324 – Spesso e volentieri

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spesso e volentieri

Trascrizione

Giovanni: Spesso e volentieri è un’espressione colloquiale adatta a ogni circostanza.

E’ ovviamente molto simile a “spesso”, ma è molto simile anche a “sempre”.

Ok, ma perché “volentieri“? Vuol, dire che si fa spesso una cosa piacevolmente? Con piacere?

Volentieri significa ovviamente questo, cioè si usa con le cose gradevoli, con le cose che fa piacere fare, ma “spesso e volentieri” si usa in realtà anche quando le cose non sono piacevoli. Di sicuro si sta parlando della frequenza di un qualcosa che accade o che è accaduto.

Vediamo qualche esempio:

Spesso e volentieri la sera esco con gli amici

Quante volte vai in vacanza in Italia? Ci vado spesso e volentieri.

Spesso e volentieri Giovanni ci spiega una bella espressione italiana

Questi sono tutti esempi di cose che accadono spesso e sono gradevoli, e anche io gli episodi li faccio anche volentieri, ovviamente oltre che spesso, cioè frequentemente, ma ascoltate queste frasi:

Capita spesso e volentieri che dimentico di ascoltare i nuovi episodi

In città spesso e volentieri c’è tantissimo traffico

In questi casi non si tratta di cose gradevoli, tutt’altro direi.

E allora?

Allora significa che possiamo usare questa espressione quando il contesto è scherzoso, quando parliamo in modo spensierato, quando parliamo con amici e vogliamo dare dei segnali di distensione, dove non tutte le parole sono da interpretare alla lettera, secondo il loro significato. In Italia questo si fa spesso e volentieri, e ascoltare questa frase ci trasmette subito un senso positivo e colloquiale.

Volentieri, in qualche modo ha più la funzione di amplificare il termine “spesso” quindi la frase significa “molto spesso”, “molto frequentemente”, e contiene generalmente sfumature aggiuntive, tipo:

Pietro spesso e volentieri tradisce la moglie

Vuol dire che Pietro tradisce la moglie molto spesso, con disinvoltura, senza badare al numero delle volte.

Giovanni dice che gli episodi sono di due minuti, ma spesso e volentieri sono di 3,4 minuti o anche di più.

Evidentemente voglio dire che Giovanni non ci sta molto attento alla durata. Non è dunque solamente una questione di elevata frequenza, ma spesso si vuole evidenziare la superficialità, la trascuratezza, o anche un difetto di una persona e cose di questo tipo. Più in generale possiamo parlare di ironia.

Io spesso e volentieri devo fare mente locale perché non mi ricordo più niente ormai! Sono decisamente a corto di memoria. Lo so che non si direbbe perché sono ancora molto giovane. Sarà perché mangio troppi grassi? Non so, sto andando un po’ a tentoni non ci capisco di queste cose. Magari non sarà niente di che e non c’azzecca nulla con l’età, che, senz’altro è meglio che vi risparmi.

L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

323 – di brutto

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Trascrizione

Di brutto

Giovanni: dopo aver visto “di bello” oggi vediamo anche “di brutto”. Se di bello, come abbiamo visto si usa prevalentemente nelle domande e indica una attività piacevole, “di brutto” è semplicemente un modo per dire “molto”.

In italiano ci sono tantissimi modi per sostituire la parola molto, lo abbiamo visto anche in un episodio dedicato.

Ogni tanto però mi viene in mente un nuovo modo. Uno di questi è proprio “di brutto”, ma quando possiamo usare questa espressione?

Intanto è bene dire che l’uso è solo familiare e informale. Tra amici si usa spessissimo, e lo si fa non per esprimere una quantità, ma soprattutto per sottolineare l’intensità di una attività.

Ad esempio:

Per prepararmi all’esame di italiano ho studiato di brutto

Cioè ho studiato molto, moltissimo, come non avevo forse mai fatto prima.

Ho sofferto di brutto l’ultima volta che sono stato lasciato dalla mia fidanzata.

Anche qui: ho sofferto tantissimo, una grande sofferenza.

Non c’è un uso positivo o negativo. Quindi il senso di “brutto” non vi deve far pensare che si tratti di una attività negativa o di sentimenti negativi o spiacevoli.

Si tratta di qualcosa di molto intenso. Semplicemente.

Anche nel caso di un terremoto posso usare questa espressione.

La terra ha tremato di brutto!

Anche questa è una intensità.

Francesca mi amava di brutto, ma a me non piaceva.

Non si può usare, come vi dicevo prima, al posto di tanti, tante, molti, molte, e neanche “molto spesso” cioè con le quantità.

Non posso dire che ho “di brutto” anni.

Non ha nessun senso una frase di questo tipo.

Quindi bisogna usare un verbo che descrive una attività e poi “di brutto”:

Ieri è piovuto di brutto

Quest’anno ho studiato di brutto

Hai pianto di brutto l’altro giorno.

Si usa anche un’altra espressione, sempre informale, equivalente: “una cifra”. Questa tra l’altro si può usare anche con le quantità:

Quest’anno ci siamo visti una cifra di volte.

Cioè ci siamo visti molte volte, molto frequentemente.

Quanto mi hai amato?

Una cifra!

In questo caso è equivalente a “di brutto”.

Attenzione perché sia “di bello” che di brutto” a volte sono da interpretare nello stesso modo con senso contrario.

Può capitare che accada qualcosa di brutto, cioè qualcosa di non piacevole.

Però spesso capita anche qualcosa di bello.

Ma in questo caso è proprio il contrario di “di bello“, quindi bello e brutto in tali casi sono sempre da leggere “alla lettera” nel senso di positivo o negativo, piacevole e spiacevole.

Emma: Forse anche oggi abbiamo sforato?

Si ma non di brutto! Giovanni è stato abbastanza conciso oggi!

Ma domani cosa ci spieghi di bello?

Domani tocca all’espressione: “spesso e volentieri“.

– – –

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Descrivere la corporatura, l’acconciatura e l’abbigliamento

La seconda Video chat dedicata alla descrizione del fisico delle persone.
In particolare vedremo come descrivere:

L’acconciatura:
– Portare i capelli
– FRANGIA
– CIUFFO
– TRECCE
– CODA
– CODINI
– CODA
– TUPPO, CHIGNON
– A CASCHETTO

La corporatura
– MINGHERLINO, Smilzo, Snello, In forma, ventre piatto (tartaruga)
– ESILE, GRACILE, Minuto
– OSSUTO, PELLE E OSSA, Scarno, Viso smunto, – SOTTOPESO, ANORESSICO,
– OBESO , SOVRAPPESO, Grasso, In carne, Ciccione, grassottello, Paffutello, Paffuto, Robusto, corpulento, florido, formosa, ventre prominente, pancia grossa,
– TOZZO, Basso, Tappo, Tappetto
– Spilungone, alto
– gambe lunghe, corte, slanciate, sottili, grosse, muscolose, magre

Abbigliamento
– curato, trasandato, elegante, casual, sportivo, ordinato, pulito, sciatto

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Italiano Professionale – lezione 25: Come dare istruzioni

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Lezione n. 25 del corso di Italiano professionale. Oggi parliamo di come dare istruzioni.

Nell’ultima lezione abbiamo visto come puntualizzare e si parlava dunque di chiarimenti.

Oggi invece, pur restando nel tema chiarimenti, stiamo dando spiegazioni riguardanti una procedura da seguire, cosa che si fa soprattutto quando dobbiamo insegnare delle cose a dei colleghi: una procedura da seguire ad esempio.

Spiegare alle persone cosa fare non è una cosa che fanno solamente i capi, i dirigenti, ma ogni volta che si da un consiglio tecnico, che si spiega un processo, una procedura da seguire si stanno danno istruzioni e possono farlo tutti. Evidentemente non solo durante una riunione si danno istruzioni: nella vita di ufficio avviene quotidianamente.

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322 – Dove vai di bello?

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Trascrizione

Giovanni: Oggi cosa facciamo di bello?

Oggi ci occupiamo proprio di questo aggettivo “bello” che gli italiani mettono un po’ dappertutto.

Con l’occasione ripassiamo anche qualche espressione che abbiamo spiegato nelle puntate precedenti. Ci aiuteranno a questo scopo alcuni membri dell’associazione italiano semplicemente: Lejla dalla Bosnia Erzegovina, Iberê dal Brasile, Xiaoheng dalla Cina e Rauno dalla Finlandia.

Allora:

Dove vai oggi di bello?

Dove sei andato ieri di bello?

Dove andrai domani di bello?

Cosa vediamo di bello al cinema?

Cosa hai visto di bello a Roma?

Si usa solo il maschile singolare. Fate attenzione:

Quali monumenti hai visto di bello?

Quali amici hai incontrato di bello?

Si tratta di domande che si fanno per trasmettere relax, divertimento, quindi in genere si usano quando c’è un viaggio o in tutte le occasioni di tempo libero: cinema, teatro, palestra, amici eccetera.

Come si risponde? Si può usare l’espressione anche per le risposte?

Volendo si:

Di bello a Roma ho visitato piazza Navona e il Colosseo.

Niente di bello purtroppo, sono dovuto restare a casa

Non ho fatto niente di bello da raccontarti.

Lejla: Una domanda: Niente di che e niente di bello sono la stessa cosa?

Giovanni: Non è proprio la stessa cosa anche se a volte le due risposte possono equivalersi.

Comunque “niente di che” si usa in pratica solo nelle risposte, mentre “niente di bello” può usarsi anche nelle domande:

Hai fatto niente di bello recentemente?

In questo caso “niente” sta per “qualcosa”.

Bisogna dire che il termine “bello“, in generale, descrive l’attività che si è fatta, una “bella attività” quindi non indica sempre e solo la bellezza in senso stretto, come quella di una città, ma in generale la piacevolezza, come nel caso di un’uscita con gli amici, o di una vacanza, ad esempio.

Se dico:

Quali amici hai incontrato di bello?

Non intendo dire gli amici belli, cioè gli amici di bella presenza, ma gli amici in generale. Si tratta quindi semplicemente di un modo di descrivere una piacevole attività.

Aggiungere “di bello” alla domanda serve infatti a non far sembrare la domanda troppo inquisitoria, indagatrice. In realtà è una domanda che si fa così, tanto per sapere, non per controllare o per indagare.

A questo punto si potrebbe chiedere:

Esiste anche di brutto?

Certo, ma si usa soprattutto con le cose accadute (ovviamente negative):

Cos’è quella faccia? Ti è capitato qualcosa di brutto?

Cos’hai visto di brutto per avere quell’espressione?

Ma l’espressione “di brutto” la vediamo meglio nel prossimo episodio perché ha anche un altro utilizzo interessate.

Xiaoheng: non abbiamo che da aspettare allora!

Iberê: Per ora rimaniamo in sospeso

Rauno: peccato, ero curioso!

– – –

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321 – Ma io non lo so!

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ma io non lo so

Trascrizione

Giovanni: Voi non ci crederete, ma anche oggi ci occupiamo di un’espressione che si usa da arrabbiati.

L’espressione è molto simile all’ultima che abbiamo visto: “ma guarda tu!” ed è “ma io non lo so!” (anche senza “ma” che tuttavia aggiunge enfasi).

Questa espressione si usa in modo analogo a “ma guarda tu“, nelle stesse circostanze, ma può anche essere usata insieme, mettendo “ma io non lo so” alla fine della frase.

Se ad esempio io mi arrabbio perché mio figlio non mi obbedisce, potrei dire:

Ma guarda tu se un moccioso di 5 anni deve fare come vuole lui! Ma io non lo so!

Naturalmente anche “ma io non lo so” non è in questi casi da intendere alla lettera. E’ solo un modo per esprimere stupore e irritazione per qualcosa alla quale non si riesce a dare una spiegazione, come a dire:

Incredibile quello che vedo o quello che ho sentito, è sconcertante! Non mi capacito! Non è normale!

Spesso le due espressioni si fondono insieme.

Ma io non lo so, guarda!

La frase va accompagnata da una mimica facciale adeguata: occhi sgranati, bocca semiaperta, sguardo stupito.

Si pronuncia con un tono che prima sale e poi scende, perché non è una vera domanda, ma solo una esclamazione di irritazione.

Di solito si manifesta inizialmente la propria contrarietà, spiegando in modo più o meno agitato la cosa che non va, e poi si aggiunge questa esclamazione, volendo mixandola con “ma guarda tu“.

Vediamo un esempio e con l’occasione alcuni membri dell’associazione Italiano Semplicemente utilizzeranno qualche frase di ripasso.

Sai che è successo? Il mio capo mi ha telefonato e mi detto: siamo in crisi, quindi mi dispiace ma o ti dimezzo lo stipendio oppure ti sostituisco con un’altra persona più economica.

Ma io non lo so, guarda, Non riesco a sopportarlo!

Ma pensa tu, davvero? Ma è passibile di denuncia, lo sai?

Poi non si è neanche curato di dirtelo di persona, ma ti ha telefonato!

Beh, ma a suo modo sta cercando di salvare il tuo lavoro, avrebbe potuto licenziarti e basta.

“Salvare” mi pare una parola grossa!

Ma tu cosa farai? Accetterai in attesa di tempi migliori?

Infatti ho risposto al mio capo: dimezzare lo stipendio?

Ulrike: Ma pensa tu, davvero? Ma è passibile di denuncia, lo sai?

Hartmut: Poi non si è neanche curato di dirtelo di persona, ma ti ha telefonato!

Lia: Beh, ma a suo modo sta cercando di salvare il tuo lavoro, avrebbe potuto licenziarti e basta.

Giovanni: “Salvare” mi pare un parolone!

Gema: Ma tu cosa farai? Accetterai in attesa di tempi migliori?

Sofie: Ho risposto così al mio capo: dimezzare lo stipendio? Aggiudicato!

– – –

L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

320 – Ma guarda tu!

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Trascrizione

Giovanni: ecco un’altra espressione che si usa quando si è arrabbiati o anche delusi: ma guarda tu!

Ma guarda tu” è una esclamazione che si dice quando non riusciamo ad accettare una cosa accaduta.

È una specie di invito a guardare, a guardare la cosa accaduta perché stupisce, ed è qualcosa che non ci piace. Ma in realtà non bisogna essere in compagnia per fare questa esclamazione. Può anche essere un pensiero espresso a voce alta quando siamo soli, se vediamo qualcosa che non ci piace e che non è normale.

Se accade qualcosa di strano, tipo che una persona ci sorpassa con la macchina in modo pericoloso, viene spontaneo dire, anche da soli:

Ma guarda tu questo!

Come a dire: ma si fanno queste cose? Il termine “questo” è un modo irrispettoso di chiamare la persona che ha fatto il sorpasso.

Se si è da soli è un modo bizzarro di condividere la propria sensazione con un’altra ipotetica persona, come a cercare conforto, solidarietà.

