Cari amici, benvenuti su Italiano Semplicemente. Dopo aver visto l’espressione tutto un altro paio di maniche, oggi possiamo a tutta un’altra musica.
Sapete cosa succede quando state ascoltando una canzone che non vi piace e, all’improvviso, parte il vostro brano preferito? Ecco, si potrebbe dire: “Ah, questa è tutta un’altra musica!”
Questa espressione si usa quando vogliamo dire che c’è un cambiamento netto, quasi un salto di qualità. La nuova situazione è decisamente migliore. C’è un miglioramento evidentemente.
Ad esempio:
L’anno scorso studiavo da solo e facevo pochi progressi. Da quando partecipo alle riunioni di Italiano Semplicemente è tutta un’altra musica!
Oppure:
Prima il computer era lentissimo. Dopo aver cambiato l’hard disk, è tutta un’altra musica.
Attenzione, però. Questa espressione non è proprio identica a “tutto un altro paio di maniche”.
Con tutto un altro paio di maniche si mette l’accento sul fatto che una situazione è di natura diversa e spesso più complicata.
Per esempio:
Capire la grammatica è importante, ma parlare con un madrelingua è tutto un altro paio di maniche.
Qui non stiamo dicendo necessariamente che parlare sia meglio: diciamo che è un’esperienza completamente diversa, con difficoltà e caratteristiche proprie.
Con tutta un’altra musica, invece, il confronto è spesso più emotivo e qualitativo. Si percepisce chiaramente che qualcosa è migliorato o che il cambiamento è molto evidente.
Adesso che ho la macchina nuova e potente, è tutta un’altra musica quando provo a superare le altre macchine. Che scatto formidabile!
Insomma:
Tutta un’altra musica è simile a “che differenza!”, “Molto meglio”.
Con tutto un altro paio di maniche parliamo di una questione molto diversa, spesso più impegnativa o complessa.
Sono due espressioni simili, ma non intercambiabili in tutti i contesti. Se usate quella giusta, farete… tutta un’altra figura!
Nel ripasso di oggi parliamo di escursioni.
Anne Marie: allora siamo d’accordo: domani facciamo un’escursione in montagna: mi sono già cautelata controllando il meteo.
Marcelo: Ottima idea, peressere buono il tempo è buono, ma una volta fatto questo, assicuriamociche il sentiero sia aperto prima di partire.
Carmen: Io in effetti stavo lì lì per rinunciare considerate le incertezze, poi per fortuna mi avete indotta – anzi direi che mi avete convinta – a cambiare idea.
Julien: tra l’altro, camminare nella natura generasempre buon umore e ci fa dimenticare le fisimequotidiane.
Sofie: Gratis? Eh, gratis c’è solo l’aria che si respira, ma tranquillo, perché c’è chi ha pensato ai panini. Non è chesiamo votati al sacrificio, lo so, ma con questi chiari di luna, meglio risparmiare.
Bene, oggi parliamo di un’espressione molto usata nella lingua italiana: “tenere d’occhio”… e anche “tenere sott’occhio”.
Si tratta di un’espressione figurata, cioè non va interpretata alla lettera. Non significa davvero prendere qualcosa e metterla dentro o sotto l’occhio! Piuttosto, ha a che fare con l’attenzione, con il controllo.
“Tenere d’occhio” significa infatti osservare con attenzione, controllare, monitorare qualcosa o qualcuno, spesso con una certa continuità nel tempo.
Facciamo subito qualche esempio, così andiamo dritti al punto.
Se dico: “Tieni d’occhio la pentola!”
sto chiedendo a qualcuno di controllare che non trabocchi, che non si bruci il contenuto.
Oppure: “Tengo d’occhio i prezzi della benzina”
significa che li controllo spesso, magari per capire quando conviene fare il pieno.
Ancora: “Il professore tiene d’occhio gli studenti durante il compito”.
Qui c’è anche una sfumatura di vigilanza, quasi di sorveglianza, per evitare che qualcuno copi.
Adesso vediamo la variante: “tenere sott’occhio”.
Il significato è praticamente lo stesso: controllare attentamente, non perdere di vista.
La differenza è molto sottile, quasi impercettibile. “Sott’occhio” può dare, in certi contesti, un’idea ancora più concreta di qualcosa che è proprio lì, davanti a te, sotto il tuo controllo diretto.
Ad esempio: “Ho tutti i documenti sott’occhio”.
