Caldeggiare – VERBI PROFESSIONALI (n.76)

Caldeggiare

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Trascrizione

Giovanni: brrrr, che freddo che fa vero?

Magari adesso in altre parti del mondo però fa caldo, anzi sicuramente è così!

Comunque non voglio parlare del tempo oggi. Dovevo però trovare un modo non banalissimo per introdurre il verbo professionale n. 76: caldeggiare.

Non si usa certamente parlando del tempo che fa, del caldo e del freddo e a dire il vero non si usa neanche molto al di fuori di contesti lavorativi o almeno è più spesso usato da giornalisti, per iscritto nei notiziari, nei tg eccetera.

Caldeggiare non è affatto slegato dal concetto di caldo, ma più propriamente è legato al calore, inteso in senso figurato.

Infatti caldeggiare significa Sostenere, appoggiare con calore, con impegno.

Si usa spesso con le proposte:

caldeggiare una proposta

Una proposta, o un’iniziativa, o un’ipotesi, hanno bisogno di essere caldeggiate, perché un semplice “sono d’accordo” o “sono favorevole” non bastano. Le proposte, per avere possibilità di realizzarsi, hanno bisogno di un sostegno caloroso, hanno bisogno di una spinta soprattutto emotiva, vigorosa, convinta. Bisogna favorire questa proposta, difenderla se qualcuno la osteggia, la ostacola, la contrasta. Questo è caldeggiare:

Io caldeggio fortemente la tua iniziativa

Spesso si aggiunge qualcosa come un avverbio di questo tipo per dare maggiormente l’idea del sostegno convinto.

Si usa come verbo anche con le candidature politiche, quindi in modo simile a sostenere una candidatura.

Caldeggiare una candidatura significa augurarsi che questa persona sia eletta perche si crede in lei.

Sostenere può dare a volte un’idea diversa.

Un gruppo politico, un partito può sostenere una candidatura. Significa che la propongono a loro rappresentanza, ma si esprime una preferenza, una scelta, magari frutto di un compromesso, di accordi. Magari questa scelta era l’unica possibile o anche peggio, è stata imposta da qualcuno, il leader del partito ad esempio. Niente di più.

Caldeggiare invece racchiude un convincimento nel sostenere questo candidato o un’idea qualunque.

Se si tratta di una proposta si tratta di appoggiarla con calore, con convincimento, anche in confronto ad altre proposte.

Se si tratta di una iniziativa, si esprime un “sono d’accordo” ma più convinto:

dai! Sì, è un’ottima idea!

Ma questo è troppo amichevole e informale!

Riguardo alle differenze rispetto al verbo sostenere, ci sono da dire altre cosette interessanti.

Il verbo “sostenere” può anche voler indicare un sostegno di tipo economico, cosa che non riguarda il verbo caldeggiare.

Caldeggiare, poi, sfiora anche il concetto di “augurarsi” e “sperare“, “volere“, “desiderare” ma c’è qualcosina in più solitamente, come una spinta, un aiuto, o almeno una forte volontà di avere una influenza per favorire questa iniziativa o proposta.

Il ministro caldeggia l’ipotesi di una interruzione della didattica a distanza

Quindi il ministro si mostra favorevole a questa sospensione, è d’accordo, la vorrebbe favorire e probabilmente lo farà.

Il convincimento ha la meglio rispetto al semplice sostegno, che spesso va anche interpretato come qualcosa di ufficiale, similmente ad “appoggiare” e “promuovere” come una dichiarazione pubblica o come un incoraggiamento, una protezione:

Il nuovo presidente è sostenuto da una maggioranza ampia

Gli elettori in piazza hanno sostenuto il sig.. Rossi come candidato alla presidenza

Ho bisogno del vostro sostegno, sono molto triste!

Poi sapete che sostenere ha anche un senso materiale, simile a reggere, tenere, con le mani ad esempio per non far cadere qualcosa, poi si può sostenere un peso, anche in senso figurato, come sostenere il peso di una responsabilità.

Infine, si sostiene anche nel senso di “dire”, “affermare”, “credere

Giovanni sostiene di aver ragione.

Niente di tutto ciò ritroviamo in caldeggiare. caldeggiare è più semplice, con un significato ben preciso.

Può somigliare anche a “raccomandare“:

Raccomando di scegliere Giovanni come presidente

cioè:

Io caldeggio Giovanni come scelta per la carica di presidente

Cioè:

secondo me dovreste scegliere lui, puntate su di lui. E’ un consiglio appassionato.

Anche il verbo “promuovere“, come ho accennato prima, si avvicina, pur avendo anche altri significati come verbo.  Comunque promuovere si usa spesso con le iniziative che si vogliono favorire, dare impulso.

Promuovo l’iniziativa da te proposta, mi piace molto.

Come a dire: per me è ok, per me va bene. Un senso simile ma come detto promuovere ha anche altri significati.

I verbi che esprimono il significato opposto sono contrastare, ostacolare, osteggiare.

Esercizio di ripetizione:

Caldeggiare

Caldeggiare una proposta

Caldeggiare un’iniziativa

Piace anche a me l’iniziativa da te caldeggiata

L’ipotesi da te caldeggiata non può non essere interessante

Questa strada è caldeggiata da tempo dal direttore. Dovremmo pensarci seriamente anche noi

Caldeggio la tua idea di prenderci una pausa di riflessione.

Tra le tante ipotesi in campo, le Regioni sembrano caldeggiare la prima.

Un piano caldeggiato da tutta la maggioranza

L’ipotesi di un governo tecnico sembra essere caldeggiato dall’Unione europea

Ci vediamo al prossimo verbo professionale

Programma settimanale 17-22 gennaio 2022

Programma settimanale 17-22 gennaio 2022

Lunedì: I risvolti (due minuti con IS). In questo episodio vedremo come usare il termine “risvolto”.

Martedì: notiziario del giorno + “bene” (due minuti con IS).

I membri sono chiamati a trascrivere il notiziario del giorno, inoltre si chiarirà un utilizzo particolare del termine “bene” e delle sue alternative.

Mercoledi: verbi professionali: il verbo caldeggiare. Un verbo molto adatto alle riunioni e agli incontri di lavoro e molto usato nei notiziari e nei telegiornali.

Giovedì: videochat ore 22 + “della serie” (due minuti con IS).

Nel corso della videochat, i membri parleranno di libri italiani.

L’episodio “della serie” riguarda una locuzione informale adatta per descrivere situazioni particolari.

Venerdì: cultura italiana: curiosità su Giulio Cesare.

Vediamo alcune espressioni che riguardano Giulio Cesare e anche alcune curiosità.

Sabato: leggiamo e commentiamo una novella di Moravia.

Ogni giorno nel gruppo whatsapp dell’associazione vengono registrare le frasi di ripasso da parte dei membri e si risponde alle domande su ciascun episodio della settimana.

Per partecipare italianosemplicemente.com/chi-siamo

Avvalorare – VERBI PROFESSIONALI (n.75)

Avvalorare

Descrizione

Torniamo sul concetto di valore. In questo episodio spieghiamo il verbo avvalorare e vediamo con molti esempi il modo giusto di utilizzarlo.

Per farlo spieghiamo anche la differenza con i verbi simili: valorizzare, suffragare, corroborare. Vediamo anche i verbi dal significato opposto e un esercizio di ripetizione.

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ITALIANO PROFESSIONALE (Principianti) – La Costituzione Italiana – Art.12

Articolo 12 (scarica audio)

Lettura, domande & risposte sull’articolo 12 della Costituzione italiana

Costituzione italiana – Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Tricolore italiano

Domande & risposte

A cosa è dedicato l’articolo dodici della Costituzione italiana?

Alla sua bandiera. L’articolo in questione è dedicato alla bandiera italiana.

Come viene chiamata comunemente la bandiera italiana?
Il tricolore italiano. Il nome della bandiera italiana è il tricolore italiano.

Quali e quanti sono i colori del tricolore italiano?
Sono tre. I colori del tricolore italiano sono verde, bianco e rosso.

Come sono disposti i tre colori della bandiera italiana?
Sono disposti a tre bande verticali.

Le tre bande verticali sono uguali nelle dimensioni?
Si, sono tre bande di eguali dimensioni.

Le tre bande sono orizzontali?
No. Le bande sono disposte verticalmente, non orizzontalmente. Le bande sono verticali.

Quale dei tre colori è il più a sinistra?
Il verde. Il verde è il colore più a sinistra, seguito dal bianco e infine dal rosso.

Quale dei tre colori è il più a destra?
Il rosso. Il rosso è il colore più a destra.

Qual è il colore centrale?
Il bianco è il colore centrale.

Tra quali colori si trova il bianco?
Il bianco si trova tra il verde e il rosso.

Ricorrere e fare ricorso – VERBI PROFESSIONALI (n.74)

Ricorrere e fare ricorso

(scarica audio)

Indice verbi professionali

Ricorrere e fare ricorso

Ricorrere è il verbo numero 74 della sezione verbi professionali.

Il verbo ricorrere inizia per RI, e il senso più immediato, come accade in molti casi, è quello di ripetere qualcosa, in questo caso può significare “correre un’altra volta“.

Ma non è questo il modo professionale di usarlo, quello a cui siamo interessati.

Il verbo è stato inserito tra i verbi professionali perché nel linguaggio comune, di tutti i giorni, si usa abbastanza poco. Poi vediamo qualche modo per usarlo. Al lavoro invece è molto usato per diverse ragioni.

