Tutto un altro paio di maniche

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Cari amici, benvenuti a Italiano Semplicemente.

Oggi parliamo di un’espressione molto usata dagli italiani: “essere tutto un altro paio di maniche”.

Che cosa significa?

Prima di tutto, un paio significa una coppia. Prima di tutto, un paio significa una coppia. La parola “paio” deriva dal latino par (uguale), e si usa proprio per indicare un insieme di due elementi che sono considerati come un’unica unità o che funzionano in coppia.

Sapete poi cosa sono le maniche?

Le maniche sono la parte di una camicia, di una maglietta, di una giacca o di un cappotto che copre le braccia. Ovviamente ogni capo ha una coppia di maniche. Anche per le scarpe si usa normalmente “un paio di scarpe” o al plurale “due paia di scarpe”? Il paio, due paia. La parola paia si usa anche per alcuni oggetti, tipo le forbici.

Vorrei acquistare un paio di forbici questo significa che vogliamo acquistate solamente una forbice, non due. Il fatto è che le forbici hanno due lame che s’incrociano e questo giustifica l’utilizzo di paia.

Allora allo stesso modo potrei usare senza problemi:

Un paio di gambe

Un paio di braccia.

Per dirla tutta, paio si usa anche per indicare due elementi, due oggetti uguali, anche se non vanno usati in coppia. Es:

Quante rosette vuole?

Me ne dia un paio grazie.

Nell’espressione “tutto un altro paio di maniche”, però, le maniche non vanno intese in senso letterale.

Si tratta di un modo di dire molto diffuso che significa semplicemente che una situazione è molto diversa da un’altra.

Per gli stranieri è utile ricordare questa parola, perché compare in diverse espressioni della lingua italiana, come rimboccarsi le maniche, che significa mettersi al lavoro con impegno.

L’espressione di oggi si usa quando vogliamo dire che due situazioni sono molto diverse tra loro, tanto da non poter essere paragonate.

Sentite qualche esempio:

Parlare una lingua durante una lezione è una cosa; fare una conferenza davanti a cento persone è tutto un altro paio di maniche.

Fare una passeggiata di cinque chilometri è facile, ma correre una maratona è tutto un altro paio di maniche.

Guardare una ricetta su Internet è semplice; preparare un pranzo perfetto per venti invitati è tutto un altro paio di maniche.

L’espressione serve quindi a sottolineare che la seconda situazione è di natura diversa, spesso più difficile, più impegnativa o comunque non paragonabile alla prima.

Si potrebbe dire, chiaramente, che è tutto un’altra cosa. Ma così c’è più enfasi.

Ma perché proprio un altro paio di maniche?

L’origine non è del tutto certa, ma risale a quando le maniche degli abiti potevano essere staccate e sostituite. Cambiare il paio di maniche significava cambiare l’aspetto dell’abito, quasi come averne uno diverso. Da qui, per estensione, l’idea di trovarsi davanti a una realtà completamente differente.

Attenzione: spesso gli italiani rafforzano l’espressione dicendo “è tutto un altro paio di maniche!”, con un tono che mette fine a ogni confronto.

Per esempio:

Sai andare in bicicletta, quindi saprai guidare una moto.

No, guidare una moto è tutto un altro paio di maniche!”

Insomma, quando qualcosa cambia completamente e il paragone non regge, ricordate questa espressione: è tutto un altro paio di maniche. Potete anche omettere”tutto”, che sta per “completamente”, ma anche questo rende il concetto più chiaro e più enfatico.

E voi? Vi è mai capitato di pensare che una cosa fosse semplice e poi scoprire che era… tutto un altro paio di maniche?

Provate a ripetere dopo di me:

Paio di maniche

Un paio di maniche

Un altro paio di maniche

Tutto un altro paio di maniche

Un saluto a tutti e alla prossima puntata di Italiano Semplicemente!

Nel ripasso di oggi parliamo di escursioni.

Anne Marie: allora siamo d’accordo: domani facciamo un’escursione in montagna: mi sono già cautelata controllando il meteo.

Marcelo: Ottima idea, per essere buono il tempo è buono, ma una volta fatto questo, assicuriamoci che il sentiero sia aperto prima di partire.

Carmen: Io in effetti stavo lì lì per rinunciare considerate le incertezze, poi per fortuna mi avete indotta – anzi direi che mi avete convinta – a cambiare idea.

Julien: tra l’altro, camminare nella natura genera sempre buon umore e ci fa dimenticare le fisime quotidiane.

Karin: Dopo tutta questa organizzazione, quanto vi devo per il pranzo al rifugio? Non mi direte che è gratis?

Sofie: Gratis? Eh, gratis c’è solo l’aria che si respira, ma tranquillo, perché c’è chi ha pensato ai panini. Non è che siamo votati al sacrificio, lo so, ma con questi chiari di luna, meglio risparmiare.

