L’italofonia e la pronuncia delle preposizioni apostrofate

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Trascrizione

PRONUNCIA DELL'ITALIANO

In questo episodio di Italiano Semplicemente voglio affrontare un problema comune degli stranieri non madrelingua: la pronuncia e la scrittura delle preposizioni con l’apostrofo, a cui abbiamo dedicato in passato anche due episodi “l’apostrofo nella lingua oitaliana: prima parte“, “seconda parte“). C’è anche un episodio per principianti nella rubrica “primi passi“.

Ho notato infatti che molti stranieri non madrelingua tendono a sbagliare sia la scrittura che la pronuncia in questi casi. Nel caso della scrittura, l’errore consiste spesso nel cambiare la preposizione, così ad esempio, “la casa dell’amico di Paolo” diventa “la casa del Amico di Paolo”, omettendo l’apostrofo, e cambiando la preposizione, che da “dello” diventa “del”. Lo stesso vale per all’, nell’, sull’, dall’. La pronuncia in questi casi non dovrebbe essere staccata, e infatti l’apostrofo si usa proprio per questo: per non staccare le due parole. Ad esempio:

  • Vado all’aeroporto.

  • Arrivo all’università.

  • Sono all’ingresso.

  • Mangiamo all’aperto.

  • Ci vediamo all’angolo.

  • Passo all’azione.

Allora oggi vi racconto un evento recente che riguarda qualcosa di molto “italiano” per cercare di correggere questo piccolo difetto. Con l’occasione ripassiamo anche altri episodi passati e facciamo degli esercizi di pronuncia.

Vi parlo della recente conferenza sull’Italofonia (attenzione, ho detto “sull’italofonia, e non sul italofonia”. (Ripeti dopo di me: conferenza sull’italofonia).

Bene, intanto che significa italofonia?

Italofonia significa “l’insieme delle persone e dei Paesi in cui si parla l’italiano”, sia come lingua madre sia come lingua straniera.

Si tratta della prima Conferenza Internazionale dell’Italofonia, durante la quale è stata istituita la Comunità dell’Italofonia, (Ripeti dopo di me: comunità dell’italofonia) con l’obiettivo di promuovere la lingua italiana nel mondo come lingua di dialogo, cultura e identità.

In occasione di questo evento, molti commentatori, da addetti ai lavori a cittadini, hanno sicuramente pensato all’uso della nostra lingua oggi (Ripeti dopo di me: hanno pensato all’uso della nostra lingua).

Non so in realtà se sia stato discusso anche della necessità di rafforzare lo studio e la cura dell’italiano, (Ripeti dopo di me: la cura dell’italiano). In particolare questo sarebbe stato utile per contrastare errori frequenti: dall’uso scorretto dell’apostrofo a imprecisioni lessicali (Ripeti dopo di me: dall’uso scorretto dell’apostrofo).

Di sicuro si è parlato dell’italiano come “lingua della pace” (Ripeti dopo di me: si è parlato dell’italiano)

Questa situazione appare ai miei occhi come una bella occasione per fare un personale “mea culpa” per non aver affrontato prima questo argomento e per riflettere su come si scrive e si parla correttamente la lingua italiana.

Mi raccomando, se non l’hai ancora fatto, di ripetere ad alta voce le frasi che di volta in volta ti propongo. In questo modo ti potrai accorgere nell’immediato di eventuali errori nella pronuncia (Ripeti dopo di me: nell’immediato).

Alla notizia di questa conferenza, mi sono detto: “Vada per l’impegno di valorizzare l’italiano”, perché credo che l’italofonia non sia soltanto una questione di orgoglio, ma anche di responsabilità.

All’occorrenza (Ripeti dopo di me: all’occorrenza) cioè quando qualcuno dei nostri amici all’estero mi chiederà come parlare “bene” l’italiano (Ripeti dopo di me: amici all’estero) non mi basterà proporre una parvenza di conoscenza solida: che me ne faccio di frasi preconfezionate se poi non si avverte la differenza tra “all’improvviso” e “al l’improvviso”? (Ripeti dopo di me: all’improvviso).

Invero, mi ritrovo a pensare che molti stranieri non madrelingua probabilmente siano in alto mare, perché ignorano che l’apostrofo non è un’opzione, ma una questione d’ortografia che può fare la differenza. Secondo un’indagine recente, quasi sette italiani su dieci commettono errori grammaticali (figuriamoci gli stranieri!), dall’apostrofo al congiuntivo, dalla punteggiatura alla concordanza (Ripeti dopo di me: dall’apostrofo al congiuntivo).

