Corso di Italiano Professionale: 10 frasi indispensabili – lezione n. 42

10 frasi indispensabili per lavorare in Italia (scarica audio)

Trascrizione

Bentornati nel corso di Italiano professionale. Siamo ancora nella sezione chiamate “lavorare in Italia”.

In questo nuovo episodio dedicato a chi vuole lavorare in Italia, fare carriera, oppure semplicemente sentirsi più sicuro in un ambiente professionale italiano, vediamo 10 frasi importanti.

Se siete stranieri e state cercando lavoro in Italia, oppure avete già trovato un impiego, conoscere la grammatica non basta.

Sapere il congiuntivo è utile, certo.

Ma in ufficio nessuno vi giudicherà per quello.

Vi giudicheranno, in senso buono, per la vostra capacità di comunicare in modo efficace, naturale e professionale.

Ecco perché oggi vedremo 10 frasi indispensabili per lavorare in Italia.

Non semplici parole, ma espressioni concrete che userete davvero.

E attenzione: queste frasi non servono solo a parlare bene.

Servono a dare un’impressione di affidabilità, competenza e integrazione.

In altre parole: vi aiutano a lavorare meglio… e magari anche a fare carriera.

1) “Resto a disposizione”

È una formula molto usata nelle email professionali. Non si usa in altri contesti.

Significa: sono disponibile se avete bisogno di ulteriori informazioni.

Esempio:

Le invio il documento richiesto. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.

È elegante, formale e molto apprezzata.

Se lavorate in un ufficio, la userete continuamente sia a voce che per email, e nelle email si usa aggiungere appunto”per ulteriori/eventuali chiarimenti”.

2) “Le faccio/farò sapere”

Questa è essenziale.

Vuol dire: la informerò appena avrò novità. Sto dando del Lei al mio interlocutore. Dando del tu comunque “ti faccio sapere” si può usare tranquillamente a livello informale con amici e familiari.

Esempio:

Controllo il calendario e le faccio sapere entro domani.

È utile per prendere tempo in modo professionale.

Non promettete una risposta immediata, ma mostrate attenzione. Normalmente si usa la forma presente (le faccio), ma si può usare anche il futuro (le farò), sebbene al futuro sia meno credibile e opportuna. È importante infatti dire che “le farò sapere” o “le faremo sapere” sono modalità che si usano per liquidare qualcuno, qualcuno che in realtà non sarà mai più chiamato in futuro. Quindi usate il presente (le faccio sapere) perché è molto più credibile.

3) “Mi occupo io della questione”,”me ne occupo io”

Frase importantissima.

Trasmette responsabilità e iniziativa.

Significa: penserò io a risolvere il problema. Informalmente si usa anche “ci penso io” ma non è molto professionale.

In un contesto lavorativo, dire questa frase vi rende affidabili.

Esempio:

Non si preoccupi, mi occupo io della questione.

Anche qui molto meglio usare la forma presente.

4) “Ci aggiorniamo”

Una delle espressioni più frequenti in Italia.

Vuol dire: restiamo in contatto e ci risentiamo presto.

Esempio:

Per ora va bene così, ci aggiorniamo la prossima settimana.

Molto usata in riunioni, telefonate e messaggi. Significa che in futuro ne parleremo ancora e ognuno dei due comunicherà all’altro le eventuali novità.

5) “Ho preso in carico la pratica”

Prendere un carico una pratica è tipica di ambienti amministrativi e burocratici.

Significa: ho iniziato a gestire il caso o la richiesta. È il “ciao” del lavoro.

Esempio:

Confermo di aver preso in carico la pratica.

Suona molto professionale. C’è ne siamo occupati anche in un episodio di Italiano commerciale: la presa in carico.

6) “Entro fine giornata”

Espressione temporale fondamentale.

Vuol dire: prima della fine dell’orario lavorativo.

Esempio:

Le invio tutto entro fine giornata.

Molto usata per scadenze rapide. Ovviamente diamo quasi sempre del lei in ambito professionale, ma talvolta, specie con colleghi che si vedono tutti i giorni, possiamo dare del tu senza problemi.

7) “C’è una criticità”

Criticità: Parola molto amata negli uffici italiani.

Una criticità è un problema, ma detto in modo più tecnico e meno diretto. A me sta abbastanza antipatica, ma sì usa abbastanza spesso.

Esempio:

Abbiamo rilevato una criticità nel sistema.

Più elegante di dire semplicemente: c’è un guasto o c’è un problema da risolvere.

