N.13 – ANDARE E ARRIVARE – PRIMI PASSI

PRIMI PASSI: CORSO DI ITALIANO PER PRINCIPIANTI

primi_passi

13^ lezione – TREDICESIMA lezione – lezione n. 13: ANDARE E ARRIVARE

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cinema

Trascrizione

Gianni e Irina vanno al cinema a Roma. Ma Irina arriva con 5 minuti di ritardo.

Gianni: ciao Irina, andiamo al cinema oggi?

Irina: ciao Gianni. Ok, ma dove?

Gianni: a Roma. Andiamo al cinema a Roma, che ne dici?

Irina: va bene. A che ora?

Gianni: alle 20:15

Irina: va bene, ma io arrivo con 5 minuti di ritardo.

Gianni: ok, ci vediamo davanti al cinema alle 20:20 allora.

Domande e Risposte

  • Dove vanno Gianni e Irina?

Vanno al cinema. Gianni e Irina vanno al cinema

  • Chi va al cinema? Gianni e Luca?

No, Gianni e Irina, non Gianni e Luca.

  • Hanno un appuntamento?

Sì, hanno un appuntamento

  • Dove? Dov’è l’appuntamento?

L’appuntamento è davanti al cinema.

  • L’appuntamento è dietro al cinema?

No, non dietro al cinema ma davanti.

  • A che ora era l’appuntamento?

Alle 20:15

  • Questa era l’ora dell’appuntamento?

Si, inizialmente era questa l’ora dell’appuntamento.

  • E poi/dopo?

Poi/dopo Irina ha detto di arrivare con 5 minuti di ritardo.

  • A quale ora Irina e Gianni si vedranno?

Si vedranno alle 20:20.

  • Dove?

Davanti al cinema. A Roma.

  • Perché alle 20:20?

Perché Irina ha detto di arrivare 5 minuti in ritardo.

  • Di quanti minuti è in ritardo Irina?

Di 5 minuti

  • Irina ha detto di arrivare 10 minuti in ritardo?

Non 10, ma 5. Cinque minuti.

  • Irina arriverà puntuale all’appuntamento?

No, non arriverà puntuale.

  • Quanti minuti dopo arriverà?

5 minuti dopo.

  • Dove vanno Gianni e Irina?

Vanno al cinema.

  • Insieme?

Si, certo, insieme.

  • Ci andranno prima o dopo le ore 20?

Dopo. Ci andranno dopo.

  • Dove andranno?

Al cinema

  • Vanno al teatro insieme?

No, vanno al cinema insieme, non al teatro.

  • Ci sono altre persone con loro?

No, non ci sono altre persone.

  • C’è qualcun altro con loro?

No, non c’è nessun altro con loro.

  • Sono soli? Sono solamente loro due?

Si, sono solamente loro due. Sono soli. Sono solamente Gianni e Irina

  • Chi altro c’è?

Nessun altro. Non c’è nessun altro.

  • C’è qualche altra persona a parte loro due?

No, non c’è nessun’altra persona a parte loro due.

  • Allora Gianni e Irina….

…sì!! Sono fidanzati!

Impariamo l’italiano cantando (n. 2)

Impariamo l’italiano cantando (episodio n. 2)

(scarica audio)

Trascrizione

Buongiorno a tutti amici di Italiano Semplicemente.

Oggi cercherò di spiegarvi una canzone italiana famosissima ma molto complicata da comprendere fino in fondo, e il motivo è che in questa canzone si parla soprattutto di cose che non sono italiane.

Si tratta di un viaggio nel mondo, un viaggio che parte dall’Oriente, con le sue tradizioni, le sue culture, e soprattutto i suoi balli, le sue danze e le sue religioni.

Allora cercherò, come abbiamo fatto anche nel primo episodio di questa rubrica, di spiegarvi sia le parole più complicate che sono contenute nel testo, sia il senso delle singole parti.

Solo alla fine vi darò il titolo della canzone, ma se volete potete andare subito a vedere alla fine del testo. Tra l’altro chi conosce questa canzone lo capirà immediatamente.

Iniziamo da “danzare“, che è un verbo molto simile a ballare, ma molto più poetico.

La danza inoltre è legata non solo al ritmo, ma anche spesso alla religione, alle culture, alla spiritualità. Rappresenta l’espressione e l’interpretazione figurata di qualcosa, come un testo o qualcosa legato alla cultura di un paese.

Il concetto di ballo è invece più legato all’arte di muovere i passi e il corpo secondo determinate regole e seguendo un ritmo musicale.

Il viaggio in Oriente inizia dall’Egitto, con “le zingare del deserto con candelabri in testa“. Questo dice il testo della canzone.

Zingare è il femminile di zingaro, che è un gruppo etnico migrante, nomade, persone che sono senza una dimora fissa.

