Mi raccomando!


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Ciao ragazzi benvenuti su italianosemplicemente.com e grazie di essere qui.

Oggi è il 19 dicembre 2015, è quasi natale, che è il 25 dicembre, come sempre, come ogni anno; dico questo perché non è detto che tutti coloro che ascoltano questo file audio e che leggono questo articolo sul sito siano dei cristiani o di religione cattolica e quindi che  sappiano esattamente cosa sia il Natale. Comunque, feste a parte, oggi sono qui a spiegare il significato di una frase idiomatica italiana, di una espressione tipica della lingua italiana, della lingua di Dante Alighieri. Come vi avevo promesso nel corso dell’ultimo podcast, questa volta vi spiego il significato della frase “mi raccomando”, come mi ha chiesto una ragazza di nome Adriana, sulla pagina Facebook di italiano semplicemente, ragazza che saluto e ringrazio della domanda.

raccomando_immLa pagina Facebook di italiano semplicemente sta crescendo di giorno in giorno, e i visitatori, tutti coloro che io chiamo membri della famiglia di italiano semplicemente stanno apprezzando molto gli articoli che pubblico sul sito, ad esempio le frasi idiomatiche. La famiglia di italiano semplicemente sta quindi crescendo molto, a giudicare dai “mi piace” che crescono sempre di più. Grazie a tutti per questo.

Oggi quindi, cara Adriana, vorrei fare luce su questa frase che mi hai chiesto: “mi raccomando”. Ok. “Fare luce” vuol dire spiegare, fare chiarezza, Fare luce. Anche questa, se vogliamo, può rientrare nella categoria delle frasi idiomatiche.

Facciamo quindi luce su questa frase, sulla frase “mi raccomando!”, che si scrive col punto esclamativo finale, poiché trattasi di una esclamazione. Si tratta di una esclamazione (trattasi vuol dire si tratta) che è composta di due parole. “Mi” e “raccomando”. Spiegherò prima la parola “raccomando” e poi la parola “mi”, dopodiché vi dirò cosa significa l’espressione intera, e poi farò degli esempi esplicativi, degli esempi calzanti, degli esempi che vi facciano capire esattamente quando e come utilizzare la frase, perché si usa, e quando potreste ascoltarla in Italia; in quale circostanze e ambienti potreste ascoltarla.

La parola “Raccomando” deriva, cioè viene, proviene, ha origine, da un verbo. Il verbo da cui viene, da cui deriva, da cui ha origine è il verbo raccomandare.

Il verbo è utilizzatissimo in Italia, per una serie di motivi, cioè per più motivi. Uno di questi motivi è che ha molti significati diversi. E quali sono questi significati?

Uno di questi significati, quello più usato e diffuso, è il seguente: raccomandare vuol dire “Affidare ad altri”, “affidare ad altre persone” una cosa che ci sta molto a cuore, raccomandare vuol dire: porre attenzione, stare attenti, fare attenzione, avere cura, avere una particolare cura, stare particolarmente attenti a qualcosa di importante.

Questo è il significato più diffuso del termine, del verbo raccomandare. Si dice a qualcun altro, si comunica a qualcun altro che c’è una cosa molto importante a cui prestare attenzione, e questa cosa viene affidata a questa persona. Ok? Il verbo raccomandare, in questo caso, viene associato sempre ad una altra parola. La parola “mi”. Quindi si dice “mi raccomando!”. Quindi sono io che mi raccomando, mi raccomando vuol dire che chi parola, cioè io, è la persona che si raccomanda, sono proprio io la persona che si affida a te su una cosa molto importante. Mi raccomando è quindi l’unione di queste due parole, e unite insieme vuol dire proprio questo.

Detto in altro modo potremmo dire “vorrei che tu facessi attenzione a”, “vorrei che non dimenticassi che”. “Mi piacerebbe se ponessi attenzione su” questo aspetto, su una cosa importante che non va dimenticata.

“Mi raccomando!” quindi si usa tutte le volte in cui la persona che parla “si vuole raccomandare”, cioè vuole porre l’attenzione su una cosa importante che va ricordata.

