Protetto: 3 giorni in Italia – Lezione 11: la spazzatura

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n. 145 – SENNONCHÉ – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Due minuti con Italiano semplicemente, episodio n. 145.

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Allora, oggi voglio parlarvi di una congiunzione, ma che sia una congiunzione non ci interessa affatto visto che qui non ci occupiamo di grammatica.

Sto parlando di sennonché, con l’accento sulla e.

Si scrive tutto attaccato quindi è un’unica parola, sebbene si possa usare, qualche volta, anche divisa  in tre parti: “se non che”.

Questo infatti è un primo possibile utilizzo, in cui è preferibile staccare le tre parole.

In questo caso significa “salvo il fatto che”, o in altre parole “solo che”, “solamente che”, “ad eccezione di una cosa”. Salvo nel senso di “ad eccezione di”.

Ad esempio tra due fidanzati in crisi, uno dei due può dire:

C’è poco da dire, se non che siamo a un passo dalla rottura definitiva.

Una situazione catastrofica questa, avrei potuto trovare esempi migliori, più simpatici, come ad esempio:

Non c’è niente di strano nel mio aspetto, se non che io sia vestito da donna!

Quindi “se non che” (meglio staccato) vuol dire “soltanto questa cosa”, “salvo questa cosa”, “salvo il fatto che”.

Altre volte però è meglio scrivere tutto attaccato in una sola parola.

Questo quando?

Quando sennonché equivale a ma, però, con un valore avversativo, cioè quando c’è una frase finale che ha un senso contrario o che limita o che restringe: come accade con: ma, però, nondimeno, tuttavia.

Prima dite una frase e poi mettete un “ostacolo”, chiamiamolo così. Ad esempio.

Stavo uscendo per andare al cinema, sennonché (con due ENNE si scrive, mi raccomando) avevo dimenticato di avere un appuntamento con l’idraulico a quell’ora.

La ragazza era incinta, sennonché il destino gli ha negato la gioia di diventare madre

(ancora un esempio non molto positivo!)

Sarei caduto dall’albero, sennonché c’era mio fratello che mi ha dato una mano a mantenere l’equilibrio (questo va meglio!).

Quindi sennonché serve a mettere un “ostacolo” nella maggior parte dei casi, come dire: avrei fatto questo, ma è accaduto quest’altro; se non fosse accaduta questa cosa, tutto sarebbe andato come previsto.

In definitiva si usa in due casi. nel primo caso meglio staccare le tre parole quando si vuole aggiungere qualcosa prima di terminare un discorso, come abbiamo visto.

Nel secondo caso (tutto attaccato) per introdurre un ostacolo, un inconveniente (per questo mi veniva naturale fare esempi poco gradevoli), ma anche per dire che non si è verificato un evento, non è successo qualcosa, non è andata come sembrava perché è intervenuto, all’improvviso, un qualcosa che ha cambiato gli eventi.

Avrei voluto terminare questo episodio in due minuti, in conformità col nome della rubrica, sennonché il mio desiderio di essere chiaro mi ha spinto a sforare col tempo, come al solito!

Ripassiamo adesso alcune espressioni precedenti.

Bogusia (Polonia): Un poliziotto, lavoratore indefesso, tentava di parlare con un ragazzino al telefono.
Purtroppo il bambino, essendo troppo sconvolto, si incartava ogni due per tre e non riusciva a dire niente, tranne il suo indirizzo.
Il poliziotto aveva sentore che poteva trattarsi del peggiore dei casi e in men che non si dica mandò due macchine della polizia a casa del ragazzo.
I poliziotti, presi alla sprovvista , incontrando il ragazzino davanti alla porta, chiesero semplicemente: “Cosa succede? Cosa succede? “
“È la mia sorellina. “Rispose finalmente Il ragazzino senza remore . Non me la sentivo più di abbozzare “ continuò, mentre accompagnava i poliziotti nel soggiorno. Lì c’era una bambina seduta su una sedia, con tanta grazia.
“Lei vuole sempre avere la meglio su di me. I poliziotti ancora non si capacitavano del problema.
Poi il ragazzo chiosò : “Ha imbrogliato mentre giocavamo a scacchi, e adesso fa la finta tonta!

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Giovanni: comunque anche “senonché” con una enne sola, può andar bene lo stesso!

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n. 144 – UN CRESCENDO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Due minuti con Italiano semplicemente, episodio n. 144, il numero cresce di giorno in giorno e crescendo si impara, potremmo dire. Come i bambini.

A proposito di “crescendo“. Crescendo è il gerundio del verbo crescere, come l’ho appena utilizzato io: “crescendo si impara”. Però esiste anche “un crescendo“.

Vediamo qualche esempio:

Lo spettacolo è stato un crescendo di emozioni!

La manifestazione è iniziata pacificamente ma poi c’è stato un crescendo di tensione e di scontri tra i partecipanti.

La mia attività non andava bene all’inizio, ma dopo un paio d’anni di difficoltà c’è stato un crescendo di successi e di guadagni.

La partita si è conclusa in un crescendo di fischi per la squadra che non dava spettacolo.

Avete capito che c’è sempre qualcosa che cresce. Ogni volta c’è un graduale aumento d’intensità: un crescendo d’applausi, di urla, di fischi, di emozioni, di tensioni, di violenza eccetera.

“Un crescendo di” qualcosa. Se volete che sia chiaro il concetto del graduale aumento di intensità, dovete mettere “un” davanti, oppure “il”.

Uno spettacolo bellissimo, dove il crescendo di sensazioni ha dato grosse emozioni al pubblico.

Il crescendo della criminalità è dovuto all’aumento della povertà.

Dopo il crescendo della squadra che si è visto nella sfida contro la Juventus, nella partita successiva la prestazione non è stata delle migliori.

Leggendo il libro, ho apprezzato il crescendo delle scene emozionanti.

“Un crescendo” è come dire “una crescita”.

Un crescendo di emozioni = una crescita di emozioni.

il crescendo” equivale invece a “la crescita“, quindi ad esempio “la crescita della criminalità” equivale al “crescendo della criminalità”.

Il crescendo, rispetto alla crescita, è però un po’ più coinvolgente, si usa per sollecitare le emozioni, mentre la crescita è un linguaggio più tecnico e in alcuni casi non è sostituibile con “il crescendo“. Ad esempio:

La fase della crescita dei bambini;

La crescita dello spread;

La crescita dei guadagni.

La crescita della popolazione mondiale

Non c’è molta emozione in queste frasi: si vuole trasmettere l’idea di una crescita fisica o numerica. Niente a che fare con le emozioni e con il coinvolgimento emotivo.

Diverso è se dico:

I bambini sono stressati perché sono cresciuti in un crescendo di tensioni.

Bisogna arrestare il crescendo dello spread.

L’azienda va benissimo, ed il crescendo dei guadagni non sembra arrestarsi

Il riscaldamento globale sta attraversando una preoccupante fase di crescendo.

Ora ripassiamo le espressioni passate con l’aiuto di Ulrike da Berlino.

Ulrike: Allora, vuoi di nuovo un ripasso Gianni. Ti devi capacitare però che un ripasso come si deve non è fatto in men che non si dica. Siamo studenti, cominciamo appena ad ingranare con la lingua italiana. Volentieri ti tenderei la mano, ma si dà il caso che io debba lavorare ora.

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n. 143 – PAVENTARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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143_paventare_immagineGiovanni: Due minuti con Italiano semplicemente, episodio n. 143, un numero abbastanza elevato:

Si paventano giornate difficili per coloro che non hanno ascoltato le spiegazioni precedenti.

Paventare è il verbo a  cui dedichiamo questo episodio. Nessuno straniero conosce questo verbo (credo) poiché nel linguaggio comune si usa poco. Ma lo trovate abbastanza spesso sui giornali e nelle notizie su internet.

Il verbo paventare è simile a spaventare vero? C’è solamente una esse in meno!

Anche il significato è simile comunque. Un primo significato infatti è proprio “aver paura“, “sentirsi intimorito“, provare timore.

Però ovviamente voi volete sapere quando usarlo e qual è la differenza con spaventare.

Allora, intanto devo dirvi che in questo senso non si usa molto. Difficile ascoltare frasi come:

Io pavento per la mia vita

Che sarebbe come dire

Io ho paura per la mia vita

L’uso più frequente e quello che vale la pena di ricordare è quello legato al possibile verificarsi di eventi futuri, eventi negativi, spaventosi comunque, ma per qualcun altro. Quindi paventare qualcosa, nel senso di mostrare qualcosa come una possibilità futura, rendere un pericolo reale o immediato parlando di qualcosa che potrebbe accadere.

Ad esempio:

Il leader del partito dell’opposizione tenta di paventare le paure più nascoste degli italiani.

Si paventa il rischio di una nuova crisi finanziaria.

L’azienda potrebbe chiudere. A paventare questa possibilità è stato il direttore.

L’inquinamento è arrivato ad un punto insostenibile tanto da paventare un disastro ambientale.

In questi esempi è chiaro che quando si paventa qualcosa, quando viene paventato qualcosa, si vuole mostrare la possibilità che possa accadere qualcosa in futuro, qualcosa di negativo, uno scenario non positivo, non auspicabile, non desiderabile.

Volete dei sinonimi? Prospettare ad esempio, che però è neutro, nel senso che non spaventa nessuno!

Avere timore che qualcosa accada, temere. Così va meglio direi. O anche “ipotizzare un pericolo“. Anche “minacciare” è simile perché ci si riferisce al futuro, ma la minaccia viene dalla persona che parla, mentre in paventare non c’è il coinvolgimento di chi parla.

Il contrario invece è augurare, auspicare, che si usano per un futuro migliore, non peggiore!

Adesso è più chiaro vero?

Bene, allora possiamo ripass alcune espressioni passate con l’aiuto di Doris dall’Austria, uno dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente. Vai Doris.

Doris (Austria):

Un ripasso di nuovo? Questo mi ha colto davvero alla sprovvista. Ma senza remore ed ovviamente di buon grado darò seguito all’invito di tirare fuori alcune frasi con i fiocchi e come si deve.
Rompere gli indugi senza cincischiare troppo ci dà solitamente una sensazione di soddisfazione e in men che non si dica. Il mio sarà un tentativo sicuramente comprensibile per chi ha ascoltato gli episodi precedenti.
Magari qualche espressione dovrete rivederla, ma che vuoi, qualcosa può sempre sfuggire.
Dopo tutto siamo studenti con tutti gli annessi e connessi. Se ci diamo alla pigrizia, certo, prima o poi vengono a galla le nostre lacune, ma ti dirò che questo è sottinteso. Non sono mai stata annoverata tra i migliori studenti, quindi magari potrei essermi incartata: in questo caso armatevi di pazienza perché spesso sono dura di comprendonio.

Giovanni: e brava Doris! Non sei affatto dura di comprendonio e credo che tu abbia fatto un tentativo molto ben riuscito. Ciao a tutti.

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n. 142 – FARE UN DISTINGUO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Vi faccio una domanda: tutti i siti internet in cui si insegna la lingua italiana sono uguali oppure bisogna fare dei distinguo?

Io qualche distinguo lo farei!

Infatti i siti non sono proprio tutti uguali. Cambia il metodo usato per insegnare molto spesso. Inoltre pochi siti usano file audio a supporto delle loro lezioni. Qualche distinguo è necessario!

Ad esempio dove lo trovate un sito che spiega la parola distinguo come si deve?

Il dizionario dice che un distinguo è una distinzione, una precisazione, per lo più pedante e pignolesca, insomma, un cavillo.

