La paura fa novanta, pezzo da novanta


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Membri della famiglia Italiano Semplicemente, un saluto da Giovanni, e vi do il benvenuto in questo nuovo episodio, in questo nuovo podcast di ItalianoSemplicemente.com. Ringrazio tutti del vostro interesse e dei vostri commenti sulla pagina Facebook, spero da parte mia, di esservi utile e di aiutarvi concretamente nell’apprendimento della lingua italiana. Scusate se a volte non riesco a rispondere personalmente ai messaggi su Facebook ma non sempre riesco a trovare il tempo. Ad ogni modo credo sia più produttivo sottolineare due cose, prima di iniziare la spiegazione di oggi.

La prima cosa è che queste espressioni, conoscere le espressioni idiomatiche Italiane è importante per conoscere la cultura Italiana, e difficilmente troverete queste espressioni in un corso di italiano convenzionale, dove lo studio della grammatica è al centro e non c’è spazio per le espressioni tipiche italiane. La seconda cosa, ancora più importante, a mio modo di vedere, è che per ogni espressione tipica italiana bisogna sapere come utilizzarla, in quali occasioni, se è informale o formale, se la potete usare in famiglia o in ufficio o col vostro professore di italiano. È bene sapere quindi anche in quali altri modi esprimere lo stesso concetto, per essere sicuri che stiamo usando bene l’espressione, altrimenti c’è il rischio di fare brutte figure, ed allora è meglio non conoscerla quell’espressione. Sul web ci sono altri siti o canali YouTube, anche molto interessanti,  in cui si spiegano le espressioni italiane, ma tutti questi siti spiegano solo una versione della frase, e si tratta sempre di espressioni familiari, che potete usare e tra amici e non con persone diverse o che non conoscete bene. È per questo, è anche per questo che nelle mie spiegazioni cerco sempre di specificare il contesto di riferimento. Ed è anche per questo che ho deciso di sviluppare il corso di italiano professionale, che potete trovare sul sito e in cui vengono spiegate,  tra l’altro, tutte le frasi che si riferiscono al mondo del lavoro, dalle riunioni, alle conferenze, al colloquio di lavoro,  a come trattare eccetera. Ma torniamo all’espressione di oggi.

L’espressione che ho scelto di spiegarvi oggi, anzi le espressioni di cui ho deciso di parlarvi oggi sono due. Si tratta di “pezzo da novanta” e di “la paura fa novanta”. Credo siano due espressioni interessanti da spiegare e da comprendere.

Queste due espressioni sono state proposte da Leonardo, che saluto. Leonardo mi ha inviato una mail attraverso il link che ho inserito nella pagina delle frasi idiomatiche, e ha scelto due espressioni che contengono la parola “novanta”, che è un numero, come sapete. Novanta è il numero che sta dopo l’ottantanove e prima del novantuno. Ma in Italia il novanta è un numero particolare; non è un numero qualunque.  Sapete infatti,  o forse non lo sapete, che esiste un gioco in Italia che si chiama “Tombola”, un gioco molto famoso.  Ora vi spiego come funziona il gioco della Tombola.

Ecco quindi che per spiegare queste due semplici espressioni contenenti la parola 90, il numero 90, occorre fare una premessa. Occorre spiegare il significato del numero novanta, cioè quello che rappresenta il numero novanta. Questo, inevitabilmente, ci fa entrare nella cultura italiana. Vediamo come quindi.

La tombola, dicevo, è un gioco, un tradizionale gioco da tavolo nato nella città di Napoli nel XVIII secolo, secolo che inizia nell’anno 1701 e termina nell’anno 1800 incluso. Il gioco della Tombola è un gioco in cui vengono sorteggiati dei numeri, vengono estratti dei numeri che vanno da 1 a 90, numeri compresi tra 1 e 90. La Tombola è la versione casalinga del gioco del lotto.

Probabilmente molti di voi conoscono il gioco del lotto ma non conoscono la Tombola.

