Tenere d’occhio, tenere sott’occhio

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episodio 1242

Trascrizione

Bene, oggi parliamo di un’espressione molto usata nella lingua italiana: “tenere d’occhio”… e anche “tenere sott’occhio”.

Si tratta di un’espressione figurata, cioè non va interpretata alla lettera. Non significa davvero prendere qualcosa e metterla dentro o sotto l’occhio! Piuttosto, ha a che fare con l’attenzione, con il controllo.

Tenere d’occhio” significa infatti osservare con attenzione, controllare, monitorare qualcosa o qualcuno, spesso con una certa continuità nel tempo.

Facciamo subito qualche esempio, così andiamo dritti al punto.

Se dico: “Tieni d’occhio la pentola!”
sto chiedendo a qualcuno di controllare che non trabocchi, che non si bruci il contenuto.

Oppure: “Tengo d’occhio i prezzi della benzina”
significa che li controllo spesso, magari per capire quando conviene fare il pieno.

Ancora: “Il professore tiene d’occhio gli studenti durante il compito”.

Qui c’è anche una sfumatura di vigilanza, quasi di sorveglianza, per evitare che qualcuno copi.

Adesso vediamo la variante: “tenere sott’occhio”.

Il significato è praticamente lo stesso: controllare attentamente, non perdere di vista.
La differenza è molto sottile, quasi impercettibile. “Sott’occhio” può dare, in certi contesti, un’idea ancora più concreta di qualcosa che è proprio lì, davanti a te, sotto il tuo controllo diretto.

Ad esempio: “Ho tutti i documenti sott’occhio”.

Ecco, la differenza è, oltre al senso più Marcato di vigilanza, che possono usare il verbo avere al posto di tenere. Se uso tenere posso usare entrambe le forme, Mentre se uso avere posso anche usare avere al suo posto.

In questo ultimo esempio si immagina proprio che i documenti siano davanti a me, sul tavolo.

“Tieni sott’occhio il bambino al parco”
anche qui: controllalo bene, non distrarti.

Veniamo ora alla forma personale:
“Ti tengo d’occhio”

Questa frase è molto interessante, perché il significato cambia un po’ a seconda del tono e del contesto.

Può essere:

neutro o protettivo:
“Stai tranquillo, ti tengo d’occhio io” mi prendo cura di te, vigilo su di te.

Oppure può essere leggermente sospettoso:
“Ti tengo d’occhio…” attenzione, non mi fido del tutto.

Anche quasi minaccioso (ma spesso scherzoso):
“Eh, ti tengo d’occhio!”. Cioè guarda che controllo quello che fai!

Quindi, come spesso accade in italiano, non è solo la frase in sé che conta, ma l’intonazione, il contesto, la relazione tra le persone. Siamo alle solite direi!

Possiamo dire, in definitiva, che:

tenere d’occhio = controllare, osservare con attenzione nel tempo

tenere sott’occhio = anche controllare da vicino, avere sotto controllo diretto

Sono espressioni molto comuni e utilissime nella vita quotidiana. A conti fatti, se impari a usarle bene, farai un bel passo avanti nella comprensione dell’italiano parlato.

Adesso ripassiamo, se volete tenendo sott’occhio la lista degli episodi passati.

Marcelo: Mi sbilancio!
Apro io le danze! Non si può fare a meno di fare un ripasso se il presidente ti chiama in causa!
Spero di non avervi colto in contropiede, e ricordatevi: un ripasso al giorno, toglie l’italiano di torno! Dai amici, fatevi vivi!

André: Cari amici italiani, ancorché dolorosa, la non qualificazione della nazionale italiana al Mondiale non può sorprendere, c’era proprio da aspettarselo da una squadra poco avvezza a reagire nei momenti decisivi, incapace di levarsi di dosso le proprie insicurezze e di elevare il livello del gioco quando più serviva! E, per carità, non facciamo di Gattuso il capro espiatorio

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In croce

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episodio 1239

Trascrizione

Oggi parliamo di una locuzione molto usata nel parlato quotidiano, spesso con una sfumatura di lamentela o di insoddisfazione: “in croce”.

Immaginate una riunione, di quelle lunghe, magari anche un po’ inconcludenti. Si discute, si gira intorno ai problemi, si fanno interventi… e alla fine qualcuno sbotta: “Ma scusate, alla fine sono uscite due idee in croce!”. Ecco, qui siamo nel cuore dell’espressione.

