n. 170 – FARE SALVO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Episodio 170. Ascoltate questo episodio della rubrica “due minuti con italiano semplicemente” e poi ponete attenzione alla frase di ripasso finale. Facendo salvi coloro che hanno ascoltato tutti gli episodi finora, vi consiglio di tornare indietro e partire dal primo episodio, dal numero uno, e poi via via tutti gli altri, progressivamente.

Ma cosa significa far salvo, fare salvo, fare salvi fare salva e fare salve?

Oggi vi spiego questa espressione, che si usa per escludere Potete sostituirla con “ad eccezione di“, “escludendo“.

Qualunque frase voi pronunciate, potete far salvo qualcosa o qualcuno.

La professoressa ha bocciato tutti all’esame di italiano, fatto salvo Mohamed.

Quindi solo Mohamed ha superato l’esame, solo lui si è salvato potremmo dire. Tutti bocciati ad accezione di Mohamed.

Non sopporto nessuno, fatti salvi i miei cari amici di italiano semplicemente.

Solo i miei cari amici quindi mi stanno simpatici, solo loro posso sopportare. Sono gli unici che si salvano.

L’influenza ha colpito tutti i miei maiali quest’anno senza far salvo nessuno.

Stavolta nessuno si è salvato. Nessuno è stato fatto salvo.

Uno strano modo di usare il verbo salvarsi vero?

Generalmente salvare e salvarsi si usano in caso di pericoli: salvarsi da un incendio, salvare un naufrago, eccetera ma si può usare anche in questo modo, per escludere per fare eccezioni oppure il contrario:

I tuoi amici sono tutti antipatici. Non si salva nessuno.

I prodotti in scatola fanno male alla salute. Forse si salvano i fagioli e le lenticchie.

Questo è un modo figurato ovviamente. Non ci sono pericoli ma anche in questi casi salvarsi è sempre meglio che non salvarsi. Si usa il pericolo in senso figurato.

È anche un modo informale, mentre in occasioni di lavoro o nel linguaggio formale potete usare il verbo “fare” in aggiunta: “fare salvo“.

In questi casi si fa semplicemente un’eccezione. Non c’è un senso negativo a priori.

Tutti i nostri prodotti possono essere ordinati da internet, fatti salvi quelli alimentari.

Quindi ad esclusione di quelli alimentari. I prodotti alimentari non possono essere ordinati da internet.

I lavoratori sono obbligati a parcheggiare la propria auto all’esterno dello stabilimento. Si fanno ovviamente salvi i portatori di handicap.

Fatto salvo il dott Rossi, che era in malattia, gli altri colleghi che ieri si sono assentati dal lavoro dovranno recuperare le ore perse.

Ora ascoltiamo un membro dell’associazione (anzi tre membri) che ci fanno ascoltare una frase di ripasso delle espressioni precedenti:

Mariana (Brasile), Cristine (Brasile), Camille (Libano) e Bogusia (Polonia):

Normalmente, per le feste, che so: di Natale, di capodanno, eccetera, tutti noi prepariamo cibo in abbondanza. Quest’anno ancora di più:
Non vedo però come possiamo riuscire a consumare tutto. Che vuoi, prepariamo per gli ospiti e per noi stessi e non vogliamo che qualcuno resti sguarnito di queste golose pietanze.
Che spreco! Ho sentore che ci sia chi se ne frega del tetto di spesa, tanto per impressionare il dirimpettaio, ma gli avanzi? Ce ne sono?
Eccome se ce ne sono!
Questo po’po’ di cibo sprecato è uno schiaffo alla miseria ed alla crisi.
Una soluzione può essere andare al ristorante. Può darsi, sennonché anche in questo caso
esageriamo e… siamo alle solite! Avanzi!
Io allora li porterei a casa. Nulla quaestio se chiedo un doggy-bag? Mi assecondereste? Oppure siete insofferenti al cibo riscaldato?

– – –

Giovanni: I membri erano quattro!!

Rauno (Finlandia):

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

Sei pronto per il 2020?

Per chi diventa membro dell’associazione Italiano Semplicemente entro la fine dell’anno 2019, un suo amico/amica sarà nell’associazione gratuitamente.

Basta spedire una mail a italianosemplicemente@gmail.com indicando:
– nome e cognome nuovo membro
– nome e cognome dell’amico/amica
– date e luoghi di nascita
– paesi di residenza
– numeri di telefono per gruppo WhatsApp dell’associazione
– indirizzi email

Tutte le informazioni alla pagina: italianosemplicemente.com/chi-siamo

Are you ready for 2020?

For those who become a member of the association ITALIANO SEMPLICEMENTE by the end of the year 2019, a friend will be in the association for free.

Just send an email to italianosemplicemente@gmail.com indicating:
– name and surname of the new member
– name and surname of the friend
– dates and places of birth
– countries of residence
– telephone numbers for the association’s WhatsApp group
– email addresses

All information on the page: italianosemplicemente.com/chi-siamo

Alcuni dei nostri membri

mascotte associazione enzone

jasna

khaled

andre

ulrike

Bogusia (Polonia 🇵🇱)
Hartmut (Germania 🇩🇪)

n. 169 – ASSECONDARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giuseppina: episodio 169. È vero o no che ci stiamo divertendo con questa rubrica di due minuti? Non avete la sensazione di fare dei concreti passi in avanti? Dite ciò che pensate, non assecondatemi, vi prego.

Cosa? Assecondare è un verbo che non conoscete?

Eppure è una cosa che si fa spessissimo. Conviene impararlo allora:

Io ti ho sempre assecondato fino ad ora, ma adesso basta, si fa come dico io!

Smettila di assecondare sempre nostro figlio, deve crescere, ha bisogno di scontrarsi con la realtà. Tutti voi lo assecondate in ogni suo capriccio.

In questi esempi che vi ho fatto sembra che il verbo si usi nei rapporti tra le persone. Infatti lo abbiamo utilizzato come “favorire“, “aiutare“, meglio ancora è “compiacere“. Verbi simili che aiutano a capire il significato di assecondare che però si usa anche al di fuori dei rapporti interpersonali.

Si può assecondare un movimento, cioè seguire col corpo, accompagnare questo movimento, come si fa nel ballo ad esempio, nel tango come nel valzer.

Bisogna seguire il movimento dell’altro senza opporre resistenza.

Si può assecondare con il proprio corpo il ritmo della musica.

Insomma, non opporsi, anzi, favorire, accompagnare. Nei rapporti interpersonali assecondare è come essere accondiscendente, che abbiamo visto nell’episodio n. 105, quindi 64 episodi fa.

La differenza è che stavolta possiamo uscire da questo ambito, uscire dall’ambito delle volontà delle persone, infatti possiamo assecondare un movimento di qualunque cosa, o il ritmo.

Un’azienda può assecondare il mercato, producendo ciò che le persone chiedono.

Acquistano regali a Natale si assecondano le tradizioni, e le follie consumistiche della nostra era. La cosa importante è non opporsi, non contrastare, bensì favorire.

Qualche esempio e poi il ripasso quotidiano.

Le scelte di politica nazionale devono spesso assecondare le richieste dei cittadini.

Se ti avessi meno assecondato in passato, ora sapresti ragionare con la tua testa.

Ripasso:

Camille (Libano), Bogusia (Polonia) e Anthony (Stati Uniti):

Appena finiti i festeggiamenti di Natale i negozi vengono accalcati dalla gente che si prepara per il capodanno.

Ma io non riesco a tenere a bada la volontà di parlare della festa di oggi.

Si dà il caso che questa prima domenica dopo il Natale si festeggi la Santa Famiglia. Sono indisposta a dimenticare che con il Natale abbiamo festeggiato la nascita di Gesù, che forma un binomio inscindibile con questa festa. Non dimentichiamolo. Oggi invece l’oggetto dei festeggiamenti è la sua famiglia, che doveva combattere per sopravvivere. Quella famiglia che dovette darsi alla fuga dal proprio paese, accusandone naturalmente il colpo. Non possiamo fare i finti tonti oggi e pensare solamente ai festeggiamenti.

Io cerco di ritagliarmi del tempo per riflettere sul fatto che dai tempi di Gesù il mondo non è poi cambiato più di tanto. Oggi come ieri, migliaia di famiglie sono in fuga. Famiglie che non lasciano nulla di intentato per proteggere i propri figli come si deve. Sono cose che balzano agli occhi in ogni paese d’Europa.

Non vedo come non guardare alla sostanza e non alla forma di queste festività.

Molti sembrano insofferenti e non vogliono vedere le Sofferenze altrui, di coloro che hanno bisogno di accoglienza.

Questo bisogno spesso non viene assecondato di buon grado da parte nostra.

Molti parlano e basta. Bisogna dare seguito alle parole. Bisogna tendere una mano verso di loro. Le feste senza lo spirito lasciano il tempo che trovano. Buona domenica a tutti.

– – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

n. 168 – ESSERE INSOFFERENTI – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giuseppina: siete insofferenti al classico studio della grammatica ed agli esercizi? Bene allora siete sul posto giusto. Lo sono anch’io.

Anch’io lo sono da sempre Intendo insofferente. Sono insofferente allo studio della grammatica anch’io.

Questo però non significa che sono sofferente. Non è esattamente questo che intendo.

La sofferenza è un termine riservato alle sofferenze fisiche e psicologiche, dove c’è dolore o malessere in generale.

Il termine insofferenza invece si usa quando qualcosa non si riesce a sopportare. Quando una persona è insofferente a qualcosa non riesce a sopportare qualcosa, è incapace di sopportare e di adattarsi.

Si usa in questo modo, per indicare l’incapacità alla sopportazione, l’assenza di pazienza.

Ma chi è insofferente, soffre?

Beh direi di sì, talmente tanto che non riesce a sopportare questa sofferenza. Soffre al solo pensiero di questa cosa di cui è insofferente o verso cui è insofferente.

Vedete che mentre incapace è il contrario di capace, nell’insofferenza c’è della sofferenza ma non c’è pazienza, non c’è sopportazione.

Si dice anche: non riuscire a soffrire qualcosa o qualcuno. Equivale ad essere insofferenti a/verso qualcosa o qualcuno.

Giovanni è troppo antipatico, non riesco proprio a soffrirlo.

Quindi sono insofferente a Giovanni. Sono insofferente verso Giovanni.

C’è chi è insofferente ad essere controllato, c’è chi prova insofferenza verso le persone che parlano troppo. Ci sono partiti politici insofferenti alla democrazia, ma ci sono, fortunatamente, anche molte persone insofferenti verso di loro.

Bene, se non mi soffrite più, vi lascio ascoltare una frase di ripasso da un membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

Cristine (Brasile 🇧🇷) e Camille (Libano 🇱🇧):

Questo capodanno sarà il migliore della mia vita. Me lo sento.

Però qualcosa non torna: non ho ancora deciso dove andare.

Dovrei spostarmi con la macchina ma non me la sento. Dovevo chiamare il mio amico, sennonché mi ha detto che si è ammalato e sta in ospedale.

Divertirsi dove quindi? A casa? Sembra un’ipotesi veramente peregrina, e dire che sono ancora convinto che sarà un capodanno con i fiocchi.

Vedremo!

