Ma non mi dire!

Ma non mi dire!

episodio 1231

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Trascrizione

ma non mi dire!

Bentornati nella rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

Bentornati a Italiano Semplicemente.

Oggi vediamo un’espressione molto comune nell’italiano parlato: “ma non mi dire!”, oppure semplicemente “non mi dire!”.

Abbiamo già visto qualcosa del genere. Infatti vi ricordo l’episodio dedicato al’espresisone “non mi dirai che…” e in quella ocasione ho usato anche non mi dire che… usando la forma presente anziché il futuro.

Notate però che oggi sto parlando dell’esclamazione “ma non mi dire!”, che termina (essendo una esclamazione) con un punto interrogativo e non prosegue con “che…”

Ebbene, stavolta stiamo esclamando qualcosa. Ma cosa?

A prima vista questa espressione potrebbe sembrare una frase di sorpresa. Letteralmente infatti significa qualcosa come: non dirmelo, oppure non me lo dire!

Ma nella realtà, molto spesso, succede esattamente il contrario.

Quando diciamo “ma non mi dire!” non stiamo esprimendo sorpresa. Anzi, di solito la usiamo quando non siamo affatto sorpresi, quando la cosa detta è ovvia, prevedibile oppure semplicemente già nota, ma stiamo facendo itonia, e se facciamo ironia c’è qualche motivo.

È quindi un’espressione ironica. Vediamo che tipo di ironia però.

In pratica è come dire:

  • lo sapevo già
  • era ovvio
  • non mi stupisce per niente

Vediamo qualche esempio.

Immaginate questa situazione.

Un tuo collega arriva in ufficio e vi dice:

Sai che Marco è arrivato in ritardo anche oggi?

E tu risponderai:

Ma non mi dire!

In realtà non sei sorpreso affatto. Marco arriva sempre in ritardo, quindi la cosa era abbastanza prevedibile. Si finge sorpresa, ma la finzione è ironica e perfettamente compresa da chi ascolta. Chi ti ascolta ha capito perfettamente che stai facendo ironia e che non sei affatto stupito.

Oppure un altro esempio.

Qualcuno dice:

Se mangi molti dolci ingrassi.

E voi potreste rispondere ironicamente:

Ma non mi dire!

Cioè: è una cosa talmente ovvia che non c’era nemmeno bisogno di dirla.

Vediamo ancora un esempio.

Il governo ha aumentato di nuovo le tasse.

Risposta:

Ma non mi dire!

Qui il senso è: non sono affatto stupito, purtroppo succede spesso.

Una risposta del tutto analoga, ma sotto forma di domanda è:

Non mi dire che non lo immaginavi!

In questo modo stai dicendo che tu non sei stupito/a e che non dovrebbe esserlo neanche il tuo interlocutore. Come a dire: io lo avevo immaginato, e tu no?

Chiaramente anche il tono della voce è importante. Se la frase è detta con un certo tono ironico o sarcastico, allora significa proprio il contrario di quello che sembrerebbe. Voglio dire che se si usa un tono di vera sorpresa, potrebbe sembrare un vero stupore, come a dire:

Davvero? non ci posso credere!

La struttura della frase è interessante.

Abbiamo “non mi dire”, cioè “non dirlo a me”, e spesso davanti si aggiunge “ma”:

“Ma non mi dire!”

Questo “ma” serve semplicemente a rendere l’esclamazione più naturale e più espressiva. Se aggiungete questo “ma” rendete ancora più chiaro il senso ironico e difficilmente qualcuno potrà pensare che siate veramente stupiti.

Ad ogni modo, “non dirlo a me“, sebbene sia una frase teoricamente equivalente a “non mi dire” ha ancora un altro significato nel linguaggio comune. Tranquilli, lo spiegherò non prossimo episodio.

Restando su “ma non mi dire“, questa, tra amici, è un’espressione molto comune e spesso si usa anche in modo scherzoso. A volte però l’ironia può divemtare maliziosa o acida, a seconda dela situazione.

Anche queste sfumature dipendono dal tono oltre che dal contesto.

Quindi oltre al tono scherzoso, in alcuni casi invece può essere leggermente sarcastica, soprattutto se qualcuno sta dicendo qualcosa di molto ovvio.

