239 – Ci riaggiorniamo

Audio

Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

Alice Fatone

Trascrizione

Cosa dite quando salutate un amico? Quali parole usate dopo avergli detto “ciao”? Beh potete dire Buona giornata, buona notte eccetera, ma potete aggiungere un augurio di rivedervi nel futuro.

Ciao, ci vediamo.

Ciao, allora ci sentiamo ok?

Ciao ci sentiamo domani.

Spero di rivederti presto.

Se invece state facendo qualcosa col vostro amico, o anche con un collega, o con una persona qualsiasi e dovete sentirvi più spesso, se la situazione lo richiede, se dovete tenervi informati l’un l’altro su una situazione qualsiasi, in questo caso cosa dite?

Potete ad esempio dire.

Ciao, ci aggiorniamo domani.

Domani ci riaggiorniamo.

Ti tengo aggiornato

Teniamoci aggiornati.

Tienimi aggiornato sulla situazione, mi raccomando.

Ti aggiorno appena so qualcosa ok?

In questi casi si usa spesso il, verbo aggiornare o riaggiornare, cioè aggiornare nuovamente. Aggiornare si usa anche con le notizie, nel senso di tenersi aggiornato, informato, o anche con la formazione lavorativa, ma qui parliamo di rapporti sociali e tenersi informati tra due persone.

In pratica state semplicemente dicendo: informiamoci sull’evoluzione della situazione, cioè se le cose cambiano, se la situazione cambia, io ti informerò, e anche tu cerca di farlo.

Si usa spesso il verbo tenere insieme (ma solo con aggiornare). Con riaggiornare invece non si può fare. Riaggiornare significa aggiornare nuovamente, e non si può quindi dire “teniamoci riaggiornati”, ma solo “riaggiorniamoci” che è la stessa cosa.

Teniamoci informati, ti tengo aggiornato, tienimi aggiornato.

Aggiornarsi significa quindi tenersi al corrente dei fatti. Funziona un po’ come l’aggiornamento del Computer, che non appena c’è una novità, una nuova versione di un software il computer viene aggiornato.

Difficile trovare riaggiornare sul vocabolario, ma si usa allo stesso modo di aggiornare, soprattutto nei rapporti sociali, quando ci si tiene spesso in contatto. È un augurio ad aggiornarsi nuovamente, a tenersi aggiornati l’un l’altro ancora una volta. Un po’ più amichevole di aggiornare ma, forse per questo, molto usato.

Ora ripassiamo.

Mariana (Brasile):

Non appena potrò uscire dalla quarantena, farò una festa che non ti dico! Per ora proprio non è cosa!

– – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

238 – Un parolone

Audio

Trascrizione

Oggi voglio spiegarvi una parola molto simpatica, anzi, un parolone molto simpatico. Il termine è proprio “parolone”, come avrete immaginato.

Come sicuramente sapete quando mettete “one” alla fine di un termine in genere significa “grande”, ma non sempre ovviamente; un bastone non è una grande “basto” perché il basto non esiste… la stessa cosa vale per pallone ed anche altri termini.

Ma un macchinone ad esempio è una grande macchina. Si usa spesso aggiungere “one” in tono scherzoso, come nel caso del macchinone.
Ma che macchinone che ti sei comprato!

Mi sono mangiato un piattone di pasta!

Anche al femminile ovviamente:

C’è una salitona davanti a noi. Guarda che salitone!

La salitona è una grande salita, e la salita è quando la strada va verso l’alto, mentre quando va verso il basso si chiama discesa.

Un salitone o una salotona e una discesona o un discesone.

Ad ogni modo si tratta sempre di linguaggio familiare, spesso lo si usa con i bambini.

Hei, non fare il cattivone!

Esiste quindi anche la parolona, o il parolone, o anche i paroloni, e le parolone. In questo caso non si fa distinzione tra maschile e femminile.

Il senso può essere duplice: quando la “parola” diventa una parolona o un parolone, ci sono quindi due possibilità.

Prima possibilità: Si usa quando una persona usa parole difficili, complicate, che appartengono al vocabolario italiano ma che non tutti conoscono. Si usa soprattutto quando sembra che questa persona lo faccia apposta, per darsi delle arie, per vantarsi, per farsi vedere dagli altri. Per farsi notare.

Per questo motivo utilizza parole complicate quando non ce ne sarebbe bisogno.

Dai, non usare questi paroloni solo per darti delle arie!

Hai sentito il professorone che paroloni che utilizza? Ma dove crede di essere? Chi crede di essere?

Insomma si parla si esagerazioni nel linguaggio, un linguaggio non necessario. In questo primo caso si usa maggiormente il plurale.

Seconda possibilità. Si tratta sempre di esagerazioni, ma si usa quando questa esagerazione si riferisce ad una singola parola. Si parla di parolone quindi, o di parolona, sempre al singolare. E non si usa per prendere in giro come ho fatto prima o in senso ironico, ma quando quel termine specifico utilizzato appare irrealistico o esagerato.

Magari si sta esprimendo un concetto e si usa un aggettivo troppo generoso. Oppure, come dicevo, si esprime qualcosa di non reale, magari un obiettivo non raggiungibile, o qualcosa di accaduto che si descrive esageratamente, usando un termine esagerato, sempre in senso di troppo, mai di poco, mai riduttivo.

Ad esempio:

Credo che dopodomani l’emergenza coronavirus sarà terminata.

Allora qualcuno potrebbe rispondere:

Beh, dopodomani mi sembra un parolone!

Diciamo tra un mese se vogliamo essere realistici.

È come dire: il termine che hai usato è esagerato.

Non è offensivo comunque, tranquilli. Informale certamente ma non offensivo.

Ascoltiamo ora un ripasso, anzi due.

Bogusia (Polonia): Oggi non mi gira proprio. Mi sento indisposta. Però volendo potrei sfoderare qualche frase di ripasso in men che non si dica. Purtroppo l’unico argomento di cui tutti parlano è questo maledetto corona virus. Non me la sento più. Potrei parlare di qualche fesseria, ma non è cosa! Come la vedi tu?

Andrè (Brasile): Vorrei chiamare in causa tutti coloro che possono tendere la mano ai paesi in cui c’è mancanza di mascherine e altre prodotti usati per combattere il coronavirusi! Qualcuno in Brasile ha fatto già la sua parte tant’è vero che da qualche settimana anche i detenuti si sono messi a produrre mascherine! Volendo, potremmo anche fare una campagna informativa attraverso Italianosemplicemente. Che ne dici Giovanni?

Giovanni: lo hai appena fatto André. Grazie a entrambi. Bravissimi, e non ho detto un parolone.

– – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

La Tomba di Nerone – le Meraviglie di Roma

Audio

Fonte: https://www.romanoimpero.com/2017/07/tomba-di-nerone.html?m=1

Trascrizione

Giovanni: Ciao a tutti. Allora oggi voglio lasciarvi alle parole di un membro dell’associazione che ha una bella storia da raccontarci per gli amanti dell’Italia e di Roma. Noi ci sentiamo alla fine. La parola a Bogusia.

Bogusia: Buongiorno a tutti cari amici del sito italiano semplicemente. Io sono Bogusia un membro dell’associazione.

Mi rendo conto che tutti quelli che tengono fede a questo sito mi conoscono molto bene. Per tutti coloro che si collegano per la prima volta, invece, io sono polacca e appassionata della lingua e cultura italiana. Tant’è vero che ho deciso di tornare alla carica con la rubrica “meraviglie di Roma” , per smarcarmi dalle notizie tristi circa il coronavirus. Grazie mille a tutti voi che avete scelto di ascoltarci.
Mi piace soprattutto parlare delle meraviglie di Roma e spero che il mio racconto sarà benaccetto e che io riesca a rispolverare insieme a voi qualcuna delle belle espressioni imparate insieme.
Oggi il mio racconto verte sulla storia antica, e, a finire nel mirino stavolta pare sia la tomba di Nerone sulla via Cassia a Roma.
Ebbene, per la cronaca, non è nemmeno la tomba di Nerone, e a ben vedere, non ci sfugge l’epigrafe in calce del monumento che indicaa appartiene, cioè ad un certo Publio Vibio Mariano, vissuto e morto nel II secolo DC.

Che poi anche l’intero quartiere venga comunemente chiamato Tomba di Nerone, non ha niente a che spartire col famoso imperatore.

Ritagliamoci del tempo per scoprire la possibile spiegazione e al contempo ripassiamo le espressioni di due minuti con italiano semplicemente.
Ma come nacque questo nome della tomba e del quartiere?
Si dà il caso che, Svetonio – qui vorrei aprire una parentesi – Svetonio è stato uno storico e biografo Romano dell’età imperiale a cui gli storici di oggi devono la conoscenza dell’epoca.

Allora, Svetonio racconta che durante la fuga del disperato Nerone che si diresse proprio verso quella parte, il suo cavallo, di punto in bianco, si imbizzarrì, in virtù dei tanti cadaveri abbandonati in quei giorni terribili per la città eterna.

Questo avvenne a scapito di Nerone, che scivolò dal cavallo e perse il velo. Venne riconosciuto e avrebbe dovuto risentire della rabbia della folla che cercava di linciarlo.

Riuscì a sfuggire fino alla villa di Fetonte, dove però cascò male perché i pretoriani allarmati dalla folla e isofferenti verso Nerone, lo obbligarono a suicidarsi.

La sua morte disgraziata e la mancanza di notizie certe sulla sua sepoltura scatenarono le fantasie di coloro che erano rimasti fedeli all’imperatore e non credendo alla sua morte, ne paventarono un improbabile ritorno sulle scene. E così si diffonde la fama del fantasma di Nerone che di tanto in tanto si farebbe vivo nel sepolcro di Publio Vibio Mariano, soprattutto in epoca medievale. Per oggi è tutto, cari amici di italiano semplicemente.

Mi raccomando, bisogna ripetere l’ascolto quantomeno qualche volta, ovviamente se vi interessa e tempo permettendo, tanto più che lo si fa all’insegna delle sette regole d’oro che, ne sono sicura, ce le avete ben presenti.

Vi saluto e vi auguro di cuore che tutto vada bene. Ciao 👋

Giovanni: Grazie Bogusia, non conoscevo neanche io questa bella storia e sono contento che laddove io ho delle lacune ci siano i membri della Famiglia Italiano Semplicemente a colmarle. È stata anche una bella occasione per ripassare alcune espressioni già spiegate su italianosemplicemente.com. Un saluto a tutti.

237 – I postumi

Audio

Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

jacopo dambrosio

Trascrizione

Ulrike (Germania): Ciao amici, sono Ulrike, membro dell’associazione di italiano semplicemente. Col beneplacito di Giovanni vorrei spiegarvi il termine postumo che al plurale diventa postumi. 

Un termine che si usa quasi sempre al plurale comunque.

Purtroppo proprio oggi non mi gira bene. Mi sono svegliata di mattina presto dopo aver partecipato ieri sera ad una festa con qualche amico dell’associazione italiano semplicemente. Un mio amico brasiliano mi ha offerto una bevanda alcolica che si chiama caipirinha. Non male direi, però per comprovare la mia prima impressione me ne serviva una seconda, e poi anche una terza, e poi …lasciamo perdere.

Ora ho mal di testa, un po’ di nausea e a volte mi vengono delle vertigini.

Evidentemente soffro delle conseguenze di un consumo esagerato delle caipirinha, cioè ho bevuto troppo ed ora accuso il colpo. Posso anche dire che sto soffrendo dei postumi di una sbornia. Accidenti!

La parola postumo, che come detto viene per lo più usata al plurale, contiene la parolina post, che fa parte anche di altre parole italiane, che magari conoscete: termini come postmoderno o postbellico, tutti termini che indicano posteriorità nel tempo nel senso di “dopo, poi”.

Quando parliamo dei postumi si tratta quindi sempre delle conseguenze posteriori, cioè successive di un avvenimento.

Il postumo è qualcosa che viene dopo, che segue ad una faccenda, ad un evento, ad una situazione particolare. Parliamo degli effetti allora, quindi dei possibili danni di un comportamento, di una cosa che è accaduta prima e quasi sempre si tratta di conseguenze spiacevoli, negative.

Facciamo qualche esempio:

Ieri dopo tanto tempo ho visto Paolo. Usa ancora le stampelle. Sono i postumi dell’incidente che ha subito l’anno scorso.

La mia amica Anna, per un lungo periodo soffriva di una grave depressione, evidentemente i postumi della separazione da suo marito.

