Convenire – VERBI PROFESSIONALI (n. 80)

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Gianni: Verbo professionale n. 80: convenire.

Il primo significato che mi viene in mente è quello della convenienza economica.

Se qualcosa conviene rispetto ad un’altra, molto spesso è perché è più economica, quindi costa meno, è meno cara di un’altra, o è meno cara rispetto a un periodo precedente.
Es:

Per andare da Roma a Parigi conviene prendere l’aereo oppure il treno?

Probabilmente conviene prendere l’aereo, nel senso che è più economico, che costa meno.
In realtà, la convenienza non si riferisce solamente al prezzo o al valore di qualcosa, ma più in generale all’utilità, al vantaggio che ne deriva rispetto ad altra soluzione o decisione.
Il vantaggio può essere di qualsiasi tipo.
Ad esempio prendere l’aereo può convenire per diverse ragioni: è più veloce, è più comodo, più sicuro, e magari l’aeroporto anche più vicino della stazione del treno.
Prevalentemente si usa con un verbo a seguire, con cui si specifica di quale tipo di convenienza stiamo parlando. Es:
Ti conviene prendere l’aereo.
Mi conviene stare zitto piuttosto che controbattere a una polemica di mia moglie..
Per imparare velocemente l’italiano vi conviene diventare membri di Italiano Semplicemente in tutti i sensi, sia quello economico che quello scolastico, quello relativo al tempo impiegato, al divertimento e altro ancora.
Quando si parla di convenienza c’è sempre un’alternativa.

Prendo il treno o l’aereo? Rispondo a mia moglie oppure no? Divento membro oppure no? Ci possono essere anche più di due alternative.

Es:
Mi conviene andare al lavoro con la bici, la moto, la macchina, l’autobus, il treno, la metropolitana o a piedi?
Se abito molto vicino non (mi) conviene prendere un mezzo pubblico o la macchina. (Mi) conviene andare a piedi. Questa è una convenienza sia economica che ambientale.
Se una cosa non conviene, allora sconviene, oppure non è conveniente, cioè è sconveniente.
Il termine “inconveniente” ha invece un significato diverso, perché è simile a problema, imprevisto, contrattempo, ostacolo, impedimento, intoppo, seccatura.
Notate che la convenienza è una questione quasi sempre personale, quindi solitamente si associa a una o più persone. Se non lo faccio sto parlando in generale.
Mi conviene = a me conviene = conviene a me
Ti conviene = a te conviene = conviene a te
Gli/Le conviene = a lui/lei conviene = conviene a lui/lei
Eccetera.

Quando si specifica con la forma “a me”, “a te” eccetera , a differenza di mi, ti, eccetera, lo si fa però per sottolineare la persona:

Come facciamo se l’autobus non passa? A me conviene andare a piedi perché abito vicino. A te invece conviene aspettare comunque perché la tua casa è molto lontana.

Ci si può comunque riferire non solo alla persona ma anche direttamente alla scelta che riteniamo conveniente, senza usare alcun verbo. In questo caso la convenienza è per tutti ed è anche scontato a cosa si riferisce, quindi non c’è bisogno di usare il verbo per specificarlo. Tra l’altro la convenienza potrebbe essere di più di un tipo.
Es:

La frutta conviene rispetto alla carne (convenienza economica).

È la frutta che conviene, che è più economica della carne. La convenienza nell’acquistare la frutta vale per tutti, altrimenti avrei detto mi conviene, o ti conviene, o ci conviene eccetera. Non ho specificato di quale convenienza si parla, ma è normale che parlando di frutta e carne, parlo del prezzo.

Un altro esempio:

Forse pioverà. Mi conviene prendere l’ombrello. Non si sa mai (opportunità, vantaggio scontato).
Qui la questione è personale (mi conviene, sono io che sto uscendo di casa) e in questi casi si mette un verbo.

Molto spesso, considerato che la convenienza potrebbe derivare da diversi fattori, si usa “tutto sommato”:

Sai che ti dico? Visto che l’autobus non passa, tutto sommato mi conviene andare a piedi. Così faccio anche un po’ di movimento.

Quindi: considerando tutti gli aspetti, tutti i fattori che entrano in gioco, per me è preferibile andare a piedi, è meglio andare a piedi. Si, forse impiegherò più tempo, ma tutto sommato mi conviene.

Notate che quando uso l’ausiliare si usa solamente essere:

A me è convenuto andare a piedi

Ci è convenuto acquistare il biglietto aereo un mese prima.

Vedremo che l’ausiliare diventa importante nel secondo maggiore significato del verbo CONVENIRE che vedremo dopo.

Molto spesso il verbo convenire si usa per chiedere o dare consigli:

Secondo te cosa mi conviene fare?

Secondo me ti conviene chiedere a qualcuno anziché aspettare.

È come dire:

È meglio fare questo, meglio che chiedi a qualcuno, ti consiglio di chiedere a qualcuno, potrebbe essere una buona idea chiedere informazioni.

A questo punto conviene parlare di questo secondo significato del verbo convenire.

Non c’entra nulla con le scelte, i vantaggi e le alternative.

E’ simile a concordare, accordarsi, mettersi d’accordo, raggiungere un accordo, o semplicemente esprimere un accordo. E’ di uso soprattutto formale.

Es:

Durante la videochat abbiamo convenuto di vederci a Roma dal 23 al 26 giugno.
Durante la videochat siamo convenuti sul fatto di vederci dal 23 al 26 giugno
Durante la videochat si è convenuto/i di vederci dal 23 al 26 giugno.
Con+venire = convenire. È una cosa che si fa insieme. Si converge, si concord, in qualcosa.

In questo secondo utilizzo, posso, come si è appena visto, usare sia l’ausiliare avere che essere, ma normalmente si usa avere, che sottolinea l’oggetto dell’accordo:

abbiamo convenuto che…

Essere invece si concentra sulle persone:

Siamo convenuti su…

Allo stesso modo, se uso la forma al singolare (si è convenuto) si sottolinea ancora la questione sulla quale si converge, l’oggetto, ciò di cui sto parlando che trova tutti d’accordo.

Se invece uso il plurale (si è convenuti) mi sto riferendo alle persone che hanno raggiunto l’accordo.

Ovviamente, a maggior ragione, se uso essere al plurale: “siamo”, devo usare convenuti. Se invece uso “abbiamo”, anche se si riferisce a noi, devo usare il singolare: abbiamo convenuto.

Con la forma riflessiva “si è” potremmo avere il dubbio:

Si è convenuto o si è convenuti? Come ho detto, possiamo usare entrambi.

Il verbo convenire, dicevo prima, in questo secondo utilizzo, si usa anche per esprimere un accordo con quanto detto da un’altra persona.

Quindi se mi trovo in una riunione e voglio dire: siete d’accordo?

Posso anche dire:
Convenite su quanto detto da me?
Ne convenite?
Questa è l’unica soluzione al problema. Ne convieni?
Risposta:
Certo, ne convengo assolutamente
Replica: bene, se ne convenite tutti, passiamo al prossimo punto.
L’uso è ancora una volta abbastanza formale.
Quindi, ricapitolando, nell’uso più fréquente ci si riferisce alla convenienza economica, ma la cosa che conta è che si sta parlando di opportunità rispetto all’alternativa o alle alternative.

Un secondo uso, più formale, esprime un accordo raggiunto in comune oppure l’essere d’accordo, concordare con una opinione espressa.

Convenire, più raramente, significa anche venire insieme ad altri in un luogo, quindi radunarsi in un luogo provenendo da diverse parti, riunirsi. Questo è un terzo utilizzo possibile.

I membri sono convenuti da ogni parte del mondo.

Adesso vi voglio parlare anche del termine convenzione, che ha vari significati, ma uno di questi è un accordo raggiunto fra due o più persone, quindi è una cosa che si fa insieme. Può anche essere una specie di assemblea (simile alla riunione), specie politica o legislativa. C’è la famosa convenzione di Ginevra ad esempio.

Un ultimo e interessante utilizzo è quello riflessivo.

Una forma poco in uso tra i giovani ma abbastanza usata. In genere si usa la forma “come si conviene”, che sottolinea la maggioranza delle volte l’importanza di un ruolo, che non può fare diversamente per una questione di prestigio, o consuetudine.

Mi spiego meglio: è simile a “come dovrebbe essere/accadere” e c’è una certa affinità con un uso particolare di “quale“, di cui ci siamo già occupati, simile a “come”, “in qualità di”.

Es:

Quale presidente dell’associazione, devo rispettare le regole e farle rispettare.

Come si conviene ad un buon presidente, devo rispettare…..

C’è qualcosa in più però, un senso di rispetto e di rettitudine, di rango, di regola morale, e anche di responsabilità.

Direi che si intravede un senso chiaramente legato alla convenienza nel senso di qualcosa legato ai vantaggi di una scelta, però l’uso riflessivo sicuramente confonde un po’.

Si parla di un comportamento in genere, o di una scelta, che è adatta a un certo ruolo. In questo quarto utilizzo di convenire non si usa riferirsi direttamente a una persona (es: come si conviene a te) ma ci si riferisce a un ruolo, una funzione assunta, una carica.

Come si conviene tra amici come noi, possiamo abbracciarci

Come si conviene a un presidente come Giovanni, sarà lui a occuparsi dell’organizzazione.

Come si conviene a chi, come me, ha sempre messo al primo posto la lealtà, se non manterrò la promessa mi dimetterò.

