “le Specialità ditalia“. Una ricetta italiana, ma che dico italiana: laziale. Ma che dico laziale: romana!

Spiegalo meglio tu mamma!

Giuseppina: Da noi questa è la stagione dei carciofi, un ortaggio adatto a tante ricette di cucina e ricchissimo di antiossidanti, vitamine e sali minerali.

Sono utili in questo periodo dell’anno in cui siamo esposti ad acciacchi e malanni, oltre che depurativi. Io li adoro.

Son molte le varietà coltivate, io stamattina ho comprato i cimaroli romaneschi.

I cimaroli sono quelli che crescono al centro della pianta, sono considerati i migliori da cuocere alla giudìa, ovvero prima stufati nell’olio e poi fritti o, appunto, alla romana.

Servono: carciofi (io ne preparo 2 a persona), prezzemolo, 3, 4 spicchi di aglio, olio abbondante, sale e pepe.

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Prepariamo una ciotola con acqua e 2 cucchiai di aceto oppure succo di limone, dove metteremo i carciofi a bagno, mano a mano che li puliamo.

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Si puliscono così: tagliamo i gambi alla base, togliamo le foglie più dure, sbucciamo anche i gambi fino alla parte tenera, gli tagliamo poi le punte.

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Poi li togliamo dall’acqua, allarghiamo poco poco le foglie, senza romperli, e ci mettiamo al centro un pezzettino di aglio, e un pochino di prezzemolo, sale e pepe.

Li sistemiamo in una pentola senza lasciare troppo spazio vuoto e irroriamo di abbondante olio, deve restarne almeno 1 cm sul fondo della pentola, aggiungiamo un mezzo bicchiere di acqua e mettiamo a cuocere a fuoco medio.

Durante la cottura potrebbe servire di aggiungere un altro pochino di acqua, non devono attaccare alla pentola altrimenti sono amari.

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Dopo circa 15 minuti li giriamo , continuiamo altri 15 minuti circa e sono cotti.

Buoni, buoni, buoni. Buon appetito.

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Giovanni: allora vediamo chevmia madre ha utilizzato alcuni verbi particolari:

Irrorare: un verbo con ben quattro erre. Mica facile trovarne di altri. Irrorare significa cospargere, versare, bagnare, riempire di liquido, mettere sopra. Solo una sostanza liquida si può irrorare, come l’olio d’oliva appunto. Irrorando i carciofi con dell’olio si mette dell’olio sopra i carcuofi in modo omogeneo, uniforme.

Sbucciare: sbucciamo anche i gambi fino alla parte tenera. Questo generalmente significa togliere le bucce. Le arance hanno la Buccia, le mele, le pere eccetera.

Il verbo in genere è riferito a frutta e verdure, e si può spiegare dicendo “privare della buccia”, cioè togliere la buccia. Al limite potete dire anche pelare. Molto simile in effetti ma pelare si usa con le patate, che ugualmente hanno una buccia. In genere pelare però si riferisce ai peli e non alla buccia. Probabilmente pelare le patate si usa per via del fatto che le patate sembrano avere una pelle più chebuna buccia: pelle è simile a pelare.

In alternativa esiste anche sfogliare, cioè togliere le foglie, ma senza dubbio sbucciare è ul verbo più adatto per i carciofi.

Mia madre ha usato anche il termine “cimaroli” per indicare un tipo particolare di carciofi. Cimaroli viene da cima cioè punta. I cimaroli stanno sulla punta ed al centro della pianta dei carciofi, sono in cima alla pianta,come la neve che sta sulla cima delle montagne.

I Cimaroli o Mammole sono i carciofi più buoni ed anche i più grandi della pianta.

Vediamo poi cosa significa questo nome: I carciofi alla giudia. Alla giudia (attenzione all’accento) significa alla maniera degli ebrei, cioè seguendo la città giudaica.

Potremmo dire anche carciofi alla giudea, con la lettera e al posto della i, ma in realtà la ricetta dei carciofi si chiama alla giudia.

Sono una ricetta tipica del lazio, e se capitate a Roma potete assaggiare i carciofi alla giudia un po’ dappertutto, ma in special modo nel quartiere denominato “il ghetto ebraico di Roma”.

I carciofi alla romana sono quelli che ha cucinato mia madre e sono leggermente diversi da quelli alla giudia, poiché c’è anche aglio, prezzemolo e/o mentuccia ed inoltre i carcuofi vanno stufati, anzichè fritti. Stufare un alimento, significa cuocere a lungo a fuoco lento o medio, in un recipiente ben chiuso.

Un giorno, molto vicino, le ricette di mia madre finiranno in un audiolibro.

Nel frattempo voglio dire a tutti che abbiamo già realizzato due Audiolibri, il primo per principianti ed il secondo per un livello intermedio.

Potete acquistarli su Amazon oppure su italianosemplicememte.com.

