848 Dulcis in fundo

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Ma questo latino ce lo ritroviamo dappertutto?

Dal titolo avrete già capito che anche la locuzione di oggi ha a che fare col latino. Oppure no?

Veramente “dulcis in fundo” viene dalla lingua latina? Pare invece proprio di no (mi sono informato perché ero proprio convinto del contrario!).

Comunque sia, sta di fatto che “dulcis in fundo” è una locuzione che si usa abbastanza di frequente nella lingua italiana e dunque questo per me è sufficiente per spiegarvene il significato.

Letteralmente, “dulcis in fundo” significa “il dolce viene in fondo”.

Si fa riferimento al fatto che il dolce, in un pasto, si mangia alla fine, cioè in fondo al pasto, alla conclusione del pasto.

Il dolce dunque conclude il pasto. La conclusione è la parola più importante di questo episodio.

Questa locuzione si usa però solamente in senso figurato.

In senso figurato “il dolce” può infatti rappresentare un evento, un avvenimento, un fatto che si conclude positivamente.

Quindi “dulcis in fundo” può far parte di una frase in cui si commenta la conclusione di qualcosa. Può indicare ad esempio la positiva (cioè felice) conclusione di un evento che già di per sé è qualcosa di positivo.

Es:

Giovanni ha organizzato la prossima riunione dei membri in Toscana, in una splendida villa in cui tutti i membri potranno condividere bei momenti insieme. Passeremo i primi tre giorni facendo varie attività e dulcis in fundo, ogni membro avrà un libro in regalo.

Dunque alla fine, alla conclusione di un bell’incontro, i partecipanti avranno un libro in regalo. Questa è una sorta di “ciliegina sulla torta”.

Anche questa espressione si usa abbastanza di frequente con significato simile.

La ciliegina sulla torta è ciò che completa un’opera in senso positivo. Pensate a una bella torta in cui una ciliegina alla fine, appoggiata sopra, fa sembrare la torta ancora più bella e a quel punto non c’è bisogno di aggiungere altro. La torta è adesso completa e perfetta.

Si usa anche “per concludere in bellezza”, un’altra espressione con un senso pressoché identico. Es:

Dopo tre anni caratterizzati da virus, guerre e crisi economiche, per concludere in bellezza ci vorrebbe l’arrivo degli alieni. Sarebbe veramente la ciliegina sulla torta.

Questo ovviamente è un utilizzo ironico.

Vabbé, vi faccio un esempio serio:

Vorrei concludere in bellezza questo episodio con un bel ripasso degli esercizi precedenti.

Prima della ciliegina sulla torta però voglio farvi un esempio ironico di dulcis in fundo.

In effetti si usa spesso anche in questo modo, quando si vuole ironizzare su una conclusione negativa che aggrava ulteriormente una situazione già negativa. Siamo quindi nel caso opposto di quello già descritto.

Es:

Lo scorso anno la mia squadra del cuore non ha raggiunto nessuno dei suoi obiettivi. Abbiamo perso la Champions league, siamo arrivati ultimi in classifica e, dulcis in fundo, metà dei giocatori si sono infortunati.

Adesso il ripasso (dulcis in fundo, come al solito):

Irina: ricordo che un giorno non mi girava bene o il mio umore non era dei migliori, che dir si voglia. Pertanto ho deciso di fare due passi per cambiare aria. Così, mi sono incamminata verso il bosco. C’erano delle vie veramente tortuose. Senza rendermene conto mi ha colto la notte. Dal momento che non ci vedevo, mi sono presa una storta che mi ha lasciato degli strascichi fino a oggi. Mamma mia che dolore!

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847 Per tutta risposta

Per tutta risposta

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Una locuzione interessante da usare quando si descrive la reazione di una persona è “per tutta risposta“.

Si tratta di situazioni in cui c’è una reazione inaspettata, inattesa e spesso provocatoria da parte di una persona.

Si può parlare di una discussione o di un confronto tra persone, ma la risposta di cui si parla è la conseguenza di una divergenza di opinioni e se usiamo questa locuzione non parliamo solitamente di una risposta a parole, ma di una risposta diversa.

Vediamo qualche esempio:

Durante la lezione di italiano, alcuni studenti chiesero al professore di spiegare nuovamente il congiuntivo. Il professore, per tutta risposta si alzò e abbandonò l’aula.

Indubbiamente il professore ha dato una “risposta” agli studenti, non è così?

Si può comunque anche indicare una risposta a voce, tipo:

Il professore, per tutta risposta, disse che quegli studenti che hanno fatto quella domanda sarebbero stati bocciati!

Anche questa è una risposta!

La cosa importante è che questa risposta sia una reazione e che sia inaspettata, dunque che stupisce. Può accadere anche che questa reazione sia la dimostrazione di uno scontro, o come dicevo, di una divergenza di idee, ma è comunque qualcosa di esagerato e che solitamente mette fine a una discussione.

Es:

Il ladro ha provato a rubare la borsa alla vecchietta, che per tutta risposta lo ha colpito ripetutamente e il ladro è finito in ospedale.

Il ragazzo, dopo essere stato sgridato dal padre, per tutta risposta gli ha bucato le gomme dell’automobile.

Vedete che c’è sempre una reazione di un certo tipo: esagerata, inattesa, provocatoria. In caso contrario non è il caso di usare questa locuzione. Negli altri casi si può usare “come risposta” o “in risposta a”. In questi casi non c’è sorpresa, non c’è emozione e non c’è neanche una vera reazione; solo una semplice risposta fatta a parole o con altro.

Es:

Questo episodio è in risposta a coloro che mi hanno chiesto il significato della locuzione di oggi.

Questo episodio non è da interpretare come risposta ad una domanda

Il mio capo mi ha chiesto di licenziarmi. Che ne dite, come risposta potrebbe andar bene un semplice “no, grazie”?

Adesso è il momento del ripasso. Rispolveriamo qualche episodio precedente.