Accadde il 1° ottobre 1860: il ginepraio

Il ginepraio (scarica audio)

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Il 1° ottobre 1860 è stato il giorno della battaglia del Volturno, combattuta dalle truppe di Garibaldi contro l’esercito borbonico: un episodio centrale del Risorgimento italiano.La battaglia del Volturno fu un vero ginepraio militare e politico.Garibaldi si trovava in una posizione difficile:aveva un esercito formato in gran parte da volontari, poco addestrati e male equipaggiati;si scontrava con truppe borboniche più organizzate e ben armate;il terreno, lungo il fiume Volturno, era accidentato e paludoso — un ginepraio anche in senso quasi letterale;e soprattutto, la situazione politica era confusa: Cavour e Vittorio Emanuele II osservavano con prudenza, pronti a intervenire ma senza esporsi troppo.Garibaldi, insomma, si era cacciato in un bel ginepraio: rischiava di perdere tutto ciò che aveva conquistato in pochi mesi.Ma grazie alla sua tenacia e alla fedeltà dei suoi uomini, riuscì a districarsi (un verbo legato all’immagine del groviglio) e a vincere la battaglia, aprendo la strada all’unificazione del Regno d’Italia.
Comunque sia avete capito che la parola del giorno è ginepraio.
La parola ginepraio deriva da ginepro, una pianta spinosa che cresce in cespugli fitti e aggrovigliati.Un ginepraio, in senso proprio, è dunque una macchia di ginepri, cioè un terreno pieno di cespugli e rami intrecciati, difficili da attraversare senza graffiarsi o restare impigliati.Il sinonimo più comune è sterpaio, un luogo ingombro di rami secchi e vegetazione intricata.In senso figurato, cacciarsi in un ginepraio significa entrare in una faccenda complicata, piena di ostacoli o di difficoltà, dove ogni mossa può peggiorare la situazione invece di risolverla.È una metafora perfetta per quelle situazioni in cui tutto si intreccia e sembra impossibile trovare una via d’uscita chiara.Vediamo altri esempi di uso di “ginepraio”.

Ho provato a chiedere un rimborso al Comune, ma tra moduli, firme, e richieste diverse… mi sono cacciato in un ginepraio!Marco voleva aiutare due colleghi a chiarirsi, ma ora si ritrova nel mezzo di una discussione infinita: si è cacciato in un ginepraio pazzesco!Avevo solo aggiornato un programma, ma ora non mi funziona più niente… un vero ginepraio informatico!

L’espressione “cacciarsi in un ginepraio” è vivacemente figurativa: ci fa immaginare una persona che entra in una boscaglia di spine e rami aggrovigliati, dove ogni passo può complicare la situazione.Proprio come Garibaldi sul Volturno, chi riesce a uscirne dimostra coraggio, intelligenza e determinazione.Notate che si usa quasi sempre il verbo cacciarsi. Perché?Si dice quasi sempre “cacciarsi in un ginepraio” perché il verbo cacciarsi sottolinea l’idea di entrare da soli, spesso per errore, in una situazione spiacevole o complicata.È un verbo riflessivo che implica una certa responsabilità personale:
chi “si caccia” in un ginepraio, non ci finisce per caso — ci si mette da sé, magari per imprudenza, curiosità o eccesso di fiducia.Si può usare in modi simili:Cacciarsi nei guaiCacciarsi in un pasticcioCacciarsi in una brutta situazioneIn tutti questi casi, il verbo suggerisce movimento e coinvolgimento diretto, come se la persona entrasse fisicamente dentro un groviglio di problemi da cui poi è difficile uscire.

Accadde il 12 luglio: le intemperie

12 luglio 1943 (scarica audio)

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Il 12 luglio 1943, durante la Seconda guerra mondiale, la bellissima città di Agrigento fu colpita da un bombardamento anglo-americano devastante.

In quella giornata, le bombe piovvero sulla città come una grandinata d’odio e fuoco, lasciando dietro di sé oltre 300 morti e centinaia di feriti. Le case, le strade, la vita stessa degli abitanti furono travolti.

Ecco: se pensate alla parola intemperie, forse vi vengono in mente pioggia, neve, vento, temporali.

Tutti fenomeni atmosferici che possono danneggiare cose e persone.

Ma c’è un senso più profondo, più simbolico.

Quel giorno, possiamo dire certamente ad Agrigento, la popolazione fu esposta alle intemperie della guerra.

In questo caso possiamo dire che questo è un eufemismo, ma è interessante notare che questo è un termine molto adatto per essere usato in senso figurato.

Es:
Per anni sono stato esposto alle intemperie della vita.

Nella città colpita dal terremoto ci saranno 2 giorni di festa per dimenticare le intemperie del presente.

Un termine abbastanza generico, se vogliamo, ma molto adatto proprio per questo per indicare le difficoltà, gli ostacoli, le divergenze, anche di opinioni, che spesso causano guai di diverso tipo.

La parola significa “cattiva mescolanza”, almeno nelle sue origini latine, e indica uno “squilibrio” di elementi naturali come caldo e freddo, secco e umido. Si usa sempre al plurale ed è un termine femminile.