Il cantante sta parlando della danza col candelabro, che è una danza di buon augurio per gli sposi egiziani. Tutta la canzone parla di danze in realtà.

Questa danza si chiama “Raqs Shamadan” e in pratica ci sono delle danzatrici che, mentre accompagnano gli sposi, portano sulla testa, in equilibrio, un grande candelabro con molte candele accese.

Un candelabro consiste in una struttura in genere di metallo, composta con diversi bracci, alle cui estremità sono fissate delle candele. Queste candele sono ovviamente accese e questo è un modo per augurare alla sposa (e forse anche allo sposo) un cammino “illuminato” cioè positivo e protetto da Dio.

Poi il resto prosegue e parla delle “balinesi nei giorni di festa“.

Si parla sempre di una danza, e stavolta è quella degli abitanti (anzi delle abitanti) dell’isola di Bali, che si trova in Indonesia.

I balli balinesi sono molto colorati e le ragazze che danzano questi balli sono appunto le balinesi.

Poi si va in Cappadocia, che si trova in Turchia, dove ci sono dei ballerini particolari, i dervishes turners cioè i “dervisci rotanti” che, cito il testo, “girano sulle spine dorsali“.

Questa è una danza molto particolare perché il derviscio rotante, quando balla, ruota continuamente su sé stesso, gira su sé stesso, potremo dire attorno alla propria spina dorsale, che si trova al centro, verticalmente nella nostra schiena, il nostro dorso. La spina dorsale è chiamata anche colonna vertebrale.

E’ una danza ma in realtà si tratta di una forma di meditazione al fine di raggiungere il cosiddetto karma, cioè la perfezione.

Il fatto di ruotare il proprio corpo pare sia un’imitazione del sistema solare, con i pianeti che ruotano attorno al sole. Le gonne bianche che ruotano continuamente sono assolutamente da vedere.

Adesso finalmente capisco perché è sempre piaciuto molto anche me ruotare a occhi chiusi, perdendo l’orientamento. Aiuta a allontanarsi dalla realtà materiale.

Poi si passa velocemente alle danze indiane, infatti il testo cita le “cavigliere del Kathakali” e il loro suono.

A sud dell’India infatti c’è uno stato che si chiama Kerala, e il Kathakali è una delle più antiche forme di danza dell’India proprio di questo stato.

E’ in realtà una danza-teatro, infatti è anche una recita. A ballare e recitare sono solamente uomini, che recitano anche le parti femminili.

C’è un po’ di tutto conunqie nel Kathakali, compresa la letteratura, la musica e la pittura.

Le cavigliere, che sono degli ornamenti che si indossano sulle caviglie, evidentemente hanno colpito l’autore della canzone. Evidentemente queste cavigliere producono un rumore, un suono mentre i dervisci girano sulla spina dorsale.

Ci spostiamo più verso ovest, e precisamente in Albania, dove c’è “Radio Tirana che trasmette musiche balcaniche

Radio Tirana è evidentemente la stazione Radio della città di Tirana, in Albania. “Trasmettere” è ciò che fanno tutte le radio al mondo: le radio trasmettono i loro programmi, come anche le TV. La “trasmissione” si riferisce al segnale radio o televisivo. Si parla di radiocomunicazione in questo caso.

Cosa trasmette radio Tirana? Trasmette delle musiche balcaniche cioè musiche della penisola balcanica.

Poi andiamo in Bulgaria, dove ci sono i danzatori bulgari che danzano “a piedi nudi“, cioè scalzi, senza scarpe e senza calze. dove danzano? “Sui bracieri ardenti”.

I bracieri sono dei recipienti, dei contenitori, in genere metallici, in cui si tiene la brace accesa, per riscaldare un ambiente.

Nei bracieri c’è la brace.

La brace non è altro che legna o carbone che arde (cioè brucia) senza però sprigionare fiamma. “Ardente” significa esattamente “che arde”, cioè che brucia, che va a fuoco.

Il verbo ardere, nel suo uso proprio, si usa col fuoco, per indicare che c’è un fuoco acceso, c’è della legna che brucia.

Dunque, ci sono dei bracieri ardenti sui quali danzano questi danzatori bulgari a piedi nudi.

Si parla di un antico rito della Bulgaria, e ancora una volta questa danza rappresenta una sorta di meditazione. Infatti dopo aver fatto una meditazione i danzatori bulgari sono pronti a camminare sulla brace completamente scalzi, a piedi nudi.

Questi danzatori si chiamano “nestinari” e la danza si chiama Nestinarstvo, che significa, non a caso, “antincendio“.

Infine, andiamo in Irlanda del Nord, dove ci sono le “balere“, che in realtà si trovano dappertutto. Anche in Italia.

