Il crocevia

Il crocevia

audio in preparazione

episodio 1261

Trascrizione

Bentrovati amici di Italiano Semplicemente benvenuti in questo nuovo episodio di due minuti con Italiano semplicemente.

Oggi parliamo di una parola molto interessante: crocevia.

Se proviamo a scomporla, a dividerla, troviamo due elementi: croce e via. Non è difficile immaginare il significato originario. Un crocevia è infatti un punto in cui due o più strade si incrociano, formando una sorta di croce.

Se state guidando e arrivate in un punto in cui una strada si divide o incontra altre strade, siete arrivati a un crocevia. Si, si chiama anche incrocio, che è il termine più usato parlando di strade che s’incrociano.

Ad esempio:

Al crocevia gira a destra e prosegui per due chilometri.

Fin qui tutto semplice.

Ma, come spesso accade in italiano, l’uso figurato è ancora più interessante. Il crocevia si usa spesso in senso figurato.

Quando parliamo di un crocevia in senso figurato, ci riferiamo generalmente a un momento, a una situazione oppure a un luogo in cui convergono diverse possibilità, diverse scelte o diversi interessi.

Partiamo dal concetto di momento o situazione. È un momento importante della vita. Un momento di scelte.

Pensate proprio alla vita di una persona.

Ci sono momenti in cui bisogna prendere decisioni importanti: scegliere un lavoro, trasferirsi all’estero, sposarsi, cambiare carriera.

Sono tutti momenti che possono essere definiti dei crocevia.

Potremmo dire:

A trent’anni mi trovavo a un crocevia della mia vita.

In altre parole, ero davanti a più strade possibili e dovevo scegliere quale percorrere.

Si tratta di un’immagine molto efficace, perché richiama proprio la situazione di chi arriva a un incrocio e deve decidere dove andare.

Anche la storia è piena di crocevia. Il plurale di crocevia non cambia, sempre crocevia: un crocevia, due crocevia.

Gli storici parlano spesso di eventi che rappresentano un crocevia per un paese o addirittura per il mondo intero.

Una guerra, un’elezione, una rivoluzione o una scoperta scientifica possono diventare un crocevia storico, cioè un punto di svolta da cui dipendono sviluppi futuri molto diversi.

Ad esempio:

La caduta del Muro di Berlino fu un crocevia fondamentale per l’Europa.

Anche alcune città vengono descritte come crocevia.

In questo caso il significato è quello di luogo d’incontro, di passaggio e di scambio.

Potremmo anche dire che Roma è stata per secoli un crocevia di popoli, culture e commerci.

Oppure che il Mediterraneo è stato un crocevia di civiltà.

In questi esempi non si parla necessariamente di strade che si incrociano, ma di persone, idee, merci e tradizioni che si incontrano e si mescolano.

Notate che la parola viene spesso associata a termini come destino, scelta, svolta, incontro, opportunità e cambiamento.

Quando sentite parlare di un crocevia, infatti, quasi sempre c’è qualcosa di importante in gioco.

Non si tratta, in genere, semplicemente di un punto geografico, ma di una situazione in cui bisogna decidere, orientarsi o comprendere quale direzione prendere.

Per questo motivo, nella lingua giornalistica e politica si leggono spesso espressioni come:

l’Italia si trova a un crocevia decisivo.

L’azienda è giunta a un crocevia della propria storia.

Siamo a un crocevia che determinerà il nostro futuro.

Insomma, il crocevia è molto più di un semplice incrocio stradale.

È il luogo, reale o simbolico, in cui le strade si incontrano, le alternative si moltiplicano e le decisioni diventano inevitabili.

E voi? Vi trovate attualmente a un crocevia della vostra vita oppure avete già imboccato la strada che desideravate percorrere?

Albéric: Mi trovo attualmente a un vero crocevia: il discrimine tra restare dove sono e inseguire ciò a cui continuo ad anelare è sempre più stringente. È giunta l’ora della decisione.

Anne-Marie: Io quella strada l’ho già imboccata, e per le difficoltà incontrate non ho mai pensato di dare forfait. Per il rotto della cuffia, sono riuscita spesso a tenere botta.

