Programma per il 2026: consolidiamo

Il programma di Italiano Semplicemente per il 2026

Il 2026 sarà un anno di continuità e consolidamento, ma anche di ripasso strutturato e di maggiore attenzione all’uso dell’italiano in contesti professionali.

L’associazione Italiano Semplicemente continuerà infatti a proporre gli episodi delle sue rubriche, ma affiancherà a questo lavoro un percorso mirato di ripasso dell’Italiano professionale, che coinvolgerà non solo gli episodi pubblicati sul sito, ma anche le videochat settimanali riservate ai membri.

Continuità delle rubriche

Nel 2026 proseguiranno regolarmente gli episodi delle rubriche già conosciute dagli iscritti e dagli ascoltatori:

  • spiegazioni di espressioni idiomatiche, locuzioni e frasi fatte,
  • approfondimenti lessicali,
  • episodi narrativi,
  • rubriche tematiche (come il calcio, italiano commerciale, il linguaggio della politica, ecc.).

L’obiettivo resta lo stesso: migliorare la comprensione dell’italiano reale, quello che si usa ogni giorno, andando oltre la grammatica scolastica e aggiungendo come al solito un po’ dì ironia.

Ripasso dell’Italiano professionale

Accanto a questo lavoro di continuità, il 2026 sarà anche l’anno del ripasso sistematico delle lezioni di Italiano professionale già pubblicate in passato.

Si tratta di contenuti particolarmente utili per chi:

  • lavora con l’italiano,
  • studia o vuole lavorare in Italia,
  • ha bisogno di comunicare in modo chiaro, corretto e appropriato in ambito lavorativo, amministrativo o istituzionale.

Le lezioni di italiano professionale verranno riprese, riorganizzate e valorizzate, con un’attenzione particolare al lessico, alle formule ricorrenti e allo stile tipico dei contesti professionali.

Italiano professionale anche nelle videochat settimanali

La novità più importante riguarda le videochat settimanali: nel 2026 una parte di questi incontri sarà dedicata proprio all’italiano professionale.

Durante le videochat:

  • si ripasseranno concetti già spiegati negli episodi, in particolare i verbi professionali,
  • si faranno esempi pratici,
  • si chiariranno dubbi,
  • si lavorerà sull’uso concreto, della lingua, anche attraverso domande e interventi dei partecipanti.

In questo modo, lo studio non resterà solo teorico, ma diventerà sempre più attivo e partecipato.

Un percorso pensato per chi vuole fare un salto di qualità.

Il programma 2026 è pensato soprattutto per chi non vuole limitarsi a “capire l’italiano”, ma desidera usarlo bene, in modo consapevole, preciso e naturale, anche in situazioni formali o lavorative.

Il 2026 sarà quindi un anno ideale per consolidare ciò che si è imparato e per rafforzare le competenze linguistiche più avanzate.

Vuoi partecipare anche tu?

Iscrivendoti all’associazione Italiano Semplicemente potrai:
partecipare alle videochat settimanali, partecipare al gruppo WhatsApp dei membri,
accedere ai contenuti riservati e
sostenere concretamente il progetto e la sua crescita.

Tutte le informazioni per iscriversi sono disponibili sul sito.

Programma 2026

Essere incardinato – ITALIANO PROFESSIONALE (n. 39)

Italiano Professionale

Sezione n. 4: lavorare in Italia

Essere incardinato (episodio n. 39) (scarica audio)

Trascrizione

Bentornati alla quarta sezione del corso di Italiano Professionale.

Per la sezione “lavorare in Italia”, vediamo l’espressione essere incardinato o incardinata, al femminile.

Il verbo incardinare è abbastanza usato nel linguaggio amministrativo e istituzionale italiano.

Non si tratta di un verbo comune nella lingua parlata quotidiana, ma è frequente nei documenti ufficiali, nei bandi di concorso, nei contratti pubblici e negli organigrammi delle pubbliche amministrazioni.

Vedremo insieme che cosa significa, quando si usa, e quali alternative più semplici si possono eventualmente usare in contesti meno formali.

Il verbo incardinare deriva da cardine, che è un perno, un elemento fisso intorno al quale ruota qualcosa (come una porta).

Avete presente il cardine della porta?