Ecco, la differenza è, oltre al senso più Marcato di vigilanza, che possono usare il verbo avere al posto di tenere. Se uso tenere posso usare entrambe le forme, Mentre se uso avere posso anche usare avere al suo posto.
In questo ultimo esempio si immagina proprio che i documenti siano davanti a me, sul tavolo.
“Tieni sott’occhio il bambino al parco”
anche qui: controllalo bene, non distrarti.
Veniamo ora alla forma personale:
“Ti tengo d’occhio”
Questa frase è molto interessante, perché il significato cambia un po’ a seconda del tono e del contesto.
Può essere:
neutro o protettivo:
“Stai tranquillo, ti tengo d’occhio io” mi prendo cura di te, vigilo su di te.
Oppure può essere leggermente sospettoso:
“Ti tengo d’occhio…” attenzione, non mi fido del tutto.
Anche quasi minaccioso (ma spesso scherzoso):
“Eh, ti tengo d’occhio!”. Cioè guarda che controllo quello che fai!
Quindi, come spesso accade in italiano, non è solo la frase in sé che conta, ma l’intonazione, il contesto, la relazione tra le persone. Siamo alle solite direi!
Possiamo dire, in definitiva, che:
tenere d’occhio = controllare, osservare con attenzione nel tempo
tenere sott’occhio = anche controllare da vicino, avere sotto controllo diretto
Sono espressioni molto comuni e utilissime nella vita quotidiana. A conti fatti, se impari a usarle bene, farai un bel passo avanti nella comprensione dell’italiano parlato.
Adesso ripassiamo, se volete tenendo sott’occhio la lista degli episodi passati.
Marcelo: Mi sbilancio! Apro io le danze! Non si può farea meno di fare un ripasso se il presidente ti chiama in causa!
Spero di non avervi colto incontropiede, e ricordatevi: un ripasso al giorno, toglie l’italiano di torno! Dai amici, fatevi vivi!
André: Cari amici italiani, ancorché dolorosa, la non qualificazione della nazionale italiana al Mondiale non può sorprendere, c’era proprio da aspettarselo da una squadra poco avvezza a reagire nei momenti decisivi, incapace di levarsi di dosso le proprie insicurezze e di elevare il livello del gioco quando più serviva! E, per carità, non facciamo di Gattuso il capro espiatorio
Si tratta del file audio del video chat dei membri dell’associazione in cui abbiamo spiegato il verbo ANDARE nelle espressioni idiomatiche che lo utilizzano.
– andare a farsi friggere
– andare in malora
– andare in rovina
– andare a monte
– è andata!
– e andiamo!!
– andare per i trenta
– andarci di mezzo
– andare pazzo per
– andare sul sicuro
– ne va di…
– va fatto
– Andare in vigore
– andare a ruba
– andare sul sicuro
– va da sé
– vai a quel paese
– andare a gonfie vele
– andarci piano
La video chat dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente
Buongiorno cari amici di Italiano Semplicemente, l’espressione che oggi vorrei spiegarvi è: “Il troppo stroppia“.
State ascoltando la voce di Giovanni che vi parla dalla città di Roma.
Tre parole dunque: il, troppo, stroppia. Si tratta di un noto proverbio usato in tutta Italia.
Un proverbio, quindi un detto, qualcosa che si tramanda di generazione in generazione, e che contiene un messaggio che rappresenta un insegnamento, qualcosa che può essere utile per vivere. Questo è un proverbio.
Naturalmente tutti voi stranieri vi starete chiedendo cosa significhi “stroppia“. Si tratta semplicemente di un verbo, e precisamente il verbo è STROPPIARE. Un verbo usato quasi sempre solo all’orale e abbastanza popolare.
Stroppiare è un verbo italiano, che deriva, cioè proviene, ha origine da un altro verbo: il verbo STORPIARE. Questa è la forma corretta in realtà.
Ripeti: storpiare, stroppiare
È necessario che io vi spieghi innanzitutto questi due verbi: storpiare e stroppiare.
Storpiare, se cercate sul vocabolario, significa deformare, cioè cambiare forma.
Il verbo stroppiare invece è, come vi dicevo, la variante popolare di storpiare. In pratica il verbo storpiare si è modificato e col tempo è nato anche il verbo stroppiare.
Succede qualche volta nella lingua italiana che da una parola ne derivi un’altra, ne scaturisca un’altra con lo stesso significato. Volete un esempio in più?
