Accadde il 22 dicembre 1947: il lascito

Il lascito

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Un evento storico avvenuto il 22 dicembre 1947 è l’approvazione della Costituzione della Repubblica Italiana da parte dell’Assemblea Costituente.

Dopo il fascismo e la guerra, l’Italia scelse consapevolmente di fondarsi su principi come la libertà, la tutela dei diritti, l’equilibrio dei poteri e la partecipazione democratica.

Quel testo, entrato poi in vigore il 1° gennaio 1948, rappresenta ancora oggi uno dei più importanti lasciti storici e civili del Novecento italiano.

La parola del giorno è lascito. Attenti alla pronuncia.

Rappresenta ciò che viene lasciato. Ma se lascio l’ombrello a casa, quello non è un lascito.

Fare un lascito” significa lasciare qualcosa di sé, indica ciò che viene lasciato in eredità, materiale o morale, e che continua ad avere valore nel tempo per chi lo riceve.

Indica ciò che viene trasmesso alle generazioni future, non solo in senso materiale (come un’eredità, cioè un lascito testamentario), ma soprattutto in senso morale, culturale, politico o ideale.

Dire che la Costituzione è un lascito significa sottolineare che non è soltanto una legge, ma un patrimonio di valori consegnato ai cittadini di oggi e di domani.

Il termine si usa spesso in contesti storici e culturali.

Per esempio, si può dire che la Resistenza ha lasciato in lascito all’Italia il valore dell’antifascismo, oppure che un grande scrittore ha lasciato un lascito culturale fondamentale attraverso le sue opere.

Anche nella vita quotidiana il termine funziona: un insegnante può lasciare ai suoi studenti un lascito di metodo, di rigore o di curiosità intellettuale, pur senza lasciare nulla di materiale.

Si usa dire lasciare in lascito qualcosa.

Il contesto più adatto per usare lascito è quindi quello in cui si vuole evidenziare un’eredità duratura, qualcosa che continua ad avere valore nel tempo e che comporta anche una responsabilità: un lascito non si riceve passivamente, ma va compreso, custodito e, se possibile, migliorato.

Per concludere vi faccio tre esempi:

I miei genitori hanno ricevuto dai nonni un lascito importante: una bella villa al mare.

Alla morte dello zio, i nipoti hanno ricevuto in eredità la casa di famiglia, ma il vero lascito è stato il senso di responsabilità e di rispetto che lui aveva sempre trasmesso loro.

L’opera di Dante rappresenta un lascito culturale immenso: non solo ha influenzato la letteratura italiana, ma ha contribuito a formare la lingua e l’identità del Paese.

L’aggettivo “atavico” (ep. 1071)

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Trascrizione

Sapete qual è il male atavico degli italiani? C’è chi dice sia l’individualismo.

Altri dicono che il male atavico degli italiani sia l’incoerenza.

Altri ancora dicono che sia il camaleontismo. Per altri ancora è l’indifferenza. Per alcuni siamo persino ondivaghi, cioè vaghi, imprecisi, che cambiano spesso opinione, quindi siamo mutevoli, instabili. Questi sarebbero tutti mali atavici di noi italiani.

Ma, prima di tutto, cosa significa male atavico?

Atavico è un aggettivo che non si usa per descrivere solo un male. Dentro alla parola atavico c’è “avi” che significa antenati, progenitori.

In generale atavico o atavica descrive una caratteristica, un tratto, un elemento, una radice. Qualcosa che dipende o è legato alla cultura e alla vita dei nostri progenitori, i nostri avi.

Insomma, atavico è qualcosa che è nel sangue, nel dna di un popolo, qualcosa che è stato trasmesso dalla cultura, dagli usi e dai costumi di un popolo.

Se qualcosa è atavico, vuol dire che risale agli antenati, che deriva dagli avi.

Quindi l’aggettivo viene associato a caratteristiche o comportamenti che sembrano risalire a tempi antichi, ereditati dai progenitori o dalle origini ancestrali di una persona o di una cultura.

Ho detto origini “ancestrali”. In effetti ancestrale è un sinonimo di atavico. Possiamo usarlo senza problemi al suo posto. In più la forma femminile è uguale a quella maschile.

Vediamo qualche esempio con atavico:

In Grecia, la pratica del teatro tragico ha radici ataviche che risalgono all’antica tragedia greca.

In Italia, la passione per il cibo e la convivialità sono tratti atavici che si riflettono nella cultura culinaria e nelle riunioni familiari.

In Francia, la tradizione del vino e della gastronomia è un elemento atavico che ha radici profonde nella cultura nazionale.

