Capitare a tiro


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Buongiorno amici di Italiano Semplicemente, oggi ci occupiamo di una parola interessante. La parola di cui sto parlando è TIRO.

In particolare vediamo anche un’espressione idiomatica molto usata: capitare a tiro.

Tiro: quattro semplici lettere che però possono essere usate in molti contesti diversi. Cominciamo proprio da questa parola.

Questa parola è molto particolare, perché a seconda della frase in cui è inserita o del contesto in cui è utilizzata ha dei significati completamente diversi tra loro.

Cominciamo dal mondo del calcio. Il tiro, nel calcio, è quando un calciatore calcia la palla, quando colpisce il pallone.

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Ma non si tratta di un calcio qualsiasi alla palla, non si tratta di colpire la palla semplicemente, ma di colpire la palla con l’intenzione di fare gol. L’obiettivo del tiro è quello di fare gol, quello di mettere la palla nella porta avversaria. Il termine tiro quindi nel calcio è un sostantivo. Un tiro avviene quando un calciatore tira. Quindi tiro è un sostantivo, mentre tira indica l’azione del tirare da parte del calciatore.

Tirare è il verbo. Tirare significa quindi calciare la palla verso la porta avversaria. Questo è il senso di tirare nel calcio. Tirare è molto simile a calciare. Ma calciare è semplicemente colpire la palla, mentre tirare è calciare con l’intenzione di fare gol.

Siamo quindi al verbo tirare. Se usciamo dal calcio e parliamo in generale ci accorgiamo però che tirare ha un significato duplice, cioè un doppio significato.

Da una parte significa allontanare da sé qualcosa, imprimendogli una forza, quindi significa gettare, lanciare. Qualcosa come un pallone, quando si tira, si allontana da noi, e va verso un un compagno, oppure si tira in rete, verso la porta avversaria; analogamente si può tirare un sasso, una scarpa, i capelli e tante altre cose.

Dall’altra, tirare significa anche l’esatto contrario, cioè far muovere qualcosa o qualcuno verso di sé esercitando una forza. Ad esempio tirare un cassetto dell’armadio. La mattina quando vado a cercare dei calzini da indossare vado verso l’armadio ed apro il cassetto dei calzini. Per aprirlo devo tirarlo verso di me.

Analogamente posso tirare il freno a mano della mia macchina quando parcheggio. Posso tirare una persona per la giacca, posso tirare il gatto per la coda (i bambini lo fanno spesso) eccetera. Questo è il doppio significato di tirare dunque: verso di sé oppure verso qualcun altro.

Tirare in realtà è un verbo usato in molte espressioni tipiche italiane. Abbiamo già visto la frase “tirare a campare” qualche tempo fa, ma questo è uno dei tanti esempi: esiste anche tirarsela ed altre espressioni.

La parola tiro poi ha altri significati. Un secondo significato è relativo alle sigarette.

Un tiro in questo caso è l’atto dell’aspirare aria dalla sigaretta. Si tira l’aria verso di sé, quindi si fa “un tiro”, questo però fa parte del linguaggio parlato più che altro, perlopiù giovanile.

Mi fai fare un tiro?

Questa è una frase che si sente spesso tra giovani che stanno fumando una sigaretta in compagnia.

Veniamo al terzo significato di “tiro”.

Un tiro rappresenta un atto simile al calcio di un pallone. Quello che viene lanciato stavolta è però un’altra cosa: un proiettile ad esempio, oppure una freccia. Il proiettile è la munizione della pistola o del fucile o in generale di un’arma da fuoco. La freccia è la munizione dell’arco, quello che usano gli indiani ad esempio.

Quindi qui torniamo allo senso di “tirare” che abbiamo nel gioco del calcio: lanciare, allontanare qualcosa verso un obiettivo. Quindi possiamo tirare anche una freccia, una lancia, un colpo col fucile.

Quindi il “tiro” in questo terzo caso è il lancio di un colpo ma non nel senso sportivo.

Ci stiamo avvicinando al senso di “capitare a tiro“.

Quando infatti cerco di colpire un bersaglio, che questo sia una porta di calcio o un oggetto volante o un bersaglio, allora quand’è che noi tiriamo? Noi tiriamo quando siamo abbastanza sicuri di colpire il nostro bersaglio. In caso contrario aspettiamo ancora del tempo prima di tirare.

