Il codazzo – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 24)

Il codazzo (scarica audio)

Indice degli episodi della rubrica dedicata alla politica

Trascrizione

codazzo

Giovanni:
Ciao a tutti, oggi per la rubrica dedicata alla politica italiana, voglio parlarvi del cosiddetto “codazzo“.

Sapere bene che un personaggio politico importante molto spesso è circondato fisicamente da un certo numero di altre persone. Ci sono le guardie del corpo a anche altri politici dello stesso partito o gruppo politico, e altre persone che in qualche modo hanno a che fare con quel personaggio.

Ebbene, normalmente si usa il termine “seguito” (attenzione all’accento, che cade sulla lettera “e”) che fa pensare a delle persone che seguono quel personaggio. Il seguito in realtà è usato più in generale per indicare un gruppo di persone che fanno da scorta o da compagnia a un alto personaggio, non solo della politica:

L’ìimperatore e il suo seguito

Il presidente e il suo seguito

Seguito, con lo stesso accento, si usa però anche per indicare una successione, una serie numerosa, più o meno collegata. posso dire ad esempio: dopo un lungo seguito di anni Es:

I lavoratori italiani, prima di andare in pensione hanno lavorato per un lungo seguito di anni.

Quindi hanno lavorato tanti anni. Si vuole dire che questi anni sono stati uno di seguito all’altro.

Esiste poi anche “seguito” nel senso di “ciò che segue”: es:

I primi cinque minuti del film mi sono piaciuti, ma il seguito del film è stato noioso.

Ho ascoltato solo i primi episodi della rubrica della politica Italiana di Italiano semplicemente. Sono curioso però di ascoltare il seguito degli episodi.

Restando però al primo utilizzo del termine “seguito” riferito ad un gruppo di persone che sta intorno ad un grosso personaggio (ad esempio politico), si può chiamare anche in altri modi, come ad esempio “accompagnamento“, termine abbastanza neutro, e anche col nome di “codazzo“. In questo caso si intuisce che c’è una accentuazione spregiativa. E’ la parte finale “azzo” che ci suggerisce qualcosa di negativo 🙂

La parte iniziale invece viene a “coda“, e le code stanno sempre dietro per definizione. La coda, tra le altre cose, serve anche a “scodinzolare“, un verbo che indica il muovere la coda in segno di felicità. Un po’ ciò che fanno anche coloro che appartengono al codazzo di gente che si trova attorno ad un personaggio importante.

Si può parlare di codazzo, senza aggiungere altro, oppure (come si fa solitamente) si specifica, quindi si aggiunge qualcosa:

Un codazzo di gente attorno a un parlamentare

Un codazzo di fan che chiedono l’autografo a Francesco Totti

Un codazzo di ammiratori per il calciatore intervistato

Un codazzo di fedelissimi che circonda il politico

Un codazzo di adulatori attorno a un cantante

Un codazzo di auto che seguono quella del presidente

Il primario dell’ospedale è sempre accompagnato da un codazzo di altri medici e infermieri.

Se ne parla quasi sempre comunque in termini di protesta, o “pubblicità negativa” se non nel caso di aspra critica nei confronti di qualcuno che ha il codazzo, oppure per sminuire l’importanza di queste persone, che sono meno importanti del personaggio principale.

Negli altri casi è più appropriato usare “seguito” e “accompagnamento“.

Notate anche che se usiamo “seguito“, possiamo usare anche la locuzione “al seguito”, che comunque si usa anche in senso più generale, simile a “insieme” o “appresso” o anche “cose o persone o fatti che seguono, che vengono dopo”. In questo caso spessissimo non stiamo parlando di uso dispregiativo, come quando usiamo codazzo.

Es:

Il medico con al seguito un sacco di infermieri

Molte persone vanno in vacanza con il cane al seguito

Sono stati invitate 100 persone alla festa di Giovanni, con al seguito parenti familiari e amici

Nella partita di domani a Torino verranno 20000 persone al seguito della squadra

Ci sarà un dibattito al/a seguito della proiezione del film

Potete entrare in casa mia ma è vietato portare al seguito i cellulari

Domande

1. Il termine codazzo si usa spesso per fare un complimento. Vero o falso?

2. Un sinonimo di codazzo è _ _ _ _ _ _ _

3. Il termine seguito, come sinonimo di codazzo, ha l’accento tonico che cade sulla lettera “-”

4. Il termine codazzo è un modo per definire: a) una brutta coda b) una fila di persone che fa la spesa c) un gruppo di persone

5. Completa la frase: il politico si recava al parlamento con _ _ S_ _ _ _ _ _ un gruppetto di portaborse

6. Il termine codazzo si può usare per a) sminuire b) esaltare c) insultare pesantemente

7. Il codazzo si può trovare a) attorno ad un personaggio politico b) dietro ad un personaggio politico

Soluzioni

1. Falso.

2. Un sinonimo di codazzo è SEGUITO

3. Il termine seguito, come sinonimo di codazzo, ha l’accento tonico che cade sulla lettera “E”

4. c) un gruppo di persone

5. Il politico si recava al parlamento con AL SEGUITO un gruppetto di portaborse

6. a) sminuire

7. a) attorno ad un personaggio politico b) dietro ad un personaggio politico

Le domande e le risposte sono normalmente disponibili ai soli membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Il qualunquismo – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 23)

Il qualunquismo

(scarica audio)

Indice degli episodi della rubrica dedicata alla politica

Trascrizione

Giovanni:
Ciao a tutti, oggi vediamo un nuovo episodio dedicato alla politica italiana.

C’è un aggettivo, adatto a descrivere una persona, che è molto usato nella politica italiana.

Parliamo infatti di un aggettivo che descrive una persona che ha un particolare comportamento, un atteggiamento di superiorità, ma soprattutto che ha un certo tipo di pensiero, pensiero che viene espresso attraverso delle parole, dunque attraverso una o più frasi, commenti, osservazioni, durante una discussione, una conversazione, e spesso anche un un dibattito televisivo

Questo aggettivo è qualunquista.

Va bene sia per le donne che per gli uomini, non si fanno distinzioni di sesso, età e religione.

Mai sentito parlare del qualunquismo?

Marcelo: ho sentito qualche anno fa che il qualunquismo è un movimento che disprezzava la partecipazione politica dei cittadini. Questo è quello che ricordo.

Giovanni: ricordi abbastanza bene Marcelo.

Può esserci disprezzo o indifferenza.

Il qualunquista è quindi colui o colei che dimostra indifferenza o persino disprezzo nei confronti degli impegni e dei problemi del momento, specialmente politici e sociali.

