Quando ‘stesso’ non significa ‘uguale

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episodio 1246

Trascrizione

Bentornati su Italiano Semplicemente e in particolare nella rubrica ” due minuti con Italiano Semplicemente”.

C’è una parola italiana che sembra semplicissima.

Una parola che tutti conoscono.

Una parola che spesso si traduce con same in inglese, o même in francese.

Questa parola è “stesso”. Facile vero?

Eppure… attenzione.

Perché “stesso” non significa soltanto uguale o identico.

A volte assume un valore molto più sottile, elegante e persino enfatico.

Pensiamo a questa frase.

Anche quest’anno Giovanni, il presidente dell’associazione Italiano Semplicemente, ha organizzato la riunione dei membri. Alcuni membri parteciperà e ci sarà anche lo stesso Giovanni con la sua famiglia.

Oppure:

Ho sentito dire che la riunione sarà nella zona del Cilento e lo stesso Giovanni ha confermato la notizia.

Qui “stesso” non significa affatto “uguale”.

Non indica somiglianza.

Non vuol dire neppure “medesimo” nel senso più comune.

Qui ha un altro ruolo.

È come dire:

Proprio Giovanni, Giovanni in persona, nientemeno che Giovanni.

Ecco il punto.

In questi casi “stesso” svolge una funzione enfatica, rafforzativa.

Serve a mettere in evidenza il referente.

A sottolineare che si tratta proprio di quella persona, e non di un’altra.

È un uso che deriva dal latino ipse, che aveva proprio questa funzione rafforzativa.

Per questo motivo, quando diciamo:

Lo stesso direttore è intervenuto alla riunione

intendiamo:

perfino il direttore,
il direttore in persona,
proprio lui.

È dunque un uso assolutamente particolare.

C’è però una sfumatura da osservare.

Nella frase:

Lo stesso Giovanni ci va

l’espressione può assumere un valore quasi narrativo.

Serve a riprendere un nome già menzionato e a riportarlo al centro dell’attenzione.

È come se dicessimo:

proprio quel Giovanni di cui stavamo parlando.

Se diciamo “anche Giovanni ci va”, è lo stesso, ma non è detto mi riferisca al medesimo Giovanni di cui stavo parlando.

Ad ogni modo in questi casi si perde qualcosa. Manca l’enfasi. Ciò che manca è il valore della partecipazione di Giovanni.

Ad ogni modo si può usare anche così, senza dare enfasi.

In questi casi è solo una forma di richiamo, è una ripresa elegante, un modo per evitare la ripetizione semplice del nome, ma comunque sottolinearlo.

Vediamo altri esempi e vediamo quanta enfasi c’è o è solo un richiamo.

Il presidente stesso ha firmato il documento.

Quindi proprio il presidente, proprio lui, in persona. C’è abbastanza enfasi in questo caso.

Oppure:

Lo stesso Giovanni, che ieri sembrava indeciso, oggi ha cambiato idea.

Qui richiama una persona già nota (Giovanni) nel discorso e la rimette in primo piano. Anche qui focalizziamo l’attenzione su Giovanni, che, evidentemente come altre persone, ha cambiato idea. Ma Giovanni appare più importante.

Oppure:

La proposta è stata sostenuta dagli esperti e dallo stesso ministro.

Beh, il ministro è il ministro…

Oppure:

Per comprendere il messaggio del libro, possiamo affidarci alle parole di chi lo ha scritto: è lo stesso autore infatti che, nella prefazione, chiarisce il suo intento e ne illustra il senso profondo.

Anche in questo caso si vuole attribuire maggiore peso alla persona citata.

Si rafforza l’argomento citando proprio l’autore.

Si può anche enfatizzare qualcosa e non qualcuno: un oggetto, un fatto, un concetto, perfino un’intera situazione.

Per esempio:

Il problema sta nello stesso regolamento.

cioè nel regolamento stesso, nel regolamento in sé.

La risposta è contenuta nella domanda stessa.

Attenzione qui, perché spesso si preferisce invertire e mettere la parola “stesso” alla fine.

Infatti potrebbe essere ambiguo dire “La risposta è contenuta nella stessa domanda”, perché in questo caso “stessa” torna più facilmente al suo significato ordinario di identità o uguaglianza.

Se dico:

“La risposta è contenuta nella stessa domanda” l’ascoltatore potrebbe interpretare la frase come:
nella medesima domanda di cui si parlava prima,
oppure in quella domanda e non in un’altra.

Insomma, qui stessa può sembrare semplicemente equivalente a medesima.

Se invece dico:
“La risposta è contenuta nella domanda stessa” l’effetto cambia.

La posizione finale dà maggiore rilievo al valore enfatico.

È come dire:
nella domanda in sé,
nella domanda stessa, proprio in essa.

Questa collocazione evita ambiguità e rafforza il significato.

Per questo motivo, quando si vuole mettere in evidenza un oggetto, un concetto o una situazione, l’italiano spesso preferisce spostare stesso dopo il nome.

Con le persone, invece, entrambe le posizioni sono più naturali.

Lo stesso Giovanni
Giovanni stesso

ma con le cose la posizione finale è spesso più elegante e più precisa.

Dunque l’ordine delle parole non è un dettaglio secondario. Può cambiare la sfumatura e a volte chiarisce l’intenzione comunicativa.

L’episodio finisce qui.

Siete sorpresi di questo utilizzo di “stesso”? Lo saranno probabilmente anche alcuni membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Comunque tranquilli, è lo stesso italiano che a volte, ci sorprende.

