Come mai e perché

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Descrizione

Nabil, professore di italiano in Algeria (Università Algeri 2) ci spiega velocemente la differenza tra perché e come mai. Episodio senza trascrizione.

A furia di

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È possibile ascoltare il file audio in formato mp3 tramite l’audiolibro in vendita su Amazon.

 

Trascrizione

A furia di stare attenti a una voce che viene da altrove, si finisce letteralmente per sentirle, le voci“.

È questa la frase che avete appena ascoltato, uno spezzone di una trasmissione radiofonica. Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com.

Avete già capito che l’episodio di oggi è dedicato all’espressione “a furia” o forse dovrei dire “a furia di“, considerato che dopo le due parole “a furia” c’è sempre la preposizione semplice “di”.

Sapete il significato di a furia di?

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Ebbene sappiate che piace molto questa espressione agli stranieri che la ascoltano per la prima volta, perché ha un significato semplice, semplicissimo direi, e nello stesso tempo potete potete utilizzare l’espressione “a furia di” in una marea di occasioni diverse.

Bene, vi faccio ascoltare allora la voce di Flora, che fa parte della nostra associazione culturale. Flora è una professoressa di italiano. Potete fidavi quindi di quanto state per ascoltare, più di quanto vi fidate di me! Ciao Flora. Siamo tutt’orecchi!

“Buongiorno a tutti, ciao ragazzi!

Io invece propongo questa frase: a furia di correre dalla mattina alla sera, da casa (mia) all’università, dall’università a scuola, e a furia di fare diecimila cose in una stessa giornata, diventerò come il 🐰 coniglio protagonista di Alice nel paese delle meraviglie…

Buona giornata a tutti!

A furia, in italiano, è un’espressione che ha a che fare con il FURORE; è della stessa famiglia 👪 del furore, della furia, dell’aggettivo FURIOSO. Indicano qualcosa che si fa ripetutamente; qualcosa che si fa, che si dice ripetutamente, ecco, in una certa foga,con una certa veemenza, violenza.

Attenzione, che questa famiglia 👪 di parole. Vabbè, sapete tutti che significa “famiglia di parole“, tutta una serie di verbi, espressioni, parole, sostantivi, aggettivi, che hanno a che fare più o meno, con uno stesso significato, con più o meno gradazione positiva o negativa. Fate caso che in italiano esiste il furore positivo e negativo: da una parte esiste il furore bellico (nel senso della guerra),

Ripeti: il furore bellico

“… dall’altro per esempio esiste il furore nello studio. Poi esiste l’Orlando furioso, l’opera di Ludovico Ariosto, che indica la pazzia, perché questo Orlando si era innamorato di Angelica, che non lo pensava minimamente 🙂 e quindi era diventato furioso, cioè pazzo. Poi esiste ovviamente l’aggettivo furioso, che indica proprio la violenza. “a furia”, e concludo, perché sto scappando a scuola, significa fare, ripetere, un’azione per tanto tempo, per un lungo periodo, con una certa veemenza, convinzione, voglia di farla, un po’ spinto dall’istinto, cioè anche senza tanta ragione.

Buona giornata a tutti!

Bene, grazie Flora, grazie per questa fantastica spiegazione.

Non so se ti era mai capitato di spiegare questa espressione, comunque l’hai fatto in modo eccellente.

Possiamo fare altri esempi comunque affinché gli ascoltatori afferrino il senso e l’utilizzo opportuno dell’espressione. Proviamo anche a ripetere qualche frase ogni tanto.

Possiamo dire, senza cadere in errore che a furia di ascoltare episodi di italiano semplicemente riuscirete a parlare italiano correttamente, senza studiare la grammatica.

Ripeti: a furia di ascoltare sto imparando.

Poi possiamo dire che a furia di scrivere e registrare episodi per voi, gentili ascoltatori, ho imparato a farlo in modo molto più efficace, per la gioia di chi sta imparando l’italiano.