Ringrazio infine i donatori di italiano semplicemente che mi permettono di togliere la pubblicità dal sito. Un saluto a tutti.

Questi invece sono carciofi alla giudia (fritti)

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Sventare una rapina

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Un immigrato trentatreenne sventa una rapina e viene premiato dal titolare del negozio…

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Il primo libro di italiano semplicemente

Finalmente disponibile anche su CARTA. Il primo LIBRO di italiano semplicemente.
– 24 ore di episodi
– Livello B1-C2 https://www.amazon.com/dp/1793863474

Versione kindle + Audiolibro MP3

http://www.amazon.com/dp/B07N5DP4H7

All’interno della versione Kindle troverete il link ai files audio mp3.

La piccola igiene quotidiana

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Trascrizione

Buongiorno amici, oggi un breve episodio per rispondere ad una domanda di un visitatore di italiano Semplicemente. Chi vi parla è Giovanni.

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Si tratta di una visitatrice a dire il vero: Bianca Maria, che mi chiede di fare luce sulla frase seguente: “la piccola igiene quotidiana”.

Dunque, cara Bianca Maria, chiariamo innanzitutto che non si tratta di un’espressione idiomatica o una frase che può avere significati nascosti.

L’igiene: i-g-i-e-n-e: notate innanzitutto che igiene si scrive con la “i” anche se non si sente.

Con il termine igiene si intende la pulizia. In genere col termine igiene si intende Il complesso delle norme igieniche, con particolare riferimento alla pulizia personale o degli ambienti che ci circondano.

Quindi esiste l’igiene degli alimenti (del cibo), l’igiene degli ambienti di lavoro, l’igiene delle stanze della nostra casa e anche l’igiene ambientale in generale.

Si tratta di un complesso di norme, cioè di un insieme di regole igieniche; l’insieme delle regole che riguardano la pulizia personale ad esempio (cioè del nostro corpo) o la pulizia degli ambienti eccetera.

Possiamo scendere nel dettaglio se vogliamo. Esiste quindi ad esempio l’igiene orale, che si realizza lavandosi i denti con spazzolino e dentifricio, o usando il colluttorio (per fare degli sciacqui alla bocca) e anche il filo interdentale, per pulire bene lo spazio tra denti e gengive. Si chiama igiene orale perché serve a pulire il cavo orale, cioè la bocca. Si chiama “cavo” perché la bocca è una cavità.

Ci sono anche altri tipi di igiene, come ad esempio l’igiene mentale, che è sempre un insieme di norme, di regole, ma racchiude anche i provvedimenti per la prevenzione e la cura delle malattie psichiche, del cervello, della mente, attuati attraverso centri specializzati che sono sul territorio di un paese.

In questo caso la pulizia c’entra poco ed il legame con l’igiene inteso come pulizia a prima vista non si vede molto.

In realtà solo apparentemente, perché il termine igiene è un ramo della medicina, è una branca della medicina, cioè una parte della scienza medica dedicata alla salute fisica e mentale. Si parla di salute quindi e non di pulizia.

Quindi si capisce che anche l’igiene mentale riguardi la cura della nostra salute, come la pulizia del cavo orale riguarda anch’essa la nostra salute.

Bene, passiamo adesso all’igiene personale.

La domanda di Bianca Maria faceva riferimento all’igiene personale, e questo riguarda la pulizia del nostro corpo. L’obiettivo è quello di prevenire infezioni e malattie, quindi quando parliamo di igiene personale, parliamo di igiene orale ma non solo. Infatti pulire il nostro corpo non significa solamente pulire il cavo orale.

Parliamo della pulizia delle mani ad esempio, della pelle, del viso e del resto del corpo. C’è poi una categoria speciale di igiene: l’igiene intima, che riguarda la pulizia delle parti intime: le zone genitali quindi, che sono molto sensibili e sempre a rischio di irritazione, soprattutto a causa del sudore, dello sfregamento con i vestiti, ed ovviamente si possono sviluppare anche cattivi odori.

Di conseguenza le operazioni che fanno parte della nostra igiene personale sono la doccia o il bagno, con i quali laviamo il nostro corpo per intero, o il lavaggio e la cura di parti del nostro corpo: il lavaggio delle mani, del viso, dei denti e delle orecchie, delle parti intime eccetera.

Quando si parla di piccola igiene personale, in genere si intende tutto ciò che può servire per avere cura della nostra igiene personale; potremmo parlare del minimo indispensabile per occuparsi del proprio corpo.