Il si è obbligatorio altrimenti cambia il senso e sembrerebbe che, ad esempio il presidente abbia una convenienza di qualche tipo, un qualche vantaggio. Invece si sta parlando di qualcosa da fare.

Tutti voi converrete adesso sul fatto che occorra fare un esercizio di ripetizione:

Devi andare in Italia? Ti conviene imparare un po’ di italiano, no?

Devo comprare un corso, ma qual è il più conveniente?

Aspetta. Conviene chiedere a Marcelo che ha fatto uno studio.

Forse conviene a te che parti tra un mese, a me non conviene perché parto domani.

Ho comprato il biglietto aereo un anno fa perché era molto conveniente.

A me è convenuto acquistarlo online.

A te conviene informarti prima, magari ci sono delle offerte last minute.

Come si conviene tra vecchi amici, ci possiamo anche abbracciare per salutarci.

Vi conviene ascoltare l’episodio almeno un paio di volte. Ci vediamo e sentiamo al più presto.

790 Quando si dice

Quando si dice

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Trascrizione

Gianni: oggi voglio spiegarvi una curiosa espressione: “quando si dice”.

Un’espressione che si usa per fare una esclamazione.

Il nostro obiettivo è porre all’attenzione dell’ascoltatore una cosa curiosa che è accaduta, o inattesa, o incredibile, o evidenziare, anche ironicamente una caratteristica.

Il modo più frequente di utilizzo è:

Quando si dice il caso!

Con questa esclamazione si vuole far notare che è successo qualcosa di casuale ma è veramente strano che sia accaduto per caso.

Es:

Ieri ho sognato di incontrare una attrice famosa e proprio oggi ho incontrato Monica Bellucci. Quando si dice il caso!

Come dire: che coincidenza, veramente strana questa cosa che mi è successa. Una strana casualità questa.

Vi devo dire però che “quando si dice il caso” spessissimo viene utilizzata in senso ironico, ed allora è simile all’espressione “guarda caso” che abbiamo già trattato. La differenza è che “guarda caso” generalmente è seguita dalla frase sulla quale si sta ironizzando.

Come singola esclamazione invece sono equivalenti ma solo quando il senso è ironico.

Es: a casa mia non abbiamo mai mangiato pane. Però da qualche tempo ho il sospetto che mia moglie mi tradisca con il panettiere, perché guarda caso ogni giorno a casa c’è sempre il pane fresco. Quando si dice il caso!

Il senso è sempre ironico, e si vuole dire che non è affatto un caso che c’è sempre il pane fresco. Il sospetto sembra essere confermato. Non credo alle casualità.

Quando si dice”, più in generale, si usa in molti altri modi, nel senso che può essere seguito da parole diverse, generalmente termini singoli come qualità, caratteristiche delle persone.

Es: oggi sono uscito di casa e sono caduto proprio su una cacca! Quando si dice la sfortuna!

Qui voglio sottolineare quanto sono stato sfortunato, perché sarei potuto cadere semplicemente in terra, o su un prato o sul marciapiede. Invece sono stato proprio sfortunato.

Si vuole sottolineare, enfatizzare ciò che è accaduto perché rappresenta un episodio veramente sfortunato.

Posso fare lo stesso con la fortuna:

Giovanni ha partecipato alle olimpiadi e durante la gara finale, tutti i suoi migliori avversari, che erano i favoriti, hanno dovuto ritirarsi dalla gara per problemi fisici. Quando si dice la fortuna!

Vale a dire: quanto accaduto rappresenta una manifestazione eclatante della fortuna. Si tratta di vera fortuna, mai visto un caso simile prima d’ora.

Il tono con cui si pronuncia questa esclamazione è molto importante, anche perché si deve capire che non si tratta di una domanda, anche se questa espressione potrebbe anche sembrare, a chi non la conosce, proprio una domanda.

In realtà a volte il tono potrebbe anche essere quello fi una domanda perché può capitare che ci si rivolge all’interlocutore con tono interrigativo, quasi a chiedere una conferma:

Quando si dice la fortuna, vero?

Quando si dice una combinazione, no?

Altre volte invece il tono non è quello di una domanda ma quello di una esclamazione con cui si può esprimere sconforto, sconsolazione, rammarico o sollievo o stupore o ilarità.

Oltre al caso (o la combinazione), la paura, la sfortuna e la fortuna, possiamo usare anche altri termini o intere frasi volendo, ma queste sono le modalità più frequenti. Se si prova a usare frasi più lunghe c’è anche il rischio di non essere compresi quindi vi consiglio di non osare troppo.

Potete comunque provare a usare altri termini, tipo la puntualità, la sincerità, la compostezza, la comodità e altro:

Appena sposato, un uomo ha tradito la moglie ancora prima di partire per il viaggio di nozze. Quando si dice la fedeltà!

Anche qui il senso è chiaramente ironico. Accade di frequente con questa espressione.

Oppure posso anche usare brevi frasi:

Il capo del partito aveva sempre detto che la famiglia è la cosa più importante, poi però lui si è sposato tre volte. Quando si dice che la coerenza in politica è tutto!

Avete notato che a volte c’è una somiglianza con l’espressione “della serie”? Questo accade soprattutto con le frasi più lunghe.

Pensateci.

Adesso ripassiamo:

Anthony: Manca ancora un ripasso? Vienici un po’ incontro Gianni, ci servirebbe un bell’assist per poter produrre qualcosa consono alle aspettative degli ascoltatori e per evitare che ci scappino castronerie.

Travisare, equivocare, fraintendere – VERBI PROFESSIONALI (n. 79)

Travisare, equivocare, fraintendere

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Trascrizione

Gianni: questo è veramente un verbo interessante: travisare.

Di primo acchito mi verrebbe da dire che travisare significhi “capire male“, quindi stiamo parlando di comunicazione.

È un verbo abbastanza formale, ma ha delle sfumature interessanti che conviene approfondire.

Posso ad esempio dire:

Quando dico che non dovete concentrarvi sulla grammatica, spero di non essere travisato, perché non voglio dire che non sia utile o importante, ma solo che per imparare a comunicare occorre anche parlare e ascoltare più che potete e possibilmente avere piacere nel farlo.

Quindi spero che voi non travisiate le mie parole o il mio messaggio, perché non voglio sottovalutare l’utilità della grammatica.

Perciò, travisare significa comprendere in modo sbagliato, errato delle parole o un testo scritto o anche un comportamento qualsiasi, e trarre delle conclusioni altrettanto sbagliate, perché le intenzioni erano diverse.

Non si tratta quindi di errori semplici tipo “capire fischi per fiaschi” o scambiare una parola qualunque per un’altra. Si tratta invece di interpretare in modo diverso una qualunque forma di comunicazione.

L’interpretazione è la parola chiave: attribuire un significato a una comunicazione diverso da quello che voleva essere trasmesso.

Molto spesso questo verbo viene usato anche con un significato negativo, nel senso che questa alterata interpretazione è voluta, volontaria. Questa alterazione diventa una distorsione volontaria, uno stravolgimento finalizzato a ottenere un risultato personale.

Es:

Dire che Hitler non avesse cattive intenzioni significa travisare la realtà storica.

Stiamo quindi volutamente cercando di cambiare la storia, di stravolgerla, di modificare il senso di ciò che è accaduto.

Come al solito hai travisato le mie parole. Lo fai apposta?

Altre volte non c’è cattiva intenzione ma semplicemente un modo diverso di leggere un messaggio:

Quando imparerete a non travisare le parole di Giovanni? Non dovete offendervi quando fa le battute su di voi. A volte si prende troppe confidenze ma non è per niente cattivo. Vuole solo risultare simpatico.

Voglio essere chiaro, sono stato travisato. Non è che io sia favorevole alla guerra. Dico solo che non è sbagliato difendersi se qualcuno ci attacca.

Scusate devo aver travisato le vostre parole. Quando avete detto che volevate andar via ero convinto che vi stavate annoiando.

Oppure:

Non travisare le parole che ho detto, non volevo affatto offenderti. Ho solo detto che forse non hai riflettuto abbastanza, non che sei uno stupido.

Si può usare il verbo anche relativamente alle persone e non solo alle parole o ai messaggi:

Ti prego di non travisarmi quando ti chiedo una maggiore puntualità. Credo che tu sia un’ottimo lavoratore, ma in questo ufficio tutti abbiamo tanti impegni e bisogna essere sempre puntuali. Non mi travisare.

Questa, tra l’altro, non è un’accusa di distorsione volontaria delle mie parole ma un tentativo di spiegarmi meglio.

Sto cercando di usare la mia sensibilità per assicurarmi (posso anche dire sincerarmi) che il mio messaggio non venga travisato o malinteso o male interpretato.

Molto spesso, nel linguaggio di tutti i giorni, si dice:

Scusa, mi hai capito male, volevo dire che…

Oppure:

Non mi capire male, non voglio dire che…

Non è sbagliato, ma perché non imparare un nuovo verbo considerato che volete migliorare il vostro italiano?

Invece se voglio dire che si sta cercando volontariamente di interpretare in modo sbagliato e distorto qualcosa, è più difficile sostituire il verbo travisare. Potrei usare mistificare, un verbo simile che non si presta a doppie interpretazioni e significa solamente distorcere, falsificare, ma anche ingannare, imbrogliare, raggirare, truffare.

Mentre se si parla di “parole” è più frequente usare travisare, per i fatti e la realtà si usa spesso mistificare. È sicuramente più forte come verbo e si usa solo per le accuse.