In Germania, la tradizione della birra e dei mercatini natalizi è un tratto atavico che riflette l’importanza della convivialità e delle festività nella cultura tedesca.

In Inghilterra, il folklore e le leggende antiche sono parte integrante della cultura, con origini ataviche, che risalgono ai tempi dei miti e delle leggende medievali.

In Norvegia, il legame con la natura e le tradizioni vichinghe sono elementi atavici che influenzano la cultura lo stile di vita norvegesi.

In generale, la pratica della superstizione è un tratto atavico che può essere riscontrato in molte culture, manifestandosi attraverso credenze e rituali che hanno radici antiche.

L’aggettivo “atavico” inevitabilmente si usa parlando di popoli e culture. Volendo si può usare anche per descrivere caratteristiche biologiche o comportamenti che sembrano avere radici profonde nella storia evolutiva di una specie.

Vi ricordo poi il termine “retaggio” che è chiaramente legato all’aggettivo “atavico”. Direi che atavico però viene da più lontano, è più radicato nel passato e si usa di più parlando di popoli.

Adesso parlatemi di un tratto atavico della vostra cultura usando qualche episodio passato.

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Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

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Estelle: La chiave di volta per capire il mio retaggio familiale risiede probabilmente nel valore che diamo al lavoro. Da sempre i miei genitori mi hanno trasmesso l’importanza dello sforzo per raggiungere gli obiettivi da prefiggersi.

Marcelo: Io, cari amici, come argentino, direi che la nostra eredità è senz’altro influenzata dalla cultura spagnola fin dalle origini. Così, tutto è stato tramandato per secoli. Ma nel secolo XIX e alle porte del secolo XX, i governi argentini hanno promosso una corrente migratoria molto importante. A quel tempo, l’Argentina era un paese ricco e promettente, e questo portò all’arrivo di tanti italiani, francesi, tedeschi, russi, britannici e di altri paesi. Questo ha implicato che l’Argentina si è trasformata in un crogiolo di culture e quindi è difficile individuare un unico retaggio.

L’Umbria: una regione da scoprire

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Quanti di voi conoscono l’Umbria?
L’Umbria è una regione affascinante che si trova nel cuore dell’Italia, con una storia ricca e radicata nell’antichità. Probabilmente non fa parte delle mete più ambite degli stranieri, ma se state cercando tranquillità e paesaggi, sicuramente l’Umbria è la scelta giusta.

In Umbria non c’è il mare e questo è un primato condiviso con la valle d’Aosta, la Lombardia, il PIemonte e il Trentino Alto Adige. Tutte le altre regioni d’Italia hanno sbocchi sul mare.

In compenso l’Umbria è spesso definita il “Cuore Verde d’Italia” per via dei suoi paesaggi collinari lussureggianti e delle foreste che la caratterizzano. Il territorio dell’Umbria è prevalentemente collinare e montuoso, con una natura ancora molto incontaminata.

L’Umbria offre uno stile di vita rilassato e lento, ideale per chi cerca una pausa dal trambusto quotidiano.

È una destinazione ideale per coloro che desiderano scoprire un lato autentico e poco affollato dell’Italia.

Questa regione è stata abitata sin dai tempi degli etruschi, il che si riflette nelle numerose testimonianze storiche e architettoniche.

Le sue città, come Perugia, Assisi e Gubbio, offrono un’atmosfera autentica e molto accogliente.

La regione è molto famosa per i suoi festival, tra cui il celebre “Umbria Jazz”, chiaramente un festival dedicato alla musica jazz.

Umbria Jazz è il più importante festival musicale jazzistico italiano e anche uno dei più importanti al mondo. Si svolge annualmente a Perugia nel mese di luglio.

Se andate d’inverno nessun problema: c’è anche Umbria jazz winter Che si svolge ad Orvieto sotto le feste natalizie.

Andare in autunno? Nessun problema! Se amate il teatro, a Foligno si svolge l’Umbria Factory Festival.

Come recarsi in Umbria?

L’Umbria è facilmente raggiungibile in treno o in auto da varie città italiane. L’aeroporto più vicino è l’Aeroporto Internazionale di Perugia.

Le distanze sono brevi. Basti pensare che il percorso da Perugia a Assisi e poi a Gubbio è di soli 85 km. In un’ora e un quarto ce la fate.

Per quanto riguarda il soggiorno, potete scegliere tra una vasta gamma di opzioni, tra cui alberghi, agriturismi rustici e affascinanti bed & breakfast.