Ad esempio una mamma italiana dice almeno 10 volte al giorno la frase “mi raccomando” al proprio figlio o figlia: mi raccomando fai tutti i compiti! Mi raccomando quando esci chiudi la porta! Mi raccomando di a tuo padre di venirti a prendere all’uscita di scuola! Oppure semplicemente “mi raccomando i compiti!” eccetera.

Solitamente si usa mi raccomando, e non, o almeno non molto, “ci raccomandiamo”, anche se può capitare anche questo.

Questo è il significato dell’espressione “mi raccomando”. Quando queste due parole sono attaccate, sono unite, sono una dietro l’altra, questo è l’unico significato.

Ma il verbo “raccomandare” ha anche una seconda accezione, anche un secondo significato. Infatti raccomandare, molto usato in Italia anche in questo caso, significa appoggiare qualcuno, cercare di aiutare qualcuno (appoggiare vuol dire essere con lui, aiutarlo, spingerlo, approvarlo) e quindi si raccomanda una persona; viene raccomandata una persona, la cosa che viene raccomandata è una persona. Raccomandare una persona vuol dire aiutarla, aiutarla nel senso di parlare bene di lei, per farle avere un beneficio, per fare in modo che questa persona sia scelta per un lavoro ad esempio.

Se io raccomando te, vuol dire che ti sto segnalando all’attenzione di chi ti può favorire, anche in modo scorretto. Ti sto segnalando, ti sto aiutando per ottenere un beneficio che ti farebbe vincere una competizione, un concorso, una selezione pubblica. Insomma ogni volta che ci sono più persone che concorrono per aver un beneficio, come potrebbe essere ottenere un lavoro (concorrono vuol dire correre con, correre insieme, chi concorre sta correndo insieme a qualcun altro, sta cercando di ottenere un beneficio sperando di essere scelto tra un insieme di persone che sta cercando di fare la stessa cosa). Quindi ogni volta che si concorre per un lavoro ad esempio, e qualcuno viene raccomandato, come si dice, allora vuol dire che questa persona è aiutata, è stata aiutata da qualcuno per vincere la competizione, per essere scelto al posto di altri, al posto degli altri concorrenti, di coloro che cioè concorrono (i concorrenti).

In questo caso quindi, in questo secondo caso, senza “mi”, il verbo raccomando viene usato per specificare cosa viene raccomandato, e non chi si raccomanda, come nel primo caso. Nel primo caso invece, nel caso di “mi raccomando”, si specifica che sono io che mi raccomando, sono io che svolgo l’azione. Io mi raccomando. Sono io che mi sto raccomandando, e mi sto raccomandando con te, sto parlando con te.

Mi raccomando, fai i compiti! Vuol dire “fai i compiti, è importante”.

Invece nella frase “ti raccomando mio fratello”, non c’è “mi”, ma c’è “ti”, ti raccomando, cioè raccomando a te, e cosa raccomando a te? Cosa ti raccomando? Ti raccomando mio fratello. Vuol dire che la cosa che ti raccomando è mio fratello. È lui la cosa a cui prestare attenzione, e lo sto dicendo a te, è a te che lo raccomando. In genere questa frase si usa in ambito lavorativo, molto spesso, forse troppo.

Dico troppo perché in Italia è molto diffusa la cosiddetta “raccomandazione”. Si usa spesso raccomandare qualcuno per ottenere un lavoro, per fare in modo che il lavoro venga dato ad un mio amico, o mio parente.

Questo quindi vuol dire che in Italia la raccomandazione non è una cosa molto bella, perché dove c’è raccomandazione c’è corruzione, e purtroppo l’Italia è uno dei paesi al mondo in cui la corruzione è più diffusa.

