Corso di Italiano Professionale: 10 frasi indispensabili – lezione n. 42

10 frasi indispensabili per lavorare in Italia (scarica audio)

Trascrizione

Bentornati nel corso di Italiano professionale. Siamo ancora nella sezione chiamate “lavorare in Italia”.

In questo nuovo episodio dedicato a chi vuole lavorare in Italia, fare carriera, oppure semplicemente sentirsi più sicuro in un ambiente professionale italiano, vediamo 10 frasi importanti.

Se siete stranieri e state cercando lavoro in Italia, oppure avete già trovato un impiego, conoscere la grammatica non basta.

Sapere il congiuntivo è utile, certo.

Ma in ufficio nessuno vi giudicherà per quello.

Vi giudicheranno, in senso buono, per la vostra capacità di comunicare in modo efficace, naturale e professionale.

Ecco perché oggi vedremo 10 frasi indispensabili per lavorare in Italia.

Non semplici parole, ma espressioni concrete che userete davvero.

E attenzione: queste frasi non servono solo a parlare bene.

Servono a dare un’impressione di affidabilità, competenza e integrazione.

In altre parole: vi aiutano a lavorare meglio… e magari anche a fare carriera.

1) “Resto a disposizione”

È una formula molto usata nelle email professionali. Non si usa in altri contesti.

Significa: sono disponibile se avete bisogno di ulteriori informazioni.

Esempio:

Le invio il documento richiesto. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.

È elegante, formale e molto apprezzata.

Se lavorate in un ufficio, la userete continuamente sia a voce che per email, e nelle email si usa aggiungere appunto”per ulteriori/eventuali chiarimenti”.

2) “Le faccio/farò sapere”

Questa è essenziale.

Vuol dire: la informerò appena avrò novità. Sto dando del Lei al mio interlocutore. Dando del tu comunque “ti faccio sapere” si può usare tranquillamente a livello informale con amici e familiari.

Esempio:

Controllo il calendario e le faccio sapere entro domani.

È utile per prendere tempo in modo professionale.

Non promettete una risposta immediata, ma mostrate attenzione. Normalmente si usa la forma presente (le faccio), ma si può usare anche il futuro (le farò), sebbene al futuro sia meno credibile e opportuna. È importante infatti dire che “le farò sapere” o “le faremo sapere” sono modalità che si usano per liquidare qualcuno, qualcuno che in realtà non sarà mai più chiamato in futuro. Quindi usate il presente (le faccio sapere) perché è molto più credibile.

3) “Mi occupo io della questione”,”me ne occupo io”

Frase importantissima.

Trasmette responsabilità e iniziativa.

Significa: penserò io a risolvere il problema. Informalmente si usa anche “ci penso io” ma non è molto professionale.

In un contesto lavorativo, dire questa frase vi rende affidabili.

Esempio:

Non si preoccupi, mi occupo io della questione.

Anche qui molto meglio usare la forma presente.

4) “Ci aggiorniamo”

Una delle espressioni più frequenti in Italia.

Vuol dire: restiamo in contatto e ci risentiamo presto.

Esempio:

Per ora va bene così, ci aggiorniamo la prossima settimana.

Molto usata in riunioni, telefonate e messaggi. Significa che in futuro ne parleremo ancora e ognuno dei due comunicherà all’altro le eventuali novità.

5) “Ho preso in carico la pratica”

Prendere un carico una pratica è tipica di ambienti amministrativi e burocratici.

Significa: ho iniziato a gestire il caso o la richiesta. È il “ciao” del lavoro.

Esempio:

Confermo di aver preso in carico la pratica.

Suona molto professionale. C’è ne siamo occupati anche in un episodio di Italiano commerciale: la presa in carico.

6) “Entro fine giornata”

Espressione temporale fondamentale.

Vuol dire: prima della fine dell’orario lavorativo.

Esempio:

Le invio tutto entro fine giornata.

Molto usata per scadenze rapide. Ovviamente diamo quasi sempre del lei in ambito professionale, ma talvolta, specie con colleghi che si vedono tutti i giorni, possiamo dare del tu senza problemi.

7) “C’è una criticità”

Criticità: Parola molto amata negli uffici italiani.

Una criticità è un problema, ma detto in modo più tecnico e meno diretto. A me sta abbastanza antipatica, ma sì usa abbastanza spesso.

Esempio:

Abbiamo rilevato una criticità nel sistema.