Perugia è conosciuta dagli stranieri per la sua Università per Stranieri, ma ci sono altre cose molto interessanti e uniche da vedere, come ad esempio il Pozzo Etrusco, una grande opera idraulica che testimonia le conoscenze tecniche e il grado di civiltà raggiunto dalle popolazioni di Perugia già 300 anni prima di Cristo.

Se siete golosi potete visitare la casa del cioccolato della Perugina. Se avete bambini e volete portarli al parco divertimenti, andate nella Città della Domenica, che è stato il primo parco divertimenti ad aprire in Italia.

Assisi è Famosa per essere il luogo di nascita di San Francesco d’Assisi e per la Basilica di San Francesco.

La Basilica di San Francesco è uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti al mondo.

Gubbio è Caratterizzata dalle sue strade medievali e dalla vista panoramica dalla sommità del Monte Ingino che è appunto la cima di Gubbio.

Li vi aspettano splendide escursioni.

La “Festa dei Ceri” di Gubbio è uno degli eventi più tradizionali e spettacolari dell’Umbria. Ogni anno, il 15 maggio, tre squadre di portatori gareggiano per portare dei grandi ceri di legno attraverso le strade.

Non finisce qui:

Spoleto è celebre per il suo Festival dei Due Mondi (conosciuto anche come “Spoleto Festival”) e per maestoso Ponte delle Torri, un impressionante ponte fortificato derivato da un acquedotto romano e che attraversa una gola profonda. È uno dei simboli della città.

Orvieto è invece nota per il suo imponente duomo e anche per le grotte sotterranee. Per non parlare poi del famoso “Orvieto bianco“, il vino bianco da gustare magari con le lumachelle all’orvietana (dei rustici salati), con la “palomba alla leccarda” o il “pollo alla cacciatora”.
La città di Orvieto è situata su un massiccio tufo, una roccia vulcanica porosa e nel corso dei secoli, gli abitanti hanno scavato grotte e tunnel sotterranei nel tufo per vari scopi, per fare abitazioni, cantine, depositi e cisterne per raccogliere l’acqua piovana.

Queste grotte sotterranee possono essere visitate oggi e offrono un’interessante prospettiva sulla storia e la vita quotidiana passata della città.

Anche Narni è famosa per le sue grotte sotterranee che si estendono sotto la città.

Come non parlare poi della “Cascata delle Marmore“? È una cascata artificiale alta circa 165 metri che fu costruita dagli antichi romani ed è ancora attiva. È la più alta cascata artificiale d’Europa e tra le più alte del mondo.

Riguardo alle specialità gastronomiche dell’Umbria, queste provengono perlopiù dai monaci benedettini che vivevano nella regione.

La cucina umbra è rinomata per i suoi ingredienti di alta qualità e piatti tradizionali. L’olio d’oliva extravergine, i formaggi, le carni e le specialità a base di funghi sono componenti essenziali della cucina umbra.

Non perdere l’opportunità di gustare prelibatezze come ad esempio le lenticchie di Castelluccio. Castelluccio è una frazione di Norcia e queste lenticchie sono conosciute sin dall’inizio della civiltà agricola umbra.

Come antipasto potete gustare i “Crostini di Fegato”, delle bruschette condite con fegato di pollo. È chiaramente una ricetta d’origine contadina.

Un’altra specialità è la “torta al testo” . Si tratta di pane non lievitato, dalla forma rotonda a base d’acqua, farina e bicarbonato. Un piatto semplicissimo che si può fare in tanti modi diversi.

Poi c’è Il “pasticcio di Jacopone” e i “maccheroni dolci”, che risalgono alla civiltà etrusca.

Gli strangozzi al tartufo e la parmigiana di gobbi (realizzata con i cardi) sono altri due piatti tipici umbri.

Il vino Sagrantino viene prodotto nella zona di Montefalco, ed è uno dei vini rossi più intensi e ricchi d’Italia. È famoso per la sua elevata concentrazione di polifenoli. Si associa bene con le carni, prevalentemente rosse: è ottimo con gli arrosti, gli stufati e i brasati.

Norcia è rinomata per i suoi prodotti tra cui “Prosciutto di Norcia” e salumi. Il prosciutto di Norcia ha un sapore leggermente speziato, a differenza degli altri prosciutti.

Potete assaggiare anche la “Ciaccia al Formaggio”, una sorta di focaccia con formaggio.

Deruta è Famosa per la ceramica artigianale. Se volete portare un ricordo a casa senza essere tentati di mangiarlo, le ceramiche di Deruta sono un’ottima scelta. Anche perché ogni pezzo è unico perché è decorato a mano, secondo la tradizione che è rimasta invariata sin dal Rinascimento.