Un secondo modo di usarlo è infatti quello di ripensare a un’esperienza del passato:

bisogna ricorrere con la mente a quando ero bambino per ricordare un’emozione simile.

Anche questo però non è legato al mondo del lavoro.

L’uso più comune del verbo è invece quello di rivolgersi a qualcuno o a qualcosa per ottenere aiuto, conforto o sostegno o per raggiungere uno scopo:

Devo ricorrere a tutta la mia pazienza per sopportarti.

Bisogna ricorrere ad un dizionario per capire il significato di questo verbo.

Dobbiamo ricorrere alla legge quando le persone non rispettano le regole.

Questo verbo si utilizza spessissimo, in questi casi, quando in particolare qualcosa non funziona, quando abbiamo provato a risolvere il problema con un altro modo ma non ci siamo riusciti.

Allora ricorriamo ad un’altra procedura per risolverlo.

È come se fossimo in una situazione in cui bisogna trovare un rimedio straordinario, spesso obbligato e/o doloroso.

Si può dire anche “fare ricorso a” qualcosa o qualcuno, esattamente con lo stesso senso di ricorrere a qualcosa o qualcuno.

È molto simile al verbo avvalersi da questo punto di vista.

Molto utilizzata nel linguaggio comune è l’espressione “ricorrere alle maniere forti” ad esempio, e questo indica chiaramente che le maniere standard, quelle che si usano normalmente, non hanno funzionato.

Il proverbio che rende meglio l’idea è:

A mali estremi, estremi rimedi

La cui spiegazione si trova nella rubrica dei due minuti con Italiano Semplicemente.

Significa che quando c’è un problema molto grave, si ricorre ad una soluzione estrema, come extrema ratio, ma solo se necessario.

Anche ricorrere alla violenza è una frase che si legge e si ascolta spessissimo.

Vediamo qualche esempio più strettamente legato al lavoro:

Non vorrei ricorrere alle vie legali, ma se il cliente non pagherà la cifra pattuita, dovrò farlo.

O anche:

Quando un’azienda sta fallendo, spesso ricorre ai licenziamenti per ridurre le spese.

I malati di Covid devono ricorrere spesso alla terapia intensiva.

Quando si parla di legge, in particolare, il senso di ricorrere è spesso quello di presentare ricorso all’autorità per avere il riconoscimento di un diritto o per ottenere rimedio a torti subiti.

ricorrere alla magistratura

Ricorrendo alla magistratura si spera di ottenere giustizia e per fare ricorso alla magistratura si deve presentare una domanda, occorre presentare un ricorso, che è un documento e per farlo occorre un avvocato.

Si dice più informalmente anche “fare ricorso”, sebbene il verbo fare sì preferisca quando il senso è meno legato alla legge e più semplicenete per risolvere un problema.

Può anche significare presentare un ricorso davanti a un giudice superiore per annullare la sentenza di un giudice inferiore.

Allora si usa una preposizione diversa: in

Bisogna ricorrere in cassazione contro una sentenza ingiusta

In questi casi, usare il verbo avvalersi non è vietato, ma avvalersi non esprime tecnicamente la presentazione di un ricorso ma solo l’esercizio di una facoltà per arrivare a una soluzione. È simile a usare, utilizzare, solo che si usa la preposizione di:

Mi avvalgo dell’aiuto dei miei colleghi

Mi avvalgo della facoltà di non rispondere

L’allenatore si avvale della sostituzione quando un giocatore si va male.

È abbastanza professionale come verbo, anche avvalersi e lo abbiamo già visto. È il verbo n. 14 della lista dei verbi professionali.

Invece ricorrere come visto vuole la preposizione a oppure in per indicare cosa ci può aiutare.

Al di fuori del linguaggio giuridico, quello relativo alla presentazione di un ricorso, che è una procedura amministrativa, i due verbi si somigliano molto.

Ricorrere però contiene questo senso di cui vi ho parlato prima, quello di usare una soluzione alternativa, estrema a volte, come ultima soluzione, quando le altre non hanno funzionato, o quando non c’è alternativa, anche come prima soluzione.

Ma i significati di ricorrere non finiscono qui.

Vogliamo parlare delle ricorrenze?

Si parla di date, avvenimenti, ecc., che ritornano periodicamente.

oggi ricorre la festa della Repubblica

Ieri ricorreva il decimo anniversario della nascita di mio figlio.

La ricorrenza però non è solo un anniversario, ma qualsiasi avvenimento periodico, che si presenta ogni tot tempo. Qualunque cosa si presenti con regolarità e frequenza; anche un argomento, un’idea, che si ripete:

In questo documento ricorre più volte un riferimento a Dio.

A volte ricorrere simiglia anche a “chiamare in causa” sempre come forma di aiuto, di soccorso. In caso di bisogno:

Io ricorro a molti esempi per spiegare bene un concetto

Anche qui somiglia a usare, utilizzare, avvalersi.

A volte, come in questo caso, mi piace ricorrere anche a qualche membro dell’associazione che mi aiuta a fare alcuni esempi.

Ci vediamo al prossimo verbo professionale:

Marguerite: Ricorderò in appello, non accetto questa sentenza!

Marcelo: Dovrò ricorrere a tutta la mia forza di volontà!

Rafaela: Farò ricorso alla ripetizione se non riuscirò a capire al primo ascolto.

Hartmut: Bisogna ricorrere ai miei ricordi più lontani per ricordare un’emozione del genere.

Quest’anno Giovanni ricorre per la Ferrari, come l’altr’anno.

Ricorrerò al tuo aiuto se necessario.

Danita: Avete notato che in “l’altr’anno” l’apostrofo ricorre due volte?

Ristabilire – VERBI PROFESSIONALI (n.73)

Ristabilire è il verbo numero 73 della speciale sezione verbi professionali.

Durata: 15 minuti

Lista dei verbi professionali 

 

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La lingua del sì

La lingua del sì

Descrizione

Lo sapevate che la lingua italiana, da Dante Alighieri era chiamata “la lingua del sì” ?

Durata: 6 minuti

Episodio del corso settimanale di lingua e cultura italiana. Disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Programma settimanale 13-19 dicembre 2021

Corso di Italiano

Programma settimanale 13-19 dicembre 2021

lunedì: l’aggettivo “smodato”

martedì: ll notiziario del giorno + “Il paravento” (episodio rubrica 2 minuti con IS)

mercoledì: “la connivenza” (politica italiana)

giovedì: videochat ore 14 + “glissare” (episodio rubrica 2 minuti con IS)

venerdi: “la lingua del sì” (letteratura italiana)

sabato: leggiamo il racconto di Moravia dal titolo “Gli occhiali 😎”

domenica: le freddure, le barzellette, le battute

Per iscrizioni italianosemplicemente.com/chi-siamo

40 – Le migliorie – ITALIANO COMMERCIALE

Le migliorie

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Descrizione

Vediamo la miglioria e l’utilizzo appropriato dei verbi apportare e presentare.

Cedere – VERBI PROFESSIONALI (n.72)

Cedere

Descrizione

Cedere è il verbo numero 72 della speciale sezione verbi professionali.

Durata: 20 minuti

Con esercizio finale di ripetizione

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Incorrere – VERBI PROFESSIONALI (n.71)

Circostanziare – VERBI PROFESSIONALI (n.70)

Il verbo CIRCOSTANZIARE

Descrizione

Il verbo CIRCOSTANZIARE è il numero 70 dei verbi professionali. Vediamo anche la differenza tra la circostanza e la situazione, la condizione e il contesto. Durata: 12 minuti

Testo e audio MP3 sono disponibili solo per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Evincere – VERBI PROFESSIONALI (n.69)

Evincere (scarica audio)

Descrizione

Giovanni: il verbo EVINCERE è il numero 69 dei verbi professionali.

Per capire evincere, meglio dirlo subito, non aiuta vedere che c’è da dentro il verbo vincere.

Invece evincere ha a che fare con il ragionamento, quindi con il pensiero. Ragionare a cosa serve?

Serve ad esempio a capire le conseguenze di ciò che accade, serve a capire la logica degli eventi, serve a trarre delle conclusioni, fare deduzioni.

Quando riusciamo a capire una conseguenza di un fatto, possiamo usare il verbo EVINCERE. Non solo questo verbo però.

Questo si capisce anche dalla definizione di evincere:

Dedurre, desumere, ricavare.

Questi sono tre verbi analoghi. Tutti hanno anche a che fare con il ragionamento.

Una prima cosa da dire per iniziare a distinguere il verbo EVINCERE è che si usa quasi sempre in modo impersonale:

Si evince

Si può evincere

Si potrebbe evincere

Questa è la parte centrale solitamente delle frasi col verbo evincere. Subito dopo va indicato il risultato del ragionamento, mentre prima bisogna indicare l’origine, ciò da cui si evince il risultato.

Es:

Dalle sua risposta si evince che non ha capito la domanda.

Cioè ho ascoltato la risposta che ha dato e da questa risposta, ascoltando questa risposta, si capisce, si deduce, di evince, si ricava che la domanda non è stata compresa.

Verrebbe da dire che evincere è simile quindi anche a “capire” è “comprendere“, e questo è senz’altro vero e si evince dall’esempio precedente.

Vedete che si tratta di un ragionamento che vogliamo estrarre da un fatto.

