Diminutivi e accrescitivi – Testina, Manona, Piedini: giocare con le parti del corpo

Diminutivi e accrescitivi – Testina, Manona, Piedini: giocare con le parti del corpo (scarica audio)

episodio 1214

Trascrizione

bocconcino

Bentornati nella rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

Oggi parliamo di una cosa che vi farà sorridere, ve lo garantisco. Parliamo di come noi italiani amiamo giocare con le parole, in particolare con le parti del corpo.

Allora, voi sapete già che in italiano possiamo far diventare le parole più piccole o più grandi, no?

Parliamo dei diminutivi e degli accrescitivi, ma solamente relativi alle parti del corpo. C’è anche un altro episodio dedicato ai diminutivi, ma più generico.

Ad esempio manina è un diminutivo di mano, mentre manona è un accrescitivo.

Possiamo dire “manina” quando è piccola, oppure “manona” quando è grande. Semplice, direte voi. Sì, però…

Questi diminutivi e accrescitivi non indicano sempre e solo la dimensione fisica. Oh no. Sarebbe troppo facile!

I diminutivi come si formano? Come funziona tecnicamente questa cosa? Allora, per fare il diminutivo di solito aggiungiamo -ino/-ina o -etto/-etta.

Mano diventa manina, manetta
Piede diventa piedino
Testa diventa testina

Per l’accrescitivo usiamo -one/-ona:

Mano diventa manona
Testa diventa testone o testona
Naso diventa nasone

Il braccio diventa il braccino o il braccetto.

eccetera

La testina

Partiamo della parola testina. La mano la vediamo dopo.

Ovviamente una testina è una testa piccola, questo è il significato base. Un bambino ha una testina, un uccellino ha una testina. Fin qui tutto normale.

Ma aspettate. Se io dico a qualcuno “usa la testina!” cosa sto dicendo? Non sto mica dicendo che ha la testa piccola! Sto dicendo: ragiona un po’, pensa! È un modo carino, quasi affettuoso, di dire “usa il cervello”.

Ah, e poi c’è “avere una bella testina”. Qui parliamo di qualcuno intelligente, sveglio. Un ragazzo che a scuola va bene, che capisce le cose al volo, diremo: “Eh sì, ha una bella testina quello lì!”. È un complimento, insomma.

Il testone

E adesso veniamo al testone. Qui le cose si complicano un pochino.

Un testone è una testa grande, d’accordo. Ma in senso figurato?

Beh, un testone è anche una persona testarda, cocciuta, che non cambia idea facilmente.

Gianni è proprio un testone, quando si mette qualcosa in testa non c’è verso di fargli cambiare idea!

Vedete? Il testone non è necessariamente una cosa negativa, eh. A volte la testardaggine serve. Quando devi portare avanti un progetto difficile, quando tutti ti dicono di mollare e tu invece continui… ecco, lì essere un testone può essere una qualità!

A proposito, mi viene da fare una piccola divagazione. In Italia abbiamo un proverbio che dice “testa dura come il marmo”. Il marmo, sapete, è una pietra durissima. Ecco, quando qualcuno è particolarmente testardo, usiamo questa espressione. “Hai una testa dura come il marmo!” Non è esattamente un complimento, devo dirlo.

Manina e manona

Ah, le mani! Che argomento interessante. Allora, una manina è una mano piccola. I bambini hanno le manine, e quando diciamo “che belle manine!” a un bambino, è un’espressione di tenerezza.

Ma poi… poi c’è un uso direi “politico” di manina che è assolutamente geniale! Quando diciamo che c’è stata “una manina” in qualche affare politico, intendiamo che qualcuno ha interferito, si è intromesso, ha fatto qualcosa di nascosto per influenzare le cose.

Quel contratto non è stato assegnato in modo trasparente, c’è stata sicuramente una manina…”

Capite? La manina è piccola, quasi invisibile, proprio come un’interferenza discreta ma efficace. È bellissimo come uso metaforico, no?

Può esserci l’intervento di una manina anche in ufficio se un documento viene modificato all’ultimo per tutelare qualche interesse particolare.

E la manona? Beh, ovviamente è una mano grande. “Ha delle manone che sembrano pale!” diciamo di qualcuno con mani molto grandi.

Ma c’è anche un significato figurato interessante: dare una manona a qualcuno significa aiutarlo, dargli una mano in modo sostanziale.

