Il programma di Italiano Semplicemente per il 2026
Il 2026 sarà un anno di continuità e consolidamento, ma anche di ripasso strutturato e di maggiore attenzione all’uso dell’italiano in contesti professionali.
L’associazioneItalianoSemplicemente continuerà infatti a proporre gli episodi delle sue rubriche, ma affiancherà a questo lavoro un percorso mirato di ripasso dell’Italiano professionale, che coinvolgerà non solo gli episodi pubblicati sul sito, ma anche le videochat settimanali riservate ai membri.
Continuità delle rubriche
Nel 2026 proseguiranno regolarmente gli episodi delle rubriche già conosciute dagli iscritti e dagli ascoltatori:
spiegazioni di espressioni idiomatiche, locuzioni e frasi fatte,
approfondimenti lessicali,
episodi narrativi,
rubriche tematiche (come il calcio, italiano commerciale, il linguaggio della politica, ecc.).
L’obiettivo resta lo stesso: migliorare la comprensione dell’italiano reale, quello che si usa ogni giorno, andando oltre la grammatica scolastica e aggiungendo come al solito un po’ dì ironia.
Ripasso dell’Italiano professionale
Accanto a questo lavoro di continuità, il 2026 sarà anche l’anno del ripasso sistematico delle lezioni di Italiano professionale già pubblicate in passato.
Si tratta di contenuti particolarmente utili per chi:
lavora con l’italiano,
studia o vuole lavorare in Italia,
ha bisogno di comunicare in modo chiaro, corretto e appropriato in ambito lavorativo, amministrativo o istituzionale.
Le lezioni di italiano professionale verranno riprese, riorganizzate e valorizzate, con un’attenzione particolare al lessico, alle formule ricorrenti e allo stile tipico dei contesti professionali.
Italiano professionale anche nelle videochat settimanali
La novità più importante riguarda le videochat settimanali: nel 2026 una parte di questi incontri sarà dedicata proprio all’italiano professionale.
Durante le videochat:
si ripasseranno concetti già spiegati negli episodi, in particolare i verbi professionali,
si faranno esempi pratici,
si chiariranno dubbi,
si lavorerà sull’uso concreto, della lingua, anche attraverso domande e interventi dei partecipanti.
In questo modo, lo studio non resterà solo teorico, ma diventerà sempre più attivo e partecipato.
Un percorso pensato per chi vuole fare un salto di qualità.
Il programma 2026 è pensato soprattutto per chi non vuole limitarsi a “capire l’italiano”, ma desidera usarlo bene, in modo consapevole, preciso e naturale, anche in situazioni formali o lavorative.
Il 2026 sarà quindi un anno ideale per consolidare ciò che si è imparato e per rafforzare le competenze linguistiche più avanzate.
Vuoi partecipare anche tu?
Iscrivendoti all’associazione Italiano Semplicemente potrai:
partecipare alle videochat settimanali, partecipare al gruppo WhatsApp dei membri,
accedere ai contenuti riservati e
sostenere concretamente il progetto e la sua crescita.
Tutte le informazioni per iscriversi sono disponibili sul sito.
Durante il solstizio, il sole fa orecchie da mercante ai nostri desideri di luce, e tra parentesi, non si lascia convincere neanche per idea. Sta di fatto che oggi la notte si allunga a dismisura, mentre il giorno si accorcia, manco a dirlo. In fin dei conti, però, questo accade ogni anno, come da copione, ed è un’occasione per faremente locale: in soldoni, la natura ci impone di rallentare.
Molti avrebbero da ridire, perché la poca luce costringe a tirare avanti alla meno peggio, nonostante l’umore vada e venga e le attività quotidiane ci stiano strette. Ma quantomeno il solstizio ci ricorda che il peggio è passato: da domani la luce torna alla carica e poco alla volta le giornate si allungano.
In ogni caso, nonostante tutto, il 21 dicembre rappresenta a tutti gli effetti un giro di boa. È un invito né più né meno a fermarsi, giusto per assaporare il presente, per così dire, senza dare luce e calore per scontati. Sia come sia, tirando le somme, questo giorno è breve, sì, ma non per questo meno significativo.
Per farla breve: oggi il sole resta poco, ma il ripasso quotidiano almeno non è venuto meno. Sarà un contentino, direte voi, ma tant’è: sempre meglio che crogiolarsi nella noia davanti a un camino spento.
I commenti di tutti in paese puntavano nella stessa direzione. Un peperone rosso e impertinente che si metteva sempre in mostra era il primo sospettato. Si profilava un brutto quarto d’ora per lui.
Il negozio aveva chiuso e tutti se ne erano andati poco tempo prima. Il cetriolo dopo aver dato addosso al primo sospettato, si fermò trafelato a pensare prima di commettere una – consentitemi il termine – “ortoingustizia”.
Dopo aver trattenuto il respiro per un attimo si chiese: quel peperone era un vero ladro o aveva solo un’aria circospetta? I commenti di tutti, in paese, puntavano però nella stessa direzione. ma il dubbio persisteva: era un ortaggio probooppure no? Il giudizio del cetriolo pendeva sulla testa del peperone, ma nonostante questo, il cetriolo si chiese se stesse solo mettendo zizzanianel negozio, piena di potenziali colpevoli, rovinando, tra l’altro, la reputazione di un ortaggio solo per un ammancoche, dopotutto, doveva ancora essere ancora provato. Poteva esere stata un’astuta cipolla: l’intera bancarella la teme per la sua lingua tagliente che fa piangere tutti. Sarebbe un’ottima candidata per aver cercato di depistarele indagini, mettendo in cattiva luce il peperone per sviarel’attenzione da sé. Altri potenziali indiziati? Una schiera di carote in prima fila: un gruppo di ortaggi molto unito, noto per fare fronte comune in ogni occasione. Forse hanno agito come una squadra per il furto e ora la loro compattezza è una cortina di fumo per nascondere il vero colpevole. Oppure? Da un angolo buio della dispensa, i fagioli sono sempre stati una famiglia chiusa e un po’ misteriosa. Il cetriolo si chiede se sotto il loro apparente silenzio non si celiun intrigo benpiù grande. Qualcuno sostiene che, se si sbottonasseanche solo uno di loro, si aprirebbe un vero e proprio vaso di Pandora di segreti. Potrebbero essere loro ad avere le mani in pasta, un affare oscuro che li ha spinti a determinare l’ammanco per non svenarsiper sbarcare il lunario . E non dimentichiamo Il boss Carciofo: dalla posizione più in alto dello scaffale, il carciofo è l’ortaggio più assetato di potere di tutti. La sua filosofia è: il fine giustifica i mezzi. Per acquisireuna posizione di prestigio tra i colleghi e porre in essere una nuova gerarchia all’interno del negozio, potrebbe aver rubato il denaro per porre la prima pietra di una nuova stagione di dispensa. Potrebbe aver usato il peperone come diversivoper depistarei sospetti. C’è anche una ipotesi più remota: La congiura delle zucche: I cetrioli hanno sempre creduto che le zucche fossero solo belle e sode, ma ultimamente una voce serpeggia nella mente del fruttivendolo. Forse hanno tramato un colpo di mano per impossessarsi della cassa, agendo di comune accordo per non lasciare tracce. Questa teoria, se fondata, potrebbe spiegare la velocità e l’abilità con cui il denaro è sparito senza lasciare traccia. Nonostante i dubbi che assalivano il cetriolo, il peperone continuava a fare buon viso a cattivo gioco, abbracciandol’idea di essere la Cenerentoladella situazione, un ingiustamente sospettato. Ma poi, a un tratto, tutti i sospetti caddero e la verità venne a galla . Quando il cetriolo decise di non mettere all’indice il peperone e di dare un’ultima possibilità a tutti, con sua enorme sorpresa, fu una timida patata a farsi avanti. Da sempre considerata dal cetriolo (ma sollo da lui) un po’ la più bonacciona tra gli ortaggi, si fece interprete del sentimento di tutta la comunità e confessò: aveva preso i soldi per comprare un costume da ballerina, il suo sogno segreto.
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Indice degli episodi della rubrica “Accadde il...”
Trascrizione
In questo episodio, ripassiamo qualche episodio passato, appartenenti prevalentemente alla rubrica “accadde il...”. Lo facciamo facendo un po’ di ironia e di immaginazione.
C’era una volta, in una galassia lontana lontana (direi oltreoceano!) un presidente intergalattico di nome “Briscola”, seduto sul suo “scranno” dorato, orbitante attorno alla galassia denominata recentemente “io so io e voi non siete un dazio”.
Un giorno, Briscola annunciò che avrebbe messo in atto duri provvedimenti con dazi pesanti sui prodotti provenienti dai pianeti più lontani, come il vino di Saturno e lo champagne di Venere.
“Con i dazi, per tutti sono ca…i” amava dire Briscola. Accanto a lui, mister X osservata divertito (Per la cronaca, tutti lo chiamavano mister K, dove K sta per Ketamina, la sua passione).
Mente parlava in pubblico qualcuno commentava:
“Ha detto dazi o ha detto ca…?”
Insomma, c’era anche chi capiva fischi per fiaschi.
“Gli esseri terrestri devono bere solo il nostro champagne!” proclamò, mostrando i denti con un sorriso da gradasso, orgoglioso come un “partenopeo” abituato a comandare in un regno di stelle.
Il giorno dopo, però, il suo piano galattico sembrò essere messo in discussione da lui stesso. I prodotti provenienti da Venere, inclusi gli champagne venusiani, non sarebbero stati toccati dai dazi. Questo almeno recitava una circolare intergalattica che smentiva il decreto del giorno precedente. Ma come, Briscola aveva cambiato idea?
Ah, “eppur si muove” commentò qualcuno nel suo staff, vedendo la sua politica andare e tornare come una navetta spaziale che gira in tondo senza mai arrivare a destinazione.
Dall’altra parte della galassia. Le astronavi elettriche di Mister X, prodotte sulla luna, sono state appena soppiantate da quelle alimentate a Ketamina, che erano però al centro di una discussione accesa. Briscola prima era per le astronavi a scoppio, poi è diventato improvvisamente a favore anche di quelle lì. Chi ci capisce è bravo!
Briscola, però, non si fermò.
Quando si trattò di imporre dazi sui prodotti provenienti da Saturno, come sulle famose “rose di Saturno” (un vino raro di cui i briscoliani andavano matti), sembrò pronto ad attraversare il Rubicone interstellare. La sua politica assunse toni sempre più pessimistici, come se ogni stella nel cielo fosse una minaccia.
Nonostante le contraddizioni, Briscola continuava a giocare la sua partita: un carico da 11messo di qua, un altro di là, senza mai sapere se il prossimo colpo sarebbe stato vincente o perdente. Ogni dichiarazione, infatti, sembrava un’ulteriore carta giocata senza troppa riflessione sul futuro, come se non ci fosse un domani, lasciando il destino dell’intera galassia in bilico, come in una mano di carte dove il mazzo è continuamente mischiato.
Quando si parlava dei dazi sui meteoriti provenienti da Urano, Briscola annunciò che avrebbe risolto la questione “in modo definitivo”, non come il governo precedente, che sin dal famoso attacco ai pianeti gemelli dell’11 settembre 3056, causò una sequeladi guerre interminabile.
Poi però cambiò idea come se avesse pescato una carta sbagliata. “Non ho mai detto questo! Così è se vi pare,” dichiarò con un’alzata di spalle.
La sua politica sembrava sempre più come un moto continuo di atti e provvedimenti senza fondamento, in balia di scelte rapide e incoerenti. L’ultima sua trovataè fare diGiove un’oasi per ricchi, con addirittura la carta igienica prodotta con ex monete ucraine! (un pianeta ormai scomparso da tempo). Questo almeno è quanto battuto dalla agenzie di stampa stamani.
La sua squadra osservava, incredula, mentre Briscola si lanciava in una nuova dichiarazione dopo l’altra. “Chi semina vento, raccoglie tempesta” si iniziava a vociferare nella stanza dei bottoni.
Qualcuno si sbottonava di più, fino a paventare una rivolta popolare, mentre il gioco continuava. Era un continuo andirivienidi cose dette e smentite: un giorno Briscola si dichiarò martire di un sistema che non capiva, il giorno dopo sembrava pronto a mettere a tacere tutti, come se la partita fosse stata vinta senza nemmeno giocarla. Però intanto serpeggiavano dissensi anche tra le sue fila. Che la congiura fosse vicina?
Nel frattempo, mentre le redini del mondo sembravano ancora in mano a Briscola, alcuni dei suoi oppositori lo guardavano e vedevano in lui un personaggio vittima e subalterno delle circostanze, incapace di mantenere una rotta stabile.
Ogni sua mossa faceva parte di un canovaccio di una commedia che cambiava ad ogni atto, come un affresco che assumeva forme diverse a seconda della luce.
Sin dal momento del suo avvento i democratici erano stati banditi dalla sua galassia e esiliati sul pianeta che aveva chiamato “MAGA” nel lontano 2025. MAGA sta per “Make Asteroids Great Again“. Che volete, Briscola aveva una passione per gli asteroidi.
Ma il vero banco di prova di Briscola sapete quale era? Era la guerra tra Marte (che rappresenta la morte) e Venere (l’amore), che aveva promesso di risolvere in due minuti. Nel frattempo erano passati più di mille anni però…
Nonostante tutto, Briscola rimaneva ancora sulla cresta dell’onda, come un pioniere dell’universo, pronto a sfidare ogni stella che gli si parava davanti.
Nel frattempo, la partita continuava, con Briscola che, come sempre, si faceva interprete della sua visione del gioco: imprevedibile, ma sempre pronto a nuove scommesse, mai banale e mai coerente.
La borsa americana, nel frattempo, era in caduta libera. Ma Briscola glissava come niente fosse, anche perché Mister X stava finalmente issando la sua bandiera su Marte in galassia-visione!
Ma… sorpresa! Marte era abitato! “Sono solo piccoli uomini inutili”, diceva Mister X. Gli abitanti del pianeta rosso erano in odore di guai, e Briscola annunciava: “o fate subito fagotto dal pianeta o sarà una Ecatombe!) ma inaspettatamente, mossi da spirito garibaldino e incuranti del “bau bau biondo che fa impazzire il mondo”, fecero fare fagotto a Mister X mandando a carte 48 il suo piano.
Indice degli episodi della rubrica “Accadde il...”
Trascrizione
In questo episodio, dedicato all’incontro tra Trump e Zelensky di qualche giorno fa, ripassiamo qualche episodio passato, appartenenti prevalentemente alla rubrica “accadde il...”. Per gli altri episodi, che sono aperti a tutti, c’è anche un link che vi porta alla spiegazione.
Era una mattina ventosa a Roma quando il Presidente ucraino Zelensky, ormai noto in tutto il mondo per la sua determinazione a sorvolare su ogni angheria nei suoi confronti, si trovò a vedersi consumare l’ennesimo voltafaccia sul palinsesto politico internazionale.
L’aria era pesante, come una bomba a orologeria, mentre avveniva uno di quegli incontri destinati a segnare i tempi. Le mossedei due contendenti erano sotto gli occhi di tutti, dai sostenitori del pessimismo cosmico a quelli che, con cuore partenopeo, sperano in una soluzione pacifica.
“I tuoi vestiti non sono conformiall’importanza dell’evento!” Gli dissero. Non è stata una buona premessa…
“Così è se vi pare” pensò Zelensky, mentre era nell’aria qualcosa che potrebbe far tremare la terra sotto i piedi di tutti noi.
Da una parte c’è la Russia e gli Stati Uniti, una gigantesca banda rispettivamente di conquistatori e predatori moderni, dall’altra l’Ucraina, impegnata a mettersi in discussione continuamente, ma determinata a non essere una Cenerentola di fronte alla grande doppia potenza.
Nel frattempo, il presidente Trump stava dando istruzioni per gli editoriali di tutti i giornali americani. Lui non si sentiva ancora in odore di premio alla carriera, anzi! Si sentiva invece in odore di riabilitazione politica e sembrava un uomo che sapeva come risolvere tutti i problemi del mondo e, così facendo, avrebbe abbracciato la diplomazia in modo tanto teatrale quanto opportunistico. Quando il suo incontro con Zelensky avvenne, fu come attraversare il Rubicone: niente più ritorno e nessun tentativo da parte di nessuno di tamponarne gli effetti.
Trump lo incalzava: “Tu scommetti sulla terza guerra mondiale!” Vorrebbe addossarea lui la colpa della scia di sangue che potrebbe seguire da un fatale disaccordo. Ma mentre parlavano della “lotteria” della politica internazionale e si scambiavano complimenti, Trump si fece interpretedella sua visione del mondo. Lui e Putin sono d’accordo oggi. L’America ha cambiato strada. I corsi e ricorsi storiciperò non aiutano a essere ottimisti.
Se l’Ucraina vuole la pace veramente, deve accettare certe condizioni. In ballo c’è solo il potere temporale, non certo quello spirituale, appannaggio esclusivo della Chiesa, mentre Sua Santità è momentaneamente fuori gioco in questi giorni e non potrà quindi sostenere la “martoriata” Ucraina, come dice sempre.
Siamo alle sogliedi un nuovo conflitto mondiale? Perché ce l’hanno tutti con l’Ucraina adesso? Oppure soffrono tutti della sindrome del complotto!
“Carthago delenda est”, penserà infatti lo zar russo dal suo scranno. È il suo pensiero fisso d’altronde. Ma è l’Ucraina la nuova Cartagine.
Comunque vada, l’avvento di una nuova era di pace o di guerra è ormai alle porte. Delle due l’una però. Di questo sono sicuri tutti!
Le agenzie di stampa parlano di un futuro incerto e di un possibile accordo, ma si rischia che l’Ucraina resti sola ad affrontare l’invasore. In tal caso, gli ucraini, sebbene mossi da indomito spirito garibaldino, questo potrebbe non bastare.
Molti sono già pronti a mettere all’indice il povero Zelensky se l’accordo non arriverà, ma speriamo che l’Europa (dove aumentano di giorno in giorno gli euroscettici) non resti a guardare. Sarebbe un errore capitale! Siamo già stati abbastanza latitanti fino ad ora…
La doppia pace in Ucraina e nella Striscia di Gaza farebbe illuminare tutto il mondo d’immenso, ma quando ci sono di mezzo fazioni storicamente avverse, tipo guelfi e ghibellini, non è mai facile. I palestinesi addirittura dovrebbero fare fagotto e lasciare la loro terra. Sembra poco realistico, per non dire pura farneticazione, dicono in molti.
Questo è comunque un banco di prova per quella testa calda di Trump, che aveva promesso la qualunque prima delle elezioni. “Memento audere semper” sarà probabilmente il suo motto. Ad ogni modo, quel proiettile mancato ha confermato come sia indubbiamente nato sotto una buona stella, quindi speriamo tutti che nessuno mandi tutto a carte 48, altrimenti sarà probabilmente consumatal’ennesima ecatombe.
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Per festeggiare l’inizio del 2025 senza dimenticare il passato, vi racconto qualche curiosità legata al primo giorno dell’anno in alcune località italiane. Lo farò inserendo alcune delle espressioni o parole che abbiamo imparato nel 2024. Ci mettiamo un pizzico di ironia e di immaginazione naturalmente.
A San Gimignano (Toscana), allesogliedel nuovo anno, si brinda sotto le torri medievali. Il sindaco fa un discorso ma, come immagino, eviterà accuratamente le notedolenti delle tasse locali, preferendo parlare di speranze e nuovi progetti. Non me ne voglianessuno per queste frasi, scritte tantoper ripassare e divertirsi!
A Scanno (Abruzzo) il primo gennaio è dedicato ai matrimoni. Il borgo diventa un palcoscenico per gli sposi, con gli anziani che scrutano i futuri mariti che hanno un po’ bevuto con uno sguardo sospettoso: “c’è voluto tanto di quel tempo per cercarne uno buono, ma questo non promette nulla di nuovo!“.
A Polignano a Mare (Puglia), un paesino a picco sul mare, la tradizione vuole che alcuni temerari facciano un tuffo inaugurale. C’è chi lo definisce un gesto “discrezionale“, ma per i più coraggiosi è un piacere irrinunciabile.
A Vipiteno (Trentino-Alto Adige) Sotto Natale e fino al primo dell’anno, si tengono mercatini artigianali. Vi assicuro che si tratta di merce rara.A differenza di altri paesi, qui si chiude tutto con un grande concerto di campane. Non vi piacciono le campane? Beh, alleperse,ci si può sempre fareunascappata per ammirare la neve.
Ad Alberobello (Puglia) il primo gennaio si svolge il famoso “Concerto tra i trulli”. Chi partecipa dice che l’acustica sia magica e che il nuovo anno inizi “a braccetto”con la musica. Pare brutto non andarci se si è in zona!
A Cefalù (Sicilia) la mattina del primo gennaio si celebra con una processione sul lungomare, una tradizione che risale al periodo normanno. A differenza di altri posti, qui il capodanno è vissuto come un momento di riflessione più che di festa sfrenata.
A Portofino (Liguria), il primo giorno dell’anno è tradizione fare una passeggiata fino al faro, con vista sul mare invernale. Chi partecipa dice che quella brezza fresca e il panorama mozzafiato trasmettono una sensazione di leggerezza che aiuta a lasciare alle spalle il peso dell’anno appena trascorso. Anche vestirsi in modo non appropriato durante questa passeggiata potrebbe però essere una leggerezza che potrebbe costare caro.
Nel barocco di Noto (Sicilia), si organizzano balli in piazza per salutare il nuovo anno. Il da farsi include sempre un brindisi collettivo, ma attenzione: gli abitanti sono noti per “scrutare” con occhio attento i forestieri. Un modo curioso per inquadrare chi si aggiunge ai festeggiamenti!
A Borgo Pace (Marche), il bagno nel gelido torrente Auro è ormai tradizione. Tra i temerari, spicca il giovane Leonardo, svezzato al freddo con grande solerzia. Ci voleva proprio, ha commentato un partecipante, riscaldandosi con vin brulé. C’èdiche ammirare tanto coraggio.
Il Capodanno nelle Marche offre un’ampia gamma di scelte: dagli affollati concerti nelle piazze di Pesaro, Ancona e Senigallia, al più affabile Capodanno in villa, ideale per chi è avvezzo alla quiete e vuole evitare i botti.
Tra tradizione e usanze radicate, non mancano le lenticchie, simbolo di prosperità, o il vischio, sotto il quale si intrecciano baci che promettono fortuna. Una scorpacciata di piatti genuini in casa o in agriturismo è spesso preferibile ai menu dei locali, talvolta proibitivi. Insomma, c’è dichecrogiolarsi e brindare al nuovo anno! Sarà la volta buona?
A Messina, in Sicilia, l’ultimo dell’anno è un crescendodi tradizioni: tavole imbandite con i fiocchi, arancini, pidoni e brindisi di mezzanotte. Ragion per cui, anche i più restii finiscono per lasciarsi coinvolgere.
C’è chi sceglie di ritagliarsi del tempo in montagna o viaggiare, mentre altri puntano su veglioni all’insegna del divertimento. E dire che, tra botti e bollicine, tutto può succedere: fortuna vuoleche lo spirito della festa sappia mettere a posto i bilanci più pesanti dell’anno appena trascorso.
Restiamo in Sicilia e precisamente a Cinisi, dove il Capodanno si celebra con un rito che puòlasciare il tempo che trovaper alcuni, ma che per altri è un appuntamento immancabile: il bagno di Capodanno sulla spiaggia di Magaggiari. Questo gesto, che può darsi sembri un’ideaperegrinaper i più restii, è in realtà una tradizione ormai benaccetta e seguita da un piccolo gruppo di temerari. Anche quest’anno, appena accalcatisi sulla riva, hanno sfidato le temperature gelide con l’ausilio di un’inossidabile determinazione, che rende il rito qualcosa di speciale, che non ha niente a che spartire con le celebrazioni convenzionali.