Il qualunquista non ha alcuna fiducia nelle istituzioni pubbliche, non crede nella politica e probabilmente non va neanche a votare alle elezioni.

Secondo il qualunquista la politica dà solamente fastidio e non c’è alcuna differenza tra un personaggio politico e un altro.

Il qualunquista non crede dunque neanche nella democrazia e men che meno nel fatto che delle persone possano rappresentarlo per difendere i suoi diritti e interessi. Probabilmente perché pensa che tutti ragionino come lui, avendo cura solo dei propri interessi. D’altronde, come si suol dire, ciascun dal proprio cuor l’altrui misura.

Molta gente in Italia la pensa in questo modo e spessissimo si sentono frasi come:

I politici sono tutti uguali!

Inutile votare, nessuno mi rappresenta veramente!

L’intera classe politica è inutile.

La politica non dovrebbe interessarsi di queste cose!

Ma non crediate che questo sia solamente il modo di pensare di molti italiani, perché come ha anticipato Marcelo poco fa, il qualunquismo in realtà è stato un movimento di opinione italiano, nato nel secondo dopoguerra, cioè dopo la seconda guerra mondiale, che si faceva portavoce del cittadino medio, dell’uomo qualunque.

Ecco il motivo del nome.

Secondo il qualunquismo, lo Stato dovrebbe solamente amministrare usando il buonsenso, e i partiti politici sono inutili a questo scopo.

Parliamo quindi, se non vogliamo usare la parola qualunquismo, di disimpegno, disinteresse, noncuranza, apatia, agnosticismo, cinismo.

Questi termini sono molto simili, anche se riflettono un aspetto ogni volta diverso del qualunquismo.

Il nome quindi deriva dall’uomo qualunque.

È vero quindi che il qualunquista è un seguace del movimento politico del qualunquismo, ma possiamo dare del qualunquista a chiunque dimostri disprezzo o anche solo indifferenza per la politica.

Es. Se una persona qualunque (scusate il gioco di parole) vi dice:

Io non credo nei partiti politici, tanto sono tutti uguali!

Potreste rispondere:

Ma non fare il qualunquista!

Oppure vi dice:

Democrazia? Politica? Io non ci credo! I tuoi interessi devi curarteli da solo!

Risposta:

ma questo è qualunquismo bell’e buono!

Non gli stiamo dicendo che lui o lei è seguace del movimento del qualunquismo, che oggi non esiste più.

Stiamo dicendo invece che non bisogna essere superficiali e che l’uomo è un animale sociale e la politica ha una sua utilità, eccome se ce l’ha!

Analizziamo i termini simili che ho accennato prima: disimpegno, disinteresse, noncuranza, apatia, agnosticismo, cinismo.

Il disimpegno è tipico di chi non si impegna, e qui parliamo di impegno politico. È un disinteresse verso qualsiasi credo, partito o ideologia. Spesso è anche un rifiuto a dare una funzione, un senso, sociale alla propria opera, al proprio impegno per il sociale.

Abbiamo detto: disinteresse, perché non c’è alcun interesse per le questioni politiche e quindi le questioni di comune interesse.

La noncuranza, caratteristica che si addice a chi manifesta un atteggiamento di superiorità, che però diventa trascuratezza. Non ci si cura, cioè manca la cura, l’interesse, ma è una mancanza voluta, ostentata, fastidiosa, altezzosa.

L’apatia, cioè quella incapacità abituale di partecipazione o di interesse, sul piano affettivo o anche intellettivo, come se niente riuscisse a attirare l’attenzione.

L’agnosticismo. Termine interessante perché la persona agnostica non prende mai una posizione né in politica né nella religione. L’agnostico non si sbilancia mai.

Il cinismo è probabilmente il termine meno vicino tra quelli elencati. Infatti una persona si dice cinica quando ostenta disprezzo o indifferenza nei confronti dei valori umani piu comunemente accettati dalla società in cui vive. Quindi si parla di disprezzo per i valori, più in generale.

La persona cinica è quindi anche insensibile, resta impassibile di fronte anche a delle crudeltà. C’è poca umanità in questo atteggiamento.

Non solo indifferenza ma anche freddezza e insensibilità.
Spero di essermi spiegato bene. Bisogna dire che i qualunquisti non dicono con orgoglio di essere qualunquisti; non usano quindi questo aggettivo per descrivere il loro pensiero, e questo perché è usato per offendere.

C’è poi anche l’aggettivo qualunquistico, che si usa per descrivere non le persone, che si chiamano qualunquiste, ma le loro idee, i loro atteggiamenti e i loro discorsi.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato alla politica italiana.

Adesso potete fare, se volete, il seguente esercizio con 10 domande, per verificare se avete afferrato il concetto.

Domande

1. Il termine qualunquismo deriva dal nome di un _ _ _ _ _ _ _ _ _.

2. Se devo descrivere le idee di un qualunquista, posso dire che sono QUALUNQU_ _ _ _ _ _ _ .

3. Il qualunquista è una entusiasta della partecipazione politica. Vero o falso?

4. Il movimento del qualunquismo si faceva _ _ _ _ _ VOCE delle idee dell’uomo qualunque.

5. Il qualunquista non si _ _ _ _ _ _ _ in politica e non crede nell’impegno sociale.

6. La _ _ _ CURA _ _ _ _ è una caratteristica che si manifesta attraverso un atteggiamento di superiorità e trascuratezza.. Tali persone si dicono _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ .

7. Una persona apatica è affetta da _ _ _ _ _ _ .

8. L’_ _ _ _STICO invece non prende mai una _ O _ I _ I _ N _ né in politica né nella religione. Non si _ _ _ _ _ _ _ _ _ mai.

9. Non fare il _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ e vai a votare! _ _ _ _ _ _ posizione una buona volta!

10. Sei sempre così insensibile e freddo verso i problemi della comunità. Più che qualunquista tu sei il peggior _ _ _ _ _ _ che abbia mai incontrato in vita mia.

Soluzioni

1. Il termine qualunquismo deriva dal nome di un MOVIMENTO.

2. Se devo descrivere le idee di un qualunquista, posso dire che sono QUALUNQUISTICHE.

3. Il qualunquista è una entusiasta della partecipazione politica. Vero o falso?

4. Il movimento del qualunquismo si faceva PORTAVOCE delle idee dell’uomo qualunque.

5. Il qualunquista non si IMPEGNA in politica e non crede nell’impegno sociale.

6. La NONCURANZA è una caratteristica che si manifesta attraverso un atteggiamento di superiorità e trascuratezza.. Tali persone si dicono NONCURANTI.

