La moral suasion – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 27)

La moral suasion

Indice degli episodi della rubrica dedicata alla politica

Trascrizione

Giovanni:
Oggi, per la rubrica dedicata alla politica italiana, parliamo della moral suasion.

Una locuzione quasi esclusivamente politica. In questo ambito infatti, si usa in alcune occasioni al posto di “persuasione“.
Sapete cos’è la persuasione?
La persuasione è ciò che si fa quando si cerca di convincere qualcuno della propria idea. Si cerca di modificare l’atteggiamento o il comportamento altrui attraverso la parola o lo scritto.

La persuasione è una vera capacità, un’abilità, quasi un’arte direi.

Chi sa persuadere (questo è il verbo che dovremmo usare al posto di “convincere“) ha una forma di potere che coloro che non ne sono capaci non hanno.
La moral suasion è però una persuasione morale. Si cerca di persuadere facendo leva su dei valori morali.
E’ dunque un invito a correggere o rivedere determinate scelte o comportamenti in politica perché ritenuti moralmente sbagliati.
Ma tutti possono fare questa moral suasion?
Non esattamente.

In genere la moral suasion è proveniente da una personalità, una persona importante o da un organismo a cui è riconosciuta da tutti una certa autorevolezza.

Il presidente della Repubblica italiana, dall’alto del Colle, può ad esempio esercitare moral suasion nei confronti di politici o correnti politiche o partiti politici che hanno intenzione di prendere certi provvedimenti che il presidente ritiene immorali.

Questa autorità, qualunque essa sia, generalmente ha un ruolo imparziale, saggio, equanime (dovrei usare un’altra definizione ma la spiegherò nel prossimo episodio dedicato alla politica) e ha obblighi di vigilanza di qualche tipo, lavora in genere a garanzia delle istituzioni, e utilizza, in questo caso, questo suo potere non attraverso atti formali, documenti, approvazioni ufficiali, provvedimenti di qualunque tipo, ma semplicemente cerca di convincere, cerca di indurre ad un comportamento moralmente e socialmente corretto.

Sto cercando altri verbi adatti per descrivere l’obiettivo della moral suasion.

Indurre va bene ma anche orientare: si cerca di orientare dei comportamenti. La moral suasion si propone di orientate, di influenzate scelte e comportamenti.

Quindi questa autorità non ricorre direttamente ai poteri che la sua carica o la legge le mette a disposizione per l’esercizio delle sue funzioni ma usa la sua autorevolezza.

Chi è vittima della moral suasion potrebbe essere insensibile alle questioni morali, ma la moral suasion punta anche e soprattutto sull’impatto sociale della moral suasion, sulle sue conseguenze, non quelle giuridiche ma quelle sull’immagine, sulla notorietà, sulla reputazione di chi subisce la moral suasion.

Il termine suasion (notate la pronuncia) potrebbe sembrare di origine inglese ma è latina. Significa proprio persuasione.

Vediamo qualche esempio:
Il presidente della repubblicq esercita la sua moral suasion affinché il governo corregga il decreto che potrebbe favorire una maggiore l’evasione fiscale.
La moral suasion si esercita. Proprio come il potere.

Se vogliamo usare parole e verbi diversi potremmo dire che il presidente “fa pressione” sul governo affinché eccetera eccetera.

Oppure, il presidente cerca di persuadere o di dissuadere. Questo è interessante, perché la moral suasion si può utilizzare sia per persuadere che per dissuadere, a seconda dei casi.

Una cosa infatti è dire: “devi fare così”, “è meglio prendere questa decisione”, “questa è la strada corretta da seguire” (questo è persuadere), e un’altra cosa è dire: “non devi fare questo”, “questo provvedimento è immorale” ecc.

In quest’ultimo caso parliamo di dissuasione e di dissuadere.

Se non avete ancora capito la differenza, basti pensare a una persona che vuole suicidarsi. Bisogna dissuaderla! E bisogna persuaderlo del fatto che la vita è bella e va vissuta.

Si può tranquillamente fare un collegamento tra la moral suasion e l’espressioneavere un ascendente su una persona, che vi ho già spiegato, ma quest’ultima non è tipicamente politica, ma si può usare ogniqualvolta una persona abbia una certa capacità di influenzare le scelte e le decisioni di altre, senza essere un’autorità nazionale o una importante istituzione.

Comunque, all’inizio ho detto che la locuzione moral suasion è “quasi” esclusivamente politica. Anche in economia esiste la Moral suasion.

La pubblicazione di una notizia sui giornali o sui telegiornali ha il potere di dissuadere aziende che potrebbero infrangere la legge o dei regolamenti.

Potete comunque usare la moral suasion anche in senso ironico, quando si tratta di convincere una persona a intraprendere una decisione oppure a non farlo.

Es.Mia moglie non vuole partecipare a uno scambio di coppia. Perché non ci provi tu, che sei la sua migliore amica, a fare un po’ di moral suasion?Scherzi a parte, anche una istituzione nazionale può esercitare la moral suasion, ma per poterlo fare deve avere un potere di vigilanza, come la Consob, che è l’organo di controllo del mercato finanziario italiano, o l’autorità per anticorruzione o organismi di questo tipo.

Chi vuole adesso può rispondere a alcune domande di questo episodio per mettersi alla prova. Per farlo basta diventare membri di Italiano Semplicemente, la nostra associazione creata per conoscere l’italiano e l’Italia. Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato alla politica.

