In ultima istanza
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Trascrizione
Per introdurre la locuzione “in ultima istanza“, si può partire da un episodio storico italiano avvenuto il 26 dicembre 1194, quando nacque a Jesi l’imperatore Federico II di Svevia, figura centrale del medioevo europeo e destinato a diventare uno dei sovrani più influenti d’Europa.
Fu anche promotore della scuola poetica siciliana, che, non è da poco, fu il primo movimento poetico unitario della letteratura italiana, che elevò il volgare siciliano illustre a lingua letteraria.
Fu riformatore del diritto e, cosa importante per spiegare la locuzione, fu anche interlocutore costante del papato.
È proprio raccontando la sua ascesa che si può chiarire l’uso della locuzione.
Molti fattori contribuirono alla sua legittimazione come erede del Regno di Sicilia: l’origine normanna della madre. Questo contò.
Contò anche l’appoggio di parte dell’aristocrazia e la debolezza politica di altri pretendenti.
Tutti elementi che giocarono a suo favore, non c’è dubbio.
Tuttavia, in ultima istanza, fu la volontà papale a risultare decisiva, perché la Chiesa rivestiva un ruolo arbitrale nell’Europa del tempo e poteva sancire o negare la legittimità di un sovrano.
La locuzione indica dunque ciò che conta davvero quando tutti gli altri elementi sono stati considerati e ridotti all’essenziale: il fattore determinante, il giudizio finale, la scelta conclusiva che chiude ogni discussione.
Si può anche dire che il senso è simile ad espressioni più colloquiali come “in fin dei conti”, “alla fin fine“, ” alla fine dei conti”, “in definitiva” , ” a conti fatti”, “alla fine”. Anche la parola “soprattutto” somiglia alla locuzione.
Dobbiamo anche distinguere la locuzione dalla semplice parola “istanza”, che abbiamo già trattato nel corso di Italiano professionale nel senso di “richiesta formale” o “domanda” o necessità, in senso burocratico o giuridico. In ultima istanza non c’entra con questo significato tecnico. L’istanza, qui, non è un modulo o un atto o una necessità, bensì un livello di giudizio, un momento conclusivo della valutazione. Riguarda quindi il valore logico e gerarchico di un ragionamento.
In una discussione familiare sulla scelta di trasferirsi o meno, si possono considerare mille fattori, dal lavoro ai figli alla qualità della vita; ma si potrebbe dire che, in ultima istanza, la decisione dipende dal benessere complessivo della famiglia.
In un contesto economico, un’impresa può adottare strategie, marketing e innovazioni, ma riconoscere che, in ultima istanza, è la fiducia dei consumatori a determinarne il destino.
Riuscite a immaginare quante volte potete usare questa locuzione?
Ma attenzione. La parola “ultima” suggerisce anche un altro utilizzo.
Si può usare “in ultima istanza” anche come “ultima possibilità pratica”. In realtà, questi due usi, sebbene diversi, sono parzialmente sovrapposti.
Nel senso più rigoroso, come detto, in ultima istanza indica il fattore decisivo, ciò che conta davvero quando tutto il resto è stato valutato.
Tuttavia, anche in contesti meno formali, la locuzione viene talvolta reinterpretata come “l’ultima soluzione disponibile”, ossia come l’ultima carta da giocare quando tutte le altre hanno fallito.
Quando una persona prova varie strategie senza successo, può dire che, in ultima istanza, proverà una soluzione estrema o residuale. Sarebbe l’ultimo tentativo. Della serie: o la va,o la spacca!
Posso proporre però un esempio a metà strada tra i due sensi.
Si immagini un gruppo di amici che sta organizzando una cena insieme, come succede spesso nelle comitive,almeno quelle italiane.
All’inizio cercano di trovare un accordo sul ristorante: qualcuno vuole la pizza, qualcuno il sushi, qualcuno insiste per la trattoria di sempre. Passano venti minuti a discutere nel gruppo WhatsApp, provano a fare un sondaggio, poi a votare a maggioranza. Niente funziona: continuano a non mettersi d’accordo.
A un certo punto, uno di loro propone la soluzione che di solito tengono come risorsa estrema: andare tutti a mangiare a casa di Marco, perché Marco cucina bene, ha un salotto grande, e soprattutto è l’unico che non si lamenta mai. Si sporcherà casa ma pazienza. Magari i genitori di Marco si arrabbieranno, ma pazienza.
In questo contesto si può dire che, in ultima istanza, scelgono di andare da Marco.
La frase ha qui entrambi i significati sovrapposti.
Nel primo senso, in ultima istanza significa che, dopo aver considerato tutte le preferenze e aver valutato il rischio di litigare per una sciocchezza, la decisione finale, quella che chiude la discussione, è accettare l’ospitalità di Marco, perché è la soluzione che garantisce la pace del gruppo; la soluzione residuale che funziona sempre.
Nell’uso quotidiano, c’è da dire che il secondo uso prevale.
In medicina, un paziente può seguire diverse terapie farmacologiche e fisioterapiche; quando nulla funziona, il medico può proporre, in ultima istanza, un intervento chirurgico. La logica è quella della successione di tentativi che culmina in una soluzione estrema o definitiva; non quella più importante, ma quella che dev’essere preceduta da altre, magari perché si tratta della soluzione più rischiosa. Quindi si decide di provarla per ultima.
Pensate anche al cosiddetto “Prestatore di ultima istanza“, cioè la banca centrale che interviene per salvare le banche in crisi. È il ruolo della BCE nell’euro zona, ad esempio.