Un altro verbo simile ma molto più innocuo è fraintendere. Il fraintendimento non è volontario, non c’è malafede.

Poi c’è anche equivocare. Significa sbagliare a comprendere il significato delle parole, spesso perché si chiamano con lo stesso nome delle cose diverse. Solitamente anche questo verbo non si usa per accusare qualcuno di distorcere le parole di chi parla.

In effetti l’equivoco solitamente si usa in modo simile a malinteso, quindi anche equivocare è un verbo più innocente rispetto a travisare.

A volte, se si crea un equivoco è casomai perché chi parla usa parole volutamente ambigue, che possono essere interpretate diversamente. Equivocare è abbastanza normale quando qualcuno parla in modo equivoco.

Qui l’attenzione si sposta su chi parla e non su chi ascolta.

Anche una persona può essere definita equivoca, cioè falsa, insincera, sospetta. Allo stesso modo anche un comportamento può essere giudicato equivoco.

C’è sempre una componente morale.

Comunque, tornando alla chiarezza di una comunicazione, se il mio messaggio è chiaro posso dire che le mie parole non ammettono equivoci, o che non si prestano ad equivoci. Non è possibile equivocare. Se qualcuno cerca di travisare le mie parole è solo colpa sua.

Vedete che quindi meglio usare travisare se voglio far capire che c’è la volontà di cambiare il senso delle mie parole.

Se invece voglio dire che sono stato compreso male ma la colpa non è di nessuno, meglio non usare travisare.

Ci deve essere stato un equivoco!

Cioè: magari mi sono spiegato male, ad ogni modo non volevo dire questo. Non è colpa né mia né tua.

Hai equivocato” e “hai frainteso” non sono pertanto sempre uguali a “hai travisato“.

Dipende essenzialmente dal caso. Tra i tre verbi, sicuramente fraintendere è il più usato. Tra l’altro questo episodio è la prima occasione in cui io stesso ho utilizzato i verbi travisare e equivocare.

Dell’equivoco invece ce ne siamo occupati spesso, specie nell’episodio dedicato al termine “scanso“, in quello dedicato all’espressione “sgombrare il campo” e anche in “dare adito” e “onde evitare

Ci vediamo al prossimo verbo professionale.

Travisare, equivocare, fraintendere

789 Accavallare

Titolo: Accavallare e accavallarsi

Descrizione: Due verbi molto usati nel linguaggio sia familiare che in ufficio.

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti.

Durata: 8:00

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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788 Il pannicello caldo e il palliativo

Titolo: Il pannicello caldo e il palliativo

Descrizione: Il pannicello caldo e il palliativo rappresentano due diverse modalità di esprimere un rimedio insufficiente o una soluzione inadeguata.

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti e una breve spiegazione dello stesso ripasso.

Durata: 10:04

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785 Il calderone

Titolo: Il calderone

Descrizione: Si tratta di un grosso recipiente usato per bollire liquidi o cuocere vivande, ma l’utilizzo è quasi esclusivamente fugurato.

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti.

Durata: 9:09

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783 Delle due l’una

Titolo: delle due l’una

Descrizione:

Delle due l’una: un’espressione che si usa per puntualizzare, per fare chiarezza, per scegliere o per criticare in modo saccente

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti.

Durata: 7:27

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782 Uno che è uno!

Titolo: uno che è uno

Descrizione: Un’espressione che non non troverete mai in nessun dizionario che è uno!

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti.

Durata: 9 minuti

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781 Facente

Titolo: facente

Descrizione: Facente parte, facente capo e facente funzione.

Sono queste le tre cose di cui parliamo nell’episodio numero 781 facente parte della rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”, rubrica che è stata ideata per farvi fare un passo alla volta nella comprensione della lingua italiana

Durata: 12:38

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780 A sé stante

Titolo: A sé stante

Descrizione: “A sé stante” è una locuzione che si utilizza per separare qualcosa dal resto, quindi indica qualcosa che è distinto, separato. Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti.

Durata: 4:49

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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779 Stante, stante che

Titolo: stante e stante che

Descrizione:  “Stante che” oppure “stante il fatto che” è una locuzione che si può usare per fotografare una situazione e trarre delle considerazioni.Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti.

Durata: 9 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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778 Seduta stante

Titolo: seduta stante

Descrizione: “Seduta stante” significa adesso, subito, immediatamente. Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti.

Durata: 10:30

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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777 Il nullafacente e il nullatenente

Titolo: Il nullafacente e il nullatenente

Durata: 14 minuti

Descrizione:  VI spiego la differenza tra nullafacente e nullatenente partendo dal concetto di participio presente. Segue un ripasso di alcuni episodi precedenti.

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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776 Se non (seconda parte)

Titolo: Se non (seconda parte)

Descrizione:  Siamo nuovamente di fronte ad una scelta, ma stavolta non per escludere le alternative, quindi non con un significato equivalente a “solamente”, “soltanto”. Piuttosto stiamo cercando di dare più importanza, di sottolineare maggiormente qualcosa, mettendola al primo posto in una graduatoria, in una gerarchia. Segue un ripasso di alcuni episodi precedenti.

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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775 I verbi FIONDARSI, SCAGLIARSI, PRECIPITARSI, LANCIARSI, BUTTARSI

Titolo: I verbi FIONDARSI, SCAGLIARSI, PRECIPITARSI, LANCIARSI, BUTTARSI

Durata: 14:53

Descrizione:  Oggi vediamo alcuni verbi abbastanza simili. Ci concentriamo soprattutto sulla versione riflessiva. Segue un ripasso di alcuni episodi precedenti.

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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774 Dispiace o mi dispiace?

Titolo: dispiace o mi dispiace?

Descrizione: Qualche volta non si usa mettere il pronome personale davanti a “dispiace”. vediamo perché.  Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti e una breve spiegazione del ripasso.

Durata: 11 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Un’accozzaglia

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Trascrizione

Ecco un termine molto negativo: accozzaglia.

Scommetto che vi piacciono le cozze, vero? Se avete visitato l’Italia centrale o meridionale avrete sicuramente assaggiato le cozze, una specialità gastronomiche dell’Italia centro-meridionale.

Beh, purtroppo non c’entra nulla con l’ccozzaglia ma scommetto che ci avevate pensato! Devo ammettere che lo avevo fatto anch’io.

Una accozzaglia è invece un insieme confuso di persone spregevoli, oppure una massa discordante di cose.

Si tratta quindi di cose o persone diverse tra loro, con caratteristiche diverse. Non si tratta necessariamente di caratteristiche negative, ma si parla di accozzaglia quando questa diversità non è apprezzata per qualche motivo.

Pulisci la stanza, è sporca e c’è un’accozzaglia di oggetti di ogni genere sul pavimento.

Si tratta in questo caso di oggetti di ogni tipo, che stanno nel posto sbagliato e c’è molta confusione. Non c’è ordine nella stanza.

Un’accozzaglia è in questo caso un insieme confuso di cose, mischiate tra loro, ammassate a terra, appoggiate dove capita.

Se parlo di persone, un’accozzaglia dî persone è un insieme di persone generalmente poco raccomandabili, quindi è un dispregiatuvo.

Qui è meno importante la diversità, quando invece lo è la qualità, le caratteristiche di queste persone, sempre negative, almeno riguardo al fatto che le loro caratteristiche non sono per niente adatte per uno specificato obiettivo.

C’è spesso l’idea di persone scelte a caso che sono inadeguate ad uno scopo.

Nella mia azienda hanno assunto un’accozzaglia di persone completamente inutili.

Un’accozzaglia di persone messe insieme senza criterio non può formare un partito politico.

Si sente a volte parlare di un’accozzaglia di parole o un’accozzaglia di frasi. Si vuole indicare una comunicazione confusa, un discorso senza semzo, parole messe a caso.

773 Brillare

Brillare

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Trascrizione

Giovanni:

Ascoltate le seguenti frasi:

Una stella brilla in cielo

Un ordigno è stato fatto brillare

Ieri sera ero un po’ brillo

Mi hanno detto che non brillo per intelligenza.

In questa scuola ci sono molti studenti brillanti

Questo per dirvi che brillare è un verbo che ha diversi significati. Vediamo se posso farcela a spiegarli tutti.

Innanzitutto le stelle brillano in cielo. Le stelle quindi sono brillanti. Infatti emettono luce, sono scintillanti, sono splendenti. Brillare ha questo significato proprio: Emettere o riflettere una luce vivida e cangiante, quindi è esattamente come splendere.

Allo stesso modo possono brillare dei bicchieri di cristallo, o dei gioielli, e questo indica la loro bellezza, il loro valore, la loro purezza o la loro pulizia.

Riguardo alla pulizia, posso usare questo verbo per indicare molte cose diverse:

La stanza brillava per quanto era pulita.

Dottore, i miei denti non sono per niente brillanti. Quale dentifricio posso usare?

In questo senso posso usare splendere allo stesso modo.

Una mamma al figlio che ha le scarpe sporche:

Lavati le scarpe. Quando torno le voglio vedere splendere/brillare!

La seconda frase che ho detto prima è:

Ieri sera ero un po’ brillo

Anche se l’aggettivo brillo, che ho usato, deriva dal verbo brillare, questo in realtà non è un uso del verbo brillare.

Essere brillo significa essere ubriaco. Non moltissimo però. Si dice anche “alticcio”, e ci si accorge che una persona è brilla quando è eccessivamente euforica e loquace, o non ce la fa a camminare perfettamente per il troppo vino bevuto.