Karin: oggi al lavoro ho dovuto leggere un centinaio di email. Manco fossi il dirigente! Che diamine!

Peggy: beh comunqueè segno chesei una persona molto importante, a prescindere dal tuo stipendio

Danielle: immagino che tu abbia comunque dovuto rispondere a tutte le email anche a costo di fare tardi in ufficio.

Harjit: anch’io ricevo svariate email ogni giorno , ma leggo solo lo stretto indispensabile per dare una risposta.

Hartmut: Mi dà veramente sui nervi chi scrive più di 10 righe da leggere.

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846 Arzigogolato e tortuoso

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Conoscete tutti il verbo googlare, (o anche googolare) vero? È abbastanza recente come si può immaginare.

Si usa spesso per indicare la ricerca su google o comunque in generale cercare in Internet, effettuare una ricerca in Internet tramite un motore di ricerca.

Esiste anche il participio passato di questo verbo: googlato (o googolato). Ho fatto questa premessa perché in questo modo vi risulterà più facile ricordare l’aggettivo arzigogolato, che non ha niente a che vedere con google però!

E’ solo uno dei miei scherzetti, ma se vogliamo, è un utile espediente per ricordare l’aggettivo in questione: arzigogolato, che significa invece complicato, tortuoso.

Si usa in particolar modo quando si parla di percorsi e anche di discorsi.

Il termine “arzigogolato” fa pensare (almeno a me) a una strada un po’ confusa, dove ci sono tante curve, curve però che creano confusione e disorientamento.

Dico questo perché esiste anche l’espressione andare a zigo zago oppure fare zig zag, che indicano un percorso a curve.

Pensate alla lettera z e alla sua forma. Allora se una strada fa una serie di zig zag, allora vuol dire che segue un percorso non diritto ma con tante curve.

Quindi questo aggettivo “arzigogolato” mi fa pensare a qualcosa di simile. In un discorso arzigogolato (questo è un uso figurato) in effetti c’è il senso di un discorso poco chiaro, contorto, complicato. C’è l’idea di dire cose inutili, cose complicate e inutili.

Anche l’aggettivo contorto dà in effetti la stessa idea. Pensate al contorsionista, quell’artista di circo che, mediante una straordinaria flessibilità della colonna vertebrale, può eseguire movimenti o prendere atteggiamenti forzati e abbastanza innaturali. Il contorsionista fa le curve col proprio corpo.

Prima ho citato anche l’aggettivo “tortuoso“, aggettivo abbastanza simile a arzigogolato, ma tortuoso è più adatto ai percorsi che si fanno a piedi per indicare la difficoltà. In senso proprio comunque anche “tortuoso” indica che ci sono delle curve. Posso anche dire che il fiume ha un corso tortuoso (quindi pieno di curve) ma si usa abbastanza spesso comunque anche per i discorsi complicati. C’è qualcosa in più però della complicazione in tortuoso.

Arzigogolato è più “innocente” come termine, nel senso che non è detto che un discorso arzigogolato sia altro che una inutile complicazione.

Invece un discorso tortuoso può indicare, oltre alla complicazione, la presenza di ostacoli, sia in senso materiale che figurato, qualcosa (come un discorso) volutamente complicato, volutamente oscuro, quindi è complicato con delle finalità subdole, nascoste, quindi sleali.

Altre volte non c’è falsità ma neanche inutilità: solo ostacoli verso il raggiungimento di un obiettivo.

Posso dire ad esempio che facendo l’università a Roma, si va incontro ad un percorso abbastanza tortuoso ma che alla fine dà dei frutti.

In senso proprio posso parlare di una gara che si svolge su un percorso tortuoso, quindi complicato, difficile, dove c’è il rischio di cadere e dove magari si incontrano molti ostacoli.

In senso figurato potrei parlare di una legge, che prima di diventare tale ha seguito un percorso tortuoso. Evidentemente non è stato facile approvare questa legge.

Oppure, considerato quando tempo c’è voluto e quante difficoltà sono state superate, si può parlare del percorso tortuoso che ha portato all’Europa unita.

Se dicessimo che questo percorso è stato arzigogolato diremmo che è stato inutilmente complicato. Ma non è questo che voglio dire.

Molte volte è necessario passare attraverso un percorso tortuoso per raggiungere un grande risultato.

Una cosa arzigogolata invece non è mai necessaria.

In senso figurato, arzigogolato pertanto si usa prevalentemente per commentare (con un certo fastidio) un discorso o uno scritto inutilmente complicato:

Troppo arzigogolato come discorso, cerca di semplificare!

Anche un ragionamento può essere definito arzigogolato:

Non devi fare un ragionamento arzigogolato, se vuoi che la tua idea sia capita da tutti. Semplicità è la parola d’ordine.

C’è ovviamente anche il verbo arzigogolare, cioè, come è intuibile, ragionare in modo tortuoso, far ragionamenti complicati.

Adesso ripassiamo. Inizio io. Invito i membri dell’associazione a parlare proprio dell’associazione.

Potete dire cosa vi sconfinfera e cosa no, se volete. Altrimenti potete, che so, elencare le prerogative dei membri, senza necessariamente nominare qualcuno. Potete però fare delle allusioni.

Allora forza ragazzi, non c’è qualche anima pia che è disposta a sacrificarsi?

Irina (Ucraina 🇺🇦)
Volete sapere cosa mi va a genio qui? Ve lo dico subito: abbozzare una frase di ripasso. Niente di meglio per rispolverare qualche espressione precedente.

Harjit (India 🇮🇳): ve lo dico tout court: sto prendendo l’aperitivo e non me la sento di ideare un ripasso, ma vi do manforte comunque, che sarà mai…

Peggy (Taiwan 🇹🇼): Quanto a me, al di là delle lezioni utili e fatte con i fiocchi da Gianni quotidianamente, apprezzo anche molto il fatto che i membri si danno manforte l’un l’altro (come poc’anzi fatto da Harjit). Per non parlare del po’ po’ di risorse da utilizzare nella nostra comunità.