Può capitare che in alcune occasioni venga richiesto ad una persona di avere a disposizione tutto il necessario per la “piccola igiene personale“. Ad esempio in casi di viaggi per andare in gita, una escursione organizzata, un campeggio o cose del genere. Se non viene specificato altro, probabilmente questa attrezzatura include semplicemente uno spazzolino da denti e del dentifricio, un pettine o una spazzola per capelli, una saponetta, uno shampoo e nel caso di persone anziane anche un contenitore per protesi, come la dentiera ad esempio. Per i maschi anche un rasoio elettrico personale, una lametta e del dopobarba. Il tutto dovrebbe riuscire ad entrare in una bustina. Credo di poter escludere tutto ciò che riguarda il trucco femminile, anche se da qualcuno potrebbe essere considerato fondamentale per la propria salute e sopravvivenza! In questi casi non dimenticate rossetto, smalto, fondotinta e mascara.

Credo sia effettivamente questo il motivo che ha spinto Bianca Maria a fare la sua domanda. Grazie a tutti per averci seguito ed ascoltato anche oggi con questo brevissimo episodio.

Vi invito a ripetere alcune parole prima di concludere, che ci aiuteranno a ricordare qualcosa sulla piccola igiene personale:

  • igiene personale
  • spazzolino e dentifricio
  • filo interdentale
  • colluttorio
  • dentiera
  • shampoo
  • doccia
  • igiene intima
  • igiene orale
  • saponetta
  • bagnoschiuma
  • assorbenti intimi
  • spazzola
  • pettine

Grazie a tutti, vi aspetto al prossimo episodio di italiano semplicemente.

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Contare per qualcuno

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Trascrizione

Buongiorno amici bentornati su italiano semplicemente, rispondo volentieri ad una domanda arrivata per email, una domanda in cui si chiede di spiegare il significato di una frase.

La frase indicata da Tamara è “conti qualcosa per me”.

Una frase romantica, che si pronuncia di fronte alla persona amata.

In effetti il verbo contare ha diversi significati, ed uno di questi significati è legato al valore delle cose e delle persone.

Quando una persona conta, o quando qualcosa conta, vuol dire che ha molta importanza.

Contare significa quindi essere importanti, e contare qualcosa ha lo stesso significato.

Contare qualcosa per qualcuno significa che c’è una persona (qualcuno) che crede che tu sia importante.

Conti qualcosa per me è come dire “tengo molto a te”.

Tu conti molto per me =io tengo molto a te.

Tu conti qualcosa per me è una modalità meno impegnativa rispetto a “tu conti molto per me” ma è pur sempre una dichiarazione d’amore.

Credo che sia persino più sincera, perché se una persona vuole mentire non userebbe “qualcosa” ma per fare colpo userebbe “molto”.

Questa è la mia opinione e sensazione ovviamente.

Abbiamo fatto un episodio in passato dedicato alla frase “ci tengo”, “tengo a te” ed altre modalità di esprimere dei sentimenti.

Consiglio a Tamara e anche a tutti i visitatori di dare un’occhiata all’episodio in questione.

Per oggi è tutto. Se siete arrivati fino alla fine significa sicuramente che italiano semplicemente conta qualcosa per voi.

Sappiate che la cosa è reciproca.

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Stare all’aria aperta

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Buongiorno ragazzi, voglio rispondere a Giorgia, ha fatto una richiesta riguardo alla frase “stare all’aria aperta“. Grazie Giorgia della tua richiesta. Io sono Giovanni di italianosemplicemente.com e vediamo di riuscire a spiegare questa frase: stare all’aria aperta. E’ anche una bella occasione per vedere insieme qualche termine particolare e alcune frasi che si usano quando si parla di “aria aperta”.

Credo che sia il caso di spiegare una parola alla volta.
Stare è un verbo, e questo verbo si usa in moltissime occasioni diverse. Stare significa prima di tutto essere in un luogo, e restare in quel luogo senza allontanarsi; quindi stare significa fermarsi, trattenersi; è il contrario di andare.

Sono stato a casa tutto il giorno;

Stare a scuola,

Stare in ufficio

Stare a letto;

Sono stato dai miei genitori

Finora il senso è proprio relativo alla permanenza in un luogo: la scuola, l’ufficio, il letto, la casa dei genitori.

Se non consideriamo in questo episodio le infinite frasi idiomatiche che contengono il verbo stare, possiamo però notare che a volte questo verbo si usa più in generale per indicare la permanenza non esattamente in un luogo ma in una situazione o in un ambiente:

Stare sotto la pioggia

Stare all’ombra

Stare al chiuso

Stare all’aperto

Quest’ultima frase: “stare all’aperto” è quindi il contrario di “stare al chiuso”.

Molto simile è “stare all’aria aperta” che è l’espressione che ha chiesto Giorgia. La frase è equivalente a stare all’aperto, ma si aggiunge la parola aria per sottolineare l’aspetto legato alla salute.

L’aria si trova normalmente in tutti gli ambienti, e si usa spesso dire “stare all’aria” per indicare che qualcosa si trova in un ambiente aperto, non chiuso quindi, non riparato, ma spesso esposto alle condizioni atmosferiche.