Le balere: si tratta di locali, di piste da ballo, spesso all’aperto, tipiche delle periferie delle grandi città.

Le balere sono essenzialmente “estive” perché in estate si può stare e ballare all’aperto più facilmente che nelle altre stagioni.

Chi balla in queste balere estive? Degli anziani, anzi delle coppie di anziani. Dobbiamo immaginare quindi delle coppie di persone anziane, marito e moglie, diciamo dai 65 anni in su, che ballano un ballo di gruppo. Ci sono tante coppie che ballano nelle valere.

Si parla di un ritmo particolare: il ritmo dei “sette ottavi“. Queste coppie di anziani ballano al ritmo di sette ottavi.

Notate innanzitutto “ballare al ritmo“. Normalmente si dice “ballare al ritmo della musica”, “muoversi al ritmo di una melodia”, oppure “stare al ritmo“, che vuol dire “seguire il ritmo”.

Si parla semplicemente dei movimenti che seguono il ritmo della musica, quindi i corpi si muovono ritmicamente insieme alla musica.

Cosa sono i sette ottavi? Non si tratta di una frazione matematica (infatti la divisione tra i numeri 7 e 8 si chiama proprio “sette ottavi” ) ma si tratta di un tempo ritmico particolare, un particolare ritmo musicale. Bisogna conoscere la musica per capire la differenza tra i vari ritmi: 3/4 , 7/8 eccetera.

Poi l’autore torna ai “ritmi ossessivi dei riti tribali“. Iniziamo dai riti.

I riti, con riferimento alle religioni, sono delle cerimonie religiose, come il battesimo e la comunione cristiana. I “riti tribali” sono i riti delle tribù. nel termine rito c’è anche il concetto di ripetizione, di consuetudine, di prassi, qualcosa che avviene sempre, periodicamente, proprio come il ritmo di una canzone, che si ripete per definizione. Infatti i riti religiosi sono spesso accompagnati dalla musica.

E i riti tribali hanno una caratteristica: sono ossessivi, cioè eccessivamente ripetitivi, si ripetono senza tregua, in modo ossessivo, esasperato. Questa è la “chiave” dei riti tribali. Le danze tribali spesso hanno un ritmo incalzante e ripetitivo, e questo ritmo ossessivo favorisce la meditazione e aiuta a raggiungere quel particolare stato della mente che lo avvicina agli esseri superiori.

Si parla, nella canzone, anche di sciamani. Lo sciamano è, in alcune religioni primitive, una persona cui si attribuisce la capacità di comunicare con Dio. Lo sciamano parla con Dio o con gli dei.

Anche in Italia, come dicevo, ci sono le balere. Infatti alla fine della canzone si parla di una particolare zona italiana, la “bassa padana” che è una parte della pianura padana, che si trova nel nord Italia. Oltre alla cosiddetta bassa padana c’è naturalmente anche “l’alta padana” ma in questa canzone non se ne parla. Ebbene, questi anziani italiani nella bassa padana ballano “vecchi Walzer viennesi”.

Il Walzer è, come probabilmente sapete, una danza popolare che viene ballata in coppia. I walzer viennesi sono quelli della città di Vienna, in Austria. Infatti questa danza nasce in Austria e in Germania.

Si POTREBBE notare, dal testo, una contrapposizione tra le danze orientali e quelle occidentali. Le prime antiche e spirituali, colorate e ricche di storia e di cultura. Le seconde sono invece presentate come quelle ballate dalle persone anziane.

Da una parte, ci sono i movimenti veloci dei danzatori sacri, dall’altra la lentezza degli anziani. Forse però non è questo l’intento di Franco Battiato nella sua canzone “vorrei vederti danzare“.

Infatti anche “waltzer” significa girare, che è quello che fanno anche i “dervisci rotanti” che “girano sulle spine dorsali”.

E gira tutto intorno alla stanza mentre si danza” dice questa canzone. Questo è un ritornello di questa canzone. C’è sempre qualcosa che gira in questa canzone 🙂

Il ritornello è la parte di una canzone (una strofa) che si ripete più spesso, che “ritorna” spesso dunque.

Riguardo al messaggio che si potrebbe leggere nel titolo della canzone: “vogoio vederti danzare”, forse c’è, ma questa è una mia considerazione personale, un invito rivolto rivolto a una particolare persona: “vorrei vederti danzare“. Sembra, anzi, un desiderio, magari rivolto a qualcuno che si vorrebbe più profondo, meno attaccato alla realtà, che abbia meno controllo su tutto e sia invece maggiormente mistico. Chi lo sa.

Abbiamo finito. Potete ascoltare la canzone dove volete: su YouTube, Amazon Music, Alexa, Spotify ecc.