Ho bisogno di una bella manona per finire questo lavoro

Vuol dire: ho bisogno di un aiuto consistente, non una cosa da poco.

I piedini

Qui entriamo nel regno della tenerezza! I piedini sono i piedi dei bambini, piccoli e grassottelli. “Che piedini carini!” diciamo ai neonati. È quasi impossibile dire “piedini” senza usare un tono affettuoso.

Però attenzione. “avere buoni piedini” si può usare nel linguaggio sportivo. Significa essere veloce, essere bravo a correre, oppure essere dotati di un’ottima tecnica. Un calciatore con buoni piedini è anche uno che sa muoversi bene in campo.

E poi c’è un’espressione che forse conoscerete: “stare in punta di piedi”. Aspettate, qui non stiamo usando il diminutivo, ma visto che parliamo di piedi… vi spiego lo stesso! Stare in punta di piedi significa letteralmente alzarsi sulle punte per vedere meglio, ma figuratamente vuol dire essere discreti, attenti a non disturbare. “Quando entro tardi a casa, cammino in punta di piedi per non svegliare nessuno.”.
In senso figurato “fare le cose in punta di piedi” significa però agire con molta discrezione, prudenza e delicatezza, per non farsi notare, non disturbare o non creare problemi, proprio come quando si cammina sulle punte per non fare rumore; può anche indicare un approccio cauto e misurato, evitando di sbilanciarsi o prendere posizioni nette, quasi come “non mettere i piedi per terra” se non necessario, ma in modo positivo, con garbo e rispetto.

Altri accrescitivi e diminutivi curiosi

Ora, visto che ci siamo, vi racconto qualche altra curiosità.

nasone roma

Il nasone: un naso grande. E Roma, lo sapete, ha i nasoni! Ma questi non sono nasi di persone, sono le fontanelle pubbliche di acqua potabile che hanno questa forma particolare, come un grosso naso. Geniale, no?

L’occhiolino: un occhio piccolo. Ma “fare l’occhiolino” significa ammiccare, flirtare con qualcuno. “Quella ragazza ti ha fatto l’occhiolino!” – stai attento, ti sta corteggiando! Attenzione poi, non si dice occhino, ma occhiolino. E’ lo stesso che dire “strizzare l’occhio“. A proposito, c’è già un episodio in cui ho spiegato questa bella espressione. Ci sarebbero anche gli occhioni e gli occhietti. Tipo:

Guardava il gattino con i suoi occhietti curiosi

Il suffisso -etto/-etti attenua e rende la parola più tenera, più simpatica.

Lo stesso vale però con occhioni.

Es:

Con quegli occhioni dolci, mi faceva molta tenerezza!

Passiamo al boccone: in realtà dovrebbe essere la “boccona”, e qui vabbene, è una grande bocca, ma il boccone, al maschile, cambia completamente significato! Un boccone non è una bocca grande, ma è un piccolo pezzo di cibo che si può mangiare in un solo morso. “Mangio solo un boccone e arrivo“, cioè mangio velocemente qualcosa.

Ma il boccone si usa in tantissime espressioni. La parola boccone nasce dal gesto concreto del mangiare, è vero, ma nel tempo ha esteso molto il proprio significato. In origine indica la quantità di cibo che si può addentare e masticare in una volta, come in “un boccone di pane” o “mangiare a grossi bocconi”. Da qui derivano numerose espressioni figurate: un boccone amaro è un’umiliazione o un forte dispiacere; buttare giù un boccone dopo l’altro significa mangiare con avidità; contare i bocconi a qualcuno vuol dire essere avari; levarsi il boccone di bocca indica privarsi del necessario per aiutare altri; mangiarsi qualcuno in un boccone equivale ad annientarlo grazie a una netta superiorità.

La juventus si mangerà il Milan in un sol boccone

La juventus farà del Milan un sol boccone

Entrambe le forme sono valide.

In senso figurato, boccone può indicare anche un’offerta molto allettante, qualcosa che “fa gola” e che si vorrebbe accettare senza esitazione.

Es:

Quel lavoro da sogno a tempo indeterminato con stipendio alto è un vero boccone: chi non lo prenderebbe?