In italiano esiste anche un’altra esclamazione che può avere un significato del tutto equivalente che è:

“Chi l’avrebbe mai detto!”. Notate che anquesta questa è una esclamazione e non una domanda (o se vogliamo è una domanda retorica) e anche questa, a seconda del tono usato, può essere interpretata come manifestazione di stupore, oppure una battura ironica.

Bene, anche per oggi abbiamo visto una piccola espressione dell’italiano parlato.

Adesso ripassiamo con sei membri dell’associazione Italiano Semplicemnete.

Ripasso in preparazione

Maria Eugenia Argentina 🇦🇷⁩: Giovanni, non mi dire che credi che per fare ironia bisogna per forza pontificare sui massimi sistemi: basta mettere per iscritto due parole in virgolettato e, con un tono affabile, aggiungere “nevvero?”… e c’è di che far suscitare sorrisi!

Osvaldo Brasile 🇧🇷⁩: Io però faccio sempre attenzione a non *passare il segno: con i suscettibili basta una svista o un refuso e, apriti cielo, partono sfuriate che non vi dico!

Christophe Francia: Tuttavia, l’ironia migliore è quella che provoca risate a scoppio ritardato: sulle prime non si capisce ma poi si scoppia a ridere!

Carlos USA⁩: a me invece l’ironia non piace. Si può sempre essere malintesi e poi non ci lamentiamo se veniamo apostrofati.

Barbara Polonia⁩: suvvia, mica possiamo sempre essere seri!
Ancora ancora al lavoro, ma almeno tra amici non c’è rischio di malintesi e disguidi.

Marcelo: ritenendo di fare cosa gradita, finisco Io il ripasso in questo modo. Non so se si è capita l’ironia….

L’anticamera del cervello (ep. 986)

L’anticamera del cervello (scarica audio)

anticamera del cervello

Trascrizione
Dopo avervi spiegato l’espressione “carezzare un’idea” e “sfiorare un’idea“, a questo punto devo necessariamente parlarvi dell’anticamera del cervello.

Il termine “anticamera” va spiegato.

Ve lo spiego.

Un’anticamera è una stanza o uno spazio che precede un ambiente principale, come una camera, appunto, o una sala.

È generalmente più piccola dell’ambiente che viene dopo.

L’anticamera si trova quindi in un punto precedente rispetto alla camera. Per entrare nella camera bisogna per forza passare per l’anticamera.

È un termine che si usa moltissimo in senso figurato. Continuiamo a parlare di idee.

Pensate adesso alla Camera come alla mente umana.

Chiaramente il nostro cervello non ha nessuna anticamera, ma pensiamo, per capire questa espressione, ad un pensiero, che anziché entrare nella mente ed essere elaborato, passa per l’anticamera e poi si ferma, oppure non passa neanche per l’anticamera del cervello.

Quindi, quando un pensiero non passa neanche nell’anticamera del cervello, è chiaro che è lontano dalla mente.

Allora se io dico ad esempio:

Non ti passa nemmeno per l’anticamera del cervello di avvisarmi quando hai un problema?

Vuol dire che sono arrabbiato perché tu hai avuto un problema e non mi hai avvisato.

Si usa il verbo passare.

È come dire: non hai neanche lontanamente pensato di avvisarmi; non ti è proprio venuto in mente questo.

Il pensiero di chiamarmi per avvisarmi non ti ha neanche sfiorato, potrei dirti.

Se però sono arrabbiato, usare l’espressione di oggi è più appropriato.

Si usa sempre e solo in espressioni negative, proprio come “sfiorare un’idea”; dunque generalmente anche questa espressione esprime irritazione e lontananza da un’idea. Qualcosa è lontanissima dalle intenzioni di qualcuno.

Al governo non gli passa neanche per l’anticamera del cervello di ridurre le tasse sulla Benzina.

Cioè:

Al governo non ha nemmeno sfiorato l’idea di ridurre le tasse sulla Benzina.

Evidentemente anche qui sono abbastanza irritato. Sono irritato perché le intenzioni del governo non sono assolutamente quelle di ridurre queste tasse.

Quante volte avete sentito qualcuno dire:

È vero, l’ho letto su internet!