Quindi un distinguo è una distinzione? E’ qualcosa che si distingue, che si differenzia da qualcos’altro?

Allora vediamo se è vero con degli esempi.

Una mamma non fa distinguo tra i propri figli. Ci mancherebbe altro!

La mamma quindi non fa distinguo, non fa alcun distinguo tra i figli. Questo vuol dire che la mamma tratta i figli tutti allo stresso modo, tutti alla stessa maniera, senza fare distinguo, senza fare distinzioni tra un figlio e l’altro.

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La parola distinzione va bene, è un sinonimo sempre utilizzabile, e sicuramente è più usata. Distinguo è più formale ed effettivamente a volte è più pignola, come dice il dizionario.

Quando si fa un distinguo molto spesso si va a cercare un motivo molto particolare per fare una distinzione, per non considerare due cose, o due persone,  alla stessa stregua, nello stesso modo.

Una  mamma che non fa distinguo tra i suoi figli quindi in nessun modo tratta i propri figli diversamente. E’ anche una questione di piccole cose dunque.

Un altro esempio:

Se in una azienda si dice che i lavoratori sono tutti inefficienti, che non lavorano abbastanza, che sono dei lavativi, qualcuno potrebbe dire:

Eh no! A questo punto iniziamo a fare dei distinguo! Ci sono alcuni lavoratori che lavorano moltissimo e che meriterebbero una promozione!

Fare un distinguo pertanto (o, al plurale “fare dei distinguo“) ha uno scopo preciso: quello di far emergere delle differenze importanti, quello di estrarre dal mucchio., dalla massa, dal gruppo, degli elementi diversi, che si differenziano, si distinguono dagli altri.

Il termine “precisazione“, citata dal dizionario, è ugualmente vicino a questo concetto, benché la precisazione serva a precisare, ad andare nel dettaglio, a specificare ciò che fino ad ora non è stato specificato abbastanza. Il concetto è abbastanza simile perché precisando emergono delle distinzioni, delle differenze. La precisazione fa emergere le differenze. E’ attraverso delle precisazioni che è possibile fare dei distinguo.

La paola distinguo si usa quasi sempre con il verbo fare: nel “fare un distinguo” c’è la volontà di dividere un gruppo in almeno due parti, attraverso una precisazione delle caratteristiche dei singoli componenti.

A volte si usa “operare dei distinguo“. L’uso di “operare” serve a essere più precisi ancora, più pignoli. La pignoleria è una eccessiva scrupolosità, una esagerata precisione.

A volte è semplicemente più formale (le leggi operano sempre dei distinguo ad esempio), altre volte ci sono entrambe le componenti: formalità e pignoleria.

Ad esempio:

La legge italiana opera alcuni distinguo tra le coppie eterosessuali e le coppie omosessuali.

E’ giusto operare dei distinguo? Oppure è meglio farli? Più o meno è la stessa cosa, forse però  quando si crede che un distinguo sia giusto, più spesso troverete il verbo fare.

I distinguo spesso sono anche “sottili“, almeno quando si vuole sottolineare una eccessiva o anche sbagliata distinzione.

Rauno (Finlandia): Come sono i tuoi alunni Giovanni?

Giovanni: Beh, tutti abbastanza bravi direi.

Rauno: Ma c’è qualcuno più bravo degli altri?

Giovanni: Rauno, non credo sia il caso di  perdersi in sottili distinguo. Sono tutti bravissimi, e adesso ve lo dimostro con questa frase di ripasso da parte di Bogusia, uno dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente che ci parla con l’occasione di Michelangelo.

Bogusia (Polonia): Forse qualcuno di voi può pensare che io studi solamente italiano, ma si dà il caso che in questo momento stia rileggendo una biografia di Michelangelo.
Come di consueto esordisco con questa espressione: si dà il caso: ha un non so che di affascinante.
Allora, stavo dicendo che rileggendo questo libro, di punto in bianco mi balza agli occhi qualcosa: non esiste più la “casa di Michelangelo” a Roma.
Ma come sarebbe a dire? Un personaggio di questo spessore che ci ha vissuto nientepopodimeno che 30 anni, e precisamente in Piazza Macel de’ Corvi; uno che ha sfoderato i capolavori che addobbano l’intera città, possibile non si meriti di avere un museo in quella che fu la sua dimora?
Possibile? Ce la sentiamo di fare un torto di questo tipo a questo artista? E’ mai possibile fregarsene in questo modo? Non si fa così, cari romani.
Mi vedo costretta di ricordare infatti che la piazza e la stessa umile casa di Michelangelo sono state demolite nel 1902.
Ora solo una lapide ricorda l’artista. Questo potremmo anche chiamarlo il colpo di grazia alla memoria di Michelangelo.

Flora (italia): un distinguo, due distinguo, cento distinguo: Attenzione perché al plurale non cambia. Resta invariato.

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n. 141 – AVERE LA MEGLIO (A FORTNITE) – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Papà: Ciao Emanuele

Figlio: Ciao papà

Papà: A cosa stai giocando?

Figlio: A fortnite.

Papà: È un gioco dove si uccidono persone?

Figlio: Sì però non si vede sangue o scene macabre.

Papà: Ma pensi di avere la meglio di tutti?

Figlio: Questo non è molto probabile, ma credo di avere la meglio su almeno una decina di persone

Papà: E alla fine qualcuno avrà anche la meglio su di te?

Figlio: Sì

Papà: Davvero?

Figlio: Si.

Papà: Accidenti, non voglio assistere a quando avranno la meglio su di te. Ti saluto!

Figlio: Ciao.

Giuseppina: Avere la meglio significa vincere, significa uscire vincitori da una sfida. C’è chi ha la meglio e chi ha la peggio. Il primo vince e il secondo perde.

Ma non si tratta sempre di sport o di battaglie o di guerre, come quando si gioca a fortnite.

Si può avere la meglio anche in una sfida non sportiva ed anche se non siamo in guerra.

Se avete un’influenza o un raffreddore sperate di avere la meglio sul raffreddore il prima possibile. Anche al lavoro ed in altri ambienti si può avere la meglio su qualcosa o qualcuno.

Si usa la preposizione su.

Abbiamo avuto la meglio sui nostri rivali alle elezioni.

Vorrei avere la meglio sul mio avversario a tennis almeno una volta.

Se tu avrai le meglio sul tuo capo avrai l’aumento di stupendio.

Anna non ha mai avuto la meglio con me a scacchi.

Giocate voi due e chi avrà la meglio giocherà con me.

Ripasso.

Sofie (Belgio 🇧🇪):

Ogni due per tre Giovanni ci chiede di fare una frase di ripasso ma non si capacita del fatto che spesso non ce la sentiamo perché abbiamo una fifa che non ti dico!
Cominciamo a scervellarci ma poi andiamo in tilt in men che non si dica.
Dobbiamo farcene però una ragione e fregarcene di tutto quello che potrebbero pensare gli altri.
Allora occorre soltanto riavviare il nostro cervello impallato, tenere a bada le nostre paure e provare a sfoderare qualche bella frase. Spero di esserci riuscita a fare un po’ po’ di frase di ripasso!

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n. 140 – DI BUON GRADO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Oggi ci occupiamo dell’espressione “di buon grado“, molto simile alla parola “volentieri“, che conoscete, ed anche a “ben accetto” che abbiamo già incontrato Nell’episodio 119 della rubrica “due minuti con italiano semplicemente“.

Volentieri sicuramente l’avete vista utilizzare molte volte, perché si usa anche da sola come esclamazione. È una forma di ringraziamento spesso accompagnata da “grazie“.

Vuoi una fetta di torta?

Volentieri, grazie.

Oppure se dite:

Al mare ci vado volentieri. Invece la montagna non mi piace molto. Non ci vado volentieri. Vale a dire che ci vado malvolentieri.

Volentieri esprime un piacere di qualsiasi tipo, e quindi si usa per esprimere un gradimento verso un gesto o una cortesia.

Accetto volentieri un passaggio fino a casa;

Mangio molto volentieri frutta secca a colazione.

C’è una circostanza particolare però, in cui è possibile usare anche “di buon grado” e spesso è preferibile anche.

Questa espressione si usa quando si tratta di accettare qualcosa, o di accogliere qualcosa o qualcuno.

Accettare e accogliere accompagnano quasi sempre questa espressione. Quando una cosa è benaccetta, invece, il verbo accettare è già contenuto nella parola stessa.

In queste occasioni posso sempre usare volentieri, e se utilizzo “di buon grado” solitamente si parla di altre persone che accettano con piacere qualcosa, quindi non sto parlando direttamente con la persona che mi ha fatto un piacere o mi ha offerto qualcosa che ha incontrato il mio gradimento.

In altre occasioni si tratta di eventi esterni, accadimenti, e non di persone; eventi che hanno comportato qualcosa di gradito per me, ma tra l’altro, non è richiesto il mio permesso.

Posso dire ad esempio che:

I contadini hanno accolto la pioggia di buon grado perché era un po’ di tempo che non pioveva.

La TV ha detto che il prezzo della benzina probabilmente si abbasserà nei prossimi giorni. Questa notizia sicuramente sarà accolta di buon grado dai camionisti o dai pendolari, coloro che usano molto spesso la macchina per lavoro.

Ho accettato di buon grado la decisione di mia figlia di sposarsi.

Perché non uso “volentieri” in queste occasioni?

Potrei anche farlo, ma in realtà non c’è una persona che ha offerto qualcosa direttamentea me. Ai contadini ha fatto piacere la pioggia, l’hanno accettata volentieri, posso dirlo, ma la pioggia non ha chiesto loro il permesso. Ciò non toglie che per loro sia una bella notizia.

Anche ai camionisti ha fatto piacere la notizia del calo della benzina, l’hanno accettata con favore, hanno gradito la notizia, posso anche dire così, usando il verbo gradire, ma se loro non fossero d’accordo, se cioè l’accettassero malvolentieri, non cambierebbe nulla.

Passiamo a mia figlia che ha deciso di sposarsi. A me ha fatto piacere la sua decisione di sposarsi, mi aggrada (un modo più formale questo) ma non è un favore che lei ha fatto direttamente a me, nonostante tutto la notizia ha incontrato il mio gradimento, quindi l’ho accettata di buon grado.

Attenzione infine perché gradire ed accettare di buon grado non sono proprio uguali. Sono entrambi soddisfazioni legate a motivi di ordine pratico, ma gradire qualcosa è più delicato, più educato e si usa maggiormente quando si è coinvolti direttamente.

Gradisce una tazza di tè?

La gradisco molto volentieri grazie.

Ho gradito molto i suoi complimenti;

Gradirei un maggiore silenzio, grazie

Nell’accettare di buon grado invece c’è meno coinvolgimento personale e anche meno intensità emotiva.

Ora ripassiamo le espressioni precedenti con l’aiuto di Bogusia.

Bogusia (Polonia 🇵🇱):

Se non ve ne siete accorti, si dà il caso che il Natale sia alle porte. In tutte le famiglie si fissa un tetto di spesa per i regali, considerata la non infinita disponibilità finanziaria. A volte in effetti si supera facilmente tale limite. Ma non è solo questo il problema. Ho sentore che sia il limite del peso quello che preoccupa maggiormente.
Sfido chicchesia a non avere fifa di superare questo limite. C’è però qualcosa che può tendervi la mano durante il periodo goloso. Non vi tengo sulle spine e vi dico che potete dimagrire in men che non si dica con lo zenzero. Mangiate senza remore dunque: potete darvi ai bagordi perché lo zenzero è perfetto per perdere peso grazie al gingerolo. È il principio attivo che accelera il metabolismo e stimola l’eliminazione dei grassi in eccesso. Valutate voi se prendere con le molle questo consiglio. Potete anche dare un’occhiata sulla rete se non vi fidate di me tanto da dare seguito ai miei consigli.