7. Una persona apatica è affetta da APATIA.

8. L’AGNOSTICO invece non prende mai una POSIZIONE né in politica né nella religione. Non si SBILANCIA mai.

9. Non fare il QUALUNQUISTA e vai a votare! PRENDI posizione una buona volta!

10. Sei sempre così insensibile e freddo verso i problemi della comunità. Più che qualunquista tu sei il peggior CINICO che abbia mai incontrato in vita mia.

Esercizi

10 domande per mettervi alla prova sull’episodio. Seguono le risposte.

Le domande e le risposte sono normalmente disponibili ai soli membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Pregiudicare – VERBI PROFESSIONALI (n. 81)

Pregiudicare

File audio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Trascrizione

Gianni: Verbo professionale n. 81: pregiudicare.

Un verbo molto usato nel linguaggio scritto, soprattutto in ambito lavorativo, specie quando si fanno delle relazioni sull’andamento dell’attività o quando si devono evidenziare i rischi legati a determinate scelte e decisioni.

Pregiudicare significa compromettere la riuscita positiva di qualcosa.

Abbiamo già trovato un verbo simile: compromettere. In realtà ci sono diversi verbi simili: danneggiare, deteriorare, , guastare, nuocere, rovinare.

Di tutti, pregiudicare è il più formale e adatto al linguaggio scritto. Inoltre direi che pregiudicare ha anche un senso simile a: fare qualcosa che cambierebbe in senso negativo il risultato finale.

Nella sostanza, si parla dell’esito di qualcosa, si parla del risultato finale che si vuole ottenere, considerando il fatto che c’è la possibilità che le cose vadano male per colpa di una azione oppure di qualcosa che accade anche solamente fortuitamente, per caso o senza la nostra volontà.

Questa cosa che accade potrebbe pregiudicare il risultato finale.

Generalmente si usa questo verbo per dare un allarme, come a dire: stiamo attenti che le cose potrebbero andare male se facciamo in questo modo. Questa azione potrebbe pregiudicare il risultato finale.

Si usa spesso anche insieme al verbo rischiare:

Questa disattenzione rischia di pregiudicare il risultato finale. Stiamoci attenti!

Cerca di mangiare in modo perché ordinato altrimenti rischi di pregiudicare la tua salute
Se non ci riposiamo un po’ rischiamo di pregiudicare anche gli affari oltre che la nostra salute.
Le affermazioni del presidente americano potrebbero pregiudicare i futuri rapporti tra i due paesi.
Non puoi arrivare sempre così tardi in ufficio. Si tratta anche di non pregiudicare i rapporti coi tuoi colleghi che invece sono sempre molto puntuali.
C’è anche, in questo verbo, il messaggio che non si possa tornare più indietro e quindi che il danno sia irreparabile.
Se vengono pregiudicati dei rapporti personali, poi sarà molto complicato, se non impossibile, recuperarli.
Lo stesso se pregiudico i mie affari attraverso operazioni  rischiose in borsa o se pregiudico la mia salute mangiando in modo disordinato.
Rovinare, guastare, deteriorare andrebbero anche bene ma spesso questi sono verbi che si usano si usano in senso più materiale e non c’è necessariamente un’azione che sta all’origine.
Una mela si può rovinare o guastare anche da sola.
Per pregiudicare però c’è sempre bisogno di una azione.
Es:
Un raccolto agricolo può essere pregiudicato da una brutta grandinata.
Può anche essere rovinato o guastato dalla grandinata, ma questi verbi si possono usare anche senza azione. Inoltre sono sicuramente più diffusi e più informali rispetto a pregiudicare.
Compromettere è il più simile a pregiudicare perché anche in questo caso c’è una azione, però compromettere ha anche altri significati perché è più legato alla reputazione. Lo vediamo meglio in un altro episodio.
Anche danneggiare quasi sempre sottolinea un’azione che ha causato un risultato negativo, un danno, appunto. Più usato sicuramente rispetto a pregiudicare, ma è meno legato al rischio e più al danno (spesso materiale o economico) concreto.
Notate che pregiudicare teoricamente ha anche un altro significato. Infatti si usa anche nel linguaggio giuridico ma non voglio soffermarmi su questo perché non vi servirà a molto.
Vale la pena però soffermarmi sul termine “pregiudicato“.
Posso semplicemente parlare di una situazione pregiudicata, nel senso che è stata pregiudicata da un atto commesso o un evento accaduto, come detto sopra. Si tratta quindi di qualcosa che non è andata a buon fine perch qualcosa ha pregiudicato il risultato.
Es:
Il risultato ormai è pregiudicato (anche “compromesso” è analogo)
Significa in pratica che non c’è più nulla da fare
Oppure, come sostantivo, un pregiudicato o una persona pregiudicata indica una persona che è stata condannata penalmente da un giudice. Quindi questa persona è stata giudicata colpevole di aver commesso un reato penale.
Si tratta quindi di un pregiudicato per questo motivo.
Ci sono ache persone pluripregiudicate, per via del fatto che sono state condannate più volte, per diversi reati penali commessi.
Adesso un esercizio di ripetizione:
Pregiudicare
Questi incidenti possono pregiudicare il normale svolgimento dei servizi
Questo brutto voto rischia di pregiudicare la promozione
Le decisioni politiche non dovrebbero pregiudicare la tutela degli interessi ambientali
Ci sono tanti casi di Covid nella scuola che si rischia di pregiudicare lo svolgimento delle lezioni
Se non arrivassero tanti lavoratori stranieri sarebbe pregiudicato il raccolto di frutta e verdura
Ci vediamo al prossimo verbo professionale.

794 Un di cui

Un di cui (scarica audio)

Trascrizione

Sono sicuro che molti non madrelingua sanno usare il termine “cui“.

È qualcosa di cui abbiamo già parlato, potrei dire.

Cui“, scritto con lettera c seguita dalla u e dalla i, si utilizza per riferirsi a qualcosa. È simile a “che” e anche a “quale”.

Tutte le preposizioni semplici possono accompagnare “cui” e ogni volta il significato cambia.

La casa in cui vivo è questa

La questione di cui ti vorrei parlare riguarda il nostro legame

La cosa a cui mi riferisco la conosci benissimo

Il motivo per cui mi preoccupo è che ti voglio bene

Questo è un luogo da cui voglio scappare

Questo è l’amico con cui mi trovo più a mio agio

Sono preparato. Per cui supererò l’esame (stavolta significa “quindi”)

Ho tanti amici, tra cui Paolo.