Se una persona appena mi incontra mi dice “ciao Giovanni, come stai?” da questo si evince facilmente che questa persona mi conosce.

Difficilmente troverete “io evinco”, “tu evinci” eccetera e ancora più difficilmente lo troverete utilizzato al passato, futuro, passato remoto eccetera.

Al massimo potete trovare, oltre alla forma impersonale:

Puoi evincere

Possiamo evincere

Potete evincere

Potrai evincere

Comunque si usa in modo impersonale quasi sempre:

Dal numero delle vittime del Covid si può evincere che si è trattato di una pandemia.

Dal peso della bilancia si evince che quest’ultima settimana ho mangiato troppo.

Dalla puzza di bruciato che sento evinco (si evince) che stasera non si cena.

Se mi riferisco ad una persona o più persone, con io, tu, lui, lei o loro, meglio usare il verbo dedurre o ricavare o desumere

Non c’è Giovanni oggi in ufficio. Ne deduco che abbia avuto problemi.

Quale insegnamento ricaviamo da quanto accaduto?

Dalla confusione che vedo, desumo che questa sia la stanza di Emanuele

Non c’è una legge precisa che dice che bisogna usare un verbo e non un altro nelle varie circostanze, perché anche dedurre, desumere e ricavare sono altrettanto diffusi e adatti nelle stesse situazioni, anche in senso impersonale.

In ambito familiare e tra amici non si usa però evincere e neanche dedurre e desumere. Più facile usare capire e ricavare:

Dalla tua faccia capisco che sei arrabbiato con me

Cosa ricaviamo da questa sconfitta? Sicuramente possiamo ricavare alcuni insegnamenti da usare in futuro.

Ricavare però spesso è legato al ricavo economico, all’utilità economica.

Dedurre invece, sebbene molto vicino nel significato, spesso si usa in filosofia e in matematica, nel senso che c’è un risultato che si ricava per deduzione, attraverso una deduzione, qualcosa di ovvio, di matematico, di logico.

Evincere invece esprime più un’operazione di deduzione che presume un ragionamento meno logico, meno matematico, una deduzione che tutti possono fare e che è normale fare. Non c’è bisogno di fare ragionamenti numerici o complicati. Ci si riferisce come detto di solito a tutti, essendo impersonale, pertanto è un pochino più accademico rispetto ai verbi simili.

Ci vediamo al prossimo verbo professionale. Da questa frase si evince facilmente che l’episodio è finito.

Se volete potete dare un’occhiata anche all’episodio, secondo me utilissimo, dedicato a come esprimere le conseguenze.

Constatare – VERBI PROFESSIONALI (n.68)

Il verbo CONSTATARE

Descrizione

Il verbo constatare è il numero 68 dei verbi professionali.

Durata: 11:26 minuti

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La parola misteriosa

La parola misteriosa (scarica audio)

Video YouTube

parola misteriosa video youtube

Trascrizione

Giovanni: riportiamo oggi un estratto di una videochat fatta con i membri dell’associazione Italiano Semplicemente, nella quale propongo ai membri di indovinare una parola misteriosa in base a 13 indizi. 

Tutti i giovedì si fa una videochat per parlare, ascoltare e divertirsi in compagnia con la nostra lingua preferita.

Ecco gli indizi:

  1. punto di riferimento
  2. di solito ce n’è più di uno
  3. indica una gerarchia
  4. riguarda un interrogatorio
  5. riguarda la parentela
  6. c’è quello di giudizio
  7. ce l’hanno i monomi
  8. Possono mancare alla vista (plurale)
  9. c’è quello alcolico
  10. si può essere o non essere
  11. ne ha uno anche l’aggettivo
  12. se è buono si accetta volentieri
  13. ogni angolo ne ha uno diverso

Segue la spiegazione degli indizi.

Se siete studenti non madrelingua o amanti della lingua italiana e volete partecipare alle videochat dell’associazione, unitevi anche voi.

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Disdire – VERBI PROFESSIONALI (n.67)

Disdire

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richiesta adesione Indice degli episodi del coso di Italiano Professionale

Descrizione

Giovanni: il verbo disdire è il numero 67 dei verbi professionali. La questione ha a che fare con le prenotazioni. Potremmo parlare anche di appuntamenti ma in particolare di prenotazioni.

Durata: 13 minuti 

3 giorni in Italia – Lezione 17: fare rifornimento

File audio e testo disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Descrizione

L’episodio è dedicato al rifornimento di carburante in Italia. Durata: 8 minuti

Italiano Professionale – lezione 34: suggerimenti e proposte

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Oggi trattiamo un tema importantissimo per affrontare una riunione, un incontro, una tavola rotonda o un incontro professionale di qualsiasi tipo: i suggerimenti. Cos’è un suggerimento? Che significa suggerire? Vediamo dunque come dare un suggerimento, come accettarlo e come rifiutarlo. Esercizi di ripetizione ed esempi Durata: 25 minuti suggerimenti

38 – A carico – ITALIANO COMMERCIALE

 “A CARICO”

indice degli episodi

Episodio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Descrizione

Quando si parla di pagamenti, a volte si deve indicare una spesa dicendo anche chi deve fare questa spesa. Spesso poi c’è il dubbio su chi debba effettuare questa spesa o questo pagamento. Vediamo come usare la locuzione ” a carico” e anche alcuni verbi utili, come spettare, competere, toccare, sopportare e accollarsi.

PER STUDENTI NON MADRELINGUA

 

37 – Il buono – ITALIANO COMMERCIALE

Il buono

indice degli episodi

Episodio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Descrizione

Il buono sconto, il buono acquisto, il buono spesa, la vendita per corrispondenza e il buono d’ordine.

Durata: 10 minuti

buono sconto

36 – Soddisfatti o rimborsati – ITALIANO COMMERCIALE

Soddisfatti o rimborsati

indice degli episodi

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Descrizione

Una frase tipica del mondo del commercio è “soddisfatti o rimborsati”.

Una semplice frase che è rivolta alla clientela che sta per acquistare il vostro prodotto e potrebbe avere qualche dubbio. Vediamo la differenza tra la garanzia, il diritto di recesso e la formula “soddisfatti o rimborsati

Italiano Professionale – lezione 33: la reperibilità

Episodio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Descrizione

la reperibilità è un concetto prettamente lavorativo. si può applicare alle persone ma anche ad altri aspetti del lavoro. Vediamo come sono poche le occasioni di utilizzo al di fuori del lavoro.

Durata: 25 minuti

La reperibilità

35 – La domiciliazione bancaria – ITALIANO COMMERCIALE

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Descrizione

Oggi ci occupiamo della domiciliazione bancaria, un altro termine che ha a che fare con i pagamenti.

Durata: 4 minuti

Benvenuto Carlos, membro n. 135


Da oggi anche Carlos, residente negli Stati Uniti, fa parte dell’associazione Italiano Semplicemente.

Carlos scrive abbastanza bene e si esprime in modo comprensibile. La sfida è iniziata. Benvenuto Carlos.

Benefici:

  • Accesso al sito con nome utente e password
  • Accesso alle cartelle su Google drive per scaricare tutti gli audiolibri di Italiano Semplicemente
  • Partecipazione al gruppo Whatsapp dei membri dell’associazione
  • Partecipazione alle videochat tra i membri ogni settimana (piattaforma Zoom)
  • Registrazione audio dei ripassi delle lezioni quotidiane
  • Partecipazione alle riunioni annuali dell’associazione in Italia

Domande? Contattaci su WhatsApp

Per iscriversi all’associazione: CLICCA QUI

Associati al 16 maggio 2021

La filosofia del Calcetto

La filosofia del Calcetto

Descrizione

Un racconto della durata di 15 minuti adatto ad un pubblico non madrelingua di livello intermedio.

File audio e trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Il 5° audio-libro della rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

𝑭𝒐𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒑𝒆𝒓𝒕𝒊𝒏𝒂: 𝑨𝒏𝒂𝒔𝒕𝒂𝒔𝒊𝒚𝒂 𝑺𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆𝒛

2 minuti con Italiano Semplicemente – Episodi 401-500- (MP3+PDF)

Esimere – VERBI PROFESSIONALI (n.66)

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Descrizione

Esimere è il verbo professionale n. 66. Un verbo molto professionale, adatto soprattutto con le responsabilità e i doveri morali. esimere, esimersi

Sollevare da un incarico – ITALIANO PROFESSIONALE

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Descrizione 

Questa lezione del corso di Italiano Professionale, per non madrelingua, verte sulla sollevazione degli incarichi, vale a dire su una forma particolare di licenziamento.

Il plagio, la pirateria e il diritto d’autore – ITALIANO PROFESSIONALE

Il plagio e il diritto d’autore (scarica audio)

Nel mondo del lavoro si sente spessissimo parlare di plagio. Si parla altrettanto spesso di pirateria, con lo stesso significato. In entrambi i casi si parla del cosiddetto “diritto d’autore“.
Allora in questo episodio di Italiano Professionale inserirò anche alcuni verbi professionali, che sono già stati oggetto di episodi passati (vi inserisco il link all’interno dell’episodio), di conseguenza questo episodio finirà per essere anche un episodio di ripasso.

Il significato di plagio e pirateria, è molto simile a quello di furto. In tutti i casi si ha la proprietà di qualcosa. Sono entrambi dei reati, sebbene il furto sia giudicato più grave.

