Non ne posso più


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Ciao ragazzi e benvenuti su ItalianoSemplicemente.com io sono Giovanni.

Oggi ci occupiamo di stanchezza. Come possiamo definire la stanchezza?

Sicuramente possiamo parlare di una sensazione, una sensazione soggettiva, cioè che riguarda un singolo soggetto, cioè una singola persona, oppure la stanchezza possiamo definirla come anche una condizione di indebolimento delle proprie forze e capacità. Diventiamo deboli in conseguenza di uno sforzo fisico o mentale. Nel caso mentale quindi parliamo di un indebolimento della capacità di concentrazione o di partecipazione.

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La stanchezza la possiamo quindi dividere in due categorie: la stanchezza fisica e quella mentale:

La stanchezza fisica riguarda il nostro corpo mentre la stanchezza mentale è quella stanchezza che non riguarda le sensazioni fisiche ma quelle mentali e celebrali, quindi quel genere di stanchezza che arriva quando il nostro cervello è stanco, perché è stato sottoposto ad una condizione di stress, ad esempio perché si sono verificati una serie di eventi tali da averci messo alla prova.

Ebbene, “Non ne posso più” è la frase di oggi (non ne posso più: quattro parole), frase interessante, che molti stranieri conoscono ma probabilmente non tutti. Allora oggi cerco di spiegarvi questa espressione, questa esclamazione, ed in questo modo colgo l’occasione per spiegare altre modalità per esprimere ogni tipo di stanchezza.

Non ne posso più” è in realtà un’espressione di estrema stanchezza fisica o mentale, estrema significa massima, esagerata, cioè indica che siamo al limite, stiamo per raggiungere il limite massimo della stanchezza. Cosa c’è dopo l’estrema stanchezza mentale? Cosa succede dopo aver superato il limite estremo? Beh, nel caso della stanchezza mentale evidentemente quando superiamo il limite, il valore estremo, quello che succede è che perdiamo la pazienza, non riusciamo più a comportarci in modo razionale ed equilibrato e perdiamo il controllo.

Questo è un limite variabile da persona a persona, un limite che dipende da ciascuno di noi, dal nostro personale grado di sopportazione e di pazienza.

Se ad esempio state facendo una passeggiata in montagna, dopo 5 ore di passeggiata qualcuno di voi potrebbe stancarsi ed esclamare:

– scusate, io mi fermo, non ne posso più.

In realtà, in questo caso (siamo nel caso di stanchezza fisica) l’espressione più usata è:

Non ce la faccio più!

Quest’ultima è infatti più adatta alla stanchezza fisica, benché non ci siano problemi ad usare “non ne posso più”, che è ugualmente adatta.

In entrambi i casi si potrebbe iniziare la frase con “basta!” che indica in una sola parola la volontà di arrestare ciò che sta proseguendo da troppo tempo, che in questo caso è la passeggiata in montagna.

Nel caso di stanchezza fisica ci sono molte espressioni equivalenti informali:

Basta!

Mi arrendo! (che si può usare nel caso di una sfida personale o nel caso di una gara)

è troppo!

– Sono sfinito! (con la “s” davanti)

Ripeti: Sono sfinito!

In questo caso parliamo dello sfinimento delle energie: “questa riunione mi ha sfinito!” cioè mi ha tolto le energie. Questo è essere sfiniti.

Lo sfinimento si usa soprattutto nella frase: “fino allo sfinimento

– Il cane ha abbaiato fino allo sfinimento

– Ho ripetuto a mio figlio fino allo sfinimento che deve fare i compiti

– Stasera vorrei lavorare fino allo sfinimento per terminare il mio lavoro

In tutti questi casi il termine sfinimento si usa per indicare un’attività che si è protratta a lungo, quindi si vuole indicare lo sforzo fatto e la stanchezza derivante da questo sforzo.

Un’altra espressione interessante è:

Sono al capolinea!

Ripeti: sono al capolinea!

Anche quest’ultima è un’espressione che si può usare quando vi trovate al limite estremo di stanchezza fisica. Il capolinea indica la stazione o la fermata terminale di un servizio di trasporto pubblico, per lo più urbano. Il capolinea è l’ultima fermata, quindi essere al capolinea (cioè a capo della linea – la linea di autobus si intende, dove la linea indica il numero identificativo dell’autobus).