Probabilmente si dice “brillo” perché gli occhi di una persona che ha bevuto troppo iniziamo a brillare.

In realtà quando gli occhi brillano generalmente ci si riferisce alla felicità:

Al matrimonio, a Maria brillavano gli occhi!

Ti brillano gli occhi dalla gioia!

Se torniamo agli esempi di cui sopra c’è:

Un ordigno è stato fatto brillare

Un'esplosione

Un ordigno è una bomba, e far brillare un ordigno significa far scoppiare questa bomba, farla esplodere.

Gli ordigni vengono fatti brillare perché altrimenti potrebbero essere pericolosi.

Negli ultimi due esempi fatti all’inizio si fa invece riferimento al verbo brillare nel senso di imporsi all’attenzione per doti singolari, quindi contraddistinguersi per il fatto di avere una particolare dote. Si tratta sempre di una caratteristica positiva. Una dote, appunto.

Mi hanno detto che non brillo per intelligenza. Eppure mi sono lavato stamattina!

Non brillare per intelligenza significa non essere intelligenti, non avere questa qualità, non distinguersi per questa caratteristica.

Brillare per” è la locuzione usata.

Si utilizza sempre in questo modo, ma curiosamente quasi sempre c’è una negazione:

Il mio amico non brilla certamente per eleganza

Si vuole quindi evidenziare la mancanza di una dote, cioè la mancanza di una qualità: l’eleganza in questo caso, ma prima era l’intelligenza. Potremmo fare la stessa cosa citando altre doti: la memoria, la velocità, la perspicacia, la gentilezza eccetera.

Questo pertanto (non brillare per…) è un modo alternativo per indicare la mancanza di una qualità di una persona. Raramente si usa per sottolineare una dote posseduta, ma si può fare.

In senso positivo esiste comunque l’aggettivo brillante. Non sono solamente le stelle o i gioielli ad essere brillanti:

In questa scuola ci sono molti studenti brillanti

Gli studenti brillanti sono più bravi degli altri, si distinguono per le loro qualità.

Spesso quando si parla di un amico e lo si definisce una persona brillante, ci si riferisce all’intelligenza in generale, o alla sua capacità di essere spiritoso, piacevole e comunque una persona di successo.

Oppure:

Antonio è un brillante medico statunitense

Il dott. Bianchi ha davanti a sé una brillante carriera

Proprio come un gioiello brillante, che attira l’attenzione e si nota rispetto al resto, quando una persona viene definita brillante, in senso figurato significa che suscita ammirazione o interesse per la sua eccezionalità.

Potrei usare aggettivi diversi, tipo splendido, fulgido, eccellente. Il senso non cambia.

Soprattutto in ambito professionale, oltre alle persone, si parla spesso di una carriera brillante.

La carriera è il percorso lavorativo e indica l’eventuale progresso compiuto, specie da un punto di vista sociale ed economico, nel campo di un’attività gerarchicamente organizzata. Fare carriera è come salire dei gradini di una scala. Più si va in alto, maggiore è il prestigio, l’importanza, le responsabilità e lo stipendio.

Un professore dell’Università è alla ricerca di una brillante carriera universitaria, mentre un militare insegue una brillante carriera militare e un impiegato pubblico o privato vorrebbe avere ugualmente una lunga e brillante carriera.

Quindi brillare indica lucentezza, “brillare per” indica il possesso di una qualità particolare e l’aggettivo brillante significa emanare o riflettere luce o in senso figurato suscitare ammirazione e interesse.

Se non siete brillanti, spero almeno non siate brilli!

Rauno: A proposito, quanti bicchieri di vino ci vogliono per diventare brilli?

Sofie: a me basta l’odore del vino e già inizio a ridere! È una mia prerogativa.

Albéric: a mio nonno bastava mezzo bicchiere. Per questo mia nonna adottava l’accorgimento di aggiungere acqua alla bottiglia del vino: un espediente che però faceva solo arrabbiare il marito. Ne nascevano dei simpatici siparietti!

Segue una spiegazione del ripasso.

772 Come un fulmine a ciel sereno

Titolo: come un fulmine a ciel sereno

Descrizione: Il fulmine si usa in diverse espressioni italiane. Lo stesso vale per i verbi fulminare e folgorare.

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti e una breve spiegazione del ripasso.

Durata: 9 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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771 Non esiste proprio

Non esiste proprio (scarica audio)

Trascrizione

Che ne dici se domani mattina ci alziamo alle 5 e ci facciamo una bella passeggiata?

Cosa rispondereste a questa domanda?

Alle 5? Assolutamente no.

Non ci pensare! È troppo presto!

Facciamo alle 10?

Ma perché così presto?

Alle 5 fa troppo freddo!

Non se ne parla proprio!

A quell’ora è ancora buio!

Un’altra possibile risposta è:

Non esiste proprio!

Questa è un’espressione informale, familiare, con la quale si esclude categoricamente qualcosa. Si tratta quasi sempre di una proposta che si vuole rifiutare categoricamente, cioè che non si vuole neanche prendere in considerazione. Il verbo esistere non va dunque interpretato alla lettera.

“Non esiste”, in teoria, sarebbe di per sé sufficiente, ma per sicurezza meglio aggiungere “proprio“.

Apriamo una breve parentesi. Proprio è normalemente un aggettivo, ma in questo caso è un avverbio, e il suo ruolo è rafforzare qualcosa. Normalmente viene rafforzato un aggettivo che viene dopo, tipo:

È proprio vero!

Cioè: è vero, verissimo, ti assicuro che è vero. Te lo posso assicurare.

Sei proprio un ingenuo!

Cioè: sei veramente un ingenuo, non c’è ombra di dubbio su questo.

Sei proprio sicuro?

Cioè: sei veramente sicuro? Sei sicuro al 100 percento?

In questo caso invece si rafforza qualcosa che viene prima, che è il verbo esistere.

È una specie di negazione rafforzata: “non esiste” esclude che qualcosa sia vero o che venga accettata una proposta.

Quasi sempre “non esiste” significa “non ci pensare proprio” oppure “non c’è nessuna possibilità che quello che hai detto si possa verificare“.

Non esiste proprio” quindi rafforza questo concetto.

Somiglia molto a “non è cosa” (è anche a non se ne parla) di cui ci siamo già occupati, espressione più usata nel sud dell’Italia. Tuttavia “non esiste proprio” è più forte e meno adatto quando manca la voglia di fare qualcosa o quando non è il momento o la giornata giusta per farlo. In questi casi è più adatta l’espressione “non è cosa“.

Anch’essa può comunque diventare “non è proprio cosa”, rafforzando il concetto espresso.

È importante dire che se vogliamo dire che una cosa non è vera, non si usa “non esiste proprio”.

“Non esiste” potrebbe stare per “non può essere”, “non può essere vero” (abbastanza raramente) se mi riferisco a una cosa a cui non credo, ma non possiamo usarla per esprimere una negazione, cioè al posto di “no”, a meno che io non risponda a una proposta o io stia negando fortemente un’affermazione o una domanda accusatoria, tipo:

Mi hai tradito? Ti hanno visto con un’altra donna!

Risposta: Ma cosa dici? Non esiste proprio che tu mi abbia visto! (risposta sibillina?)

Si può usare il congiuntivo, come ho appena fatto, con “non esiste” quando spiego a cosa mi riferisco (non esiste che…).

Comunque non è obbligatorio se parlate ad amici e in contesti familiari.

Tra l’altro il problema non si pone perché “non esiste” non si usa al di fuori del linguaggio familiare.

Vediamo altri esempi?

Domanda: Vuoi chiedere scusa a tua moglie? Avanti! Chiedile scusa!

Risposta:

Chiedere scusa? Non esiste proprio! (che io le chieda scusa). È lei che deve chiedermi scusa. Altro che storie!

Domanda: Vuoi venire con noi sabato prossimo a mangiare il pesce?

Risposta:

Mangiare il pesce? Bell’idea ma sabato prossimo non esiste proprio perché c’è il concerto dei Maneskin!

Beh, allora andiamo stasera?

No, stasera non è cosa perché ho un mal si schiena terribile! Grazie lo stesso. Facciamo un’altra volta.

Albéric: io invece nutro dei forti dubbi e credo che non vuoi venire a mangiare il pesce perché ci nascondi qualcosa. Ultimamente non fai che trovare scuse. Tant’è vero che è qualcosa come un paio di mesi che hai sempre altro da fare.

Irina: non è che ti nascondo qualcosa, è che, come ti ho detto, stasera non è proprio cosa.

Peggy: va bene, come non detto. Allora vorrà dire che aspetteremo che tu ti rimetta in sesto e poi, se avrai voglia, sai dove trovarci. Tranquillo. Senza rancore. Ci mancherebbe altro.

Segue una spiegazione del ripasso

Fila liscio come l’olio

Fila liscio come l’olio

Video

Trascrizione

Giovanni: Una delle specialità italiane è l’olio extravergine d’oliva. Questo è abbastanza noto. ma l’olio, più in generale, e non solo quello derivato dalle olive, viene usato anche per lubrificare, per fare in modo che due corpi scivolino tra loro, per quindi ridurre l’attrito tra due corpi.

Ma l’olio si usa anche in alcune espressioni idiomatiche italiane, tra cui “liscio come l’olio“.
Filare liscio come l’olio“, in particolare, è una espressione che si usa quando non si incontrano problemi.

Come va il viaggio? c’è traffico?

