Impariamo l’italiano cantando
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Bentornati nella rubrica rubrica dedicata alle canzoni italiane.
È una canzone famosissima che, a prima vista, sembra quasi senza senso.
E invece… è tutto il contrario.
Partiamo dal titolo: Nuntereggae più. In questo episodio vi svelo subìto il titolo che non è scritto in italiano standard.
È infatti una deformazione del romanesco.
Nuntereggae più significa “Non ti reggo più” cioè: non ti sopporto più.
Il verbo usato è reggere, che informalmente, in tutt’Italia capiscono che significa sopportare. Reggere è infatti un sinonimo di sostenere, che fa pensare ad un peso.
Quindi non ti reggo più sta per non ti sopporto più.
Però il titolo gioca col termine “reggae” che è il genere musicale di Bob Marley.
Quindi il titolo è già ironico, ambiguo, ma anche e soprattutto creativo.
Ascoltando questa canzone si ha l’impressione di un elenco confuso: parole, nomi, concetti… messi insieme apparentemente senza logica.
In realtà, è una critica durissima alla società italiana. Altro che senza logica.
Rino Gaetano è uno dei cantautori più originali e graffianti della storia italiana. Purtroppo non c’è più da tanti anni.
Dicevo che la canzone è un lungo elenco di nomi, situazioni e vizi dell’Italia degli anni ’70, e io testo è strutturato come uno sfogo liberatorio contro l’ipocrisia della società. Uno sfogo contro varie cose in realtà:
La politica
personaggi pubblici
I valori tradizionali
I media
È come se l’autore dicesse: “basta, non ne posso più di tutto questo” . Cioè: “Queste cose non le sopporto più”.
Il ritornello è quindi simile a: quando è troppo, è troppo
“Nuntereggae più” viene ripetuto continuamente.
Questo crea un effetto quasi nervoso, insistente. È una specie di sfogo.
Come quando una persona ripete sempre la stessa frase perché ha raggiunto il limite.
Ma vediamo le frasi e le parole difficili per voi non madrelingua e spesso anche per gli italiani, soprattutto i più giovani.
Vediamone alcune.
“A dama c’è chi fa la patta”.
La dama è il classico gioco da tavolo con le pedine bianche e nere. In Italia, per decenni, è stato il gioco “da bar” o “da circolo” per eccellenza, praticato soprattutto dagli uomini più anziani o dai politici di provincia.
Fare la patta? Che significa? Non è la patta dei pantaloni, che è il pezzo di tessuto, la parte sotto, dove viene cucita la cerniera dei pantaloni.ni parlo di quella patta.
Nel linguaggio dei giochi (dama, scacchi, “patta” significa pareggio. Col pareggio non vince nessuno. C’è anche l’espressione “pari e patta”, che rafforza l’idea di parità alla fine di una partita.
Es:
È finita parole patta!
Comunque nella canzone si dice “fa la patta”.
Fare la patta quindi significa finire la partita in parità, senza vincitori né vinti. Ma qui somiglia a qualcosa tipo “accordarsi per essere tutti soddisfatti”.
Cioè? Rino Gaetano sta facendo un paragone tra il popolo e l’élite (i politici e i potenti):
Si dice, nella canzone, anche che”Il popolo si gratta“: Il “popolo” non ha lavoro, si annoia o è abbandonato a se stesso (grattarsi è il gesto di chi non ha nulla da fare o è insofferente).
Allora “A dama c’è chi fa la patta” sta a significare che mentre la gente comune soffre e si gratta, i potenti “giocano” tra loro. “Fare la patta” significa quindi che i politici, anche se fingono di essere nemici (come il bianco e il nero alla dama), alla fine si mettono d’accordo. Si spartiscono il potere in modo che nessuno perda davvero. È una patta!
Questa si può interpretare quindi come una critica ai compromessi politici. I potenti giocano sulla pelle dei cittadini e, alla fine, decidono di “pareggiare” per restare tutti sulle loro poltrone.
Poi continua con una bella rima:
“A sette e mezzo c’ho la matta”
Questa è davvero complicata.
“Sette e mezzo” è un gioco di carte italiano che si gioca con le carte più famose in Italia: le carte Napoletane.
L’obiettivo del gioco è arrivare a 7 punti e mezzo. Si distribuisce una carta ciascuno e poi eventualmente si chiede una carta aggiuntiva per avvicinarsi il più possibile a sette e mezzo.
Non sì conosce chiaramente le carte che stanno per arrivare. Se si supera sette e mezzo “si sballa”, cioè si va oltre quel punteggio e si è fuori gioco. Ci si deve avvicinare a sette e mezzo più che si può.
“La matta” cos’è ? È una carta speciale.
Si tratta del re di denari, che viene chiamato “matta” e da sola assume il valore di mezzo punto ma può valere da 1 a 7 punti interi, a discrezione del giocatore che lo possiede. A chi capita la matta difficilmente sballa.