Marcelo (Argentina 🇦🇷) : io invece stavo esercitandomi facendo alcuni esercizi, ma dopo l’esortazione di Gianni ho pensato: delle due l’una! E alla fine eccomi qua. I ripassi non sono mai un di più!

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845 Giurare e spergiurare

Giurare e spergiurare (scarica)

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Oggi, per la rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente” vi spiego l’espressione “giurare e spergiurare”.

Bisogna partire dal giuramento e dal verbo giurare. Quando qualcuno giura, fa una sorta di promessa. Non esattamente però.

Giurare significa dire, o meglio affermare, attestare con un giuramento.

Ti giuro che sto dicendo la verità, devi credermi!

Giuro che non ho fatto niente!

Lo giuro sui miei figli!

Lo giuro su ciò che è più importante per me!

Notate che si può dire ti giuro, vi giuro, eccetera (in contesti più informali), ma anche semplicemente “giuro”, o anche “lo giuro”. Notate inoltre che lo giuro è invariabile. Non si può dire “la giuro” o “li giuro”. Infatti “lo” si riferisce a ciò che si sta affermando.

Le giuro” invece va bene, ma si sta solo dando del lei alla persona alla quale ci si rivolge. Quindi è analogo a “ti giuro” dove invece si dà del tu.

Quando si giura, insomma, si prega di essere creduti, perché si garantisce che si sta dicendo la verità.

È interessante notare che spesso si giura “su” qualcosa o qualcuno.

Quando si dice “giuro su” qualcosa o qualcuno (es. i miei figli) è come se si dicesse: se non dicessi la verità, rinuncerei ai miei figli o sarei disposto a perderli.

Si può anche dire “giuro sulla vita dei miei figli”.

C’è anche chi giura il falso però, cioè chi mente sotto giuramento. Si dice proprio così: “mentire sotto giuramento”.

Il giuramento infatti riguarda spesso questioni molto importanti come la giustizia e la fede o la fedeltà.

Infatti quando si testimonia in un’aula di tribunale si è chiamati al giuramento (cioè siamo obbligati a giurare) e si deve pronunciare una frase precisa:

«Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione (cioè la mia dichiarazione), mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza».

Coloro che mentono, cioè che mentono sotto giuramento (cioè che mentono dopo aver giurato) vengono meno al giuramento, avranno sanzioni penali (o meglio incorrono in sanzioni penali). Il verbo incorrere lo abbiamo incontrato tra i verbi professionali.

Quindi giurando ci si impegna di dire la verità e se questo si fa davanti ad un giudice si compie il reato di falsa testimonianza, punito con la reclusione da due a sei anni.

In ogni caso comunque il giuramento è sempre qualcosa di molto serio.

C’è poi chi, non solo giura, ma anche spergiura! Questo è l’argomento di oggi: lo spergiuro.

È strano perché il verbo spergiurare, comunemente è usato come rafforzativo di giurare.

Es:

Giovanni spergiurava di non essere stato lui l’assassino!

Quell’uomo giurava e spergiurava di non aver tradito la moglie, che però non gli ha mai creduto.

In realtà però il verbo spergiurare ha il significato di “giurare il falso”, anche facendo il nome di Dio.

Quindi spergiurare ha un senso simile a mentire, dichiarare il falso, fare falsa testimonianza, ma più precisamente “non mantenere un giuramento”.

Non si usa mai parlando di sé stessi, e questo perché il senso della falsità resta comunque.

Es

La donna tradita dal marito può dire all’uomo traditore:

Non ti vergogni a spergiurare davanti a me, quando ti ho visto io stessa che eri con un’altra donna?

Nella migliore delle ipotesi resta comunque almeno il dubbio che non si stia dicendo la verità:

Es.

Inutile che spergiuri, tanto tua moglie non ti crederà mai.

C’è l’idea quindi dell’insistenza nel giuramento ma anche della falsità, più o meno esplicita.

L’episodio è finito, scusate se mi sono dilungato, ma non sempre accade che due minuti siano sufficienti. Lo scorso episodio sono bastati, stavolta no.

Ulrike: Lo scorso episodio sarebbe dunque un po’ sguarnito di dettagli importanti e la spiegazione era forse risicata?
Non sono di questo avviso!

Marcelo: neanche io. La spiegazione aderisce perfettamente al senso del termine. Gianni si era prefisso come obbiettivo di fare un episodio con lo stretto indispensabile e c’è riuscito.

Sofie: Oggi avrà forse sforato un po’, è vero, ma che vuoi, mica staremo qui a criticarlo per una quisquiglia insignificante, no?

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844 A costo di

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Oggi, a costo di essere accusato di essere troppo sintetico, voglio far onore al nome della rubrica che si chiama “2 minuti con Italiano Semplicemente”.

A costo di” è la locuzione che ho utilizzato nella frase precedente. Si usa per indicare ciò a cui siamo disponibili a rinunciare per raggiungere un obiettivo.

Il concetto di “costo” d’altronde parla chiaro. Siamo disposti a pagare qualcosa, sia in senso economico che in quello più generale di “rinuncia“, pur di raggiungere l’obiettivo.

L’uso di questa locuzione indica una certa determinazione a ottenere ciò che vogliamo perché indichiamo qualcosa a cui siamo disposti a rinunciare.

Quando diciamo poi “anche/persino a costo di” indichiamo una grossa rinuncia o una grave conseguenza negativa. Segno che siamo veramente decisi ad andare fino in fondo.

Es.

Voglio assolutamente andare in Italia, anche a costo di pagare il biglietto 1000 euro.

Oppure:

Devo assolutamente acquistare una Ferrari. Anche a costo di andare a rubare e rischiare la galera!

Come sostituire questa espressione?

Facile:

Devo assolutamente acquistare una Ferrari. Anche se dovessi andare a rubare e rischiare la galera!