Esiste però una locuzione interessanti: un di cui.

Es:

Gli Iscritti all’associazione Italiano Semplicemente di nazionalità brasiliana sono un di cui degli Iscritti complessivi dell’associazione.

Significa dunque che qualcosa fa parte di un’altra, abbiamo quindi un sottoinsieme di un insieme più grande.

Potrei ugualmente dire che gli Iscritti all’associazione Italiano Semplicemente di nazionalità brasiliana sono una parte degli Iscritti complessivi dell’associazione.

Le due modalità sono equivalenti, ma quando uso “un di cui” spesso sto sottolineando questo fatto con una finalità, quella di sminuire qualcosa, oppure per dare più importanza a qualcosa di più grande.

Non a caso infatti spesso si usa dire “solo/solamente un di cui”.

Es:

I costi relativi al mutuo sono solo un di cui rispetto alle spese che affrontiamo tutti i mesi in famiglia.

Quindi le spese complessive sono molto maggiori.

Notate che potrei anche dire:

Le nostre spese mensili ammontano a 2500 euro, di cui 1000 servono a pagare il mutuo della nostra casa.

“Di cui 1000” è un modo veloce per dire, in questo caso:

Di questi 2500 euro, 1000 sono per il mutuo.

Non c’è però nessuna enfasi in “di cui” a differenza di “un di cui”.

Un altro esempio:

Il rispetto dell’ambiente deve diventare una priorità per tutti e un utilizzo maggiore del lavoro da remoto rappresenta solamente un di cui.

Sto sottolineando che c’è anche altro da considerare, e non solo il lavoro da casa quando parliamo di dare maggiore importanza all’ambiente. Occorre fare anche altro.

Un altro esempio:

Due fidanzati parlano del loro futuro. La ragazza ad un certo punto dice:

Di tutto ciò che hai detto oggi, mi è piaciuto solamente una parola: “matrimonio”. Il resto è solamente un di cui.

Quindi, ciò che vuole dire la ragazza è che il resto non è molto importante, essendo solamente “un di cui”. Stavolta usiamo la locuzione per sminuire la parte restante, che è la maggioranza, ma ha meno importanza.

Quasi dimenticavo di dirvi che non esiste la versione femminile “una di cui”, o meglio, esiste, ma non è da interpretare con questo senso.

Es:

Giovanna è una di cui ti puoi fidare.

Semplicemente Giovanna è una persona degna della tua fiducia. Come abbiamo già visto in un altro episodio, “uno” e “una” spesso indicano una persona.

Allora esiste similmente anche “uno di cui” (“uno”, non “un”):

Gianni è uno di cui sentirai parlare presto.

“Un di cui” pertanto è diverso da “uno di cui”.

E adesso ripassiamo, perché il ripasso che facciamo alla fine di ogni episodio della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente non dovete considerarlo solo un di cui dell’episodio, ma è la cosa più importante perché è esattamente questa la prerogativa di questa rubrica: il ripasso.

Ascoltiamo Peggy, una di cui sentirete spesso parlare, e di cui avete in realtà già sentito parlare nei passati ripassi.

Peggy: L’altro giorno, mi è balzata agli occhi la seguente notizia. Ve la racconto:
Biniam Girmay, alla decima tappa del Giro d’Italia ha avuto la meglio su Mathieu van der Poel, uno dei migliori ciclisti al mondo. Il ciclista eritreo, festeggiava la vittoria sul podio, stappando la consueta bottiglia di spumante, quando il tappo gli ha colpito un occhio. Si è dovuto per questo ritirare dalle gare successive. Che vuoi! Quando si dice la sfortuna!
Per la cronaca, anche il suo avversario Van der Poel, che aveva vinto la prima tappa, a sua volta era stato centrato al collo e al viso dal sughero della sua bottiglia durante il festeggiamento sul podio.
Sarà pure un caso, ma per non saper né leggere né scrivere, dopo l’infortunio dei due ciclisti , dalla tappa appresso si è deciso di rimuovere i tappi dalle bottiglie.

Il putiferio, il vespaio e la bufera

Il putiferio, il vespaio e la bufera (scarica audio)

altre frasi idiomatiche

associazione italiano semplicemente

Voce di Sofie, membro dell’associazione Italiano semplicemente.

Trascrizione

Sofie (Belgio): Il termine putiferio non è molto usato dai non madrelingua.

Il motivo probabilmente è che somiglia molto al più diffuso “casino“.

Casino è però molto informale, e sicuramente è il più usato da tutti nel linguaggio di tutti i giorni.

Ad ogni modo un putiferio, proprio come il casino, possiamo usarlo in più occasioni. La scelta dipende dal contesto, che può essere più o meno familiare.

Prima di tutto un putiferio è una specie di litigio tra persone o meglio ancora una situazione di clamore improvvisa.

Questo clamore è stato provocato da un grosso problema venutosi a creare.

Es:

Appena la notizia della corruzione è apparsa sui giornali, nel partito è successo il/un putiferio.

Il mio ragazzo mi ha lasciato e io all’inizio ho fatto il/un putiferio.

Quando arrivai tardi alla riunione il mio capo ha scatenato il/un putiferio.

Si tratta di qualcosa di rumoroso e violento, che genera confusione e generalmente anche dei grossi cambiamenti.

Ma un putiferio può anche essere una scenata, una reazione di una persona che giudichiamo esagerata, uno sfogo incontrollato di rabbia e di risentimento contro qualcuno:

Il mio ragazzo mi ha visto che baciavo un altro ragazzo e ha fatto un putiferio.

Perché per così poco hai generato un putiferio? Che bisogno c’era? Non potevi reagire da persona equilibrata e tranquilla? C’era bisogno di questa reazione esagerata?

Un putiferio può indicare, proprio come il casino, un grande disordine:

Che putiferio che c’è in questa stanza! Perché non la riordini?

Ci sono altri termini anch’essi altrettanto usati, quali finimondo, pandemonio, parapiglia, trambusto, tumulto e al limite anche il vespaio.

Il vespaio è interessante perché viene dal termine vespa. In vespaio è in senso proprio il nido delle vespe.

Rispetto al pandemonio, il vespaio dà l’idea di una reazione più silenziosa, ma comunque confusionale e incontrollata. Indica pettegolezzi, scandali, gente che parla e discute, l’esistenza di risentimenti e malumori.