Si usa chiaramente anche il senso figurato per indicare qualcosa di molto importante, di cui non si può fare a meno.

In senso figurato, essere incardinato – quindi usando il verbo incardinare – significa essere stabilmente inserito in una struttura organizzativa, o fare parte formalmente di un ufficio, di un ente o di un’amministrazione.

Esempi:

Il funzionario è incardinato presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Che è come dire che fa parte dell’organico di quel Ministero, è ufficialmente assegnato a quell’amministrazione.

La posizione sarà incardinata nella Direzione Generale per le Risorse Umane.

Vale a dire che il ruolo, che sarà occupato da qualcuno, sarà collocato strutturalmente all’interno di quell’unità organizzativa.

Pur lavorando in distacco presso un’altra sede, il dipendente resta incardinato nell’ufficio originario.

Cioè a dire (come direbbe Camilleri) che l’ufficio di appartenenza resta formalmente quello di origine.

Essere “incardinato” non significa soltanto “lavorare in”, ma implica una collocazione formale e duratura, spesso di natura giuridico-amministrativa.

È un termine che riguarda il rapporto strutturale con un’organizzazione.

Il termine cardine sta a rappresentare il legame saldo, che ha implicato una serie di azioni: la creazione dell’account aziendale, l’assegnazione di un ufficio, e ha comportato l’occupazione di una posizione programmata, eccetera. Una serie di cose che rendono anche difficoltosa una variazione, un eventuale spostamento. Bisogna fare ogni volta una serie di procedure.

In ambito universitario, ad esempio:

Il professore è incardinato nel Dipartimento di Giurisprudenza.

Cioè, è formalmente assegnato a quel Dipartimento.

Espressioni simili (ma non equivalenti):

essere stato assegnato a (più generico)

fare parte di (più colloquiale)

essere strutturalmente incluso in (più tecnico ma simile)

Lavorare in/presso (il più generico dei modi)

L’espressione “essere incardinato” è dunque un ottimo esempio di linguaggio tecnico-amministrativo italiano.

Conoscerla è utile per leggere correttamente i documenti ufficiali, interpretare correttamente un contratto di lavoro, un bando di concorso o un’organizzazione istituzionale.

Ci vediamo alla prossima lezione di Italiano Professionale e ricordo a tutti che per accedere all’intero corso occorre diventare membri dell’associazione Italiano Semplicemente. In alternativa, se siete interessati solamente alle lezioni di Italiano Professionale, si possono anche acquistare i libri su Amazon o sul sito di Italiano Semplicemente.

Un saluto a tutti.

Rimettere alla discrezionalità – ITALIANO PROFESSIONALE

Rimettere alla discrezionalità

tutte le lezioni di italiano per il lavoro

i verbi professionali (audio-libro)

Durata file MP3: 8 minuti

Descrizione

Spieghiamo l’espressione formale ‘rimettere alla discrezionalità’ molto usata in contesti formali e professionali, soprattutto nella forma scritta. Chiariamo anche l’uso del verbo rimettere e i diversi significati del termine discrezione. Vediamo alcuni esempi e proviamo a formulare le singole frasi anche in un modo meno formale.

LOG INADERISCI

Lo sbocco – ITALIANO PROFESSIONALE

Lo Sbocco

tutte le lezioni di italiano per il lavoro

i verbi professionali (audio-libro)

Descrizione

Questo approfondimento di italiano professionale riguarda gli sbocchi.

Parliamo soprattutto degli sbocchi lavorativi e professionali.

Per leggere e ascoltare l’episodio occorre essere membri dell’associazione Italiano Semplicemente. 

Esprimere le proprie competenze – ITALIANO PROFESSIONALE (n. 38)

Italiano Professionale

Sezione n. 4: lavorare in Italia

Esprimere le proprie competenze (episodio n. 38)

(scarica audio)

Trascrizione

Bentornati alla quarta sezione del corso di Italiano Professionale.

Per la sezione “lavorare in Italia”, vediamo come esprimere le proprie competenze, in particolare in forma scritta.

Nella prima sezione del corso abbiamo infatti affrontato lo stesso argomento dal punto di vista delle espressioni idiomatiche. In quell’occasione abbiamo visto espressioni come “essere alle prime armi”, “andare a nozze”, “cavarsela”, “fare del proprio meglio”, “prendere la mano“, e altre espressioni comunemente usate nella forma orale, quindi a voce.

