Oggi parliamo di un verbo da usare con moderazione: rimbecillire.
Perché da usare con moderazione? Beh, semplicemente perché rimbecillire tecnicamente significa “diventare imbecille”. Detto così fa sorridere però.
Più esattamente non si tratta necessariamente di un insulto.
Potremo dire che significa “rendere sciocco”, o, più formalmente “ottundere le capacità mentali” (ho usato un verbo complicato?). Allora diciamo che rimbecillire è vicino a “mandare/andare in pappa il cervello“, che è un’espressione a voi più familiare considerato che l’abbiamo già incontrata. Il senso è abbastanza simile. La cosa in comune è che sono ugualmente modalità poco edulcorate; piuttosto dirette direi. Rimbecillire infatti è un verbo forte e va usato con misura, a meno che non si voglia passare il segno. Tuttavia il verbo è estremamente efficace per descrivere alcune persone o per spiegare certi comportamenti che vuoi o non vuoi, danno da pensare.
Ad ogni modo si può usare anche parlando di sé stessi.
Pensiamo, ad esempio, all’uso smodato che si fa oggi dei social: notifiche a raffica, caratteri cubitali, contenuti che il nostro smartphone ci propina uno dietro l’altro… A forza di sequeledi notifiche e raffiche di post, qualcuno finisce per rimbecillirsi, cioè per diventare stupido, imbecille, cioè finisce per perdere la ragione. Ma devo spiegare meglio il senso perché non è esattamente così.
Allora: rimbecillire non è sinonimo perfetto di diventare stupido o imbecille. Somiglia piuttosto a “stordire”. “Stordire” è però spesso temporaneo. “Rimbecillire”, invece, suggerisce un effetto più profondo e duraturo.
Uno scoppio improvviso ci può stordire, come uno schiaffo ben assestato, ma per rimbecillirsi bisogna agire sulle facoltà mentali. Alla fine è come se si perdessero le proprie capacità critiche. Quindi rimbecillire non indica quasi mai un fatto improvviso, ma un processo graduale. Ci si rimbecillisce col tempo, per esposizione continua a qualcosa: abitudini, comportamenti, stimoli ripetuti. Per questo si usa spesso parlando di televisione, social network, cattive frequentazioni o attività ripetitive che non richiedono alcuno sforzo mentale. Il cervello va “in modalità provvisoria”, per usare un linguaggio tecnologico. Cioè continua a funzionare, ma con capacità ridotte, senza spirito critico, senza profondità, limitandosi alle funzioni minime indispensabili.
Quando si rimbecillisce, diminuiscono le capacità di ragionare, di capire, di valutare le cose con lucidità. In altre parole, si entra in un processo attraverso cui una persona diventa progressivamente più imbecille, cioè meno intelligente nel senso pratico e critico del termine.
Es:
La televisione spazzatura rimbecillisce. Passare ore a scorrere video inutili finisce per rimbecillire.
In questo senso, rimbecillire non è solo un insulto, ma anche una critica a un meccanismo.
E che dire di “imbecillire”, senza la “ri”? È più neutro, più da vocabolario. Il prefisso ri- aggiunge un’idea di processo, di reiterazione: una cosa tira l’altra, da cosa nasce cosa, e alla fine il cervello va in frantumi.
Ci sono poi sinonimi solo apparenti:
– ottundere, che come abbiamo detto poco fa è più formale;
– istupidire/instupidire, meno colorito di rimbecillire. Qui l’attenzione è sul risultato: diventare stupidi. Manca però l’idea di logoramento progressivo che invece è molto presente in rimbecillire.
– rincretinire, affine ma più colloquiale, spesso suona un po’ esagerato.
Riferito a una persona precisa può risultare offensivo. Invece riferito a un fenomeno o a un’abitudine è invece perfettamente accettabile.
Questo tipo di contenuti su Instagram dopo un po’ rimbecillisce
Questa frase suona come una critica sociale.
Se parli così velocemente tu mi rimbecillisci!