Voglio assolutamente andare in Italia, anche se dovessi pagare il biglietto 1000 euro.

Rauno: Adesso ripassiamo, anche a costo di sforare col tempo

Irina: siamo alle solite

Giovanni: eh no, stavolta no! Non sia mai!

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    843 Fare acqua da tutte le parti

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    Si dice spesso, correggetemi se sbaglio, che in italia tante cose non funzionano come dovrebbero: i servizi pubblici, sempre in ritardo, e l’organizzazione in generale.

    È vero, non si può negare che tantissime cose siano da migliorare. Non siamo “tedeschi”, o “svizzeri”, come si suol dire sempre in Italia quando si parla di precisione e puntualità.

    In Italia tante cose non funzionano bene. Non c’è efficienza, c’è scarsa produttivitâ, e inevitabilmente tantissimi servizi fanno acqua da tutte le parti.

    Un’espressione particolare questa, perché ha un uso molto ampio. L’espressione è “fare acqua da tutte le parti”.

    L’acqua cosa c’entra?

    Fare acqua” è una locuzione che, nel senso proprio significa perdere acqua, cioè vuol dire che c’è dell’acqua che esce da una tubatura, quando invece l’acqua non dovrebbe uscire. Evidentemente c’è una perdita d’acqua.

    Il tubo fa acqua

    Il rubinetto fa acqua

    La guarnizione del lavandino fa acqua

    Eccetera.

    Se poi l’acqua esce da diversi punti, si può dire che queste tubature fanno acqua da tutte le parti, o che il rubinetto fa acqua da tutte le parti. Si usa anche il verbo “perdere” al posto del verbo fare, allo stesso modo:

    Il rubinetto perde

    Il rubinetto perde da tutte le parti.

    Il rubinetto perde acqua da tutte le parti.

    In senso figurato si usa invece solamente il verbo fare

    Si usa essenzialmente per indicare che qualcosa non funziona bene, che non adempie al suo compito.

    Dicevo che si usa in diversi contesti.

    Un discorso, soprattutto, può fare acqua da tutte le parti, e questo si dice quando questo discorso ha, o dovrebbe avere, l’obiettivo di dimostrare qualcosa ma non ci riesce perché ha troppe cose che non vanno.

    L’espressione si addice quindi bene a discorsi politici, ma anche a discorsi in cui, più in generale, si ha qualcosa da dimostrare, o discorsi che devono convincere qualcuno attraverso dei ragionamenti logici.

    Quando un discorso fa acqua da tutte le parti, semplicemente non funziona, perché ci sono incoerenze evidenti, ci sono punti poco chiari, poco convincenti, facilmente contestabili.

    Dunque, alla fine, non si riesce a convincere nessuno perché le persone che ascoltano si rendono conto di questo.

    Immaginatevi un tubo che deve trasportare acqua fino ad un punto finale, dove l’acqua è il contenuto del tubo, proprio come il contenuto di un discorso. Di tutta l’acqua che si voleva trasportare, ne rimane però poca alla fine…

    Si potrebbe anche dire che questo discorso è pieno di lacune, o di punti deboli o che è pieno di falle.

    Il termine falle (falla al singolare) è molto importante per capire l’uso figurato. Vedremo perché tra un minuto.

    L’espressione si usa spesso anche quando una persona si deve difendere a parole da un’accusa, o si deve giustificare per qualcosa.

    Se questa giustificazione o questa scusa fanno acqua da tutte le parti, ugualmente, non sono convincenti, non sono credibili.

    Es: caro, con chi parlavi ieri notte al telefono in bagno?

    Emmmm… era il mio direttore , che ha detto che domani mattina dovrò sostituirlo alla riunione in ufficio.

    La moglie sicuramente penserà che questa storia del direttore che chiama di notte fa acqua da tutte le parti.

    Infatti un collega non chiama di notte per una cosa di questo tipo. Sarebbe sufficiente una email. Poi perché chiamare proprio lui? Ci sono altri 20 dipendenti in ufficio ed è la prima volta che questo succede.

    Questa storia fa acqua da tutte le parti!

    A proposito di scuse e giustificazioni, può risultare utile anche immaginare una barca, o una nave che imbarca acqua, cioè una nave in cui entra dell’acqua da diversi punti.

    Si può dire che la nave fa acqua da tutte le parti, perché ci sono troppe falle e piano piano la nave finisce per riempirsi e per affondare…

    Le falle sono dei grossi squarci, delle aperture su una parete a diretto contatto dell’acqua (per es. una nave). C’è stata una rottura o un cedimento. Si è aperta una falla.

    L’uso figurato di falle indica delle mancanze, delle gravi mancanze, lacune, quindi “le falle” sono i punti deboli, i punti critici, le lacune, che fanno “perdere” credibilità.

    Discorsi e giustificazioni a parte, possiamo usare questa espressione, come dicevo, anche per indicare inefficienze di vario tipo.

    C’è chi dice che l’organizzazione scolastica italiana faccia acqua da tutte le parti, o che una legge fa acqua da tutte le parti, nel senso che ci sono molte problematiche nella sua reale applicazione e probabilmente non funzionerà.

    Si può dire in generale dei servizi pubblici che fanno acqua da tutte le parti.

    In pratica c’è molto da migliorare, e non si sa bene da dove iniziare a mettere le mani! Le falle sono troppe!

    Nella speranza che anche la mia spiegazione non faccia acqua da tutte le parti, vi invito ad ascoltare il seguente ripasso di qualche episodio precedente in cui parliamo di vizi. Cercate di usare ciò che avete già imparato per parlare dei vizi.

    Peggy: Un mio amico ha il vizio di mangiarsi le unghie. Se mi ricordo bene il principio di tale vizio risale all’infanzia. Dunque, come si sente nervoso gli si scatena tale gesto. Al che sua moglie gli fa un cazziatone e cosi il suo nervosismo aumenta ai massimi termini. Poverino! Come mi dispiace!