A volte si usa aggiungere “aperta”: stare all’aria aperta, ed in questo caso si fa quasi sempre riferimento, come dicevo, ai benefici di stare in un ambiente aperto. Trovarsi in un ambiente all’aperto significa quindi stare all’aria aperta.

E’ un consiglio valido per tutti quello di stare all’aria aperta un po’ tutti i giorni, per godere dei benefici come l’assorbimento della vitamina D, evitare di stare troppo seduti e fare attività salutari preferibilmentee sposti alla luce del sole.

Quando si dice “stare all’aria aperta” è perciò come dire “stare all’aperto”, che è il contrario di “stare al chiuso“.

L’aria si dice “aperta” proprio perché quando essa è “chiusa”, vuol dire che non ha possibilità di uscire all’esterno, è racchiusa in un ambiente, quindi si trova chiusa (o racchiusa) in un ambiente, e questo spesso è causa di malattie, vuoi perché con delle persone dentro si riempie di batteri, vuoi perché l’aria a volte si riempie anche di gas che provengono dal terreno, come il radon ad esempio. Insomma è sempre bene far ossigenare gli ambienti, facilitare il ricambio dell’aria negli ambienti chiusi.

Facilitare un costante ricambio dell’aria negli ambienti è quindi buono per la salute, perché ci sono molte sostanze che si possono trovare nell’aria e non si possono percepire, non ci si accorge della loro presenza. Si parla di “aria viziata” in questi casi. L’aria viziata è l’aria che si trova in un ambiente e che non è stata cambiata, quindi si sente come si dice “puzza di chiuso“.

Fermiamoci un attimo sul concetto di “aria viziata”.

La parola “viziata“, o “viziato” si usano quasi sempre per indicare un difetto, o un “vizio” di una persona. Spesso i bambini si dicono viziati quando i genitori li abituano a ricevere molti regali o li abituano a vedere soddisfatti tutti i loro desideri.

Nel caso dell’aria viziata invece si fa riferimento proprio al fatto che l’aria necessita di essere ricambiata in un ambiente chiuso.

A questo proposito un piccolo consiglio che viene dalla medicina: se non si ha l’opportunità di stare all’aria aperta e si è costretti a stare in ambienti chiusi con altre persone, i medici suggeriscono di lasciare le finestre aperte 1-5 minuti ogni ora. Questo assicura un adeguato ricambio dell’aria. Arieggiare quindi una stanza (cioè far circolare l’aria al suo interno) da 1 ai 5 minuti ogni ora. Molte persone hanno la tendenza a non aprire mai le finestre di casa quando fa molto freddo ma questo non fa bene dunque alla salute.

Sperando di aver ben spiegato la frase, facciamo un breve esercizio di ripetizione:

Aria aperta

Stare all’aria aperta

Arieggiare una stanza

Aria viziata

C’è aria viziata in questa stanza

Che puzza di chiuso in questa stanza, apri le finestre!

Occorre un ricambio dell’aria

Ossigenare i polmoni

Far circolare l’aria

Al prossimo episodio di Italiano Semplicemente. Grazie ai donatori, a chi sostiene il sito, e grazie a tutti coloro che ci seguono, che spesso stanno all’aria aperta, fanno una corsetta nel prato e nello stesso tempo ascoltano gli episodi di Italiano Semplicemente. Per chi non lo ricordasse, l’utilizzo dei cosiddetti tempi morti è una (la seconda) delle sette regole d’oro per imparare l’italiano.

Ciao a tutti

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Le meraviglie di Roma: la Scala Santa

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Trascrizione

Giovanni: ciao a tutti. Bentornati su italianosemplicemente.com. Oggi ritorna la rubrica “le meraviglie di Roma“. Io sono Giovanni ma questa puntata la lascio volentieri nelle parole di Bogusia, membro dell’Associazione Italiano Semplicemente.

Bogusia ci parlerà della Scala Santa, a Roma. Mentre farà questo, Bogusia prova ad utilizzare alcune espressioni imparate sulle pagine del nostro sito. Vediamo come se la caverà. Buon ascolto a tutti. Iniziano le trasmissioni di radio italiano semplicemente.

Bogusia:

Buongiorno, salve cari ascoltatori di “radio italiano semplicemente”.

Mi chiamo Bogusia e vi ringrazio per aver scelto di ascoltarci ancora una volta.

Io sono uno dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente e oggi mi piacerebbe parlare della nostra nuova rubrica, “le meraviglie di Roma”, che è stata lanciata circa un mese fa, quando ci siamo occupati della Bocca della Verità.

A dire il vero c’è stato anche un episodio dedicato al Pantheon tempo addietro, ed uno anche dedicato a Castel Sant’Angelo, ma non era ancora stata definita con esattezza l’intenzione di realizzare una rubrica dedicata a Roma ed alle sue meraviglie.