Così, all’indomani della conferenza, (Ripeti dopo di me: all’indomani della conferenza) ho deciso di farci un bell’episodio. Voglio metterci la faccia, mi sono detto, perché posso aiutare i non madrelingua a migliorare la pronuncia e a farli scrivere facendo meno errori possibili.

Voglio che quelle parole, quelle costruzioni, quelle preposizioni articolate suonino come musica all’orecchio di chi ascolta (Ripeti dopo di me: musica all’orecchio di chi ascolta).

E se qualcuno osa dire “questo non l’hai spiegato bene”, in futuro saprò rispondere con cognizione di causa.

Allora, bisogna dire anche la regola, anche se normalmente le regole non sono all’ordine del giorno in Italiano Semplicemente. (Ripeti dopo di me: non sono all’ordine del giorno).

Quando la preposizione semplice + un articolo determinativo si combina con un sostantivo o pronome che comincia per vocale, l’articolo si elide e l’apostrofo è obbligatorio: dell’italiano, all’occorrenza, dell’amore (Ripeti dopo di me: dell’italiano, all’occorrenza, dell’amore).

Per alcuni stranieri poi la capacità di pronunciare correttamente queste particolari forme è il proprio “tallone d’Achille” (Ripeti dopo di me: il tallone d’Achille). In questo caso si tratta di preposizione semplice apostrofata.

Allora, personalmente, vorrei che questo episodio, che parte da un evento reale, attuale, suoni come un “campanello d’allarme” (Ripeti dopo di me: campanello d’allarme), un invito a non dare per scontato l’italiano, a non ricorrere alle scorciatoie dell’approssimazione o della comodità (Ripeti dopo di me: le scorciatorie dell’approssimazione).

Spero che questo tipo di episodi vi faccia piacere e all’occorrenza, non mancherò dall’aggiungerne altri (Ripeti dopo di me: all’occorrenza) allargando via via l’orizzonte dell’apprendimento e dell’italofonia (Ripeti dopo di me: l’orizzonte dell’apprendimento e dell’italofonia).

Continuate ad esercitarvi, restando all’ascolto degli episodi di Italiano Semplicemente (Ripeti dopo di me: restando all’ascolto) perché dall’esperienza nasce sempre qualcosa (Ripeti dopo di me: dall’esperienza nasce sempre qualcosa), e così sull’onda dell’entusiasmo continueremo all’infinito (Ripeti dopo di me: sull’onda dell’entusiasmo continueremo all’infinito).

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Inzuppare il biscotto

Inzuppare il biscotto (scarica audio)

Trascrizione

Benvenuti nella rubrica delle espressioni idiomatiche di italiano semplicemente.

Per spiegare l’espressione di oggi devo partire da una storiella.

C’era una volta un vecchio zoppo che mangiava sempre la zuppa.

Lo zoppo amava inzuppare i biscotti nella zuppa, perché i biscotti, inizialmente molto duri, una volta zuppi di zuppa, erano morbidissimi e lo zoppo, che non aveva più i denti, poteva mangiarli senza sforzo.

Avrete sicuramente capito che stiamo partendo da lontano. L’episodio di oggi è dedicato alla zuppa. Lo zoppo (cioè colui che ha una gamba o un piede offeso) è servito solamente a confondervi un po’ le idee.

Allora, la zuppa, forse la conoscete tutti, è una minestra in brodo (brodo di carne, pesce, legumi o verdure), che viene servita in genere con pezzetti di pane tostato.

Un brodo è composto essenzialmente da acqua calda più altri alimenti, ma se parliamo di cibo, questo termine va usato sempre insieme a qualcos’altro che serve a specificare.

Avete mangiato il brodo? Ma il brodo di che? Il brodo di carne? Un brodo di verdure? Un brodino di pasta?

In genere il termine brodo è meno commerciale rispetto a zuppa, che si trova infatti nei menù dei ristoranti.

Ci sono dei piatti soprattutto come la zuppa di verdure, quella di fagioli e la zuppa di pesce, che è la più buona (de gustibus comunque) e anche la più costosa.

La cosa essenziale della zuppa è che c’è un brodo all’interno e che questo brodo è perfetto per inzuppare il pane tostato.

Ovunque ci sia del pane bagnato si può parlare di zuppa. Non è un caso che esiste il detto:

Se non è zuppa è pan bagnato.

Un’espressione che si usa per indicare due cose sostanzialmente equivalenti e si usa naturalmente in modo ironico.

Es:

il Sindaco di Roma è cambiato, ma nonostante le promesse, non si vedono le differenze. È sempre così a Roma: Se non è zuppa è pan bagnato.

