Il motivo del contendere e il pomo della discordia

Il motivo del contendere

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Durata audio MP3 – 9 minuti

🔵 “Motivo del contendere” vs. “Pomo della discordia” – Qual è la differenza?

In questo episodio di Italiano Semplicemente, scopriamo due espressioni spesso usate nei dibattiti e nelle discussioni, ma con sfumature diverse! Con esempi pratici e un tocco di leggerezza, capirai quando è meglio dire “il motivo del contendere” e quando invece usare “pomo della discordia” per indicare una questione che si trascina nel tempo.

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motivo del contendere

 

Metti che… – Il verbo “mettere” per formulare ipotesi in modo informale

Un altro uso figurato del verbo mettere

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Durata audio MP3 – 9 minuti

🎧 Metti che il verbo “mettere” sia più sorprendente di quanto pensi…

“Metti che” non è solo un’espressione, è un invito a immaginare. “Metti una sera a cena” non è solo il titolo di un film, è una porta su infinite ipotesi, storie e possibilità. In questo episodio del nostro podcast, esploriamo come un verbo semplice come “mettere” possa trasformarsi in uno strumento per costruire scenari, lanciare sfide e accendere la fantasia.

Ammettiamolo: non è solo grammatica, è il piacere di giocare con la lingua!

🎧 Ascolta l’episodio e scopri come “mettere” può aprire mondi, tra cinema, espressioni idiomatiche e piccoli segreti dell’italiano.

👉 Non perdere questa puntata: metti che sia proprio quella che stavi aspettando! 😉

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metti che

Visto e considerato

Visto e considerato (ep. 1122) (scarica audio)

Trascrizione

I termini “visto” e “considerato” possiamo molto spesso utilizzarli l’uno al posto dell’altro.

Posso ad esempio dire:

Visto che sono a Roma, vado a trovare Giovanni

Ma anche:

Considerato che sono a Roma, vado a trovare Giovanni

Usando “visto” la frase appare un pochino più colloquiale.

Come sappiamo, “visto” è il participio passato del verbo “vedere”.

Chiaramente il verbo vedere si usa per indicare che qualcosa è stato percepito visivamente, cioè visto, ma in senso figurato, come nel nostro caso, significa che qualcosa è stato compreso o notato e in base a questo si prende una decisione o si desume una conseguenza.

Ad esempio:

Visto il tuo comportamento, non posso fidarmi di te.

“Considerato” invece è il participio passato del verbo “considerare”. Indica che qualcosa è stato valutato, preso in esame o ponderato. Molto simile a “visto”.

Ad esempio:

Ho considerato tutte le opzioni prima di decidere.

Ma a noi interessa di più il seguente esempio:

Considerato il contesto, la tua reazione è comprensibile.

Un uso particolare dei due termini riguarda poi alcune tipologie di testo.

All’interno di un decreto legge, una circolare amministrativa o altri documenti ufficiali, i termini “visto” e “considerato” hanno significati specifici e distinti, utilizzati in diverse sezioni del documento per scopi diversi.

Visto” è utilizzato per richiamare normative, disposizioni legali, decreti precedenti, o altri documenti che sono rilevanti per la materia trattata nel decreto o nella circolare.

Di solito, la sezione “Visto” appare all’inizio del documento, prima di entrare nel merito delle disposizioni specifiche.

Es

Visto l’articolo 32 della Costituzione…

Visto il Decreto Legislativo n. 165/2001…

In pratica, si fa riferimento a norme o atti già esistenti che costituiscono la base giuridica per il nuovo provvedimento.

Considerato” viene utilizzato invece per introdurre le motivazioni, le circostanze o le valutazioni che giustificano l’adozione del provvedimento. È una sorta di premessa che spiega il contesto e le ragioni per cui si rende necessaria l’emanazione del documento.

Es.

Considerato che è necessario garantire la tutela della salute pubblica…

Considerato che le attuali circostanze richiedono un intervento urgente…

Serve quindi a esporre le ragioni o gli obiettivi che giustificano il provvedimento.

Usciamo dal contesto normativo e torniamo alla vita quotidiana.

Esiste un’espressione in cui sono presenti entrambi i termini.

L’espressione è “visto e considerato”.

Questa frase viene spesso utilizzata per introdurre una conclusione o una sintesi dopo aver esaminato i fatti o le circostanze. Ad esempio:

Visto e considerato tutto quello che è successo, penso che dovremmo cambiare strategia.

In frasi come questa, potrei usare anche solamente uno dei due termini e il senso sarebbe lo stesso. Non si tratta però di una inutile ripetizione.