– – –

Rauno (Finlandia 🇫🇮):

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n. 167 – MEGLIO O MIGLIORE? – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

 

paolino nappi

Trascrizione

Giovanni: episodio 167 della rubrica due minuti con italiano semplicemente, il miglior sito per imparare l’italiano, almeno secondo noi! Ma adesso meglio introdurre l’argomento del giorno:

Meglio o migliore?

Parliamo di questo oggi. Abbiamo già visto come usare “avere la meglio” in un passato episodio, ma se volete esprimere una preferenza quale dei due usare? Meglio o migliore?

Ci sono dei casi in cui non ci sono dubbi, almeno quando si usa meglio:

Guida meglio, per favore. Comportati meglio, dovete mangiare meglio, meglio se vado più lentamente, eccetera.

Migliore, secondo me, crea più problemi:

È meglio la vacanza al mare o in montagna? Quale preferite?

Quest’anno ho fatto la migliore vacanza della mia vita.

Il migliore in matematica è Giovanni. Difficile fare meglio di lui.

Se devi studiare, meglio che lo fai di mattina, è il momento migliore.

A giocare a calcio sono il migliore nella mia classe. Meglio di me non c’è nessuno.

È chiaro che migliore è il contrario di peggiore e meglio è il contrario di peggio.

Generalmente i primi due sono usati per le qualità degli estremi o nei gruppi.

Se ho 20 studenti di lingua italiana c’è il migliore studente, quello più bravo, e lo studente peggiore, quello meno bravo. Il migliore e il peggiore.

Anche se ho due studenti però c’è il migliore e il peggiore, ma il gruppo è più piccolo. Se dico “il migliore” infatti esprimo generalmente una preferenza assoluta, sono all’estremo. Lo stesso con “il peggiore“. Questo però non significa che non si possa dire “il meglio” o “il peggio“:

Questa TV è il meglio che offre il mercato

Il peggio deve ancora arrivare

Quando faccio un confronto quindi, relativo o assoluto, tra due o tra cento, una preferenza si può esprimere in realtà in entrambi i modi:

Il risotto di oggi, dice Giovanni, è migliore di quello di ieri. È di migliore qualità. Anzi è il migliore di sempre. Di meglio non c’è. Ma meglio assaggiare per verificare. Verificare di persona è sempre la cosa migliore. È sempre meglio assaggiare.

Meglio di me non cucina nessuno.

Il migliore in cucina sono io.

E allora come si fa a decidere?

Non è facile per uno straniero, lo capisco.

Il consiglio migliore che posso darvi è ascoltare molto. Potrei dirvi che “meglio” equivale a “più bene” e “migliore” è “più buono”, come fanno i dizionari, ma se fosse così semplice non ci sarebbe bisogno di Italiano Semplicemente.

Ma meglio lasciar giudicare gli altri, anzi, sarebbe meglio ancora trovare un sito migliore del nostro. Ma adesso meglio ascoltare una frase di ripasso:

Camille (Libano), Bogusia (Polonia) e Andrè (Brasile):

Anche quest’anno, fortuna vuole che abbiamo tutti festeggiato come si deve questa festa di pace, grazia e amore. Passato il Natale, che vuoi, può darsi che siamo un po’ stanchi dopo festeggiamenti, torroni, annessi e connessi. Sta per arrivare l’anno nuovo però e siamo alle solite; che so: ci manca un bel vestito oppure qualche pezzo dell’addobbo per festeggiare San silvestro.

Non lasciamo mai nulla di intentato per festeggiarlo nel modo migliore possibile.

Le idee ronzano ancora per la testa. Spero che non accusiate il colpo dopo due giorni di festeggiamenti oppure che la sbornia non abbia la meglio su di voi. Io, di buon mattino inizio le preparazioni di buona lena.

Però prima che si impallino i cellulari a causa degli auguri per l’anno nuovo, vorrei augurarvi come si deve un felicissimo anno nuovo.

– – –

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n. 166 – RACCOGLIERE UNA PROVOCAZIONE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giuseppina: Ciao amici, stamattina voglio lanciarvi una provocazione che se volete potete raccogliere, altrimenti potrete respingerla: che ne dite se in questo episodio n. 166 della rubrica due minuti con italiano semplicemente provare a ripetere dopo di me tutte le mie parole? Avete già iniziato? Questa è la provocazione che vi lancio oggi.

Raccogliere una provocazione è l’espressione di oggi. Una provocazione è evidentemente una sfida, un invito a reagire e quindi in quanto sfida può essere lanciata, come se fosse una lancia, come se fossimo in un duello.

Una volta lanciata una sfida provocatoria, una volta lanciata una provocazione, cosa se ne può fare?

Si può tollerare, cioè ignorare o sopportare, far finta di niente, oppure la si può raccogliere, si può accettare la provocazione, raccoglierla, come si raccoglie qualcosa che è caduto a terra. Come si raccoglie un guanto di sfida. Allora in questo caso si reagisce, si fa qualcosa come reazione.

L’invito a reagire viene fatto attraverso una provocazione, e questo invito, quando viene accettato, viene raccolto.

Vi faccio un esempio:

Sono una persona molto paziente, così In ufficio mi hanno chiesto si condividere la stanza con una persona molto antipatica a tutti. Naturalmente ho raccolto la provocazione, sono sicuro che andremo d’accordo.

Un tifoso insulta un calciatore e il calciatore ha risposto col dito medio alzato. Ha sbagliato sia il tifoso ad insultare sia il calciatore a raccogliere la provocazione.

E voi l’avete raccolta la mia provocazione?

Ed ora una frase di ripasso.

Sofie (Belgio 🇧🇪): oggi è santo Stefano. Non me la sento di scervellarmi per fare una frase di ripasso. Dovrei ritagliarmi del tempo, magari sforzarmi per finire anzitempo di preparare il pranzo. Chiedete a qualcun altro, che so, al primo che si offre, ma non a me.

Giovanni: Evidentemente l’abbiamo presa alla sprovvista… Vabbè non voglio raccogliere la provocazione. Buon santo Stefano.

Camille (Libano 🇱🇧): L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

Auguri di Natale (ripasso verbi professionali 1-50)

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Le lezioni dei verbi professionali sono per i soli membri dell’associazione italiano semplicemente.

Per aderire all’Associazione italianosemplicemente.com/chi-siamo

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Ripasso dei primi 50 verbi professionali.

Auguri di buon Natale a tutti, miei cari amici di Italiano Semplicemente.

Auguri a chi è stimato ma anche e soprattutto a chi è sottovalutato.

Auguri a chi non ha mai avuto tempo e a chi ne dispone a suo piacimento.

I migliori auguri a chi sa predisporre sé stesso al cambiamento, e ha smesso di eseguire sempre lo stesso movimento.

Auguri a chi sopporta tutti con pazienza e un po’ meno a chi di liquidare non sa stare senza.

Auguri a chi riesce sempre a rendere una giornata migliore a qualcuno, un po’ meno a chi detta legge senza essere nessuno.

Auguri a chi si prende tutto sulle spalle, ma anche a colui che declina su quelle altrui.

Gli Auguri faccio a chi riscuote successi senza spacciarsi per altri né spacciare per sé stessi.

Auguri a chi non disattende le alte aspettative, che se ne stia a casa o che vada alle Maldive

Auguri a coloro la cui vita volge al desio, sarà un arrivederci e non un addio.

Auguri a chi è promosso, anche se non lo conosco.

A chi si avvale di collaboratori do i miei auguri migliori, a chi invece da solo lavora, do io un abbraccio se nessuno l’ha fatto finora.

Auguri a chi assume, che sia una persona o un buon atteggiamento, lo dico col cuore, sicuro non mento.

Per chi si adopera per il prossimo un abbraccio sincero. Ancor più per chi deve arrotondare ogni mese e non avrà mai un lavoro vero.

A chi, al suo dovere sa adempiere ogni volta, auguro un buon Natale anche stavolta.

Se sbanco la lotteria e vinco dei milioni, li regalo a tutti, ma non a chi impartisce inutili lezioni.

A chi intende querelarmi, ma contrae una malattia, auguri e ti assicuro che non è per colpa mia!

Se lo stipendio non ti possono erogare, auguri a te se questo un danno ti può cagionare; per te non è stato un buon anno quello che sta per finire.

Se una colpa ti vogliono addossare ma sei innocente e non un criminale, auguri di cuore di buon Natale.

Basta discussioni, a Natale gioia bisogna esprimere, e i litigi occorre dirimere.

C’è crisi, a Natale quest’anno i consumi si contrarranno, nonostante il bene che le persone si vorranno.

Se non sai disegnare, ma un regalo artistico vuoi fare, un bel ritratto puoi commissionare. E’ un idea da non scartare!

Babbo Natale, di rosso vestito, ha vagliato con cura ogni pacco assortito, auguri anche a lui, che alla festa allegria ha sempre conferito.

Babbo Natale esiste? A suffragare questa ipotesi le opinioni dei bambini. Auguri anche a loro, anche ai più birichini.

A chi insiste a far del bene ma non ne fruisce, auguri col cuore, che tutti noi unisce.

Chi investe in amore, sapete, è anche lui amato, sebbene il suo cuore non sia ancora impegnato.

A chi è sempre scelto o sempre cassato, il mio augurio di cuore non sarà mai derubricato.

Come commisurare l’affetto per una persona? Tutti fanno regali, ma cosa implica farlo col cuore? E da quale fonte scaturisce l’amore? Auguri a chi dà perché vuole e non perché deve, e a chi ne dà più di quanto ne riceve.

Prestate attenzione per favore! A voi con le mani consumate dal lavoro, a voi che non detenete alcun potere, a voi la cui vita impone sacrifici e a cui la fortuna non è mai pervenuta. Anche per voi un augurio di cuore, anche se la rima non è venuta.

Chi è lei? Si qualifichi per favore! Vabbè, auguri comunque, auguri di cuore!

Auguri anche a chi meno impatta l’ambiente, e a chi più rispetta le donne, i bambini e chi è sofferente.

Se il tuo pranzo di Natale consta di 1 o 12 portate, auguri comunque, ma non criticate.

Finalmente è deciso, Babbo Natale ha deliberato, auguri per tutti, anche a chi non è amato.

Il Natale, si sa, è festa; è sottinteso. Ma conta solo quanto hai dato, e non quanto hai speso.

n. 165 – COME LO VEDI – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Ciao amici, come la vedete se in questo episodio n. 165 della rubrica due minuti con italiano semplicemente, parliamo del verbo vedere?

Come la vedi, come lo vedi, come la vedete, eccetera sono un modo per chiedere un parere, un modo informale per chiedere a una persona di esprimere il proprio punto di vista. È come dire che/cosa ne pensi? Dimmi la tua opinione in proposito.

Usare il verbo vedere rende bene l’idea del diverso punto di vista, di occhi diversi che osservano la stessa situazione.

Si usa molto nella lingua parlata, tra amici soprattutto, ciò non toglie che si possa usare anche con i colleghi di lavoro, ma di sicuro non nello scritto.

È uno dei tantissimi modi in realtà che ci sono per chiedere l’opinione altrui.

Guarda un po’ questo bel vestito che ho acquistato, come lo vedi addosso a me?