    Hartmut: Dagli manforte cara Peggy. Una scatola di stuzzicadenti potrebbe essere un espediente utile e benaccetto. Le prediche di sua moglie invece lasciano il tempo che trovano.

    Marcelo: Io penso che sarebbe meglio, in queste situazioni, usare un paio di guanti da pugilato, così unirebbe l’utile al dilettevole, cioè unghie salve e niente cazziatone della moglie!

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      842 Aderente

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      Oggi vediamo “aderente“, un aggettivo e al contempo un sostantivo maschile e femminile.

      Ma è più maschile o più femminile?

      Dipende…

      Scherzi a parte, mi è venuta in mente questa battuta (dovete perdonarmi ma ogni tanto sento il bisogno impellente di farne una) perché i vestiti aderenti mi fanno pensare più a qualcosa di femminile.

      Qualcuno adesso potrebbe dirmi che non è vero perché molti uomini, ragazzi soprattutto, portano (cioè indossano) abiti aderenti, come pantaloni o magliette aderenti. Vero.

      Ciò che è aderente aderisce, cioè si trova a stretto contatto con qualcosa.

      Il pantalone aderente aderisce alla pelle, e infatti si parla di pantaloni aderenti per dire che sono stretti.

      Ma stretto e aderente non sono in realtà dei sinonimi. Infatti l’aderenza può derivare da un tessuto elastico, fatto apposta per aderire.

      Invece, un abito stretto potrebbe essere della taglia sbagliata, quindi potrebbe anche risultare scomodo.

      Comunque è vero che un pantalone o una maglia possono aderire alla pelle, ma non sono solo gli indumenti a poter aderire a qualcosa.

      L’aggettivo aderente si può riferire anche alla corrispondenza stretta.

      Cioè?

      Se una traduzione è aderente al testo scritto significa evidentemente che la traduzione corrisponde esattamente al testo scritto in altra lingua.

      Apparentemente i due significati di aderente non hanno nulla in comune.

      Il pantalone però, che aderisce alla pelle, in fondo è attaccato alla pelle, si trova a stretto contatto con la pelle. C’è dunque il concetto di vicinanza, di prossimità.

      Allora una traduzione aderente ad un testo si avvicina al testo, quindi è una traduzione esatta, o meglio, conforme al testo.

      Ricordate il concetto di conformità?

      Ce ne siamo occupati in un episodio passato. Ebbene, l’aderenza si può usare anche per indicare conformità, e c’è sempre una coppia di cose che viene posta a confronto..

      Qualcosa può essere conforme ad un altra e qualcosa può aderire a qualcos’altro.

      C’è qualcosa di simile al concetto di corrispondenza.

      La traduzione corrisponde alla versione in lingua italiana.

      Sto dicendo esattamente la stessa cosa.

      Ovviamente non solo una traduzione può essere aderente ad un testo.

      Usare l’aderenza è certamente poco colloquiale, più formale dunque.

      Ammettiamo di partecipare ad un concorso.

      Chissà se il mio profilo è aderente a quello richiesto!

      Vedete che anche qui ci sono due cose a confronto e si cerca di capire se c’è una vicinanza, quindi una corrispondenza, tra le mie caratteristiche professionali (cioè il mio profilo) con quelle della persona che stanno cercando.

      In teoria, dovrebbe essere assunta la persona le cui caratteristiche professionali si avvicinano maggiormente alla persona che si sta cercando.

      Detto in altre parole, si cerca la persona con il profilo professionale maggiormente aderente a quello cercato.

      C’è dunque il concetto di vicinanza che voglio sottolineare.

      Se qualcosa non vi piace e volete esprimervi in modo più forbito, potete dire ad esempio che questa cosa non aderisce perfettamente ai vostri gusti.

      Oppure si può commentare un film dicendo che non è molto aderente alla realtà e alla sensibilità dei giovani.

      Insomma, questo film non corrisponde a ciò che i giovani vedono e vivono tutti i giorni.

      Infine, dicevo che aderente è anche sostantivo.

      Ad esempio ci sono molte persone che, avendo aderito all’associazione Italiano Semplicemente, sono diventati aderenti all’associazione.

      Chi aderisce ad un partito è invece un aderente al partito. Poi c’è anche chi aderisce ad una iniziativa.

      In quest’ultimo caso si tratta di persone che, potremmo dire, sono d’accordo con una iniziativa. Lo stesso si può dire per un progetto o una proposta.

      Diciamolo meglio però.

      Chi fa propria un’opinione, un’iniziativa di altri, si dice che aderisce all’iniziativa, al progetto, all’idea.

      Chi ha deciso di far parte dell’associazione Italiano Semplicemente, ad esempio, ha aderito agli obiettivi dell’associazione.

      Hanno tutti qualcosa in comune gli aderenti all’associazione. Il concetto di vicinanza c’è anche qui.

      Quando parliamo di aderenti ad un partito possiamo parlare anche di seguaci o sostenitori.

      Oggi si usa anche follower, ma questo termine inglese si usa solamente per Facebook, twitter Instagram eccetera.

      Tranquilli, abbiamo finito.

      Adesso vi propongo un breve ripasso degli episodi precedenti. Qualcuno aderisce alla mia proposta?

      Irina: aderisco volentieri. Anche perché non voglio essere ammonita, tantomeno essere accusato di essere una nullafacente.

      Edita: ciò non toglie che dovremmo parlare di qualcosa… e neanche a me viene in mente nulla…

      Mary: vabbè dai, fate conto che l’argomento l’abbiamo trovato.

      Anthony: quando si dice la fantasia…

      Gli esercizi per questo episodio sono disponibili per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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        841 Sui generis

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        Trascrizione

        Come ve la cavate col latino?

        Oggi parliamo proprio di latino, ma non preoccupatevi perché sarà un episodio molto utile e sono sicuro che verrà molto utilizzato negli episodi futuri nella parte dedicata ai ripassi.

