Vuoi mettere?


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Trascrizione

Ciao ragazzi da Giovanni e da Italiano Semplicemente, ora sono le 10:00 di mattina in Italia e le 5 di mattina in Brasile. Vi parlo del Brasile perché sono infatti appena tornato dal mio viaggio in Brasile, e devo dire che è stata un’esperienza che mi ha cambiato profondamente. Abbiamo fatto il primo incontro con alcuni dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente. Vi racconterò i dettagli comunque in un episodio dedicato proprio a questo incontro.

Oggi invece vediamo un’espressione nuova: “Vuoi mettere?”.

Questa è l’espressione di oggi, è una domanda, ma può anche essere interpretata come un’esclamazione: vuoi mettere!

Quindi possiamo sia inserire il punto interrogativo alla fine (vuoi mettere?) oppure il punto esclamativo (Vuoi mettere!).

Questa è un’espressione che si usa quando si fanno dei confronti, quando cioè si fa una comparazione tra due cose, tra qualsiasi due cose, e, in particolare, quando questo confronto è totalmente a favore di una delle due scelte.

Non stiamo parlando quindi di un confronto alla pari, cioè di un confronto in cui le due cose che vengono confrontate sono valutate allo stesso modo, in cui queste due cose sono giudicate della stessa qualità, o dello stesso valore, ma stiamo parlando di un confronto in cui una delle due cose è migliore di un’altra.

Una delle due cose è molto migliore dell’altra, è decisamente migliore dell’altra, quindi il confronto non è alla pari, ma è tutt’altro che alla pari.

In questo caso quindi possiamo esprimere questo concetto attraverso molti modi diversi.

Uno di questi modi è dire “vuoi mettere?”.

Perché usiamo questa frase? Perché diciamo così? Beh il motivo è semplice.

La frase “vuoi mettere” è semplicemente una abbreviazione di una frase più lunga; un modo veloce di esprimere una preferenza. Perché proprio questo vogliamo fare: esprimere una preferenza, esprimere una netta preferenza per una delle due o più possibilità.

Quando confrontiamo due o più cose e crediamo che non ci sia confronto, allora possiamo dire “vuoi mettere!”. Ho detto quando “non c’è confronto”. Questo è un altro modo per esprimere lo stesso concetto.

 

 

“Vuoi mettere“ è una modalità molto usata da tutti gli italiani di ogni regione, quindi la usano ovunque, ed è sempre usata in contesti informali ed amichevoli. In contesti formali e professionali ci sono altri modalità.

Chi è più forte, la squadra del Real Madrid o la squadra della Roma?

Beh, non c’è confronto!

Direi di sì infatti. Non c’è confronto tra la Roma ed il Real Madrid, infatti è molto più forte il Real Madrid, vuoi mettere? Il Real Madrid ha Cristiano Ronaldo e la Roma chi ha? Dzeko? Vuoi mettere?

Quello che stiamo facendo adesso è “mettere a confronto” due giocatori: Ronaldo e Dzeko. Mettere a confronto significa confrontare. Da questo deriva la frase di oggi: mettere a confronto, cioè confrontare, accostare, mettere una cosa vicino ad un’altra. Infatti quando accostiamo due cose, cioè quando le mettiamo vicine, come se fossero due oggetti, allora riusciamo a vedere questi due oggetti nello stesso momento, insieme, quindi riusciamo a vedere bene le differenze e le similitudini, riusciamo a vedere bene le cose che questi due oggetti hanno in comune e le cose per cui differiscono. Attenzione al linguaggio che sto usando. Differire significa mostrare delle differenze (questo è solo uno dei significati di differire).

Quindi accostiamo due o più cose, le mettiamo a confronto e vediamo subito quale delle due cose è migliore dell’altra. Allora, se la nostra preferenza è marcata e va ad una delle due squadre di calcio, potremmo chiedere: vuoi mettere a confronto il Real con la Roma? Vuoi veramente fare questo confronto? Vuoi comparare il Real con la Roma? Dai, non c’è storia, il Real è sicuramente più forte, vuoi mettere?

Vuoi mettere è quindi l’abbreviazione di “vuoi mettere a confronto?”. Si tratterebbe di una domanda quindi, una domanda che esprime però una preferenza, come per dire: vuoi scherzare? Hai il coraggio di fare questo confronto? È un confronto impari, non c’è storia, non c’è confronto.

Ho appena detto che è un “confronto impari”, cioè che è un confronto tra due cose che non sono pari tra loro, cioè non sono uguali di valore. In questo caso ci si riferisce ad una uguaglianza in termini di valore. Il termine impari è sinonimo di diseguale, ma esprime una differenza di valore, di merito, di qualità. Non è semplicemente una non uguaglianza.

Impari si scrive come impari, seconda persona dell’indicativo del verbo imparare (io imparo, tu impari, lui impara ecc), ma ovviamente cambia la pronuncia: ìmpari, impàri.

Impàri è, a dire il vero, anche il congiuntivo: “spero che Giovanni impari la lezione”, oppure “non è sicuro che io impari a memoria la poesia”.

Ma torniamo ad ìmpari. Impari non è informale, possiamo sempre usare questo modo di esprimere una preferenza, anche in contesti professionali.

