636 Nisba

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2 minuti con Italiano Semplicemente – Episodi 301-400- (MP3+PDF)

Il segno del Leone: tratti del carattere, aggettivi, pregi e difetti.

Audio

Trascrizione

Giovanni: Benvenuti nel segno del Leone. L’animale credo lo conosciate tutti, il “Re della foresta”, così si fa chiamare, o meglio così’ lo chiamiamo noi esseri umani.

Ma anche nello zodiaco il leone è il re. Siamo di fronte al re dello zodiaco. Il re dei segni zodiacali.

Cosa significa?

I segni zodiacali a voi che state cercando di migliorare il vostro italiano, sono stati pensati per capire come descrivere il carattere delle persone, e già solo da questo dettaglio che vi ho detto: il re dello zodiaco, si può intuire che la personalità del Leone è tutt’altro che priva di sapore e di spessore.

Il Leone è un segno di fuoco, ed è anche un segno fisso.

Abbiamo già descritto queste caratteristiche dei segni zodiacali. I segni di fuoco sono Ariete, Leone e Sagittario. Essere un segno di fuoco significa essere persone creative, calde e luminose. Creatività, energia, ma anche istinto, intuito, entusiasmo, coraggio, e spesso impulsività e slancio. Questo sono i segni di fuoco. Le persone di uno di questi segni sono spesso anche individualisti, hanno una forte capacità di decisione ed orgoglio.

Poi è un segno fisso, cioè cade al centro di una stagione, non si trova al limite tra una stagione ed un’altra. E la sua stagione è quella più calda, l’estate. E durante l’estate il Sole scalda il Leone, e lo fa brillare. Potremmo anche dire che il Leone brilla di luce propria, perché è l’energia che scorre nelle sue vene.

Cosa voglio dire quando una persona brilla di luce propria? In genere questo accade perché queste persone hanno un forte ego, un forte senso dell’io, una forte personalità: non sono persone che passano inosservate, tutt’altro, sanno ciò che vogliono, e lo mostrano senza remore, senza timore, rischiando ovviamente di risultare evidenti, a volte ingombranti.

Iniziamo da questo: i leoni sono spesso ingombranti. Tutti gli aggettivi che abbiamo visto finora di questo segno adesso li spieghiamo bene, iniziando proprio dalla loro presenza ingombrante.

Ulrike: trovo interessante l’aggettivo ingombrante. Cosa sai dirci del significato?

Giovanni: Grazie Ulrike della domanda. L’aggettivo ingombrante viene spesso associato alla presenza: una “presenza ingombrante” parlando di una persona: Giovanni è una presenza ingombrante. Non è certo un complimento però.

Il senso è chiaramente figurato, perché ingombrante vuol dire che ingombra, cioè che occupa un grande spazio, e così facendo rende inutilizzabile una eccessiva quantità di spazio; è voluminoso. Questo è quanto si dice di un mobile ingombrante, ma in senso figurato quando una persona la definiamo tale significa che toglie spazio agli altri e che non possiamo far finta che non esista.

Una persona la cui presenza mette a disagio altre persone, o suscita anche fastidio. Una simile persona è invadente (nel senso che invade, occupa spazio altrui) scomoda (non si tratta facilmente con una persona così), inopportuna a volte (si comporta in modo sconveniente in circostanze che richiedono invece un comportamento diverso, più opportuno appunto). Questi sono altri termini abbastanza simili.

Il Leone in effetti non conosce le mezze misure. Non è una persona moderata, che sa gestire gli equilibri in modo ragionato, che pensa ai compromessi tra i vari interessi: per lui non esistono le mezze misure, e si dice così quando si parla di persone decise, che o vogliono ottenere il massimo dalle cose, oppure meglio niente, meglio niente che una via di mezzo, una “mezza misura”, appunto. Il suo obiettivo, di solito, ciò a cui mira un leone, è tutto, perché il leone non conosce le sfumature. non conosce le differenti tonalità di grigio. Esiste solo il bianco ed il nero.

Ma non dovete pensare, dalle mie parole, che i leoni sia egoisti, perché invece il segno è molto generoso, uno di quelli che adorano invece condividere con gli altri.