Il lago Trasimeno è conosciuto per il pesce d’acqua dolce, tra cui la “Tegamaccio“, una zuppa di pesce particolare.

Un’altra specialità umbra è la “Crescia Sfogliata”, una focaccia sottile e SFOGLIATA simile alla piadina” che però è romagnola.

Altrettanto famosi sono i “Maccheroni alla Norcina”, un primo piatto umbro a base di salsiccia di Norcia e tartufo nero, il tutto condito con panna da cucina.

Vi ho fatto venire fame? Fortunatamente prima o poi organizzeremo una riunione dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente proprio in Umbria.

Vi aspetto per la prossima regione italiana.

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Il retaggio (Ep. 915)

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retaggio

Giovanni: avete mai ascoltato o letto da qualche parte il termine “retaggio“.

Può risultare complicato per un non madrelingua, e allora vediamo come posso spiegarvi questa parolina e a quali termini più familiari potrebbe somigliare.

Il termine “retaggio” si riferisce ad una tradizione, a qualcosa che viene dal passato.

Non posso però sostituire sempre “tradizione” con “retaggio“. Infatti una tradizione è l’insieme delle memorie, delle notizie e delle testimonianze trasmesse da una generazione all’altra. La tradizione è l’insieme degli usi e dei costumi che sono trasmessi da una generazione all’altra e diventano una sorta di regole.

E’ traduzione, in Italia, fare i regali ai bambini la notte di Natale.

E’ tradizione, nel nostro hotel, offrire un cioccolatino ad ogni ospite.

Da oltre 25 anni è tradizione nella nostra famiglia andare al ristorante la sera prima di partire per le vacanze.

Una tradizione è qualcosa che si fa da molto tempo, una specie di abitudine che si tramanda negli anni. “Tramandare” è un verbo interessante perché significa trasmettere nel tempo, attraverso le generazioni. Sono proprio le tradizioni che si tramandano. Si tramanda la memoria di un fatto, le usanze che si tramandano da secoli.

Anche un’opera può essere considerata degna di essere tramandata ai posteri.

Un retaggio però è più un’eredità culturale o storica che viene trasmessa da una generazione all’altra. Attenzione perché non posso usare il termine retaggio parlando del passato in generale, perché (quasi sempre) parliamo di generazioni, di cose che durano nei secoli.

Ecco alcuni esempi di utilizzo del termine “retaggio“:

Il retaggio culturale di una nazione comprende le sue tradizioni, i suoi costumi e le sue credenze religiose.

Il retaggio storico di una città può includere monumenti, edifici antichi e documenti storici.

Il molti paesi è ancora molto forte il retaggio culturale che vede la donna come un individuo sottoposto all’uomo.

Il retaggio, come in quest’ultimo caso, è spesso qualcosa di cui faremmo volentieri a meno, ma l’influenza del passato si fa sempre sentire e non è un’operazione facile e veloce cambiare la cultura e le idee che nel passato erano molto forti.

Si usa infatti di frequente per indicare qualcosa che si fa o si pensa da sempre o da molto tempo ma che non ha più molto senso o addirittura è molto negativo.

Il termine può anche indicare ciò che resta di una cultura, di un’epoca o di un’opera dopo la sua scomparsa o la sua fine.

Simili al “retaggio” sono anche “eredità“, “patrimonio“, e anche “memoria“.

Eredità” si usa però ad esempio prevalentemente parlando di ciò che viene trasmesso agli eredi in caso di morte, quindi si parla di beni che vengono lasciati ai parenti. esistono però anche le eredità culturali.

Il “retaggio” si usa quasi sempre in contesti storici, culturali o artistici, ma può essere utilizzato anche in riferimento a un individuo o un’impresa.

Accade anche che il termine si riferisca a qualcosa di prezioso che viene trasmesso da una generazione all’altra e che ha un valore duraturo.

Si parla quindi in generale di influenza del passato sul presente.

Es:

Qual è il retaggio di Dante Alighieri che ha influenzato le opere di Michelangelo e di altri artisti?

Cioè quale influenza ha avuto Dante?

Non sentirete mai un adolescente usare il termine retaggio e molto probabilmente neanche una persona non madrelingua a meno che non sia di livello molto alto.

I giornalisti e in generale le persone più colte lo usano molto spesso, sia in termini positivi che negativi.

Dicevo che generalmente si parla di qualcosa che passa da generazione in generazione.

Non sempre è così. Solo per farvi un esempio, si può dire che la paura del buio non è solo tipica dei bambini. A soffrirne infatti sono spesso anche gli adulti: è un retaggio della loro infanzia.

Come a dire che è una cosa che viene da lontano, dalla loro infanzia e che ancora non sono riusciti a superare.