8) “Va condiviso con il team”

Parliamo di una decisione o di un problema o un’informazione che deve essere discussa con gli altri. Dev’essere condivisa con gli altri.

Esempio:

Prima di procedere, questo va condiviso con il team.

Frase utile in ambienti collaborativi.

Il team può essere sostituito con l’ufficio o il gruppo o i colleghi.

9) “È una priorità”

Vuol dire che qualcosa è urgente o molto importante. Una priorità è qualcosa più importante delle altre. Una priorità è prioritaria rispetto agli altri problemi obbiettivi. È qualcosa di impellente.

Esempio:

Questo progetto è una priorità per l’azienda.

Usatela per capire e comunicare l’importanza delle attività.

10) “dobbiamo fare il punto della situazione”

Forse l’espressione più usata tra tutte.

Significa analizzare insieme ciò che è stato fatto e cosa resta da fare.

Esempio:

Domani mattina faremo il punto della situazione.

Molto usata in riunioni e aggiornamenti.

Fare il punto della situazione, letteralmente è incomprensibile. Infatti è una locuzione idiomatica, il che significa che il suo significato non va interpretato letteralmente parola per parola, ma nel suo complesso.

Significa fermarsi a fare un riassunto, analizzare i dati e vedere e valutare a che stadio si trova un progetto, un problema o un evento. È sinonimo di “fare il bilancio”, “aggiornarsi” o “fare una panoramica”.

L’origine è francese: deriva probabilmente dal termine tecnico nautico faire le point. In mare, “fare il punto” significava determinare la posizione esatta della nave sulle carte nautiche rispetto a un percorso, per capire dove ci si trovava.
Oggi viene utilizzata per individuare gli aspetti fondamentali di una questione (o un progetto) e capire lo stato attuale delle cose.

Perché queste frasi sono così importanti?

Perché il lavoro in Italia non dipende solo da quello che fate.

Dipende anche da come vi esprimete.

Un linguaggio professionale corretto crea fiducia.

E la fiducia, nel mondo del lavoro, conta moltissimo.

Conoscere queste formule permette di integrarsi meglio, evitare malintesi e sembrare subito più preparati.
Non memorizzatele soltanto però.

Provate a usarle in email, colloqui, conversazioni.

La lingua professionale si acquisisce praticandola.

E più la usate, più vi sembrerà naturale.

Se volete lavorare in Italia con sicurezza, iniziate da qui.

Perché spesso non basta parlare italiano.

Bisogna parlare l’italiano del lavoro.

Allora ci aggiorniamo al prossimo episodio di Italiano professionale.

Video YouTube

Levare, levata, levarsi

Audio livello INTERMEDIO (scarica audio)

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episodio 1243

Trascrizione

levata di scudi

Benvenuti a un nuovo episodio di Italiano Semplicemente.

Oggi parliamo di due verbi: levare e levarsi. Del primo verbo ce ne siamo occupati in un episodio dal titolo “levare le tende , ricordate? Quello è un uso figurato però.

Parliamo adesso di quello proprio di levare.

Allora, immaginate di essere a tavola, avete finito di mangiare e prendete il piatto per portarlo via.

In quel momento state facendo un’azione concreta: state levando il piatto.

In altre parole, lo state togliendo, rimuovendo da dove si trova. Questo è il significato più diretto di levare: togliere qualcosa da un posto. È più informale di togliere. Spesso poi ha un contenuto emotivo. Se una persona usa levare al posto di togliere, spesso è leggermente irritato, magari perché ha perso la pazienza.

Tipo:

levati di mezzo ché non vedo la TV!

Leva il piatto dopo che hai mangiato,come te lo devo dire? In tedesco?

Vediamo un altro uso, specie quello riflessivo.

Aprite il giornale, o magari scorrete le notizie sul telefono, e leggete una frase come:

si è levata una polemica.

E qui non c’è più nessun piatto, nessun oggetto da spostare, da togliere. Nessuno ha tolto niente. Eppure qualcosa è successo.

Con levarsi, a meno che non si parla di persone che devono togliersi, quindi come “levarsi”, tipo “levarsi di mezzo”, e a parte l’uso di levarsi nel senso di togliersi (tipo levarsi i vestiti o l’espressione , anche figurata “levarsi di dosso”) entriamo in un altro mondo.

Non si tratta più di togliere, ma di qualcosa che si alza, nasce, emerge, qualcosa che aumenta, spesso all’improvviso e con una certa intensità. Una polemica che “si leva” ad esempio è una polemica che prende forma, che comincia a circolare, che si diffonde tra le persone. È come se si sollevasse nell’aria, diventando visibile a tutti.

