823 I meandri

I meandri (scarica audio)

Trascrizione

 

Irina: Sembrava non mi venisse niente in mente, mentre d’emblée, dai meandri dei miei pensieri è sbucato un ripasso.

Giovanni: iniziava in questo modo il ripasso dell’episodio 722. In quell’occasione qualcuno si sarà chiesto il significato del termine meandri.

Un termine che si utilizza prevalentemente al plurale. Il singolare è meandro.

Ma cos’è un meandro?

È un oggetto?

No, il meandro non è qualcosa di materiale.

È un luogo?

Più o meno. Ci stiamo avvicinando.

In effetti i meandri, nel loro significato proprio, indicano quelle serpentine, quelle curve a forma di S che si verificano nel corso di alcuni fiumi che hanno una bassa pendenza. È simile al termine ansa quando si parla di fiumi. Ansa, più in generale, somiglia conunque più a insenatura.

Può anche indicare, ma soprattutto al plurale, un movimento intricato, complicato di strade dove è difficile orientarsi. Possiamo chiamarlo labirinto, oppure dedalo, in alternativa.

Si usano anche i termini groviglio, intreccio e intrico, che danno maggiormente l’idea di confusione. Meandro dà invece maggiormente l’idea della complicazione e di qualcosa di nascosto dove ci si perde facilmente.

Anche nei meandri del fiume ci finisce dell’acqua che sembra essersi persa nel suo percorso, rimanendo intrappolata in un meandro, senza via d’uscita.

Possiamo allora dire che se andiamo a Roma, rischiamo di perderci nei meandri della città.

Oppure possiamo dire che in una casa molto grande c’è un meandro di corridoi e di stanze o c’è un meandro di cunicoli.

I meandri possono indicare anche dei luoghi nascosti, difficili da trovare, da raggiungere, soprattutto in senso figurato.

Ci sono molte informazioni e ricordi nascosti nei meandri della nostra memoria.

L’uomo può fare cose bellissime ma anche cose orribili, che possono uscire dai meandri dei nostri pensieri più profondi.

C’è un ricordo che si è perso nei meandri della mia mente.

Viaggio nei meandri dell’animo umano”, potrebbe essere il titolo di un film o di un libro in cui si esplora l’animo umano alla ricerca delle sue caratteristiche, anche quelle più nascoste.

Sicuramente si tratta di un termine che i non madrelingua non usano, o che almeno non usavano fino ad oggi.

Sappiate che se vi perdete qualcosa in casa, probabilmente sarà finito in qualche meandro nascosto.

Infine voglio dirvi che l’aggettivo recondito è spesso collegato al concetto di meandro. Si dice dii luogo nascosto e appartato, anche con un’idea di segretezza.

Recondito significa nascosto, sperduto, spesso anche molto lontano, e si usa ad esempio per indicare dei luoghi sperduti dove finiscono gli oggetti o le persone quando non si trovano o dei luoghi in senso figurato. Spesso è associato agli “angoli“.

Si dice anche di qualcosa quasi inaccessibile, irraggiungibili e spesso profondo e misterioso:

Le verità recondite

I reconditi misteri della fede

Angoli. È anche così che vengono chiamati i luoghi quando sono difficilmente raggiungibili, sperduti, lontani, remoti.

Si parla allora di angoli reconditi, di luoghi sperduti, di meandri nascosti, di luoghi molto lontani. In questo senso dunque un angolo e un meandro possono essere considerati più o meno sinonimi.

Ricordate l’aggettivo remoto? Lo abbiamo trattato in un episodio passato e parlavamo in quel caso soprattutto di lontananza.

Nella speranza che non vi siate persi nei meandri della spiagazione, vi invito ad ascoltare il ripasso di oggi, in cui parliamo proprio di meandri.

Poi per i membri dell’associazione propongo infine le 10 oramai consuete domande sull’episodio di oggi, alla fine, dopo la spiegazione.

Come sempre, chi vuole entrare nella nostra associazione basta fare richiesta. Diventando membri vi aspetta anche il gruppo whatsapp dove si discute e si fa pratica tutti i giorni su ciascun episodio. Ci sono ovviamente io che vi aiuto a chiarire tutti i dubbi.

Senza contare che si ha accesso esclusivo a tutti gli episodi dedicati ai soli membri, tra cui il corso di Italiano Professionale.

Edita: Mi è capitato di perdermi nei meandri di alcuni vicoli di Roma. In questi casi è bene portare con sé una cartina.

Mary: infatti. Non che un cellulare non basti, ma metti che poi non hai campo?

Marcelo: per quanto mi riguarda, mi oriento molto facilmente (basti pensare che non uso normalmente Google maps e men che meno cartine) e posso anche cambiare strada se quella iniziale sembra complicata.

Peggy: però, secondo un antico detto, chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova.

Esercizi

 disponibili ai soli membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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