I postumi dell’anestesia mi hanno lasciato debilitata per qualche giorno.

Il mondo si trova in preda al coronavirus che ha cambiato profondamente la nostra vita quotidiana, niente prosegue come era prima. E dopo? Cosa resterà quando il virus un giorno sarà sconfitto?

Quali postumi ci saranno?

Ci saranno persone che hanno perso uno o piu dei loro cari, ci saranno coloro che hanno perso il lavoro. Può darsi anche che un nostro amico sarà caduto in depressione a causa delle settimane o mesi di una vita isolata.

Possibile anche che si cambi lo stile di vita in senso positivo dopo aver scoperto i benefici di solidarietà e empatia e comincerà lui stesso a tendere la mano a coloro che ne hanno bisogno.

Questi, amici, sono solo alcuni dei tanti probabili postumi di questa terribile pandemia. Prima dobbiamo uscirne però.

Per ora vi saluto, abbiate cura di voi, ce la faremo, ne sono sicura.

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

236 – Chiamare in causa

Audio

Trascrizione

Ciao a tutti e benvenuti in questo episodio numero 236 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Oggi parliamo di chiamare in causa qualcuno o qualcosa.

Questa è una delle tante espressioni spiegate all’interno del corso di italiano professionale è precisamente nella lezione 14 dove si parla di confronti tra persone e opinioni. Vi faccio ascoltare una piccola parte di questa lezione che ha la durata di un’ora, dove chiamerò in causa anche Mohamed, insegnante di italiano in Egitto. Spesso è simile ad interpellare, cioè sentire cosa ha da dire una persona, allora per questo la chiamo in causa, altre volte è coinvolgere questa persona, nel senso che la cosa, questa faccenda, questo problema, riguarda anche lui. Si usa anche nel linguaggio giuridico.

La parola causa in realtà ha molti significati, ma in questo casi si fa riferimento alla causa come argomento da discutere, un problema da affrontare.
In generale quindi anche al di fuori del linguaggio del diritto posso chiamare in causa qualcuno per sentire cosa ha da dire, per fare entrare anche lui o lei nel discorso, al fine di trovare la soluzione ad un problema.

Infatti l’espressione si usa quando ci sono dei problemi da risolvere. Si deve trovare la soluzione ad un problema e quindi ad un certo punto si decide di chiamare in causa qualcun altro, perché ci può aiutare a trovare una soluzione.
Adesso ad esempio vorrei chiamare in causa Mohamed per sentire cosa ne pensa.
Mohamed: ciao Giovanni, grazie di avermi chiamato in causa. Io penso che questa espressione “chiamare in causa” sia identica all’espressione
“chiamare in giudizio”. Giusto?
Giovanni: Giusto Mohamed, l’unica differenza è che chiamare in giudizio è esclusivamente utilizzata davanti ad un giudice. In altri contesti
sarebbe un po’ esagerata.

Bene ragazzi, questo è chiamare in causa, che a volte si usa anche per coinvolgere una persona in termini di responsabilità, quindi può non essere piacevole a volte sentirsi o vedersi o essere chiamati in causa. Dipende anche dal verbo che si usa:

Essere chiamati in causa, sentirsi chiamati in causa o vedersi chiamati causa. Sentirsi e vedersi molto spesso sono usati quando non fa piacere essere coinvolti nella faccenda.

Ma adesso voglio chiamare in causa Doris, membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

Doris: Sebbene vada a discapito della durata dell’episodio stavolta voglio usare molte espressioni dei 2 minuti. La volta scorsa ne ho usate poche ed è venuto a galla che ho trascurato un po’ i miei studi e ne ho pagato lo scotto.

A prescindere da quello che mi è successo ho deciso di rompere gli indugi senza cincischiare troppo. Mi sono ritagliata un po’ di tempo per avviare un altro tentativo in cui forse riuscirò meglio a colpire il bersaglio. Dopotutto non voglio essere annoverata tra i peggiori studenti, quindi ho fatto una capatina sul sito italianosemplicemente questa mattina. Non ho lasciato nulla di intentato pur di scrivere qualche riga.

Spero che non mi sia incartata troppo con tutte queste locuzioni specifiche che non si trovano in nessun altro sito così concentrate…

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

235 – Tant’è vero che..

Audio

Trascrizione

Nell’ultimo episodio abbiamo visto tanto più, che come abbiamo visto serve a confermare la frase precedente, a rafforzarla, a renderla ancora più vera.

Oggi vediamo tant’è vero che, che è simile ma non si usa allo stesso modo perché questa espressione serve a dimostrare la frase precedente con un fatto.

Qualche tempo fa abbiamo pubblicato un episodio che riguardava la parola “fatto“, andate a dare un’occhiata se volete; questo episodio può facilitare la comprensione di quello di oggi, dedicato a tant’è vero che.

Tant’è vero che è una forma abbastanza colloquiale per dare una prova, per dare una dimostrazione aggiuntiva. Serve quindi a convincere una persona.

Molto utile in ambito lavorativo ma in qualsiasi ambito della vita.

È utile in ambito lavorativo tant’è vero che esiste anche un episodio intitolato “come convincere un cliente“, che fa parte del corso di ITALIANO PROFESSIONALE, che contiene questa espressione, utile anche quindi a interloquire efficacemente con la propria clientela.

Facciamo altri esempi:

La nostra azienda è molto affidabile, tant’è vero che tutti ne parlano bene.

Vale a dire che una dimostrazione che la nostra azienda è affidabile è il fatto che tutti parlano bene. Questo passaparola ne è una dimostrazione.

La usano tutti gli italiani in ogni ambito, tant’è vero che troverete moltissimi esempi se cercate su google News ad esempio.

Più informalmente potete anche dire “tant’è che” oppure “fatto sta“.

Non ho una buona memoria tant’è che non ricordavo di aver fatto altri episodi su questa espressione.

In definitiva, tanto più si usa per dare maggiore validità ad una affermazione precedente mentre tant’è vero che si usa per dimostrare l’affermazione precedente con un fatto, mostrando un fatto che conferma quanto ho già detto. Capite bene che non è la stessa.

Oggi piove meglio non uscire per passeggiare, tanto più che è anche vietato con questa emergenza coronavirus. Tant’è vero che in TV lo dicono continuamente: “il resto a casa”.

Ripassiamo adesso con la voce di Anthony dagli Stati Uniti. Anthony è un medico specializzato in oncologia.

Anthony:

Non appena abbiamo AVUTO CONTEZZA della serietà della situazione legata alla rapida diffusione del virus COVID19, io e i miei colleghi oncologi CI SIAMO PREFISSI di rinfrescare la nostra conoscenza dei principi di cura dei pazienti ricoverati in rianimazione cosicché possiamo DAR MANFORTE ai nostri colleghi anestesisti e pneumologi. LADDOVE il sistema sanitario ANDASSE IN TILT e ci fosse davvero bisogno di mettere in campo medici con altre specializzazioni, vorremmo essere preparati e non COLTI ALLA SPROVVISTA, SOPRATTUTTO perché in questa pandemia NE VA DELLE vite di innumerevoli persone inermi.

Da medici, dobbiamo TENER FEDE a certi principi della nostra professione. Tra queste è ANNOVERATO l’obbligo di TENDERE LA MANO a chi ne ha bisogno, sia pazienti che colleghi. In realtà, per quanto mi riguarda, non MI VEDO AFFATTO COSTRETTO a fare così. Fa semplicemente parte del mio lavoro.

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

234 – TANTO PIÙ

Audio

Trascrizione

Nell’ultimo episodio abbiamo visto tantomeno, tutto attaccato oppure staccato, allora viene naturale occuparci di tanto più, che si scrive sia staccato che attaccato ma preferibilmente staccato, con due parole separate: tanto più.

Vediamo qualche esempio:

Meglio che oggi non vai a scuola, visto che non stai bene, tanto più che fa anche molto freddo.

Non dovevi bere così tanto, ti fa male! Tanto più che te l’ha detto anche il dottore.

Inutile parlare con lui, non ascolta mai nessuno, tanto più che ha anche le cuffie.

In questi casi si usa tanto più per aggiungere un nuovo motivo, un argomento più valido.

Il termine tanto serve a confermare la frase precedente, come à dire che è vera, che è tanto vera, infatti, diventa ancora più vera quando aggiungiamo un’informazione, un’informazione in più, che quindi rafforza, dimostra questa verità.

Tanto più che. Si aggiunge sempre “che” in questi casi. Non c’è alternativa. È vero ciò che vi sto dicendo, tanto più che lo dice anche Treccani!

Adesso è arrivata l’ora del ripasso, tanto più che sono già passati due minuti.

Ah dimenticavo: “tanto più che” non è uguale a “tant’è vero che“, ma questo lo vediamo nell’episodio 235, il prossimo. Ora un breve ripasso con l’aiuto di Doris dall’Austria.

Doris (Austria):

Il Corona Virus richiede di evitare di accalcarsi in luoghi affollati. La distanza tra di noi può salvare le vite delle persone a rischio, cioè di coloro che già soffrono di malattie preesistenti come il diabete o l’ipertensione.

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

Botta e risposta

Audio

Trascrizione

Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com io sono Giovanni ed oggi siamo qui per fare un esercizio particolare: un esercizio di botta e risposta. Adesso vi spiego cosa significa.

Ogni tanto bisogna che anche voi parliate un po’.

Allora diremo una frase ciascuno. Botta e risposta. Io la botta e voi la risposta.

Io cioè dirò la prima frase e voi direte la seconda. Ma non vi farò domande a cui rispondere… ma allora cosa dovete dire voi?

Dovete dire la mia stessa frase ma più breve, usando ci, ne, lo, vi, ti, eccetera, come se sapessimo di cosa stiamo parlando. Una cosa che si fa sempre nelle conversazioni per evitare di fare ripetizioni.

Io ovviamente darò la risposta dopo di voi.

Ad esempio. Se io dico:

Io devo parlare con te di quella cosa

Voglio evitare di dire “con te di quella cosa”

Voi dite:

Devo parlartene.

Oppure:

Te ne devo parlare

Altro esempio:

Io: Dobbiamo andare in quel luogo e parlare con loro (“con loro” e “in quel luogo” non voglio dirlo)

Voi: Dobbiamo andarci e parlargli

Mi sono spiegato? Adesso rispondete voi ok? Io vi dico cosa dovete abbreviare. Pronti e via!

  • Fai entrare lui – fallo entrare
  • Fai entrare lui nella macchina – faccelo entrare
  • Mettiamo le nostre mani nelle tasche – mettiamocele in tasca
  • Mettiamo le caramelle in tasca – mettiamole in tasca
  • Mettiamo qualche caramella in tasca – mettiamone qualcuna in tasca
  • Mettiamo la caramella dentro – mettiamola dentro
  • Mangiamo ancora altre mele – manogiamone ancora (mangiamocene ancora)
  • Voi vi dovete rendere conto di questo – rendetevene conto
  • Lavatevi bene le mani- lavatevele bene
  • Arruffa il pelo al gatto – arruffagli il pelo
  • Puoi dare un bacio a lui? – puoi baciarlo?
  • Versate un po’ d’acqua sul fuoco – versateci un po’ d’acqua
  • Versate un po’ d’acqua sul fuoco – versatene un po’ sul fuoco
  • Bisogna sperimentare il vaccino – bisogna sperimentarlo
  • Sbucciate le mele – sbucciatele
  • Sbucciate qualche mela – sbucciatene qualcuna
  • Andiamo al mare – andiamoci
  • Andiamo via – andiamocene
  • Mandiamo via loro – mandiamoli via
  • Mandiamo via qualcuno di loro – mandiamone via qualcuno
  • Lui salta sulla scala – lui ci salta sopra
  • Bisogna saltare le verdure in padella – bisogna saltarle in padella
  • Bisogna saltare le verdure in padella – bisogna saltarci le verdure
  • Io sono qui – io ci sono
  • Io sono in casa – io ci sono
  • Io sono presente – io ci sono
  • Io sono vicino a te – ti sono vicino
  • Fatti regalare qualche fiore – fattene regalare un po’/qualcuno

L’episodio termina qui, grazie a tutti per aver ascoltato e parlato in questo episodio di botta e risposta.

Adesso ascoltiamo la voce di Liliana di nazionalità moldava 🇲🇩 , membro dell’associazione Italiano Semplicemente che ha voluto provare a rispondere anche lei a qualche frase di botta e risposta di prima. Invito tutti voi a fare lo stesso per esercitare la lingua.