Mio figlio sicuramente, anche lui, a furia di partecipare insieme a me agli episodi di italiano semplicemente e a furia di registrare audio per il gruppo whatsapp dell’associazione finirà per imparare anche lui a farlo.

Potrei continuare a fare esempi dello stesso tipo. Molti di voi si staranno chiedendo: questa espressione è equivalente a “a forza di“? Esattamente! Le due espressioni sono equivalenti, si possono usare negli stessi contesti. “A forza di” sì usa persino di più probabilmente, perché è più informale, quindi si usa di più in famiglia ed amici. Se volete essere meno informali potete sostituire forza con furia. Tutto qui.

Per iscritto sicuramente è più adatto “a furia di”. Ovviamente dovete sempre specificare l’azione che state ripetendo e anche cosa succede dopo. A furia di cosa? A furia di parlare? E poi cosa è accaduto? A furia di parlare ho perso la voce. Questo è accaduto a furia di parlare. Dovete sempre specificare sia cosa avete fatto tante volte (parlare, in questo caso) sia il risultato (perdere la voce).

Flora ha parlato poi di furore, che però non potete usare per esprimere lo stesso concetto. Ciò non toglie che siamo sempre nella stessa famiglia di parole. La stessa cosa vale per furioso, che si usa la maggior parte delle volte come sinonimo di arrabbiato:

Sono furioso per quanto accaduto oggi in ufficio.

Sono arrabbiato dunque, la mia faccia è diventata rossa, il mio respiro si è accelerato, come il mio battito cardiaco, sono furioso dalla rabbia, ho voglia di dare un pugno ✊ al muro per sfogarmi. Se mi arrabbio posso anche dire che divento una furia, cioè sono arrabbiato e inarrestabile, niente può fermarmi, niente può placare la mia rabbia. Come ha detto Flora però la parola furia si usa anche in senso positivo, basti pensare a Furia, il protagonista della serie televisiva “Furia, il cavallo 🐴 del west” che beve solo caffè ☕?per avere il suo pelo più nero che c’è….

Ciao ragazzi, siate furiosi, furiosi nella vostra voglia di imparare l’italiano, ma mi raccomando, senza picchiare nessuno 🙂 Vedrete che ce la farete, parola di presidente dell’associazione culturale italiano semplicemente.

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Il segno dei pesci – introduzione

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Trascrizione

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Buongiorno ragazzi e benvenuti nell’oroscopo di Italiano Semplicemente.

Quella che state ascoltando è una introduzione alla lezione sui pesci.

Parlo di lezione perché con questi episodi sui segni zodiacali vogliamo imparare a usare gli aggettivi, e sentimenti, le sensazioni, i modi di essere e in generale le caratteristiche delle persone. Questo è il vero obiettivo dell’oroscopo di ItalianoSemplicemente.com.

Questa è una lezione dedicata solamente ai membri dell’associazione culturale che si chiama Italiano Semplicemente, ma in questa introduzione, che tutti possono ascoltare, voglio  fare un piccolo riassunto della lezione, che è una lezione lunga circa 48 minuti, nella quale parliamo di tutte le caratteristiche del segno dei pesci.

Nella lezione in tutto descriviamo i pesci in 27 modi diversi, parliamo di altruismo, di sensibilità, di spirito di sacrificio ma anche di paura, cautela, dipendenza, vaghezza e di tante altre caratteristiche dei pesci, difetti e non , segni positivi e segni negativi.

Vi invito tutti pertanto ad entrare nell’Associazione per ascoltare tutti gli episodi dei segni zodiacali. Per ora ce ne sono tre: capricorno, acquario e pesci. In questo modo alla fine dell’anno imparerete a descrivere le persone e voi stessi in modo perfetto, con tutte le sfumature possibili.