Ricordiamoci che il calore si trasmette, e le persone calorose, calde, trasmettono il loro calore a chi sta loro vicino. In questo modo il leone dà anche prova di sè, mostra a tutti che è lui il “re della foresta”. Anche con i bambini riesce ad essere affettuoso ed amorevole.

Il Leone infatti non passa inosservato, tutti si accorgono di lui: è estroverso, volitivo, sprizza gioia di vivere ed è un leader nato. E’ lui il numero uno, il leader, colui che calamita l’attenzione di tutti gli altri.

Ma vediamo meglio la volitività. Cos’è? la volitività è la caratteristica delle persone volitive, ed il volitivo è colui che ha una capacità decisa e durevole a volere.

Il volitivo non si arrende mai, punta l’obiettivo e non lo molla, non lo abbandona. Il volitivo vuole, è deciso a volere e non si arrende al primo nè al secondo inconveniente che incontra sulla sua strada.

I suoi sogni sono sempre i più grandi: diventare presidente come Obama (è un Leone), essere la star del rock (Madonna è del Leone). I leoni sono seguiti dalle masse, anche nel piccolo il leone è quello del gruppo che si fa notare di più, il leader, colui che sa scaldare i cuori, che sa essere travolgente. In fondo non ha mezze misure il leone.

Ulrike: e cosa significa travolgente? Da dove deriva questa parola?

Giovanni: travolgente riferito alle persone, ha un significato figurato: una persona travolgente è una persona che conquista, che trascina irresistibilmente, colui che riesce a conquistarti col suo entusiasmo; ed il Leone è trascinante, coinvolgente, prorompente. La sua eloquenza travolgente; il suo modo di parlare quindi, riscuote sempre un successo travolgente. A volte è la sua simpatia a travolgere tutti, altre volte è la sua passione travolgente a calamitare tutti attorno a sè.

Travolgente da dove deriva? In senso proprio, non figurato, si riferisce alla forza della natura: un vento travolgente, che abbatte ogni resistenza; che non incontra ostacoli e che quindi ti travolge, ti inonda, ti sorprende. La sua forza impetuosa, irresistibile, a volte violenta, non incontra resistenza. Ti travolge, appunto. Il loro attivismo ed entusiasmo si notano, eccome.

Difficilmente, infatti, incontrerete dei Leoni che non fanno nulla, che sono cioè nullafacenti o nullatenenti.

I loro sogni sono grandiosi, magari sono sogni artistici, ma sicuramente ci sono forti possibilità di un futuro successo.

Il leone non si nasconde, non lo fa neanche in amore. E’ limpido, tutte le sue dimostrazioni sono plateali. Anche in amore si fa rispettare ed è coerente con quanto detto finora. Anche qui è travolgente: il suo potenziale partner si accorge di lui o di lei perché non può fare altrimenti: attenzioni continue, regali, plateali dimostrazioni anche in questo campo, e pazienza se anche gli altri se ne accorgono!

Andrè: qual è il significato di dimostrazioni plateali?

Giovanni: Grazie della domanda Andrè. plateali viene da platea, che significa piazza. Questo termine viene usato in due modi diversi, ed in questo caso significa “evidente”. Un gesto plateale, ad esempio, è un gesto chiaro, evidente, aperto, che tutti possono vedere, un gesto che non è possibile venga frainteso il significato. Il gesto plateale, così come le dimostrazioni plateali, sono comportamenti, atteggiamenti con cui si vuole dimostrare chiaramente, senza ambiguità, qualcosa. Si tratta di gesti chiari ed a volte quasi ostentati, ed infatti il termine plateale ha anche un significato negativo, inteso come qualcosa di volgare e grossolano, poco delicato, fatto solo per farsi notare.

Quindi una dimostrazione plateale esprime la volontà chiara di dimostrare qualcosa senza troppo badare ad altro. La cosa che conta è che venga capita l’intenzione di chi compie il gesto, senza ambiguità, e per questo spesso è considerato un po’ eccessivo e vistoso.

Si parlava anche di amore, e il leone ha anche un’altra caratteristica molto apprezzata in quest’ambito: la virilità. Il leone è virile.

Bogusia: non conosco l’aggettivo virile. Potresti spiegarmi per favore?