Fortunatamente no. Finora fila tutto liscio come l’olio.

Cioè: va tutto bene, non abbiamo incontrato problemi.

Si usa spessissimo parlando del traffico, ma si usa in generale in qualunque attività in cui c’è la possibilità di incontrare dei problemi, qualcosa che ci faccia rallentare, che ostacoli il nostro lavoro o il normale andamento delle cose. Se tutto va bene, possiamo dire semplicemente che “tutto fila liscio”, e possiamo aggiungere “come l’olio”.

Si usa il verbo filare, che è un verbo che ha molti utilizzi diversi, ma quanto “tutto fila“, o quando “tutto fila liscio“, c’è un’attività che procede con regolarità, che va avanti senza problemi, senza intoppi, soprattutto quando questi eventuali intoppi sono fonte di preoccupazione.

Se poi tutto fila liscio come l’olio, si vuole trasmettere l’assenza di attrito. Tra l’altro il verbo filare trasmette anche un senso di moto rettilineo, senza curve, quindi qualcosa di diritto, e anche questo trasmette l’assenza di un rallentamento e quindi di eventuali difficoltà e possibili deviazioni rispetto a quanto previsto.

Filare trasmette anche un senso di ordine e coerenza. Pensate all’espressione “un discorso che fila“, che è un discorso logico, coerente, che non ha contraddizioni. Quando una persona fa un discorso che fila è un discorso convincente e efficace.

Filare trasmette l’assenza di difficoltà anche quando parliamo di un “ragazzo che fila dritto“, con riferimento al suo comportamento corretto e maturo, senza deviazioni e senza stupidaggini. Parliamo in questo caso della sua condotta sul piano morale o disciplinare.

Allora, anziché dire “tutto ok”, “va tutto bene”, “finora tutto bene“, la prossima volta provate anche a dire che  “tutto fila liscio come l’olio“.

Al prossimo video di Italiano Semplicemente

770 Per non

Titolo: Per non

Descrizione: Come sottolineare, enfatizzare una affermazione secondaria, che, in quanto secondaria, potrebbe passare in secondo piano, ma io non voglio che questo accada. E allora uso “per non parlare/dire”

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti e una breve spiegazione del ripasso.

Durata: 10:20 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Il piatto forte

Il piatto forte

Video

Trascrizione

Giovanni: quando siamo a tavola, si sente spesso parlare del “piatto forte”.

Qual è il piatto forte del pranzo?

Il piatto forte non è però il piatto più resistente del servizio dei piatti, ma il piatto migliore; piatto inteso come pietanza, non come contenitore di cibo.

L’aggettivo forte in questo caso non ha niente a che fare con la forza e coi muscoli.

Generalmente il piatto forte è anche il più sostanzioso e prelibato di un pranzo, il più interessante, ma viene nominato soprattutto nei giorni di festa, o quando ci sono ospiti.

Arriva il piatto forte! Melanzane alla parmigiana!

Ieri era il giorno di Pasqua e il piatto forte di mia suocera è stato la lasagna!

Altre volte, ma fuori della cucina, si usa al posto del pezzo forte, ma stavolta stiamo assistendo ad uno spettacolo; non stiamo mangiando quindi ma siamo ad un concerto o un’esibizione pubblica. Il pezzo forte o il piatto forte può essere una canzone o anche una battuta.

Il piatto forte della serata arriva tra poco!

Le canzoni vengono quindi confrontate alle portate di un pasto.

Ci vediamo al prossimo video.

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi

Video

https://youtu.be/tosIgoSg890

Trascrizione

Giovanni: oggi è Pasqua, e approfitto per parlarvi di un famoso modo di dire:

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi.

Il significato è il seguente: con chi trascorrere le festività?

Il Natale, per tradizione, si trascorre insieme alla famiglia; La Pasqua, invece, si può tracorrere insieme ad amici e conoscenti.

“I tuoi” sta per “i parenti più stretti”, con i familiari. A volte può significare semplicemente i genitori, altre volte, come in questo caso, la famiglia in generale.

I miei quindi sono i miei genitori, o la mia famiglia.

Oggi vado dai miei

Tu invece quando vai a trovare i tuoi? Non vai dai tuoi a Natale?

Non si usa al plurale però.

Quest’anno andiamo dai miei.

Se io e mio fratello andiamo dai nostri genitori devo aggiungere genitori, non si dice “andiamo dai nostri” ma”andiamo dai nostri genitori”.

Pasqua però la passiamo con gli amici. Buona Pasqua allora, ovunque voi decidiate di andare!

Portare e dimostrare un’età

Portare un’età

Video

Portarsi gli anni e dimostrare un'età

Trascrizione

Giovanni: quando si parla dell’età di una persona, capita spesso di utilizzare due verbi in particolare: dimostrare e portare.

Dimostrare è abbastanza semplice. È simile a mostrare.

Quanti anni ha Francesca?

Francesca ha 50 anni.

Davvero? Ne dimostra molti (in/di) meno!

Oppure:

Davvero? Ne dimostra molti di più!

In pratica sto facendo un confronto tra l’età che dimostra una persona, cioè gli anni che sembra avere questa persona, e l’età vera, cioè l’età anagrafica.

Se gli anni che dimostra sono inferiori ai suoi veri anni, allora posso dire che dimostra un numero inferiore di anni.

Se invece l’età che dimostra è superiore alla sua vera età, posso dire che dimostra un numero superiore di anni.

Lo stesso concetto si esprime usando il verbo portare.

Quanti anni hai?

Ho 65 anni.

Davvero? Te li porti veramente bene.

Credi davvero che io me li porti bene?

Certo, te li porti magnificamente!

Portarsi è in realtà il verbo da usare, la forma riflessiva di portare.

Ho visto in tv Sofia Loren. Ha più di ottant’anni, ma se li porta benissimo. Sembra avere vent’anni in/di meno.

In pratica se si portano bene i propri anni significa che si dimostrano meno anni di quelli anagrafici. Si appare più giovani di quanto si è in realtà.

Se invece si portano male, allora si appare più anziani, cioè si dimostrano più anni di quelli veri.

Curioso che si utilizzi il verbo portare, ma in effetti questo verbo paragona gli anni ad un peso, a un bagaglio che si appesantisce sempre di più.

Vediamo altri esempi:

Io ho 51 anni e spero di portarmeli bene

Tu hai 60 Anni e ti assicuro che te li porti benissimo. Ne dimostri 20 in meno.

Mia madre ha settant’anni e se li porta che è una meraviglia.

Mio cugino non se li porta molto bene i suoi 35 anni. Sembra averne almeno 10 in più.

Per portarci sempre bene gli anni occorre mangiare bene e fare tanta attività fisica.

E voi? Credete di portarvi bene la vostra età?

I miei genitori se li portano bene i loro 80 anni. Secondo te quanti ne dimostrano?

768 Peculiarità e prerogative

Titolo: Peculiarità e prerogative

Descrizione: Peculiare è l’aggettivo. La peculiarità è la qualità di ciò che è peculiare. La prerogativa invece è diverso dal prerogativo…

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti e una breve spiegazione del ripasso.

Durata: 15:44 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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767 Braccia conserte, di conserto

Titolo: le braccia conserte e in conserto.

Descrizione: Vediamo due espressioni interessanti: “restare a braccia conserte” e “in conserto”.

PER STUDENTI NON MADRELINGUA.

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti e una breve spiegazione del ripasso.

Durata: 11 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Subentro, voltura e allaccio, allacciare, subentrare, volturare riallacciare (ITALIANO PROFESSIONALE)

Subentro, voltura, allaccio, allacciare, subentrare, riallacciare, volturare (scarica audio)

durata: 13:49

Trascrizione

Tutti gli stranieri che vengono a vivere in Italia hanno o potrebbero avere un problema. Non appena acquistano una casa o ne affittano una, devono occuparsi delle utenze. Le utenze sono la fruizione di un bene o servizio pubblico: l’iutenza del gas, l’utenza telefonica, l’utenza elettrica, l’utenza dell’acqua.

Occuparsi delle utenze significa che devono risultare a loro nome, quindi l’intestatario delle utenze deve essere modificato. Precedentemente l’intestatario era chi vi ha venduto la casa, cioè il vecchio proprietario, mentre adesso che l’appartamento ha cambiato proprietario, le utenze devono essere intestate (vanno intestate) al nuovo proprietario, oppure, nel caso di affitto, all’affittuario, cioè la persona che ha ricevuto un immobile in affitto, pagando l’affitto mensilmente.

L’intestatario di una utenza è la persona o l’ente che siano indicati come titolari dell’utenza. L’intestatario è colui o colei o l’ente) a cui è intestata l’utenza.

Intestare quindi significa attribuire qualcosa, come una utenza, a un titolare mediante indicazione del nome.

Se io intesto la casa a mio figlio, la casa diventa sua, e lui diventa l’intestatario della casa.

Ma si parlava di utenze e quindi torniamo alle utenze.

Quando prendo in affitto un appartamento, o quando lo acquisto, devo intestare le utenze a me.

Quali termini usare per fare questa modifica di intestazione?

Ci sono termini interessanti di cui vorrei parlarvi da cui derivano i verbi. I termini sono allaccio, surroga, subentro e voltura. I verbi sono allacciare, subentrare, surrogare e volturare.

Partiamo proprio dal subentro e da subentrare.

Se andiamo sul dizionario a vedere, subentrare significa entrare al posto di un altro, quindi si tratta di una sostituzione o di una successione. Si usa ad esempio nello sport:

Al minuto settanta, il giocatore col numero 12 subentra al posto del giocatore col numero 7 perché si è fatto male.