In realtà essere al capolinea non si usa solamente nel caso di stanchezza, anche quando un percorso sta per finire. I giornalisti utilizzano molto questo modo di dire quando parlano di un percorso politico ad esempio, o lavorativo, o affettivo:

– Il partito al governo è al capolinea (nel senso che sta per terminare l’esperienza politica al governo)

– Il nostro amore è al capolinea (cioè sta per finire)

– Il capitalismo finanziario è al capolinea (anche qui indica una fine prossima, in tal caso del capitalismo finanziario)

Comunque si usa anche spesso per indicare una stanchezza estrema.

Poi c’è:

– Sono arrivato!

Anche questa è una modalità frequente e abbastanza informale: sono arrivato, Sono proprio arrivato. Molto usata dai giovani.

Un’altra espressione curiosa, anche questa molto usata dai giovani è:

– Sono alla frutta!

Ripeti: Sono alla frutta!

Questa frase si usa spesso in Italia per indicare una stanchezza estrema. Perché alla frutta? Di solito i pasti in Italia finiscono con una porzione di frutta: una mela, una pera, del melone eccetera. Quindi, nel senso proprio, la frase significa “finire il pasto”. Essere alla frutta significa essere arrivati al momento della frutta, cioè proprio quando il pasto sta per terminare.

In realtà posso usarlo anche se non stiamo mangiando ma ugualmente c’è qualcosa che stiamo finendo: le energie. Stiamo finendo le energie quindi diciamo di essere “alla frutta”.

Quando uscite dal lavoro alle 20 di sera, dopo una giornata di intenso lavoro, siete autorizzati sicuramente a dichiarare di essere alla frutta, poiché a quel punto non resta che il letto per terminate la giornata.

Molto informale anche questa modalità: “essere alla frutta”. Se volessi essere più formale potrei invece tranquillamente dire:

– sono esausto!

Qui mi riferisco all’esaurimento delle energie. Io sono esausto, cioè privo di energie. Non ho più energie. Le mie energie sono esaurite, sono finite, terminate, quindi sono esausto, come le batterie, cioè le pile, che quando sono scariche non hanno più la carica elettrica per ricaricare un telefono cellulare, ad esempio.

Attenzione a non confondere l’essere esausti con l’esaustività.

Ripeti: esaustività

L’esaustività indica tutta un’altra cosa. L’esaustività è la capacità di essere esaustivi (e non esausti. Le due cose sono ben diverse). Cosa significa essere esaustivi?

È questa una bella modalità per indicare che una cosa è stata spiegata bene, o che una persona ha spiegato bene qualcosa, cioè in modo completo, in modo esaustivo.

Sono stato esaustivo? Cioè: mi sono spiegato bene? Avete capito tutto chiaramente?

Se state cucinando un piatto italiano e state leggendo la ricetta su un libro, sperate che le istruzioni siano esaustive, perché se non sono esaustive allora non riuscirete a cucinare il piatto in modo esatto. L’esaustività quindi è un pregio, e una mancanza di esaustività indica una mancanza di completezza. L’esaustività è associata a molte cose diverse: una spiegazione, una ricerca, una trattazione, una soluzione. Io spero che questo episodio sia esaustivo, perché se non fosse esaustivo sarebbe carente di informazioni.

Ma torniamo alla stanchezza fisica. In quel caso parliamo di esaurimento e non di esaustività. Possiamo anche dire:

– Sono esaurito

Ma questa modalità aggiunge qualcosa in più alla stanchezza. Se dico “sono esaurito” può anche essere semplicemente stanchezza, quindi parliamo di un esaurimento delle energie, ma in generale il concetto è simile e vicino a quello dell’esaurimento nervoso, che è la denominazione generica di una serie concatenata di disturbi da stress. L’esaurimento nervoso è una forma di depressione o di disturbo d’ansia. Un concetto abbastanza generico ma legato ad una condizione di salute che va curata, una specie di malattia dunque. L’essere esauriti quindi richiama un po’ l’esaurimento nervoso, e si può usare ogni volta che vogliamo indicare una stanchezza molto grave che ha portato delle conseguenze mentali, quasi come se avessimo bisogno di un medico.

Altre modalità per esprimere stanchezza informali sono poi:

– Sono stremato (cioè sono allo stremo delle energie)

– Sono spossato, logorato

Ripeti:

– sono logorato

– Logoramento

Il logoramento, in particolare, è molto usato quando si parla di stanchezza fisica.