A proposito di membri c’è un nuovo membro dal Perù, si chiama Franco a cui do il mio bemvenuto.

Allora ascoltiamo anche la voce di Franco che ha voluto subito provare mettersi alla prova con una frase per ripassare alcune espressioni che abbiamo già spiegato. Vai Franco. Prima Liliana e poi Franco però.

Franco: buongiorno a tutti, io sono Franco, il nuovo membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Volevo dire che laddove possa essere utile sono pronto anche io a registrare una frase di ripasso. Ah, dimenticavo di dire che sono peruviano. Avete presente il Perù?

Ulrike: Ciao Franco! Il Perù? Vuoi che non l’abbiamo presente? Vabbè, non con tutti gli annessi e connessi, questo devo ammettere quantomeno per me.

Grazie anche ad Ulrike, con la quale condivido la risposta.

Colgo l’occasione infine per ringraziare i donatori che aiutano italiano semplicemente tramite paypal.

Per donare basta cliccare sul link che vi inserisco sul sito oppure indicare l’email italianosemplicemente@gmail.com.

Voglio fare un regalo speciale a tutti i donatori: l’ultimo audio-libro di espressioni idiomatiche, cosi sarà più facile e meno noioso stare a casa in questo brutto momento dominato dal coronavirus. Tanti episodi da leggere ed ascoltare durante il tempo libero (non potete dire di non avere tempo libero in tempi di coronavirus!)

Basta una qualsiasi donazione, di qualsiasi importo e riceverete sulla vostra email il link per scaricare tutti i file audio in formato mp3 delle spiegazioni e il file pdf dell’audiolibro.

Un saluto e grazie a tutti.

Episodi simili

233 – QUANTOMENO E TANTOMENO

Audio

Trascrizione

Ho notato che alcuni stranieri confondono quantomeno e tantomeno, che però sono molto diversi. Ci sono quantomeno due differenze, potrei dire.

Non possiamo non considerare infatti che quantomeno è molto simile a “almeno”, tantomeno possiamo dimenticare che invece tantomeno è molto simile a “neanche“.

Allora adesso vi spiego meglio:

Quantomeno è simile a almeno. Un po’ più impegnativo probabilmente: significa “come minimo”, perlomeno. Possiamo dire che è un “almeno” più importante, che usiamo quando vogliamo indicare una quantità minima, infatti si usa soprattutto con i numeri, ma non solo.

Mi servono quantomeno due ore per prepararmi.

Ma io sto aspettando quantomeno da tre ore!

Appena sono pronta ti chiamo ok? O quantomeno ti mando un messaggio per avvisarti.

Vabbè io vado a casa, quantomeno mangio qualcosa mentre ti aspetto.

In generale “almeno” è più leggero, più generico, meno impegnativo, ed anche più usato.

Passiamo a Tantomeno che invece si usa spesso per escludere ulteriormente o al posto di “a maggior ragione“.

Tutto un altro utilizzo rispetto a quantomeno.

Tu non sei bravo con l’italiano e tantomeno con il francese.

Ieri non abbiamo fatto nulla e tantomeno oggi.

Tantomeno, a differenza di neanche, ha bisogno di una frase precedente. Difficilmente posso iniziare una frase con tantomeno, ed In questo caso devo usare neanche:

Oggi non ho visto neanche un errore nel tuo compito e tantomeno ieri. Bravo!

È come “neanche” ma posso anche dire “allo stesso modo”, “ugualmente”, “altrettanto” ma si usa solo in frasi negative. Questa è la principale caratteristica di tantomeno.

Spesso come dicevo è come “a maggior ragione“, “soprattutto“, ad indicare che la seconda questione è più importante della prima. Questa è un’altra differenza rispetto a neanche.

Non voglio baciarti, tantomeno se cerchi di farlo con la forza.

Quindi non voglio baciarti (frase negativa), tantomeno, cioè neanche ma soprattutto, a maggior ragione, se vuoi costringermi. Ancora più di prima non voglio farlo.

Attenzione poi perché possiamo staccare le due parti tanto e meno ma in alcuni casi cambia un po’ il significato, sebbene la pronuncia non cambi.

Quanto più mi arrabbio, tanto meno riesco a mantenere la calma.

In questo ultimo caso quindi lo scrivo staccato: tanto meno. La stessa cosa vale con tanto più, che vediamo nel prossimo episodio.

Adesso è arrivata l’ora del ripasso.

Andrè (Brasile): mi sono impressionato dell’attitudine degli italiani nell’aiutare il prossimo. Nonostante tutti i problemi circa il coronavirus, nel pieno del caos, trovano le forze per tendere la mano verso la Croazia che è stata appena colpita da un terremoto!

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

232 – AVERE CONTEZZA

Audio

Trascrizione

Mi chiedevo se qualcuno di voi avesse contezza del numero di episodi che abbiamo realizzato su questo sito.

Certo che i “conti” , o il “conto”, come termine, ha molti significati e questi sono termini anche all’origine di molte espressioni italiane e verbi di diverse sfumature di significato.

Pensate a tener conto, tenere i conti, aver conto, contare, conteggiare, il conto della serva, avere un conto aperto, un conto in sospeso, eccetera.

Oggi però vorrei parlarvi della “contezza“.

Sicuramente non è un termine usato dagli stranieri e tra l’altro solo alcune categorie di italiani utilizzano questo verbo, sebbene a dire il vero sia adatto a moltissime situazioni diverse.

Per usare questo termine bisogna mettere avere davanti: avere contezza.

La questione non riguarda i numeri, non sempre almeno, ma la conoscenza. Si usa quando voglio esprimere un concetto di conoscenza piena, di consapevolezza, quando cioè la conoscenza è molto importante e riguarda argomenti dai molteplici aspetti, aspetti che bisogna conoscere bene altrimenti sfugge qualcosa.

C’è spesso il concetto di numerosità, quella relativa agli aspetti, ma spesso non è un numero preciso, questo non è importante, la cosa che veramente conta, cioè che veramente è importante, è che l’argomento è complesso e variegato, ha molti aspetti da considerare.

Spesso i numeri c’entrano, e si sottolinea il fatto di conoscerli o di non conoscerli.

Spesso i numeri non c’entrano affatto, e allora si usa la parola contezza solo per enfatizzare l’importanza di qualcosa di cui si è venuti a conoscenza o di cui non si conosce abbastanza. Un linguaggio un po’ sofisticato forse; non si usa solitamente con gli amici o familiari, ma se lo faceste tutti vi capirebbero e nessuno vi accuserebbe di esprimervi come un intellettuale.

Facciamo alcuni esempi.

Appena abbiamo avuto contezza di essere stati promossi abbiamo prenotato al ristorante per festeggiare! (come dire: abbiamo saputo)

Nessuno ha davvero contezza completa di quanto stia accadendo. (come dire: nessuno conosce, sa veramente cosa stia accadendo).

Non abbiamo contezza di quante siano le persone a rischio di contagio (non sappiamo con esattezza, non conosciamo).

Nello sport bisogna avere piena contezza dei propri mezzi per battere l’avversario (bisogna conoscere quanto si è forti, conoscere le proprie potenzialità).

Io ad esempio non riesco mai ad avere piena contezza del tempo trascorso e così gli episodi durano sempre più di due minuti.

Si potrebbe confondere la contezza con la certezza, ma la certezza è il contrario di avere dubbi.

La contezza sottolinea invece l’importanza, la conoscenza. Non c’entra il grado di sicurezza ma il fatto di conoscere o non conoscere
Poi la contezza fa parte di un linguaggio lievemente sofisticato come dicevo.

Normalmente si usa “conoscere“, “essere consapevoli” , come ad indicare l’importanza delle conseguenze se non si avesse contezza.

Si usa anche quando si vede o si sente qualcuno che non sa bene cosa dire, che non ha punti di riferimento o che dice cose del tutto sballate, sbagliate: una persona che non ha alcuna contezza della situazione o della questione.

Oppure è assolutamente il contrario e in tal caso si ha contezza assoluta.

Adesso ripassiamo 9 espressioni passate con l’aiuto di Lia dal Brasile.

Lia: Quando mi sveglio, per un attimo non ricordo bene la realtà e penso che tutto ciò che sta accadendo nel mondo sia solo stato un brutto sogno, laddove invece è tutto vero.
Anni fa ho visto un film che verteva su una vicenda molto simile a questa.
Pensai: immagina di trovarsi a tu per tu con una minaccia così spaventosa. 🤔 E dire che oggi sono terrorizzata proprio in virtù della pandemia.
Siamo tutti costretti a cambiare abitudini, persino combattere voci false e tendenziose, contro i duri di comprendonio che se ne fregano, altri ancora che non trovano alcuna attinenza tra il contagio e la libertà di movimento.
E viene così a galla la sensazione che abbiamo combinato un bel casino e siamo noi ora a dover rispondere di tutto quanto.

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

232_contezza_immagine

231 – IN VIRTÙ

Audio

Trascrizione

Buongiorno, vi informo che a partire da questo episodio, il n. 231 della rubrica 2 minuti con Italiano semplicemente potrete utilizzare una nuova espressione, e lo potrete fare in virtù di ciò che state per ascoltare o leggere proprio in questo episodio.

Ed io, in virtù del fatto che ritengo questa espressione molto utile per la comunicazione, sono qui a spiegarvela. La comunicazione è importante e lo slogan di italiano semplicemente è “imparate a comunicare in italiano, semplicemente”.

Ho scelto questo episodio anche in virtù di questo.

Allora: in virtù, cosa significa?

Non pensate alla preposizione in: no vi aiutera. E vi aiuterà poco anche la parola virtù, che generalmente indica un pregio, una caratteristica positiva delle persone, il contrario di vizi è proprio virtù. Pregi e difetti, virtù e vizi.

In virtù significa a volte “grazie a”, “per merito di”, “per effetto di”, “avvalendosi di”, “avendo queste capacità”, che è il modo più semplice, mentre altre volte significa “per coerenza”, “facendo fede”, dipende dal caso.

Nel primo caso posso dire:

Ce l’abbiamo fatta in virtù dell’aiuto di tutti.

Quindi grazie all’aiuto di tutti, per merito di tutti, avvalendosi dell’aiuto di tutti.

Non sempre è un merito altre volte si cerca di spiegare qualcosa, quindi è più simile a “poiché”,” “per via del fatto”:

Il virus si è diffuso anche in virtù della poca attenzione all’igiene.

Le misure restrittive sono state decise in virtù dell’emergenza

È molto simile anche quando si vuole utilizzare una facoltà, quindi quando ci si avvale di una facoltà, di un potere, e magari questa facoltà ce l’ha data la legge.

In virtù dei poteri che mi ha dato lo Stato, dichiaro lo stato si emergenza nazionale.

Posso andare in pensione in virtù della legge.

Quindi “siccome” , cioè “poiché” ho questi poteri, poiché la legge me lo permette. C’è sempre un merito di qualcuno o qualcosa, o un semplice effetto e l’utilizzo di “in virtù” avviene come conseguenza di questo.

Per questo si usa il termine “virtù”.

Non cambia poi molto quando parlo di coerenza o di fede. Simile al caso della legge, che però è obbligatorio rispettare. In questo caso si parla di coerenza e fede.

Si può quindi richiamare un principio che si vuole rispettare, o una regola importante e quindi uso “in virtù”. In qualche modo si cerca sempre di spiegare qualcosa, facendo capire il principio che si sta utilizzando, quindi “in coerenza a” , “facendo fede a”. È simile a “conformemente“, “in conformità”, che abbiamo già visto insieme.

Vi spiego questa espressione in virtù dello slogan di italiano semplicemente: “imparate a comunicare in italiano, semplicemente”.

Adesso ripassiamo con Bogusia, membro dell’associazione di nazionalità polacca, che saluto e ringrazio. Bogusia utilizzerà 7 espressioni già spiegate.

Ho dimenticato di scrivere che “in virtù” fa parte di un linguaggio poco informale. Ma credo sia chiaro dall’episodio in virtù degli esempi.

Bogusia: Può darsi che siamo arrivati alla resa dei conti? Neanche i politici dell’opposizione si mettono di traverso. Non più di tanto almeno. Si esprimono in maniera quasi pacata e dimessa. Che vuoi, in questi casi meglio remare tutti nella stessa direzione. O così o pomì. Laddove sia possibile dobbiamo restare a casa, altro che storie!

