Accadde il 2 dicembre 1338: avere nella propria disponibilità

Avere nella propria disponibilità (scarica audio)

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la propria disponibilitàOggi vediamo una modalità alternativa per esprimere il concetto di appartenenza e possesso.

Il modo più semplice è, come sapete, usare il verbo avere, o anche possedere.

Es:

Ho una casa a Roma.

Possiedo una casa a Roma

Per parlarvi di questa modalità alternativa vi anticipo che è un pochino più formale.

Allora, partiamo come di consueto da un evento storico accaduto nello stivale.

La data è quella del 2 dicembre. Un evento storico italiano interessante avvenuto il 2 dicembre che può servire da spunto è l’annessione di Treviso da parte della Repubblica di Venezia (o comunque l’ingresso di Treviso sotto il dominio veneziano), avvenuta il 2 dicembre 1338. Siamo ancora molto lontani dall’unità d’Italia, e finora Venezia era soprattutto una potenza marinara; con Treviso iniziava la costruzione del suo “stato di terraferma”.

Il concetto stesso di “annessione” ha a che fare col possesso, anche se non è questa la modalità che avevo in mente. Annettere è una forma politica e territoriale.

Annettere significa incorporare un territorio all’interno di un altro Stato, cioè farlo passare sotto la propria sovranità, includendolo nel proprio dominio.

Il territorio annesso diventa nella disponibilità dello Stato che lo ha assorbito: lo amministra, ne riscuote le imposte, esercita il potere militare e civile, decide le leggi che vi valgono.

In quella data, infatti, la città di Treviso, che era un comune indipendente, viene consegnata a Venezia; da quel momento la Repubblica veneziana potremmo dire che “ha a disposizione”, o che “ha nella propria disponibilità” la città: cioè Treviso, con i suoi beni, il suo territorio, la sua giurisdizione, diventa risorsa e parte integrante, è cioè nella disponibilità della Repubblica di Venezia.

Quindi come avete capito parliamo della “disponibilità”, e in particolare delle forme “avere a disposizione” qualcosa e “avere nella propria disponibilità” qualcosa. Al posto di avere può capitare di  trovare anche altri verbi, come il verbo essere o rientrare. Infatti se si ha qualcosa nella propria disponibilità questa cosa è nella propria disponibilità, oppure rientra nella propria disponibilità.

Aggiungere “propria” prima della parola “disponibilità”, o l’aggettivo possessivo mia (nella mia disponibilità), tua, sua, eccetera, conferisce maggiormente l’idea della facoltà di fare ciò che si vuole di questa cosa.

In questo caso abbiamo l’idea del controllo pieno, della facoltà di usare qualcosa liberamente, quasi come se quella risorsa fosse “sotto il tuo comando”. In questo modo si rafforza la sensazione che quella risorsa sia parte del tuo “patrimonio” materiale o funzionale, qualcosa su cui non devi rendere conto a nessuno e che puoi usare a tuo piacimento. Attenzione perché la proprietà potrebbe anche non esserci quando usiamo “avere nella propria disponibilità”.

L’esempio storico che ho fornito non è in realtà l’esempio più calzante per usare “avere qualcosa nella propria disponibilità” perché il contesto più adatto è quello amministrativo/burocratico.

Ad esempio, un’azienda che dice “abbiamo nella nostra disponibilità un magazzino” comunica che quel magazzino appartiene all’azienda oppure che è stabilmente nella sua sfera di controllo.

Quando si parla di risorse, strumenti, mezzi o poteri che si possono usare o disporre liberamente possiamo sempre usare questa forma.

Una azienda può dire di avere nella propria disponibilità un capannone, il che significa che il capannone le appartiene o che può usarlo quando serve. Non è necessario che appartenga all’azienda. In genere è così, ma non è obbligatorio.

Un lavoratore potrebbe essere chiamato dalla propria azienda a dichiarare che il mezzo che utilizza per spostarsi per esigenze di servizio “rientra nella propria disponibilità“. Se volete potete dare un’occhiata ad un documento di esempio. Vi riporto il collegamento.

Se cambiamo contesto, meno tecnico, posso dire che ad esempio uno studente può avere nella propria disponibilità un buon libro e un computer, cioè dispone di strumenti utili per studiare. Ce li ha, li può usare. Non è detto che gli appartengano. Certo, forse usare questa forma non è molto comune in questi casi.