Devo ammettere che non è stato affatto facile riprendere la rubrica per via della scelta giusta. Più volte sono stata sul punto di mollare tutto; capirai!

Avevo solo l’imbarazzo della scelta su quale delle tante meraviglie scegliere.
Ci sono tanti posti, luoghi, attrazioni, meraviglie a Roma di cui parlare, ma penso che man mano li potremo scoprire tutti, senza farci prendere dalla frenesia.

Possiamo dare un’occhiata soprattutto ai meravigliosi luoghi che risultano ancora poco conosciuti dalle masse.

Un’altra sfida poi avevo in mente: mettere a frutto le espressioni (alcune intendo) imparate su italiano Semplicemente.

Con questi due obiettivi in mente, per questa puntata ho voluto scegliere un luogo adatto.

Dopo tanta esitazione e tanto indugio, alla fine sono riuscita a far uscire dalla testa “la scala Santa“.
Ma quale scala Santa d’Egitto?

Qualcuno potrebbe mettersi a gridare!

Io ho scelto questo luogo turistico poco conosciuto perché si trova presso il centro di Roma ed è facilmente raggiungibile da tutti.

Inoltre, come dicevo, è un luogo non molto conosciuto, se non dai cittadini e turisti di fede cristiana.

Considerata la storia della Scala Santa (forse dovremmo parlare di leggenda) secondo me vale assolutamente la pena di parlarne, fede religiosa a parte.

Cercherò di rendere il mio racconto il più breve possibile e spero di riuscire ad adempiere ai miei due obiettivi di cui sopra ed al mio piacere di riscuotere il vostro interesse.

Vediamo un po’: il santuario della Scala Santa si trova nel complesso dei palazzi del Laterano, a un passo dalla basilica di San Giovanni in laterano, antica sede del Papa. Lo sapevate?

Bisogna attraversare solamente la strada rispetto alla basilica lateranense e si entra in un altro mondo che ci riconduce alla passione di Gesù Cristo.

Ma anticamente, pochi lo sanno, quel luogo era tutt’uno con il palazzo papale.

Non vorrei però raccontare la storia del luogo, ma la tradizione raccontata da più di mille anni.

Per la religione cristiana e secondo gli storici del medioevo si tratta di uno dei luoghi più venerati di Roma.

Una leggenda medievale vuole infatti che questa scala sia la stessa che Gesù utilizzò per raggiungere l’aula dove poi lo avrebbe aspettato il governatore Ponzio Pilato per interrogarlo, a Gerusalemme, poco prima della crocifissione.

Questa scala utilizzata da Gesù fu trasportata a Roma nell’anno 326 per volere della madre di Costantino l, Flavia Giulia Elena, venerata dai cristiani col nome di Sant’Elena Imperatrice.

Si tratta di 28 gradini in tutto, gradini marmorei, quindi costruiti in marmo.

La venerazione della Scala Santa si deve anche al fatto che la scala porta verso la cappella di San Lorenzo in Palatio ad Sancta Sanctorum, ovvero la cappella privata del pontefice, nella quale si trovano tesori numerosi, tesori non da vagliare da un orefice o gioielliere ma dal punto di vista sacro.

Tra questi, ci sono le reliquie della passione di Cristo portati a Roma insieme alla scala di Sant’Elena.

Come racconta la tradizione, i 28 gradini furono sistemati dall’alto verso il basso in modo da non essere calpestati dai muratori.

I fedeli possono salirla in ginocchio. Non a piedi dunque ma con le ginocchia, sempre in segno di rispetto e venerazione.

Tale uso è antichissimo ed è stato sempre osservato. Parecchi fedeli percorrono, tutt’oggi, rigorosamente in ginocchio, tutta la scala Santa, pregando e chiedendo delle grazie.

I gradini della Scala Santa non sono mai stati percorsi a piedi, come avviene normalmente, tranne un’unica volta.

Si racconta di un solo caso infatti, come riferiscono le cronache del 1600: quello di un non credente che la volle salire a piedi.

Sembra però che quando posò il piede sull’undicesimo gradino, lo stesso sul quale cadde Gesù, una forza misteriosa gli fece improvvisamente piegare le gambe.

Spero di essere riuscita a destare qualche stupore o interesse e farvi voglia di saperne di più. Magari se andate a Roma, dare un’occhiata a questo posto, che seppur poco conosciuto ai più. Neanche, a quanto sembra, ai romani stessi, che passando in macchina nelle immediate vicinanze o fermi in attesa che scatti il fatidico semaforo, la guardano pensando che si tratti di una chiesa qualsiasi.

Chi ha il pane non ha i denti, come si dice a Roma, dove spesso ci si perde tra mille bellezze architettoniche e storiche.

Il mio racconto finisce qui, grazie mille per la vostra attenzione.

Spero che io non abbia disatteso le vostre aspettative e che Dio ce la mandi buona per il prossimo incontro su queste pagine.