Ebbene, questo gioco, famosissimo in Italia, è un gioco diffuso a livello familiare, infatti ogni Natale, durante le feste del Natale (che cade il 25 dicembre di ogni anno)  in quasi tutte e famiglie, soprattutto se ci sono dei bambini, si gioca a Tombola: ci si mette tutti attorno ad un tavolo e si gioca tutti assieme a Tombola.  Questo avviene anche nelle feste di paese, dove si gioca a Tombola nella piazza del paese, di molti paesi almeno,  soprattutto al centro-sud. Dicevo che vengono sorteggiati, vengono estratti dei numeri, che stanno dentro ad un contenitore, all’interno di alcune palline. Nelle piazze dei paesi i numeri vengono sorteggiati e vengono urlati con l’aiuto di un megafono, in modo che tutti possano ascoltare.

tombola

Ogni persona, per partecipare al gioco, acquista una “cartella”, cioè un foglio, un foglietto, sul quale sono scritti 15 numeri, in tre file di 5 numeri. C’è poi una persona che estrae un numero alla volta dall’urna, dalla scatola, dal contenitore. Quindi man mano che escono i numeri, uno alla volta, questi numeri vengono detti ad alta voce: “cinque, ventidue, ottantasei” eccetera. Le persone che hanno acquistato una cartella controllano se la loro cartella, il loro foglio contiene il numero di volta in volta estratto. Quando una cartella contiene, su una delle tre file, il numero estratto, normalmente si appoggia un fagiolo sopra quel numero, oppure si fa un buchino sulla cartella con uno stuzzicadenti: diciamo che ci sono vari modi di segnare i punteggi. E quando si vede, quando si verifica, si constata, si appura che avete quel numero nella cartella si dice: “ce l’ho”, e mettete, appoggiate il fagiolo sul numero della vostra cartella di carta.

Quando si vince? Si vince quando qualcuno nella sua cartella riesce per primo, prima degli altri, ad avere due o più numeri in fila, cioè sulla stessa fila, su una delle tre file di ogni cartella: si fa quindi “ambo” (con due numeri), si fa terno con tre numeri, quaterno con quattro e chi ne azzecca cinque, tutti i cinque numeri di una delle tre file fa quella che si chiama “cinquina”.

Chi è poi molto fortunato riesce anche a “fare Tombola”. Fare tombola vuol dire utilizzare tutti i fagioli, tutti e 15 i fagioli, quindi vuol dire che tutti e 15 i numeri della cartella sono stati estratti. Ovviamente chi riesca a fare tombola lo strilla, lo dice a voce alta davanti a tutti non appena viene pronunciato l’ultimo numero: “tombola, ho fatto tombola!”

Chi fa tombola vince generalmente dei soldi, ma a prescindere dai soldi o dal premio che si vince, è un gioco molto divertente.

Questo gioco nasce a Napoli, come ho detto prima, ed a Napoli si danno molta importanza ai numeri ed al loro significato. Cosa significa? Significa che i napoletani hanno attribuito, hanno assegnato ad ogni numero, ad ogni numero da 1 a 90, uno specifico significato.

Quindi esiste un sistema di associazione tra numeri e significati, di solito umoristici. Ogni numero ha un suo significato. Per chi fosse interessato esiste anche un libro, che si chiama “La Smorfia”, che da secoli, da molti anni quindi, associa i sogni ai 90 numeri. Ogni numero ha un suo significato, ed ogni avvenimento, ogni sogno particolare, va tradotto in uno o più numeri.

Ebbene, il numero 90 (novanta) è associato alla paura. Allo stesso modo possiamo dire che la paura è rappresentata dal numero 90. Tutta questa lunga spiegazione per arrivare a questo dunque.

Dunque la paura è il numero 90, e la paura fa 90. Questo è il senso proprio dell’espressione “la paura fa 90”. Inoltre vediamo che si usa il verbo “fare”: “la paura fa 90”.

Allo stesso modo infatti possiamo dire che 47 fa “morto che parla”, oppure che 42 fa caffè.

Quanto fa 40? Vediamo un po’… ah 40 fa noia!