Noi ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente ed alla prossima canzone, un altro modo per conoscere l’Italia.

https://youtu.be/3nxXrHZ2HL4

Accreditare – VERBI PROFESSIONALI (n.78)

Accreditare

(scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: Verbo professionale numero 78: Accreditare.

Un verbo che ha più significati. Questo accade perché contiene il termine credito, che da una parte si riferisce ai soldi, al denaro e dall’altra ha a che fare con la credibilità.

Il credito infatti, quando parliamo di soldi, c’è sempre di mezzo una banca.

È il contrario di debito. Infatti il credito è la cessione di una somma di denaro da parte del creditore (in genere una banca) contro l’impegno di restituzione futura da parte del debitore (colui, il cittadino, che chiede i soldi in prestito).

Chi prende soldi in prestito ha un debito con chi li dà in prestito.

Ma il credito, dicevo, ha a che fare con la credibilità, con la fiducia, la stima, prestigio. Un termine diffuso e usato soprattutto in ambito commerciale.

Posso dire ad esempio che:

ci sono dei prodotti che vanno acquistando sempre più credito.

Notate come si usi, anche quando si parla di fiducia e non di soldi, il verbo acquistare, nel senso di avere, conquistare, assumere, acquisire, prendere.

Il credito si può acquistare similmente alla fiducia, quando non si deve più dimostrare il proprio valore perché l’abbiamo già fatto.

Allora, visto che ci sono queste due possibilità nel parlare di credito, allora ci sono due possibilità anche per il verbo accreditare.

Nel linguaggio bancario o commerciale, significa eseguire un’operazione di accreditamento. Se si accredita un importo a qualcuno, si danno dei soldi a questa persona. Possiamo anche dire che si fa un accredito su quel conto bancario. Accredito e accreditamento sono la stessa cosa nel linguaggio bancario.

Il passaggio di denaro avviene però attraverso le banche.

La cifra di 1000 euro è stata accreditata nel (o sul) tuo conto.

Mi hanno accreditato 4000 euro.

Qualcuno evidentemente ha disposto un bonifico a mio favore pari a quella cifra. Adesso la posso spendere poiché mi è stata accreditata sul conto bancario.

Dall’altro lato accreditare significa rendere credibile, quindi simile anche a avvalorare, cioè dare valore.

Si può accreditare un fatto o anche un’opinione o delle voci che si sentono in giro.

Es:

Alcune fonti accreditano la voce delle dimissioni del presidente.

Quindi secondo queste fonti, questa voce delle dimissioni è credibile. Si tratta di notizie credibili: probabilmente è proprio vero che il presidente si dimetterà.

Accreditare è quindi rendere credibile nel senso di dare credito. Può significare anche semplicemete credere, fidarsi, ascoltare, sempre nel senso di credere.

Non puoi accreditare delle voci di corridoio!

Non puoi dare credito a delle voci di corridoio!

Quando credete in una opinione di una persona o a delle cose che sì sentono, state accreditando questa opinione, le state dando credito.

Potete decidere di dare credito ad una persona oppure di non darle credito. È analogo a accordare fiducia, o accordare credito.

Anche “dare credito” si può usare in senso economico. Però significa prestare dei soldi, soldi che normalmente vengono accreditati sul conto della persona che chiede credito alla banca.

Dare/concedere credito, in senso economico, lo usano solo le banche, e quando una banca dà o concede credito a una persona, nel senso che gli presta dei soldi, se ci pensate, ha anche fiducia che questi soldi vengano restituiti.

Per questo motivo il credito ha a che fare sia col denaro che con la fiducia.

Si è detto prima che accreditare è sinonimo di avvalorare. Questo è un verbo che abbiamo già visto.

Non sono però proprio uguali, infatti avvalorare significa , come visto, aumentare il valore, la credibilità. Simile a rafforzare.

Inoltre avvalorare non si usa, se non molto raramente, parlando si parl di valore economico.

Col verbo accreditare poi, non vogliamo (come accade con avvalorare) aggiungere qualcosa che renda maggiormente credibile una opinione, ma semplicemente riporre la nostra fiducia su qualcosa, anche a costo di subire le conseguenze di un eventuale errore di valutazione.

In ambito professionale si usa anche nel senso di stima e prestigio di una persona, non solo di un prodotto, come abbiamo visto inizialmente.

Una persona, quando si dice che è molto accreditata, vuol dire che ha acquistato credito, che viene stimata in ambito professionale.

Si fa sempre riferimento al suo mestiere in questi casi, oppure si fa riferimento a qualcosa di particolare, una particolare attività che lo vede spiccare rispetto agli altri, ma questo non vale solo per le persone.

Giovanni è un avvocato molto accreditato nella sua città

Un professionista tra i più accreditati in città nel suo mestiere

L’ospedale di cui stiamo parlando è molto accreditato per la cura delle malattie del sangue.