In questo caso dico “come lo vedi” usando “lo” perché parlo del vestito, ma se parlo di cose femminili o di idee o punti di vista si usa normalmente il femminile.

La mia nuova fidanzata è carina vero? Come la vedi?

– la vedo bene, è carina, abbiamo gli stessi gusti.

Ho intenzione di sposarmi con lei sai? Come la vedi questa cosa?

– Questa non la vedo bene invece. Sei sicuro?

Quando uso questa espressione spesso si fa una previsione per il futuro, come si capisce in questo ultimo esempio, ma forse è più chiaro nel prossimo.

Domani giochiamo contro la Juventus, tu come la vedi?

Non la vedo bene per niente, la vedo malissimo anzi!

In questi casi di previsione del futuro si usa, quando non è buona, anche “la vedo brutta” (e non solo la vedo male), oppure “la vedo proprio brutta“, che è il contrario di “la vedo bene”. Non si dice invece “la vedo bella”.

Come la vedete adesso una frase di ripasso?

Ulrike (Germania 🇩🇪):

Accidenti, il gasolio del riscaldamento è esaurito anzitempo, temo sia sufficiente appena appena per una manciata di giorni. Spero in un rifornimento prima delle feste o almeno subito dopo Santo Stefano. Domani non appena avrò finito la colazione, mi metto a tallonare il fornitore del gasolio telefonicamente. Casomai mi dicesse di no, non risponderei più di me stessa 😵. Però non voglio accusare il colpo anzitempo. Fra poco vado a tranquillizzarmi con una buona pizza, funzionerà senzaltro.

Camille (Libano 🇱🇧): ‘Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

n. 164 – ANZITEMPO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Ciao amici, episodio il n. 164 della rubrica due minuti con italiano semplicemente, episodio che ho terminato anzitempo, infatti avevo pensato di realizzarlo stasera, ma sono riuscito a ritagliarmi del tempo durante la mattinata.

Ancora un termine che ha a che fare col tempo: anzitempo. A questo termine è dedicata la lezione di oggi.

Sembrano due parole ed invece è solamente una, come accade spesso nella lingua italiana.

La parola anzi, che sta all’inizio, non sembra avere una relazione col significato del termine anzitempo, che significa “prima del tempo previsto”, “prima di quanto immaginavo“. Qualcosa che accade prima del previsto insomma, accade anzitempo.

Anzi è un termine particolare, il cui uso è informale:

Questo è l’episodio 163, anzi scusate, è l’episodio 164.

Veniamo a cena in 4, anzi no, in 5, avevo dimenticato una persona.

Quindi anzi serve a correggersi, si usa in questo modo, come dire: ho sbagliato, la verità è un’altra. Oppure anche “al contrario“, oppure si sua per specificare meglio.

Non sei stupido, anzi, sei molto intelligente.

Ti scrivo domani, anzi, meglio che ti telefono

Oggi è proprio una brutta giornata, anzi, un vero schifo di giornata

Ma l’origine di anzi è “avanti”, nel senso anche temporale, quindi “prima”, in un tempo precedente, ecco allora che nasce “anzitempo“. Si usa quando qualcosa accade prima del previsto, ma non solo qualche ora, come ho fatto prima io, ma anche anni, decenni, secoli.

Il nostro pianeta, se continuiamo ad inquinarlo così, terminerà anzitempo

Quest’anno il caldo è arrivato anzitempo. Siamo appena a marzo.

Mio zio è morto anzitempo. Poveraccio

Difficilmente finisco questi episodi anzitempo. Supero quasi sempre i due minuti previsti.

Ma ora ripassiamo un po’.

Camille (Libano): Ciao a tutti sono Camille, nuovo membro della squadra di italiano semplicemente. Non appena giovanni mi ha chiesto di registrare una frase di ripasso io mi sono sentito appena appena in difficoltà. Però, fortuna vuole che lui l’abbia scritta per me. Dare manforte ai nuovi arrivati è sempre un’ottima idea.

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n. 163 – RITAGLIARSI – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giuseppina: Ciao amici, sono appena riuscita a ritagliarmi del tempo per realizzare questo episodio il n. 163 della rubrica due minuti con italiano semplicemente.

Se state ascoltando anche voi vi siete ritagliati del tempo. Certo, bisogna essere molto impegnati per ritagliarsi del tempo.

In questo caso però basta ritagliarsi appena due minuti. Chi di noi non riesce a ritagliarsi due minuti? Difficile trovare delle scuse convincenti!

Comunque avrete capito che i due minuti di oggi sono dedicati al verbo ritagliarsi, versione riflessiva di ritagliare.

Non significa solamente tagliarsi due volte, cioè procurarsi una ferita, un taglio un’altra volta. Vediamo qualche esempio:

Io mi ritaglio due minuti per rilassarmi

Tu potresti ritagliarteli per fare qualcos’altro.

Lui si ritaglia mezz’ora per fare sport.

Perché non ci ritagliamo un paio d’ore per fare una cenetta assieme?

Ce la fate a ritagliarvi un fine settimana da passare insieme sulla neve quest’inverno?

I miei genitori hanno una giornata piena di impegni, ma cercheranno di ritagliarsi un’oretta per prepararci il pranzo.

Avete capito bene: significa trovare del tempo con difficoltà, ricavare, o ricavarsi del tempo, trovare uno spazio di tempo e la possibilità di fare qualcosa di particolare all’interno delle altre vostre attività.

Ora ascoltiamo chi ha cercato di realizzare una frase di ripasso per voi ritagliandosi del tempo tra i mille impegni quotidiani.

Che fatica eh?

Giovanni: e brava mamma, hai sforato solo di nove secondi!

Ulrike (Germania 🇩🇪):

Volentieri mi ritaglierei del tempo per darti manforte con una bella frase di ripasso. Nulla quaestio, se non fosse per il fatto che ne avevo già fatte parecchie ed ora mi sento sguarnita di idee. Per questo non vedo come possa esserti d’ausilio. Anzi, mi vedo costretta a darmi alla fuga, almeno per il momento. Tocca a te creare una frase di ripasso, sarai senz’altro in grado di sforderarla in men che non si dica. Io tornerò alla carica un’altra volta.

L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

n. 162 – CHE SO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Andrè (Brasile): Italiano Semplicemente, due minuti al giorno tolgono la grammatica di torno!

Giovanni: episodio n. 162 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“. Di cosa parliamo oggi? Potremmo parlare, che so, di una espressione che si utilizza quando si fanno degli esempi, che ne dite?

L’espressione di cui vi parlo è “che so“, che ho appena utilizzato, e si usa al posto di “ad esempio” o “per esempio“, un po’ più informale.

Naturalmente questo non è l’unico modo di usare “che so“: ogni volta che trovate “che so” in una frase dovete stare attenti. Infatti “so” è il verbo sapere:

io so

tu sai

lui sa

noi sappiamo

voi sapete

loro sanno

Quindi “che so” si usa anche in questo caso; non c’entra nulla con gli esempi.

Tutto quello che so te l’ho detto

Le cose che so fare le ho imparate a scuola

Le cose che so io non le sa nessuno

eccetera.

In questi casi si usa normalmente, semplicemente il verbo sapere.

Invece altre volte che ascoltate “che so“, è come dire “ad esempio” o “per esempio“. Poi c’è anche un terzo modo di usare “che so” ma ve ne parlerò alla fine dell’episodio. Torniamo a bomba adesso. Quando si usa per fare gli esempi? E perché dovrei usare “che so“?

Non vi preoccupate, il motivo è veramente semplice: è semplicemente più colloquiale. Quindi non si vuole fare un esempio per dare una spiegazione, come faccio io con voi e come si fa a scuola. E’ più informale, più colloquiale, inoltre si vuole sottolineare che la scelta è veramente casuale, frutto del caso. Altre volte non si è in grado di fare l’elenco completo, che probabilmente neanche si conosce. Si fa un esempio qualsiasi; avrei potuto dire qualcos’altro e l’esempio che ho fatto è solo per farvi capire quello che volevo dire. Scelgo una cosa tra tante, una cosa che le rappresenta tutte.

Facciamo qualche esempio:

  • Oggi la polizia sa tutto di noi, che so, ti geolocalizza, ti controlla l’account Facebook e tante altre cose;
  • Quando una persona ti odia, può farti di tutto, che so, parlare male di te, farti dei dispetti, romperti l’auto;
  • Le persone famosissime non possono sempre comportarsi come tutte le altre, che so, girare per la città senza problemi, rilassarsi facendo acquisti, andare al mare eccetera.

Sempre informalmente spesso si dice anche “che ne so” o anche “o che so io“. In quest’ultimo caso si trova quasi sempre alla fine della frase. In questi casi spesso non si è a conoscenza di tutte le cose che si rappresentano con gli esempi, e si fa qualche esempio solo per far capire all’altra persona di cosa si parla.

  • Ho visto qualcuno entrare in una ieri, era notte, hanno rotto la finestra. Credo fossero ladri o che so io.
  • Se per sbaglio entri in un gruppo Whatsapp che non conosci, potrebbe essere un gruppo di politici, di giocatori di calcio, di ballerine o che so io.
  • Hai comprato tutto per andare a scuola? Che ne so, le penne, le matite, i quaderni eccetera.

Quindi potreste dire, con lo stesso significato:

Vuoi mangiare qualcosa? Che ne so, della pasta o una frittata, scegli tu.

Vuoi mangiare qualcosa? Che so, della pasta o una frittata, scegli tu.

Vuoi mangiare qualcosa? Della pasta o una frittata o che so io.

Uguale.

E’ vero, potreste dire anche “ad esempio“, ma non siamo a scuola. “Per esempio” è certamente più usato in questi discorsi di vita quotidiana.

Infine un terzo utilizzo di “che so”:

A volte si usa, ma solo a voce, al posto di “che io sappia“, per esprimere la propria conoscenza a riguardo. Non si fa nessun esempio, ma si esprime solamente ciò che si sa, ciò che si conosce personalmente. Infatti si aggiunge “io” (che so io) ma la frase esatta sarebbe: “che io sappia”, o anche “per quanto ne so io

  • Che fine ha fatto Maria? Che so io stava a scuola.
  • Dove ci si deve vedere stasera? Che so io in piazza, ma non so, magari mi sbaglio.

Adesso ripassiamo gli episodi precedenti:

Sofie ed Emma (Belgio):

Sofie: Ciao Emma tutto bene?

Emma: Ciao mamma, sì sì, tutto a posto.

Sofie: Dimmi Emma, te la senti di fare un piccolo dialogo come frase di ripasso per Giovanni?

Emma: Nulla quaestio per me mamma, lo sai, ma non stai esagerando un po’?

Sofie: E come sarebbe a dire che sto esagerando?

Emma: Ma non lo so, non appena mi vedi mi chiedi di fare una frase di ripasso. E dire che sono appena quattro mesi che sei membro dell’associazione.

Sofie: Figlia mia, torniamo a bomba. Facciamo quel dialogo o no? Sii un po’ più accondiscendente nei miei confronti.

Emma: ma certo, certo, nulla quaestio mamma. Mi vedo costretta ad aiutarti che sembri un’anima in pena. Prendiamo il toro per le corna e facciamolo quel dialogo.