Dire “due idee in croce”, oppure “quattro soldi in croce”, “due parole in croce”, significa sottolineare che ciò di cui si parla è pochissimo, quasi insignificante, al limite del ridicolo. Non è una semplice constatazione neutra: c’è quasi sempre un tono di delusione, se non proprio di critica.

Questa locuzione ha un valore rafforzativo. Non diciamo solo “due idee”, ma “due idee in croce”, come a dire: proprio il minimo indispensabile, il nulla o quasi. È un po’ come se si volesse enfatizzare la scarsità in modo colorito, quasi teatrale.

Facciamo qualche esempio.

Se entrate in un negozio e trovate gli scaffali mezzi vuoti, potreste dire:

Non c’è niente, ci sono rimasti quattro prodotti in croce.

Oppure, parlando di una persona poco loquace:

Gli ho fatto mille domande e mi ha risposto con due parole in croce.

O ancora, riferendosi a un compenso molto basso:

Per tutto quel lavoro mi hanno dato quattro spicci in croce.

In tutti questi casi, il senso è lo stesso: pochezza, scarsità, insufficienza.

È interessante notare che questa espressione si usa quasi sempre con numeri piccoli: due, tre, quattro… difficilmente direte “dieci cose in croce”. Perché?

Perché l’effetto deriva proprio dal contrasto tra l’attesa (che sarebbe maggiore) e la realtà (che invece è minima).

Tutto sta nel contrasto tra ciò che ci si aspetta e la misera realtà dei fatti.

C’è anche un certo gusto per l’esagerazione, per il lamento, tipicamente italiano. Non stiamo facendo un calcolo preciso: stiamo esprimendo una sensazione, spesso con un pizzico di frustrazione.

Quindi, la prossima volta che vi troverete davanti a qualcosa di deludente, poche idee, pochi risultati, poche risorse, potrete dire tranquillamente:

Alla fine, c’era ben poco… giusto due cose in croce.”

Ma perché usare la parola croce?

Bella domanda vero?

La parola “croce” in “due cose in croce” non va interpretata in senso religioso.

Ci sono due spiegazioni principali, entrambe abbastanza plausibili:

Innanzitutto l’idea di essenzialità estrema.

La croce è una figura molto semplice: due linee che si incrociano. Niente di elaborato, niente di ricco. In questo senso, dire “due cose in croce” richiama proprio qualcosa di scheletrico, ridotto al minimo indispensabile, quasi povero di contenuto. È come dire: c’è solo l’ossatura, manca tutto il resto.

C’è anche un’ipotesi più sfumata: la croce, associata storicamente alla sofferenza e alla fatica, potrebbe aver contribuito a dare alla locuzione quel tono leggermente lamentoso, quasi di disagio: “ci sono rimaste due cose in croce” suona un po’ come dire “siamo messi male”.

In ogni caso, oggi l’origine non è più percepita: per un italiano, “in croce” è semplicemente un modo naturale e spontaneo per dire “pochissimo”, spesso con una punta di insoddisfazione.

Un’altra volta vi spiego anche un altro uso completamente diverso di “in croce”. Parlo di mettere qualcuno in croce.

Adesso dai, facciamo un bel ripasso degli episodi precedenti. Non chiedo tanto, ma almeno un paio di frasi in croce. Non vi chiedo di più.
La domanda è: se rinascessi, chi verresti essere?

Commento del ripasso (scarica audio)

Marcelo: Se rinascessi, vorrei essere una persona estremamente conciliante, capace di togliere d’impaccio chiunque si trovi in una situazione difficile e magari anche di galvanizzarlo.

Sofie: Io invece vorrei essere una stacanovista, ma senza mai essere rea di trascurare le persone care per il troppo lavoro.

Anne Marie: Mi piacerebbe rinascere come uno dei grandi personaggi italiani della storia, qualcuno che sappia sempre cogliere nel segno con le sue scoperte.

Mariana: Vorrei far parte della polizia, così potrei girare in borghese e dare il benservito ai criminali.

Julien: Mi piacerebbe essere un sognatore capace di costruire castelli in aria che però sappiano trasformarsi in progetti concreti e utili.

Ulrike: Se potessi scegliere (ma la vedo difficile!) vorrei essere un’esperta di italofonia per poter parlare la lingua del a menadito.

Carmen: io invece vorrei rinascere me stessa e munirmi di pazienza infinita (che, per inciso, ora non ho). Vorrei avere tante occasioni per fare bella figura e parlare in italiano senza tediare nessuno… anche perché, diciamolo, ogni tanto, in questa vita, rischio seriamente di far scappare tutti!

Video YouTube

Questa poi!

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