I salamelecchi

I salamelecchi

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episodio 1227

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Trascrizione

Bentornati nella rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

Oggi parliamo dei salamelecchi. Beninteso, questa parola non ha niente a che vedere con i salami, mentre è legata in qualche modo al verbo leccare, nel senso di ossequiare. Ma è un ossequio particolare. Comunque, per la cronaca, la parola è di origine araba e si rifà all’espressione al-salām-u ʿalaykum che letteralmente significa “la pace sia con voi”. In ambito islamico questa è la maniera appropriata di salutare. Ma in italiano non è esattamente questo il senso…

Ora, infatti, bisogna intendersi bene su questa parola nel senso usato in italiano. Perché vedete, al mondo ci sono persone che parlano chiaro, e altre che parlano… come conviene parlare.

E quando uno si trova davanti qualcuno che conta, che so io, un superiore, un’autorità, uno che potrebbe metterlo nei guai, allora le parole si fanno più morbide, più zuccherose, quasi scivolose.

Esempio. Se scrivete ad un direttore di un giornale e iniziate così:

Alla cortese attenzione dell’illustrissimo direttore…

Ecco questo ci fa già pensare leggere un salamelecco. Non ne siamo sicuri ancora ma dà l’idea subìto di un’esagerazione. Poi bisognerà leggere io o continuo dell’email comunque. Magari continua dicendo qualcosa come:

In ossequio alla sua impareggiabile competenza…

Non è adulazione, si dirà. È prudenza. È rispetto. È buon senso.

No invece!
Se il rispetto trabocca, se si esagera, se si piega la schiena più del necessario, se si moltiplicano inchini verbali e sorrisi un po’ troppo devoti… ecco che siamo entrati nel territorio dei salamelecchi.

Cosa direbbe Pirandello dei salamelecchi?

Ecco cosa direbbe probabilmente:

Beninteso non sono persone queste, ma sono fatti di parole.

Io, di persone ne ho conosciute molte. E quasi nessuna era davvero quella che sembrava. Davanti ai potenti diventavano lisce come seta, gentili fino all’inverosimile, prodighe di complimenti che parevano usciti da un manuale di sopravvivenza sociale. Li osservavo e mi chiedevo: parlano così perché lo pensano… o perché conviene?
Ecco, i salamelecchi sono questo: parole che si travestono da rispetto ma che, spesso, sono soltanto una maschera. Un modo elegante, e un po’ teatrale, di piegare la lingua invece che la schiena. Chiudiamo la parentesi pirandelliana.

Queste persone sono, si potrebbe dire, “ampollose“, che parlano in modo ridondante, ricercato, ma un ricercato affettato e enfatico. Ancora una volta, normalmente gli Italiani non usano questo linguaggio.

Un esempio?

Quella che ascolterete adesso è, come dire, una esposizione letteraria, non si tratta di linguaggio quotidiano. Non parlano così le persone oggi.

Illustrissimi, chiarissimi, esimi e spettabilissimi ascoltatori dì Italiano semplicemente! Consentitemi di prostrarmi, metaforicamente, s’intende, dinanzi alla vostra impareggiabile attenzione, prima di accingermi a trattare l’augusto lemma odierno: salamelecchi!
Termine che designa, con dotta precisione, quell’eccesso di cerimoniosa ossequiosità per cui l’individuo, dimentico della propria spina dorsale, si profonde in inchini, riverenze e complimenti tanto copiosi quanto sospetti!
In breve: troppe smancerie, troppa zuccherosità, troppa riverenza… ed ecco, signori ascoltatori e apprendisti della lingua italiana, i salamelecchi!

Chi parla come mangia, invece, diciamo come un personaggio rustico, come può essere un contadino, potrebbe dire:

Oh, che bella cosa vedere certi signori di città quando si trovano davanti a uno che comanda! Pare che gli venga il mal di schiena tutto d’un tratto: inchini, sorrisi, parole dolci come miele… e intanto gli occhi fanno i conti.
Io, che vengo dalla campagna e di questi ambienti ne capisco poco, ho sempre pensato che se uno deve dire una cosa, la dica. Ma no! C’è chi infioretta, chi allunga le frasi, chi lucida le parole come fossero scarpe nuove.
E sapete come si chiamano tutte queste moine? Salamelecchi. Tutto attaccato.
Tante carezze con la lingua, quando basterebbe un semplice “buongiorno”.

In definitiva, ecco cosa accade quando la cortesia perde la misura: diventa cerimonia, diventa esibizione, diventa, senza che ce ne accorgiamo, un salamelecco.