Il contesto più adatto per usare “avere nella propria disponibilità” è come detto quello amministrativo, quando si vuole indicare che si possiede, materialmente o in senso di potere/opportunità qualcosa che si può usare, gestire o sfruttare a proprio piacimento o secondo le proprie necessità.

In contesti non amministrativi/burocratici conviene usare semplicemente “disporre di” qualcosa (come ho fatto poco fa nell’esempio dello stuidente che dispone di strumenti utili per studiare), e il senso non cambia rispetto a “avere nella propria disponibilità”. Usare il verbo disporre può infatti significare avere qualcosa in dotazione.

Es: la palestra dispone di una piscina

Oppure, meno formalmente, spesso si usano soluzioni alternative per esprimere lo stesso concetto. possiamo usare ad esempio “essere fornito di” qualcosa.

Il verbo disporre comunque meriterebbe un approfondimento, ma fortunatamente lo abbiamo già fatto. L’episodio appartiene alla rubrica dei verbi professionali.

Mandare in pappa il cervello

Mandare in pappa il cervello (ep. 1108 (scarica audio)

Trascrizione

cervello in pappa

Buongiorno a tutti. Spero che l’episodio di oggi non vi mandi in pappa il cervello!

Più o meno scommetto che avete capito cosa voglia dire con “mandare in pappa il cervello“. È un modo di dire italiano che indica la perdita di lucidità mentale, la perdita di buon senso e capacità di giudizio.

Si usa per descrivere una persona che non riesce più a “usare” la propria intelligenza a causa di vari motivi, come stanchezza, vecchiaia o anche, perché no, innamoramento.

L’uso dell’espressione può indicare anche una mancanza di concentrazione e attenzione, in cui il cervello diventa incapace di focalizzarsi su compiti o pensieri specifici.

L’immagine associata a questo modo di dire è quella di un cervello ridotto in poltiglia che ha perso la sua consistenza naturale e, di conseguenza, la sua funzionalità.

In altre parole, quando si dice che qualcuno ha il cervello in pappa, si intende che ha perso la capacità di pensare in modo razionale e coerente, e agisce in modo illogico o irrazionale.

Esiste un modo più formale di dirlo? Si potrebbe utilizzare, come vi ho anticipato poco fa, l’espressione “perdere la lucidità mentale” o “perdere la capacità di ragionare in modo coerente”.

Queste espressioni sono più neutre e adatte a contesti formali o quantomeno non familiari.

Ma perché pappa? cos’è la pappa?

La parola “pappa” si riferisce genericamente a un alimento per bambini piccoli o a una minestra o zuppa.

I bambini mangiano la pappa, si dice. È anche un modo per chiamare il cibo parlando con i bambini.

Nel contesto dell’espressione, “pappa” viene utilizzata per descrivere una situazione in cui il cervello diventa come una pappa, cioè privo di consistenza e funzionalità. Non si sta parlando della pappa come cibo, ma parliamo della consistenza della pappa, morbida e simile alla passata di pomodoro come consistenza.

Volete sapere perché si usa il verbo mandare?

Non è obbligatorio usare il “verbo mandare”, perché potrei usare, come si è visto, anche “avere il cervello in pappa“, e anche “andare il cervello in pappa” (tipo: mi sta andando il cervello in pappa).

Quando si usa il verbo mandare lo si fa semplicemente per indicare la causa.

Il verbo “mandare” viene utilizzato quindi per indicare l’azione di trasformare qualcosa in pappa, cioè in una consistenza morbida e poltiglia. Dunque il cervello diventa come una pappa, privo di consistenza e funzionalità per colpa di qualcosa, che manda in pappa il cervello, cioè che trasforma il cervello in una pappa, in una poltiglia, come se si spappolasse, si sciogliesse per sforzo eccessivo fino a non funzionare più.

Vediamo qualche esempio.

Dopo una giornata di lavoro estenuante, ho il cervello in pappa e devo solamente sdraiarmi sul divano!

Non c’è nulla da fare, quando sono vicino a lei, mi va il cervello in pappa!

Tutti questi conteggi, a quest’ora di sera, mi mandano il cervello in pappa!

Qualcuno si starà chiedendo anche il motivo per cui si utilizza la preposizione “in”.

In italiano, la preposizione “in” è spesso usata per descrivere una trasformazione o un cambiamento di stato.
La preposizione “in” sottolinea proprio questa transizione verso uno stato diverso (in questo caso, negativo) rispetto a quello normale.

