La clemenza

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episodio 1275

Trascrizione

Oggi parliamo di una parola molto intéressante. Parliamo della clemenza.

La clemenza, nel suo significato principale, è la capacità di non essere troppo severi con qualcuno che ha commesso una colpa, un errore o che ha fatto qualcosa di sbagliato. Simile alla bontà quindi.

Una persona clemente, quindi, è una persona che perdona, o comunque decide di punire meno severamente di quanto potrebbe.

Per esempio, immaginiamo un professore.

Uno studente arriva all’esame senza aver studiato abbastanza. Il professore potrebbe bocciarlo.

Ma lo studente spiega che ha avuto un problema, che normalmente studia molto, che si è impegnato e che questa volta è andata male.

Il professore decide di essere clemente e gli dà comunque la sufficienza.

Questa è clemenza.

Possiamo dire:

Il professore ha mostrato clemenza nei confronti dello studente

Io professore è stato clemente con quello studente

Cioè: non è stato troppo severo.

Attenzione però: clemenza non significa necessariamente perdono completo.

Essere clementi significa soprattutto attenuare la severità.

Per esempio, se una persona commette un’infrazione e dovrebbe pagare una multa di 500 euro, ma l’autorità decide di applicare una sanzione più leggera, possiamo parlare di clemenza.

La clemenza è quindi anche abbastanza vicina alla benevolenza, alla misericordia e all’indulgenza.

Ma ci sono alcune differenze.

La benevolenza è un atteggiamento positivo e benevolo verso gli altri me non ha necessariamente a che fare con le colpe di qualcuno.

La clemenza, invece, compare soprattutto quando ci sarebbe un motivo per essere severi. C’è qualcosa da perdonare o qualcuno da colpevolizzare.

Ecco perché diciamo:

Il giudice ha mostrato clemenza

È una frase molto naturale.

Il giudice avrebbe potuto essere severo, ma ha deciso di esserlo meno.

Si usa spesso, in ambito giuridico la frase “la clemenza della corte”.

Possiamo anche usare l’espressione:

Chiedere clemenza

Immaginiamo una persona che ha commesso un grave errore e che dice:

Vi prego, abbiate clemenza!

Sta chiedendo di non essere trattata con troppa severità.

È quasi una supplica.

Un’altra espressione è:

Essere clemente con qualcuno

Sii clemente con lui: ha già capito di aver sbagliato

C’è poi un uso molto interessante della parola, soprattutto nel linguaggio storico e politico.

Per esempio:

Il re decise di concedere la clemenza ai prigionieri

Significa che decise di non punirli, oppure di ridurre la loro pena. Un po’ come potrebbe fare un giudice oggi.

E qui troviamo un verbo molto importante: Concedere

Si può concedere una grazia, si può concedere un favore, ma si può concedere anche clemenza.

Il presidente ha concesso la clemenza al condannato.

In questo caso la clemenza diventa quasi una decisione ufficiale di ridurre o evitare una punizione.

E qual è il contrario di clemenza?

La severità.

Una persona severa non è molto incline a perdonare o ad attenuare le conseguenze di un errore.

Quindi possiamo creare una coppia molto semplice:

clemenza – severità

Da una parte abbiamo una persona che dice:

Va bene, hai sbagliato, ma questa volta sarò comprensivo

Dall’altra abbiamo una persona che dice:

Hai sbagliato e devi pagare le conseguenze.

La prima mostra clemenza.

La seconda mostra severità.

E attenzione a una cosa.

Essere clementi non significa necessariamente essere deboli.

Questa è una distinzione importante.

Una persona può essere molto autorevole e, allo stesso tempo, essere clemente.

Per esempio:

Il direttore è molto severo, ma sa anche essere clemente quando è necessario

Questa frase ci dice che il direttore normalmente pretende molto, ma non è una persona inflessibile.

Sa capire quando è il momento di applicare la severità e quando, invece, è opportuno mostrare clemenza.

Quindi, ricapitoliamo.

Clemenza significa non essere eccessivamente severi nei confronti di qualcuno che ha sbagliato o che dovrebbe essere punito.

Possiamo:

mostrare clemenza,

avere clemenza,

chiedere clemenza,

concedere clemenza,

oppure

essere clementi con qualcuno.

Clemenza significa attenuare la severità, mostrando comprensione o perdono.

Ma sapete che in Italiano la clemenza si può usare e si usa normalmente anche in contesti più informali,quando ad esempio si spera che il tempo sarà clemente.

Speriamo che il tempo sarà clemente domani, così potremmo fare una bella passeggiata in montagna.

Qui non stiamo chiedendo al tempo di perdonarci!

Stiamo dicendo che speriamo che non sia troppo brutto, che non faccia troppo freddo, che non piova, che non ci sia troppo vento ecc.

E adesso chiedo ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente di creare dei ripassi degli episodi precedenti parlando di clemenza. Non abbiate paura di fare errori. Sarò clemente con voi!!