Lo stesso vale quando si dice che si è levato un coro di proteste. Non è una sola voce, ma tante voci insieme, che si alzano contemporaneamente. C’è un’idea di movimento collettivo, quasi spontaneo. Nessuno lo organizza davvero: succede, e basta. E’ una sorta di insurrezione.

Questo ci aiuta a capire anche un’espressione molto tipica dell’italiano: la levata di scudi. Qui l’immagine è antica ma molto efficace.

Pensate a dei soldati che alzano gli scudi per difendersi. Trasportata nel linguaggio di oggi, questa immagine descrive una reazione immediata e compatta contro qualcosa che viene percepito come una minaccia o un errore. Quando c’è una levata di scudi, significa che molte persone (non una sola) reagiscono insieme, opponendosi con decisione. Tutti insieme per difendere qualcuno o qualcosa. La levata di scudi si fa sempre in favore di qualcuno o qualcosa che si sostiene collettivamente.

Notate che normalmente non si dice che delle persone hanno levato gli scudi, ma che c’è stata una levata di scudi da parte di un gruppo di persone.

A questo punto la differenza tra i due verbi diventa quasi intuitiva. Levare ha bisogno di qualcuno che compie l’azione e di qualcosa che viene tolto. Levarsi, invece, solitamente è diverso: ciò che si leva non viene rimosso, ma nasce, si diffonde, prende forza.

Spesso, nelle espressioni figurate, è proprio levarsi il protagonista. È il verbo delle polemiche che scoppiano, delle proteste che si accendono, dei venti che iniziano a soffiare all’improvviso. C’è sempre questa idea di qualcosa che prima non c’era, e che a un certo punto si fa sentire.

Alla fine, se ci pensate, è una differenza molto concreta anche quando parliamo in modo figurato: con levare togliamo qualcosa dal mondo, con levarsi qualcosa entra nel mondo e si impone all’attenzione.

E quando sentite dire che si è levata una polemica, non immaginate qualcuno che toglie qualcosa… ma piuttosto qualcosa che si alza, cresce e, nel giro di poco, coinvolge tutti.

Ci sono chiaramente altri usi particolari del verbo levare e levarsi, ma per oggi può bastare così.

Adesso, se chiedo un ripasso ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente, spero non si levi una inutile polemica, perché sapete che il ripasso, in questa rubrica, è obbligatorio.

Marcelo: Probabilmente ci sarà stato un grande sconcerto per l’eliminazione, tra i tifosi italiani a seguito dell’eliminazione ai Mondiali di calcio, e a seguire tanta frustrazione.
Prima o poi dovranno però riconciliarsi con la loro squadra del cuore!

Sicuramente il prossimo allenatore sarà tenuto d’occhio dai tifosi e dai giornalisti, e al primo errore, riceverà anche lui una valanga di critiche, mentre probabilmente gli toccheranno solo due parole in croce di elogio in caso di vittoria!

Ma il lavoro ben fatto alla fin fine paga sempre, e il trionfo, maggior ragione ripaga, eccome!
Di sicuro dovrà imparare ad agire sotto la spada di Damocle!

Comunque sia mi piace pensare che non c’è male che per bene non avvenga.

Tenere d’occhio, tenere sott’occhio

Audio livello INTERMEDIO

in preparazione

Audio livello AVANZATO (scarica audio)

episodio 1242

Trascrizione

Bene, oggi parliamo di un’espressione molto usata nella lingua italiana: “tenere d’occhio”… e anche “tenere sott’occhio”.

Si tratta di un’espressione figurata, cioè non va interpretata alla lettera. Non significa davvero prendere qualcosa e metterla dentro o sotto l’occhio! Piuttosto, ha a che fare con l’attenzione, con il controllo.

Tenere d’occhio” significa infatti osservare con attenzione, controllare, monitorare qualcosa o qualcuno, spesso con una certa continuità nel tempo.

Facciamo subito qualche esempio, così andiamo dritti al punto.

Se dico: “Tieni d’occhio la pentola!”
sto chiedendo a qualcuno di controllare che non trabocchi, che non si bruci il contenuto.

Oppure: “Tengo d’occhio i prezzi della benzina”
significa che li controllo spesso, magari per capire quando conviene fare il pieno.

Ancora: “Il professore tiene d’occhio gli studenti durante il compito”.

Qui c’è anche una sfumatura di vigilanza, quasi di sorveglianza, per evitare che qualcuno copi.