Per descrivere i pesci ho usato 27 modi diversi. Ogni volta viene spiegato il significato del termine, e usato molte volte nell’episodio in modo da memorizzarlo velocemente. Ad esempio, dopo aver spiegato la sua timidezza, la sua sensibilità e la sua introversione, volessi aggiungere che il pesci è anche molto suscettibile, allora spiego il termine nel dettaglio utilizzando i termini già spiegati in precedenza.

La suscettibilità è la caratteristica delle persone suscettibili. È una eccessiva sensibilità e a volte ipersensibilità verso tutto ciò che sembri rappresentare un giudizio critico nei propri riguardi.

Suscettibile significa che il nato nel segno dei pesci si offende molto facilmente, tende ad offendersi facilmente, con facilità. Si offende significa che se la prende, si considera offeso personalmente, ritiene di essere stato accusato, offeso, ingiuriato, da qualcuno, cioè da un’altra persona.  La suscettibilità di conseguenza è una caratteristica di una persona e dei suoi rapporti sociali con gli altri. Questa caratteristica è ovviamente legata alle altre peculiarità del segno dei pesci.

Trattandosi di persona generalmente molto sensibile, il pesci è particolarmente attento alle parole, alle espressioni, alle sfumature più leggere, e data la sua introversione, spesso si offende, si ritrae, piange di nascosto, senza farsi vedere, considerata la sua timidezza. Si offende perché è portato a vedere il mondo con un’ottica rivolta verso sé stesso, contrariamente alle persone estroverse.

Non essere suscettibile!

Ti dice chi crede di non averti offeso.

Perché ti offendi sempre così facilmente? Sei sempre così suscettibile!

Se io sono suscettibile, allora sono permaloso (che è un sinonimo), e sono anche spesso irritabilite, sono sensibile, forse a volte ipersensibile, cioè ancora più sensibile. Irritabile significa che mi irrito, mi arrabbio, perdo la pazienza facilmente.

Quando dico che i pesci si offendono, in quanto suscettibili, intendo quindi dire che anche se le persone non vogliono offenderli, loro si sentono comunque accusati. La loro ipersensibilità è pertanto anche vulnerabilità. Ecco un’altra caratteristica delle persone sensibili e suscettibili.

È chiaro che questa loro difficoltà ad essere criticati, sta ad indicare che non sono perfettamente equilibrati, non sanno misurare le loro reazioni ed emozioni. Il loro comportamento è un po’ come quello della stagione in cui sono nati: un po’ inverno, un po’ primavera. Questo li rende vulnerabili, cioè senza difese, senza barriere, come un castello senza mura difensive. E si arrabbiano anche molto facilmente i pesci. Sono irritabili, si irritano, si arrabbiano, vanno in tilt per un nonnulla. Insomma sono poco stabili. Ma sono anche ironici, gioviali, allegri, divertenti.

Nell’episodio parlo anche di persone fuori dagli schemi, che trovano spesso soluzioni ad imprevisti quando gli altri invece non ce la fanno. Questa loro caratteristica, di notare cose che altri non notano, di porre l’attenzione su cose diverse, li rende ironici, sempre pronti alla battuta. Sensibilità quindi, irrequietezza, ma anche divertimento, battute, giovialità, ironia. La loro empatia li porta naturalmente a capire come stimolare i suoi vicini, come farli divertire.

Insomma vi invito a dare un’occhiata alle regole dell’associazione se volete far parte della nostra famiglia. Oltre ai segni zodiacali ci occupiamo anche di Italiano Professionale, dove impariamo l’italiano del mondo del lavoro ed il linguaggio formale.

Un caro saluto da Gianni

Chiedi di far parte all’associazione culturale Italiano Semplicemente per leggere, ascoltare e commentare l’episodio completo con gli altri membri dell’associazione

Protetto: Il segno dei pesci

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Stare sul pezzo

Stare sul pezzo (scarica audio) (scarica pdf)

Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com e benvenuti in questo nuovo episodio sulle espressioni idiomatiche italiane.

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Ringrazio Nikolina per aver proposto la frase che spiego oggi. Si tratta dell’espressione “essere sul pezzo”.