Comunque, a prescindere da quanto ho raccontato oggi, dovete sapere che in questo periodo si approssima la cosiddetta “quinta stagione” dell‘anno.

Si chiama comunemente così il tempo del carnevale in Germania, dove abito.

Approfitto pertanto per augurarvi buon divertimento e tanto gustose ciambelle di Carnevale, chiacchiere e tutto ciò che ha a che vedere con il carnevale.

Ho appena menzionato le ciambelle di carnevale ed allora prendo l’occasione al volo per ringraziare Giuseppina che registra per noi ottimi episodi che trattano delle specialità italiane.

Grazie mille Giuseppina.

Giovanni: brava Bogusia, hai usato parecchie espressioni di cui ci siamo occupati in passato ed anche qualche frase e qualche verbo dal corso di Italiano Professionale. Sulla trascrizione di questo episodio trovate i collegamenti alle frasi usate da Bogusia, che saluto. Mi piace molto fare questi episodi con i membri dell’associazione perché mi permette di capire le singole difficoltà dei membri che in questo modo possono essere risolte. Nel caso di. Bogusia le problematiche erano relative alle parole con l’apostrofo, come tutt’altro e castel Santangelo, oppure “un altro” dove, sebbene l’apostrofo non ci sia, potrebbe venire la tentazione di staccare le parole nella pronuncia. Questo è uno dei vantaggi dell’associazione italiano semplicemente.Grazie Bogusia.

Al prossimo episodio.

Le specialità italiane – EST EST EST

Audio

Trascrizione

Giovanni: buongiorno a tutti e bentornati su Italiano Semplicemente.

Se sei uno straniero che sta cercando di migliorare il proprio italiano questo è il posto giusto per te. Io sono Giovanni e oggi ci occupiamo di vino. Sapete che l’Italia, checché se ne dica, non la batte nessuno in termini di vini e cibo. La rubrica in questione è denominata “le specialità italiane” ed è curata da mia madre Giuseppina, che oggi vi racconta qualcosa su un vino bianco laziale, cioè della regione Lazio, nel Centritalia.

Ricevo molti apprezzamenti, molti complimenti per questa rubrica, ed allora vi lascio volentieri nelle parole di Giuseppina. Ci sentiamo dopo

Giuseppina: Se parliamo di eccellenze nazionali non possiamo dimenticare il vino.

Le nostre regioni ne producono tante varietà, bianchi o rossi, tutti ottimi,  ma io voglio farvi conoscere un vino della mia zona, quello della Tuscia Viterbese.

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Esattamente a Montefiascone e nei paesi vicini, si produce un eccellente vino: l’est est est.

E’ un vino bianco al quale è stata riconosciuta la DOC (denominazione di origine controllata). Ha un gusto secco, pieno, ed un aspetto limpido e brillante. Buono fresco, con tutti i tipi di pietanze.

Ora però vi racconto l’origine di questo nome particolare:

Nell’anno mille, esattamente nel 1111, Enrico V, re di Germania si stava recando a Roma per ricevere la corona del Sacro Romano Impero.

Un vescovo tedesco del suo seguito, amante del buon vino, per essere certo di gustare solo il meglio della produzione italiana,  escogitò un astuto stratagemma.

Si fece infatti precedere, di un paio di giorni, lungo il suo tragitto, dal fedele servo e coppiere Martino che aveva il compito di ispezionare la zona prima dell’arrivo del padrone.

Quando Martino , trovava un vino buono doveva segnalare la locanda con la scritta “est” che significava “vino buono”.

Arrivato nella cittadina di Montefiascone nel Lazio settentrionale, trovò un vino talmente buono che ripeté per tre volte il segnale convenuto con l’aggiunta di sei punti esclamativi. Così accanto alla porta dell’osteria scrisse a grandi lettere: est!! est!! est!!

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Il cardinale quando arrivò, apprezzò così tanto questo vino che rimase a Montefiascone per tre giorni, prima di riprendere il suo viaggio verso Roma.

Che ne dite, facciamo un brindisi?

Giovanni: bene, allora mia madre vi ha parlato della Tuscia viterbese. Si tratta di una zona (la Tuscia) che non è una regione amministrativa, ma un territorio abbastanza esteso, grande, che prende parte del Lazio, dell’Umbria e della Toscana.

La Tuscia la possiamo anche chiamare Etruria, dove vissero gli Etruschi parecchi anni fa. Quindi la Tuscia viterbese è la parte di questo territorio che si trova in provincia di Viterbo, una città che si trova a nord rispetto a Roma.

Anche il comune di Montefiascone si trova nella Tuscia viterbese quindi.

Poi vorrei fare chiarezza su alcuni termini usati da mia madre. Vediamo la seguente frase:

Un vescovo tedesco del suo seguito, amante del buon vino, per essere certo di gustare solo il meglio della produzione italiana,  escogitò un astuto stratagemma.