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

230 – STIAMO FRESCHI!

Audio

Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

valentina zucchi

Trascrizione

Ragazzi, in Italia la situazione coronavirus peggiora sempre di più ma ci sono molti italiani che non rispettano le regole. Il governo allora ha imposto proprio ieri sera misure ancora più restrittive ed ha fatto bene perché se aspettavamo che tutti gli italiani ci pensassero da soli stavamo freschi!

Stare freschi. Questa è l’espressione di oggi. La freschezza è una caratteristica degli alimenti come sapete.

Le verdure fresche sono state raccolte da poco tempo, al massimo uno o due giorni.

Però anche gli alimenti che mettiamo in frigo sono freschi, nel senso che stanno al fresco, vengono tenuti al fresco, cioè a bassa temperatura, al freddo quindi, e il motivo è che devono durare qualche giorno in più. Devono mantenersi per essere consumati, mangiati o bevuti per qualche giorno, il maggior numero di giorni possibili.

Ed allora “stare freschi” è un’espressione informale che si usa tra amici, in famiglia o tra conoscenti per indicare che qualcosa non accadrà mai, inutile aspettare.

È un’espressione ironica, come dire “mettiamoci in frigo, così non invecchiamo mentre aspettiamo“.

Se aspettiamo che tutti gli italiani rispettino le regole da soli… stiamo freschi!

Aivoglia di aspettare!

Giovanni riuscirà a finire il lavoro in tempo?

Chi Giovanni? Stai fresco!

Il che significa: non credo proprio che ci riuscirà! Il senso però è molto più ironico. Evidentemente Giovanni è noto per non riuscire a lavorare velocemente o a rispettare le scadenze.

Stai fresco, stiamo freschi, stai fresca, state fresche. Dipende dalle persone con cui parlate. Maschio, femmina, una persona o più di una.

Si usa anche per dire a una persona che è inutile aspettare perché io non farò mai questa cosa.

Cosa? Dovrei venire a lavorare nonostante il coronavirus? Stai fresco!

Adesso una bella frase di ripasso dall’Austria. Ripassiamo soprattutto, laddove e pagare lo scotto.

Nota: Stare freschi deriva da Dante Alighieri – verso 117 del XXXII canto dell’Inferno.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Doris: Alcuni miei concittadini e fra di loro soprattutto i giovani, ritenendosi invincibili, non la smettono ancora di festeggiare, laddove invece dovrebbero starsene a casa. Ma se continuano così saremo noi tutti a pagarne lo scotto.

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

229 – LADDOVE (dove, mentre, qualora)

Audio

226_laddove

Trascrizione

Bene amici, oggi registro questo episodio numero 226 a Roma, laddove si sono registrati diversi casi di coronavirus nelle ultime due settimane e per questo motivo le attività sono tutte ferme. La situazione potrebbe migliorare nei prossimi giorni, ma laddove peggiorasse il governo potrebbe anche decidere ulteriori divieti per i cittadini.

Avete sicuramente capito che oggi parliamo di “laddove”, un’unica parola che a volte equivale a “dove“, indicando un luogo, come ho fatto io nell’esempio parlando di Roma. In questi casi è più comune scrivere “là dove“, staccando le due parole. All’orale non cambia ovviamente. Di solito quindi quando indichiamo un luogo specifico si staccano le parole, accentando “là”, che è il contrario di “qua”.

Giovanni è nato a Roma, là dove ha abitato fin da piccolo.

Andrè vive a San Paolo, là dove io sono stato lo scorso anno.

Si staccano spesso le parole perché è come dire “è là, cioè in quel luogo che accade qualcosa”, quindi “là” è più importante di “dove”. Equivale a “dove”, o anche a “in quel luogo, nel quale“:

Giovanni è nato a Roma, in quel luogo, nel quale ha abitato fin da piccolo.

Andrè vive a San Paolo, in quel luogo, nel quale io sono stato lo scorso anno.

Più spesso, quando invece scriviamo “laddove” tutto attaccato è perché vogliamo enfatizzare, accentuare il valore di “dove”. Vogliamo cioè sottolineare ciò che viene dopo, e non il luogo, quindi in qualche modo il luogo (là) ha meno importanza.

Laddove piove molto, c’è meno sole.

Questa frase vale sempre, a prescindere dal luogo. Ma sempre di luoghi si parla, anche se in generale.

Quando invece non si parla di luoghi può significare “mentre“, “invece“, “quando invece“. Si usa spesso quando si parla di scelte sbagliate.

Giovanni ha scelto di studiare la lingua francese laddove forse sarebbe stato meglio scegliere l’inglese (scelta sbagliata)

Questo è un linguaggio usato più nello scritto, abbastanza comune nel linguaggio giornalistico. Il “la” indica il contesto, non un luogo, quindi si attacca a “dove”:

L’ultimo utilizzo di laddove è col significato di “qualora”, “nel caso in cui” quindi si parla di possibilità, quindi ha valore condizionale, si usa per proporre alternative, o anche delle “eccezioni“. Non scelte sbagliate quindi, ma stavolta alternative, possibilità alternative se accade qualcosa o anche eccezioni.

Laddove non sarà possibile andare fisicamente al lavoro, si farà lo smart working (eccezione o possibilità, come dire “in tutti i casi in cui” non sarà possibile…)

Domani c’è l’esame di guida, ma laddove (qualora, se) piovesse lo rimandiamo a dopodomani.

Non si esce di casa fino al 3 aprile, ma laddove la situazione non migliorasse, il periodo si estenderà ulteriormente.

A volte ascoltando la frase può esserci il dubbio, come in quest’ultima frase:

ma laddove la situazione non migliorasse…

Significa “nei luoghi in cui” oppure qualora, nel caso in cui la situazione non migliorasse?

Per questo motivo per fare chiarezza nello scritto meglio staccare le due parole se voglio indicare i luoghi, e a voce faccio una pausa tra là e dove:

“là dove la situazione non migliorasse”, cioè nei luoghi in cui non migliorerà e solo in quei luoghi, si estenderà cioè si allungherà il periodo.
Adesso, laddove abbiate una frase brevissima, possiamo ripassare le lezioni precedenti:

Ulrike (Germania): Amici di tutto il mondo, teniamo a bada il desiderio di uscire. Chi non si comporta in piena conformità con tutte le regole non si comporta come si deve in tempi di pandemia.

Emanuele: giusto! Teniamo a bada il desiderio di uscire, cioè controlliamo questo nostro desiderio, teniamolo sotto controllo, teniamolo a freno. Chi non si comporta in piena conformità, cioè conformemente con tutte le regole, chi non rispetta le regole, in poche parole, non si comporta come si deve in tempi di pandemia, cioè non si comporta bene, come si dovrebbe comportare, come ci si aspetta si comportasse.

Un saluto e al prossimo episodio.

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

228 – PERMETTENDO

Audio

Trascrizione

Oggi, cari amici di Italiano Semplicemente, andrò a fare una passeggiata. Ovviamente tempo permettendo.

Quest’estate invece farò una bella vacanza al mare, certo: corona virus permettendo.

Insomma, avete capito che oggi parliamo di “permettendo“, e del modo in cui si usa, così come avete ascoltato o letto nei due esempi.

Potete anche anticipare l’uso di permettendo, senza problemi:

Oggi, tempo permettendo, farò una passeggiata.

Stasera, mamma permettendo, andiamo in discoteca.

E così anche negli altri casi.

Potete usare “permettendo” tutte le volte che ci potrebbe essere un impedimento, un ostacolo di qualsiasi tipo, ostacolo ad un qualsiasi evento futuro. Quale può essere questo ostacolo? Il tempo, tua madre, solo per fare alcuni esempi.

Volendo potreste anche non usare permettendo, ricorrendo a forme equivalenti:

Se il tempo lo consentirà, oggi farò una corsetta nel parco

Se mamma sarà d’accordo, stasera andiamo in discoteca.

Nel linguaggio colloquiale si usa spessissimo questa forma, anche perché è più veloce, poi non c’è bisogno di mettere articoli: mamma permettendo, tempo permettendo, coronavirus permettendo, senza articoli appunto.

Secondo vantaggio: non c’è bisogno di cercare verbi da usare: se mamma vorrà, se non ci sarà più alcun problema coronavirus, se il tempo lo consentirà, se il tempo sarà buono eccetera.

Molto più facile dire:

Mamma permettendo

Virus permettendo

Tempo permettendo

Eccetera.

Bene, adesso ripassiamo e domani, Dio permettendo, vedremo, ascolteremo e leggeremo il prossimo episodio della rubrica “Due minuti con italiano semplicemente”. Vai Natalia.

Natalia (Colombia):

In questo momento più che mai dobbiamo sentirci un’unico popolo, come dovrebbe essere in qualsiasi tappa dell’umanità; abbiamo constatato che le frontiere sono invisibili e che siamo tutti collegati.
Nonostante tutto, le malattie hanno il potere di far si che la nostra vulnerabilità sia colta alla sprovvista.
Ma, che vuoi che sia: per la cronaca non è stata la prima né sarà l’ultima prova da affrontare.

Adesso bisogna imparare dalla storia e utilizzare la tecnologia e l’informazione che abbiamo a disposizione oggi per combattere, ed imparare con tutti gli annessi e connessi, anzi direi, per vedere anche il rovescio della medaglia di questa situazione, e vi dico che ve ne sono tanti di motivi per essere speranzosi.
Coraggio ragazzi, non bisogna allarmarsi e tanto meno essere allarmisti. Occorre invece andare avanti ed agire sulla falsariga degli italiani, che hanno messo in campo provvedimenti restrittivi ma che sono risultati fattibili.

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

227 – LA RESA DEI CONTI

Audio

Trascrizione

Allora siamo finalmente arrivati alla resa dei conti.

In questo episodio parliamo proprio della resa dei conti.

Abbiamo visto rendersi conto, che è quasi come capire, comprendere, poi abbiamo visto rendere conto a qualcuno, simile a riportare dei risultati, giustificare il proprio operato.

C’è sempre il verbo rendere, ed anche nella resa dei conti c’è rendere, verbo che ha a che fare spesso con i risultati che si ottengono, con il rendimento, rendimento che spesso si chiama “resa“.

Se torniamo un attimo all’episodio precedente, quando parliamo di rendere conto a qualcuno, stiamo riportando un risultato a qualcuno, e la stessa cosa accade con la resa dei conti, che però indica un momento particolare.

Quando arriva il momento della resa dei conti, quello sarà il momento in cui chi ha sbagliato pagherà, sarà il momento in cui “si faranno i conti”, ovviamente in senso figurato, non parliamo di matematica, non parliamo di conti matematici o economici.

La resa dei conti è dunque un modo per indicare un momento, quello finale, conclusivo, in cui si darà un giudizio. È un momento che arriva affinché tutti possano dire ciò che hanno fatto ma quando si parla della resa dei conti lo si fa sempre con tono di minaccia, come ad avvisare, a stare attenti, perché in quel momento si vedrà finalmente che avevo ragione. Di solito si usa a questo scopo.

Sebbene l’espressione nasca dal linguaggio amministrativo, dove effettivamente i conti sono dei conti matematici, l’espressione si usa infatti sempre in modo figurato, spesso per indicare il momento in cui ci sarà la conferma del proprio punto di vista: quello sarà il momento in cui io avrò la mia rivalsa, la mia soddisfazione. Altre volte per indicare semplicemente il momento conclusivo quando le conseguenze delle proprie azioni passate daranno un risultato.

Trovate moltissime notizie di attualità su google news volete:

La resa dei conti tra Turchia e Europa si avvicina

Bisogna rimandare la resa dei conti elettorale

È giunto il momento della resa dei conti sulla sanità

Continuate ad inquinare, fatelo pure, ma non è lontano il momento della resa dei conti.

Speriamo sia il più tardi possibile, ma adesso ripassiamo qualche espressione già spiegata con l’aiuto di Bogusia.

Bogusia: La pandemia si divulga in men che non si dica. Sta mettendo in ginocchio l’Italia e tutto il mondo. Tanti di noi non riescono a tenere a bada le diverse emozioni. Sottoporsi e tenere fede a diversi regolamenti è diventato indispensabile, non c’è spazio per cincischiare. Dobbiamo rimanere a casa e armarci di pazienza. O così o pomi*. Non riesco a capacitarmi del fatto che ci siano ancora persone che se ne fregano, a scapito* di tutti noi; persone che cercano di sminuire la situazione dicendo: è solo un’influenza, che vuoi che sia!
Io invece sto a casa alla faccia loro! Come tutti gli altri, tra l’altro.
Balza agli occhi il coraggio degli italiani. Mi vorrei rivolgere a loro e dire che ogni due per tre i miei pensieri volano a voi. Tanti bacioni virtuali a tutti coloro che sui balconi cercano di darsi coraggio a vicenda, anche incoraggiando qualche dirimpettaio a smarcarsi dalla fifa blu.