Una espressione breve, sintetica, decisa, che si usa molto in ambito lavorativo direi, se non esclusivamente in tale ambito direi.

Allora quella di oggi è, si può dire, una lezione di Italiano Professionale.

Bene, cosa significa l’espressione “essere sul pezzo”?

Intanto diciamo che si dice anche e soprattutto “stare sul pezzo”, che è assolutamente equivalente, ma che rende più l’idea del significato dell’espressione , come vedremo tra un po’.

Si usa quando parliamo di conoscenze, quando parliamo di professionalità, in un qualsiasi lavoro, ma soprattutto nei lavori in cui è necessario conoscere molte cose, tenersi aggiornati sulle novità, e conoscere sempre le ultime notizie.

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Photo by Kaboompics .com on Pexels.com

Tutte queste cose insieme significano appunto essere sul pezzo.

Si tratta di una espressione informale, che tutti usano e che anche voi stranieri potete usare con gli italiani in ogni circostanza. L’importante è che non scriviate questa espressione in documenti ufficiali. Al massimo potete usarla in uno scambio di battute su WhatsApp o in una chat su internet. Questo perché di espressione informale si tratta, ed è pertanto adatta all’orale.

Bene, quando si usa, chi la usa e perché? E soprattutto perché si dice così?

Cominciamo dall’ultima domanda: essere sul pezzo: perché sul pezzo? Quale pezzo? Pezzo di cosa?

Si tratta di un termine che deriva probabilmente dal gergo giornalistico, di un linguaggio che nasce nel giornalismo. Un articolo di un giornale, su una rivista, su un quotidiano, ed anche su internet, possiamo chiamarlo anche “pezzo”. Il giornalista quindi, quando scrive un articolo, quando fa un reportage, quando si occupa di un aspetto e lo mette nero su bianco, ebbene scrive un pezzo giornalistico.

In tal senso si è quindi diffusa questa modalità espressiva, dove quando un giornalista sta sul pezzo, oppure è sul pezzo, allora significa che sta seguendo con molta attenzione la vicenda di cui si sta occupando, perché deve scriverci un articolo, un pezzo, quindi deve essere ben informato. Ecco che stare sul pezzo, per un giornalista, diventa fondamentale e questo “stare” o “essere” sul pezzo è un modo che indica la sua conoscenza, la sua attenzione: quando un giornalista sta sul pezzo, lui segue la notizia, le sta dietro, anzi: le sta sopra, figurativamente parlando: qualunque cosa accada lui sta lì, non la molla.

Poi l’espressione è man mano uscita dall’ambito ristretto giornalistico e oggi si usa in ogni campo dove è richiesta una certa attenzione e un aggiornamento continuo.

– Stai sul pezzo?

Questa è la domanda che il tuo capo potrebbe farti in modo informale, per chiederti se stai seguendo attentamente una vicenda, se hai perfettamente sotto controllo tutto ciò che è accaduto e che accade attualmente.

– Lui è uno che sta sempre sul pezzo, quindi possiamo fidarci ad occhi chiusi!

Questa è una affermazione che potrebbe riguardarti, e se ti riguarda significa che sei stimato, che sei una persona stimata, che gode dell’apprezzamento di chi pronuncia questa frase. Chi sta sul pezzo sa cosa sta succedendo e potrebbe anche capire cosa succederà meglio degli altri che invece non stanno sul pezzo.

Una espressione simile a stare sul pezzo è “stare al passo coi tempi”, ma questa espressione non è proprio identica, infatti al passo coi tempi è più generale e ha una valenza più tecnologica. Il passo si fa coi piedi, e così mentre il tempo va avanti, si sviluppa la tecnologia, l’innovazione, cambiano le cose, ma chi riesce a stare al passo co tempi riesce a stare dietro a queste innovazioni, a tutti questi cambiamenti innovativi. È anche meno informale questa espressione rispetto a stare sul pezzo, che invece è consentito usare solamente tra conoscenti.