Purtroppo quindi la “raccomandazione” ha un senso negativo in Italia, e quando sentite qualcuno parlare di raccomandazione si parla sempre di questo: aiutare qualcuno ad avere un lavoro, ad ottenere un lavoro, anche se potrebbe averlo qualcun altro, che magari è più bravo, che quel lavoro saprebbe farlo meglio, qualcuno che meriterebbe di aver il lavoro e che invece non lo avrà perché “il raccomandato” sarà la persona che otterrà il lavoro. Coloro che seguono gli sviluppi del corso “Italiano professionale”, avranno visto che all’interno del corso in questione parlerò anche di corruzione e di criminalità organizzata, cioè di mafia.

Ebbene la mafia e la corruzione nascono anche dalle raccomandazioni. Ne parlerò approfonditamente, come ho detto prima, all’interno del corso italiano professionale, che sarà in vendita dal 2018, ma chi vuole può già prenotare il corso. Approfonditamente vuol dire “in profondità”, profondamente, cioè nel dettaglio.

Poi c’è anche una espressione particolare: “tipo raccomandabile”, anche questa molto usata in Italia. Tipo raccomandabile; cioè se un tipo è raccomandabile, se una persona è raccomandabile (tipo vuol dire persona in questo caso) vuol dire che si può raccomandare; questa persona può essere raccomandata. Questo è il senso primario. In senso generale, in Italia si usa questa espressione per qualificare una persona, per dire in poche parole che di questa persona ci si può fidare, che è una brava persona; è un tipo raccomandabile.

Si può usare sia in senso negativo che positivo; si può dire sia che una persona è un tipo raccomandabile sia che una persona è un tipo poco raccomandabile. Nel caso negativo quindi si usa dire “tipo poco raccomandabile”, e si usa meno “tipo non raccomandabile”. Se una persona è un tipo non raccomandabile, o poco raccomandabile, vuol dire che, in senso generale, nel suo passato ha avuto dei comportamenti negativi, dei comportamenti tali che mi fanno pensare che sia meglio non avere a che fare con lui, o con lei, in senso generale, non in senso lavorativo.

Posso dire a mia figlia, ad esempio, che il ragazzo che frequenta è un tipo poco raccomandabile, che ho saputo che è un tipo poco raccomandabile, che qualcuno mi ha comunicato, mi ha detto, che non mi raccomanda questa persona, perché in passato ha fatto qualcosa che lo ha reso poco raccomandabile. La parola “tipo” serve per qualificare questa persona, per qualificarla come qualcuno facente parte di un gruppo, quindi si tratta di una tipologia di persona, di un tipo di persona, appunto. Quindi dicendo “tipo poco raccomandabile”, si vuole dire “persona facente parte di un gruppo di persone” che sono poco raccomandabili. Una persona qualsiasi di questo gruppo, ecco perché si usa la parola tipo, che tra l’altro si usa in molti altri contesti; posso dire “un tipo strano” per dire una persona strana, oppure “quello è un tipo particolare”, per dire che una persona, che una certa persona, ha delle caratteristiche particolari che la contraddistinguono. Contraddistinguere vuol dire distinguere. Se una persona si contraddistingue, di distingue, cioè si differenzia, ha delle differenze e le mostra agli altri, si distingue, cioè non è uguale alle altre, non è uguale rispetto alle altre persone, quindi nei confronti delle altre persone; contraddistingue, cioè contrariamente alle altre persone, ha delle caratteristiche particolari…. Al contrario delle altre persone, ecco perché ci sono le lettere “contr” davanti a distinguere, perché vuol dire “al contrario di altri”. Spero sempre che non vi annoiate con le mie spiegazioni 🙂