La prossima volta avete la risposta pronta:

Scusami, ma non ti passa neanche per l’anticamera del cervello l’idea che non tutto quel che viene pubblicato sui social sia vero?

In uno dei prossimi episodi vediamo meglio il senso figurato di “anticamera“, che si usa in tante situazioni diverse. Per ora facciamo un ripassino dedicato al’amicizia.

Danielle: Chi sono i veri amici? Di sicuro non sono quelli che cercano di ingraziarsi con te. Anzi, sono quelli che ti fanno notare i tuoi errori, ogni tanto persino spiattellandoti la verità in faccia, se ne hai bisogno…

Estelle: Secondo me i veri amici sono quelli che puoi chiamare per chiedere aiuto qualunque sia la situazione. È una relazione sincera e senza filtro. Sono persone sulle quali puoi contare anche dopo una lunga assenza.
Spesso non ci si vede da illo tempore, vuoi per percorso di vita, vuoi per imprevisti che accadono. Poi ci ritroviamo, magari per caso, e tutto si svolge come se ci fossimo lasciati il giorno prima.

Marcelo: Ogni volta che penso all’amicizia, mi chiedo se esiste un problema la cui entità possa rompere anche l’amicizia più solida. Preferisco però restare col dubbio.

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891 Come ti viene?

Come ti viene?

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Trascrizione

Ma come ti viene?

Se qualcuno vi fa questa domanda, non è un buon segno! Infatti significa che avete detto o fatto qualcosa di molto strano, che questa persona non condivide e non gradisce.

Come ti viene?

Ma come ti viene?

Un’espressione colloquiale che spesso significa semplicemente:

Come ti viene in mente?

Come fai a pensare queste cose?

C’è dunque una disapprovazione, perché evidentemente hai fatto un pensiero apparentemente strano, hai detto qualcosa di poco logico o sei giunto a una conclusione bizzarra, o fantasiosa, creativa, nella migliore delle ipotesi.

C’è quasi sempre un giudizio negativo.

Spesso si aggiunge “dico io”.

Ma come ti viene, dico io?

C’è anche un po’ di ironia, del sarcasmo in questo giudizio, quindi è un commento anche irrispettoso per un pensiero non condiviso perché giudicato veramente strano, illogico o persino assurdo.

Altre volte invece l’espressione “come ti viene“, espressa in forma di domanda, non è l’abbreviazione di “come ti viene in mente”, ma è più una critica a una reazione spontanea.

Siamo molto vicini comunque nell’uso.

Il primo uso è più rivolto alla stranezza del pensiero, dell’idea, giudicata troppo fantasiosa e illogica o sbagliata; il secondo è più una critica alla spontaneità e più spesso ai comportamenti che ai propri pensieri.

Abbiamo già visto insieme l’uso di “uscirsene“, ricordate? Spesso, le due espressioni si somigliano, quindi “come ti viene?” in questo secondo utilizzo, somiglia molto a “come te ne esci così?”

Anche qui c’è un giudizio negativo.

Usare il verbo “venire” può sembrare strano, ma spesso anche quando si vuole esprimere un pensiero istintivo, spontaneo si usa dire:

Mi viene da pensare…

Mi verrebbe da dire…

Mi viene spontaneo…

Mi viene naturale…

Il verbo venire indica in questo caso qualcosa di spontaneo, un pensiero, il primo pensiero che viene in mente, la prima cosa che viene in testa.

Allora “come ti viene?” esprime incredulità per una frase pronunciata, per una battuta fatta, o per un’azione fatta, che sembra come minimo molto strana, ma spesso si disapprova fortemente quanto si è appena ascoltato perché va contro la logica o è contrario a determinati valori o comportamenti che si danno per scontati.

Vediamo qualche esempio:

Una donna trova del rossetto sulla camicia del marito.

Lei pensa e dice (giustamente) che il marito la abbia tradita, ma il marito prontamente risponde:

Ma come ti viene in mente che io ti tradisca?

Oppure:

Ma come ti viene?

Cioè: come puoi pensare questo? Perché sei giunta a questa conclusione? Cosa te lo fa pensare?

In questo modo il marito vuole far sembrare strano e illogico il pensiero della moglie.

