771 Non esiste proprio

Non esiste proprio (scarica audio)

Trascrizione

Che ne dici se domani mattina ci alziamo alle 5 e ci facciamo una bella passeggiata?

Cosa rispondereste a questa domanda?

Alle 5? Assolutamente no.

Non ci pensare! È troppo presto!

Facciamo alle 10?

Ma perché così presto?

Alle 5 fa troppo freddo!

Non se ne parla proprio!

A quell’ora è ancora buio!

Un’altra possibile risposta è:

Non esiste proprio!

Questa è un’espressione informale, familiare, con la quale si esclude categoricamente qualcosa. Si tratta quasi sempre di una proposta che si vuole rifiutare categoricamente, cioè che non si vuole neanche prendere in considerazione. Il verbo esistere non va dunque interpretato alla lettera.

“Non esiste”, in teoria, sarebbe di per sé sufficiente, ma per sicurezza meglio aggiungere “proprio“.

Apriamo una breve parentesi. Proprio è normalemente un aggettivo, ma in questo caso è un avverbio, e il suo ruolo è rafforzare qualcosa. Normalmente viene rafforzato un aggettivo che viene dopo, tipo:

È proprio vero!

Cioè: è vero, verissimo, ti assicuro che è vero. Te lo posso assicurare.

Sei proprio un ingenuo!

Cioè: sei veramente un ingenuo, non c’è ombra di dubbio su questo.

Sei proprio sicuro?

Cioè: sei veramente sicuro? Sei sicuro al 100 percento?

In questo caso invece si rafforza qualcosa che viene prima, che è il verbo esistere.

È una specie di negazione rafforzata: “non esiste” esclude che qualcosa sia vero o che venga accettata una proposta.

Quasi sempre “non esiste” significa “non ci pensare proprio” oppure “non c’è nessuna possibilità che quello che hai detto si possa verificare“.

Non esiste proprio” quindi rafforza questo concetto.

Somiglia molto a “non è cosa” (è anche a non se ne parla) di cui ci siamo già occupati, espressione più usata nel sud dell’Italia. Tuttavia “non esiste proprio” è più forte e meno adatto quando manca la voglia di fare qualcosa o quando non è il momento o la giornata giusta per farlo. In questi casi è più adatta l’espressione “non è cosa“.

Anch’essa può comunque diventare “non è proprio cosa”, rafforzando il concetto espresso.

È importante dire che se vogliamo dire che una cosa non è vera, non si usa “non esiste proprio”.

“Non esiste” potrebbe stare per “non può essere”, “non può essere vero” (abbastanza raramente) se mi riferisco a una cosa a cui non credo, ma non possiamo usarla per esprimere una negazione, cioè al posto di “no”, a meno che io non risponda a una proposta o io stia negando fortemente un’affermazione o una domanda accusatoria, tipo:

Mi hai tradito? Ti hanno visto con un’altra donna!

Risposta: Ma cosa dici? Non esiste proprio che tu mi abbia visto! (risposta sibillina?)

Si può usare il congiuntivo, come ho appena fatto, con “non esiste” quando spiego a cosa mi riferisco (non esiste che…).

Comunque non è obbligatorio se parlate ad amici e in contesti familiari.

Tra l’altro il problema non si pone perché “non esiste” non si usa al di fuori del linguaggio familiare.

Vediamo altri esempi?

Domanda: Vuoi chiedere scusa a tua moglie? Avanti! Chiedile scusa!

Risposta:

Chiedere scusa? Non esiste proprio! (che io le chieda scusa). È lei che deve chiedermi scusa. Altro che storie!

Domanda: Vuoi venire con noi sabato prossimo a mangiare il pesce?

Risposta:

Mangiare il pesce? Bell’idea ma sabato prossimo non esiste proprio perché c’è il concerto dei Maneskin!

Beh, allora andiamo stasera?

No, stasera non è cosa perché ho un mal si schiena terribile! Grazie lo stesso. Facciamo un’altra volta.

Albéric: io invece nutro dei forti dubbi e credo che non vuoi venire a mangiare il pesce perché ci nascondi qualcosa. Ultimamente non fai che trovare scuse. Tant’è vero che è qualcosa come un paio di mesi che hai sempre altro da fare.

Irina: non è che ti nascondo qualcosa, è che, come ti ho detto, stasera non è proprio cosa.

Peggy: va bene, come non detto. Allora vorrà dire che aspetteremo che tu ti rimetta in sesto e poi, se avrai voglia, sai dove trovarci. Tranquillo. Senza rancore. Ci mancherebbe altro.