Ecco, questa frase può suonare amichevole e scherzosa se detta nel modo giusto ma può anche suonare come un attacco personale.
Si usa anche in modo riflessivo:
Se continui così, ti rimbecillisci
Poi attenzione ad una cosa. Imbecille è un aggettivo particolare. Di solito “gli imbecilli” sapete chi sono?
Questo aggettivo non indica necessariamente una persona poco intelligente dal punto di vista cognitivo. Molto spesso, nell’uso comune, l’imbecille è chi si comporta da imbecille, non chi “lo è” in senso assoluto.
Quando diciamo “gli imbecilli”, di solito non pensiamo a chi ha difficoltà di comprensione, ma a chi compie azioni stupide, dannose o irresponsabili. Si usa in senso analogo a “idioti“.
Sono imbecilli, per esempio:
coloro che rovinano i monumenti,
coloro che trasformano una manifestazione pacifica in una manifestazione violenta,
chi non rispetta le regole minime della convivenza civile.
In questi casi, imbecille non descrive un limite intellettivo, ma una mancanza di senso civico, di responsabilità e di giudizio. È un’etichetta che nasce dal comportamento, non dalla persona in sé. Nei TG e nei notiziari si usa spessissimo.
Es:
I soliti imbecilli hanno devastato la statua
Imbecillire e ancora di più rimbecillire però, spessissimo sono verbi più ingenui e meno legati a fenomeni o atteggiamenti di questo tipo. Non rimandano tanto a comportamenti dannosi o violenti, quanto piuttosto a una perdita di lucidità, a un abbassamento dell’attenzione e dello spirito critico.
E adesso, considerato che l’episodio non è stato in fondo così lungo e complesso da rimbecillirvi, possiamo fare un ripasso degli episodi precedenti.
Mi è venuta in mente quest’idea ieri ascoltando il telegiornale.
La notizia era il riconoscimento delle repubbliche séparatiste da parte del Cremlino.
Parliamo quindi delle forti tensioni internazionali a cui stiamo assistendo in questi giorni.
Ebbene, dopo questa notizia, sia il cancelliere tedesco Scholz che presidente francese Macron si sono detti “delusi”.
“Si sono detti delusi”. Questo mi ha fatto pensare che dovrei parlarvi del verbo dirsi, perché in effetti ha diversi utilizzi interessanti.
Dunque, “dirsi” è la versione riflessiva del verbo dire. Innanzitutto può significare dire a sé stessi (nel senso di pensare tra sé), oppure dirsi qualcosa tra due o più persone.
Es:
Dopo che mia moglie si è messa ad urlare, mi sono detto che forse era meglio non farle più scherzi.
Cosa ti sei detto dopo aver sbagliato il calcio di rigore?
“Mi sono detto” quindi significa “ho pensato”. Significa anche “ho detto a me stesso”.
In genere quando si usa in questo modo si usa al passato.
Se siamo due persone però:
Io e te ci diciamo sempre la verità.
Dirsi la verità è sempre la scelta migliore.
Non è carino dirsi le cose sottovoce.
Tra amici bisogna dirsi tutto.
Cosa si saranno detti Putin e Biden?
Cioè: di cosa avranno parlato? In questi casi, con dirsi, così come con parlarsi, si intende che una persona dice qualcosa all’altra.
Però, dirsi ha anche un altro uso, simile a” dichiararsi” e “dichiarare” cioè dire qualcosa pubblicamente, far sapere a tutti, o comunque dichiarare apertamente qualcosa. Potremmo anche tradurlo come “dire di essere“.
In genere riguarda un sentimento o una sensazione o anche una volontà.
È questo l’utilizzo di cui vi parlavo all’inizio citando il telegiornale.
Macron e Scholz si dicono delusi.
Dunque hanno dichiarato di essere delusi. Hanno detto di essere delusi. Hanno espresso il loro pensiero che riflette il loro sentimento nel confronti di un fatto. Hanno espresso la loro delusione.
Potrei ugualmente dire che:
Macron e Scholz si dichiarano delusi.