Adesso un bel ripasso degli episodi precedenti a cura degli stessi membri. Parliamo di problemi con l’automobile.

André: Volevo comprarmi una Fiat, ma l’ho trovata con una caterva di problemi (gli italiani lo sanno bene!). Ho firmato il contratto e adesso sto cercando di sistemare tutto in via amichevole con il venditore… speriamo non invano. Ma si sa: ho voluto la bicicletta? E adesso pedalo!

Marcelo: Fortuna ha voluto che la mia macchina non sia mai rimasta in panne e non mi abbia mai lasciato appiedato!
Se fosse successo qualche guasto, fatta salva una foratura, non avrei potuto fare niente. Adesso a differenza di venti anni fa, per risolvere qualche problema devi essere un esperto di computer!… mannaggia alla modernità!

Stringente

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episodio 1245

Trascrizione

Bentornati a tutti.

Oggi affrontiamo una parola molto interessante, una parola che si sente spesso nei contesti formali, professionali, giornalistici e burocratici. Tranquilli però, perché tutti la capiscono, infatti si può usare senza problemi anche in contesti quotidiani.

È una parola che, a prima vista, potrebbe sembrare difficile ad un non madrelingua, ma che in realtà è molto utile. Parlo di “stringente”. Tecnicamente è il participio presente del verbo stringere.

Come molti participi presenti italiani, nel tempo ha assunto però anche funzione di aggettivo.

Lo stesso destino è spettato ad esempio a dirimente, pertinente: Participi presenti che hanno preso una strada semantica autonoma, allontanandosi dal significato concreto e originario del verbo.

Vediamo di capire bene come si usa però.

Quando diciamo che qualcosa è stringente, intendiamo dire che esercita una forte pressione, che impone limiti, che non lascia molto spazio di manovra. Come le scarpe strette, che stringono il piede e non ha molta libertà di movimento.

Insomma, qualcosa di stringente è qualcosa che “stringe”, proprio come suggerisce il verbo da cui deriva.

E qui c’è già una bella intuizione: il verbo stringere richiama l’idea di una presa forte, di una costrizione.

Per questo motivo, stringente si usa spesso per parlare di:

regole

vincoli

esigenze

necessità

controlli

misure

scadenze

Ad esempio:

Abbiamo adottato misure stringenti per ridurre i costi.

Il regolamento impone criteri molto stringenti.

Le condizioni del contratto sono particolarmente stringenti.

In tutti questi casi, c’è un’idea di severità, rigidità, pressione.

Ma attenzione.

Stringente non significa semplicemente “urgente”.

E qui entra in gioco un collegamento molto interessante con il passato episodio dedicato a “impellente“.

In quell’episodio si spiegava che impellente riguarda qualcosa che richiede una risposta immediata, qualcosa che urge fare subito, quasi senza poter aspettare.

Ad esempio:

un bisogno impellente

una necessità impellente

un problema impellente

L’idea è quella dell’urgenza immediata.

Stringente, invece, ha un significato più ampio e spesso più formale.

Una necessità stringente non è soltanto urgente: è anche pressante, inevitabile, difficile da ignorare.

In pratica, mentre l’urgenza di impellente spinge ad agire subito, la pressione di stringente limita, obbliga, costringe.

È una differenza sottile, ma importante.

Potremmo dire che:

impellente = urgente e immediato

stringente = pressante, vincolante, severo

Per esempio:

Ho un bisogno impellente di mangiare qualcosa.

L’azienda deve rispettare norme stringenti sulla sicurezza.

Nel primo caso c’è urgenza personale.

Nel secondo caso ci sono regole severe.

Vedete? Il contesto cambia molto.

Un’altra cosa interessante è che stringente può descrivere anche un ragionamento. Questo accade molto raramente comunque.

Se dico:

La sua argomentazione è stringente.

Significa che è rigorosa, logica, convincente, difficile da contestare.

Qui il senso non è quello della pressione, ma della solidità e della precisione.

Quindi questa parola ha almeno due grandi usi:

1. vincolante / severo / rigoroso

2. convincente / logicamente forte

Ed è proprio questo che la rende preziosa.

È una parola elegante, versatile e molto utile soprattutto in ambito professionale.

Un revisore può fare controlli stringenti.

Un giudice può applicare criteri stringenti.

Un professore può avere standard stringenti.

E persino un amico può avere aspettative stringenti!

Insomma, non è una parola da prendere alla leggera.

Per concludere, ricordate:

Se qualcosa è impellente, dovete agire subito.

Se qualcosa è stringente, dovete rispettarlo o subirne la pressione.

E se una spiegazione è stringente… allora difficilmente potrete trovarle dei difetti.

Adesso il Ripasso, più impellente che stringente.

Khaled: sono alle prese con le pulizie di primavera e mi sono reso conto che avrei dovuto iniziare prima: ora ho tanto di quel lavoro sul groppone che non vi dico.

Marcelo: Ho provato a sistemare il garage, ma gira che ti rigira finisco sempre per impelagarmi tra vecchi scatoloni.

Estelle: oggi ho solamente rimpinguato il cestello del brillantante della lavastoviglie. Il resto del tempo ho dovuto lavorare.

Nancy: ho passato anche oggi l’aspirapolvere, perché mio figlio è mio marito fanno tutto con una certa leggerezza: Oggi è stato tutto un andirirvieni dal giardino a casa.

Edita: ho deciso di fare una scappata in cantina per sistemare due cose, ma vuoi o non vuoi finisco sempre per prendere delle cose che poi non mi serviranno.