Su due piedi mi viene in mente la parola bisnonno, che è il padre del nonno, quindi bisnonno o bisonna = nonno/nonna due volte (il bisnonno è quindi il genitore del nonno o della nonna). Ebbene, a volte alcuni italiani pronunciano “sbinnonno” con la s iniziale.
Questo è un fenomeno fonetico per cui un suono può cambiare posizione all’interno di una parola.
Quindi stroppiare e storpiare hanno lo stesso significato e significano deformare, cambiare forma. Si passa da una forma originale, che aveva un senso ed una funzionalità, ad una forma diversa, che non ha più un senso vero.
Le cose che si stroppiano, che vengono stroppiate o che si storpiano, quindi hanno qualcosa di sbagliato. È una deformazione con un senso negativo. È un danneggiamento.
C’è un’opera, un dipinto del Pittore Spagnoletto che si chiama “Lo storpio”.
Se cercate su internet troverete questo dipinto che rappresenta una persona (si tratta di un bambino) che ha una caratteristica precisa: è storpio alla mano e anche al piede. Oppure possiamo dire che ha una mano storpia e un piede storpio.
Significa che la mano è stata storpiata, cioè danneggiata, tagliata. La mano ha perso la sua funzionalità, come anche il piede. Il ragazzo quindi è storpio alla mano ed al piede. Non si tratta di una deformazione qualsiasi dunque. C’è un danno anche.
Storpio, è vero, significa deforme nella braccia o nelle gambe, cioè minorato negli arti, e si dice anche “sciancato” nel caso delle gambe, facendo riferimento alle anche, che sono delle ossa.
In questi casi di deformazione fisica il termine stroppio si usa meno di storpio. Ma nel nostro proverbio invece “il troppo stroppia” è molto più diffuso rispetto a “il troppo storpia”.
Adesso siamo ad intuito capaci di provare a dare una spiegazione al proverbio.
E’ il troppo che stroppia! Quindi il troppo, cioè l’esagerazione, o anche l’abbondanza, l’eccesso, in qualsiasi cosa, crea una negatività, una deformazione negativa, che non fa bene.
Chiaramente il suono della parola “troppo” è simile a “stroppia” ed i proverbi spesso hanno una caratteristica fonetica di questo tipo; c’è quasi sempre una rima o un gioco di parole o un gioco di suoni che sono simili tra loro in un proverbio.
Quindi quando c’è un eccesso, un’abbondanza esagerata, anche nel caso di cose apparentemente belle e positive, si crea una situazione che nuoce, una situazione negativa.
Ogni eccesso quindi è negativo. Questo è il senso della frase.
Anche una grande fortuna, una eccessiva ricchezza (una ricchezza “smodata“, si dice anche) puo diventare controproducente, negativa.
Gli eccessi guastano, deformano, sciupano, rendono peggiori.
E’ come se un eccesso di quantità non rendesse più possibile la gestione e l’utilizzo, e per questo si rivela negativo.
Il proverbio in realtà ha anche altre versioni simili. Si dice anche in altri modi: “Il troppo è troppo“; oppure “ogni troppo è troppo“, “quando è troppo è troppo“.
Abbiamo visto in altri episodi anche altre frasi che giocano con le parole: “chi non risica non rosica“, una espressione che abbiamo spiegato all’interno del corso di italiano professionale, parlando di rischi ed opportunità.
Ma ce ne sono altre come “volente o nolente” , “chi dice donna dice danno” (in questo caso un’espressione discriminatoria contro le donne), o anche “capire fischi per fiaschi“, “dalle stelle alle stalle“.
Volevo farvi notare anche che Stroppiare e storpiare iniziano con la lettera s.
Spesso la lettera esse si usa per dare un senso di troppo, di intensità. Pensate alla differenza tra battere e sbattere, parlare e sparlare.
Insomma il troppo è troppo, quindi stroppia. C’è intensità quindi che porta ad una deformazione, un danneggiamento.
Come possiamo usare questo proverbio?
Possiamo pensare al denaro come ho detto prima, che porta sempre a cose negative quando è troppo ed arriva all’improvviso.
Possiamo pensare ad un’amicizia o ad una relazione di coppia. Stare troppo vicini ad una persona fa diventare il rapporto un rapporto eccessivamente morboso, porta a privazioni della libertà.