Il tipico esempio dell’uso del vespaio è:

Provocare un vespaio di polemiche

Suscitare un vespaio di critiche

Sollevare un vespaio di proteste

Queste critiche vengono da più parti. Pensate al rumore delle vespe nel vespaio.

Il pandemonio dunque è più rumoroso e può essere fatto anche da una sola persona. Il vespaio invece coinvolge più persone.

Molto giornalistico è anche il termine “bufera“, preso in prestito dalla terminologia meteorologica:

Si scatena una bufera nelle istituzioni scolastiche dopo le dichiarazioni di Giovanni che vuole rinunciare all’insegnamento della grammatica.

Si tratta sempre di proteste generalizzate, che vengono da più parti e generano scompiglio, confusione; un grave sconvolgimento, in genere politico o sociale.

Generalmente il vespaio viene generato, suscitato o sollevato e si riferisce a critiche e polemiche da parte di più persone.

Appena ho pronunciato il verbo sollevare mi è subito venuto alla mente il termine “polverone“, anch’esso simile.

Hai sollevato un polverone per un nonnulla. Datti una calmata!

Più informale il polverone rispetto al vespaio.

Le bufere invece, proprio come le tempeste di pioggia e vento, sono qualcosa di più violento e si dice in genere che si abbattono (ad es. su una persona o su un personaggio pubblico) dopo un certo avvenimento, come può essere una dichiarazione pubblica.

Il pandemonio si può tranquillamente usare al posto del vespaio e della bufera, ma in tal caso si preferisce usare il verbo “fare” o “provocare” (fare/provocare un pandemonio), oppure si dice che è successo un pandemonio.

Oddio,vedo che siamo arrivati a sei minuti! Allora vi saluto e spero che tra di voi non si sia sollevato un vespaio di proteste!

Ciao.

793 Piuttosto o abbastanza?

Piuttosto o abbastanza?

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Trascrizione

Domanda del giorno: piuttosto e abbastanza hanno lo stesso significato?

Gianni: O meglio: piuttosto che usare abbastanza, posso anche usare piuttosto?

In generale la risposta è no, ma la domanda non è peregrina perché ci sono dei casi in cui usare abbastanza e piuttosto è “quasi” la stessa cosa. Questo accade quando ad esempio dico:

Oggi fa abbastanza caldo

È piuttosto strano

È stata una giornata abbastanza difficile

Due termini dal significato piuttosto diverso

Ho messo “quasi” tra virgolette perché se all’orale, nel linguaggio colloquiale, non ci si fa troppo caso a volte, in realtà qualche differenza c’è tra abbastanza e piuttosto.

Prima di tutto “abbastanza” viene da “bastare” che significa essere sufficiente per raggiungere un certo fine. Infatti molto spesso questo fine viene specificato:

Oggi fa abbastanza caldo per uscire senza giacca.

Non ho abbastanza soldi per comprarmi una macchina.

Per oggi ho lavorato abbastanza.

Il compito è andato abbastanza bene

Quindi può indicare una quantità sufficiente o un livello, un’intensità sufficiente.

Piuttosto” invece deriva da “più” ed è per questo che a volte possono somigliarsi quando parliamo di quantità o livelli.

Bisogna però iniziare a distinguere.

Se posso dire sia che il compito è andato abbastanza bene che piuttosto bene, normalmente non si dice ad esempio:

Il compito è andato abbastanza male.

In questo caso si preferisce usare “piuttosto”:

Il compito è andato piuttosto male.

Questo perché l’obiettivo è che il compito vada bene e non male.

Come stai? Ti trovo piuttosto bene!

Sì, sto abbastanza bene grazie.

Sì, sto piuttosto bene.

Se proprio devo trovare una differenza, dico che abbastanza sottolinea il minimo sufficiente per sentirsi soddisfatti, mentre piuttosto è maggiormente ottimistico.

Tuttavia “piuttosto” si usa anche proprio per indicare una forma di cautela, la volontà di non esagerare nella valutazione.

Se dico che il compito è andato piuttosto bene, evidentemente non è andato benissimo. Sempre meglio che “abbastanza bene” comunque.

C’è un proverbio in merito: “piuttosto è meglio che niente” cioè bisogna sapersi accontentare.

Se voglio indicare un livello alto anche se non altissimo, sempre meglio usare piuttosto:

Sono piuttosto portato per l’informatica

Sono piuttosto sicuro che la Roma stasera vincerà

Una seconda differenza tra abbastanza e piuttosto è che abbastanza si può usare anche come singola affermazione; di solito una risposta ad una domanda:

Ti senti bene oggi?

Risposta: abbastanza!

Non posso usare “piuttosto” in questo caso. Per lo stesso motivo, con le frasi negative si usa quasi sempre “abbastanza” e non “piuttosto”, perché si sottolinea un livello non raggiunto:

Non ho dormito abbastanza bene

Non sei abbastanza simpatico per farmi ridere

Più in generale poi è molto difficile che “piuttosto” si trovi alla fine di una frase. Cosa normale per “abbastanza”.

Per comprare questa macchina non ho soldi abbastanza.

Quando la fortuna non è abbastanza.

Non ho dormito abbastanza

Hai studiato ma non abbastanza

Di soldi ne ho abbastanza

Come avverbio possono essere entrambi simili a “parecchio” ma come detto è meno rispetto a “molto” e “assai

Sono piuttosto stanco. Devo fare una pausa caffè.

Naturalmente, in questi casi, “piuttosto” diventa più adatto rispetto ad “abbastanza” quando non parliamo di qualcosa di “sufficiente” (che basta) per ottenere un fine: una quantità, un numero o un livello, una intensità.
Il tempo è piuttosto peggiorato. Conviene rientrare.
Sto piuttosto male oggi, meglio che resti a casa.

L’obiettivo non è che peggiori il tempo. Sarebbe del tutto normale invece usare “abbastanza” se il tempo migliora o se sono migliorato in salute:

Il tempo è migliorato abbastanza. Possiamo uscire senza ombrello!

Sto abbastanza bene oggi.

Dicevo che nelle frasi negative non si usa in genere “piuttosto”. Se questo avviene, piuttosto ha spesso un altro significato. Infatti si può usare anche per fare confronti, esprimendo una preferenza. In questi casi si usano le preposizioni “di” e “che”. C’è una certa somiglianza con anziché e invece.

Piuttosto di rivedere la mia ex-moglie, mi trasferisco in Brasile!

Piuttosto che criticarmi, perché non mi aiuti?

Sono più portato alla matematica piuttosto che alle materie umanistiche.

Pasta? No grazie, vorrei piuttosto del riso.