Ci sono diverse espressioni italiane in cui “in” ha lo stesso ruolo. Tra l’altro qualcuna l’abbiamo già incontrata.

Andare in tiltche significa smettere di funzionare correttamente, come un apparecchio che va in avaria.

Più semplicemente anche “Andare in crisi.

Anche “andare/mandare in rovina” cioè portare qualcuno o qualcosa a uno stato di disastro economico o morale.

Oppure “Cadere in disgrazia” cioè perdere il lavoro ad esempio e diventare povero.
Ci sono anche “Entrare in gioco”, “mettere in guardia”, “essere in difficoltà” e tante altre ancora.

Adesso facciamo un breve ripasso parlando di lavoro e tempo libero. Un ripasso che non sia troppo impegnativo, altrimenti sapete cosa vi succederà…

– – – –
Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Marcelo: A me sia al lavoro sia nel tempo libero piace concentrarmi su ciò che faccio. Non sono fissato per il lavoro ma al lavoro non mi piace tergiversare, mentre durante il tempo libero adoro sguazzare nelle piccole cose, come leggere qualcosa in italiano, tuffarmi in mare e in famiglia e con amici a dir poco me la spasso.
Insomma, cerco di vivere ogni momento al massimo!

749 Non averne più

Non averne più (scarica audio)

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Gianni: oggi parliamo di “non averne più”.

Cosa? Ne abbiamo già parlato?

Vero. Abbiamo già affrontato qualcosa di simile in passato.

Abbiamo già detto infatti che oltre al senso proprio di “non averne più” di qualcosa (“ne” può riferirsi a qualunque cosa, può indicare qualunque cosa), abbiamo anche parlato (già due volte) di locuzioni simili, locuzioni che contengono sia il verbo avere che la particella “ne”.

La prima volta abbiamo parlato di tempo, nell’episodio 524, (es: “ne ho ancora per 1 ora” cioè mi manca ancora un’ora) poi in quello successivo, dove invece abbiamo parlato di non risparmiare nessuno (es: se mi fate arrabbiare non ne avrò per nessuno), cioè non risparmierò nessuno.

In questo caso posso anche aggiungere “più”: non averne più per nessuno, e il senso non cambia molto.

Ma “non averne più”, di cui parliamo oggi, può avere anche un altro significato.

“Non averne più”, in questi casi, può significare essere stanchissimi, quindi si sta parlando, anche se non viene detto, di energie: significa terminare le energie, non avere più energie, fisiche o mentali.

Sapete bene che in genere se usiamo la particella “ne” ci riferiamo a qualcosa di cui abbiamo già parlato.

Es:

Quanti anni hai?

Ne ho 25.

Parliamo di anni in questo esempio.

Stavolta invece, proprio come nell’espressione “non averne per nessuno” non siamo in quel caso.

Oggi parliamo di energie, ma questo lo possiamo capire solamente dal contesto.

“Non averne più” è simile a “essere esausti”. Si usa spesso parlando di sport.

Es:

È stata una partita molto intensa, e al minuto 90°, quando i giocatori avversari non ne avevano più, è arrivato il gol della vittoria.

I giocatori avversari quindi non avevano più energie da spendere, perché evidentemente le avevano spese tutte: non ne avevano più.

È solo leggendo tutta la frase che capiamo il significato.

Altri esempi simili:

I ragazzi non ne avevano più dal punto di vista fisico e mentale, al contrario degli avversari.

All’ultimo km di strada il ciclista è crollato sia psicologicamente che fisicamente, non ne aveva più.

Per oggi non ne ho proprio più, mi devo assolutamente riposare.

Attenzione perché la locuzione non ha esattamente lo stesso senso di “non poterne più“.

Dire “non ne ho più” non è esattamente come “non ne posso più” perché quest’ultima (che abbiamo visto ugualmente in un altro episodio) può esprimere ugualmente sia una stanchezza fisica che mentale, ma oltre ad essere più adatta per le esclamazioni, spesso è legata alla sopportazione quindi ha quasi sempre un forte contenuto emotivo e di conseguenza c’è solitamente più enfasi.

Potrei dire lo stesso di “averne abbastanza, ma non lo faccio perché anche in questo caso abbiamo un episodio passato ad hoc.

Diciamo che “non averne più” ha la caratteristica di riferirsi alle energie fisiche, mentali e/o psicologiche ma non si usa quando si parla di sopportazione o di sfoghi personali tipo:

Basta, ne ho abbastanza di te, non ti sopporto più, non ne posso più!