Tanto di cappello, cari italiani. Forza! Tanti auguri e un ringraziamento particolare a chi combatte, in prima linea negli ospedali. Contenere il corona virus è ancora fattibile a patto che tutti si comportino in conformità con quanto stanno facendo gli italiani.

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

226 – RENDERE CONTO A

Audio

Trascrizione

Nello scorso episodio abbiamo visto rendersi conto, rivolto a sé stessi: io mi rendo conto, tu ti rendi conto eccetera.

Ma possiamo non solo rendere conto a noi stessi, ma anche ad altre persone. Il significato cambia completamente.

Io rendo conto a te

Tu rendi conto a tua madre

Mio fratello deve rendere conto al suo capo

Eccetera.

Quindi: rendere conto a qualcuno.

Cosa significa? Significa dare delle spiegazioni a qualcuno riguardo a qualcosa.

Ma non si tratta di spiegazioni tipo delle lezioni, come può fare un insegnante. Si tratta di spiegare ciò che si è fatto, di descrivere l’attività svolta. Non si tratta di lezioni.

Ma perché dobbiamo spiegare a una persona ciò che abbiamo fatto?

Beh ad esempio perché siamo pagati e dobbiamo giustificare il nostro lavoro.

Ognuno di noi, se ha un lavoro, e se ha un capo, un dirigente, un direttore, deve rendere conto a questa persona.

Ognuno di noi in questi casi ha qualcuno a cui rendere conto delle proprie attività.

Quando si rende conto a qualcuno di qualcosa, si spiega, si riporta a questa persona, ciò che si è fatto perché si aveva un obbligo in questo senso.

Io rendo conto al mio capo delle mie attività.

Cioè io spiego al mio capo ciò che ho fatto, perché è questo il suo compito, è suala responsabilità del mio lavoro, lui a sua volta dovrà rendere conto a qualcun altro delle attività del suo ufficio.

È un’espressione che si usa per indicare il fatto che non si può fare come si vuole quando c’è qualcuno che ha la responsabilità delle nostre attività.

Se invece si ha piena libertà possiamo orgogliosamente dire:

Io non devo rendere conto nessuno!

Attenzione alla forma.

Io rendo conto a te di qualcosa

Si usano le preposizioni “a” per indicare la persona, e anche “di” se si specifica l’attività.

Non posso dire però:

“Io devo renderti conto”, ma “io devo rendere conto a te”.

In teoria sarebbero entrambe forme corrette, ma nella pratica si usa sempre “rendere conto a” per non confondere l’espressione con “rendersi conto” del passato episodio.

Va bene, avremo modo di usare questa espressione spesso nei prossimi episodi nelle frasi di ripasso.

Ripassiamo ora qualcuna delle espressioni precedenti:

Ulrike (Germania): Quando mi sono vista costretta a cancellare il mio solito viaggio di Pasqua in Umbria (😪), in Germania i responsabili sembravano ancora restii a prendere decisioni per combattere seriamente contro la divulgazione del corona virus. Presto hanno dovuto rendersi conto però che i bollettini giornalieri indicavano di giorno in giorno un crescendo di nuovi infezioni. Finalmente hanno reagito ed io ho sentore che prestissimo dovremo sottostare a tutte le misure proprio in conformità con le regole italiane. Saranno benaccette da parte mia.

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

225 – RENDERSI CONTO

Audio

Trascrizione

Vi rendete conto che siamo arrivati all’episodio numero 225 di questa rubrica di due minuti?

Ve ne rendere conto? Riuscite a realizzare questo fatto? Riuscite a rendervene conto?

Riuscite ad avere consapevolezza di questo?

Oggi ci occupiamo di “rendersi conto“, che si usa in modo pronominale, rivolgendo il verbo verso sé stessi.

Io mi rendo conto

Tu ti rendi conto

Lui si rende conto

Eccetera.

Rendersi conto di qualcosa è molto simile ad accorgersi di qualcosa, ma accorgersi è più legato alle cose che accadono e che si vedono, spesso poi accorgersi accade all’improvviso. Invece ci si rende conto gradualmente delle cose. Bisogna pensarci un po’.

Rendersi conto è anche più legato alla propria coscienza, alla propria consapevolezza. Si usa spesso per indicare le conseguenze delle proprie azioni o le conseguenze di qualcosa che accade, quando non sempre sono evidenti ma sono importanti.

Simile a capire e comprendere, ma questi sono verbi più legati a concetti semplici, verbi anche legati all’insegnamento e non hanno un legame speciale con le conseguenze.

Ti rendi conto che se perdiamo il lavoro non possiamo più mangiare?

Non ci rendiamo conto che se continuiamo ad inquinare il pianeta anche i nostri figli sono in pericolo di vita.

Non ti sei mai reso veramente conto di quanto soffriamo per colpa tua.

È simile anche a capacitarsi, di cui si siamo già occupati (episodio 33). Però capacitarsi ha meno a che fare con le conseguenze delle azioni ma è più legato all’accettazione della realtà.

Chi non si rende conto è perché non pensa abbastanza, perché non collega bene la causa con l’effetto.

Può risultare difficile a volte usare bene questa locuzione perché si usa un verbo pronominale. Ad esempio:

Te ne rendi conto? Si, me ne rendo conto, ma non è facile rendersene conto. Rendendomene conto ho risolto il problema

Ricordate, sempre rivolti a se stessi, altrimenti diventa “rendere conto” che ha un significato completamente diverso e che vediamo nel prossimo episodio. Poi nell’episodio ancora successivo vedremo “la resa dei conti“.

Ora ripassiamo un po’ con Mariana dal Brasile.

Mariana: per ora non me la sento di andare in Italia, anche perché al ritorno dovrei comprovare di non avere il virus corona. Infatti il bollettino quotidiano non è ancora rassicurante. Per ora non è fattibile.

Spiegazione di Emanuele…

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

224 – CAZZIARE

Audio

Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor

andrea leone.

 

Trascrizione

Oggi vediamo un verbo che inizialmente apparteneva al linguaggio del dialetto del sud ma che oggi comprendono e usano in tutta Italia. Parlo del verbo CAZZIARE.

Ho fatto un errore imperdonabile e il mio capo mi ha cazziato.

Sono stato cazziato da mia moglie per non aver lavato le mani

Cosa? Tua sorella si è dimenticata di invitarti al suo compleanno? L’hai cazziata?

Avete capito che cazziare fa parte del linguaggio informale. Significa rimproverare, sgridare, redarguire. Ma è meglio se aggiungiamo qualcosa:

Rimproverare duramente

Sgridare aspramente

Redarguire fortemente

Richiamare rigorosamente

Ammonire severamente (più formale)

Insomma si tratta di far notare a una persona che ha sbagliato, alzando la voce, con tono duro, arrabbiato, affinché capisca l’importanza del suo errore e che non si deve ripetere più.

Quindi così come esiste esiste il rimprovero e la sgridata, l’ammonimento e il richiamo, esiste anche la cazziata o il cazziatone.

Mia moglie mi ha fatto un cazziatone perché non mi sono pulito le scarpe

Se non vuoi una cazziata dal tuo capo ti conviene stare più attento.

Naturalmente fa parte del linguaggio parlato oltre che informale. Non abusate di questo verbo.

Potete anche usare in fondo anche il termine rimbrotto, che ha lo stesso significato di cazziatone, ma non è volgare (invece cazziare viene da cazzo, come incazzarsi).

Il verbo rimbrottare non è volgare quindi ed ha lo stesso senso di duro rimprovero.

Ora ripassiamo (parliamo dell’emergenza coronavirus).

Camille (Libano): ho sentore che ce ne staremo chiusi in casa anche noi per un po’.

Rauno (Finlandia): me lo sentivo anch’io.

Camille: io me la sento di fare qualche sacrificio per la salute di tutti.

Rauno: non è un pro forma, è fondamentale invece.

Camille: se non rispettiamo le regole, stavoltanon passerà in cavalleria.

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

223 – COMPROVARE

Audio

Trascrizione

12 marzo, l’Italia è in emergenza Coronavirus: tutti gli spostamenti sono vietati se non per comprovate necessità.

Ma cosa sono le comprovate necessità?

Si tratta di dimostrare che ci sono necessità. Possiamo anche dire “provare” le necessità, ma in questi casi importanti si usa spesso “comprovare”, come se la comprova valesse più della prova.

La comprova? Questo termine significa infatti provare ancora, provare ulteriormente, fornire delle prove aggiuntive, in più, come una specie di conferma della prova già data.

Una specie di convalida quindi. Questo è la comprova. Ma il verbo comprovare, sebbene abbia proprio questo significato in molti contesti (quello di provare ancora una volta, convalidare) spesso viene usato come rafforzativo, come a indicare semplicemente una prova importante e si usa quindi in questioni importanti:

Questi documenti comprovano la mia innocenza

Certo, è come “dimostrano” ma sarebbe come dire: “sono documenti indiscutibili, si tratta di una prova importante, indiscutibile”.

Quindi anche nel questo caso, un caso di emergenza sanitaria, bisogna comprovare che si hanno delle reali necessità, bisogna comprovare le esigenze, le necessità. Ad esempio se vado a fare la spesa bisogna compilare un modulo, fare una dichiarazione personale in cui c’è scritto proprio questo, il che non basterebbe a dimostrare che ho necessità: la vera comprova sarebbe mostrare lo scontrino, la ricevuta del pagamento della spesa fatta. Quindi nella maggioranza dei casi comprovare significa semplicemente provare, dimostrare ma efficacemente.
Ora ripassiamo. Sentiamo com’è la situazione negli altri paesi del mondo.

Ulrike (Germania):

Non mi torna proprio che i responsabili della regione tedesca Nord Reno-Vestfalia, la regione più colpita dal corona virus non se la sentono di rompere gli indugi e lasciano aperte le scuole e le università. Sguarniti della dovuta precauzione prenderanno una brutta piega e alla fine saremo noi tutti a pagare lo scotto.

Sofie (Belgio):

In Belgio siamo di nuovo alle solite. Anche il nostro paese è finito nel mirino del Coronavirus ma siccome stiamo ancora senza governo nessuno se la sente di raccogliere la provocazione per mettere a punto le misure necessarie. Invece di tagliare corto e di incalzare la popolazione di provvedimenti i ministri restano ancora sul vago.

Andrè (Brasile):

Il Brasile sembrava fosse uno strappo alla regola e che l’epidemia del coronavirus non riuscisse ad ingranare nel mio paese, sennonché dopo le ultime notizie allarmanti, la popolazione è ora sulle spine. Hai visto mai che adesso troveranno un modo per bloccare la trasmissione! Di casi confermati ce ne sono 75 e se ne prevedono più di quarantacinquemilla nei prossimi mesi!

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

223_comprovare

222 – A DISPETTO

Audio

Trascrizione

Buongiorno. L’ Italia, a dispetto degli interessi economici, è stato deciso che si trova in stato assoluto di emergenza coronavirus.

L’oggetto dell’episodio di oggi è l’espressione “a dispetto“.

Molti probabilmente già conoscono la parola dispetto. I bambini fanno i dispetti, fanno indispettire i genitori con i loro dispetti. Ovviamente parlo solo dei bambini dispettosi, quelli che fanno spesso dispetti a tutti.

Un dispetto è un atto rivolto a un’altra persona, ma è un atto spiacevole, negativo, che procura un danno a qualcuno, e la caratteristica del dispetto è il sentimento che induce una persona a fare un dispetto ad un’altra. Posso essere irritato, arrabbiato o anche invidioso, o posso essere risentito per aver ricevuto a mia volta un danno o un’offesa. E così gli faccio un dispetto per vendicarmi. Di solito i dispetti sono piccole cose comunque, niente di gravissimo.

Un dispetto può essere qualcosa che si fa per ripicca (questo termine lo abbiamo già visto in un episodio precedente).

Ebbene l’espressione “a dispetto di” qualcosa ha molto in comune col dispetto. Es:

A dispetto delle conseguenze economiche abbiamo deciso di chiudere tutti i ristoranti.