Quando scriviamo un curriculum però, cioè quando dobbiamo tracciare il nostro profilo per iscritto, le cose sono diverse. Ci sono infatti delle formule più o meno standard per scrivere le proprie professionalità e descrivere le proprie competenze nei vari ambiti professionali.

Cominciamo nel dire che la parte del curriculum europeo che ci interessa maggiormente oggi è quella denominata “profilo professionale” e “esperienze lavorative

Nell’ultimo episodio vi ho parlato proprio del profilo e di cosa si intende esattamente per profilo professionale.

Oggi vediamo alcuni esempi di come compilare queste due parti.

Si tratta, nel caso del profilo professionale, di descrivere in massimo due o tre righe la propria professionalità, le competenze organizzative e gestionali, personali e anche tecniche.

Ovviamente questo mix varia a seconda del settore e della posizione in cui ci si candida. Ci sono alcuni segreti per decidere cosa inserire nel tuo curriculum e cosa, invece, è meglio omettere. Mi raccomando di non scrivere in prima persona, tipo “sono abile a fare questo, riesco a fare quest’altro”, “Sono un organizzatore…”, ma semplicemente “abile nel…”, “Particolarmente capace in…”, “Organizzatore…”

Esperto in bilancio, coordinatore nella redazione di documenti aziendali, orientato all’obiettivo, desideroso di migliorare la produttività del team e massimizzare la soddisfazione della clientela. Abile nello svolgere funzioni amministrative e finanziarie di back-office. Particolarmente capace in ambienti dai ritmi serrati con predisposizione mentale al lavoro intenso.

Il verbo massimizzare è interessante perché generalmente significa “portare qualcosa al limite massimo”. In questo caso si parla della massimizzazione della soddisfazione della clientela. Se ci tratto io quindi, i clienti quindi non potrebbero essere più soddisfatti di così. 🙂

Ma questa non è l’unica cosa che si può massimizzare. La maggior parte delle volte si parla in realtà di massimizzare i profitti di una azienda, che è forse l’unica cosa che interessa veramente l’azienda. Si può massimizzare il rendimento di un gruppo di lavoro, o il suo benessere, ma probabilmente la massimizzazione della soddisfazione della clientela è quella più utilizzata nei curricula.

Si possono anche però “massimizzare i tempi“. Interessante il senso di questo verbo in questo caso specifico. Si potrebbe pensare che sia lo stesso che ottimizzare i tempi. Facile confondere questi due verbi: ottimizzare e massimizzare. In realtà mentre l’ottimizzazione dei tempi è fare qualcosa nel minor tempo possibile, la massimizzazione dei tempi consiste nel metterci il tempo giusto, quello che ci vuole, quello necessario per fare bene un lavoro, che quindi potrebbe anche essere maggiore rispetto all’ottimizzazione, così il lavoro è di migliore qualità.

Questo per dirvi che è certamente meglio usare il verbo massimizzare, piuttosto che ottimizzare se parliamo di “tempi” da impiegare nel fare qualche attività. La differenza è comunque molto sottile e non si fa un grosso errore in questo caso.

es:

  • Ottimizzazione delle spese e massimizzazione dei tempi di attività

Nell’esempio sopra si legge poi “orientato all’obiettivo“. Questa è una formula che sottolinea la cosa su cui siete maggiormente concentrati quando lavorate. Ciò che conta è l’obiettivo, cioè il risultato finale.

Nel corso della seconda lezione del corso abbiamo visto espressioni come “badare al sodo”, badare alla sostanza” “quagliare”, bando alle ciance” ed altre ancora, con cui informalmente si esprime il senso opposto rispetto a “orientato all’obiettivo”. Chi è orientato all’obiettivo è come se avesse una bussola con l’indicazione dell’obiettivo e seguisse sempre quella direzione.

L’orientamento all’obiettivo o al risultato. Si possono usare entrambe le formule. Si tratta quindi di una disposizione alla costante considerazione degli obiettivi lavorativi.