Più elegante di dire semplicemente: c’è un guasto o c’è un problema da risolvere.

8) “Va condiviso con il team”

Parliamo di una decisione o di un problema o un’informazione che deve essere discussa con gli altri. Dev’essere condivisa con gli altri.

Esempio:

Prima di procedere, questo va condiviso con il team.

Frase utile in ambienti collaborativi.

Il team può essere sostituito con l’ufficio o il gruppo o i colleghi.

9) “È una priorità”

Vuol dire che qualcosa è urgente o molto importante. Una priorità è qualcosa più importante delle altre. Una priorità è prioritaria rispetto agli altri problemi obbiettivi. È qualcosa di impellente.

Esempio:

Questo progetto è una priorità per l’azienda.

Usatela per capire e comunicare l’importanza delle attività.

10) “dobbiamo fare il punto della situazione”

Forse l’espressione più usata tra tutte.

Significa analizzare insieme ciò che è stato fatto e cosa resta da fare.

Esempio:

Domani mattina faremo il punto della situazione.

Molto usata in riunioni e aggiornamenti.

Fare il punto della situazione, letteralmente è incomprensibile. Infatti è una locuzione idiomatica, il che significa che il suo significato non va interpretato letteralmente parola per parola, ma nel suo complesso.

Significa fermarsi a fare un riassunto, analizzare i dati e vedere e valutare a che stadio si trova un progetto, un problema o un evento. È sinonimo di “fare il bilancio”, “aggiornarsi” o “fare una panoramica”.

L’origine è francese: deriva probabilmente dal termine tecnico nautico faire le point. In mare, “fare il punto” significava determinare la posizione esatta della nave sulle carte nautiche rispetto a un percorso, per capire dove ci si trovava.
Oggi viene utilizzata per individuare gli aspetti fondamentali di una questione (o un progetto) e capire lo stato attuale delle cose.

Perché queste frasi sono così importanti?

Perché il lavoro in Italia non dipende solo da quello che fate.

Dipende anche da come vi esprimete.

Un linguaggio professionale corretto crea fiducia.

E la fiducia, nel mondo del lavoro, conta moltissimo.

Conoscere queste formule permette di integrarsi meglio, evitare malintesi e sembrare subito più preparati.
Non memorizzatele soltanto però.

Provate a usarle in email, colloqui, conversazioni.

La lingua professionale si acquisisce praticandola.

E più la usate, più vi sembrerà naturale.

Se volete lavorare in Italia con sicurezza, iniziate da qui.

Perché spesso non basta parlare italiano.

Bisogna parlare l’italiano del lavoro.

Allora ci aggiorniamo al prossimo episodio di Italiano professionale.

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3 giorni in Italia – Lezione 18: lamentarsi al ristorante

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Sei in Italia, seduto al ristorante. Hai fame, hai ordinato con entusiasmo… e finalmente arriva il piatto. Lo guardi, lo assaggi… e qualcosa non va.

È freddo. È troppo salato. O magari non è nemmeno quello che avevi ordinato.

E adesso?

Oggi vediamo proprio questo: come lamentarsi al ristorante in italiano… senza sembrare maleducati.

Perché sì, gli italiani si lamentano, eccome se si lamentano… ma spesso lo fanno con una certa eleganza, senza attaccare direttamente.

Mettiamoci subito in una situazione concreta.

Ti arriva un piatto diverso da quello ordinato.

La prima reazione potrebbe essere dire: “Questo è sbagliato”.
Ma in Italia è molto più naturale dire:

Mi scusi, forse c’è stato un errore…

Adesso ripeti la frase. Ti lascio il tempo per farlo.

—————————-

Mi scusi, forse c’è stato un errore…

Hai sentito quella parola? “Forse“.
È piccola, ma cambia tutto. Rende la frase più morbida, meno aggressiva. Possiamo usare anche “probabilmente” al posto di “forse”.

Oppure:

Ci dev’essere stato un piccolo errore

Dev’esserci stato un piccolo errore

Se diciamo “dev’esserci stato” o “ci deve essere stato” (sono due forme equivalenti) stiamo ugualmente esprimendo un dubbio, o quantomeno una certezza camuffata da dubbio, tanto per non essere aggressivi.

Proviamo a continuare.

Mi scusi, io avevo ordinato la carbonara… questo mi sembra amatriciana.

Ripeti.