Lo fanno in questo caso nei confronti del mondo, quindi attraverso la stampa, attraverso una dichiarazione pubblica.
Non lo fanno certamente uno nei confronti dell’altro.
Questo accade invece se dicessi:
Giovanni e Maria si dicono dei segreti.
Ma non c’è alcun sentimento o sensazione in questa frase.
Vediamo altri esempi:
I professori si dicono soddisfatti dei propri studenti.
L’allenatore si dice entusiasta della prestazione della sua squadra.
Sua santità si dice dispiaciuto per quanto sta accadendo.
Mia figlia si dice contenta dei voti scolastici di quest’anno.
Il dott. Rossi si è detto lieto di poter partecipare a questo incontro.
Il direttore si è detto disponibile ad un incontro.
Ti dispiace hai detto?? Dirsi dispiaciuto non basta!
La platea a cui ci si rivolge cambia di volta in volta.
Si tratta sempre di dichiarazioni, ma non necessariamente fatte alla stampa e alla tv.
I professori sì sono detti soddisfatti dei propri studenti nel corso del consiglio dei docenti.
L’allenatore si è detto entusiasta della prestazione della sua squadra nel corso della conferenza stampa di fine partita.
Sua santità si è detto dispiaciuto di quanto sta accadendo nel mondo attraverso un twitt.
Mia figlia si è detta contenta dei voti non appena ha visto la pagella di fine anno.
In questo caso mia figlia ha detto questo solo a me. È una dichiarazione diversa da quella del papa, di un allenatore. Abbastanza simile alla dichiarazione di un professore.
Certo, spesso si usa per descrivere occasioni importanti, e comunque dichiarazioni vere e proprie, e per le occasioni formali è molto adatta come modalità per esprimere una disponibilità o una qualunque sensazione.
Si usa anche con la negazione:
Il presidente non si dice d’accordo con questa proposta.
Quindi il presidente non si dichiara d’accordo, dice di non essere d’accordo con la proposta.
Mio figlio non si dice contrario ad un trasferimento.
Mia madre non si dice preoccupata della situazione pandemica.
Anche in questi casi parliamo del verbo “dirsi” nel senso di espressione di un sentimento o di una volontà. Potrei sempre usare dichiararsi al posto di dirsi, ma spesso suona troppo formale. A volte poi sembrerebbe un linguaggio giuridico:
L’imputato si dichiara colpevole
Il senso è sempre quello di “dice di essere” (colpevole, in questo caso) ma dichiarare e dichiararsi sono tipicamente verbi adatti ad un’aula di tribunale.
Il presente, “si dice” e “nonsi dice” , ovviamente, si usano anche parlando di educazione o di correttezza. Ma questo non è il verbo dirsi.
Es. parlando di educazione:
Non si dice quanti anni hai ad una signora!
Secondo il galateo non si dice “buon appetito” a tavola.
Parlando invece di correttezza:
Si dice “a me mi piace“? No, non si dice.
Nel senso che non è corretto dal punto di vista grammaticale.
In questi due casi però non c’è una persona che si dice (o che non si dice) esprimendo una sensazione o una volontà. Non si tratta chiaramente di dichiarazioni di qualcuno.
C’è anche un altro modo di usare “si dice”. Anch’esso non riguarda il verbo dirsi.
Quando c’è una voce che gira, quando ci sono chiacchiere, voci di corridoio, quando cioè si sente parlare di qualcosa. In questi casi c’è sempre “che”, quindi non possiamo sbagliarci:
Si dice che tu sia una persona molto paziente. È vero?
Non si dice niente qui? State tutti in silenzio?
Si dice che alla fine di ogni episodio di italiano semplicemente si facciano esercizi di ripasso. Sarà vero?
Ulrike: tra Russia e Stati Uniti siamo ai ferri corti. La situazione è in continuo divenire, ma temo per il peggio. Non me l’aspettavo proprio. E voi?
Marcelo: non mi dirai che ti fa specie che la Russia abbia invaso il territorio del suo dirimpettaio?