Giovanni: Certo Bogusia. La virilità è un tipica caratteristica dell’uomo. Significa proprio mascolino. Quindi chi ha il pelo sul petto è un uomo virile, ma in senso figurato indica un comportamento dei maschi, spesso apprezzato, altre volte no. Il virile è maschio, piace perché deciso, fermo, risoluto. Proprio come il leone.

Al leone non mancano i difetti e questo lo abbiamo già visto parlando di ingombranza e ego eccessivo. Loro amano essere apprezzati, stimati, amano i complimenti, ma amano anche le sfide, le conquiste sofferte: più è alta la posta, maggiore è la soddisfazione.

Di conseguenza le lodi eccessive e le critiche possono dar fastidio: i leoni sono suscettibili all’adulazione.

Sono encomiabili per il loro impegno e dedizione, la loro voglia di vincere sempre, e la pazienza che mettono, e il cuore, e l’entusiasmo, e il trasporto ma troppe lodi gli danno fastidio, così come una frase sbagliata può dare loro mollto fastidio. Sono encomiabili ma suscettibili. Possono reagire in modo stizzito, diciamo mostrando uno stizzito orgoglio.

Khaled: Ci potresti dire del termine encomiabile?

Bogusia: cosa significa stizzito orgoglio?

Giovanni: grazie delle vostre domande Khaled e Bogusia. Encomiabile significa degno di encomio, cioè degno di ricevere una lode, un encomio, un complimento.

Invece la parola suscettibile ha a che fare con lo stizzito orgoglio. Suscettibile significa che bisogna stare attenti perché il loro orgoglio è grande. I leoni sono orgogliosi e a volte altezzosi, e difficilmente sono in grado di sopportare, fa passare una battuta di cattivo gusto. Se si sentono feriti, reagiscono in maniera aggressiva, reagiscono in modo stizzito, perché il loro orgoglio è stato colpito. Reagire in modo stizzito vuol dire che si è ricevuta un’offesa, e la reazione è immediata. Stizzito significa irritato, risentito, molto infastidito. Infastidito in questo caso nell’orgoglio che è stato ferito.

Questa, in breve, è la suscettibilità. E Il contrario è paziente, tollerante, equilibrato. Ma il leone, non pazienta, non tollera, e abbiamo detto che non ha mezze misure, quindi l’equilibrio non è cosa sua. Il leone odia il nichilismo.

Andrè: non ho la più pallida idea di cosa significhi nichilismo.

Giovanni: è un termine filosofico, ma nel linguaggio più comune il nichilista è colui che ha un atteggiamento rinunciatario, perché è convinto che tanto non serve a nulla, tutto è inutile. Ma evidentemente i nichilisti hanno poca stima nei propri confronti. Non è il caso del leone.

Abbiamo anche detto altezzoso come aggettivo. Simile ad orgoglioso, ma molto peggio: essere altezzosi è avere una boria, una presunzione offensiva nei propri atteggiamenti, nei rapporti sociali, che dà molto fastidio alle altre persone.

La boriosità è fastidiosissima. Il borioso, l’altezzoso, cammina a testa alta con sguardo fiero, sicuro di sè, un abituale atteggiamento di sprezzante superiorità e grandezza, rispetto agli altri, ma è più presunta, più nella sua testa, che reale. Si dice presuntuoso normalmente, perché il presuntuoso presume di essere migliore degli altri, lo immagina, ma agli occhi degli altri non lo è affatto. Insomma la presunzione, l’altezzosità e la boria (attenzione all’accento) che si possono vedere nel Leone lo allontanano dal concetto di empatia.

Ma queste caratteristiche appaiono solo se provocate un leone.

La sua fierezza gli inpedisce di essere equilibrato, ma il leone sa essere anche conprensivo. Lui è trasparente, sa esteriorizzare i sentimenti, può reagire male a volte ma sa essere molto magnanimo.

Ecco un’altra caratteristica interessante: la magnanimità.

Rauno: potresti chiarire un po’ che cosa significa esteriorizzazione e magnanimità?