Quindi questo significa che se sognate, se fate un sogno e sognate che il vostro caro nonno, morto tanti anni fa, si beve un caffè e vi racconta delle storie, allora dovete giocare al lotto i numeri 47 (morto che parla) e il numero 40 (caffè). Infatti 40 fa caffè e 47 fa morto che parla. Semplice vero?

“La paura invece fa 90”, ora avete capito che significa, letteralmente, che la paura è rappresentata dal numero 90. Tutto qui. Ma questo è il senso proprio, quello letterale.

La paura fa 90 è però una espressione idiomatica, e questa espressione significa invece che con la paura si possono fare cose incredibili. Sotto lo stimolo della paura si fanno cose che sembrerebbero impensabili in condizioni normali.

Se quindi, ad esempio, siete rincorsi da un cane che vuole mordervi, riuscirete a correre molto velocemente, molto più velocemente del normale: la paura fa 90!

Potete usare questa espressione quindi ogni volta che verificate che con la paura si fanno coe incredibili.

Spero Leonardo sia chiaro il senso della prima frase: la paura da novanta!

Ora vediamo la seconda frase che contiene il numero novanta: “pezzo da novanta”.

Stavolta la tombola non c’entra nulla. Stavolta il numero 90 rappresenta la dimensione, cioè la grandezza, di un cannone. Il cannone è l’arma da fuoco che si usava per sparare sulle navi, un’arma normalmente molto grande (lunga circa 2 metri o giù di lì). Sembra che la larghezza della bocca del cannone, da dove cioè esce la palla di cannone, cioè il proiettile del cannone, si misuri in calibri, e il calibro di un cannone può variare: Nella seconda guerra mondiale esistevano i cannoni a calibro 88 che avevano i tedeschi, e pare che gli italiani possedessero, avessero anche una trentina di cannoni a calibro 90, cioè più potenti.

Esistevano quindi solamente trenta cannoni, trenta cannoni che avevano un calibro pari a 90.

Esistevano quindi solamente 30 pezzi da 90.

Qui occorre spiegare però anche il termine “pezzo”, che normalmente si usa per indicare una piccola quantità, una porzione di qualcosa, come un pezzo di pizza eccetera. Soprattutto nel mondo del commercio la parola pezzo non indica una porzione di qualcosa, ma il termine “pezzo” viene usato in questo caso per indicare una singola unità: un pezzo. Questo vale per qualsiasi cosa: Se voi acquistate un qualsiasi oggetto, e ne acquistate alcune unità, potete dire anche che avete acquistato “alcuni pezzi”. Il termine pezzo quindi non significa solamente “una porzione”, “un pezzo” come quando qualcosa si rompe e “va in pezzi”, cioè si distrugge in piccole porzioni più piccole. Il termine pezzo al singolare significa quindi una singola unità. Al plurale, se voglio acquistare sei bicchieri uguali posso dire alla commessa: scusi, vorrei sei pezzi di questo bicchiere! Cioè vorrei sei bicchieri di questo tipo, sei bicchieri uguali. Quindi quei trenta cannoni speciali, quei trenta cannoni che avevano un calibro 90, erano dei pezzi speciali, dei pezzi quasi unici, perché ne esistevano solamente trenta pezzi: esistevano pochissimi pezzi da 90.

Da allora la frase “pezzo da novanta” ha anche un senso figurato, e viene usata per indicare una persona importante: un pezzo da novanta è un personaggio importantissimo, come ce ne sono pochi al mondo.

Allora ad esempio se conosco il vice presidente di un’importante azienda, posso dire che quello è un pezzo da novanta di quell’azienda, cioè un uomo importante, che svolge un ruolo importante. Non si tratta di un uomo qualsiasi, ma di un vero pezzo da novanta.

Qualcuno di noi, credo, potrebbe conoscere alcuni pezzi da novanta, in qualsiasi ambito. Io, fatemi pensare… dunque, non ho mai conosciuto pezzi da novanta della politica italiana, ad esempio, e non ho neanche mai conosciuto pezzi da novanta dello sport. Totti ad esempio è un pezzo da novanta del calcio italiano e mondiale, e mi piacerebbe molto conoscerlo. Nel mio caso non mi vengono in mente pezzi da novanta che io abbia mai incontrato o conosciuto personalmente.