Le domande e le risposte sono disponibili ai soli membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

ISCRIVITIENTRA

richiesta adesione iscrizione associazione

Armi di distrazione di massa – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 26)

Armi di distrazione di massa (scarica audio)

Indice degli episodi della rubrica dedicata alla politica

armi di distrazione di massa

Trascrizione

Giovanni:
Oggi, per la rubrica dedicata alla politica italiana, parliamo delle armi di distrazione di massa.

Un’espressione che è derivata dalle “armi di distruzione di massa” (con la lettera u al posto della a). La frase di oggi si usa abbastanza spesso in ambito di comunicazione su questioni politiche.

Il termine “armi“, lo sapete, è il plurale di “arma“: un’arma, due armi.

Un’arma è un qualsiasi oggetto di cui ci si può servire come mezzo materiale di offesa o di difesa, cioè per colpire o per difendersi.

In genere si tratta comunque di uno strumento fabbricato appositamente per la guerra, per la difesa personale, o anche per la caccia o per lo sport (il “tiro a segno”). Parliamo quindi di armi come la pistola, il fucile, il coltello ecc.

Le armi di distruzione di massa sono quelle che distruggono, quindi quelle più potenti, che permettono di colpire e uccidere tante persone, di distruggere persino l’intera umanità. Per “massa” si intende proprio questo. Parliamo di armi come la bomba atomica, le armi biologiche, le armi chimiche e quelle radiologiche.

Il concetto di massa lo troviamo anche nei mezzi di comunicazione di massa, come la tv e la radio, che sono dei mezzi, cioè degli strumenti, dei modi per comunicare con una grande quantità di persone.

Ma perché armi di distrazione? In questo caso non si vuole distruggere nessuno. Piuttosto, si vuole distrarre qualcuno da qualcosa.

Mi spiego meglio.

Le distrazioni sono cose che distraggono. Il verbo è “distrarre“, un verbo che si può usare in modi diversi. Può significare svagarsi, divertirsi, quindi possiamo dire che quest’estate intendo distrarmi un po’ più del solito. Il senso è quello di non pensare al lavoro, quindi di spostare la mia attenzione su cose meno impegnative e divertenti se possibile.

Il secondo senso è perdere l’attenzione. Perdere la propria attenzione, deconcentrarsi, che se vogliamo è lo stesso significato di prima, ma qui intendiamo non una distrazione al fine di divertirsi, ma nel senso di non riuscire più a restare concentrato su qualcosa. Posso dire ad esempio che mi sono distratto durante la lezione di italiano e ho perso una parte della spiegazione.

Qui, e anche prima, ho usato il verbo distrarre in senso riflessivo (distrarsi), ma si può comunque dire che ho distratto un amico, che quindi non è riuscito a stato attento durante tutta la lezione. Si è deconcentrato. Nel caso del divertimento invece non si può usare che in senso riflessivo. Al massimo posso dire che ho aiutato un amico a distrarsi dopo una settimana di intenso lavoro.

Si può indicare la cosa dalla quale ci si distrae. Si usa la preposizione “da” a questo scopo:

Distrarsi dal lavoro, distrarsi dalla lezione:

Come non distrarsi dal lavoro se il proprio ufficio si affaccia su piazza di Spagna?

Gli studenti, se c’è rumore, potrebbero distrarsi dalla lezione

In teoria poi, anche lo sguardo si può distrarre.

Distrarre lo sguardo è esattamente come distogliere lo sguardo, che significa allontanarlo da qualcosa o qualcuno perché c’è altro che ha attirato la nostra l’attenzione. Al posto di sguardo posso usare anche l’attenzione.

Si usa soprattutto in senso figurato. Posso quindi dire che:

Quando si guida non si deve distrarre lo sguardo (l’attenzione) dalla strada.

Ma anche:

Non bisogna distrarre lo sguardo (l’attenzione) dalle questioni importanti della vita

Tornando alle “armi di distrazione di massa“, c’è qualcuno che vuole distrarre una massa di persone. Ma in che senso? Non si parla di far divertire una grande quantità di persone, ma si tratta di indurre, provocare una distrazione di massa, nel senso che qualcuno vuole che le persone di una intera nazione, ad esempio, distolgano lo sguardo, distraggano lo sguardo (in senso figurato), quindi spostino la loro attenzione da delle questioni.

In poche parole, usare delle armi di distrazione di massa è un gioco di parole per dire che in politica spesso c’è la volontà di fare in modo che la massa, cioè il popolo, i media, i giornalisti, i giornali eccetera, non parlino di alcune questioni, ma distraggano l’attenzione su altre questioni, spostino l’interesse su questioni meno importanti, diverse, meno scottanti, meno pericolose per il governo ad esempio.

Ad esempio, qualcuno definisce alcune trasmissioni televisive, molte seguite dalla massa, delle armi di distrazione di massa, perché in questo modo la massa non vede il telegiornale e così non si accorge di alcune decisioni politiche o dell’andamento dell’economia.

Se in TV vediamo che è un continuo parlare di questioni private del presidente del consiglio o di altri personaggi politici anziché parlare dell’emergenza energetica, della povertà che aumenta, dell’aumento dei prezzi e della disoccupazione, allora qualcuno potrebbe dire che si stanno utilizzando delle armi di distrazione di massa, per distrarre la massa, per spostare l’attenzione dalle questioni importanti, dirigendola su argomenti e notizie frivole, attraenti ma molto meno importanti in generale.