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Il verbo ESSERE: Esercizio di ripetizione con tutte le coniugazioni.

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Buongiorno ragazzi, io sono Giovanni, ed oggi ci divertiamo un po’ col verbo essere.

Tranquilli, questa non sarà una lezione noiosa, infatti userò come pretesto questa lezione, apparentemente grammaticale, per ripassare le espressioni spiegate sul sito italianosemplicemente.com. Le espressioni fanno parte della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“, quindi si tratta di brevi episodi. Queste espressioni non verranno rispiegate nuovamente, questo è sottinteso, altrimenti sarebbe un episodio di 10 ore. Metterò dei link comunque che vi riporteranno alle spiegazioni singole se volete ripassare o approfondire.

Il verbo essere lo vediamo in tutte le sue possibilità di utilizzo.

Iniziamo dall’indicativo presente, il più semplice. Potete se volete, arrestare l’ascolto e ripetere la frase, oppure cambiarla al femminile, oppure provare ad anticipare la frase successiva. Iniziamo.

Indicativo presente

  • Io sono: io sono sicuro che oggi mi si impallerà il PC.
  • Tu sei: tu sei soggetto a controllo da parte del tuo dirigente. Non dimenticarlo!
  • lui è: lui è oggetto di scherno tutti i giorni.
  • noi siamo: noi due siamo un binomio inscindibile da quando ci siamo conosciuti.
  • voi siete: siete combattuti se stare a casa o venire alla festa.
  • loro sono: loro sono sicuri di aver lavorato in conformità della legge

Indicativo imperfetto

  • Io ero: Fino a stamattina ero sicuro di aver tenuto fede ai miei principi morali.
  • Tu eri: Stamattina eri indeciso se tenere o meno a bada la tua impulsività.
  • Lui era: la scorsa settimana era parecchio indisposto con me.
  • Noi eravamo: ieri noi eravamo indecisi se venire, ma alla fine siamo arrivati in men che non si dica.
  • Voi eravate: Ieri eravate sicuri che non ci fosse scelta. Ci avevate detto o così, o pomì. Vi ricordate vero?
  • loro erano: i ragazzi erano lì a cincischiare, quando è arrivato il loro capo che li ha sgridati.

Indicativo passato prossimo

  • Io sono stato: sono stato molti giorni senza fare nulla prima di rompere gli indugi.
  • tu sei stato: sei stato pronto ad esordire non appena il mister ti ha detto di entrare
  • Lui è stato: Mario è stato sgridato dalla professoressa perché aveva un fare un po’ prepotente a suo dire.
  • Noi siamo stati: Si dà il caso che (noi) siamo stati impegnati al lavoro fino a tardi, ecco perché non siamo venuti a cena con voi.
  • voi siete stati: siete stati bravi a prefiggervi di finire entro le 10.
  • loro sono stati: sono stati i primi a parlare con me dopo l’incidente. Mi hanno detto: ci voleva tanto a stare più attenti? A me questa è sembrata una domanda retorica!

Indicativo trapassato prossimo

  • io ero stato: In quel momento ero stato accusato di aver dato una risposta sibillina!
  • tu eri stato: mi raccontavi che eri stato eletto il più affascinante della tua classe. Non eri bello, ma avevi un certo non so che di interessante. Lo dicevano tutti.
  • lui era stato: Il ragazzo, come ricostruito dai carabinieri, in passato era stato affidato ai nonni. Però qualcosa non mi torna: ma i nonni non erano morti tutti? Mi sbaglio?
  • noi eravamo stati: eravamo stati primi a sforare con i tempi. Quindi non potevamo lamentarci del ritardo degli altri.
  • voi eravate stati: Vi siete trovati in un posto per la prima volta ma siete sicuri che sia un luogo in cui eravate già stati? In questo caso non è una cosa strana, non siete pazzi, accade a tutti, non vedo perché nasconderlo.
  • loro erano stati: i brasiliani erano stati onesti ad ammettere che il calcio di rigore a loro favore fosse inesistente, prima che l’Italia segnasse il gol vittoria. Questo si chiama fair play, ma il rovescio della medaglia è che il Brasile ha perso la partita.

Passato remoto

  • io fui: nel 1944, durante la guerra, ricordo che fui risparmiato dal nemico, quindi non fui ucciso. Però presi un bel rovescio per aver cercato di scappare di prigione.
  • tu fosti: Tutti, dicevano: Sarà dura scappare di prigione. Tu fosti l’unico che disse qualcosa di diverso. E infatti riuscimmo a scappare. Eri un vero dritto!
  • lui fu: Quella volta fu lui a tirarci quel tiro mancino, ti ricordi?
  • noi fummo: dopo che la casa crollò, fummo costretti a ricostruila immediatamente. Non fu facile riuscire a destreggiarsi in mezzo a tutta quella polvere!
  • voi foste: non appena iniziò a crollare la casa, voi foste indecisi se scappare o nascondervi sotto il tavolo. Avete dovuto valutare tutti gli annessi e connessi in un paio di secondi.
  • loro furono: i mie fratelli furono presi in giro per via delle numerose foto osè presenti sulla loro pagina Instagram personale.

Trapassato remoto

  • io fui stato: Nel 2008 fui stato tradito dai miei amici e ricordo che soffrii molto. Ma oggi è diverso. Con l’età ci si abitua a tutto… o quasi.
  • tu fosti stato: quando tuo figlio era piccolissimo non fosti stato capace di proteggerlo. Riesci a capacitartene?
  • lui fu stato: Il giocatore firmò un contratto biennale, e il costo complessivo dell’operazione fu stato pari a circa 10 milioni di euro. Voi vi ci mettereste nei suoi panni?
  • noi fummo stati: ce ne andammo via solo dopo che fummo stati insultati: la misura era veramente colma!
  • voi foste stati: voi foste stati avvisati solo quando ormai era tardi. La cosa ovviamente vi colse alla sprovvista.
  • loro furono stati: quella del 7 novembre 2010 fu la notte in cui i due carabinieri furono stati aggrediti dai ragazzi ubriachi. Ora tocca al giudice decidere sulla loro sorte.

Futuro semplice

  • io sarò: se mi travesto da donna balzerò agli occhi di tutti. Sarò fortunato se non mi prenderà in giro nessuno.
  • tu sarai: prima di continuare fammi aprire una parentesi sulle tue responsabilità: sarai tu che dovrai pagare perché tu sei il responsabile. Ok, chiusa parentesi. Ora posso riprendere col discorso di prima.
  • lui sarà: lui sarà anche bravo, ma si sbaglia ogni due per tre.
  • noi saremo: saremo in grado di vincere veramente? Non dire subito di sì perché ci sono io nella nostra squadra che sono il più bravo, il più forte eccetera eccetera. Non fare il solito ruffiano!
  • voi sarete: sarete espulsi dalla scuola di punto in bianco se provate a non rispettare le regole.
  • loro saranno: non saranno le voci false e tendenziose che ho sentito a scoraggiarmi. Io vado avanti!

Futuro anteriore

  • io sarò stato: Ho dovuto maltrattare il mio collega Giovanni. Sarò stato troppo cattivo con lui? Non lo so, ma stavolta non si salverà in calcio d’angolo con la solita scusa!
  • tu sarai stato: Non conta se sarai stato il migliore, se sarai arrivato per primo, ma conta il fatto che hai provato a combattere. Questa è la cosa piu importante. Eccome se è questa!
  • lui sarà stato: Vedremo alla fine chi sarà stato il migliore. Perché il migliore, alla fine, vince senz’altro.
  • noi saremo stati: saremo stati felici di avervi a cena, mi spiace molto che avete un impegno così importante. Nessun problema comunque, che volete, può capitare.
  • voi sarete stati: immagino sarete stati felici di incontrare i vostri vecchi amici vero? In queste occasioni vengono rispolverati tutti i ricordi più belli.
  • loro saranno stati: no so perché sono arrivati tardi all’appuntamento. Saranno stati impegnati, non saprei. Magari quanto ti ci troverai a tu per tu, puoi chiedere loro maggiori spiegazioni.

Condizionale Presente

  • io sarei: (io) sarei interessato a questi pantaloni. So che vanno per la maggiore tra i giovani.
  • tu saresti: saresti disponibile a fare delle ripetizioni di matematica a mio figlio? Non vorrei prenda una brutta piega quest’anno…
  • lui sarebbe: lui sarebbe disposto ad aiutarmi. Dice seriamente, è una persona generosa, non si tratta di un pro forma.
  • noi saremmo: non saremmo mai riusciti a fare pace se non ti avessi detto questa piccola bugia: ma prometto che si è trattato solo di uno strappo alla regola.
  • voi sareste: voi sareste riusciti ad ingranare se solo vi foste impegnati di più nello studio.
  • loro sarebbero: loro sarebbero anche disposti ad aiutarti, ma cerca di abbozzare un po’, non puoi sempre alzare la voce.

Condizionale Passato

  • Io sarei stato: sarei stato infelice tutta la vita senza di lei, ma lei, bontà sua, mi ha concesso di sposarla!
  • tu saresti stato: saresti stato contento se ti avessero bocciato? Non ti dico!
  • lui sarebbe stato: sembrava un’anima in pena quella sera. Sarebbe stato meglio non fargli quello scherzo.
  • noi saremmo stati: noi saremmo stati più saggi e avremmo guardato alla sostanza e non alla forma.
  • voi sareste stati: sareste stati contenti se dopo aver trascurato la forma, aveste scoperto che la forma è sostanza? io no!
  • loro sarebbero stati: loro sarebbero stati a sballarsi in discoteca stasera se la madre non gli avesse impedito di prendere la macchina.

Congiuntivo Presente

  • che io sia: che io sia maledetto se non riesco a finire questo esercizio. Sono disposto a scervellarmi piuttosto!
  • che tu sia: non ho dubbi che tua sia capace a guidare senza prendere delle lezioni, ma i soldi non sono un problema, sebbene spesso ne sia sguarnito.
  • che lui sia: che lui sia prevenuto non ci sono dubbi. Lo conosciamo ormai!
  • che noi siamo: mi sembra che noi siamo molto stanchi stasera. Meglio andare a letto prima che vengano a galla i tuoi problemi col nervosismo da stress!
  • che voi siate: Siete stati derubati? Beh, è facile pensare che voi, così giovani, siate stati ingannati da quell’uomo. Io però sono vostro padre e mi vedo costretto a non darvi più soldi in contanti per il futuro.
  • che loro siano: sono molto felice che loro siano riusciti a superare l’esame. Vuoi che non sia contento?

Congiuntivo Passato

  • che io sia stato: Non mi sembra che io sia stato così sgarbato nei suoi confronti. Mi sono sempre comportato come si deve.
  • che tu sia stato: non ho dubbi che tu sia stato vittima di un inganno, ma avrei preferito sentirlo da te, non per interposta persona.
  • che lui sia stato: Sembra che durante una delle tappe del suo viaggio, Giovanni sia stato coinvolto in un incidente.
  • che noi siamo stati: Quel giorno Elena lavorò così di buona lena che sembra che noi stessi siamo stati sorpresi da questo!
  • che voi siate stati: si dice che voi siate stati un po’ ingenui a non farvi aiutare da Giovanni. Lui la mano ve l’aveva tesa.
  • che loro siano stati: impossibile che loro siano stati ubriachi quella sera. Non c’è nessuna attinenza tra l’incidente e il fatto che siano stati in discoteca. Fidatevi.