L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

n. 161 – APPENA – 2 minuti con Italiano semplicemente

File audio

Trascrizione

Giovanni: Oggi episodio n. 161 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“. Parlerò molto veloce però per stare nei tempi. ok?

Ho appena pronunciato il numero 161, pronunciando appena 3 numeri (1,6 ed 1), ed appena ho pronunciato questa parola per la terza volta mi sono accorto che l’ho fatto in tre modi diversi. Però non appena me ne sono accorto mi sono detto: bisogna spiegare bene questo termine e lo farà appena avrò un attimo di tempo. Ecco, adesso che ho appena iniziato a registrare questo episodio, mi sono appena accorto che esistono 4 diverse modalità di utilizzo, e non tre!! Immagino che sarete appena appena confusi, ma vedrete che “non appena” avrò terminato tutto sarà più chiaro.

Vi gira la testa?

Qualcuno di voi dirà:

Appena appena!

Bene, allora vi spiegherò velocissimamente la parola “appena“.

Un termine ostico da digerire, e per capirlo serve solamente fare degli esempi.

Primo utilizzo di appena:

Mi sono appena accorto che… (eccetera)

Ho appena mangiato

Abbiamo appena visto Maria

Avete appena finito.

In questo indica qualcosa che è iniziato da poco tempo, pochissimo tempo, come quando ho detto all’inizio: “ho appena pronunciato il numero 161“, vale a dire che l’ho fatto pochi istanti fa. Si parla di poco tempo dunque.

Secondo utilizzo:

Ho mangiato appena una mela

Lavorerò appena 2 ore

Ho pronunciato appena 3 numeri

Ho studiato appena 1 ora

L’episodio dura appena 2 minuti

In questo caso significa solo, solamente, soltanto. Si usa non solo con i numeri comunque. Permane tuttavia il concetto di “poco”:

Mi sento appena confusa (cioè un pochino, un poco confusa)

Spesso indica che c’è della fatica a raggiungere quel “poco”, quindi è come dire: “a fatica”, “a stento”, “al massimo”.

Era buio, non c’era luce, ci si vedeva appena!

Dammi appena un goccio di vino, ma proprio un goccio ok? Non più di un goccio!

Siamo arrivati appena in tempo! Che fatica!

Terzo utilizzo: abbiamo due attività.

Appena mi sono accorto di aver sbagliato, ho subito corretto

Appena mi alzo, faccio la doccia

Appena vado a casa, corro in giardino per dare un bacio al mio cavallo!

Anche qui indica, come nel primo caso, un tempo breve, ma tra due attività:

Quando finisce la prima attività, immediatamente, inizia la seconda. Potete anche sostituire “appena” con: “subito dopo che”.

Appena inizia a piovere apro l’ombrello

Lo farò appena possibile!

In tutti questi casi, e solo in questi casi della terza categoria, posso anche dire “non appena“.

Quindi:

Non appena mi sono accorto di aver sbagliato, ho subito corretto

Non appena mi alzo, faccio la doccia

Non appena vado a casa, corro in giardino per dare un bacio al mio cavallo!

Non appena inizia a piovere apro l’ombrello

Lo farò non appena possibile

Adesso, come al solito, esercitiamoci con le espressioni passate:

Prima però, vi devo dire che appena appena, detto due volte di fila, significa “poco, pochissimo”, si usa molto:

Vuoi ancora un po’ di pasta?

– Appena appena! Grazie

C’era una luce appena appena percettibile.

Se fossi passato appena appena prima, la macchina mi avrebbe colpito. Che fortuna.

Ripasso:

Andrè (Brasile 🇧🇷)

Siamo alle solite, sotto Natale si mangia e si festeggia troppo intorno alla tavola e ci si dimentica del vero significato della festa. E dire che si rischia di accusare il colpo se la bilancia farà venire a galla la nostra esagerazione. Vuoi mangiare fino a scoppiare? Nulla quaestio, ma cerca di fare almeno una buona azione.

Rauno (Finlandia): L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

n. 160 – TORNARE A BOMBA – 2 minuti con Italiano semplicemente

File audio

Trascrizione

Giovanni: Oggi episodio n. 160 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“. 160-esimo episodio, niente male davvero!

Volevo dirvi che il prossimo libro di Italiano Semplicemente sarà dedicato al linguaggio professionale, si tratta della seconda parte del corso di Italiano Professionale, dedicata alle presentazioni pubbliche, alle conferenze, alle riunioni, agli incontri professionali. Tra qualche giorno troverete a disposizione il cartaceo e la versione kindle in vendita su Amazon.

Ma adesso torniamo a bomba. Parlavamo dell’espressione di oggi, dell’episodio n., 160 che dedichiamo proprio all’espressione “torniamo a bomba”. Un’espressione davvero simpatica perché il termine “bomba” non indica un ordigno, un esplosivo, la bomba, appunto, che esplode, ma Bomba con la B maiuscola. Si tratta di un paesino situato nella regione Abruzzo, un paesino di neanche 1000 anime (cioè neanche 1000 abitanti).

“Torniamo a Bomba” è una espressione idiomatiche che è nata proprio da questo paesino. Dovete sapere che un parlamentare italiano, originario proprio di questo paesino di nome Bomba, durante un suo intervento in Parlamento, ha detto per la prima volta “torniamo a Bomba” per dire che voleva riprendere a parlare di Bomba. Evidentemente si stava parlando per qualche motivo di interesse, di Bomba, poi il discorso si è spostato su altri argomenti, ed allora il parlamentare, che voleva tornare a parlare di Bomba, voleva cioè ritornare sul discorso lasciato in sospeso ha detto:

Torniamo a Bomba.

Da quel giorno, quando si vuole riprendere un discorso interrotto, informalmente si dice spesso: torniamo a bomba, proprio come ho fatto io all’inizio dell’episodio. Significa “torniamo all’inizio”, “torniamo al discorso che avevamo interrotto”.

Ed ora torniamo al ripasso delle espressioni precedenti.

Bogusia (Polonia): Ciao ragazzi, si dà il caso che stamattina abbia sentito una parola che ha attirato la mia attenzione: “sciupio delle risorse”. L’ho sentita ascoltando il commento al Vangelo. Però calmi, non vorrei impormi con il commento al Vangelo. Di punto in bianco mi sono ricordata di averla sentita anche da Gianni. La parola era “sciupone”, come un sinonimo di spendaccione. Da curiosa quale sono, cercando ho trovato diversi usi del verbo sciupare . Mi ronza per la testa , tant’è che non vorrei sciupare questa buona occasione di parlarne .
Allora, si può non solo sciupare il denaro, il patrimonio, i propri risparmi e via dicendo. Si può sciupare una maglia lavandola in lavatrice e di questo dovrai risponderne personalmente se non è tua, a meno che qualcun altro corra ai ripari, per salvarti in calcio d’angolo .
In senso figurato si può anche: sciupare la vista, oppure “sciupare” nel senso di ridurre in cattivo stato fisico, come il mio dirimpettaio ad esempio, col suo lavoro logorante che lo sciupa e ad un certo punto accuserà il colpo.
Il cattivo tempo potrebbe sciupare una cerimonia? Eccome!!
Spero che io non abbia sciupato il mio fiato nel tentativo di far luce su questo verbo.

Beh. Se non ci fossi riuscita dovrei farmene una ragione, perché non vorrei incalzarvi troppo. Non me la sento, perché il tempo è prezioso, e quindi vi consiglio di non sciuparlo in attività inutili. Piuttosto, cercate di ingranare con l’italiano ascoltando i due minuti con Italiano Semplicemente, facendo così impressionerete gli altri. Eccome!!

Rauno (Finlandia): L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

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n. 159 – ACCUSARE IL COLPO – 2 minuti con Italiano semplicemente

File audio

Trascrizione

Giovanni: Oggi episodio n. 159 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“. Lo so, chi scopre solo oggi italiano semplicemente e si accorge che deve recuperare 159 episodi accuserà forse il colpo ma ce la può ancora fare.

Accusare il colpo è l’espressione di oggi.

Strana come frase vero?

Accusare non significa forse incolpare? Non significa forse far ricadere una colpa su una persona?

Io ti accuso di avermi derubato.

Tu mi accusi di essere stato disonesto

Eccetera

Si, certo,  ma questo è solo uno dei significati.

Un secondo significato è invece legato alle sensazioni di dolore, o in generale alle sensazioni che si avvertono: risentire di qualcosa che ci colpisce, anche moralmente  Parliamo di cose negative dunque, dolori fisici o morali.

Sentiamo dolore? Allora posso anche dire “accusiamo dolore“.

Mi sento molto deluso per una sconfitta sportiva? Allora posso dire che accuso la sconfitta.

Significa che dopo la sconfitta sono cambiato, non ho più il buon umore di prima, sono deluso e adesso sono più debole per questo e potrei perdere anche la prossima partita.

Sono molto affaticato? Sono stanco? Allora accuso la fatica, faccio quindi fatica a riprendermi fisicamente.

Il tuo viso accusa un po’ di stanchezza, si vede che dormi poco recentemente.

Quindi parliamo in generale di conseguenze negative: accade qualcosa e in seguito accusiamo le conseguenze di questo: accuso fatica, accuso dolore, accuso risentimento.

È una sensazione quindi, simile a sentire, avvertire, provare, risentire, ma simile anche a “mostrare“: si sente qualcosa quindi, qualcosa di visibile: “accusare della stanchezza” ne è un esempio.

Cosa ha causato questo malessere? Non importa cosa sia, ma se è noto, se tutti sanno il motivo, l’origine,  la fonte di questo malessere, posso dire “accusare il colpo” perché è qualcosa che ci ha colpito, un “colpo” appunto, e gli effetti sono visibili, se non agli altri,  almeno alla persona che accusa il colpo.

Poverino,  l’ha lasciato la fidanzata e pare abbia accusato molto il colpo: non mangia più,  non beve più e non dorme più. Poverino!

Il termine “colpo” lo potete sempre usare, l’importante è che si sappia di cosa si parla. Adesso ripassiamo alcune delle espressioni precedenti. Il ripasso sta diventando sempre più importante e con l’aumentare degli episodi qualche volta sarà necessario ricapitolare per aiutarvi a ricordare.

Ulrike (Germania): Questo modo di praticare la lingua italiana, creando qualche frase di ripasso, vi dico che ha veramente un certo non so che. Quindi mi sono prefissa di farlo ogni tanto e voglio tener fede a questo proposito anche oggi.
In cosa verte questo ripasso? – mi potreste chiedere. Cosa vuoi raccontarci di bello Ulrike?
Io allora potrei tenervi sulle spine e restare sul vago, ma non voglio tirarvi un tiro mancino, anzi voglio essere sincera, tanto più che la verità verrebbe comunque a galla in men che non si dica.
Quindi ammetto che nonostante mi sia scervellata tanto, non riuscivo a sfoderare una storiella interessante con tutti gli annessi e connessi. Prima di andare in tilt ho così deciso di arrendermi. Che volete, almeno ho usato qualche espressione della rubrica “due minuti con italiano semplicemente”. Allora, forse la storia che vi ho raccontato non ha proprio la forma della “storiella interessante” a cui avevo pensavo all’inizio. Spero almeno che la “sostanza”, cioè il vostro interesse, non abbia risentito della “forma”. In entrambi i casi possiamo comunque dire che la forma è sostanza, e questa era l’ultima espressione che volevo usare oggi.