Le domande e le risposte su questo episodio sono disponibili ai soli membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

ISCRIVITIENTRA

La deriva autoritaria – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 25)

La deriva autoritaria (scarica audio)

Indice degli episodi della rubrica dedicata alla politica

Trascrizione

Giovanni:
Oggi, per la rubrica dedicata alla politica italiana, parliamo della deriva autoritaria.

Si tratta di una locuzione usata esclusivamente in ambito politico e non solo riguardo a questioni politiche italiane.

Iniziamo dalla prima parola: la deriva.

Il termine deriva, in senso proprio, si usa quando un corpo viene trascinato da un fluido in cui il corpo è immerso o che galleggia.

Ad esempio si parla spesso delle balene alla deriva, che vengono trascinate dal mare verso la spiaggia, oppure la deriva dei continenti, che indica lo spostamento dei continenti, proprio come se fossero delle barche. È come se i continenti o le balene fossero abbandonati in balia del movimento del mare.

In realtà però ll termine “deriva” si usa specialmente in senso figurato, per indicare sempre un “movimento”, ma non fisico.

Per deriva in questi casi si intende una tendenza incontrollabile, specialmente sul piano sociale e politico.

Questo movimento, questa tendenza, ha però una “direzione” negativa.

Quindi non solo le Balene e i continenti possono andare alla deriva, ma anche una situazione sociale o politica che sta peggiorando in modo incontrollato.

Es:

Nella nostra famiglia stiamo andando alla deriva: nostra figlia ormai esce si casa e rientra magari due giorni dopo senza neanche dirlo a noi genitori e nostro figlio ci manda a quel paese con molta facilità.

Quindi diciamo che in questo esempio parliamo di una situazione familiare in cui si sta perdendo il rispetto per i genitori e questa situazione sta andando verso una direzione sbagliata sempre di più.

Ebbene, in politica si parla invece di deriva autoritaria. Cos’è che sta peggiorando stavolta? Quale situazione ha preso una tendenza preoccupante e incontrollabile?

In quale contesto stiamo assistendo ad un “movimento” verso qualcosa di negativo?

Il termine “autoritaria” è “autoritario” descrive in questo caso l’amministrazione politica di uno stato.

Uno stato autoritario non è uno stato democratico. C’è un partito egemone o anche un dittatore. C’è comunque un governo autoritario, che fa il bello e il cattivo tempo, che decide tutto, che impone la propria politica.

Ebbene quando si assiste ad una deriva autoritaria, si nota un cambiamento nell’amministrazione e nella politica di uno stato. Quello stato sta prendendo una direzione autoritaria, va verso l’autoritarismo o peggio ancora verso la dittatura.

Più la democrazia è a rischio, più la tendenza è quella che porta all’autoritarismo, quindi ha senso parlare di deriva autoritaria.

Per ovvie ragioni è una locuzione più utilizzata dai partiti democratici per indicare che un governo sta portando una nazione verso l’autoritarismo e quindi che nel paese si sta assistendo ad una perdita di democrazia:

Stiamo assistendo ad una deriva autoritaria

Spesso si usa anche il termine “china“: Una china autoritaria, con lo stesso senso di direzione verso l’autoritarismo.

Durante la manifestazione abbiamo assistito alla polizia che picchiava ingiustamente i pacifici manifestanti. C’è chi vede il rischio di una deriva autoritaria.

Attenzione perché la china non è la Cina scritta in lingua inglese.

Il termine china, che il mio cellulare si ostina a scrivere con la C maiuscola, è, in senso proprio, un terreno o un percorso in discesa. Ma in senso figurato si usa per descrivere, proprio come la deriva, una direzione verso qualcosa di negativo.

Anche al di fuori della politica posso dire che le cose si mettono su una brutta china, quindi stanno volgendo al male. Posso dire anche, più semplicemente, che le cose stanno andando male, che la situazione è preoccupante.

Informalmente poi si usa spesso il cattivo o brutto andazzo. La china è dunque come l’andazzo, ma si usa anche in contesti più seri, specie se parliamo di politica.

Non mi piace l’andazzo che sta prendendo questa situazione

La brutta china che sta prendendo la politica italiana mi preoccupa molto.

L’andazzo si chiama così perché indica un brutto modo in cui stanno andando le cose.

La china invece, con l’immagine di una discesa, indica una tendenza, sempre negativa come detto.

Lo stesso vale per la deriva, con l’immagine di un movimento progressivo verso qualcosa di negativo.

Se parliamo di autoritarismo, non si usa però l’andazzo, ma solamente la china e la deriva.

Come dicevo il termine andazzo è informale, molto colloquiale e si usa normalmente per lamentarsi di come stanno andando le cose. Si usa spesso con i figli:

Sono tre giorni che non mangi la carne! Non mi piace questo andazzo!

Stai rientrando troppo tardi la sera, cos’è questo andazzo? Dove andremo a finire?

Prendere una brutta piega è un modo analogo, ugualmente informale per esprimere lo stesso concetto.

Usare il termine china, sempre con la iniziale minuscola, o addirittura deriva, in questi contesti, sarebbe veramente esagerato.

Le domande e le risposte sono normalmente disponibili ai soli membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

ISCRIVITIENTRA

richiesta adesione iscrizione associazione

Il codazzo – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 24)

Il codazzo (scarica audio)

Indice degli episodi della rubrica dedicata alla politica

Trascrizione

codazzo

Giovanni:
Ciao a tutti, oggi per la rubrica dedicata alla politica italiana, voglio parlarvi del cosiddetto “codazzo“.