Pensate al lavoro: va bene lavorare perché senza lavoro non c’è dignità, ma troppo lavoro non va bene. Bisogna ricordarsi che il lavoro serve a vivere e non il contrario. Il troppo stroppia anche in questo caso.
Fate ginnastica, perché fa bene, ma non esagerate: anche la mente e l’anima vanno curate: il troppo stroppia.
Una virtù può diventare un vizio, un pregio può diventare un difetto, un vantaggio si trasforma in svantaggio.
Il proverbio è molto diffuso ed è presente anche in rete, se fate una ricerca lo potete verificare personalmente.
L’abbiamo spiegata sulle pagine di italianosemplicemente.com qualche tempo fa. Un’espressione abbastanza simile a “il troppo stroppia” o “il troppo storpia” , ma in quel contesto si fa riferimento solamente all’esagerazione nel parlare.
Bene allora facciamo un breve esercizio di ripetizione prima di concludere:
Il troppo stroppia
Il troppo storpia
Notate anche la pronuncia della o in questi due casi: storpia, stroppia
Storpiare
Stroppiare
Eccesso
Esagerazione
Deformazione
Danneggiamento
Ora vi saluto perché ho già parlato abbastanza e il troppo stroppia anche in questo caso.
Un saluto da Giovanni. Vi lascio ascoltare un esempio di utilizzo della frase di oggi. La voce è di Bogusia, un membro dell’associazione Italiano Semplicemente.
Bogusia: Io non sono una cicciona, questo no, ma visto che si approssima l’estate e siccome ho una certa mole che mi pesa addosso, dopo l’inverno, mi sono detta: basta Bogusia, il troppo stroppia, mettiamoci a digiuno, che inizierò mercoledì prossimo ricorrendo alla dieta depurativa. Mi prendo la briga di nutrirmi solamente di verdure per almeno quattro settimane.
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Ciao ragazzi, io sono Giovanni, e questa che state ascoltando è la spiegazione di una espressione italiana. Lo facciamo tutti i lunedì: una espressione, un modo di dire, insomma qualcosa di nuovo, per farvi ascoltare la voce di un italiano.
La trascrizione di questo episodio, come tutti gli altri, è disponibile sul sito italianosemplicemente.com.
La frase di oggi è “ne va“.
“Ne va” non è una espressione idiomatica; si tratta di un semplice modo, un modo molto veloce che gli italiani utilizzano per esprimere qualcosa di importante.
“Ne” è una particella che ha moltissimi utilizzi nella lingua italiana. Molto spesso l’abbiamo incontrata nelle passate spiegazioni su questo sito.
“Va” invece rappresenta il verbo andare.
Io vado, tu vai, lui va, noi andiamo, voi andate, loro vanno.
Quindi “lui o lei va“. Ma in questo caso c’è “ne” in più e il significato cambia completamente.
Non si parla di persone che “vanno“: le persone ed il loro movimento non centrano nulla. Si parla invece di importanza, come dicevo prima.
C’è qualcosa di molto importante che potrebbe essere in pericolo. Qualcosa di molto importante che potrebbe essere a rischio, che potrebbe essere compromesso, che potrebbe essere perso.
La cosa importante che in pericolo va aggiunta dopo le due parole “ne va”.
Per unire “ne va” e la cosa importante, si utilizza una preposizione articolata. Ad esempio se dico:
La sanità è una cosa seria, i medici devono essere competenti, perché ne va della salute dei cittadini.
Quindi ne va della salute dei cittadini. E’ la salute dei cittadini la cosa importante. E’ la salute dei cittadini ad essere a rischio, è la salute dei cittadini che potrebbe essere compromessa. Quindi se i medici non sono competenti, se cioè non sono dei bravi medici a rimetterci saranno i cittadini e la loro salute: ne va della loro salute.
Posso anche dire ne va di mezzo la loro salute. Molto spesso si trova anche la parola “mezzo” alla fine. In questo caso l’espressione ha più l’aspetto di una espressione idiomatica.
“Andare di mezzo” è l’espressione, che però ha più significati.
Infatti l’espressione “andare di mezzo” ha anche il senso di essere coinvolti.
Ad esempio se dico che:
Nel mio ufficio è stata trovata una valigia con 1 milione di euro. Non so chi sia stato a mettercela, ma speriamo di non andarci di mezzo.
Questo significa che io spero di non essere coinvolto in questo fatto. Forse qualcuno ha rubato questi soldi ma non sono stato io, e spero di non andarci di mezzo. Spero che non ne vadano di mezzo neanche i miei colleghi.
