Questione di tempo

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episodio 1240

Trascrizione

Sapete, il tempo è una di quelle cose che tutti pensiamo di conoscere… finché non proviamo a spiegarlo in una lingua straniera.

Al tempo in cui si comincia a studiare italiano, per esempio, si imparano parole semplici: “oggi”, “ieri”, “domani”. Ma col tempo ci si accorge che non bastano più. Servono espressioni più precise, più sottili.

Ai tempi in cui anch’io studiavo le lingue (in realtà adesso che ci penso, le sto ancora studiando!) mi rendevo conto che alcune parole erano particolarmente difficili da afferrare.

Prendete ad esempio, in italiano, la parola frangente: non è un semplice momento, ma un momento delicato, spesso decisivo.

Un frangente può essere critico, imbarazzante, oppure determinante.

Es:

In un frangente così delicato, è meglio evitare decisioni affrettate.

Proprio nel frangente più difficile della partita, la squadra ha trovato il coraggio di reagire.

In certi frangenti, non è facile prendere le giuste decisioni.

A proposito di frangente, vale la pena fare una piccola digressione.

In realtà, i frangenti sono onde marine che, avvicinandosi alla costa, si rompono spumeggiando contro scogli o bassifondi.

Il termine deriva dal verbo “frangere”, che significa “rompere”. Le onde si rompono contro gli scogli. Si dice anche che si infrangono sugli scogli. In questo caso il verbo è infrangersi, che è simile ma molto particolare. Ce ne occupiamo nel prossimo episodio.

Il frangente, quindi, è sia l’onda stessa sia, per estensione, il punto pericoloso in cui questa si infrange. Ma nessuno usa frangente in questo modo.

Capite bene come si è arrivati al significato figurato: nella lingua italiana, un frangente è un momento difficile, delicato, a volte persino pericoloso. Un po’ come un’onda che si rompe con forza e mette alla prova chi si trova lì.

Somiglia chiaramente a circostanza, situazione, momento, evenienza.

Ecco, anche il termine evenienza è molto interessante. Voi stranieri non lo usate mai. Me ne sono accorto, cosa credete?

Eppure è una parola utilissima.

Evenienza indica una possibilità, qualcosa che può accadere, spesso con una sfumatura un po’ formale o anche prudente.

Per esempio:

in caso di evenienza, chiamami.

Per ogni evenienza, non esiti a contattarci.

Qui non sappiamo cosa succederà, ma ci prepariamo a una possibile situazione, magari imprevista.

Rispetto a parole come situazione o caso, evenienza ha un tono più elegante. Non a caso spesso si dà del lei quando si usa.

Si usa spesso in questa forma: in ogni evenienza, cioè “in qualsiasi caso”, “qualunque cosa accada”.

Ecco perché vale la pena impararla: non è molto comune nel parlato quotidiano, ma tutti la conoscono e dà subito un’impressione di precisione e padronanza della lingua.

E poi c’è la parola contingente.

Questa è una parola che da una parte indica una sorta di gruppo. Parliamo di una quota definita di persone o merci (es. un contingente di soldati). Abbastanza tecnico come sostantivo.

Ma la forma più usata è come aggettivo e non come sostantivo.

Indica qualcosa di occasionale, transitorio, eventuale.

Anche questa parola si riferisce al tempo, ma in modo diverso: indica qualcosa legato alle circostanze presenti, non stabile. Una decisione contingente, per esempio, dipende dalla situazione attuale.

Es:

Abbiamo preso questa decisione per motivi contingenti, ma la rivedremo più avanti.

La difficoltà che stiamo affrontando è contingente e non riflette la situazione generale dell’azienda.

Si tratta di un problema contingente, legato a circostanze temporanee e non strutturali.

Il contrario di contingente può essere strutturale, permanente, stabile definitivo.

Se uso contingente vuol dire che c’è un’urgenza, è accaduto qualcosa che non mi aspettavo.

Se una riunione è stata convocata per motivi contingenti, questo è un modo elegante per dire che c’è stata una situazione inaspettata, inattesa, non prevista. Non era pianificata, ma le circostanze l’hanno richiesta.

A proposito di circostanze: anche circostanza e circostanze sono parole fondamentali.

Le circostanze sono il contesto, l’insieme dei fattori che influenzano ciò che accade.

In certe circostanze si reagisce in un modo, in altre… in modo completamente diverso.