Sapere bene che un personaggio politico importante molto spesso è circondato fisicamente da un certo numero di altre persone. Ci sono le guardie del corpo a anche altri politici dello stesso partito o gruppo politico, e altre persone che in qualche modo hanno a che fare con quel personaggio.

Ebbene, normalmente si usa il termine “seguito” (attenzione all’accento, che cade sulla lettera “e”) che fa pensare a delle persone che seguono quel personaggio. Il seguito in realtà è usato più in generale per indicare un gruppo di persone che fanno da scorta o da compagnia a un alto personaggio, non solo della politica:

L’ìimperatore e il suo seguito

Il presidente e il suo seguito

Seguito, con lo stesso accento, si usa però anche per indicare una successione, una serie numerosa, più o meno collegata. posso dire ad esempio: dopo un lungo seguito di anni Es:

I lavoratori italiani, prima di andare in pensione hanno lavorato per un lungo seguito di anni.

Quindi hanno lavorato tanti anni. Si vuole dire che questi anni sono stati uno di seguito all’altro.

Esiste poi anche “seguito” nel senso di “ciò che segue”: es:

I primi cinque minuti del film mi sono piaciuti, ma il seguito del film è stato noioso.

Ho ascoltato solo i primi episodi della rubrica della politica Italiana di Italiano semplicemente. Sono curioso però di ascoltare il seguito degli episodi.

Restando però al primo utilizzo del termine “seguito” riferito ad un gruppo di persone che sta intorno ad un grosso personaggio (ad esempio politico), si può chiamare anche in altri modi, come ad esempio “accompagnamento“, termine abbastanza neutro, e anche col nome di “codazzo“. In questo caso si intuisce che c’è una accentuazione spregiativa. E’ la parte finale “azzo” che ci suggerisce qualcosa di negativo 🙂

La parte iniziale invece viene a “coda“, e le code stanno sempre dietro per definizione. La coda, tra le altre cose, serve anche a “scodinzolare“, un verbo che indica il muovere la coda in segno di felicità. Un po’ ciò che fanno anche coloro che appartengono al codazzo di gente che si trova attorno ad un personaggio importante.

Si può parlare di codazzo, senza aggiungere altro, oppure (come si fa solitamente) si specifica, quindi si aggiunge qualcosa:

Un codazzo di gente attorno a un parlamentare

Un codazzo di fan che chiedono l’autografo a Francesco Totti

Un codazzo di ammiratori per il calciatore intervistato

Un codazzo di fedelissimi che circonda il politico

Un codazzo di adulatori attorno a un cantante

Un codazzo di auto che seguono quella del presidente

Il primario dell’ospedale è sempre accompagnato da un codazzo di altri medici e infermieri.

Se ne parla quasi sempre comunque in termini di protesta, o “pubblicità negativa” se non nel caso di aspra critica nei confronti di qualcuno che ha il codazzo, oppure per sminuire l’importanza di queste persone, che sono meno importanti del personaggio principale.

Negli altri casi è più appropriato usare “seguito” e “accompagnamento“.

Notate anche che se usiamo “seguito“, possiamo usare anche la locuzione “al seguito”, che comunque si usa anche in senso più generale, simile a “insieme” o “appresso” o anche “cose o persone o fatti che seguono, che vengono dopo”. In questo caso spessissimo non stiamo parlando di uso dispregiativo, come quando usiamo codazzo.

Es:

Il medico con al seguito un sacco di infermieri

Molte persone vanno in vacanza con il cane al seguito

Sono stati invitate 100 persone alla festa di Giovanni, con al seguito parenti familiari e amici

Nella partita di domani a Torino verranno 20000 persone al seguito della squadra

Ci sarà un dibattito al/a seguito della proiezione del film

Potete entrare in casa mia ma è vietato portare al seguito i cellulari

Domande

1. Il termine codazzo si usa spesso per fare un complimento. Vero o falso?

2. Un sinonimo di codazzo è _ _ _ _ _ _ _

3. Il termine seguito, come sinonimo di codazzo, ha l’accento tonico che cade sulla lettera “-”

4. Il termine codazzo è un modo per definire: a) una brutta coda b) una fila di persone che fa la spesa c) un gruppo di persone

5. Completa la frase: il politico si recava al parlamento con _ _ S_ _ _ _ _ _ un gruppetto di portaborse

6. Il termine codazzo si può usare per a) sminuire b) esaltare c) insultare pesantemente

7. Il codazzo si può trovare a) attorno ad un personaggio politico b) dietro ad un personaggio politico

Soluzioni

1. Falso.

2. Un sinonimo di codazzo è SEGUITO

3. Il termine seguito, come sinonimo di codazzo, ha l’accento tonico che cade sulla lettera “E”

4. c) un gruppo di persone

5. Il politico si recava al parlamento con AL SEGUITO un gruppetto di portaborse

6. a) sminuire

7. a) attorno ad un personaggio politico b) dietro ad un personaggio politico

Le domande e le risposte sono normalmente disponibili ai soli membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

ISCRIVITIENTRA

richiesta adesione iscrizione associazione

Il qualunquismo – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 23)

Il qualunquismo

(scarica audio)

Indice degli episodi della rubrica dedicata alla politica

Trascrizione

Giovanni:
Ciao a tutti, oggi vediamo un nuovo episodio dedicato alla politica italiana.

C’è un aggettivo, adatto a descrivere una persona, che è molto usato nella politica italiana.

Parliamo infatti di un aggettivo che descrive una persona che ha un particolare comportamento, un atteggiamento di superiorità, ma soprattutto che ha un certo tipo di pensiero, pensiero che viene espresso attraverso delle parole, dunque attraverso una o più frasi, commenti, osservazioni, durante una discussione, una conversazione, e spesso anche un un dibattito televisivo

Questo aggettivo è qualunquista.