Detto in altri termini, noi proviamo a tirare quando il nostro obiettivo “capita a tiro“, cioè quando col nostro tiro facilmente potremo colpire il bersaglio.

Perché usiamo il verbo capitare?

Il verbo capitare è un verbo particolare. In genere lo usiamo quando qualcosa accade in modo non programmato, quindi in modo casuale. Quindi “capitare” è come dire “arrivare per caso”, giungere per caso, arrivare in modo improvviso e inaspettato. Non c’è una programmazione.

Allora qualsiasi cosa può capitare.

Può capitare una giornata sfortunata? Certo. Capita a tutti prima o poi.

Può capitare di incontrare casualmente un amico per strada? Ovviamente, capita spessissimo.

Può capitare di mangiare male in un ristorante dove normalmente si mangia benissimo? Sì anche questo può capitare.

La stessa cosa “capitare a tiro”. Se giocate a calcio e state pensando di tirare la palla per fare gol, lo farete appena vi capiterà, lo farete non appena vi capiterà la giusta occasione, cioè non appena la porta avversaria vi capiterà a tiro.

Anche in senso figurato però posso però usare questa espressione.

Consideriamo che il tiro si fa verso un bersaglio o verso una porta avversaria, quindi se qualcosa vi capita a tiro non è mai una bella notizia per il bersaglio 🙂

Allora se una persona vi capita a tiro, in senso figurato vuol dire che stavate aspettando la giusta occasione da un po’ di tempo. Stavate aspettando il momento opportuno. Finalmente ora vi è capitata a tiro e potete sfruttare l’occasione.

Se ad esempio un collega vi fa un torto, fa qualcosa contro di voi, voi siete diapiaciuti per questo, ed è probabile che questo vi farà nutrire dei sentimenti negativi verso questo collega e avrete voglia di dirglielo, di sfogarvi, di vendicarvi per il torto che avete subito.

Allora non appena ne avete l’occasione, cioè non appena vi capita a tiro potrete fare ciò che avete pensato a lungo: sfogarvi, vendicarvi, o semplicemente dirglielo, sgridarlo, alzare la voce con lui, per fargli notare che vi ha fatto un torto che non avete dimenticato.

Questo è il senso figurato di capitare a tiro. State sparando in senso figurato, volete colpire un bersaglio non necessariamente in modo fisico.

Hai sentito cosa mi ha detto il direttore davanti a tutti? Non posso perdonarglielo, aspetto solo che mi capiti a tiro!

Oppure:

Ho aspettato molto tempo prima di rivedere il mio ex fidanzato. Mi aveva lasciato senza neanche una telefonata. Ma ieri mi è capitato a tiro per caso. Sapessi quante gliene ho dette!

Può capitare talvolta di usare o sentire l’espressione non in senso negativo ma è sicuramente più raro e meno adatto. Quindi può accadere che ascoltate:

devo ricordarmi di avvisare la mia fidanzata di prenotare l’hotel. Appena mi capita a tiro lo farò.

Può capitare di ascoltare frasi simili ma è sicuramente più raro.

Ci sono espressioni abbastanza simili a capitare a tiro, che tuttavia vanno usate in occasioni diverse.

Ad esempio “essere a portata di mano“, questa espressione si usa più con gli oggetti, quando sono abbastanza vicini per essere presi, cioè a portata di mano, vale a dire che se allungo la mano riesco a prendere questo oggetto. Se si usa con le persone è abbastanza minacciosa come espressione.

Più simile è “capitare sotto le mani” che si usa invece in senso figurato. E’ più informale di capitare a tiro, e esprime maggiormente il senso di voglia di rivalsa, la volontà di fare male a qualcuno, non solo fisicamente intendo.

Poi c’è venire (o cascare) come il cacio sui maccheroni, che si usa ugualmente per indicare una casualità, ma si usa per sottolineare che è capitata una bella occasione, da non perdere, proprio l’occasione giusta, come il cacio, cioè il formaggio quando lo mettete sui maccheroni, cioè sulla pasta. Ci sta benissimo il formaggio sulla pasta, giusto?

Grazie di avermi fatto compagnia anche oggi, spero sia stato abbastanza esaustivo. Buona serata a tutti.

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