Ulrike: Marcelo, stai forse accusandomi di fare la finta tonta la tua domanda era retorica?
Karin: a me non sembra affatto una domanda retorica. Era invece abbastanza sibillina.
Anthony: Adesso noi, qua in Europa, dovremo prendere atto del fatto che continueranno a salire le bollette del gas.
M6: allora mi pare che dovremmo fare di necessità virtù e dare seguito ai tanto discussi piani per sviluppare le fonti di energia rinnovabile. Facendo così ci smarcheremo della nostra dipendenza attuale e favoriremo la protezione dell’ambiente. Un win-win senza dubbio.
Hartmut: si fa presto a dire win win. È arrivato l’americano!
Ci vogliono anni per fare ciò che hai detto. Dovevamo pensarci prima magari.
Giovanni: episodio 673 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente. Oggi mi aiuterà Irina, membro della nostra associazione, che ha una voce piuttosto squillante.
Irina (California): Mi rivolgo oggi a tutti coloro che credono che si possa imparare una lingua solamente attraverso lo studio della grammatica:
Volete ficcarvi in testa che bisogna parlare?
Scusate ma per introdurre l’episodio di oggi ho dovuto ricorrere ad un rimprovero!
Ficcare è l’argomento di questo episodio.
Questo è un altro verbo che si usa solamente nel linguaggio familiare, come anche schiaffare, che abbiamo visto nell’episodio scorso.
Ficcare significa ancora una volta mettere, ma è più vicino a inserire, o meglio inserire a forza, far entrare, far penetrare, spingere all’interno con forza.
Es:
Ficcare un chiodo nel muro
Normalmente diremmo “piantare un chiodo nel muro”, ma ficcare è anch’esso adatto in quanto il chiodo si spinge con un martello quindi si usa la forza.
Posso usarlo anche nel senso di penetrare, conficcarsi, simile a infilarsi:
Mi si è ficcata una spina nel piede
Vale a dire che mi è entrata una spina nel piede.
Un altro esempio:
Dove avrò ficcato le chiavi? Non le trovo!
In questo caso è in sostituzione di “infilare”, ma anche i più semplici “mettere” e “nascondere”.
Si può anche usare “andare a finire” in questi casi:
Dove si saranno ficcati i miei occhiali?
Dove sono andati a finire i miei occhiali?
Dove avrò messo gli occhiali?
Se dite “dove avrò ficcato” o “dove si saranno ficcati” non cambia.
Si usa di frequente anche il cerbo “cacciare“.
Giovanni:
Dove si sono cacciate le chiavi?
Dove avrò cacciato le chiavi?
Chissà dove si sono cacciate!
Anche “cacciare“, usato in questo modo è informale naturalmente.
Un altro esempio con ficcare, ma in senso figurato:
Non ficcare il naso nei miei affari!
In questo caso questa frase significa “impicciarsi” (altro verbo informale) o anche “non farsi gli affari propri” ma in generale ficcare si usa anche nel senso di agire in modo da trovarsi coinvolti in una situazione negativa.
Ficcare poi, se usato in modo riflessivo diventa ficcarsi:
Significa mettersi in un posto, infilarsi, cacciarsi da qualche parte.
Es:
Vado a ficcarmi nel letto!
Cerca di non ficcarti nei guai, come al solito!
Quindi simile a “mettersi” e “infilarsi“, anche in modo figurato.
Avrete notato che il verbo ficcare si usa quasi sempre in contesti negativi: una spina nel piede, dei guai, non trovo più qualcosa, farsi gli affari altrui, situazioni in cui si rimprovera una persona ecc.
L’unico esempio che si salva è “ficcarsi nel letto” che è piuttosto piacevole.
Va bene allora adesso ripassiamo attraverso la voce di alcuni membri dell’associazione.
Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
Khaled (Egitto) è Irina: Le mie giornate sono strane a volte. Talora si fa subito tardi senza accorgermene e sono combattuto/a. tra la voglia di schiaffarmi sul divano e quella di fare una chiacchierata. Adesso ad esempio vorrei raccontarvi di un incontrotanto inaspettato quanto commovente avvenuto poc’anzi.