Va bene sia per le donne che per gli uomini, non si fanno distinzioni di sesso, età e religione.

Mai sentito parlare del qualunquismo?

Marcelo: ho sentito qualche anno fa che il qualunquismo è un movimento che disprezzava la partecipazione politica dei cittadini. Questo è quello che ricordo.

Giovanni: ricordi abbastanza bene Marcelo.

Può esserci disprezzo o indifferenza.

Il qualunquista è quindi colui o colei che dimostra indifferenza o persino disprezzo nei confronti degli impegni e dei problemi del momento, specialmente politici e sociali.

Il qualunquista non ha alcuna fiducia nelle istituzioni pubbliche, non crede nella politica e probabilmente non va neanche a votare alle elezioni.

Secondo il qualunquista la politica dà solamente fastidio e non c’è alcuna differenza tra un personaggio politico e un altro.

Il qualunquista non crede dunque neanche nella democrazia e men che meno nel fatto che delle persone possano rappresentarlo per difendere i suoi diritti e interessi. Probabilmente perché pensa che tutti ragionino come lui, avendo cura solo dei propri interessi. D’altronde, come si suol dire, ciascun dal proprio cuor l’altrui misura.

Molta gente in Italia la pensa in questo modo e spessissimo si sentono frasi come:

I politici sono tutti uguali!

Inutile votare, nessuno mi rappresenta veramente!

L’intera classe politica è inutile.

La politica non dovrebbe interessarsi di queste cose!

Ma non crediate che questo sia solamente il modo di pensare di molti italiani, perché come ha anticipato Marcelo poco fa, il qualunquismo in realtà è stato un movimento di opinione italiano, nato nel secondo dopoguerra, cioè dopo la seconda guerra mondiale, che si faceva portavoce del cittadino medio, dell’uomo qualunque.

Ecco il motivo del nome.

Secondo il qualunquismo, lo Stato dovrebbe solamente amministrare usando il buonsenso, e i partiti politici sono inutili a questo scopo.

Parliamo quindi, se non vogliamo usare la parola qualunquismo, di disimpegno, disinteresse, noncuranza, apatia, agnosticismo, cinismo.

Questi termini sono molto simili, anche se riflettono un aspetto ogni volta diverso del qualunquismo.

Il nome quindi deriva dall’uomo qualunque.

È vero quindi che il qualunquista è un seguace del movimento politico del qualunquismo, ma possiamo dare del qualunquista a chiunque dimostri disprezzo o anche solo indifferenza per la politica.

Es. Se una persona qualunque (scusate il gioco di parole) vi dice:

Io non credo nei partiti politici, tanto sono tutti uguali!

Potreste rispondere:

Ma non fare il qualunquista!

Oppure vi dice:

Democrazia? Politica? Io non ci credo! I tuoi interessi devi curarteli da solo!

Risposta:

ma questo è qualunquismo bell’e buono!

Non gli stiamo dicendo che lui o lei è seguace del movimento del qualunquismo, che oggi non esiste più.

Stiamo dicendo invece che non bisogna essere superficiali e che l’uomo è un animale sociale e la politica ha una sua utilità, eccome se ce l’ha!

Analizziamo i termini simili che ho accennato prima: disimpegno, disinteresse, noncuranza, apatia, agnosticismo, cinismo.

Il disimpegno è tipico di chi non si impegna, e qui parliamo di impegno politico. È un disinteresse verso qualsiasi credo, partito o ideologia. Spesso è anche un rifiuto a dare una funzione, un senso, sociale alla propria opera, al proprio impegno per il sociale.

Abbiamo detto: disinteresse, perché non c’è alcun interesse per le questioni politiche e quindi le questioni di comune interesse.

La noncuranza, caratteristica che si addice a chi manifesta un atteggiamento di superiorità, che però diventa trascuratezza. Non ci si cura, cioè manca la cura, l’interesse, ma è una mancanza voluta, ostentata, fastidiosa, altezzosa.

L’apatia, cioè quella incapacità abituale di partecipazione o di interesse, sul piano affettivo o anche intellettivo, come se niente riuscisse a attirare l’attenzione.

L’agnosticismo. Termine interessante perché la persona agnostica non prende mai una posizione né in politica né nella religione. L’agnostico non si sbilancia mai.

Il cinismo è probabilmente il termine meno vicino tra quelli elencati. Infatti una persona si dice cinica quando ostenta disprezzo o indifferenza nei confronti dei valori umani piu comunemente accettati dalla società in cui vive. Quindi si parla di disprezzo per i valori, più in generale.

La persona cinica è quindi anche insensibile, resta impassibile di fronte anche a delle crudeltà. C’è poca umanità in questo atteggiamento.

Non solo indifferenza ma anche freddezza e insensibilità.
Spero di essermi spiegato bene. Bisogna dire che i qualunquisti non dicono con orgoglio di essere qualunquisti; non usano quindi questo aggettivo per descrivere il loro pensiero, e questo perché è usato per offendere.

C’è poi anche l’aggettivo qualunquistico, che si usa per descrivere non le persone, che si chiamano qualunquiste, ma le loro idee, i loro atteggiamenti e i loro discorsi.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato alla politica italiana.

Adesso potete fare, se volete, il seguente esercizio con 10 domande, per verificare se avete afferrato il concetto.