Ad ogni modo le due espressioni sono paragonabili e molto simili. Sicuramente se si tratta di seguire una questione di lavoro che non ha nulla a che fare con la tecnologia e con l’innovazione si può solamente usare stare sul pezzo e non stare al passo coi tempi.

Non c’è bisogno che vi dica che “sul pezzo” ha la preposizione “sul” che significa “su+il”.

Infine è bene ricordare che l’espressione contiene un minimo di pericolo, perché se non siete abituati a pronunciarla e non siete sicuri di come usarla, vi potrebbe venire in mente di aggiungere “mi” e quindi pronunciare la frase ”mi stai sul pezzo”.

Attenzione perché questa frase non solo non è corretta, ma potrebbe dar luogo a disguidi spiacevoli, perché l’inizio: “mi stai”, si usa in molte espressioni confidenziali:

– mi stai simpatico

– mi stai antipatico

E soprattutto somiglia a:

– mi stai sul cavolo

O, peggio ancora:

– mi stai sul ….

Queste ultime due espressioni sono entrambe equivalenti a “mi stai antipatico” ma sono volgari, soprattutto l’ultima.

Attenzione quindi a pronunciare bene la frase.

Facciamo adesso un paio di esempi:

Siamo in una redazione di un giornale, ed il direttore del giornale è molto felice, perché i suoi giornalisti, che tutti i giorni realizzano gli articoli, dice il direttore, «stanno sempre sul pezzo». Il direttore quindi è entusiasta dei suoi giornalisti perché stanno dietro alle notizie, le seguono, sono sempre aggiornati e riescono sempre a scrivere degli articoli interessanti.

Secondo esempio:

Siamo degli amministratori comunali di un comune italiano di alta montagna, quindi facciamo parte della pubblica amministrazione e il nostro comune ha molti problemi ambientali: ci sono spesso delle frane, quindi frana la terra, che va spesso sulle strade, quindi bisogna controllare bene il territorio ed agire immediatamente per rimediare. La terra crolla spesso, il fiume esonda (cioè l’acqua del fiume esce dagli argini) e crea grossi problemi alla popolazione.

Allora dobbiamo essere degli amministratori che stiano sempre sul pezzo perché dobbiamo sempre verificare l’evoluzione degli smottamenti del suolo, controllare l’ambiente, validare le richieste di intervento dei cittadini e agire immediatamente. Come amministratori dobbiamo stare ed anche restare sempre sul pezzo.

Bene, spero di essere stato chiaro, cara Nikolina e cari affezionati visitatori di Italiano Semplicemente, vi saluto affettuosamente invitandovi a seguire Italiano Semplicemente, perché se non state e se non restate, sul pezzo il vostro italiano potrebbe soffrirne. Dio ce ne guardi e liberi!

Se poi volete esagerare potete aderire all’Associazione Italiano Semplicemente, che è aperta a tutti. È un’associazione ufficialmente registrata, sicura, affidabile, tutti stanno sempre sul pezzo!

Grazie anche per le vostre donazioni!

PS: attenzione anche a non confondere “essere sul pezzo” con “avere il polso della situazione“. Quest’ultima è quasi esclusivamente utilizzata per tranquillizzare le persone in momenti di difficoltà. Vi faccio un esempio: se c’è una nave che sta affondando, il capitano della nave, se è perfettamente calmo ed ha il polso della situazione riesce ad organizzare le scialuppe per salvare gli ospiti della nave e mettere tutti in salvo. Se il capitano però dicesse:

  • “tranquilli ragazzi, sto perfettamente sul pezzo”

In questo caso chi lo ascolta penserebbe che il capitano abbia bevuto e non abbia capito la gravità del problema…

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8 marzo, festa delle donne. Un esercizio di ripetizione e consapevolezza (per soli uomini!)

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Trascrizione

Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com e benvenuti in questo speciale episodio dedicato alle donne.

