Nomi collettivi: tutti per uno, uno per tutti!

Nomi collettivi

Audio in preparazione

episodio 1229

Trascrizione

Bentornati nella rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

Oggi parliamo di una cosa curiosa della lingua italiana: i nomi collettivi.

Sapete cosa sono?
Sono parole che indicano un insieme di cose o di persone, ma usando una sola parola.

In altre parole, invece di nominare tante cose una per una, l’italiano preferisce fare economia. Come se dicesse: perché fare la fatica di contarle tutte, quando possiamo racchiuderle in una sola parola?

Facciamo qualche esempio.

Se vedete una sola ape, direte semplicemente:

Guarda, un’ape!

Ma se le api diventano tante, ronzano tutte insieme e cominciano a girare nell’aria… a quel punto non parliamo più di api singole.
Parliamo di uno sciame. lo so, potremo usare semplicemente il plurale: le api, ma posso usare il nome del gruppo, e un gruppo di api si chiama sciame.

Ora immaginiamo una scena in un negozio. Entra un cliente. Poi un altro. Poi un altro ancora.
Dopo un po’ il negoziante potrebbe dire:

Ultimamente i clienti sono aumentati.

Ma se usiamo il nome del gruppo diciamo:

Ultimamente la clientela è aumentata.

Qui non si parla di un cliente preciso, ma di tutti i clienti nel loro insieme.

Passiamo ai fiori. Un fiore è bello, certo.
Ma se qualcuno vi regala molti fiori insieme, non vi porta venti fiori uno per uno dicendo:

“Questo è un fiore, questo è un altro fiore…”

Oppure:

Questi sono i fiori!

Meglio ancora dire che vi porta un bel mazzo di fiori.

Poi ci sono le foglie. Una foglia, due foglie, tre foglie… ma quando sono tantissime, magari tutte cadute a terra in autunno, possiamo parlare di fogliame.

La lingua italiana qui diventa quasi poetica. Pensate a una passeggiata nel bosco:

Il sentiero era coperto di fogliame.

Non state contando le foglie. State guardando l’insieme.

Andiamo avanti. Una isola è una sola. Ma quando ci sono molte isole vicine tra loro, formano un arcipelago.

Poi abbiamo una parola molto interessante: biblioteca.

Un libro è un libro.
Ma una biblioteca è un luogo pieno di libri. Una specie di regno dei libri.

Passiamo al mare. Una nave naviga da sola.
Ma se molte navi viaggiano insieme, magari militari, allora formano una flotta.

Oggi però questa parola non si usa solo per il mare: anche gli aerei di una compagnia o gli autobus di una città possono formare una flotta.

Sulla terraferma invece possiamo trovare una sola pecora.
Ma se le pecore sono tante e camminano tutte insieme dietro al pastore, allora parliamo di un gregge.

E quando ci sono molte persone in uno stesso luogo, magari davanti a un concerto o allo stadio?

Non diciamo necessariamente: “C’erano molte persone”.

Possiamo dire semplicemente:

“C’era una folla.”

Nel bosco invece troviamo un pino. Ma tanti pini insieme formano una pineta.

Sul campo di battaglia troviamo un soldato.
Ma molti soldati insieme diventano un esercito.

Guardiamo il cielo. Una stella è una stella.
Ma quando più stelle formano un disegno nel cielo, allora abbiamo una costellazione.

E nel cielo possiamo vedere anche uno stormo di uccelli.

Infine andiamo in campagna. Una vite è una pianta d’uva.
Ma tante viti insieme formano un vigneto.

Avete notato che molti animali hanno nomi collettivi molto particolari?

Per esempio, quando i lupi stanno insieme si parla di branco.
I pesci invece formano un banco.
Gli uccelli che volano insieme formano uno stormo.
E i cani da caccia possono formare una muta.

La cosa interessante è che queste parole non si possono scambiare.

Non diremo mai uno stormo di lupi, né un branco di pesci.
Ogni animale ha, per così dire, il suo gruppo ufficiale.

Un’altra curiosità riguarda gli alberi e le piante. Molti nomi collettivi indicano anche un luogo. Pensiamo a parole come pineta, vigneto, uliveto, castagneto.

In questi casi spesso compare il suffisso -eto o -eta, che suggerisce proprio l’idea di un luogo pieno di qualcosa. Un vigneto è quindi un luogo pieno di viti, mentre un uliveto è un terreno pieno di ulivi.

Infine esistono parole che sono collettive senza che ce ne accorgiamo.

Pensate a parole come gente, popolo o bestiame. Sono parole grammaticalmente singolari, ma dentro di loro si nasconde una moltitudine.

Quando diciamo “la gente parla molto di questa storia”, in realtà ovviamente stiamo pensando a tantissime persone.

Insomma, i nomi collettivi ci mostrano una cosa molto interessante: quando gli elementi diventano numerosi, la lingua cambia prospettiva. Non guarda più il singolo individuo, ma l’insieme.

Una pecora diventa un gregge.
Un uccello diventa uno stormo.
Una nave diventa una flotta.

Insomma, è un po’ lo spirito dei moschettieri: uno per tutti, tutti per uno.

Bene, direi che per oggi possiamo fermarci qui.