Domande

1. Il termine qualunquismo deriva dal nome di un _ _ _ _ _ _ _ _ _.

2. Se devo descrivere le idee di un qualunquista, posso dire che sono QUALUNQU_ _ _ _ _ _ _ .

3. Il qualunquista è una entusiasta della partecipazione politica. Vero o falso?

4. Il movimento del qualunquismo si faceva _ _ _ _ _ VOCE delle idee dell’uomo qualunque.

5. Il qualunquista non si _ _ _ _ _ _ _ in politica e non crede nell’impegno sociale.

6. La _ _ _ CURA _ _ _ _ è una caratteristica che si manifesta attraverso un atteggiamento di superiorità e trascuratezza.. Tali persone si dicono _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ .

7. Una persona apatica è affetta da _ _ _ _ _ _ .

8. L’_ _ _ _STICO invece non prende mai una _ O _ I _ I _ N _ né in politica né nella religione. Non si _ _ _ _ _ _ _ _ _ mai.

9. Non fare il _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ e vai a votare! _ _ _ _ _ _ posizione una buona volta!

10. Sei sempre così insensibile e freddo verso i problemi della comunità. Più che qualunquista tu sei il peggior _ _ _ _ _ _ che abbia mai incontrato in vita mia.

Soluzioni

1. Il termine qualunquismo deriva dal nome di un MOVIMENTO.

2. Se devo descrivere le idee di un qualunquista, posso dire che sono QUALUNQUISTICHE.

3. Il qualunquista è una entusiasta della partecipazione politica. Vero o falso?

4. Il movimento del qualunquismo si faceva PORTAVOCE delle idee dell’uomo qualunque.

5. Il qualunquista non si IMPEGNA in politica e non crede nell’impegno sociale.

6. La NONCURANZA è una caratteristica che si manifesta attraverso un atteggiamento di superiorità e trascuratezza.. Tali persone si dicono NONCURANTI.

7. Una persona apatica è affetta da APATIA.

8. L’AGNOSTICO invece non prende mai una POSIZIONE né in politica né nella religione. Non si SBILANCIA mai.

9. Non fare il QUALUNQUISTA e vai a votare! PRENDI posizione una buona volta!

10. Sei sempre così insensibile e freddo verso i problemi della comunità. Più che qualunquista tu sei il peggior CINICO che abbia mai incontrato in vita mia.

Esercizi

10 domande per mettervi alla prova sull’episodio. Seguono le risposte.

Le domande e le risposte sono normalmente disponibili ai soli membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

ISCRIVITIENTRA

richiesta adesione iscrizione associazione

763 Fare repulisti e fare piazza pulita

Fare repulisti e fare piazza pulita

(scarica audio)

Fare pulisti e fare piazza pulita

Trascrizione

Giovanni: Avete presente quando vedete qualcosa che non vi piace per niente e avete una gran voglia, una voglia matta di fare un bel repulisti? Oppure magari avete voglia di fare piazza pulita!

Non sapete cosa significa? Neanche io, e quando non capisco qualcosa sapete cosa faccio?

Mamma, che significa fare repulisti e fare piazza pulita? Me lo spieghi per favore mamma?

Giuseppina: Fare repulisti, oppure fare un repulisti, è una locuzione che si utilizza per indicare l’eliminazione completa di qualcosa. Si dice anche fare piazza pulita. In tutti i casi si tratta di un modo enfatico per dare risalto ad una eliminazione totale.

Dopo aver fatto piazza pulita, o dopo un bel repulisti, non c’è più traccia di qualcosa.
Quando usarle queste espressioni?
Possiamo usare in riferimento a furti ad esempio o a prove di straordinaria voracità.

i ladri hanno fatto repulisti in casa;

Giovanni ha fatto repulisti di quel che c’era in tavola;

In questo parlamento ci vorrebbe un bel repulisti per mettere le cose a posto e far funzionare l’Italia.

Quindi si può usare anche per indicare una drastica e radicale eliminazione allo scopo di metter ordine in qualcosa o per ottenere un obiettivo.

In questo ufficio ci vorrebbe un buon repulisti. Nessuna cosa è al suo posto.

Dovete fare piazza pulita di tutte questi oggetti inutili.

Piazza pulita è più informale ma ugualmente efficace. Forse anche di più.

Giovanni: grazie mamma. Hai fatto repulisti di tutti i miei dubbi! Lo so, lo so, non si usa in questo modo in genere, anche se si comprende, perché normalmente se lo faccio c’è sempre qualcosa che mi dà fastidio e che credo sia bene eliminare (quasi sempre), oppure per fare una battuta per indicare un eccesso, come l’esempio di prima in cui una persona si mangia tutto ciò che c’è sulla tavola, senza lasciare nulla.

C’è in genere una gran voglia di fare pulizia, di sbarazzarsi di qualcosa che dà fastidio. La piazza da pulire è un’immagine figurata ovviamente. Normalmente le piazze infatti sono piene di persone, ma quando si fa piazza pulita (di qualcosa o qualcuno), questa piazza deve restare vuota.

Attenzione poi perché repulisti si scrive con la lettera “e” come priva vocale. RIPULISTI infatti (con la i) è il passato remoto di ripulire (tu ripulisti). Già, ma stiamo facendo proprio questo, vogliamo “dare una ripulita” a qualcosa per liberarla completamente, come abbiamo visto.

Esiste anche questa espressione “dare una (bella) ripulita” – stavolta con la lettera i – proprio con lo stesso significato:

Io dico che bisognerebbe dare una bella ripulita ai vertici del governo per far funzionare l’Italia.