Segue una spiegazione del ripasso

Macché

Audio

Trascrizione

Buongiorno amici di Italiano Semplicemente, un episodio veloce oggi per spiegare una parolina: “macché”.

Mi voglio ricollegare all’episodio in cui è stata spiegata l’espressione “ma di che!” che come abbiamo visto ha più di un significato e utilizzo. Molto simile è l’espressione (composta da una singola parola): macché!

Macché è una opposizione a qualcosa, esprime una negazione.

Abbiamo visto che “ma di che” – per chi non ricorda vi invito a leggere l’episodio – si può usare anche per esprimere una forte negazione.

Ma quali sono allora le differenze con macché?

Iniziamo da una puntualizzazione.

Macché deriva da “ma che“, due parole separate, che però si usano insieme (senza attaccarle) in frasi interrogative.

Ma che (parole staccate) quindi si usa diversamente da macché.

Ma che stai dicendo?

Ma che stai scherzando?

Ma che dici, davvero?

Si tratta di frasi interrogative che esprimono anche uno stupore, una incredulità ed inoltre si tratta di vere domande.

Macché invece, con due “c” e con l’accento acuto sulla e, si usa per negare, come si è detto. Non è un semplice no, ma un no più convinto, equivale a “proprio no!“, “neanche per idea“, neppure per idea“, “ma no!, cosa dici“.

La differenza rispetto a “ma di che” è che “ma di che” si utilizza per affermare la propria opinione, si usa per rimarcare la contrapposizione tra due idee: tu hai un’idea e qualcuno ne ha un’altra, allora alzando la voce dico: “ma di che!” (cioè ma di che stai parlando?) una domanda che diventa una esclamazione come abbiamo visto.

Macchè invece si usa prevalentemente per dire qualcosa che non è una opinione, ma una verità assoluta. Solitamente si usa quando si parla del passato, per smentire seccamente qualcosa, per dare un’informazione più che un’opinione.

Alcune volte il confine tra macché e “ma di che” è molto sottile, ma nel caso di opinioni è più facile trovare “ma di che” mentre nel caso di informazioni è più facile trovare macché.

Perché la linea è sottile? Perché a volte può crearsi il dubbio su quale delle due espressioni usare?

Il motivo è che anche macché, come “ma di che”, ha un contenuto emotivo. In entrambe le espressioni chi parla non solo comunica un’informazione o un’opinione, ma anche un’emozione. Ci sono dei casi in cui è possibile avere il dubbio su quale usare, mentre in altri casi meno. Quando non si tratta di un’opinione, non abbiamo nessun dubbio: usiamo macché, che comunica sempre una contrarietà, una sensazione di opposizione all’argomento, alla frase che si sta negando. Spesso si esprime anche dispiacere o rammarico, o rassegnazione.

Domanda: E’ arrivata la lettera?

Risposta: macché!

La lettera non è arrivata e questo non mi rende felice. Non è una bella notizia. Non è un’opinione la mia, ma è un fatto concreto che la lettera non è arrivata. Avrei voluto che fosse arrivata, speravo, ma purtroppo non lo è. Vediamo quando si può creare il dubbio:

Mamma ha detto che la lettera è arrivata!

Risposta: macché!

In questo caso la risposta è sia un’opinione (infatti mamma ha una diversa opinione dalla mia) sia una negazione convinta. In questo caso avremmo potuto dire anche “neanche per idea!, “non è vero!“, oppure “ma di che“, sebbene forse quest’ultima è un po’ esagerata in questo caso. Non c’è uno scontro diretto tra due opinioni infatti. Un altro esempio:

Secondo me Giovanni è stanco di fare episodi per Italiano Semplicemente!

Macché stanco, lui è un vulcano inesauribile di idee ed è anche molto motivato, come ti viene in mente?

In questo caso lo stesso è una opinione, ma possiamo usare “macché”, perché come prima non è uno scontro diretto con chi parla, e poi si esprime comunque una forte convinzione. Infine possiamo aggiungere “stanco”, possiamo dire: “macché stanco“, sottolineando la cosa che stiamo negando. Questo non possiamo farlo con “ma di che”, che invece sottolinea di più la contrapposizione, e direi meno il convincimento.

Macché in generale si utilizza di più per parlare di fatti, di cose accadute, e questo lo rende più convincente.

