Le abitudini, le consuetudini, l’assuefazione, le tradizioni, i costumi, la prassi, verbi e avverbi


Trascizione

Buongiorno ragazzi, amici appassionati ed entusiasti della lingua italiana.

Immagino che tutti voi abbiate l’abitudine di ascoltare o leggere gli episodi di Italiano Semplicemente; bene, allora se ne parlate con qualcuno, dovreste essere in grado di saper comunicare, esprimere questo fatto.

Come potreste fare?

Come fare per dire a qualcuno, ad un amico ad esempio che voi avete questa abitudine?

Questa puntata di Italiano Semplicemente è dedicata proprio a questo: le abitudini.

Cosa sono le abitudini e quanti modi esistono di esprimere una abitudine?

Se leggiamo il dizionario italiano, si parla di tendenza alla continuazione o ripetizione di un determinato comportamento, collegabile a fattori naturali o acquisiti e riconducibile al concetto di consuetudine o di assuefazione.

Una frase non immediatamente comprensibile, almeno non per tutti gli stranieri.

Allora spieghiamo bene:

Quindi l’abitudine è una tendenza alla continuazione o alla ripetizione di un comportamento.

Voi avete l’abitudine di studiare italiano, quindi studiate l’italiano con continuazione, con una certa continuità, costantemente, posso anche dire. Fare una cosa con continuità o costantemente o con continuazione significa non fare interruzioni significative. Un’abitudine quindi è qualcosa che fate tutti i giorni o quasi, qualcosa a cui siete abituati. Spesso si tratta di qualcosa a cui non fate più troppa attenzione, perché ormai è diventata un’abitudine. Attenzione perché la preposizione che usate qui è importante:

“con continuazione” è diverso da “in continuazione”. In continuazione infatti si utilizza spesso in frasi dove non si è d’accordo.

Ad esempio:

Giovanni rompe le scatole in continuazione!

Francesca mi chiama in continuazione al telefono!

Marco fa errori in continuazione con l’italiano!

Ho detto quasi sempre perché possiamo anche usare “in continuazione” per sottolineare la costanza:

mio figlio studia in continuazione, mia madre ci aiuta in continuazione

Eccetera.

In continuazione” equivale a “continuamente“.

Invece “con continuazione” si utilizza in contesti positivi, neutri e in ambito lavorativo:

La polizia controlla il quartiere con continuazione

Poi esiste anche “in continuità“. In continuità si utilizza quando qualcosa, spesso si tratta di una attività, prosegue nello spazio e nel tempo. Si tratta anche in questo caso di una abitudine, ma si usa in contesti più formali, per indicare il proseguimento di una attività, spesso di un gruppo di persone. Altre volte di una tendenza. Si usa molto nella politica anche:

In continuità con lo scorso trimestre, le vendite sono aumentate.

Questo significa che le vendite continuano ad aumentare, aumentano in questo trimestre così come erano aumentate lo scorso trimestre.

Il nuovo Governo gestirà la politica economica in continuità col passato.

Questo vuol dire che c’è continuità di azione politica nell’economia nonostante il governo sia cambiato. C’è continuità nella direzione. Non si tratta di una vera abitudine, perché sono soggetti diversi che agiscono.

Quindi attenzione perché “con continuità” è diverso da “in continuazione”, “continuamente” e “in continuità”.

Quindi questi primi esempi ci fanno notare che non è detto che un’abitudine sia una nostra azione; potrei ad esempio essere abituato a vedere elefanti in giardino.

Per chi non è abituato può essere una cosa scioccante, ma per chi ormai ci ha fatto l’abitudine non ci fa più neanche caso. E’ diventato normale ormai vedere proboscidi ed impronte giganti nel vostro giardino, è normale veder giocare il cane con un elefante.

Fare l’abitudine a qualcosa è il modo che si utilizza solitamente quando ci abituiamo a qualcosa. Abituarsi equivale quindi a farci l’abitudine:

Mi sono abituato a vedere elefanti in giardino: ho fatto l’abitudine a vedere elefanti in giardino.

Vediamo altri termini:

L’abitudine è, come abbiamo detto prima, una consuetudine, inoltre abbiamo anche nominato l’assuefazione. Due termini particolari: consuetudine ed assuefazione (ripeti).