Analizzando infatti più accuratamente la frase, potremmo dire “visto” implica che si è preso atto di qualcosa, mentre “considerato” implica che ci si è riflettuto sopra. C’è stata una riflessione.

Questa dunque è una locuzione che prepara il terreno per una conclusione, che introduce una decisione basata su una riflessione.

Usare semplicemente “Visto” è un modo più semplice e diretto e può andar bene lo stesso anche se non usiamo “considerato” quando introduciamo una causa o una motivazione.

È spesso usata nel linguaggio quotidiano e in contesti meno formali.

Non sono venuto alla festa visto che ero stanco.

Non sono venuto alla festa vista la stanchezza che avevo.

In fondo possiamo usare “visto” al posto di perché, poiché o “in quanto”.

Visto e considerato che” spesso è più formale, ma in contesti normali rinforza la giustificazione.

Può essere usata per sottolineare che una decisione o un’azione è stata attentamente valutata sulla base di più considerazioni.

Spesso si trova in testi legali, amministrativi o in contesti formali.

Es:

Visto e considerato che il contratto non è stato rispettato, abbiamo deciso di recedere dall’accordo.

Possiamo quindi usare “visto” in modo più colloquiale e diretto, mentre “visto e considerato” aggiunge un livello di formalità o si usa per enfatizzare in contesti informali, per sottolineare qualcosa.

Si presta ad esempio per usata anche nel corso di un litigio o una discussione accesa per far valere le proprie ragioni, specialmente quando qualcuno vuole rafforzare il proprio argomento o dimostrare che la propria posizione è ben ponderata.

In un contesto di questo tipo, questa espressione può servire a sottolineare che l’altra persona non ha tenuto conto di determinate circostanze o che le proprie decisioni sono basate su una valutazione attenta e ragionata.

Ad esempio, in un litigio potresti sentire frasi come:

Visto e considerato che tu non hai mai rispettato i nostri accordi, non vedo perché dovrei fidarmi ancora di te.

Qui, l’uso di “visto e considerato” serve a dare peso all’argomento, quasi a formalizzare la lamentela e a mettere l’accento sulla valutazione dei fatti precedenti.

Quindi, “visto e considerato” può essere utilizzato per rendere il discorso più perentorio e per sottolineare che una certa decisione o reazione è stata presa dopo un’attenta riflessione su quanto accaduto.

Adesso, visto e considerato che sono stato un po’ prolisso, facciamo un breve ripasso dedicato agli episodi precedenti.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

– – –
Marcelo: Sono un fervente sostenitore dell’iniziativa privata! Conosco molte persone di successo che si sono fatte da sé.
Trovo una caratteristica che accomuna coloro che hanno ottenuto il successo da soli: protrarre le azioni per raggiungere il loro scopo con tenacia e senza mai mollare, nonostante i possibili fallimenti che possono ostacolare questo percorso.
Credo che il loro proverbio sia: chi la dura, la vince!

Ulrike: Ciao Giovanni, non riesco a mostrarmi restia nei confronti della tua richiesta di un ripasso. Anzi, a mio parere sarebbe un atto ingeneroso, visto e considerato che da par tuo te ne sei appena uscito con un episodio con la È maiuscola, vale a dire un lavoro coi fiocchi che merita il nostro riconoscimento. E come la vedete voialtri? Per la cronaca amici: guai se qualcuno mi desse della ruffiana.

Anthony: Ti do, cara Ulrike, della ruffiana tranquillamente e senza remore poi Giovanni mi risponderà in malo modo con un cazziatone bell’e buono. Riesco addirittura a presagire le sue parole: ce ne fossero di membri come lei e meno coatti come te, Antò.

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Fare presente (ep. 1050)

Fare presente

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  • Trascrizione

    Emanuele: Il presente episodio è dedicato alla locuzione “fare presente” o “far presente”.

    È una locuzione che volutamente abbiamo lasciato fuori dall’ultimo episodio. Quindi in quell’episodio, dedicato al termine “presente“, questa locuzione non è presente.

    Battute a parte, “fare presente” significa segnalare qualcosa a qualcuno, quindi si potrebbe sostituire anche con far notare, o anche con precisare.

    Vi faccio presente però che è spesso usata in contesti formali, in cui si dà del lei all’interlocutore, tipo:

    Signor presidente, le faccio presente che gli episodi di questa rubrica dovrebbero durare attorno ai due minuti e spesso lei si dilunga eccessivamente.

    Teoricamente si potrebbe usare anche il verbo dire (ti dico che… le dico che) ma questa persona che “dice” questa cosa al presidente, sta non solo comunicando con lui, ma gli sta dando un suggerimento, o meglio ancora in questo caso, sta facendo una correzione.

