682 Una domanda di riserva

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Trascrizione

Giovanni: oggi, in questo episodio della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente vediamo il termine riserva.

Ampiamente utilizzato nella lingua italiana, quella di tutti i giorni, ma in generale sia nella lingua formale che informale.

La riserva esprime un concetto semplice: qualcosa che potrebbe servire, che potrebbe essere utile per diversi motivi, ma che inizialmente non viene utilizzato. Si utilizza solamente in caso di necessità.

Questo è il significato principale, poi ce ne sono alcuni particolari che appartengono a usi specifici.

Ma vediamo invece l’uso di cui vi ho parlato.

Nello sport, la riserva è costituita da ciascuno degli atleti che partecipano a gare e campionati solo in caso di indisponibilità di un titolare.

Quindi ad esempio nel calcio la riserva è fatta da calciatori che entrano e giocano solo se l’allenatore decide sia il caso. Si chiama più comunemente “panchina” in questo caso, perché questi calciatori stanno seduti in attesa di entrare in campo.

Anche nel linguaggio militare, la riserva è l’insieme delle persone che potrebbero partecipare ad una eventuale guerra ma che in questo momento non sono militari, ma persone normali. Non si sa mai!

In macchina invece “stare/trovarsi in riserva” indica che abbiamo poco carburante a disposizione, quindi si accende la spia rossa della riserva, il che significa che dobbiamo fare rifornimento al più presto altrimenti resteremo senza carburante.

Allora adesso passiamo alla “domanda di riserva” che dà il titolo all’episodio di oggi.

Una espressione che si utilizza in caso di necessità.

Ma quale sarebbe questa necessità?

Si tratta in realtà di una espressione scherzosa, che si usa normalmente quando c’è una domanda scomoda, o difficile, alla quale non vogliamo rispondere o preferiremmo non rispondere.

Una domanda si dice “scomoda” quando reca disagio, o imbarazzo o disturbo.

La domanda potrebbe anche essere compromettente, cioè impegnativa, ma nel senso che rispondendo a questa domanda potrebbe derivare un certo rischio o danno, specie per la reputazione di chi risponde. Tipo:

Ma lei ha mai avuto a che fare, nella sua vita, con la mafia?

Oppure:

Hai qualche strana fantasia sessuale?

Sei mai stato infedele?

Si può semplicemente non rispondere a domande di questo tipo, oppure, per buttarla sul simpatico, potete rispondere così:

Non c’è una domanda di riserva?

Un ultimo esempio:

Ciao, com’è andata ieri sera con Paola? So che era il vostro primo appuntamento. Dai raccontami!

Risposta: Hai una domanda di riserva?

Questo tipo di risposta è chiaramente un modo ironico ed anche molto chiaro per dire che qualcosa è andato storto (cioè è andato male). Meglio non parlarne quindi.

È una battuta che si può fare anche con domande meno impegnative, tipo:

Come stai?

Come butta? (molto giovanile)

Come è andata al lavoro oggi?

Che mi racconti di bello?

In tutti questi casi è accaduto qualcosa di brutto o negativo e preferiamo non parlarne.

Un altro esempio:

Una ragazza, in piena notte, sveglia il suo fidanzato e gli chiede:

Ma tu, sinceramente – guardami negli occhi – mi ami?

Quale risposta migliore di:

Una domanda di riserva?

Marguerite: Adesso ripassiamo? Niente domande di riserva stavolta.

Peggy: certo, anche perché quella che hai appena fatto è una domanda retorica.

Marcelo: bando alle ciance ragazzi, c’è qualche idea come si deve?

Bogusia: Oggi sono sguarnita di idee per il ripasso. Ne ho ben donde però. I miei pensieri ruotano attorno al dolore che provo da ieri: il mal di denti. Mi girano, come si suol dire, quando penso che mi tocca andare dal dentista. Non c’è incubo peggiore, ma resta pur sempre l’ultima spiaggia per chi ci soffre. Mannaggia!