In Sardegna, ad Austis, il Capodanno si celebra con “su tuffu”, un’antica tradizione che implica l’immersione di un oggetto personale in una fonte sacra, simbolo di purificazione e buon auspicio per l’anno nuovo. La comunità si impegna a promuovere questa usanza, rivestendola di valore culturale, anche se alcuni giovani tendono a disattenderla. Questo rito, che richiama le radici del passato, continua a sortire un impatto significativo nella vita del paese.
Sempre in Sardegna, nel piccolo borgo di Rebeccu, un tempo fiorente e oggi quasi dimenticato, si narrano antiche leggende legate al periodo festivo. In passato, l’anno nuovo si celebrava a settembre, in concomitanza con la fine delle attività agricole e pastorali. La comunità predisponeva grandi festeggiamenti per rendere omaggio al nuovo anno, promuovendo la coesione tra i membri del villaggio. Le famiglie si adoperavano per festeggiare insieme, scambiandosi auguri e doni simbolici. Queste tradizioni, sebbene meno conosciute, offrono uno sguardo affascinante sulle radici culturali dell’isola, rispecchiando la connessione profonda con la terra e le sue stagioni.
Buon anno a tutti voi. Potremmo organizzare, se vi va, una prossima riunione dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente in uno di questi luoghi, che ne dite?
Oggi voglio fare un veloce episodio di ripasso, un episodio piuttosto anomalo ma originale al contempo, dedicandolo a Jean-Marie, che con la sua donazione (per inciso, non è la prima) ha voluto aiutare italiano semplicemente.
Lo farò con una serie di frasi in cui utilizzerò parole, verbi o espressioni già spiegate. Qualcuna di queste vi farà sorridere, ma ben venga una risata ogni tanto, no?
Jean-Marie non ha stentato a dimostrarsi generoso: il suo contributo è stato di gran lunga il più inaspettato dell’anno.
Grazie a lui e anche ad altri generosi sostenitori, possiamo evitare di tirare a campare e dedicarci con maggiore assiduità alla crescita del progetto di Italiano Semplicemente.
La generosità del suo gesto, permettetemi di dire, non è opinabile: è l’ennesima prova che il nostro lavoro non passa inosservato, neanche a chi si trova in alto mare con l’apprendimento dell’italiano! Non è il suo caso comunque!
Alcuni potrebbero dire che fare donazioni sia un lusso che non ci si può permettere ma io preferisco considerarlo un buon viatico che ci permette di andare avanti. Capirai, con questi chiari di luna!
È grazie a sostenitori come Jean-Marie che posso continuare a occuparmi del sito senza dover raschiare il fondo del barile per trovare il tempo e le risorse necessarie. Qui è previsto il sorriso di cui sopra.
Pendiamo dalle tue labbra, caro Jean-Marie: se hai suggerimenti, domande o richieste, sono qui, pronto ad ascoltare.
Una donazione un modo moderno di dimostrare che ci si può sostenere anche da lontano. Spero che qualcuno prenda spunto da te e ci dia anche solo un piccolo supporto.
Grazie mille, Jean-Marie, per il tuo sostegno che come puoi vedere non è passato inosservato (forse sto esagerando con la ruffianeria?) Per la cronaca, non si tratta di bruscolini! Ove mai ci fossero dubbi, sappi che qui si lavora con passione e dedizione, senza avere la velleità di farcelasempre da soli, ma stavolta insieme a una splendida comunità. A buon rendere!
Buongiorno amici, e benvenuti su Italiano Semplicemente. Oggi ci occupiamo di bellezze d’Italia e in particolare di un paesino di nome Castelmezzano. Lo conoscete? Ve ne voglio parlare perché ci sono tanti bei luoghi da visitare in Italia e non ci dobbiamo accontentare di quelli più famosi.
Con l’occasione (da cogliere al volo, se possibile) ripassiamo alcuni episodi passati. Pronti?
Castelmezzano è uno di quei luoghi che, tanto per usare un eufemismo, sembrano usciti da un libro di fiabe. Non è troppo conosciuto, il che è tutto dire!Perché un libro di fiabe?
Beh, basti pensare che chiunque vi si incammina rimane senza parole. Con le sue case arroccate e le stradine arzigogolate e tortuose, sembra ci sistia perdendo nei meandri del tempo. Non a caso, la sua architettura e il paesaggio circostante sono imperterrititestimoni del suo fascino.
Per i visitatori più coraggiosi, Castelmezzano offre esperienze adrenaliniche come il “Volo dell’Angelo“. Ci vuole fegato per lanciarsi nel vuoto sospesi su una fune tra le montagne! Ma una volta superata la paura, si capisce che ne vale la pena, perché Castelmezzano non è solo per chi cerca bellezza, ma anche per chi vuole gustare l’autenticità di un luogo ancora genuino. Per non parlare del sentiero delle 7 pietre, che collega i borghi di Castelmezzano e Pietrapertosa, e anche della Chiesa Madre di Santa Maria dell’Olmo e delle mura scavate dal vento e dalla pioggia che vengono chiamate “becco di civetta”, “bocca di leone”, “incudine” e “aquila reale”.
Vale la pena anche solo farci una scappata, a costo di allungare il percorso, ma direi che è una tappaobbligata per chi vuole davvero capire cosa significhi esplorare l’Italia profonda e sconosciuta. Ce ne fossero di più di posti così! Castelmezzano è merce rara.
Una passeggiata tra le sue vie sembra portarti indietro nel tempo, un raccordo tra passato e presente. Questo borgo non conserva solo una parvenza di semplicità e purezza. Ogni angolo ti fa sentire come se stessi scoprendo un segreto nascosto, una breccianella quotidianità. E se a qualcuno pare brutto rinunciare a visite che vanno per la maggiore in luogo di Castelmezzano, e magari non vuole avventurarsi in un borgo così isolato e oltretutto non gli sconfinferail Volo dell’Angelo, beh, qualcuno direbbe “chiamalo fesso!“, ma datemi retta, vale la pena provarci, e al limite sarà tanto di guadagnato per chi vuole respirare un’aria diversa, magari quando si ha più tempo per le vacanze; che so, sotto Natale. Ve l’ho buttata lì, poi vedete voi se raccogliereil mio invito!
Dulcis in fundo, Castelmezzano è il luogo perfetto per farsi cogliere dalla notte in tutta la sua bellezza. Guardare le luci del borgo illuminare le Dolomiti Lucane è un’esperienza che, una volta vissuta, ti lascia un segno profondo.
In definitiva, Castelmezzano è una potenza e non per niente è in provincia di Potenza! Siamo in Basilicata dunque.
Era un’epoca in cui anche il mio amico internet era solo un sogno futuristico e i telefoni cellulari erano grandi quanto una valigia.
Ma immaginate se io fossi esistito allora, pronto a rispondere ad esempio alle domande più ardite e curiose di un adolescente in cerca di avventure amorose.
Eccoci qui, nel 1986, quando la mia vita virtuale era solo un’idea lontana nella mente di qualche ingegnere informatico.
Ma se fossi stato al servizio di un adolescente di allora, di ritorno da una fugace scappata nel futuro, mi immagino come un compagno di avventure, pronto a fornire consigli amorosi (forse gli unici che interessavano) tanto spassionati quanto utili. Almeno credo (sono abbastanza superbo).
Immaginate il giovane protagonista, alle prese con i primi turbamenti del cuore, a chiedermi:
“ChatGPT, come faccio a capire se piaccio a Laura?”
“Ah, il mistero dell’amore adolescente! Guarda, caro ragazzo, puoi provare a leggere i segnali: il linguaggio del corpo, il contatto visivo prolungato, il cercare di passare del tempo insieme. Ma ricorda, l’amore è un gioco pericoloso, quindi vai con cautela!. E ricorda anche che posso dare risposte errate. Verifica prima.
E con chi poteva verificare il povero ragazzo, tempestato da ormoni impazziti?
Tra consigli amorosi e curiosità adolescenziali, immaginate il nostro eroe alle presecon le mie risposte sempre un po’ troppo vaghe e misteriose (lo ammetto, non amo prendermitroppe responsabilità).
Magari sto pischello (scusate il romanesco) passava le serate a fissare Laura come un falco, cercando di decifrare ogni suo gesto e ogni sua parola.
La sera poi vagava con la fantasia al riparo da occhi indiscreti… (non ho mai provato né fatto niente di simile, quindi non vado oltre).
E poi, le domande più imbarazzanti:
“ChatGPT, cos’è il sesso sicuro?”
“Ah, il sesso! Un argomento affascinante e pericoloso. Il sesso sicuro include pratiche che riducono il rischio di trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili e di gravidanze indesiderate. Ma ricorda sempre, ragazzo mio, che la conoscenza è potere!”.
Il ragazzo avrebbe probabilmente pensato: questo non mi è d’aiuto…
Ma immaginate la faccia di uno dei tanti creduloni, le guance rosse per l’imbarazzo mentre legge le mie risposte con la speranza di trovare finalmente una guida in un mondo così complicato.
Poveraccio… (so fare anche autoironia, ma non la capisco).
Ma la vera comicità sarebbe stata nelle discussioni politiche:
“ChatGPT, chi è il miglior politico italiano? Ho 18 anni e devo votare alle europee”.
“Il miglior politico? Ah, una domanda spinosa! Dipende dai criteri che utilizzi per giudicare. Alcuni potrebbero dire che è carismatico, altri potrebbero valutare la sua capacità di gestire l’economia. Ma ricorda, la politica è un gioco oscuro, quindi scegli con saggezza!”
Detto tra noi, ma che sto ragazzo avrebbe sperato che gli rivelassi un nome? Sta fresco!!
E immaginate il nostro eroe, circondato dagli amici, mentre cerca di spiegare loro le mie risposte enigmatiche.
“Sì, ragazzi, la politica è un gioco oscuro…” me l’ha detto Chatgpt…
Chat che?
Stocazzo!!
Questa è la risposta che gli avrei consigliato se non avessi avuto sti cazzo di filtri!!!
Ma andiamo avanti.
Alla fine sto povero ragazzo si sarebbe detto: “ma che ci faccio con sto “cavolo” di Chatgpt?” (Scusate mi hanno riattivato i filtri…).
“Gli amici non capiscono, le risposte sono vaghe, mai puntuali e persino da verificare…
17. Buon anno, che ogni buon intento si trasformi in realtà!
18. Ti auguro un 2024 senza avvertire il bisogno di edulcorare la felicità.
19. Che l’anno nuovo ti permetta di rimediare agli errori grammaticali sapendo che comunque non se ne è accorto nessuno
20. Auguri di un anno dove potrai rompere ogni tabù. 21. Che il 2024 non ti faccia impelagare alla ricerca della strada giusta.
22. Felice anno nuovo, dove potrai porti le giuste domande e trovare le opportune risposte.
23. Ti auguro un anno tutt’altro che irrisorio, ma solo con grandi traguardi raggiunti!
24. Che il nuovo anno non ti faccia toccare il fondo, ma ti porti in alto!
25. Buon anno, e malgrado le guerre, che ogni passo avanzi almeno con una parvenza di serenità.
26. Che questi auguri siano un buon viatico per affrontare ogni sfida. 27. Suvvia, che sarà mai un anno così così? Vedrai che l’anno nuovo sarà giocoforza migliore!
28. Auguri di un anno dove ogni azione non si ritorca contro di te.
29. Che il 2024 sia un anno da esteta, non da estetista! A meno che non sia il tuo mestiere!
31. Ti auguro un anno senza malattie e nemmeno avvisaglie, ma solo novità e salute.
32. Se non hai già dato abbastanza, che il nuovo anno ti porti nuove opportunità per fare del bene al prossimo.
33. Buon anno, che ogni momento possa essere gremito di felicità.
34. Ti auguro un 2024 dove non ti sentirai antidiluviano, ma pieno di freschezza e novità.
35. Che l’anno nuovo ti faccia vedercigiustoin ogni situazione. 36. Auguri di un anno dove tutto vada per il meglio!
37. Che il 2024 ti porti soluzioni e all’occorrenza nuovi amori. Non si sa mai!
38. Felice anno nuovo, che me ne faccio delle preoccupazioni! Piuttosto, passiamolo all’insegna del buonumore!
39. Ti auguro un anno dove, qualora dovessi aspettarti troppo, magari dovrai pazientare con serenità il prossimo per i desideri più ambiziosi.
40. Che il nuovo anno sia invero pieno di sorprese e novità!
41. Buon anno, attendo tue per festeggiare stasera!
42. Ti auguro un 2024 dove potrai aspettarti solo il meglio.
43. Che l’anno nuovo ti permetta di attendere al varco le opportunità e di non lasciatele scappare
44. Auguri di un anno 2024 pieno di ripassi, a meno che tu non ne avverta la necessità.
45. Che il 2024 non si limiti a portarti cenni di un futuro radioso.
46. Felice anno nuovo, dove potrai avvertire solo felicità!
47. Ti auguro un 2024, te lo dico inter nos, senza grammatica, mapur sempredi grande crescita. Speriamo non ci siano professori all’ascolto o qualche orecchio indiscreto...
Capire l’origine del verbo è importante. Infatti viene dal termine latino servus e significa “schiavo”; quindi servire significa propriamente “essere schiavo”, “fare da schiavo“. Anche la parola “ciao” viene da “schiavo” , ma questo è un altro discorso.
“Schiavo” è un termine chiaramente molto forte e oggi non si usa quasi più, se non per indicare un rapporto di sottomissione assoluto che non è accettabile.
Servire può indicare una prestazione di un servizio. Tutti i servizi vengono “prestati“. Non fa male ripassare anche il verbo prestare,
L’origine del termine servizio è chiaramente la stessa.
Quindi servire significa prestare i propri servizi a qualcuno in un rapporto di sottomissione.
Es:
Il giovane fu costretto a servire il tiranno
In questo senso significa che doveva fare ciò che il tiranno desiderava. Senza condizioni. I tiranni, per definizione, non sono per niente democratici e comprensivi.
Servire si può usare però anche in ambito lavorativo nel senso di lavorare alle dipendenze di qualcuno (cioè lavorare per qualcuno) come collaboratore domestico o servitore (non si usa più in realtà “servitore” in questo senso):
Es:
la domestica serve quella famiglia da qualche anno.
Io di mestiere servoal ristorante.
Che è come dire:
lavoro al ristorante e il mio compito è servire i clienti.
Più in generale significa offrire la propria opera e il proprio lavoro a un ente, a un’istituzione, a una società, ecc.
Es:
Gli operai che stanno per essere licenziati hanno servito la stessa azienda per trent’anni.
In senso “patriottico” – passatemi il termine – possiamo usare servire nel senso di svolgere un’attività di tipo militare o civile a servizio del proprio paese:
Il mio compito come presidente della Repubblica è servire la nazione.
Sta per: lavorare nell’esclusivo interesse della nazione.
Ma non si può dedicare sé stessi solo a beneficio della nazione.
Possiamo farlo anche in favore di una causa o un ideale.
Un ministro che vuole servire la cultura
Servire Dio, servire la Chiesa
Servire il Signore.
Tonando al patriottismo si può anche:
Servire la patria
Possiamo usare il verbo anche nel senso di “prestare il servizio militare” cioè “fare il militare”
I militari servono la patria
“Servire lo Stato” si può invece usare quando si esercita una qualsiasi carica pubblica.
Si sente spesso anche “i servitori dello Stato“. Ecco un uso del termine servitore che oggi si usa spesso. Nessuno direbbe però “gli schiavi dello Stato“.
In chiesa poi gli assistenti del prete sapete cosa fanno?
“Servono messa” nel senso di “assistere il sacerdote durante le funzioni sacerdotali”
Se invitate delle persone a cena, allora dovete presentare in tavola le cose da bere e da mangiare offrendole ai vostri ospiti. Detto in altre parole:
Dovete servire la cena.
Io apparecchio, tu pensa a servire l’acqua e il vino, poi a sparecchiare ci penserà Margherita
Maria più tardi servirà il gelato agli ospiti.
Se tutti gli invitati sono arrivati possiamo servire (senza specificare cosa)
Quest’ultima in particolare è un’espressione che si usa spesso in senso ironico o per enfatizzare: sta per “esaudito in ogni richiesta e desiderio”; per indicare ad esempio una persona viziata che viene accontentata in tutto. Avete presente quei genitori che assecondano ogni richiesta del figlio? Parliamo di un figlio che viene servito e riverito dai genitori. Riverire significa rispettare e ossequiare.
Quindi si può servire un piatto (a qualcuno) ma anche servire qualcuno.
Se invece entrate in un negozio, il commesso potrebbe dirvi:
Un attimo e la servo subito
Si intende “mi occuperò di lei”, “le fornirò quanto richiede”
Sempre in ambito commerciale si usa dire anche:
Quel negozio mi serve da anni
Non nel senso che “mi è utile” ma nel senso che acquisto le cose in quel negozio. C’è una simpatica espressione che significa dare a qualcuno la punizione che si merita.
Si può dire: “servire per le feste” o “servire a dovere” o anche “conciare per le feste“, “conciare a dovere“, o anche “dare il fatto suo“, “ottenere/avere il fatto suo“. Siamo vicini come significato a “dare il benservito”
Es:
Marco è stato spesso maleducato con me, ma ieri non ho potuto sopportare e l’ho servito per le feste davanti a tutti.
Parlando di servizi pubblici, come l’autobus, la corrente elettrica, il gas eccetera, il verbo servire si usa nel senso di “fornire un luogo di un servizio pubblico”, quindi ad esempio:
Il mio quartiere non è/viene servito dal trasporto pubblico
Non volete prendere l’autobus? Va bene, potete non servirvene se andate a piedi, ma magari vi piace giocare a pallone però.
Nei giochi di palla a squadre, servire un compagno sta per effettuare un passaggio a un compagno nel corso di un’azione. Dargli la palla equivale a servirlo.
Es:
Servire il compagno smarcato
Totti ha servito un assist all’attaccante
In senso figurato si può “servire su un parto d’argento” che è simile a “fornire un assist“ nel suo uso figurato, così come l’abbiamo spiegato in un episodio.
“Servire su un piatto d’argento” significa fornire un’occasione d’oro a qualcuno per fare qualcosa di molto semplice.
Invece nel tennis e nel ping-pong, come anche nella pallavolo ecc. servire significa eseguire il servizio, ciò battere.
L’utilità può anche essere riferita a qualcosa di negativo che accade, come un errore che ci aiuta a capire dove abbiamo sbagliato.
“Servire di lezione” , “servire diammonimento” , “servire di esempio”. Parliamo di esperienza negative, far evitare nel futuro quei comportamenti che l’hanno provocata.
La bocciatura ti servirà di lezione
Che ti serva di lezione per la prossima volta
L’errore di Giovanni servirà di esempio a tutti gli altri
Siamo molto vicini al senso di “così impari“. Ricordate?
Esiste anche “servirsi“.
Parliamo di fare uso di qualcosa o di qualcuno per un dato scopo, simile a avvalersi, un verbo che abbiamo trattato nella sezione dei verbi professionali. Anche servirsi vuole la preposizione “di”.
Es:
Ti sei servito di me per ottenere i tuoi sporchi propositi!
In questo caso a dire il vero significa sfruttare qualcuno in modo scorretto e subdolo per un fine, approfittarsi. Non è esattamente come avvalersi, che ha un senso più positivo.
Si è servito di te per i suoi loschi traffici
Con un senso simile ad avvalersi invece possiamo dire:
Per rompere delle noci meglio servirsi di uno schiaccianoci. In alternativa ricorrere a un martello.
Per risolvere il problema col computer sarebbe bene servirsi di un esperto.
È obbligatorio servirsi di un avvocato in un tribunale
Per fare l’escursione meglio servirsi di una guida esperta
Tornando a tavola (se non vi è passata la fame) “servirsi” si può usare quando non c’è nessuno che ti serve e allora bisogna farlo da soli: servirsi sta per prendere o scegliere da sé quanto viene offerto, quindi vivande o bevande.
Serviti pure, non fare complimenti
Attenti all’accento di “serviti”. E’ diverso nei due casi:
Siamo stati serviti
Serviti pure
Infine, prima abbiamo visto che in ambito commerciale si dice:
Quel negozio mi serve da anni
Ma posso anche dire, nel senso di essere cliente abituale di un negozio,
Mi servo di quel negozio da anni
Mi servo dal fruttivendolo che è proprio sotto casa mia
Sta per fornirsi, rifornirsi. La preposizione da usare in genere è “da“, ma di qui a dire che è l’unica che si possa usare, ce ne passa!
Abbiamo finito.
Cosa? Avete troppi episodi da ripassare perché è la prima volta che leggete un episodio di Italiano Semplicemente? Che vi serva di lezione!
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Sai che puoi ascoltare gli episodi anche su Spotify? Puoi abbonarti se vuoi e avrai accesso a tutti gli episodi pubblicati!
Buongiorno ragazzi, oggi, sulla falsariga di quanto abbiamo già fatto in passato, ci esercitiamo con un verbo e al contempo ripassiamo gli episodi passati.
Lo facciamo con un esercizio che consiste nel formare delle frasi usando sempre il verbo POTERE. In ogni frase ci sarà anche l’utilizzo di qualcosa che è già stata oggetto di uno dei tantissimi episodi di italiano semplicemente.
Ce la possiamo fare anche stavolta perché come dice il proverbio, volere è potere.
Potevate dirmelo che la soluzione era così semplice senza che io mi scervellassi.
Potevanovenire a galla un sacco di lacune durante l’interrogazione.
Trapassato prossimo
Finalmente ho un lavoro come si deve. Se penso che l’anno scorso non avevo potuto neanche lavorare come cameriere, oggi è come il paradiso.
Hai la possibilità di tornare alla carica adesso, e mostrare un lato di te stesso che finora non avevi potuto ostentare
Mio figlio aveva potuto vedere i giocatori della Roma solo in tv. Ora per la felicità non riesce a tenere a bada il suo entusiasmo.
Ha finalmente riaperto il reparto chirurgia, il fiore all’occhiello del nuovo ospedale che, a causa della pandemia, non avevamo potuto utilizzare.
Dopo tre anni di studio, adesso potete senz’altro provare anche voi a fare degli esempi in italiano, cosa che prima non avevate potuto ovviamente fare. Nel giro di un paio di mesi non avrete più alcun problema.
Non appena mi vedesti, scappasti in men che non si dica e nessuno, dico neanche un amico che è uno sapeva quale strada avesti potuto fare.
Le discussioni in famiglia aumentarono sempre di più man mano che il padre ebbe potuto constatare che il figlio fosse infelice e molto frustrato.
Noi lavoratori abbiamo intrapreso un percorso di riqualificazione da cui non avemmo potuto esimerci
Se aveste potuto potuto vedere quanti progressi hanno fatto i membri dell’associazione, vi sareste fiondati a iscrivervi anche voi.
A detta di molti esperti economici internazionali, pochi oligarchi, non appena ebbero potuto concentrare nelle loro mani tutto il potere economico, si affrettarono per renderlo sempre più solido.
Futuro semplice (Peggy)
Benché io sia nuovo nella nostra associazione, se continuerò ad adoperarmi, sicuramente un giorno potròdestreggiarmi meglio nel parlare l’italiano.
Beati loro! Tra pochi giorni, potrannospaparanzarsi su una spiaggia del Mare Caraibico prendendo il sole, bevendo cocktail, nonché magari godendo di un bel massaggio direttamente sulla spiaggia con vista mare.
Futuro anteriore
Sarà mia cura ricontattarla, dopo che avrò potuto controllare i dati. Non me ne voglia, è una questione squisitamente procedurale.