Questo “andarci di mezzo” ha il senso di essere coinvolti.
Potrei anche aggiungere:
Se ne va di mezzo anche il mio dirigente potrei andarci di mezzo anch’io.
Ecco, se “ne va di mezzo” anche il mio dirigente significa che viene coinvolto anche il mio dirigente. In questo caso ne sarei coinvolto anche io in questa brutta faccenda.
Spero che questo non accada: ne va del futuro della nostra azienda.
“Ne va del” futuro della nostra azienda: ecco, in questo caso vuol dire che il futuro della nostra azienda sarebbe a rischio, sarebbe compromesso. Perché il futuro della nostra azienda è importante. E’ proprio questo il senso iniziale, che avevo spiegato inizialmente e che rappresenta l’espressione che voglio spiegare oggi.
Ma il significato se ci pensate è abbastanza simile.
Ne va di mezzo il mio dirigente = Viene coinvolto il mio dirigente
Ne va del futuro dell’azienda = ne va di mezzo il futuro dell’azienda = il futuro dell’azienda è a rischio, è in pericolo, è in gioco, è in ballo.
Vi faccio altri esempi di rischio e pericolo, cioè casi in cui usare “ne va”:
L’Europa deve proteggere i paesi più deboli: ne va del futuro dell’Europa stessa.
Potremmo anche dire:
L’Europa deve proteggere i paesi più deboli: è in giocoil futuro dell’Europa stessa.
L’Europa deve proteggere i paesi più deboli: altrimenti sarebbe a rischio il futuro dell’Europa stessa.
L’Europa deve proteggere i paesi più deboli: se non accade questo sarà in pericolo il futuro dell’Europa stessa.
L’Europa deve proteggere i paesi più deboli: è in questo modo che si può assicurare un futuro all’Europa stessa.
Parliamo di benessere:
Non posso smettere di fare sport, ne va del mio benessere
Non posso smettere di fare sport, è in gioco il mio benessere
Non posso smettere di fare sport, altrimenti metterei a rischio il mio benessere
Non posso smettere di fare sport, il mio benessere è troppo importante
Non posso smettere di fare sport, ci tengo al mio benessere
Non posso smettere di fare sport, è in ballo il mio benessere
Vedete che si parla sempre di qualcosa di molto importante e che potrebbe in futuro essere in pericolo.
Dicevo che “ne va” è seguito sempre da una preposizione articolata:
del, della, dello, dei, degli, delle
Ma se usate la parola “mezzo” dovete usare la preposizione semplice “di”
Ne va di mezzo il futuro dell’Europa stessa
Ne va di mezzo il mio benessere
Se decidete di non usare la preposizione articolata state attenti perché in questo caso “andare di mezzo”, come abbiamo visto, ha anche un secondo significato: essere coinvolti, essere chiamati in causa.
Notate anche che la particella “ne” come sapete solitamente si usa per sostituire qualcosa che non viene ripetuto. Ad esempio: Vuoi un po’ di torta? Sì, grazie, ma ne vorrei solo un po’. Quindi il “ne” si riferisce alla torta.
Lo stesso accade quando uso “andarci di mezzo” nel senso di essere coinvolti in qualcosa.
Come abbiamo visto anche prima in una frase simile (quella della valigia con un milione di euro):
Spero che in questo brutto affare non ne vada di mezzo nessuno!
In questo caso non solo la parola “mezzo” è obbligatoria ma il “ne” si riferisce al brutto affare, nel quale non deve andarci di mezzo nessuno.
Invece nella frase: “ne va del mio benessere” o “ne va di mezzo il mio benessere” la parola “mezzo” non è obbligatoria e inoltre “ne” ha il senso di conseguenza, il senso di effetto, di risultato. Questo significato della particella “ne” lo troviamo anche se la usiamo con altri verbi:
Ne deriva, ne consegue, ne emerge, ne deduco.
In questi casi il “ne” si usa per esprimere una conseguenza.
Ho fame, ne consegue che devo mangiare! (la conseguenza della mia fame è che devo mangiare)
Hai perso, ne deriva che devi pagare la scommessa! (la conseguenza della tua sconfitta è che devi pagare)
Non mi hai risposto al telefono: ne deduco che non eri a casa (non hai risposto quindi come conseguenza io credo che tu non eri in casa)
Allo stesso modo, ad esempio:
Devo vincere: ne va della mia reputazione.