Cosa fanno i ladri? I ladri rubano, cioè si appropriano delle cose altrui. Ho usato il verbo appropriarsi, cioè far diventare proprio. Si parla quindi di proprietà. A chi appartiene questa automobile? Di chi è la proprietà di questa automobile?

Quando parliamo di plagio e pirateria però non si parla di oggetti rubati, ma fondamentalmente di idee rubate.
Per commettere il reato di plagio infatti è sufficiente imitare qualcosa, apportando lievi modifiche a qualcosa e cambiandone il titolo.
Così facendo ci si appropria di una qualche paternità sull’opera.
In sostanza, non ci si può avvalere delle opere altrui per ottenere dei vantaggi personali, perché in questo modo si cagiona anche un danno al proprietario dell’opera, cioè di chi detiene la proprietà dell’opera.
Spesso il confine tra il furto e il plagio è sottile, e un avvocato difensore di un ladro, in alcuni casi, potrebbe adoperarsi nel cercare di derubricare il furto in plagio per ottenere delle pene meno pesanti. Non credo sia cosa facile però.

Mi viene in mente il parmigiano e il parmesan cheese. Il parmesan cheese possiamo chiamarlo un plagio, in uso all’estero. Un tentativo di spacciare un prodotto, il parmesan scheese, per il vero parmigiano italiano.

Naturalmente il “parmigiano” non appartiene a nessuno in particolare, non ha un proprietario, quindi non è un plagio nel vero senso del termine. Il vero plagio ha bisogno di una vera proprietà.

Molto spesso si parla di plagio in ambito artistico e letterario. Si dice ad esempio che molti cantanti si siano “ispirati” un po’ troppo ad altre canzoni, molto famose, per scrivere il loro pezzo. Ma questo pezzo, questa canzone, risulta alla fine troppo somigliante all’originale. In questo caso si parla di plagio. Abbiamo quindi una falsa attribuzione a sé di opere o anche di scoperte, invenzioni scientifiche i cui diritti di invenzione spettano ad altri, i veri autori, i veri proprietari.

La questione riveste una certa importanza come potete immaginare, esiste infatti una legge per capire quando si tratta di plagio oppure no, e l’esito di questo confronto ha delle conseguenze penali ovviamente. Si chiama legge sul diritto d’autore e ci sono anche direttive europee. Quindi di volta in volta, quando c’è una denuncia di plagio, bisognerà valutare se si tratta di plagio oppure no.
Prima parlavo di appropriazione di idee di altre persone. In realtà la definizione esatta non è idea, ma “un’opera dell’ingegno altrui”, quindi un’opera che scaturisce dalla mente di altre persone. Il termine ingegno indica quello che possiamo chiamare il principio attivo dell’intelligenza.
Se diamo un’occhiata alle notizie sul web, notiamo che ci sono molte notizie che attualmente parlano di plagio.
Ad esempio Dolce & Gabbana, la famosa casa di moda, è stata accusata di plagio per aver copiato delle ceramiche spagnole. E coloro che hanno denunciato questo plagio, hanno dichiarato che a loro non dà fastidio che qualcuno si ispiri alle loro opere, ma invece dà fastidio di essere copiati in modo sfacciato. Comunque chiunque denunci di essere stato plagiato deve suffragare le proprie accuse con delle prove.
Prima parlavo della pirateria come sinonimo di plagio, ma forse è meglio chiarire che questo termine assume un significato più ampio.
Questo termine viene da”pirati“, che sono coloro che in mare, assalgono e depredano a proprio beneficio navi di qualunque nazionalità, rubano il loro carico e anche le persone imbarcate.
Quindi non siamo lontani dal concetto di plagio.
Esiste anche la pirateria aerea, ma la questione non cambia. Si tratta di sequestrare un aereo mentre è in volo, minacciando con le armi costringendolo a dirigersi verso una destinazione diversa.
In senso figurato però il concetto di pirateria è un atto, un comportamento di abuso associato a un atteggiamento fraudolento. Inoltre anche gli utilizzatori, cioè chi acquista questi prodotti possono essere accusati di pirateria.
Quindi il pirata è anche chi utilizza in modo clandestino, quindi di nascosto, anche senza pagare le tasse, oltre a chi vende  abusivamente e senza autorizzazione, prodotti generalmente come come libri, dischi, cd, dvd eccetera. Il plagio quindi è il reato commesso solamente da chi copia il prodotto, mentre la pirateria, termine poco giuridico, è commesso anche da chi acquista questo prodotto.
La pirateria più famosa è probabilmente quella informatica. E questa è l’attività di chi riesce a entrare all’interno di reti di informazioni e archivî di dati informatici, copia programmi o dati riservati. Avete presente i cosiddetti hacker? Non c’è una vera traduzione in italiano di questo termine. Possiamo chiamarlo un esperto informatico disonesto, o, appunto, un pirata informatico.
Infatti gli hacker possono fare anche pirateria perché se, una volta entrati in possesso di dati riservati, ne ricavano dei vantaggi economici illeciti.
Abbastanza diffusa è anche la pirateria editoriale, cioè che si riferisce ai libri.

Voglio terminare con il verbo plagiare, che ha ovviamente il significato di copiare, attribuire a sé stessi un’opera di altri, sebbene viene spesso usato anche in modo simile a “convincere“. Si usa infatti nella psicologia in questo senso.
Il plagio in questo caso è un termine che viene usato in due modi diversi. Il primo modo indica una sorta di abuso che consiste nel ridurre una persona in uno stato di totale soggezione al proprio potere.
Quindi la persona plagiata fa tutto ciò che dice la persona che l’ha plagiata, che impartisce ordini alla persona plagiata, che si attiene a sua volta tutte le sue disposizioni. In questi casi si parla comunemente di lavaggio del cervello o di manipolazione mentale. Anche questo dunque si chiama plagio.
Questo modo di plagiare non ha niente a che fare però con i prodotti e il mondo del lavoro, invece, il secondo modo di usare “plagiare” nella psicologia è per indicare il “plagio incosciente”. Cos’è?
Si tratta di quando un musicista, ad esempio, copia, senza rendersene conto, una musica di un altro musicista. Non lo fa apposta, non intende farlo, ma sempre di plagio si tratta. Non si può quindi addossare la colpa alla distrazione o dire che si tratta di una coincidenza.

Italiano Professionale – lezione 32: Situazioni ipotetiche

Situazioni ipotetiche

Durata: 22 minuti

 

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La strega senza rughe

La strega senza rughe

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“con ghi e con ghe c’è un’acca lì in mezzo, con ge e con gi si toglie di lì, con a, con o, con e e anche con u, la acca invece non serve più“.

Durata: 15:37

la strega senza rughe

Ebbi a dire

Ebbi a dire (scarica audio)

ebbi a dire

Buongiorno a tutti amici di ItalianoSemplicemente.com. Io sono Giovanni, piacere di conoscervi per chi mi ascolta per la prima volta.

Oggi ci occupiamo di un argomento molto particolare, legato al verbo dire.

Voi adesso potreste chiedervi: cosa c’è da dire su questo verbo?

C’è da dire molto, in particolare riguardo alla differenza che esiste tra:

Avere a dire

Avere da dire

Avere da ridire

Avere a che dire

Sapete che il verbo dire significa esprimere un concetto a voce, esprimere un’idea, e si usa spesso anche per riportare esattamente le parole usate e per chiedere di esprimere un’opinione:

Io dico di no

Gianni dice di essere d’accordo

Perché dici questo?

Che ne dici?

Che hai detto?

Eccetera

Però si può usare anche anteponendo il verbo avere al verbo dire: in questo episodio vediamo “avere a dire“. Nei prossimi vediamo altre forme simili.

Avere a dire è una forma un po’ vecchiotta, arcaica ma ancora in uso in certi contesti. Si usa però nella pratica quasi solo col passato remoto e molto più raramente con altre forme:

Io ebbi a dire
Tu avesti a dire
Lui/lei ebbe a dire
Noi avemmo a dire
Voi aveste a dire
Loro ebbero a dire

Es:

La volta scorsa Giovanni ebbe a dire che non era d’accordo con noi.

In quell’occasione, ricordo bene che ebbi a dire che non c’era nessun pericolo.

Maria ha avuto a dire che nessuno è indispensabile in questa azienda.

Ma perché si fa questo? Perché non si dice semplicemente “disse”, “dissi” , “ha detto”, eccetera.

Si fa soprattutto per evidenziare ciò che è stato detto, a volte come forma di rispetto, altre volte per dare ufficialità ad una dichiarazione, ma più di frequente rappresenta un modo formale e comunque in uso solo in certi ambienti, semplicemente per citare una dichiarazione, solo per far riferimento ad essa, per ricordarla, o anche per lodarla. Altre volte per contestata, per criticarla:

Parlando di un argomento qualunque:

Vi ricordo quanto già ebbi a dire qualche anno fa in proposito.

Significa semplicemente: vi ricordo ciò che dissi qualche anno fa su questo argomento. È più formale però. Spesso si aggiunge anche il luogo o l’occasione in cui questa dichiarazione è stata fatta:

Come ebbe a dire il nostro presidente nel corso dell’incontro con tutti i membri, per imparare l’italiano, l’importante è ascoltare cose interessanti.

Quindi: come disse quella volta, in quell’occasione il nostro presidente, ma voglio dare risalto alla frase, come a sottolineare quel momento.

Come aveste a dire anche voi però, bisogna avere anche pazienza, perché non si impara una lingua in una settimana.