Ma adesso vi propong una serie di frasi per verificare se avete davvero capito bene. Un quiz che potete ascoltare con le soluzioni dalle voci dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente e che quindi diventa, come al solito, anche un bel ripasso degli episodi precedenti. A proposito! Quale nome usare per indicare i membri dell’associsazione? Beh, avete varie possibilità:

  • il gruppo dei membri

  • la comunità dei membri

  • la squadra (più informale)

  • la famiglia di Italiano Semplicemente (molto caloroso)

Io preferisco la famiglia!

ripasso in preparazione a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente 

Esercizio: Completa con il nome collettivo (o individuale) corretto

  1. Nancy: Gerome, timidissimo, ha deciso di prendere il toro per le corna: ha colto un singolo __________ profumato per aggiungerlo al suo mazzo e dichiararsi finalmente ad Estelle.
    (Suggerimento: qui serve il nome individuale del fiore)

  2. Marcelo: Il generale Sacchi, che non è certo un quaquaraquà, comanda l’__________ argentino con pugno di ferro.
    (Suggerimento: qui serve il nome del gruppo di soldati)

  3. Carmen: In quella biblioteca enorme non riuscivo a trovare il mio __________ preferito; ne ho abbastanza di cercarlo! – dissi – scommetto che Albéric lo sta usando per ingannare il tempo e non lo restituirà mai!
    (Suggerimento: qui serve l’oggetto singolo che si legge)

  4. Capirai! È bastata una folata di vento perché una piccola __________ si staccasse dal ramo; ora tutto il fogliame è a terra e mi tocca pulire, mannaggia!
    (Suggerimento: qui serve la parte singola dell’albero)

  5. Gema: In mare c’era una nave solitaria che sembrava latitare all’orizzonte, ma all’improvviso è apparsa l’intera __________: un vero pezzo da novanta della marina militare!
    (Suggerimento: qui serve il gruppo di navi)

  6. Leily: Il povero pastore è caduto a rotta di collo giù per la collina perché una __________ smarrita non riusciva a ricongiungersi al suo gregge.
    (Suggerimento: qui serve l’animale singolo)

Nomi collettivi

La circospezione

La circospezione – (scarica audio)

Episodio n. 1195

Trascrizione

La parola di oggi è circospezione.

Di sicuro hai tante occasioni per utilizzarla nella vita di tutti i giorni e chissà quante volte anche tu hai avuto un fare circospetto.

Iniziamo proprio da questo.

Circospetto è un aggettivo che descrive una persona prudente, attenta, misurata nei comportamenti e nelle parole, che agisce con cautela, cercando di non esporsi troppo o di non creare problemi. Solitamente ad essere circospetto, nel linguaggio, è il comportamento, l’atteggiamento, il fare, il modo di fare; ma anche una persona può essere definita circospetta.

In altre parole, una persona circospetta valuta bene ogni cosa prima di agire o parlare, spesso per non offendere, non compromettere sé stessa, o non attirare attenzioni indesiderate.

Se una persona si comporta in modo circospetto, allora è prudente, cauta, riservata, accorta, avvenuta. Si guarda attorno. Non a caso “circo” indica proprio l’intorno, ciò che circonda la persona.

Al contrario sarebbe una persona impulsiva, avventata, spavalda, sconsiderata addirittura.

Si usa spesso quando si nota in una persona qualcosa che insospettisce, che suscita sospetto. Il sospetto ci porta alla seconda parte della parola circospetto.

Es:

Giovanni ha risposto con tono circospetto, evitando di dire troppo.

Era molto circospetto quando gli ho chiesto della sua vita privata.

Il diplomatico si mostrava circospetto durante l’intervista.

È questa la circospezione. Indica il modo di comportarsi proprio di una persona circospetta, cioè la prudenza, la cautela, la delicatezza e l’attenzione nel parlare o nell’agire.

Es:

Ha agito con grande circospezione, sapendo che ogni parola poteva essere fraintesa.

In questi casi ci vuole circospezione, non impulsività.

La sua circospezione era evidente: si guardava continuamente attorno prima di parlare.

Parlando di circospezione possiamo facilmente usare l’espressione “avere un fare“, che, come si è visto in un episodio passato, può indicare un atteggiamento di qualsiasi tipo. Dipende dall’aggettivo che segue.

Avere un fare circospetto, quindi, significa chiaramente comportarsi in modo prudente, cauto, riservato.
“Fare”, come abbiamo visto, in questo caso, indica l’atteggiamento, il modo di porsi, l’impressione che si dà, il modo di fare.

Quindi, un fare circospetto è un atteggiamento visibilmente attento e guardingo (un altro bell’aggettivo): chi si comporta così appare misurato nei gesti e nelle parole, spesso con un tono basso, lo sguardo attento, i movimenti controllati.

Entrò nella stanza con un fare circospetto, come se temesse di disturbare.

Aveva un fare circospetto e parlava sottovoce, guardandosi intorno.

Con quel suo fare circospetto, dava l’idea di sapere qualcosa che non voleva dire.

Tanto per usare qualche altra definizione, possiamo dire che in genere si usa per descrivere una persona che non vuole esporsi, oppure che teme qualcosa, o semplicemente è molto attenta e riservata.

Adesso ripassiamo.

Immaginate di stare in un bar italiano e di fare una domanda al barista. La domanda può riguardare il bar, un ordine particolare oppure una informazione qualunque. Potete immaginare anche la risposta.

Ulrike: Scusi, volevo chiederle una cosa: qui al bar siete avvezzi a servire anche caffè d’orzo freddo, oppure è un’abitudine più rara? E il barista, magari con un sorriso affabile, potrebbe rispondere: “Beh, in realtà siamo avvezzi a preparare un po’ di tutto, ma il caffè d’orzo freddo non è tra le richieste più comuni.

Estelle:
Allora, siete pronti a preparare un caffè su un letto di ghiaccio? Poi si potrebbe mettere il tutto su una torta con un po’ di liquore di mandorle. Con questo caldo della Madonna è lo stretto indispensabile per sopravvivere! Come ciliegina sulla torta ci mancava solo che si rompesse il condizionatore!

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