Se una persona ti risponde male puoi ugualmente affermare:

Lejla: Ma guarda tu, ma ti pare che mi devi rispondere così?

Ulrike: Ma guarda tu cosa mi tocca fare!

Giovanni: Si può usare anche in questo modo: un commento contrariato per qualcosa che bisogna fare, ovviamente controvoglia.

A volte esprime solo meraviglia:

Ma guarda tu come si è vestito quel tizio!

Ci sono espressioni simili come ad esempio “ma pensa tu“. Cambia il verbo e cambia il significato. Stavolta si usa soorattutto quando non avremmo mai immaginato che qualcosa sarebbe successo:

Ma davvero Maria e Franco si sono separati?

Andrè: ma pensa tu, e dire che si amavano tantissimo!

C’è anche “ma guarda un po'” che è la versione più educata, perché esprime disappunto, contrarietà ma un certo contenimento nell’esprimere questo sentimento avverso.

Sofie: Ma guarda un po’! Hai ancora superato i due minuti! Non ti degni mai di rispettare la durata!

Anthony: Non è che qualche volta potresti lasciar correre? Risparmiaci le tue lamentele. È mai possibile ?

Fernando: calma ragazzi, si direbbe che non sappiate mantenere la calma!

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319 – Ché non sei altro

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Giovanni: nell’espressione È possibile mai dello scorso episodio abbiamo visto che spostando la posizione di un termine può cambiare il significato.

Accade la stessa cosa con l’espressione “non è altro” con la congiunzione “che”.

Che non è altro” pertanto è quasi sempre diverso da “non è altro che“.

Ad esempio se dico:

Questo episodio non è altro che uno dei tanti episodi di italiano semplicemente.

In questo caso posso anche togliere il termine “altro” e in generale il senso può cambiare leggermente:

Questo episodio non è che uno dei tanti episodi di italiano semplicemente.

“Altro” serve a dire che è solo questo. Nient’altro che questo.

Quindi “altro” ha il ruolo di dire “solo questo”, nient’altro che questo.

In questo caso se non mettiamo “altro” vuol dire: ce ne sono tanti altri di episodi, non solo questo. Questo è uno dei tanti episodi. Un po’ diverso quindi. Almeno in questo caso.

Questo funziona anche con altri verbi, non solo col verbo essere, ma oggi volevo soffermarmi solo su questo verbo. Potrei comunque dire:

Non fai altro che lavorare. Devi riposare un po’!

Anche qui posso eliminare “altro” ma in tal caso il senso è però lo stesso: lavori sempre, non fai altro.

Questo per quanto riguarda il “che” quando è messo alla fine.

Se invece dico, sempre usando il verbo essere:

Mio marito mi ha tradito! Quel traditore che non è altro!

Questo genere di frasi si usano come una forma di sfogo, e il “che” ha il senso di “perché” , quindi serve in teoria a spiegare il motivo per cui ho usato proprio quel termine.

Potrei dire:

quel traditore, perché non è altro.

Naturalmente sono frasi che si usano quando si è arrabbiati, e in tal caso si ha l’esigenza di essere immediati, veloci e non si fanno pause:

Quel bastato che non è altro mi ha rubato il portafogli!

Stai zitto, stronzo che non sei altro!

Ulrike: Uno sfogo offensivo mi pare e come tale un po’ osè, comunque da prendere con le molle a meno che non venga espresso con un occhiolino per metterci una sfumatura scherzosa.

Giovanni: Brava, spesso infatti si usa anche in modo scherzoso, ma in questo caso non posso togliere “altro” come facevo prima. La frase non avrebbe senso.

Naturalmente non si può usare un aggettivo positivo, per indicare un complimento. Funziona solamente con le offese.

Posso togliere però l’intera espressione “che non è altro“, perché questa espressione non serve che a sfogarsi, non serve altro che a questo.

L’episodio finisce qui, avete anche ascoltato delle frasi di ripasso di alcune espressioni già spiegate negli episodi scorsi. Nel prossimo episodio vediamo “ma guarda tu“, un’altra espressione che si usa da arrabbiati.

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318 – Come mi trovate?

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Lia: è possibile mai che Gianni oggi ci spieghi il verbo trovare?

Fernando: sei così stupita? Mica ha solo un utilizzo! Vedrai che lo troverai molto interessante.

Anthony: ma ti pare che non lo sappiamo già usare?

Khaled: Nulla quaestio se lo lasciamo parlare? Poi dice che gli episodi sono lunghi!

Giovanni: bravo Khaled. Grazie. Allora oggi, cari amici, voglio fare una breve discussione sul verbo trovare. Spero troverete l’episodio di vostro interesse.

In particolare mi interessava farvi notare che questo verbo si può usare non solo nel modo classico, in cui significa riuscire ad individuare. È simile a scoprire, venire a conoscenza, recuperare.

Ho trovato il corso di italiano che cercavo

Non trovo più le chiavi

Scusi, dove posso trovare un ristorante aperto?

Prima si cerca e poi si trova (non sempre!).

Si usa anche in altri modi, ad esempio quando volete esprimere un’opinione in modo più elegante del solito:

Trovo che questo corso sia molto interessante

Quindi è simile a credere, pensare, verbi però troppo generici.

Ti trovo ringiovanito sai?

Ti trovo ingrassato!

Diciamo che possiamo usarlo quando notiamo delle caratteristiche in una persona o una cosa. Simile quindi a riscontrare (che è più formale) e individuare.

In questo modo stiamo esprimendo un nostro parere, quindi può anche trattarsi di un giudizio. Stiamo dicendo se una cosa ci piace oppure no, ad esempio. Quindi somiglia anche a giudicare, ritenere, stimare.

Trovo questo episodio molto interessante.

Se io stimo una persona, ad esempio, evidentemente trovo che sia una persona intelligente, la ritengo capace di ottenere dei risultato, la, giudico positivamente.

Trovare, usato in questo modo, è assolutamente adatto, esprime un proprio punto di vista in modo direi in molto elegante ed imparziale.

Infatti fa pensare che prima di esprimere il vostro parere abbiate pensato, abbiate riflettuto, e solo dopo abbiate espresso il vostro pensiero.

Certo, potrete continuare a dire:

Secondo me meglio non usare questo verbo.

Ma si è sicuramente più convincente dite:

Trovo che sia meglio non usare questo verbo.

Si usa anche come risposta. Una persona esprime un parere e voi rispondete:

Trovi? (come dire: la pensi così? Davvero? È questa la, tua opinione?)

Trovi che sia così?

Trovate anche voi che sia un bel modo di utilizzare questo verbo?

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317 – Possibile mai?

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Giovanni: nell’ultimo episodio abbiamo detto che l’espressione “ma ti pare” esprime stupore e spesso anche fastidio.

Un utilizzo di cui ancora non vi ho parlato esprime esclusivamente stupore, solo stupore, ed equivale a “possibile mai?”. In sostanza ci si chiede, o si chiede ad un’altra persona, se mai una cosa sia possibile. Una cosa che se fosse vera mi stupirebbe molto.

Ad esempio:

Possibile mai che Giovanni abbia deciso che nel 2021 ci saranno due riunioni dei membri dell’associazione italiano semplicemente? Non si è mai parlato di due riunioni in un solo anno.

Equivale a dire: secondo te è possibile questa cosa? A me stupisce molto questa cosa.

Oppure:

Ma ti pare possibile questa cosa?

Il tono è fondamentale per escludere la possibilità che ci sia fastidio.

Sentite la differenza tra le due forme:

A questo punto dobbiamo vedere la differenza tra “è mai possibile?” e “possibile mai?”

La posizione di “mai” determina la differenza tra fastidio e stupore.

Se sono arrabbiato e infastidito devo dire:

È mai possibile che tu sia sempre in ritardo?

Se invece la mia è una domanda tranquilla. E io sono incuriosito e meravigliato, senza essere arrabbiato, dico:

È possibile mai che Giovanni voglia fare due riunioni in un anno?

Questa è una domanda vera e propria.

È possibile mai che neanche un episodio duri due minuti esatti?

Questa è più una lamentela, ma resa più gentile dall’aver posticipato il termine mai.

Se sbagliate non è molto grave, ma il messaggio che esce dalla vostra bocca non è esattamente uguale a quello che arriva alle orecchie di chi ascolta.

Potete usare “è possibile mai”, come abbiamo visto, anche per mitigare la frase, per non sembrare arrabbiati, o per educazione.

Ma è mai possibile che non ci sono libri di grammatica che spiegano questa cosa?

Ma è possibile mai che siate così convinti che la grammatica da sola, possa bastare?

Ma questo “mai” serve veramente a questo? E serve solamente a questo?

Solo la posizione è importante?

In realtà potremmo anche togliere “mai”. Ciò che aggiunge, quando lo mettiamo, è il fastidio, se messo prima e lo stupore, se messo dopo. Ma anche senza, se il tono è adeguato va bene lo stesso.

È (mai) possibile che nessuno ci abbia spiegato prima queste cose?

È possibile (mai) che Giovanni si sbagli?

Khaled: Ah… stai sfoderando un’altra espressione di stupore! Man mano cominciano a ronzarmi per la testa.

Ulrike: È mai possibile e possibile mai con significati diversi! Pavento proprio di scambiarle! Non resta che ripetere l’episodio. Pazienza!

– – –

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316 – Ma ti pare

Audio

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Emanuele: oggi non mi va di fare l’episodio dei due minuti. Mi sento offeso perché qualcuno pensa che gli episodi sono troppo lunghi.

Giovanni: dai, Gianni, non fare il sostenuto e facciamo questo episodio!

Giovanni: ma ti pare che faccio il sostenuto? Stavo solo scherzando. Era solo una scusa per usare questa nuova espressione: ma ti pare!

Ho identificato quattro modi diversi di utilizzo.

Come L’ho usato io prima è un modo per allontanare un dubbio.

Significa: ma come puoi pensare questo. Bisogna specificare la cosa che stupisce e, enfatizzando il tono della voce, si manifesta stupore e un certo dispiacere, o anche un po’ di fastidio a volte.

Un secondo modo è per condividere un fastidio per qualcosa:

Ma ti pare normale quello che stai dicendo? (in tal caso pare sostituisce sembra)

Ma ti pare che mio figlio ha detto un sacco di parolacce questa mattina. Chissà dove le ha imparate!

Si tratta di una domanda, come a dire: che ne pensi tu? Non sei stupito quando me?

Ma ti pare che per andare in spiaggia libera quest’estate bisogna prenotare? Roba da non credere!

Il terzo modo è usato come formula di cortesia, quando una persona ti ringrazia:

Ti ringrazio molto.

Ma ti pare!

È come dire:

prego, non preoccuparti.

Figurati!

Ma di che!

Non c’è di che!

Si può usare anche dando del lei:

Ma le pare!

Non è affatto una risposta scortese, anzi forse è la più formale che esiste quando si dà del. Lei.

Anche questa in fondo In fondo poi è una modalità per esprimere stupore: meraviglia per un ringraziamento non dovuto.

Il quarto modo è da intendere sempre letteralmente, e “pare” è ancora una volta come “sembra”, ma più familiare:

Sei il peggiore degli amici!

Scherzi?

Ma ti pare che sto scherzando?

È una risposta un po’ arrabbiata.

Ma ti pare giusto questo?

In genere la prima parola “ma” si può anche togliere in ogni occasione. La sua presenza però serve a dare enfasi, ad accentuare lo stupore, o lo sdegno, o il fastidio.

Adesso Khaled, dall’Egitto, vi aiuta a ripassare alcune espressioni che abbiamo già spiegato negli scorsi epiaodi. Khaled è uno dei membri dell’associazione italiano semplicemente.

Khaled: Quando vado alla zona militare, mi preparo tutti i documenti, mettendo tutto in ordine. Là, il soldato mi chiede tutte le mie generalità, dicendo: “mi fornisca le sue generalità”.
Io presento le generalità richieste, poi mi dà il via libera. Poi vado dal medico, misurando la temperatura del corpo, e mi porta da altri due soldati. Questi mi ispezionano, chiedendomi di mettere le mani in alto. Senz’altro è la solita solfa che si fa con tutti, andando là. Se si dimentica un foglietto banale bisogna stare attenti, niente scuse perché sono duri di comprendonio.

Giovanni: ottimo ripasso Khaled. Nel frattempo mi è venuto in mente un ulteriore modo di utilizzo.

Equivale a Possibile mai?

Lo vediamo nel prossimo episodio.

315 – Le generalità

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Trascrizione

Giovanni: Se venite in Italia, almeno due o tre volte sicuramente dovrete fornire le vostre generalità a qualcuno.

Hartmut: non è che ti stai sbagliando Gianni?

Giovanni: Certo che no.
All’aeroporto ad esempio, sia all’andata che al ritorno e anche in albergo possono, anzi sicuramente vi chiederanno di fornire le vostre generalità.

Fornire le proprie generalità, o dire, o indicare o dichiarare le generalità significa comunicare il complesso dei dati anagrafici relativi a un individuo: voi stessi

Ulrike: Allora quando partirò alla volta dell’Italia cercherò di ricordarmelo, ma cosa si fa in questi casi?

Giovanni: Bisogna generalmente dare un documento e se non basta riempire un modulo indicando nome e cognome, data e luogo di nascita e indirizzo di residenza. Queste sono le generalità.

Le generalità vengono chieste per sapere chi sei, quindi servono per identificarsi.

Da non confondere con la generalità, al singolare, che indica “la maggior parte“, “la maggioranza“:

Lia: la differenza tra singolare e plurale non è proprio una sfumatura allora! Puoi farci un esempio al singolare?

Giovanni: Subito: Nella generalità dei casi questi episodi durano 4 o 5 minuti.

Questa è la generalità.

Possiamo anche dire “in generale” o “generalmente” questi episodi durano 4 o 5 minuti. Anche “in genere” va bene.

Le generalità (al plurale) di una persona spesso vengono chiamate anche in un altro modo: gli estremi.

Questo è un termine che ha diversi significati, ma si chiamano così anche i dati essenziali e necessarî per l’identificazione.

Bogusia: si usano normalmente questi due termini? Ti diròche mi piacciono e mi piacerebbe usarli.

Giovanni: È un linguaggio burocratico in realtà, li usano negli uffici pubblici soprattutto. Ma anche sull’autobus potrebbero chiedervi le generalità. Se controllano l’abbonamento ad esempio.

In un ufficio pubblico dovete necessariamente fornire i vostri estremi o se preferite le vostre generalità se volete ottenere o consegnare un documento.

Qualcuno ve li chiederà:

Mi fornisca i suoi estremi

Mi fornisca le sue generalità

C’è da dire che esistono anche gli estremi di un documento, non solo di una persona.

L’importante è che identifichino questo documento: la data di rilascio del documento e il numero ad esempio.