        A proposito di ripassi, oggi facciamo un episodio un po’ sui generis, perché i ripassi li troverete all’interno della spiegazione che state leggendo o ascoltando. Non alla fine quindi, come facciano solitamente.

        Se non avete idea di cosa stia parlando evidentemente è segno che siete capitati per la prima volta su Italiano Semplicemente.

        Ma su cosa verte l’episodio di oggi?

        Oggi ci occupiamo di (lo avrete capito) “sui generis”, che è un altro modo per dire caratteristico, particolare, originale, o meglio ancora “di genere proprio“.

        Questo dunque è un episodio sui generis, come ho detto.

        Esattamente “di genere proprio” sarebbe il senso proprio di sui generis. “Di genere proprio” però non si usa quasi mai.

        Se cerchiamo sul dizionario troviamo che sui generis si può dire a proposito di tutto ciò che ha una spiccata originalità o singolarità.

        Ci siamo già occupati della singolarità. Ricordate?

        Normalmente un italiano (e anche un non madrelingua), quando vede, ad esempio, una persona che si discosta per qualche aspetto, dalle altre persone, dice che è un tipo particolare o caratteristico o anche un tipo originale:

        Giovanni è un tipo un po’ sui generis. Lo devi conoscere.

        Dunque Giovanni è una persona particolare, originale, non uno qualunque. Non ho detto perché però. Non ho specificato il motivo di questa originalità.

        Potrebbe anche darsi che Giovanni abbia una caratteristica non precisamente definibile. Magari non sappiamo esattamente definire il suo carattere con degli aggettivi, così diciamo che è un tipo sui generis.

        Badate bene, non è di per sé né un complimento né un insulto.

        C’è anche la possibilità che io utilizzi questa locuzione proprio perché la mia intenzione non è quella di usare brutte parole verso questa persona, e allora uso questo eufemismo per non offenderlo. O magari voglio incuriosire la persona con cui parlo.

        Si può dire anche di sé stessi se si vuole evidenziare una caratteristica particolare, una mia peculiarità, una prerogativa particolare.

        Es: Io sono un tipo un po’ sui generis e non sono mai stato appassionato di musica.

        Quindi sono un tipo particolare, perché solitamente tutti ascoltano musica di qualsiasi tipo.

        Solitamente si parla di altri però, non di sé stessi:

        Carla è un po’ sui generis, perché ha una parte maschile molto accentuata.

        Quindi c’è a volte una originalità di qualche tipo.

        L’essere originale è generalmente associato a caratteristiche positive però.

        Sui generis invece è più neutro, e da questo punto di vista è più simile a caratteristico o particolare.

        Non solo persone però.

        Si potrebbe parlare di un odore sui generis, e in questo caso non sappiamo bene come definirlo altrimenti perché non riusciamo a trovare similitudini con altri odori noti.

        Si potrebbe dire di un locale dove ho mangiato: qualcosa di diverso dal ristorante, dalla trattoria o dal fast food: un posto sui generis, gradevole e originale, che offre piatti – ma anche panini, e dove volendo, che so, si fa anche colazione, però solo salata.

        A volte ci viene da usare l’aggettivo “strano” o piuttosto strano, abbastanza strano (un posto un po’ strano, un tipo strano, una ragazza strana), ma questo sarebbe troppo negativo, per le persone come per altre cose.

        Strano identifica spesso qualcosa di poco chiaro, inusuale, misterioso e a volte anche pericoloso.

        Potremmo anche usare aggettivi diversi, che hanno un significato simile a sui generis.

        Per le persone ad esempio potremmo dire anche stravagante, bizzarro, strampalato, diverso, anormale, anomalo, strambo, astruso, bislacco.

        Sono tutti aggettivi comunque che sono abbastanza negativi, tant’è vero che se provate a usarli con qualcuno, parlando di lui o lei, non ne sarà per niente entusiasta.

        Soprattutto per le altre cose, come fatti che accadono o luoghi (ma anche per le persone) possiamo usare, anche curioso, singolare, insolito, raro, diverso dal solito, fuori del comune.

        Sui generis non è per niente usato dai giovani, e direi che è abbastanza appannaggio delle persone più colte e istruite, magari che hanno superato gli anta.

        Tutti comunque ne comprendono il significato e adesso anche voi, qualora vi doveste imbattere in questa locuzione in futuro.

        Per capire la differenze con l’aggettivo singolare, di cui abbiamo già parlato, bisogna dire che spesso può essere usato in sostituzione di sui generis. Non sempre però, perché se dico ad esempio:

        È veramente singolare che sia proprio tu a dirmi che devo alzarmi presto, dal momento che tu ti alzi mediamente a mezzogiorno.

        In questi casi è preferibile non usare sui generis, perché stiamo dando una valutazione ad un comportamento, ad una situazione; oppure stiamo facendo notare una cosa poco logica, o una incoerenza.

        C’è in qualche modo un giudizio.

        Sui generis è adatto soprattutto per le persone.

        In contesti più importanti somiglia molto a “caso particolare” e in questo senso si usa riguardo a particolari situazioni, dove ci sono delle regole da seguire ad esempio, si parla di procedura sui generis quando si presenta un caso particolare, tanto particolare che non è possibile usare una procedura standard.

        Un “caso sui generis” esce quindi dall’ordinario, dall’usuale. In questi casi non c’è un giudizio positivo o negativo, semplicemente un modo più formale di esprimersi.

        A volte può però anche includere una forma di giudizio comunque.

        Ad esempio possso dire che in alcuni paesi nel mondo c’è una democrazia sui generis.

        Dunque non esattamente una democrazia, ma qualcosa che si avvicina a questo concetto. Un giudizio negativo quindi.

        Questo è quanto.

        Casomai, se qualcosa non fosse ancora molto chiaro, vi consiglio di riascoltare e/o rileggere l’episodio. Una sola volta in più non è mai un di più in questi casi.