Un altro esempio:

Vedo mio fratello che si fa il bagno al mare nel mese di gennaio con una temperatura di 3 gradi. Allora posso dirgli:

Ma come ti viene di farti il bagno con questo freddo?

Cioè: come ti viene in mente di farti il bagno con questo freddo?

Ma come ti viene di fare una roba del genere?

C’è chiaramente stupore e disapprovazione per qualcosa di illogico, di non comprensibile. Sembra si stia chiedendo una spiegazione, perché la frase è espressa in forma di domanda, ma in realtà è una domanda retorica.

Si può anche mettere il punto esclamativo al posto del punto interrogativo.

Ma come ti viene!

In questo esempio è esattamente come dire “come ti viene in mente di fare/dire/pensare” eccetera eccetera.

Un terzo esempio:

Tu mi dici che sei stufo della vita che fai e allora hai deciso improvvisamente di licenziarti dal lavoro e andare a fare il senzatetto, il cosiddetto “barbone”.

Ma come ti viene?

Ma come ti viene di licenziarti e andare a fare il senzatetto?

Cioè: Ma come ha fatto a venirti in mente di licenziarti e soprattutto di fare una vita da senzatetto? Sei impazzito? Qual è la logica?

Questo esempio è una via di mezzo tra i due utilizzi di cui vi ho parlato perché si sta commentando un’azione che sembra improvvisa, spontanea, naturale.

In qualche caso poi “come ti viene” può esprimere un complimento, un apprezzamento per la spiccata fantasia, creatività o la presenza di spirito. Infatti potrei fare una battuta spiritosa, potrei commentare qualcosa che denota creatività e allora la reazione di qualcuno potrebbe essere questa:

Ma come ti viene?

Cioè:

Come ti vengono queste battute?

Come fanno a uscirti spontaneamente questi pensieri?

Se invece questa spontaneità non è gradita, evidentemente si tratta di una critica.

Ad ogni modo il verbo venire si associa alla spontaneità, a un pensiero o delle parole che vengono spontaneamente, che nascono senza pensarci, in modo naturale.

Adesso un bel ripasso all’insegna del nuovo anno.

Marguerite: vuoi proprio un ripasso all’insegna dell’anno nuovo Gianni? Ma come ti viene, dico io. A inizio anno un ripasso conforme a caratteristiche ancora ignote, ma come si fa? Mi spiace, veditela tu.

Ulrike: E ti pareva, il solito bastian contrario! Smorza i toni Marguerite e facci sapere i tuoi propositi e speranze per il nuovo anno.

Marcelo: Anch’io sono del tuo stesso avviso Ulrike. Fare dei ripassi ogni giorno è utile per dare il nostro meglio quando ci esprimiamo in italiano. Per me sono sempre congeniali al mio modo di imparare!…. Tutt’al più occorre lavorare un po’ più rispetto allo studio della grammatica, ma che vuoi!

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874 Di già?

Di già? (scarica audio)

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Il titolo di questo episodio è “di già?”. Si tratta di una domanda con cui si manifesta stupore per qualcosa che termina prima del previsto, o prima di quanto vi aspettavate. Lo avevamo già accennato in un episodio passato ma oggi vorrei dire qualcosa in più.

Finita la spiegazione.

Proprio adesso voi potete rispondere così:

Di già?

Cioè: hai già finito?

Oppure: cosa? È già terminata la spiegazione? Così presto? Davvero?

Si potrebbe anche dire: di già terminata?

Hai di già finito?

O, meglio ancora:

Hai finito di già?

Semplice vero?

Altre volte poi non c’è il punto interrogativo. Es:

Dopo due minuti avevo finito di già.

In questo modo c’è qualcosa di inaspettato, c’è stupore per una fine prima del previsto.

Se volete, posso aggiungere che a volte si usa anche ironicamente, perché ciò che pensate è esattamemte il contrario.

Es:

Dopo due ore che aspetti sotto casa la tua fidanzata, lei ti dice:

Sono pronta, adesso scendo!

Risposta: di già?

State attenti perché potreste risultare ironici anche non volendo.

Notate che volendo potete eliminare la preposizione “di” e il senso non cambia. C’è solamente meno enfasi sulla meraviglia.

La preposizione “di” si usa davanti a “già” non solo in questo caso, però sicuramente col punto interrogativo va interpretata in questo modo.