Io sarei pigro? Non sei piuttosto tu che mi stai chiedendo troppo?

Vorrei capire se sono io a non capire, e se non è piuttosto o il professore che si spieghi male.

Questi ultimi due sono esempi di frase negativa di cui vi parlavo. Sto facendo un confronto. Questo “piuttosto” in questo caso somiglia a “invece di” e anche a “casomai“.

Veramente c’è anche un altro caso in cui si può fare:

Molte persone non si rendono conto del loro peggioramento dello stato di salute fino a quando non è piuttosto grave.

Questo però è un caso di non pleonastico. Ricordate il “non” pleonastico?

Qualche volta comunque anche piuttosto si usa con le frasi negative in modo analogo a abbastanza.

Se non sei piuttosto esperto, non ti prenderanno a lavorare qui.

Non è piuttosto curioso che a 40 anni Maria non sia ancora mai stata neanche fidanzata?

Dato che non è piuttosto semplice, meglio affidarsi a chi ne sa più di me.

Riguardo al fatto di terminare una frase con la parola piuttosto, possiamo farlo, ma il senso è simile a invece:

Non ho fatto il mio dovere? Tu piuttosto! (anche qui siamo vicini a “casomai“)

Anche qui si fa un confronto e questo è un modo abbreviato ma molto efficace per rimarcare qualcosa. C’è una contrapposizione in questi casi.

Come a dire:

Sei tu che non hai fatto il tuo lavoro, non io.

altro esempio:

Non sono io che ho sbagliato, piuttosto lui! (piuttosto è stato lui!)

All’inizio vi ho fatto l’esempio:

Piuttosto che criticarmi, perché non mi aiuti?

Questa frase può anche essere scritta così:

Basta con le critiche. Perché non mi aiuti piuttosto?

Piuttosto si usa anche nella locuzione “piuttosto che” ma non solo nel modo in cui lo abbiamo fatto finora, quando facciamo un confronto.

Parlo invece di un modo poco apprezzato ma molto diffuso di “piuttosto che” che significa “oppure“. Sicuramente però questo è un errore.

Ne abbiamo già parlato in un episodio passato in cui abbiamo confrontato invece e piuttosto. Vi invito a dare un’occhiata all’episodio in questione. Vi troverete molti esempi e questo vi chiarirà ancor di più le idee.

Poi come al solito, ci sono alcune espressioni e locuzioni cristallizzate che, anche potendo, non potremmo cambiare, come “ne ho abbastanza“.

Adesso se non siete abbastanza stanchi, vi propongo un ripasso piuttosto breve.

Marcelo: Non riesco più’ a tenere a bada la voglia di viaggiare oltreoceano. Tanto il covid è agli sgoccioli vero?

Peggy: Sali in soffitta allora a rispolverare le valigie. E poi andiamo online per dare una sbirciatina al nostro conto corrente. Prima che perdiamo tempo a pianificare un viaggio dovremmo assicurarci di non essere a corto dei fondi necessari per un po’ di svago.

Edita: Certo! se i fondi non ci sono, questa conversazione lascia il tempo che trova

792 Con ogni probabilità, con tutta probabilità

Con ogni probabilità, con tutta probabilità (scarica audio)

Trascrizione

Gianni: cosa dite voi se siete certi che qualcosa accadrà?

Es:

Sicuramente domani pioverà

Sono sicuro che prenderò la laurea entro l’anno

Sono certo che la mia idea funzionerà

Puoi star certo che le cose andranno proprio così

Si può usare anche il concetto di probabilità:

Sono sicuro al 100 percento che vinceremo

Non ci sono possibilità che questo non accadrà

Con tutta probabilità ce la faremo

Con ogni probabilità il governo cadrà prima dell’estate

Queste ultime due modalità sono le più interessanti:

Con ogni probabilità

Con tutta probabilità

Notate che trattandosi di eventi futuri, in realtà la certezza assoluta non c’è mai.

Ciò che esprimiamo è sempre un nostro convincimento. Quindi anche se dico che qualcosa avverrà sicuramente, al 100% di probabilità, o con ogni probabilità, o con tutta probabilità, non abbiamo la certezza assoluta. Il senso è quindi:

Assai probabilmente, quasi certamente, molto probabilmente, A volte si incontra anche sicurissimamente.

A mio avviso nella maggioranza dei casi si è più convincenti se si usa una di queste due formule piuttosto che esprimere una certezza che in realtà non può esserci.

Ovviamente se devo tranquillizzare una persona, l’incertezza non è la scelta migliore e allora, per dare fiducia meglio dire:

Sono sicuro che ce la farai!

Vai tranquillo, sicuramente passerai l’esame col massimo dei voti.

Con tutta/ogni probabilità sono formule più eleganti e sono piuttosto usate anche in ambito professionale.

Questo è tutto

Nel prossimo episodio vedremo la differenza tra piuttosto e abbastanza.

Adesso ripassiamo.

Edita: Siamo alle solite, manca un ripasso. Non so voi, io, delle richieste di un ripasso ne ho abbastanza. Almeno oggi non me la sento. Ma con tutta probabilità ci sarà qualcun altro del nostro cucuzzaro a dar manforte al presidente, uscendosene con una bella frase di ripasso.

791 Casomai

Casomai (scarica audio)

Trascrizione

Gianni: quante volte, parlando con un italiano avete incontrato il termine casomai?

Casomai si usa in tre modi diversi.

Prima di tutto, contenendo “caso“, indica un’ipotesi, ma si tratta di qualcosa di poco probabile.

Equivale a “nel caso che”, o anche a “qualora“, o, se vogliamo anche a “se” e “nel caso in cui”, ma la caratteristica di casomai è proprio il fatto che stiamo per parlare di qualcosa che ha poche possibilità di accadere.

Es.

Lo so che non mi vuoi più vedere ma casomai cambiassi idea, mi puoi chiamare quando vuoi.

Oppure:

Sto aspettando il mio pacco Amazon da due ore. Ora però devo andare al bagno cinque minuti. Casomai venisse il corriere, puoi prendere tu il pacco?

Solitamente casomai precede sempre l’eventualità:

Casomai cambiassi idea, sai dove trovarmi

Casomai venisse il corriere apri tu la porta

Casomai passassi dalle mie parti vieni a trovarmi

A volte però è sufficiente “casomai” e si va subito alla conclusione.

Es:

Vado in bagno un attimo, casomai vai tu ad aprire la porta al corriere.