 

 

 

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n. 158 – SIAMO ALLE SOLITE – 2 minuti con Italiano semplicemente

File audio

Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

catani parlato

Trascrizione

Giovanni: Oggi episodio n. 158 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.

Oggi vediamo la frase “siamo alle solite“, una espressione informale, una esclamazione che si utilizza quando si commenta un fatto, generalmente un avvenimento, o il comportamento di una persona.

Si tratta di un commento un po’ sconfortato; chi pronuncia questa espressione è deluso, è spesso amareggiato, gli dispiace per qualcosa che ha visto, qualcosa che è avvenuto e che gli fa pensare che nulla sia cambiato.

Siamo alle solite“, dove la parola “solite” si riferisce alla cosa osservata. Si intende “le solite cose”, i soliti accadimenti, quelli di sempre, quindi non cambia nulla, nonostante le aspettative fossero diverse: ci si aspettava che le cose fossero cambiate ed invece? Sono cambiate? No, per niente: siamo alle solite.

Si susa “siamo“, quindi “noi siamo”. anche se noi non siamo coinvolti perché la cosa riguarda altre persone.

Non c’è quindi un motivo particolare, ma possiamo usare solo “siamo“, altrimenti la frase perde di significato.

Facciamo qualche esempio.

Il nuovo governo aveva promesso di abbassare le tasse, MA poi cosa è accaduto? Sono state diminuite le tasse? Forse ora i cittadini pagano meno tasse? Ovviamente no, siamo alle solite! Quindi si vuole dire che accade sempre così, ogni volta che viene un nuovo governo dice che abbasserà le tasse ed invece non lo farà, “come al solito”.

Come al solito” è ovviamente molto simile a “siamo alle solite“, ma quest’ultima è generalmente un’esclamazione, e non viene aggiunto nulla dopo.

Invece “come al solito” in genere viene seguito da qualcos’altro.

Come al solito il Governo non ha mantenuto le promesse.

Il Governo non ha mantenuto le promesse. Siamo alle solite! (Esclamazione di sconforto oppure ironica)

C’è quindi più sconforto, più rassegnazione in “siamo alle solite“.

Naturalmente ci sono molti modi per esprimere lo stesso concetto di “ripetizione di qualcosa”, a seconda del contesto. ma attenzione perché a volte non si esprime rassegnazione, sconforto o rammarico ma solo la ripetizione, che alcune volte può anche essere positiva. Vediamo qualche esempio:

Come sempre, oggi si gioca alle ore 15

Come d’abitudine, anche questa mattina mi alzo alle 7

Come consuetudine, appena arriva un ordine viene spedito il pacco il giorno stesso

Conformemente alla consuetudine, Giovanni è andato oltre i due minuti pattuiti!

Questa è una forma abbastanza formale.

Ugualmente alle altre volte, mi sono dilungato troppo nelle spiegazioni.

Questa è informale ma neutra, né felicità, né sconforto.

Come di consueto, alla fine dell’episodio dovete sopportarmi ancora per qualche minuto.

Come di consueto: spesso usata in contesti positivi, ma anche abbastanza formale.

Ora, come di consueto, ascoltiamo una frase di ripasso, per non dimenticare:

Bogusia (Polonia): Le liti e la convivenza tra i ragazzi della scuola elementare sono purtroppo un binomio inscindibile della loro vita. Capita ogni due per tre che in men che non si dica scoppino diverbi, con tutti gli annessi e connessi.

A volte, quando la misura è colma gli insegnanti devono porre fine a questi litigi. Si dà il caso che questo non sempre sia facile e a volte i professori possono diventare prevenuti.
Altre volte sono costretti a chiudere un occhio.
Occorre tanto di pazienza per dirimere tutti i diverbi. A volte bambini li tallonano in continuazione cercando di spiegare le proprie ragioni.
Capita che si accalchino anche altri per dare la loro testimonianza, in un crescendo di emozioni e confusione . Tutto questo va preso ovviamente con le molle. Qualche anno fa si è deciso di individuare qualcuno che facesse da pacere a scuola.
Gli alunni volontari hanno imparato a destreggiarsi in talune circostanze: fare un distinguo tra il bene e il male, senza remore appianare le divergenze e vedere che non sempre le decisioni prese vengono accettate di buon grado. Che vuoi, anche i più piccoli devono imparare un approccio individualizzato.

L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

n. 157 – E DIRE CHE – 2 minuti con Italiano semplicemente

File audio

Trascrizione

Giovanni: Oggi episodio n. 157 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.

Già siamo arrivati a 157?

E dire che mi sembra ieri che abbiamo iniziato!

“e dire che” è l’espressione di oggi.

Si può sostituire con “e pensare che“.

Utilizzatissima nel linguaggio informale, una frase che esprime uno stupore, esprime una contrapposizione tra una realtà e un’altra realtà.

Quanto è passato da quando ci conosciamo? 30 anni? Mamma mia! E dire che sembra ieri!

Poi ci siamo sposati, e pensare che la prima volta che ti ho visto non mi piacevi per niente!

La lettera e all’inizio ha un ruolo fondamentale, se la togliete la frase no ha più lo stesso significato. Inoltre si usa sempre il verbo all’infinito: dire  pensare. Non potete usare altri verbi.

Non mi dite che sono riuscito a restare nei due minuti? Allora ripassiamo finché siamo in tempo:

Ulrike (Germania 🇩🇪):

Quando mi sveglio di notte ed i pensieri ogni due per tre cominciano a ronzarmi per la testa, non riesco a riaddormentarmi. Non lascio nulla di intentato per interrompere questo ronzio dei pensieri. Spesso però, per non andare in tilt mi vedo costretta ad alzarmi. Il giorno dopo una tale notte mi si deve pendere con le molle. 😣

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n. 156 – FORTUNA VUOLE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Video

Trascrizione

Giovanni: Oggi volevo fare un giorno di pausa poiché avevo molto da fare, poi fortuna ha voluto che qualche appuntamento sia stato rimandato ed allora ho deciso di realizzare l’episodio n. 156 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.

Fortuna vuole” è l’espressione che vi spiego oggi, espressione che ho usato poco fa; e che può diventare “fortuna ha voluto” oppure “fortuna vorrà” eccetera.

Vediamo qualche esempio:

Se fortuna vorrà, domani non pioverà.

La squadra non va molto bene ultimamente ma fortuna vuole che le prossime partite saranno più facili.

Un terremoto ha fatto crollare la casa ma fortuna ha voluto che nessuno si facesse male.

In tutti questi casi potete anche mettere l’articolo “la“: la fortuna vuole, la fortuna ha voluto la fortuna vorrà.

Però è permesso togliere l’articolo, soprattutto quando voglio dare un’immagine più misteriosa, o se si vuole dare l’immagine dell’intervento improvviso della fortuna, come un colpo di scena.

Altrimenti direi semplicemente “per fortuna“, o “grazie all’intervento della fortuna“, “per effetto della buona sorte” eccetera.

La bomba stava per scoppiare, ma fortuna volle che il meccanismo non funzionò e la bomba non esplose.

È curioso questo fatto dell’articolo perché questo non avviene quando si parla dell’intervento del caso, della casualità e non della fortuna.

Con il caso non posso togliere l’articolo. Con la fortuna invece posso farlo. Anche con la sfortuna di fa, ma più raramente.

Il caso ha voluto che anche stavolta abbiamo superato i due minuti, e mi spiace anche per chi ama episodi più lunghi, ma fortuna vuole che abbiamo dedicato un altro episodio alla fortuna ed a tutte le espressioni dedicate alla fortuna.

Ora una bella frase di ripasso di quello che che abbiamo già imparato negli episodi precedenti.

Grazie a Emma e la mamma Sofie, dal Belgio 🇧🇪

Ciao Emma, qual buon vento!
– Ciao Mamma!
– Senti Emma, ti ricordi del mio dirimpettaio?
– Quel figlio di papà che sta nell’ appartamento di fronte a te?
– Si! Mi pare che il suo tetto di spesa sia molto alto. Adesso sta seguendo dei corsi d’Italiano presso una prestigiossima scuola per stanieri.
Quando mi vede quel tizio mi incalza di domande sulla grammatica.
– Eh si, forse pensa che la grammatica e l’apprendimento della lingua italiana sono un binomio inscindibile. Sempre la solita solfa !
– Ciò che mi dà fastidio però è che vuole sempre aver la meglio su di me. A lui piace esprimersi in politichese e vorrei dirgli: Ma basta! Perché non parli come mangi! Per me la misura è colma. Ne sono stufa!
– Perché non vi vedete a tu per tu per una piccola gara linguistica?
– Non lo so. Non vorrei prendere una brutta piega. Comunque, se dessi un’occhiata agli episodi dei due minuti con italiano semplicemente forse me la caverei. Che ne pensi??
– Sto già gufando contro di lui! E ho una bella strategia in testa. Ascoltami bene:
All’inizio tu fai lo gnorri, poi per coglierlo alla sprovvista devi sfoderare qualche frase ideomatica e alla fine gli dai il colpo di grazia!
– E gli starà bene!
Eccome se gli starà bene!

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n. 155 – RONZARE PER LA TESTA – 2 minuti con Italiano semplicemente

File audio

Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

sara terribile2

 

Trascrizione

Giovanni: Episodio 155 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.

E’ un po’ di tempo che ti ronza per la testa l’idea di imparare a parlare l’italiano?

zzzzzzzzzzzzzz

Cos’è questo rumore di fondo continuo? Una zanzara?

Avverto come un ronzio, come un rumore incessante che non mi abbandona mai. Ma non è un rumore (le mie orecchie funzionano benissimo) ma è una cosa che mi viene in mente sempre più spesso e che si fa sentire, un’idea che ha voglia di uscire dalla testa, vuole uscire dal mondo delle idee per diventare realtà.

Cos’è che mi ronza per la testa?

Sono le idee che ronzano per la testa! O più in generale dei pensieri.

Infatti è vero che le zanzare, quei fastidiosi insetti che pungono e lasciano il segno, sono loro a ronzare, perché producono quel rumore caratteristico che fanno gli insetti, un rumore vibrante, che producono anche le mosche, le vespe i calabroni eccetera.

zzzzzz

Questo si chiama ronzio, un rumore provocato dagli insetti in movimento.

Ma anche un’idea o un pensiero qualunque possono ronzarvi per la testa,

Spesso questa espressione si usa per strane idee, o anche idee sconosciute, quando ci accorgiamo che qualcuno stia pensando qualcosa di strano.

Vediamo qualche esempio:

Voglio acquistare un libro che mi è stato consigliato da Francesca, da quando me ne ha parlato mi ronza per la testa continuamente!

Cosa ti ronza per la testa? Ti vedo poco concentrato oggi, spero che non stai pensando a fare qualche guaio anche oggi!

Vorrei sapere cosa ti ronza in testa! Ultimamente ti comporti in modo strano!