In questi casi si usa normalmente anche “entrare” ma si tratta di un subentro a tutti gli effetti.

Però si può subentrare a qualcuno anche in un diritto. Prima era mio padre a godere di un diritto, adesso sono io. Sono subentrato a mio padre. Questa è anche una successione oltre ad un subentro.

Anche al lavoro, se il mio posto lo prende un’altra persona, anche questo è un subentro.

A fine mese lascerò il posto di lavoro. Al mio posto subentrerà il signor Rossi.

Ma quando si parla di utenze, il subentro è l’attivazione di una fornitura da parte di un cliente dopo un periodo in cui il contatore era stato disattivato.

esempio:

Nel 2020 il sign. Rossi abita in un appartamento e sia il gas che l’acqua che il telefono e l’elettricità sono intestate a lui. Lui è l’intestatario di tutte le utenze dell’appartamento. Poi però nel 2021 il signor Rossi lascia l’appartamento e disattiva tutte le utenze. I contratti sono interrotti. Nel 2022 il signor Rossi torna nell’appartamento e riattiva le utenze. Dunque il signor Rossi effettua un subentro.

Dalla spiegazione precedente però non sembrerebbe questo un subentro poiché il signor Rossi non sostituisce nessuno, non subentra a nessuno. Anche se l’appartamento fosse stato venduto o affittato al signor Bianchi, anche questo sarebbe un subentro, perché le utenze erano state interrotte, indipendentemente dall’intestatario precedente. Il subentro va quindi richiesto solamente quando i contatori risultano disalimentati, cioè non più alimentati, quindi sono cessati ed occorre riattivarli.

Se invece le utenze non vengono mai interrotte, si parla di “voltura“, che consiste quindi nel cambio di intestatario del contratto, senza interruzione dell’erogazione del servizio, es. energia elettrica, gas eccetera. La voltura non prevede una interruzione ma solamente un cambio dell’intestatario.

In definitiva, nei contratti stipulati tra enti pubblici o privati e i vari utenti, la voltura è il cambiamento del nominativo dell’utente al quale il contratto è intestato, quindi un cambio d’intestazione, mentre col subentro viene riattivato un contatore.

Si può fare la voltura del telefono, quella del gas, quella dell’utenza elettrica e quella della fornitura dell’acqua.

Quando si prende in affitto un appartamento dunque, si può fare una voltura oppure un subentro: se la casa era abitata da altri, si tratta di voltura, mentre probabilmente se la casa era disabitata, le utenze erano state interrotte e allora dobbiamo fare un subentro.

La stessa cosa quando acquistiamo un appartamento precedentemente abitato da altri.

E se invece compriamo un appartamento nuovo? In questo caso dobbiamo fare un allaccio delle utenze.

Un allaccio è quindi un allacciamento. Questo è il termine che andrebbe usato ma poi nei fatti ormai il termine allaccio ha preso il sopravvento nell’uso.

Allacciare una linea telefonica, fare l’allaccio del gas, fare l’allaccio di una utenza elettrica, chiedere l’allaccio. Queste sono le espressioni più usate.

Anche le cravatte si allacciano e anche la cinta (o cintura) dell’automobile.

Allacciare la cintura di sicurezza

Nel caso dei servizi pubblici e delle utenze, un allaccio è una operazione con cui si collega un elemento a una “rete”: la rete elettrica, la rete del gas, la rete dell’acqua.

C’è da dire che l’allaccio è un termine che si usa solamente nelle utenze, e anche la voltura. Invece ad esempio subentrare, oltre agli utilizzi visti, ha anche un uso figurato. Posso dire ad esempio:

Una volta mi sono perso a Roma. Avevo 15 anni. All’inizio ho provato smarrimento, ma poi è subentrata la paura di non riuscire più a tornare a casa.

Quindi un sentimento, una sensazione, può subentrare ad un altro.

Riguardo ad allacciare, si usa a volte anche parlando di relazioni:

L’Italia deve allacciare una relazione commerciale con i paesi orientali

Allacciare una relazione sentimentale

Esiste anche “riallacciare” (cioè allacciare nuovamente) usato sia quando bisogna riallacciare le scarpe (dopo che si sono sciolti i lacci) e tecnicamente parlando una linea (ad esempio telefonica):

Allacciare le scarpe

Riallacciare una linea telefonica interrotta

Questa operazione come visto l’abbiamo chiamata subentro, ma qui il senso è spesso materiale. Se un temporale causa un guasto alla linea, bisogna riallacciare la linea interrotta.
Nella maggioranza dei casi però l’uso di riallacciare è figurato e si parla ancora una volta di relazioni:

Ho litigato con Paolo, ma vorrei riallacciare la nostra amicizia.

Quindi il senso più generale di riallacciare è riprendere un legame interrotto. Questo legame può essere anche di amicizia, o anche sentimentale.
Possiamo usare riallacciare anche nel senso di ricollegarsi, riconnettersi. Se state parlando e volete riprendere un discorso interrotto, potete usare, oltre al verbo riprendere ( o anche tornare a Bomba) anche riallacciare.

Mi riallaccio a quanto già detto in precedenza

La cosa funziona ancora meglio se ci si riallaccia a qualcosa detto da qualcun altro:

Mi riallaccio a quanto detto prima da Giovanni.

Per oggi può bastare. casomai mi riallaccerò al discorso in un altro episodio-

Ci sarebbe anche la surroga, e anche questa è una sostituzione di una persona in luogo di un’altra. Ad esempio nel linguaggio giuridico, significa subentrare a qualcuno in un diritto. la surroga quindi equivale al subentro. Appartiene al linguaggio burocratico, ma non si parla mai di surroghe con le utenze ma se ne parla quando c’è un mutuo, cioè un grosso prestito da parte di una banca; la surroga consiste nella sostituzione di una banca con un’altra. La seconda banca surroga la prima, quindi la sostituisce.

766 Singolare

Titolo: essere singolare

Descrizione: un aggettivo che può avere diversi utilizzi.

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti e una breve spiegazione del ripasso.

Durata: 13 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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765 Gli anta

Titolo: gli “anta”

Descrizione: Vediamo un simpatico modo per esprimere la propria età.

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti e una breve spiegazione del ripasso.

Durata: 10 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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I verbi FALCIARE e FALCIDIARE

I verbi FALCIARE e FALCIDIARE

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Trascrizione

Vediamo un altro verbo apparentemente agricolo, cioè che viene dall’agricoltura, e che si usa, proprio come rivangare e mietere, anche in modo figurato.

Sto parlando del verbo falcidiare.

La radice però non è la falce, che serve a tagliare l’erba o il fieno e come abbiamo visto serve anche a mietere.

La falce in realtà serve a falciare l’erba o il grano. Questo è il verbo falciare. Però inizialmente ho parlato di falcidiare.

L’erba e il grano non si possono falcidiare ma possiamo solamente usare falciare, nel senso di tagliare con la falce.

Falcidiare come dicevo non deriva dalla falce, ma deriva dal termine falcidia, e significa ridurre notevolmente, ridurre drasticamente.

Il termine falcidia viene da una legge dell’antica Roma che riguarda l’eredità (si parlava di ridurre la parte dell’eredità che non andava ai parenti) e si usa oggi proprio come sinonimo di riduzione, ma di riduzione drastica, cioè una grande riduzione.

Una riduzione drastica, è vero, somiglia molto ad un taglio, e quindi verrebbe da dire anche che falcidiare somiglia a falciare. Un verbo quest’ultimo che si usa anche parlando si vite umane e massacri, genocidi, stragi, proprio come il verbo MIETERE.

In senso fugurato falciare significa far morire un grande numero di persone in modo improvviso oppure violento.

La guerra ha falciato milioni di vittime.

Vedete che è del tutto simile a mietere in questo senso.

Le vite umane interrotte violentemente come l’erba o il grano tagliato da una falce o da una mietitrice. La falce e la mietitrice tagliano tutto, indistintamente, quando passano sul campo di grano.

Vediamo invece gli utilizzi del verbo falcidiare che possiamo definire corretti perché indicano una forte riduzione e quelli che, pur essendo ugualmente utilizzati, sono legati al concetto della morte, dei massacri, della distruzione, concetti per cui sarebbero più adatti altri verbi come funestare, massacrare, distruggere, eliminare completamente e, appunto, falciare e mietere. In questo senso falcidiare viene usato per dare un senso ancora più forte rispetto a falciare e mietere.

Il raccolto delle olive di quest’anno è stato falcidiato dal parassita cocciniglia.

Dunque il raccolto delle olive è stato molto ridotto, drasticamente ridotto dal parassita. Questo uso è assolutamente corretto.

Potremmo parlare anche della falcidia del grano dovuta al parassita.

Tutta colpa di Publio Falcidio, che nell’antica Roma propose la legge sull’eredità che porta il suo nome.

Con la pandemia da Covid, i bilanci delle aziende sono stati falcidiati.

Anche questa è una riduzione drastica e spesso inaspettata. Parliamo di soldi stavolta, di entrate, di reddito.

I lavoratori dell’azienda X sono stati falcidiati dal nuovo direttore.

Questo significa che molte persone sono state licenziate. C’è stata una riduzione importante del numero dei lavoratori. Corretto.

In Ucraina c’è stata, durante la guerra, una falcidia di civili.