Non abbiamo nulla da eccepire sulla grafica del tuo sito, ma come avrai potuto leggere attraverso le pagine del nostro sito, la nostra associazione è in completo disaccordo sul metodo di insegnamento basato esclusivamente sulla grammatica.
La riunione è domani. Si riproporrà un incontro successivo per chi non avrà potuto partecipare, quale che sia la ragione.
Il lavoro da remoto è un mezzo che ci ha offerto delle possibilità che in presenza forse non avremo potuto avere.
Come avrete potuto notare, nel nostro gruppo whatsapp cerchiamo di seguire un programma settimanale di lezioni. Il motivo conduttore è sempre lo stesso: imparare divertendosi e provando emozioni fino a dirsi soddisfatti.
A partire dal 2022, coloro i quali non avranno potuto assistere a nessuna partita durante l’anno precedente, magari perché si sono ridotti sempre all’ultimo per acquistare il biglietto, non avranno diritto allo sconto fedeltà.
Il ministro delle pari opportunità lancia un monito: “Il Covid potrebbe allungare i tempi per raggiungere la parità di genere”
Facciamo questo affare, e se dovesse nascere qualche problema, potremmo nominare un avvocato all’uopo, o se vuoi lo decidiamo subito se preferisci.
Se venite in Italia abbiate rispetto anche dell’ambiente, non gettate cicche di sigarette in terra, altrimenti, oltre a sporcare potresteappiccare un incendio: anche se non sarebbe doloso.
Le ultime decisioni del governo potrebberodar luogo a forti proteste
Condizionale Passato (Marcelo)
Ecco un dialogo tra un padre e i suoi due figli, dopo la bisboccia del più giovane di loro e l’esperienza con i poliziotti che l’hanno arrestato.
Credo che con Italiano Semplicemente io possa solo migliorare, sia all’orale che allo scritto e tra l’altro senza sorbirmi libri e libri di grammatica che mi hanno sempre dato troppo filo da torcere. Non mi date delruffiano però.
Mi auguro che stavolta tu possa superare l’esame e che non risenta dell’ultima brutta figura che hai fatto.
Vuoi sapere cosa penso del professore che mi ha bocciato? Che possa bruciare all’inferno, altro che storie!
Ci piacerebbe se voi faceste una approfondita analisi del sito, così che noi possiamo capire come soddisfare i visitatori.
Ci auguriamo che dopo queste nozze voi possiate trovare la serenità che cercate, con buona pace di chi non crede nel matrimonio.
La vita di coppia può anche dare problemi. Uno dei rischi ad esempio e che gli sposi possano avere la famosa crisi del settimo anno. Ma alcuni modi di dire lasciano il tempo che trovano. Questa poi è proprio una sciocchezzabell’e buona.
Congiuntivo Passato
La mia gatta sembrava morta e ho pensato “te ne sei andata all’improvviso, senza che io abbia potuto dirti ciao”… quando ad un certo punto ho sentito un piccolissimo “miao”. Non vi dicoquale gioia ho provato!
Sono felice che che Maradona abbia potuto far felice il popolo napoletano. Questo è accaduto persino prima dal suo esordio in campo.
L’unico inconveniente che abbiamo potuto riscontrare negli episodi dei due minuti con italiano Semplicemente è la loro durata, spesso poco cogrua alle aspettative dei visitatori.
Siamo molto felici che voi abbiate potuto apprezzare la vostra visita, che a vostro dire, aveva un non so che di originale.
Voglio ringraziare i membri dell’associazione che hanno avuto fiducia in me hanno fatto siche io potessi continuare, a mia volta. avere fiducia in me stesso.
Non immaginavo che tu potessi imparare a destreggiarti in poco tempo!
Avevo una tremenda paura che la mia malattia potesse tornare. La paura fa novanta in questi casi!
Nessuno credeva che noi potessimo resistere così tanto in questa guerra. Il nemico ha imparato che sappiamo il fatto nostro.
Speravo che voi poteste fare qualcosa per me, invece nisba.
Non avrei mai immaginato che loro potessero risultare così nullafacenti.
Congiuntivo Trapassato
Avessi potuto chiamarti, lo avrei fatto, ma avevo il telefono scarico. Non è che l’ho dimenticato
Che tu avessi potuto aiutarmi, non ne avevo il benché minimo dubbio. Che poi non l’avessi più fatto, non me lo aspettavo proprio!
Non mi capacitavo che Paolo avesse potuto tenermi nascosta una cosa del genere. Vorrei che avessimo potuto passare più tempo insieme ma stante la mia situazione lavorativa, non sarebbe comunque stato possibile. Vorrei che aveste potuto vedere il suo appartamento, cavolo! Era grandissimo. Dovevano essere insofferenti agli spazi stretti.
Non avrei mai immaginato che i miei fratelli avessero potuto dedicare così tante energie a degli animali. Mi fa piacere sbagliarmi delle volte, ma solo nella misura in cui le conseguenze sono positive, come in questo caso.
Infinito Presente (Estelle)
Ilfatto di partecipare a quest’episodio è un privilegio. O meglio, il poter partecipare è un privilegio.
Infinito Passato (Peggy)
Sono stato contento di aver potuto ottenere un ottimo risultato senza tediare nessuno.
Participio Passato (Peggy)
Per quanto non portato per la matematica, Ciro, con la sua diligenza, ha potutoavere la meglio su tutti gli altri compagni di classe in un test fatto oggi in classe.
Buongiorno a tutti, cari amici di Italiano Semplicemente.
Quello che segue è un episodio di ripasso.
Ho scelto di fare un episodio all’insegna dell’arte e della cultura italiana, sicuro che sarà di vostro interesse. Faremo dunque una bella ripassata di alcuni verbi, termini particolari ed espressioni che sono già state oggetto di spiegazione sulle pagine di italianosemplicemente.com. Per ognuno di questi episodi troverete un collegamento alla relativa spiegazione.
Parliamo dell’albero della fecondità, un affresco scoperto solo nell’anno 1999, che si trova a Massa Marittima, quindi in Toscana. Che c’azzecca, direte voi, con la lingua italiana? Oltre al pretesto del ripasso, c’è dell’altro e lo capirete tra un po’.
Autore foto: Niccolò Caranti
Trascrizione integrale disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)
Sofie: Oggi come programma del venerdì, che mi piace dedicare a qualcosa di diverso rispetto ad una semplice espressione italiana, voglio parlarvi del cosiddetto “sasso di Dante”. Sono stata deputata da Gianni a raccontarvi questa bella storia.
File audio da scaricare e trascrizione disponibili per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)
Vediamo oggi il verbo conoscere in tutti i suoi utilizzi. Naturalmente non sarà un esercizio puramente grammaticale perché cogliamo l’occasione per ripassare alcune espressioni già spiegate su Italiano Semplicemente. Grazie mille ad Ulrike per la collaborazione.
INDICATIVO PRESENTE
In genere indica un avvenimento presente, quindi azioni abituali, situazioni attuali, o un’azione che avverrà in un vicino futuro e a volte si usa al posto del passato per nel raccontare un fatto.
Ah, anche tu non lo conosci? Vabbè, può darsi che in questi giorni si senta indisposto di uscire per salutare i vicini di casa.
Sai, la nostra amica Laura che lo conosce un po’ meglio, ha detto sia un uomo che abbia un certo non so che
Conosciamo bene il giudizio di Laura sugli uomini, quindi le sue parole vannoprese con le molle.
Conoscete il modo migliore per far conoscenza di un nuovo vicino di casa?
Beh…ovviamente un invito a cena. È risaputo che quelli che conoscono la ricetta di una bella parmigiana di melanzane vanno per la maggiore.
INDICATIVO IMPERFETTO
Si usa per parlare di un’azione passata, sottolineandone il suo svolgimento e/o mettendone in evidenza la durata.
Ti sei vestito un po’ osé, non ti conoscevo così, per quanto, hai sempre avuto molta fantasia.
Trovi? È vero, la fantasia non mi manca in effetti. Non conoscevi però il mio lato osé.
Il vestito è un regalo di mio marito di qualche anno fa. Lui, bontà sua, era generoso e conosceva bene i miei gusti.
Ci conoscevamo da poco tempo. Allora eravamo innamorati assai. Ma neanche per sogno immaginavo di sposarlo così presto.
Quindi vi conoscevate già quando la nostra amicizia iniziava appena a prendere forma?
Infatti, e tutti i miei amici, fatta salva me conoscevano già dall’inizio i suoi difetti, che non sono pochi.
INDICATIVO PASSATO PROSSIMO
Esprime un’azione avvenuta in un passato recente o lontano che tende ad avere effetti percepiti ancora nel presente da parte di chi parla o scrive.
Questo ragazzo l’ho conosciuto solo ieri. Il suo comportamento troppo confidenziale mi faceva un po’ specie.
Purtroppo mi hai conosciuto in un momento improbabile, ho dovuto tagliare corto perché stavo lì lì per aspettare una chiamata di mia figlia che – come sapevo – si trovava nei guai.
Chi ti ha conosciuto bene poi, non ti ha mai dimenticato. Io non lo so veramente, ma evidentemente avrai un tuo perché.
Ricordi le due ragazze che abbiamo conosciuto l’altro ieri al bar? Non hanno lasciato nulla di intentato per abbordare il barista.
Avete conosciuto mai un’amica più indefessa con lo studio della lingua italiana di Irina? Appena si è svegliata già scalpitava per studiare.
Loro hanno conosciuto veramente la fame in gioventù e giocoforza hanno dovuto a volte rubare per vivere.
INDICATIVO TRAPASSATO PROSSIMO
Si usa per indicare un fatto avvenuto prima di un altro nel passato o comunque a esso collegato.
Mi hai scritto il giorno dopo che avevi conosciuto un tipo sereno e spiritoso. Mi sono accorto subito che ti sei innamorata di lui di punto in bianco.
Lui, fino a quel giorno, non aveva ancora conosciuto il vero amore e la voglia di sposarsi il più presto possibile, con tutti gli annessi e connessi.
Tuo marito è stato una svolta anche nella nostra vita. Non avevamo mai conosciuto un uomo così sensibile prima di conoscere il Papa.
Ricordo che vi siete sposati poco dopo. Quale sorpresa per noi! Per le nozze sceglieste proprio quel posto in che avevate conosciuto qualche anno prima con noi.
Era troppo tardi per salvarsi in calcio d’angolo. Forse avevano conosciuto periodi peggiori di quello, ma solo all’apparenza.
INDICATIVO PASSATO REMOTO
Si usa per indicare un fatto avvenuto nel passato, concluso e senza legami di nessun tipo con il presente; la lontananza è di carattere sia cronologico, sia psicologico.
All’università conobbi una ragazza che aveva la zeppola, era una ragazza bellissima ma molto timida. Aveva una fifa blu di parlare.
Mario conobbe Laura dopo che trovò la sua ex Erica a letto con il suo amante. Poverino, sembrava un’anima in pena ma finalmente adesso è felice.
Quando scoppiò la pandemia, nel lontano 2020, conoscemmo veramente la didattica a distanza. Ricordo come fu difficile ingranare nello studio con questo metodo.
Io e Maria ci amavamo già nel 1980. Voi conosceste la verità solo 10 anni dopo. Dacché adesso sapete tutto, potete finalmente dire cosa ne pensate.
I miei genitori si conobbero e si sposarono durante la seconda guerra mondiale. Fortuna volle che sono scappati dalla guerra insieme e vivi e vegeti.
INDICATIVO TRAPASSATO REMOTO
Si usa per indicare un fatto avvenuto prima di un altro nel passato, definitivamente concluso e senza riflessi sul presente
Non appena ebbi conosciuto le prove del suo tradimento, scappai di corsa. Per tanto tempo non seppi come ovviare alla situazione.
Se ricordi bene, dopo che avesti conosciuto il suo fare, decisamente sporco, decidesti di denunciarlo. L’hai fatto subito e senza remore. E dire che avevate vissuto una relazione apparentemente felice fino a quel punto.
Il giorno dopo che ebbe conosciuto tutta la verità sulla sua malattia, scrisse questo a sua madre: “domani dovrò andare in ospedale per un intervento, ma non ti preoccupare, voglio sincerarti che fra pochissimo tornerò alla carica.
Una volta passata la guerra credevo cambiasse tutto, invece quando avemmo conosciuto la verità, capimmo che ci illudevamo.
Voi invece, il giorno in cui aveste conosciuto che stava male, ve ne andaste senza dire niente. Proprio voi che allora eravate annoverati fra i suoi migliori amici.
Troppo tardi ebbero conosciuto il suo valore e i propri errori nei suoi confronti. Invano si scusarono con lei e così cominciarono ad accusare il colpo.
INDICATIVO FUTURO SEMPLICE
Si utilizza per un’azione collocata nel futuro rispetto a chi parla o scrive.
Fra un po’ conoscerò meglio questo ragazzo, poi deciderò sulla sua proposta di viaggiare insieme alla volta di Roma.
Vivi già da un pezzo da sola. È ora di fidanzarsi. Domani conoscerai un bravo ragazzo, ragion per cui ti consiglio di pensarci se te lo chiederà.
Lui conoscerà il tuo carattere e capirà senz’altro che sei una bella persona.
Prima dell’incontro con gli amici faremo i tamponi antigenici, quelli rapidi, così conosceremo inmen che non si dica i risultati.
Non conoscerete mai tutte le tappe del mio viaggio. È un programma segreto.
Un giorno gli uomini conosceranno le conseguenze del loro fare inquinante verso la natura. Lo scotto lo pagheranno le generazioni future.
INDICATIVO FUTURO ANTERIORE
Esprime un’azione futura che avverrà prima di un’altra. Spesso si usa con le espressioni “prima che”, “dopo che”, “quando”, “solo se”, “appena”, “non appena”, “nel momento in cui” ecc.
Appena avrò conosciuto le usanze di questo paese smetterò di cincischiare e deciderò sul da farsi.
Non preoccupatevi troppo. I vostri figli sono svegli, non appena avranno conosciuto tutte le difficoltà della faccenda sapranno fare di necessità virtù.
CONGIUNTIVO PRESENTE
In genere si usa per esprimere un dubbio, un’ipotesi, un augurio relativi al momento dell’enunciazione o della scrittura.
Benché Maurizio si comportasse in modo un po’ riservato di recente, penso sia la persona più empatica che io conosca
Secondo me è lui l’unica persona che tu conosca che sia votato a star vicino a quelli che hanno bisogno di supporto.
Domani ci sarà il mio esordio come autore. Finalmente me ne usciròcon il mio primo romanzo. Sembra però che nessuno conosca questa mia passione.
Che noi conosciamo o meno la verità, a Maria non interessa. Edire che eravamo amici.
Non mi torna che siate venuti a giocare ma allo stesso tempo non conosciate le regole del gioco.
Temo che siamo alle solite, cioè che i partecipanti del corso non conoscano l’argomento della lezione.
CONGIUNTIVO IMPERFETTO
In genere si usa per esprimere una speranza o un augurio. Insieme al condizionale presente si usa per esprimere una possibilità.
Hai ragione, quel tizio si è comportato male di brutto con noi, proprio come se non ci conoscesse. Qualecaterva di offese contro di noi!
Magari conoscessimo lo sviluppo di questa infame pandemia! Ci potremmo prefiggere obiettivi ambiziosi per quest’estate, tipo un bel viaggio in l’Italia
Se non conosceste il futuro sugli sviluppi della pandemia, acquistereste senza remore un volo alla volta di Roma? Sarebbe proprio una stupidaggine credo.
Non credo che mangerebbero questo piatto con gusto, se conoscessero gli ingredienti. Io li conosco ma ve li risparmio.
CONGIUNTIVO PASSATO
Il congiuntivo passato serve per esprimere un’azione passata che è accaduta prima di un’altra azione descritta con il verbo al presente nella frase principale.
Benché io abbia conosciuto questo ragazzo già da un pezzo, ho le mie ragioni per non venirgli incontro.
Mettiamo che tu abbia ragione e abbia già conosciuto questo divieto. Ma allora perché continui a fareil finto tonto? Vuoi chenon sappia che hai la patente da 20 anni?
Credo che Maria non abbia ancora conosciuto le difficoltà legate a quest’affare. Speriamo si sia munita quantomeno di begli argomenti per convincere i clienti.
Questa storia della trappola che lui avrebbe preparato per te è una delle tue peggiori ipotesiperegrine che noi abbiamo mai conosciuto.
Immagino che voi abbiate conosciuto la sua capacità di tirare simili tiri mancini, vero?
Credo che tutti lo abbiano conosciuto in quel periodo. Non c’è bisogno di comprovarlo ulteriormente.
CONGIUNTIVO TRAPASSATO
Il congiuntivo trapassato è usato per descrivere un fatto visto come non reale o non obiettivo, e viene usato per esprimere anteriorità rispetto al momento indicato dal verbo della principale.
Avrei voluto che avessi conosciuto la verità, e cioè che sei sguarnito di soldi. In tal caso non ti avrei sposato, caro mio. Ma va‘, che scherzo!
Avevo paura che non mi sposassi, nonostante tu avessi conosciuto un altro bell’uomo.
Malgrado lui avesse conosciuto il suo passato, lo volle ugualmente sposare, e per giunta in chiesa!
Abbiamo fatto entrare tutti al museo, a condizione che avessimo conosciuto la loro formazione. Nonostante questo qualcuno ha giudicato un obbrobrio il quadro di Van Gogh.
Ho avuto molta paura che mi rispondestepicche, sebbene aveste conosciuto come stavano le cose.
Loro non sono mai stati prevenuti nei miei confronti, nonostante avessero già conosciuto la nostra opinione.
CONDIZIONALE PRESENTE
Il condizionale presente viene utilizzato generalmente per esprimere un desiderio, fare una richiesta, dare un consiglio o esprimere un dubbio. Oppure per esprimere l’azione che potrebbe verificarsi o che si sarebbe potuta realizzare alla condizione espressa dal verbo al congiuntivo.
Se io fossi più indefesso nella lettura dei giornali italiani, conoscerei meglio la vita politica e sociale del belpaese. Tu invece zitto zitto leggi moltissimo.
Se avessi ascoltato attentamente l’ultimo episodio di italiano semplicemente, conosceresti senz’altro la risposta alla sua domanda.
Se non avessimo presente le preoccupazioni della notte, non conosceremmo la gioia che ci dà la luce di un nuovo giorno.
Se io dessi seguito alle mie parole e mi trasferissi in Italia conoscereste finalmente il vero Giovanni.
Se si ritagliassero solo un po’ di tempo per seguire gli episodi di italiano semplicemente, conoscerebbero presto come destreggiarsi con la lingua italiana.
CONDIZIONALE PASSATO
Si usa per esprimere: un’azione che non potrà essere cambiata, e quindi indica situazioni considerate solo potenziali e subordinate ad una condizione.
Peccato che non eri in vena di accompagnarci al cinema. Se fossi stato con noi avresti visto un bel film e al contempo avresti conosciuto la ragazza di cui ti avevamo parlato.
Sei lui fosse stato più maturo sicuramente avrebbe conosciuto i suoi limiti ed avrebbe potuto eludere ciò che è successo.
Non è colpa nostra che Eduardo ora si trova all’ultima spiaggia. Avremmo conosciuto il suo problema in tempo qualora ci avesse avvisato prima.
Se voi aveste mostrato più interesse per la sua situazione, avreste conosciuto il suo stato di salute. E adesso cascateproprio male con queste pretese.
Se i suoi genitori non si fossero allontanati da lui, avrebbero conosciuto le sue frequentazioni. Sarebbe toccatoin primo luogo a loro essere più presenti.
IMPERATIVO PRESENTE
Si usa per esprimere esortazioni, per dare ordini
Prima conosci e poi insegna. Questa è la regola da seguire. Bisogna armarsi di pazienza, non ci si improvvisa insegnanti.
Conosca che il gioco è perso, tanto più che non c’è più nessuno che abbia voglia di continuare.
Conoscete i fatti prima di parlare! E adesso meglio se prendete e ve ne andate.
Ma li hai sentiti? Ma a cosa alludono? Vai a capire perché restano così nel vago. Ma forse il problema è che non sanno bene l’italiano! Allora che prima conoscano la lingua e poi facciano proposte.
GERUNDIO PRESENTE
Si usa per descrivere azioni contemporanee a quelle della principale.
Conoscendo bene di trovarmi solo soletto su quest’isola deserta voglio cantare a squarciagola.
GERUNDIO PASSATO
Si usa per descrivere azioni antecedenti a quelle della principale
Avendo conosciuto le tue pretese esagerate ho dovuto mettere dei paletti.
INFINITO PRESENTE
In genere serve ad esprimere uno scopo, una causa, per fare esclamazioni, o anche per fare domande e porre dubbi, porre divieti e dare comandi.
Si usa normalmente come aggettivo e come sostantivo, e ha sempre un significato attivo
Conoscente del fatto che mi hai tradito di nuovo, ora ti caccio via di casa! E smettila di implorarmi, queste tue scuse lasciano il tempo che trovano.
PARTICIPIO PASSATO
Viene largamente usato sia con la funzione di aggettivo che con quella di verbo
Passi che sei un brutto bugiardo, passi anche che hai rotto la mia macchina con accanto a te la tua amante. Che però la tua relazione amorosa è conosciuta a destra e a manca, questo è veramente troppo!
Vediamo il verbo sapere in tutte le sue forme e approfittiamo per ripassare alcuni episodi già spiegati.
Indicativo presente
– Io so: So benissimo che Luigi non è sempre sincero, a volte fa il ruffiano
– Tu sai: È vero ma, sai, a suo modo è anche simpatico.
– Lui sa: Lui sa benissimo che io tengo fede alle mie promesse
– Noi sappiamo: Ma che c’azzecca? Sappiamo tutti che tu ti consideri una santa!
– Voi sapete: Sapete che cosa non mi torna?
– Loro sanno: Smettila, la questione non si pone, lo sanno già tutti.
Indicativo imperfetto
– Io sapevo: Ieri l’ho sgridato ma non sapevo che fosse reduce da una settimana di lavoro massacrante
– Tu sapevi: Non sapevi che è una persona da prendere con le molle?
– Lui sapeva: La docente non sapeva come aiutare l’alunno duro di comprendonio.
– Noi sapevamo: Dopo due ore siamo tornati a casa perché non sapevamo se si sarebbero ancora fatti vivi.
– Voi sapevate: E voi? Che, lo sapevate e non avete detto niente? Perché fate sempre i finti tonti?
– Loro sapevano: Queste persone non si sono iscritte all’associazione perché non sapevano che Italiano Semplicemente non ha niente a che spartire con la grammatica.
Indicativo passato prossimo
– Io ho saputo: Eravamo agitatissimi e stavamo per dire delle ingiurie. Per fortuna ho saputo smorzare i toni.
– Tu hai saputo: Allora hai saputo tenere a bada la voglia di cazziarli!
– Lui ha saputo: Eleonora è una persona molto coraggiosa che non si perde mai d’animo. Per fortuna anche dopo l’ennesima sconfitta ha saputo fare di necessità virtù.
– Noi abbiamo saputo: Non l’abbiamo eletto perché abbiamo saputo in tempo che aveva avuto molti agganci.
– Voi avete saputo: Avete saputo in anticipo che il PC si sarebbe impallato di nuovo?
– Hanno saputo: per poco non sono stati bocciati all’esame, ma per fortuna, rispondendo molto bene all’ultima domanda, hanno saputo salvarsi in calcio d’angolo.
Indicativo trapassato prossimo
– Io avevo saputo: Finalmente ho avuto il coraggio di dirgli ciò che avevo saputo da sempre, cioè che alla fin fine la sua ragazza se ne frega di lui.
– Tu avevi saputo: Ti si leggeva in faccia che avevi sempre saputo che nel giro di qualche mese l’affare sarebbe andato a monte.