Es:

Non giudicare quella scelta senza conoscere tutte le circostanze che l’hanno determinata.

In quella circostanza, era meglio non parlare e aspettare il momento giusto.

Le decisioni aziendali cambiano a seconda delle circostanze economiche e del mercato.

Ma torniamo al tempo.

Ecco, queste due parole messe in fila formano una copia che si usa in diversi modi: “al tempo” .

Il primo lo avete appena visto.

La locuzione “al tempo” si usa ad esempio in modo informale e ha un significato simile a “questa cosa si farà al momento giusto” , eppure “aspetta, adesso non è il caso,meglio aspettare il momento più adatto” oppure ” ci vuole tempo, aspetta”. È un’esclamazione a volte anche un po’ brusca.

Può servire a fermare qualcuno, a rimandare un’azione.

Esempi:
Sistema tutto subito questo casino in camera tua!

Al tempo, non è il momento. Prima devo riposare.

Posso raccontarti tutto ora?

Al tempo, lascia che prima si calmino un po’ le cose.

Facciamo partire il progetto domani?

Al tempo, dobbiamo prima verificare i dettagli.

In sostanza, “al tempo” ci ricorda che certe cose richiedono pazienza e il momento giusto per essere affrontate. Si usa anche l’espressione “dare tempo al tempo” per trasmettere l’idea di avere pazienza e di fare le cose al momento giusto o perché ci vuole un po’ di tempo.

Chiaramente “al tempo” si usa soprattutto per indicare un tempo preciso, un periodo storico preciso.

Esempi:

Al tempo dei Romani, la città era molto più piccola.

Lui era un famoso pittore al tempo del Rinascimento.

Ai tempi” è un po’ diverso.

Parliamo sempre di un periodo passato, ma spesso con nostalgia o paragone. Anche con ironia molto spesso.

Si usa per parlare di come erano le cose in un certo periodo, senza indicare necessariamente un momento preciso come fa “al tempo”.

Esempi:

Ai tempi della scuola, passavamo ore a giocare in cortile.

Le cose erano più semplici ai tempi dei nostri nonni.

Quindi”al tempo” sesso indica un momento preciso o il tempo giusto per fare qualcosa (anche nell’uso informale).
Invece “Ai tempi” quindi al plurale, indica un’epoca o periodo più ampio, spesso con un tono descrittivo o riflessivo o ironico.

Possiamo a “al momento” .

Quando diciamo “al momento”, intendiamo molto spesso “adesso”, nella situazione attuale. Si sta però dicendo che la situazione potrebbe cambiare. Abbiamo visto in un episodio passato la locuzione “ad oggi” e questa è del tutto analoga.

Come a dire che adesso la situazione è questa, ma chissà domani o anche tra un’ora o un minuto.

Es:

Al momento non ci sono novità, ma ti aggiorno appena so qualcosa.

Al momento non possiamo approvare il progetto, dobbiamo aspettare ulteriori verifiche.

Al momento vivo a Roma, ma potrei trasferirmi nei prossimi mesi.

A volte si usa “al momento ” anche al posto di “in quel momento”, quindi parlando di un momento passato e non di quello attuale.

In questi casi, però, è il contesto a chiarire tutto.

Es:

Non ho risposto subito perché al momento non avevo tutte le informazioni.

Sembrava una buona idea, ma al momento non ci siamo resi conto dei rischi.

Al momento della decisione, nessuno ha sollevato obiezioni.

Diverso è “sul momento“, che indica una reazione immediata e spesso istintiva: sul momento magari non sappiamo cosa dire. Del tutto analogo a “lì per li” che è più informale.

Es:

Non sapevo cosa rispondere sul momento, così ho fatto un sorriso e basta.

Quando l’ha visto cadere, è corso ad aiutarlo sul momento.

Non ho pensato a controllare i documenti sul momento, ma poi me ne sono pentito.

Per finire oggi vediamo l’espressione che ho inserito come titolo dell’episodio: questione di tempo.

L’espressione “questione di tempo” si usa per indicare che qualcosa succederà sicuramente, ma non si sa esattamente quando.

Si concentra sull’idea che la realizzazione o il cambiamento è inevitabile, e che serve solo un po’ di pazienza o attesa. Spesso, quasi sempre direi, si usa insieme a “solo”.

Es:

Non preoccuparti, la situazione si risolverà, è solo una questione di tempo.

Il treno partirà presto, è solo una questione di tempo.