        Adesso, dal momento che abbiamo già ripassato abbastanza, vi saluto e vi do appuntamento al prossimo episodio.

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          840 Il segno

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          Sapete che una delle parole che hanno più utilizzi nella lingua italiana è la parola segno.

          Ad esempio ci sono i segni zodiacali, di cui abbiamo anche realizzato un bell’audiolibro.

          E se poi vi chiedessi la differenza tra i numeri +2 e -2)?

          La differenza sta solamente nel segno. +2 infatti ha segno positivo e -2 ha segno negativo. I due numeri sono di segno opposto (oppure si dice che hanno segno opposto).

          Esistono poi anche i segni alfabetici, cioè dei segni grafici ciascuno dei quali rappresenta un suono in una lingua.

          Con una penna in mano possiamo fare dei segni dappertutto. Solitamente un segno ha anche un significato, oppure, se usiamo questo termine allora parliamo di un indizio o una prova.

          Insomma, un segno di qualsiasi tipo sta ad indicare qualcosa, significa qualcosa. Se non è così, solitamente non si parla di segno.

          Durante il mio ultimo viaggio in Francia ad esempio, il famoso artista Pierre Boulot, nel sud della Francia, mi ha regalato una sua scultura realizzata con la tecnica Raku; scultura che potete ammirare a seguire in questo episodio.

          Raku

          Come vedete questa scultura ha molti segni sulla sua superficie. Non vi so dire però se hanno un significato.

          A proposito, potrei chiederlo proprio a lui. Pierre, che mi dici?

          Pierre Boulot: (risposta in lingua francese)

          Giovanni: grazie Pierre, molto modesto, e questo è veramente segno che si tratta di un grande artista.

          Ho appena usato un modo molto diffuso di usare il termine “segno”: è segno che

          In pratica si tratta di una indicazione, quindi di un segno, un segnale, una cosa che ci dice qualcosa in più, una cosa dalla quale si deducono altre informazioni. “E’ segno che” è simile a “significa che“.

          Si tratta generalmente di deduzioni di elementi di qualsiasi natura, di qualcosa che si percepisce.

          Es:

          Il ragazzo studia molto, segno che ci tiene a fare bella figura con i professori

          Di una frase di questo tipo esistono molte versioni equivalenti:

          Il ragazzo studia molto, e questo vuol dire che ci tiene a fare bella figura con i professori

          Il ragazzo studia molto. Se ne deduce che ci tiene a fare bella figura con i professori

          Il ragazzo studia molto, significa che ci tiene a fare bella figura con i professori

          Il ragazzo studia molto. da questo si evince che ci tiene a fare bella figura con i professori

          Il ragazzo studia molto. evidentemente ci tiene a fare bella figura con i professori

          E’ segno che” spessissimo diventa “segno che“, quindi senza il verbo essere all’inizio.

          Ci sono poi tantissime locuzioni e espressioni che contengono la parola segno o segni.

          Ad esempio “brutto/cattivo segno” è un segnale che non ci piace, vale a dire che diamo una interpretazione negativa a qualcosa che accade, qualcosa che non ci piace e che non lascia pensare che a conseguenze negative. Possiamo dire quindi che si tratta di un indizio negativo.

          Si dice che se ci attraversa la strada un gatto nero sia un cattivo segno!

          Se il cielo diventa tutto nero e sentiamo dei tuoni in lontananza diciamo: che brutto segno! Mi sa che stanotte pioverà assai!

          Esiste naturalmente “buon segno” che ovviamente è un indizio favorevole.

          Es:

          Finalmente ha smesso di piovere e il cielo si sta aprendo. Buon segno! Possiamo andare al mare!

          Esiste anche l’espressione “dare segni di vita“. Anche questo è un indizio, una prova che c’è vita. Una espressione questa che si usa sia in senso proprio che in senso figurato.

          Es:

          Mio padre era caduto a terra e sembrava non dare segni di vita, poi però ho visto che respirava!

          In senso figurato:

          Allora ragazzi avete capito l’uso del congiuntivo? Come mai non date segni di vita?

          A proposito di lingue, esiste la “lingua dei segni” con la quale ci si esprime con dei gesti, quindi dei segni e non con la voce.

          Insomma, avete capito che dove ci sono dei “segni” di qualunque tipo, ci sono quasi sempre delle informazioni, delle indicazioni, dei significati.

          C’è comunicazione oppure deduzione, o anche presagio.

          Il semaforo verde è segno di via libera: possiamo andare!

          In generale però non è detto ci sia un significato, come nel caso dell’opera di Pierre.

          Può trattarsi anche di una traccia visibile:

          Il muro è pieno di segni fatti con la penna da mio figlio!
          Che sono quei segni sulla tua faccia? Sbaglio o è rossetto????
          Bene ragazzi, meglio che di tutte le altre locuzioni e espressioni che contengono la parola “segno” ce ne occupiamo un po’ alla volta. Buon divertimento col ripasso che state per ascoltare da alcuni membri dell’associazine Italiano Semplicemente. Ringrazio Pierre Boulot e anche tutti gli ascoltatori di Italiano Semplicemente.

          Alla prossima. Vi lascio al ripasso, segno che c’è qualcuno che non dimentica gli episodi precedenti…

          Karin: sarà un caso, ma come finisce un episodio, c’è sempre un ripasso…
          Marcelo: è una modalità di ripassare a me molto congeniale.
          Peggy: Direi che non si tratta affatto di un di più.
          Anthony: Piuttosto direi “un di cui” di cui non riusciamo più a fare a meno… scusate il gioco di parole…

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            839 Gli strascichi

            Gli strascichi (scarica)

            Trascrizione

            Ricordate quando abbiamo parlato delle questioni annose? Lo abbiamo fatto qualche episodio fa, e in quell’occasione vi ho anche detto che le questioni annose si trascinano da anni. Ecco, il verbo “trascinare” come ho detto sta ad indicare la complessità di un problema e la fatica che si fa nel tentativo di risolverlo.