Congiuntivo Imperfetto

  • che io fossi: Giovanni si aspettava che io fossi più chiaro, soprattutto quando ho parlato dei suoi diritti. Si è arrabbiato, ed oltrettutto non mi parla più. Accidenti!.
  • che tu fossi: non sapevo che tu fossi votato alla cucina, altrimenti ti avrei lasciato preparare il pranzo senza problemi.
  • che lui fosse: ho aspettato che fosse più tranquillo prima di offrirgli un caffè e poi un ammazza-caffè!
  • che noi fossimo: Piero credeva fossimo arrabbiati per il conto al ristorante, in realtà eravamo solo preoccupati perché avevamo dimenticato di pagare il coperto!
  • che voi foste: Pamela non si aspettava che foste voi a cercarla per telefono, credeva fosse la polizia, così si è data subito alla fuga appena ha sentito squillare il telefono.
  • che loro fossero: non volevo che i nostri amici fossero insultati liberamente, così ho voluto dare seguito alla storia con una bella denuncia alla polizia!

Congiuntivo trapassato

  • che io fossi stato: Giuseppina non credeva che io fossi stato così bravo nel compito in classe di italiano. In realtà ti dirò che potevo anche andare meglio.
  • che tu fossi stato: temevo veramente che tu quella sera fossi stato convolto in una rissa. La tua irrequietezza mi preoccupa, e prima o poi ne pagherai lo scotto.
  • che lui fosse stato: credevo fosse stato più attento in quanto adulto e responsabile. Adesso sarà lui a rispondere di questo furto in azienda.
  • che noi fossimo stati: la nonna era felice che noi fossimo stati a trovarla. E’ un po’ depressa ultimamente, quindi vorrei aiutarla senza lasciare nulla di intentato.
  • che voi foste stati: nonostante foste stati bocciati all’esame, non vi siete arresi, così siete tornati alla carica il mese successivo.
  • che loro fossero stati: mi sembrava che i ragazzi fossero stati attenti a preparare il discorso con attenzione, invece si sono subito incartati quando gli hanno fatto una domanda.

Imperativo Presente

  • sii: sii felice di aver vinto: sei finalmente annoverato tra i pochi ad aver battuto gli italiani nella preparazione della pizza. Mostra la tua felicità senza remore.
  • sia: bisogna che lui sia più convinto delle sue potenzialità! Anche se ha la zeppola può riuscire a comunicare senza problemi. Ma ce la farà , si è sempre impegnato indefessamente.
  • siamo: ragazzi mi raccomando: la prossima volta siamo precisi, senza restare sul vago! Vedrete che faremo una grossa impressione sulla platea.
  • siate: su cosa verte il discorso di oggi? Siate concisi per favore!
  • siano: di cosa si lamentano? Siano soddisfatti, almeno del fatto che non abbiano un capo a cui debbano sottostare.

Infinito presente

  • Essere: Essere pazienti o ascoltare l’istinto? Sempre meglio armarsi di pazienza secondo me.

Infinito passato

  • Essere stato: mi fa piacere essere stato il tuo unico uomo, ma il mio piacere lascia il tempo che trova se tu non sei felice ora.

Participio presente

  • Essente: Il participio presente del verbo “essere” per alcuni è “ente”, secondo altri invece è “essente”, per altri ancora non esiste. Qual è la verità? Io ho cercato di sforzarmi di fare almeno un esempio con “essente”, ma evidentemente non ho capito come si usa. Sarò forse duro di comprendonio?

Participio passato

  • Stato: quello che è stato, è stato ormai, Scordiamoci il passato, freghiamocene.

Gerundio presente

  • Essendo: essendo già andato in tilt una volta, meglio non fare tardi al lavoro anche stasera. Anche il tuo dirimpettatio si arrabbierebbe del rumore che fai quando rientri a casa.

Gerundio passato

  • Essendo stato: capisco i tuoi problemi, essendo stato anche io in passato nelle tue stesse condizioni. Pertanto non me la sento di criticarti più di tanto.

n. 139 – SENTIRSELA, SENTIRSELO – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

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Trascrizione

Oggi non me la sento di andare al lavoro, mi gira un po’ la testa.

Me lo sentivo che oggi sarei stato male, ieri infatti ho usato troppo l’aria condizionata.

L’argomento di oggi è la differenza tra “me la sento” e “me lo sento“. Cambia solamente una lettera: “la” oppure “lo“. I due verbi sono sentirsela e sentirselo, molto vicini a “sentire“, ma le orecchie a volte non c’entrano nulla.

Vediamo.

Prima ho detto: “oggi non me la sento di andare al lavoro, perché mi gira un po’ la testa”

Sentirsela è il verbo di cui stiamo parlando.

Io me la sento

Tu te la senti

Lui se la sente

Noi ce la sentiamo

Voi ve la sentite

Loro se la sentono.

Qui ho usato sempre “la”. In questi casi si aggiunge solitamente qualcosa dopo:

Non me la sento di lavorare

Non te la senti di fare l’esame

Non se la sente di andare a scuola

Eccetera.

Se mettiamo “la” (sentirsela)  un primo significato è considerarsi, credersi, ritenersi. Sto parlando di cosa si pensa di sé stessi, del giudizio che diamo.

Te la senti di fare questo lavoro?

Cioè: ti consideri in grado di farlo? Ti credi capace di fare questo lavoro? Ti ritieni abbastanza preparato?

Un secondo significato è avere voglia o coraggio di fare qualcosa.

Te la senti di portare il cane a fare una passeggiata anche se piove?

Quindi è come dire: ne hai voglia? Ti va? Cosa senti dentro di te? Credi che puoi farlo?

Sì, me la sento“, oppure “no, non me la sento” sono due risposte, opposte ovviamente.

“Me la sento” significa: sì, mi va, ne ho voglia, oppure ne sono capace.

“Non me la sento” invece è come dire: “no, non mi va”, “non ne ho voglia”, oppure “non ne sono capace”, “non mi ritengo in grado di farlo”, “ritengo di non saperlo fare”.

Quindi se mettiamo “la” il verbo è “sentirsela”: significa farcela, riuscirci, credere di essere capaci, oppure avere voglia di fare qualcosa.

E se invece mettiamo “lo“? Parliamo di “me lo sento“, “te lo senti“, eccetera.

In questo caso il verbo è “sentirselo“, e il significato è sempre molto vicino al verbo sentire.

Parliamo sempre di qualcosa che si avverte, che si percepisce dentro di sé, ma in un momento precedente, prima di un certo avvenimento. Non c’entra nulla la voglia o la capacità di fare qualcosa.

Me lo sento” è molto simile a “avere sentore” di cui ci siamo già occupati nell’episodio n. 118.

Come andrà domani il tuo esame?

Sento che mi andrà bene: me lo sento! Ma so che sentirselo non è sufficiente!

Quindi: immagino che andrà bene, credo che andrà bene… magari “spero”.

Non se ne può avere certezza ovviamente. E’ una percezione. Sentirselo non è sufficiente!

Posso usarla anche al passato, dopo che quel momento è passato:

Ecco, piove anche oggi, me lo sentivo! Per questo ho portato con me l’ombrello!

Accidenti, mi hanno bocciato un’altra volta. Me lo sentivo però, dovevo studiare di più!

Capite adesso la differenza tra “sentirsela” e “sentirselo“? Prova a fare un esempio, te la senti?

Ripassiamo alcune espressioni precedenti:

Se non te la senti di fare un esempio, ci provo io se ti sta bene: mentre sto parlando, butto un occhio sulla lista delle espressioni. Credo di potervi impressionare abbastanza se vi dico che una volta ascoltato ciascun episodio riesco subito a memorizzarlo? Non devi essere accondiscendente, dimmi pure la verità senza tenermi sulle spine. Mentre aspetto la tua risposta (spero affermativa, bontà tua) ordino un caffè e pure un ammazza-caffè

L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

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n. 138 – NON PIÙ DI TANTO – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

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Trascrizione

Ho una domanda per te:

Vai in palestra? Fai sport? Ne fai abbastanza?

Una possibile risposta potrebbe essere:

Mmm. non più di tanto!

Una strana risposta vero? Non più di tanto? Cosa vuol dire? Dunque vediamo: fare tanto sport vuol dire fare molto sport. Più di tanto sarebbe tantissimo Quindi “non più di tanto” vuol dire “non tantissimo” . Facile no?

Non faccio tantissimo sport” quindi sarebbe una risposta equivalente.

Beh ma non fare tantissimo sport, detto così, sembra abbastanza giusto perché la parola tantissimo indica un livello più che alto, direi un livello esagerato diciamo.

In realtà “non più di tanto” è molto più vicino a “poco” che a “non tantissimo” Somiglia a “qualche volta“, e anche a “potrei fare di più“, o “potrei farne di più (di sport)” oppure a “si ma non molto”.

Un’espressione che potete usare quando non siete molto soddisfatti o quando parlate di qualcosa che non vi soddisfa pienamente, che è ad un livello appena sufficiente.

Khaled (Egitto): Tuo figlio va benissimo a scuola. Dimmi: studia molto?

Ulrike (Germania): Mah, ti dirò, non più di tanto!

Bogusia (Polonia): Tuo marito ti aiuta nelle faccende domestiche? Il mio non più di tanto

Ulrike: Ah, Il mio per niente invece. Sii soddisfatta!

Khaled: Dimmi una cosa: Giovanni riesce a stare nei due minuti con questi brevi episodi di questa rubrica?

Sofie (Belgio): A dire il vero non più di tanto, ma ci divertiamo lo stesso!

Adesso ripassiamo alcune espressioni precedenti:

Ulrike: Il figlio del mio dirimpettaio, un ragazzino di 5 anni, ha la zeppola. A me piace il suo modo di parlare, che volete, ha proprio un certo non so che.
Suo padre però non lascia nulla di intentato per cambiarlo, si è prefisso di farlo parlare come si deve. Capisco che si preoccupi dei possibili stuzzicamenti da parte dei futuri compagni di classe, ma vedo anche il rovescio della medaglia. Lo corregge continuamente mentre parla e questo non lo aiuta ad ingranare, anzi: il ragazzino non osa più parlare liberalmente. Balza agli occhi chiaramente la sua sofferenza. Ho sentore che il piccolo prenderà una brutta piega se suo padre continuasse così. Io purtroppo non posso fare niente, il mio dirimpettaio è un tipo da prendere con le molle, casomai io dovessi parlargli gli proporrei di chiedere consiglio ad un specialista. Lui sicuramente mi direbbe: vuoi che non sappia cosa sia utile per mio figlio? Temo allora di dover abbozzare.

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n. 137 – DIRIMPETTAIO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Forse voi non lo sapete, ma probabilmente – non è sicuro però – avete un dirimpettaio.

Chi è il vostro dirimpettaio? Magari è una dirimpettaia, chi lo sa!

Ad ogni modo se abitate in un condominio o in un palazzo, se avete dei vicini di casa, persone che quindi abitano vicino a voi, e se uno di questi vi abita proprio di fronte, cioè vi abita dirimpetto, allora si tratta proprio del vostro dirimpettaio!

Il dirimpettaio è non solo il vostro vicino, ma è colui che abita, che vive nella casa o nell’appartamento di fronte a voi, o di faccia. Com’è il vostro dirimpettaio? Rumoroso? Oppure totalmente gentile e affidabile che una copia delle vostre chiavi di casa le tiene lui in custodia?