Notate che quando si tratta di eventi passati e stiamo dando un’informazione, come abbiamo detto con “macché” vogliamo comunicare a volte un dispiacere, altre volte una contrarietà, altre un’emozione contrastante con questa verità. Invece quando usiamo “macché” per esprimere un’opinione (in uno dei casi in cui potremmo usare anche “ma di che”) sottolineiamo la negazione e non il dispiacere, l’enfasi in questo caso è sul negare quanto abbiamo sentito (macché stanco!) e non sul comunicare dispiacere o rammarico ad esempio.

Facciamo alcuni esempi (ripetete le risposta):

Hai superato l’esame oggi?

Macché! era molto complicato, dovrò riprovare tra due mesi

Oppure:

Come sta la zia? So che che sei andato a trovarla. Sta meglio dopo l’incidente che ha avuto?

Macché, non sta per niente meglio purtroppo!

Oppure:

Come mai hai quest’aria sognante? Secondo me sei innamorato di Maria!

Macché innamorato, stavo pensando alla partita di calcetto di stasera!

Oppure:

Hai visto che la Roma affronterà il Real Madrid in finale? Vincerà la Roma secondo te?

Macché, faremo l’ennesima figuraccia, vedrai!

Quindi ricapitolando: macché esprime una forte negazione e si può usare in due casi: o per negare un avvenimento, qualora qualcuno ci faccia una domanda e noi dobbiamo rispondere negativamente con contrarietà, dispiacere, rassegnazione o rammarico, oppure quando si utilizza per dare un’opinione, analogamente a “ma di che“, ma quando il confine tra l’opinione e l’informazione è sottile, oppure quando la circostanza non è così oppositiva tra due opinioni diverse da giustificare l’utilizzo di “ma di che”, che infatti è molto forte, spesso anche segno di maleducazione. “Macchè” in questi casi è una risposta anche più convinta, equivale a “no, credimi!“, “sei fuori strada“, e frasi di questo tipo. Anche macché, questo è importante dirlo, è una espressione informale.

In contesti formali potreste dire:

Non direi, piuttosto credo sia vero il contrario!

Non mi sento di sottoscriverlo, tutt’altro direi!

Questo non corrisponde alla verità!

Infine come abbiamo detto “macché” consente di aggiungere qualcosa dopo, cioè ciò che si sta negando: macché stanco, macché allegro, eccetera.

A proposito di contesti formali, nel corso di Italiano Professionale è prevista una lezione interamente dedicata a come esprimere assenso e dissenso (cioè accordi e disaccordi) in contesti lavorativi. Se siete interessati potete fare richiesta di adesione all’associazione Italiano Semplicemente.

Un saluto a tutti da Giovanni ed alla prossima

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Mica

Audio

E’ possibile ascoltare il file audio e leggere la trascrizione di questo episodio tramite l’audiolibro (Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 42 espressioni italiane.

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Trascrizione

mica_immagineBuongiorno amici, eccoci di nuovo qui in una nuova lezione di Italiano Semplicemente. Approfitto facendo una breve introduzione per ricordarvi i “segreti” di Italiano Semplicemente legati all’apprendimento dell’italiano.

Non si tratta di veri e propri segreti visto che li ho condivisi con tutti voi. Io le ho chiamate le sette regole d’oro. D’oro perché il tempo è prezioso, come l’oro, ed applicare queste semplicissime regole permette di risparmiare molto tempo. Ve le ricordo brevissimamente:

Prima regola: ascoltare più volte lo stesso podcast, REPETITA IUVANT, cioè “ripetere giova”, cioè ripetere fa bene, ripetere è utile, perché ripetendo si fissano le cose nella testa.

Seconda regola: usare i tempi morti per ascoltare, cioè ascoltare in viaggio, mentre si fa la spesa, lavando i piatti ecc).

Terza regola:  Studiare senza stress, quindi studiare quando siete tranquilli e rilassati. Quindi la cosa migliore è farlo mentre fate una passeggiata ad esempio.

Quarta regola: Non cercate di memorizzare le parole, ci sono anche molti programmi che sono presentati come miracolosi, ma questi presuppongono che voi stiate davanti al PC e possono anche esser molto noiosi. Non focalizzatevi sulle singole parole quindi, ma cercate di apprendere attraverso delle storie e soprattutto usando le vostre emozioni; non attraverso parole o frasi. Le emozioni sono la vera colla, il cemento della memoria.