Marcelo: La prima cosa che mi è venuta in mente quando ho sentito la parola clemenza è la figura di Peter Clemenza, personaggio di finzione del romanzo “Il Padrino” di Mario Puzo. Detto ciò, vi dico che la scena dell’assassinio del figlio del Padrino mi ha veramente spiazzato! Altroché!

Anne Marie: Ma torniamo a bomba! La clemenza, secondo me, è un atteggiamento di misericordia verso qualcuno colpevole di qualcosa, sempre che non abbia commesso un crimine contro l’umanità! Con quelli nessuna pietà! Altro che storie!

Hartmut: Ti sono presi i cinque minuti? Devi essere un po’ più indulgente!

Ulrike: Voglio sperare che questa storia del pugno di ferro non diventi un’abitudine. Molte volte bisogna analizzare se ci sono circostanze attenuanti e poi decidere! Altrimenti c’è il rischio di essere troppo severi.

Karin: a me viene in mente Papa Clemente VII che immagino sarà anche stato una persona clemente in quanto papa.

Carmen: se non fosse che viene ricordato per un altro motivo, vale a dire per il suo rifiuto di annullare il matrimonio di Enrico VIII con Caterina d’Aragona, che innescò lo scisma anglicano e la nascita della Chiesa d’Inghilterra.

M7: a posteriori, si è trattato di una vera e propria cantonata, avendo portato ad una Chiesa cattolica più piccola.

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Accadde il 29 ottobre 1922: bonario e bonariamente

Bonario e bonariamente (scarica audio)

Trascrizione

Era il 29 ottobre 1922. Quel giorno, l’Italia si trovò a una svolta storica: per molti era ormai certo che stava per iniziare ufficialmente l’Era fascista, il cui inizio ufficiale avverrà due giorni dopo, il 31 ottobre 1912, quando Benito Mussolini giurò come capo del governo. Altro che notte di Halloween!

Era esattamente l’indomani dell’inizio della marcia su Roma. Ne abbiamo parlato proprio ieri.

Un cambiamento che, per molti, arrivò come un fulmine a ciel sereno; per altri, come l’esito naturale di un lungo processo politico. Ma della portata della marcia su Roma e delle sue tragiche conseguenze se ne ebbe contezza solo qualche anno più tardi, in realtà.

Tra i corridoi di qualche ministero, potete, se volete, immaginare un funzionario che, con tono bonario, cercava di spiegare la novità ai colleghi:

D’ora in poi, signori, dovremo contare gli anni in modo diverso. Questo non è più l’anno 1922 ma siamo nell’anno I. Non preoccupatevi: non cambia la paga, solo la data!

Ecco, bonario è proprio questo: un atteggiamento mite, affabile, benevolo.

Attenzione perché non si usa normalmente “essere una persona bonaria”, ma parliamo del suo atteggiamento, del modo di fare di una persona. Può capitare comunque di dire che una persona è un tipo bonario o una tipa bonaria.

Una persona che fa qualcosa in modo bonario non si arrabbia facilmente, e se deve rimproverare qualcuno, lo fa con dolcezza, anche magari con un sorriso sulle labbra. Questa persona è pronta a considerare gli errori altrui con umanità e comprensione. Si usa proprio in queste occasioni l’aggettivo bonario, cioè nel descrivere il comportamento di una persona di fronte all’errore di un’altra.

Lo stesso funzionario di cui sopra, forse, rispondeva anche bonariamente a chi protestava:

Capisco, capisco, non è semplice… ma vedrete che ci farete l’abitudine alla nuova data, altrimenti dovrete abituarvi anche all’olio di ricino… O così o pomì, insomma, non si poteva scegliere diversamente.

“Bonariamente” è dunque l’avverbio. Possiamo dire “in modo bonario”, oppure “bonariamente”.

Se vogliamo, possiamo anche dire, a seconda della qualità che emerge maggiormente: con pazienza, con indulgenza, senza durezza.

Si può dire, per esempio:

Il professore mi ha corretto bonariamente.

Cioè senza rabbia, anzi, con spirito costruttivo.

Mia nonna, con tono bonario, mi ricordava di mettere il cappotto d’inverno.

Spesso l’atteggiamento bonario riesce dove la severità fallisce: perché disarma, avvicina. Sicuramente crea fiducia.

Dunque ricordiamolo:
Comportarsi in modo bonario non significa essere deboli, ma semplicemente forti nella calma, e agire bonariamente vuol dire far prevalere la comprensione sulla rigidità.

Sapete che esiste anche l’avviso bonario?

Questo però non preannuncia nulla di buono!

L’avviso bonario è infatti una comunicazione “gentile” del Fisco che invita il contribuente, cioè il cittadino italiano, a sanare errori senza sanzioni pesanti: un modo bonario, potremmo dire, di risolvere il problema.

È chiamato “bonario” proprio perché è un invito gentile nel senso che serve a dare la possibilità di rimediare spontaneamente prima che venga emesso un atto di accertamento vero e proprio, che comporterebbe sanzioni ben più pesanti.