Non posso però non parlarvi del “bocconcino“.
Si usa spesso ad esempio “un vero bocconcino” che può riferirsi a una delizia culinaria (come un piccolo morso saporito, spesso di mozzarella di bufala), a una persona molto attraente (in senso figurato). Indica quindi qualcosa di piccolo, appetitoso e di alta qualità, perfetto per un assaggio. Avete mai assaggiato i bocconcini di pollo? Tranquilli, si tratta semplicemente dei chicken nugget 🙂

Sul termine “bocchino” invece andiamo anche sul volgare, perché il significato è legato alla bocca, ma questo non è solamente il, nome del piccolo e sottile cannello per introdurvi il sigaro o la sigaretta da fumare. Indica anche l’imboccatura degli strumenti a fiato, ma è anche il nome volgare della fellatio, vale a dire il nome volgare del “rapporto orale”.

E bocconi? Al plurale cosa succede? Sì, si usa per mangiare, come boccone (tipo: “mangio due bocconi e arrivo”) ma non solo.
Ad esempio “Bocconi”, oltre che il nome di una prestigiosa università di Milano, è anche un avverbio e indica una posizione del corpo. La posizione di chi è disteso con il ventre e la faccia in giù. E’ opposto a supino, cioè a pancia in su.
Quindi “stare bocconi” in italiano significa essere distesi a pancia in giù, con il viso rivolto verso il basso. Per curiosità, tu dormi bocconi, supino o di fianco? Qual è la tua posizione ideale quando dormi?

bocconi e supino

Poi c’è l’espressione “a spizzichi e bocconi”, molto divertente perché accosta due modi diversi di mangiare poco: lo spizzico, cioè spizzicare, il prendere qua e là piccole quantità, e il boccone, che richiama invece qualcosa di un po’ più consistente. Insieme rendono bene l’idea di un’azione fatta senza ordine, senza continuità e senza mai saziarsi davvero.

Per questo oggi l’espressione si usa quasi sempre in senso figurato: studiare a spizzichi e bocconi, lavorare a spizzichi e bocconi o raccontare qualcosa a spizzichi e bocconi significa farlo in modo frammentato, saltuario e disorganico, spesso perché manca tempo o concentrazione. L’effetto è spesso ironico, perché suggerisce che, proprio come a tavola, non ci si gode né un vero pasto né un risultato completo.

Poi, visto che vi ho parlato di “stare bocconi” e “stare supini“, parlando di posizioni del corpo mi viene in mente anche la parola ginocchioni, che sarebbero grandi ginocchia, è vero, ma in realtà stare ginocchioni (o “stare ginocchione”, al singolare) significa stare “in ginocchio”, cioè con le ginocchia piegate a terra, come quando si prega. Quindi stare ginocchioni, pregare ginocchioni, mettersi ginocchioni, cadere ginocchioni: tutte modalità usate dagli italiani. Talmente usate che, nella versione “in ginocchioni” si possono anche attaccare le due parole e ottenere “inginocchioni, tutto attaccato, o con grafia unita, come si dice.

Altre parti del corpo?

Potrei dirvi della “linguetta“. Se una persona ha la “linguetta lunga” significa che parla troppo o che non sa tenere un segreto o che parla male delle persone. Dipende un po’ dal contesto.

Che dire delle orecchie? Qui entriamo in un ambito divertente, perché le orecchiette si mangiano; non si ascoltano ma si mangiano: si tratta di una tipologia di pasta e il nome nasce dalla forma, che ricorda piccole orecchie. Le orecchiette nascono in Puglia ma si mangiano ovunque ormai. Gli orecchini invece si indossano, essendo un ornamento che si portano all’orecchio, mentre gli orecchioni sono una malattia, il cui nome in realtà è “parotite“, una malattia tipica dell’infanzia. Il nome deriva dal gonfiore evidente vicino alle orecchie, quindi ancora una volta dall’aspetto fisico, ma con un valore medico e popolare insieme. Non parliamo del recchione invece, o ricchione, che è un termine volgare per indicare un omosessuale: non serve a descrivere ma a offendere.

Finiamo col piedino, perché l’espressione “fare piedino” significa toccare o sfiorare il piede (o la gamba) di qualcuno con il proprio piede, di solito sotto un tavolo, con un’intenzione complice o seduttiva. È un gesto silenzioso, nascosto, che serve a comunicare interesse o intimità senza farsi notare dagli altri presenti. Si può fare piedino anche a letto, al proprio partner, per fare pace o dichiarasi disponibili… fate voi 🙂

Ah quasi dimenticavo il braccino. Abbiamo visto una volta in un episodio l’espressione “avere il braccino corto, che denota una difficoltà nello spendere, diciamo così. Ma no, diciamo le cose come stanno: chi ha il braccino corto è proprio tirchio!, Un avaro!