Adesso vediamo la variante: “tenere sott’occhio”.

Il significato è praticamente lo stesso: controllare attentamente, non perdere di vista.
La differenza è molto sottile, quasi impercettibile. “Sott’occhio” può dare, in certi contesti, un’idea ancora più concreta di qualcosa che è proprio lì, davanti a te, sotto il tuo controllo diretto.

Ad esempio: “Ho tutti i documenti sott’occhio”.

Ecco, la differenza è, oltre al senso più Marcato di vigilanza, che possono usare il verbo avere al posto di tenere. Se uso tenere posso usare entrambe le forme, Mentre se uso avere posso anche usare avere al suo posto.

In questo ultimo esempio si immagina proprio che i documenti siano davanti a me, sul tavolo.

“Tieni sott’occhio il bambino al parco”
anche qui: controllalo bene, non distrarti.

Veniamo ora alla forma personale:
“Ti tengo d’occhio”

Questa frase è molto interessante, perché il significato cambia un po’ a seconda del tono e del contesto.

Può essere:

neutro o protettivo:
“Stai tranquillo, ti tengo d’occhio io” mi prendo cura di te, vigilo su di te.

Oppure può essere leggermente sospettoso:
“Ti tengo d’occhio…” attenzione, non mi fido del tutto.

Anche quasi minaccioso (ma spesso scherzoso):
“Eh, ti tengo d’occhio!”. Cioè guarda che controllo quello che fai!

Quindi, come spesso accade in italiano, non è solo la frase in sé che conta, ma l’intonazione, il contesto, la relazione tra le persone. Siamo alle solite direi!

Possiamo dire, in definitiva, che:

tenere d’occhio = controllare, osservare con attenzione nel tempo

tenere sott’occhio = anche controllare da vicino, avere sotto controllo diretto

Sono espressioni molto comuni e utilissime nella vita quotidiana. A conti fatti, se impari a usarle bene, farai un bel passo avanti nella comprensione dell’italiano parlato.

Adesso ripassiamo, se volete tenendo sott’occhio la lista degli episodi passati.

Marcelo: Mi sbilancio!
Apro io le danze! Non si può fare a meno di fare un ripasso se il presidente ti chiama in causa!
Spero di non avervi colto in contropiede, e ricordatevi: un ripasso al giorno, toglie l’italiano di torno! Dai amici, fatevi vivi!

André: Cari amici italiani, ancorché dolorosa, la non qualificazione della nazionale italiana al Mondiale non può sorprendere, c’era proprio da aspettarselo da una squadra poco avvezza a reagire nei momenti decisivi, incapace di levarsi di dosso le proprie insicurezze e di elevare il livello del gioco quando più serviva! E, per carità, non facciamo di Gattuso il capro espiatorio

Video livello AVANZATO

Fare il prezioso

Episodio per soli membri dell’associazione culturale ITALIANO SEMPLICEMENTE
Durata: 9 minuti

Descrizione:
“Fare il prezioso” significa comportarsi come se si fosse indispensabili, facendosi desiderare o aspettare. Espressione ironica per chi si dà troppe arie.

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fare il prezioso

Fatti non foste a viver come bruti

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Video

Trascrizione

Buongiorno, un caro saluto a tutti. Chi vi parla è Gianni, o Giovanni, cioè il creatore di Italiano Semplicemente. Oggi cercherò di spiegarvi una frase italiana famosissima.

Non si tratta, a dire il vero, di una frase idiomatica italiana, non è una espressione tipica italiana, ma si tratta di una citazione. Una citazione è quello che si fa quando si ricorda, si cita, appunto, ciò che ha detto oppure scritto qualcun altro. Una citazione quindi è il dire o lo scrivere una cosa che ha già scritto o detto qualcun altro. Questo qualcun altro, in questo caso, è Dante Alighieri.

Parleremo di Dante Alighieri in modo un po’ più approfondito in un prossimo podcast, per la rubrica “grandi personaggi italiani” (abbiamo già visto Umberto Eco e Roberto Benigni) per ora mi accontenterò di citare Dante. Oggi quindi citerò Dante Alighieri. La citazione che farò di Dante Alighieri è relativa ad una terzina del canto numero ventisei dell’Inferno. Stiamo quindi parlando della Divina Commedia.