Carmen: anch’io, dopo anni di tira e molla e di scarsi sviluppi, ho deciso di correggere il tiro e adesso i miei obiettivi e la mia vita finalmente combaciano.

Estelle: alleluia! Personalmente sto in un frangente complicato: come dice qualcuno, non sono ancora uscito/a dalla mia zona di comfort, ma metti che arriva l’occasione giusta, allora potrei anche levare le tende e aprire un capitolo completamente nuovo.

Ulrike: Io, a detta di molti, mi distinguo per una certa ritrosia ai cambiamenti, ma da quando vado dallo psicologo, il leitmotiv è l’imperativo categorico di non traccheggiare, che mi ha galvanizzato e mi ha fatto uscire dall’immobilismo.

Khaled: beato te! Che io ricordi, non sono mai stata così vicina alla meta desiderata: detto ciò, tengo sempre d’occhio gli sviluppi, perché il crinale tra successo e tracollo, a volte, è più sottile di quanto i più immaginino.

Danielle: Con questa chicca possiamo concludere il ripasso. Giovanni non si può lamentare stavolta!

Il vituperio e “il tanto vituperato”

Il vituperio “il tanto vituperato” (scarica audio)

episodio 1260

Trascrizione

Bentrovati amici di Italiano Semplicemente e benvenuti in questo nuovo episodio di due minuti con Italiano semplicemente.

Oggi parliamo di una parola che ogni tanto compare nei giornali, nei dibattiti politici, nei libri e persino nelle cronache sportive. Si usa comunque anche nel linguaggio quotidiano.

La parola è vituperio.

E vedremo anche gli aggettivi vituperato e vituperata, che probabilmente avrete sentito nell’espressione “il tanto vituperato…”, “la tanto vituperata”.

Cominciamo dal sostantivo.

Il vituperio è una critica molto dura, un biasimo severo, una condanna morale diciamo.

Quando una persona viene fatta oggetto di vituperio, significa che viene attaccata, disprezzata, accusata pubblicamente. Potrei anche dire che questa persona viene vituperata, ma l’aggettivo in realtà si usa con una eccezione un po’ diversa.

Il vituperio: non si tratta di una semplice osservazione critica.

Se un insegnante dice a uno studente:

Hai commesso qualche errore.

Questa è una critica.

Ma se lo umilia davanti a tutti, lo copre di insulti e lo presenta come un esempio negativo, allora siamo molto più vicini al vituperio.

Il termine deriva dal latino vituperium, che significava proprio biasimo, rimprovero, disapprovazione.

Oggi, nonostante si usi anche nel linguaggio di tutti i giorni, la parola ha un sapore piuttosto letterario e ricercato.

Potremmo dire:

  • Quel politico è stato fatto oggetto di pubblico vituperio.
  • Dopo lo scandalo, l’azienda è caduta nel vituperio generale.
  • Non merita tanto vituperio per un errore del genere.

A ben vedere, il vituperio non è sempre giustificato.

Talvolta le persone vengono attaccate con una veemenza, con una forza sproporzionata rispetto alle loro colpe.

Da che mondo è mondo, infatti, l’opinione pubblica ama trovare qualcuno da criticare.

Oggi basta un messaggio sui social per scatenare una valanga di commenti.

In pochi minuti si passa dalla critica al vituperio.

Ma veniamo all’aggettivo vituperato.

Una persona vituperata è una persona criticata, biasimata, malvista.

Analogamente, un provvedimento vituperato è un provvedimento che riceve molte critiche.

Quindi, se dico che un calciatore viene vituperato, allora è un giocatore preso di mira dai tifosi e dai giornalisti.

Spesso, però, troviamo l’espressione:

“il tanto vituperato…”

Ad esempio:

  • Il tanto vituperato traffico romano.
  • Il tanto vituperato sistema burocratico.
  • Il tanto vituperato VAR.
  • La tanto vituperata grammatica.

Che significa?

Significa che qualcosa è stato criticato molte volte, forse addirittura troppo. Il fatto di mettere “tanto” o “tanta”, conferisce a questo aggettivo un senso di eccesso.