Quindi:
c’ho la matta = ho la carta jolly
Ma in senso figurato?
Può significare:
“ho un vantaggio nascosto”
“ho l’asso nella manica”, “ho la fortuna dalla mia parte”.
Oppure, in modo ironico: “sto barando” quindi ho molte possibilità di vincere. Questo fa a pensare a coloro che hanno dei vantaggi che altri non hanno.
E poi? Poi Rino Gaetano “vede tanta gente che non ha l’acqua corrente.”.
Cioè mentre i potenti si spartiscono le ricchezze e il potere, c’è gente che “non c’ha niente” (non ha nulla).
“Ma chi me sente” è uno sfogo: una domanda retorica: queste persone hanno bisogni che vengono ignorati. Nessuno sente i lamenti di queste persone. Il tono di questa strofa è anche sconfortato.
Possiamo ai “buffoni di corte”
Questa è un’espressione idiomatica.
Il buffone di corte era quello che faceva ridere il re. La corte del re. è l’insieme delle persone (nobili, guardie, servitori) che vivono intorno a un sovrano e lo assistono nelle sue funzioni.
Oggi i re non ci sono più, ma i buffoni di corte, se vogliamo alludere a qualcuno, esistono eccome!
Oggi i buffoni sono chi intrattiene il potere, chi serve coloro che hanno il potere, quindi parliamo di coloro che vogliono ricevete favori dai potenti, cioè dai politici.
Si parla anche dei “ministri puliti”.
Qui c’è ironia pura. “Puliti” significa onesti, ma chiaramente si tratta di ironia, come a dire: “sì certo… proprio puliti”
La canzone inizia con “Abbasso e alè”: l’unione di una specie di insulto (“abbasso!”) e di un incitamento (“alè!”). Si tratta di un modo veloce per dichiararsi a favore o contro qualcosa, tipo”abbasso la Juve” e “alè” che è un’esclamazione italiana di incitamento, spesso usata nel ciclismo e nello sport per spronare, per spingere i tifosi o i corridori. È sinonimo di “forza!”, “dai”, e “avanti!”.
Rino Gaetano con questo “abbasso e alè” critica il fatto che gli italiani si lamentano di tutto, ma poi continuano a trattare i politici e i VIP come idoli.
Nella parte finale, la canzone sembra scivolare volutamente in una banale canzonetta d’amore (“Che bella sei, vali per sei…”).
A me sembra un atto di sarcasmo eppure un modo per alleggerire: l’autore sembra dire che, alla fine, per non affrontare i problemi seri (la gente che “non c’ha l’acqua corrente”), l’italiano preferisce rifugiarsi nelle canzoni d’amore superficiali e nei programmi TV come Portobello, una famosa trasmissione in cui il protagonista era un pappagallo di nome Portobello, dove l’obiettivo dei concorrenti era fargli dire il suo nome.
“Portobello e illusioni” si dice.
Gaetano accosta il nome del programma alla parola “illusioni” per un motivo preciso: la TV di quegli anni stava diventando il nuovo “oppio dei popoli”.
C’è una distrazione di massa: Mentre l’Italia viveva la crisi economica, il terrorismo (gli Anni di Piombo) e la corruzione, la televisione offriva sogni facili e intrattenimento leggero.
“Lotteria a trecento milioni”: i programmi TV che promettono successo e le lotterie che promettono ricchezza improvvisa.
Sono tutte “scappatoie mentali” , dei modi per scappare dalla realtà per un popolo che, come dice, spesso “non c’ha l’acqua corrente”.
La canzone è, in definitiva, un inno contro l’immobilismo dell’Italia, dove tutto cambia nei nomi, ma nulla cambia nei fatti.
Ma vediamo qualche cosa in più che vale la pena spiegarvi per capire l’Italia oltre che la canzone.
Si parla di “Ladri di polli / Ladri di Stato”.
I “ladri di polli” sono i piccoli criminali (che rubano poco); i “ladri di Stato” sono invece i politici corrotti che rubano grandi somme restando impuniti. C’erano allora, negli anni ’70 come oggi.
Poi le “Auto blu”: Sono le macchine di rappresentanza dei politici e dei funzionari statali (ancora oggi simbolo di privilegio). Le auto blu c’è l’hanno solo i politici più importanti.
Ma auto blu fa rima con “Sangue blu“. Parliamo della nobiltà.
Chi ha il sangue blu, vuol dire che appartiene a una famiglia nobile o aristocratica, simbolo di prestigio. L’espressione, derivante dallo spagnolo sangre azul, e si riferisce storicamente alla pelle pallida dei nobili, che non lavorando all’aperto, non si abbronzavano. Quindi si vedevano le vene che avevano un colore simile al blu.