Giovanni: grazie della domanda Rauno. Esteriorizzare significa far uscire fuori, all’esterno. Parliamo di sentimenti, delle emozioni. Essendo un carattere estroverso, il leone esteriorizza, mentre la persona introversa fa l’opposto: interiorizza.

Anche la magnanimità è interessante. Essa consiste nell’essere nobili nell’animo.

Il magnanimo è grande nell’animo, questo è all’origine del termine.

Il magnanimo è colui che si ritiene degno di onori e di fama, degno del successo, ed è veramente degno, altrimenti sarebbe un pusillanime. Chi crede di essere invece non lo è, quindi, si chiama pusillanime, mentre chi merita gli onori che riceve è magnanimo.

Il magnanimo quindi non aspira ad imprese troppo grandi rispetto alle sue capacità. Sa chi è e cosa merita, è ben presente e consapevole. Una qualità che non hanno tutti, evidentemente.

Bogusia: Gianni, quando posso dire che qualcuno è un po’ sfuggente?

Giovanni: grazie della domanda Bogusia. Qualcuno potrebbe in effetti definire il leone un po’ sfuggente. È un leone un po’ diverso dagli altri, perché non lascia trapelare chiaramente i suoi pensieri, i sentimenti, le emozioni. Questo leone è più silenzioso e riservato, un po’ timido forse, ma se riuscite ad avere confidenza con lui o lei, uscirà il vero leone, sicuro e volitivo, uno che sa esteriorizzare, che sa manifestare i propri sentimenti.

Bogusia: ho ancora una domanda. Mi interesserebbe la differenza tra volenteroso e volitivo.

Giovanni: un’ottima domanda Bogusia. Il volenteroso ha volontà, e il leone ha una grande forza di volontà. Il volenteroso ha buona volontà, è diligente, non si distrae, ha voglia di fare. Ma essere volitivi è invece indice di grandissima forza di volontà. Il volitivo si riconosce dallo sguardo, dai gesti, dagli atteggiamenti. L’essere volenterosi non garantisce il successo, anzi spesso si usa il termine quasi per bilanciare un lato negativo:

Il ragazzo non è molto intelligente ma abbastanza volenteroso.

Non si può essere invece abbastanza volitivi. O bianco o nero. Questo è il leone.

Infine volevo evidenziare come il leone vada molto d’accordo con i bambini, come io detto prima. Sono gli unici che possono prendere in giro un leone, che possono ottenere ciò che vogliono da una persona scaltra come sono i leoni.

Monica: ecco la mia domanda. Cosa significa scaltro?

Giovanni: ciao Monica. Scaltro è un altro modo di dire intelligente. La scaltrezza è l’abilità a capire subito una situazione, a capire se qualcosa può essere utile o meno. La persona scaltra si accorge di tutto e sa reagire subito e con efficacia. Una forma di intelligenza che denota una assoluta mancanza di distrazione e un controllo del presente e della realtà. C’è un po’ di furbizia, di astuzia, di attenzione, di concentrazione, ma a volte si usa con una accezione negativa, più legata alla furbizia.

Terminiamo con un esercizio di ripetizione. E con qualche domandina per voi.

Il leone è un pusillanime? Rispondete.

Tutt’altro. È magnanimo.

Il leone è generoso e affettuoso.

Creatività, calore e luminosità.

Ingombrante a volte.

Conosce le mezze misure? No, non le conosce.

È estroverso e non passa inosservato.

Volitivo e travolgente.

Fa gesti plateali a volte.

La virilità è una caratteristica dei maschi del leone.

Encomiabile ma suscettibile.

Odia il nichilismo ma pecca di presunzione.

Magnanimo e mai pusillanime.

A volte sfuggente

Scaltro con tutti, tenero coi bambini.

Un saluto da Giovanni, e grazie a Ulrike, Bogusia, Monica, Khaled, Rauno ed André per il loro contributo.

L’apostrofo nella lingua italiana

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Trascrizione

Buongiorno amici. Io sono Giovanni e voi state ascoltando un episodio di Italiano Semplicemente, un sito in cui si impara a comunicare usando la lingua italiana. Sapete che in questo sito non ci piace parlare di grammatica, lo diciamo sempre. Difficilmente studiare la grammatica non risulta noioso e inoltre tiene lontani coloro che di tempo per studiare non ne hanno molto.