Qualcuno, ricordo, ebbe a dire che non aveva tempo per ascoltare. Che sciocchezza!

Qui invece c’è un po’ di polemica, quindi si vuole evidenziare la cosa a questo scopo. Sempre abbastanza formale come forma comunque.

Qualcuno “disse” è molto più usato naturalmente.

Ma questa modalità di anteporre il verbo avere non riguarda solo il verbo dire.

Si usa anche con altri verbi, sempre all’infinito e sempre in sostituzione del passato remoto come nel caso del verbo dire.

Giovanni ebbe a soffrire per la scomparsa del suo gatto.

Cioè Giovanni soffrì.

Io ebbi a manifestare a Giovanni tutto il mio dispiacere perché quel gatto anche a me piaceva molto.

Molte volte, da giovane, ebbi a piangere per delusioni d’amore.

Più volte avesti a ricordarmi i miei doveri

In passato avemmo a frequentare brutte persone.

Le aziende ebbero a beneficiare di tante leggi a loro favore

Una volta esistevano tante idee diverse riguardo terra e all’universo, idee che poi ebbero a convergere grazie alle scoperte scientifiche

Molte persone ebbero a testimoniare in quel processo

Anche queste sono modalità per evidenziare in modo formale e arcaico un fatto – in questo caso – e non una dichiarazione come col verbo dire.

Prima ho detto che si usa soprattutto il passato remoto del verbo avere, ma capita di usarlo anche in altro modo, ma difficilmente col verbo dire:

Stiamo inquinando troppo. Prima o poi avremo a pentircene.

Cioè: ci pentiremo di questo, arriverà il momento in cui ce ne pentiremo. Solo più formale.

Vi faccio una domanda: se aveste a rifare la stessa vita che avete fatto, rifareste gli stessi errori?

Cioè: se doveste rifare la stessa vita, se vi capitasse di rivivere, se viveste nuovamente.

Il verbo avere, in generale, usato in questo modo, non si usa in realtà con molti verbi, ma è bene che almeno conosciate l’utilizzo più frequente, cioè quello con il verbo dire.

Allora, nei prossimi episodi vedremo anche avere da dire, avere da ridire e avere a che dire.

Per ora se volete possiamo esercitare la pronuncia con qualche frase che vi invito a ripetere:

Io ebbi a dire.

Una volta ebbi a dire di volermi licenziare.

Avesti a dire

Ricordi quando avesti a dire che non parlo bene l’italiano?

Ebbe a dire

Mia moglie una volta ebbe a dire che io la tradivo.

Avemmo a dire

Lo scorso anno, durante la riunione, avemmo a dire che c’erano problemi economici.

Aveste a dire

Qualche volta aveste a dire che avevate dubbi sulla nostra onestà. Ve lo ricordate?

Ebbero a dire

Era molto tardi e era buio, ma i poliziotti ebbero a dire che la nostra macchina andava troppo veloce.

Abbiamo finito.

Spero non abbiate a dire che gli episodi di italiano semplicemente siano troppo lunghi.

Italiano Professionale – lezione 31: Conflitti lavorativi

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Descrizione

Lezione 31 del corso di Italiano Professionale

Parliamo dei conflitti lavorativi, qualcosa che può accadere e accade in effetti in tutti gli uffici del mondo, prima o poi. 

Cambiare i connotati

Cambiare i connotati

Cambiare i connotati e il verbo connotare Buongiorno da Giovanni.

Sapete cosa sono i connotati?

Sono i nostri tratti del volto, le caratteristiche del nostro viso, ciò che ci contraddistingue, ciò che ci rende unici e riconoscibili.

Oggi però molte persone preferiscono cambiare i propri connotati, rifacendosi le labbra, gli zigomi, il naso, il mento eccetera. Rifarsi i connotati quindi è esattamente come cambiarsi i connotati. 

Questo significa cambiare i connotati in senso proprio, ma, come avrete immaginato, la frase ha anche un senso figurato.

Se dichiarate che volete cambiare i connotati di un’altra persona, non significa che siete un chirurgo estetico,  ma che lo volete picchiare, che la volete malmenare fino a cambiargli il volto, fino a deformargli il volto, fino a renderlo irriconoscibile.

I connotati sono quindi i tratti distintivi del viso. Si potrebbe dire, state attenti, che i connotati ci connotano, cioè connotano noi, perché ognuno di noi ha i propri connotati.

Infatti esiste anche il verbo connotare.

Un verbo abbastanza professionale o formale se vogliamo, e ha un significato simile a associare ad un nome o a un significato, quindi simile al senso dei connotati, che identificano una persona.

Es: Quale caratteristica connota maggiormente gli italiani? Forse il fatto di gesticolare? Forse la simpatia?  Forse lo stile?

Come avreste espresso questa frase prima di conoscere il verbo connotare? Forse usando “identificare” o “associare” o anche “contraddistinguere“?

Quale caratteristica identifica maggiormente gli italiani? 

Qual è la caratteristica principale degli italiani?

Quale caratteristica viene associata maggiormente agli italiani?

Per cosa si contraddistinguono gli italiani?

Si utilizza molto anche “connotazione”, un termine simile a “significato”. Infatti indica un significato particolare che viene attribuito ad una parola insieme al suo significato più importante.

Ad esempio le parole anziano e vecchio, hanno una diversa connotazione, in quanto, pur indicando tutte lo stesso concetto, si usano in circostanze diverse. Potrei dire la stessa cosa anche di un solo termine che ha diverse connotazioni a seconda del modo in cui viene usato, tipo il termine “altezza“. Infatti se parlo di una persona, l’altezza può indicare quella espressa in centimetri ma anche l’altezza morale, l’altezza d’animo, la sua magnanimità. Una qualità morale dunque.  
Un saluto a tutti. Vi ricordo che per avere accesso a tutti gli episodi audio del sito tutti possono aderire all’associazione Italiano Semplicemente.

Una volta richiesta l’adesione ricevere un nome utente e una password che potete usare per scaricare tutti gli episodi, inoltre potrete partecipare a tutte le nostre attività: gruppo whatsapp, esercizi di ascolto e registrazione con la vostra voce, video chat settimanali e riunione dei membri. 

Un saluto a tutti. 

 

 

ITALIANO PROFESSIONALE (Principianti) – La Costituzione Italiana – Art.11

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Lettura dell’articolo 11 e 30 domande con risposta.

Durata: 8:46 

art. 11 costituzione italiana

Italiano Professionale – lezione 30: Il titolare e il facente funzione

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Lezione 30 del corso di Italiano Professionale. Ci troviamo sempre nella sezione n. 3, dedicata alle riunioni e agli incontri.
L’argomento è il “facente funzione” o “facente funzioni“.

Vediamo però tutti i termini usati per indicare la sostituzione temporanea di una persona in ambito lavorativo.

facente funzioni

65 – Suggerire

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Suggerire è il verbo professionale n. 65. Un verbo molto utile nella comunicazione scritta e anche molto adatto alle riunioni di lavoro.

64 – Attenersi

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Descrizione

ATTENERSI è il verbo numero 64 del corso di italiano professionale, dedicato al mondo del lavoro. Il verbo si usa spessissimo nel linguaggio lavorativo, ed è adattissimo anche al linguaggio scritto formale. Verbo molto adatto per le riunioni e nei rapporti personali di lavoro.

Aiutati ché Dio t’aiuta

Audio

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Video

Trascrizione

Un bel proverbio ottimista, che ti spinge a vedere il futuro in modo positivo è il seguente:

Aiutati che Dio t’aiuta

Questo proverbio ti spinge a risolvere i problemi, ti spinge a fare qualcosa, ad essere attivo, a reagire alle difficoltà, ti spinge ad aiutarti, ad aiutare te stesso. Non devi aspettare che i problemi si risolvano da soli.

“Aiutati” cioè aiuta te stesso. Lo devi fare perché vedrai che anche Dio ti aiuterà.

Come a dire che le cose si risolvono se vengono affrontate.

Attenzione alla pronuncia di “aiutati” perché si potrebbe confondere con “aiutati” che si scrive allo stesso modo ma ha la pronuncia con l’accento sulla seconda a.

Ad esempio: i ragazzi sono stati aiutati da Dio.

Notate poi l’utilizzo di “ché” nel proverbio.

“che” normalmente significa “cosa”:

Che fai domani?

Che ne pensi?

Che mi dici di bello?

Che in realtà ha un sacco di utilizzi: pronome, aggettivo, congiunzione.

Questo “ché” invece, che in trova in questo proverbio significa “perché” e questo uso è frequente nella lingua italiana:

Prendi l’ombrello, ché oggi piove

Mangia la pasta, ché poi non c’è altro.

Non fare esercizi, ché non servono.

Dammi una mano ché non ce la faccio.

Vieni a mangiare ché è pronto

Aiutati ché Dio t’aiuta.

Attenzione però: Questo “ché” ha anche l’accento acuto sulla e, e il motivo è che sostituisce perché.

Vieni con me ché ti faccio vedere che bel sito che ho trovato per imparare l’italiano.

È un modo veloce per esprimere un motivo o una conseguenza:

Aiutati perché se farai così anche Dio ti aiuterà

Vieni a mangiare perché è pronto.

Prendi l’ombrello, in quanto oggi piove

Questo ché con l’accento permette di fare frasi più veloci, immediate.

Però attenzione, ché non potete usare questo “ché” con l’accento per fare domande ok?