Diamo una bella ripulita alla stanza prima che arrivino gli ospiti.

Esiste anche “darsi una ripulita“. Cioè darla a sé stessi, ma qui parliamo di vestirsi meglio, ma più in generale cercare di apparire più pulito e gradevole, quindi anche farsi la barba, eventualmente anche i capelli.

Adesso ripassiamo attraverso una bella vignetta, che inserisco nell’episodio. In questa vignetta si vede Hitler che fa una carezza a Putin, come farebbe un genitore ad un figlio. Potete esercitarvi attraverso delle frasi che potrebbe dire Hitler oppure Putin e che sarebbero appropriate alla situazione:

M1 (Hitler): Vedrai che verrà a galla la tua vera natura !

M32 (Hitler): Sai che la democrazia lascia il tempo che trova?

M3 (Putin): Non so se sarò all’altezza signore

M4 (Hitler): Vuoi camminare sulla mia falsariga! Ma ti pare!

M5 (Hitler): vuoi prendere spunto dai grandi uomini?

M6 (Hitler): Non mi dirai che ti viene la fifa

M7 (Hitler): vedrai che la passerai liscia.

Albèric (Hitler): c’è dittatore e dittatore!

Ulrike (Hitler): Stai paventando l’inferno? Tranquillo, spenderò qualche buona parola su di te.

Erzsebet (Hitler): Ti aspetto all’inferno. Siamo un binomio inscindibile.

Rafaela (Hitler): Bravo Putin! Averne di più dittatori diligenti come te e come me!

Marcelo (Hitler): Siamo alle solite amico mio. Tieni duro. La frittata è ormai fatta. Di de-escalation non se ne parla neanche. C’è una caterva di personaggi ligi alla democrazia in questo momento in giro. Chi fosse di diverso avviso al tuo è un pazzo bell’e buono. Fregatene.

Peggy (Hitler): Mi vedo costretto a dirti, figlio mio, che non hai imparato niente dalle mie esperienze negative. La tua ambizione personale va a discapito del popolo innocente, al contempo, anche il nostro popolo sta pagando lo scotto. Ma vedi tu!

M14 (Hitler): Cercano qualche espediente per metterti dei paletti, allora occhio! Ma perso per perso (ormai è andata, ammettiamolo), ti auguro buon proseguimento, per quanto possibile e in bocca al lupo.

M15 (Putin): Crepi! Risposta come si deve alla italiana, ma ho una fifa blu.

M16 (Putin): non vorrei gufarmela. Non so se mi spiego!

762 Controbattere

Controbattere (scarica audio)

Trascrizione

Ci occupiamo del verbo controbattere, che è composto da due parti: contro e battere. Cosa hanno in comune queste due parti?

La cosa in comune è che siamo di fronte ad un avversario, o ad un nemico.

Gli avversari (nello sport) e i nemici infatti vanno battuti cioè sconfitti, o almeno neutralizzati.

Però anche i nostri avversari e nemici vogliono batterci, e allora noi per non farci battere dobbiamo o possiamo controbattere.

Questo significa controbattere: Rispondere, replicare ai colpi dell’avversario con altri colpi.

Se siamo in guerra si può dire ad esempio (ipotizziamo una guerra tra Germania e Francia):

La Germania controbatte agli attacchi della Francia ricorrendo a dei droni.

Praticamente se parliamo di nemici e di vere battaglie o guerre, controbatTere significa rispondere al fuoco nemico con altro fuoco, o comunque attaccando in qualche modo.

Quando si controbatte a un attacco si fa un cosiddetto contrattacco.

Sia il verbo controbattere che il contrattacco si usano molto anche nello sport.

Come controbattere la tattica del fuorigioco?

Questa frase può anche essere:

Come controbattere alla tattica del fuorigioco?

Vale a dire: come fare per contrastare una squadra che applica la tattica del fuorigioco? (notate: contrastare la/una/un… e controbattere la oppure anche una/un, a/ai ecc.).

Dopo aver attaccato la Roma, la Juventus si è dovuta difendere dal contrattacco della Roma.

Quando si fa un contrattacco, o quando si parte al contrattacco si controbatte.

Il verbo controbattere si usa però anche in senso figurato nel senso di replicare, rispondere.

Per controbattere quindi non c’è bisogno di avere un vero nemico o un vero avversario, ma è sufficiente avere qualcuno che mi fa un’accusa oppure anche che cerca di sostenere una tesi diversa dalla mia, una persona che un’idea diversa dalla mia.

Posso controbattere a delle accuse cercando di difendermi oppure addirittura accusando a mia volta il mio accusatore.

È simile quindi a replicare e rispondere e, proprio come questi due verbi, anche quando usiamo controbattere spesso usiamo, come visto sopra, la preposizione a.

Bisogna controbattere alle accuse che abbiamo ricevuto. Non possiamo restare in silenzio.

Non so come controbattere a chi mi insulta urlando.

Possiamo usare anche “che“:

Io potrei dire a mia moglie che non dovremmo accontentarci di avere rapporti sessuali solo con il nostro partner. Lei potrebbe controbattere che io avrei dovuto avvisarla prima del matrimonio e non dopo.

Il verbo in questione si usa spesso quando c’è un semplice confronto di idee e non solo uno scambio di accuse.

Certo, quando si controbatte non si tratta di una semplice risposta, perché ci sono sempre idee contrapposte, o obiettivi contrapposti, valori contrapposti, similmente, interessi contrapposti. Questo è importante.