A dispetto della volontà del popolo, il governo ha aumentato le tasse.

A dispetto delle attese, la Lazio vincerà lo Scudetto.

Io mangio la pizza con le mani a dispetto del galateo.

Quindi a dispetto di significa “senza prestare attenzione alla contraria volontà” degli altri oppure “nonostante ostacoli o impedimenti” che derivano da qualcosa, insomma è un’espressione oppositiva, che va contro qualcosa, proprio come i dispetti dei bambini.

A dispetto di, del, delle, dei eccetera. Bisogna mantenere questa forma.

È diverso daa prescindere” ed anche a “alla faccia di” ed anche da “a scapito” e “a discapito“. È simile a “nonostante” “contrariamente”.

“A dispetto” si usa quando un’azione è palesemente contraria alla logica, a ciò che ci si aspetta. Quindi potete usarla quando volete, in tutte le Occasioni.

Ora, nonostante gli episodi durino sempre più dei due minuti previsti, a dispetto del nome della rubrica stessa, noi adesso ascoltiamo anche una frase di ripasso.

Anthony (🇺🇸 USA):

L’umanità ha accusato il colpo! Si dà il caso che tutte le volte che una nuova malattia viene scoperta, l’allarmismo è praticamente inevitabile e il coronovirus non passa di certo in cavalleria. Comunque il virus si sta diffondendo in men che non si dica a discapito di ogni classe sociale, genere e origine etnica. I ricercatori cercano un modo di bloccare l’epidemia e al coltempo le persone cercano di si sfuggirne. Dobbiamo fregarcene? In giorni come questi che stiamo vivendo ci sono frequentemente voci false e tendenziose e si fanno vive persone che ci dicono stupidaggini: smarchiamocene e facciamo attenzione a quello che dicono gli esperti, altro che storie! Per la cronaca, io lavoro in ambito sanitario!

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

221 – IL BOLLETTINO

Audio

Trascrizione

Buongiorno, oggi, come ogni giorno da quando è iniziata l’emergenza legata al coronavirus, alle ore 18 ci sarà il bollettino della Protezione civile. Cos’è la Protezione civile? Essa serve a garantire la salute dellell persone e dell’ambiente durante eventi negativi come le catastrofi e le situazioni di emergenza in genere, a livello locale e/o nazionale.

Ma cos’è questo bollettino?

Si tratta di un termine con più di un significato diversi in realtà, ma oggi vorrei spiegarvi del significato legato alle notizie.

I bollettini infatti servono ad informare.

I bollettini sono informazioni periodiche, questo è importante: ma un tipo particolare di informazioni periodiche, perché una persona normale non può emanare un bollettino.

Nella pratica può essere un foglio ma anche un file pdf o una pagina internet o diffuso via radio o in TV. Non è importante la modalità con cui queste informazioni vengono diffuse, trasmesse.

E’ importante invece che questa pubblicazione periodica sia fatta da una autorità, da un organismo, insomma questa informazione deve avere un valore, deve essere importante, perché serve ad aggiornare le persone su una situazione che può cambiare, proprio come il bollettino della Protezione civile, che ci deve aggiornare sulla situazione del coronavirus: quante persone si ammalano giorno per giorno in Italia? Quante persone guariscono? Ce lo dice il bollettino quotidiano della protezione civile.

Ma ce ne sono molti di bollettini.

Il bollettino dei prezzi ci informa sui prezzi dei prodotti, quello della neve ci informa sulla quantità di neve caduta, quello della viabilità ci informa sul traffico, quello meteorologico ci informa sulle condizioni atmosferiche del giorno con le previsioni anche per il giorno successivo, c’è il bollettino di guerra che ci informa tutti i giorni sull’andamento delle operazioni militari in caso di guerra, di conflitto.

C’è anche il Bollettino medico, emesso una o più volte al giorno, specie in occasione della malattia di un personaggio famoso. E’ il medico o l’ospedale ad emettere questo bollettino.

Ho detto “emesso“: i bollettini in genere vengono emessi, non viene fatti, non vengono dati, ma quando questa intormazione viene fornita attraverso un bollettino, si dice che il bollettino viene emesso. E non sono tante le cose che vengono emesse. In generale il verbo si usa per tutte le cose che vengono fatte uscire, mandate fuori:

  • io emetto un urlo
  • Tu emetti un suono
  • Il bambino emette un gemito
  • Il cellulare emettere onde elettromagnetiche
  • Il giudice emette una sentenza
  • Il Governo emette una legge

e la Protezione civile emette il bollettino sul Coronavirus, ogni giorno, ore 18.

Adesso ripassiamo:

Sofie (Belgio): Che e dici andiamo al cinema? O ci vediamo a casa mia tutti insieme?

Anthony (USA): Dai, non dire fesserie? Non voglio essere allarmista, ma secondo me sarebbe meglio stare a casa. Non è proprio fattibile poi organizzare feste e incontri tra amici, altro che storie! Non hai letto il bollettino di ieri?

Sofie: Per la cronaca non leggo mai i bollettini io.

Anthony: beh, questo può andare a discapito della tua salute sai?

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

221_bollettino

220 – LE SFUMATURE

Audio

Trascrizione

Buongiorno amici, oggi parliamo delle sfumature, un termine interessante che potete usare in tantissime occasioni diverse.

Le sfumature nascono dai colori, come probabilmente sapete. Non esistono infatti solo i colori classici: rosso, giallo, verde eccetera, ma esistono anche le sfumature di ogni colore, quando ci spostiamo gradualmente fra le varie tonalità di colore.

Ad esempio se prendiamo il blu, esiste il blu scuro, il blu marino, il blu notte e tanti altri ancora.

Il termine sfumatura è simile alla stessa tonalità, o a gradazione, ma la sfumatura si usa anche al di fuori dei colori.

Ad esempio se andate dal parrucchiere, esiste la sfumatura nel senso del colore dei capelli, e in questo caso ci sono le sfumature di tendenza ogni anno, quelle che vanno più di moda. Ma esiste anche la sfumatura relativa alla lunghezza dei capelli. In alcune aree della testa spesso si fanno delle sfumature, cioè si fa un taglio graduale dei cappelli, un taglio sfumato. Prima corto, poi più lunghi, poi ancora più lunghi, ed in questo modo i capelli diminuiscono progressivamente di lunghezza, senza fare tagli netti.

Il fatto è che le sfumature hanno un legame col verbo sfumare, che è simile ad attenuare, dissolvere, disperdere.

Anche in cucina c’è la sfumatura, e “sfumare” in cucina significa bagnare con un liquido alcolico (vino o liquore) e lasciare evaporare completamente l’alcol.

In generale possiamo usare le sfumature in ogni campo: ciò che conta è che ci sia una gradazione, qualcosa di non netto. Posso parlare di qualsiasi cosa, anche del linguaggio. Anche il linguaggio può avere delle sfumature: qualcosa di accennato, qualcosa che si avverte appena, non definito, non del tutto evidente. La sfumatura è quindi una caratteristica sfumata.

Nelle sue parole c’era una sfumatura d’ironia.

Quindi si notava qualcosa di ironico nelle sue parole, sebbene questa sensazione non è netta, evidente al massimo.

Nel discorso di Giovanni ho notato alcune sfumature interessanti

Cioè ho notato dei dettagli, delle sfumature appena accennate all’interno del suo discorso.

Anche una canzone può avere una sfumatura di rock o di jazz eccetera

Ci sono anche molte parole italiane con sfumature differenti a seconda dell’utilizzo.

Mariana (Brasile): Vorrei fare una considerazione circa le mie qualità in cucina: con i primi piatti non ho problemi, e neanche con i secondi piatti, A scanso di equivoci, uso solo ingredienti biologici, ma spesso i miei dolci vengono duri e in questi casi  vanno di traverso a chi li mangia. Altre volte sono bruttini da vedere, altre volte li tolgo anzitempo dal forno e quindi lievitano poco … insomma coi i dolci proprio non è cosa!  

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

220_sfumature

219 – ALLARMATI ED ALLARMISTI

Audio

Trascrizione

Doris (Austria): l’episodio di oggi è il numero 219 e verte sulla differenza tra allarmati e allarmisti.

Giovanni: Buongiorno. Oggi vediamo due termini di cui sono pieni i giornali e le cronache in questo dannato periodo di allarme dovuto al corona virus. I termini sono allarmati e allarmisti. 

L’allarme spesso genera allarmismo. L’allarmismo è simile all’allarme ma c’è una differenza.

L’allarmismo infatti è uno stato di tensione generato da notizie più o meno incontrollate. Quindi questa tensione, questo nervosismo che hanno le persone è generato da notizie allarmistiche ma queste notizie non sono notizie normali, ma notizie delle quali non si ha l’assoluta certezza, notizie che sfuggono al controllo assoluto di chi le ascolta, qualcuna potrebbe essere vera e qualcuna falsa. Questo è l’allarmismo. Di fronte ad una situazione di questo tipo le persone si allarmano?

Ovviamente si, diventano allarmate. Tutti si allarmano. E questo è assolutamente normale.

Lo ha detto anche il presidente Conte: bisogna essere allarmati ma non allarmisti. 

Ci si allarma di fronte a notizie allarmanti? Certo, ma ci si allarma anche di fronte a notizie allarmistiche, quelle provocate dagli allarmisti.

Ma chi sono questi allarmisti? Un allarmista, due allarmisti o allarmiste al plurale.

Un allarmista, che si chiama così sia se maschio sia se femmina, è una persona che genera allarmismo. Quindi l’allarmista è chi diffonde notizie o fa previsioni capaci di allarmare. In pratica l’allamista si preoccupa troppo o magari ha interesse ad allarmare.

Quindi siate allarmati ma non allarmisti.

Adesso ascoltate una frase di ripasso ma non allamatevi se non vi ricordate del significato di qualcuna. Piuttosto andatevi a vedere l’episodio che riguarda questa espressione se non l’avete capita.

Io sono prevenuto verso i giornalisti, quindi con me gli allarmisti non funzionano, a meno che la notizia allarmistica non mi giunga per interposta persona attraverso una persona credibile. In quel caso però la notizia mi andrà di traverso, ma state sicuri che questo fatto non passerà mai in cavalleria. 

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

218 – ANDARE E METTERSI DI TRAVERSO

Audio

Trascrizione

Ulrike: Ciao Sofie, quale sorpresa trovarti qua. Non volevi rinunciare un po’ al lavoro e viaggiare un po’? Cosa è andato di traverso che ti vedo ancora in città?

Sofie: Ma no Ulrike, tutto a posto, sono rimasta qui per i due minuti con italiano semplicemente. Prima di partire volevo darti manforte con la spiegazione dell’espressione *andare di traverso*.

Ulrike: Grazie Sofie, brava che vuoi tener fede alla promessa di essermi d’ausilio. Cominciamo allora: mi pare che il termine traverso sia la parola chiave per capire il concetto. Che ne pensi?

Sofie: Hmm.. traverso. Sicuramente ha a che fare col verbo attraversare, che significa passare attraverso, percorrere passando da una parte all’altra, da un lato al lato opposto. Hai notato che ho attraversato la strada prima di averti visto?

Ulrike: Sì, in effetti ti avevo già visto sull’altro lato della strada e volevo chiamarti quando mi sono accorta che stavi attraversando la strada, cioè che non la stavi percorrendo in uno dei due sensi consentiti, ma l’hai attraversata, sei passata da una parte all’altra.

In pratica ti sei voltata di 90 gradi e hai attraversato la strada, quindi sei passata da un lato al lato opposto, dal marciapiede sinistro a quello destro per così dire. Hai preso la strada di traverso.

Sofie: Giusto, ed è proprio quest’immagine di non andare dritti ma muoversi in modo trasversale che ci aiuta a *capacitarci* del significato figurato della locuzione *andare di (o per) traverso*

Ulrike: Pienamente d’accordo! Sai, all’inizio ti ho chiesto se qualcosa fosse andato di traverso, perché essendo al corrente del tuo progetto di viaggio ti pensavo già partita, ragion per cui ho voluto sapere che cosa ti avesse impedito di realizzare il progetto di viaggio, cioè quale ostacolo avesse bloccato la tua strada.

Sofie: Sì, Ulrike, avevo capito senz’altro. Più spesso però ho sentito l’espressione andare di traverso con riferimento al cibo.