Cominciamo dalla consuetudine: è un sinonimo di abitudine?

Possiamo dire di sì, ma si usa in modo diverso e spesso in contesti diversi:

La consuetudine è un modo costante di procedere o di operare. Vedete che sembra che la parola sia più legata a cose operative, a procedimenti, procedure. Si tratta di un linguaggio quindi anche poco legato alla singola persona, non tanto legato a dei comportamenti individuali, ma a delle modalità di procedere, delle modalità generiche, che magari riguardano il modo di fare in una azienda, al lavoro, svincolate quindi dalla singola persona.

Possiamo parlare di una abitudine, certo, ma non posso usare la parola consuetudine in contesti molto informali:

Ho l’abitudine di accompagnare mio figlio a scuola tutte le mattine.

Hai la cattiva abitudine di disturbarmi mentre dormo

Come buona abitudine Marco va a correre tutti i santi giorni

Ecco, in queste circostanze, di esempi personali, la parola consuetudine non si usa. Avere una abitudine, buona o cattiva che sia, è una cosa personale, benché la parola abitudine si possa usare anche in modo generale, tipo:

Come abitudine è bene non mangiare mai troppo (ripeti)

La parola consuetudine si usa invece come una specie di procedimento rituale, come quasi una tradizione. Ad esempio potete dire che:

In Italia è consuetudine addobbare l’albero di Natale qualche giorno prima di Natale

Vedete? Ho usato “è consuetudine“. Non c’è nessuno in particolare che ha una consuetudine, ma parliamo degli italiani in generale. Non posso dire “ho una consuetudine“, perché si usa il verbo essere ma alla terza persona, in modo che il riferimento sia spersonalizzato: è consuetudine, che equivale a “è abitudine” o “d’abitudine”.

D’abitudine l’albero di Natale si addobba qualche giorno prima

E’ abitudine mangiare l’uovo di Pasqua durante le festività pasquali

Domanda: Mangiate spesso la pasta in famiglia in Italia?

Risposta: Sì, per noi è una abitudine, lo facciamo d’abitudine, è consuetudine mangiare pasta quasi tutti i giorni per tutti gli italiani.

Si parla spesso di una abitudine consolidata, o di una consuetudine consolidata:

Come consuetudine consolidata, da quando sono nato, amo vedere i campionati di calcio alla TV.

Un’abitudine o una consuetudine consolidata è quindi una specie di rituale, una cosa che si ripete ogni anno, ogni mese, oppure in certe occasioni che si ripetono ogni determinato periodo di tempo.

Posso anche dire: “come di consueto” (ripeti)

Come di consueto, ogni anno la scuola in Italia inizia intorno alla metà del mese di settembre.

Dal lunedì al venerdì, come di consueto, mi alzo alle sette per andare al lavoro.

La frase “come di consueto” si usa quindi anche in modo informale per indicare delle attività quotidiane o ripetitive, che avvengono sempre nello stesso modo, a differenza della consuetudine, che più frequentemente indica, come detto, delle procedure generali.

Potete comunque usare “come consuetudine“, o “come abitudine” al posto di “come di consueto”, benché le abitudini siano più personali e di uso quotidiano.

Ho parlato anche di assuefazione all’inizio.

Assuefazione: questa parola è simile all’abitudine, ma ne sottolinea un aspetto particolare. Infatti l’assuefazione è sì, una abitudine, ma nel senso di un adattamento a qualcosa. Adattarsi, assuefarsi a qualcosa è diverso da abituarsi. Adattarsi a condizioni di vita particolari ad esempio, proprie di un dato ambiente. Posso quindi parlare di assuefazione quando c’è una situazione che perdura per tanto tempo, tanto tempo che sembra sia sempre esistita e non ci fa più provare le emozioni iniziali, positive o negative che siano.

Non si tratta quindi di qualcosa che si ripete, ma di una condizione che dura molto tempo, alla quale facciamo l’abitudine, alla quale ci si abitua. Questa è l’assuefazione: qualcosa a cui ci si assuefà, ci si abitua.