Prima o poi Gianni capirà l’errore, è solo una questione di tempo.

Ora, come vedete, le espressioni legate al tempo sono davvero tante. E, a dire il vero, per motivi di tempo non è il caso di spiegarle tutte oggi.

Nel frattempo, però, accontentatevi di questo episodio, che credo sia molto utile per tutti voi stranieri che volete padroneggiare meglio queste sfumature.

Adesso, per ripassare, a proposito di tempo, ditemi qual è il vostro primo ricordo.

Mariana:
Buongiorno a tutti.
Preferisco ricordare i momenti felici: le mie cugine che giocano con me e mi fanno sentire protetta. Dico questo in quanto il mio primo ricordo è piuttosto brutto. Preferisco glissare

Nancy: Il mio primo ricordo? Che vuoi che ti dica… è qualcosa di piuttosto sui generis, quasi un’immagine che ogni tanto affiora d’emblée, senza preavviso, come un fulmine a ciel sereno. Niente di che comunque.

Marcelo: Ricordo una luce. Nient’altro. Una luce forte, quasi fastidiosa, poi il colore celeste del camice dell’ostetrica che sbatte con quello delle pareti, Mi dirai che è un ricordo un po’ vago! Ma sto scherzando! È nelle cose che si sia un po’ confuso/a sul primo ricordo, no?

Hartmut: Il mio primo ricordo della vita è quando mamma mi portò dal dottore perché avevo le tosse. Siamo restati per ore in una sala fredda insieme con altri venti bambini malati. Diciamo che le circostanze non erano ottime per una guarigione ma ai tempi – era la fine degli anni sessanta – nessuno se ne fregava – e fortunatamente ne sono uscito indenne!

Carmen: a detta di qualcuno, i primi ricordi non sono nemmeno autentici, ma ricostruzioni, espedienti della mente per dare coerenza a ciò che, in origine, era solo caos. Io non ricordo granché comunque. Ma tant’è.

André: Non credo che mi crederete, ma il primo ricordo della mia vita, il primo momento che non mi è mai sfuggito dalla mente e che, ne sono certo, ricorderò fintantochė vivrò, risale alla mattina in cui, appena mi svegliai, dissi: “Che figo, oggi compio tre anni!”

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Accadde il 12 luglio: le intemperie

12 luglio 1943 (scarica audio)

Trascrizione

Il 12 luglio 1943, durante la Seconda guerra mondiale, la bellissima città di Agrigento fu colpita da un bombardamento anglo-americano devastante.

In quella giornata, le bombe piovvero sulla città come una grandinata d’odio e fuoco, lasciando dietro di sé oltre 300 morti e centinaia di feriti. Le case, le strade, la vita stessa degli abitanti furono travolti.

Ecco: se pensate alla parola intemperie, forse vi vengono in mente pioggia, neve, vento, temporali.

Tutti fenomeni atmosferici che possono danneggiare cose e persone.

Ma c’è un senso più profondo, più simbolico.

Quel giorno, possiamo dire certamente ad Agrigento, la popolazione fu esposta alle intemperie della guerra.

In questo caso possiamo dire che questo è un eufemismo, ma è interessante notare che questo è un termine molto adatto per essere usato in senso figurato.

Es:
Per anni sono stato esposto alle intemperie della vita.

Nella città colpita dal terremoto ci saranno 2 giorni di festa per dimenticare le intemperie del presente.

Un termine abbastanza generico, se vogliamo, ma molto adatto proprio per questo per indicare le difficoltà, gli ostacoli, le divergenze, anche di opinioni, che spesso causano guai di diverso tipo.

La parola significa “cattiva mescolanza”, almeno nelle sue origini latine, e indica uno “squilibrio” di elementi naturali come caldo e freddo, secco e umido. Si usa sempre al plurale ed è un termine femminile.

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Metterci, volerci, richiedere, impiegare, occorrere e servire

Metterci, volerci, richiedere, impiegare occorrere e servire

DURATA MP3: 15 min.

Descrizione: Oggi vediamo alcuni verbi simili, ma in particolare due modi per sostituire il verbo impiegare usando i verbi metterci e volerci. 

Alla fine dell’episodio proponiamo delle frasi di ripasso degli episodi precedenti formulate e registrate dai membri dell’associazione, dedicate alle cose inutili.

Se volete, saremo felici di avervi tra noi. Guardate tutti i vantaggi sulla pagina dell’associazione.