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I chiari di luna… (ep. 1062)

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Ecco un’espressione che potete usare quando le cose non vanno troppo bene: ” I chiari di luna”.

Strano vero? Infatti in realtà la luna ispira anche romanticismo, soprattutto la luce che viene dalla luna, specie quando è piena, cioè quando la luna è visibile completamente.

Fare una passeggiata al chiaro di luna infatti significa passeggiare con la luna che illumina il cammino. Molto romantico.

Ad ogni modo i “chiari di luna”, (usando dunque il plurale “chiari”) si utilizza per indicare l’attraversamento di un periodo difficile, economicamente o anche da altri punti di vista.

Vediamo come si usa ma prima spiego cosa sono materialmente i chiari di luna.

In astronomia, un “chiaro” è la luce che emette un corpo celeste o la luce che riflette un pianeta su un altro (ad esempio la Terra) anche se la luce non è emessa direttamente da questo pianeta ma è solo riflessa.

Questo “chiaro” , (sostantivo dunque), proviene dal sole, ma è riflesso dalla luna ed è in grado di illuminare il pianeta su cui è riflesso (la Terra). Parliamo della illuminazione notturna.

Esempio di utilizzo figurato dell’espressione “chiari di luna”.

Dobbiamo comprare una nuova casa, ma non abbiamo molti soldi. Un amico mi chiede: Come mai?

Io potrei rispondere:

eh, con questi chiari di luna sarà difficile riuscire a sostenere tutte le spese necessarie.

Parlo di difficoltà economiche in questo caso.

È un’espressione abbastanza comune in tutt’Italia, usata per indicare un particolare momento critico, un periodo difficile, soprattutto sotto il profilo economico, ma non solo. Un periodo passato o quello attuale.

Un secondo esempio:

Un futuro migliore per la città di Roma oggi è possibile, dopo certi chiari di luna…

Evidentemente la città di Roma ha affrontato in passato un periodo negativo. Probabilmente non c’erano abbastanza risorse per sostenere delle spese per via di una crisi economica. Adesso però sembra che le cose vadano meglio perché il periodo in questione è passato: “dopo certi chiari di luna”.

L’espressione si usa generalmente quando è evidente a cosa ci si riferisce, anche se di per sé l’espressione non è molto precisa.

Certi chiari di luna? Quali esattamente? Si intuisce solo che c’è stato un periodo difficile. Si dà per scontato che chi ci ascolta capisca al volo.

Probabilmente si utilizza l’immagine della luce riflessa dalla luna perché la sua luce è fioca, è debole, quindi sono poco visibili i particolari e si vede a malapena. Questa scarsità di luce rappresenta metaforicamente una scarsità di diversa natura.

Al di fuori del senso economico, legato ai soldi che non ci sono (o sono scarsi, appunto), potremmo anche parlare di una difficoltà diversa.

Es:

Sto per laurearmi in lettere e decido che non voglio fare l’insegnante nella mia vita, perché ultimamente secondo me, tra le altre cose, gli insegnanti non godono di molta considerazione.

I genitori dei ragazzi lì mettono sempre in discussione, poi è sempre più difficile trovare lavoro e infine gli insegnanti non sono neanche ben pagati. Poi ultimamente, ammettiamo che anche la classe politica ha annunciato che taglierà lo stipendio degli insegnanti.

Allora posso dire che, visti i recenti chiari di luna, forse è bene che io decida di fare un altro mestiere nella mia vita.

In questo caso si parla di difficoltà di vario tipo, economiche ma anche sociali e legate al mondo del lavoro.

Ultimo esempio:

Immaginate due adolescenti che parlano tra loro, e commentano il periodo del Covid dicendo che in quel periodo era difficile conoscere ragazze e avere esperienze amorose:

Es:

Adesso esco tutti i giorni e conosco sempre nuove ragazze, ma vi ricordate che chiari di luna qualche anno fa ai tempi del Covid?

In questo caso ci si riferisce chiaramente alle difficoltà nel conoscere ragazze e nel fare nuove avventure.

L’espressione è chiaramente informale e sapete una cosa? Mi stupirebbe molto se la sentissi usare da una persona non madrelingua.

Provare a farlo con un amico italiano e vedrete la sua reazione.

Adesso mi piacerebbe un ripasso degli episodi precedenti che verta sulla luna 🌙. A seguire ascoltiamo una breve canzone dedicata alla stessa luna.

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Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Marcelo: Nessuno prese sul serio Armstrong quando disse la famosa frase “un piccolo passo per l’uomo ma un grande balzo per l’umanità”.

Anne Marie: Adesso con le guerre in corso di passi ne stiamo facendo parecchi, ma indietro. Qualcuno ha già pagato pesantemente lo scotto.

Ulrike: questo è sicuramente un tema controverso.

Hartmut: certo, ma si sono registrate già vittime a migliaia. Questi numeri non sono opinabili.

Peggy: per non parlare delle ricadute sociali, umane ed economiche di questi conflitti.