Es. Se dico che:

Il Covid ha aggravato una situazione di già difficile per la popolazione, colpita precedentemente dalla crisi economica.

In questo caso non c’è nessuna meraviglia e la preposizione ha solamente il ruolo di sottolineare che la situazione era (di) già difficile da prima che arrivasse il Covid.

Anche stavolta però possiamo eliminare “di” e la frase ha ugualmente senso.

Anche esempi come quest’ultimo che ho fatto sono molto frequenti. Accade ogni volta che volete enfatizzare un evento che peggiora una situazione (di) già complicata prima che accadesse:

Il terremoto ha peggiorato le condizioni della casa, di già compromesse dall’uragano della scorsa settimana.

Vediamo un terzo utilizzo con alcuni esempi:

Quando avevo tre anni ho scoperto che il mondo era qualcosa di già esistente.

L’ultima sfilata di moda a cui ho assistito era un mix tra nuovo e di già visto.

Tra i membri del nuovo governo ce ne sono di nuovi e di già noti.

I soldati, benché di già stanchi, continuarono a lottare

Non c’è meraviglia però neanche in questi casi. Verrebbe anche qui voglia di eliminare la preposizione vero? Spesso in effetti all’orale si preferisce non utilizzarla, ma a volte è necessaria perché serve a specificare, a fare delle distinzioni (di nuovi e di già noti, un mix tra nuovo e di già visto) o a far rientrare qualcosa in una categoria (qualcosa di già esistente).

Oggi comunque volevo solamente spiegarvi l’uso di “di già?” ma come al mio solito mi sono dilungato. È qualcosa di già visto comunque, giusto?

Ripassiamo adesso:

Irina: ragazzi, siamo lontani da casa questo fine settimana dopo aver abbozzato quattro ore di noiosissima macchina ieri sera. Mentre ci avvicinavamo alla destinazione ci siamo accorti di essere in riserva. Quindi ci siamo fermati per fare benzina. E chi ti trovo alla pompa di benzina accanto? Un mio collega di lavoro! Una sorpresa che non ti dico!

Albéric: lui ci vede subito e ci fa “cosa ci fate qua?” Gli abbiamo risposto subito dicendo che siamo venuti per far visita a mio fratello e poi gli abbiamo posto la stessa domanda. Ma lui invece era molto restio a rispondere. Infatti avevamo subito sentore che qualcosa di strano stesse succedendo.

Karin: e allora? Non teneteci sulle spine! Ha tagliato corto ed è partito subito o cosa?

Natalia: sì, ma prima che fosse riuscito a darsela, ho buttato un occhio nella sua macchina e ho intravisto una signora che mi sembrava un’infermiera dal nostro reparto: era tutta in ghingheri, Non era di certo sua moglie, che ho incontrato più volte. Per non farlo innervosire ulteriormente ho fatto la finta tonta e non ho detto piu’ niente.

Estelle: mi sa che alla fine è una vicenda di cui non si parlerà mai piu’. Tra l’altro non voglio rovinarmi l’idea positiva che ho di lui come professionista indefesso sempre pronto a tendere la mano ai colleghi. Comunque, se ne parlassimo, finirebbe in difficoltà e gli toccherebbe giurare e spergiurare di non aver fatto nulla di inappropriato.

Giovanni: e rieccomi qua! Per finire, se volete, abbiamo due episodi sull’uso della preposizione di. Se non credete sia un di più, andate subito a leggerli. Che volete di più?

le preposizioni semplici

di e da

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873 Chi ti incontro?

Chi ti incontro?

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Ci sono tanti modi per esprimere stupore, meraviglia, nella lingua italiana.

Ne abbiamo già visto qualcuno anche in questa rubrica.

Mi riferisco ad esempio all’espressione “hai capito!” oppure “Caspita!” e anche “non mi dirai che” e “ma dimmi tu”e altre ancora.

Ogni volta cambia il tipo di stupore o la situazione.

Oggi vediamo un modo per esprimere uno stupore che abbiamo provato incontrando una persona.

In particolare, questa modalità espressiva si usa quando raccontiamo questo incontro inaspettato ad un’altra persona, e per manifestare questa meraviglia e incuriosire il nostro interlocutore, si può dire ad esempio:

indovina chi ti incontro?