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Oggi è l’8 marzo, il giorno dedicato alle donne. Molte donne amano festeggiarlo, altre no, in ogni caso volevo dedicare un episodio a questo giorno, primo perché lo scorso anno sono stato rimproverato per non averlo fatto, secondo perché in tutto il mondo, ed anche in Italia, ogni giorno ci sono episodi di violenza contro le donne. Il sesso femminile è vittima di quello maschile più di quanto si voglia ammettere e questa forma di aggressione e violenza è molto più diffusa di altre, ad esempio nei confronti degli stranieri o dei bambini o degli anziani o di persone di altre religioni: la violenza contro le donne è ancora una vera piaga da combattere.

Ed allora voglio rivolgermi a me stesso ed a tutti gli uomini che stanno leggendo e ascoltando questo episodio, facendo un episodio di pura ripetizione. Un esercizio di ripetizione che potrebbe servire a fare un esame di coscienza, a riflettere, oltre che ad esercitare la lingua.

Questo esperimento di oggi lo facciamo cercando di usare alcune espressioni italiane che sono state spiegate sulle pagine di Italiano Semplicemente, quindi oltre che un esercizio di riflessione e consapevolezza può anche essere un esercizio di ripasso.

Siete pronti maschi?

Bene, ripetete dopo di me. Nella trascrizione dell’episodio troverete il collegamento anche alle singole spiegazioni delle espressioni idiomatiche che useremo in queste frasi che vi invito a ripetere.

Checché se ne dica, senza le donne non varrebbe la pena di vivere;

Mio malgrado, non posso riuscire, da solo, a fermare la violenza contro le donne

– Molti uomini fanno vedere i sorci verdi alle proprie mogli

– Ne abbiamo abbastanza degli uomini violenti

 …

Mi incazzo quando una donna soffre per colpa di un uomo

– Scusami, se a volte la mia attenzione verso di te lascia a desiderare

– Se un mio amico picchiasse la sua donna non gli reggerei mai il gioco

 – Non è mica con la violenza che dimostro la mia forza!

– La prossima volta che litigheremo, coglierò l’occasione al volo e ti farò un regalo

Da quando in qua ti faccio un regalo? Da oggi!

– Poiché mi sento un uomo, anziché offenderti, ti difenderò contro chiunque

– Anche se sembra tutto perduto, proverò a riconquistarti: o la va o la spacca!

– Voglio mettere per iscritto che la mia forza dipende dal tuo amore verso di me

– Anche nei momenti più difficili, per quieto vivere, prometto che manterrò la calma

Cascasse il mondo, non alzerò mai le mani

ce ne vuole di pazienza per sopportarmi, vero?

– Per fare pace, andiamo a cena fuori. Ci stai?

Adesso vediamo una celebre frase di Bukowski, tanto per non dimenticare anche le parolacce.

– Il mondo sarebbe un posto di merda senza le donne. La donna è poesia. La donna è amore. La donna è vita. Ringraziale, coglione!

E concludiamo con una frase di Gandhi, che ci ricorda il significato di abnegazione:

Per coraggio di abnegazione la donna è sempre superiore all’uomo, così come credo che l’uomo lo sia rispetto alla donna per coraggio nelle azioni brutali

Una frase un po’ difficile e lunga, quest’ultima, quindi vi invito a ripeterla ancora una volta, anche se vi si arrotolerà un po’ la lingua:

 

Un saluto a tutti, a tutti i membri dell’Associazione Italiano Semplicemente ma solamente alle donne! Spero che voi maschietti non vi offendiate! Scherzo ovviamente.

Qualcosa mi fa pensare che siano più le donne che gli uomini ad aver ascoltato questo episodio.

Ad ogni modo spero abbiate gradito un episodio di ripetizione come questo.

Alla prossima.

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Ne vedremo delle belle

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E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.

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Trascrizione

Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com e benvenuti in questo nuovo episodio sulle espressioni idiomatiche italiane.