Non lo fate, ché sarete bocciati all’esame!

Se lo fate l’accento non c’è. È un altro “che”, senza accento stavolta, e spesso è un che particolare, dall’uso sempre colloquiale:

Che, non ci credi?

Che, mi dai una mano per favore?

Che, l’hai fatto poi l’esame?

Anche questo è un uso un po’ strano per un non madrelingua, perché non significa “cosa“. Ma è senza accento.

Vabbe adesso non voglio annoiarvi ché questo episodio sta diventando troppo lungo.

22 – IL TITOLARE – 2 minuti con Italiano semplicemente – LINGUAGGIO COMMERCIALE

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Descrizione

Lezione numero 22 di due minuti con Italiano Commerciale.

La Lezione fa parte del corso di italiano professionale, disponibile ai soli membri dell’associazione italiano semplicemente.

Come possiamo chiamare il capo di una ditta? Ci sono diversi modi per indicare questa persona. Dipende dalla finalità.

 

Le meraviglie italiane: I Bronzi di Riace

Audio

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Trascrizione

Oggi parliamo dei Bronzi di Riace, che sono due statue di bronzo (lo dice anche il nome) che sono state ritrovate in mare nel 1972 nei pressi di Riace, un piccolo comune in provincia di Reggio Calabria, quindi nella regione Calabria, nel sud dello stivale.

Nonostante le due statue abbiano la faccia di bronzo (ed anche il resto del corpo) esse hanno un fascino particolare. Se non avete mai ascoltato l’episodio legato all’espressione “avere la faccia di bronzo” andate a dare un’occhiata.

Il bronzo è una lega composta da rame e stagno. Il bronzo è anche il nome di un colore molto particolare, un mix tra il marrone scuro e il colore arancione.

Questi Bronzi di Riace sono probabilmente di provenienza greca o anche magnogreca e risalgono al V secolo a.C..

Avete notato che parliamo ancora della Grecia antica? Anche parlando della via appia abbiamo se ricordate parlato dei greci.

La cosa che colpisce di queste statue di bronzo, bellissime e altissime (circa 2 metri) è che sono in eccezionale stato di conservazione. Attualmente sono conservate al Museo nazionale di Reggio Calabria.

Sono statue bellissime, rappresentano due uomini dalle fattezze straordinarie, a grandezza naturale, ma sono due fisici scultorei, quindi rappresentano due uomini dal fisico eccezionale, giovani e forti; probabilmente dei guerrieri.

Ho parlato di “fattezze“. é un termine che si usa quando si vuole indicare le forme di qualcosa o qualcuno; ci si riferisce generalmente all’aspetto fisico.

La fattezza è il modo come uno “è fatto”, quindi indica le forme, le proporzioni, o anche i lineamenti del viso.

Posso dire che la controfigura di un attore, che generalmente è una persona che prende il posto dell’attore nelle scene pericolose, deve avere le stesse fattezze dell’attore, altrimenti non è una controfigura e gli spettatori noterebbero la differenza.

Posso anche dire che una ragazza ha delle fattezze delicate, o anche che gli atleti son spesso persone molto belle fisicamente e dalle fattezze perfette.

Ebbene anche i bronzi di Riace rappresentano alla perfezione le fattezze perfette di un uomo: hanno un fisico slanciato, dei muscoli perfetti, uno sguardo fiero, una postura eretta.

Sono considerati dei veri capolavori della scultura, tra i più significativi dell’arte greca. Non si sa esattamente chi sia stato l’autore. Ci sono diverse ipotesi a riguardo.

Le due figure maschili sono nude, e questo esalta ancor di più la loro bellezza. Una di loro ha una barba fluente, a riccioli, tiene le braccia aperte.

L’altra statua ha invece sul braccio sinistro uno scudo. Questo conferma che si trattasse di guerrieri, nelle intenzioni dello sconosciuto autore.

Le statue sono state analizzate nel dettaglio e pare che non siano fatte solo di bronzo. È stato usato argento, avorio e rame.

Il fatto che avessero lo scudo e forse anche una lancia sulle mani sembrerebbe escludere si trattasse di atleti, ma un archeologo italiano avanza una originale ipotesi.

Notate che avanzare un’ipotesi significa proporre un’ipotesi, e il significato è diverso da ventilare un’ipotesi, che abbiamo spiegato sulle pagine di Italiano Semplicemente. L’archeologo avanza dunque l’ipotesi che i due bronzi raffigurino degli atleti vincitori nella specialità della corsa oplitica (corsa con le armi).

La statua “A” – così si chiamano le due statue: A e B (brutto nome , lo so, potevamo fare di meglio – la statua A, dicevo, sarebbe opera di un artista, (notate che ho usato il condizionale perché non è sicuro) nel 460 a.C., mentre la statua B di un altro artista, eseguita intorno al 430 a.C. Questa ipotesi comunque non sembra suscitare molta credibilità.

Dovete sapere che ci sono molti misteri intono ai bronzi. Come hanno provato a raccontare in un servizio televisivo, forse esiste anche una terza statua, un terzo bronzo. E poi dove sono finiti questo scudo, le lance ed anche gli elmi (i copricapo).

Difficile ricostruire tutto, infatti potrebbe darsi che la nave che portava le due statue si liberò delle stesse, le gettò in mare, dunque se ne sbarazzò.

Sbarazzarsi di qualcosa significa liberarsi di qualcosa, qualcosa che non serve più, qualcosa che ci dà persino fastidio magari. Magari per alleggerire la nave hanno sacrificato i bronzi perché erano molto pesanti.

Dovete sapere che c’è anche una leggenda su una presunta maledizione legata ai bronzi.

Anni fa iniziò a girare la voce che le due statue portassero sfortuna. Infatti ci furono degli incidenti, delle morti di persone coinvolte nel ritrovamento delle statue. Il luogo in cui sono state ritrovare le statue sarebbe un luogo sacro, un luogo che è stato profanato e questa profonazione pare abbia provocato la vendetta degli due santi che erano venerati dal popolo locale.

Profanare è un verbo che si usa solamente per le cose sacre. Significa offendere una religione, i suoi luoghi, i suoi oggetti, ma anche entrare in una tomba, violare questa tomba. Quindi la profanazione è una violenza che si fa ad una religione, un grave torto relativo alle cose sacre. Si può profanare anche la memoria di una persona morta, e per fare questo basta gettare del fango su questa persona.

Questi santi dunque si sarebbero arrabbiati e avrebbero provocato incidenti e morti a seguito di questa offesa, di questa profanazione.

La stessa parola profano è esattamente il contrario di sacro. Hanno un significato opposto.

Trattasi comunque di una leggenda appunto, affascinante per alcuni, solo sciocchezze per altri.

Di sicuro vale la pena andare a trovare i due bronzi non appena la pandemia si sarà placata.

Ad ogni modo la prossima volta che Notate un ragazzo dal fisico perfetto, con i muscoli tutti al loro posto, potete tranquillamente dire che sembra un Bronzo di Riace. È il miglior complimento che possiate fargli.

Le meraviglie italiane: La via Appia

File audio  e trascrizio edisponibili per i membri dell’associazione Semplicemente  Italiano (ENTRA)

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Voci di Emanuele e Giovanni

Descrizione

La via Appia era la più famosa e antica tra le strade romane. Parlo degli antichi romani. Una strada romana che collegava Roma a Brindisi, una città della Puglia, che si trova sul mare e che quindi era importante per via del suo porto, che lo collegava via mare con la Grecia e con l’Oriente.

Nell’episodio si coglie l’occasione anche per ripassare qualche espressione già vista insieme e per fare qualche approfondimento sulla lingua italiana.

Il verbo ESENTARE (63) – Corso di Italiano Professionale

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Descrizione

ESENTARE è il verbo numero 63 del corso di italiano professionale, dedicato al mondo del lavoro.

Il verbo si usa spessissimo nel linguaggio lavorativo, ed è adattissimo anche al linguaggio scritto formale.

Il verbo RISOLVERE (62) – Corso di Italiano Professionale

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Trascrizione

RISOLVERE è il verbo numero 62 del corso di italiano professionale, dedicato al mondo del lavoro. Nell’episodio spieghiamo tutti gli utilizzi del verbo soprattutto in ambito lavorativo.

Il balcone di Giulietta e Romeo

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Voci di Emanuele e Giovanni

Descrizione

L’episodio fa parte di una delle lezioni del venerdì dedicate alle bellezze italiane. Per maggiori informazioni visita la pagina dell’associazione.

Trascrizione

Quando si parla di balconi, in Italia, lo si può fare in tre modi diversi.

Il primo modo è affacciarsi dal balcone.

Il balcone in fondo serve a questo: ad affacciarsi. Strano verbo “affacciarsi”

Lo dovremo vedere insieme perché ha diversi utilizzi. Comunque affacciarsi in questo caso è “mettere la faccia fuori”. Vabbè, lo vediamo un’altra volta…

Il secondo modo per usare un balcone è accusare qualcuno di essere pazzo.

Uno dei modi per fare questo è infatti dire:

Sei fuori come un balcone!

Ci sono molti modi per esprimere lo stesso concetto, ma questo è sicuramente il più simpatico.

In effetti non c’è dubbio che ogni balcone si trovi “fuori”, cioè non dentro.

Si trova fuori anche il balcone più famoso d’Italia, cioè, diciamo uno dei balconi più famosi d’Italia.