Anche in questo contesto c’è l’idea che qualcosa, in questo caso il cibo, non prenda la direzione prevista, cioè nin vada avanti nel suo percorso. È importante dire che mettere “di” davanti indica un ostacolo, come hai detto tu; c’è qualcosa che impedisce il normale evolversi degli eventi secondo il progetto iniziale. Qualcosa è andato di traverso.

Se qualcosa va *di traverso* quindi, rappresenta un ostacolo.

Giovanni: giusto, poi se dico “si mette di traverso” , allora vuol dire spesso che c’è stata la volontà di mettersi di traverso. Si usa con le persone soprattutto, che quando vogliono impedire qualcosa “si mettono di traverso”.

Dunque, se qualcosa si blocca in gola, per esempio, forse un pezzo di pane che provoca fastidio e forse anche tosse, posso dire che “qualcosa è andato di traverso” o anche, in questo caso “mi è andato di traverso”.

Mi è andato di traverso si usa anche in senso figurato ovviamente, quando si avverte un forte fastidio o irritazione dovuto ad un ostacolo. Quindi anche un episodio troppo lungo può andarvi di traverso. In questo caso il cibo non c’entra.

Ulrike: *Può darsi* anche che mi sia arrivata una brutta notizia che mi fa andare tutto il pranzo di traverso, cioè che non *me la sento* proprio di mangiare.

Sofie: Accidenti ragazzi , abbiamo già sforato i due minuti *eccome se* li abbiamo sforati!

Ulrike: Che vuoi Sofie, almeno con questo siamo *sulla stessa falsariga* di Gianni. Poi i nostri due minuti includono il ripasso di qualche espressione passata! Ma speriamo che la nostra spiegazione non abbia lasciato dubbi *di sorta* e non *sia andata di traverso* a nessuno dei nostri ascoltatori. Ciao, alla prossima!

Sofie: Sì Ulrike, speriamo bene. Ciao allora, un saluto dal Belgio a tutti!

Giovanni: bel lavoro ragazze, complimenti per aver scritto questo episodio. Quando i miei membri mi chiedono di aiutarmi, come in questo caso, non posso certo mettermi di traverso.

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

217 – PASSARE IN CAVALLERIA

Audio

Trascrizione

Oggi vediamo una bella espressione: passare in cavalleria. Vediamo tre esempi:

Un allenatore di una squadra dice ai propri calciatori: Non pensiate che la sconfitta per 5-0 subita la scorsa settimana sia passata in cavalleria!

Mi avevi promesso di sposarmi. Non credere che la tua promessa sia passata in cavalleria, ok?

Dovevo dare 100 euro ad un mio amico che mi aveva fatto un prestito qualche mese fa, ma adesso che lui è partito per Londra il mio debito è passato in cavalleria.

Innanzitutto cos’è la cavalleria? Parliamo di militari a cavallo ma questo termine, nel periodo del medioevo, quindi dal V secolo al XV secolo, indicava anche i più ricchi, coloro che venivano chiamati “nobili”. Infatti la cavalleria era in origine composta da rappresentanti dei ceti elevati della società e tutti volevano farne parte. Dunque meglio la cavalleria che la fanteria, che sono i militari che stanno a piedi. Ebbene questo privilegio della cavalleria spesso diventava arroganza e quindi capitava che s’impadronissero di beni della fanteria senza pagarne le conseguenze. Per questo motivo quando non si trovava qualcosa si diceva che era “passata in cavalleria”, come dire che era passata nelle mani della cavalleria.

Oggi questo è diventato un modo di dire quando ci sono cose che non si trovano più perché sottratte da qualcuno, cose prestate e mai restituite, oppure promesse e mai ricevute. Insomma, furti o promesse dimenticati, colpe non scontate eccetera.

Negli esempi che abbiamo visto sopra, una sconfitta passata in cavalleria è una sconfitta dimenticata, le cui conseguenze non sono state avvertite dai calciatori che l’hanno subita. Analogamente una promessa di matrimonio passata in cavalleria è stata dimenticata anche da chi l’ha ricevuta… ma in questo caso non sembra sia passata in cavalleria… la donna se lo ricorda eccome!

Infine i 100 euro mai restituiti sembrano passati in cavalleria, perché sembra che questo amico se ne sia andato e che quindi non verrà più a richiedere indietro i suoi soldi.

Se vogliamo l’espressione si usa negli stessi contesti in cui posso usare “cavarsela” ed anche “farla franca“. Di cavarsela ci siamo già occupati in un episodio (metto un link). Farla franca invece sarà oggetto del prossimo episodio di questa rubrica. Adesso ripassiamo un po’ con un simpatico dialogo tutto tra donne.

Bogusia: Ciao Lia
Lia: Ciao Bogusia , qual buon vento?
Bogusia: Vorrei un tuo parere. Ho fatto una capatina in quel negozio d’abbigliamento, hai presente?
Lia: Certo, dove abbiamo visto mesi fa quel vestito osè?
Bogusia: Ma come sarebbe a dire? è molto elegante!
Aspetta un po’, lo indosso e vedrai. Guarda! Come lo vedi?
Lia: Uhm non ne sono sicura, non te lo vedo molto bene addosso, credo che non ti caschi bene, è anche un po’ sguarnito😬, diciamo…
Bogusia: Che storia è mai questa? Comunque sai cucire giusto? Quindi te la vedi tu, una soluzione la puoi trovare.
Lia: Ma che sorta d’idea è mai questa? Ormai è da 8 anni che non faccio la sarta, è una follia!
Bogusia: E dire che siamo amiche da tanto tempo!😞
Lia: Dai, ci provo e se fortuna vorrà, domani ci penso io, è fattibile.
Bogusia: che sballo! Sei la amica più amorevole che io abbia mai visto!
Lia: Per la cronaca direi la più accondiscendente😣

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

Linguaggio professionale: ripasso delle espressioni

Audio

Trascrizione

Oggi facciamo un ripasso di alcune espressioni che fanno parte del corso di italiano professionale, dedicato al mondo del lavoro.

Audiolibro COPERTINA

Lo facciamo attraverso una serie di frasi che contengono ogni volta un’espressione diversa. Negli esempi che ascolterete parliamo anche di fatti di cronaca, quindi di notizie che trovate sui giornali e su internet in questi giorni.

Ripetete ogni frase d’esempio dopo di me e poi vi ricordo in quale lezione l’abbiamo trattata. Coloro che non fanno parte dell’associazione Italiano Semplicemente non hanno accesso a tutte le lezioni, ma diventare membro è molto semplice. Per coloro che sono interessati lascio il link per iscriversi: italianosemplicemente.com/chi-siamo

Primo esempio:

Non occorrono medici alle prime armi per operare in situazioni di emergenza.

In questo esempio parliamo di medici alle prime armi ma ovviamente l’espressione “alle prime armi” si può usare in qualsiasi situazione lavorativa, quindi anche in qualsiasi mestiere: è sempre meglio non essere alle prime armi.

Se volete approfondire la questione legata a questa espressione date un’occhiata alla prima lezione del corso di Italiano Professionale, disponibile per tutti.

Andiamo avanti. Secondo esempio:

Ci sono politici che danno molta importanza alla comunicazione, senza badare alla sostanza.

Badare alla sostanza è un’espressione contenuta nella lezione n. 2 del corso, dedicata alla sintesi ed alla chiarezza, insieme ad altre 14 espressioni sullo stesso argomento.

Terzo esempio:

Non mi piace affatto essere trattato con sufficienza.

Trattare con sufficienza riguarda l’argomento dell’approssimazione e del pressapochismo, un argomento molto delicato e importante che è stato oggetto della lezione n. 3 del corso.

Con l’emergenza corona virus tutti gli italiani non sono ben visti nel mondo. Nessuno sta lì a sottilizzare se vieni dal Nord Italia o dal Sud Italia.

Sottilizzare è un verbo particolare, che fa parte della lezione n. 4 dedicata alla precisione ed alla puntualità. Argomento sempre attuale in ogni professione.

Mai darsi per vinti; occorre sempre cercare il lavoro che ci piace di più nella vita.

Darsi per vinti, cioè considerarsi vinti, in pratica arrendersi: un’espressione che indica Tenacia e resistenza, un argomento fondamentale della comunicazione lavorativa, utile quando si trattano affari e quando si inseguono obiettivi in generale.

Quando ci sono queste emergenze sanitarie, solo alcuni medici, quelli più esperti, possono esprimersi a ragion veduta.

Siamo passati alla lezione dedicata alla sincerità e all’equilibrio, vale a dire la lezione numero 6 del corso e “a ragion veduta” è una delle tante espressioni che si possono usare tranquillamente in ambito professionale.

Questa emergenza ci ha preso tutti alla sprovvista!

Il “controllo del futuro”, quindi le previsioni, le incertezze fanno parte di qualsiasi lavoro. Questa è la lezione numero 7, che è stata realizzata insieme a Mohamed, insegnante di italiano egiziano: “prendere alla sprovvista” è solo una delle espressioni spiegate ed usate in questa lezione, dedicata appunto al futuro.

Andiamo avanti:

Molte famiglie, impaurite dall’emergenza, hanno fatto man bassa di generi alimentari.

In questo caso siamo all’interno dell’episodio dedicato ai “risultati“, cioè anche agli obiettivi lavorativi. Una interessante lezione che contiene 22 espressioni diverse: “fare man bassa” è una di queste.

Un’altra espressione di questa lezione  è “andare a monte“. Ad esempio:

L’affare è andato a monte per colpa della crisi economica.

Se passiamo invece alla lezione n. 8 ascoltiamo il seguente esempio dedicato ai Problemi. 

Se nessuno mette i bastoni tra le ruote alle grosse aziende, quelle piccole a gestione familiare falliranno tutte.

Meglio non averne di problemi naturalmente, ma per combattere il nemico (cioè i problemi) dobbiamo conoscerlo, sbaglio? Solo così possiamo “mettergli i bastoni tra le ruote”. Si tratta di una espressione curiosa dedicata ai problemi.

Ti sei vaccinato? La domanda capita a proposito considerata l’emergenza legata al corona virus, no?

Un’altra frase dedicata all’unico argomento che riempie i giornali in questi giorni, ma in tutti i contesti lavorativi ci sono cose che “capitano a proposito”, che “cascano a fagiolo” e via discorrendo. Stiamo parlando di Rischi ed opportunità, e la lezione n. 11 del corso contiene una ventina di espressioni di questo tipo.

Altra lezione, altra frase:

Mangiare bene non è un’esclusiva tutta italiana.

Le esclusive sono tipiche del mondo del lavoro e non solo, e l’argomento di cui si parla è quello della Condivisione e dell’unione.

Ascoltate adesso la prossima frase:

Per fare telefonate basta avere credito telefonico. Per ispirare fiducia basta avere credito presso i propri clienti. Avere fiducia dalle banche invece significa avere credito da parte loro.

In questa frase ci sono tre significati diversi di “avere credito“. E’ solo una delle varie espressioni dedicate alla Fiducia e alla diffidenza, lezione n. 13 del corso di Italiano Professionale.

Concludiamo questo ripasso con una, anzi due espressioni della lezione n. 14.

Noi lavoratori siamo ormai ai ferri corti con la dirigenza. Per risolvere i problemi bisogna dare un colpo al cerchio ed uno alla botte.

Questa ultima lezione della prima parte del corso è dedicata agli Scontri e ai confronti.

Adesso facciamo un esercizio veloce con tutte le espressioni usate in questo ripasso. Io parlo al singolare (Io, tu o lei/lei), tu prova a parlare al plurale (usando noi, voi o loro):

Io sono alle prime armi

noi siamo alle prime armi

Io non bado alla sostanza

Noi non badiamo alla sostanza

Non voglio essere trattato con sufficienza

Non vogliamo essere trattati con sufficienza

Non stare a sottilizzare per favore!

Non state a sottilizzare per favore!

Lui non è un tipo che ama darsi per vinto

Loro non sono tipi che amano darsi per vinti

Parlo a ragion veduta io!

Parliamo a ragion veduta noi!

Mi hanno preso alla sprovvista

Ci hanno presi alla sprovvista

Ho fatto man bassa dei premi quest’anno

Abbiamo fatto man bassa dei premi quest’anno

L’incontro è andato a monte

Gli incontri sono andati a monte

Ti hanno messo i bastoni tra le ruote?

Vi hanno messo i bastoni tra le ruote?

Vieni qui, capiti a proposito!

Venite qui, capitate a proposito!