Anche i soldati russi sono stati falcidiati dai droni

Ecco, qui parliamo di stragi, di genocidi, di uccisioni brutali. Certamente c’è stata una drastica riduzione dei civili ucraini dei soldati russi, ma in questo caso parliamo di vite spezzate, di stragi.

Famiglie falcidiate sotto gli occhi del mondo intero.

Oppure:

Le vittime falcidiate da un virus

Si usa anche così il verbo falcidiare nonostante stavolta la falce e l’agricoltura non c’entrino nulla.

Il verbo MIETERE

Il verbo MIETERE

Video

Il verbo MIETERE

Trascrizione

Vediamo un altro verbo agricolo, cioè che deriva dall’agricoltura, e che si usa anche in modo alternativo.

Abbiamo già visto rivangare. Oggi è il turno di mietere.

Normalmente mietere riguarda il grano. Mietere il grano significa tagliare il grano. Si può fare a mano questa mietitura (cioè usando una falce, per tagliare il grano), ma oggi si fa soprattutto usando una mietitrice meccanica, cioè una macchina agricola.

Ovviamente tutti i cereali, non solo il grano vengono mietuti, e questo avviene quando sono maturi, cioè pronti per essere raccolti.

È tempo di mietere!

Passiamo all’uso figurato. L’Ucraina come sapete è ricca di grano. È da questo paese che proviene una gran quantità di grano che usiamo anche in Italia.

Con la Guerra in Ucraina però adesso ad essere mietute sono soprattutto tantissime vittime.

La guerra in Ucraina ha mietuto e continua a mietere tante vittime, sia ucraine che russe.

In questo caso mietere è un verbo che viene associato ai morti, cioè alle vittime. Tutti i morti? Qualunque tipo di persona viene mietuta quando muore?

Assolutamente no.

La mietitura riguarda solamente le uccisioni, i crimini di guerra, i morti ad opera delle armi o al limite ad opera di terremoti o altre calamità naturali.

Mietere vittime significa uccidere indiscriminatamente, sterminare.

La guerra ha mietuto milioni di vittime

Anche la pandemia ha mietuto tantissime vittime.

Si può dire anche di un assassino che uccide un sacco di persone:

Quel criminale continua a mietere vittime innocenti senza che nessuno intervenga!

A volte si usa anche nello sport, quando una squadra continua a mietere avversari uno dietro l’altro. Evidentemente si tratta di una squadra molto forte che non trova un avversario all’altezza.

L’ho sentito usare anche parlando di esami universitari. Es:

Adesso devi mietere esami a ripetizione per laurearti in tempo.

Si usa anche nel senso di ottenere soddisfazioni:

Mietere ricchezze: accumulare ricchezze, denaro

Mietere onori: ottenere molti riconoscimenti, molti premi

E anche qui c’è il riferimento fugurato ai cereali che vengono raccolti, ai frutti che si ottengono con la mietitura.

764 Non avere di che…

Titolo: Non avere di che…

Descrizione: Questa locuzione indica sempre l’assenza totale di qualcosa, in genere (non sempre) di soldi o cose con cui fare qualcosa.

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti registrate da alcuni membri dell’associazione: Komi, Albéric (Francia), Khaled (Egitto), Hartmut (Germania) e Irina (Ucraina)

Durata: 13 minuti e 8 secondi

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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763 Fare repulisti e fare piazza pulita

Titolo: Fare repulisti e fare piazza pulita

Descrizione: Due espressioni simili che hanno a che fare con la pulizia e l’eliminazione. Molto usate nel linguaggio comune, soprattutto quando si scherza e quando si vorrebbe fare un cambiamento radicale.

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti attraverso una vignetta di attualità.

Durata: 15 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Video riassuntivo

Fare pulisti e fare piazza pulita

762 Controbattere

Titolo: il verbo CONTROBATTERE

Descrizione: Ci occupiamo del verbo controbattere, che è composto da due parti: contro e battere. Cosa hanno in comune queste due PARTI?

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti e una breve spiegazione del ripasso.

Durata: 11 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Video riassuntivo

 

761 Spiattellare

Titolo: il verbo spiattellare

Descrizione: un verbo con un forte contenuto emotivo. Spiattellare ha a che fare con ciò che si dice, in particolare con la verità. Vediamo come si usa attraverso molti esempi.

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti e una breve spiegazione del ripasso.

Durata: 11 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Escalation e de-escalation

Escalation e de-escalation

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Trascrizione

Mai come in questi giorni, con la guerra in Ucraina, i media utilizzano il termine escalation.

Si teme un’ escalation della violenza in Ucraina

Il conflitto va verso una pericolosa escalation

Il termine è chiaramente di origine inglese e letteralmente significa “scalata” (o anche escalazione). Nel senso di operazione che si fa quando qualcosa sale in alto. Non è una botta che si dà con la scala (tipo la sassata) né un qualcosa che serve a salire (tipo la scalinata).

In effetti si potrebbe usare sempre scalata al posto di escalation.

Il fatto è che il termine scalata ha molti altri significati, quindi si preferisce escalation (anche perché fa più figo sicuramente)

Ad ogni modo il termine indica in questo caso un aumento progressivo e graduale, in termini di intensità, dell’uso delle armi in un conflitto, in una guerra.

Il conflitto, in poche parole, si sta intensificando progressivamente, sta aumentando di intensità oppure diventa più ampio dal punto di vista territoriale.

Più in generale però questo aumento graduale si può usare anche parlando di fenomeni diversi dalle guerre:

A seguito dell’alleggerimento delle pene, in Italia si teme una escalation della droga.

Anche in questo caso parliamo di intensità e di diffusione di un fenomeno. Però parliamo dell’uso della droga e non di quello delle armi.

Per non parlare solo di cose negative, possiamo anche parlare di escalation economica:

La pandemia interrompe l’escalation economica della Cina

Parliamo di crescita economica in questo caso. Sempre di un aumento (del prodotto interno lordo) si tratta in fondo.

Cambiamo fenomeno. Se parliamo di diffusione del virus Covid:

Escalation di contagi in Italia

In casi diversi da quelli che ho citato difficilmente si trova un ambito di applicazione frequente del termine escalation.

Ciò non toglie che io possa parlare di una “escalation del terrorismo” (anche questo in fondo è abbastanza difficile frequente) o addirittura della escalation degli errori grammaticali in una classe di studenti o della escalation dell’ignoranza culturale nella popolazione.

Esiste poi anche la de-escalation. che è il contrario.

Bisogna promuovere la de-escalation militare in Ucraina

Ci auguriamo che la Russia dia segni di de-escalation

La de-escalation è nient’altro che una discesa, una diminuzione, una attenuazione di intensità di un fenomeno, e normalmente si parla ancora di intensità relativa a fenomeni gravi e pericolosi.

Abbordabile

Abbordabile

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Trascrizione

Un aggettivo molto utile nella vita di tutti i giorni è abbordabile.

Deriva dal termine bordo.

Il bordo è il fianco di un’imbarcazione, una barca, o una una nave. Ogni barca ha due bordi, uno a destra e uno a sinistra.

Il bordo in realtà circonda completamente ogni imbarcazione.

Ebbene, abbordare è un verbo che significa avvicinarsi al bordo di una nave o una imbarcazione qualunque. Più in generale significa avvicinarsi alla nave.

Se una nave quindi è abbordabile significa che ci possiamo avvicinare senza problemi, significa che è possibile farlo, che è facile da avvicinare. In tempi antichi poteva infatti essere pericoloso avvicinarsi ad una nave

Ma abbordabile in realtà si usa soprattutto in senso figurato.

Si usa per dire ad esempio che possiamo affrontare un esame, possiamo provare a fare questo esame, perché non è una cosa impossibile.

L’esame è abbordabile, cioè è facilmente superabile, senza ammazzarsi di studio.

Si può anche dire di una persona.

Secondo te posso prendere un appuntamento col direttore?

Si, certo, è una persona abbordabile, cioè è alla mano, disponibile, non aver paura. È accessibile, è abbordabile.

Si usa anche con le spese:

Quella casa non possiamo comprarla. Non ha un prezzo abbordabile per noi.

Anche la stessa casa possiamo definirla abbordabile o non abbordabile, sempre riferendoci al prezzo. Una cosa non abbordabile generalmente non me la posso permettere perché costa troppo.

Inutile quindi “avvicinarsi” troppo a cose non abbordabili.

Il concetto di “vicinanza” varia di volta in volta, ma i tre esempi che vi ho fatto sono quelli più usati: esami, persone, prezzo, oggetti (sempre parlando di prezzo).

Ma c’è anche un altro esempio, parlando sempre di una persona abbordabile.

Potrebbe trattarsi di una ragazza che piace ad un ragazzo.

Il ragazzo, se la considera abbordabile, cioè alla sua altezza, significa che il ragazzo crede di avere qualche possibilità per conquistarla.

L’elenco potrebbe continuare, ogniqualvolta crediamo che qualcosa sia alla nostra altezza, che crediamo di poter affrontare, proprio come un esame o una ragazza

Anche una curva può essere ritenuta più o meno abbordabile, se crediamo o meno di riuscire a percorrerla, senza fare incidenti.

Essere ligi

Essere ligi (scarica audio)

Trascrizione

Vi hanno mai detto che siete una persona ligia al dovere?
Ligio è un aggettivo che si usa quando parliamo di una persona che ha una forma particolare di “rigidità” ma anche di “rispetto“.