Marcelo (Argentina): Stavo lì lì per uscire da un emporio affollato quando all’improvviso mi sono sentita chiamare da una persona che, di primo acchito, mi sembrava sconosciuta.
Harjit (India): se volete, un’altra volta vi dirò che tipo di donne siamo diventate col passare degli anni. Imparerete su di noi di tutto e di più. Già, perché col tempo non si resta intonse né nel fisico, né nella mente. In compenso con l’età, scusate l’inciso, aumenta l’esperienza. Buttala via!
Vediamo oggi il verbo conoscere in tutti i suoi utilizzi. Naturalmente non sarà un esercizio puramente grammaticale perché cogliamo l’occasione per ripassare alcune espressioni già spiegate su Italiano Semplicemente. Grazie mille ad Ulrike per la collaborazione.
INDICATIVO PRESENTE
In genere indica un avvenimento presente, quindi azioni abituali, situazioni attuali, o un’azione che avverrà in un vicino futuro e a volte si usa al posto del passato per nel raccontare un fatto.
Ah, anche tu non lo conosci? Vabbè, può darsi che in questi giorni si senta indisposto di uscire per salutare i vicini di casa.
Sai, la nostra amica Laura che lo conosce un po’ meglio, ha detto sia un uomo che abbia un certo non so che
Conosciamo bene il giudizio di Laura sugli uomini, quindi le sue parole vannoprese con le molle.
Conoscete il modo migliore per far conoscenza di un nuovo vicino di casa?
Beh…ovviamente un invito a cena. È risaputo che quelli che conoscono la ricetta di una bella parmigiana di melanzane vanno per la maggiore.
INDICATIVO IMPERFETTO
Si usa per parlare di un’azione passata, sottolineandone il suo svolgimento e/o mettendone in evidenza la durata.
Ti sei vestito un po’ osé, non ti conoscevo così, per quanto, hai sempre avuto molta fantasia.
Trovi? È vero, la fantasia non mi manca in effetti. Non conoscevi però il mio lato osé.
Il vestito è un regalo di mio marito di qualche anno fa. Lui, bontà sua, era generoso e conosceva bene i miei gusti.
Ci conoscevamo da poco tempo. Allora eravamo innamorati assai. Ma neanche per sogno immaginavo di sposarlo così presto.
Quindi vi conoscevate già quando la nostra amicizia iniziava appena a prendere forma?
Infatti, e tutti i miei amici, fatta salva me conoscevano già dall’inizio i suoi difetti, che non sono pochi.
INDICATIVO PASSATO PROSSIMO
Esprime un’azione avvenuta in un passato recente o lontano che tende ad avere effetti percepiti ancora nel presente da parte di chi parla o scrive.
Questo ragazzo l’ho conosciuto solo ieri. Il suo comportamento troppo confidenziale mi faceva un po’ specie.
Purtroppo mi hai conosciuto in un momento improbabile, ho dovuto tagliare corto perché stavo lì lì per aspettare una chiamata di mia figlia che – come sapevo – si trovava nei guai.
Chi ti ha conosciuto bene poi, non ti ha mai dimenticato. Io non lo so veramente, ma evidentemente avrai un tuo perché.
Ricordi le due ragazze che abbiamo conosciuto l’altro ieri al bar? Non hanno lasciato nulla di intentato per abbordare il barista.
Avete conosciuto mai un’amica più indefessa con lo studio della lingua italiana di Irina? Appena si è svegliata già scalpitava per studiare.
Loro hanno conosciuto veramente la fame in gioventù e giocoforza hanno dovuto a volte rubare per vivere.
INDICATIVO TRAPASSATO PROSSIMO
Si usa per indicare un fatto avvenuto prima di un altro nel passato o comunque a esso collegato.
Mi hai scritto il giorno dopo che avevi conosciuto un tipo sereno e spiritoso. Mi sono accorto subito che ti sei innamorata di lui di punto in bianco.