Io un dirimpettaio ce l’ho. I miei dirimpettai sono una intera famiglia. Ovviamente anche io sono la loro dirimpettaia; io infatti vivo proprio dirimpetto rispetto a loro.

Volete sapere perché si dice dirimpettaio e dirimpetto? Il nostro “petto” è la parte anteriore del nostro corpo: dietro c’è il dorso e davanti c’è il petto. quindi chi ci sta di fronte sta proprio davanti al nostro petto, e quindi è il nostro dirimpettaio.

Volendo anche il vostro collega di stanza, al lavoro, se ha la scrivania di fronte alla vostra, potete chiamarlo così, poiché è posto proprio dirimpetto a voi.

In genere comunque si usa per chi abita di fronte a voi, quindi a parte il vostro vicino o al massimo il vostro collega, di solito non si usa il termine dirimpettaio. Si dice invece “la persona che sta di fronte” o anche “il negozio di fronte” eccetera.

A volte si usa anche in altri contesti, per indicare ad esempio lo sfidante nello sport. Lo sfidante infatti viene sfidato, quindi i due atleti o le due squadre si fronteggiano, si dice.

Oppure si può chiamare così il socio di affari o al limite anche i capi di partito di una stessa coalizione possono chiamarsi dirimpettai.

Qualche esempio?

Calcio: oggi si fronteggiano Barcellona e Real Madrid. Il tecnico del Barcellona schiererà la formazione migliore, mentre il suo dirimpettaio (cioè il tecnico del Real Madrid) dovrà fare a meno di molti giocatori infortunati.

Dei ladri rubano in un appartamento. Il furto è stato scoperto dal dirimpettaio, che ha notato rumori sospetti venire dall’appartamento.

I due capi partito della colazione si sono incontrati per scrivere il programma di governo, ma i due dirimpettai non sono ancora d’accordo sulle politiche migratorie.

Ora ripassiamo alcune espressioni passate:

Ulrike (Germania): Su cosa verte il ripasso di oggi? cosa vi racconto? Allora…domani sera avrò qualche amico a cena e ancora non so cosa preparare da leccarsi i baffi, perciò sono veramente un po’ combattuta.
Ci vorrebbe un po’ po’ di fortuna per trovare dei bei funghi porcini. Sì dà il caso che già da un po’ mi prefigga di esordire con una ricetta di Giuseppina: le sue famose fettuccine ai funghi porcini. Ma cosa fare se non troverò dei porcini come si deve? Beh spero di organizzarmi in tempo, altrimenti sembrerò un’anima in pena alla ricerca di funghi! Guarderò un po’ in giro e magari qualcosa mi balzerà agli occhi. Comunque mi fido dei consigli del mio fruttivendolo. Gli amici saranno contenti, eccome se saranno contenti! In caso contrario, e non potrebbe essere altrimenti, ne risponderei personalmente!

 

 

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n. 136 – IMPRESSIONARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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3 – Corso di Italiano Professionale: il programma delle lezioni

Trascrizione

Siamo già all’episodio n. 136 della rubrica “2 minuti con Italiano semplicemente”. Impressionante! Vi ho impressionato?

Non fa impressione? Attenzione però perché impressionare ha diversi significati.

Se vi siete impressionati alle mie parole, in questo caso siete stupiti:

Davvero siamo al n. 136? Avete sentito o visto qualcosa che vi ha stupito, vi ha meravigliato, o vi ha emozionato. Anche.

Anche qualcosa che accade ma non credevate possibile impressiona. Queste cose ti fanno dire: oddio, davvero? Veramente? Sogno o son desto?

Vi siete impressionati per lo stupore, per la meraviglia.

Ma anche qualcosa di spaventoso è impressionante, non perché stupisce, ma perché fa impressione, ti mette agitazione, ti provoca un disturbo.

Vedete una persona malata?

Vedere una persona molto malata fa spesso impressione, perché provoca turbamento, turba i sensi, scuote l’umore, dà fastidio insomma. Ti viene da chiudere gli occhi e non di aprirli come con lo stupore.

Lo stesso vale se vedete un incidente stradale: impressionante!! Meglio girarsi dall’altra parte per quanto impressiona.

Stupore, emozioni, turbamento e anche “fare una buona impressione“. Infatti se conoscete il fidanzato di vostra figlia, se vi piace, allora potete dire che vi ha fatto una buona impressione o magari un’ottima impressione.

Lo stesso se fate un colloquio di lavoro.

Anche in questo caso sperate di fare una buona impressione. Se invece farete una pessima impressione sicuramente non otterrete il lavoro.

Ripassiamo alcune espressioni passate.

Bogusia (Polonia 🇵🇱):

Eccome se ogni due per tre vengono a galla ed anche a iosa direi, pretesti per non fare i compiti. I ragazzi cercano pretestuosamente di sottrarsi ai loro impegni ogni due per tre. Non tutti ovviamente 😅. Senza remore* si inventato delle storielle con i fiocchi. A volte si arrampicano un po’ sugli specchi però, oppure fanno i finti tonti. E gli insegnanti, bontà loro, di tanto in tanto chiudono un occhio. I ragazzi capita che si incartino talmente tanto però che non riescono a sfoderare/delle scuse credibili. Gli insegnanti , a loro volta, non possono dare sempre il loro beneplacito, soprattutto di fronte a bugie troppi fantasiose. quelle che non vanno quindi per la maggiore sono da sconsigliare.
Che vuoi, non possono mica abbozzare troppo. I ragazzi devono ingranare come si deve. Gli insegnanti invece devono tendere loro la mano non lasciando nulla di intentato. Bisogna armarsi di pazienza altrimenti, senz’altro ne pagheranno lo scotto loro.

Giovanni: ah… non vi ho parlato del verbo impressionare nella fotografia… ma questo magari non vi servirà molto.

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Grandi personaggi italiani: Margherita Hack

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Ciao ragazzi e benvenuti su ItalianoSemplicemente.com io sono Giovanni. Allora oggi torno alla carica con la rubrica Grandi personaggi Italiani.

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In passato abbiamo visto altri grandi personaggi, come Roberto Benigni, Rita Levi Montalcini e Umberto Eco. Sapete che questi episodi hanno la finalità di conoscere questi personaggi che hanno reso grande l’Italia ma anche la finalità di migliorare il vostro italiano.
Questo episodio è infatti destinato ad un pubblico straniero di livello intermedio, quindi che riesce ad esprimersi, seppur facendo ancora molti errori e seppure con un vocabolario ridotto. Allora strada facendo vediamo i termini più complicati che incontriamo e cerchiamo di imparare qualcosa in più della lingua e della cultura italiana.

Ascoltare è il modo migliore per fare dei passi avanti. Allora oggi avete un bel motivo per ascoltare perché parliamo di Margherita Hack.

Chi è Margherita Hack?

Una delle più grandi menti che l’Italia abbia mai avuto. E’ nota soprattutto per la sua attività in ambito scientifico, poiché è stata una studiosa di astronomia, quindi era appassionata delle stelle e dell’universo. L’astronomia è la scienza che si occupa dell’osservazione e della spiegazione dei cosiddetti “eventi celesti“, cioè di ciò che c’è ma anche di ciò che accade nell’universo. “Celesti“, come aggettivo, sta ad indicare il cielo, che è di colore celeste, appunto. Ha poco a che fare con “celestiale“, un altro aggettivo, che però si usa quando si parla di Dio o del Paradiso, che si trova comunque in cielo, ma parliamo del regno dei cieli,. Che è un’altra cosa.

Ma torniamo alla Hack, che non credeva nel paradiso e nel regno dei cieli. Ma questo lo vediamo meglio dopo.

Ho detto torniamo alla Hack, usando l’articolo e poi il cognome: “la Hack”. È corretto fare questo? Si può fare se si tratta di personaggi famosi e si fa anche nel linguaggio burocratico, ma l’articolo va prima del cognome e non prima del nome.

Poi se si tratta di donne, è sempre permesso usare l’articolo.

Quindi possiamo dire tranquillamente:

La Hack è stata una grande scienziata.

Coi cognomi maschili non si fa però: quindi dire “Il dott Bianchi” è correttissimo, ma “il Bianchi” è sbagliato. Piuttosto meglio dire “Bianchi” e basta:

Bianchi è desiderato al telefono.

Invece è corretto dire:

La Hack è desiderata al telefono!

Ma torniamo a noi. Esistono altre forme di vita nell’universo? Le forme di vita è un’espressione interessante per indicare la varietà con cui un essere può essere chiamato “vivente“. vivente significa che è in vita o che è dotato di vita, dove la “vita” indica la capacità di muoversi e in generale di reagire agli stimoli ambientali.

Comunque Margherita Hack era convinta che la risposta fosse affermativa, quindi sì, esistono altre forme di vita, sebbene non ce ne siano le prove: vuoi per problemi legati alla lontananza dei pianeti e delle galassie, vuoi per la nostra tecnologia non troppo sviluppata.

Insomma, è difficile secondo lei entrare in contatto con altre forme di vita seppure queste sicuramente esistono da qualche parte.

Un’opinione certamente condivisa da molte persone, persino da me!

Allora, se questo è vero è normale chiedersi: perché non ci sono prove? E tutti coloro che hanno visto le navicelle spaziali extraterrestri volare? Tutti gli avvistamenti che ci sono stati negli anni, le fotografie, i video… tutto falso?

La Hack era piuttosto scettica riguardo ai cosiddetti UFO nei cieli. Gli oggetti volanti non identificati (sigla UFO) non esistono.

Tant’è che lei queste cose le chiamava “bischerate“.

In poche parole era scettica, cioè non credeva a queste cose, o comunque tendeva a non credere agli UFO. Provava scetticismo per queste cose.

Nel linguaggio comune, lo scetticismo è un atteggiamento d’incredulità o di sfiducia in qualcosa, in questo caso nell’esitistenza degli UFO.

“Bischerate”, le chiamava: un termine toscano, che si usa cioè nella regione Toscana, dove abitava, ma che tutti comprendono: Usava questa forma dialettale ma significa semplicemente “una cosa sciocca” , uno scherzo quasi, una cosa da non prendere sul serio. Altri direbbero una “sciocchezza“, altri appunto una “cosa sciocca“, altri, ma è sicuramente meno elegante, le definiscono “stronzate“, sicuramente bischerate è più simpatico e direi per niente volgare.

Comunque andiamo avanti.

La Hack e la religione. Era atea, vale a dire che non credeva in nessuna religione. Non ce n’è alcun bisogno secondo lei. Il regno dei cieli, strano a dirsi, non esisteva secondo lei.

Ma essere atei non significa non avere valori, non significa non rispettare il prossimo, non significa non avere principi morali. L’etica deriva dalla religione? E’ la religione a convincerci che bisogna avere etica nella vita? L’etica riguarda il nostro comportamento pratico di fronte al bene e al male. Sappiamo distinguere il bene dal male senza bisogno della religione?

Secondo lei sì, perché non dipende dalla religione, ma dalla nostra “coscienza“.

Sei in grado di fare una valutazione morale del tuo comportamento? Sai agire con coscienza o secondo coscienza? Sai cosa comportano le tue azioni? Sai cosa comportano anche nei confronti delle altre persone e del mondo in cui vivi? Ebbene, ciascuno di noi può avere coscienza oppure no, e se ha questi “principi di coscienza”, allora vuol dire che non ha importanza se la religione sia una o l’altra.

Questa è una visione cosiddetta laica della vita: avere rispetto del prossimo senza pensare alla religione. È il pensiero della hack.

Ricordo un fatto divertente legato alla vita di Margherita Hack.