Veramente strana come costruzione non è vero? Strano anche perché si usa il presente indicativo del verbo e non una forma del passato. Ma l’espressione funziona così.

La stranezza deriva anche dalla presenza di questo “ti” che qualcuno, a ragione, potrebbe definire “pleonastico” cioè inutile, di troppo. Abbiamo visto in un recente episodio il “non” pleonastico. Se lo avete dimenticato ve lo ricorderò tante volte finché non lo memorizzate!

In effetti questo “ti” in questo caso è proprio un pronome pleonastico, quindi sarebbe inutile, se non fosse che in questo modo si aggiunge un tono di ironia e si sottolinea maggiormente lo stupore.

A volte si dice anche:

Indovina chi ti vado ad incontrare?

Stesso significato.

Raramente può capitare di incontrare anche:

Chi non ti vado a incontrare?

Chi non ti incontro?

In questo casi c’è anche un “non” pleonastico, l’ennesimo caso, dopo quelli che abbiamo visto proprio in un episodio dedicato al “non” pleonastico.

Comunque, normalmente (per fortuna) la frase non presenta questa negazione. Accontentiamoci del “ti” pleonastico che è meglio!

Vediamo qualche esempio per prendere maggiore confidenza con l’episodio di oggi.

Sai, ieri al lavoro sono entrato all’improvviso nella stanza della direttrice per prendere un documento. Avevo una urgenza e così non ho neanche bussato. Ma, ta-da! Chi ti incontro appena entro? C’era Mario che stava baciando la Direttrice appassionatamente. Non ti dico che imbarazzo!

Evidentemente questo incontro era assolutamente inaspettato e in questo modo voglio trasmettere questo mio stupore al mio interlocutore.

È una modalità colloquiale ma molto usata tra amici, colleghi e familiari.

Questo “ti” pleonastico non può diventare un “vi“. Il “ti” è invariabile, anche quando non parlo di me:

I miei figli aprono la porta e ti trovano una ragazza completamente ubriaca a terra!

Si, avete capito bene: si possono usare anche altri verbi oltre a incontrare, come trovare o scoprire.

Vediamo ancora altri esempi. Prestate attenzione al tono in particolare.

Ho voluto rilassarmi una settimana lontanissimo da tutti, così sono andato in Brasile, ad Araraquara, vicino San Paolo. Ma chi ti vado ad incontrare? La mia collega Giuseppina in vacanza con l’amante! Incredibile quanto è piccolo il mondo!

Si può usare poi non solo con le persone:

Appena arrivo a casa di Maria, ti trovo un caldo asfissiante!

Notate che se uso questa espressione non significa necessariamente che questa sorpresa è non gradita. Si tratta solo di una sorpresa.

Ho controllato i compiti dei ragazzi e chi ti vado a scoprire che ha copiato tutto? Proprio Giovanni che si vantava di essere il primo della classe.

Ho rovistato nello zaino di mia figlia. Non puoi capire cosa non ti scopro! Dei profilattici!!!!

Avrete notato che, se pronunciate la frase con tono interrogativo, si tratta anche di una domanda retorica. Si può comunque anche pronunciare con tono esclamativo. C’è meno ironia ma l’effetto meraviglia non cambia.

Adesso ripassiamo.

Anthony: Ragazzi, posso raccontarvi una barzelletta sconcia?

Irina: Vi rendete conto che ogni tanto Anthony sembra avere una voglia impellente di raccontare una barzelletta un po’ troppo osé?

Hartmut: tra l’altro ogni due per tre se ne esce con una sciocchezza o ciofeca che dir si voglia.

Estelle: devo dire che in queste discussioni sono solita difenderlo, ma questa volta no! Stavolta sono più che mai di diverso avviso rispetto alla sua idea di ciò che è divertente. Risulta spesso sopra le righe e la cosa mi dà pure un po’ sui nervi.

Anthony: ma è mai possibile che la mia battuta vi sia andata così di traverso?Allora prendo atto del fatto che un po’ di sana sconcezza a voi non sconfinfera.

Peggy: ma dai Anto’, che palle! Fai conto che non abbiamo detto niente! Sono battute da prendere con filosofia! Mi fa specieche proprio tu non le capisca!

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