Avete notato che nel primo caso si usa il congiuntivo:

Casomai facessi…

Casomai dovessi…

Casomai suonasse…

Ecc

Passiamo al secondo utilizzo di casomai, in cui si introduce una possibile alternativa.

Vieni tu a casa mia, poi se sarai impossibilitata casomai vengo io da te.

In questo caso somiglia a “se necessario“, o “semmai“.

Non so se riesco a chiamarti stamattina, casomai ci sentiamo nel pomeriggio.

Voglio aiutarti a fare il trasloco e casomai potrei anche portare mio fratello.

È una forma colloquiale molto usata da tutti.

Potremmo sostituìrla anche con “al limite”, oppure con “male che va” in alcune occasioni.

Oggi il programma era di andare al mare ma forse pioverà. Beh, casomai restiamo a casa a vedere un bel film.

Il terzo modo in cui possiamo usare casomai è in modo simile a “invece” o “piuttosto“.

Cosa hai detto? Giovanni è antipatico? Casomai tu, caro Mario!

Questa modalità è diversa dalle precedenti perché in pratica si sta dicendo: non è come dici tu, ma…

Ah, ti lamenti perché lavori troppo? Casomai io dovrei lamentarmi perché non mi fai mai una telefonata!

È simile anche a “al contrario” e ancora una volta a “semmai”.

Infatti anche “semmai” si utilizza in questo modo.

Questo vestito non è rosso! Casomai è Bordeaux.

Vedete che “invece” e ancor di più “piuttosto” sono abbastanza simili specie negli incisi (ricordate che abbiamo fatto un episodio sugli incisi?)

Tu dici di aver fame? Sono io, casomai, che ho fame, visto che sono due giorni che non mangio!

Adesso facciamo un bel ripasso di qualche episodio precedente.

Ulrike:
Ciao cari amici, quale sollievo essere qui per abbozzare un bel ripasso. Sono in ritardo, lo so, ma fino ad adesso sono stata costrettoa a sorbirmi una predica bell’ e buona di mia madre, dovuta al fatto che ho dimenticato per la seconda volta il compleanno di mio padre. Mannaggia a me! Una caterva di rimproveri, tanto duri *quanto* meritati, difficilissimo smarcarmene per raggiungervi in tempo.

Marcelo:
A sgridarti, ne aveva ben donde tua madre. Lei avrà probabilmente notato dolorosamente quanto era rimasto male tuo padre allorché si è reso conto che sei di nuovo venuta meno al giorno del suo compleanno. E dire che non è stato un qualsiasi compleanno ma proprio l’ottantantesimo! Scusami Ulrike, ma non sono riuscito risparmiarti una seconda predica. Così impari!

Convenire – VERBI PROFESSIONALI (n. 80)

Convenire (scarica audio)

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Gianni: Verbo professionale n. 80: convenire.

Il primo significato che mi viene in mente è quello della convenienza economica.

Se qualcosa conviene rispetto ad un’altra, molto spesso è perché è più economica, quindi costa meno, è meno cara di un’altra, o è meno cara rispetto a un periodo precedente.
Es:

Per andare da Roma a Parigi conviene prendere l’aereo oppure il treno?

Probabilmente conviene prendere l’aereo, nel senso che è più economico, che costa meno.
In realtà, la convenienza non si riferisce solamente al prezzo o al valore di qualcosa, ma più in generale all’utilità, al vantaggio che ne deriva rispetto ad altra soluzione o decisione.
Il vantaggio può essere di qualsiasi tipo.
Ad esempio prendere l’aereo può convenire per diverse ragioni: è più veloce, è più comodo, più sicuro, e magari l’aeroporto anche più vicino della stazione del treno.
Prevalentemente si usa con un verbo a seguire, con cui si specifica di quale tipo di convenienza stiamo parlando. Es:
Ti conviene prendere l’aereo.
Mi conviene stare zitto piuttosto che controbattere a una polemica di mia moglie..
Per imparare velocemente l’italiano vi conviene diventare membri di Italiano Semplicemente in tutti i sensi, sia quello economico che quello scolastico, quello relativo al tempo impiegato, al divertimento e altro ancora.
Quando si parla di convenienza c’è sempre un’alternativa.

Prendo il treno o l’aereo? Rispondo a mia moglie oppure no? Divento membro oppure no? Ci possono essere anche più di due alternative.

Es:
Mi conviene andare al lavoro con la bici, la moto, la macchina, l’autobus, il treno, la metropolitana o a piedi?
Se abito molto vicino non (mi) conviene prendere un mezzo pubblico o la macchina. (Mi) conviene andare a piedi. Questa è una convenienza sia economica che ambientale.
Se una cosa non conviene, allora sconviene, oppure non è conveniente, cioè è sconveniente.
Il termine “inconveniente” ha invece un significato diverso, perché è simile a problema, imprevisto, contrattempo, ostacolo, impedimento, intoppo, seccatura.
Notate che la convenienza è una questione quasi sempre personale, quindi solitamente si associa a una o più persone. Se non lo faccio sto parlando in generale.
Mi conviene = a me conviene = conviene a me
Ti conviene = a te conviene = conviene a te
Gli/Le conviene = a lui/lei conviene = conviene a lui/lei
Eccetera.

Quando si specifica con la forma “a me”, “a te” eccetera , a differenza di mi, ti, eccetera, lo si fa però per sottolineare la persona:

Come facciamo se l’autobus non passa? A me conviene andare a piedi perché abito vicino. A te invece conviene aspettare comunque perché la tua casa è molto lontana.

Ci si può comunque riferire non solo alla persona ma anche direttamente alla scelta che riteniamo conveniente, senza usare alcun verbo. In questo caso la convenienza è per tutti ed è anche scontato a cosa si riferisce, quindi non c’è bisogno di usare il verbo per specificarlo. Tra l’altro la convenienza potrebbe essere di più di un tipo.
Es:

La frutta conviene rispetto alla carne (convenienza economica).

È la frutta che conviene, che è più economica della carne. La convenienza nell’acquistare la frutta vale per tutti, altrimenti avrei detto mi conviene, o ti conviene, o ci conviene eccetera. Non ho specificato di quale convenienza si parla, ma è normale che parlando di frutta e carne, parlo del prezzo.

Un altro esempio:

Forse pioverà. Mi conviene prendere l’ombrello. Non si sa mai (opportunità, vantaggio scontato).
Qui la questione è personale (mi conviene, sono io che sto uscendo di casa) e in questi casi si mette un verbo.

Molto spesso, considerato che la convenienza potrebbe derivare da diversi fattori, si usa “tutto sommato”:

Sai che ti dico? Visto che l’autobus non passa, tutto sommato mi conviene andare a piedi. Così faccio anche un po’ di movimento.