—————————-

Mi scusi, io avevo ordinato la carbonara… questo mi sembra amatriciana.

Qui non stai accusando nessuno.
Stai semplicemente esprimendo un dubbio: mi sembra. È un modo molto italiano di parlare. Ancora una volta, magari ne siamo sicuri che quella sia una amatriciana e non una carbonara, ma meglio esprimersi in questo modo.

Andiamo avanti.

Immagina che il piatto sia freddo.
Dire “questo piatto è freddo”, “questa pasta è fredda” , può suonare un po’ troppo diretto.

Molto meglio dire:

Mi scusi, è possibile scaldarlo un attimo? Non è molto caldo.

Ripeti.

—————————-

Mi scusi, è possibile scaldarlo un attimo Non è molto caldo.

Hai notato? Non solo segnali il problema, ma proponi anche una soluzione.

Questo rende tutto più civile, più collaborativo.

Adesso entriamo in un campo un po’ delicato: il gusto.

Il piatto è troppo salato.

Dire “È troppo salato” può ancora sembrare un giudizio forte.
Un italiano, spesso, direbbe:

Mi scusi, forse è un po’ troppo salato per i miei gusti…

Ripeti.

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Mi scusi, forse è un po’ troppo salato per i miei gusti…
Quel “per i miei gusti” è fondamentale.

Non stai criticando il piatto in assoluto. Stai parlando di te.

E questo, nella comunicazione italiana, è molto importante.

Un altro caso tipico.

Non ti piace il piatto.

Molti stranieri dicono: “Non mi piace”.

Non è sbagliato, ma può suonare brusco.

Meglio dire:

Mi scusi, mi spiace ma questo piatto non è proprio di mio gusto.

Ripeti.

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Mi scusi, mi spiace ma ma questo piatto non è proprio di mio gusto

Oppure:

Non è come me lo aspettavo.

Ripeti.

Sono frasi più sfumate, più diplomatiche.

E poi c’è un’espressione molto utile, quasi universale.

Mi scusi, c’è qualcosa che non va in questo piatto

Ripeti.

—————————-

È vaga, sì, ma proprio per questo è perfetta per iniziare.

Non entri subito nel dettaglio, lasci spazio al dialogo.

Il cameriere potrebbe replicare: Cosa c’è che non va?

È un po’ troppo salato per i miei gusti.

E se vuoi essere ancora più cortese, puoi iniziare così:

Mi scusi se disturbo…

Ripeti.

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salato

È una formula tipicamente italiana.

Anche se, diciamolo, non stai disturbando: sei un cliente!

Ancora. Vediamo se hai imparato:

Mi scusi, questa birra ha troppa schiuma!

Meglio dire:

Scusi, per i miei gusti, questa birra ha troppa schiuma. È possibile averne una con meno schiuma?

Ripeti

—————————-

birra con schiuma

Ancora.

Scusi, il caffè è freddo.

Meglio dire:

Scusi il disturbo, ma il caffè lo preferisco più caldo. Questo è un po’ freddo.

Ripeti

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Scusi il disturbo, ma il caffè lo preferisco più caldo. Questo è un po' freddo

Alla fine poi, quello che conta davvero non è solo la frase, ma il tono.

Parole come “forse”, “mi sembra”, “per i miei gusti” servono proprio a questo: a rendere la comunicazione più morbida, più umana. Se accompagnate tutto con un sorriso, ancora meglio, ma questo vale in tutte le lingue…

In Italia, lamentarsi è normale.
Ma farlo bene… è un’arte.

E a conti fatti, basta davvero poco per passare da una critica brusca a una richiesta educata.