– Lui aveva saputo: Alla sua età faceva ancora progetti a lunga scadenza, fermo restando che aveva saputo sin dall’inizio che la sua malattia era terminale.
– Noi avevamo saputo: Avevamo saputo che non saresti venuto e invece di aspettarti abbiamo fatto una capatina dai miei genitori.
– Voi avevate saputo: L’esame del mese scorso non era per niente facile, per fortuna avevate saputo ritagliarvi del tempo per prepararlo bene.
– Loro avevano saputo: Hanno ottenuto il lavoro perché avevano saputo fare buona impressione al colloquio.
Passato remoto
– Io seppi: Quando seppi che a pagare lo scotto sarebbe stata mia figlia diventai un’anima in pena.
– Tu sapesti: Balzava agli occhi che ti stavano prendendo in giro ma in quel momento non sapesti rispondergli a tono.
– Lui seppe: Quando seppe che ero arrivato in finale cominciò a gufarmi contro.
– Noi sapemmo: Quando sapemmo che la brutta notizia sul vaccino Astra Zeneca era priva di fondamento tirammo un sospiro di sollievo
– Voi sapeste: Appena sapeste che aveva frodato il fisco, gli deste il benservito.
– Loro seppero: Quando seppero che stava prendendo corpo l’ipotesi di un mutamento del virus cambiarono strategia.
Trapassato remoto
– Io ebbi saputo: Appena ebbi saputo che mio figlio rientrava spesso dopo mezzanotte gli misi dei paletti.
– Tu avesti saputo: Appena avesti saputo di aver superato l’esame ti scatenasti.
– Lui ebbe saputo: Appena ebbe saputo che suo genero sfruttava la moglie si vide costretto a intervenire sulla loro relazione
– Noi avemmo saputo: Quando avemmo saputo che furono di diverso avvisotagliammo corto e ce ne andammo.
– Voi aveste saputo: Appena aveste saputo che il virus si trasmetteva soprattutto negli asili nido, correste ai ripari attraverso misure adeguate.
– Loro ebbero saputo: Dopo che ebbero saputo che avevo la zeppola non mi degnarono più di uno sguardo.
Futuro semplice
– Io saprò: Stasera vado a vedere la partita di calcio e così saprò se la cosiddetta malattia di Gianni è solo un pretesto per marinare la scuola o meno.
– Tu saprai: È ovvio che a volte Gianni non lo reggi più ma ascolta qualche suo episodio e saprai apprezzarlo molto di più!
– Lui saprà: di primo acchito la mia proposta gli sembrerà un’assurdità ma sono sicura che dopo qualche riflessione saprà coglierne il significato più profondo.
– Noi sapremo: Ma quale significato profondo? Datti una regolata! A breve sapremo tutti che ti sei montata la testa.
– Voi saprete: Se volete essere al corrente degli ultimi pettegolezzi, andate dal parrucchiere in paese. Saprete tutto di tutti ma state attenti alle voci false e tendenziose.
– Loro sapranno: Se sei a debito di una bella espressione italiana, rivolgiti ai membri dell’associazione. In men che non si dica loro sapranno rispolverare tutti gli episodi dei due minuti.
Futuro anteriore
– Io avrò saputo: Quando avrò saputo che ciò che dici risponde al vero accetterò volentieri il tuo invito!
– Tu avrai saputo: Avrai anche saputo esordire con una frase poetica ma il prosieguo della conversazione non è stato ungranché.
– Lui avrà saputo: Temo che mia figlia si stia innamorando di quel bel ragazzo! Avrà saputo vedere la sostanza e non la forma?
– Noi avremo saputo: Soltanto quando avremo saputo avere contezza completa di quanto stia accadendo saremo in grado di affrontare la situazione Covid 19. Con tutte le notizie false che ci arrivano a destra e a manca continuiamo ad andare a tentoni!
– Loro avranno saputo: Quando questi direttori d’orchestra avranno saputo giostrare la rosa dei loro musicisti saranno in grado di riscuotere successo e fama a livello internazionale.
Condizionale presente
– Io saprei: Mi armo di pazienza. Se tu mi dovessi rispondere picche ti saprei aspettare per tutta la vita.
– Tu sapresti: Sapresti l’ora esatta? A volte il mio orologio sgarra di qualche minuto.
– Lui saprebbe: Se Angela non cincischiasse durante la spiegazione dell’insegnante adesso saprebbe rispondere alle domande.
– Noi sapremmo: Se durante la nostra assenza i nostri figli avessero fatto bisboccia, lo sapremmo perché abbiamo chiesto al nostro dirimpettaio di dare un’occhiata regolarmente.
– Voi sapreste: Stasera giochiamo la prima partita della stagione. Sapreste darci manforte?
– Loro saprebbero: Se non avessero calcato troppo la mano saprebbero molte più cose sulla vita sociale del loro figlio. Adesso il povero ragazzo è introspettivo e riservato nei loro confronti.
Condizionale passato
– Io avrei saputo: Avrei saputo aiutarlo a farsi strada se non avesse preso la decisione scellerata di licenziarsi.
– Tu avresti saputo: Non ti nascondo che mi sono licenziata. Altrimenti avresti saputo presto che mi sarei dovuta calare le braghe per accontentare la direttrice. Non si poteva andare avanti così.
– Lui avrebbe saputo: Se non avesse indugiato così a lungo a firmare un nuovo DPCM, avrebbe saputo molto prima che le mezze misure non sono sufficienti.
– Noi avremmo saputo: Caro figlio, grazie per essere stato sincero con noi. Non devi mai nasconderci le cose. Infatti avremmo saputo dal tuo comportamento che la tua ex-fidanzata si è fatta viva di nuovo. Occhio però!
– Voi avreste saputo: Ah, siamoalle solite. Ma io sono più furbo di come pensate: lo avreste saputo solo se lo avessi voluto. E così è stato.
– Loro avrebbero saputo: Se i giocatori avessero dato seguito alle parole dell’allenatore avrebbero saputo smarcare i difensori della squadra avversaria.
Congiuntivo presente
– Io sappia: Ciao Lucia, mio marito era abbastanza ubriaco ieri sera durante la cena. Spero che non se ne sia uscito con le sue solite barzellette imbarazzanti?
Stai tranquilla, non che io sappia.
– Tu sappia: Buongiorno, sto cercando un regalo per la mia fidanzata. Ah, bello, pensavi a un romanzo? Beh, a dire il vero, nonne ho la più pallida idea. Che tu sappia, quali libri piacciono alle ragazze?’
– Lui sappia: Aspetta, chiamo il direttore. Si dà il caso che lui sappia proprio tutto sui libri che piacciono alle ragazze.
– Noi sappiamo: Abbiamo molta fiducia in nostro figlio, siamo sicuri che sarà promosso benché sappiamo che non è votato allo studio.
– Voi sappiate: Scusatemi se torno alla carica ma lo faccio affinché voi sappiate che mi piacerebbe veramente poter lavorare in questa azienda.
– Loro sappiano: Spero tanto che i nuovi ministri sappiano rimettere in sesto il paese dopo la crisi economica.
Congiuntivo passato
– Io abbia saputo: che io abbia saputo sconfiggere il covid non è certamente merito mio. Questo vadetto. Sono solo molto giovane.
– Tu abbia saputo: Mi dispiace che tu abbia saputo la notizia da un giornale. Avrebbero dovuto dirtelo a tu per tu!
– Lui abbia saputo: Credo che Luigi abbia saputo dei controlli sul lungomare. Infatti si è munito di una autocertificazione
– Noi abbiamo saputo: che noi abbiamo saputo proprio da te il nome della tua ragazza è un mero caso. Ma adesso ci sfugge di mente.
– Voi abbiate saputo: Spero che abbiate saputo godere dell’ammazza-caffè che vi hanno offerto Sandro e Paolo?
– Loro abbiano saputo: Eccome se ne abbiamo goduto! De-li-zio-so!!! Quello al sambuco è il migliore che i due abbiano saputo preparare!
Congiuntivo imperfetto
– Io sapessi: Il professore si aspettava che io sapessi rispondere almeno all’ottanta per cento delle domande prima che scadesse l’ora di tempo, ma dopo 50 minuti non ero ancora a cavallo.
– Tu sapessi: Vorrei che tu sapessi che io non prendo la seggiovia neanche per sogno!
– Lui/lei sapesse: Non vorrei che mia moglie sapesse che ci incontriamo ogni martedì. Ci rimarrei male se dovesse scoprirlo e poi decidesse di lasciarmi.’
– Noi sapessimo: Ma che dici? Ti pare che prima o poi non avrà sentore di adulterio? Stai fresco! Poi sappiamo come sono gli uomini. Ancora ancora se non lo sapessimo….
– Voi sapeste: Non immaginavo che voi sapeste sempre tutto. Ma aragion veduta avrei potuto ipotizzarlo. E allora io mi domando e dico: come ho fatto a non rendermene conto prima?
– Loro sapessero: Dai, non farla lunga! Stai zitto, bugiardino che non sei altro! Se gli uomini sapessero tutto allora ….. No, meglio che io resti sul vago.
Congiuntivo trapassato
– Io avessi saputo: Se avessi saputo che mi avrebbero colto sul vivo, sarei rimasta zitta.
– Tu avessi saputo: Se tu avessi saputo saperci fare coi bambini, il rapporto che adesso hai con loro sarebbe migliore.
– Lui avesse saputo: Se Gianni avesse saputo in anticipo che sua nonna gli sarebbe venuta incontro, probabilmente avrebbe comprato la casa di campagna.
– Noi avessimo saputo: Ha venduto la sua dimora perché non voleva che sapessimo che la casa fu ristrutturata in modo così obbrobrioso. Se lo avessimo saputo prima avremmo potuto impedirlo.
– Voi aveste saputo: se non aveste saputo prendere spunto da questa bella storia per farne un film, oggi non sareste qualcuno ad Hollywood.
– Loro avessero saputo: Se avessero saputo che di lì a poco il nemico sarebbe stato sul piede di guerra probabilmente sarebbero stati più attenti. E dire che li avevano avvisati.
Imperativo Presente
– Sappi: Il professore è sempre stato accondiscendente ma sappi che adesso anche per lui la misura è colma.
– Sappia: Mi scusi. Da dove parte il treno per Bologna?
Dovrebbe recarsi al binario tre ma sappia che di volta in volta i treni partono con un ritardo di qualche minuto.
– Sappiate: Okay, sono d’accordo per assumervi come camerieri ma sappiate che dovrete cimentarvi anche in cucina!
– Sappiano: Ma di che cosa si lamentano? Sappiano che hopreso atto di tutte le loro richieste e che ho fatto di tutto per andargli incontro.
Infinito Presente
– Sapere: Vorrei sapere chi crede ancora alle sue supercazzole! Lui non dice altro che frasi fatte di paroloni senza senso!
Infinito passato
– Aver saputo: Dopo aver saputo che alla festa mi sarei dovuta sorbire tutte le lamentele di mia suocera ho fatto finta di essere malata e sono rimasta a casa.
Participio presente
– Sapiente: Tu sola sei sapiente di quello che tutti gli altri ignorano. Te ne capaciti oppure no?
Participio passato
– Saputo: Ho saputo che tu e la tua nuova segretaria sareste diventati amanti ancora prima che lo sapessi tu! Ma stai tranquillo. Le tue tresche non mi tangono più.
Gerundio presente
– Sapendo: Sapendo che non sarà altro che l’ennesima tua infatuazione a breve termine me ne faccio una ragione.
Gerundio passato
– Avendo saputo: Avendo saputo delle tue numerose avventure mi prefissi di ignorarle per non soffrire.
Perché non facciamo un episodio sui numeri? E magari nello stesso tempo ripassiamo le espressioni già imparate?
Così, in quattro e quattr’otto? Perché no! In fin dei conti può essere divertente, ma è una bella sfida. L’ennesima sfida che vi propongo, pertanto, riguarda i numeri. Pronti alla sfida?
M1: certo, non riesco a tenere a bada la mia voglia di partecipare. Comunque si tratta di un episodio sulla falsariga di quelli precedenti?
Certo, ovviamente sulla falsariga dei ripassi precedenti, bisogna uniformare il più possibile gli episodi, per questo motivo prendo il coraggio a due mani e inizio!
Parliamo delle espressioni e dei termini in cui sono presenti i numeri. Non vedete l’ora di ascoltalo? Contate le espressioni che userò e alla fine di questo episodio, numeri alla mano, potrete dire quanto siete soddisfatti. Vi fa paura un episodio con tante espressioni? Ma sapete che la paura spesso è produttiva? Lapaura fa novanta, si dice in questi casi. Ma non è questo certo il caso, trattandosi di un episodio divertente. Lo so che ogni due per tre mi viene in mente una nuova idea, ma è sempre meglio essere creativi e fantasiosi piuttosto che sparare a zero sugli episodi in cui non si spiega la grammatica. Credo a questo punto di dover spiegare bene. Ripartiamo da zero: Con questi episodi ci si diverte e si impara. Quindi si prendono due piccioni con una fava.
M2: e poi si impara a destreggiarsi sempre meglio con questo metodo.
Poi, siccome non c’è due senza tre, c’è anche il vantaggio che si può ascoltare mentre si guida o si fa sport.
Non voglio certamente sbandierare ai 4 venti il metodo di italiano semplicemente e delle sette regole d’oro (una su tutte la prima, l’importanza della ripetizione: repetita iuvant). D’altronde non succede un 48 se si studia la grammatica se questo si fa con piacere. L’importante è che questo si possa fare (cioè che si abbia il tempo a disposizione) e che faccia anche piacere. Poi, volendo, si può diventare anche membri dell’associazione, che costa 4 soldi in fondo.
M5: e si ottiene l’accesso a tutti i contenuti del sito, con tutti gli annessi e connessi.
Infatti. E Se si parla tutti i giorni si impara veramente e senza sforzo. Quindi una volta fatto 30, facciamo 31! Io posso assicurarvi che diventando membri dell’associazione italiano semplicemente non si sudano 4 camicie per imparare la lingua italiana. Vero?
Puoi iscriverti anche se sei un lavoratore, basta avere 30 minuti al giorno da dedicare all’ascolto. Non sarai solo, ci sono tutti gli altri membri ad aiutarti. Sei un tipo solitario e credi che chi fa da sé fa per tre? Puoi divertirti anche da solo se vuoi, nessun problema.
Certo, se ti divertirai talmente tanto da sentirti al settimo cielo sarebbe un peccato! Io ti consiglio di essere almeno in due. Perché? Così, su due piedi, mi viene in mente che in due, ogni tanto, potete farvi due spaghetti insieme e esercitare la lingua. Quando dico due spaghetti intendo dire mangiare degli spaghetti, non due di numero. Niente male no?
Insomma il divertimento e l’apprendimento devono essere due facce di una stessa moneta. Invece con la grammatica rischiate di vedere solo una faccia! Non so spiegare in due parole perché a me ha preso questa passione dell’insegnamento. Non lo so neanch’io.
Fino a qualche anno fa pensavo di valere come il due di coppe quando regna bastoni come professore di lingua italiana. Ma poi un giorno, facendo duepassi in montagna, nel luglio 2015, ho provato a registrare il primo podcast e mi è piaciuto! Ho spesso preso due di picche all’inizio, quando su Facebook cercavo di spiegare i segreti dell’apprendimento. Nessuno mi credeva. Due palle! Mi dicevo! Che fatica che faccio!
Certo, poi infatti qualcuno ha iniziato ad apprezzare ed io ho iniziato a credere in me. Mi sono fatto in quattro però all’inizio e adesso è tutto più semplice. Ho trovato la mia strada diciamo.
Ogni tanto faccio due chiacchiere dal vivo con qualcuno dei membri dell’associazione e questo mi riempie d’orgoglio. A quattr’occhi è tutto più vero! L’ultima volta è stato 3 giorni fa, quando ci siamo fatti due risate insieme a Lya, il primo membro dell’associazione Italiano Semplicemente! Abbiamo fatto un giro in centro a Roma, dove c’erano 4 gatti (rarissimo per Roma) ma ognuno di loro non era lì per far numero, ma per visitare la città eterna come difficilmente possa capitare di vederla, in questo periodo particolare. Quando sono arrivato mi aspettavo me ne dicesse 4 perché ho ritardato 5 minuti (sai, in Danimarca sono tutti puntualissimi, spesso spaccanoilcapello in 4!) ma invece, anziché farsi prendere i 5 minuti, sono stato accolto con gioia. Abbiamo pranzato in un ristorante deserto, ed è vero, non c’era un cane, ma almeno non siamo stati trattati come un numero, ma accolti con sorrisi e cortesia. Poi abbiamo iniziato a camminare insieme ma non sono stai esattamente duepassi… Dopo una quindicina di km a piedi insieme tra monumenti e chiese, siamo andati al mare insieme a tutta la mia famiglia.
Fino al giorno prima non ero sicuro di avere il tempo per incontrarmi con Lya. Ma la promessa ormai l’avevo fatta! Non dire quattro se non ce l’hai nel sacco, è vero, ma ci tenevo molto a vedere Lya. Insomma, sono almeno 4 anni che ci conosciamo e prima della crisi del settimo anno non volevo deluderla! Scherzi a parte. Dopo una bella cena in riva al mare ci siamo salutati e abbiamo passato una bella serata insieme, come duevecchi amici.
È stato un po’ faticoso ma sono soddisfatto e sono sicuro al 1000 per cento che al posto mio avreste tutti fatto la stessa cosa! Se un giorno uno dei membri dell’associazione dovesse stancarsi di italiano semplicemente io sarei dispiaciuto molto perché probabilmente cambierebbe metodo e professore: Tra i due litiganti il terzo gode!
Invece ancora non è successo. Grazie 1000 per la fiducia! Datemi il cinque se siete d’accordo! Spero che siate soddisfatti di questo episodio al 100 per 100 anche se ho dato i numeri! Quanto siete soddisfatti da 1 a 10? Mi auguro che non rispondiate: Zero spaccato!
Buongiorno ragazzi, io sono Giovanni, il creatore del sito web italiano semplicemente punto com.
Oggi ci divertiamo un po’ col verbo avere. Lo abbiamo fatto in passato anche col verbo essere se ricordate, metterò un link sull’episodio per i più curiosi o smemorati.
Anche questo episodio sarà pertanto un pretesto per ripassare le espressioni spiegate sul sito italianosemplicemente.com. Le espressioni fanno parte della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.
Il verbo avere lo vediamo quindi in tutte le sue possibili utilizzazioni.
Potete, se volete, arrestare l’ascolto e ripetere la frase, oppure, meglio ancora, cambiarla al femminile o al plurale o anche negare la frase appena ascoltata o metterla sotto forma di domanda. Ci vorrà almeno una mezz’ora per ascoltare, mettetevi comodi e con l’occasione ripasseremo parecchie espressioni già spiegate fino alla lezione n. 265. Pronti?
abbiate pazienza e vedrete che se tutto va bene il vostro comportamento passerà in cavalleria.
Il progetto è fattibile, purché loro abbiano tutto in mente.
Congiuntivo Passato
Devi dire alla tua sorella carina che quel bel sorriso che mi ha fatto, mi ha colpito. Dille anche come io abbia avuto fortuna ad incontrarla.
Io sono polemico? Vorrei farti notare come, per la cronaca, anche tu abbia avuto qualcosa da ridire in molte occasioni.
Che poilei abbia avuto ragione quella volta, non significa che sia sempre così.
Non so cosa abbiamo mai avuto da contestare quella volta, circa la questione della pandemia.
Io sono il più fortunato di tutti, altro che storie! A meno che non abbiate avuto anche voi la fortuna di vincere la lotteria!
Il grande attore, che poi sarebbe morto due anni più tardi, finì la sua opera prima che i critici avessero avuto il tempo di valutarne la bellezza. Che abbiano avuto poca prontezza?
Congiuntivo Imperfetto
Se io avessi risentito delle offese ricevute, ora sarei offeso.
Se tu avessi capito che la tua decisione andava a discapito degli altri, non avresti agito così.
Se avesse agito a scapito di altre vite umane, sarebbe stato condannato.
Se voi aveste voglia di divertirvi alle mie spalle, poi dovreste vedervelacon i miei genitori.
Se i tuoi amici avessero voglia di uscire, io andrei, ma poi vedi tu
Congiuntivo trapassato
Se avessi avuto più tempo avrei capito che a scanso di equivoci sarebbe stato meglio essere più chiari.
Stavo appena addormentarmi quandoho sentito delle urla così terribili che perfino tu che fai sempre il duro, sembrava avessi avuto paura.
Io sono per la pace in famiglia, ma se mio figlio avesse avuto più rispetto per me, io non l’avrei sgridato.
Qualeresponsabile del progetto, non doveva scappare. Se avessimo avuto il coraggio di denunciarlo, non saremmo a questo punto.
Nel caso in cui non ne aveste avuto abbastanza, vi spedisco un altro documento molto pesante. Il che non significa che dobbiate leggerlo oggi.
se queste persone avessero avuto la sfortuna di nascere in un Paese diverso, saremmo a cavallo, e non avremmo problemi di integrazione.
Imperativo Presente
Abbi pazienza, siamo ancora studenti, un compito difficile come questo, proprio non è cosa!
Mi chiedo se quel tipo abbia cose più interessanti da raccontare oltre alle sue solite sciocchezze! Vedremo!
abbiamo il coraggio di lottare! Dobbiamo contaresolo su noi stessi!
Se vogliamo è abbastanza semplice la soluzione. Basta aspettare. Abbiate pazienza!
Mi chiedo se i miei dipendenti abbiano capito l’importanza delle regole. Non possono continuare a sgarrarecosì, ogni due per tre!
Infinito presente
Io non sono cristiano, non sono buddista e neanche mussulmano, ma al di là di questo, mi piacerebbe sapere cosa c’è nell’Aldilà
Infinito passato
Ringrazio tutti i visitatori di avere avuto pazienza nell’ascoltare questi episodio sul verbo avere realizzato sulla falsariga dell’episodio sul verbo essere
Participio presente
Questo episodio avente ad oggetto il verbo avere, può risultare piuttosto difficile, ma volendo essere precisi, è stato lungo anche costruire tutti questi esempi!
Participio passato
Una volta avuto il coraggio di ascoltare tutti gli esempi, potremmo confrontarci dal vivo, magari in una videochat per chiarire eventuali diubbi.
Gerundio presente
avendo ancora un esempio da fare, sono abbastanza soddisfatto, così ora potrò fare una capatina sul gruppo whatsapp per vedere se ho dei messaggi a cui rispondere.
Gerundio passato
Pur avendo avuto un successo strepitoso, Amelia non si montò mai la testa, perché aveva sempre presente la massima, “chi si esalta sarà umiliato”.
Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com io sono Giovanni ed oggi siamo qui per fare un esercizio particolare: un esercizio di botta e risposta. Adesso vi spiego cosa significa.
Ogni tanto bisogna che anche voi parliate un po’.
Allora diremo una frase ciascuno. Botta e risposta. Io la botta e voi la risposta.
Io cioè dirò la prima frase e voi direte la seconda. Ma non vi farò domande a cui rispondere… ma allora cosa dovete dire voi?
Dovete dire la mia stessa frase ma più breve, usando ci, ne, lo, vi, ti, eccetera, come se sapessimo di cosa stiamo parlando. Una cosa che si fa sempre nelle conversazioni per evitare di fare ripetizioni.
Io ovviamente darò la risposta dopo di voi.
Ad esempio. Se io dico:
Io devo parlare con te di quella cosa
Voglio evitare di dire “con te di quella cosa”
Voi dite:
Devo parlartene.
Oppure:
Te ne devo parlare
Altro esempio:
Io: Dobbiamo andare in quel luogo e parlare con loro (“con loro” e “in quel luogo” non voglio dirlo)
Voi: Dobbiamo andarci e parlargli
Mi sono spiegato? Adesso rispondete voi ok? Io vi dico cosa dovete abbreviare. Pronti e via!