Oggi parliamo di previsioni e di esclamazioni. Quella di oggi infatti è una esclamazione, cioè una espressione che termina con un punto esclamativo (!) e che serve ad esprimere una opinione, un parere personale.

“Ne vedremo delle belle” è l’espressione di oggi. Non è un insulto; non è neanche un apprezzamento su una persona, cioè un’opinione che riguarda una persona. Queste due categorie di esclamazioni sono infatti tra le più diffuse. Ne vedremo delle belle invece è un’espressione, un’esclamazione che ha a che fare col futuro. Serve ad ipotizzare uno scenario futuro, una possibile cosa che potrebbe succedere nel futuro.

Si usa ogni volta che accade qualcosa e in seguito a questo accadimento si fanno delle ipotesi, si provano a formulare delle ipotesi, si tenta di ipotizzare un possibile futuro, ma non lo si fa in maniera precisa, puntuale.

Ne vedremo delle belle è un’espressione che si usa, sempre in modo ironico, per prospettare un futuro ricco di novità.

Che tipo di novità? Novità positive? Oppure novità negative? In realtà non c’è una regola.

Possono essere previsioni di cose positive oppure negative, dipende essenzialmente dalle circostanze e dal tono che si usa, ed anche dai gesti che si fanno per accompagnare l’espressione.

Prima di fare alcuni esempi, vediamo la struttura della frase. “Ne vedremo delle belle” inizia con la particella “ne”. Abbiamo fatto già alcuni episodi sull’utilizzo della particella ne, e abbiamo visto che “ne” si usa per indicare qualcosa o di cui già abbiamo parlato, oppure in alcune espressioni per parlare in generale, riferendosi volontariamente in modo vago, a un argomento, dando il soggetto per sottinteso. La vaghezza, la genericità, l’imprecisione, sono volte in questo secondo caso.

Con “ne vedremo delle belle” siamo appunto in questo secondo caso. Ci stiamo riferendo a delle cose che accadranno in futuro: “ne vedremo”, cioè: “di cose ne vedremo”, vedremo cioè un sacco di cose, cose che accadranno nel futuro.

L’utilizzo di “ne” quindi è generico. Non è come dire: “di mele ne mangio cinque”, perché nella frase ci si riferisce a qualcosa di indefinito che accadrà in futuro, lasciando l’ascoltatore libero di immaginare cosa potrebbe accadere.

“Vedremo”, la seconda parola, è il verbo vedere al futuro e siamo noi il soggetto: “noi ne vedremo delle belle”. Cosa? Cosa vedremo noi? Non si sa. Non è dato sapere cosa.

“Delle belle” è l’ultima parte della frase. Un po’ misteriosa forse, ma l’aggettivo “belle” si riferisce appunto a ciò che accadrà in futuro, qualcosa che viene definito come bello, ma usando il femminile plurale: le cose che accadranno saranno belle, saranno delle cose belle: ne vedremo delle belle. Una frase che, scritta per esteso, diventa: “noi vedremo delle cose belle”.

Perché si usa il femminile? Beh, a parte il fatto che, se vogliamo, ci si riferisce alle “cose” che accadranno, e “cose” è, appunto, femminile, ma usare il femminile si usa molto nella lingua italiana quando si parla in generale. Una espressione del tutto equivalente a quella di oggi è ad esempio: “vederne di cotte e di crude”, le parole cotte e crude sono, appunto, femminili plurali.

Ma ce ne sono anche al singolare femminile:

Farla finita (io la faccio finita, tu la fai finita, eccetera) che abbiamo già spiegato in un precedente episodio;

– Una bella gatta da pelare! Anche qui c’è un episodio passato dedicato a questa espressione.