Lei è morta a 91 anni, ma un anno prima era ancora in grado di guidare e ricordo come si arrabbiò quando invece le fu negata la possibilità di farlo.

In Italia la patente di guida va rinnovata ogni tanto, ed il rinnovo va fatto generalmente ogni 10 anni.

Ma quando si supera una certa età, i tempi si accorciano. Ebbene, all’età di 90 anni, fu deciso che la Hack non poté più guidare, perché aveva 90 anni e quindi non era nelle condizioni di poterlo fare. Neanche fu visitata.

Al che lei si arrabbiò molto e andò in TV a dirlo pubblicamente. Disse che lei non era vecchia e tanto meno “rincoglionita“.

Non sono “vecchia“, disse, un aggettivo che di solito si usa per gli oggetti o gli strumenti per indicare che non servono più a nulla, che sono “superati“. Solitamente per le persone si parla di “anziani” e non di vecchi. È meno offensivo, ma lei usò appositamente la parola vecchia proprio per riferirsi alle sue capacità che erano ancora sufficienti per guidare.

Ad ogni modo “vecchio” e “vecchia” si usano spesso per indicare una persona d’età avanzata, e la “vecchiaia” per indicare la fase più avanzata del ciclo biologico, della vita, quando il nostro corpo inizia a decadere fisicamente.

Non sono neanche “rincoglionita“, disse. Un altro aggettivo interessante, perché essere rincoglioniti, nel linguaggio familiare (siamo al limite della volgarità) significa non capire le cose, avere problemi cognitivi, mentali, insomma non avere più nè la capacità di capire con razionalità, né la capacità di nuocere, di fare cioè del male a nessuno, perché le facoltà mentali sono carenti.

Si sente dire spesso “un vecchio rincoglionito” come forma di insulto, per indicare la decadenza fisica ma anche quella mentale di una persona anziana, un anziano che “non capisce più nulla” in senso dispregiativo, ed è usato come un insulto grave molto spesso.

Sappiamo bene come lei non fosse rincoglionita ovviamente, sebbene avesse 90 anni, ed infatti ha continuato ad occuparsi di astrofisica, di universi e di scienza. Probabilmente avrebbe potuto guidare un’astronave, ma sulla terra non le era permesso più di guidare.

Cose dell’altro mondo, vero?

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n. 135 – INDEFESSO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Cosa succede quando vi stancate?

Parliamo di stanchezza quindi. Ma non è questa la parola del giorno,

Volevo solo dirvi che quando una persona non si stanca mai si dice instancabile. Questo probabilmente lo sapete già.

Una persona instancabile è una persona che non si stanca mai.

In realtà però si usa anche un altro aggettivo quando dobbiamo descrivere una persona che non si stanca mai di fare qualcosa.

Potrei parlare di un lavoratore instancabile ad esempio.

Si tratta di un lavoratore che non si stanca mai.

Oppure potrei dire che questa persona è un lavoratore indefesso.

Questa è la parola del giorno.

Un lavoratore indefesso è un lavoratore instancabile, ma c’è qualcosa in più.

Questo lavoratore lavora assiduamente, cioè lavora con assiduità. E’ un lavoratore assiduo. Cioè? Anche questa è una parola complicata per gli stranieri.

Siamo di fronte ad una persona perseverante, cioè che cioè persevera, che insiste, che non si arrende, una persona costante, spesso diligente. Chi lavora con costanza, cioè costantemente, senza fermarsi, senza arrendersi, chi lavora con diligenza, cioè con precisione, con scrupolo, con attenzione,  sicuramente è un lavoratore indefesso.

Lavora indefessamente quindi, cioè lavora in modo indefesso. C’è più della mancanza della stanchezza: c’è coraggio, c’è abnegazione: questo lavoratore crede in quello che fa,

Indefesso (o indefessa) potete usarlo non solo riferito ai lavoratori, ma a qualsiasi attività. Si stanno descrivendo persone o comportamenti impeccabili, o si descrive una persona per farla apparire inattaccabile da ogni accusa oppure per sottolineare i meriti e il suo impegno in un certo ambito.

Greta Thunberg è una indefessa sostenitrice della lotta ambientale

Personalmente ho una indefessa speranza che Greta non si arrenda mai.

Il Papa difende indefessamente i più deboli.

Ci sono persone che hanno un impegno civile coraggioso ed indefesso.

A proposito di ambiente, ripassiamo adesso alcune espressioni passate:

Andrè (Brasile): Alla fine del mese di agosto una marea nera è emersa sulle coste del nordest brasiliano, e anche se siamo ormai a novembre, nessuno è riuscito ancora a capacitarsi di come questa tragedia sia potuta accadere! Si dà il caso però che il governo sia indisposto verso le questioni ambientali. Lo dimostra il fatto che ad aprile il presidente brasiliano abbia abolito il comitato esecutivo sulle catastrofi di questo tipo. Nell’attesa di trovare chi risponderà di quanto accaduto, possiamo già dirvi chi ne paga le conseguenze. I più colpiti da questo disastro sono stati i pescatori, le vendite di frutti di mare e pesce e il turismo locale, comunque siamo un po’ tutti noi a pagarne lo scotto! Per ora i cittadini sono solamente arrabbiati, ma quanto bisogna sopportare ancora? Quando sarà colma la misura?

L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

Protetto: ITALIANO PROFESSIONALE (Principianti) – La Costituzione Italiana (domande & risposte) – Art.9

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n. 134 – IL PRETESTO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Volete un pretesto per non studiare?

Vi serve un pretesto a questo scopo?

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Allora potete dire che il vostro professore via ha detto di studiare la grammatica e siccome è una cosa noiosa voi non avete studiato.

Questo è un buon pretesto direi!

Avete già capito che il “pretesto” è l’argomento dell’episodio n. 134 di “due minuti con Italiano Semplicemente”, la rubrica più seguita di Italiano Semplicemente.

Un pretesto è un motivo, una giustificazione che voi date per spiegare un proprio comportamento con lo scopo però di mascherarne i veri motivi.

Si tratta di una scusa, di un falso motivo. Serve solamente a giustificarsi.

Giovanni aveva fretta, così se ne andò con un pretesto

Quale pretesto? Con quale pretesto se ne andò Giovanni?

Disse che aveva da fare!

Scusate, ho da fare, me ne devo andare!

Ecco, questo è un pretesto. Una sola parola per indicare qualcosa di più o meno falso che viene detto per mascherare un comportamento, per giustificare un’azione. Una scusa insomma.

I ragazzi che non fanno i compiti spesso cercano pretesti per non studiare:

Avevo la febbre!

Sono stato male!

Ho dimenticato di scrivere i compiti!

Questi ragazzi cercano pretestuosamente di sottrarsi ai loro impegni! Devono studiare ma cercano sempre dei pretesti per non farlo.

Queste ragioni sono pretestuose!

I motivi per cui non hai fatto i compiti sono pretestuosi!

Potrebbe dire la professoressa come risposta! E con queste parole, la professoressa intende dire che le parole del ragazzo costituiscono (cioè “sono”) un pretesto per nascondere le vere motivazioni.

Il loro obiettivo era non studiare, ed hanno cercato un pretesto per poterlo raggiungere.

La parola pretesto è abbastanza irrispettosa, attenzione. Dietro ad un pretesto c’è una bugia, c’è la volontà di nascondere le proprie vere intenzioni. Fate attenzione quando usate il termine “pretesto” e “pretestuosamente“.

Vuoi raggiungere un obiettivo ma non sai come giustificare la tua azione? Allora devi cercare un pretesto, qualcosa di credibile. Ma non sempre sarai credibile: in tal caso ti diranno che sei pretestuoso… buona fortuna!

Ripassiamo alcune espressioni viste in precedenza.

Andrè (Brasile 🇧🇷): Alla fine del mese di agosto una marea nera è emersa sulle coste del nordest brasiliano, e anche se siamo ormai a novembre, nessuno è riuscito ancora a capacitarsi di come questa traggedia sia potuta accadere! Si dà il caso però che il governo sia indisposto verso le questioni ambientali. Lo dimostra il fatto che ad aprile il presidente brasiliano abbia abolito il comitato esecutivo sulle catastrofi di questo tipo. Nell’attesa di trovare chi risponderà di quanto accaduto, possiamo già dirvi chi ne paga le conseguenze.
I più colpiti da questo disastro sono stati i pescatori, le vendite di frutti di mare e pesce e il turismo locale, comunque siamo un po’ tutti noi a pagarne lo scotto! Per ora i cittadini sono solamente arrabbiati, ma quanto bisogna sopportare ancora? Quando sarà colma la misura?

L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

n. 133 – SENZA REMORE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Andrè (Brasile 🇧🇷): due minuti con italiano semplicemente. Episodio 133.

Giovanni: Lo so, dopo 132 episodi della rubrica “due minuti con italiano semplicemente” state pensando di dedicare meno tempo allo studio della grammatica italiana, ed iniziate a pensare che l’ascolto e la ripetizione, oltre che l’utilizzo dei tempi morti possa esservi di migliore aiuto.

Io allora vi consiglio di ascoltare questo suggerimento senza remore. Fatelo senza remore.

Questo è l’argomento di oggi. Le “remore”, plurale di “remora” è un termine che si usa quasi sempre al plurale, quindi remore. Quando si usa? Che significa?

Ogni volta che c’è da prendere una decisione, quindi praticamente sempre, in ogni occasione della nostra vita, possiamo teoricamente farlo senza remore, o senza alcuna remora.

Significa senza esitazione, senza indugiare, senza alcun indugio, senza esitare, senza esitazioni.

Come al solito ci sono diverse modalità per esprimere una scelta decisa. Ma perché allora usare le remore?

Le remore si possono usare sempre, ma in particolare quando siamo di fronte a delle decisioni sofferte da un punto di vista morale, decisioni che pertanto vanno prese ma potremmo essere frenati nel farlo, o potremo pentircene in futuro.

Se sono un imprenditore e la mia azienda è in crisi, potrei essere costretto a licenziare alcuni lavoratori per salvare l’azienda. Questa non è una bella notizia per coloro che perderanno il lavoro, pertanto questa si potrebbe considerare come una decisione da prendere senza remore, senza pentirsi.

Avresti delle remore a riguardo?

Beh, io qualche remora io ce l’avrei, non è facile comunicare a una persona che ha perso il lavoro.

Ecco, le remore si usano soprattutto in contesti di quest tipo. Potrei anche usare la parola remora per indicare l’assenza di un freno morale, l’assenza della volontà di opporsi ad un fenomeno moralmente negativo.

Ad esempio:

Non ci sono più remore all’evasione fiscale.

Quindi questo vuol dire che nessuno si crea più problemi nell’evadere le tasse, nessuno si sente frenato, nessuno ha esitazioni ad evadere. Ed evadere è moralmente sbagliato.

Quindi “avere remore” somiglia molto anche a “crearsi dei problemi“:

Se i genitori fossero più severi, il figlio si farebbe maggiori remore nel disobbedire.

Il figlio quindi ci penserebbe bene prima di disobbedire, e così facendo si farebbe maggiori remore nel disobbedire.

Ora, so che siete felici di aver imparato una nuova parola, ma devo chiudere questo episodio senza remore, perché sono già andato oltre i due minuti.

Giusto il tempo di ripassare alcune espressioni che abbiamo già visto nelle puntate precedenti.