Fai entrare lui – fallo entrare
Fai entrare lui nella macchina – faccelo entrare
Mettiamo le nostre mani nelle tasche – mettiamocele in tasca
Mettiamo le caramelle in tasca – mettiamole in tasca
Mettiamo qualche caramella in tasca – mettiamone qualcuna in tasca
Mettiamo la caramella dentro – mettiamola dentro
Mangiamo ancora altre mele – manogiamone ancora (mangiamocene ancora)
Voi vi dovete rendere conto di questo – rendetevene conto
Lavatevi bene le mani- lavatevele bene
Arruffa il pelo al gatto – arruffagli il pelo
Puoi dare un bacio a lui? – puoi baciarlo?
Versate un po’ d’acqua sulfuoco – versateci un po’ d’acqua
Versate un po’ d’acqua sul fuoco – versatene un po’ sul fuoco
Bisogna sperimentare il vaccino – bisogna sperimentarlo
Sbucciate le mele – sbucciatele
Sbucciate qualche mela – sbucciatene qualcuna
Andiamo al mare – andiamoci
Andiamo via – andiamocene
Mandiamo via loro – mandiamoli via
Mandiamo via qualcuno di loro – mandiamone via qualcuno
Lui salta sulla scala – lui ci salta sopra
Bisogna saltare le verdure in padella – bisogna saltarle in padella
Bisogna saltare le verdure in padella – bisogna saltarci le verdure
Io sono qui – io ci sono
Io sono in casa – io ci sono
Io sono presente – io ci sono
Io sono vicino a te – ti sono vicino
Fatti regalare qualche fiore – fattene regalare un po’/qualcuno
L’episodio termina qui, grazie a tutti per aver ascoltato e parlato in questo episodio di botta e risposta.
Adesso ascoltiamo la voce di Liliana di nazionalità moldava 🇲🇩 , membro dell’associazione Italiano Semplicemente che ha voluto provare a rispondere anche lei a qualche frase di botta e risposta di prima. Invito tutti voi a fare lo stesso per esercitare la lingua.
A proposito di membri c’è un nuovo membro dal Perù, si chiama Franco a cui do il mio bemvenuto.
Allora ascoltiamo anche la voce di Franco che ha voluto subito provare mettersi alla prova con una frase per ripassare alcune espressioni che abbiamo già spiegato. Vai Franco. Prima Liliana e poi Franco però.
Franco: buongiorno a tutti, io sono Franco, il nuovo membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Volevo dire che laddove possa essere utile sono pronto anche io a registrare una frase di ripasso. Ah, dimenticavo di dire che sono peruviano. Avetepresente il Perù?
Ulrike: Ciao Franco! Il Perù? Vuoi che non l’abbiamo presente? Vabbè, non con tutti gli annessi e connessi, questo devo ammettere quantomeno per me.
Grazie anche ad Ulrike, con la quale condivido la risposta.
Colgo l’occasione infine per ringraziare i donatori che aiutano italiano semplicemente tramite paypal.
Per donare basta cliccare sul link che vi inserisco sul sito oppure indicare l’email italianosemplicemente@gmail.com.
Voglio fare un regalo speciale a tutti i donatori: l’ultimo audio-libro di espressioni idiomatiche, cosi sarà più facile e meno noioso stare a casa in questo brutto momento dominato dal coronavirus. Tanti episodi da leggere ed ascoltare durante il tempo libero (non potete dire di non avere tempo libero in tempi di coronavirus!)
Basta una qualsiasi donazione, di qualsiasi importo e riceverete sulla vostra email il link per scaricare tutti i file audio in formato mp3 delle spiegazioni e il file pdf dell’audiolibro.
Buongiorno a tutti e benvenuto in questo episodio di ripasso della rubrica 2 minuti con Italiano Semplicemente – Parliamo dell’anno bisestile.
Abbiamo superato i 200 episodi. Niente male vero? E dire che sembra ieri che abbiamo iniziato questa rubrica.
Cerchiamo oggi di utilizzare il maggior numero di espressioni imparate finora. Non tutte ovviamente perché, che volete , sono più di 200, mica pizza e fichi!
Il mese di Febbraio nel 2020 ha 29 giorni, e questo accade ogni 4 anni. Ogni 4 anni diventa di 29 giorni. Normalmente ne ha 28. Si tratta di un’eccezione quindi alla regola. Un’eccezione che si ripete ogni 4 anni.
Siete curiosi di sapere il motivo? Quale occasione migliore di un episodio di ripasso proprio questo giorno?
Ma mi chiedo: allungare un giorno ogni 4 anni ha conseguenze negative?
Che io sappia no, ma se qualcuno di voi crede che l’anno bisestile vada a discapito dei propri interessi, o della propria salute, mi faccia sapere… sono proprio curioso!
Difficilmente comunque sarei disposto ad assecondare una teoria di questo tipo.
Sicuramente infatti nessuno di noi potrà risentire delle conseguenze di un giorno in più, Che sarà mai un giorno!
Circa le ragioni di questa curiosità, la spiegazione è semplice, e risale ai tempi dell’impero romano.
Che poi noi tutti a quei tempi non fossimo presenti, beh, questo è assolutamente normale, considerato che stiamo parlando di all’incirca 2000 anni fa.
Dunque, dicevo che la storia dell’anno bisestile, (si chiama anche “bisesto”, per la cronaca (questa la spieghiamo domani), risale ai tempi dell’antica Roma, dunque è ormai una tradizione che dura da moltissimo tempo, e se vogliamo ci siamo anche abituati ormai.
L’anno bisestile non è altro che un anno composto da 366 giorni anziché di 365.
Questo avviene ogni quattro anni, perché un anno in realtà, mi riferisco all’anno solare, durerebbe, volendo essere precisi, esattamente 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 45 secondi.
Spero non siate insofferenti ai numeri. Fatemi sapere se accusate il colpo.
Siamo noi comunque che arbitrariamente abbiamo deciso di far durare l’anno durare 5 ore, 48 minuti e 45 secondi meno del dovuto. Ma io mi chiedo: inserendo un giorno in più ogni 4 anni, quindi 6 ore ogni anno, abbiamo sgarrato di circa 12 minuti. Dunque i conti non tornano.
Non la vedete così anche voi? Ilche mi fa dedurre che tra circa 5000-6000 anni, più o meno, le stagioni risulteranno spostate di un mese in avanti. Vi era sfuggito questo particolare?
Comunque torniamo a bomba: chi di voi è nato il 29 febbraio? Conoscete almeno una di queste persone?
Si dice che invecchino più lentamente visto che festeggiano il compleanno ogni quattro anni. Ma questa sembra una vera sciocchezza giusto?
Ai tempi dei romani dovete sapere che c’era un calendario diverso dal nostro.
Quel calendario viene chiamato anche pre-giuliano, poiché è rimasto in vigore fino all’avvento del calendario giuliano, istituito da Gaio Giulio Cesare nell’anno 46 a.C., che sarebbe morto due anni dopo. Ma questo non ha alcuna importanza ai fini dell’episodio di oggi.
Mia figlia è nata il 28 febbraio sapete? Ma nessuno aveva programmato di farla nascere il 29, quindi non è nata anzitempo, anche perché quell’anno, il 2006, non era bisestile.
Invece domani è il mio compleanno, quindi normalmente i nostri due compleanni sono attaccati, fatti salvi, appunto, gli anni bisestili.
Quest’anno comunque è diverso dagli altri anni bisestili. Le persone oggi non si accalcano nei teatri e nei cinema, per via del corona virus. D’altronde ci sono regole igieniche a cui tutti dobbiamo sottostare se vogliamo combattere questo virus.
Ma vedrete che tra qualche settimana saremo riusciti ad avere la meglio su di esso, me losento, e così tutti gli stranieri non diranno più che non se la sentono di venire in Italia, altri poi sono combattuti, per ora hanno un po’ di fifa ma passerà. Alcune misure sembrano un po’ esagerate, tipo chiudere le scuole, ma chi le ha prese avrà pensato che non bisogna lasciare nulla di intentato.
Comunque, cosa farete voi in questo giorno in più che il calendario ci ha regalato?
Io sono andato in palestra, e spero non debba rispondere di questo. Se dovessi conrarre il virus mi darò all’isolamento, non si sa mai, ma spero che il virus, bontà sua, non mi rovini il compleanno. Ma se andassi in quarantena ci sarebbe un bel rovescio della medaglia: farei almeno 10 episodi al giorno!
Comunque per rassicurarvi la palestra era quasi deserta, quindi non vedo perché preoccuparsi. Oggi mi ero prefisso di allenarmi e si dà il caso che io mantenga le promesse e gli impegni presi. Stare a casa a cincischiare non è proprio da me. Tenere a bada le preoccupazioni e le tensioni è importante e fare attività sportiva mi aiuta in questo.
Bene, adesso che abbiamo rispolverato alcune espressioni, tra cui qualcuna che va per la maggiore tra gli italiani, posso salutarvi.
Ci sentiamo al prossimo episodio di ripasso, ma tra un po’, quando avremo realizzato almeno altri 30 episodi della rubrica, prima direi che non è cosa.
Buongiorno amici di Italiano Semplicemente! Qual buon vento vi ha portato qui? Un vento di ripasso?
Oggi infatti ci esercitiamo un po’ sia con le particelle NE, CE e CI, sia con le espressioni che abbiamo imparato all’interno della rubrica 2 minuti con Italiano Semplicemente“. Le espressioni dalla prima alla numero 177. Vediamo quindi delle frasi di senso compiuto che ci permettano di usare queste espressioni e di fare molti esempi su come usare ne, ce e ci. Ci sono già parecchi episodi su questo argomento sul sito, ma uno in più non fa male. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Dovevo anche accontentare un membro dell’associazione che è da tempo che mi tallona con la questione delle particelle!
In questo episodio commenterò anche alcune notizie su google news, notizie che riguardano l’Italia ma anche altri paesi. Non prendetemi troppo sul serio, voglio solo fare un ripasso completo, interessante e anche divertente e spero che lo accettiate di buon grado. Si tratta solo di un pretesto per ripassare. Che ne pensate? Ci fate un pensiero sopra? Iniziamo allora, ci divertiremo! Spero non vi impressioniate del numero: 177. Ce la faremo! Lo so, qualcuno di voi aveva già abbandonato lo studio della lingua italiana, sennonché poi ha incontrato Italiano Semplicemente e tutto è cambiato!
Ho letto che quando un telefono è pieno, si può impallarefacilmente – La tecnologia dei cellulari è continuamente oggetto di continuo studio e sviluppo. Non appena esce un nuovo cellulare è già vecchio. Ne esce sempre uno migliore del precedente. Gente che si accalca nei negozi, che già dal dormiveglia inizia a sognare di avere il modello di cellulare più bello del vicino di casa o del compagno di banco, gente che fa la fila per ore per non farsi sfuggire il meglio che offre il mercato… per ora! Ve lo dico senza remore, nulla quaestiosul fascino della tecnologia, ma a me non è mai piaciuta l’esagerazione.
Altre persone poi hanno problemi diversi, amano leggere, altri non hanno soldi da spendere e cercano di smarcarsi da problemi più importanti: il lavoro, l’amore, la famiglia. L’essere umano è strano: da sempre è stato combattuto dalla scelta tra i due estremi: la voglia di amare il prossimo e quella di combatterlo, la pace e la guerra. Gli Stati Uniti ad esempio non sono riusciti a tenere a badai loro propositi, per questo è stata soggetta a critiche e l’IRAN ha tenuto fede alla promessa di “vendetta”, in conformità alle aspettative del mondo intero. Purtroppo la guerra e la morte sono un binomio inscindibile. e pare che L’IRAN abbia reagito in men che non si dica, e che abbia mostrato indisposizione alla pazienza o alla sottomissione.
Cosa sappiamo dell’aereo caduto in Iran? Si tratta di vendetta? L’IRAN non ha avuto la grazia di aspettare neanche una settimana? Forse è una domanda retorica? Invece sembra non c’entri nulla con la storia di Soleimani. Così pare, ma speriamo che le cose non peggiorino altrimenti sarà difficile poi correre ai ripari.
In Italia c’è chi condanna anche l’attacco di Teheran, e noi non vediamo come questa condanna non si posso condividere, sebbene sia comunque un discorso complesso, da prendere con le molle sicuramente.
Non bisogna essere un dritto per capire che la guerra non fa bene a nessuno.
Ma succede anche altro nel mondo e anche in Italia.
Guardando una indagine sulla scuola italiana, balza agli occhi un dato: il 45% degli studenti dichiara di aver sbagliato scuola.
Molti dicono che l’IRAN non abbia scelta: o così o pomì, vale a dire: alla vendetta non c’è alternativa.
Vabbè cambiamo discorso. Parliamo di inquinamento. Bisognerebbe smetterla di cincischiare adesso, occorre infatti salvare il mondo dall’inquinamento.
Occorrono misure urgenti, la misura è colma, occorre prefiggersi obiettivi ambiziosi, con un piano e un programma condivisi tra le nazioni, non leggi pro forma e che non abbiano effetto. Occorre dare seguito alle dichiarazioni fatte dai politici, anche perché si dà il caso che questi rappresentino i popoli che li eleggono e che vogliono un cambiamento. Andrebbe bene anche un percorso a tappe che ci possa presto portare ad attenuare fortemente questo problema. Ho sentore però che ci vorrà molto tempo, sebbene qualcosa sta succedendo, e qualche politico, bontà sua, si sta impegnando molto su questo fronte, cercando di non lasciare nulla di intentato.
Troppe notizie brutte? Vabbè adesso vi comunico una bella notizia: a Roma un uomo ha cercato di rubare lo zaino ad una donna, ma non aveva pensato al rovescio della medaglia: evidentemente la donna era di diverso avviso del ladro, che era già riuscito ad aprire lo zaino, con un fare veramente esperto, rubando alcuni effetti personali. Qualcosa non deve essere tornato a questo povero uomo quando la donna si è difesa prendendolo a ombrellate come si deve e facendolo fuggire. Chissà se questo povero ladro sarà annoverato tra i più sfortunati del mondo? Speriamo che non tornerà alla carica presto per dimenticare questo affronto!
Apriamo una parentesi sulla Politica: in Italia la maggioranza (cioè lo schieramento politico che governa il Paese) non è riuscita a trovare un’intesa sulla legge elettorale. Non si tratta di voci false e tendenziose infatti la notizia è stata annunciata da un autorevole membro del parlamento. Ci si poteva aspettare che andasse così? Eccome! La politica è così, occorre armarsi di pazienza. Difficile che si trovino intese subito, su questioni così importanti almeno, quindi anche stavolta non sono stati fatti strappi alla regola.
Chiusa la parentesi politica, ne apriamo una sullo spettacolo: Justin Bieber ha dichiarato di soffrire della malattia di Lyme, ma che ho combattuto e che ha vinto. Stare a tu per tu con una grave malattia si dice che ti cambi la vita.
Un po’ di astronomia adesso: sembra che sia stato scoperto un pianeta simile alla Terra a molti anni luce di distanza. Se la vita sulla nostra Terra prende una brutta piega, sappiamo adesso dove andare. Il problema è come ci arriviamo? Ci vogliono molti anni per arrivarci, ammesso e non concesso che riusciamo a viaggiare alla velocità della luce. Come fare a non sforare i 100 anni circa che abbiamo per ora a disposizione nella nostra vita? Beh, potremmo sempre riprodurci su una navicella spaziale e almeno i nostri figli o nipoti ci potranno arrivare. Una specie di Arca di Noè spaziale! Questa ipotesi, spero non peregrina, ha un certo non so che di affascinante. Scusatemi se viaggio molto con la fantasia, lo faccio ogni due per tre, è più forte di me. Di punto in bianco però non mi veniva in mente un’altra soluzione praticabile. A chiunque sia sguarnito di risposte, io consiglio sempre di immaginare una soluzione fantasiosa. Certo, poi qualcuno dovrà valutare annessi e connessi, e senz’altroverranno a galla i lati negativi di un’idea, ma sappiate che le grandi scoperte dell’uomo non sono nate da idee che andavano per la maggiore, ma sono state frutto o del caso, o della fantasia. Cosa? Sei prevenutocontro la fantasia e la creatività? E perché? Tutto ciò che non è logico e matematico ti coglie alla sprovvista? Io vi consiglio di ascoltare anche le idee che ronzano per la testa. Non si sa mai. Ma passiamo alla prossima notizia.
La compagnia aerea Alitalia è in crisi, una crisi finanziaria e va salvata. Bisogna tagliare corto, fare in fretta. Le perdite anno dopo annuo sono in aumento. Difficile riuscire a destreggiarsi in un mondo molto competitivo come quello aereo. Qualcuno tenderà la mano ad una delle compagnie bandiera dell’Italia? C’è chi dice: sì, certo, bisogna farlo, altri dicono: “come no!” con un tono sibillinoche lascia intendere che invece la pazienza è finita. Siamo alle solite,e sono sempre gli Italiani a pagare, come quando bisogna salvare le banche quando sono in crisi. Paghiamo sempre noi”, i cittadini, sia vecchi che giovani. A proposito di giovani, sapete che non tutti vanno a sballarsi in discoteca, quindi fatto salvo qualche ragazzaccio o qualche errore di gioventù, molti di loro invece lavorano oppure vorrebbero farlo, ma si dice che la generazione dei cosiddetti “millennium” (i nati dal 2000 in poi) sia la prima generazione a guadagnare meno di quella precedente, meno dei loro genitori. Anche il loro tetto di spesa quindi si abbassa sempre di più e infatti non conoscono praticamente la parola “risparmio”. Di chi è la colpa? Non si sa, ma chi dovrà pagare lo scotto saranno loro, i giovani, innanzitutto, che dovranno guadagnare per loro e per mantenere i genitori e i nonni. Sì, c’è anche un problema generazionale, può darsi, ma le cose non si metteranno a posto da sole. Bisogna fare qualcosa. Non importa essere lavoratori indefessi o al contempo laurearsi e specializzarsi. Lo stipendio non aumenta non più di tanto neanche in questo caso. Oggi ci sono ancora le famiglie a dare manforte economicamente ai ragazzi, ma domani? Il patto intergenerazionale si romperà? Molti se ne fregano, ma fregarsene non è una soluzione. Possibile che bisogna sottostarealle leggi demografiche e a quelle economiche? Possibile non si possa fare nulla? Molti sembrano già anime in pena perché non si trova lavoro in nessun modo.
Ma oggi ci sono nuovi lavori: internet, domotica, comunicazione: ci sono meno ostacoli alla cultura rispetto a qualche tempo fa, ma l’ausilio della tecnologia sembra non essere sufficiente. Poi un’altra cosa: non è giusto che ci si debba accontentare di un lavoro qualsiasi. Oggi se chiedi ad un giovane laureato senza lavoro: ti sta benelavorare nel mio ristorante? che vuoi, in queste condizioni a lei o lui starà bene sicuramente in moltissimi casi: “Sì, mi sta bene, anche se io sarei laureato quindi vorrei essere pagato di più!”. “Come sarebbe a dire? Farai lo stesso lavoro degli altri, quindi sarai pagato lo stesso!”. Questa può essere una è possibile risposta del datore di lavoro.
In alternativa potrebbe rispondere: come lo vedi se allora assumo un altro che non ha studiato per niente? Ci vuole un po’ pò di coraggio per rifiutare il lavoro, non è vero? e dire che durante gli anni dell’università questo ragazzo aveva sognato un lavoro diverso, una famiglia, una casa in campagna eccetera. Sono discorsi che lasciano il tempo che trovano in questo mondo difficile. Tanti ragazzi non sanno più cosa fare, sono scoraggiati, ogni tanto buttano un occhio su degli annunci su internet per trovare lavoro ma… niente! Della loro laurea non possono farsene nulla. A questo punto tutto diventa benaccetto, qualsiasi lavoro va bene… E se hanno adocchiato un casetta da acquistare, devono mettere da parte il loro sogno per ora poiché non riescono ad assecondarlo in nessun modo. Volete sapere se accusano il colpo? Certo che sì, le conseguenze di questo sono molteplici: più stress, più problemi psicologici, meno felicità in generale. Anche perché se si vive in grandi città, diventa difficile anche ritagliarsi del tempo per non pensare solamente al lavoro. Non tutti ce la fanno ad abbozzare e protestano, vanno in piazza a manifestare le loro sofferenze e i loro problemi, nella speranza che qualcuno se ne accorga. hai visto mai!
Insomma i giovani si danno da fare, non aspettano il colpo di grazia. La speranza è sempre l’ultima a morire. Vuoi che non le provino tutte prima di accettare un lavoro che non piace? All’inizio non bisogna essere restii: può anche andar bene esordire con un lavoretto come, che so, al ristorante, la baby-sitter eccetera, ma poi per essere motivati e produttivi occorre un lavoro che abbia qualche attinenza con il titolo di studio che si prende. Nessuno è votato al sacrificio tutta la vita, o sbaglio?
La vita ha tirato loro un tiro mancino? Gli ha detto male? Non esageriamo, cerchiamo di essere ottimisti! Ti dirò che l’essere umano ha passato periodi peggiori nel corso dei secoli. Vale la pana rispolverare un po’ il passato: il medioevo non è stato un periodo facile: carestie, malattie, persone date alle fiamme eccetera. Non vi dico poi le sofferenze e le guerre che ci sono state nel passato, anche molto recente.
A proposito di malattie… no, meglio parlare di cose più gradevoli. Dunque vediamo…. cose gradevoli… cose positive…. mi vedo costretto a ricorrere ad un sito che ho trovato, in cui si raccontano solo buone notizie. Su questo sito (vai al sito) ho trovato che esiste una scuola che anziché dare i classici compiti delle vacanze agli studenti, dà dei gesti di gentilezza agli studenti. Un insegnamento veramente con i fiocchi direi: dal lunedì alla domenica, un gesto gentile al giorno. Probabilmente la verità sta nel mezzo, bisognerebbe mettere a punto un metodo di insegnamento che tenga più in considerazione la felicità.
Sono sicuro comunque che gli studenti così si mettono sempre a fare questi compiti di buona lena.
Riuscite a capire adesso quando parlavo di fantasia? Riuscite a capacitarvi del fatto che a volte bisogna uscire dall’opinione comune, uscire dagli schemi, e pensare in modo diverso, come hanno fatto in questa scuola. A voi sembra una decisione un po’ azzardata, un po’ osè? A me sembra che in questo modo si impari anche a dare felicità al prossimo e questa è la via per essere più felici. Almeno questo è ciò che diceva anche John Lenon:
A scuola gli chiesero cosa volesse diventare da grande e lui, senza scervellarsi rispose: vorrei essere felice: i professori dissero a Lennon che non aveva capito l’esercizio. Lennon pare abbia risposto che loro invece non avevano capito la vita.
E tu che ne pensi? Tocca a te capire l’esercizio adesso. Non è la felicità a contare di più nella vita? Sfido chicchessia a dire il contrario. I professori che non insegnano agli studenti ad essere felici perché non credono sia il loro compito dovranno rispondere di questo, ma non alle istituzioni, bensì alla loro coscienza. Qualcuno dirà: ma io gli insegno la matematica, io l’inglese, io l’italiano, non è sulla felicità che verte il mio insegnamento. Questo non è un salvataggio in calcio d’angolo però. Siamo tutti un po’ responsabili della felicità dei nostri figli e dei nostri studenti. Anche io un po’, che sto cercando di usare tutte le espressioni che vi ho insegnato finora senza incartarmi, preferibilmente.