Potete anche dire ronzare in testa, o anche ronzare nella testa. In questo caso si usa più spesso la preposizione “per” ma in altre espressioni, abbastanza simili, non è la stessa cosa. Il senso è sempre lo stesso però. Ad esempio:

Cosa ti passa per la testa?

Qui si usa “passare per” ad indicare un’idea passeggera e forse anche un po’ peregrina!

Che ti frulla in testa?

Anche il verbo frullare è interessante vero?

Ora come avviene sempre alla fine di ogni episodio, ripassiamo alcune espressioni precedenti.

Carmen (Germania): Le feste di Natale si stanno avvicinando e mi scervello su cosa regalare ai miei. Meno male che mio fratello mi dà manforte , ma si dà il caso che per ora mi vengano in mente solo idee peregrine che sforano il tetto di spesa. Che vuoi, il budget è abbastanza limitato. Comunque non mollo: *mi vedo costretta ad armarmi di pazienza e di tornare alla carica.

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n. 154 – NULLA QUAESTIO – 2 minuti con Italiano semplicemente

File audio

Trascrizione

Giovanni: Episodio 154 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“. Se è la prima volta che ascoltate un episodio di questa rubrica, vi dico che è bene iniziare dal primo episodio, se il vostro obiettivo è migliorare il vostro livello di italiano. Siete d’accordo?

Se per voi nulla quaestio, intanto ascoltate questo episodio, poi potete iniziare dal numero 1.

Ogni giorno ci occupiamo di un termine nuovo, un’espressione, un modo di dire o comunque questioni che necessitano di spiegazione per voi stranieri, e la parola, anzi la frase del giorno è “nulla quaestio“, che non si scrive come si pronuncia perché è un latinismo e significa “nessuna questione“. Ma si usa nella lingua italiana?

Altroché se si usa, ma non fa parte certo del linguaggio informale. I giornalisti la usano spesso nei loro articoli, potete controllare su google news.

Quando si usa? Si usa quando a proposito di una questione, non c’è nulla da dire, cioè non c’è nessun problema, quindi quando uno specifico aspetto dell’argomento di cui si parla non rappresenta un argomento su cui ci può essere un disaccordo, un diverso punto di vista, una diversa opinione.

All’inizio io ho detto che se siete d’accordo con me, se quindi per voi nulla quaestio, allora potete iniziare ad ascoltate questo episodio, e poi potete iniziare dal numero 1 della rubrica.

Potete usare nulla quaestio quando volete, ma solitamente lo si fa in discorsi seri, dove si cerca di trovare un accordo, ma dove ci possono essere anche punti di disaccordo.

Vi faccio degli esempi:

Ok mamma, non posso guidare la macchina la sera quando esco con i miei amici? Ok, per me nulla quaestio, ma se invece la macchina la guida uno dei miei amici?

Semplice vero? E’ come dire: ok, nessun problema, non ho obiezioni da fare, non c’è motivo di disaccordo. In due parole: nulla quaestio.

Volete un esempio più serio?

Cosa? avete deciso di licenziare Giovanni? Se ha commesso un reato, nulla quaestio, ma in caso contrario, pensateci bene, Giovanni ha una moglie e due figli!

Ora ripassiamo alcune espressioni precedenti con qualche scioglilingua.

Vi invito a ripetere queste frasi che ascoltate per esercitare la pronuncia:

Sofie (🇧🇪 Belgio): Tizio si stizzisce sempre quando parlo di strisce. Eccome se si stizzisce. Allora caro Tizio, non ti stizzire se parlo di strisce, e se ti ci stizzisci, stizziscitici pure! E adesso zittiscimi, prima che mi stizzisca anch’io.

Bogusia (Polonia 🇵🇱): Li vuoi quei kiwi? E se non vuoi quei kiwi che kiwi vuoi? Vuoi che veda wikipedia? Vuoi che non faccia errori? Che vuoi, sono straniera…

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n. 153 – PAZIENZA – 2 minuti con Italiano semplicemente

File audio

Trascrizione

Giovanni: Episodio 153 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“, ci vuole un po’ di pazienza per ascoltarli tutti  ma  come si dice “la pazienza è la virtù dei forti“.

Difficile parlare della pazienza in due minuti o poco più ma ci provo lo stesso. Questo è l’argomento di oggi. Armatevi di pazienza dunque, un paio di minuti, in fondo non è molto!

Posso parlarvi un po’ della pazienza? Si tratta della virtù che hanno le persone pazienti, che sanno cioè pazientare quando è il caso di farlo.

Si dice che la pazienza sia la virtù dei forti, questo almeno recita un famoso proverbio italiano. Ma si dice anche che “anche la pazienza ha un limite“, simpatica espressione che si utilizza quando non ce la si fa più a sopportare qualcosa o qualcuno.

Pazientare spesso è “sopportare“, e il proverbio che vi ho citato prima: “armarsi di pazienza” ne è una prova! Questi sono alcuni proverbi famosi sulla pazienza, su questa virtù tanto decantata.

Altre volte questo termine si usa in modo più semplice:

Ci vuole pazienza!

Se vedo un bambino che ha difficoltà a stare buono e non provocare danni, posso dire:

Ci vuole pazienza con i bambini! Bisogna armarsi di pazienza! E tirare un bel sospiro… altre volte occorre contare fino a tre prima di reagire impulsivamente.

Ancora più sinteticamente spesso si dice:

Pazienza!

Quando si usa?

Ad esempio se gioco alla lotteria tutti i santi giorni e perdo sempre, posso dire proprio così:

Pazienza! Anche stavolta non sono stato fortunato. Ma domani  sento che sarà il mio giorno fortunato! A volte indica rassegnazione ed a volte l’esatto contrario, come in questo caso!

“Pazientare” è un verbo che si usa nelle stesse circostanze.

Bisogna pazientare” è esattamente come dire “bisogna avere pazienza“.

Non ce la faccio più!!!

Dai, cerca di pazientare ancora un po’.

Infine mi chiedo: i pazienti pazientano? Chi pazienta possiamo chiamarli pazienti? Beh, meglio parlare di persone pazienti, perché il termine “paziente” appartiene invece al mondo della medicina.

Una persona paziente, è vero, è una persona disposta a moderazione, disposta ad aspettare, una persona tollerante e disposta alla sopportazione; ma “il paziente” (i pazienti al plurale, la paziente al femminile) è anche una persona malata, affetta da una malattia, e quando è affidata alle cure di un medico si chiama “paziente”:  il paziente, i pazientila paziente, le pazienti.

Solo quando si trova in cura da un medico possiamo chiamarla così.

Attenzione perché come ho detto, al femminile cambia solo l’articolo: “la paziente” e “le pazienti“.

I pazienti aspettano in sala d’attesa.

Avanti il prossimo paziente!

I pazienti devono arrivare all’appuntamento con il medico nell’ora stabilita

Le condizioni fisiche della paziente sono migliorate

La paziente è stata appena operata

Infine, non solo le persone possono essere pazienti. Quando infatti si fa qualcosa dove occorre molta pazienza, possiamo dire:

Questo documento è il frutto di un paziente lavoro di squadra.

La pace tra noi due è il risultato di una paziente sopportazione

Adesso vediamo di ripassare un po’ alcune espressioni già spiegate.

Bogusia (Polonia): L’altro giorno dovevo preparare una presentazione del progetto nuovo, per la riunione. Si dà il caso che queste preparazioni mi diano fastidio. Non mi piacciono, non più di tanto almeno. Lo so che per avere successo e sfoderare un discorso buono, sennonché con i fiocchi , bisogna mettercisi di buona lena e come si deve per non incartarsi a un certo punto. Mio marito, indefesso riguardo ai doveri professionali, non lascerebbe nulla di intentato per farlo a puntino. Senza remore è sempre pronto a darmi manforte durante le fasi della preparazione. Ma quel giorno io sono stata davvero restia nello spenderci troppo tempo, visto che fino ad allora mi aveva detto sempre bene. Mio marito mi avvertiva in continuazione dicendo che ne va della mia reputazione. Direi che mi incalzava ogni due per tre e mi tallonava ovunque con i suoi suggerimenti. Ma io non me la sono sentita, e così, durante la riunione, a un certo punto ho perso il filo e sono rimasta senza parole. Forse dovrò risponderne presto e pagarne lo scotto? Vediamo! Ma mi sa che mio marito deve avermela gufata .

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n. 152 – GUFARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

serena russo

 

Trascrizione

Giovanni: Episodio 152 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente”, due minuti che spesso diventano 3 o 4, ma poco importa.

Hai mai gufato contro qualcuno? Oppure magari qualcuno ha gufato contro di te e neanche te ne sei accorto.

Simpatico questo verbo, che deriva dal gufo, l’animale, o meglio l’uccello, il volatile, e precisamente si tratta di un uccello rapace che vive principalmente nei boschi e se ne sta spesso appoggiato su un ramo con i suoi grandi occhi che ti guardano. Questo uccello, un uccello notturno, che dorme durante il giorno, è stato spesso associato alla chiaroveggenza, cioè alla capacità di vedere il futuro.

Questa capacità, questa facoltà di prevedere ciò che il futuro riserva, questa lungimiranza – possiamo chiamarla anche così – è ovviamente una leggenda della mitologia antica

Povero gufo. Questo uccello quindi è stato associato spesso a maghi e indovini, ma purtroppo in senso negativo. Un uccello del malaugurio, potremmo chiamarlo, che porta sfortuna.

Così nasce il verbo “gufare”, che informalmente, cioè tra amici, si usa spesso in tutt’Italia per indicare una persona che augura sfortuna per qualcun altro.

Il malaugurio è proprio questo, il contrario del buon augurio o buon auspicio.

Chi si augura che accadano cose negative per gli altri, si dice quindi che “gufa” contro di loro.

Evidentemente chi gufa ha delle ragioni per farlo.

In una gara di sci, ogni sciatore gufa contro gli altri, perché si augura che facciano degli errori.

I ragazzi usano molto questo verbo mentre giocano uno contro l’altro:

Ehi, stai gufando contro di me vero? Non mi gufare (non gufarmi) altrimenti poi anch’io ti guferò!

Ma chi è che mi sta gufando? Perché le cose mi vanno male oggi?

E’ simile quindi a portare sfortuna: chi mi sta portando sfortuna? Chi mi sta gufando?

Deve esserci qualcuno che mi sta gufando oggi, qualche uccello del malaugurio! Chi sarà?

Tra le notizie del giorno trovate spesso questo verbo (su google news ad esempio) usato dai giornalisti anche parlando di politica ed altro ancora.

Ricordate che gufare contro qualcuno si dice anche “gufarlo“.

Quindi io gufo contro di te = io ti gufo = io ti auguro sfortuna

Tu mi gufi = tu gufi contro di me = tu mi auguri sfortuna.

Infine una piccola nota sulla pronuncia: notate anche la differenza nella pronuncia tra augùri ed àuguri:

  • ti faccio i miei auguri di Natale, i miei auguri per te, tanti auguri.
  • tu ti auguri che io sia felice

Ora ripassiamo un po’ con delle frasi di ripasso.