Adesso è il momento del ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente:

Peggy: mi pare che “non averne più” sia anche simile a dare fondo a tutte le energie. Mi sbaglio?

Giovanni: bravissima Peggy. È proprio così infatti. Nell’episodio dedicato a “dare fondo” abbiamo visto che significa terminare, finire, esaurire una qualsiasi risorsa. Anche una risorsa economica però.

Irina: bene, vedo che a differenza di me c’è chi riesce a far tesoro degli episodi passati. Che frustrazione…

(ps: nel prossimo episodio parleremo proprio della frustrazione).

Segue commento e spiegazione del ripasso

648 Facile

Facile (scarica audio)

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Giovanni: oggi un episodio dedicato all’aggettivo facile.

Tutti voi sicuramente sapete usarlo correttamente e anche facilmente immagino.

Le cose facili non richiedono infatti una particolare dote, non presentano difficoltà o molta applicazione.

Mi interessa però parlarvi dell’espressione:

Avere qualcosa facile.

e

Essere facile a far qualcosa

Si tratta di esprimere una capacità, una particolare abilità o anche l’incapacità a fare qualcosa.

Se dico:

Sono facile all’ira

Vuol dire che mi arrabbio facilmente, che non riesco a controllarmi. Non ne sono capace, sono incline all’ira.

Analogamente posso dire che:

Sono facile a perdere il controllo

Cioè non riesco a controllarmi. Perdo facilmente il controllo.

Sono facile ad arrabbiarmi

Sono facile all’arrabbiatura

Cioè mi arrabbio facilmente.

Sono facile al bere

Questo significa che cedo facilmente, che non ho qualche capacità di controllo con l’alcool.

Posso anche usare il verbo avere:

Ho l’arrabbiatura facie

Stesso significato si “essere facile all’ira”. Il verbo avere si usa con i sostantivi:

Ho la pistola facile

Ma posso farlo anche col verbo essere:

Sono di pistola facile

Questo significa che sparo facilmente, che non riesco a controllarmi quando ho una pistola in mano. Mi manca questa capacità di controllo.

C’è quasi sempre, anche col verbo avere, questo senso di mancanza di controllo. Questa è la capacità di cui si parla, quasi sempre.

Giovanni ha l’insulto facile

Chiaramente Giovanni ricorre facilmente all’insulto, quindi insulta con una certa facilità, non si fa molti problemi, non ha capacita di controllarsi.

Marco ha il bicchiere facile

Questo è più complicato, ma sapendo che ha a che fare col controllo si può capire che Marco ha dei problemi legati all’alcool.

Spesso c’è un sostantivo dunque, come in questo caso (bicchiere) che però allude all’incapacità di controllo.

Potete anche non parlare di controllo, sebbene sia meno frequente. Se ad esempio mi oriento facilmente, posso dire che ho l’orientamento facile.

In sostanza l’espressione si può usare per qualunque attività che risulti facile per una persona.

L’uso del verbo essere o avere dipende dalla circostanza. Quando c’è un sostantivo che rende bene l’idea di ciò che volete dire potete usare preferibilmente il verbo avere, altrimenti il verbo essere:

Sono facile ad ingrassare

Questa è una capacità non nel senso proprio del termine ma si usa anche così.

Maria ha lo starnuto facile

Evidentemente Maria è un soggetto allergico o è sempre raffreddata. Anche questa non è una vera capacità, ma resta la mancanza di controllo.

Un arbitro può avere il cartellino facile

Si parla di un arbitro severo perché ammonisce (cartellino giallo) o espelle (cartellino rosso) facilmente i calciatori.

Questo arbitro è facile all’esplulsione o all’ammonizione.

Questa è l’alternatuva usando il verbo essere.

Altri esempi?

Giovanna ha la lacrima facile

Giovanna è facile al pianto

Quindi Giovanna piange facilmente, non riesce a controllarsi, non ha questa capacità.

Adesso ripassiamo, altrimenti qualcuno potrebbe dire che sono facile all’esagerazione nelle spiegazioni.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Karin (Germania): avete visto che Il Nobel per la Fisica 2021 è stato assegnato all’italiano Giorgio Parisi? Pare sia un signor fisico.

Anthony (Stati Uniti): capirai!

Komi (Congo): come sarebbe a dire capirai? Parisi è stato premiato per le sue ricerche sui sistemi complessi. Mica pizza e fichi.