Ho detto anche “non c’è storia”. Anche questa è una modalità informale. Non c’è storia esprime, analogamente a “vuoi mettere” una preferenza marcata, evidente. La storia in realtà non c’entra nulla, è solo un modo di dire, probabilmente si cerca una analogia con la storia, con avvenimenti passati, magari a sfide del passato, a guerre, come per cercare di immaginare una sfida, una battaglia e fare una previsione su come finirà: non c’è storia, cioè la storia è già scritta, è ovvio chi vincerà, è scontato, è facile immaginare il vincitore. In poche parole: “non c’è storia”.

Facciamo un esempio:

Mi ricordo bene della primavera piovosa e fredda dell’anno scorso. La primavera di quest’anno invece ci sta offrendo una catena di giorni quasi estivi. Vuoi mettere!

Ecco, anche in questo esempio, chi parla esprime una preferenza. È chiaro che è preferibile avere una primavera quasi estiva che una piovosa e fredda. Il contesto è informale, quindi usare questa espressione è corretto, alleggerisce la frase.

Ci sono delle piccole differenze tra le varie modalità che abbiamo visto.

Vuoi mettere si usa di più per le preferenze, mentre “non c’è storia” più nelle sfide, quindi nello sport ad esempio, o nelle competizioni, quando si fa una previsione soprattutto:

Chi vincerà? Beh, non c’è storia secondo me. Vincerà Giovanni.

Non c’è confronto” è sempre utilizzabile, è probabilmente il modo migliore se si vuole essere sicuri di non sbagliare.

Non c’è confronto tra la primavera calda di quest’anno e quella piovosa dell’anno scorso.

Tra Margherita e Eisabetta chi è la più bella? Beh, non credo ci sia confronto, preferisco Margherita.

Il termine “impari” come dicevo è più formale, ma è usato molto anche dai giornalisti. Questo non significa che voi non lo possiate usare in un qualsiasi confronto. Nessun italiano si stupirà.

Se sto parlando di un incontro di Pugilato (box), posso dire che tra i due pugili, “il confronto è stato impari sin dal primo momento”.

Se parlo di due cellulari, uno Samsung ed uno Huawei, se voi avete una marcata preferenza, potete dire che preferite Samusng (o Huawei) perché secondo voi “il confronto è impari”. Vedrete che un italiano, ascoltandovi, vi farà i complimenti per il vostro italiano.

È più bella la lingua italiana o il francese? Non è detto che il confronto sia impari, ma per qualcuno di voi potrebbe esserlo.

Meglio l’italiano, vuoi mettere?

Perché meglio l’italiano? E’ molto meglio il francese, non c’è proprio storia secondo me.

Beh, anche secondo me meglio l’italiano, la lotta è impari, l’italiano è più melodioso.

No, dai, non è vero, il francese è la lingua della diplomazia, non c’è confronto!

Non c’è paragone” è ancora un’altra espressione, del tutto equivalente a “non c’è confronto” ed infatti la parola confronto è equivalente alla parola paragone. “Mettere a paragone” è esattamente la stessa cosa di mettere a confronto, di conseguenza. Allora per esprimere una netta preferenza potremmo anche dire: “non c’è paragone!” Meno informale di “non c’è storia” ma del tutto analogo come significato.

Infine vale la pena di ricordare anche la frase “reggere il confronto”, che è una frase anche questa che si usa quando facciamo un paragone, un confronto, e manifestiamo una preferenza spiccata. Allora posso dire:

La Roma? Non regge il confronto col Real Madrid.

È più melodica la lingua francese di quella italiana? Può darsi, sicuramente l’inglese non regge il confronto però. Molto più melodiche la lingua italiana e quella francese. Si usa il verbo “reggere” perché reggere significa “sostenere”, “sopportare”, “resistere”. Come se ci fosse un peso da reggere, un grande peso che non ce la facciamo a reggere, a sostenere, a sopportare.

Se io non reggo il confronto con te significa quindi che io non riesco a sostenere il confronto con te, che non reggo il confronto, non riesco a reggerlo, a sopportarlo, poiché dopo un po’ di tempo risulterà chiaro che tu sei migliore di me. Il verbo reggere si usa per indicare lo sforzo che si fa ad apparire uguale, equivalente, quando invece non si riuscirà a lungo a sostenere questa tesi. Il senso dello sforzo a volte è anche inteso come uno sforzo psicologico, non è un caso che si usi anche con “reggere lo sguardo” nel senso di riuscire a guardare senza interrompere, senza staccare per vergogna o timidezza o senso di inferiorità.

La lingua inglese quindi, in quanto a melodia, non regge assolutamente il confronto con l’italiano: non c’è confronto, non c’è paragone. Non c’è storia, vuoi mettere? L’italiano è molto più melodica. È un confronto impari.

L’episodio di oggi finisce qui. Un saluto a tutti e grazie ancora per le vostre donazioni. Chi aiuta Italiano Semplicemente aiuta tutti gli stranieri che vogliono imparare bene l’italiano.

Benvenuta inoltre a Luciana, ultimo membro dell’Associazione Italiano Semplicemente.

Luciana è, tra l’altro, anche il Tour Operator dell’associazione (questa è l’ultima novità!) e stiamo preparando una bella sorpresa per tutti i membri. Un saluto a tutti.

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