Posso dire ad esempio:

Alla bellezza ci si assuefà, alle ingiustizie meno

Questo vuol dire che quando una persona è bella, all’inizio è eccitante; è sempre comunque bello, intendiamoci, ma col passare del tempo lo consideriamo normale. Invece alle ingiustizie viene sempre una certa rabbia, difficile assuefarsi, abituarsi alle ingiustizie. Infatti l’assuefazione implica una diminuzione delle sensazioni associate.

L’assuefazione è un termine che si usa molto in medicina: si dice che una medicina, un farmaco, può creare assuefazione. Questo significa che l’assuefazione è uno stato che viene raggiunto dall’organismo quando la somministrazione continua di un farmaco ne diminuisce, o addirittura ne annulla, l’efficacia. In pratica l’organismo, il corpo umano si assuefà al farmaco. Si parla di assuefazione dell’organismo alla droga ad esempio. Ma anche al di fuori della Medicina ci si può assuefare a qualcosa. Ovviamente rimane nel termine quel senso di abituarsi a qualcosa con delle conseguenze negative.

Ci si può assuefare ad un lavoro squallido, un po’ meno ci si assuefà ad una vita senza soddisfazioni. Ci si può assuefare a vivere o a lavorare con una persona antipatica, che all’inizio non riuscivamo a sopportare. Ci si assuefà generalmente ai problemi quindi, o alle medicine, e talvolta si usa anche con le cose positive come la bellezza: difficilmente l’assuefazione riguarda le cose belle e piacevoli in generale, resta comunque un termine più simile all’adattamento che all’abitudine.

Vediamo un altro termine: tradizione.

Il termine “tradizione” è abbastanza simile all’abitudine. Ugualmente la parola “costume” e “usanza“.

Cominciamo dalla tradizione. Questa parola deriva dal latino e significa “trasmissione”, “consegna”. Strano…

Questo però ci aiuta molto a capire che qui c’è di mezzo la storia e le generazioni che si susseguono una dopo l’altra. Si tratta quindi di un tipo di abitudine, ma le tradizioni sono le abitudini che vengono trasmesse, consegnate, da una generazione all’altra, da padre in figlio. Ecco l’origine latina di trasmissione e consegna. Una tradizione si consegna ai figli, alle generazioni future, si trasmette. Non solo le malattie si trasmettono, e non solo i segnali o le informazioni si trasmettono. Anche le tradizioni si possono trasmettere, consegnare, quasi fossero un pacco di Amazon…

In questo caso possiamo parlare anche di “costumi“, intesi non come vestiti da indossare a Carnevale ma comportamenti, usanze, abitudini, appunto, di un popolo però.

“L’insieme degli usi e costumi che sono trasmessi da una generazione all’altra”. Queste sono le tradizioni. Quei modi di fare che diventano poi regole.

Ad esempio:

E’ tradizione nella mia famiglia mangiare il panettone a Natale (ripeti)

Era tradizione nel popolo dei Greci considerare come eroi i morti in battaglia (ripeti)

Le tradizioni quindi sono un’abitudine che si tramanda da generazione in generazione. Tramandare è in effetti più adatto come verbo di trasmettere e consegnare, perché l’idea è che ci sia un passaggio continuo, mai interrotto da padre in figlio. Sono poche le cose che si possono tramandare: le tradizioni e i costumi si possono tramandare, trasmettere nel tempo, attraverso le generazioni.

Si può tramandare la memoria di un fatto avvenuto nel passato; le usanze che si tramandano da secoli.

Per tornare alle tradizioni, una cosa tradizionale quindi non è esattamente un’abitudine, perché riguarda il costume di un popolo o di una famiglia. Le tradizioni sono qualcosa da rispettare, qualcosa a cui ci si attiene. Qualcosa cui attenersi, cioè che bisogna rispettare.

Anche il verbo attenersi è interessante.

Ci si attiene normalmente alle regole, ad una guida, alla legge: quindi, se si usa anche con le tradizioni questo ci fa capire quanto siano importanti le tradizioni, quanto sia importante distinguere una tradizione da una semplice abitudine.

Se poi una abitudine si perde, una tradizione si rompe. Quando non c’è più una abitudine si usa il verbo “perdere“:

Ho perso l’abitudine di correre tutte le mattine (ripeti)

Invece con le tradizioni si usa il verbo “rompere” (a volte interrompere)

La tradizione di famiglia di battezzare i propri figli è stata rotta (o interrotta)

Si usano verbi diversi proprio per sottolineare la differenza tra le parole.