Per questa ragione in Italianosemplicemente.com si realizzano episodi audio come questo. Per aiutare i lavoratori e coloro che hanno poco tempo.

Bene, oggi parliamo dell’uso dell’apostrofo. Una di quelle cose che può creare difficoltà nella comprensione di un italiano quando parla e allo stesso tempo uno di quegli aspetti che caratterizza l’armoniosità di una lingua. E’ anche grazie ad un corretto uso dell’apostrofo che la lingua italiana è così all’udito, all’ascolto.

L’apostrofo inoltre è anche molto usato dai poeti italiani di oggi e di ieri.

Ma quando si può usare l’apostrofo. Beh, innanzitutto cos’è l’apostrofo. Per spiegare questo dobbiamo necessariamente parlare di grammatica, ma questo ogni tanto può andar bene perché comunque faremo molti esempi, sperando di non annoiarvi. Cercherò di essere più chiaro possibile, come al solito.

L’apostrofo è un segno, simile alla virgola, ed infatti possiamo chiamarla anche una “virgoletta” sopraelevata (’), una virgoletta che sta un po’ in alto (sopraelevata) rispetto alle lettere, e sta ad indicare diverse cose. Solitamente l’apostrofo si mette in sostituzione di una vocale che sta alla fine di una parola. Si parla di “elisione di una vocale finale”. Elidere significa eliminare, annullare. Possiamo elidere, eliminare la vocale che sta alla fine di una parole. Allora quando facciamo questo dobbiamo usare l’apostrofo. Ho appena detto “l’apostrofo” e per dire “l’apostrofo” ho usato un apostrofo. Infatti l’apostrofo sarebbe in realtà “lo apostrofo”. Noi eliminiamo, elidiamo la lettera “o” dell’articolo “lo”, sia nello scritto che nella pronuncia e sostituiamo la lettera “o” con un apostrofo.

Perché lo facciamo? Perché si fatica meno a dire l’apostrofo e il suono è più musicale. Infatti la lettera “o” dell’articolo “lo” è troppo attaccata alla “a” di apostrofo.

Quando due vocali di due parole diverse sono vicine, qualche volta possiamo sostituire la prima vocale con un apostrofo. Non sempre però. Quando non possiamo farlo, siamo di fronte ad uno “iato”, una brutta parola, lo so, ma così si chiama.

Sappiate che uno “iato” lo incontrate ogni volta che avete due vocali ma non possiamo sostituire una vocale con un apostrofo. In questi casi abbiamo uno iato.

Ebbene qualche volta possiamo evitare lo iato, come se fosse una malattia, usando un apostrofo.

Ci sono delle regole naturalmente per capire quando possiamo evitare questa malattia.

A volte l’apostrofo è obbligatorio, a volte è facoltativo cioè sta alla vostra facoltà di usarlo: decidete voi se volete usarlo o meno. Altre volte l’apostrofo è vietato: non potete usarlo. In quest’ultimo caso la malattia di nome “iato” è inevitabile. E la cosa brutta è che non esiste la cura!

Bene, come facciamo molto spesso, prima di spiegarvi la regola vi racconto una storia. Poi spieghiamo i perché della storia sull’uso dell’apostrofo.

Prima però devo dirvi che l’apostrofo non si usa solamente per evitare lo “iato”. Si usa anche in altri casi: ad esempio nei numeri (1948 diventa ’48) e “gli anni ‘90” si scrive con l’apostrofo prima di scrivere 90. In questo caso non si parla di elisione, perché non cadono vocali in questo caso. Si parla invece di aferesi.

Bisogna dire che a volte l’apostrofo può sostituire anche un’intera sillaba, ad esempio quando scriviamo la parola “poco” questa può diventare po’ dove la sillaba finale è stata tolta per far posto ad un bell’apostrofo (non è un accento ma un apostrofo. Molti italiani si sbagliano qui). In questo caso si parla di troncamento.

Poi a volte capita di vedere parole in cui manca la prima vocale, tipo ‘nsomma al posto di insomma, ma questo non è linguaggio corretto.