In varie occasioni potrebbero chiedervi:

Gli estremi della carta di identità

Gli estremi di un bonifico bancario

Gli estremi di un pagamento qualsiasi

Gli estremi di una fattura

Gli estremi di una spedizione

Gli estremi dI una polizza assicurativa.

Invece le generalità si usano solo con le persone.

Sofie: Sarebbe fuori luogo finire adesso l’episodio con un’altra frase di ripasso?

Andrè: Come la vedi se ci penso io a registrarla?

Rauno: Nulla quaestio!

Giovanni: Ma c’è anche Lia dal Brasile che ci teneva molto alla sua frase di ripasso.

Lia: Beh, torniamo a bomba!
Spesso mi stupisco quando vedo persone che se ne fregano del Coranavirus.
Quello che esce senza la mascherina, quell’altro che fa assembramenti, quell’altro ancora che dice:
Dai, prima o poi tutti lo prenderemo.
Ebbene, queste sono le persone sciocche per eccellenza.
E quando poi se lo prende anche lui si piange addosso.
È proprio in quel momento che mi viene voglia di dire: hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!
Ma te lo giuro, io non ho gufato contro nessuno!!

– – –

L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

Le espressioni con la mano

Audio

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Trascrizione

Giovanni: oggi vediamo un episodio ricco di espressioni idiomatiche italiane. Vediamo come usare la mano o le mani. Il vocabolario è ricchissimo di esempi.

Sapete infatti che ci sono molte espressioni in cui si usa la mano.

Numeri alla mano (o dati alla mano) è una di queste: significa conoscendo i dati, avendo a disposizione le informazioni numeriche.

Con i dati alla mano, cioè a disposizione, si possono fare i conti, si può giungere a conclusioni.

La mano indica disponibilità, perché le cose che teniamo in mano sono nostre e le possiamo controllare.

Essere un tipo o una persona alla mano è un’altra espressione. Un tipo disponibile, piacevole, amichevole, disponibile e flessibile, che si adatta alle diverse situazioni come una mano, appunto.

Essere a portata di mano invece indica la vicinanza di un luogo qualsiasi. Come se allungare una mano bastasse per raggiungerlo.

C’è un ristorante a portata di mano da queste parti? È comodo avere tutto a portata di mano, vuol dire che non devo faticare, non devo percorrere lunghe distanze.

Posso usare anche in modo più materiale questa espressione:

Scusa mi passi il sale visto che ce l’hai a portata di mano?

Con lo stesso senso si usa anche sottomano.

Vorrei scrivere una poesia ma non ho sottomano una penna. Qui c’è meno il senso della comodità ma più che altro quello della disponibilità immediata.

Se invece una cosa è non a portata di mano allora è fuori mano. Significa che è un po’ distante. Una casa fuori mano è ad esempio lontana dal centro abitato.

Tornando alle persone, quelle alla mano però non è detto abbiano le mani d’oro, non è detto cioè che sappiano fare tutto, che abbiano una ottima manualità. Chi usa le mani per fare massaggi invece può avere le mani di fata: sensibili e efficaci.

Se avete le mani d’oro difficilmente su ciò che fate occorre ancora rimetterci le mani, perché il vostro lavoro è perfetto. Infatti rimettere le mani (o rimettere mano) su un lavoro ha questo senso: non è completo, è ancora da perfezionare, o è difettoso. Allora bisogna rimetterci mano.

Chi nvece ha le mani in pasta, come un pizzaiolo, è coinvolto in una attività, e di solito c’è sempre da guadagnare qualcosa. È ovviamente un’immagine figurata, la pasta rappresenta gli affari, l’organizzazione, il coinvolgimento nel dar forma a qualcosa. I politici potremmo dire che hanno sempre le mani in pasta ovviamente, ma l’espressione si usa sopratutto in termini negativi quando ci sono interessi personali coinvolti. È simile ad essere immischiati.

La disponibilità è probabilmente la caratteristica più frequente nelle espressioni con la mano.

Dare una mano è sicuramente quella più comune e più conosciuta dai non madrelingua. Ma prima ancora che la mano venga data bisogna porgerla o tenderla. Ma tendere la mano l’abbiamo già vista insieme.

Le mani, poi, al plurale, possono essere usate fisicamente, ad esempio venendo alle mani con qualcuno. Venire alle mani è un modo educato e formale di dire picchiarsi, usare le mani per farsi del male fisicamente, dopo un litigio. Se qualcuno ti mette le mani addosso durante un litigio però puoi sempre lamentarti: giù le mani! Come ti permetti di alzare le mani? Io ti denuncio sai!

Non mi mettere le mani addosso! È spesso una frase usata per difendersi da chi alza le mani con facilità.

Ma con alzare le mani in questo caso vogliamo dire picchiare, usare le mani per far del male. Ma alzare le mani si usa anche in altro modo, ad esempio quando si fa una domanda:

Chi ha domande da fare alzi pure la mano.

Ma se vi trovate in una banca durante una rapina, e il rapinatore vi dice di alzare le mani, non vi sta chiedendo di fare domande, ma di mettere le mani in alto, come segno di resa:

Mani in alto! Nessuno si muova, questa è una rapina!

In questi casi ci si sente che non si può far nulla, e in tutte queste situazioni, non solo nelle rapine, si può dire:

Di fronte a questo io alzo le mani!

Vuol dire: basta, mi arrendo, adesso non riesco più a far nulla.

Ci sono situazioni in cui ci sentiamo veramente inermi, e siamo rassegnati, scoraggiati. In questi casi possono addirittura cadere le braccia!

Dopo cinque anni di lezioni di italiano, se uno studente scrive: “vado a casa” ma scrive a con l’acca, come se fosse il verbo avere, al professore cadono sicuramente le braccia.

Ma restiamo alle mani.

Avete capito che la mano non sempre si usa per indicare cose piacevoli. Un altro esempio è avere la mano di ferro, espressione che si usa quando si è inflessibili e duri, tutt’altro che disponibili ed alla mano!

Poi c’è chi ha le mani bucate, chi cioè spende molto denaro senza farci troppa attenzione. Conosco molte persone con le mani bucate io. E voi? Che spemdaccioni!

Queste persone escono di casa con molti soldi ma tornano sempre con le mani vuote cioè senza avere più nulla in mano. Questa espressione si usa anche quando c’è qualcosa da dividere tra persone ma qualcuno resta senza ottenere nulla. Resta a mani vuote, appunto, non ottiene nulla.

Le mani in questo caso indicano possesso e di espressioni di questo tipo ce ne sono parecchie. Possesso, controllo, ma anche protezione:

Fidati di me, sei in buone mani.

C’è fiducia in questo caso, fiducia e protezione. Ma essere in cattive mani è ovviamente l’opposto.

Anche avere le mani in pasta rientra in questo ambito.

Ho le mani su un grossi affare.

In questo caso c’è un’opportunità, qualcosa che si potrebbe ottenere a proprio vantaggio.

A proposito, in guerra si può cadere in mano del nemico. In tal caso il nemico ottiene il controllo su di te o su un territorio. Si usa anche in politica nel caso di vittoria delle elezioni.

A proposito, l’Italia è nelle mani dell’Europa. Speriamo arrivino gli aiuti di cui abbiamo bisogno per affrontare l’emergenza economica. Solo l’Europa può aiutarci. Speriamo che si mettano una mano sulla coscienza altrimenti avremo forti difficoltà questa volta.

Mettersi una mano sulla coscienza significa comportarsi senza fare del male, avendo pietà, comportarsi con bontà, verso qualcuno che sta in condizioni molto difficili.

Quando si fa beneficenza ad esempio, o quando si raccomanda a qualcuno di comportarsi con bontà:

Mettiti una mano sulla coscienza, e aiuta chi ha bisogno se ti chiede di dargli una mano.

Le mani possono essere usate anche per difendersi, lo abbiamo già detto con venire alle mani (o passare alle mani) e alzare le mani e mettere le mani addosso.

Ma chi si sente attaccato non fisicamente, e si difende addirittura prima di ricevere un’offesa o per anticipare un evento negativo si dice che mette le mani avanti.

Spesso chi è colpevole mette le mani avanti, perché sa che sarà accusato. In fondo quando si sta per cadere si mettono fisicamente le mani avanti per non farsi male.

A mano a mano che vado avanti mi accorgo che ci sono molte altre espressioni con la mano.

Man mano che mi vengono in mente (stesso significato) vi spiego ovviamente il significato.

Dunque, ad esempio, se non credete in qualcosa che vedete o che vi viene raccontata ma avete bisogno di toccare con mano, evidentemente non vi fidate e volete verificare di persona, proprio come San Tommaso, che ha voluto toccare con mano il corpo di Gesù perché non credeva nella sua resurrezione.

Allora chi vuole toccare con mano, solitamente è perché non crede in qualcosa ma più in generale questa espressione si usa con le esperienze personali:

Una volta toccata con mano, là povertà non si dimentica.

Al lavoro poi, chi non fa nulla, chi non lavora, mentre dovrebbe farlo, si dice che se ne sta con le mani in mano.

Queste persone che se ne stanno con le mani in mano semplicemente non fanno nulla, e per questo fanno rabbia, suscitano un sentimento negativo.

Se mi capita tra le mani una persona di questo tipo… Peggio per lui!

Capitare tra le mani fa riferimento a situazioni casuali in cui si ha una opportunità. Le mani servono per afferrare questa opportunità.

Se mi capita tra le mani un buon affare non me lo lascerò scappare!

Se mi capitasse tra le mani Trump gliene direi di tutti i colori!

Se dite così evidentemente Trump non vi sta molto simpatico.

Non sono molto simpatiche neanche le persone (ma non solo le persone) che fanno man bassa di qualcosa.

La Juventus sta facendo man bassa di scudetti negli ultimi anni. Vince sempre la Juventus. Non resta nulla per gli altri.. La Juventus vince a mani basse, cioè con molta facilità.

Ma questa non è certamente una notizia di prima mano, perché è da tempo che la juve vince e lo sanno tutti. Una notizia di prima mano è una notizia acquisita direttamente dalla fonte, mentre se un’altra persona dà la stessa notizia dopo averla ascoltata da me questa notizia diventa di seconda mano.

Quindi in questo caso non sono proprio fresche, ma in genere le cose di seconda mano sono le cose, gli oggetti usati.

Quindi se si acquista un’automobile di seconda mano questa non è un’auto nuova. Ma se è nuova non si dice che è di prima mano. Solo le notizie possono essere di prima mano.

Con le mani comunque si possono fare tante cose!

Se si mordono le mani, ad esempio, siamo arrabbiati perché abbiamo perso un’occasione, perché potevamo fare qualcosa e adesso siamo pentiti ma ormai è tardi:

Se penso che sarei potuto andare in Brasile prima del corona virus e non ci sono andato… Mi mordo ancora le mani per questo!

Si può anche chiedere la mano di una ragazza se si è intenzionati a sposarla.

Signorina, vorrei chiedere la sua mano!

Questo è chiedere la mano, fare una proposta di matrimonio.

Invece prendere per mano, significa aiutare, come dare una mano, ma più nel senso di indicare la strada. Quando si prende per mano una persona è per guidarla, per fargli vedere come si fa.

Invece prenderci la mano è quando si impara a fare qualcosa.

Prima impariamo e poi quando siamo bravi possiamo dire che ci abbiamo preso la mano. E tutto diventa più facile.

Ma quando ci si fa prendere la mano le cose possono diventare pericolose. Vuol dire che abbiamo perso il controllo della ragione e non riusciamo più a smettere spinti dalla voglia di ottenere risultati migliori.

Quando si gioca al casinò è facile che il gioco ci faccia prendere la mano. Mai farsi prendere la mano altrimenti perdiamo tutto!

Con il matrimonio si rischia meno, quindi meglio chiedere la mano ad una ragazza che farsi prendere la mano al gioco.

In fondo la mano serve a infilare l’anello al dito. Magari un anello fatto a mano, cioè un anello artigianale. Si riconosce subito la mano di un vero artigiano.

E cosa succede quando ci si lavano le mani?

Questa frase si usa per non avere responsabilità.

Io me ne lavo le mani!

Significa io non mi interesso di questo, a me non importa, non voglio avere a che fare con questo. Il significato esatto è declinare le responsabilità, come a dire:

Non sono responsabile di questo.

In effetti avere le mani sporche indica una colpevolezza, quindi lavarsele indica il gesto di chi non vuole coinvolgimento, e non è un caso che in Italia, ai fenomeni di corruzione politica degli anni ’90 è stato dato il nome di “mani pulite“. Molti politici sono risultati corrotti in quell’occasione. Sebbene molti abbiano cercato di lavarsene le mani.

Molti giuravano di essere innocenti e affermavano che si poteva mettere la mano sul fuoco sulla loro innocenza!

I politici si aiutavano tra loro anche. Io aiuto te e tu aiuti me: una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso.

Un proverbio non proprio dei migliori questo. In genere non si usa per indicare una semplice collaborazione,ma c’è bisogno che ci sia qualcosa di illecito. Un accordo illecito, vietato dalla legge.

Stavamo parlando di mettere le mani sul fuoco come segno di fiducia.

Questo vuol dire che bisogna avere fiducia, talmente tanta fiducia da essere disposti a mettere le mani sul fuoco in caso di colpevolezza. In senso figurato ovviamente. È come dire fudarsi ciecamente.

Ma finalmente è arrivata l’inchiesta mani pulite, e la mano della giustizia e ha sistemato le cose!

Una mano poi si può dare come segno di aiuto, come si è detto, ma anche per presentarsi o per stringere accordi.

Piacere, io sono Giovanni.

Nel caso di accordi meglio usare stringere la mano.

Non si diventa amici senza una stretta di mano, e tra amici si può anche giocare a carte.

Facciamo un’altra mano di poker?

La singola partita di carte si può anche chiamare “una mano” quindi.

Altre due mani e andiamo casa ok?

Le due mani indicano anche coraggio ma solo quando si prende il coraggio a due mani. Lo abbiamo visto anche nell’episodio dedicato ai numeri.

Una mano di pittura la potete dare anche alla perete del vostro appartamento, o al cancello della vostra casa. In quel caso date però una mano di vernice. Con due mani è anche meglio comunque. Ma dovete lasciar asciugare la pittura o la vernice dopo aver dato la prima mano.

Infine la cosa peggiore che esiste: fare la manomorta!

Se vi trovate su un mezzo pubblico ed è molto affollato, qualcuno potrebbe fare la manomorta, cioè potrebbe approfittare dell’affollamento per palpeggiare le persone…normalmente le ragazze!

In un posto gremito però, non solo può capitare una manomorta. Può anche darsi che qualcuno con le mani lunghe proverà ad allungare le mani per rubacchiare, allora bisogna essere attenti perché ce ne sono molti che sono svelti di mano.