Il seguito (attenzione alla pronuncia) è un gruppo di persone che fanno scorta o compagnia a un alto personaggio, un personaggio importante. Quindi il seguito del vescovo tedesco è un gruppo di persone che accompagna il vescovo.

Escogitò un astuto stratagemma: Il verbo è escogitare. Significa trovare con la mente. Quando si pensa intensamente ad una soluzione, per risolvere un problema spesso si usa questo verbo: escogitare.

Quindi quando si escogita qualcosa, si riflette, si pensa, si immagina, si cercano idee per risolvere un problema.

Si può escogitare un trucco, un rimedio, una soluzione, o anche uno stratagemma. La parola stratagemma di solito si usa per indicare una finta mossa, come per ingannare qualcuno, una mossa intesa a disorientare e sorprendere il nemico. Potremmo parlare di espediente, un furbo, un astuto espediente.

Si tratta sempre di superare un problema, un impedimento. In questo caso si potrebbe semplicemente parlare di idea. Il vescovo, molto più semplicemente, ha avuto una buon’idea.

Infine parliamo del “segnale convenuto”:

Arrivato a Montefiascone, Martino trovò un vino talmente buono che ripeté per tre volte il segnale convenuto. 

Il segnale convenuto è il segnale (la scritta EST) che Martino aveva convenuto con il vescovo tedesco. Insieme avevano convenuto, cioè avevano deciso, si erano accordati su un segnale. Si erano quindi messi d’accordo su un segnale, avevano concordato che il segnale dovesse essere la scritta “EST” questo era il segnale che avevano convenuto, o semplicemente il segnale convenuto.

Concludiamo col brindisi: il brindisi è un movimento che si fa, è un atto, l’atto di alzare i bicchieri e farli toccare tra loro, farli tintinnare tra loro, dopodiché si beve alla salute di qualcuno, in segno di augurio.

E quando si fa un brindisi non si dice “tin tin” come suggerirebbe la parola “tintinnare” ma in Italia si dice “Cin cin”, entrambi sono suoni onomatopeici ma “cin cin” deriva dal cinese e significa “prego, prego”.

Si dice spesso anche “prosit” quando si fa un brindisi, oppure potete dire semplicemente “alla salute” ed al prossimo episodio di ItalianoSemplicemente.com.

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La differenza tra NO e NON

Audio

Trascrizione

Buonasera amici di Italiano semplicemente, bentornati, per chi non mi conosce io sono Giovanni e abito a Roma.

Oggi vorrei spiegare la differenza che c’è tra due parole: no e non.

Mi capita abbastanza spesso di notare che alcuni stranieri sbagliano, confondono queste due parole italiane, molto simili tra loro.

Parliamo di persone che hanno un livello di conoscenza a volte sufficiente per parlare, per comunicare, anche con un italiano, persone che capiscono più o meno qualsiasi discorso e sono in grado di intrattenere una conversazione. Nonostante questo a queste persone spesso capita di confondere no e non.

Una sola lettera di differenza, non è vero? Eppure entrambe le parole servono a negare, a fare una negazione.

La prima parola è “No”, lettere, una consonante (n) e una vocale (o).

Mentre “non” ha una consonante in più: la “n” che si ripete alla fine. Si tratta, questa, di una delle non molte parole italiane che termina con una consonante (come la n appunto).

Ce ne sono a dire il vero molte ma o si tratta di preposizioni, o di parole che perdono l’ultima lettera e che si utilizzano in particolari occasioni (come ad esempio voler che deriva da volere) oppure parole straniere che sono entrate nel nostro vocabolario. Questa volta: “non” è un avverbio.

Sia no che non esprimo una negazione.

La differenza tra no e non si spiega in realtà facilmente. Detta brevemente, no è quasi sempre solo un’esclamazione (il contrario di sì), e non c’è mai o quasi mai un verbo dopo, a meno che non si voglia ribadire il concetto con altre parole, cioè spiegare meglio.

Invece “non” è sempre (vedremo dopo le eccezioni) seguito da un verbo.

Dopo questa risposta breve, vi spiego un po’ meglio.

Innanzitutto nella pronuncia: la parola “No”, senza enne finale, si pronuncia con la “o” aperta. Invece “non” con la “o” chiusa.

Notate la differenza nella pronuncia tra la o aperta e quella chiusa: no, non.

Pronuncia a parte, vediamo come si usano.

Se io faccio una domanda, spesso la risposta può essere affermativa (sì) oppure negativa (no). Ad esempio:

Sei italiano?

Sì, sono italiano

oppure.

No, non sono italiano

Quindi No è una negazione secca, decisa, tonica, e dopo averla pronunciata posso spiegare meglio se voglio, posso aggiungere altre informazioni o aggiungere un significato emotivo.