Ulrike (Germania): Caschi male oggi con la richiesta di una frase di ripasso Gianni. Si dà il caso che proprio oggi io sia soggetto all’obbligo di abbozzare un contratto di compravendita. Ammetto di essere stata combattuta per un momento. Poi mi sono vista costretta a smettere di cincischiare. Cosa ho deciso allora, secondo voi? Lavoro o lingua italiana? Giusto! Avete pensato bene immagino, infatti, onde evitare di prendere una brutta piega, riferito al mio apprendimento della lingua italiana, ho deciso di dare manforte a Gianni e così ho fatto questo ripasso di qualche espressione della rubrica “due minuti con italiano semplicemente”. Il rovescio della medaglia? Non vedo come possa spiegarlo al mio cliente 😅

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n. 151 – CASCARE MALE e CASCARE BENE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giovanni: Oggi voglio spiegare il senso di “cascare male” e “cascare bene“, ma per farlo è necessario spiegare “cascare“, un verbo che in famiglia e tra amici si usa al posto di cadere:

Sono cascato e mi sono fatto male

Cioè sono caduto. Semplicemente. Cascare, come in questo caso, si usa spesso per indicare un cadere per effetto della legge di gravità:

Una mela casca dall’albero.

La casa casca a pezzi

Si vuole indicare che la casa è ridotta male, sta in cattive condizioni, quindi cadono i pezzi, per quanto sono cattive le sue condizioni fisiche.

Altre volte però non si usa al posto di cadere in senso fisico, ma in senso figurato. Abbiamo già visto insieme la frase “qui casca l’asino, che è un esempio di immagine figurata: la caduta dell’asino (un animale simile al cavallo) rappresenta una difficoltà.

Un altro esempio ancora di immagine figurata è quando faccio uno scherzo ad una persona e questa persona non si accorge che si tratta di uno scherzo. In questo caso posso dire:

Ci sei cascato!

Si dice anche “ci sei caduto” con lo stesso significato: sei caduto, sei cascato nello scherzo, cioè hai creduto veramente che quello che ho detto fosse la verità, ed invece era uno scherzo, ma tu “ci sei cascato”. Fa parte ovviamente del linguaggio informale.

Altre volte ancora si usa in un senso simile a “capitare“, come nell’espressione “cascare a fagiolo“: che si dice quando qualcosa capita proprio al momento giusto.

Anche nella nella frase di oggi: “caschi male!” il senso è simile a capitare.

Che c’è? Cosa devi dirmi? Oggi non è una bella giornata per me, quindi se devi chiedermi qualcosa, caschi male!

In questo caso si vuole indicare una situazione negativa. “Caschi male” è come dire:

Sei capitato il giorno sbagliato!

Hai scelto un giorno sbagliato

Cascare è anche legato, in questo caso, alla casualità: questa cosa è accaduta, casualmente proprio quel giorno: è capitata in quella circostanza. Vedete la somiglianza con capitare.

Un altro esempio:

Se credi di convincermi facilmente, caschi male!

E’ come dire: non sono la persona giusta se vuoi convincermi, hai scelto la persona sbagliata: la tua scelta è capitata su una persona sbagliata.

Oppure:

Oggi caschi bene, sono di buon umore quindi puoi chiedermi qualsiasi cosa!

In questo caso caschi bene, capiti bene, hai scelto il giorno giusto.

Il verbo cascare quindi ha questa caratteristica legata alle scelte casuali e più in generale al verbo “capitare“. Si usa anche con alcuni eventi particolari, come la Pasqua:

Quando capita/casca quest’anno la Pasqua?

Quest’anno capita/casca il 21 aprile.

Lo scorso anno cascava il 1 aprile.

Ovviamente non posso sempre sostituire capitare con cascare.

“Cascare male” e “cascare bene” sono quindi due espressioni idiomatiche che vogliono indicare (quando la frase è idiomatica) il trovarsi in una cattiva o buona situazione. Quindi “cascare” è simile a “capitare”:

Quando invece il senso è quello di “cadere” allora “cascare male” indica il cadere nel modo sbagliato, o cadere in un modo peggiore, con delle conseguenze peggiori.

Se cado dalla bicicletta, posso dire:

Sono cascato proprio male, e mi sono rotto una gamba!

Questo non è senso figurato.

Lo stesso se dico:

Sono caduto dall’albero, ma sono cascato bene e non mi sono fatto niente!

Adesso esercitiamoci con le espressioni già spiegate:

Doris (Austria): Si avvicinano le vacanze natalizie: ho adocchiato un vestitino proprio carino da regalare a mia sorella. Niente di osè, per carità! Vado oggi stesso ad acquistarlo così da evitare di accalcarmi con gli altri nei giorni vicini al Natale. Spero le piacerà, altrimenti per ripicca si offenderà fino all’anno prossimo! Per mio nipote invece comprerò un bel giocattolo: sono 15 giorni che mi tallona e mi incalza di richieste da quando non crede più a Babbo Natale.

woman wearing white and blue floral dress carrying brown handbag

Che ne dite, le casca bene questo vestito? Photo by Godisable Jacob on Pexels.com

Giovanni: Grazie Doris! Ah dimenticavo che anche un vestito può cascare male o cascare bene: se il vestito ti sta bene puoi dire che “casca bene“, o che “ti casca bene” se invece non ti casca bene addosso (si dice anche così con i vestiti: cascare addosso) allora non è adatto a te. Si dice così perché il vestito, indossato da una persona, cioè quando sta “addosso” ad una persona, assume la forma della persona, con tutti i pregi e difetti fisici della persona. Quindi un vestito può cascare bene su una persona ma cascare male su un’altra.

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150 – DARE MANFORTE- 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giovanni : episodio n. 150 della rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente“, per dare manforte agli stranieri che non sanno come fare per migliorare il loro italiano.

Allora oggi vediamo insieme la parola “Manforte” formata dalle due parole mano, ma senza la lettera finale o, e forte.

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La parola manforte forma un binomio indissolubile con il verbo dare. Dove vedete manforte si deve sempre usare il verbo dare.

Dare una mano è una espressione che sicuramente conoscete tutti vero?

Allora vi starete sicuramente chiedendo se la frase “dare una mano” , cioè aiutare, possa essere sostituita da “dare manforte” . Non è esattamente la stessa cosa.

Quando date manforte ad una persona, è vero che la state aiutando, che le state dando una mano, ma è un aiuto decisivo, lo state sostenendo in modo importante. Si tratta di un sostegno, di un grosso aiuto anche morale non solo materiale. Questo è il senso di “forte”.

Oggi gioca la Roma quindi vado allo stadio a dare manforte alla squadra.

Questo è chiaramente un sostegno psicologico, importante perché il tifo aiuta la squadra spesso in modo decisivo. In questi casi non potete usare dare una mano, che si usa solo se l’aiuto è materiale. In questo caso potete usare anche supportare, o dare supporto. Anche confortare e dare conforto sono aiuti morali, ma solo in caso di delusioni o sconfitte. anche aiutare non è adatto. “Manfortare” invece è un verbo che non esiste.

Vado a dare manforte a mio padre che sta pulendo il giardino

Questo invece è un aiuto materiale. Un aiuto importante.

Quando realizzo gli episodi di Italiano semplicemente spesso i membri dell’associazione mi danno manforte per fare esempi più chiari per tutti.

Avete capito anche che non si dice dare “una” manforte, ma semplicemente “dare manforte”, e se volete potete anche separare le due parti man e forte, potete quindi scrivere manforte in una sola parola oppure due parole separate. Ma la man rimane man senza la o finale.

Ora una frase di ripasso:

Ulrike (Germania 🇩🇪):

Non si può *essere di diverso avviso* sul valore delle frasi di ripasso. Esse servono a a *destreggiarsi* sempre meglio con la lingua italiana. Quindi *rompo gli indugi*, e, come faccio ogni tanto, inizio a *scervellarmi*, sperando du ricevere il *beneplacito* di Giovanni. Spesso però, -a dire la verità, *ogni due per tre*- *finisco per incartarmi* e *non vedo* come possa *salvarmi in calcio d’angolo*. Poi *mi vedo costretta* a ricominciare da capo. È quello il momento in cui mi dico: prima di *prendere una brutta piega* e diventare *un’anima in pena*, rilassati, *che vuoi*, stai imparando, fai con calma qualche frase, mandala a Giovanni che, *bontà sua*, la correggerà. Così non *vengono a galla* tutti i miei errori, almeno non in pubblico 😉

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n. 149 – UNA RIPICCA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giuseppina: episodio n. 149 della rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente“, per tutti gli stranieri che sono desiderosi di aumentare il loro vocabolario.

Oggi vediamo insieme la parola “ripicca” con due c. La ripicca, una ripicca, ripicche al plurale.

Si tratta di un dispetto, di uno sgarbo fatto da una persona ad un’altra.

Molto comune nel linguaggio colloquiale, quello di tutti i giorni, ma non è dialettale. E’ molto comune perché è legato agli atteggiamenti delle persone, che quando agiscono, quando si comportano in un certo modo possono farlo “per ripicca“.

Ma cosa significa?

Sapete che le persone spesso agiscono mossi dall’orgoglio, o magari sono semplicemente arrabbiate con qualcuno, spesso per questini di poca importanza.

Allora in queste circostanze, una persona potrebbe credere di aver ricevuto un torto, e in questi casi, parecchie persone possono agire per ripicca.

Questo accade quando il loro comportamento è una reazione al torto che credono di aver subito, e non per altri motivi: non perché è normale comportarsi in quel modo, perché è razionale, non perché hanno un carattere particolare e agiscono sempre allo stesso modo, non perché sono pazzi, non perché non hanno capito bene o per qualsiasi altra ragione, ma solo per ripicca: sono arrabbiati, e agendo per ripicca, in qualche modo si sfogano, vogliono dimostrare che hanno subito un torto, non sono d’accordo con una decisione presa, oppure agiscono per ripicca perché sono molto orgogliosi, o perché se la prendono, si offendono facilmente e non sanno nascondere la loro delusione e la loro arrabbiatura. Spesso si tratta di persone impulsive.

Non è positivo fare qualcosa semplicemente per ripicca, perché potrebbe essere illogico, e si rischia di non fare neanche i propri interessi per via del nostro orgoglio che prende il sopravvento sulla razionalità.

Perché oggi non parli?  La tua è solo una ripicca, ammettilo! Smettila di fare il bambino!

Per ripicca” equivale a “per dispetto“, ma un dispetto dovuto ad un presumibile torto subito. Come avrete immaginato, fare una ripicca o agire per ripicca spesso è giudicata come una cosa infantile.

Dai, non essere così esagerato, non puoi non invitare Giovanna al nostro matrimonio solo per ripicca. E’ una nostra amica da sempre!

Il vigile fa una multa a Marco che poi per ripicca danneggia l’auto dello stesso vigile!

Un ragazzo, lasciato dalla fidanzata, per ripicca ha pubblicato le loro foto intime su Instagram!

Ora ascoltiamo una frase di ripasso delle espressioni precedenti.

Giovanni: sì, grazie mamma, ascoltiamo una frase di ripasso da uno dei membri dell’associazione. Chi si offre? Nessun volontario?