Tra l’altro chi fa scherzi di mano fa scherzi da villano! Così recita un famoso proverbio.

Una volta però colto con le mani nel sacco, (cioè una volta scoperto a rubare) non gli resta che mettersi le mani nei capelli (si fa così quando si è disperati) perché poi rimarrà con un pugno di mosche in mano. Questo accade quando non resta più nulla.

P. S: Non so se mi sono ricordato di tutte le espressioni possibili, ma ringrazio i membri dell’associazione italiano semplicemente che mi hanno dato manforte.

314 – Ti risparmio

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Trascrizione

Giuseppina: non sono riuscita a finire il lavoro in tempo e sai cosa ha detto il mio capo quando gliel’ho detto?

Giovanni: no, ti prego, meglio se me lo risparmi, so bene che non è molto educato in questi casi.

Avete ascoltato un uso particolare del verbo risparmiare, che solitamente si usa con i soldi. Risparmiare in genere significa non spendere soldi, mettere da parte i soldi, per essere spesi in futuro.

In realtà il risparmio indica un uso moderato non solo dei soldi, ma di sale, di benzina e di tempo ad esempio. Qualunque cosa che abbia un valore e sia limitato, non infinito si può risparmiare.

Questo è l’uso principale ma ce ne sono altri, nei quali risparmiare indica una forma di cortesia fatta a qualcuno.

Si può risparmiare anche una persona infatti.

Nei film Western si sente spesso dire:

Risparmialo! Riferito ad una persona, che significa “non ucciderlo”. Si può anche dire:

Risparmiagli la vita.

Stesso significato: non ucciderlo.

Risparmiare una persona o la vita di una persona è ovviamente un atto di pietà, significa avere il potere di togliere la vita ma decidere di non farlo. Un atto di pietà e di umanità.

Ma risparmiare una persona non si usa solamente in questo modo, parlando di vita e di morte. Ma si tratta sempre di un gesto positivo.

Infatti se dico:

Giovanni era molto arrabbiato e ha insultato tutti, ha risparmiato solo Maria.

Quindi Giovanni non ha risparmiato nessuno tranne Maria. Non vuol dire che ha ucciso tutti tranne Maria, ma che non ha escluso nessuno dalle sue critiche o dai suoi insulti. A parte Maria. Lei è stata risparmiata dagli insulti e dalle accuse o offese.

Lo stesso posso dire di un professore che boccia tutti gli studenti agli esami, senza risparmiare nessuno.

Quindi nessuno è stato risparmiato dal professore, nessuno è stato promosso: tutti bocciati!

Se invece io dico:

Ti voglio risparmiare cosa è accaduto.

Non parliamo più di risparmiare qualcuno ma di risparmiare qualcosa a qualcuno: ti voglio risparmiare cosa è accaduto.

Significa, come nella frase iniziale dell’episodio, che non voglio dire cosa è accaduto, voglio risparmiartelo (risparmiare a te) e questo lo faccio perché sarebbe come raccontare qualcosa di spiacevole, che probabilmente tu puoi immaginare. Qualcosa di brutto, di negativo. Se ti risparmio qualcosa puoi tranquillamente fare a meno di ascoltarla. Anche questo risparmiare è un gesto positivo.

Il risparmio quindi è sempre una cosa positiva in fondo, che si tratti di soldi non spesi, di persone non uccise o di critiche non fatte o studenti non bocciati ma risparmiati.

Non posso risparmiarvi il resto della spiegazione, perché altrimenti l’episodio non sarebbe completo.

Quindi continuo nelle spiegazioni.

Se io parlo con te e mi dà fastidio che mi hai detto qualcosa di spiacevole, posso dirti:

Questa te/me la potevi anche risparmiare.

Vale a dire: questa cosa che mi hai detto potevi anche evitare di dirmela.

In questo caso si tratta di qualcosa da non raccontare, ma spesso si tratta di comportamenti da evitare e non di parole:

Se uno studente si legge 10 libri di grammatica italiana io gli direi:

Te lo potevi anche risparmiare.

Cioè: potevi anche non farlo. Non c’era bisogno. Hai fatto una fatica inutile. Potevi anche risparmierti di leggere 10 libri di grammatica, potevi evitarti questa fatica e avresti compiuto un gesto compassionevole nei tuoi stessi confronti. Ovviamente la frase è ironica in questo caso.

Quindi anche le energie si risparmiano.

Quest’anno non ho risparmiato energie e ho sistemato tutto il giardino

Quest’anno non mi sono risparmiato. Ho usato tutte le mie energie per sistemare il giardino.

Risparmiare energie quindi è più o meno uguale a risparmiarsi, risparmiare sé stessi nella frase appena ascoltata.

Bisogna dire che il verbo risparmiare, quando si parla di parole o di azioni si usa sempre in contesti di polemica, di contestazione, di opposizione, e spesso c’è una componente di ironia.

Basta con questa spiegazione, rispamiaci altre parole inutili.

Analogamente a quanto avviene quando si risparmia la vita ad una persona, risparmiandosi di raccontare, di dire, di spiegare qualcosa a qualcuno, si fa un atto di pietà, di compassione, un gesto positivo insomma.

Non ci far soffrire ti prego, risparmiaci il resto della spiegazione.

Volete sapere un altro uso del verbo o volete che ve lo risparmi?

Posso risparmiare il fiato se volete, ma questo lo farei solo se credessi che quello che dirò sarebbe inutile.

Vi potrei risparmiare altri esempi ma non lo farò.

In questo caso si usa per evitare fatica, o un dispiacere ad altre persone.

Come, vedete somiglia al verbo “evitare“, e questo vale sempre:

Evitare di spendere: risparmiare denaro

Evitare di uccidere: risparmiare la vita

Evitare di raccontare: risparmiare un racconto

Possiamo usare risparmiare al posto di evitare anche in altre occasioni, e spesso si fa quando c’è ironia. In questo senso è simile anche a trattenersi

Giovanni dovrebbe risparmiarsi di vestirsi in quel modo.

Franco non risparmia nessuno dalle sue battute. Difficile sopportarlo!

Poi notate che ci si può rivolgere a sé stessi o a altre persone: c’è ad esempio una differenza tra:

Risparmiamelo

E:

Rispamiatelo

Nel primo caso si fa un gesto positivo nei confronti miei, nel secondo caso parli di te stesso e questo si usa quando qualcosa è controproducente per sé stessi quindi meglio non dirla o non farla questa cosa se non si vuole essere ridicoli o fare figuracce ad esempio.

Dovrebbe risparmiarsi di vestirsi così

(non gli conviene, sembra ridicolo. Farebbe un favore a sé stesso se se lo risparmiasse)

Dovrebbe risparmiarci di vestirsi così

(non è bello a vedersi, fa male alla nostra vista. Farebbe un favore a noi)

Per oggi vi risparmio le frasi di ripasso?

Khaled: E qui ti volevo! Invece secondo me andiamo avanti, oppure ci fermiamo? Che ne dite?

Xiaoheng: e vedi un po‘, saremo al decimo minuto!

Rauno: Eh no! Abbiamo voluto la hicicletta e adesso pedaliamo!

Andrè: Si direbbe che non siate mai stanchi!

– – –

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313 – Hai voluto la bicicletta?

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Trascrizione

Giuseppina: basta, non ce la faccio più con questi bambini! . Voglio tornare single! Voglio uscire la sera con gli amici!
Giovanni: eh, cara mia, hai voluto la bicicletta? E adesso pedala!
Per andare in bicicletta bisogna pedalare, giusto? E pedalare è faticoso, richiede energia, fatica, sforzo fisico.
E chi acquista una bicicletta non si può lamentare poi che bisogna pedalare per andare avanti.
Per questo motivo l’espressione “hai voluto la bicicletta?” si utilizza spesso quando qualcuno si lamenta dopo aver fatto una scelta. Volendo si può aggiungere la seconda parte (e adesso pedala) ma non è obbligatorio perché è scontata, si capisce anche senza.
Giuseppina sapeva bene che i figli richiedono energia, e non danno solo gioie, ma richiedono anche fatica e pazienza. Ed allora cosa ti lamenti? Sei tu che li hai voluti! Adesso non ti lamentare!
Questo è il significato di questa espressione informale che si usa con amici, familiari ma anche volendo con colleghi di lavoro se siete in buoni rapporti con loro.
Pedalare è il verbo usato nella seconda parte della frase. Si usa spesso anche come esclamazione:
Pedalare!
È una incitazione a lavorare, a fare fatica e si usa normalmente con gli sfaticati, coloro che non hanno voglia di fare nulla ma c’è molto da fare.
Dai che c’è ancora lavoro da fare, perché vi state riposando? Pedalare!!
Lejla: sarà perché andare in bicicletta è faticoso?
Sofie: Sicuramente è questo il motivo, ma io non ci capisco niente con queste espressioni italiane.
Ulrike: mi fa specie che parli in questo modo. Mi sembra che tu invece ne sai usare molte di espressioni.
– – –

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312 – Saperci fare

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Trascrizione

Giovanni: Abbiamo visto, nell’ultimo episodio, l’uso di capirci per esprimere le competenze:

Mariana: Grazie, è benaccetta una capatina all’episodio di ieri!

Giovanni: Io ci capisco

Tu ci capisci

Abbiamo detto, se ricordate, che in realtà il modo corretto di esprimere il concetto è usare “ne” e non “ci”.

Capirne e non capirci quindi.

Io ne capisco

Tu ne capisci

Ora, c’è anche un altro modo per esprimere lo stesso concetto: saperci fare.

Attenzione perché saper fare è un po’ diverso da saperci fare.

Andrè: Sono proprio le sfumature dei concetti che ci interessano.

Giovanni: Saper fare è usato comunemente per esprimere competenze. Equivale a riuscire a fare.

Sai fare il caffè all’italiana?

Certo che lo so fare e tu la sai fare la caipirinha come la sanno fare in Brasile?

Insomma! Non la so fare molto bene. La sanno fare meglio i brasiliani.

Questo è saper fare. Sapere indica conoscenza e fare la manualità. Saper fare, insieme, indica una abilità spesso manuale, materiale.

Saperci fare è simile, ma ci sono almeno tre differenze.

La prima differenza è che saperci fare contiene anche orgoglio, l’essere orgogliosi di saper fare qualcosa:

Io ci so fare con i computer

Questa frase è del tutto equivalente a “ci capisco” e a “ne capisco” che è la versione corretta.

La seconda differenza è che il “fare” di “saperci fare” può anche essere relativo ad un comportamento. Anzi, soprattutto in questo caso è corretto usare “saperci fare”:

Tu ci sai fare con i bambini

Tu, cioè, hai abilità particolari con i bambini, li sai intrattenere, li sai far divertire, sai farti obbedire, eccetera. È un complimento.

Io non ci so fare per niente con le ragazze.

Io, quindi, non capisco bene come comportarmi con le ragazze, non so come fare per piacere alle ragazze.

Tu non ci sai fare, le fai scappare le ragazze. Lascia fare a me!

Saperci fare quindi racchiude orgoglio, abilità nel fare ma soprattutto abilità comportamentali. Saperci fare è un concetto più ampio, di uso informale, anche questo, ma non più di tanto.

La terza differenza è che stavolta non è sbagliato usare ci.

“io ci so fare” è il modo corretto di esprimere l’abilità in questione.

Se usassi la particella ne il significato cambierebbe.

Ad esempio:

In Italia ci sappiamo fare con i dolci e tutto ciò che riguarda il cibo. Ma non solo: gli italiani ne sanno fare molte di cose.

Quindi “in Italia ne sappiamo fare molte di cose” significa semplicemente che in Italia sappiamo fare molte cose.

Quel “ne” si riferisce alle “cose”.

Quante cose sai fare?

Quante ne sai fare di cose?

Ne so fare molte io, e tu?

Quanti anni hai? Ne ho 30.

Quanti dolci sai fare? Ne so fare molti. Ne so fare molti di dolci.

Non parliamo di abilità comportamentali in questo caso ma di quantità di cose.

Quindi ricapitolando:

io ci so fare con le pizze” è equivalente a “io ci capisco di pizze”. C’è orgoglio ma non si tratta di abilità nel comportamento in tal caso.

Io ne so fare di pizze” contiene ancora una componente di orgoglio, come a dire che ne so fare molte, di molti tipi diversi, ma si parla di quantità di pizze.

Infine:

Io ci so fare” con le donne o con i bambini o con i ragazzi eccetera, indica qualità, abilità nel comportamento, quindi orgoglio e comportamento. Si tratta di “savoir faire“. In questo caso si usa anche spesso questo francesismo. Il savoir faire è quindi quell’nsieme di qualità che consentono ambite o brillanti affermazioni nei rapporti sociali. Questo saperci fare, questo savoir faire richiede accortezza, tatto, sensibilità, abilità morali particolari che non tutti hanno.

– – –

L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

311 – Ci capisco

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Trascrizione

Giuseppina: Abbiamo fatto vari episodi per spiegare l’uso della particella ci.

Ne abbiamo fatti alcuni anche per spiegare la particella “ne”.

Non vi ho ancora mai parlato però di un uso particolare della particella “ci”.

Un uso informale, che non si trova nei libri di grammatica, ma che si usa moltissimo soprattutto tra i giovani (ma non solo) quando parlano di competenze. Abbiamo affrontato questo argomento, delle competenze, ampiamente nel corso di italiano professionale.

Quando una persona crede (o non crede) di essere bravo, quando esprime le sue capacità in una determinata attività o in un certo settore, potrebbe dire che “ci capisce“.

Significa che se ne intende. Significa che è un esperto in quel settore.

Parliamo del verbo “capirci“.

In realtà la frase corretta sarebbe un’altra, e si dovrebve usare “ne” e non “ci”. Il verbo sarebbe quindi *capirne“.

io ne capisco” diventa, informalmente “io ci capisco“.

Ad esempio:

In termini di motori Gianni ci capisce! Puoi chiedergli qualunque cosa.

Fernando: Allora, bontà sua, magari può spiegare qualcosa anche a noi!

Chi ci capisce di matematica? Devo risolvere un problema difficile. Qualcuno ci capisce?

Io non ci capisco nulla di matematica. Non chiedere a me!

Neanche io ci ho mai capito molto.

Carmen: Allora ci vediamo costretti a chiedere a marco, lui ci capisce.

Giuseppina: In tutti i casi appena visti “ci” sostituisce “ne.”

Al passato si può anche apostrofare, e attenzione alla pronuncia:

Non ci hai (c’hai) mai capito molto tu di computer.

Khaled: Allora devi darti allo studio! Così un giorno ci capirai anche tu! Corri ai ripari!