Quinta regola: utilizzate Italiano vero e ciò che vi PIACE. Non è banale. Ognuno di noi è un individuo unico, con i propri gusti, con le proprie emozioni, con le proprie preferenze. Se vi piace la grammatica, se vi emoziona la grammatica, ascoltate lezioni in cui si spiega la grammatica, ma ascoltatele, non solo leggetele. Se vi piace la moda, ascoltate audio che riguardano la moda, eccetera. Ad ognuno il suo argomento, non ce n’è uno che vale per tutti.

Sesta regola: l’importanza  di fare delle domande e dare delle risposte sulle storie ascoltate. Questa è una regola valida soprattutto per i principianti, e infatti tutte le storie per principianti di Italiano Semplicemente hanno a loro disposizione, oltre alla singola storia per principianti, anche un file audio che si chiama Domande & Risposte. Questo per ogni storia. E’ una gran fatica per me preparare questo file audio, e se lo faccio è per aiutare tutti coloro che vogliono imparare l’italiano con la tecnica che credo sia la più efficace.

Settima regola: Parlare. Parlare è fondamentale. La comunicazione è fratta di bocca ed orecchie, con in mezzo il vostro cervello. Usate Whatsapp, usate Youtube, il telefono, quello che volete ma dovete parlare.

Bene allora se non avete mai visto le rette regole d’oro questa è una buona occasione per farlo. Su Italiano Semplicemente ho dedicato un file audio per ognuna delle regole d’oro.

Oggi invece spieghiamo una parola che una ragazza di nome Amany mi ha suggerito sul gruppo Facebook di Italiano Semplicemente.

La parola è MICA. Ringrazio Amany della domanda. Se non sbaglio ho già provato a spiegare questa parola su un altro episodio, ma questa volta cercherò di farlo in modo diverso. Ci ho pensato a lungo a questo, e sono arrivato alla conclusione che esiste  un modo molto efficace di spiegare questa parola. Al modo che credo sia il migliore per far sì che poi sappiate usare la parola MICA senza problemi dopo questa spiegazione. E’ importante perché è una parola che non esiste nelle altre lingue, non esiste cioè una traduzione della parola MICA.

Allora, la parola MICA è una parola italiana usata per fare la negazione di una frase. Fare la negazione significa dire che qualcosa non è vera: vogliamo negare qualcosa dunque. Se ad esempio dico:

“Oggi vado a casa“, e voglio negare questo, allora posso dire semplicemente “oggi non vado a casa“. Questo è il modo più utilizzato per negare in italiano. Usare la parola “NON”.

Innanzitutto una precisazione: “non” serve a negare esattamente come la parola “no” ma “no” è una esclamazione, cioè si usa da sola; non c’è bisogno di aggiungere altro. Se uno vi domanda “sei andato a  casa oggi?” Voi per negare potete rispondere con “no!”. Non c’è bisogno di aggiungere altro.

Oppure potete dire “no, oggi non sono andato a casa“. Il “non”, la parola “non” è sempre seguita da un verbo. Questa è una precisazione importante da fare. Invece “No” è una esclamazione.

Ma se esiste l’esclamazione “No” ed anche la parola “non”, a cosa serve la parola “MICA”? Bella domanda, e provo a darvi subito una risposta. La parola MICA non serve semplicemente a negare, ma serve a rispondere a qualcuno che sta dando per scontato che la mia risposta sia affermativa.

Mi spiego meglio. Se una persona vi domanda: oggi sei andato a casa? Ad una domanda facile come questa, se la risposta è no, dovete semplicemente rispondere: “No!” come ho detto prima, oppure “oggi non sono andato a casa”. Non dovete usare mica. Se invece una persona vi domanda:

Visto che vai a casa, prendimi le chiavi che ho lasciato sul tavolo

In questo caso se volete dire che voi non andate a casa, è meglio rispondere con la frase:

“Mica vado a casa oggi”, oppure “oggi mica vado a casa”, oppure ancora con “Oggi non vado mica a casa”. Dicendo in questo modo, usando una di queste tre forme, voglio sottolineare non tanto che non vado a casa, ma che la persona con cui parlo si sbaglia, perché lei crede che io vada a casa, la persona con cui parlo sta dando per scontato che io vada a casa, tanto che lei vuole che io prenda le chiavi che ha lasciato sul tavolo: visto che vai a casa –  mi domanda – prendimi le chiavi. Quindi sta dando per scontato, per assodato, che io vada a casa, quando invece io a casa non ci vado in realtà.

Quindi la parola MICA si usa per evidenziare che non è come pensa la persona con cui sto parlando, non è come crede lui, ma la realtà è differente, la realtà è diversa.