Oltre alla preposizione “a” (per indicare la persona o l’accusa a cui si risponde) e alla ingiunzione “che”, si può anche usare la preposizione “di”, alternativa a “che”:

Lei mi dice che sono uno stupido. Io controbatto di non insultare.

Cioè: Io controbatto che non deve insultare.

Oppure:

Alla mia accusa, Giovanni controbatté che non ne sapeva nulla (o di non saperne nulla).

Potrei coMunque dire:

Rispose che non ne sapeva nulla

Replicò che non ne sapeva nulla

Naturalmente per usare rispondere basta una semplice domanda, non è necessaria una sfida, un confronto o uno scontro.

Replicare è molto simile, ma ha anche altri significati come ad esempio ripetere o eseguire di nuovo (es: replicare una cura) o anche riprodurre, copiare (es. replicare un quadro).

Direi che replicare, quando si usa con senso simile a controbattere, non è esattamente una risposta, ma quando si replica semplicemente si può aggiungere un pensiero in più sull’argomento, senza smentire, contraddire o rispondere direttamente a una domanda.

È un verbo molto usato nei confronti televisivi, soprattutto politici o quando si sostiene un’idea, e molto meno adatto nello sport e anche nel caso di rispondere al fuoco perché in questi casi c’è un vero scontro uno contro l’altro e controbattere è più adatto.

Nel caso di accuse dirette alle quali si risponde, una replica somiglia maggiormente ad una risposta, mentre controbattere implica quasi sempre un contrattacco, quindi replicare è più difensivo o neutro e controbattere è più offensivo. Quando dico “offensivo” non intendo offendere una persona con parolacce e insulti ma offensivo nel senso di attaccare, non solo difendere.

Replicare è più televisivo come verbo. Inoltre se c’è una domanda, poi c’è la risposta, quindi quello e rispondere. La Replica implica un dibattito, un confronto, al limite una sfida, ma più andiamo sulla sfida, sullo scontro, e maggiormente diventa più adatto il verbo controbattere

Molto simile è anche ribattere, che ha vari significati, ma si può usare anche nel senso di controbattere, ma è meno bellicoso come verbo. Rispondere con delle obiezioni, questo è il senso di ribattere.

Un’altra caratteristica di ribattere è che, analogamente a rispondere e replicare, è molto adatto ad essere usato come inciso. Controbattere un po’ meno.

Es:

Se ti dico questo, ribattei/risposi/replicai, ho le mie ragioni.

Ulrike: Adesso ripassiamo e facciamo al contempo un ulteriore esempio.

Albéric: io quindi dovrei adesso trovare un argomento valido per un ripasso? State freschi!

Danielle: capirai, con quasi 800 episodi alle spalle, è impossibile non utilizzarne almeno uno. Per non contare le altre rubriche. A parte Peggy ovviamente che è senz’appello.

Peggy: visto che sono stata chiamata in causa mi permetto di controbattere: senz’appello mi pare un parolone. Per la cronaca poi io ne ho usati tanti quanto te di episodi di ripasso, anzi persino tre in più.

Video riassuntivo

Escalation e de-escalation

Escalation e de-escalation

Video

Trascrizione

Mai come in questi giorni, con la guerra in Ucraina, i media utilizzano il termine escalation.

Si teme un’ escalation della violenza in Ucraina

Il conflitto va verso una pericolosa escalation

Il termine è chiaramente di origine inglese e letteralmente significa “scalata” (o anche escalazione). Nel senso di operazione che si fa quando qualcosa sale in alto. Non è una botta che si dà con la scala (tipo la sassata) né un qualcosa che serve a salire (tipo la scalinata).

In effetti si potrebbe usare sempre scalata al posto di escalation.

Il fatto è che il termine scalata ha molti altri significati, quindi si preferisce escalation (anche perché fa più figo sicuramente)

Ad ogni modo il termine indica in questo caso un aumento progressivo e graduale, in termini di intensità, dell’uso delle armi in un conflitto, in una guerra.

Il conflitto, in poche parole, si sta intensificando progressivamente, sta aumentando di intensità oppure diventa più ampio dal punto di vista territoriale.

Più in generale però questo aumento graduale si può usare anche parlando di fenomeni diversi dalle guerre:

A seguito dell’alleggerimento delle pene, in Italia si teme una escalation della droga.

Anche in questo caso parliamo di intensità e di diffusione di un fenomeno. Però parliamo dell’uso della droga e non di quello delle armi.

Per non parlare solo di cose negative, possiamo anche parlare di escalation economica:

La pandemia interrompe l’escalation economica della Cina

Parliamo di crescita economica in questo caso. Sempre di un aumento (del prodotto interno lordo) si tratta in fondo.

Cambiamo fenomeno. Se parliamo di diffusione del virus Covid:

Escalation di contagi in Italia

In casi diversi da quelli che ho citato difficilmente si trova un ambito di applicazione frequente del termine escalation.

Ciò non toglie che io possa parlare di una “escalation del terrorismo” (anche questo in fondo è abbastanza difficile frequente) o addirittura della escalation degli errori grammaticali in una classe di studenti o della escalation dell’ignoranza culturale nella popolazione.

Esiste poi anche la de-escalation. che è il contrario.

Bisogna promuovere la de-escalation militare in Ucraina

Ci auguriamo che la Russia dia segni di de-escalation

La de-escalation è nient’altro che una discesa, una diminuzione, una attenuazione di intensità di un fenomeno, e normalmente si parla ancora di intensità relativa a fenomeni gravi e pericolosi.