Anche il termine “disposizione” si adatta benissimo a descrivere le proprie competenze professionali. Quando dico che ho una disposizione, in ambito professionale significa avere una Inclinazione, attitudine evidente su un piano professionale, ma si potrebbe parlare anche di piano affettivo, morale, intellettuale.

Un insegnante potrebbe scrivere che ha una naturale/innata disposizione a prendersi cura di giovani studenti.

Più in generale, competenze come: capacità di lavorare sotto stress, l’orientamento al lavoro di squadra, problem solving, flessibilità, disposizione alla leadership, orientamento all’obiettivo etc. sono le cosiddette “soft skills”, ovvero le competenze trasversali favorevolmente spendibili in qualsiasi ambito di lavoro.

Possiamo dire che se le competenze tecniche (o anche quelle linguistiche, digitali etc.) riguardano la capacità concreta di svolgere alcuni lavori, le competenze trasversali sono invece competenze che riguardano la modalità con cui si lavora.

Si chiamano “trasversali” perché riguardano più aspetti e più attività lavorative, quindi servono sempre, qualunque sia il lavoro di cui parliamo.

Ecco dunque altre modalità adatte alla forma scritta, oltre a quella che abbiamo visto sull’orientamento al risultato.

Si potrebbe scrivere ad esempio la “Capacità di analisi e di attenzione al dettaglio”, evidenziando in questo modo che non siamo dei superficiali e che invece sappiamo porre attenzione al dettaglio se vogliamo.

Potremo evidenziare la nostra “Capacità organizzativa”: ossia la capacità di utilizzare al meglio le risorse che abbiamo a disposizione ai fini del raggiungimento dell’obiettivo. Quindi parliamo della strategia da elaborare.

Va molto di moda anche la “Capacità di problem solving”, formula inglese che significa capacità di trovare la soluzione dei problemi, soprattutto inaspettati che possono sorgere; la capacità di far fronte ad una emergenza con delle strategie ogni volta diverse e adattate al momento. Questo è il problem solving.

Nel profilo può essere richiesta anche la creatività. Anche questa è una disposizione, è la disposizione all’innovazione, quindi sottolinea la capacità di vedere il mondo da diverse prospettive. Questa competenza serve per migliorare costantemente il proprio lavoro, anche quando tutto sembra già funzionare per il meglio.

Per ruoli importanti come il manager, quindi per chi deve dirigere uffici o coordinare personale, è importante sottolineare la propria “Capacità di leadership”. Ancora una formula inglese molto gettonata per sottolineare la capacità di porsi come leader, assumendosi le giuste responsabilità e aiutando gli altri a raggiungere gli obiettivi in un clima di fiducia, collaborazione e di comunione di intenti. Un’espressione questa che abbiamo visto parlando di unione e condivisione, nella lezione n. 12.

Per alcuni profili può essere importante evidenziare la propria “Capacità di negoziazione”.

Negoziare significa trattare, contrattare, condurre una trattativa. Quindi saper negoziare vuol dire tenere in considerazione le nostre volontà, i propri obiettivi, le proprie aspirazioni, le proprie istanze (termine più formale) e quelle delle controparti. Si può negoziare con i clienti, con i fornitori e con i membri del proprio gruppo.

Le “Capacità relazionali e comunicative” sono poi importantissime perché significa saper controllare i propri sentimenti e di volta in volta sapersi adeguare alla situazione specifica. Saper curare le relazioni umane e professionali, sapersi esprimere nel modo giusto, con la giusta sensibilità e efficacia.

Una domanda che spesso fanno durante un colloquio è poi relativa alla “Predisposizione al lavoro di squadra”.

Conviene sempre scrivere questa qualità, se posseduta e se è capitato di lavorare in una squadra nelle passate esperienze lavorative.

La “predisposizione” è in pratica come la “disposizione” per come l’abbiamo spiegata poco sopra.

Difficile infatti che gli obiettivi da raggiungere siano del singolo lavoratore. In genere gli obiettivi sono comuni e quindi della squadra, dello staff.

Saper rispettare il proprio ruolo, saper chiedere aiuto quando serve, saper dare aiuto agli altri al bisogno. Si parla di questo.

Di contro, per altri lavori potrebbe essere più richiesta la “Capacità di lavorare in autonomia”, cioè lavorare autonomamente quando necessario, senza cioè dover far riferimento ad altri. L’autonomia è una competenza molto apprezzata in molti casi.