La risposta: no! non è una risposta adatta a questa domanda. Non lo è perché la persona mi ha chiesto: “visto che vai a casa, prendimi le chiavi”. Rispondendo NO avrei detto non che non vado a casa, ma che non voglio prenderle le chiavi, e non è quello che volevo dire.

Analogamente se dicessi “non vado a casa” andrebbe al limite anche bene, ma non state avvisando il vostro interlocutore che si sbaglia nel modo giusto. Una buona risposta potrebbe essere:

Guarda che ti sbagli, non sto affatto andando a casa

In questo modo state invece avvisando il vostro interlocutore che non è come pensa, quindi che non state andando a casa, quindi non potete prendergli le chiavi che avete lasciato sul tavolo.

Riguardo ai tre diversi modi, alle tre forme che abbiamo usato prima, la parola MICA è sempre presente: prima, dopo o al centro della frase:

  1. Mica vado a casa oggi!”: la parola MICA sta all’inizio, prima del verbo;
  2. “Oggi mica vado a casa!”, la parola MICA si trova al centro, sempre prima del verbo;
  3. “Oggi non vado mica a casa!”: MICA sta sempre al centro, ma dopo il verbo.

Sappiate che queste tre forme sono del tutto equivalenti, ma nel primo caso: “Mica vado a casa oggi!” la frase è senza il NON, come nel secondo caso (“Oggi mica vado a casa”), mentre nel terzo caso “Oggi non vado mica a casa”, c’è anche la parola NON. Quando quindi mettere il NON insieme alla parola MICA?

Sappiate che ho dovuto impegnarmi molto per capire la regola da utilizzare e spiegarvela, pur non avendola trovata da nessuna parte. Non c’è un solo sito internet, un solo libro di grammatica che spiega questa regola, e io stesso non sono mai stato a pensare alla regola, non sapevo neanche esistesse una vera e propria regola!

Questo per dirvi che la cosa migliore è comunque ascoltare, e le regole sapreste comunque ricostruirle voi stessi, qualora ce ne fosse il bisogno, proprio come ho fatto io.

Ora sapete quindi come usare la parola MICA, o meglio sapete la regola, ma per essere sicuri che sarete in grado di utilizzarla, dovete fare esercizi di ripetizione e di pronuncia.

Prima per facciamo altri esempi per memorizzare meglio: immaginiamo una mamma col suo bambino, e la mamma si accorge che il pavimento è molto sporco ed allora dice a suo figlio: “Adesso che hai sporcato tutto il pavimento, dovrò pulire tutto”. Il figlio allora risponde: “Mamma, mica sono stato io”. In questo modo il figlio vuole dire a sua madre che si è fatta un’idea sbagliata, che non è vero che lui ha sporcato il pavimento, quindi le risponde:

Mica sono stato io!

Attenzione al tono usato, che è la parte più importante. Si tratta di una esclamazione, quindi deve avere un tono adeguato, e l’accento, l’enfasi, è sulla parola MICA.

Allo stesso modo, se state all’università, e un vostro amico vi incontra e vi chiede:

“com’è andato ieri l’esame di Italiano?”. Voi potreste rispondere al vostro amico:

Ieri mica ho fatto l’esame di italiano, ma l’esame di filosofia!

Quindi state avvisando il vostro amico che sbaglia a credere che voi abbia dato l’esame di italiano. La verità è che voi avete fatto l’esame di filosofia, che è un’altra materia.

Un ultimo esempio: state andando in automobile, e la Polizia vi ferma, vi sa segno di accostare, di fermare la macchina, dopodiché un poliziotto vi domanda: come mai siete passati con il semaforo rosso? Evidentemente il poliziotto crede che voi siate passati, in un incrocio, col semaforo rosso, e non col semaforo verde, come si dovrebbe fare.

Voi allora, che invece avete sempre rispettato le regole stradali, rispondete al poliziotto dicendo:

“non sono passato mica col rosso, ma col verde!”

Anche in questo caso si vuole dire al poliziotto che si sbaglia, che non è vero che siete passati col rosso.

In questi tre esempi che vi ho fatto ho usato la parola MICA nei tre modi che sono stati visti in precedenza. Teoricamente potreste anche utilizzare la parola MICA alla fine della frase, come ultimissima parola, ma è più raro, meno utilizzato. IN questo caso potreste dunque dire:

“Oggi non vado a casa mica!”. Questa comunque è una forma poco usata che potete anche dimenticare.