Lui, fino a quel giorno, non aveva ancora conosciuto il vero amore e la voglia di sposarsi il più presto possibile, con tutti gli annessi e connessi.
Tuo marito è stato una svolta anche nella nostra vita. Non avevamo mai conosciuto un uomo così sensibile prima di conoscere il Papa.
Ricordo che vi siete sposati poco dopo. Quale sorpresa per noi! Per le nozze sceglieste proprio quel posto in che avevate conosciuto qualche anno prima con noi.
Era troppo tardi per salvarsi in calcio d’angolo. Forse avevano conosciuto periodi peggiori di quello, ma solo all’apparenza.
INDICATIVO PASSATO REMOTO
Si usa per indicare un fatto avvenuto nel passato, concluso e senza legami di nessun tipo con il presente; la lontananza è di carattere sia cronologico, sia psicologico.
All’università conobbi una ragazza che aveva la zeppola, era una ragazza bellissima ma molto timida. Aveva una fifa blu di parlare.
Mario conobbe Laura dopo che trovò la sua ex Erica a letto con il suo amante. Poverino, sembrava un’anima in pena ma finalmente adesso è felice.
Quando scoppiò la pandemia, nel lontano 2020, conoscemmo veramente la didattica a distanza. Ricordo come fu difficile ingranare nello studio con questo metodo.
Io e Maria ci amavamo già nel 1980. Voi conosceste la verità solo 10 anni dopo. Dacché adesso sapete tutto, potete finalmente dire cosa ne pensate.
I miei genitori si conobbero e si sposarono durante la seconda guerra mondiale. Fortuna volle che sono scappati dalla guerra insieme e vivi e vegeti.
INDICATIVO TRAPASSATO REMOTO
Si usa per indicare un fatto avvenuto prima di un altro nel passato, definitivamente concluso e senza riflessi sul presente
Non appena ebbi conosciuto le prove del suo tradimento, scappai di corsa. Per tanto tempo non seppi come ovviare alla situazione.
Se ricordi bene, dopo che avesti conosciuto il suo fare, decisamente sporco, decidesti di denunciarlo. L’hai fatto subito e senza remore. E dire che avevate vissuto una relazione apparentemente felice fino a quel punto.
Il giorno dopo che ebbe conosciuto tutta la verità sulla sua malattia, scrisse questo a sua madre: “domani dovrò andare in ospedale per un intervento, ma non ti preoccupare, voglio sincerarti che fra pochissimo tornerò alla carica.
Una volta passata la guerra credevo cambiasse tutto, invece quando avemmo conosciuto la verità, capimmo che ci illudevamo.
Voi invece, il giorno in cui aveste conosciuto che stava male, ve ne andaste senza dire niente. Proprio voi che allora eravate annoverati fra i suoi migliori amici.
Troppo tardi ebbero conosciuto il suo valore e i propri errori nei suoi confronti. Invano si scusarono con lei e così cominciarono ad accusare il colpo.
INDICATIVO FUTURO SEMPLICE
Si utilizza per un’azione collocata nel futuro rispetto a chi parla o scrive.
Fra un po’ conoscerò meglio questo ragazzo, poi deciderò sulla sua proposta di viaggiare insieme alla volta di Roma.
Vivi già da un pezzo da sola. È ora di fidanzarsi. Domani conoscerai un bravo ragazzo, ragion per cui ti consiglio di pensarci se te lo chiederà.
Lui conoscerà il tuo carattere e capirà senz’altro che sei una bella persona.
Prima dell’incontro con gli amici faremo i tamponi antigenici, quelli rapidi, così conosceremo inmen che non si dica i risultati.
Non conoscerete mai tutte le tappe del mio viaggio. È un programma segreto.
Un giorno gli uomini conosceranno le conseguenze del loro fare inquinante verso la natura. Lo scotto lo pagheranno le generazioni future.
