Nonché, non che, non è che

Nonché, non che, non è che (scarica audio)

episodio 1253

Trascrizione

Bentornati nella rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

Ricorderete che uno dei primi episodi di questa rubrica l’ho dedicato alla locuzione “non è che“.

Oggi facciamo un passo in avanti, anzi due.

Oggi infatti vediamo delle modalità che all’orecchio possono sembrare simili, ma che in realtà funzionano in modo molto diverso. Mi feriscono a “nonché“, unica parola con l’accento sulla e, e a “non che“, due parole.

Che differenza esiste rispetto a “non è che“?

Per molti stranieri infatti può essere normale confondere nonché con l’accento e scritto in una sola parola, “non che” ,scritto in due parole, e “non è che”, locuzione in cui c’è anche il verbo essere. Cosa non di poco conto…

Che differenza potrà mai fare un accento o un verbo essere in meno?

In realtà il significato, il registro linguistico e perfino la grammatica cambiano notevolmente. Saranno contenti gli appassionati di grammatica!

Vediamo allora di fare chiarezza una volta per tutte.

NONCHÉ: una sola parola

Partiamo da nonché, scritto tutto attaccato.

“Nonché” è una congiunzione, direi alquanto elegante, che significa: anche, oltre a, così come, inoltre, per non dimenticare, e in più, e poi, e per finire.

Serve dunque, nella sostanza, ad aggiungere un elemento.

Esempi

Ho invitato Marco, Lucia nonché Paolo.

Cioè:

Ho invitato Marco, Lucia e anche Paolo.

Il sindaco ha incontrato imprenditori, giornalisti nonché rappresentanti delle università.

L’associazione organizza corsi, eventi culturali nonché attività online.

Questo locale è famoso per la pizza nonché per i dolci fatti in casa.

“Nonché” ha un tono abbastanza formale, elegante, piuttosto ricercato.

È molto comune nei giornali, nei documenti, nei discorsi ufficiali, nei testi burocratici. Meno comune nel parlato.

Nel parlato quotidiano gli italiani spesso preferiscono: e, e anche, oltre a, e le altre alternative viste poco fa.

Attenzione all’accento: nonché ha l’accento finale, come perché, poiché, altroché.

“NON CHE”

Adesso passiamo a “non che”, scritto separato (sono due parole anziché una) e senza il verbo essere, che invece si trova nella locuzione “non è che“.

Qui cambia completamente la funzione grammaticale.

Non che” spesso si può sostituire a “non è che“, ma senza il verbo in mezzo è una costruzione più elegante, più letteraria, meno colloquiale, e soprattutto richiede quasi sempre il congiuntivo.

Questa è una nota dolente per voi non madrelingua, ne sono consapevole!

A cosa serve “non che”? Analogamente a “non è che” può essere utile per attenuare un’affermazione, prendere le distanze da qualcosa o qualcuno, fare una precisazione , escludere qualcosa o introdurre una limitazione.

Molto spesso il significato implicito è:

“non voglio dire che…”

“non sto sostenendo che…”

“non è propriamente vero che…”

Esempi:

Non che io sia contrario, è che non ci sono abituato.

Non che mi interessi molto.

Non che avessi molte alternative.

Non che voglia criticarti, ma potevi avvisarmi.

Non che la situazione sia semplice, ma…

Avete notato?

Dopo “non che” troviamo normalmente il congiuntivo: sia, interessI, avessi, voglia, eccetera.

Attenzione adesso:

Rispetto a “non è che” , “non che” NON si usa nelle domande. Questo è un punto molto importante.

Non possiamo usare “non che” per fare domande. Per esempio, in queste frasi ci vuole il verbo essere:

Non è che hai una penna?

Non è che ti sei innamorata di me?

Non è che puoi aiutarmi?

In questo caso, sempre informalmente, si usa anche “per caso” in sostituzione o in aggiunta e il senso non cambia.

Non è che per caso hai una penna?

Per caso hai una penna?

Per gli appassionati del romanesco, aggiungo che a Roma si usa anche la forma “niente niente” con senso analogo:

Niente niente hai una penna?

Chiudiamo la parentesi romanesca.

“Non è che”, quindi , è a volte molto diversa da “non che”.

“Non è che” è una costruzione molto comune nel parlato, quindi più colloquiale.

Solitamente si usa l’indicativo, ma serve anche a fare domande, come si è detto, se vogliamo, è più adatta a negare qualcosa, come a dire “non è vero che”.

Vediamo alcuni esempi di questo tipo.

Tu non vuoi aiutarmi!

Risposta: Non è che non voglio aiutarti, è che oggi non ho tempo.

Oppure:

Luca ti sta antipatico?

Non è che Luca mi sta antipatico, è solo molto timido.

Oppure:

Questo episodio è proprio difficile da capire. Non credi?

Non è che sia difficile, ma ci vuole pazienza. Occorre leggerlo più volte attentamente.

Ricapitolando, nonché serve per aggiungere qualcosa in modo più elegante, mentre la più grande differenza di “non che” rispetto a “non è che” consiste nel fatto che “non è che” si può usare nelle domande.

Nelle domande poi, volendo, si può usare anche il condizionale, ma solo quando chiediamo un favore.

Per esempio:

Non è che avresti una penna?

Non è che potresti accompagnarmi?

Questo si fa per cortesia. Ma se non è per chiedere un favore non possiamo usare il condizionale:

Non è che ti sei offeso?

Non è che domani piove?

Non è che ti sei innamorata di me?

Qui stiamo prospettando una possibilità. Non sto chiedendo un favore.

In entrambi i casi comunque questa struttura serve a rendere la domanda più morbida, meno aggressiva, più prudente, più indiretta.