Quando diciamo “il tanto vituperato”, infatti, spesso lasciamo intendere che le critiche siano diventate quasi un’abitudine, eppure che non è così giusto tutto questo biasimo nei suoi confronti, questo risentimento esagerato, questa critica è veramente eccessiva.

Quindi chi parla non è del tutto d’accordo con quelle critiche.

Immaginate una persona che dice:

Ho preso il tanto vituperato treno regionale e, tutto sommato, mi sono trovato bene.

Qui si percepisce una certa sorpresa.

Come a dire:

‘Tutti ne parlano male, ma la mia esperienza è stata diversa”

Un giornalista potrebbe scrivere:

Il tanto vituperato allenatore ha finalmente coronato la sua stagione con una vittoria.

In questo caso l’espressione evidenzia il contrasto tra le numerose critiche ricevute e il risultato ottenuto.

È un po’ come dire:

“Quello che tutti criticavano alla fine ha avuto successo.”

E qui emerge un aspetto interessante.

In genere il vituperio è collettivo.

Una persona comincia a criticare qualcosa. Poi un’altra si accoda. Poi un’altra ancora.

Alla fine si crea una specie di coro.

E molti finiscono per unirsi al coro senza riflettere troppo.

Avete presente quando si dice che qualcuno viene preso come capro espiatorio?

Ecco, il vituperio spesso funziona proprio così. Tutti contro uno. Oppure tutti contro qualcosa.

Naturalmente esistono anche casi in cui il vituperio è meritato.

Se un amministratore pubblico sperpera denaro, se un dirigente si comporta in modo scorretto o se un atleta bara, le critiche possono essere del tutto legittime.

Ma quando il vituperio diventa eccessivo, si rischia di perdere l’equilibrio.

Per questo motivo, prima di unirci al coro dei critici, conviene sempre verificare i fatti.

In definitiva, riassumendo, il vituperio è un biasimo severo e pubblico. Vituperare significa criticare duramente, disprezzare. E vituperato significa criticato, biasimato, spesso in modo insistente.

Quanto all’espressione “il tanto vituperato”, essa si usa per indicare qualcuno o qualcosa che è stato oggetto di numerose critiche, talvolta forse persino troppe.

E allora, la prossima volta che leggerete sui giornali frasi come:

“Il tanto vituperato progetto”,
“Il tanto vituperato allenatore”,
“La tanto vituperata riforma”,

saprete che non si sta parlando semplicemente di qualcosa di criticato, ma di qualcosa che è finito al centro di un vero e proprio vituperio. A volte la parola “polverone” dà un’immagine simile al vituperio, ma se ricordate, il polverone indica il clamore, la confusione, le polemiche e le discussioni accese che si sviluppano attorno a un fatto.

Adesso vediamo un ripasso in cui parliamo di cose vituperate.

Ripasso in preparazione a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Marcelo: È risaputo che certe teorie complottistiche, prive di fondamento e per giunta diffuse a destra e a manca, siano tra le cose più vituperate.

Hartmut: dovrei prenderle sul serio? Queste sono sempre tutte stupidaggini, fesserie che non hanno niente a che spartire con la realtà.

Ulrike: Tant’è vero che, quando qualcuno se ne esce con una supercazzola o con una caterva di castronerie, mi fa specie che ci sia ancora chi gli dia credito.

Estelle: non a caso, le campagne allarmistiche che speculano sulle paure della gente sono vituperate e direi a maggior ragione, poiché possono causare danni concreti.

Julien: E che dire di chi cerca di eludere tutte le regole? Un comportamento del genere merita veramente il vituperio.

Mariana: vero. Tra l’altro, a dispetto delle evidenze comprovate dai fatti, c’è sempre qualcuno che insiste e tira dritto; poi dice che la gente finisce per cazziarlo. Roba da matti!