INDICATIVO FUTURO ANTERIORE
Esprime un’azione futura che avverrà prima di un’altra. Spesso si usa con le espressioni “prima che”, “dopo che”, “quando”, “solo se”, “appena”, “non appena”, “nel momento in cui” ecc.
Appena avrò conosciuto le usanze di questo paese smetterò di cincischiare e deciderò sul da farsi.
Non preoccupatevi troppo. I vostri figli sono svegli, non appena avranno conosciuto tutte le difficoltà della faccenda sapranno fare di necessità virtù.
CONGIUNTIVO PRESENTE
In genere si usa per esprimere un dubbio, un’ipotesi, un augurio relativi al momento dell’enunciazione o della scrittura.
Benché Maurizio si comportasse in modo un po’ riservato di recente, penso sia la persona più empatica che io conosca
Secondo me è lui l’unica persona che tu conosca che sia votato a star vicino a quelli che hanno bisogno di supporto.
Domani ci sarà il mio esordio come autore. Finalmente me ne usciròcon il mio primo romanzo. Sembra però che nessuno conosca questa mia passione.
Che noi conosciamo o meno la verità, a Maria non interessa. Edire che eravamo amici.
Non mi torna che siate venuti a giocare ma allo stesso tempo non conosciate le regole del gioco.
Temo che siamo alle solite, cioè che i partecipanti del corso non conoscano l’argomento della lezione.
CONGIUNTIVO IMPERFETTO
In genere si usa per esprimere una speranza o un augurio. Insieme al condizionale presente si usa per esprimere una possibilità.
Hai ragione, quel tizio si è comportato male di brutto con noi, proprio come se non ci conoscesse. Qualecaterva di offese contro di noi!
Magari conoscessimo lo sviluppo di questa infame pandemia! Ci potremmo prefiggere obiettivi ambiziosi per quest’estate, tipo un bel viaggio in l’Italia
Se non conosceste il futuro sugli sviluppi della pandemia, acquistereste senza remore un volo alla volta di Roma? Sarebbe proprio una stupidaggine credo.
Non credo che mangerebbero questo piatto con gusto, se conoscessero gli ingredienti. Io li conosco ma ve li risparmio.
CONGIUNTIVO PASSATO
Il congiuntivo passato serve per esprimere un’azione passata che è accaduta prima di un’altra azione descritta con il verbo al presente nella frase principale.
Benché io abbia conosciuto questo ragazzo già da un pezzo, ho le mie ragioni per non venirgli incontro.
Mettiamo che tu abbia ragione e abbia già conosciuto questo divieto. Ma allora perché continui a fareil finto tonto? Vuoi chenon sappia che hai la patente da 20 anni?
Credo che Maria non abbia ancora conosciuto le difficoltà legate a quest’affare. Speriamo si sia munita quantomeno di begli argomenti per convincere i clienti.
Questa storia della trappola che lui avrebbe preparato per te è una delle tue peggiori ipotesiperegrine che noi abbiamo mai conosciuto.
Immagino che voi abbiate conosciuto la sua capacità di tirare simili tiri mancini, vero?
Credo che tutti lo abbiano conosciuto in quel periodo. Non c’è bisogno di comprovarlo ulteriormente.
CONGIUNTIVO TRAPASSATO
Il congiuntivo trapassato è usato per descrivere un fatto visto come non reale o non obiettivo, e viene usato per esprimere anteriorità rispetto al momento indicato dal verbo della principale.
Avrei voluto che avessi conosciuto la verità, e cioè che sei sguarnito di soldi. In tal caso non ti avrei sposato, caro mio. Ma va‘, che scherzo!
Avevo paura che non mi sposassi, nonostante tu avessi conosciuto un altro bell’uomo.
Malgrado lui avesse conosciuto il suo passato, lo volle ugualmente sposare, e per giunta in chiesa!
Abbiamo fatto entrare tutti al museo, a condizione che avessimo conosciuto la loro formazione. Nonostante questo qualcuno ha giudicato un obbrobrio il quadro di Van Gogh.
Ho avuto molta paura che mi rispondestepicche, sebbene aveste conosciuto come stavano le cose.