Confrontiamo:

Hai una penna?

domanda diretta.

Non è che hai una penna?

domanda più delicata e meno brusca.

Ancora di più se uso il condizionale:

Non è che avresti una penna?

Quanto al congiuntivo, si usa anche con “non è che” ma non nelle domande! Non posso dire ad esempio: “non è che avessi una penna?” ma solamente “non è che hai/avresti una penna?”

Quando è consentito, si preferisce il congiuntivo, ma è una scelta di stile, nelle valutazioni, nelle precisazioni, per escludere una cosa e spiegare meglio:

Esempi:

Non è che sia impossibile, è che richiede molto impegno.

Non è che io voglia lamentarmi, è che mi sento discriminato.

Non è che la situazione mi entusiasmi, ma se lo devo fare lo faccio.



Quanto al ripasso, non che io non voglia farlo, ma questo episodio ne contiene già qualcuno.

Ora, non è che sia obbligatorio fare una donazione per italiano semplicemente, ma Italiano Semplicemente vive grazie alle vostre donazioni, nonché di entusiasmo.

277 – non è che…

Audio

Non è che

Trascrizione

Giovanni: Non è che avete due minuti liberi? Oggi vediamo una locuzione che vi piacerà.

Si tratta di qualcosa che non troverete da nessuna altra parte su internet perché è anche difficile da ricercare.

Non è che“: questa è la locuzione in questione che ha tanti utilizzi non molto simili tra loro.

C’è una negazione: non.

Questa negazione a volte è una vera negazione, altre volte invece non è proprio così.

Vediamo bene. Una mamma dice al proprio figlio:

Non è che io ti devo dire ogni volta che ti devi alzare presto. Pensaci da solo.

In questo caso la mamma sta enfatizzando il suo pensiero, sta sottolineando la sua volontà. Certo, avrebbe potuto dire più semplicemente:

Io non devo dirti ogni volta che devi alzarti presto. Devi pensarci da solo.

Però nel primo modo, con la frase al negativo sta sottolineando ciò che non vuole che accada. È una modalità colloquiale comunque.

Vediamo un secondo modo.

Se io dico:

Non è che io voglia vantarmi, ma sono il presidente dell’associazione italiano semplicemente.

Questo è sempre un modo informale per negare qualcosa, ma in questo caso è come se volessimo aggiungere qualcosa. In questo caso è come se mi stessi giustificando: nego una affermazione e poi aggiungo qualcosa.

Ci sono mille altri esempi di questo tipo:

Non è che mi stai antipatico, ma a volte sei un po’ maleducato e questo mi dà fastidio.

Non è che a me piaccia sgridarti, ma sei sempre disordinato con le tue cose.

Non è che voglia sembrare ripetitivo, ma se non ascolti e non parli, non imparerai mai la lingua italiana.

Sono tutti esempi analoghi. Si può usare anche il congiuntivo come avete visto.

Vediamo un terzo caso. Abbiamo un sospetto, pensiamo qualcosa, abbiamo un’idea, ma non siamo sicuri.

Maria sembra ingrassata. Non è che è incinta?

Chissà perché Giovanni non ha avvisato che non veniva al lavoro! Non è che ha finito il credito telefonico e non ha potuto avvisare?

In questi casi quindi si tratta di ipotesi non verificate, di supposizioni, e sono poste sotto forma di domanda, come a voler cercare un riscontro, come a dire: che ne dici? Sarebbe possibile?

Vediamo un quarto caso:

Non è che avresti da accendere per favore?

Questa domanda, molto usata dai ragazzi, è un tentativo di usare una forma di cortesia quando si vuole fumare una sigaretta ma non si è provvisti di accendino. Allora si chiede ad altre persone.

Si può anche chiedere:

Hai da accendere?

Avresti da accendere?

Stesso significato.

Posso fare altri esempi simili.

Non è che passi in ufficio dopo? Ho dimenticato la giacca. Se passi puoi prendermela per favore?

Non è che potresti farmi un favore?

Non è che potresti darmi un passaggio?

Anche in questo caso un modo colloquiale per chiedere un favore, o anche fare una semplice domanda, ma capite che la forma negativa non serve a negare qualcosa, ma è solo un modo di essere gentili, come a non voler dare per scontato, per certo, che il favore venga fatto. Una forma di cortesia. Spesso si usa aggiungere “per caso”:

Non è che per caso hai/avresti da accendere?

Non è che per caso hai visto Giovanni?

Posso togliere “per caso” e non succede niente.

Ultimo caso: si usa per chiedere che qualcosa di negativo non sia vero:

Non è che hai lasciato la luce accesa prima di uscire vero? Spero proprio di no!

Non è che non hai finito i compiti?

Non è che mi stai dicendo una bugia?

In questi casi “non è che” equivale a “non vorrei che“, ma mentre la seconda forma richiede in genere l’uso del congiuntivo, la prima richiede sempre l’indicativo.

Non è che avreste un altro minuto da dedicare al ripasso? Non è che siete stanchi?

Sofie: Stanotte ho sognato che prendevo botte a destra e a manca da 10 ragazzi. Ma anche io sono riuscito a dare un calcio.
Carmen: Una magra consolazione però.
Ulrike: ma perché ti hanno picchiato?
Sofie: Volevano picchiare mio figlio e io ho detto: giù le mani!
Carmen: Certo, 10 contro 1 non c’era la più remota possibilità di farcela.
Ulrike: Infatti, meno male che era un sogno.
Sofie: Comunque, laddove mi accadesse veramente, mi vendicherei a tempo debito.
Carmen: È risaputo che sei un tipo vendicativo
Ulrike: Infatti. Io mi sarei dato alla fuga. Tu invece non sei un tipo che lascia correre.

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!