Quindi: considerando tutti gli aspetti, tutti i fattori che entrano in gioco, per me è preferibile andare a piedi, è meglio andare a piedi. Si, forse impiegherò più tempo, ma tutto sommato mi conviene.

Notate che quando uso l’ausiliare si usa solamente essere:

A me è convenuto andare a piedi

Ci è convenuto acquistare il biglietto aereo un mese prima.

Vedremo che l’ausiliare diventa importante nel secondo maggiore significato del verbo CONVENIRE che vedremo dopo.

Molto spesso il verbo convenire si usa per chiedere o dare consigli:

Secondo te cosa mi conviene fare?

Secondo me ti conviene chiedere a qualcuno anziché aspettare.

È come dire:

È meglio fare questo, meglio che chiedi a qualcuno, ti consiglio di chiedere a qualcuno, potrebbe essere una buona idea chiedere informazioni.

A questo punto conviene parlare di questo secondo significato del verbo convenire.

Non c’entra nulla con le scelte, i vantaggi e le alternative.

E’ simile a concordare, accordarsi, mettersi d’accordo, raggiungere un accordo, o semplicemente esprimere un accordo. E’ di uso soprattutto formale.

Es:

Durante la videochat abbiamo convenuto di vederci a Roma dal 23 al 26 giugno.
Durante la videochat siamo convenuti sul fatto di vederci dal 23 al 26 giugno
Durante la videochat si è convenuto/i di vederci dal 23 al 26 giugno.
Con+venire = convenire. È una cosa che si fa insieme. Si converge, si concord, in qualcosa.

In questo secondo utilizzo, posso, come si è appena visto, usare sia l’ausiliare avere che essere, ma normalmente si usa avere, che sottolinea l’oggetto dell’accordo:

abbiamo convenuto che…

Essere invece si concentra sulle persone:

Siamo convenuti su…

Allo stesso modo, se uso la forma al singolare (si è convenuto) si sottolinea ancora la questione sulla quale si converge, l’oggetto, ciò di cui sto parlando che trova tutti d’accordo.

Se invece uso il plurale (si è convenuti) mi sto riferendo alle persone che hanno raggiunto l’accordo.

Ovviamente, a maggior ragione, se uso essere al plurale: “siamo”, devo usare convenuti. Se invece uso “abbiamo”, anche se si riferisce a noi, devo usare il singolare: abbiamo convenuto.

Con la forma riflessiva “si è” potremmo avere il dubbio:

Si è convenuto o si è convenuti? Come ho detto, possiamo usare entrambi.

Il verbo convenire, dicevo prima, in questo secondo utilizzo, si usa anche per esprimere un accordo con quanto detto da un’altra persona.

Quindi se mi trovo in una riunione e voglio dire: siete d’accordo?

Posso anche dire:
Convenite su quanto detto da me?
Ne convenite?
Questa è l’unica soluzione al problema. Ne convieni?
Risposta:
Certo, ne convengo assolutamente
Replica: bene, se ne convenite tutti, passiamo al prossimo punto.
L’uso è ancora una volta abbastanza formale.
Quindi, ricapitolando, nell’uso più fréquente ci si riferisce alla convenienza economica, ma la cosa che conta è che si sta parlando di opportunità rispetto all’alternativa o alle alternative.

Un secondo uso, più formale, esprime un accordo raggiunto in comune oppure l’essere d’accordo, concordare con una opinione espressa.

Convenire, più raramente, significa anche venire insieme ad altri in un luogo, quindi radunarsi in un luogo provenendo da diverse parti, riunirsi. Questo è un terzo utilizzo possibile.

I membri sono convenuti da ogni parte del mondo.

Adesso vi voglio parlare anche del termine convenzione, che ha vari significati, ma uno di questi è un accordo raggiunto fra due o più persone, quindi è una cosa che si fa insieme. Può anche essere una specie di assemblea (simile alla riunione), specie politica o legislativa. C’è la famosa convenzione di Ginevra ad esempio.

Un ultimo e interessante utilizzo è quello riflessivo.

Una forma poco in uso tra i giovani ma abbastanza usata. In genere si usa la forma “come si conviene”, che sottolinea la maggioranza delle volte l’importanza di un ruolo, che non può fare diversamente per una questione di prestigio, o consuetudine.

Mi spiego meglio: è simile a “come dovrebbe essere/accadere” e c’è una certa affinità con un uso particolare di “quale“, di cui ci siamo già occupati, simile a “come”, “in qualità di”.

Es:

Quale presidente dell’associazione, devo rispettare le regole e farle rispettare.

Come si conviene ad un buon presidente, devo rispettare…..

C’è qualcosa in più però, un senso di rispetto e di rettitudine, di rango, di regola morale, e anche di responsabilità.

Direi che si intravede un senso chiaramente legato alla convenienza nel senso di qualcosa legato ai vantaggi di una scelta, però l’uso riflessivo sicuramente confonde un po’.

Si parla di un comportamento in genere, o di una scelta, che è adatta a un certo ruolo. In questo quarto utilizzo di convenire non si usa riferirsi direttamente a una persona (es: come si conviene a te) ma ci si riferisce a un ruolo, una funzione assunta, una carica.

Come si conviene tra amici come noi, possiamo abbracciarci

Come si conviene a un presidente come Giovanni, sarà lui a occuparsi dell’organizzazione.

Come si conviene a chi, come me, ha sempre messo al primo posto la lealtà, se non manterrò la promessa mi dimetterò.

Il si è obbligatorio altrimenti cambia il senso e sembrerebbe che, ad esempio il presidente abbia una convenienza di qualche tipo, un qualche vantaggio. Invece si sta parlando di qualcosa da fare.

Tutti voi converrete adesso sul fatto che occorra fare un esercizio di ripetizione:

Devi andare in Italia? Ti conviene imparare un po’ di italiano, no?

Devo comprare un corso, ma qual è il più conveniente?

Aspetta. Conviene chiedere a Marcelo che ha fatto uno studio.

Forse conviene a te che parti tra un mese, a me non conviene perché parto domani.

Ho comprato il biglietto aereo un anno fa perché era molto conveniente.

A me è convenuto acquistarlo online.

A te conviene informarti prima, magari ci sono delle offerte last minute.

Come si conviene tra vecchi amici, ci possiamo anche abbracciare per salutarci.

Vi conviene ascoltare l’episodio almeno un paio di volte. Ci vediamo e sentiamo al più presto.