Tutti i materiali sono soggetti a logoramento: si logorano perché si consumano, il tempo li consuma, ma anche l’utilizzo li logora.

Cosa può logorarsi? In senso figurato anche le forze possono logorarsi, l’ingegno, per arrivare fino ad un rapporto affettivo. Anche le amicizie, purtroppo, possono logorarsi col tempo.

Quindi se dite “sono logorato” state esprimendo una forte stanchezza fisica oppure mentale: non siete più quello/a di prima: siete consumati, consunti; siete spossati, stanchi. Il logoramento in genere indica una condizione dalla quale non si può tornare indietro, quindi è più forte come termine, e questo lo rende adatto anche ad essere utilizzato per i rapporti sociali come le amicizie.

– Sono logorato da questo rapporto difficile

– Non voglio che il mio lavoro mi logori

– il potere logora chi non ce l’ha

Quest’ultima frase è molto celebre perché appartiene ad un importante politico italiano del recente passato, che ha scritto anche un libro con questo titolo.

Ma torniamo alla nostra frase di oggi: “Non ne posso più”, dicevamo prima, si usa sia nel caso di stanchezza fisica che in quello di stanchezza mentale. Quest’ultimo caso è quello più interessante, senza dubbio.

Non ne posso più di questo lavoro, voglio assolutamente trovarne un altro!

C’è la particella “ne” all’interno, che indica qualcosa, che in questo caso è il mio lavoro.

Di solito quando si utilizza questa espressione si chiarisce sempre la cosa della quale stiamo parlando:

– Non ne posso più della nostra relazione!

– Non ne posso più di questi ritardi dell’autobus tutte le mattine!

– Non ne posso più di te, lasciami stare, ti prego!

– Non ne posso più di questo governo!

Generalmente la particella “ne”, come sappiamo, serve a sostituire la cosa di cui parliamo, invece in questo caso solitamente si chiarisce sempre tramite “di”.

Posso comunque fare una semplice esclamazione:

– non ne posso più!

Tuttavia deve essere chiaro la cosa di cui sto parlando, altrimenti arriverà la domanda:

– Di cosa? Di cosa non ne puoi più?

Risposta (prova a rispondere):

Del mio lavoro. Non ne posso più del mio lavoro!

Perché in questa espressione usiamo il verbo “potere”?

Semplice, sto dicendo semplicemente che non posso più andare avanti, non posso, cioè non riesco più a proseguire. “Non posso” in generale esprime la mancanza di una volontà o l’impossibilità di un’azione:

– Non posso tradire mia moglie (per mancanza di volontà, per rispetto verso mia moglie)

– Non posso essere in aeroporto alle 14. Non posso perché non ci riesco, non sono in grado di farcela, non faccio in tempo.

In questo caso però è fondamentale la presenza di “ne” che dà alla frase tutto un altro significato: “non ne posso più”, indica qualcosa di cui siamo stanchi, quindi se la frase prosegue deve esserci “di” o “del” o “dello”, “della”, “dei”, “degli”, “delle”.

– Non ne posso più di questo caldo

– non ne posso più del mal ti testa

– non ne posso più dello stallo politico italiano

– non ne posso più della pasta alla puttanesca

– non ne posso più dei rumori durante la lezione

– non ne posso più degli schiamazzi notturni

– non ne posso più delle serate in discoteca

Se anche voi non ne potete più di questa spiegazione terminiamo qui questo episodio, augurandomi che continuiate a seguire Italiano Semplicemente e che magari decidiate anche di far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente.

Siamo arrivati a 32 membri, l’associazione cresce rapidamente. Vi aspettiamo numerosi.

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7 pensieri su “Non ne posso più

  1. Ciao a tutti.
    Penso che il tuo sito sia uno dei migliori del genere, e mi domando perchè non l’ho trovato prima.

    Ho appena ascoltato uno dei tuoi primi podcast, e ci ho incontrato questo locuzione:”Vi comunico si da ora che…”. Capisco benissimo cosa vuol dire “vi comunico”, ma quello che resta mi fa andare nel pallone. Sembra che anche il google neppure il reversocontext non capiscano questa frase.

    puoi spiegare, per favore?
    Juha , Finlandia

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