Giuseppina: In questo caso, nella pronuncia e anche nello scritto, questo “c’ho, c’hai, c’abbiamo, c’avete, c’hanno” capito, (con o senza apostrofo), tipici della lingua parlata, si rischia di confonderli con altri utilizzi di “ci”, ad esempio quando si indica il verbo “avere” o “tenere” o “possedere” in una forma dialettale usata soprattutto nel centro Italia:

Non c’ho niente da dire! (avere)

C’hai una penna? (avere)

Quanti anni c’hai? (avere)

C’ho una macchina bellissima (possedere)

In questi casi il “ci” è superfluo, si può eliminare, anzi si deve eliminare altrimenti è dialetto.

Ma nell’episodio di oggi non volevo parlarvi di questo, piuttosto del “ci” per esprimere le competenze.

Il verbo capire è l’unico verbo che si può usare in questo caso.

Ma attenzione perché se io dico:

Ci capisci? Ci hai capito?

Si potrebbe anche confondere con “ci comprendi? Ci hai compreso? Capisci ciò che diciamo?“. Il ci significa “a noi” in tal caso. Si tratta anche in questo caso del verbo capirci, ma capire noi in questo caso.

Ma il contesto è fondamentale per capire la differenza.

Ci capisci di queste cose? Ci capite voi? Chi ci capisce?

Emanuele: Come me non ci capisce nessuno. Stai tranquillo.

Ulrike: Io non ci credo. Bisogna sempre prendere con le molle ciò che dici.

Giuseppina: Il “ci” serve ad indicare l’oggetto di cui si parla, come quando indichiamo un luogo:

Ci vai al mare?

Utilizzare “di” è ugualmente importante per comprendere.

Ci capisci di matematica?

Emma: Eccome se ci capisco!

Giuseppina: Significa: ne capisci di matematica? Te ne intendi di matematica? Sei esperto di matematica? Questo è il modo normale di esprimere lo stesso concetto.

Intendersi di qualcosa = capirci di qualcosa = Essere esperti di qualcosa.

Hartmut: Siamo alle solite: abbiamo superato i due minuti.

– – –

L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

310 – Mi fa specie

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Giovanni:

Oggi parliamo dell’espressione “fare specie“, stranissima espressione per un non madrelingua, ma molto comune.

È strana perché se non viene spiegata, non si riesce a capirla. La parola specie non aiuta a capire, e neanche tanto l’uso del verbo fare.

Si usa per esprimere una sensazione che si prova, quando trovate strano qualcosa. Si usa prevalentemente, ma non solo, quando si parla di comportamenti umani.

Es:

Sofie: Oggi, a mia insaputa, mia figlia è uscita di casa senza che me ne sia accorta. Spero non faccia tardi.

Mi fa specie che proprio tu dica queste cose. Hai sempre detto che i ragazzi devono essere liberi di fare ciò che vogliono, per diventare responsabili.

Quindi io trovo strano che tu dica queste cose: Proprio tu, da te non me l’aspettavo. Mi fa specie che proprio tu dica queste cose.

Quindi si usa quando siete stupiti. C’è stupore, meraviglia, soprattutto in senso negativo.

Iberè: Si usa quindi anche se notiamo una incongruenza?

Giovanni: Esattamente. Si tratta di incongruenza che notiamo nei comportamenti di una persona. Una cosa strana. A volte si dice anche “mi fa strano“. Solitamente si usa per muovere una critica verso una persona, ma non è sempre così. Lo stupore è più importante.

Si tratta di una riflessione, di un commento che possiamo fare anche nei confronti di una terza persona.

Se io ti parlo di Giovanni dicendo che ha ritardato di 2 ore ad un appuntamento, se io invece conoscevo Giovanni per una persona che teneva molto alla puntualità, potrei dire:

Mi fa specie che Giovanni abbia fatto tardi, proprio lui che criticava i ritardatari.

Si usa il verbo fare come in altre circostanze per indicare una sensazione generata da qualcosa:

Mi fa schifo

Mi fa pena

Mi fa tristezza

Fare nel senso di provocare, generare. È una sensazione che si prova.

La parola “specie” invece indica unicità, similmente ad una specie animale o vegetale. Come a dire che questo comportamento “fa specie a sé“, cioè forma una specie, è quindi unico, non è mai successo prima. Infatti non esiste una specie animale (o vegetale) uguale ad un’altra.

Quindi per questo è qualcosa di inaspettato e che genera meraviglia. La. Parola specie d’altronde è simile alla parola “sorta“, che abbiamo visto nell’episodio 185 e anche in quel caso c’è meraviglia e stupore:

Che sorta di espressione è questa?

Facciamo un altro esempio. Ascolto una persona molto istruita, un professore di storia ad esempio, che parla in termini razzisti.

Potrei dire:

Mi fa specie che una persona così istruita come lei si esprima in questo modo.

L’ultimo esempio:

Non vi fa specie che in alcuni paesi del nord Europa, così evoluti, non si mangi molto bene?

L’episodio finisce qui.

Hartmut: Giovanni, non c’è andata di lusso neanche oggi con la durata. Abbiamo ampiamente superato i due minuti.

Xiaoheng: Mi fa specie che tu ti meravigli ancora. Si direbbe che non conosci Giovanni.

Ulrike: Grazie! È appena arrivato nell’associazione Italiano Semplicemente.

Giovanni: Ci riaggiorniamo domani!

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309 – Vedi un po’

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Giovanni: quando volete dire che una cosa è ovvia, che è scontata, oltre all’esclamazione ironica “grazie“, come abbiamo visto nell’episodio 308, esiste l’esclamazione “vedi un po‘”, altrettanto ironica e pungente. Molto informale anche questa.

Xiaoheng: Come la vedi se ci spieghi anche questa Giovanni?

Giovanni: Certo, vedi un po’! In pratica questo è un modo per dire “” ma non è un sì normale, è piuttosto un:

Certo, ovviamente, naturalmente!

Non potrebbe essere altrimenti!

Molto usata in famiglia e tra amici. C’è un tono di rimprovero, come a sgridare per aver pensato, anche solo per poco, il contrario.

Per aumentare l’enfasi spesso si aggiunge una “e”:

E vedi un po!” uguale a “e certo!”

Vi faccio qualche esempio: vado al supermercato. Secondo te è obbligatoria la mascherina?

Ed io rispondo: “e vedi un po’!”

Che vuol dire: è scontato, come potevi pensare diversamente? Rispondere con “grazie” non va bene perché è stata fatta una domanda con un dubbio. “Grazie” va bene quando si fa invece una considerazione, quando si esprime un concetto ovvio al quale noi ribadiamo con una spiegazione simile a “lo sapevo già”, “ciò che hai detto è ovvio”. Non una domanda quindi.

Lia: Al di di questo significato ce ne sono altri?

Giovanni: Ci sono, a dire il vero, altri due modi di usare “vedi un po‘”, e per scoprirli vi invito a leggere l’episodio in cui ci siamo occupati di spiegare tutti gli utilizzi di questa espressione.

Mariana: Grazie, scanso equivoci ci farò sicuramente una capatina.

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308 – Grazie

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  • Trascrizione

    Giovanni: Oggi vediamo un uso particolare del termite “grazie” che probabilmente i non madrelingua non conoscono. Come al solito poi alcuni membri dell’associazione Italiano Semplicemente ci faranno ascoltare qualche frase per ripassare le lezioni precedenti. Grazie a loro dunque!

    Emma: Che poi probabilmente non lo conosca neanche io sarà solo una magra consolazione

    Khaled: Aspetta altri due minuti e vedrai, sempre che Gianni sarà conciso

    Lejla: Lo sarà, tranquilli, ma se continuiamo a interromperlo il nostro supporto rischia di allungare la durata. Ivi incluso il mio.

    Stavo dicendo che normalmente la parola “grazie“, che è forse la prima parola che si impara di una lingua, è una forma di cortesia, un ringraziamento, appunto.

    C’è anche l’uso di “grazie a” come alternativa a “per merito di” e anche di “con l’aiuto di“:

    Sono riuscito ad imparare l’italiano solo grazie a italiano semplicemente.

    Sperando che sia veramente così, vi dico che esiste anche il “grazie” per esprimere un senso di ovvietà.

    Se una cosa è scontata, quando è banalmente vera, e soprattutto quando sappiamo il motivo per cui una cosa è vera, possiamo usare il grazie come esclamazione singola, o all’inizio della frase, seguito dal motivo per cui crediamo che questa cosa sia banale, scontata. Se non c’è bisogno di spiegare basta esclamare semplicemente: grazie! (attenzione al tono).

    Ad esempio:

    Sai che ho letto? Che il corona virus non è arrivato sulla punta dell’Himalaya!

    Grazie!! Non c’è nessuno sulla punta dell’Himalaya!!

    In questo caso bastava anche dire solamente “grazie!”.

    Per poter usare grazie in questo modo però la cosa deve essere assolutamente scontata secondo voi.

    Questa in realtà è una forma di ringraziamento. È una forma però ironica di ringraziamento, ovviamente informale. Come a dire, ironicamente:

    Grazie dell’informazione, molto utile! (in realtà non è per niente utile)

    Sapete che non si può imparare una lingua senza parlarla?

    In questo caso io risponderei così!

    Grazie, lo dice anche la settima regola d’oro di Italiano Semplicemente!

    Se non volete essere ironici potete rispondere:

    Ovviamente!

    Chiaramente!

    È chiaro!

    Ci credo!

    È ovvio!

    Una alternativa, ugualmente ironica, è invece:

    E vedi un po’!

    Domani vediamo meglio questa espressione.

    – – –

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307 – Si direbbe che…

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Giovanni: benvenuti nell’episodio n. 307 della rubrica due minuti con italiano semplicemente.

Vediamo cosa succede se alla locuzione “non si direbbe” vista nell’ultimo episodio, aggiungiamo la congiunzione “che”: non si direbbe che“.

L’espressione “si direbbe che” è ovviamente Il contrario.

Entrambe si usano molto spesso, ma l’uso è un po’ diverso da “non si direbbe” come lo abbiamo spiegato.

Sofie: Vuoi dire che non c’azzecca niente?

No, no, qualcosa in comune c’è, ma la differenza consiste nel fatto che non si usano come risposta, ma si tratta di una “considerazione”, si tratta di esprimere un proprio pensiero.

Anthony: Ah, niente di che allora!

Vediamo qualche esempio:

Dalla tua faccia, si direbbe che tu non sia soddisfatto del pranzo che ti ho preparato.

Dalla tua faccia, non si direbbe che tu sia soddisfatto del pranzo che ti ho preparato.

Rauno: Non è che avrà mangiato qualcosa prima e non ha fame?

Gema: Molto probabile! Meglio lasciar correre!

Se invece tu mi avessi detto:

Sono davvero soddisfatto del pranzo di oggi.

Io, guardando la tua faccia, se la trovassi poco convincente, potrei dire:

Davvero? Non si direbbe proprio!

Come considerazione invece si possono usare entrambe le forme con o senza il “non” davanti, in qualsiasi tipo di argomento sul quale vogliamo esprimere un nostro pensiero:

Si direbbe che questo corona virus non guardi in faccia nessuno. Dopo Jhonson adesso anche Bolsonaro si è ammalato.

Fernando: Colpisce un po’ tutti, a destra e a manca.

Non si direbbe che tu sia molto in forma ultimamente.

Lejla: Sei in vena di battute? Mai stato più in forma!

Sebbene si usi la forma impersonale (si direbbe), esprime semplicemente un pensiero personale, e usando questa modalità si vuole essere più credibili, come a dire:

“qualunque persona penserebbe questo, chiunque direbbe questo che sto dicendo io”.

Oppure per essere ironici, una ironia pungente, offensiva anche:

Chi è Dante Alighieri? Non lo sai? Si direbbe che tu non viva sul pianeta terra!

O anche:

Si direbbe che tu non abbia studiato!

Una modalità equivalente può sempre essere: si potrebbe pensare che…

È una possibilità quindi, non una certezza (ironia a parte) quindi ci si aspetta una risposta, che sia una conferma o una smentita. Vero?

Si direbbe che non vogliate rispondere a questa domanda!

Ulrike: Si direbbe che tu non abbia aspettato una risposta. Pareva una domanda retorica.

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17 – IL CONGUAGLIO – 2 minuti con Italiano semplicemente – LINGUAGGIO COMMERCIALE

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Lezione numero 16 di due minuti con Italiano Commerciale. Nel commercio si parla spesso di pagamenti. Abbiamo visto nell’ultimo episodio l’emissione di un pagamento. Ci sono vari modi in realtà per chiamare un pagamento. Tra questi c’è il conguaglio. Si usa spesso in contabilità ma si usa spesso anche nelle relazioni economiche tra aziende, o nelle comunicazioni tra aziende e lavoratori. Si usa quando ci sono dei pagamenti in un verso e nell’altro: Io devo pagare qualcosa a te e tu devi pagare qualche altra cosa a me. Allora, anziché effettuare due pagamenti, si fa un solo pagamento che si chiama appunto “conguaglio”. Il conguaglio serve quindi a semplificare le cose. Io ti devo dare 10 euro e tu devi darmi 15 euro? Allora tu mi dai semplicemente la differenza: 5 euro. 5 euro è il conguaglio. Quando ci sono rapporti economici aziendali quindi si può ricorrere a conguagli settimanali, mensili o annuali. Il pagamento avverrà a conguaglio. La somma viene riscossa (o pagata) a titolo di conguaglio. Esiste anche il verbo conguagliare, simile a pareggiare o anche a compensare. Conguagliare significa pagare una somma di denaro compensando la differenza. Es: La somma verrà conguagliata entro la fine del mese. Ci vediamo al prossimo episodio. – – –

306 – Non si direbbe

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Giovanni: benvenuti nell’episodio n. 306 della rubrica due minuti con italiano semplicemente.

Oggi parliamo del condizionale del verbo dire. Ma non parliamo di grammatica, state tranquilli, perché sarebbe l’unico modo per non imparare a comunicare in l’italiano.

Non ci credete?

Vediamo allora.

Se chiedete l’età ad una signora, lei potrebbe rispondere: cinquanta.

È voi se volete darle un complimento, potreste rispondere:

Non si direbbe!

Non si direbbe proprio!

Complimenti signora, non si direbbe assolutamente!

“Non si direbbe” è la classica risposta che viene data in questi casi, perché è un modo per fare un complimento. Equivale a “non sembra”.

Sai quanto peso? Ben 73 kg!

Davvero? Non si direbbe proprio!

Sono solo 2 mesi che studi l’italiano? Non si direbbe, bravo!

Fatto con sincerità sarà un complimento benaccetto, proprio come si deve!

Sapete che il condizionale si usa, in genere, in frasi di altro tipo, come ad esempio:

Tua moglie, se fosse qui, direbbe che devi fumare meno.

Nel caso dei complimenti invece, la frase “non si direbbe” significa:

Se non me lo avessi detto, avrei pensato che fossi più giovane.