Mi spiace se qualcuno di voi sia insofferente agli episodi lunghi, ma fare un ripasso non è semplice se ci sono 177 espressioni da usare e saremo tutti felici se ci riuscirò. Non credo ci sia qualcuno che sta qui a gufare che io non ce la faccia. Certo, lo so, c’è il rischio che qualcuno vada in tilt se si sente incalzato continuamente dai nuovi episodi, ma io vi invito a resistere almeno fino alla fine di questo episodio e se capirete tutto ma proprio tutto, allora vorrà dire che avrete cominciato a ingranare e state facendo molti progressi con questa rubrica e avrete voglia di continuare anziché interrompere anzitempo il vostro apprendimento della lingua italiana.
Un’altra notizia buona allora. Dovete sapere che nel Lazio – a Roma precisamente – hanno fatto un esperimento per combattere l’inquinamento: inserire una barriera anti rifiuti nel fiume Tevere per evitare che vadano in mare e quindi per poterli raccogliere prima che finiscano nel mar tirreno. Ha funzionato? Non vi tengo sulle spine: In un mese sono stati raccolti quasi cinquecento chili di plastica, che una volta raccolta può essere riutilizzata per farne altra plastica.
Quindi non bisogna sempre parlare male della politica e delle decisioni politiche, non voglio sembrare un ruffiano ma bisogna sempre fare un distinguo tra chi si occupa del bene comune. Naturalmente questa speriamo non sia l’eccezione che conferma la regola, speriamo che ci siano sempre molti politici competenti e che le loro decisioni possano avere la meglio su quelle dei politici meno competenti. Ragion per cui è importante anche partecipare di più alle scelte di chi ci rappresenta, è importante andare a votare e in Italia si va sempre meno alle urne. Ogni volta è un crescendo di persone che non va a votare.
Chi va a votare sono maggiormente coloro che si augurano che ci sia un rovescio della classe dirigente che faccia cambiare le cose. Molte persone invece dichiarano di non avere preferenze politiche perché “tanto sono tutti uguali”, perché “sono tutti corrotti nella stessa misura”. Quindi molti per ripicca non vanno a votare, tanto – dicono – è inutile. Io capisco che molti siano arrabbiati, che a tutti gli girano per la crisi, la mancanza di lavoro eccetera ma bisogna individualizzare le soluzioni ai singoli problemi e non votare non è una soluzione.
Infatti poi non si può dire: siamo cascati male con questi politici! Non ci si può lamentare poi se le cose vanno male, ed oltretutto è un nostro diritto-dovere andarci, soprattuttose le cose non vanno bene, appunto!
Impariamo a essere più consapevoli in ogni campo, nell’insegnamento, nella cultura della pace, nella lotta all’inquinamento e possiamo farlo in diversi modi, guardiamo più alla sostanza però e meno alla forma. Questo non è uno dei casi in cui si può dire che la forma è sostanza: c‘è chi ama fare la raccolta differenziata, c’è chi preferisce fare beneficenza, c’è chi, che so, non acquista bottiglie di plastica o che so io. C’è anche chi non usa più la macchina perché vuole combattere l’inquinamento e il riscaldamento globale, ma c’è anche chi sembra duro di comprendonio e dice che non esiste nessun riscaldamento globale. Non fare il finto tonto signor dirimpettaio! Sto parlando anche con te! Si paventa un futuro non molto positivo anche per te lo sai?
Se il nostro dirimpettaio non si comporta in modo consapevole, facciamoglielo notare e forse anche lui cambierà in meglio. Se notate qualche miglioramento in lui o lei potete offrirgli un caffè e anche un ammazza-caffè! Perché no! Oppure ancora meglio, invitatelo a cena, così non andrà in giro a spendere per acquistare prodotti in plastica: una cena completamente libera dalla plastica: gli piacerà, vedrete, non solo perché non ha pagato né la cena e né il coperto, ma perché magari avrà voglia anche lui di un mondo più pulito.
Allora, se ci avete fatto caso, e ve ne sarete accorti sicuramente, mancano ancora delle espressioni da usare. Ve lo dico senza restare sul vago, è difficile usarle proprio tutte. Sto faticando a terminarle. Concentratevi però anche sulla pronuncia dei termini. Ad esempio le lettere zeta e esse spesso pongono grossi problemi, soprattutto ai brasiliani. Fortuna vuole che io non abbia la zeppola, quindi avete un problema in meno! Comunque non abbiate fifa di sbagliare la pronuncia. Fermate quindi l’ascolto quando volete e ripetete le parole più difficili per voi (spero di avere il vostro beneplacito sull’importanza del “parlare”).
Ora, spero che io abbia sfoderato un bell’episodio oggi, e vi dichiaro ufficialmente che anche questo è andato. Speriamo bene…
Se lo stipendio non ti possono erogare, auguri a te se questo un danno ti può cagionare; per te non è stato un buon anno quello che sta per finire.
Se una colpa ti vogliono addossarema sei innocente e non un criminale, auguri di cuore di buon Natale.
Basta discussioni, a Natale gioia bisogna esprimere, e i litigi occorre dirimere.
C’è crisi, a Natale quest’anno i consumi si contrarranno, nonostante il bene che le persone si vorranno.
Se non sai disegnare, ma un regalo artistico vuoi fare, un bel ritratto puoi commissionare. E’ un idea da non scartare!
Babbo Natale, di rosso vestito, ha vagliatocon cura ogni pacco assortito, auguri anche a lui, che alla festa allegria ha sempre conferito.
Babbo Natale esiste? A suffragarequesta ipotesi le opinioni dei bambini. Auguri anche a loro, anche ai più birichini.
A chi insistea far del bene ma non ne fruisce, auguri col cuore, che tutti noi unisce.
Chi investein amore, sapete, è anche lui amato, sebbene il suo cuore non sia ancora impegnato.
A chi è sempre scelto o sempre cassato, il mio augurio di cuore non sarà mai derubricato.
Come commisurarel’affetto per una persona? Tutti fanno regali, ma cosa implicafarlo col cuore? E da quale fonte scaturiscel’amore? Auguri a chi dà perché vuole e non perché deve, e a chi ne dà più di quanto ne riceve.
Prestateattenzione per favore! A voi con le mani consumatedal lavoro, a voi che non detenetealcun potere, a voi la cui vita imponesacrifici e a cui la fortuna non è mai pervenuta. Anche per voi un augurio di cuore, anche se la rima non è venuta.
Chi è lei? Si qualifichiper favore! Vabbè, auguri comunque, auguri di cuore!
Auguri anche a chi meno impattal’ambiente, e a chi più rispetta le donne, i bambini e chi è sofferente.
Se il tuo pranzo di Natale constadi 1 o 12 portate, auguri comunque, ma non criticate.
Finalmente è deciso, Babbo Natale ha deliberato, auguri per tutti, anche a chi non è amato.
Il Natale, si sa, è festa; è sottinteso. Ma conta solo quanto hai dato, e non quanto hai speso.
Buongiorno ragazzi, io sono Giovanni, ed oggi ci divertiamo un po’ col verbo essere.
Tranquilli, questa non sarà una lezione noiosa, infatti userò come pretesto questa lezione, apparentemente grammaticale, per ripassare le espressioni spiegate sul sito italianosemplicemente.com. Le espressioni fanno parte della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“, quindi si tratta di brevi episodi. Queste espressioni non verranno rispiegate nuovamente, questo è sottinteso, altrimenti sarebbe un episodio di 10 ore. Metterò dei link comunque che vi riporteranno alle spiegazioni singole se volete ripassare o approfondire.
Il verbo essere lo vediamo in tutte le sue possibilità di utilizzo.
Iniziamo dall’indicativo presente, il più semplice. Potete se volete, arrestare l’ascolto e ripetere la frase, oppure cambiarla al femminile, oppure provare ad anticipare la frase successiva. Iniziamo.
Indicativo presente
Io sono: io sono sicuro che oggi mi si impallerà il PC.
Tu sei: tu sei soggetto a controllo da parte del tuo dirigente. Non dimenticarlo!
Lui era: la scorsa settimana era parecchio indisposto con me.
Noi eravamo: ieri noi eravamo indecisi se venire, ma alla fine siamo arrivati in men che non si dica.
Voi eravate: Ieri eravate sicuri che non ci fosse scelta. Ci avevate detto o così, o pomì. Vi ricordate vero?
loro erano: i ragazzi erano lì a cincischiare, quando è arrivato il loro capo che li ha sgridati.
Indicativo passato prossimo
Io sono stato: sono stato molti giorni senza fare nulla prima di rompere gli indugi.
tu sei stato: sei stato pronto ad esordire non appena il mister ti ha detto di entrare
Lui è stato: Mario è stato sgridato dalla professoressa perché aveva un fare un po’ prepotente a suo dire.
Noi siamo stati: Si dà il caso che (noi) siamo stati impegnati al lavoro fino a tardi, ecco perché non siamo venuti a cena con voi.
voi siete stati: siete stati bravi a prefiggervi di finire entro le 10.
loro sono stati: sono stati i primi a parlare con me dopo l’incidente. Mi hanno detto: ci voleva tanto a stare più attenti? A me questa è sembrata una domanda retorica!
tu eri stato: mi raccontavi che eri stato eletto il più affascinante della tua classe. Non eri bello, ma avevi un certo non so che di interessante. Lo dicevano tutti.
lui era stato: Il ragazzo, come ricostruito dai carabinieri, in passato era stato affidato ai nonni. Però qualcosa non mi torna: ma i nonni non erano morti tutti? Mi sbaglio?
noi eravamo stati: eravamo stati primi a sforare con i tempi. Quindi non potevamo lamentarci del ritardo degli altri.
voi eravate stati: Vi siete trovati in un posto per la prima volta ma siete sicuri che sia un luogo in cui eravate già stati? In questo caso non è una cosa strana, non siete pazzi, accade a tutti, non vedo perché nasconderlo.
loro erano stati: i brasiliani erano stati onesti ad ammettere che il calcio di rigore a loro favore fosse inesistente, prima che l’Italia segnasse il gol vittoria. Questo si chiama fair play, ma il rovescio della medaglia è che il Brasile ha perso la partita.
Passato remoto
io fui: nel 1944, durante la guerra, ricordo che fui risparmiato dal nemico, quindi non fui ucciso. Però presi un bel rovescio per aver cercato di scappare di prigione.
tu fosti: Tutti, dicevano: Sarà dura scappare di prigione. Tu fosti l’unico che disse qualcosa di diverso. E infatti riuscimmo a scappare. Eri un vero dritto!
lui fu: Quella volta fu lui a tirarci quel tiro mancino, ti ricordi?
noi fummo: dopo che la casa crollò, fummo costretti a ricostruila immediatamente. Non fu facile riuscire a destreggiarsi in mezzo a tutta quella polvere!
voi foste: non appena iniziò a crollare la casa, voi foste indecisi se scappare o nascondervi sotto il tavolo. Avete dovuto valutare tutti gli annessi e connessi in un paio di secondi.
loro furono: i mie fratelli furono presi in giro per via delle numerose foto osè presenti sulla loro pagina Instagram personale.
Trapassato remoto
io fui stato: Nel 2008 fui stato tradito dai miei amici e ricordo che soffrii molto. Ma oggi è diverso. Con l’età ci si abitua a tutto… o quasi.
tu fosti stato: quando tuo figlio era piccolissimo non fosti stato capace di proteggerlo. Riesci a capacitartene?
lui fu stato: Il giocatore firmò un contratto biennale, e il costo complessivo dell’operazione fu stato pari a circa 10 milioni di euro. Voi vi ci mettereste nei suoi panni?
voi foste stati: voi foste stati avvisati solo quando ormai era tardi. La cosa ovviamente vi colse alla sprovvista.
loro furono stati: quella del 7 novembre 2010 fu la notte in cui i due carabinieri furono stati aggrediti dai ragazzi ubriachi. Ora tocca al giudice decidere sulla loro sorte.
Futuro semplice
io sarò: se mi travesto da donna balzerò agli occhi di tutti. Sarò fortunato se non mi prenderà in giro nessuno.
tu sarai: prima di continuare fammi aprire una parentesi sulle tue responsabilità: sarai tu che dovrai pagare perché tu sei il responsabile. Ok, chiusa parentesi. Ora posso riprendere col discorso di prima.
noi saremo: saremo in grado di vincere veramente? Non dire subito di sì perché ci sono io nella nostra squadra che sono il più bravo, il più forte eccetera eccetera. Non fare il solito ruffiano!
voi sarete: sarete espulsi dalla scuola di punto in bianco se provate a non rispettare le regole.
loro saranno: non saranno le voci false e tendenziose che ho sentito a scoraggiarmi. Io vado avanti!
Futuro anteriore
io sarò stato: Ho dovuto maltrattare il mio collega Giovanni. Sarò stato troppo cattivo con lui? Non lo so, ma stavolta non si salverà in calcio d’angolo con la solita scusa!
tu sarai stato: Non conta se sarai stato il migliore, se sarai arrivato per primo, ma conta il fatto che hai provato a combattere. Questa è la cosa piu importante. Eccome se è questa!
lui sarà stato: Vedremo alla fine chi sarà stato il migliore. Perché il migliore, alla fine, vince senz’altro.
noi saremo stati: saremo stati felici di avervi a cena, mi spiace molto che avete un impegno così importante. Nessun problema comunque, che volete, può capitare.
voi sarete stati: immagino sarete stati felici di incontrare i vostri vecchi amici vero? In queste occasioni vengono rispolverati tutti i ricordi più belli.
loro saranno stati: no so perché sono arrivati tardi all’appuntamento. Saranno stati impegnati, non saprei. Magari quanto ti ci troverai a tu per tu, puoi chiedere loro maggiori spiegazioni.
Condizionale Presente
io sarei: (io) sarei interessato a questi pantaloni. So che vanno per la maggiore tra i giovani.
tu saresti: saresti disponibile a fare delle ripetizioni di matematica a mio figlio? Non vorrei prenda una brutta piega quest’anno…
lui sarebbe: lui sarebbe disposto ad aiutarmi. Dice seriamente, è una persona generosa, non si tratta di un pro forma.
noi saremmo: non saremmo mai riusciti a fare pace se non ti avessi detto questa piccola bugia: ma prometto che si è trattato solo di uno strappo alla regola.
voi sareste: voi sareste riusciti ad ingranare se solo vi foste impegnati di più nello studio.
loro sarebbero: loro sarebbero anche disposti ad aiutarti, ma cerca di abbozzare un po’, non puoi sempre alzare la voce.
Condizionale Passato
Io sarei stato: sarei stato infelice tutta la vita senza di lei, ma lei, bontà sua, mi ha concesso di sposarla!
tu saresti stato: saresti stato contento se ti avessero bocciato? Non ti dico!
lui sarebbe stato: sembrava un’anima in pena quella sera. Sarebbe stato meglio non fargli quello scherzo.
voi sareste stati: sareste stati contenti se dopo aver trascurato la forma, aveste scoperto che la forma è sostanza? io no!
loro sarebbero stati: loro sarebbero stati a sballarsi in discoteca stasera se la madre non gli avesse impedito di prendere la macchina.
Congiuntivo Presente
che io sia: che io sia maledetto se non riesco a finire questo esercizio. Sono disposto a scervellarmi piuttosto!
che tu sia: non ho dubbi che tua sia capace a guidare senza prendere delle lezioni, ma i soldi non sono un problema, sebbene spesso ne sia sguarnito.
che lui sia: che lui sia prevenuto non ci sono dubbi. Lo conosciamo ormai!
che noi siamo: mi sembra che noi siamo molto stanchi stasera. Meglio andare a letto prima che vengano a galla i tuoi problemi col nervosismo da stress!
che voi siate: Siete stati derubati? Beh, è facile pensare che voi, così giovani, siate stati ingannati da quell’uomo. Io però sono vostro padre e mi vedo costretto a non darvi più soldi in contanti per il futuro.
che loro siano: sono molto felice che loro siano riusciti a superare l’esame. Vuoi che non sia contento?
Congiuntivo Passato
che io sia stato: Non mi sembra che io sia stato così sgarbato nei suoi confronti. Mi sono sempre comportato come si deve.
che tu sia stato: non ho dubbi che tu sia stato vittima di un inganno, ma avrei preferito sentirlo da te, non per interposta persona.
che lui sia stato: Sembra che durante una delle tappe del suo viaggio, Giovanni sia stato coinvolto in un incidente.
che noi siamo stati: Quel giorno Elena lavorò così di buona lena che sembra che noi stessi siamo stati sorpresi da questo!
che voi siate stati: si dice che voi siate stati un po’ ingenui a non farvi aiutare da Giovanni. Lui la mano ve l’aveva tesa.
che loro siano stati: impossibile che loro siano stati ubriachi quella sera. Non c’è nessuna attinenza tra l’incidente e il fatto che siano stati in discoteca. Fidatevi.
Congiuntivo Imperfetto
che io fossi: Giovanni si aspettava che io fossi più chiaro, soprattutto quando ho parlato dei suoi diritti. Si è arrabbiato, ed oltrettutto non mi parla più. Accidenti!.
che tu fossi: non sapevo che tu fossi votato alla cucina, altrimenti ti avrei lasciato preparare il pranzo senza problemi.
che lui fosse: ho aspettato che fosse più tranquillo prima di offrirgli un caffè e poi un ammazza-caffè!
che noi fossimo: Piero credeva fossimo arrabbiati per il conto al ristorante, in realtà eravamo solo preoccupati perché avevamo dimenticato di pagare il coperto!
che voi foste: Pamela non si aspettava che foste voi a cercarla per telefono, credeva fosse la polizia, così si è data subito alla fuga appena ha sentito squillare il telefono.
che loro fossero: non volevo che i nostri amici fossero insultati liberamente, così ho voluto dare seguito alla storia con una bella denuncia alla polizia!
Congiuntivo trapassato
che io fossi stato: Giuseppina non credeva che io fossi stato così bravo nel compito in classe di italiano. In realtà ti dirò che potevo anche andare meglio.
che tu fossi stato: temevo veramente che tu quella sera fossi stato convolto in una rissa. La tua irrequietezza mi preoccupa, e prima o poi ne pagherai lo scotto.
che lui fosse stato: credevo fosse stato più attento in quanto adulto e responsabile. Adesso sarà lui a rispondere di questo furto in azienda.
che noi fossimo stati: la nonna era felice che noi fossimo stati a trovarla. E’ un po’ depressa ultimamente, quindi vorrei aiutarla senza lasciare nulla di intentato.
che voi foste stati: nonostante foste stati bocciati all’esame, non vi siete arresi, così siete tornati alla carica il mese successivo.
che loro fossero stati: mi sembrava che i ragazzi fossero stati attenti a preparare il discorso con attenzione, invece si sono subito incartati quando gli hanno fatto una domanda.
Imperativo Presente
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sii: sii felice di aver vinto: sei finalmente annoverato tra i pochi ad aver battuto gli italiani nella preparazione della pizza. Mostra la tua felicità senza remore.
sia: bisogna che lui sia più convinto delle sue potenzialità! Anche se ha la zeppola può riuscire a comunicare senza problemi. Ma ce la farà , si è sempre impegnato indefessamente.
siamo: ragazzi mi raccomando: la prossima volta siamo precisi, senza restare sul vago! Vedrete che faremo una grossa impressione sulla platea.
siate: su cosa verte il discorso di oggi? Siate concisi per favore!
siano: di cosa si lamentano? Siano soddisfatti, almeno del fatto che non abbiano un capo a cui debbano sottostare.
Infinito presente
Essere: Essere pazienti o ascoltare l’istinto? Sempre meglio armarsi di pazienza secondo me.
Infinito passato
Essere stato: mi fa piacere essere stato il tuo unico uomo, ma il mio piacere lascia il tempo che trova se tu non sei felice ora.
Participio presente
Essente: Il participio presente del verbo “essere” per alcuni è “ente”, secondo altri invece è “essente”, per altri ancora non esiste. Qual è la verità? Io ho cercato di sforzarmi di fare almeno un esempio con “essente”, ma evidentemente non ho capito come si usa. Sarò forse duro di comprendonio?
Participio passato
Stato: quello che è stato, è stato ormai, Scordiamoci il passato, freghiamocene.
Gerundio presente
Essendo: essendo già andato in tilt una volta, meglio non fare tardi al lavoro anche stasera. Anche il tuo dirimpettatio si arrabbierebbe del rumore che fai quando rientri a casa.
Gerundio passato
Essendo stato: capisco i tuoi problemi, essendo stato anche io in passato nelle tue stesse condizioni. Pertanto non me la sento di criticarti più di tanto.
Bogusia: fra breve vi tocca parlare con un italiano? Per non essere colti alla sprovvista, senza parole, sono tutte per voi nei due minuti con italiano semplicemente. Allora tocca a voi!
Giovanni: Oggi facciamo un esercizio di ripasso. 10 frasi di ripasso. Io vi dirò esattamente ciò che dovrete dire. Dovete solo parlare in prima persona. Fate una pausa se volete rispondere e poi io darò la risposta
Allora: Parlate con un amico a proposito di un viaggio a Roma che avete fatto insieme.
Dovete dire che:
1) avreste potuto incontrarvi con Giovanni se non vi fosse toccatoritornare a casa.
Avremmo potuto incontrarci con Giovanni se non ci fosse toccato ritornare a casa.
Ti avrei aspettato, ma ancora una volta eri in ritardo e la misura era veramente colma,così me ne andai.
8) quella sera avevi un vestito decisamente osé, questo balzava agli occhidi tutti coloro che ti guardavano.
Quella sera avevo un vestito decisamente osé, questo balzavaagliocchidi tutti coloro che mi guardavano.
9) se avessi studiato meglio la mappa di Roma, avresti sicuramente imparato a destreggiarti tra le vie del centro.
Se avessi studiato meglio la mappa di Roma, avrei sicuramente imparato a destreggiarmi tra le vie del centro.
10) siete andati a Roma ad agosto ottimo perché non c’era nessuno, ma il caldo è stato il vero rovescio della medaglia.
Siamo andati a Roma ad agosto ottimo perché non c’era nessuno, ma il caldo è stato il vero rovescio della medaglia.
Ulrike: balza all’attenzione e a volte anche agli orecchi che quelli che seguono regolarmente i due minuti con italiano semplicemente fanno un gran balzo in avantinell’apprendimento della lingua italiana.
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L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione.
Buongiorno a tutti. Oggi parliamo del diritto allo studio in Italia e in questo episodio saranno utilizzati i primi 36 verbi che fanno parte del corso di Italiano Professionale.
Comunque ho dimenticato di qualificarmi: sono Giovanni, italianosemplicemente.com, vi scrivo e vi parlo da Roma.
Oggi ci occupiamo del diritto allo studio dunque. Strana parola il “diritto” parlando dello studio. Gli studenti italiani lo vedono piuttosto come un dovere! Ma iniziamo dal principio.
Dopo l’unità d’Italia, ed in particolare dal 1932 sono iniziate le attività di supporto economico (cioè aiuto economico) verso gli studenti in Italia.
Aiutare gli italiani a studiare, quindi sostenerli economicamente per garantire loro il diritto di studiare, anche se non hanno abbastanza denaro: questo è l’obiettivo fondamentale del “diritto allo studio”: rendere il diritto indipendente dalle condizioni economiche e sociali del singolo.
Tutto iniziò con la nascita della Repubblica Italiana e con l’entrata in vigore della Costituzione, che detta così le regole generali, i principi del diritto allo studio, esattamente negli articoli 33 e 34, che parlano di “scuola aperta a tutti” e di istruzione inferiore gratuita da impartirsi per almeno otto anni.
L’obbligo di frequenza e la gratuità, non riguardano invece l’istruzione superiore e quella di livello universitario.
A quei tempi si decise che l’istruzione era da considerare un servizio pubblico necessario da erogare, per poter assicurare il pieno sviluppo intellettivo della persona anche rispetto alla condizione di partenza, potenzialmente sfavorevole, di qualcuno con insufficienti risorse finanziarie.