    A volte fare presente è abbastanza simile a “tenere conto”, “tenere in considerazione”. Più informalmente si usa anche “calcola che“, anche se non c’è niente da calcolare nel senso proprio del verbo.

    Se vogliamo usare un semplice verbo in sostituzione di “fare presente”, oltre a segnalare e calcolare, potremmo usare il verbo valutare, meno informale ma si può usare in ogni contesto.

    La particolarità di “fare presente” è che molto spesso si utilizza per correggere una persona quando questa dimentica qualcosa di importante e che è giunto ad una conclusione senza considerare questa cosa importante.

    Fare presente” viene quindi spesso usato per portare all’attenzione di qualcuno un punto importante che potrebbe essere stato dimenticato o trascurato durante una discussione o un ragionamento. È un modo gentile per correggere o integrare una conclusione.

    Es:

    Ti volevo fare presente che nella tua analisi manca un dato cruciale che potrebbe cambiare la conclusione.

    Mi permetto di farti presente che durante la riunione di ieri non hai menzionato l’aspetto finanziario del progetto.

    Nella tua recensione su TripAdvisor hai scritto che l’albergo è molto bello e grande, ma il servizio non è al top. Ti faccio presente che ‘top’ è un termine inglese, quindi sarebbe più corretto dire “il servizio non è il massimo”, oppure “il servizio non è dei migliori.?

    Una possibile risposta però potrebbe essere:

    io invece ti faccio presente che qui a Milano si usa molto spesso e tutti capiscono senza problemi!

    Se non siamo in ambito formale spesso si usa ironicamente. Questa è una caratteristica importante che contraddistingue la locuzione rispetto ai verbi o altre locuzioni che possono usarsi in sostituzione.

    Es:

    Se un mio amico mi chiede di passare il weekend a casa sua con due sue amiche, poteri rispondere:

    Giovanni:

    Ti ringrazio per il pensiero, ma ti vorrei solo far presente che a casa ho una moglie e tre figli che mi aspettano.

    Prima si è citato “portare all’attenzione di qualcuno” come possibilità alternativa a “fare presente” ma questa è ancora più formale e si usa solamente in contesti professionali e burocratici. Non si usa, tra l’altro, in modo ironico.

    Potrebbe risultare un po’ eccessiva per situazioni più informali o quotidiane tra persone sposate o tra amici o in famiglia. Quindi, se stiamo parlando ad esempio di un rapporto tra coniugi o amici, “fare presente” è sicuramente più adatto e si presta bene a correzioni e utilizzi ironici, anche con un pizzico di “acidità” direi.

    Questa precisione aggiunge qualcosa di importante secondo me, perché a volte, quando si usa “fare presente” l’effetto ottenuto non è quello della battuta divertente, ma quello della battuta cosiddetta “acida”.

    Parliamo di sarcasmo. Non so se conoscete questo termine.

    A volte, il tono o il contesto in cui viene utilizzata la locuzione “fare presente” possono trasmettere un senso di pungente critica anziché semplice osservazione. Dipende molto dalla modalità in cui viene fatta l’osservazione e dall’intenzione di chi la usa.
    Una sfumatura che credo sia importante.

    Vi faccio un paio di esempi di questo tipo.

    Caro, ti faccio presente che hai lasciato la spazzatura sul pavimento della cucina. Sarà forse la tua nuova installazione artistica?

    Risposta del marito:

    Vorrei farti presente che non sono l’addetto alle pulizie di questa casa.

    Vi lascio immaginare il seguito della conversazione…

    Adesso ripassiamo. Parliamo di battute acide e di sarcasmo.

    Il sarcasmo, per aiutarvi un po’, se non è abbastanza chiaro, è un tipo di linguaggio o tono di voce che viene utilizzato per comunicare in modo ironico o beffardo, spesso dicendo il contrario di ciò che si intende veramente o esprimendo disprezzo o derisione. Si tratta di un’ironia tagliente, utilizzata per sottolineare una critica o per prendere in giro qualcuno o qualcosa. Il sarcasmo può essere evidente oppure più sottile e difficile da afferrare a volte.

    A voi la parola.

    Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

    Albéric: Ottimo argomento, su misura per me direi. Si dà il caso infatti che da giovane mi sia laureato in “Sarcasmo e Ironia” presso l’Università di Bologna. Il mio corso preferito era senz’altro quello tenuto dal Professor “Finto Tonto” . Fu lui a dirigere la mia tesi intitolata: “Il menefreghismo come arte di vita”. Solo gli addetti ai lavori sono in grado di capirne la sostanza, che si snoda attraverso i meandri di un modo di pensare restio a qualsiasi forma di logica.