Edita (Repubblica Ceca): non so valutare la bontà delle sue ricerche.

Albéric (Francia): a me la parola sistemi, già da sola, mi fa pensare a cose pesanti da leggere e studiare.

Cat (Belgio): se poi sono anche complessi, questo provoca in me un vero turbamento!

Anthony (Stati Uniti): e perché mai? Neanche fossi una persona poco intelligente! Non ti buttare giù così.

Rauno (Finlandia) e Marguerite (Francia): tanto di cappello a Parisi comunque. L’umanità farà sicuramente tesoro delle sue ricerche.

397 Ritrovarsi

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Trascrizione

Il verbo ritrovarsi è davvero interessante. Non parlo di ritrovare ma di ritrovarsi.

Vediamo qualche frase per esplorarne i vari significati:

È bello incontrare i vecchi amici, ritrovarsi a chiacchierare tutti insieme.

In questo caso significa riunirsi, incontrarsi per stare insieme.

Stasera ci si ritrova al bar alle 21?

Questo è un altro esempio.

Secondo significato:

Io e Maria ci siamo ritrovati a lavorare insieme dopo 10 anni.

Anche questo è un incontro, ma c’è il senso della sorpresa. Io e Maria ci conosciamo già, ma era molto tempo che non ci vedevamo. Così, senza programmarlo, ci siamo ritrovati a lavorare insieme.

Lo stesso significato se dico:

Con la pandemia mi sono ritrovato all’improvviso senza lavoro.

C’è ugualmente il senso della sorpresa.

È dura ritrovarsi senza lavoro quando hai una famiglia.

Non c’è bisogno di essere in due persone per ritrovarsi quindi.

Per sopravvivere mi sono ritrovato a chiedere l’elemosina.

Ti sei perso mentre giravi per Roma ed ad un certo punto ti sei ritrovato a Fontana di Trevi.

Ancora:

Aveva un bel lavoro, sicuro, redditizio e che mi piaceva, ma all’improvviso Giovanni si e ritrovato licenziato.

A me Marco è sempre stato antipatico, ma mi sono ritrovato ad avere un interesse comune con lui.

A volte come vedere c’è anche un po’ il senso della casualità, del caso, e il caso spesso suscita sorpresa.

Adesso basta con le sorprese e vediamo un terzo significato del verbo ritrovarsi:

Questo sarebbe un film sulla via vita? Questo film parla di me? Davvero? No scusa ma in questo personaggio del film proprio non mi ci ritrovo.

In questo caso il ritrovarsi, cioè ritrovare sé stessi, è una conseguenza del ricercarsi, nel senso di cercare sé stessi.

Mi sono ricercato nel personaggio ma non sono riuscito a ritrovarmici.

Significa rivedere sé stessi, trovare qualcosa di simile a sé stessi.

Questo però non è molto usato come significato, ma un senso simile possiamo ritrovarlo (scusate se uso proprio questo verbo) anche in frasi di diverso tipo:

Ho le idee un poco fuse, nel tuo ragionamento non mi ci ritrovo.

La frase “non mi ci ritrovo” si usa molto spesso invece, ma ritrovarsi in questo caso indica che si sta comprendendo, si sta capendo. Se invece un discorso si fa troppo complicato, difficile da capire, e ti perdi tra le parole, ti senti confuso, qualcosa non ti torna (questa espressione l’abbiamo già vista) puoi dire che non ti ci ritrovi.

In questi casi si usa spesso i l verbo “raccapezzarsi“. Quindi se. Non hai le idee chiare, se qualcosa non ti torna, se hai bisogno di aiuto per capire, puoi dire che non ti ci ritrovi oppure che non ci stai raccapezzando.

Con tutte queste novità non mi ci ritrovo più.

Con tutte queste novità non mi ci raccapezzo più

C’è un senso di disorientamento.

Infine ascoltate questa frase:

Con tutti i soldi che si ritrova, Bill Gates potrebbe comprare ciò che vuole.

Qui si utilizza ritrovarsi al posto di avere, o meglio possedere.

Si usa per indicare quando una persona possiede qualcosa in grande quantità.

Con la fortuna che ti ritrovi, sicuramente vincerai alla lotteria

Si parla di caratteristiche personali, e questo modo di esprimersi è abbastanza colloquiale. Inoltre c’è spesso ironia o una forte convinzione in chi parla:

Riuscirò a fare gol oggi?

Certo, con la voglia che ti ritrovi di fare bella figura!