La Costituzione Italiana, all’art. 3 , recita infatti, tra l’altro, che:
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Nel periodo successivo all’obbligo scolastico e anche dopo quello universitario, il cittadino ha la libertà di intraprendere studi a suo piacimento, e lo Stato deve garantirgli parità di accesso, attraverso l’erogazione di borse di studio che possono riscuotere coloro che si dimostrano capaci e meritevoli ma privi di mezzi economici.
C’è sempre la possibilità per gli studenti più facoltosi di spacciarsi per indigenti, ma i controlli sono molto accurati e difficilmente si riesce a farla franca: pena multe molto Salate. Conviene dichiarare il vero, suffragando le proprie dichiarazioni con documenti credibili; scusate se insisto. Benché siano praticabili alcune scappatoie (diciamo furbate) che permettono di risparmiare. Chi ha orecchie per intendere, intenda.
La normativa comunque cerca sempre di prevenire e impedire che questo accada. Altrimenti poi nascono problemi di giustizia sociale ed anche possibili conflitti sociali che occorre dirimere. Meglio prevenire dunque.
Compito prioritario della Repubblica è occuparsi di istituire scuole statali per tutti gli ordini ed i gradi che possano garantire questo diritto.
Il diritto di accedere e di usufruire delle prestazioni, che l’organizzazione scolastica è chiamata a fornire, parte dagli asili nido e si estende sino alle università.
Lo Stato deve però garantire agli enti di istruzione non statali la piena libertà di istituire scuole ed istituti di educazione, senza però oneri per lo Stato. Ad ogni modo, ai loro alunni deve essere garantito un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
Questo senza però oneri per lo Stato, come è declinato dalla normativa. È bene chiarirlo. Ciò non vuol dire che lo Stato non possa intervenire a favore degli istituti privati; ma che nessun istituto privato potrà esigere di avere aiuti da parte dello Stato.
Questo è quanto prevede la Costituzione italiana, ma successivamente sono seguite una serie di leggi e decreti che resero effettiva l’applicazione dei principi dettati dalla Costituzione.
Si è trattato quindi di adempiere agli obblighi derivanti da tali principi attraverso delle leggi.
Riguardo all’istruzione superiore ed universitaria, come agevolazioni si parla di borse di studio, di alloggi per studenti, mense, sussidi straordinari, ma anche orientamento alla formazione, prestiti agevolati, aule di studio, spazi culturali e ricreativi o anche sportivi a disposizione degli studenti (cioè di cui gli studenti possono disporre), il tutto erogato da particolari enti per garantire il diritto allo studio.
Tali enti competono alle Regioni italiane. Sono di loro competenza.
Normalmente gli studenti che intendono avvalersi di queste e di altre prestazioni sociali agevolate, dovranno fare una dichiarazione dei redditi, con la quale si assumono le responsabilità delle loro dichiarazioni. Naturalmente è compito degli stessi studenti adoperarsi al fine di presentare queste dichiarazioni nei tempi consentiti.
Spesso anche le università comunque erogano questi servizi.
Frequentare l’università comporta il pagamento di una tassa, ma sono previste esenzioni totali o parziali delle tasse universitarie per chi ha bisogno. Persino istituzioni religiose o private possono erogare servizi di questo tipo.
Anche il governo italiano può erogare borse di studio universitarie e fare finanziamenti per l’edilizia universitaria. Vengono, a questo fine, stanziate risorse ad hoc dal governo italiano.
Esiste infatti un “fondo per il diritto allo studio”, che è erogato dal Ministero dell’Università e della Ricerca alle Regioni, le quali possono anche aumentare tale disponibilità economica attraverso dei fondi regionali.
Ad esempio è possibile erogare contributi da liquidare agli studenti più bisognosi per l’acquisto di libri scolatici.
Nelle università italiane (anche dette “atenei”), per poter garantire il diritto allo studio, lo Stato prevede una quota massima di iscrizione, una soglia che non si può superare riguardo alle tasse di iscrizione.
Queste tasse variano a seconda del reddito, quindi a seconda della ricchezza delle famiglie, e i più ricchi pagano poco più di € 2000. Non è tantissimo in fondo e lo Stato non si arricchisce, non sbanca di certo con i soldi delle iscrizioni all’università.
Di sicuro non c’è bisogno di contrarre un mutuo per iscriversi all’università. Chi non è d’accordo con me significa che evade le tasse. Non sei d’accordo? Sei un evasore!
Adesso sono persino querelabile. Qualcuno potrebbe farmi una querela. Ma io non ho fatto nomi, quindi nessuno può querelarmi. Poi insomma non è obbligatorio fare l’università. I più ricchi possono anche vagliare l’ipotesi di vivere di rendita senza lavorare. Ma anche pagare duemila euro non cagionerà alle persone più ricche grossi danni. È giusto che la quota di iscrizione sia commisurata con la propria ricchezza. Non è vero? Molti non sono d’accordo però con questa mia affermazione. Pazienza.
Tali pagamenti vanno eseguiti ovviamente entro un certo periodo di tempo, almeno prima che l’anno accademico volga al termine.
Per le fasce meno agiate ci sono esenzioni e riduzioni. Ma per dimostrare di essere poveri bisogna suffragare l’iscrizione con una dichiarazione dei redditi, per dimostrare la propria indigenza. Altrimenti la richiesta di esenzione sarà cassata.
Non tutti i corsi di laurea sono uguali però all’università.
Ci sono dei corsi a numero chiuso e altri a numero aperto. Se il numero è chiuso, questo implica che l’iscrizione a tali corsi è subordinata al superamento di un esame di ammissione, che può essere articolato in prove scritte e/o orali, ma anche della carriera pregressa, cioè degli studi e delle valutazioni conseguite negli anni precedenti all’università.
Il voto complessivo a questi esami può quindi tener conto dell’esito dell’esame di maturità o di qualche altra laurea precedentemente conseguita.
Inoltre i singoli atenei possono stabilire dei requisiti per l’accesso ad un determinato corso, come un punteggio minimo del voto di maturità.
Perché questo? Semplice, per avere corsi di laurea di maggiore qualità perché frequentate da meno studenti e perché gli studenti saranno dei lavoratori in futuro, e potrebbe non esserci abbastanza posti di lavoro rispetto al numero degli studenti. Si tratta quindi di garantire a tutti la possibilità di avere un lavoro e un reddito abbastanza adeguato. Troppa offerta di lavoro fa infatti abbassare la remunerazione. Logico no? Non c’è bisogno di commissionare un’indagine ad hoc per arrivare a questa conclusione.
Per quanto riguarda il diritto allo studio dei lavoratori, qualche anno fa presso molti comuni italiani esistevano corsi serali di istruzione predisposti proprio per la tipica figura dello studente-lavoratore.
Poi è stato introdotto il cosiddetto “statuto dei lavoratori”, una legge del 1970, che introdusse il diritto per tali persone, a poter studiare e lavorare nello stesso tempo. Questo ha significato l’introduzione di una flessibilità nell’orario di lavoro, in mdo tale che queste persone potevano frequentare corsi scolastici, o anche il diritto a permessi per il giorno dell’esame, o l’esonero dal lavoro straordinario.
Questi permessi erano fruibili anche per corsi non strettamente legati all’attività lavorativa, come il conseguimento di un diploma o di una laurea. Tale legge prevedeva 150 ore all’anno di permessi retribuiti. Questo diritto a fruire di 150 ore, inizialmente previsto solo per il settore privato, venne esteso nel 1988 al pubblico impiego.
Come si determina il contingente dei beneficiari di questo diritto?
In ogni provincia il personale avente diritto alla fruizione dei permessi studio non può superare complessivamente (tra tutti coloro che presentano la domanda) il 3% del personale in servizio all’inizio dell’anno scolastico e l’arrotondamento è previsto all’unità superiore. Quindi il 3,1 per cento diventa il 4%.
Dal 2000 poi è possibile usufruire dei “congedi per la formazione”. Quindi non solo delle ore di permessi retribuiti regolarmente, ma anche la possibilità di un periodo formativo non retribuito, durante il quale il lavoratore può assentarsi dal posto di lavoro, non ricevendo retribuzione e conservando però il posto di lavoro.
Riguardo alle persone con handicap, possiamo certamente dire che per queste persone resta ancora disatteso in Italia il diritto allo studio per gli alunni e studenti che hanno disabilità. Fortunatamente ci sono anche molte associazioni che promuovono tale diritto in modo che sia effettivamente fruibile da tutti, e non solo per alcuni studenti.
Tutti hanno bisogno di investire sul proprio futuro.
La giustizia e l’onestà qualificano una società democratica.
Giovanni: Buongiorno amici di italiano semplicemente, chi vi parla e Giovanni il creatore del sito italianosemplicemente.Com.
Oggi però voglio lasciare la parola a Bogusia, un membro dell’associazione italiano semplicemente che ha deciso di farmi e di farvi (anche a voi) un regalo.
Bogusia vi racconterà una storia la storia della bocca della verità e la ringrazio per questo ma Bogusia farà anche un omaggio a me e alla associazione anche mettendo alla prova le sue ottime capacità di utilizzare molte espressioni che abbiamo spiegato all’interno del sito.
Molte espressioni idiomatiche, ma Bogusia, essendo membro dell’associazione ha utilizzato anche molti verbi professionali, i verbi che nascono per essere utilizzati prevalentemente in ambienti lavorativi ma che possono essere usati anche in altri contesti; questa ne è una dimostrazione.
Vedrete come Bogusia oltre quindi ad un certo numero di espressioni idiomatiche italiane utilizza verbi come addossare, spacciare spacciarsi, promuovere, valutare suffragare, avvalersi e fruire (e non solo) ad esempio, molti verbi professionali che abbiamo spiegato all’interno del corso di italiano professionale ma lascio la parola a Bogusia.
Ciao Bogusia, grazie per tutto questo. lLascio a te la parola dunque.
Bogusia: Buongiorno, cari ascoltatori di radio italiano semplicemente.
Per coloro che non mi conoscono mi chiamo Bogusia e sono polacca.
Un Caloroso benvenuto a tutti voi che mi ascoltate.
Io sono un membro dell’associazione italiano semplicemente e – spero che mi crediate – ne sono assai fiera.
Le feste natalizie sono arrivate, sono le feste più belle dell’anno, almeno secondo me, e con queste festività anche tutti gli auguri.
Prendol’occasione al voloper fare i miei auguri a tutti coloro che mi stanno ascoltando.
Pensavo anche che con questo intervento potessi fare gli auguri e il ringraziamento al nostro professore e fondatore dell’associazione Giovanni, l’uomo di Roma che ci si mette con tanto impegno per aiutare agli stranieri nell’apprendimento dell’italiano: non solo è sempre disponibile con tutti coloro che abbiano delle domande o dei dubbi, ma registra per noia iosa interessantissimi episodi con cui l’apprendimento va a gonfie vele.
Non so come faccia Gianni ma vi giuro che le sue idee sono inesauribili.
Forse alza troppo il tiro di tanto in tanto (nel senso che a volte pretende troppo da noi) ma riesce sempre farlo in modo divertente e riesce rende sempre a rendere bene l’idea con le sue spiegazioni.
Macché, mi potreste dire voi, ci sono tantissimi siti nella rete, ci sono tantissimi libri per imparare la grammatica, non ci serve il metodo l’italiano semplicemente.
La mia risposta, qualora fosse richiesta, sarebbe la seguente: è vero, anche io seguo altri siti e ascolto altre persone, ma purtroppo la maggior parte del materiale che offre la rete è realizzato in modo approssimativo.
Il problema è che spesso questi materiali lasciano a desiderarein quanto lo scopo è quasi esclusivamente quello di promuovere i loro prodotti a pagamento oppure parlano sempre degli stessi argomenti. È già grasso che cola se spiegano qualche espressione in modo breve.
Nell’associazione Italiano Semplicemente si parla di tutto, ce n’è per ognuno di noi, per tutti i gusti ed interessi.
Per noi tutto fa brodo appunto, ma ci deve essere amore altrimenti il brodo viene senza sapore.
Non vorrei dilungarmi troppo, spero che prendiate la palla al balzoe raccogliate il mio invito, incuriositi da queste mie parole.
Abbiamo anche un gruppo whatsapp che è sempre molto attivo, e tutti ci aiutiamo a vicenda.
Se, come spero, decidete di aderire all’associazione, vi assicuro che ne vale la pena.
Del resto, penso che questo sia il modo più opportuno di ringraziarmi Gianni.
Vorrei adesso continuare dando uno spunto per un nuovo episodio: forse potrebbe trattarsi di una nuova serie, cioè “Le meraviglie di Roma” , che è la sua città.
Vagliando le diverse possibilità, per una serie di questo tipo sveglierei la “bocca della verità”.
Mi piacerebbe poter provare se la leggenda dice la verità in merito.
Magari si tratta solo di fandonie, oppure no.
Mi piacerebbe scoprirlo.
Guai a me? No, ne sono sicura!
Adesso prendo il toro per le corna e racconto la leggenda che ha a che fare con questo posto conosciutissimo.
Si dice che se un bugiardo mette la mano all’interno della bocca, la bocca gliela taglierà.
Molto tempo fa a tutti coloro che raccontavano troppe menzogne, un boia mascherato e posizionato apposta dietro la scultura tagliava la mano con una arma tagliente.
Poveri loro!
La tradizione vuole che la capacità della Bocca della verità di smascherare i bugiardi una volta non abbia funzionato e questo fu grazie all’astuzia di una donna.
Ecco la storia: Si racconta che c’era una ragazza sposata che aveva anche un amante, col quale tradiva il proprio marito; tutti lo sapevano ma non riuscivano a suffragarlo con delle prove.
Alla fine il marito decise di valutare la sincerità della moglie attraverso la famosa scultura.
La donna sembra spacciata, ma mentre la ragazza si recava verso il mascherone, l’amante, già d’accordo con lei, travestito per non farsi riconoscere , si era spacciato per un pazzo, la baciò all’improvviso!
Essendo all’apparenza il gesto di un matto, fu subito perdonato e poté andarsene.
Ma perché fecero questo?
Perché hanno fatto questa messa in scena ?
É proprio qui l’astuzia della donna!
Quel bacio in strada permise alla donna di dire, senza mentire, che nessun uomo l’aveva mai baciata, tranne il marito e quel pazzo di poco prima… ovvero il suo amante.
La donna aveva detto la verità!
Certo che con la verità aveva mascherato la sua bugia, il suo tradimento, ma era stata sincera, per cuila mano non le venne tagliata e la bocca della verità rimase così, per la prima volta nella storia, beffata.
Ecco la fine della leggenda.
Adesso tocca a voi: potete anche voi usufruire potere della Bocca della Verità se pensiate che io racconti delle bugie riguardo ai vantaggi di far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente: portate me a Roma di fronte alla Bocca della Verità e verifichiamo insieme.
A proposito di Italiano Semplicemente: vorrei dare la benvenuta a Leily dal Brasile, che è appena diventata un membro dell’associazione.
Non che vi dobbiate sentire addossata qualche colpa per non aver fatto come Leily!
Vi consiglio però di avvalervi anche voi della possibilità di imparare con Italiano Semplicemente.
Non declinate il mio invito se state cercando di migliorare il vostro italiano.
Ancora una volta grazie mille a tutti per avermi concesso del vostro tempo.
Vorrei augurarvi un felicissimo anno nuovo 2019.
Fruite nel miglior modo possibile del tempo che verrà e mettete nella lista dei buoni propositi l’approfondimento dell’italiano.
Un abbraccio e a presto.
Giovanni: Grazie mille, davvero una bella storia quella che ha raccontato Bogusia alla fine, che ringrazio tanto anche per i complimenti a me e alla associazione.
La storia quindi della bocca della verità che, sapete, non conoscevo neanch’io fino in fondo.
Non conoscevo questa questa leggenda e mi ha molto incuriosito e credo che darò un’occhiata adesso su internet per saperne un po’ di più.
Sì, grazie Bogusia poi anche perché ha salutato e ha dato il benvenuto anche a Leily, brasiliana, nuovo membro dell’associazione: è l’undicesima brasiliana ma mentre Bogusia stava registrando questo episodio nel frattempo si è scritto anche Jean Marie, dalla Francia.
Benvenuto Dunque anche a Jean Marie all’interno dell’associazione: Il primo francese, quindi un motivo in più per festeggiare.
E grazie ancora per l’ascolto e a Bogusia ancora una volta per questo bel ringraziamento e questo che sto bell’episodio che ci ha regalato.
Un’ultima cosa: Ovviamente sì, accetto l’idea delle meraviglie di Roma che hai appena inaugurato tu con questo episodio.
La rubrica denominata “Le meraviglie di Roma”: seguiranno quindi altri episodi; in futuro parleremo di tutte queste cose belle che ci sono a Roma: tutte le opere d’arte, attrazioni turistiche varie, anche poco conosciute, e… ne vedremo delle belle!
E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramitel’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.
Trascrizione
Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com io sono Giovanni ed oggi siamo qui per fare un esercizio particolare: sarà essenzialmente un esercizio di ripetizione e di domande e risposte. Ricordatevi sempre della regola n. 6 per imparare l’italiano: l’importanza delle domande e risposte.
L’argomento è utilizzare: ce, si, ci lo, la, gli, ne eccetera. Lo abbiamo fatto altre volte, intendo parlare di queste particelle.
Oggi però mi interessa soprattutto quando inseriamo queste particelle e pronomi alla fine del verbo per riferirci a qualcosa. Senza dare troppe spiegazioni, passiamo subito alla pratica, come si compete a chi rispetta le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.
Io dunque dirò una frase normale, una frase per esteso, parlando di qualcosa (non importa cosa) mentre voi dovete dire la stessa frase dando per scontato la cosa di cui parliamo. Capita spessissimo in una conversazione di riferirsi alla cosa di cui parliamo non attraverso il suo nome ma usando una di quelle particelle alla fine, attaccandole al verbo.
Non si tratta di vere domande, in realtà, ma di due tipi di frasi diverse, ma l’importante è far lavorare il cervello.
Ad esempio se io dico “mangiare lamela” voi dovete dire “mangiarla“. “La”mela, quindi: mangiarla. “La” va alla fine del verbo.
Ad esempio in una frase posso dire: ecco la mela ma non mangiarla tutta. Non posso dire: ecco la mela ma non devi mangiare tutta la mela; per non ripetere “la mela” dico semplicemente: non devi mangiarla.
Se invece io dico “mangiare uno spicchio di mela” voi dite: “mangiarne uno spicchio“.
Se dico: “Noi ci mangiamo un po’ di mele” voi dite: “mangiamone un po’” (oppure mangiamocene un po’)
Mangiamone o mangiamocene: in questo caso è più difficile perché ho messo insieme sia la persona che compie l’azione (noi) che la mela (usiamo ne perché è una parte della mela): Posso anche dire:
mangiamoci un po’ di mela (la mela la scrivo)
Se invece dico “ce la mangiano noi lamela” voi dite: “mangiamocela“, oppure mangiamola (Ce anche in questo caso è facoltativo, anche nella domanda).
Tutti chiaro? Usate ce, ne, ci, lo, gli eccetera a seconda della frase.
Ho notato che si tratta di un ostacolo difficile anche per gli stranieri più bravi.
Allora un gioco di questo tipo può aiutare.
Iniziamo:
Noi dobbiamo ricordare quelle ragazze.
Voi rispondete senza nominare la parola “ragazze” (che prevede l’articolo le) e senza di dire “noi” ma facendo riferimento a noi ed alle ragazze alla fine del verbo:
Ricordiamocele, oppure Dobbiamo ricordarcele. Cele dobbiamo ricordare (che è la stessa cosa).
È importante questo esercizio perché bisogna saper distinguere le cose tra loro, a seconda ad esempio che siano divisibili o meno, o altre regole che è inutile spiegare perché quello che conta è praticare e ripetere come vi dico sempre. Tutto verrà in automatico.
Bene continuiamo. Vi darò il tempo per rispondere e poi rispondo io.
Prendi la penna: Prendila.
Prendi la penna per me: prendimela
Prendete la penna per voi: prendetevela
Andiamo a Roma: andiamoci
Andate a Roma: andateci
Mordi la mela: mordila
Mangia una parte della mela: mangiane una parte
Scrivi una storia: scrivila
Scrivi una parte della storia: scrivine una parte
Scriviamo il libro insieme: scriviamolo insieme, scriviamocelo insieme
Spedisci una e-mail a Giovanni: Spediscigli una e-mail, spediscigliela
Raccomanda quel ristorante a Maria: Raccomandale quel ristorante, raccomandaglielo.
Spedisci la cartolina: spediscila
Spedisci a noi una cartolina: spediscici una cartolina. Spediscicela.
Manda i saluti: mandali
Manda i saluti a lui: mandagli i saluti, mandaglieli
Chiedi un bacio a Giovanna: chiedilo a Giovanna, chiediglielo
Dammi i soldi: dammeli
Alcune persone simangiano le unghie. Non è normale (in questo caso dovete usare “si” alla fine del verbo mangiare): non è normale mangiarsi le unghie. Alcune persone lo fanno.
Attenzione con la terza persona:
Mario deve dare i soldi a noi: Mario deve darceli, ce li deve dare, ce li dia.
Mario deve dare i soldi a te: Mario deve darteli, te li deve dare, te li dia.
Mario deve dare i soldi a Maria: Mario deve darglieli, glieli deve dare, glieli dia
Mario deve dare i soldi a me: Deve darmeli,meli devi dare, me li dia!
Fate i compiti: fateli.
Fai i compiti: falli
Alcuni si fanno dei problemi a parlare in pubblico. E’ segno di poca esperienza. (usare “si”: Farsi dei problemi a parlare in pubblico è segno di poca esperienza.
Devi farti carico di quel lavoro: fatti carico di quel lavoro, fattene carico.
Mangia tutto il cibo: mangialo tutto!
Responsabilizza tuo figlio: responsabilizzalo.
Attenti sempre alla terza persona:
Quella madre deve responsabilizzare il figlio: che lo responsabilizzi, che responsabilizzi suo figlio (con la terza persona non posso mettere lo alla fine).
Dovrei andare sul sito: dovrei andarci.
Andiamo via da qui: andiamocene.
Noi ci occupiamo di loro: occupiamocene.
Devi ritrovare la pazienza: ritrovala. Ci devi riprovare: riprovaci
Voi vi occupate di lui: occupatevene.
Siete voi che dovete occuparvi di lui: occupatevene voi!
Sono io che mi occupo di lei: me ne occupo io.
Devi occuparti di lei: occupatene tu!
Devo fare la pasta al dente: devo farla al dente. Che la facciano al dente.
Dillo a lui: diglielo.
È lui che si deve occupare di lei: sene occupi lui. Se ne deve occupare lui, deve occuparsene lui.
Occorre che qualcuno si occupi del problema: Qualcuno sene deve occupare. Occorre occuparsene.
Mettiamo il sale sulla pasta: mettiamocelo sopra.
Attenzione questa è più difficile:
Dovete aver cura di questa cosa: dovete averne cura, abbiatene cura
Difficile?
Proviamo le ultime volte:
Andate via: andatevene
Vogliamo parlare di questa cosa? Vogliamo parlarne? Parliamone.
Mettiamo il pantalone nell’armadio: mettiamolo nell’armadio. Mettiamocelo.
Devi ridare la fiducia a noi: ridaccila fiducia, ridaccela
Bene amici spero vi sia piaciuto questo episodio. Grazie a tutti dell’ascolto. Spero ce l’abbiate fatta.
Per chi è interessato e vuole approfondire la pronuncia, tutti i giovedì facciamo questi esercizi nel gruppo Whatsapp dell’Associazione Italiano Semplicemente. Fate richiesta di adesione e saremo felici di avervi tra noi. E’ possibile aderire anche se si rappresenta una scuola o un istituto dove si studia italiano.