Adesso ripassiamo un po’ gli episodi passati. Vediamo un dialogo divertente tra i membri dell’associazione Italiano Semplicemente che si sfidano per capire qual è la migliore nazione al mondo.

Ascoltiamo un rappresentante francese, una belga, una taiwanese, una tedesca, una Ceca, un argentino e, dulcis in fundo, un brasiliano.

Sofie (Belgio): hei ragazzi, buongiorno! Come state? Io sono contenta, anzi contentissima di essere qui con voi, ma devo dire che il Belgio è la vera perla dell’Europa, direi un paese sui generis. Noi abbiamo la migliore birra, il miglior cioccolato e le migliori patatine fritte. Che ne dite, siete d’accordo?

Ulrike (Tedesca): (ridacchiando) Oh, davvero? Evidentemente non sei di casa in Germania. Altrimenti sapresti che la nostra birra viene annoverata fra le migliori birre di tutto il mondo. E non solo! Da noi vi è una tecnologia per eccellenza e l’economia più forte dell’Unione Europea.

Estelle (Francese): senza dubbio in Francia c’è il gotha della gastronomia. Checché ne dicano gli altri in merito, le migliori specialità gastronomiche sono appannaggio del nostro paese. Possiamo avvalerci dei migliori chef e per giunta la Francia brilla anche in materia di haute-couture.
Poi è ben risaputo che Parigi sia la città più romantica del mondo. Questo è quanto. Vi basta?

Marcelo (Argentino): Dal canto mio dico che non puoi battere l’Argentina per il calcio (la Francia lo sa bene), ma abbiamo anche il tango e l’asado (la grigliata). Abbiamo anche il paesaggio più spettacolare al mondo con le Ande e le cascate di Iguazù. Siamo noti per gente come Maradona, Messi, Papa Francesco e tanti premi nobel. Difficile che altri paesi possano detenere un simile primato.

Peggy (Taiwanese): Tutti voi siete ancora sotto la preoccupazione di cibo e bevande, il che si, per essere importante è importante, ma siete al corrente della tecnologia di Taiwan? Noi disponiamo del fior fiore della tecnologia e dei computer più veloci, senza contare le nostre biciclette all’avanguardia. Ah! È l’ora di pedalare un po’! Ciao!

Edita (Ceca): Accetto anch’io questa sfida. Sappiate però che le aziende ceche sono i leader mondiali assoluti nella produzione di microscopi, letti medici e macchine per la produzione di nano fibre. Mica pizza e fichi! E per quanto riguarda la birra, la nostra Pilsner Urquel è semplicemente la migliore, ed è per questo che siamo al primo posto nella classifica del consumo di birra. Un ceco beve in media un terzo di più di un tedesco! Per carità, non è che voglio demonizzare gli astemi!

André (Brasiliano): ragazzi, per quanto riguardo tutto quello che avete detto circa i vostri paesi, nulla quaestio, ma penso che la cosa più importante sia la relazione tra le persone, quindi sono costretto a dirvelo: un popolo più accogliente e caloroso di quello brasiliano non esiste! Qui non ci piove! Chiedetelo a qualcuno che è venuto qua, ad esempio il nostro presidente, che non mi smentirà, ne sono sicuro!

Giovanni: beh, pare che ci sia una bella diatriba sulla migliore birra. Allora facciamo una cosa: quest’estate durante la riunione dei membri lo potremo verificare attraverso una votazione ufficiale. Voterò anch’io, anche se personalmente preferisco il vino. Non so perché, sarà forse per via del retaggio gastronomico italiano!

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Gli esercizi su questo episodio (con soluzione) sono disponibili per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente

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L’albero della fecondità

L’albero della fecondità

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Buongiorno a tutti, cari amici di Italiano Semplicemente.

Quello che segue è un episodio di ripasso.

Ho scelto di fare un episodio all’insegna dell’arte e della cultura italiana, sicuro che sarà di vostro interesse. Faremo dunque una bella ripassata di alcuni verbi, termini particolari ed espressioni che sono già state oggetto di spiegazione sulle pagine di italianosemplicemente.com. Per ognuno di questi episodi troverete un collegamento alla relativa spiegazione.

Parliamo dell’albero della fecondità, un affresco scoperto solo nell’anno 1999, che si trova a Massa Marittima, quindi in Toscana. Che c’azzecca, direte voi, con la lingua italiana? Oltre al pretesto del ripasso, c’è dell’altro e lo capirete tra un po’.

L'albero della fecondità

Autore foto: Niccolò Caranti

Trascrizione integrale disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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