Eccovi la storia dunque, dove troviamo un po’ di tutto: elisioni, aferesi e troncamenti, usi obbligatori, vietati e facoltativi:

C’era una volta uno straniero che sapeva scrivere solo un po’.

L’arte di scrivere d’altronde non è una cosa semplice da imparare. Questo straniero, nato negli anni ’90, non dava importanza all’apostrofo.

Va , l’imparerò col tempo”, diceva al suo professore che insisteva. “Quell‘allievo ho l’impressione che sia un po’ cocciuto”, diceva sempre il professore : “fa tutto di testa sua e dà tutto per scontato, e questo non mi va a genio.

Sono un uomo bravo”, diceva lo studente, e il professore: “sei un brav’uomo, vorrai dire, ma ancora c’è molto da fare perché l’apostrofo lo devi imparare ma lo devi anche studiare, perché sant’Antonio non ti può aiutare!”

“Che c’entra Sant’Antonio?” Diceva lo studente “Comunque lo userò d‘ora in poi, d’altra parte son qui per imparare”

“Ok”, rispose il professore “Tutt‘al più – aggiunse – se proprio non riesci, puoi diventare membro dell’associazione Italiano Semplicemente, dove i membri sono molto motivati, studenti di tutt‘altro tipo rispetto agli altri. Senz‘altro questo t’aiuterà, hanno tutti la buona volontà di seguire le lezioni tutti i giorni”.

“Ah, sì, l’associazione… proprio avant‘ieri ne ho sentito parlare – disse lo studente –ma sono sicuro che non serve a niente!”

Nient‘affatto! – rispose il professore –c’è molto da imparare, e se andrai d’amore e d’accordo con gli altri membri saranno fiori d’arancio, ne sono sicuro. Dai un’occhiata al sito web!

“ok, ci andrò subito allora e se trovo le regole dell’apostrofo le userò subito!

Il professore allora disse: “imparerai subito come evitare lo iato, vedrai, e magari troverai anche un’amichetta…”

Lo studente rispose: “Questo non m’importa, quello che m’incuriosisce per adesso è sapere dov’è che posso usare l’apostrofo e com’è che posso impararlo facilmente!”

Fammi sapere com’è andata ok?

Senz’altro! A domani prof!

Domani vediamo le regole.

Ciao

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A fronte di

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Trascrizione

Eccoci di nuovo qui, sulle pagine di italiano semplicemente, ed io sono Giovanni, la voce principale del sito senonché presidente dell’associazione italiano semplicemente. Senonché vuol dire “anche”. Posso anche dire nonché.

Per chi non lo sapesse, perché per la prima volta ascolta gli episodi di Italianosemplicemente.com in questo sito si impara a comunicare in italiano ed io cerco di aiutare voi stranieri attraverso la spiegazione di frasi come quella di oggi, espressioni che fanno parte del linguaggio comune ed anche a volte del linguaggio formale e professionale.

Per quest’ultima categoria di linguaggio, più difficile, cioè quello professionale e del lacoro, è sicuramente più difficile trovare del materiale su internet. Anche e soprattutto è difficile trovare spiegazioni audio che siano adatte agli stranieri.

L’espressione che vi spiego oggi è in effetti molto utilizzata a livello formale e nelle comunicazioni commerciali e istituzionali. L’espressione è “a fronte di“.

In questa locuzione ci sono due preposizioni semplici: a e di, e la parola “fronte” che probabilmente conoscete già.

La fronte è infatti una parte del vostro corpo (e del mio anche) anzi è una parte del vostro viso che si trova sopra i vostri occhi: diciamo tra i vostri occhi e l’inizio dei capelli. Quello spazio è la fronte. Tecnicamente la fronte è la regione anatomica compresa fra le sopracciglia e la radice dei capelli.

La parola fronte però non è solamente una parte, una regione anatomica, cioè una parte del vostro corpo.
È una parola che si usa anche in molte espressioni italiane e non solo. Ad esempio “essere impegnato su due fronti” , o anche “agire su due fronti” (fronti è il plurale di fronte), “essere sfrontato” .

Esiste anche il verbo fronteggiare, che è un sinonimo di affrontare, che contiene a sua volta la parola fronte all’interno.