– Darla a bere (io te la do a bere, tu me la dai a bere, eccetera)

– Mandarla a dire (io non te la mando a dire, tu non me la mandi a dire, eccetera)

Sono altre espressioni (ce ne sono molte altre) in cui si usa il femminile singolare per indicare qualcosa di generico. Posso tentare di indicare il motivo per cui, ogni volta, si usi il femminile, e potrei, ogni volta, anche trovare una giustificazione logica cercando qualcosa di femminile da associare. In realtà non c’è un motivo preciso. Di fatto o si usa il femminile, oppure si parla in generale.

La parola “delle” fa riferimento al numero delle cose che accadranno, che non è un numero definito, ma indefinito, generico: “ne vedremo delle belle”, cioè accadranno alcuni eventi, accadrà qualcosa, forse accadranno più cose; non si specifica nella frase. È come dire: oggi a pranzo mangerò delle mele, berrò del vino, sarò a pranzo con degli amici. Non si specifica la quantità.

La parola “belle”, invece, che è riferita alle cose che accadranno presumibilmente nel futuro, fa pensare a delle cose positive, ed in effetti le cose che potrebbero accadere, secondo l’opinione di chi parla, sono quantomeno curiose e divertenti, ma non necessariamente positive.

Vi faccio alcuni esempi.

Ammetiamo di essere in una classe dove gli studenti fanno molta confusione; sono molto indisciplinati: urlano, saltano su banchi, ridono, scherzano, stanno in piedi, e ad un certo punto arriva il professore, un professore molto severo, che si arrabbia moltissimo in queste circostanze. Ebbene prima che il professore entri in classe possiamo sicuramente dire che “ne vedremo delle belle”. Il prof. Si arrabbierà, metterà tutti in punizione, sospenderà alcune persone e ne sgriderà delle altre. Non si tratta di cose piacevoli per gli studenti, ma per chi parla sono cose curiose quelle che accadranno, attirano l’attenzione, stimolano l’attenzione e la voglia di vedere cosa accadrà.

Se invece (facciamo un altro esempio) in Italia o in Brasile o in un altro paese arrivasse un nuovo governo, fatto di tutte persone rette e corrette, di persone oneste, che non tollerano in alcun modo la criminalità, la corruzione, allora sarebbe interessante vedere cosa accadrà, perché potrebbero accadere cose interessanti, potrebbero cambiare molte cose in futuro. Anche in questo caso possiamo dire, come previsione futura: “ne vedremo delle belle”. Anche in tal caso si tratta di una cosa negativa per chi subirà le conseguenze di questa svolta politica, ma sarà positiva per tutti i cittadini onesti e anche per chi parla.

Insomma la frase si usa prima che le cose accadano, e questa è anche una cosa che contraddistingue, che differenzia l’espressione da altre simili, altrettanto informali, che invece si usano più a posteriori, dopo che le cose sono accadute. Ad esempio:

– ne sono successe di tutti i colori;

Questa frase è sicuramente più usata al passato che al futuro: “ne accadranno di tutti i colori”.

– ne ho viste/lette/sentite di cotte e di crude, ne sono accadute di cotte e di crude

Anche questa si usa molto più al passato che al futuro (ne accadranno di cotte e di crude).

Invece “vederne delle belle” si usa prevalentemente al futuro, ma troverete anche utilizzi al passato se cercate su internet.

Bene spero vi sia piaciuta la spiegazione di questa espressione italiana.

Provate ad usarla con i vostri amici, per fare pratica e per non dimenticarla.

Prima di salutarvi vi ricordo che l’Associazione Italiano Semplicemente è aperta a tutti, quindi  chiunque può richiedere di aderire. È un’associazione ufficialmente registrata, quindi sicura: ha uno statuto, cioè un regolamento che vi invito a leggere prima di richiedere l’adesione. La quota di iscrizione varia da paese a paese e questo lo abbiamo fatto per venire incontro ai paesi meno ricchi.

Un caro saluto a tutti e grazie ancora a chi sostiene Italiano Semplicemente con una donazione personale e continuate a seguirci perché sicuramente ne vedrete delle belle!

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