65 – La contraffazione – ITALIANO COMMERCIALE

La contraffazione

lista degli episodi di italiano commerciale

Trascrizione

Benvenuti in questo nuovo episodio dedicato al linguaggio del commercio, una rubrica dedicata a tutti i non madrelingua che hanno un’attività commerciale in Italia.Oggi, nell’episodio numero 65 della rubrica, parliamo di una parola molto interessante, molto attuale, ma anche molto “insidiosa”: contraffazione.È una parola che sentiamo spesso al telegiornale, soprattutto quando si parla di moda, tecnologia, alimenti, farmaci. Ma cosa significa esattamente?La contraffazione è l’atto di imitare un prodotto, un marchio o un oggetto con l’intenzione di farlo passare per originale. Non è una semplice copia: è una copia fatta per ingannare e per trarre un vantaggio economici sfruttando la notorietà di un marchio famoso.Ad esempio, se io compro una borsa che sembra di Gucci ma in realtà non lo è, siamo di fronte a un caso di contraffazione.Se qualcuno vende orologi con il marchio Rolex, ma non sono veri, anche quella è contraffazione.Vedete? C’è sempre un elemento fondamentale: l’inganno.La parola “contraffazione” viene dal latino contra-facere.
“Facere” significa “fare”.
“Contra” significa “contro”, ma qui ha il senso di “alterare”, “modificare”.Quindi contraffare è un verbo che significa letteralmente “fare contro”, nel senso dì fare qualcosa modificandolo rispetto all’originale.
Io contraffaccio, tu contraffai, lui contraffà. Eccetera.Quindi contraffare vuol dire riprodurre qualcosa al fine di spacciarlo per originale, per farlo passare per originale, per far credere che sia originale e non una copia contraffatta.È molto simile a falsificare: si può contraffare anche la firma di qualcuno, ma più comunemente si contraffà un prodotto di marca.Lo so, questo accento sulla a vi fà un po’ impressione, ma tant’è. Si coniuga così questo verbo. Non possiamo farci niente. D’altronde anche il verbo fare funziona così.C’è chi fa e chi contraffà.Al passato remoto diventa: io contraffeci.
Participio passato: contraffatto.Attenzione: non è un verbo regolare. Non si dice “contraffato” , ma contraffatto. Ma d’altronde anche qui basta ispirarsi al verbo fare: fatto,contraffatto.Poi bisogna dire che la contraffazione non è una semplice imitazioneQui bisogna fare una distinzione importante.Imitare non è sempre un reato.
Un artista può imitare lo stile di un altro pittore. Uno studente può imitare il modo di parlare del professore.Ma la contraffazione è un reato.
Perché? Perché viola (attenti alla pronuncia) un diritto: il diritto di proprietà industriale, il diritto sul marchio, sul brevetto.Pensate al “Made in Italy”. Se un prodotto viene fabbricato all’estero ma riporta illegalmente la scritta “Made in Italy”, quella è contraffazione.E per un paese come l’Italia, dove il settore moda, alimentare e design è fondamentale, la contraffazione è un problema enorme.Un esempio concreto.Immaginate di comprare una giacca che sembra firmata Prada. Il logo è quasi identico, il nome è scritto bene, il prezzo però è stranamente basso.Voi pensate di aver fatto un affare.
In realtà avete comprato un prodotto contraffatto. Una fregatura, in poche parole, una copia taroccata, come si suol dire!E qui c’è un altro aspetto interessante: non è solo chi produce a commettere un reato. In alcuni casi anche l’acquirente può essere sanzionato, soprattutto se è consapevole della provenienza illecita.Vediamo alcune espressioni che si usano spesso:Lotta alla contraffazione. Si tratta delle attività dello Stato per contrastare il fenomenoMerce contraffatta. Nient’altro che prodotti falsi.Marchio contraffatto. Un logo copiato illegalmente.Essere vittima di contraffazione. Significa subire un danno a causa di copie illegali.Si può dire anche:
“Quel prodotto è contraffatto.”
Oppure:
“È una copia contraffatta.”Attenzione alla pronuncia.Molti stranieri potrebbero sbagliare l’accento.
Si dice: con-tra-ffa-ZIÓ-ne.
L’accento cade sulla “o” di “zione”.Un’ultima riflessione: la contraffazione non riguarda solo borse e scarpe. Riguarda anche farmaci, pezzi di ricambio per automobili, giocattoli. In questi casi non si tratta solo di un danno economico, ma anche di un pericolo per la salute e la sicurezza.Insomma, dietro questa parola c’è un mondo fatto di economia, diritto, tutela dei consumatori e difesa del lavoro.

64 – Esentasse – ITALIANO COMMERCIALE

Descrizione: in questo episodio spieghiamo la parola esentasse. Durata: 14 minuti

Episodio per soli membri dell’associazione culturale ITALIANO SEMPLICEMENTE

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esentasse

63 – La busta paga- ITALIANO COMMERCIALE

Descrizione

L’episodio di oggi è dedicato alla busta paga. Per non dimenticare però gli episodi passati del corso di Italiano commerciale, utilizzerò molti termini già spiegati finora.

Italiano commerciale

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