Una rottura è più drastica, indica qualcosa di sbagliato e una situazione da cui non si torna indietro. Ciò che si perde invece, come le abitudini, sottolinea di più un cambiamento di comportamento, senza troppa negatività; in fondo si può perdere anche una cattiva abitudine, come quella di fumare. A volte comunque potete anche ascoltare rompere o interrompere un’abitudine.

Le consuetudini invece sono più legate ai processi come ho detto prima; è un termine che si usa anche al lavoro, ma non è legato alle emozioni ed ai popoli, come le tradizioni.

Usanza è un altro termine interessante. Difficile spiegare la differenza rispetto a “tradizione”. Tradizione probabilmente è più solenne, più importante come termine. Una usanza, lo dice anche la parola, è qualcosa che si “usa” fare. Una usanza è però in genere una cosa che accade periodicamente, un avvenimento abituale di vita pubblica o privata. Una usanza è un avvenimento che avviene “solitamente” in certe occasioni. Qualcosa che avviene “di solito” in certi periodi di tempo. Molto spesso si tratta di avvenimenti periodici, ma non è detto.

E’ una usanza del nostro paese dare il benvenuto ai nuovi cittadini

E’ una usanza della nostra famiglia festeggiare due volte ogni compleanno

E’ una usanza tipicamente italiana darsi due baci ogni volta che ci si saluta, uno per ogni guancia, una volta a destra e una volta a sinistra.

Non sempre però si tratta di usanze periodiche o nazionali: Esistono infatti le “usanze primitive”, le “usanze barbariche”, per indicare ciò che è in uso (o che era in uso) in certi periodi o in certi paesi

Paese che vai usanza che trovi

Questo è un proverbio che ci dice che in ogni luogo o paese ci sono delle usanze tipiche, delle abitudini, delle tradizioni popolari: Paese che vai usanza che trovi.

In ogni paese in cui si va si trovano delle usanze caratteristiche.

Se cambiamo ambiente adesso e passiamo al lavoro, l’usanza diventa la “prassi“, una parola che al lavoro si usa moltissimo. La prassi è una abitudine, una linea di comportamento nell’ambito di una consuetudine amministrativa, giudiziaria, professionale. La vediamo meglio in una prossima lezione di Italiano Professionale, dedicata ai membri dell’Associazione Italiano Semplicemente.

Bene ragazzi, ora che siamo alla fine di questa puntata vorrei dirvi parole più semplici, che probabilmente sapete già utilizzare.

Per esprimere una abitudine infatti, nel linguaggio quotidiano, si usano alcune frasi come:

Spesso, molto spesso, di sovente, soventemente, di frequente, frequentemente, molto frequentemente, ripetutamente, con una certa frequenza.

Questi avverbi si usano tutti allo stesso modo; alcuni sono più formali e ricercati, altri si usano in contesti particolari.

Vi faccio quindi alcuni esempi significativi che vi aiuteranno a capire e che vi invito a ripetere, poi terminiamo l’episodio di oggi.

Spesso mi dimentico di telefonare a mia moglie

Mi capita molto spesso di parlare in inglese

Il governo del mio paese prende di sovente decisioni sbagliate

Soventemente ricevo messaggi su Facebook

Chi beve molto fa la pipi frequentemente

Mi collego ad internet molto frequentemente

La ragazza è stata insultata ripetutamente

Gli incidenti sul lavoro in Italia si verificano con una certa frequenza

Ciao ragazzi, vi saluto e mi auguro continuiate ad ascoltare gli episodi di Italiano Semplicemente con una certa continuità, in questo modo migliorerete il vostro livello di italiano senza studiare soltanto la grammatica (come avviene molto spesso tra gli studenti).

Per chi non ascolta soventemente l’apprendimento sarà più lento. Vi consiglio pertanto di fare dell’ascolto un’abitudine, una routine quotidiana, una consuetudineconsuetudine.

Routine, questo è un altro termine interessante: è una abitudine lentamente acquisita per mezzo della pratica e della esperienza.

Grazie ai donatori e ai membri dell’Associazione Italiano Semplicemente. Un saluto a tutti, come d’abitudine.

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