Carmen: Scommetto che state parlando del tanto vituperato governo italiano. In fondo non è che stia facendo disastri. C’è però chi lo accusa di essere troppo di destra e chi sostiene che certe promesse siano finite in cavalleria, il che, a dirla tutta, non è cosa nuova da queste parti.

vituperio

Esulare – VERBI PROFESSIONALI (n. 103)

Episodio per soli membri dell’associazione culturale ITALIANO SEMPLICEMENTE

Descrizione: Scopriamo il verbo “esulare”: origine, significato, usi figurati ed esempi pratici per capire quando qualcosa è fuori tema o fuori ambito.

Durata: 11 minuti

Livello minimo richiesto: B1/B2

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Esulare

Il question time- POLITICA ITALIANA (Ep. n. 56)

Il question time

Audio in preparazione
Indice degli episodi della rubrica dedicata alla politica

Trascrizione

Benvenuti a tutti e bentrovati a un nuovo episodio dedicato al linguaggio della politica italiana.

Oggi parliamo di un’espressione che sentiamo spesso nei telegiornali e nei resoconti parlamentari: Question Time.

Come avrete notato, non si tratta di un’espressione italiana. È inglese e significa letteralmente “tempo delle domande”.

In Italia, però, non viene quasi mai tradotta. Si usa proprio così: question time.

Ma di che cosa si tratta esattamente?

Il question time è una particolare seduta del Parlamento durante la quale i parlamentari rivolgono domande al Governo e ricevono risposte immediate dai ministri o dal Presidente del Consiglio.

L’obiettivo è quello di permettere un confronto diretto e pubblico su questioni di attualità, problemi urgenti o decisioni politiche particolarmente rilevanti.

Potremmo dire che è una sorta di interrogazione scolastica, ma al contrario: non è il professore a fare le domande agli studenti, bensì sono i parlamentari a interrogare il Governo.

Quando ascoltate un giornalista dire:

Oggi, durante il question time alla Camera, il ministro dell’Economia ha risposto alle critiche dell’opposizione

significa che il ministro è stato chiamato a fornire spiegazioni pubbliche su un determinato argomento.

L’espressione viene dal sistema parlamentare britannico, dove le sedute dedicate alle domande al governo sono una tradizione molto antica. Nel corso del tempo anche molti altri Paesi hanno adottato procedure simili.

A ben vedere, il question time rappresenta uno degli strumenti più importanti di controllo democratico. Infatti, il Governo non può limitarsi ad agire indisturbato, ma deve periodicamente rendere conto delle proprie decisioni davanti ai rappresentanti dei cittadini.

Naturalmente, come spesso accade in politica, non mancano le polemiche. C’è chi sostiene che il question time sia un’occasione propizia per fare chiarezza e chi, invece, ritiene che talvolta si trasformi in uno spettacolo mediatico, con domande preparate per mettere in difficoltà gli avversari più che per ottenere risposte.

Sta di fatto che questa espressione è ormai entrata stabilmente nel lessico politico italiano. Anche chi non conosce l’inglese finisce prima o poi per imbattersi in questo termine.

Da che mondo è mondo, chi governa deve rispondere delle proprie azioni. Il question time non fa altro che tradurre questo principio in una procedura concreta e pubblica.

Perciò, la prossima volta che sentirete parlare di un question time in Parlamento, saprete che non si tratta semplicemente di una serie di domande, ma di un momento istituzionale nel quale il Governo è chiamato a rendere conto del proprio operato davanti al Paese.

Potreste chiedervi: È Obbligatorio? Ogni quanto tempo si svolge? È previsto da qualche legge?

Sì, il Question Time in Italia è previsto dalle regole parlamentari, ma non direttamente dalla Costituzione.

È obbligatorio?

In pratica sì, perché è disciplinato dai regolamenti parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, che prevedono sessioni dedicate alle interrogazioni a risposta immediata. Ripeto: risposta immediata.

Non esiste però una legge che imponga una determinata frequenza in modo rigido per tutti i tempi e per tutte le situazioni.

Alla Camera, il Question Time si svolge normalmente una volta alla settimana, generalmente il mercoledì, quando i lavori parlamentari sono in corso.

Anche al Senato si tengono periodicamente sedute analoghe, sebbene l’organizzazione possa variare.

Quando partecipa il Presidente del Consiglio, l’evento assume spesso una particolare rilevanza mediatica.