628 Tediare

Tediare

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Trascrizione

Giovanni: continuiamo a parlare di atteggiamenti e comportamenti che non ci piacciono.

Abbiamo visto “sopra le righe“, e prima ancora avevamo visto ortodosso. Poi abbiamo incontrato lezioso e stucchevole. Un bel repertorio di espressioni finora, e ne vedremo delle altre anche nei prossimi giorni. 

Oggi vediamo come tediare una persona. Non faremo esattamente questo in realtà, ma mi limiterò a spiegarvi il senso del verbo, perché tediare è molto simile a stancare, ma mentre stancare si rivolge quasi sempre a sé stessi (stancarsi), tediare si  usa prevalentemente verso gli altri.

Quindi normalmente stancare si usa così:

io mi stanco, tu ti stanchi, lui si stanca, noi ci stanchiamo, voi vi stancate e loro si stancano.

Invece se uso tediare:

Io tedio Giovanni

Tu tedi Francesca

eccetera. Quindi è una azione che si rivolge contro altre persone.

In realtà il verbo stancare si può usare allo stesso modo, e in questo caso sono molto simili:

Io ti stanco.

Credo che tu mi stia stancando adesso.

Non voglio stancarvi con le mie chiacchiere

Ci stancate con tutte queste polemiche

eccetera

Il verbo tediare è simile, ma la differenza è che, oltre ad essere più “forte” o meglio, più intenso, come verbo, si usa quasi sempre con la negazione:

Non voglio tediarvi

Non volevo tediare nessuno

E’ più intenso rispetto a stancare perché trasmette anche fastidio e noia, quindi è simile a infastidire qualcuno causando “tedio“, e annoiare profondamente. Il tedio sarebbe proprio una sensazione di noia, di profonda noia, quasi esistenziale. Qualcosa di opprimente direi: Si usa poco come termine ma rende molto bene l’idea:

Non voglio inondarvi di tedio leggendovi le mie poesie…

Il tedio delle ore passate in casa in attesa che la pandemia scompaia

Direi che è anche più letterario come termine, rispetto alla noia

C’è dunque una forte insofferenza anche, cioè una Incapacità di adattamento ad una situazione o di sopportazione, di impazienza.

Si può tediare qualcuno con dei lunghi discorsi che risultano noiosi e stancanti

Volendo, ma l’uso non è frequente, si può usare anche verso sé stessi, come stancarsi:

Mi sto tediando su questo libro di grammatica italiana

Questo significa che, non seguendo le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente, stai provando una profonda noia, e anche un intenso fastidio. Cosa aspetti allora a cambiare metodo?

Consigli a parte, vediamo altri esempi:

Giovanni ha iniziato a tediarmi qualcuno con domande inopportune. Un fastidio che non ti dico.
 
Non vorrei tediarvi con le mie lunghe spiegazioni
 
Adesso allora smetto per non tediarvi ulteriormente
 
Come avrete capito si usa spesso anche come forma di chiusura di un discorso, ed è anche abbastanza simpatica e auto ironica come chiusura, e quindi non è detto che ci si renda conto che forse non è il caso di continuare a fare qualcosa che potrebbe risultare noioso e stancante.
Adesso allora per non tediarvi ulteriormente la finiamo qua e ripassiamo alcuni episodi precedenti:

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente 

Harjit (India) e Mary (Stati Uniti): E’ possibile mai che tu non abbia ancora messo mano sul dossier assegnatoci dal direttore? Di questo passo non lo porteremo a termine manco entro la fine dell’anno.

Sofie (Belgio): ci ho messo mano eccome! È solo che ci sono molte questioni delicate. Il lavoro stavolta ci sta dando dato molto filo da torcere.

Hartmut (Germania): appunto! Il direttore questo dossier ve l’avrà assegnato perché sa che non siete mica da meno degli altri collaboratori di questa unità.

Irina (California): ti ringrazio ma mi puoi togliere una curiosità? A cosa dobbiamo queste parole belle nei nostri confronti? Nel passato, se non ricordo male, eri ben disposto a sparlare alle nostre spalle, almeno a tratti, o meglio, quando più ti è convenuto.