    Ulrike: Quale sorpresa, questo corso del famoso professor Finto Tonto! Lo conosco anch’io, benché i miei ricordi non siano dei migliori. Ho mollato presto rendendomi conto che la materia mi andava di traverso. Poi c’era un tizio accanto a me, sempre disposto a lanciare frecciatine sarcastiche per far ridere alle spalle altrui. Non vi dico quanto mi dava sui nervi.

    Marcelo: Dopo aver riflettuto un po’ sul concetto di sarcasmo, ricordo un professore che era assuefatto a questo modo di essere. indirizzava critiche mordaci, anche pungenti, ma non esplicite, verso il suo bersaglio, in modo acido e caustico. Questo mi provocava un crescendo di rabbia, e cresceva il desiderio in me di dargli risposte sibilline. Questo professore non a caso annoverato tra i primi posti, se non proprio al primo, tra tutti i professori che odiavo! Tra le persone dirette e quelle caustiche e mordaci, sono decisamente per le prime!

    – – –

    Segue una breve canzone dal titolo “ti faccio presente”

    – – –

205 – VEDITELA TU – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Buongiorno, allora ieri ho lasciato a mia madre la spiegazione di “Vedi tu”, infatti avevo chiesto io a lei di occuparsene e oggi avevo la stessa intenzione, sennonché mi madre mi ha risposto:

Giuseppina: Mi spiace ma oggi non ho tempo, oggi te la vedi tu.

Va bene, ho risposto io. Me la vedo io, me la vedo da solo allora.
Questo, come vi aveva accennato nello scorso episodio mia madre, è un altro modo di usare “vedi tu“. In realtà stavolta è “te la vedi tu” o anche “VEDITELA TU” , significato diverso dal “vedi tu” di cui vi ha parlato mia madre. Stavolta infatti non è un segnale tipo “non c’è problema, decidi tu” . Piuttosto significa “è un problema che devi risolvere da solo” : te la devi vedere da solo.
Ancora una volta “vedere” con gli occhi non c’entra nulla. Stavolta è “vedersela“, verbo pronominale che abbiamo già visto in due passati episodi e che stavolta rivediamo velocemente.
Vedersela e quindi “me la vedo io”, “veditela tu”, “se la vede lui/lei”, “se la vedono/vedano loro”, “ce la vediamo noi”, “ve la vedete voi” si usano per affrontare i problemi senza coinvolgere altre persone. Questa è la cosa più importante da ricordare.
Quindi “me la vedo io” significa me ne occupo io, ci penso io a risolvere il problema, quindi tu stanne fuori, ci penso io, quindi non farti problemi perché sarò io a affrontare questa situazione.
Quindi, mentre in “vedi tu” che abbiamo visto nell’ultimo episodio si lascia l’onore di decidere a qualcun altro, in “te la vedi tu” (o veditela tu) si lascia l’onere e non l’onore.
Spesso infatti si usa quando ci sono responsabilità, quando si è fatto qualcosa di sbagliato e si deve rimediare a questo errore:

Tu hai sbagliato, e adesso te la vedi tu!

Non c’è nessun onore ma solo un onere, un peso, un peso che si deve sopportare da soli.
MA perché si usa vedere? Ad esempio se dico “me la vedo io”, il senso del verbo vedere è: tu non vedrai nulla, cioè non ci sarà nessun problema per te: me la vedo io, non preoccuparti.
Ovviamente è informale, ma in modo formale “te la vedi tu” diventa:
E’ una sua responsabilità, se ne occupi lei, si prenda lei in carico questa faccenda, veda lei come risolvere il problema.
Ora un breve ripasso. Domani vediamo l’ultimo utilizzo di “vedi tu“, essendo andati già oltre i due minuti.
Bogusia: Può darsi che qualcuno di voi recentemente abbia trovato questo sito per imparare oppure approfondire il proprio italiano. Vi ha colto alla sprovvista questo metodo ingegnoso e adesso le sette regole d’oro vi ronzano per la testa?
Ho deciso di ritagliarmi del tempo e dirvi che non siamo alle solite qua: cioè, studiare anni e anni, il che significherebbe armarsi di nuovo di pazienza e forse ad un certo punto accusare la fatica e alla fine voglia di sfuggire dallo studio.
No, non è così con italiano semplicemente. Chi impara con noi è proprio cascato bene e ha svoltato, appunto. Qui si ingrana e questo è meglio dirlo a scanso di equivoci prima che decidiate di allontanarvi anzitempo dalla lingua italiana. Hai visto mai che adesso ti è venuta la voglia di continuare?
Segue la spiegazione di Emanuele…
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!