Sofie (Belgio): Mi sa che non ci accalchiamo per fare una frase di ripasso. Infatti, spesso bisogna che Giovanni torni alla carica e ci incalzi di richieste. Ogni 2 per 3 ci vediamo costretti a dare seguito alle sue domande, e la sua tenacia non ci fa sballare ma fatto sta che ci impressiona! Che vuoi, è un professore molto indefesso, ma, Ahimè, sento già una voce che dice: “Non ti ci facevo ma adesso fai proprio la ruffiana!” E allora io posso rispondere: vuoi che non lo sappia?

Giovanni: grazie Sofie. Hai utilizzato ben 14 espressioni, e io sinceramente ti ci facevo, perché no!

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n. 148 – INCALZARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Benvenuti nell’episodio n. 148 della rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”, la rubrica per migliorare, per affinare il proprio italiano giorno per giorno, attraverso termini nuovi da imparare, verbi particolari ed espressioni che normalmente gli stranieri non utilizzano, almeno fino ad oggi.

Allora, ieri abbiamo parlato del verbo tallonare, e abbiamo detto che è simile al verbo incalzare. Vedete che siamo partiti dal calcagno, e dal verbo accalcarsi, con un significato completamente diverso da tallonare, sebbene il tallone e il calcagno rappresentino la stessa parte del piede, quella posteriore. Anche la calza, o le calze hanno a che fare con i piedi, poiché le calze si indossano.

Incalzare a volte si usa come tallonare, nel senso che abbiamo già visto insieme: stare dietro ad una persona, non mollarla, pressarla, sia fisicamente sia mantenendo un controllo stretto sulle sue attività, per controllarla o per ricordarle qualcosa da non dimenticare, o per spingerla a fare un’azione. Potete usare incalzare questa persona come anche tallonare questa persona. “Stare alle calcagna” di questa persona è un’altra modalità ancora di esprimere questo concetto.

C’è un caso però, anzi ci sono due casi, anzi ce ne sono tre di casi, del tutto specifici in cui il verbo incalzare trova esclusiva applicazione. In questo caso non si usa tallonare. Si parla nel primo caso di quando facciamo delle domande o delle richieste ad una persona. Queste domande e richieste sono però insistenti, senza tregua, sono richieste che fanno venire l’ansia chi le riceve:

Ehi, vacci piano, mi stai incalzando di domande una dietro l’altra, dammi il tempo di rispondere!

Il giornalista incalza di domande il politico intervistato!

Sono richieste che vengono fatte con insistenza, con urgenza di risposte, una dietro l’altra, senza dare tregua, mettendo pressione alla persona che le riceve. La “pressione” quindi accomuna il verbo tallonare e il verbo incalzare, ma in modo diverso in alcuni casi come questo. In questo caso stiamo pressando, stiamo sollecitando qualcuno con delle richieste.

Il secondo caso in cui incalzare trova applicazione, è quando si vuole indicare qualcosa che sta arrivando, che si sta avvicinando, qualcosa che è imminente, che sta proprio per arrivare, è solo una questione di tempo: oddio che ansia!

la morte incalza (mamma mia!)

il pericolo incalza

la recessione incalza

Anche qui c’è la “pressione“, l’ansia delle conseguenze che possono arrivare da un avvenimento, quindi bisogna fare qualcosa, bisogna agire, perché il pericolo incalza ad esempio, il pericolo sta arrivando, non si ferma, non ci aspetta e bisogna fare qualcosa. Non c’è mai una buona notizia quando uso incalzare in questo modo!

Poi, non posso usare tallonare in questo caso, che si usa solo quando una persona insegue fisicamente o mette pressione ad un’altra, le sta dietro, la tallona, le mette pressione.

Il terzo caso è quando gli avvenimenti o le notizie incalzano, delle cose che accadono una di seguito all’altra, velocemente: si susseguono rapidamente, in modo inarrestabile, obbligando perciò, anche in questo caso, a decisioni immediate da prendere.

Qualche esempio e poi chiudiamo:

I professori incalzarono lo studente durante l’esame

Il giornalista ha incalzato il presidente di domande

Gli eventi incalzano e manca il tempo per fare qualcosa

Siamo sotto pressione per il lavoro incalzante di questi giorni

Le notizie si susseguono ad un ritmo incalzante

Un’avvertenza finale: non confondete incalzare con incazzare e incazzarsi, mi raccomando!

Ora una frase di ripasso:

 

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Lejla (Bosnia Erzegovina): Può darsi amici che fra di noi vi sia qualcuno che non se la sente di seguire questa rubrica ogni giorno. Magari pensa di poter ingranare con la lingua italiana con i libri di grammatica e quando cerchiamo di convincerlo, quel tale si sente perfino tallonato da noi. Che volete, siamo in tanti che ci accalchiamo ogni giorno per non mancare all’ascolto della nuova puntata. Questa persona però non riesce a capacitarsi di come ci si possa destreggiare come si deve senza lo studio della grammatica. Lasciamolo ancora cincischiare un po’. In fondo ci vuole poco tempo per mostrargli i nostri progressi. Ho sentore che questo comunque sarà il momento giusto, e noi siamo pronti ad accoglierlo di buon grado fra di noi.

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n. 147 – TALLONARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giovanni: Benvenuti nell’episodio n. 147 della rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”, la rubrica per migliorare, per affinare il proprio italiano giorno per giorno.

Ieri abbiamo parlato del verbo accalcarsi e abbiamo visto come il calcagno e il tallone siano la stessa parte del piede, la parte posteriore del piede. I due termini hanno lo stesso significato ma tecnicamente il calcagno è il nome dell’osso del piede, mentre il tallone è la parte esterna; potete comunque usare tallone o calcagno nello stesso modo nel linguaggio comune.

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Ora, il verbo tallonare, che deriva da “tallone”, non ha lo stesso significato di accalcare o accalcarsi. Tra l’altro tallonare non è un verbo riflessivo.

Il verbo tallonare si usa con un senso di fastidio, di pressione, che una persona fa nei confronti di un’altra.

Si usa in diversi contesti. Nello sport significa “inseguire da vicino“, e lo usano spesso i commentatori televisivi e radiofonici.

Quindi se c’è una squadra seconda in classifica ad un punto o due punti rispetto alla squadra prima in classifica, posso dire che la squadra seconda in classifica tallona la prima, e che la prima è tallonata dalla seconda.

Questo verbo è particolarmente adatto quando la seconda squadra riesce a stare al passo della prima, che non riesce quindi a staccarla in classifica, non riesce a distanziarla di un numero maggiore di punti. La seconda squadra, restando appena dietro, ed inseguendo da vicino la squadra capolista, rimanendo a brevissima distanza, tallona la prima squadra, tallona la capolista.

Si vuole dare l’immagine dell’inseguimento ravvicinato: il tallone della squadra capolista è attaccato alla squadra che segue.

Ci sono diversi modi colloquiali per esprimere questo concetto: “avere il fiato sul collo” è uno di questi, oppure usando il verbo “incalzare“, un sinonimo di tallonare.

Se usciamo dal mondo dello sport, vuol dire sempre inseguire, stare vicino, ma l’obiettivo non è agonistico, non è superare l’avversario, poiché non c’è nessuna gara, nessuna competizione in questo caso.

Al lavoro ad esempio, tallonare qualcuno (linguaggio informale) o anche incalzarlo, indica lo “stare dietro“, seguire da vicino. Quindi seguire, oltre che inseguire. Può essere un seguire col corpo ma anche sotto forma di pressione psicologica.

Ad esempio se mi serve urgentemente un documento e lo devo chiedere ad un lavoratore dell’ufficio X, a volte c’è bisogno che questa persona venga tallonata, incalzata, per fare in modo che questa persona faccia velocemente, quindi bisogna chiamarla spesso, starle dietro, fare in modo che non si dimentichi. C’è il senso della vicinanza stretta che trasmette un senso di fastidio, come dicevo. Quando si tallona una persona c’è un fastidio che viene avvertito dalla persona che viene tallonata, che viene incalzata, perché la persona tallonata deve rispondere.

C’è in realtà una leggera differenza tra questi due verbi, perché incalzare si usa spesso con le domande, ma questo verbo lo vediamo meglio domani.

Adesso qualche esempio sul verbo tallonare e poi una frase di ripasso delle espressioni precedenti.

Il governo viene continuamente tallonato dall’opposizione sulla questione della dei migranti

L’attaccante viene tallonato dal difensore

I giornalisti tallonano gli attori famosi

Bogusia (Polonia): Ah, qual buon vento , ciao Gianni. Mi spiace ma non posso darti una mano adesso. Ho avuto parecchi contrattempi e figurati che persino la lavastoviglie ha smesso di funzionare. Al momento mi trovo ancora a scuola e sono impegnata di buona lena con i ragazzi.
Hai presente, gli alunni hanno bisogno di un insegnamento individualizzato . Tornerei alla carica nel pomeriggio però, qualora non si impallasse il cellulare , visto che tutto mi dice proprio male oggi…

 

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n. 146 – ACCALCARSI – 2 minuti con Italiano semplicemente

  1. File audio

Video

Trascrizione

Giovanni: Due minuti con Italiano semplicemente, episodio n. 146. Un percorso graduale verso un italiano sempre migliore giorno dopo giorno.

Oggi ci occupiamo del verbo accalcarsi che significa stare molto stretti. Indica che molte persone o molti animali si trovano in uno spazio insufficiente, troppo piccolo e quindi sono molto vicine tra loro queste persone, tanto vicine che sono quasi una sull’altra. Un numero maggiore di persone non sarebbe possibile nello stesso spazio.

Allora com’è stato il concerto?

Bello ma c’era troppa gente e stavamo tutti accalcati.

Quindi a questo concerto c’erano molte persone, moltissime, tanto che stavano tutte accalcate, tutte attaccate tra loro. Era evidentemente un luogo affollato, e la gente stava accalcata. Si dice anche che c’era una certa ressa, oppure che era una calca di persone o che le persone erano stipate. Molte parole nuove oggi.

Tra l’altro accalcarsi non è neanche molto salutare. Ci si ammala facilmente e si rischia anche che qualcuno ti calpesti i piedi con i calcagni. Il calcagno è la parte posteriore del piede, anche detto il tallone. Ma è curioso che tallonare ed accalcare hanno due significati diversi. Domani vediamo tallonare.

Vi faccio un altro esempio con accalcarsi:

Al teatro c’era la gente che si accalcava per acquistare il biglietto.

E il ragazzo alla cassa diceva:

Calmi, non vi accalcate per favore, venite uno alla volta, c’è posto per tutti.

Adesso ripassiamo alcune espressioni e termini che abbiamo spiegato negli episodi passati con l’aiuto di un membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

Apriamo una parentesi artistica parlando di illuminismo e di romanticismo. Ve la sentite?

Non me la sento di dire molto sull’illuminismo e il romanticismo, sennonché che ci sono da fare alcuni importanti distinguo. Il primo distinguo da fare è che nell’illuminismo la ragione aveva la meglio sulle emozioni.

Un secondo distinguo è che se l’Illuminismo è legato alla scienza, alla fisica e alla matematica, il Romanticismo abbandona senza remore l’ausilio della scienza per guardare più alle arti e alla musica.

L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

Giovanni: comunque anche “senonché” con una enne sola, può andar bene lo stesso!

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