Se avessi dovuto indovinare, avrei detto che pesavi 55 kg e non 73.

Se me lo avesse detto un’altra persona non ci avrei creduto. Insomma:

non si direbbe!

Attenzione perché in teoria questa locuzione è abbastanza pericolosa, perché potrebbe significare anche il contrario. E infatti si può usare in entrambi i modi.

Sai che sono dimagrita ben 10 kg?

Davvero? Non si direbbe!

Non è chiaro il senso della risposta…sembra di più o sembra di meno?

A volte quindi meglio spendere qualche parola in più per non fraintendere .. Non si sa mai!!

Allora torniamo a bomba: conoscete la grammatica alla perfezione ma non conoscevate questa esclamazione?

Allora non si direbbe che sappiate comunicare in italiano !

È cosa succede se togliamo la prima parola “non”? Questo lo vediamo domani! Non c’è più tempo oggi.

– – –

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Le espressioni italiane con i numeri

Audio

indice delle espressioni ripassate 

l’associazione italiano semplicemente 

Perché non facciamo un episodio sui numeri? E magari nello stesso tempo ripassiamo le espressioni già imparate? 

Così, in quattro e quattr’otto?
Perché no! In fin dei conti può essere divertente, ma è una bella sfida. L’ennesima sfida che vi propongo, pertanto, riguarda i numeri. Pronti alla sfida?

M1: certo, non riesco a tenere a bada la mia voglia di partecipare. Comunque si tratta di un episodio sulla falsariga di quelli precedenti? 

Certo, ovviamente sulla falsariga dei ripassi precedenti, bisogna uniformare il più possibile gli episodi, per questo motivo prendo il coraggio a due mani e inizio!

Parliamo delle espressioni e dei termini in cui sono presenti i numeri. Non vedete l’ora di ascoltalo?
Contate le espressioni che userò e alla fine di questo episodio, numeri alla mano, potrete dire quanto siete soddisfatti.
Vi fa paura un episodio con tante espressioni? Ma sapete che la paura spesso è produttiva? 
La paura fa novanta, si dice in questi casi. Ma non è questo certo il caso, trattandosi di un episodio divertente. 
Lo so che ogni due per tre mi viene in mente una nuova idea, ma è sempre meglio essere creativi e fantasiosi piuttosto che sparare a zero sugli episodi in cui non si spiega la grammatica.
Credo a questo punto di dover spiegare bene. Ripartiamo da zero
Con questi episodi ci si diverte e si impara.
Quindi si prendono due piccioni con una fava.

M2: e poi si impara a destreggiarsi sempre meglio con questo metodo. 

M3: un metodo che ha un certo non so che! 

Poi, siccome non c’è due senza tre, c’è anche il vantaggio che si può ascoltare mentre si guida o si fa sport.

Non voglio certamente sbandierare ai 4 venti il metodo di italiano semplicemente e delle sette regole d’oro (una su tutte la prima, l’importanza della ripetizione: repetita iuvant).
D’altronde non succede un 48 se si studia la grammatica se questo si fa con piacere.
L’importante è che questo si possa fare (cioè che si abbia il tempo a disposizione) e che faccia anche piacere.
Poi, volendo, si può diventare anche membri dell’associazione, che costa 4 soldi in fondo.

M5: e si ottiene l’accesso a tutti  i contenuti del sito, con tutti gli annessi e connessi

Infatti. E Se si parla tutti i giorni si impara veramente e senza sforzo.
Quindi una volta fatto 30, facciamo 31!
Io posso assicurarvi che diventando membri dell’associazione italiano semplicemente non si sudano 4 camicie per imparare la lingua italiana. Vero? 

M6: eccome se è vero! 

M7: e poi è vero se mi diverto imparo di più, altro che storie

Puoi iscriverti anche se sei un lavoratore, basta avere 30 minuti al giorno da dedicare all’ascolto. Non sarai solo, ci sono tutti gli altri membri ad aiutarti.
Sei un tipo solitario e credi che chi fa da sé fa per tre?
Puoi divertirti anche da solo se vuoi, nessun problema.

Certo, se ti divertirai talmente tanto da sentirti al settimo cielo sarebbe un peccato!
Io ti consiglio di essere almeno in due. Perché?
Così, su due piedi, mi viene in mente che in due, ogni tanto, potete farvi due spaghetti insieme e esercitare la lingua. Quando dico due spaghetti intendo dire mangiare degli spaghetti, non due di numero.
Niente male no?

M8: questo è senz’altro vero, ma devono essere cucinati come si deve, all’italiana! 

Insomma il divertimento e l’apprendimento devono essere due facce di una stessa moneta.
Invece con la grammatica rischiate di vedere solo una faccia!
Non so spiegare in due parole perché a me ha preso questa passione dell’insegnamento.
Non lo so neanch’io.

M9: però lo fai in modo indefesso e produci episodi tutti i giorni, sempre di buona lena. 

Fino a qualche anno fa pensavo di valere come il due di coppe quando regna bastoni come professore di lingua italiana.
Ma poi un giorno, facendo due passi in montagna, nel luglio 2015, ho provato a registrare il primo podcast e mi è piaciuto!
Ho spesso preso due di picche all’inizio, quando su Facebook cercavo di spiegare i segreti dell’apprendimento. Nessuno mi credeva. Due palle! Mi dicevo! Che fatica che faccio!

M10: adesso però, a ragion veduta, sarai soddisfatto! 

Certo, poi infatti qualcuno ha iniziato ad apprezzare ed io ho iniziato a credere in me.
Mi sono fatto in quattro però all’inizio e adesso è tutto più semplice. Ho trovato la mia strada diciamo. 

M11: e zitto zitto hai fatto una caterva di episodi utili per noi. 

Ogni tanto faccio due chiacchiere dal vivo con qualcuno dei membri dell’associazione e questo mi riempie d’orgoglio.
A quattr’occhi è tutto più vero!
L’ultima volta è stato 3 giorni fa, quando ci siamo fatti due risate insieme a Lya, il primo membro dell’associazione Italiano Semplicemente!
Abbiamo fatto un giro in centro a Roma, dove c’erano 4 gatti (rarissimo per Roma) ma ognuno di loro non era lì per far numero, ma per visitare la città eterna come difficilmente possa capitare di vederla, in questo periodo particolare.
Quando sono arrivato mi aspettavo me ne dicesse 4 perché ho ritardato 5 minuti (sai, in Danimarca sono tutti puntualissimi, spesso spaccano il capello in 4!) ma invece, anziché farsi prendere i 5 minuti, sono stato accolto con gioia.
Abbiamo pranzato in un ristorante deserto, ed è vero, non c’era un cane, ma almeno non siamo stati trattati come un numero, ma accolti con sorrisi e cortesia.
Poi abbiamo iniziato a camminare insieme ma non sono stai esattamente due passi
Dopo una quindicina di km a piedi insieme tra monumenti e chiese, siamo andati al mare insieme a tutta la mia famiglia.

Fino al giorno prima non ero sicuro di avere il tempo per incontrarmi con Lya.
Ma la promessa ormai l’avevo fatta!
Non dire quattro se non ce l’hai nel sacco, è vero, ma ci tenevo molto a vedere Lya.
Insomma, sono almeno 4 anni che ci conosciamo e prima della crisi del settimo anno non volevo deluderla!
Scherzi a parte. Dopo una bella cena in riva al mare ci siamo salutati e abbiamo passato una bella serata insieme, come due vecchi amici.

È stato un po’ faticoso ma sono soddisfatto e sono sicuro al 1000 per cento che al posto mio avreste tutti fatto la stessa cosa!
Se un giorno uno dei membri dell’associazione dovesse stancarsi di italiano semplicemente io sarei dispiaciuto molto perché probabilmente cambierebbe metodo e professore:
Tra i due litiganti il terzo gode!

M12: smarcarsi da Italiano Semplicemente? Un parolone direi! Ma neanche per sogno

Invece ancora non è successo. Grazie 1000 per la fiducia!
Datemi il cinque se siete d’accordo!
Spero che siate soddisfatti di questo episodio al 100 per 100 anche se ho dato i numeri!
Quanto siete soddisfatti da 1 a 10?
Mi auguro che non rispondiate:
Zero spaccato!

M13: soddisfattissimi. Non fosse altro che per il divertimento! Oltretutto al contempo abbiamo imparato qualcosa di nuovo! 

Ma non mi dite che sono un pezzo da 90!😅. Sono solo leggermente appassionato della lingua italiana e le chiacchiere su questo punto stanno a zero.

M14: Leggermente appassionato? Non si direbbe proprio! 

 Forse mi confondi con qualcun altro. C’è una persona proprio uguale a me sai? Siamo come due gocce d’acqua!

Annessi e connessi (Italiano per ispanofoni) – di Davide Martini

Audio in Italiano

Link utili

Descrizione di questo episodio per ispanofoni

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Questo episodio è un approfondimento per madrelingua spagnola dell’episodio “Annessi e Connessi” e fa parte della rubrica “Italiano per Ispanofoni“, coordinata dal prof. Davide Martini.

Si tratta di uno degli episodi del libro “2 minuti con gli ispanofoni” – in fase di pubblicazione – che sarà disponibile per tutti i membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Analisi contrastiva del testo ed esercizi di riutilizzo di Davide Martini, tutor online (ilcommentatore.com) – davideprofe@gmail.com

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Annessi e Connessi

Quest’oggi siete sulla buona strada per diventare veri italiani, con tutti gli annessi e connessi.

Quest’oggi > El día de hoy
La expresión italiana correspondiente a “El día de hoy” suena como “este hoy”.
Distinto sería con la expresión “hoy en día”, que equivale a oggigiorno, o al giorno d’oggi.
Estamos aquí reunidos, el día de hoy, para celebrar este enlace… > Eccoci riuniti, quest’oggi, per celebrare quest’unione…
Hoy en día esas cosas no suceden. > Al giorno d’oggi quelle cose non succedono.

sulla buona strada > por el buen camino
En italiano usamos su (sobre, encima) en muchas más circunstancias que en español. En particular, se entiende que siempre estás “encima” de un camino que recorres.
Camino, por su parte, es un falso amigo (en italiano significa “chimenea”), mientras que en sentido figurado, como en este caso, se utiliza strada en su lugar.
¿Cuál es el camino más rápido? > Qual è la strada più veloce?
Sin embargo, si estamos hablando desde el punto de vista moral o legal, disponemos en italiano de “sulla retta via”.
Esa mujer lo ha llevado por el buen camino. > Quella donna l’ha portato sulla retta via.
Se trata, naturalmente, de una expresión algo antigua, pero que se puede utilizar.

gli annessi e connessi > todo lo que conlleva
La expresión italiana objeto de este post no tiene una traducción directa en español. Su significado es muy similar al de la expresión española “con todo lo que eso conlleva”.
En italiano existe la expresión correspondiente, “con tutto ciò che comporta”, con el mismo significado.
Nota que el verbo “conllevar” debe hacerse corresponder a “comportare” (de hecho, si lo piensas, “llevar” es “portare”).
La medida conlleva la mejora de las condiciones de vida de los habitantes del sector. > La misura comporta il miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti del settore.

Annessi e connessi è la frase di oggi, non facile da spiegare, ma ci proviamo lo stesso. Gli annessi ed i connessi; entrambe le parole hanno a che fare con l’unione.

da spiegare > de explicar
En español usarías “de”, pero en italiano no podrías usar “di spiegare” en este contexto. Es como si estuvieras diciendo “para explicar”.
Pienso explicártelo. > Penso di spiegartelo.
ci proviamo > lo intentamos
Ese “lo” es un “lo neutro”, que en italiano no existe. En muchos casos se sustituye con ci. Algunos verbos, como provare y riuscire (lograr) lo usan con frecuencia.
Lo intento, pero no lo consigo. > Ci provo, ma non ci riesco.
Se trata de una pareja de verbos sumamente útil, que además tiene la particularidad que forma sus pasados con auxiliares distintos.
Lo he intentado varias veces, y al fin lo he logrado. > Ci ho provato diverse volte, e finalmente ci sono riuscito.
lo stesso > igualmente
En español es bastante frecuente utilizar la forma del adjetivo en lugar de la forma en “-mente” (por ejemplo: “Seguro nos vemos” = “Seguramente nos veamos”.)
El italiano no es tan flexible, y en especial, uguale puede ser sólo adjetivo, no adverbio, como en este caso.
2+2 o 3+1, es lo mismo. > 2+2 o 3+1, è uguale.
De vainilla o de chocolate, me gusta igual (igualmente) > Alla vaniglia o al cioccolato, mi piace lo stesso.
entrambe le > ambas
¿Conocías esta palabra? Tiene que estar seguida por el artículo, si le sigue el sustantivo. En español, nunca lo necesita.
Juan tiene dos hijos, ambos adolescentes. > Gianni ha due figli, entrambi adolescenti.
Ambos hijos han decidido estudiar ingeniería. > Entrambi i figli hanno deciso di studiare ingegneria.
hanno a che fare > tienen que ver
Además de “tener que ver” (avere a che vedere), se dice mucho en italiano “tener que hacer” (avere a che fare), con el mismo significado.
Nótese que es necesaria la preposición “a” en ambos casos.
Sin embargo, cuando en español utilizamos “no tener nada que hacer” para indicar que es imposible conseguir algo, en italiano no podremos utilizar avere a che fare.
Frente al poder de una gran cadena multinacional, los pequeños comerciantes no tienen nada que hacer. > Davanti al potere di una grande catena multinazionale, i piccoli commercianti non hanno alcuna possibilità.

Ad esempio quando un paese europeo diventa membro dell’Unione Europea, possiamo dire che il paese è stato annesso all’Unione Europea. Questo significa che ne fa parte, il paese da oggi fa parte dell’Unione Europea. Il termine è abbastanza formale però: difficilmente sentirete che un ragazzo si è annesso ad un gruppo, ad esempio. Unirsi è sicuramente più usato, quasi sempre.

diventa > se hace, se vuelve
El verbo diventare, muy socorrido y recuerda un poco al verbo “devenir” del español, que sin embargo se usa poco en nuestro idioma, donde existen muchas otras expresiones para indicar lo mismo.
Su significado es parecido a to become, del inglés, o a devenir, del francés.
ne fa parte > es parte (de la UE)
En vez de “de ella”, el italiano utiliza el pronombre ne, que no existe en español (pero sí en francés y catalán).
Siendo un pronombre átono, va antes del verbo. Nota que en esta expresión el verbo no es essere, como lo sería en la expresión española correspondiente (ser parte de algo).

da oggi > desde hoy
Nunca olvides cómo decimos “desde” en italiano.
Es especialmente importante tomar en cuenta que en muchos casos, aunque utilicemos “de”, en italiano deberemos utilizar “da”. Eso ocurre cuando podríamos intuir en el “de” del español que “esconde” un “desde”, o, más en general, el concepto de “origen”.
El tren de las tres ya está en el andén 2. > Il treno delle tre è già sul binario 2.
La clase es de tres a cuatro > La lezione è dalle tre alle quattro. (su inicio, su origen, es a las tres. “desde las tres hasta las cuatro”)
El argumento de la película está tomado del libro del mismo nombre. > L’argomento del film è tratto dal libro omonimo. (el argumento tiene su origen en la película)
La decisión depende de factores económicos. > La decisione dipende da fattori economici. (tiene su origen en factores económicos.)
si è annesso > se ha anexado
Es un verbo reflexivo, por lo tanto, su auxiliar no es “avere”.
El participio pasado no es *annessato*, que sería regular, sino irregular.