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La Divina Commedia è, come tutti saprete, l’opera più importante composta da Dante Alighieri, e probabilmente è anche l’opera più importante della letteratura italiana e mondiale. La Divina Commedia è suddivisa in Inferno, Paradiso e Purgatorio e ognuna di queste tre parti è a sua volta divisa in “canti“. Ogni canto è diviso in parti più piccole che si chiamano “terzine“.

La terzina è detta anche “terza rima” o anche “dantesca” (dantesca perché relativa a Dante Alighieri), e si chiama anche “terzina incatenata”, è la strofa usata da Dante nella composizione della Divina Commedia.
Si chiama terzina perché è composta da tre parti, da tre versi: se fosse stata composta da due sole parti, da due soli versi, si sarebbe chiamata “distico“, un nome che conoscono solamente coloro che si occupano di queste cose, ed invece questa si chiama terzina, poiché le parti sono tre, i versi sono tre.
Ho parlato di strofa, ed infatti la terzina è una strofa, che nella letteratura è un gruppo di versi, dove ogni verso è composto da parole. Il numero dei versi di una strofa può variare, ed in questo caso abbiamo appunto una strofa composta da tre versi: una terzina.

strofe_immagine

Dopo questa breve introduzione sulla struttura della Divina Commedia, che magari può interessare a qualcuno e comunque è interessante per coloro che studiano Dante nelle scuole di Italiano, passiamo alla celebre terzina di cui voglio parlarvi oggi.

Questa terzina, del canto numero ventisei dell’Inferno, contiene due versi famosissimi:

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti

ma per seguir virtute e canoscenza

è una terzina molto famosa, soprattutto il secondo ed il terzo verso. Questa terzina ci dà un quadro abbastanza chiaro, a quanto pare, della personalità di Dante Alighieri, che considerava la conoscenza il presupposto per la valutazione di una persona.

Se una persona è una persona colta, cioè conosce molte cose, allora è una persona di valore, altrimenti questa persona non vale nulla, o meglio, la sua vita equivale alla vita di un bruto, quello che lui chiama bruto.

Vediamo bene questa terzina.

Il primo verso è: “Considerate la vostra semenza“. Considerate, cioè pensate, prendete in valutazione la vostra semenza, cioè da dove venite, considerate la vostra natura, considerate il fatto che siete esseri umani, esseri intelligenti, e non bestie, non animali. Semenza viene da “seme”, da cui nascono le piante. La semenza quindi rappresenta l’origine, la razza umana in questo caso.

Ebbene, se considerate la vostra semenza, arriverete facilmente a capire, dice Dante, che non siete fatti per vivere come bruti – “fatti non foste“, cioè “non siete fatti”.

“Fatti non foste” significa che voi, voi esseri umani, non foste fatti per vivere come bruti. Foste è il passato remoto del verbo essere.

io fui
tu fosti
egli fu
noi fummo
voi foste
essi furono

Se faccio la negazione posso dire:

Voi non foste.

Quindi “voi non foste fatti” lo posso anche dire “fatti non foste”. Il voi è sottinteso.

Quindi voi, esseri umani, non foste fatti per vivere come dei bruti – “a viver come bruti“, cioè per vivere come delle bestie, come animali. La parola bruto, al singolare (bruti al plurale) rappresenta una persona che non usa la ragione, che non usa l’intelligenza, una persona che è incapace di dominare i propri istinti, e che quindi è anche violenta, feroce. La parola bruto nel linguaggio parlato è usata fondamentalmente per indicare una persona di questo tipo, soprattutto nella sfera familiare: un bruto è colui che picchia la moglie, che fa del male ai propri familiari, bruto è colui che usa violenza contro gli altri, ma soprattutto nei confronti delle donne e dei bambini.

Poi la parola al femminile “bruta” è associata spesso alla forza. La forza bruta è una forza molto grande. Se dico che io ho una forza bruta non significa che sono un bruto, un violento, ma che ho una grande forza, talmente grande che sembra quasi non essere una forza umana. Dante quindi usa il termine bruti per dire che l’essere umano è fatto per pensare e per conoscere, per leggere e apprendere, e non per usare la violenza, non per essere vittima dell’istinto, come un animale.

Infatti l’ultimo verso recita: “ma per seguir virtute e canoscenza“.

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza, cioè per seguir, cioè per seguire, cioè conseguire, per inseguire la conoscenza, che Dante chiama canoscenza: il nostro obiettivo, come esseri umani, è cercare di perseguire la conoscenza.