Poi c’è anche la parola “raccomandata”. La raccomandata non è una persona, perché c’è l’articolo “la” davanti: la raccomandata. In questo caso la raccomandata è una lettera, una lettera che viene raccomandata, cioè viene spedita ad un destinatario, che è colui che riceve la lettera, colui al quale è destinata la lettera. Ma è una lettera non come le altre, bensì è una lettera importante, molto importante. E’ Una lettera che quindi viene raccomandata. Vedete che i fondo è come per le persone che vengono raccomandate. Se c’è una persona importante per noi, che è brava a fare qualcosa, allora io questa persona la raccomando a qualcuno, la contraddistinguo dalle altre, dico che per me è importante, e quindi la raccomando. Lo stesso, se ci pensiamo bene, avviene con le lettere da spedire. Ci sono le lettere normali e quelle raccomandate. Se quindi andate alle poste italiane, in un ufficio postale italiano e volete spedire una lettera importante, che volete essere sicuri che arrivi a destinazione, allora chiedete di spedire una raccomandata. In questo modo sarete sicuri, almeno al 99,9% dei casi, che questa lettera arriverà a destinazione. Potete anche scegliere di spedire una “raccomandata con ricevuta di ritorno”. In tal caso, se la vostra lettera arriverà, sarete avvisati da una seconda lettera, da una lettera in cui sarà scritto: la vostra raccomandata è stata consegnata il giorno x alle ore y. Questa lettera, questo avviso che ricevete si chiama “ricevuta di ritorno”, e arriva a voi, viene recapitata a voi che avete spedito la raccomandata con ricevuta di ritorno. Avete quindi ricevuto la ricevuta di ritorno. La vostra ricevuta attesta, dichiara, conferma, che la vostra raccomandata è arrivata, e voi sarete più felici 🙂 Ovviamente spedire una raccomandata ha un prezzo, che è maggiore del prezzo di una lettera normale non raccomandata. Circa 5 euro, se non ricordo male.

Ma in fondo anche raccomandare una persona ha un prezzo. Ha un prezzo perché, in ambito di corruzione e di raccomandazioni di lavoro, se un politico, ad esempio, raccomanda una persona, se il politico trova un lavoro ad una persona, questa persona dovrà essere riconoscente col politico che l’ha raccomandata. E questa riconoscenza è il prezzo da pagare per la raccomandazione ricevuta. La parola riconoscenza vuol dire, deriva dal verbo riconoscere, che vuol dire accettare, vuol dire: “ok, mi hai fatto un favore”, “riconosco che mi hai fatto un favore”, riconosco che mi hai raccomandato, quindi ti devo qualcosa in cambio, quindi anche io prima o poi dovrò essere riconoscente, dovrò farti anche io un favore. Questo è il prezzo della raccomandazione, che non è uguale al prezzo della raccomandata, ma molto più alto di 5 euro.

E questo modo di pensare, questo modo di agire, questo modus operandi,  è tipico e abbastanza radicato in Italia; abbastanza diffuso (radicato vuol dire che ha messo le radici, è radicato).

Ma anche se, occorre dire, non tutti lo utilizzano. C’è anche una Italia onesta, c’è anche una Italia che ha dei valori e che crede nell’onestà. Basta saperla riconoscere. Ovviamente non è facile, non è facile capire se una persona è onesta oppure se è una persona “poco raccomandabile”, ma ci sono una serie di trucchi per scoprirlo, ed uno dei questi è il linguaggio, le parole che si usano, i termini più ricorrenti nel modo di parlare di una persona, le pause, così come il modo di guardare eccetera. Sarò più preciso su questo aspetto all’interno del corso di Italiano Professionale, che ha un focus particolare sul mondo del lavoro. Per chi vuole può già da ora prenotare il corso, con un forte sconto per la fiducia accordatami. Mi raccomando!

Ecco, ho appena usato l’espressione “mi raccomando!”. Questa espressione può quindi anche essere utilizzata da sola, senza aggiungere altro. Mi raccomando! Quando è noto a cosa ci si riferisce, quando è chiaro, quando non c’è alcuna necessità di specificarlo, è sufficiente dire “mi raccomando!”. Che vuol dire “ci tengo”, “è importante”, “non lo dimenticare”. Questo vuol dire. Mi raccomando quindi, ascoltate questo file audio più volte, perché la ripetizione aiuta a ricordare: repetita iuvant.

Credo che occorra porre attenzione anche al tono che si usa quando si pronunciano queste espressioni. Mi raccomando va pronunciato scandendo le due parole e le lettere: m-i  r-a-c-c-o-m-a-n-d-o è più efficace di un veloce: mi raccomando ok? Scandire vuol dire far ascoltare distintamente tutte le lettere, quasi come uno spelling.