E adesso un bel ripasso. Per farlo, se volete, potete mettervi nei panni di un noto personaggio della letteratura italiana e provare a descrivere i salamelecchi. Se riuscite usate un linguaggio adatto al personaggio.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Nancy: Me la sento eccome!
Descrivere un salamelecco come se fossi un autore noto? Hai detto niente! Ma mi metto alla prova!
Direi che è qualcuno che con il suo modo di agire privilegia la forma e non la sostanza! Parliamo di coloro che si nascondono dietro una maschera di adulazione e servilismo, che si chinano di fronte ai potenti, ma la cui anima prova rancore e risentimento. Costoro hanno un atteggiamento finto e privo di autenticità e chi più ne ha più ne metta! Così descriverei i salamelecchi! Sicuramente sarò lontano dall’essere un autore noto, ma è il mio umile tentativo!

Natalia (Dante Alighieri): Così il saluto, in vana larghezza,
diventa salameleccho e cortesia
che piega il dire a propria salvezza.
E quando lingua troppo s’inchinita
moltiplica parole e dolci accenti,
non sempre è carità che l’ha fiorita.
Tal sequenza d’inchini, a dirla presto,
è indice emblematico e gravoso
di malafede che si cela in gesto.
E gira gira, fin da tempo atavico e nascosto,
l’uom crogiolarsi suole in tal parvenza,
con tutto che l’intento sia opinabile e composto.

Elena (Leopardi): I salamelecchi non sono che un accidente della perpetua infelicità umana. L’uomo, creatura debole e sempre esposta al giudizio altrui, non osa stare sul chi vive davanti al potente, né sopporta di sentirsi impari. E così, invece di mostrarsi qual è, si pone volontariamente in una postura d’ossequio, quasi che piegare la lingua possa salvarlo dal suo destino.

salamelecchi

Galeotto fu

Descrizione
Un’espressione legata all’amore e a Dante Alighieri.

Durata: 7 minuti circa

File audio e trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Accadde il 23 dicembre 1978: scottante

Scottante (scarica audio)

Trascrizione

Un evento adatto a spiegare bene il valore figurato di “scottante”, è l’approvazione della legge n. 833 del 23 dicembre 1978, che istituì il Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Il 23 dicembre 1978 il Parlamento italiano approvò una riforma epocale: la sanità diventava un diritto universale, garantito dallo Stato a tutti i cittadini, indipendentemente dal reddito.

Non è da poco considerando che, tanto per fare un esempio, negli Stati Uniti non esiste.

La riforma suscitò immediatamente un dibattito scottante: da un lato c’era l’entusiasmo per un sistema più equo, dall’altro fortissime preoccupazioni sui costi, sull’organizzazione e sul ruolo delle Regioni.

Per molti politici e amministratori la sanità divenne un tema scottante, perché toccava interessi economici enormi, responsabilità dirette e il rischio di errori con conseguenze sociali rilevanti.

Ancora oggi, quando si parla di finanziamento del SSN o di liste d’attesa, il tema resta scottante, proprio perché delicato, sensibile e potenzialmente conflittuale.

Questo esempio aiuta a capire bene il significato figurato di scottante. Un argomento è scottante quando è attuale delicato e rischioso, quando chi lo affronta può “scottarsi”, cioè subire critiche, polemiche o conseguenze politiche e personali. Non è necessario che ci sia dolore o tragedia: basta che la questione sia difficile da maneggiare.

In altri contesti, si può parlare di una inchiesta scottante che un giornalista pubblica con cautela, di una domanda scottante durante una conferenza stampa, oppure di una decisione scottante in ambito aziendale, capace di creare tensioni interne.

Rispetto a cocente, che abbiamo appena trattato, la differenza resta netta. “Cocente” è legato soprattutto al dolore provato: una sconfitta cocente, una delusione cocente, qualcosa che fa male sul piano emotivo.

Scottante”, invece, a differenza anche di come lo usano i bambini (lo utilizzano quando toccano qualcosa di molto caldo, qualcosa che scotta), indica ciò che è pericoloso o imbarazzante da affrontare, anche se il dolore non è presente.

In poche parole, “cocente” brucia dentro (o fuori, ma solo nel caso del sole) mentre “scottante” brucia se lo tocchi, ma solo in senso figurato, mi raccomando!

Un sole cocente

Un argomento scottante

Un tema scottante

Una delusione cocente

Segue un breve racconto per capire meglio.

Titolo: un tema scottante

Sul far della sera, quando il cielo ardeva di porpora e d’oro, Ser Aldo sostava solo nel cortile del suo cuore. Un segreto gli gravava sul petto come ferro incandescente: dirlo era rischio, tacerlo era pena.

Giunse Livia, lieve come verbo non detto. «Perché tremi?» chiese.
«Perché la verità scotta,» rispose egli, «e brucia chi la stringe a mani nude.»

Allora ella sorrise, e nel sorriso v’era coraggio. «Meglio una bruciatura che una vita al gelo.»
Ser Aldo parlò. Il mondo non crollò. Anzi, parve respirare.

Così appresero entrambi che il silenzio è catena, la parole è fiamma: ferisce, sì, ma illumina il cammino degli uomini.