Poi c’è “Eya alalà”: questo è un grido di guerra di epoca fascista (inventato da Gabriele D’Annunzio). Rino Gaetano lo mette nell’elenco delle cose che “non sopporta più”.
Non mancano alcune single dei partiti di quel periodo: PCI, PSI, DC, PLI, PRI: Sono gli acronimi dei partiti dell’epoca (Comunista, Socialista, Democrazia Cristiana, Liberale, Repubblicano). La ripetizione ossessiva serve a mostrare quanto fossero onnipresenti.
Si parla anche di “Immunità parlamentare“: questa esiste anche oggi.
È Il privilegio legale dei politici che impedisce loro di essere processati come i comuni cittadini (un tema caldissimo all’epoca e anche oggi). Anche di questa immunità parlamentare non se ne può più.
Nel testo non mancano tanti nomi che in qualche Modo hanno stufato. In parte si tratta della “élite” italiana del 1978:
La “Dinastia” Agnelli: I proprietari della FIAT.
Calciatori e Sportivi: Causio, Tardelli, Antognoni (campioni del calcio); Lauda (Formula 1); Thoeni (sci).
Ci sono presentatori TV: Mike Bongiorno, Maurizio Costanzo, Raffa (Raffaella Carrà).
Poi si cita anche “Cazzaniga“. Credo si tratti dì Gian Mario Cazzaniga, un filosofo,politico e sindacalista Italiano che è stato tra l’altro anche segretario nazionale della CGIL. Si sentiva spesso parlare di luì in quegli anni.
Per finire voglio citare qualche modo di dire molto usato e che Rino Gaetano non reggeva più.
“Mi sia ‘onsentito dire”.
Questa è una parodia del linguaggio formale dei politici. La “C” mancante in “consentito” imita l’aspirazione toscana di alcuni leader politici dell’epoca. Nella lingua toscana molte “c” sono aspirate: casa diventa ‘asa, cannuccia diventa ‘annuccia e quindi consentito diventa ‘onsentito.
“Mi consenta” e “mi sia consentito dire” erano e sono ancora in realtà modalità molto frequenti in politica e nei dibattiti pubblici. È un modo per chiedere il permesso di dire la propria idea,la propria visione.
Possiamo a “Nella misura in cui” e soprattutto “Aliena ogni compromesso”
Stessa storia. Sono espressioni tipiche del “politichese”, un linguaggio inutilmente complicato usato per non dire nulla di concreto.
Analizziamo le parole.
Aliena: In questo caso deriva dal verbo “alienare”, che nel linguaggio formale/giuridico significa allontanare, escludere o cedere.
Ogni compromesso: Il compromesso è un accordo dove entrambe le parti rinunciano a qualcosa. In politica, spesso ha una sfumatura negativa (corruzione o perdita di coerenza).
Cosa significa la frase intera quindi?
Letteralmente significa: “Rifiuta/esclude qualsiasi tipo di accordo o mediazione”.
Come a dire che chi parla non è disposto a farsi convincere da altri. Questo fa pensare a un politico convinto e che non si fa corrompere da nessuno.
“Ué paisà.”.
Questo è un saluto stereotipato dell’emigrante italiano (spesso meridionale). Significa “ciao, paesano”, “ciao amico, tu che vieni dalla mia stessa terra”. Anche questa espressione fa pensare al fatto che in Italia si va avanti, si fa carriera tramite amicizie e conoscenze e non per meriti.
“Il quindicidiciotto”.
Si riferisce alla Grande Guerra, cosiddetta la guerra del 15-18 cioè che c’è stata dal 1915 al 1918. La Prima Guerra mondiale quindi.
Il quarantotto / Il sessantotto.
Questi sono gli anni di rivoluzioni e rivolte studentesche. Fare un “quarantotto” significa ancora oggi creare un gran disordine. È un’espressione idiomatica anche. Il sessantotto è il 1968 che è stato un anno cruciale segnato da un’ondata globale di proteste studentesche e operaie contro l’autoritarismo, la guerra in Vietnam e le disuguaglianze sociali, culminato con il “maggio francese”, scontri a Valle Giulia in Italia, l’assassinio di Martin Luther King e la Primavera di Praga repressa dai sovietici.
Terminiamo con le P38.
Le P38 sono le pistole tristemente famose durante gli “Anni di Piombo” (periodo di terrorismo in Italia).
Anzi no, c’è anche la “Spiaggia di Capocotta”: Una spiaggia vicino Roma, famosa negli anni ’50 per un caso di omicidio e scandalo sessuale che coinvolse l’alta società parliamo del caso di Wilma Montesi, trovata morta su quella Spiaggia. Un episodio che pare abbia anche ispirato il film “la dolce vita” di Federico Fellini.
Adesso vi lascio all’ascolto della canzone sperando di avervi dato una mano nella comprensione anche dell’Italia di ieri e in parte anche di oggi.