Uno di questi balconi lo abbiamo incontrato in un episodio dedicato a Palazzo Venezia, ricordate?

Da quel balcone si è affacciava il Papa e dopo di lui il Duce ai tempi del fascismo.

Ma loro malgrado, il balcone più famoso d’Italia a dire il vero si trova a Verona, una città italiana famosa per l’Arena di Verona e per, appunto, il balcone di Giulietta.

Sapete chi è Giulietta? Magari non vi dice nulla questo nome ma se aggiungo il nome di Romeo probabilmente vi torna in mente l’amore tra i due, l’amore romantico per eccellenza.

Il balcone di Giulietta Capuleti (questo era il suo cognome) è famoso in tutto il mondo perché Giulietta ci si affacciava.

Che c’è di strano allora? Semplicemente che Giulietta potrebbe non essere mai esistita… a quanto pare!

Il balcone più famoso del mondo è dedicato ad una ragazza che è il personaggio protagonista di un’opera letteraria scritta da Shakespeare, che si chiama proprio “Romeo e Giulietta” e non solo Giulietta (forse) non è mai esistita, ma l’autore non ha mai messo piede a Verona nella sua vita.

Il balcone si affaccia su un piccolo cortile interno che normalmente è stracolmo (o ricolmo, o pienissimo, o strapieno) di migliaia di turisti.

Non di questi tempi ovviamente.

In effetti questo sarebbe un assembramento di conseguenza non sarebbe possibile.

Ho detto che il balcone si affaccia su un piccolo cortile.

Sì, anche i balconi si affacciano, pur non avendo una faccia.

Lo stesso si può dire di una di una finestra che si affaccia su un lago, o qualcos’altro.

Ah già… avevamo detto che il verbo affacciarsi lo vediamo un’altra volta…

E Romeo? Chi sarebbe questo Romeo e che c’entra col balcone?

C’entra eccome, perché Giulietta si affacciava dal balcone per vedere Romeo, che stava sotto e parlavano di loro due, del loro amore difficile, impossibile direi!

Pare che neanche il balcone sia mai esistito, non solo Giulietta e Romeo!

Pare infatti sia stato realizzato solo per dare vita alla scenografia pensata dall’autore.

L’edificio da cui si affaccia il balcone rappresentare una ricostruzione molto fedele delle tipiche dimore signorili venete del XIV secolo.

Ma la casa di Giulietta in realtà si chiama Casa di Dal Cappello.

Questa era la casa di alcuni mercanti di spezie (vendevano spezie) in realtà, e da questi mercanti deriva il vero nome della casa di Giulietta.

Insomma, prima del novecento sicuramente questo balcone non esisteva. È stato realizzato solamente più tardi, in fase di ristrutturazione dell’edificio.

Quando Romeo entrò nel cortile dove si affaccia il balcone, si legge nel dramma di William Shakespeare. Giulietta avverte Romeo che sta rischiando la vita se qualcuno si accorge che si trova qui.

Ma Romeo risponde:

tutto che Amor può tentare, Amor l’osa.

Vale a dire: l’amore è talmente forte che ti fa fare qualunque cosa sia possibile fare.

A quei tempi c’erano due famiglie che si odiavano, quella dei Montecchi e quella dei Capuleti.

E Indovinate un po’?

Giulietta era della famiglia dei Capuleti e Romeo, suo malgrado, era un Montecchi.

Capite bene che era impossibile sposarsi se le rispettive famiglie sono acerrime nemiche.

Anche acerrime è un termine interessante.

Si usa solo per i nemici. Se i nemici si odiano molto, si dicono acerrimi nemici.

Insomma, Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti non potevano amarsi. Un po’ come Renzo e Lucia de “I promessi Sposi”.

Ma a Romeo e Giulietta è toccata la sorte peggiore.

Infatti Giulietta, per volere della sua famiglia, doveva sposarsi con un conte.

Lei ovviamente non voleva, così sapete cosa fece?

Giulietta pensò di bere un narcotico, una sostanza che l’avrebbe fatta sembrare morta, il giorno precedente delle nozze col conte. In questo modo Giulietta avrebbe evitato il matrimonio semplicemente perché era morta! E così fece. Bevve questo narcotico. Giulietta era d’accordo con Fra Lorenzo, che avrebbe dovuto avvisare Romeo di questo loro piano. Ma Fra Lorenzo non riuscì ad avvisarlo, perché ci fu un inconveniente.
A Romeo giunse notizia della morte di Giulietta, che in realtà però non era affatto morta, ma lui non lo sapeva!
Così Romeo, andò a verificare di persona, vide coi suoi occhi che Giulietta sembrava effettivamente morta, e sopraffatto dal dolore, dopo un ultimo bacio si uccise bevendo un veleno.
E Giulietta? Giulietta si svegliò come da programma, vide che Romeo era morto e si uccise anche lei pugnalandosi al cuore.
Una fine tragica che però fece riconciliare le due famiglie, accomunate da una tragedia d’amore.

368 A ridosso

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Trascrizione

Giovanni: quello di oggi è un episodio dedicato al, termine “ridosso“.

Si usa molto spesso nella lingua italiana, e quando si usa, si trova quasi sempre accompagnato dalla preposizione “a”: a ridosso.

Intanto vi faccio notare che ridosso somiglia ad un altro termine: addosso, che significa molto vicino, o anche sopra.

Non mi stare così addosso!

Questa frase significa non mi stare così vicino. C’è un senso di fastidio anche, di vicinanza fastidiosa dunque. Quando una persona sta addosso ad un’altra, può significare diverse cose: che sta sulle spalle di questa persona, o che gli sta molto vicino, tanto da dar fastidio, o che lo sta incalzando continuamente per ottenere qualcosa. Anche qui c’è il senso di fastidio.

Possa anche usare addosso al posto di indossare (simile anche nella pronuncia), con i vestiti o con uno zaino:

Il ragazzo ha addosso un paio di pantaloni e una maglietta bianca

Aveva uno zaino addosso

In questi casi si usa anche indosso:

Il ragazzo ha indosso solo pochi stracci.

Comunque parlavamo di ridosso, simile a addosso, nel senso che anche ridosso si usa per indicare una vicinanza, e la cosa curiosa è che spessissimo si usa per indicare una vicinanza temporale. Non c’è il senso del peso materiale.

Quindi una vicinanza temporale ma anche semplicemente una vicinanza.

Vediamo come si usa:

Quando ero all’università io iniziavo a studiare solo a ridosso del giorno dell’esame.

Quindi “a ridosso di” significa che siamo molto vicino, che manca poco tempo.

Quando ero all’università io iniziavo a studiare solo qualche giorno prima del giorno dell’esame.

Questa è una frase assolutamente equivalente, ma meno elegante.

Sta iniziando a fare freddo, ormai l’inverno è a ridosso

Quindi l’inverno è vicino.

Notate che c’è ancora un senso di fastidio, qualcosa che sta arrivando e che potrebbe dare fastidio, qualcosa di inevitabile e incombente:

Il ladro aveva tutti i poliziotti a ridosso.

Qui c’è chiaramente il senso di qualcosa di incombente, che sta per accadere, vicino e inevitabile.

Non sempre però c’è fastidio:

Il mio giardino si trova a ridosso di un precipizio.

In questo caso c’è solo la vicinanza, e questa vicinanza in questo caso è spaziale, non temporale. In effetti “addosso” si usa più con le persone che danno fastidio o incalzano.

Comunque a volte si usa ugualmente quando si ha ansia per un giorno che sta arrivando.

Stiamo a ridosso del Natale non abbiamo ancora fatto i regali!

Esiste per dirla tutta, anche il verbo addossare, che si usa solo con le colpe, è analogo a “dare” o “attribuire“:

Non mi addossare la colpa, non sono stato io, capito?

Qualche secondo fa stavamo a ridosso dei due minuti, ora direi che li abbiamo ampiamente superati.

Ma non addossate la colpa a me, la colpa è del termine “ridosso”, che necessita di essere spiegata bene.

Adesso ripassiamo:

Doris (Austria): Me la sono pigliata con me stessa stamattina, più di quanto poteste immaginarvi, tutto solo perché mi sono svegliata troppo tardi. Per giunta non sono riuscita a guadagnare tempo. Avrei fatto di tutto pur di riuscire a prendere l’autobus. Anche perché pioveva a dirotto!
A stizzirmi ancora di più ci ha pensato una mia amica, che non capiva il motivo della mia arrabbiatura.
Meno male che non mi sono presa la febbre ma la mia faccia aveva comunque talmente tanto rossore che mi sono vista costretta a tuffarla in un vaso zeppo di acqua fredda per provare un certo sollievo e rimettermi in sesto
Dopo cotanto stress, per consolarmi, ho chiamato la mia cara madrina. La mia madrina di Parigi per essere più precisa. Lei è sempre disposta a sorbirsi le mie lamentele… All’inizio come scusa le ho detto che mi sono bagnata per un temporale imprevisto questa mattina. Non so se se l’è bevuta, me lo sono chiesto per un minuto, quando non si è sentita volare una mosca ma alla fine ho sputato il rospo.

367 Perfino e persino

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Trascrizione

Giovanni: come promesso, eccoci a parlare di persino e perfino, che si usano in circostanze simili a “per giunta”, per di più”, o “come se non bastasse” che come abbiamo visto si usano per indicare una esagerazione che ci coinvolge personalmente, almeno a livello emotivo.