Loro non sono mai stati prevenuti nei miei confronti, nonostante avessero già conosciuto la nostra opinione.
CONDIZIONALE PRESENTE
Il condizionale presente viene utilizzato generalmente per esprimere un desiderio, fare una richiesta, dare un consiglio o esprimere un dubbio. Oppure per esprimere l’azione che potrebbe verificarsi o che si sarebbe potuta realizzare alla condizione espressa dal verbo al congiuntivo.
Se io fossi più indefesso nella lettura dei giornali italiani, conoscerei meglio la vita politica e sociale del belpaese. Tu invece zitto zitto leggi moltissimo.
Se avessi ascoltato attentamente l’ultimo episodio di italiano semplicemente, conosceresti senz’altro la risposta alla sua domanda.
Se non avessimo presente le preoccupazioni della notte, non conosceremmo la gioia che ci dà la luce di un nuovo giorno.
Se io dessi seguito alle mie parole e mi trasferissi in Italia conoscereste finalmente il vero Giovanni.
Se si ritagliassero solo un po’ di tempo per seguire gli episodi di italiano semplicemente, conoscerebbero presto come destreggiarsi con la lingua italiana.
CONDIZIONALE PASSATO
Si usa per esprimere: un’azione che non potrà essere cambiata, e quindi indica situazioni considerate solo potenziali e subordinate ad una condizione.
Peccato che non eri in vena di accompagnarci al cinema. Se fossi stato con noi avresti visto un bel film e al contempo avresti conosciuto la ragazza di cui ti avevamo parlato.
Sei lui fosse stato più maturo sicuramente avrebbe conosciuto i suoi limiti ed avrebbe potuto eludere ciò che è successo.
Non è colpa nostra che Eduardo ora si trova all’ultima spiaggia. Avremmo conosciuto il suo problema in tempo qualora ci avesse avvisato prima.
Se voi aveste mostrato più interesse per la sua situazione, avreste conosciuto il suo stato di salute. E adesso cascateproprio male con queste pretese.
Se i suoi genitori non si fossero allontanati da lui, avrebbero conosciuto le sue frequentazioni. Sarebbe toccatoin primo luogo a loro essere più presenti.
IMPERATIVO PRESENTE
Si usa per esprimere esortazioni, per dare ordini
Prima conosci e poi insegna. Questa è la regola da seguire. Bisogna armarsi di pazienza, non ci si improvvisa insegnanti.
Conosca che il gioco è perso, tanto più che non c’è più nessuno che abbia voglia di continuare.
Conoscete i fatti prima di parlare! E adesso meglio se prendete e ve ne andate.
Ma li hai sentiti? Ma a cosa alludono? Vai a capire perché restano così nel vago. Ma forse il problema è che non sanno bene l’italiano! Allora che prima conoscano la lingua e poi facciano proposte.
GERUNDIO PRESENTE
Si usa per descrivere azioni contemporanee a quelle della principale.
Conoscendo bene di trovarmi solo soletto su quest’isola deserta voglio cantare a squarciagola.
GERUNDIO PASSATO
Si usa per descrivere azioni antecedenti a quelle della principale
Avendo conosciuto le tue pretese esagerate ho dovuto mettere dei paletti.
INFINITO PRESENTE
In genere serve ad esprimere uno scopo, una causa, per fare esclamazioni, o anche per fare domande e porre dubbi, porre divieti e dare comandi.
Si usa normalmente come aggettivo e come sostantivo, e ha sempre un significato attivo
Conoscente del fatto che mi hai tradito di nuovo, ora ti caccio via di casa! E smettila di implorarmi, queste tue scuse lasciano il tempo che trovano.
PARTICIPIO PASSATO
Viene largamente usato sia con la funzione di aggettivo che con quella di verbo
Passi che sei un brutto bugiardo, passi anche che hai rotto la mia macchina con accanto a te la tua amante. Che però la tua relazione amorosa è conosciuta a destra e a manca, questo è veramente troppo!