Sofie (Belgio 🇧🇪): State imparando l’italiano e non conoscete l’associazione Italiano Semplicemente? Allora la fortuna vi è stata avversa. Speriamo vi dica bene oggi! Vi chiedete cosa sia Italiano Semplicemente? Allora non faccio la finta tonta e non vi tengo più a lungo sulle spine: è un’associazione fondata da un pezzo da 90.
Ha un non so che, che ci rende entusiasti e ci fa ingranare con la lingua italiana. Lui e i suoi figli non si incartano mentre parlano e si armano sempre di pazienza anche se noi a volte siamo un po’ duri di comprendonio.

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n. 132 – IL BENEPLACITO- 2 minuti con Italiano semplicemente

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23 ricordate dell’espressione “mi sta bene“? Si tratta del’episodio n. 129. in quell’occasione abbiamo parlato in generale del tema dell’assenso e dell’approvazione abbiamo. Abbiamo anche visto il benestare e il placet, concetti molto simili relativi all’approvazione.

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Quando si parla di questo argomento capita spesso di sentire o leggere il termine “beneplacito“, che inizia sempre con “bene”, proprio come benestare e termina con placito, molto simile a “placet“.

Qual è la differenza? Intanto è sempre un’approvazione. Un beneplacito è una approvazione, un consenso: c’è sempre qualcuno a cui sta bene qualcosa, questo qualcuno è d’accordo, concorda con voi, con una opinione espressa, con un giudizio dato eccetera.

C’è ovviamente una differenza, perché il beneplacito è sì un’approvazione ma quando questa è concessa a un inferiore. Cioè? Cioè assomiglia molto ad un permesso e ad una autorizzazione

Con “soggetto inferiore” si intende qualcuno che ha meno potere, qualcuno che ha meno importanza, o meglio che ha meno potere decisionale; ad esempio un Re è più importante del popolo in questo senso, perché le decisioni importanti le prende il Re.

Il dirigente di un ufficio è più importante di un semplice lavoratore, analogamente un genitore è più importante del figlio eccetera.

In questi casi allora possiamo dire che quando un soggetto inferiore chiede qualcosa ad uno superiore, quest’ultimo può concedere, può dare, può fornire il suo beneplacito.

La parola deriva dalla combinazione di bene e piacere. E’ una sorta di permesso, autorizzazione, ma non esattamente. Anche le autorizzazioni si concedono, ma con le autorizzazioni siamo in un ambito più formale, burocratico direi. Il permesso invece è una facoltà concessa, spesso sotto forma di licenza (Permesso di caccia, di pesca, di circolazione stradale ecc.), quindi sempre una tipologia di autorizzazione, altre volte semplicemente si chiede “il permesso di entrare”: posso? E’ permesso? C’è il verbo “permettere” che si usa nei contesti più svariati.

Il beneplacito esprime invece la volontà da parte di un soggetto superiore. Si usa solo quando si vuole esprimere l’approvazione da parte di un soggetto che ha il potere di negare o di approvare una decisione oppure di approvarla.

Qualche esempio:

Quando si pubblicano foto di minorenni sui social network occorre il consenso di entrambi i genitori. Serve cioè che i genitori diano il loro beneplacito, il loro assenso dunque.

Qualora ci sia il beneplacito da parte di un solo genitore possono esserci seri conseguenze.

Quando cadde il muro di Berlino, moltissime persone attraversarono il confine con il beneplacito dei soldati che stavano di guardia. I soldati avevano il potere di negare, in teoria, il loro beneplacito,

Un terrorista entrato in Italia col beneplacito del governo

“Con il beneplacito” è la formula probabilmente più utilizzata in questi casi.

Ripassiamo alcune espressioni passate parlando proprio del Muro di Berlino:

Ulrike (Germania): La costruzione del muro di Berlino avvenne quando l’economia della Germania Democratica (DDR) entra in crisi e il governo comunista corre ai ripari chiudendo tutte le vie di fuga dal paese.
28 anni dopo, nel 1989, quando cadde il muro di Berlino, i soldati fecero passare la folla perché avevano una fifa blu delle conseguenze di un mancato beneplacito da parte loro. Qualcuno dice che la caduta del muro sia stato il colpo di grazia al comunismo. Può darsi, ma non permettiamo più a chicchessia di costruire muri: teniamo fede alla nostra natura di esseri umani e non disumani.

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n. 131 – FARE IL FINTO TONTO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Padre: Emanuele, sono già 5 volte che ti dico che devi smettere di giocare e iniziare a fare i compiti?

Figlio: cosa devo fare papà?

Padre: i compiti! Non fare il finto tonto!

Se ti dicono che stai facendo il finto tonto, o che non devi fare lo gnorri o l’indiano, ti stanno dicendo che stai fingendo di non capire, che ti stai comportando come se non capissi, come se fossi “tonto”, appunto. Un tonto non capisce nel senso che è mentalmente ottuso, è lento di riflessi. Insomma ha un problema intellettivo, è stupido, potremmo anche dire.

Ma un finto tonto fa finta di essere tonto, finge di esserlo, e lo fa per un motivo preciso: perché questo giova ai propri interessi, perché ne trae un vantaggio personale. Finge di non capire perché gli conviene. Quindi dire a qualcuno che sta facendo il finto tonto è abbastanza pesante. Si tratta di egoismo. Si usa spesso coi bambini, quando fanno finta di non sentire i genitori. Vero Emanuele?

Emanuele: cosa papà?

Ecco, ci risiamo…

Ripassiamo le espressioni precedenti:

Elettra (Italia 🇮🇹): Come faccio a fare l’indiano se non sono un indiano? Basta fare il finto tonto! Scherzi a parte, quando fai lo gnorri, se ti dice bene non verrai scoperto, altrimenti per giustificarti con loro puoi sempre dire che sei duro di comprendonio, ma può darsi che non sarai creduto, ed allora, per non lasciare nulla di intentato, puoi accusare loro di essere prevenuti nei tuoi confronti. Però così si corre il rischio di rimanere sguarniti di risposte credibili. Insomma volete un consiglio? Non fate i finti tonti!

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Protetto: 3 giorni in Italia – Lezione 10: informazioni turistiche stradali

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n. 130 – INDIVIDUALIZZARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giovanni:

La scuola italiana ha un problema. Forse ne ha più di uno, ma uno dei più evidenti è che ci sono classi troppo numerose. Avere 25-30 alunni in classe non aiuta di certo i docenti a individualizzare l’insegnamento.

In questa frase c’è il verbo individualizzare: individualizzare l’insegnamento. Attenzione a non confondere questo verbo con individuare, che significa “trovare” o “identificare”.

In entrambi i verbi c’è la parola “individuo” che è quasi come “persona”.

Si parla di individuo e non di persona quando c’è una collettività, composta da individui, cioè da persone, ma la persona ha una faccia e un nome e un cognome, mentre l’individuo non ha un nome e una faccia, ma ha una storia, una personalità, un percorso di vita, ha dei diritti e dei doveri e fa parte di una collettività. Un individuo è parte di una collettività.

Quindi individualizzare l’insegnamento significa insegnare a tutti ma in modo che ogni singolo individuo possa capire. Non tutti siamo uguali, ogni individuo è diverso dall’altro, e gli alunni hanno bisogno di un insegnamento individualizzato, che ha lo scopo di far sì che certi traguardi siano raggiunti da tutti gli studenti.

Cosa si può individualizzare? Solo l’insegnamento?

Beh, anche l‘alimentazione può essere Individualizzata a seconda delle preferenze, delle intolleranze di ogni individuo eccetera.

Anche nella medicina, in caso di malattia è importante individualizzare il trattamento, la cura, che potrebbe essere diversa cioè caso per caso.

Naturalmente il verbo “personalizzare” è molto simile ad individualizzare, ma personalizzare fa più riferimento alla singola persona isolata mentre individualizzare fa riferimento alla persona che fa parte di un gruppo. Inoltre non è detto che stiamo parlando di persone.

Magari stiamo parlando di associazioni o di aziende, o magari di animali.

Non tutti i gatti riescono a digerire gli stessi cibi. Bisogna individualizzare la loro dieta.

Adesso ripassiamo le espressioni passate:

Andrè (Brasile): Le donne arrabbiate sono da prendere con le molle! Attenzione Giovanni! Prova a dare un’occhiata al galateo, può esserti di ausilio. Ovviamente spero che i miei consigli siano ben accetti.

Si hai ragione Andrè, poi ogni donna è unica, quindi c’è bisogno di un approccio individualizzato!

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n. 129 – MI STA BENE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Ti sta bene se spedisco questo documento al tuo capo?

Bogusia (Polonia): Sì, fai pure ma controllalo prima, altrimenti se ci sono degli errori ti sgrida un’altra volta e ti sta bene!

Giovanni: Eh, va bene, lo controllo, lo controllo. Nervosetta eh? Credo sia colpa di quel vestito che non ti sta bene!

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Giovanni: Ti sta bene, mi sta bene, ci sta bene, le sta bene: questo è l’argomento dei due minuti di oggi.

Ci sono tre significati di questa frase, questa espressione particolare.

Primo significato.

Ti sta bene se spedisco questo documento al tuo capo?

Ti sta bene in questo caso significa “sei d’accordo?”, “per te va bene”, o semplicemente “ok?”, “va bene?”. la risposta: “sì, mi sta bene” è quindi un segnale di assenso, di “benestare“. Attenzione a questa parola: il “benestare”, cioè quando ad una persona sta bene qualcosa, cioè quando è d’accordo con qualcosa. Si tratta di un’approvazione, spesso abbastanza formale.

Ad esempio una legge che riceve il benestare dei sindacati.

Si usa spesso anche la parola “placet” al posto di benestare: è un’approvazione, un consenso, un permesso.

Facciamo un esempio però legato alla vita quotidiana. Un ragazzo chiede ai genitori:

Siete d’accorso se stasera rientro a casa dopo mezzanotte?

La richiesta di rientrate dopo mezzanotte può ricevere il benestare dei genitori, quindi in questo caso ai genitori sta bene che il figlio o la figlia rientri a casa dopo mezzanotte. Oppure i genitori non danno il loro benestare al figlio, quindi a loro non sta bene che il figlio rientri così tardi: non gli sta bene.

Secondo significato:

Se ci sono degli errori ti sgrida un’altra volta e ti sta bene!

Quindi “ti sta bene” in questo caso significa “te lo sei meritato”, “è giusto”, quindi questo significato è completamente diverso dal primo. Si tratta di una critica dovuta ad un errore fatto per pigrizia, mancanza di attenzione eccetera.

Non hai fatto i compiti e hai peso un brutto voto? Ti sta bene, così impari a studiare!

Terzo significato:

Quel vestito non ti sta bene!

Cioè quel vestito ti sta male, cioè non fa per te, sei brutta con quel vestito, oppure sembri più grassa, oppure ha dei colori che non sono adatti a te. Una frase quindi che si usa per giudicare la bellezza di un qualunque capo di abbigliamento indossato da una persona, che può star bene oppure male, dipende!

Ci sarebbe anche un quarto e un quinto significato, ma senza il pronome personale “mi”, “ti” eccetera. Semplicemente “sta bene” o “non sta bene” che si riferisce alla salute di una persona (come sta? sto bene grazie!) oppure si riferisce all’educazione: non sta bene appoggiare i gomiti sulla tavola; non sta bene interrompere una persona mentre parla. Quindi vuol dire che “non è educato“.

Bogusia: comunque non sta per niente bene criticare l’abbigliamento di una signora!