La base costituzionale si trova comunque nell’attività di controllo che il Parlamento esercita sul Governo, prevista dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Il Question Time quindi è uno degli strumenti attraverso cui questo controllo viene esercitato.

Tengo a rimarcare,a sottolineare che la risposta è immediata perché esistono anche altre tipologie di interrogazione parlamentare.

Esistono diverse tipologie di interrogazioni oltre al question time.
Esiste l’interrogazione a risposta scritta dove un parlamentare presenta una domanda e il Governo risponde per iscritto. La risposta può arrivare dopo settimane o mesi.
Poi c’è l’interrogazione a risposta orale in Commissione o in Aula.

Il Governo in questo caso risponde verbalmente (cioè a voce) durante una seduta parlamentare.

Il Question Time invece è una interrogazione a risposta immediata e quindi la domanda e risposta avvengono direttamente in aula, in tempi molto rapidi e in seduta pubblica.

Per questo motivo i giornalisti lo considerano spesso uno degli appuntamenti più importanti della settimana parlamentare: consente di conoscere immediatamente la posizione del Governo su questioni di attualità.

Vediamo adesso qualche frase che riguarda il question time usando qualche episodio precedente della rubrica dedicata alla politica italiana:

1. Durante il Question Time nell’Emiciclo, l’opposizione ha accusato il Governo di favorire i soliti colletti bianchi, suscitando una vivace bagarre.

2. Nel corso del Question Time a Palazzo Madama, alcuni malpancisti della maggioranza hanno criticato apertamente il ministro, mentre i cerchiobottisti cercavano di smorzare le polemiche.

3. Alla domanda di un deputato sulla presunta connivenza tra amministratori locali e imprese, il ministro ha respinto ogni accusa di malcostume politico.

4. Il Question Time si è trasformato in un acceso contraddittorio quando un parlamentare ha denunciato il rischio di una deriva autoritaria da parte dell’esecutivo.

5. Un deputato oltranzista ha accusato il Governo di usare continue armi di distrazione di massa per evitare di rispondere ai problemi reali del Paese.

6. Nel Question Time dedicato alla giustizia, il Guardasigilli ha illustrato il lungo iter e la complessa trafila necessari per approvare la riforma.

7. Alcuni parlamentari hanno chiesto al Governo se intendesse commissariare l’ente pubblico, sostenendo che la situazione richiedesse un intervento immediato.

8. Durante il Question Time, il ministro ha invitato tutte le forze politiche a trovare una soluzione bipartisan, nel rispetto del patto sociale e dei necessari pesi e contrappesi istituzionali.

9. L’interrogazione riguardava presunti casi di mazzette, tangenti, bustarelle e altri episodi di corruzione che avrebbero coinvolto alcuni esponenti del gotha economico.

10. Al termine del Question Time, molti commentatori hanno osservato che la risposta del Governo era stata ricca di retorica e di promesse, ma povera di impegni concreti, tanto da far dire a qualcuno: “Va tutto bene, Madama la Marchesa!“.

Sfruculiare

Sfruculiare (scarica audio)

episodio 1256

Trascrizione

Buongiorno a tutti gli amanti della lingua italiana e benvenuti su Italiano semplicemente.

In questo episodio della rubrica “2 minuti con Italiano semplicemente” parliamo del verbo sfruculiare, un curiosissimo verbo che ha origine a Napoli e che si usa prevalentemente al centro sud ma si comprende e si usa un po’ in tutto lo stivale.

Sfruculiare significa stuzzicare, provocare qualcuno o, se vogliamo usare un altro verbo simile, punzecchiare qualcuno in modo insistente. È anche simile, nel senso materiale, al verbo sfregare.

Non è detto che se sfruculiamo qualcuno lo facciamo per cattiveria, anzi, in genere lo si fa in modo bonario o scherzoso.

Lo scopo di sfruculiare in genere è proprio quello dì infastidire o far spazientire una persona. Spazientire significa far perdere la pazienza a una persona.

L’obiettivo è dunque provocare una reazione.

Se dico “smettila di sfruculiarmi!” significa che devi smetterla di infastidirmi o di punzecchiarmi, di provocarmi.