Quindi anche se una cosa (come il modo di amministrare una città, ad esempio) viene presentata in modo diverso, proprio come voleva apparire il nuovo sindaco, resta in sostanza la stessa.

Vediamo adesso il verbo inzuppare: Inzuppare sta a indicare l’azione che consiste nell’immergere qualcosa (es. il pane) in un liquido (es. Il brodo), liquido che viene assorbito, che entra dentro il pane, che, essendo zuppo di brodo, diventa quindi più morbido e più pesante, avendo il brodo (composto come detto essenzialmente da acqua) al suo interno.

Il pane viene normalmente inzuppato anche nel latte per fare colazione.

Tutto ciò che viene inzuppato in un liquido, se il liquido viene assorbito al suo interno, diventa “zuppo“, un aggettivo che al femminile diventa ovviamente “zuppa“.

Zuppa dunque è sia aggettivo che sostantivo. Nel caso dell’aggettivo possiamo comunque usare anche il verbo inzuppare.

Es:

La mia camicia è zuppa/inzuppata di sudore

Un gabbiano zuppo/inzuppato di petrolio

Un vestito zuppo/inzuppato d’acqua

Inzuppare è un verbo che, proprio come la zuppa, si usa anche in modo figurato.

Si potrebbe parlare ad esempio di una persona che ha vissuto tanto tempo con delle persone un po’ strane e adesso ha la testa inzuppata/zuppa di sciocchezze.

Zuppo, nel suo senso proprio, non significa semplicemente bagnato, ma completamente bagnato, fortemente intriso, inzuppato, fradicio. L’acqua normalmente va all’interno, ma spesso si parla di cose completamente bagnate all’esterno e si dice che sono zuppe d’acqua.

Sono completamente zuppo!

Faceva troppo caldo e adesso la mia maglia è tutta intrisa di sudore.

Intriso, diversamente, è solo per indicare che il liquido entra dentro ed è più adatto per i materiali. Inoltre si usa solitamente con la preposizione “di” (è simile a “pieno”):

Delle calze intrise d’acqua

Una maglietta intrisa di sangue

L’aggettivo fradicio è ancora più forte di zuppo:

Sono fradicio di sudore

Spesso poi è rafforzativo:

Cambiati la maglia che sei zuppo fradicio di pioggia!

Possiamo usare anche impregnato, che è come zuppo e inzuppato, ma nel verbo impregnare non c’è nessuna esagerazione. Si usa in modo tecnico:

Bisogna impregnare uno straccio con della benzina (o di benzina) e poi accendere col fuoco.

Il significato di impregnare direi che è “sottoporre un oggetto (normalmente un tessuto o una spugna) a un notevole assorbimento di liquido” .

Quindi se uso impregnato, l’acqua sta solamente dentro; è stato assorbito al suo interno, analogamente a intriso.

Il verbo Inzuppare si usa in particolare nell’espressione:

Inzuppare il biscotto

Che è l’espressione a cui volevo arrivare in questo episodio.

In questo caso però non parliamo solamente dei biscotti inzuppati nel latte, ma questo è anche un modo alternativo e molto giovanile (molto volgare) per indicare il rapporto sessuale, specie quello occasionale, per niente impegnativo. Naturalmente lo usano solamente gli esseri umani di sesso maschile, direi anche con un livello intellettuale alquanto basso.

Come è andata ieri sera? Hai inzuppato il biscotto?

Inzuppare il biscotto si usa maggiormente nel centro sud dell’Italia mentre pucciare il biscotto è la versione del Nord Italia.

Adesso vorrei concludere con la pronuncia.

Zuppa e inzuppare si pronunciano con la zeta aspra, diversa dalla zeta dolce. Vi capiterà comunque di ascoltarlo spesso con la zeta dolce, soprattutto nel nord e nel sud Italia.

Parole come zampa, zappa, zuppa, zampogna, zampina, zoppo, zeppo inzuppare si pronunciano con la zeta aspra. Se volete c’è una lezione sulla pronuncia della zeta.

A molti italiani potrà sembrare dialettale e regionale la pronuncia di queste parole con la zeta aspra, e per questo motivo moltissimi preferiscono usare la zeta dolce, che sembra la più corretta. Confesso che anch’io ci sono stato attento perché spesso mi sbaglio.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente. E non dimenticate una piccola donazione 🙂

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“con ghi e con ghe c’è un’acca lì in mezzo, con ge e con gi si toglie di lì, con a, con o, con e e anche con u, la acca invece non serve più“.

Durata: 15:37

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