C’è da dire poi che non c’è bisogno di dire “io mi raccomando!”. Il soggetto, “io”, non va scritto necessariamente, non va detto, non è obbligatorio, e può essere evitato, perché “mi raccomando!” vuol dire proprio “io mi raccomando”, perché come sapete la lingua italiana non ha bisogno spesso di specificare il pronome personale soggetto, il pronome personale “io”, e questo perché non è come l’inglese, e il verbo parla da solo. “Mi raccomando” può essere solamente “io mi raccomando, per il tu c’è “ti raccomandi”, per noi c’è “ci raccomandiamo” eccetera. Quindi scrivere “io” o non scriverlo è al stessa cosa, e quindi meglio non scriverlo, meglio non dirlo. Non può essere confuso con altri soggetti, sono solo io che mi raccomando, non altri. Ed infatti non si fa, non si usa mettere “io” davanti, perché non ce n’è alcun bisogno.

Solamente per la terza persona singolare “lui” o “lei” c’è bisogno di scrivere il soggetto, perché esiste anche la forma impersonale: “si raccomanda”, come ad esempio “si raccomanda di fare molta attenzione”. “Si raccomanda” è generico quindi, è generale, vuol dire genericamente “viene raccomandato”, invece “lui si raccomanda”, oppure “mia madre si raccomanda”, “il mio capo ufficio si raccomanda”, specifica proprio che è una certa persona che si raccomanda, non in generale. Ok spero che anche questo sia chiaro :.)

Quindi ora passiamo alla fase della ripetizione. Se volete potete quindi ripetere dopo di me alcune frasi, così vediamo se riuscite ad imparare anche il modo in cui pronunciare questa espressione. Il tono da usare. Non vi vergognate, ripetete nella vostra testa se qualcuno vi sta ascoltando, o se siete in autobus. La fase della ripetizione è sempre l’ultima parte dei podcast di Italiano Semplicemente, perché ora che avete ben compreso l’espressione e quando si usa potete passare all’azione. Ripetete quindi dopo di me, vi lascerò il tempo per farlo e se necessario fate delle pause col vostro telefono o lettore mp3. Tre, due uno, via:

  • Mi raccomando, oggi non uscire che fa freddo!
  • Quel tipo è poco raccomandabile;
  • Vorrei raccomandarti una persona per quel lavoro.
  • Mi raccomando, fai tutti i compiti ok?
  • Si raccomanda di fare attenzione ai gradini!

Ok, ora proviamo a cambiare qualcosa, proviamo a cambiare i tempi:

  • Mi sono raccomandato tanto, ma è stato inutile;
  • Farsi raccomandare non è una bella cosa;
  • Cosa ne dici se mi facessi raccomandare?
  • Hai più spedito quella raccomandata poi?

Ok, credo sia tutto per oggi, spero cara Adriana, che mi hai scritto dalla Bulgaria, di aver risposto alla tua domanda e ciao a tutti amici; ciao anche a tutti gli amici della Bulgaria. Ah, amici quasi dimenticavo: se vi è piaciuta questa spiegazione cliccate su “mi piace” su Facebook, mi raccomando! Chiudiamo con una frase di Ramona da Beirut, che ha voluto partecipare al file audio con un consiglio per tutti voi. Grazie Ramona e complimenti per la tua ottima pronuncia italiana.

Ramona: mi raccomando, non preoccuparti di quello che pensa la gente, vivi la tua vita come tu la vuoi, perché nessuno ha vissuto la tua storia oppure le tue emozioni, quindi nessuno potrà giudicare le tue scelte

FINE

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Hai una frase idiomatica da richiedere?

6 pensieri su “Mi raccomando!

  1. Molto grazie, io ho capito tutto adesso, perché io ho usato le repetizione molte volte, e anche ho letto la transcrizione tre volte, io voglio ascoltare molte volte piú per reforzare il concetto.
    Le repetizione é il segretto per imparare bene.
    Adesso cominceró con l’altro file d’audio anche.

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