Stiamo parlando di stima, di notorietà, di credibilità acquisita da un medico o da un ospedale, grazie alle capacità mostrate in passato.

Infine è importate sapere che a volte non è questione di stima, ma semplicenete parliamo di accreditamento:

Ho fatto un Corso di formazione pratico online accreditato (dal) MIUR

Il MIUR è il mistero università e ricerca.

Posso anche dire che:

l’ente di formazione è un ente accreditato dal MIUR.

Non vuol dire che il MIUR ha fiducia o stima in quesito corso o in questo ente, ma che l’ente ha ricevuto un accreditamento dal ministero.

Un accreditamento è una attestazione della capacità di operare. Il MIUR ha riconosciuto a questo ente di avere le capacità richieste. Quindi un corso presso questo ente è riconosciuto dal MIUR.

Per l’ente è come avere una certificazione, perché essere accreditato presso un ente pubblico attribuisce credibilità. In termini di qualità, rispetto dell’ambiente, igiene, sicurezza, ecc. L’accreditamento si usa nelle questioni l particolarmente importante, nella sanità, sicurezza sociale, educazione, attività commerciali, attività di laboratorio e certificazioni. Dobbiamo essere sicuri di poterci fidare di una persona o un ente accreditato.

Ecco la fiducia e la stima di cui si parlava prima.

Del verbo screditare parliamo in un altro episodio.

Vi ho parlato dell’accreditamento che è ciò che ci viene concesso quando viene certificata una competenza particolare. Ma se ricordate all’inizio ho detto che nel linguaggio bancario accreditamento e accredito sono la stessa cosa: un versamento di una somma di denaro su un conto bancario.

Ma un accredito (solo accredito stavolta) è anche una autorizzazione formale ad assistere a un evento, concessa in particolare ai giornalisti.

ricevere l’accredito per un concerto

Facciamo ora il consueto esercizio di ripetizione.

Ripetete dopo ogni frase che ascolterete pronunciare dai membri dell’associazione Italiano Semplicemente:

Ulrike: Accreditare

Bogusia: Finalmente mi hanno accreditato lo stipendio

Komi: Accredito

Marcelo: Quando avverrà l’accredito dello stipendio?

Komi: L’accredito avviene il giorno 27 di ogni mese.

Komi: Accreditamento

Albéric: Abbiamo ricevuto un accreditamento da parte del ministero

Irina: Non vorrai mica accreditare queste chiacchiere che girano su di me, vero?

Marcelo: Sono solamente voci. Non gli do nessun credito.

Albéric: È un’azienda che gode di parecchio credito presso gli italiani

Karin: Puoi prestarmi il telefono? Il mio non ha più credito

Peggy: ricevere l’accredito per un concerto

Komi: Concedere l’accredito per entrare allo stadio

Ci vediamo al prossimo verbo professionale.

Programma settimanale 7-12 febbraio 2022

Programma settimanale 7-12 febbraio 2022

Quotidianamente nel gruppo whatsapp dell’associazione vengono registrate le frasi di ripasso degli episodi precedenti. Si corregge la pronuncia, si fanno esempi e si chiariscono i dubbi

Lunedi: allorché e “nel momento in cui” (rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”)
Martedì: ascoltiamo e trascriviamo il notiziario del giorno, poi ci inseriamo alcune espressioni di ripasso.
Mercoledì: il verbo professionale n. 72: Accreditare
Giovedì: videochat tra i membri ore 14.30 o 22
Venerdì: impariamo cantando. Episodio n. 2 (voglio vederti danzare)
Sabato: leggiamo la storia n. 8 (prima giornata) del Decamerone e ne spieghiamo il significato.

Per iscrizioni: italianosemplicemente.com/chi-siamo

Impariamo l’italiano cantando (n. 1)

Impariamo l’italiano cantando (episodio n. 1)

(scarica audio)

Trascrizione

Buongiorno a tutti amici di Italiano Semplicemente.

Inizia una nuova storia, una nuova rubrica, una nuova serie di episodi, stavolta dedicati alla canzone italiana.

Questi episodi faranno anche parte di un prossimo audio-libro.

Come funziona questa rubrica?

Funziona così: io sceglierò per voi una bella canzone italiana, che sia al contempo famosa, interessante dal punto di vista del contenuto e che permetta a tutti i non madrelingua di capire bene le parole e quindi anche di poterla cantare se vogliono.

Un nuovo modo d’imparare l’italiano dunque, che molti stranieri già utilizzano. Talvolta però risulta complicato capire proprio tutto tutto. Allora se necessario di volta in volta spenderò qualche parola anche sul significato della canzone.