Avete quindi capito che un pezzo da novanta è una persona importante, molto importante. Non per forza la più importante nel suo settore, ma una delle persone più importanti.

Quindi se ad esempio devo indicare una persona che ricopre un ruolo importante in una azienda ma non ricordo il suo ruolo, cioè non ricordo ad esempio se si tratta del direttore, del vicedirettore, del presidente o del vicepresidente, ma ricordo solamente che è uno importante, posso dire che è un pezzo da novanta, che questa persona è uno dei pezzi da novanta.

Pezzo da novanta è una espressione molto usata in Italia, usata soprattutto nella forma orale e quindi non molto raffinata come espressione. Si dice anche “essere qualcuno”. Se dico che mio padre è qualcuno nel tennis, ad esempio, vuol dire che gioca bene a tennis, che è una persona conosciuta. Essere qualcuno, se detta nel modo giusto, significa quindi essere una persona conosciuta, importante perché conosciuta, una persona rispettata perché importante. Anche questa espressione però è abbastanza familiare.

Se vogliamo esprimerci in modo leggermente meno informale possiamo usare la parola “calibro”, oppure, ancora meglio, possiamo usare la parola “spessore”: allora possiamo dire che una persona importante è un pezzo da novanta, se parliamo con amici, ma possiamo anche dire che questa persona è una persona di grosso calibro, o di un certo calibro, che vuol dire ugualmente un calibro elevato, un livello elevato; questo se parliamo con persone di cui abbiamo molto rispetto, o che non conosciamo abbastanza bene. Il senso è lo stesso però. Esistono persone di grosso calibro, ed anche persone dello stesso calibro, cioè dello stesso valore, della stessa importanza. Esistono poi delle persone che hanno un “elevato calibro morale”, persone cioè che han dimostrato nella loro vita di avere una forte moralità, un forte senso del dovere ad esempio, o elevato senso civico. Se quindi volete fare un complimento ad una persona che stimate molto per la sua correttezza ed onestà, che vi ha dimostrato in molte occasioni, potete dirgli che secondo voi è una persona di un elevato calibro morale.

La parola spessore, infine, può essere usata allo stesso modo: “Quella persona ha un elevato spessore morale”, oppure quella persona ricopre un ruolo di un certo spessore, perché magari è il direttore, o il vicedirettore, o il responsabile di una qualche attività.

Bene, sperando che anche voi un giorno possiate diventare persone di elevato calibro morale, se non lo siete già ovviamente, spero di essere riuscito a farvi capire bene il significato di queste due frasi “pezzo da novanta” e “la paura fa novanta”: se ci sono riuscito posso dire di essere un professore di un certo spessore, anche se questo non è esattamente il mio mestiere. Siamo dovuti un po’ entrare nella cultura italiana per capire bene, ed in effetti è questo il significato profondo di imparare una lingua: se imparate la cultura, imparare la lingua vi risulterà più facile. Spero di non avervi annoiato, ringrazio Leonardo per la domanda e tutti gli altri di essere così numerosi a seguire ItalianoSemplicemente.com.

Ora rispondete a voce alta ad alcune facili domande. Aspettate la domanda e provate a rispondere, così vi esercitate nella pronuncia: saranno delle domandine facili-facili.

La paura fa ottantanove?

No, la paura non fa ottantanove, la paura fa novanta!

La paura fa novantuno?

No, la paura non fa novantuno, la paura fa novanta!

Quanto fa la paura?

La paura fa novanta!

Ripetete ora:

Pezzo da novanta.

Quell’uomo è un pezzo da novanta!

Rispondete:

Ma chi è quell’uomo? Una persona di spessore?

Altroché! Quello è un pezzo da novanta!

Quel tizio è qualcuno nell’azienda?

Sì, lui è un pezzo da novanta! È uno di grosso calibro!

Ciao a tutti, e ricordatevi che tutti i fan di italiano semplicemente sono pezzi da novanta, almeno per me.

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