Abbiamo anche visto poi un uso particolare del termine braccetto: “andare a braccetto“, cioè più o meno andare d’accordo, ma meglio se date un’occhiatina all’episodio, tanto per restare in tema 🙂

Un consiglio finale: quando imparate questi diminutivi e accrescitivi, cercate di memorizzarli insieme al loro uso figurato, non solo quello letterale.

Bene, per oggi è tutto. Vi saluto con una piccola sfida: provate a usare almeno uno di questi diminutivi o accrescitivi nella vostra prossima conversazione in italiano. Magari dite a qualcuno “usa la testina!” quando deve risolvere un problema. Vedrete che effetto fa!

L’episodio di oggi è stato già inserito all’interno dell’audiolibro delle espressioni idiomatiche, il terzo della serie, quindi se vi interessa leggere e ascoltare anche gli altri episodi, potete acquistare l’audiolibro da questo sito, nella sezione “shop” in versione PDF e MP3, oppure se preferite la versione cartacea o la versione Kindle, potete andare sulla pagina Amazon di Italiano Semplicemente.

Ovviamente, se volete tutti, ma proprio tutti gli audiolibri, basta diventare membro dell’associazione!

Ciao a tutti e… alla prossima!

Ripasso del giorno:

Marcelo: ma lo avete visto il bambino di Marco? Con quegli occhioni spalancati e le manine che si muovono a vuoto ti mette kappaò!

Julien: Ma dai, non mi dirai che sei così sensibile! Passi pure che che la tua testolina vada in tilt per cinque minuti, ma poi voglio sperare che tu sappia tornare la persona fredda e logica che tutti conosciamo!

Hartmut: Anche io voglio usare qualche parola imparata oggi. Ove mai ci riuscissi ne sarei felice, ma sono abbastanza testone, quindi provo e riprovo finchè alla fine non ne vengo a capo.

Carmen: ci provo anch’io. Questo lungo episodio, tra braccine corte e testone dure ci ha messo a dura prova! Ho tenuto botta comunque! Adesso vado a cucinarmi le orecchiette!

Edita: A chi lo dici, ma dovrè rileggere l’episodio più volte sapete… Detto ciò, voglio sperare che i prossimi episodi siano più brevi. Bisogna che Gianni corregga il tiro, perché questo andazzo non mi piace.

Anne Marie: sì, correggere il tiro. Magari lo farà, ma durerà da Natale a Santo Stefano, conoscendolo!

Ulrike: Che io ricordi, più volte ha fatto questa promessa, ma a quanto pare anche se noi protestiamo, alla lunga fa orecchie da mercante! Vabbè, io levo le tende ché ho da fare!

La circospezione

La circospezione – (scarica audio)

Episodio n. 1195

Trascrizione

La parola di oggi è circospezione.

Di sicuro hai tante occasioni per utilizzarla nella vita di tutti i giorni e chissà quante volte anche tu hai avuto un fare circospetto.

Iniziamo proprio da questo.

Circospetto è un aggettivo che descrive una persona prudente, attenta, misurata nei comportamenti e nelle parole, che agisce con cautela, cercando di non esporsi troppo o di non creare problemi. Solitamente ad essere circospetto, nel linguaggio, è il comportamento, l’atteggiamento, il fare, il modo di fare; ma anche una persona può essere definita circospetta.

In altre parole, una persona circospetta valuta bene ogni cosa prima di agire o parlare, spesso per non offendere, non compromettere sé stessa, o non attirare attenzioni indesiderate.

Se una persona si comporta in modo circospetto, allora è prudente, cauta, riservata, accorta, avvenuta. Si guarda attorno. Non a caso “circo” indica proprio l’intorno, ciò che circonda la persona.

Al contrario sarebbe una persona impulsiva, avventata, spavalda, sconsiderata addirittura.

Si usa spesso quando si nota in una persona qualcosa che insospettisce, che suscita sospetto. Il sospetto ci porta alla seconda parte della parola circospetto.

Es:

Giovanni ha risposto con tono circospetto, evitando di dire troppo.

Era molto circospetto quando gli ho chiesto della sua vita privata.

Il diplomatico si mostrava circospetto durante l’intervista.