La parola fronte poi ha sia il maschile che il femminile: il fronte infatti si usa nel linguaggio bellico (il linguaggio della guerra), per indicare la prima linea: stare al fronte, in guerra, significa essere esposto al fuoco nemico, essere di fronte al nemico. Vedete come l’immagine della fronte, che sta proprio davanti al nostro corpo, viene utilizzata per indicare la parte anteriore, che sta davanti, in molte occasioni diverse, come la guerra appunto. D’altronde anche “stare di fronte” a qualcuno significa avere questo qualcuno davanti a sé. Se ho una persona davanti a me posso dire che sta di fronte a me, e che io ce l’ho di fronte.

Allo stesso modo posso dire che di fronte a casa mia c’è un parco.

“Il fronte” però, al maschile, si usa molto anche nel linguaggio di tutti i giorni:

il fronte dell’edificio, ad esempio, per indicare la parte davanti di un edificio. In questo caso si dice anche il frontale, la facciata dell’edificio o la parte anteriore, quella cioè rivolta a chi ci guarda, proprio come la nostra fronte.

al fronte opposto. Questa frase si usa quando vogliamo indicare la parte opposta di qualcosa, che sta di fronte, alla parte opposta, ma opposta anche nel senso di contraria. Posso parlare di qualcosa di fisico (la parte opposta di una strada ad esempio) oppure quando ci sono due situazioni che sono opposte, che si contrappongono, che sono una il contrario dell’altra. Posso dire che i pacifisti vogliono la pace ma al fronte opposto (o sul fronte opposto) ci sono i fondamentalisti che vogliono la guerra. La pace è l’opposto della guerra, è il contrario. La pace ci contrappone alla guerra. Da una parte sta la pace e dalla parte opposta, sul fronte opposto, o al fronte opposto, sta la guerra.

Esiste, anche il:

cambiamento di fronte. Espressione che si usa molto nel calcio ma non solo. Nel calcio Indica un cambiamento della zona del campo in cui si sta giocando. Posso anche però usare questa frase quando avviene un cambiamento dell’interesse da parte di qualcuno. Io ad esempio posso mangiare la carne e poi può avvenire un cambiamento di fronte e ad un certo punto divento vegetariano.

La parola fronte può essere quindi usata sia per indicare qualcosa davanti a noi, o anche indicare una direzione o qualcosa a cui è interessata la nostra attenzione. Ad esempio posso dire:

sul fronte della moda/politica ecc. In questo caso uso “il fronte” per cambiare l’oggetto del discorso: è come dire: “Ora invece inizierò a parlare di moda. Ad esempio:

Ci sono interessanti notizie economiche sull’Italia oggi, mentre sul fronte della moda è uscita la nuova collezione autunno inverno di Dolce & Gabbana.

Sul fronte della politica invece nulla di nuovo.

Non voglio però elencare tutti i diversi modi per usare il fronte o la fronte. Quello che intendo farvi capire è che bisogna stare attenti a come si usa perché dipende molto dalla preposizione che si usa.

Nella frase di oggi in particolare ce ne sono due di preposizioni:

A fronte di. In questo caso, fate attenzione, la parola fronte si usa per indicare uno scambio.

Gli scambi, sapete bene che sono l’anima del commercio: il commercio è fatto di scambi:

– Io do un prodotto a te e tu dai dei soldi a me.

– Tu lavori per me e io do dei soldi a te.

– voi vi iscrivete ad una associazione e voi in cambio ricevete dei benefici.

Questi sono esempi di scambi. Dove c’è uno scambio c’è sempre una contropartita, un corrispettivo, una forma di compensazione.

Anche in questo ambito posso usare la parola fronte e posso dire ad esempio, se voglio usare gli esempi che ho appena fatto che:

– Io do un prodotto a te a fronte del tuo pagamento verso di me.

– Tu lavori per me ed io, a fronte del tuo lavoro, do dei soldi a te.

– voi vi iscrivete ad una associazione e voi, a fronte di questa iscrizione, ricevete dei benefici.