Facciamo così. Io prima vi parlo delle parole più difficili del testo, senza dirvi di quale canzone si tratta, e solo alla fine vi darò il titolo e anche un link per poterla ascoltare. Vedrete che basterà ascoltarla un paio di volte e tutto sarà più chiaro. Aspettate ad andare alla fine!

Cominciamo dalle parole dunque.

Battere: un utilizzo particolare del verbo battere è quando è il sole a battere.

Si dice, quando un luogo è illuminato dal sole, che li “ci batte il sole” nel senso che è illuminato dal sole.

Es: sul mio balcone, il pomeriggio ci batte il sole.

Se dico invece che il sole batte forte vuol dire che fa molto caldo.

Se dico che il sole mi batte addosso o che batte su di me può voler dire che mi trovo al sole oppure in senso figurato che è estate.

C’è anche un altro uso figurato interessante:

Là dove non batte il sole” , che può indicare anche il nostro sedere. Ma questo non c’entra nulla con la canzone.

Il sole dunque può battere, proprio come il cuore, ma il sole batte solamente su qualcosa o qualcuno.

Il sole però può anche bruciare.

A dire il vero il sole brucia continuamente, altrimenti non ci darebbe la sua luce, ma quando si dice che “il sole brucia” si vuole indicare la sensazione di calore che ci causa sulla pelle. Si potrebbe dire anche che “scotta” ma scotta è più informale.

Inoltre in questa canzone si dice che il sole brucia, anzi che bruciava. Evidentemente si parla del passato.

Col sole si usa anche il verbo “piazzare” che significa mettere, esporre.

Piazzare un asciugamani al sole significa metterlo al sole, ad esempio sulla spiaggia.

Posso anche dire:

Io mi piazzo al sole

Tu dove ti piazzi?

Piazziamoci qui ché mi piace perché ci batte il sole.

A volte è un verbo che si usa anche nel senso di mettersi in un posto in modo poco rispettoso verso gli altri, procurando fastidio.

Non puoi piazzarti davanti alla tv! Non sei trasparente!

Poi voglio parlarvi del verbo “sfiorire“. Un verbo adatto a descrivere una pianta che perde i fiori: quando cadono i fiori da una qualunque pianta, si dice che la pianta sfiorisce.

Anche i fiori si può dire che sfioriscono, nel momento dell’anno in cui scompaiono. I fiori prima fioriscono e poi sfioriscono. Le margherite, i ciclamini, le viole eccetera.

Fiorire è esattamente l’opposto: una bellezza che fiorisce, come i fiori stessi che iniziano a crescere o una pianta che inizia a mettere i fiori o un prato che si riempe di fiori. Anche una bellezza può fiorire anche una persona, per indicare l’inizio della gioventù, come un fiore che cresce e si apre al sole.

In senso figurato quindi i due verbi si usano spessissimo per indicare l’inizio e la fine della gioventù.

Quando si perde la freschezza giovanile, si sfiorisce.

La sua bellezza comincia a sfiorire.

Nelle canzoni si usano sempre immagini figurate perché aumenta il contenuto poetico.

Passiamo al verbo rigonfiare, molto simile a gonfiare. Questi due verbi si usano spesso in senso figurato.

Infatti, sebbene si possa gonfiare ad esempio un pallone, riempendolo d’aria, in modo figurato posso dire di essere gonfio d’orgoglio, oppure rigonfio d’orgoglio, cioè sono molto orgoglioso.

Oppure sono gonfio di speranza o rigonfio di speranza. Quindi stavolta sono pieno di speranza.

Poi ci sono tre verbi che appartengono al linguaggio della politica, argomento molto amato dal cantante in questione (dopo vi dirò chi è).

I verbi sono: amministrare, promettere mantenere.

Si può amministrare un paese, una nazione, un’azienda, un condominio e in generale ogni attività o beni. Significa curarne l’andamento in modo da garantirne l’efficienza e il rendimento. Simile a gestire. E condurre.

Promettere è una cosa che fanno tutti i politici, poi però bisogna mantenere le promesse, cioè fare ciò che si è promesso.

Anche il verbo annettere si usa in politica. Si parla di geopolitica.

Annettere una nazione all’Europa significa ad esempio unire insieme all’Europa questa nazione. Si parla di annessione. Dopo l’annessione all’Europa , la nazione farà parte dell’Europa.

In una canzone possiamo anche usare annettere come sinonimo di unificarsi, mettersi insieme:

L’Europa si sta annettendo

Dovremmo usare unificare, ma in una canzone ci possono essere queste variazioni.

Poi vediamo il termine “appena” che si può usare in tanti modi. Uno dei modi è se dico:

Ricordare appena

Si usa quando si ricorda poco, quando la memoria di qualcosa è quasi scomparsa.

Quante donne hai avuto prima di me?