È questa la circospezione. Indica il modo di comportarsi proprio di una persona circospetta, cioè la prudenza, la cautela, la delicatezza e l’attenzione nel parlare o nell’agire.

Es:

Ha agito con grande circospezione, sapendo che ogni parola poteva essere fraintesa.

In questi casi ci vuole circospezione, non impulsività.

La sua circospezione era evidente: si guardava continuamente attorno prima di parlare.

Parlando di circospezione possiamo facilmente usare l’espressione “avere un fare“, che, come si è visto in un episodio passato, può indicare un atteggiamento di qualsiasi tipo. Dipende dall’aggettivo che segue.

Avere un fare circospetto, quindi, significa chiaramente comportarsi in modo prudente, cauto, riservato.
“Fare”, come abbiamo visto, in questo caso, indica l’atteggiamento, il modo di porsi, l’impressione che si dà, il modo di fare.

Quindi, un fare circospetto è un atteggiamento visibilmente attento e guardingo (un altro bell’aggettivo): chi si comporta così appare misurato nei gesti e nelle parole, spesso con un tono basso, lo sguardo attento, i movimenti controllati.

Entrò nella stanza con un fare circospetto, come se temesse di disturbare.

Aveva un fare circospetto e parlava sottovoce, guardandosi intorno.

Con quel suo fare circospetto, dava l’idea di sapere qualcosa che non voleva dire.

Tanto per usare qualche altra definizione, possiamo dire che in genere si usa per descrivere una persona che non vuole esporsi, oppure che teme qualcosa, o semplicemente è molto attenta e riservata.

Adesso ripassiamo.

Immaginate di stare in un bar italiano e di fare una domanda al barista. La domanda può riguardare il bar, un ordine particolare oppure una informazione qualunque. Potete immaginare anche la risposta.

Ulrike: Scusi, volevo chiederle una cosa: qui al bar siete avvezzi a servire anche caffè d’orzo freddo, oppure è un’abitudine più rara? E il barista, magari con un sorriso affabile, potrebbe rispondere: “Beh, in realtà siamo avvezzi a preparare un po’ di tutto, ma il caffè d’orzo freddo non è tra le richieste più comuni.

Estelle:
Allora, siete pronti a preparare un caffè su un letto di ghiaccio? Poi si potrebbe mettere il tutto su una torta con un po’ di liquore di mandorle. Con questo caldo della Madonna è lo stretto indispensabile per sopravvivere! Come ciliegina sulla torta ci mancava solo che si rompesse il condizionatore!

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Il Natale in Italia (esercizio di ripetizione)

Audio

Trascrizione

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Buongiorno amici di Italiano Semplicemente, oggi vediamo il vocabolario del Natale e facciamo un esercizio di ripetizione in modo da ricordare meglio le parole e le frasi del Natale, per esercitare la pronuncia e per ricordare meglio anche alcune espressioni italiane.

Il Natale

Il giorno di natale

Il giorno di Natale è il 25 dicembre

Il 25 dicembre è il giorno di Natale

Tutti gli anni il 25 dicembre è il giorno di Natale

Gesù bambino

Il Natale è l’anniversario della nascita di Gesù

La vigilia di Natale.

La vigilia di Natale è il 24 di dicembre

L’albero di Natale

Abete

Le decorazioni natalizie

L’albero di Natale è un abete

L’albero di Natale viene addobbato

Addobbare l’albero di Natale

L’albero di Natale addobbato

Il presepe

I Re Magi

Il presepe e i Re Magi

La stella cometa

Il presepe, i Re Magi e la stella cometa

Le feste natalizie

I dolci natalizi

Babbo Natale

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La slitta

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Babbo Natale porta i doni ai bambini

Babbo Natale arriva con la sua slitta guidata dalle renne

L’Avvento

Il calendario dell’Avvento

I dolci del Natale

Il panettone

Il pandoro

Il torrone

Il panforte

Il panforte è un tipico dolce natalizio

Il panettone è un tipico dolce natalizio milanese

Il panettone è un tipico dolce natalizio milanese diffuso in tutta Italia

Il pandoro è un tipico dolce veronese

Il pandoro è un tipico dolce veronese, che viene consumato soprattutto durante le festività natalizie

Il pandoro Insieme al panettone è uno dei dolci natalizi più tipici in Italia

Il torrone è un dolce natalizio.

Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi

Ciao a tutti ragazzi e buon Natale.

Grazie per le vostre donazioni 🙂

Ciao

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