A Napoli poi si usa l’espressione “Non sfruculiare la mazzarella di San Giuseppe!”, che si usa come avvertimento per non abusare della pazienza di qualcuno e rischiare una reazione. Ci torniamo tra un po’.

Comunque, in generale sfrucugliare, sfruculiare o sfruguliare, con la g, si usa nel senso di stuzzicare insistentemente qualcuno finché lui o lei perde la pazienza.

Ma possiamo anche sfruculiare un foruncolo, perché ci dà fastidio, ma evidentemente stiamo esagerando anche in questo caso, e potremmo peggiorare la situazione e provocare arrossamenti o persino infezioni.

Possiamo usare questo verbo ad esempio quando vogliamo impicciarci e facciamo domande a ripetizione, e così facendo diamo fastidio, insistiamo troppo.

Vuoi smettetela di sfruculiarmi?

Può però essere usato anche nel senso si spulciare, frugare o cercare con curiosità tra diverse cose.” Sfruculiare tra le carte“, ad esempio , significa rovistare, scartabellare, spulciare dei documenti o esaminare documenti e scartoffie con attenzione, spesso alla ricerca di qualcosa di specifico o per pura curiosità.

Vediamo qualche esempio e poi passiamo al ripasso degli episodi precedenti.

A forza di sfruculiare tra le carte, ho trovato il colpevole del reato.

Perché stai sfruculiando tra i miei documenti? Fatti gli affari tuoi.

Smettila di sfruculiarmi con tutte queste domande. Mi stai infastidendo.

Aspettate perché volevo un attimo tornare al detto napoletano “non sfruculiare la mazzarella di San Giuseppe!” che in napoletano diventa “”Nun sfruculià’ a mazzarella ‘e San Giuseppe”.

La Mazzarella (con la a) è una mazza, cioè un bastone. Il bastone di San Giuseppe è un bastone che si trova nella chiesa di San Giuseppe dei Nudi.

L’origine dell’espressione non è certa, ma probabilmente è legata al fatto che i fedeli toccavano continuamente il bastone e ne staccavano persino delle schegge, delle piccole parti; per questo il custode richiamava ripetutamente le persone affinché non la toccassero. Da questa situazione è nato probabilmente l’attuale modo di dire.

In generale, l’immagine è abbastanza chiara: se continui a sfruculiare, cioè a provocare e stuzzicare, rischi di attirarti una reazione, come se qualcuno impugnasse quel bastone per rimetterti in riga, per farti capire che stai esagerando.

Per questo, bastone a parte, il significato figurato del detto è: “non provocare troppo.” “Non cercarti guai.” “Non tirare troppo la corda.” “Non stuzzicare chi potrebbe reagire.”

E adesso, nella speranza di non sfruculiare troppo i membri dell’associazione Italiano Semplicemente, chiedo loro un ripasso delle espressioni precedenti, parlando di consigli.

Qual è il consiglio migliore che ti abbiano mai dato? L’hai seguito?

Estelle: Secondo me il migliore consiglio è quello richiesto. In tal caso costituisce un’aiuto prezioso e resta solo farsi sotto e andare avanti. Al contrario, i consigli dati spontaneamente sono raramente seguiti. Quelli hanno spesso sentore di rimprovero.

Marcelo: personalmente non sono del tuo stesso avviso!
Ricordo sempre i consigli ricevuti e sono pronto ad accoglierli di buon grado.

Carmen: anch’io ne faccio tesoro, sapendo che mi torneranno utili prima o poi.

Edita: Quando sono messo/a alla prova e provo frustrazione, faccio mente locale finché non trovo un consiglio che calzi a pennello con la situazione.

Anne Marie: Giusto, è un modo molto efficace per trovare la quadra!

Julien: Il miglior consiglio che ho ricevuto è: costanza e tenacia sempre.
Ma, a dire il vero, non arrivo sempre al traguardo e devo correggere il tiro!

Nancy: Chi insiste e resiste, aggiunge e conquista! Questo è il miglior consiglio mai ricevuto. Voi come la vedete?