Le ricordo appena

Significa che il ricordo è molto lontano e sta quasi scomparendo. Evidentemente non hanno lasciato un segno! Si tratta di amori cosiddetti “fugaci”, cioè di breve durata e poco importanti.

Andiamo avanti.

Sapete che il testo di una canzone viene spesso chiamato “pezzo“. Si usa anche per i testi teatrali.

Scrivere un pezzo

Cantare un pezzo

Comporre un pezzo

Un cantautore può dunque dire di aver scritto tutti i propri pezzi, e infatti i cantautori sono sia cantanti che autori dei propri pezzi.

Le canzoni normalmente passano di moda dopo un po’ di tempo, ma ce ne sono alcune che resistono al tempo e sebbene abbiano molti anni restano ancora “in voga” , cioè restano ancora molto ascoltate. Evidentemente sono belle canzoni, se sono tuttora in voga dopo tanti anni. Tuttora significa “anche oggi”, “ancora adesso”.

Infine vediamo l’aggettivo perverso.

Se usato per descrivere una persona o un comportamento sta a indicare la cattiveria, la perversione, una tendenza a fare del male o ad avere atteggiamenti sessualmente animali, strani.

Ma nelle canzoni e nella letteratura può indicare anche qualcosa di avverso, cioè che ha un avere un effetto negativo su qualcuno.

Una notte può essere perversa ad esempio, un periodo di tempo, dunque anche una giornata, un’estate eccetera.

La canzone in questione, che possiamo chiamare pezzo o anche brano, racconta una storia d’amore abbastanza fugace, di breve durata e di poca importanza, un amore estivo avuto nel passato.

Il periodo era un’estate, e le estati quando si è giovani si aspettano con speranza, proprio perché solitamente in gioventù durante l’estate si possono avere storie d’amore, anche e spesso fugaci.

Probabilmente si tratta dunque di un amore adolescenziale, che risale ai tempi della scuola.

Il periodo di cui si parla è l’inizio dell’estate perché è in quel periodo che “sfioriscono le viole“. Infatti le viole fioriscono a ottobre e sfioroscono l’anno successivo all’inizio dell’estate.

Ma questa, oltre che parlare damore è anche una canzone di denuncia della cattiva politica italiana.

Parla infatti della massoneria e dell’influenza americana e della rivoluzione francese.

La massoneria è una associazione segreta (non come Italiano Semplicemente) a cui appartenevano anche molti personaggi politici a altre persone legate da comuni interessi.

In questa canzone infatti si fanno alcune citazioni di personaggi importanti del passato legati alle rivoluzioni e alla massoneria come il marchese La Fayette, Novaro, Mameli e il barone Otto von Bismarck-Shonhause.

Può bastere così, vi ho detto abbastanza cose.

La canzone è “sfiorivano le viole” del grande Rino Gaetano. Spero che ciò che ho spiegato vi sia stato di aiuto per capire questa bella canzone.

Potete commentare l’episodio se avete suggerimenti per il prossimo pezzo da spiegare di questa nuova rubrica.

Un saluto a tutti.

Video con sottotitoli

https://youtu.be/mQWL3hqGHPw

Soprassedere – VERBI PROFESSIONALI (n.77)

Soprassedere (scarica audio)

soprassedereTrascrizione

Giovanni: Verbo professionale numero 77.

Lo so, i verbi professionali sono più complicati degli altri verbi, perché si usano meno di frequente e quando li usiamo dobbiamo essere sicuri. Comunque se volete soprassediamo. Oppure vado avanti?

Se soprassediamo però non potrò spiegarvi questo verbo. Cercherò di essere abbastanza veloce allora.

Il verbo soprassedere (lo avete capito) è quello che vi spiego oggi. E’ un verbo molto adatto per le riunioni di lavoro.

E’ adatto anche ogni volta che ci sono decisioni da prendere.

Infatti soprassedere significa rinviare ad altra occasione una decisione o l’attuazione di quanto già avevamo programmato. In pratica è molto simile a “rimandare”. Quest’ultimo è ovviamente quello più usato in tutte le occasioni, ma soprassedere è la sua versione formale.

Quando dobbiamo preferirlo a rimandare dunque?

Quando siamo seduti?

Sembra una battuta, ma in effetti se siamo seduti in una riunione abbiamo certamente un programma, un ordine del giorno, qualcosa di cui parlare, e quando decidiamo di soprassedere su uno dei punti all’ordine del giorno quello che facciamo è spostare quel punto ad altra occasione.

“Sedere” lo dobbiamo intendere come verbo, non come sostantivo, nel senso di “stare”.

Quindi soprassedere è come “stare sopra” e questo non c’entra nulla col senso che vi ho appena spiegato. Il fatto è che il verbo si usa anche (ma molto raramente) nel senso di dominare, sovrastare.