C’è da dire che la parola “MICA”, oltre che all’interno di una frase, può anche essere usata da sola. Questo è l’ultimo modo in cui è possibile utilizzare questa parolina.

Quando si usa da sola la parola MICA? Si tratta sempre di una risposta, si tratta ancora di una esclamazione, e precisamente si tratta di una esclamazione ironica, spiritosa. Con questa risposta si vuole mettere in discussione quanto si è appena ascoltato, e lo si fa in modo ironico.

Se ad esempio due fratelli di nome Giovanni e Pietro, che stanno parlando con la madre, e la madre si sta lamentando perché uno dei due fratelli ha rotto un vetro in cucina, ad esempio. Allora Giovanni si difende e dice alla madre:

“Non sono stato io a rompere il vetro!”; allora Pietro potrebbe dire:

No, mica!

Rispondendo in questo modo Pietro vuole semplicemente dire: “certo che sei stato tu a rompere il vetro”. La risposta quindi è ironica, e la madre capisce subito che è stato Giovanni, perché Pietro glie l’ha confermato con quella frase ironica.

Quando la parola mica è pronunciata in questo modo, da sola o insieme alla parola No, in realtà vuol dire esattamente il contrario: vuol dire Sì.

Allora adesso vediamo a fare alcuni esercizi per vedere se avete capito bene. Io proverò a farvi alcune domande.

Provate a rispondere alle domande che vi farò, cercando di usare la parola MICA. Io dopo una piccola pausa risponderò e darò una delle tre risposte. Voi quindi state cercando di farmi capire che io ho una idea sbagliata. Siete pronti?

Via!

Visto che vai a Roma domani, puoi comprare un pacco di pasta?

——

Esempio di Risposta:

Mica vado a Roma domani! Vado a Milano!

Seconda domanda:

Scusami, adesso che hai finito gli esami all’università, che farai?

—-

Esempio di risposta:

Non ho mica finito gli esami all’università! non ancora!

Terzo esempio:

Hei, Ho saputo che hai imparato l’inglese in sei mesi! Come hai fatto?

—-

Esempio di risposta:

Non ho imparato mica l’inglese, ma l’italiano

Bene ora spero che, Amany, hai capito come usare la parola MICA. Spero non imparerai la regola a memoria perché quando si parla o quando si ascolta non c’è il tempo di pensare alle regole da applicare.

Un’ultima osservazione: l’utilizzo di mica è da sconsigliare in ambito formale, e quindi con persone che non conoscete o delle persone importanti, diciamo. L’uso di MICA fa più parte del linguaggio di tutti i giorni; tra l’altro è una parola che se non è pronunciata col tono giusto può anche essere offensiva, quindi fate attenzione.

In generale la parola MICA è usata anche in parecchie espressioni italiane, anche con un significato leggermente diverso. Ad esempio alla vista di una bella ragazza, qualcuno potrebbe dire, o pensare:

Mica male!

Che equivale a dire: questa ragazza non è male, cioè è carina. Mica male! è come dire: Non è mica male, cioè non è mica una brutta ragazza, tutt’altro, è carina. “Mica male” riassume il concetto in due semplici parole.

Analogamente se vedete una bella macchina potete dire:

Mica male questa macchina!

Spesso si usa anche sotto forma di domanda. Ad esempio:

  • Non ti sarai mica offeso!
  • Mica sarai andato a scuola oggi!
  • Mica sarai impazzito!

In tutti questi casi si sta facendo una domanda, anche se non sembra una vera domanda, e quello che conta è il tono usato.

Mica ti sarai offeso! equivale a: non ti sei offeso, vero?

Mica sarai andato a scuola oggi! Equivale a: oggi non sei andato a scuola, vero?

Mica sarai impazzito! equivale a: stai parlando sul serio? sei impazzito? no, vero?

Quindi attenzione alla pronuncia e usate la parola MICA solamente in conversazioni informali. Meglio non rischiare.

Terminiamo questo podcast ricordandovi che ognuno di voi, se vuole, può chiedermi di spiegare qualcosa che non vi è molto chiaro. Cercate di concentrare la vostra attenzione però non sulle regole grammaticali ma sulle espressioni tipiche italiane. In questo caso posso aiutarvi attraverso un podcast come questo che potreste poi scaricare ed ascoltare durante i vostri tempi morti della giornata. Ciao amici e grazie a quanti di voi mi hanno aiutato attraverso una donazione con Paypal.

Alla prossima