Annettere > anexar
Cuidado con las dobles letras, y con el acento (annéttere).

simile > similar
La palabra similare existe, en italiano, pero… ¡casi sólo en los diccionarios! Su uso es muy culto y escaso. Normalmente se utiliza una palabra… mas corta, esdrújula: símile.

Esiste quindi il verbo annettere, simile ad unirsi: diventare un tutt’uno con qualcosa, entrare a far parte di qualcosa già esistente.
Connettere è simile ad annettere, ma la connessione serve a stabilire un collegamento, un legame, non a diventare parte integrante di qualcosa, come annettere: la connessione ad internet ad esempio: ci si connette ad internet, ci si collega, non ci si annette ad internet (cioè non si diventa parte di internet).

un tutt’uno > una sola cosa
Claro que podrías decir una sola cosa también en italiano, pero existe esta otra expresión, mucho más elegante.

serve a stabilire > sirve para establecer
El verbo servire no lleva la preposición “para”, como en español, sino “a”. Aunque sería correcto utilizar per, el italiano suele preferir a.
Nota que las siguientes expresiones españolas en italiano serán siempre non serve a niente.
No sirve de nada llorar. > Non serve a niente piangere.
Este trasto no sirve para nada. > Quest’aggeggio non serve a niente.

un collegamento > una conexión
Existe la palabra connessione, pero es sinónima de esta otra, que recuerda… ¡colega!: collegamento
En el hotel hay conexión wifi. > Nell’albergo c’è collegamento / connessione wifi.

un legame > una “atadura”
La palabra legame (legáme) viene siendo un sinónimo de “conexión”. Deriva del verbo legare (ligar, atar) que en italiano se usa frecuentemente en sentido figurado. En español también, pero con menos frecuencia. Y el sustantivo “atadura” (legame) apenas se utiliza en español en sentido figurado.

ci si connette > uno se conecta
El grupo ci si corresponde al español “uno se”. Hablamos de la forma impersonal de un verbo reflexivo.
En fin de semana, uno se levanta más tarde. > Nel fine settimana, ci si alza più tardi.

cioè > es decir, o sea, eso es
ciò es un sinónimo de quello, que en español sería “eso”.
Unida al verbo è, forma cioè, que corresponde a las tres expresiones españolas.
Nótese que en español son de registros muy distintos (“o sea” es más bien coloquial), pero en italiano será siempre cioè, coloquial o formalmente.
En italiano existen también otras expresiones de registro más alto, como “vale a dire”, con el mismo significado.
Cuando hablamos de “eso es”, nos referimos a cuando se utiliza como forma de introducir una explicación… eso es como equivalente a “es decir” u “o sea”.
En otros contextos, se usará casi siempre “questo è”:
¡Eso es cierto! > Questo è vero! / Ciò è vero! (si confonde con: Cioè, vero! > Es decir, ¡cierto!)

Le cose che si connettono a qualcosa, una volta stabilita la connessione, sono quindi connesse a questo qualcosa. La parola connessi, come sostantivo maschile plurale però non si usa mai, se non nella frase “annessi e connessi”. Gli annessi e connessi. Cosa sono?

una volta stabilita > una vez establecida
El uso del participio de un verbo (establecer, stabilire) como adjetivo es común a ambos idiomas. Lo encontrarás en las gramáticas como ablativo assoluto.
Hecha la ley, hallada la trampa.

non si usa mai > nunca se usa / no se usa nunca
Aunque en español “nunca” puede ponerse antes del verbo, sin usar “no”, en italiano esto no es posible, y debe siempre utilizarse la forma non + verbo + mai.
Esto sucede también con muchos otros adverbios, por ejemplo, “siempre”.
Siempre me equivoco en esto. > Mi sbaglio sempre su questo.

se non > a no ser que sea
Esta expresión española en italiano no se puede traducir directamente, sino que se reduce a dos sencillas palabras: se non.
También disponemos de a meno che, con el mismo significado.
Tiene razón, a no ser que esté equivocado. > Ha ragione, a meno che non si sbagli.

Per “annessi e connessi” si intendono tutte le questioni legate all’argomento di cui stiamo parlando. Non parliamo di oggetti, ma di legami logici.

si intendono > se indican / nos referimos a
También en español se podría utilizar el verbo “entender”, pero sería sin duda más normal utilizar el verbo “indicar” u otra expresión similar. El italiano usa con mucha naturalidad el verbo “intendere” en este sentido.
Por otra parte, también en italiano se entendería si dijéramos si indicano, pero no sería la elección más natural.
Las salidas están indicadas por los carteles verdes. > Le uscite sono indicate dai cartelli verdi.
Con “usuarios” nos referimos a las personas registradas en el servicio. > Per “utenti” si intendono le persone iscritte al servizio.

le questioni legate > los asuntos relacionados
La palabra “asunto” puede traducirse con questione, faccenda, o storia (de más formal a más coloquial).
No utilices nunca la palabra questione como sinónimo de domanda (pregunta). Es un calco del inglés de pésimo gusto. Hay muchas alternativas mejores.
Profe, tengo una pregunta. > Professore, ho una domanda.
Mal asunto! > Brutta storia!
¿Todavía no has resuelto ese asunto? > Non hai ancora risolto quella faccenda?
La cuestión es que todavía no sabemos qué hacer. > Il problema è che non sappiamo ancora cosa fare.

di cui > del cual
Existe del quale, pero en italiano disponemos del pronombre relativo cui (pronunciado cú-i) que lo sustituye después de preposición. Su uso es muy socorrido, porque es invariable y no lleva artículo.
La chica de la cual te hablé. > La ragazza di cui ti ho parlato.

È come dire “insieme a tutto ciò che comporta”, “con tutto ciò che ne deriva”.
Ad esempio se Mario sposa Sara, diventerà suo marito, con tutti gli annessi e connessi.
Quindi si sta parlando di tutto ciò che comporta il matrimonio: figli, diritti, doveri e tutto ciò che è legato al vincolo coniugale.
L’Inghilterra sta uscendo dall’Unione Europea, con tutti gli annessi e connessi.

Quindi > así que
Existe cosicché, pero es bastante arcaico. Quindi es prácticamente sinónimo de dunque y allora.

Se ti piace l’Italiano puoi iscriverti ad un classico corso di lingua, con tutti gli annessi e connessi: frequenza obbligatoria, lezioni di grammatica, esercizi alla lavagna eccetera.

iscriverti > apuntarte
No es *appuntarti*, hablando de un curso, sino “inscribirse”…

classico > típico
Aunque podrías decir tipico también en italiano, y “clásico” en español, el italiano usará más a menudo la opción del texto.

frequenza > asistencia
Hablando de un curso, la palabra no es assistenza (un italiano la vería como “médica”), sino frequenza. De hecho, en italiano le lezioni si frequentano.
Lista de asistencia. > Lista di frequenza.

Oppure diventi membro dell’associazione Italiano Semplicemente, anche qui con tutti gli annessi e connessi: niente grammatica, niente lavagna, gruppo WhatsApp per parlare, programma settimanale di lezioni e divertimento assicurato. A te la scelta!

Oppure > o bien
En español “o bien” es una expresión que deriva de “o también”. En italiano pure es un sinónimo de anche, por lo tanto no es de extrañar que exista esta expresión, unión de o y pure.

anche qui > también en este caso
En italiano también podríamos decir anche in questo caso, así como en español también podríamos decir “aquí también”.
Pero nota que qui anche sonaría muy mal.

niente > nada de
Cuando queramos decir “nada de” lo que sea, en plan exclamación, en italiano tendremos que quitar “de”.
¡Nada de cuentos: vete a la cama, ya! > Niente storie! Vai a letto, subito!
Por supuesto, no lo confundas con este otro caso:
No hay nada de comer, pidamos una pizza. > Non c’è niente da mangiare, chiediamo una pizza.
¿Ves la diferencia entre los dos?
De todas maneras, la expresión “nada de nada” se traduce como niente di niente.
-¿De verdad no hay nada? -No, nada de nada! > -Davvero non c’è niente? -No, niente di niente!
Sin embargo, todo esto son “excepciones”, ¡ya que en italiano los indefinidos sí que van seguidos por “di + aggettivo”!
Por cierto, los “indefinidos” son palabras como qualcosa, qualcuno… y niente!
Non c’è niente di bello da vedere al cinema? > ¿No hay nada bueno que ver en el cine?
Forse c’è qualcosa d’interessante al cinema Verdi. > Puede que haya algo interesante en el cine Verdi.
Per risolvere questo problema ci vuole qualcuno di esperto, non un principiante. > Para resolver este problema hace falta alguien que sea experto, no un principiante.

lavagna > pizarra
La pizarra… se “lava” (¡o al menos, eso se hacía cuando se inventaron!). De allí el nombre lavagna.

divertimento > diversión
No es diversione, ¡cuidado!
El italiano es… fácil y divertido, ¿no es cierto? > L’italiano è… facile e divertente, vero?

A te la scelta! > ¡Elige tú! (¡A ti la elección)
Es posible decir Scegli tu, pero de la manera en que se dice en el texto es más expresivo.
Ahora puedes comprobar cuáles y cuántas de las expresiones que has aprendido arriba eres capaz de recordar.
Puedes realizar este ejercicio en su versión interactiva con mi herramienta Il Commentatore, en esta dirección. Link: svel.to/20e7

Cloze di ricapitolazione

(El día de hoy) siete (en el buen camino) per diventare veri italiani, con tutti (lo que eso implica).
Annessi e connessi è la frase di oggi, non facile (de explicar), ma (lo intentamos) (igual). Gli annessi ed i connessi; (ambas) parole (tienen que ver) con l’unione.
(Por ejemplo) quando un paese europeo (se convierte en) membro dell’Unione Europea, possiamo dire che il paese è stato annesso all’Unione Europea. Questo significa che (es parte de ella), il paese (desde hoy) fa parte dell’Unione Europea. Il termine è abbastanza formale (sin embargo): difficilmente sentirete che un ragazzo (se ha anexado) ad un gruppo, ad esempio. Unirsi è sicuramente più usato, quasi sempre.
Esiste quindi il verbo (anexar), (similar) ad unirsi: diventare (una sola cosa) con qualcosa, entrare (a ser parte) di qualcosa già esistente.
Connettere è simile ad annettere, ma la connessione (sirve para) stabilire (una conexión), (una “atadura”), non a diventare parte integrante di qualcosa, come annettere: la connessione ad internet ad esempio: (uno se conecta) ad internet, ci si collega, non ci si annette ad internet ((es decir) non si diventa parte di internet).
Le cose che si connettono a qualcosa, (una vez establecida) la connessione, sono quindi connesse a questo qualcosa. La parola (conexiones), come sostantivo maschile plurale però (nunca se usa), (a no ser que sea) nella frase “annessi e connessi”. Gli annessi e connessi. Cosa sono?
Per “annessi e connessi” (se indican) tutte (los asuntos relacionados) all’argomento (del cual) stiamo parlando. Non parliamo di oggetti, ma di (“ataduras”) logici.
È come dire “insieme a tutto (lo) che (conlleva)”, “con tutto ciò che (se deriva (de ello))”.
Ad esempio se Mario sposa Sara, (se convertirá en) suo marito, con tutti gli annessi e connessi.
(Así que) si sta parlando di tutto ciò che comporta il matrimonio: figli, diritti, doveri e tutto (lo relativo) al vincolo coniugale.
L’Inghilterra sta uscendo (de la)Unione Europea, con tutti gli annessi e connessi.
Se ti piace l’Italiano puoi (apuntarte) ad un (típico) corso di lingua, con tutti gli annessi e connessi: (asistencia) obbligatoria, (clases) di grammatica, esercizi alla (pizarra) eccetera.
(O bien) (te haces) membro dell’associazione Italiano Semplicemente, (también en este caso) con tutti gli annessi e connessi: (nada de) grammatica, niente (pizarra), gruppo WhatsApp per parlare, programma settimanale di lezioni e (diversión) assicurato. (¡Elige tú!)!

Ejercicio de repaso

Completa le frasi con le espressioni del testo precedente, convenientemente adeguate al contesto. Per una versione INTERATTIVA dell’esercizio, con i suggerimenti delle parole da usare in spagnolo, vai su svel.to/20e7

  1. Gianni ha due figli. ____ i figli vanno al liceo.
  2. L’Associazione è una grande idea, ma purtroppo io non ____ ancora parte.
  3. Gli incendi forestali sono ____ al turismo di massa irresponsabile.
  4. La situazione migliora… siamo ____ per risolvere questa crisi,
  5. Per ____ un corso come questo bisogna prima ____ , ____ pagare la quota d’iscrizione. ____ sono il lunedì e il giovedì dalle 18:00 alle 20:00.
  6. Puoi partecipare al gruppo di WhatsApp ____ no, come preferisci.
  7. Se non sai come ricordare ____ che hai imparato, prova ____ fare questi esercizi.
  8. Questo è il ____ esercizio di riempimento, ____ devi scrivere la parola o le parole che mancano.
  9. ____ siamo qui riuniti per celebrare un avvenimento trascendentale.
  10. Nelle aule ci sono i gessi perché c’è anche una ____ , ma da quando abbiamo il computer e lo schermo, ____ .

Davide ha 21 anni, e suo padre, che era un ricco uomo d’affari, muore improvvisamente in un incidente d’auto. Davide si trova improvvisamente ad ereditare tutto, e non sa ancora bene cosa significa tutto questo. Il commercialista di suo padre si riunisce con lui e cerca di spiegarglielo.
Completa il suo discorso con le espressioni mancanti, prese dal testo di Giovanni.
La tua eredità consiste nella proprietà della ditta di tuo padre, con tutti ___ . I problemi relativi alla gestione di questa compagnia non sono facili ____ , ma dato che sono il tuo consigliere, ____ . Comprendono diversi fattori, ____ il pagamento dei contributi sociali e la gestione dei rapporti con i sindacati. A partire ____ , se firmerai il contratto, ____ il capo, quindi devi dimenticarti della tua vita di ____ , e cominciare a lavorare sodo.
____ la tua partecipazione, diventeresti ____ con la società, e stabiliresti con i tuoi soci un ____ di stretta collaborazione che si manterrà per molti anni. Non so se riesci a vedere con chiarezza tutto ____ . Comunque, puoi ancora scegliere: puoi firmare, ____ decidere di rinunciare a tutto: ____ !