Dante usa “seguir”, che sta per seguire, ma è da intendere come conseguire, cioè cercare di raggiungere, cercare di raggiungere l’obiettivo della conoscenza. Questo è la cosa per cui siamo fatti. Questa è la cosa per cui l’essere umano è fatto. “E’ fatto per” significa che “serve a”, che “è nato per”. Se noi siamo fatti per la conoscenza, quindi, vuol dire che siamo nati, siamo predisposti per aumentare la nostra conoscenza.

Quindi “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza“.

La “virtute” è la virtù. Se provate a cercare sul dizionario la parola virtute molto probabilmente non la troverete, dipende un po’ da quello che utilizzate, ma la virtute è la virtù, e la virtù è ogni buona qualità, ogni caratteristica positiva dell’essere umano.

virtute_immagine

Ognuno di noi ha almeno una virtù: una persona può essere buona, un’altra sensibile, un’altra ancora ha la virtù del fascino, oppure la virtù della pazienza. Questa potrebbe essere la mia virtù, ad esempio: io mi reputo una persona molto paziente, che sa aspettare.

La virtù è più una caratteristica dell’animo umano, ma la parola virtù ha moltissimi significati in realtà.

Quindi l’essere umano, dice Dante, è fatto per inseguire le virtù, è fatto per migliorarsi di giorno in giorno, per assumere un valore sempre maggiore, “e conoscenza”: “seguir virtute e canoscenza“, cioè per conseguire le virtù e per imparare cose. Se l’uomo non impara non ha valore.

Beh credo che il messaggio di Dante sia abbastanza condivisibile da tutti. Non sono entrato nel dettaglio di tutte le spiegazioni perché in questo episodio volevo solamente farvi capire che questa frase è molto famosa, molto utilizzata in Italia, soprattutto negli ambienti intellettuali, o comunque da persone che hanno una alta cultura.

Dante spesso fa omaggio alla conoscenza ed all’importanza per l’uomo: “Tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere“, dice all’interno del Convivio, che è un’altra opera di Dante Alighieri.

Immagino che anche voi, che state ascoltando e leggendo questo episodio, avete voglia di sapere, di conoscere. Vi lascio allora ascoltare, non con la mia voce, ma con la voce di Benigni, famoso attore e comico italiano, la famosa terzina del canto numero ventisei dell’Inferno, così da farvi innamorare della melodia della lingua italiana.

immagine_roberto_benigni

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti

ma per seguir virtute e canoscenza

Bene, spero che l’episodio vi sia piaciuto e in futuro, come vi dicevo, è in programma un podcast interamente dedicato a Dante Alighieri, dove non racconterò ovviamente tutta la sua vita né farò l’elenco delle sue opere, ma parlerò come al solito di un aspetto di interesse relativo alla lingua italiana, all’apprendimento della lingua italiana.

Portrait_de_Dante

Quello di oggi è sicuramente un aspetto legato all’apprendimento, perché l’apprendimento di una lingua significa voglia di conoscenza di una lingua e di una cultura in generale, quella italiana nella fattispecie, quindi oggi abbiamo anche scoperto che non siamo fatti per vivere come bruti ma per conseguire le virtù e la conoscenza.

Abbiamo anche visto da vicino una frase molto famosa in Italia, i due versi finali delle terzina descritta sopra, e quindi è come aver imparato una espressione tipica italiana.

Se venite in Italia e vi capita di andare in un ristorante molto affollato o di andare in un autobus molto affollato, dove in entrambi i casi ci possono essere persone che alzano la voce, che strillano, che sono nervose, ebbene, potete dire a queste persone: ”

fatti non foste a viver come bruti

ma per seguir virtute e canoscenza

Buona giornata e continuate a seguire Italiano Semplicemente, perché il prossimo podacst sarà dedicato ai verbi prenominali, e spiegherò in particolare una frase idiomatica italiana che contiene appunto un verbo prenominale. In realtà lo ho già fatto in passato, perché mi è capitato di spiegare ad esempio la frase “farsene una ragione“, la cui spiegazione la potete trovare sul sito italianosemplicemente.com, che contiene proprio un verbo prenominale, anche se non è stato detto all’interno del podcast perché, come sapete, non è buona cosa concentrarsi sulla grammatica ma sulla comunicazione, ben più importante della grammatica, soprattutto per chi ama ascoltare.

Ma un ragazzo di nome Renato mi ha chiesto di dedicare un podacst ai verbi pronominali ed io lo farò perché mi piace andare incontro alle esigenze dei membri della famiglia di Italiano Semplicemente. Ovviamente lo farò nel modo consueto, senza annoiare possibilmente, e facendo esempi divertenti.

Alla prossima amici.