Se poi si ha a che fare con i clienti, “l’Orientamento al cliente” è un secondo tipo di orientamento dopo quello al risultato. Essere orientati al cliente significa concentrarsi al fine di soddisfarlo.

Parliamo quindi della capacità di soddisfare le sue esigenze, mettendo in secondo piano le nostre, perché, come si sa, il cliente ha sempre ragione. Così si dice, anche se non sempre è vero.

Flessibilità e adattabilità sono altre due caratteristiche importanti.

Se ho una personalità flessibile e adattabile, non sono rigido e dunque sono disposto a cambiare approccio e modalità lavorative se necessario. senza troppi problemi.

Nell’esempio che vi ho fatto all’inizio, c’è la frase: “Particolarmente capace in ambienti dai ritmi serrati con predisposizione mentale al lavoro intenso.”

Parliamo della “Capacità di lavorare sotto pressione“, o, detta in altro modo, la “Tolleranza allo stress”:.

Soprattutto nei lavori in cui si devono rispettare categoricamente delle scadenze, o quando ci sono periodi particolarmente intensi di lavoro, dal lavoro al ristorante fino ad arrivare al funzionario della comunità europea, saper sopportare la fatica, lo stress rispettando i tempi senza perdere il controllo è senza dubbio una delle principali caratteristiche ricercate.

Ci siamo occupati del “controllo” già in due episodi del corso. La lezione n. 7, proprio al controllo (abbiamo visto diverse espressioni da usare) e poi in un episodio chiamato il controllo e la programmazione del lavoro in cui abbiamo usato queste espressioni con l’aiuto di Daria, un membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

E’ importante, quando si mette per iscritto il proprio profilo professionale, usare i termini giusti che sono quelli brevemente sintetizzati sopra.

Le espressioni che abbiamo visto nella prima parte del corso, ripeto, sono adatte maggiormente ad una presentazione orale, anche se spesso vi ho anche presentato delle modalità più formali.

I “ritmi serrati” – sicuramente vi aspettate che spenda due parole su questo – sono i ritmi di lavoro, che possono avere un andamento rapido, incalzante, Spesso non si ha molto tempo per pensare e occorre prendere decisioni velocemente. Per questo sono detti serrati.

Riguardo alle capacità tecniche, parliamo delle cosiddette hard skills, che dipendono dal bagaglio formativo e dalle esperienze lavorative pregresse. Queste sono più specifiche al lavoro che state cercando – diversamente dalle capacità trasversali che sono richieste per tutte le attività.

In questi casi le formule sono più variabili, ma posso consigliarvi di usare alcuni termini e alcune formule tra le più generiche:

  • Dimestichezza con il pacchetto Office (della dimestichezza abbiamo parlato in un episodio dedicato alla gestione dei rischi aziendali)
  • Solide competenze nell’utilizzo di un software specifico
  • Elevate competenze tecniche inerenti al settore informatico (è importante usare sempre la preposizione “a”)
“Inerenti al settore informatico” – ad esempio – significa relative, attinenti, o “che riguardano” il settore informatico.

  • Alta professionalità nel settore dei servizi sportivi
  • Profonda conoscenza delle procedure necessarie per ottenere le migliori performance di analisi ambientali.
  • Maturata esperienza nel settore immobiliare
  • Attività pluriennale nella redazione di documenti scientifici

In settori specifici è particolarmente importante usare i termini settoriali. Se ad esempio siete un ingegnere:

  • trasformazione
  • gestione
  • pianificazione
  • elaborazione
  • progettazione

In alcuni mestieri poi è molto importante un “dettaglio” finale: “automunito/a“. In pratica siete muniti di automobile. Questo è il senso. Il che significa che avete una automobile e potete utilizzarla nel vostro lavoro. pensate alla babysitter, alla badante, all’adetto alle consegne eccetera.

Ci vediamo alla prossima lezione di Italiano Professionale e ricordo a tutti che per accedere all’intero corso occorre diventare membri dell’associazione Italiano Semplicemente. In alternativa, se siete interessati solamente alle lezioni di Italiano Professionale, si possono anche acquistare i libri su Amazon o sul sito di Italiano Semplicemente.

Un saluto a tutti.