Il senso che ci interessa invece è quello di rimandare, ma possiamo anche usare il verbo “differire“, altrettanto formale che soprassedere.

La mia proposta è di soprassedere fino a quando non saranno presenti tutti i ministri

Questo è un esempio di utilizzo del verbo….

Trascrizione completa disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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731 Edificante

Edificante (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: Raccontami qualcosa di edificante che hai fatto recentemente o a cui hai assistito recentemente.

Sai rispondere a questa domanda?

Oggi ci occupiamo di questo bell’aggettivo: edificante, che gli stranieri non usano mai.

Ma io vi chiedo: è un peccato che non lo abbiate mai usato ma vedrete che da oggi in poi troverete edificante riuscire a usare questa nuova parola.

Se leggete la sua definizione sui dizionari, non è che sia chiarissima per chi non sappia usare questo termine:

Significa “che induce al bene con il buon esempio” , “che stimola al bene”, “che suscita sentimenti elevati”.

Allora bisogna proprio fare un buon esempio per capire! Anzi ne facciamo più di uno, così per stare sicuri che poi sarà tutto chiaro!

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Vuolsi così colà dove si puote

Vuolsi così colà dove si puote (scarica audio)

Trascrizione

Ecco a voi un’altra celebre frase della Divina Commedia, di Dante Alighieri, che, al pari di altre, è utilizzata anche ai giorni nostri.

La frase:

Vuolsi così colà dove si puote

Una frase che suona magnificamente, e a mio parere una frase del genere non poteva non trovare una sua applicazione anche nel linguaggio moderno.

Vediamo prima cosa significa e quando è stata usata da Dante, così da capire anche come usarla e in quale occasione.

Siamo all’inferno e Dante la utilizza ben due volte. Vediamo le singole parole.

Colà è un termine che oggi non si usa ma significa “là” , quindi indica un luogo e precisamente indica il paradiso, che è il luogo in cui si trova Dio.

È proprio là (colà) che si prendono le decisioni, è il luogo in cui si decidono le cose. Ma là dove?

Ce lo dice la parte finale:

dove si puote

cioè dove si può, dove si può tutto, dove tutto è possibile. Si parla del paradiso, perché è là che c’è Dio, e Dio infatti può tutto.

Vuolsi significa invece “si vuole” e anche vuolsi non è un termine usato oggi nella lingua italiana, come neanche il termine “puote“, tra l’altro.

Vuolsi così colà dove si puote

Si vuole così, là, in paradiso, dove tutto si può.

Questo è il senso della frase.

In pratica si potrebbe dire è che “questa è la volontà di chi comanda, chi detiene il potere”.

Prima Dante la usa all’inizio del suo viaggio infernale, in una frase nei confronti di Caronte, il cosiddetto traghettatore delle anime dei morti, cioè colui che trasportava le anime per passare da una sponda all’altra del fiume Acheronte.

Infatti Caronte non lo voleva trasportare a Dante perché lui non era morto ma vivo. E lui portava solo anime quindi non si trattava di persone vive.

Ma poi di fronte alla volontà di Dio, non poteva certo far nulla neanche Caronte.

Lo stesso invito viene fatto più tardi a Minosse e anche questa volta si fa riferimento alla volontà divina alla quale devono obbedire tutti.

E allora tutti, anche oggi, possiamo usare questa espressione, ovviamente in senso ironico, nel momento in cui voglio esprimere un concetto semplice:

Inutile lamentarsi, inutile cercare di obiettare contro una decisione che viene dall’alto. Bisogna obbedire e basta, perché così è stato deciso.

Chiunque venisse paragonato a Dio, ovviamente, non può essere fatto che in senso ironico.

Siamo evidentemente in una situazione in cui c’è un capo, qualcuno che comanda e la sua volontà o le sue decisioni non possono essere messi in discussione, perché quello è un vero e proprio ordine e non possiamo far nulla per opporci.

Non vi garantisco però che tutti gli italiani vi capiranno! Diciamo che un dieci per cento, più o meno, degli italiani potrebbe capire subito il senso della vostra frase.

Di certo comunque vi capirà il vostro professore di lingua italiana!

Quindi, se vi chiederà se avete fatto tutti i compiti da lei/lui assegnati, voi potrete rispondere:

Certo che li ho fatti, vuolsi così colà dove si puote!

A quel punto non potrete mai essere bocciati!

Oppure, ancora più adatta se la usate quando qualcuno si lamenta di qualche decisione di una persona importante, e voi gli fate presente che è inutile lamentarsi.

Esercizio di ripetizione adesso. Impariamo a pronunciare la frase. Ripetete dopo di me:

vuolsi

così

Vuolsi così

colà

Colà dove si puote

Vuolsi così colà dove si puote