¿Quién es Davide Martini – Il Commentatore?

Davide Martini ha nacido en Milán en 1964. Actualmente reside en Madrid.
Egresado del Máster en Didáctica del italiano como lengua extranjera de la Universidad de Venecia Ca’ Foscari en 2002, enseña italiano a hispanófonos adultos hace más de 20 años.
Da clases en el Centro Superior de Idiomas Modernos de la Universidad Complutense de Madrid hace 19 años, además de una amplia actividad que incluye, entre otras áreas, la creación y suministro de exámenes Erasmus, enseñanza en empresas, ministerios e instituciones culturales de renombre.
Es creador de herramientas didácticas para la clase presencial y online, entre ellas el Abbinatore y el Commentatore, que recoge en su blog “la formula didattica”.
Actualmente se especializa en ayudar a los estudiantes hispanófonos a alcanzar sus mejores resultados posibles en los exámenes de certificación oficiales de conocimiento del idioma italiano a través de su programa de Tutorías Lingüísticas personalizadas.
davideprofe@gmail.com
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305 – Fare mente locale

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Trascrizione

Giovanni: benvenuti nell’episodio n. 305 della rubrica due minuti con italiano semplicemente.

Vi succede mai di dimenticare qualcosa?

Spesso, in questi casi, in realtà non avete dimenticato, ma avete soltanto bisogno di pensare.

Si dice spesso in questi casi:

Ho bisogno di fare mente locale

Fammi fare mente locale

Aspetta che faccio mente locale

Questa espressione, di utilizzo universale, si può usare ogni volta che dovete pensare un attimo prima di ricordare qualcosa.

Dove si trova il supermercato più vicino?

Dunque vediamo… Devo fare un attimo mente locale prima. Ah ok dunque: bisogna andare a destra e poi a sinistra.

Ho dovuto fare mente locale per ricordarmi dove avevo messo il cellulare.

Si usa soprattutto quando devo ripercorrere mentalmente alcuni passaggi, quando devo ricordarmi cosa ho fatto esattamente in sequenza:

Dunque dove saranno gli occhiali? Faccio un attimo mente locale… prima sono andato in camera, e avevo gli occhiali con me. Poi al bagno e ce li avevo. Poi sono andato in cucina e li… Sì ! Adesso ricordo! Ho dovuto usare gli occhiali per leggere la ricetta della pizza e li ho lasciati proprio in cucina!

Si usa “locale” perché dovete localizzare la mente, dovete andare con la mente, usando la vostra memoria, nei luoghi dove siete stati.

Ulrike: una volta che mi è sfuggito qualcosa, che so, l’orario di un appuntamento, la chiave della macchina, faccio sempre mente locale, sperando che mi torni in mente. Che poi non ricordi nulla lo stesso… sarà la vecchiaia!!

Bogusia: Che coincidenza, stamattina non mi sono fatta viva perché avevo dovuto fare mente locale a lungo, cercando il telecomando del cancello d’ingresso. L’avevo lasciato sull’aiuola ieri sera. Vai a capire come abbia potuto pensare all’aiuola per trovarlo? Bell’episodio! Utile. Grazie mille.

Andrè: In virtù della notizia appena appresa sulla sua morte, vorrei aprire una parentesi per fare un omaggio a Ennio Morricone, colui che ci ha regalato una caterva di musiche bellissime, colone sonore di tanti film! Il maestro non era solo un grandissimo compositore, ma, a suo modo, anche un bravissimo aforista! Tra le tante frasi ha scritto che “La musica esige che prima si guardi dentro se stessi, poi che si esprima quanto elaborato nella partitura e nell’esecuzione”. La colonna sonora del film Cine Paradiso* è quella che più delle altre ha fatto accusare il colpo al mio cuore! La ascoltavo quando ho agganciato mia moglie!

Ha funzionato!

– – –

L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

304 – per eccellenza/antonomasia

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Trascrizione

Giovanni: benvenuti nell’episodio n. 304 della rubrica due minuti con italiano semplicemente, il sito per eccellenza per imparare a comunicare in italiano.

Ho detto:

il sito per eccellenza per imparare a comunicare in italiano.

L’espressione “per eccellenza” è equivalente a “per antonomasia“. Stesso significato. Potrei dire anche “in assoluto” o “in senso assoluto“.

Si possono usare queste locuzioni ogni volta che abbiamo nella nostra mente qualcosa o qualcuno che rappresenta perfettamente alcune caratteristiche, qualcosa o qualcuno a cui possiamo associare un aggettivo, una qualifica, una denominazione. E questo qualcuno o qualcosa rappresenta perfettamente questa caratteristica.

Ad esempio se pensiamo che Dante Alighieri rappresenti al meglio, più di chiunque altro, l’idea, l’immagine del poeta, allora dico che:

Dante è il poeta per eccellenza

Dante è il poeta per antonomasia

Dante è il poeta in senso assoluto

Allo stesso modo:

Aristotele era ritenuto il filosofo per eccellenza.

Qualsiasi caratteristica è adatta:

La Ferrari potrebbe essere considerata l’automobile da corsa per eccellenza.

Naturalmente qualunque sia la caratteristica di cui parliamo, si tratta sempre di qualcosa che più o meno tutti conoscono. Altrimenti non si può usare.

Nicole: Quando qualcuno o qualcosa viene annoverato fra i migliori e i più tipici del suo genere quindi posso dire è un qualcuno o qualcosa per eccellenza?

Non è esattamente così, dipende se esiste già oppure no qualcuno o qualcosa da sempre noto per rappresentare perfettamente quella immagine. Poi non si può improvvisamente diventare qualcosa “per eccellenza” perché occorre del tempo prima che tutti lo sappiano.

Ulrike: La pizza è il piatto italiano per eccellenza, non si può essere di diverso avviso!

Questo è sicuro! Nulla quaestio.

Emma: Agosto è il mese delle vacanze per antonomasia. Nulla quaestio anche qui.

Solitamente è un caratteristica positiva (perché l’eccellenza rappresenta il meglio) ma non è obbligatorio.

Maradona è il calciatore mancino per eccellenza (mancino significa che il piede sinistro era il suo preferito).

Il cianuro è il veleno per eccellenza

L’oro è il minerale prezioso per eccellenza

Come a dire che per le sue qualità, per le sue caratteristiche, l’oro è considerato da tutti il simbolo della ricchezza, del lusso. Attenzione, non si dice solitamente che è il materiale “più prezioso” per eccellenza, ma semplicemente che è il minerale prezioso per eccellenza.

In questo modo creiamo una associazione diretta tra il concetto di “minerale prezioso” e l’oro.

Dimmi il nome di un minerale prezioso!

L’oro! Questo è il minerale prezioso per eccellenza.

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L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

303 – Essere in debito con

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Trascrizione

Giovanni: credevate di aver finito con il debito?

Lejla: Balza agli occhi, Gianni, che vuoi spiegarci l’uso della parola debito con tutti gli annessi e conessi.

Giovanni: Infatti Lejla, hai ragione.

Nello scorso episodio abbiamo visto “essere a debito di” che si usa, come abbiamo visto quando viene a mancare qualcosa di importante, come l’ossigeno, il fiato, risorse, energie.

Dovete sapere che nel caso dell’ossigeno, e solo in quel caso, si può anche dire essere “in debito di ossigeno”.

Il significato è identico, ma usiamo “in”. È una eccezione però. Negli altri casi si usa invece sempre la preposizione “a”, proprio come “a corto di”, che come detto è più colloquiale.

Sono a corto di energie

Sono a debito di risorse

Sono a corto di idee

Usare “in” solitamente dà un altro significato alla frase. Infatti l’espressione “essere in debito con qualcuno” non si usa generalmente né con i soldi, né con le mancanze. Significa invece che questo qualcuno mi ha fatto un favore importante ed io sento che devo fare qualcosa per lui.

In genere non mi ha prestato soldi però. Semplicemente, questa persona, ha fatto qualcosa per me, qualcosa che sento di dover restituire proprio come se fosse denaro.

Nel caso di soldi direi: ho un debito con Giovanni. Userei il verbo avere quindi.

In questo caso invece “sono in debito con Giovanni“.

Giovanni è stato molto gentile con me, e ha fatto di tutto perché non mi sentissi in debito con lui.

Questo significa che Giovanni è stato gentile e non vuole che io senta di dovergli restituire il favore. Non vuole che io mi senta in debito con lui.

La famiglia Rossi ci ha aiutato molte volte. Siamo in debito con loro. Perché non li invitiamo a cena?

Ma no caro dai, oggi non sono in vena di cucinare.
E poi non me la sento di sorbirmi la solita solfa di sua moglie.

Un altro esempio:

Non ho fatto nulla di male, sono innocente. Non sono in debito con la giustizia.

Si usa moltissimo “essere in debito con la giustizia“, sebbene non si tratti di una persona. Significa che dovrei pagare per qualcosa che ho fatto. Un ladro ad esempio, se non viene scoperto, è in debito con la giustizia.

Si usa spesso anche “essere in debito con la fortuna” (o con la sorte) per indicare che sono stato molto fortunato in passato. La fortuna è stata molto generosa con me.

Ovviamente si può anche essere in credito con la fortuna e con la giustizia.

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L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

302 – Essere a debito/corto di

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302_a_debito

Trascrizione

Giovanni: in questo episodio n. 302 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente parliamo di debiti, ma solo al singolare: “debito”. Abbiamo già visto l’espressione “a tempo debito“, nell’episodio 247, quindi già sapete che quando parliamo di debito, non è detto che stiamo parlando di denaro. Infatti è vero che il debito, in generale, è un ammontane di denaro che dobbiamo dare ad una persona, o ad una banca. Il debito è il contrario del credito.

Quindi se Carlo ha un credito con Giovanni di 100 euro, significa che Carlo deve riscuotere 100 euro da Giovanni, e Giovanni deve dare 100 euro a Carlo.

Questo è avere un credito o avere un debito. Ci sono ovviamente anche i debiti, al plurale, in questo caso.

Ma il termine debito, solo al singolare stavolta, si può usare anche con il verbo essere, nella locuzione “Essere a debito di“.

Xiaoheng: Non restare sul vago Gianni, facci qualche esempio.

Ad esempio:

Io oggi sono a debito di energie

L’ufficio è a debito di risorse umane

Franco è a debito di sangue

Maria è a debito di tempo

Ulrike: Capisco, il debito di cui parli qui non ha niente a che spartire con con i soldi.

Giovanni: Infatti. Però in tutti questi esempi, pur se non parliamo di soldi, di denaro, stiamo parlando di qualcosa che manca, qualcosa di cui si avrebbe bisogno ma che non è disponibile.

Quindi:

Io oggi sono a debito di energie, cioè mi mancano delle energie

L’ufficio è a debito di risorse umane, cioè ci mancano delle risorse umane, cioè delle persone.

Franco è a debito di sangue, quindi avrebbe bisogno di sangue.

Maria è a debito di tempo, quindi Maria avrebbe bisogno di più tempo, non ha tempo a sufficienza.

In genere è una persona che è “a debito di” qualcosa, inoltre non si può essere a debito di oggetti.

Nel linguaggio corrente si usa spessissimo anche “Essere a corto di” qualcosa. Stesso significato, ma più colloquiale. Con le idee, ad esempio, si usa in pratica sempre “a corto” essendo le “idee” sempre utilizzate in contesti informali.

Mi auguro di non essere a corto di idee per i prossimi episodi…

Veronica: Oggi mi gira tutto bene, ho capito tutto. Non c’è dubbio di sorta.

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301 – Zitto zitto

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301_zitto_zitto

Trascrizione

Giovanni: Ci sono moltissimi esempi, nella lingua italiana, della “reduplicazione espressiva“, un brutto termine, sembra quasi una malattia…

Scherzi a parte. Per dirla semplicemente, si parla di una parola ripetuta. Ripetendo una parola due volte, si forma qualcosa con un significato particolare, diverso, e spesso molto diverso dal significato della singola parola.

Uno dei tanti esempi è “zitto zitto”. La parola “zitto” si usa per indicare quando una persona non parla, quando sta in silenzio, cioè quando sta zitto. Ma se raddoppio la parola ottengo “zitto zitto” che non si riferisce direttamente alla voce di una persona maschile (al femminile diventa “zitta zitta”) ma si parla di concetti abbastanza simili. Non si indica l’assenza di voce, di parole, ma l’assenza di clamore, l’assenza di proclami, l’assenza di dichiarazioni. Occorre prestare attenzione anche al tono che si utilizza in questi casi.

Vediamo alcuni esempi.

Il presidente italiano, zitto zitto, sono già 3 anni che è a capo del governo.

Cosa si vuole dire? Si vuole dire che nessuno evidentemente aveva molta stima di lui all’inizio. Significa che il presidente in questione, senza troppo clamore, è in carica da 3 anni. Probabilmente all’inizio non si credeva che questo potesse avvenire.

Parlando di un calciatore, potrei dire che:

Il ragazzo, zitto zitto, è diventato un elemento sempre più importante nella sua squadra.

Amelia: A dispetto della sua magra corporatura!

Anche in questo caso, non c’era una forte aspettativa, non c’era attenzione da parte di nessuno, o almeno erano altri i calciatori di cui si parlava maggiormente. Questo silenzio, questo poco parlare di lui, queste basse aspettative iniziali, fanno pensare a qualcosa che è avvenuto quasi di nascosto.

Si tratta sempre di un complimento quando uso “zitto zitto”. Un complimento verso una persona sulla quale, evidentemente, l’opinione è cambiata nel tempo. Ora, considerando questo risultato ottenuto (un buon risultato), la stima nei suoi confronti è aumentata.

Spesso si usa anche un’altra espressione in questi casi: Hai capito! Attenti al tono, anche qui è molto importante!

Hai capito Giovanni! Zitto zitto ha fatto quasi 1000 episodi con Italiano Semplicemente

Iberè: Grazie anche al nostro apporto, con queste espressioni di ripasso.

Hai capito Marco! Dicevano tutti che non piacesse alle ragazze, e invece, zitto zitto, si è fidanzato con la ragazza più carina della scuola.

Sofie: Vai a capire cosa ci trovano in lui le ragazze!!

Ovviamente è un’espressione informale. Però si usa molto anche quando si riportano le notizie su internet, sempre per fare complimenti.

Andrè: Ok, adesso l’episodio finisce qui Giovanni, sennò te la vedi tu con gli studenti che si arrabbiano!!

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L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!