ENTRAADERISCI

Sin da, sino a, fin da, fino a

Sin da, sino a, fin da, fino a

DURATA MP3: 6 min. circa

DescrizioneSi parla di tempo. Si tratta di locuzioni che usano le preposizioni “da” e “a”. Sto parlando di sin da, sino a, fin da, fino a.

.. 

A partire dal numero 1001, gli episodi di questa rubrica sono solamente per i membri dell’associazione.

Alla fine dell’episodio proponiamo delle frasi di ripasso degli episodi precedenti formulate e registrate dai membri dell’associazione.

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866 Come sei messo?

Come sei messo?
(scarica audio)

Trascrizione

Quando dovete fissare un appuntamento con una persona oppure quando dovete programmare qualcosa da fare con una persona, una frase colloquiale diffusissima che si usa in tutt’Italia è “come sei messo/a?”.

Es:

Giochiamo a tennis che ne dici?

Si, molto volentieri, quando?

Come sei messo lunedì prossimo?

La mattina non sono messo bene, ma il pomeriggio sono messo decisamente meglio!

Allora facciamo alle 16!

La frase:

Come sei messo per le 16?

ha un senso equivalente a:

Che ne dici se organizziamo per le 16? Sei impegnato? Hai da fare?

Se mi riferisco ad un periodo di tempo più ampio, tipo:

Come sei messo la settimana prossima?

È simile a dire:

Mi dici la tua disponibilità la settimana prossima? Quali giorni sei disponibile?

La risposta potrebbe essere:

La settimana prossima sono messo bene solamente lunedì.

Oppure:

Sono messo male, meglio tra due settimane!

Quando si è molto impegnati, un modo colloquiale per rispondere è:

Sono messo male

Sono messo malissimo

Non potrei essere messo peggio

C’è però un secondo modo di usare questa espressione.

Al di là del senso proprio della frase, che indica una posizione fisica, si usa per indicare la condizione fisica o condizione mentale o economica di una persona, specie quando questa condizione è negativa, quando una persona sta male, ha problemi fisici o psicologici evidenti o ha grossi problemi economici.

Ma stare male e essere messi male non sono la stessa cosa. Infatti essere messi male impedisce di fare qualcosa. È lì il focus. Non sul dolore o sulla malattia.

Es:

Non posso giocare più a tennis per almeno 6 mesi. Ho un polso messo malissimo.

Anche una parte del corpo pertanto può essere messa bene o male.

Con l’aumento del prezzo del gas, per molti italiani si mette male quest’anno!

Questa è un’espressione simile che abbiamo già trattato se ricordate.

Oggi però sono le persone a essere messe bene o male, a seconda delle loro condizioni, di qualunque tipo: economiche, psicologiche, fisiche. Inoltre come abbiamo visto, ci si può riferire anche alla disponibilità di tempo per fare qualcosa.

Vediamo qualche altro esempio:

Ieri sera Giovanni era completamente ubriaco. Era messo talmente male che oggi non ricorda nulla.

Essere messo male non è in questo caso come “stare male” perché non si vuole evidenziare la sofferenza fisica o psicologica, ma la difficoltà nello svolgere le normali attività quotidiane.

Mio fratello sta messo molto male perché non gli pagano lo stipendio da sei mesi.

Qui si parla delle condizioni economiche negative di mio fratello.

Mia figlia si è fidanzata con un ragazzo da qualche mese. I genitori sono messi molto bene. Calcolate solo che ogni volta fanno accompagnare il figlio dall’autista.

In questo caso le condizioni economiche sono ovviamente positive per il fidanzato di mia figlia.

Avrete sicuramente notato che ho usato sia il verbo stare (es. Sto messo proprio male) sia il verbo essere (sono messo male).

Potete sempre scegliere quale verbo usare, sappiate solamente che stare fa la frase più colloquiale.

Adesso il ripasso. Se siete messi male per mancanza di tempo, potete ascoltarlo o leggerlo più tardi.

Irina: ho letto sul giornale La Repubblica che si vogliono legalizzare i concorsi truccati!Questa notizia sicuramente solleverà un polverone in quelli che credono nel merito! Se inizia così, l’amministrazione pubblica fará acqua da tutti le parti!

Sofie: preferirei passare per pazza che aver accesso ad un posto truccato. Assumo una chiara posizione di fronte a questo a costo di non ottenere la posizione desiderata, ma quantomeno la mia coscienza sarà pulita!

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