Una frase, questa, che posso dire se ho una sfida, una partita importante: Devo vincere: ne va della mia reputazione.
Anche in questo caso la conseguenza della mia vittoria è che sarebbe salva la mia reputazione. Se invece perdessi perderei la mia reputazione. Si tratta sempre di una conseguenza dunque.
Notate una cosa: in genere quando si usa “ne va” si parla quasi sempre del futuro, si parla quasi sempre di qualcosa di importante che è in pericolo, a rischio. Non si usa mai o comunque è difficile vedere “ne va” al passato. Può comunque accadere qualche volta di trovare frasi tipo:
Ha dovuto studiare molto per ottenere il lavoro: ne andava del suo futuro.
“Ne va”, quindi, se parliamo al passato, diventa “ne andava”.
Vediamo altri esempi:
Ho dovuto e ho voluto donare un rene a mio figlio: ne andava della sua vita
La Juventus non poteva cedere il suo giocatore migliore, ne andava dell’immagine della squadra.
Notate infine che se, davanti a “ne va” o davanti a “ne andava” aggiungete il pronome se il significato cambia completamente. Difficile a spiegarsi ma l’esempio chiarirà tutto.
Se dico:
Io me ne vado di casa
Vuol dire che io lascio la mia casa. Uso il pronome “me” perché sono io che lascio la casa.
Analogamente se mi riferisco a una terza persona, lui o lei, la frase diventa:
Lui se ne va di casa
Lei se ne va di casa
Che significano semplicemente che lui o lei lasciano la casa, lui o lei abbandonano la casa. Ho parlato della terza persona (lui o lei) perché è l’unico caso in cui si possa far confusione con l’espressione di oggi. Infatti nelle altre persone non è possibile confondersi: Io me ne vado, Tu te ne vai. Noi ce ne andiamo, voi ve ne andate: solamente se dico: Lui (o lei) se ne va si può creare confusione.
Anche in questo caso compare “ne va di” ma c’è il sedavanti. In questo caso quindi le conseguenze non c’entrano nulla. Il verbo “va” in questo caso indica proprio il verbo andare, indica quindi movimento: l’uscita di casa, in questo caso.
Un’ultima notazione: “ne va”, l’espressione di oggi, si usa solo con il verbo andare alla terza persona singolare.
Non esiste: ne vado. Non esiste in questo senso voglio dire. Posso dire ne vado fiero, ne vado orgoglioso, ma ha un altro significato. Lo stesso vale per “ne vai”, “ne andiamo”, “ne andate”, “ne vanno”.
Perché? Beh, perché come vi ho detto il senso è dire che c’è qualcosa che è in pericolo, che è a rischio. Per questo motivo basta cambiare l’aggettivo possessivo o la preposizione e mai il verbo; ad esempio:
E’ a rischio la mia reputazione? Ne va della mia reputazione
E’ a rischio la nostra amicizia? Ne va della nostra amicizia
E’ in pericolo la tua vita: Ne va della tua vita
E’ in gioco la vostra esistenza? Ne va della vostra esistenza
E’ in ballo la loro credibilità? Ne va della loro credibilità
E’ in ballo il destino dell’azienda? Ne va del destino dell’azienda
Mariana (Brasile): speriamo che il nuovo presidente del Brasile Bolsonaro sia un buon presidente: Ne va del futuro del mio paese.
Ho bisogno di praticare l’arte marziale per riuscire a difendermi, ne va della mia protezione.
Assma (Marocco): Spero che possiate visitare il Marocco un giorno, ne va dell’immagine del mio paese
Grazie a Mariana dal Brasile e Assma dal Marocco. Vorrei concludere ringraziando i membri dell’associazione che hanno collaborato e tutti i donatori che ci aiutano a mantenere vivo il sito web. Grazie a queste donazioni è possibile evitare la pubblicità sul sito. Grazie dunque a chi ci sostiene economicamente. Mi auguro che questo possa servire a ricevere altre donazioni perché ne va del futuro del sito italianosemplicemente.com.
Andrè (Brasile): se le persone non fanno donazioni, ne va di mezzo la nostra associazione!
Infatti. Questa era la voce di Andrè, dal Brasile. Grazie anche ad Andrè. Un saluto a tutti.
Donazione personale per italiano semplicemente
Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale.
Per il sito significa vita, per te significa istruzione.