Il termine “oltretutto” invece non richiede un coinvolgimento emotivo, ma resta l’idea dell’esagerazione, come anche in “addirittura“, che è anche una esclamazione.

Ma andiamo per gradi:

Perfino contiene la parola “fino” che si usa per indicare un limite:

Sono arrivato fino a Roma

Devo studiare fino a quando non avrò imparato tutto

Ti amerò fino a quando sarò in vita.

Possono fare lo stesso con “sino”, equivalente a “fino”.

La differenza è che “sino” è meno diffuso, ma ha più senso usarlo per indicare una lontananza o per dare più enfasi alla frase:

Sono arrivato sino a Roma

dà l’idea di una maggiore lontananza rispetto all’uso di “fino a Roma”.

Lo stesso accade con perfino e persino, che indicano entrambi qualcosa di estremo, esagerato, che va subito indicato nella frase.

Nessuno mi vuole bene veramente, perfino tu che dici di amarmi!

Addirittura è un altro termine molto simile, ma persino e perfino non si usano come esclamazione.

Ieri ho avuto mal di pancia. Ho mangiato troppo: antipasti, 3 primi, 3 secondi, 2 contorni e persino 2 dolci.

Risposta: Addirittura!

Sì, anche i dolci. Persino quelli!

Quindi persino e perfino significano “anche” ma c’è una esagerazione, un limite estremo che è stato toccato.

Si dice anche “nientemeno che”. Però non c’è il senso di “anche” , di qualcosa che si aggiunge.

In questo caso c’è solo voglia di stupire.

Alla mia festa di compleanno ha partecipato nientemeno che Sofia Loren.

Abbiamo già visto “nientepopodimeno che”, ancora più esagerata ed anche più informale come espressione.

Siamo arrivati nientepopodimeno che all’episodio n. 367 e persino io sono stupito di questo traguardo.

Notate che il limite di cui si parla può essere superiore, nel senso di troppo, ma può anche essere inferiore, cioè nel senso di soltanto. Quindi può significare “anche soltanto”.

Es: davvero hai mangiato così tanto? Non me lo dire, mi sento male persino a pensarci!!

Hartmut Con italiano semplicemente, persino coloro che lavorano tutto il giorno possono imparare l’italiano.

Emma: vero. Se ci riesco persino io che rientro a casa tardi tutte le sere può farlo chicchessia. Bravo Giovanni!

Rauno: ruffiano!

Carmen: mhmm, e tu chi saresti? Io pure sono di diverso avviso ma non c’è bisogno di insultare.

366 Per giunta

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per giunta

Giovanni: una delle tante cose che i libri di grammatica non insegnano e probabilmente solo italiano semplicemente ritiene importante, è l’utilizzo di “per giunta“, che è un’alternativa a “inoltre“.
Per giunta si usa normalmente però quando questa cosa che si aggiunge, quando questa cosa che viene aggiunta, è irritante, quando ci fa un po’ arrabbiare, quando è almeno fastidiosa, quando è una esagerazione, quando non la sopportiamo.

E’ perfettamente analoga a “per di più” e anche a “come se non bastasse“. Quest’ultima espressione ci fa capire perfettamente che siamo andati oltre, nel senso che c’è stata una esagerazione di qualcuno. Questo qualcuno non siamo noi ovviamente, poiché stiamo dando un giudizio negativo quando diciamo “per giunta”.

Es:

La mia ragazza mi ha lasciato per telefono lo sai? E per giunta mi ha anche mandato a quel paese!

Quindi questa ragazza ha un po’ esagerato. Passi che vengo lasciato, passi pure che lo fai per telefono, ma non mi sembra il caso che mi insulti anche!

II Covid in questi giorni sta facendo molte vittime, e per giunta l’età media dei contagiati si sta anche alzando.

Quindi come se non bastasse il numero elevato delle vittime, c’è anche l’innalzamento dell’età media dei contagiati.

Giovanni non è venuto neanche oggi in ufficio, e per giunta non ha neanche avvisato stavolta! E’ imperdonabile.

Un’avvertenza: Non è il caso di usare “per giunta” al posto di inoltre in ogni circostanza. In “inoltre” non c’è emozione, non c’è tensione, inoltre non neanche c’è rabbia. E’ solo un qualcosa in più.

Bene, ho nuovamente sforato con i due minuti, e per di più (vi ricordo che “per di più” è equivalente a “per giunta”) ne sono anche perfettamente consapevole.

Questa si chiama autoironia. Sì, potete usare queste modalità anche per fare ironia.

Oggi voglio esagerare: Vi dirò che anche i termini perfino e persino si possono usare nelle stesse circostanze. Ma di questi due termini parleremo nel prossimo episodio di due minuti con Italiano Semplicemente.

Ecco, adesso ho persino allungato ulteriormente questo episodio.

Ma io voglio essere esaustivo, ricordatevelo, e non solo conciso. L’esaustività viene sempre prima della….concisione. Il termine è concisione.

Adesso c’è persino un bel ripasso:

Rafaela (Spagna): Se non sbaglio, anche “oltretutto” è molto simile a “per giunta
Olga (Saint Kitts e Nevis): certo, ma questo lo abbiamo lasciato alla fine, come l’ammazza-caffè!
Xin (Cina): del resto, non possiamo mica lasciar spiegare tutto a Giovanni.
Irina (California): adesso lui chioserà: Solo io posso spiegare, mica i membri!

 

Italiano Professionale – lezione 29: Parlare delle possibilità

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Descrizione

Lezione 29 del corso di Italiano Professionale. Ci troviamo sempre nella sezione n. 3, dedicata alle riunioni e agli incontri.
L’argomento è come parlare delle possibilità.

Analizziamo tutti gli avverbi utilizzabili a seconda della bassa, media e alta probabilità. La lezione appartiene alla sezione 3 del corso, dedicata alle riunioni e agli incontri.

365 Darsi una regolata

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Trascrizione

Giovanni: il verbo regolare probabilmente molti di voi lo conoscono: ha molti utilizzi diversi: può significare:

ordinare:

Le leggi regolano la vita dei cittadini, ed anche i regolamenti. Il nome non è casuale

Significa anche limitare, controllare, o cambiare, modificare:

Occorre regolare le spese perché spendiamo troppo!

Oppure sistemare, risolvere:

Devo regolare una faccenda complicata!

Si usa anche con gli strumenti e le cose meccaniche:

Regolare l’orologio, la temperatura eccetera. Come se dovessimo girare una manopola per cambiare la temperatura. tenete a mente quest’immagine. Questa è la regolazione, diverso da un regolamento.

Anche mantenere costante qualcosa:

Regolare il flusso dell’acqua

Invece “regolarsi”, la forma riflessiva, è più facile da spiegare e da capire.

Regolarsi si usa parlando di sé stessi, e regolare sé stessi è molto simile a controllarsi. Si parla del comportamento da tenere in certe situazioni.
In particolare si parla di esagerazioni, quindi si parla di tenere il controllo di qualcosa che dipende dal proprio comportamento, che deve essere più corretto, più giusto, più moderato, forse la moderazione è ciò a cui si ambisce maggiormente.

Probabilmente però il verbo più adatto a sostituire regolarsi è contenersi, un altro verbo riflessivo.

Facciamo alcuni esempi:

Non bere così tanto! Ti devi regolare, altrimenti rischi di fare un incidente.

Quando siamo con gli amici cerca di regolarti e non parlare di sesso!

Dovrei fare piatti meno abbondanti, è vero. Non riesco mai a regolarmi

Poi c’è “darsi una regolata” che ha lo stesso significato, ma con un uso più informale: Il senso è quello di abbassare il livello, girare la manopola, come si fa con la temperatura ad esempio.

Mi devo dare una regolata perché ultimamente sto mangiando troppo

Datti una regolata con queste spese, altrimenti andiamo in rovina

Diamoci una regolata quando andiamo in discoteca, non beviamo troppo, altrimenti faremo un incidente.

Regolarsi, in realtà ha un uso ancora più ampio, perché si usa anche nel senso di “comportarsi“. Ad esempio posso chiedere:

Come mi devo regolare con questi ragazzi? Posso sgridarli se fanno confusione o se non studiano?

Quanto tempo ho per consegnare questo lavoro? Come devo regolarmi con i tempi?

Quindi è come dire: come devo comportarmi?

Regolati tu!

Questa potrebbe essere una risposta, simile a: vedi tu, fai come vuoi, cerca di capirlo da solo.

Allora usare il verbo “dare” nella espressione darsi una regolata serve proprio a evitare che si confondano questi due significati.

Darsi una regolata significa contenersi, non esagerare, controllarsi, moderare il proprio atteggiamento, e si usa verso sè stessi ma anche verso gli altri, come un invito o un ordine a contenersi, a moderarsi, a non esagerare. Può essere offensivo, attenzione al tono che usate.

Ora mi scuserete ma non sono riuscito neanche stavolta a regolarmi con la durata di questo episodio. Abbiate pazienza. Adesso ripassiamo un po’.

Carmen: ciao a tutti, oggi su quale argomento ci cimentiamo?
Anne France: dacché mi sono iscritto/a all’associazione non ho mai parlato di politica
Khaled: meglio così. Ancora ancora se parliamo di sport o di lingua italiana, ma di politica meglio stare zitti.
Rauno: la politica in quanto tale rischia di farci litigare
Sofie: e poi sarebbe un argomento appannaggio di esperti del settore, ed io proprio non me ne intendo di politica