Ripasso espressioni precedenti:

Bogusia: Ho ascoltato l’Angelus di Papa Francesco, quello di domenica scorsa. E di punto in bianco mi è venuto una frase di ripasso. Come sarebbe a dire? Vorresti ingranare la lingua italiana tramite il Vangelo? Anche il Vangelo può andar bene?
Eccome se va! Tutto fa brodo, appunto.  Ecco la storia: Zaccheo era annoverato tra i più dritti dell’epoca, in quanto ricco, capo dei pubblicani a Gerico e poiché tirava un tiro mancino dopo l’altro in quanto affamato di denaro. Inoltre, votato alla curiosità qual era, aveva anche lui adocchiato quel Gesù di cui tutti parlavano. Un giorno gli ha detto proprio male però: la folla a Gerico era enorme e si dà il caso che Zaccheo fosse troppo basso per riuscire a vedere Gesù, ed allora corse ai ripari e si arrampicò all’albero di sicomoro, così finalmente riuscì a buttare l’occhio su Gesù. Questa sua curiosità gli ha sicuramente cambiato la vita come si deve. Che ne dite, curiosiamo anche noi?

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n. 128 – MI DICE MALE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Accidenti, è la millesima volta che provo a giocare alla lotteria ed è la millesima volta che non vinco. Certo che mi dice proprio male!

Ma cosa significa “mi dice male”?

È una delle numerose modalità per esprimere il concetto di sfortuna. Mi dice male, o mi ha detto male, se parlo di me stesso, al presente o al passato.

Se mi dice male perdo anche oggi.

Vale a dire: se sarò sfortunato perdo, perderò anche oggi.

È una modalità utilizzatissima a livello informale per esprimere la malasorte, cioè la sfortuna. Possiamo dirlo in molti modi diversi a seconda del contesto. I più formali probabilmente sono :

La fortuna mi è stata avversa

La fortuna non mi ha assistito

Ma se parliamo con amici e familiari si sentono spesso frasi come:

Se ci dice male piove anche oggi

Speriamo non mi dica male anche stavolta e riesca a trovare il Direttore in stanza.

Ti ha detto male, mi spiace… L’aereo è già partito.

Espressioni di questo tipo si usano quasi sempre in episodi casuali, dove è esclusivamente una questione di fortuna o sfortuna. A volte si usano proprio per imputare alla sfortuna, cioè alla sorte un evento sfavorevole, che magari invece è stato causato da una disattenzione personale.

Naturalmente esiste anche “dire bene” che invece fa riferimento ad episodi fortunati.

Speriamo ci dica bene anche oggi e riusciamo a trovare un nuovo episodio di italiano semplicemente.

Si sì, tranquilli, vi ha detto bene anche oggi.

Ora ripassiamo alcune espressioni passate.

Bogusia (Polonia 🇵🇱): Ho *sentore* e anche una *fifa matta* che la mia lavastoviglie non durerà più molto a lungo. A quel punto anch’io *andrò in tilt* Rimanere senza questo attrezzo non sarebbe affatto *benaccetto* e bisogna sempre *prendere con le molle* le persone che dicono “è indistruttibile”. Per ora funziona ancora nonostante rumori non *conformi* con quelli tipici della lavastoviglie che io conosco. Per questo sono costretta a rimanere a casa quando la uso, per poter *correre ai ripari* se necessario.
Non posso quindi *fregarmene*. Credo conunque che il mio *tetto di spesa* annuale per elettrodomestici sarà superato molto presto, nonostante che io *sia restia* a fare eccezioni alle regole 😳

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Episodio collegato: Le espressioni sulla fortuna

n. 127 – BUTTARE L’OCCHIO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Ascolta Emanuele vai a dare un’occhiata in cucina per vedere se c’è la luce accesa, poi visto che sei in cucina butta un occhio sopra il tavolo, se c’è ancora del dolce coprilo. Occhio che se c’è quel golosone del gatto se lo potrebbe mangiare, l’ho visto ieri che lo aveva adocchiato. E dai un occhio anche al frigo dopo per vedere se è rimasto aperto.

Emanuele: tutto ok papà, luce spenta, frigo chiuso. Il gatto all’inizio non l’avevo visto ma poi per sbaglio mi è cascato l’occhio sul pavimento e… c’era il gatto che aveva mangiato tutto il dolce..

Giovanni: lo sapevo! Me lo sentivo! Ma adesso ..

Emanuele: no papà abbi un occhio di riguardo per lui, è solo un animale goloso.

Avete capito tutto? Si tratta di alcune espressioni che contengono la parola “occhio“.

Adocchiare l’abbiamo già visto ieri.

Dare un’occhiata significa vedere velocemente, quasi sempre a scopo informativo, simile a dare un occhio che si usa però per controllare, verificare, fare un veloce controllo.

Buttare un occhio invece indica guardare volontariamente qualcosa ma sempre abbastanza velocemente. Cascare l’occhio su qualcosa invece è farlo senza volontarietà, quindi guardare per caso, casualmente, senza volerlo.

Notate che rispetto ad adocchiare che abbiamo visto nell’episodio 126, in queste frasi c’è più che altro lo sguardo veloce, a volte per fini di controllo, volontario o meno, ma sempre veloce. Invece nell’adocchiare c’è soprattutto interesse, come quello del gatto che si è mangiato il dolce. Evidentemente l’aveva adocchiato già da un po’ di tempo.

L’occhio può anche essere usato da solo in una frase:

Occhio al gatto!

Occhio al gradino!

Occhio che se sbagli sono guai!

Oppure solamente:

Occhio!

Queste frasi hanno il significato di “stai attento”, fai attenzione.

Invece del tutto diverso è: avere un occhio di riguardo per qualcosa o qualcuno che significa trattarlo bene, avere cura di lui, non trattarlo come gli altri ma con maggiore cura.

Ripassiamo adesso le espressioni passate.

Andrè (Brasile 🇧🇷): Sono appena tornato dall’italia, dove ho trascorso 15 giorni di vacanza, e anche se penso di aver fatto un viaggio assolutamente come si deve, mi vedo costretto a dirvelo: 15 giorni in Italia passano in men che non si dica!

Ci sono tanti posti da visitare, tante cose che balzano agli occhi che è impossibile conoscerle tutte in così pochi giorni! senz’altro, dico che è stata la migliore vacaza che io abbia mai avuto! Tutto è andato quasi perfetto, direi che solo quando abbiamo visitato i musei vaticani abbiamo dovuto armarci di pazienza a causa del gran numero di turisti che c’erano, ma chi se ne frega! Un’altra cosa che mi ha reso molto felice: non ho avuto grandi problemi con la lingua, credo che me la sono cavata molto bene con l’italiano. A proposito, tutte le volte che ho avulto qualche problema in merito, gli italiani mi hanno teso la mano sia parlando più lentamente che chiarendomi i dubbi.
Sarebbe retorico dirvi che ho mangiato benissimo durante queste due settimane, tutti lo sanno; L’Italia e il mangiare bene sono un binomio inscindibile!
Ho chiaramente un sentore che ci tornerò il prima possibile, quindi Flora e Gianni i vostri consigli mi saranno molto benaccetti!

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n. 126 – ADOCCHIARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Video

Trascrizione

Ho adocchiato una ragazza che lavora al supermercato. Molto carina Chissà se è fidanzata

A dire la verità ho anche adocchiato un bel vestito da comprare ma sto aspettando che i prezzi si abbassino. Anche mia figlia ha adocchiato un bel pantalone che forse acquisterà.

È sempre difficile parcheggiare al centro di Roma ed appena si adocchia un parcheggio bisogna immediatamente andare a parcheggiare prima che arrivi qualcun altro

Adocchiare è l’oggetto dell’episodio di oggi il n. 126 della rubrica due minuti con italiano semplicemente

Guardare con interesse, questo significa adocchiare. Quando adocchiate qualcosa o qualcuno avete un interesse verso questa cosa o persona. Magari volete acquistarla o magari anche rubarla. State attenti dei malintenzionati adocchiano la vostra macchina.

Un uomo vi ha adocchiato? Non sempre è una brutta notizia, magari vuole conquistarvi. Se è un venditore però potrebbe pensare che voi potete acquistare qualcosa da lui.

Ci sono dei modi analoghi ma non proprio identici per dire la stessa cosa: prendere di mira, prendere sott’occhio, dare un’occhiata, buttare l’occhio, dare un occhio, andare/cascare l’occhio, oppure semplicemente “occhio!” .

Nel caso di adocchiare quello che conta è l’interesse, qualunque esso sia. Nei prossimi giorni vedremo le espressioni simili.

Nel frattempo ripassiamo le espressioni passate parlando di internet. Ce ne parla Doris dall’Austria.

Doris (Austria 🇦🇹): La Russia stacca la spina. L’ultima notizia della Russia verte sull’intenzione di farsi una rete Internet indipendente. L’indipendenza dalla rete globale sarebbe per ragioni di sicurezza nazionale. Una dichiarazione che ho preso con le molle perché poco credibile: non credo sia facile isolare il più grande paese al mondo senza problemi. Il rovescio della medaglia sarà sopratutto che parecchi programmi provenienti dagli Stati Uniti non funzioneranno più e questo può avere ripercussioni terribili sull’economia nonché sui cittadini che non possono più muoversi nella rete in modo libero per scambiarsi globalmente informazioni come prima.
Si tratterebbe quindi di un tiro mancino ai cittadini russi insomma, ma negli ultimi anni l’Occidente ha trascurato i rapporti con la Russia e questo progetto, che costa più di 600 milioni di euro, sarebbe una risposta a questa trascuratezza. Secondo me non si sono valutati tutti gli annessi e connessi di qussta scelta.

L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

n. 125 – QUAL BUON VENTO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Elettra: Ciao nonna, qual buon vento?

Giuseppina: Se una persona, vedendomi, incontrandomi, mi dice questa frase, qualcuno potrebbe chiedersi? Cosa significa?

Il vento. Iniziamo dal vento, il movimento orizzontale dell’aria rispetto alla terra, determinato da differenze di pressione atmosferica tra aree geografiche adiacenti, cioè vicine.

Il vento, soffiando, può portare con sé la sabbia del deserto, la polvere e quando la sua intensità aumenta può trasportare anche le persone.

Qual buon vento ti porta?

Questa frase ha esattamente questo significato. Possiamo anche dire semplicemente “qual buon vento?”

Vale a dire: come mai sei qui? Qual è il motivo che ti ha portato qui? Come mai da queste parti?

Ma “qual buon vento” ha qualcosa in più. C’è maggiore stupore nel vedere una persona che non si aspettava di vedere in quel luogo. Questo inatteso incontro è anche molto gradito: il vento è un vento buono. Questa frase si pronuncia solitamente con un bel sorriso sincero stampato sulle labbra.

Dunque qual è il buon vento che ti ha portato qui. È una bel modo di salutare una persona e allo stesso tempo manifestare stupore e gradimento.

Siete contenti di vederla, e la domanda non è neutra emotivamente come: Come mai qui? Toh, chi si vede! Qui c’è al massimo dello stupore, senza alcun segnale di gradimento.

Ripassiamo adesso alcune espressioni passate.

Bogusia (Polonia 🇵🇱): L’autunno, bontà sua, quest’anno ci ha regalato un tempo straordinario, almeno dalle mie parti. Posso preparare il mio giardino come si deve, prima che arriverà l’inverno. Lavoro di buona lena ogni giorno godendomi il sole splendente. Vi dirò che questo ha anche molta attinenza col mio stato d’animo. Non lascio nulla di intentato per averlo bello quando arriverà la primavera. Ogni tentativo di tenermi a casa da parte dei miei famigliari, lascia il tempo che trova. Sono restia a rinunciare al giardinaggio e al buon umore ad esso collegato.

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