Ligio significa rigidamente sottomesso o scrupolosamente osservante.
Dunque ha due significati e usi diversi.
Il primo, direi più negativo, è simile a devoto, fedele, persino servile, sottomesso.
Una persona ligia a un partito, ad esempio, non tradisce mai il partito, segue sempre e comunque le regole che le sono imposte, non mette mai nulla in discussione, lo sostiene sempre, mettendo la propria opinione sempre in secondo piano. C’è rispetto verso le decisioni del partito. C’è anche rigidità, cioè poca flessibilità, poca elasticità.
Il secondo senso è più legato alle regole e al dovere.
Le espressioni più comuni sono:
Essere ligi al proprio dovere
Essere ligi alle regole
Essere ligi al lavoro
Essere ligi alla legge
Essere ligi ai propri principi
Si tratta sempre di rispettare qualcosa, ma il senso è positivo.
Es:
Le donne sono notoriamente più ligie alle regole rispetto agli uomini
Giovanni è una persona molto ligia al dovere.
In Italia tutti  quasi tutti sono siamo stati stati ligi alle regole durante la pandemia, prestando sempre attenzione a ciò che ci veniva detto, senza lamentarci.
Non riuscirei mai a tradire un amico. Sono troppo ligio ai miei principi morali.
Quindi vedete che questo secondo utilizzo di ligio, molto più usato rispetto al primo, è molto positivo invece. Rispettare, osservare le regole, essere scrupolosi in questa osservanza, fare il proprio dovere senza lamentarci, seguire le indicazioni della legge, seguire sempre la propria coscienza e i propri principi. Tutte caratteristiche queste di chi ha rispetto degli altri e quindi di persone anche non egoiste. C’è anche un pizzico di rigidità, ancora una volta, ma stavolta è una rigidità positiva, se così possiamo dire.
Avrete notato che si usa la preposizione “a”: essere ligi a… Sia che si parli di essere rigidamente sottomesso, sia che si parli di essere scrupolosamente osservante.
Personalmente spero di essere stato ligio anche stavolta al rispetto delle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.
Un saluto da Giovanni.

Inasprire

Inasprire (scarica audio)

Trascrizione

Ultimamente i media usano spessissimo il verbo inasprire. Ne parlano sia a proposito del Covid, sia riguardo alla guerra in Ucraina.

Vediamo qualche esempio:

Il governo inasprisce i controlli sulle vaccinazioni

Si inasprisce il conflitto tra la Russia e l’occidente

La situazione in Ucraina si sta inasprendo

l’Italia approva l’inasprimento delle sanzioni contro la Russia

Inasprire significa rendere qualcosa più aspro. Ma che significa aspro? Il senso proprio di questo aggettivo si riferisce soprattutto al sapore o all’odore. Un sapore o un odore si dice aspro quando è “acre” cioè pungente, penetrante. Viene spontaneo chiudere gli occhi quando un sapore è molto aspro.

Ad esempio quando la frutta è acerba, cioè non matura, ha un sapore aspro. Anche il vino può avere un sapore aspro.

In realtà sono moltissime le cose che possono essere aspre, perché l’aggettivo si usa soprattutto in senso figurato. Aspro può avere un significato di ruvido al tatto:

Una superficie aspra

Ma anche un territorio può essere aspro, o un terreno. In questo caso è accidentato, impervio, può essere faticoso da percorrere, la vita può essere difficile in un territorio aspro.

Una salita può essere aspra, nel senso di difficile da percorrere, faticosa.

Una stagione può esserlo:

L’ultimo inverno è stato molto aspro.

Questo significa che è stato freddo, difficile da superare, ostile, rigido.

Un aggettivo abbastanza negativo come avrete capito.

Un suono aspro o una voce aspra, è anch’essa poco gradevole. E’ un suono acuto, stridente, sgradevole all’orecchio.

Una penitenza o una punizione può essere aspra, nel senso di molto dura.

Anche un comportamento o dei modi (modi di comportamento), se definito aspro, riflette un carattere scontroso, intrattabile, freddo, poco amorevole, duro, severo.

Direi che aspro può essere associato a qualunque cosa che sia severo, sgradevole, amaro, risentito, duro, quindi il contrario di affabile, bonario, dolce, trattabile, facile e gradevole.

Se torniamo agli esempi iniziali, inasprire una sanzione ad esempio significa far diventare più aspra una sanzione, quindi più dura, più severa.

Indurire una sanzione o inasprire una sanzione hanno dunque lo stesso significato.

Il verbo dunque non è “asprire” (che non esiste) ma “inasprire”, cioè rendere più aspro, più duro, più severo.

In pratica questo verbo si può usare per indicare un peggioramento di una caratteristica che già è negativa, o comunque, se non esattamente negativa contiene un elemento di rigidità.

Per questo anche i controlli si possono inasprire, un conflitto, delle condizioni di vita, e anche delle sanzioni, quando vengono inasprite, sono più pesanti e meno sopportabili rispetto a prima.

Vediamo qualche altro esempio col verbo inasprire:

Le disgrazie hanno inasprito il suo animo

Bisogna ridurre l’inasprimento delle pene perché non c’è più spazio nelle carceri italiane

Il governo vuole inasprire le tasse! Aiuto!

Il mare oggi pomeriggio si inasprirà. Conviene rimandare la nostra gita in barca

Il dolore al ginocchio si è inasprito. Voglio andare dal medico!

Profumatamente

Profumatamente (scarica audio)

Trascrizione

Oggi vorrei parlavi dell’avverbio “profumatamente“. Perché? Perché non ha niente a che fare con il profumo.

Profumatamente si usa invece solamente quando si paga un prezzo molto alto. Parliamo di denaro dunque e di pagamenti. Niente a che vedere col profumo.

Pagare profumatamente e ricompensare profumatamente, sono le espressioni che si usano e indicano un prezzo molto alto, un prezzo molto generoso, quasi sempre nel senso di esagerato, eccessivo

Si utilizza in frasi di intonazione risentita, quindi quando siamo risentiti per questo altissimo prezzo pagato.

Es:

L’idraulico non mi ha risolto il problema che avevo a casa, nonostante si sia fatto pagare profumatamente.

Sei stato pagato profumatamente per questo servizio!

I parlamentari italiani sono pagati profumatamente.

Bisogna fare delle assunzioni nella nostra azienda. Non si può continuare pagando profumatamente personale esterno.

Non c’è bisogno di aggiungere “troppo“, perché in esageratamente c’è già il senso dell’eccesso.

Di solito “profumatamente” si usa per i servizi e meno per gli oggetti, inoltre se sto valutando un prezzo e credo che sia troppo alto, solitamente si dice:

Costa troppo

E’ troppo caro/costoso

Mi sembra tanto

Mi sembra una cifra eccessiva

Mi sembra esagerato come prezzo!

Infatti profumatamente si usa dopo che si è pagato il servizio o la merce, e come ho detto c’è un po’ di risentimento. Cerchiamo di usarlo quindi solamente quando pretendiamo un servizio o un prodotto ottimo perché lo abbiamo pagato profumatamente e quindi è giusto pretendere un’alta qualità. Oppure quando ci lamentiamo di una spesa eccessiva che potrebbe essere ridotta.

Non sempre però c’è risentimento. Infatti posso anche dire che sono disposto a pagare profumatamente un oggetto o un servizio a cui tengo molto.

758 – Il tema

Titolo: Il TEMA

Descrizione: Il termine “tema” si usa in molti contesti e in alcune locuzioni come “in tema di” e “il tema di fondo”. PER STUDENTI NON MADRELINGUA

Alla fine dell’episodio ripassiamo anche otto episodi passati: 

Durata: 6 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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il tema

756 Espediente

Titolo: L’espediente

Descrizione: L’espediente ha a che fare in generale con le soluzioni dei problemi. Vediamo la differenza con termini simili come la scappatoia, la trovata e lo stratagemma.

Durante l’episodio ripassiamo anche alcune espressioni passate.

Durata: 7 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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757 Recriminazioni e rimostranze

Titolo: Recriminazioni e rimostranze

Descrizione: Dopo aver visto introdotto la “recriminazione” dell’episodio “non fare che“, spieghiamo meglio il concetto e l’origine del termine e la differenza rispetto alla rimostranza e a tutti i termini analoghi: lamentela, polemica, protesta.

Alla fine dell’episodio ripassiamo anche alcune espressioni passate.

Durata: 7 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Il capannello

Il capannello (scarica audio)

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Capannello è la parola di oggi.Un capannello è un insieme di persone che si trovano per una via o in una piazza, che generalmente sta parlando o comunque sta insieme per qualche motivo, magari anche per ascoltare qualcuno che parla in pubblico.

Un capannello di persone è dunque una specie di assembramento. (il capannello si usa solamente per le persone)
Si usa spesso la locuzione “fare capannello” che significa formare un assembramento di persone.
Notate che capannello viene dalla parola capanno, un ricovero di animali da cortile, fatto di paglia. Simile alla capanna.
es:
Davanti al palazzo del governo si è formato un capannello di giornalisti in attesa del presidente del consiglio.
Dopo che si è sviluppato l’incendio nel palazzo, si è formato un capannello di residenti della zona per assistere alle operazioni di soccorso
Dalla finestra vedo un capannello di persone che discute animatamente
Riguardo alla pronuncia, ci sono due doppie, una doppia enne e una doppia elle. Attenzione dunque alla pronuncia, soprattutto per i sudamericani che non sono molto avvezzi alla pronuncia delle doppie: Capannello.
Non fate confusione col campanello però!