“No” è quindi una negazione che riassume in sé tutto il senso del discorso. E’ del tutto analogo al sì affermativo. E’ molto simile, non nel significato ma nel tipo di messaggio, ad altre come a ALT, BASTA, o parole di questo tipo, che in una sola parola dicono molte cose, tutto il senso di un discorso.

Non vale la stessa cosa per “non”, che, pur essendo una negazione, ha bisogno di un verbo che la segue.

Vuoi venire?

Vuoi venire al cinema?

Vieni con noi?

Mi ami?

No!

Questa risposta è equivalente a:

Non voglio venire

Non vengo con voi

Non ti amo

Posso anche rispondere:

No, non vogliono venire

No, con vengo con voi

No, non ti amo

Che è più efficace, oppure:

No, perché ho da fare

No, non ne ho voglia

No, magari la prossima volta

Che aggiunge delle informazioni aggiuntive.

Oppure:

No, grazie, non ne ho voglia

In questo caso il tono è più educato.

Quindi “non” serve a negare una azione, espressa dal verbo che segue, mentre “no” serve a negare la domanda che viene fatta (quindi tutta la frase), o qualcosa che è stato già detto in precedenza, tipo:

Se vieni o no, va bene lo stesso

Notate che a volte “no” si trova anche nelle domande, non solo nelle risposte. Ad esempio:

Vuoi venire o no?

Vedete che “no”, ancora una volta, esprime la negazione della frase precedente e non c’è alcun bisogno di aggiungere altro.

E’ pertanto sbagliato dire: vuoi venire o non?

Invece non è sbagliato domandare:

Vuoi venire o non vuoi venire?

Possiamo quindi sempre sostituire no con non, ma dobbiamo aggiungere qualcos’altro.

Infine, come si è visto, no e non possono essere presenti in una stessa frase, sia nel caso di domande che nel caso di risposte:

Vuoi studiare con me o no? No, non voglio, ho poco tempo.

Vi ho detto che “non” precede sempre un verbo tranne casi particolari. Infatti tra non e il verbo ci può anche essere una particella: ci, ce, ne, si oppure “che” ed altre congiunzioni, o articoli e pronomi personali, aggetivi e sostantivi. Altre volte il verbo non c’è. Ad esempio

Al mare con te non ci vengo! (precede ci)

Non ne voglio più di pizza (precede ne)

Non c’è nessuno? (precede ci, infatti c’è= ci+è))

Non lo voglio più vedere (precede lo, pronome personale)

Non mi guardare in questo modo (precede mi)

Non si vede nessuno in giro stasera (precede si)

Voglio la margherita, non la capricciosa! (precede la, articolo)

Giovanni è un insegnante con una preparazione non indifferente (aggettivo)

Vorrei citare le sue qualità, non ultima la chiarezza

Hai ancora finito? Non ancora.

Sei sposata? Non più.

Quando non precede direttamente un verbo quindi i casi sono due, o il verbo viene più tardi (tipo: non ci vengo) oppure è scontato: Voglio la margherita, non la capricciosa).

C’è da dire che “non” ha molti utilizzi diversi nella lingua italiana, molti di più rispetto a “no”.

Vorrei farvi notare un uso particolare di “non”. Se una persona mi dice:

Giovanni, sai che sei proprio un bel ragazzo?

Io potrei rispondere:

Non che io non lo sappia, ma non mi piace vantarmi.

E’ quindi un modo diverso non per negare, ma per dire una frase affermativa facendo una doppia negazione: “non che io non lo sappia”: c’è una doppia negazione: significa “non è vero che non lo so” quindi lo so!

Una frase affermativa quindi. In questi casi (non che, non è che) si usa con il congiuntivo. La frase che abbiamo appena visto equivale a dire:

Sì, lo so, ma non mi piace vantarmi.

Posso comunque anche fare una sola negazione:

Hai voglia di studiare?

Non che ne abbia molta voglia, ma devo farlo.

Cioè, detto in altro modo: Non ne ho voglia, ma devo farlo. Comunque uso sempre il congiuntivo.

Quello che a me interessa, in questi casi, è sottolineare la negazione del contrario: si nega la frase affermativa.

Allora per capire bene e per concludere questo episodio proviamo a fare un esercizio finale.

Dite la frase equivalente utilizzando non che + il congiuntivo.

  • Sì, mi piace, ma non ne vado pazzo

Non che non mi piaccia, ma non ne vado pazzo

  • Non godo quando tu stai male, anzi!

Non che io goda quando tu stai male, anzi!

  • Ci hanno provato

Non che non ci abbiano provato

  • Esistono altri metodi per insegnare l’italiano agli stranieri, ma quello di Italiano Semplicemente a me piace di più.

Non che non esistano altri metodi per insegnare l’italiano agli stranieri, ma quello di Italiano Semplicemente a me piace di più.

Buona serata.

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