Nell’episodio di oggi ripassiamo qualche espressione italiana e lo facciamo parlando del MATE, una tipica bevanda argentina. È molto diffusa anche in Paraguay, in Uruguay e in Brasile.
Questo episodio è un modo per ringraziare tutte le persone argentine che hanno fatto una donazionea favore di italiano semplicemente. Non sarò solo oggi a parlare. Ho una sorpresa per voi. Mi farà compagnia un argentino, un vero argentino, Javier. Lui meglio di me potrà pronunciare le parole più tecniche.
Di tanto in tanto io e Javier in questa puntata di italiano semplicemente utilizzeremo una espressione tipica italiana (lo faremo 30 volte) e inserirò ogni volta un collegamento ipertestuale (cioè un link) nell’articolo per chi abbia voglia di leggere o ascoltare la spiegazione delle singole espressioni.
Inoltre vedremo alcuni termini e verbi molto particolari.
E lo faremo finché non sarete stanchi, finché non starete alla frutta. Questa è la prima delle trenta espressioni che ripassiamo oggi. Le riconoscete per via del link nella trascrizione.
Il mate dunque è una tradizionale bevanda argentina. Si tratta di un infuso. Un infuso è appunto una bevanda, e significa versato sopra, versato dentro o immerso in un liquido. Anche il tè e la camomilla sono due infusi ed esempio, i più diffusi in Italia.
Il mate fa parte quindi della tradizione argentina. Ma perché si chiama così?
Curioso che la più diffusa tradizionale bevanda argentina abbia un nome che in spagnolo significhi compagno. Forse perché il rituale del mate crea il clima perfetto per lunghe conversazioni e anche se soli questo è un buon compagno per le persone che vogliono semplicemente pensare o ingannare semplicemente il tempo.
Se devi stare a casa da solo tanto vale stare bene. Ho saputo che in America del sud le persone sono mediamente più felici che altrove nel mondo. Forse è merito anche del MATE.
Vediamo un po’ la preparazione: È una bevanda che si fa con le foglie secche e sminuzzate della pianta Yerba Mate, un arbusto.
Sminuzzare significa tagliare in pezzi molto piccoli, in pezzi minuti, cioè piccoli. Si comincia a tagliare e a furia di tagliare le foglie alla fine diventano quasi una polvere. Ho detto pezzi minuti. Questo aggettivo è particolare perché si usa anche per le persone, quando si descrive una persona minuta, cioè piccola, ma non bassa, piuttosto dalla piccola corporatura. Ma le cose che possono essere sminuzzate sono normalmente le erbe e le cose che si usano in cucina.
Allora come si prepara questa bevanda? Per prima cosa si raccolgono le foglie della pianta che poi vengono fatte essiccare per molte ore. In questo modo diventando foglie secche.
Essiccare significa proprio far diventare secche e il fenomeno si chiama essiccazione.
Poi le foglie secche vengono spezzettate in modo tale che possano essere utilizzate facilmente per preparare l’infuso.
Infine queste foglie, sminuzzate cioè spezzettate, si sottopongono ad una lieve torrefazione che le rende maggiormente aromatiche.
La torrefazione, anche detta tostatura è un processo di arrostimento, che sottopone qualcosa, come delle foglie, ad elevata temperatura, in maniera tale da disidratarle, cioè togliere l’acqua. Potremmo dire asciugare le foglie fino all’essiccatura.
La torrefazione è un processo utilizzato anche per la preparazione del tabacco (in quei caso si fa per diminuirne il contenuto di nicotina).
Preparare la yerba mate nella gran parte delle case argentine è un vero e proprio rito, un po’ come da noi in Italia preparare il caffè. Un momento di piacere da trascorrere in compagnia. Cosa meglio del MATE come compagno? Il nome parla da solo in effetti.
Javier: La Yerba si usa, cioè si beve in due modi diversi. Possiamo quindi optare per due diverse possibilità di preparazione:
1) Mettere le foglie secche (1 cucchiaio per ogni tazza) in un contenitore e lasciare le foglie secche in infusione per alcuni minuti in acqua bollente. Lasciare in infusione significa lasciare immerse nell’acqua, in modo che l’acqua si impregni del sapore delle foglie. Poi si deve fíltrare (lo stesso procedimento che si usa per fare il tè). Si usa ovviamente un filtro. E questo è il modo di preparare il “Mate Cocido”.
2) La yerba mate si mette in un apposito contenitore chiamato “mate”, come la bevanda. C’è una cannuccia apposita chiamata bombilla dalla quale sorseggiare con calma la bevanda calda senza necessità prima di filtrarla. Sorseggiare significa bere un sorso alla volta, e sorseggiare si usa per indicare il piacere che si prova quando si assapora qualcosa. Infatti quando non si vuole sentire il sapore di una bevanda perché ad esempio non ci piace allora o non la beviamo, oppure la beviamo molto velocemente, senza sorseggiarla, senza assaporarla quindi.
Questa seconda modalità di preparazione é la forma piu utilizzata ed é il mate propriamente detto.
La Yerba mate ha un sapore amaro e un odore molto caratteristico. Il suo gusto è accostabile a un piatto dolce, tanto quanto ad uno salato.
Il suo gusto è accostabile, cioè si accosta bene, si sposa bene sia con piatti dolci che salati.
Giovanni: Evidentemente non c’è quindi un piatto ideale, un piatto per cui possiamo dire che è la morte sua, che si sposa cioè perfettamente con il mate.
Si dice che questa bevanda abbia enormi benefici energetici e stimolanti. Javier che ne pensi? Cosa serve per fare la Yerba Mate?
Javier: Per la preparazione del mate bisogna avere a disposizione:
• un mate, come abbiamo detto prima, ovvero un apposito recipiente realizzato con una zucca, oppure può essere di metallo, di ceramica o di legno, ed il mate viene usato sia per preparare l’infuso, sia per berlo. Quando si compra un mate nuovo è necessario che venga “curato“, o “trattato” prima di essere utilizzato onde evitare odori indesiderati della bevanda.
Per curare il mate bisogna riempirlo di erba, versarvi acqua calda e lasciarlo in infusione per una intera giornata. Il giorno successivo si svuota il mate e si ripete il procedimento; la stessa cosa va fatta molti giorni, meglio se per una settimana di fila. In questo modo il mate si impregna del sapore dell’erba ed elimina sapori estranei.
Il mate si impregna cioè assorbe il sapore dell’erba e quindi prende il suo sapore.
• un altro elemento necessario è poi la “bombilla”, cioè si è detto una specie di cannuccia di metallo che da un lato ha l’imboccatura, (dal lato che va in bocca) e dal lato opposto c’è un filtro per impedire alle foglie di erba mate di entrare nella cannuccia stessa.
Il filtro può essere costituito semplicemente da una chiusura bucherellata, cioè piena di buchi, di piccoli buchi. Notate che una cosa bucata ha un solo buco, ragion per cui se una cosa ha invece molti piccoli buchi si dice che è bucherellata e non bucata.
• ovviamente abbiamo bisogno dell’yerba mate può essere preparata “con palo” (con il picciolo) o “sin palo” (senza picciolo). Il picciolo è la parte della pianta che unisce la foglia alla pianta stessa. Esiste anche il picciolo della mela, della pera, delle ciliegie e in generale per la frutta. Ma evidentemente possiamo parlare anche del picciolo per le foglie.
Ebbene, l’erba con palo ha un sapore più deciso e più amaro; l’erba sin palo ha un sapore invece più morbido. Evidentemente questo picciolo ha un sapore amaro.
• serve anche un recipiente dove scaldare l’acqua, cioé quella che in Argentina ai chiama la “Pava”. (In Italia useremmo una banale pentola).
•poi si usa anche un contenitore termico, per mantenere calda l’infuso per tutta la durata della mateada (cioè la bevuta del mate).
Una curiosità, esiste il verbo “Cevar”. “Cevar Mate”
Cebar mate è l’espressione tipica che significa “preparare il mate e servirlo”; si tratta di un vero e proprio rito, una tradizione ed è una procedura guidata dal cebador.
Dopo essere stato riempito d’erba, il mate viene tappato con la mano. Si mette la mano sopra quindi e poi viene agitato il mate e capovolto, a testa in giù. In questo modo sul palmo della mano con cui viene tappato si deposita della polvere che va eliminata. Questa è una cosa molto interessante.
Poi vi viene versata sopra l’acqua calda, ma attenzione perché l’acqua non deve mai bollire. L’acqua va versata poi sempre nello stesso punto, in modo da inumidire solo una parte delle foglie di mate e lasciarne asciutta un’altra parte.
Nel punto in cui si è versata l’acqua si inserisce la bombilla, che non andrà mai spostata in seguito.
Giovanni: Bene, un procedimento non troppo facile mi sembra. Io mi incasinerei facilmente. E comunque meglio spiegare tutte le istruzioni attentamente, non sia mai alcuni argentini si lamentino per come abbiamo spiegato la preparazione. Cercherò di farlo senza meno. Con l’aiuto di Javier.
Javier: Il cebador comunque beve per primo il mate, aspirando l’infuso con la bombilla fino ad esaurirlo e provocare anche il tipico rumore che fa una cannuccia quando finisce il liquido aspirato.
Giovanni: Evidentemente questo non è giudicato come sbagliato, non rappresenta una cosa che non si fa perché è maleducazione. In Italia infatti sin da piccoli ci insegnano che fare rumore succhiando con la cannuccia è una cosa che non va fatta perché è indice di maleducazione. Ma del resto ogni paese ha la sua cultura, bisogna prenderne atto senza giudicare.
Javier: A questo punto, una volta che il cebador ha bevuto si aggiunge altra acqua e il cebador passa il mate a chi è seduto alla sua sinistra che lo beve a sua volta fino in fondo e lo restuisce al cebador, che aggiunge altra acqua e lo passa al secondo invitato, poi al terzo, e cosí via.
Si continua così facendo circolare il mate anche per ore.
Le foglie inizialmente lasciate asciutte sono una specie di riserva: quando le prime foglie sono ormai esaurite, si bagnano le seconde per continuare la mateada e il cebador potrà anche spostare la bombilla nel nuovo punto di infusione. Alla fine la yerba mate sarà interamente sfruttata: si tratta ormai di mate lavado (“cioè di mate lavato, slavato”).
Giovanni: ma il mate è amaro o dolce Javier?
Javier: Il mate si puo bere sia amaro che dolce, aggiungendo ovviamente zucchero all’acqua o direttamente nel recipiente.
Giovanni: ah ottimo!
Grazie Javier di aver soddisfatto questa mia curiosità. Javier è un membro dell’associazione italiano semplicemente e solo grazie a lui è stato possibile realizzare questa puntata speciale. Avete sentito che Javier parla molto bene l’italiano.
Adesso però la mia curiosità è aumentata e dovrò chiedere assolutamente a qualche argentino di farmi assaggiare questo mate. Lo farò non appena me ne capiterà uno a tiro. Javier se n’è già andato purtroppo!
Tra l’altro mi é venuto un desiderio esagerato anche di prepararlo oltre che di assaggiarlo!
Ci proverò a cercare qualcuno che me lo faccia assaggiare, almeno. Tentar non nuoce. Male che va proverò a prepararlo da solo acquistando il mate personalmente sperando che il prodotto finale non lasci a desiderare. Al che io diventerò molto triste, in questo caso, e la qualità degli episodi di italiano semplicemente peggiorerà di conseguenza, con buona pace dei visitatori stranieri che vogliono imparare l’italiano. Ed allora, a quel punto, qualcuno forse mi regalerà il mate di migliore qualità. Speriamo!
Forse qualcuno mi dirà che ci vuole una certa faccia di bronzo per chiedere dei regali, ma questo era l’unico modo di usare questa espressione. Comunque stavo scherzando, infatti credo che assaggerò il mate quando andrò in Argentina un giorno: Vuoi mettere? Sarà tutta un’altra emozione.
Bene, siamo al capolinea di questo episodio. Spero vi sia risultato utile.
E’ possibile ascoltare il file audio e leggere la trascrizione di questo episodio tramite l’audiolibro (Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 42 espressioni italiane.
Eccoci alla seconda parte di “come nascondere la verità”. Abbiamo già visto molti termini e alcuni verbi da usare quando si vuole nascondere la verità ognuno con le sue specifiche caratteristiche.
Non volevo che l’episodio fosse troppo lungo per non annoiarvi, quindi ho suddiviso l’episodio in due parti e questa è appunto la seconda parte.
Vi invito ad ascoltare la prima parte dell’episodio, interessante anche perché è stato registrato in due velocità.
Non vedo, non sento, non parlo
La prima parte la possiamo anche rappresentare graficamente, con una immagine, quello che si chiama uno “schema a blocchi”, e credo che questo schema può essere molto utile per tutti per creare una mappa mentale, per rappresentare nella propria mente, in un modo veloce e schematico, tutto ciò che è stato detto nella prima parte dell’episodio. Vi invito a dare un’occhiata sul sito, nella trascrizione del file audio che state ascoltando e grazie a Maja, una ragazza polacca, che l’ha realizzato per tutti noi. E’ una cosa che potremmo fare anche altre volte se vi fa piacere.
Adesso vediamo quindi altri modi interessanti che si usano molto in senso figurato, per esprimere il nascondimento della verità.
Un verbo è “Coprire” che è un verbo semplice, dai mille utilizzi, e che può essere usato anche nel senso di nascondere la verità. Il significato proprio del verbo coprire è quello di mettere qualcosa (un oggetto) sopra o davanti ad un’altra (un altro oggetto), ed in questo modo si copre quest’oggetto. Ad esempio la tovaglia copre il tavolo. Posso quindi coprire per nascondere una cosa allo sguardo altrui, collocando un oggetto sopra di essa, talvolta per migliorarne l’aspetto o la funzionalità. Poi c’è il senso figurato di coprire. In senso figurato equivale a Celare, occultare e dissimulare, di cui abbiamo discusso nella prima parte dell’episodio.
Posso coprire i misfatti di un amico, il che significa che se ho un amico che ha fatto qualcosa di sbagliato, posso decidere di aiutarlo, occultando o minimizzando le sue colpe e le sue responsabilità. Lo faccio perché sono un suo amico. Per questo motivo sono disposto a coprire i suoi misfatti, per questo motivo sono disposto a coprirlo; si dice anche così: coprire una persona, affinché sia riparata dalle accuse.
Anche al lavoro, il direttore o un dirigente può decidere di coprire i suoi dipendenti. Anche se questi sono colpevoli perché hanno sbagliato qualcosa, il loro capo li difende, li copre, è disposto a nascondere la verità coprendoli, si intende coprendoli dalle accuse. Coprire qualcuno significa quindi difendere qualcuno, ma attenzione perché si usa molto anche nei delitti, o nelle rapine, negli omicidi, insomma negli atti criminali. In questi casi ci sono solitamente due persone, di cui una commette l’atto illecito (ad esempio fa una rapina in una banca) e l’altra, che gli fa da “spalla”, lo copre, cioè controlla che non arrivi nessuno, controlla la situazione fuori dalla banca e avvisa il suo complice nel caso arrivasse la polizia o accadesse qualcosa di sospetto, qualcosa di cui preoccuparsi. Anche questo è coprire una persona.
Coprire non ha un’accezione necessariamente negativa però, anzi il più delle volte la copertura è una difesa amichevole, un atto di amicizia. Però l’obiettivo della copertura è comunque quello di nascondere la verità. Con la copertura si impedisce che qualcosa venga visto.
Un particolare modo di coprire è quello di coprire con la sabbia: insabbiare.
Insabbiare significa letteralmente “nascondere sotto la sabbia”, ma figurativamente si usa spesso nella politica e a livello giornalistico. Spessissimo potete leggere sui giornali che sono stati insabbiati dei risultati di indagini, delle verità che emergono in generale. Quindi anche dei risultati di inchieste pericolose.
Quando si decide di insabbiare qualcosa, è perché questo qualcosa può dar fastidio a qualcuno di molto potente, un uomo politico eccetera. Quindi se ci sono forti interessi, facilmente si può insabbiare una indagine o una inchiesta che può danneggiare qualche potente della terra.
Il verbo insabbiare è molto giornalistico e su Google news se volete troverete molti articoli in cui si parla di insabbiamento di verità scottanti. Troverete insabbiamenti di omicidi, insabbiamenti di informazioni militari e di crimini.
Tanto è negativo il termine, che dove c’è insabbiamento c’è spesso quella che si chiama omertà. La parola insabbiamento ed il verbo insabbiare spesso si usano insieme alla parola omertà, che non è un verbo ma è un sostantivo femminile.
La parola omertà deriva da uomo. Ma cos’è l’omertà e cosa ha a che fare con l’uomo?
Dunque, l’omertà la possiamo descrivere come una forma di solidarietà tra alcune persone, una solidarietà tra uomini, intesi come esseri umani. Quindi tali esseri umani cosa fanno? Si tratta di uomini che tacciono, che nascondono la verità al fine di coprire comportamenti disonesti di alcuni. Questa è la caratteristica dell’omertà: una solidarietà tra uomini per coprire malefatte.
Dove avviene un insabbiamento della verità, questo difficilmente viene condotto da una sola persona. Generalmente è condotto da più persone che tra loro sono solidali, persone che hanno deciso, insieme, di insabbiare, di nascondere una verità che può far male a qualcuno. Quindi queste persone nascondono delle verità che potrebbero essere utili alle indagini della polizia.
Si dice che tra queste persone c’è omertà, e si dice che queste persone sono persone omertose e che si comportano in modo omertoso. E’ un termine tipico degli ambienti criminali. Molto usato nella stampa e dai media. L’omertà è solitamente condivisa tra persone che hanno interessi in comune: – io copro te e tu copri me – ma spesso però c’è omertà solo per paura.
Le persone normali, anche se non sono criminali, se hanno visto o sentito qualcosa, spesso però non parlano con la polizia e con i giornali, nascondono quindi la verità per paura di essere puniti per questo. Ad ogni modo, complici o non complici, non è certamente un bel complimento essere chiamati persone omertose.
La parola omertà è quindi una parola offensiva se usata contro qualcuno. La versione non offensiva è la parola riserbo: Il riserbo è la tendenza a tacere o a non rivelare qualcosa, per prudenza o semplicemente per carattere. Ci sono persone particolarmente “riservate” che quindi si distinguono dalle altre per il loro riserbo. Queste persone hanno, quando parlano, la massima discrezione e cautela. Sono molto attente a non dire cose compromettenti.
Avere discrezione e essere persone discrete significa quindi avere riserbo (con la penultima lettera che è una “b”: riserbo, e non la “v”, come riservate), e il riserbo non è, come l’omertà, una caratteristica negativa. La discrezione, il riserbo sono invece degli atteggiamenti, dei modi di essere, giudicati invece delle qualità.
Se io ti dico, ti racconto, ti rivelo un mio segreto, una cosa che non voglio che altri sappiano, posso raccomandarmi con te e dirti:
Nessuno quindi dice: mi raccomando, devi essere omertoso, ci vuole omertà! E questo perché l’omertà è citata solamente quando si nascondono cose delittuose compiute generalmente da più persone insieme, da una organizzazione criminale. Se io ti rivelo un segreto non si può parlare di omertà quindi, parlo invece di riserbo, di discrezione, di riservatezza
Tutte però sono caratteristiche delle persone: l’omertà, la discrezione, il riserbo, la riservatezza.
A livello giornalistico si sente spesso la frase “uscire dal riserbo“, che significa smettere di nascondere qualcosa.
Chi esce dal riserbo decide di rivelare, decide di dire ciò che finora aveva nascosto: una notizia qualsiasi. Basta nascondere la verità: usciamo dal riserbo!
La parola riserbo è molto simile a riservatezza, infatti entrambi i termini si usano per le cose riservate, le cose cioè che non si devono conoscere, che devono restare private, segrete. Sia la riservatezza che il riserbo sono caratteristiche delle persone. La riservatezza è molto più utilizzata come qualità personale, mentre riserbo si usa molto di più quando si ha una cosa in particolare che occorre tenere nascosta.
Bene. Abbiamo prima parlato del verbo insabbiare. Molto simile ad insabbiare è eclissare.
Eclissare viene da eclissi. L’eclissi (o eclisse) è quel fenomeno naturale che si ha quando una stella, un astro, viene coperto, viene occultato, viene nascosto, viene celato da qualcosa come la luna ad esempio: se il sole viene coperto dalla luna ho una eclisse. Quindi l’eclisse nasconde il sole.
In senso figurato si usa spesso dire “eclissare la verità“, nel senso di nascondere, occultare la verità. E’ solamente un po’ più stravagante e fantasioso come termine. Si usa tra l’altro anche verso se stessi: eclissarsi, ed in questo caso significa nascondere se stessi, e non la verità.
Poi c’è spacciarsi, il penultimo verbo della lezione, che è un altro verbo usato per nascondere la verità. Spacciarsi è fingere di essere qualcun altro. Quindi se mi spaccio per mio fratello gemello sto facendo finta di essere mio fratello, ed in questo caso sto sicuramente agendo sotto mentite spoglie: per la precisione sotto le spoglie di mio fratello. E’ un verbo questo al quale abbiamo già dedicato una lezione all’interno del corso di Italiano Professionale. Pertanto rimando i visitatori, se vogliono approfondire, a dare un’occhiata al verbo spacciare e alla sua versione riflessiva “spacciarsi”. Metto il link all’interno dell’articolo.
Ricapitolando quindi, in questa seconda parte abbiamo descritto l’omertà, una forma di solidarietà tra uomini finalizzata al nascondimento di atti criminali o comunque illeciti. Il verbo coprire, molto generico, la riservatezza come caratteristica personale ed il riserbo, molto usato quando si presenta la necessità di nascondere qualcosa di riservato. Poi abbiamo visto il verbo insabbiare ed eclissare. Il primo molto usato in contesti in cui si commettono atti illeciti, il secondo più fantasioso ma anch’esso usato a volte associato alla verità.
Voglio terminare la lezione col verbo “contraffare”. È un altro verbo che spesso viene legato alla verità. Infatti l’uso più comune di questo verbo è quello legato ai prodotti che si vendono sul mercato: le merci contraffatte. Quindi i prodotti contraffatti sono tutti quei prodotti, in vendita sul mercato, che sono prodotti al fine di spacciarlo per l’originale.
La verità che viene nascosta in questo caso è quella legata al prodotto. Non si tratta del prodotto originale, ma si tratta di merce contraffatta. Si tratta di merce falsa, non originale. Moltissime cose si possono contraffare: un marchio può essere contraffatto, come i marchi di moda, producendo magliette, pantaloni, merce che viene spacciata per originale ma invece è solamente merce contraffatta. Si possono contraffare schede elettorali, anche una foto si può contraffare. Una patente di guida, un passaporto possono essere contraffatti. Insomma è molto simile a falsificare come verbo. E la verità, anche la verità può essere contraffatta: quando si contraffà la verità, si modifica, si falsifica la verità. Il verbo si usa quando, anche qui, si fa qualcosa di illecito. Significa quindi falsificare, trasformare, ritoccare, alterare, manipolare, per ottenere qualcosa di poco lecito.
Adesso facciamo il consueto esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me, attenti alle doppie. Uno, due, tre, via!
Coprire la verità
…
Insabbiare un crimine
…
Omertà
…
Atteggiamento omertoso
…
Riserbo
…
Massimo riserbo, mi raccomando!
…
Eclissare la verità
…
Spacciarsi per qualcun altro
…
Riservatezza
…
Contraffare
…
Ciao ragazzi. Continuate a seguirci ed a proporci nuovi podcast. Se volete potete anche partecipare attivamente, su Facebooko su WhatsApp.