Vedete che in tutti questi casi c’è uno scambio. Per questo motivo usiamo “a fronte”, ed aggiungiamo “di qualcosa” per indicare una delle cose che è stata scambiata. Provate a ripetere dopo di me qualche frase:

Ti pago a fronte del tuo lavoro

A fronte del tuo forte interesse vorrei assumerti

Ti consegno la merce solo a fronte del pagamento immediato.

I nostri servizi avvengono sempre a fronte della massima disponibilità del cliente.

Allora per farvi capire bene voglio cercare di sostituire la frase “a fronte di” con qualche altra parola o verbo, in modo che non cambi il significato e la modalità formale della frase.

Ti pago a fronte del tuo lavoro

Il mio pagamento rappresenta il corrispettivo della tua attività lavorativa.

A fronte del tuo forte interesse vorrei assumerti

Hai mostrato un forte interesse e di conseguenza, di fronte a questo, ho deciso di assumerti.

Ti consegno la merce solo a fronte del pagamento immediato.

Solamente se il pagamento avverrà contestualmente, cioè nello stesso momento, o in corrispondenza, ti verrà consegnata la merce: io ti consegno la merce, il prodotto, e contestualmente, a fronte di questa consegna dovrà avvenire il pagamento, il pagamento cirrispondente alla consegna della merce.

Vetere che è più facile usare “a fronte di” in questi casi in cui c’è uno scambio. È più facile perché basta indicare le due cose che sono oggetto di scambio:

La merce a fronte del pagamento, il servizio a fronte della disponibilità, l’assunzione a fronte dell’interesse.

È un modo che vi consiglio di usare anche nelle comunicazioni scritte, perché rende il linguaggio più pulito, libero da interpretazioni personali e quindi meno rischioso anche.

Attenzione adesso. Vi dicevo dell’importanza delle preposizioni ricordate? Eccovi un esempio.

A fronte di” non deve essere confuso con “di fronte a“.

In questo caso le preposizioni a e di sono invertire ed il significato è diverso.

“Di fronte a” non si usa negli scambi, ma si usa per indicare tre cose diverse:

Il modo più semplice è essere davanti a qualcosa, anche di non tangibile, ad esempio “urlare di fronte a tutti” cioè davanti a tutti: tutti possono sentire e vedere.

Oppure

Mi trovo di fronte a mille difficoltà (mi trovo davanti in senso figurato)

Ma voglio in particolare parlarvi di altri due modi di usare “di fronte a”.

Nel primo modo si indica una reazione volontaria o anche qualcosa di inevitabile: succede qualcosa e come reazione ne accade un’altra.

Siamo nell’ambito delle conseguenze quindi. Abbiamo più volte parlato di conseguenze sulle pagine di italiano semplicemente e delle espressioni che si usano a riguardo. In questo caso si parla di conseguenze che avvengono perché c’è la volontà di qualcuno che reagisce a qualcosa che avviene oppure quando non c’è niente da fare. Ad esempio.

Di fronte a tutte queste difficolta mi arrendo (reazione volontaria)

Di fronte agli uragani non c’è nulla da fare (conseguenza inevitabile)

Di fronte a tutte quelle accuse ho dovuto difendermi (reazione volontaria).

Ma come fare a capire meglio la differenza tra “a fronte di” e “di fronte a”?

Cerco di aiutarvi in questo: vedete che in questi ultimi casi non c’è un vero scambio. Quello che si vuole sottolineare in questi ultimi esempi è che è successo qualcosa che occorre fronteggiare, affrontare, voglio quindi dire che mi sono trovato di fronte, davanti, una realtà che mi costringe alla reazione: devo reagire, oppure non c’è nulla da fare ed è inutile reagire.

In questi casi c’è un’azione principale e una secondaria che è la reazione.

Invece, attenzione, “a fronte di” che abbiamo visto prima serve a confrontare due cose che hanno lo stesso valore, sono una il corrispettivo dell’altra, ecco perché vi dicevo che l’espressione è più pulita e per questo molto adatta al mondo del lavoro ed al commercio.

Spero di avervi aiutato, quindi terminiamo l’episodio con un saluto. Colgo l’occasione per usare la frase di oggi dicendo che ringrazio tutti e in particolare i sostenitori, che a fronte di questo sforzo da parte mia aiutano italiano semplicemente con una donazione personale.

Un grande abbraccio.