            Un termine che ugualmente trasmette il senso del tempo è “strascichi“, plurale di “strascico“.

            Potete cogliere anche qualche similitudine con “trascinare“.

            Lo strascico sapete cos’è?

            In senso proprio è la parte di una veste, specie una veste femminile, che forma nella parte posteriore una specie di coda che può essere lasciata a contatto del pavimento, o anche venir sorretta da qualcuno.

            Avete presente ciò che accade nelle cerimonie nuziali? Durante la celebrazione di un matrimonio, l’abito da sposa spessissimo presenta uno strascico che viene sostenuto da dei bambini per non sporcarsi toccando a terra.

            Lo strascico, quando non viene sorretto, viene appunto trascinato a terra.

            Il vestito da sposa è molto lungo dunque tocca a terra. la parte che tocca a terra, che sta nella parte posteriore, si chiama strascico.

            Esiste anche la cosiddetta “pesca a strascico“, un metodo di pesca che consiste nel trainare (cioè nel trascinare) una rete da pesca sul fondo del mare per poter catturare il maggior numero di pesci possibile. Per questo tipo di pesca si usano le “reti a strascico“.

            Al posto di trascinare e trainare spesso si usa anche il verbo “rastrellare“.

            Rastrellare con le reti il fondo del mare, dei laghi e dei fiumi. Questo verbo deriva dal rastrello, uno strumento che si usa per ammucchiare e raccogliere il fieno.

            Il termine strascico però si usa anche in modo figurato.

            Infatti lo strascico rappresenta anche una “conseguenza spiacevole“.

            Detto così sembra molto generica come definizione. Allora vediamo meglio.

            Ricordate l’episodio dedicato alla parola postumi?

            Ebbene, i postumi di una malattia sono, come ricorderete, una serie di conseguenze negative sul nostro stato di salute dopo che avete avuto una malattia.

            Ebbene, se ci sono dei postumi di una malattia, questa malattia si può dire che ha lasciato degli strascichi, cioè ha lasciano per un tempo più o meno lungo delle conseguenze negative.

            Possiamo anche dire che la malattia ha lasciano dietro a/di sé per un tempo più o meno lungo delle conseguenze negative. Ho detto “dietro di/a sé“, proprio come lo strascico del vestito della sposa che viene trascinato dietro la sposa.

            Es. di uso figurato:

            gli strascichi dell’influenza (cioè le conseguenze negative dell’influenza: mal di testa, stanchezza ecc.)

            Gli strascichi del covid, anche detti Long-Covid

            Il Covid ha lasciato un lungo strascico di conseguenze sul fisico delle persone che hanno avuto la malattia: fatica persistente, stanchezza eccessiva, debolezza muscolare, dolori diffusi e peggioramento dello stato di salute percepito.

            Possiamo anche andare oltre però, e non parlare solamente di malattie e malesseri fisici. Qualunque cosa comporti delle conseguenze negative nel tempo possiamo dire che lascia degli strascichi.

            Es: Lo schiaffo di Will Smith durante la premiazione dei Premi Oscar ha lasciato uno certo strascico di polemiche nei suoi confronti

            Un tradimento all’interno di una coppia lascia degli strascichi pesantissimi.

            Ogni volta che ci sono degli strascichi dunque, evidentemente s fanno ancora sentire le conseguenze di qualcosa che è accaduto tempo fa, in un momento più o meno lontano nel tempo.

            Anziché parlare sempre di conseguenze negative, potete dunque anche usare il termine strascichi. Solitamente si usa al plurale, a meno che parlate di una singola conseguenza.

            Attenzione perché se parlo degli “strascichi di una malattia” sto parlando delle conseguenze della malattia, ma se faccio riferimento agli “strascichi di febbre” non parlo delle conseguenze della febbre ma mi sto riferendo direttamente alle conseguenze negative cioè alla febbre in questo caso.

            In generale si può decidere di far riferimento all’evento (quindi alle conseguenze in generale) o alle conseguenze stesse, se vogliamo specificare di quali conseguenze si tratta.

            Quindi va bene sia:

            Gli strascichi della partita persa dalla Roma

            che:

            Gli strascichi di polemiche dopo la partita persa dalla Roma

            Analogamente, se non riusciamo a dormire una notte, possiamo dire che:

            La notte ha lasciato lunghi strascichi di stanchezza (in questo caso sto specificando)

            ma anche che:

            Gli strascichi di quella notte sono durati tre giorni (in questo caso mi riferisco alle conseguenze della notte insonne).

            Adesso è giunto il momento del ripasso degli episodi precedenti. Speriamo di essermi spiegato bene, perché in caso contrario questo episodio potrebbe lasciare lunghi strascichi! Speriamo bene!

            Peggy: In questo periodo, ogni due per tre, mi viene la cacarella o la stitichezza. Non mi capacito del motivo. Tra l’altronon ho mangiato strane cose recentemente. Da qualche giorno inizio ad accusare il colpo, e devo dire che sono provata. Non è cheho qualcosa di grave?

            Ulrike: Ma va’! Siamo proprio alle solite. Ognuno vuole lamentarsi delle proprie malattie. Queste lagne – passatemi il termine lasciano il tempo che trovano.

            Karin: personalmente, dopo quasi due settimane di mal di testa che non vi dico, i postumi sono stati le vertigini per settimane. Il motivo? Un problema con la vertebra cervicale.

            Marcelo: domani inizio il mio viaggii di ritorno in Uruguay e mi è venuto il magone. Non è una malattia, però ho sentimenti contrapposti: da una parte il desiderio di tornare a casa, dall’altra i bei posti ed amici conosciuti in Italia e Spagna! Per non farla lunga, finanza e Dio permettendo ritornerò l’anno prossimo!…speriamo non siano le ultime parole famose!