Oppure:

Col fisico che si ritrova vincerà sicuramente le olimpiadi.

Con quel bel viso che si ritrova non avrà problemi a trovare una fidanzata.

Notate che c’è, ma solo a volte, come in quest’ultimo caso, come un senso di avere, possedere qualcosa senza avere alcun merito.

Anche quando si parlava di fortuna che una persona si ritrova è la stessa cosa.

Ma si può parlare anche di caratteristiche negative:

Con la sfortuna che mi ritrovo non vincerò mai.

Oggi l’episodio era veramente impegnativo vero?

Ma non possiamo non ascoltare un ripasso. Ascoltiamo Khaled, un membro dell’associazione Italiano Semplicemente che dovrà, suo malgrado, stare lontano almeno 6 mesi e non potrà seguire in questo periodo gli episodi di italiano semplicemente. Naturalmente si ritroverà ad avere 180 episodi da ascoltare quando tornerà. Vai Khaled, facci commuovere.

Khaled: Tra qualche giorno inizierà il servizio militare per me.
Per il momento non so ancora se farò il soldato o il poliziotto. Tutto sarà ben chiaro il 3 novembre, quando riceverò la Comunicazione ufficiale.
Via via che passa il tempo, mi sento però un po’ infelice; perché dovrò salutare il gruppo whatsapp di italiano semplicemente, dovendomi necessariamente arruolare.
Si sa, in questi casi bisogna armarsi di pazienza. Per giunta mi saranno tolte tutte le comodità della vita quotidiana, quelle di cui ho sempre goduto da semplice cittadino. Durerà un bel po’. Forse il 2 o il 3 novembre sarà l’ultima volta per fare una capatina al sito di italianosemplicemente.com e prima di rifarmi vivo di nuovo ci vorranno 6 mesi.

Mi mancherete.

6 – COMBATTERE – 2 minuti con Italiano Semplicemente

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Giovanni: Quale verbo ausiliare usare? Essere o avere? Un bel problema vero? Meno male che esiste il verbo combattere, con cui si possono usare sia essere che avere…

Ah, che bello!

Già, purtroppo:

io sono combattuto

e:

io ho combattuto

Hanno due significati completamente diversi! Attenti quindi.

Mi spiego meglio:

Combattere significa gareggiare, fronteggiare qualcuno o qualcosa.

Io oggi combatto contro il nemico. Ieri ho combattuto contro il nemico. Perfetto. Uso il verbo avere. Tutto giusto.

Cosa succede se uso il verbo essere?

Oggi sono combattuto. Ieri ero combattuto.

Cosa significa?

Significa che c’è sempre una battaglia, ma la battaglia, il combattimento, è dentro di me. In pratica non so cosa fare, mi trovo in una grave incertezza; devo prendere una decisione ma non so veramente quale decisione prendere.

Sono proprio combattuto!

Andrè: Chi scelgo? Maria o Giselle? Sono combattuto, mi dai un consiglio Giovanni?

Giovanni: Dai, non essere così combattuto, scegli Giselle, è molto più carina! Hai combattuto tanto per averla, ricordi che piaceva a tutti Giselle? Ed adesso? Hai anche ancora questo dubbio? Dai, su!

Andrè: hai proprio ragione Giovanni!

Esercizi

Domande:

1. Quale verbo ausiliare (avere/essere) si usa per i tempi composti del verbo combattere?

a) sempre avere, b) sempre essere, c) sia avere sia essere.

2. Si può scegliere liberalmente fra essere e avere?

a) sì b) no

3. La decisione su quale ausiliare scegliere dipende dal ……….. del verbo combattere.

4. Se mi sento combattuto, significa che…

a) sono spaventato b) non so cosa fare, c) sono depresso, d) non so cosa decidere.

5. Al tuo posto ….. combattuto contro di lui fino alla fine delle mie forze.

(Scegli l’ausiliare nel tempo grammaticale giusto)

6. Perché Andrê ha chiesto un consiglio a Gianni?

7. quali dei seguenti verbi sono sinonimi del verbo combattere?

a) gareggiare, b) faticare, c) decidere, d) affrontare, e) lottare, f) starsene quieto.

Soluzioni:

1. c) sia avere sia essere

2. b) no

3. Significato

4. b) non so cosa fare, d) non so cosa decidere

5. avrei

6. Andrê era combattuto, perché non sapeva scegliere fra due donne.

7. a) gareggiare, d) affrontare, e) lottare.