Ho una notizia esclusiva per te!

Abbiamo una notizia esclusiva per voi

Ha molto credito presso i suoi clienti

Hanno molto credito presso i loro clienti

Meglio che io dia un colpo al cerchio ed uno alla botte.

Meglio che diamo un colpo al cerchio ed uno alla botte.

Finisce qui questo episodio di ripasso, ci vediamo alla prossima lezione, grazie a tutti per l’attenzione.

216 – FATTIBILE

Audio

Trascrizione

Oggi vorrei parlarvi della fattibilità.

Ho notato che voi stranieri avete dei problemi con questo termine, che viene descritto dai dizionari come un termine usato solamente nel linguaggio economico, quando si parla di studi, di analisi, di valutazione.

Spesso questi studi, queste analisi e queste valutazioni si fanno ad uno scopo: si può fare qualcosa? Conviene? Ne vale la pena? In una sola parola si sta valutando la fattibilità, cioè si cerca di capire se una cosa da realizzare sia fattibile, cioè se si possa fare.

E’ vero che si usa spesso nel linguaggio burocratico e tecnico, questo è vero, basti pensare agli studi di fattibilità nell’ambito della progettazione; ma in realtà lo posso sempre utilizzare, questo termine, quando devo capire se qualcosa si possa concretamente realizzare.

Si possono raggiungere questi risultati? Riusciamo a fare questa cosa nei tempi previsti? Riusciamo a farlo con una certa quantità di denaro a disposizione?

Possono essere tanti gli impedimenti, le difficoltà, quindi quando si valuta, quando si cerca di capire se una cosa è fattibile si devono valutare i “fatti“, cioè la vera realtà, la realtà concreta.

Ad esempio:

Dove vogliamo andare in vacanza quest’anno? In America? Però dobbiamo stare almeno due settimane. Non so se questo progetto sia veramente fattibile considerando che non abbiamo neanche molti soldi. Valutiamo casomai anche un’alternativa, perché se non è fattibile andare in America troviamo qualcosa di più fattibile.

Quindi: E’ fattibile? Cioè: Possiamo farlo? Si può fare? E’ realistico? Ci sono possibilità pratiche che questa cosa si possa fare?

Altri esempi:

Contenere il Corona virus è ancora fattibile.

Con l’emergenza Corona virus, in Italia si sta valutando la fattibilità di molte manifestazioni già programmate.

E’ fattibile secondo voi rimandare tutte le partite di calcio in attesa che passi l’emergenza sanitaria?

Dimmi un po’, com’era il compito di matematica? Era Fattibile? Oppure no?

Mangiare meno carne per combattere i cambiamenti climatici secondo voi è fattibile?

Ogni volta occorre fare una valutazione, occorre pensare, riflettere sulla fattibilità. Si tratta sempre di realizzare qualcosa, e non necessariamente qualcosa di fisico, di materiale, la cosa che conta è che ci sia un obiettivo che sia realisticamente raggiungibile. Questo è ciò che veramente conta quando si parla di fattibilità. Un sinonimo? Realizzabilità è un buon sinonimo direi, ma non va bene per tutto.

Un compito scolastico ad esempio si fa, non si realizza. Per un progetto qualsiasi va bene invece anche “realizzabile”.

Anche possibilità può essere un sinonimo di fattibilità. Si tratta di una “possibilità reale

Poi La fattibilità si applica anche ai pensieri:

Si usa molto infatti dire è fattibile pensare che…“:

Ad esempio:

Non è fattibile pensare che un lavoratore riesca a studiare la lingua italiana nel modo classico. Questo non è fattibile pensarlo: esercizi, test scritti e lezioni in aula. E’ molto più fattibile per queste persone ascoltare brevi file audio durante le varie pause della giornata.

E adesso ripassiamo.

Andrè (Brasile): qualche giorno fa ha compiuto 49 anni il mio vecchio amico Gianni, che se vogliamo è anche il mio fratello italiano! Per la cronaca, ci siamo conosciuti tramite Whatsapp, quando avevo appena esordito sul gruppo di Italiano Semplicemente per principianti! Mi ricordo che lui aveva fatto una domanda ai membri brasiliani del gruppo! “Qualcuno di voi conosce qualcuno della Facoltà di Economia a São Paulo?” Io gli ho subito risposto che nella mia città ce n’era una e così gli ho teso una mano che lui non ha mancato di afferrare! Mi sono accorto che l’idea di conoscere il Brasile gli era balzata in testa improvvisamente e, almeno a me, è sembrato che venire qua per una conferenza era solo un pretesto! Bene, è un lunga storia. Ma dimmi Gianni, quali dei tanti posti “in” in cui ti ho portato in Brasile ti è piaciuto di più? Credo di sapere la risposta! La Cachaçaria! Sbaglio?

Giovanni: Non sbagli Andrè.

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

216_fattibile

215 – Aggettivi prima o dopo i nomi?

Audio

Trascrizione

Dovete sapere che nella lingua italiana, almeno in quella standard e non in quella letteraria, la posizione degli aggettivi rispetto al nome non è indifferente.
Cosa voglio dire?
Voglio dire che sebbene la disposizione degli aggettivi sia abbastanza libera, almeno rispetto alla lingua inglese, anche noi italiani abbiamo dei principi generali che riguardano la collocazione degli aggettivi.
Infatti molto spesso gli aggettivi hanno un senso diverso se li usiamo prima del nome oppure dopo. Se lo usiamo prima del nome, l’aggettivo è descrittivo, altrimenti è qualificante.
Ad esempio.

Tu sei una mia vecchia amica (descrittivo)
Tu sei una mia amica vecchia (qualificante)

Il significato è diverso.

Se dico “vecchia amica” infatti, vecchia è un aggettivo qualificativo, ed in genere quando si mette prima l’aggettivo e poi il nome si aggiunge una qualità al nome. Se l’aggettivo non ci fosse perderemmo una caratteristica di quell’amica, ma il senso generale non sarebbe compromesso. Non è qualificante quindi, non è fondamentale.

aggettivo qualificativo, ed in genere quando si mette prima l’aggettivo e poi il nome si aggiunge una qualità al nome. Se l’aggettivo non ci fosse perderemmo una caratteristica di quell’amica, ma il senso generale non sarebbe compromesso. Non è qualificante quindi, non è fondamentale.
“Io sono tua amica” (ho tolto “vecchia”) ha ugualmente senso. Ho solo aggiunto che ci conosciamo da molto tempo.
L’aggettivo è una cosa in più, aggiunge qualcosa al nome.
Se invece l’aggettivo lo mettiamo dopo il nome:
Tu sei una mia amica vecchia“. In questo caso “vecchia” è più importante, è qualificante. Questa amica è vecchia, quindi non è giovane.
Se tolgo “vecchia” manca una parte importante del significato iniziale.
Quindi:
Tu sei una mia vecchia amica = Ci conosciamo da tanto tempo
Tu sei una mia amica vecchia = tu sei vecchia, sei un’amica vecchia, anziana (forse in confronto alle altre amiche!).
Decisamente meglio essere una vecchia amica che una amica vecchio, sbaglio?
Un altro esempio

Elettra è la mia bella figlia
Elettra è la mia figlia bella

Bella è un complimento che accompagna nel primo caso (bella figlia), mentre nel secondo caso (figlia bella) sembrerebbe che io abbia almeno due figlie, ed Elettra sia quella bella. L’altra figlia si offenderebbe sicuramente!
In definitiva, nella lingua standard gli aggettivi veramente indispensabili sono quelli dopo il nome.
Bisogna però dire una cosa: prima ho detto che in italiano la disposizione degli aggettivi è abbastanza libera. Questo significa che non sempre l’ordine è importante. A volte conta il ritmo della frase, altre volte non è necessario mettere in risalto l’aggettivo mettendolo dopo il nome, ed allora è la stessa cosa. Se questo è un “episodio interessante“, sicuramente è anche un “interessante episodio“, e non c’è nessun pericolo che io mi offenda.
Adesso un utile ripasso.
Lejla (Bosnia): Circa la mia opinione, vorrei solo ricordarti Gianni, che, per la cronaca, avevi detto di non fare episodi grammaticali. Che poi tu avessi aggiunto che lo avresti fatto solo se ne valeva la pena, questo non significa che tu debba esagerare. Comunque, al di là di tutto, ho seguito l’episodio con interesse.
.- – –
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

214 – PER LA CRONACA – due minuti con italiano semplicemente

Audio

Video


https://youtu.be/X9ZYFQJfgH8

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno. L’espressione di oggi non è facile da spiegare: PER LA CRONACA. 

Si tratta di una locuzione che si usa per riportare un’informazione o una notizia per sottolinearne l’obiettività ed anche l’importanza anche se lo si fa in modo attenuato. 

Mi spiego meglio. 

La cronaca è il racconto di cosa accade. Viene da chronos che in greco antico significa tempo. Si usa quando si raccontano dei fatti accaduti mettendoli in ordine di tempo: prima è accaduto questo, poi quest’altro, poi infine quest’altro ancora, ebbene in questo modo sto facendo la cronaca degli eventi, o semplicemente faccio la cronaca. 

La cronaca è simile alla storia, ma c’è una differenza fondamentale: quando si fa la cronaca, si elencano, si mettono in fila gli avvenimenti senza commentarli, senza interpretarli. È una semplice narrazione degli eventi in ordine cronologico. Ma in realtà l’espressione si può anche usare per il futuro, poiché è una specie di intercalare, è un modo di aggiungere informazioni di cui si è abbastanza sicuri.

In tutti i giornali sono riportati le notizie di cronaca: la cronaca cittadina, quella nazionale, quella internazionale, quella politica, quella economica o sportiva. Cosa è accaduto in Germania ieri? Hai letto la cronaca? Si tratta degli avvenimenti più importanti accaduti. 

Per la cronaca” è dunque un’espressione che letteralmente significa: questa è una notizia di cronaca, vale a dire: adesso vi racconto quello che è successo. Però si usa spesso anche in occasioni particolari, non per semplicemente raccontare dei fatti e quindi anche per cose future. 

Si usa quando si vuole dare un’informazione quasi sottovoce, un’informazione che riteniamo importante, e di cui va tenuto conto e quando vogliamo dare un’immagine di imparzialità, di oggettività.

Dunque se vogliamo che una cosa, un aspetto, sia considerato, quando vogliamo dimostrare qualcosa, quando vogliamo sostenere un’idea, possiamo usare questa espressione, come a dire: adesso ti racconto una cosa che ti aiuterà a capire, poi sta a te, dipende da te interpretare questa cosa, come si fa con la cronaca che si legge sui giornali, ma è chiaro che spesso chi usa questa espressione ha un obiettivo in mente e sa che questa cosa accaduta è importante. Se è futura è praticamente certo che accadrà.  

Secondo voi Maria è innamorata di me? Ci siamo conosciuti un mese fa, e, per la cronaca, non ha mai risposto alle mie telefonate. 

Vedete che viene riportata un’informazione come se fosse di secondaria importanza, ma in realtà ha la sua importanza. Infatti l’espressione spesso si usa per fare ironia. 

Non so se secondo voi ci siamo impegnati abbastanza in questo lavoro, ma, per la cronaca, abbiamo lavorato tutta la notte. 

È come dire: tenete conto del fatto che abbiamo lavorato tutta la notte. Quindi il messaggio è: ci siamo molto impegnati in questo lavoro! 

È una frase che si mette tra due virgole, facendo una pausa. La pausa è importante, perché viene usata per far riflettere, per dare importanza alla frase che segue. Non devo parlare velocemente perché altrimenti darei un messaggio diverso. Sottovoce sì, ma lentamente. 

Ora, per la cronaca, mi sarei già spinto oltre i due minuti, ma c’è sempre il tempo di rivedere qualche espressione passata. Per la cronaca, chi parla è membro dell’associazione Italiano Semplicemente. 

Khaled (Egitto): L’Italia è stata presa di mira. Ormai non si parla d’altro. Cristine (Brasile): Tutte le notizie vertono sul corona virus. Molti paesi hanno interrotto i collegamenti o sconsigliato viaggi in Italia.

Junna (Cina): In pochi fanno un distinguo tra le zone dell’Italia. Comunque siamo corsi ai ripari subito e chiosare contro il governo lascia il tempo che trova.

Lia (Brasile): Che poi questo periodo verrà annoverato tra i peggiori di sempre, questo non ha nessuna attinenza con la politica.

.- – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!