Karin (Germania): sapete una cosa ragazzi? Mi ha sempre colpito come siete riusciti a prenderla con filosofia davanti a questo trattamento certamente non meritato . Ma adesso sembra che Hartmut si sia dato una regolata dopo essere stato apostrofato dal direttore per non avergliela raccontata giusta un paio di volte. Vai a capire come sia riuscito a scampare al licenziamento!

627 Lezioso e stucchevole

Lezioso e stucchevole

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Trascrizione

Giovanni: dopo aver visto “sopra le righe” continuiamo a parlare di strani comportamenti, al di fuori del normale.

Un comportamento anormale può esserlo anche perché ritenuto troppo caricato, come si è detto, oppure non spontaneo, non naturale, si può anche parlare di gesti affrettati, eccessivi, esagerati. A volte si utilizza anche il termine lezioso.

Anche quest’ultimo aggettivo si usa molto spesso a proposito di gesti o comportamenti innaturali e persino stucchevoli.

Questi ultimi due termini sono particolarmente adatti per giudicare un comportamento non solo innaturale, ma fastidioso. Denota una maniera artificiosa (attenzione, ho detto artificiosa e non artificiale. Ricordate l’uso del suffisso – oso?) dicevo, una maniera artificiosa e anche studiata, voluta, ricercata di parlare o di comportarsi, di chi vuole ostentare qualcosa, cioè mettere in mostra sé stesso con insistenza o vantandosi, in modo esibizionista.

Questo può dare molto fastidio.

Quando accade si può usare lezioso e anche stucchevole.

Che atteggiamento lezioso e stucchevole! Giovanni si sta vantando da mezz’ora ormai delle sue qualità come conquistatore di donne.

Giovanni ha sempre un comportamento sopra le righe recentemente. Ma cosa gli ha preso? È troppo lezioso! Dice sempre io ho fatto questo, io ho fatto quello!

La leziosità fa parte anche del linguaggio sportivo.

I giocatori di una squadra di calcio, ovviamente credono di essere forti e vogliono mostrare la loro bravura, ma se esagerano corrono il rischio di fare un gioco lezioso, poco pratico e funzionale, perché i calciatori cercano di fare finezze inutili in campo, solo per farsi notare e per questo risultano fastidiosi.

Quanti termini nuovi oggi!

Lezioso può essere anche un professore quando spiega qualcosa e bada più a mostrare la sua conoscenza che a trasmetterla, risultando fastidioso.

Quindi direi che la sensazione di fastidio caratterizza maggiormente l’aggettivo lezioso. Se aggiungiamo la stanchezza, la noia e la voglia di andarsene diventa stucchevole.

Invece per essere giudicato sopra le righe, come si è visto, uno degli ingredienti è anche il possibile imbarazzo che si causa ad altre persone per questa poca normalità nel comportamento, questo qualcosa di eccessivo che c’è e che non passa inosservato.

Abbiamo già visto anche il termine ortodosso, nell’episodio 530, abbastanza simile. Ma non voglio tediarvi ulteriormente.

Del verbo tediare parlino però nel prossimo episodio. Adesso un bel ripasso.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Albéric: oggi vorrei parlare di letteratura e più precisamente del decadentismo cioè quel movimento artistico e letterario sviluppatosi in Francia, il mio paese, alla fine dell’Ottocento. Ma poi interessò anche il resto d’Europa,

Irina: il decadentismo si contraddistinse per un nuovo modo di pensare, perché la ragione e la scienza non erano riuscite a rispondere ai veri bisogni dell’uomo.

Marcelo: c’era troppa freddezza, troppo razionalismo e poca spiritualità nella scienza, ed è risaputo ormai che anche lo spirito va curato. Eccome!

Ulrike: La letteratura e gli uomini sentirono il bisogno di esplorare il mistero dell’anima e tutte le sue caratteristiche, ivi incluse quelle negative: il vizio, la lussuria, la noia, il disgusto per la vita e le peggiori voci interiori. Insomma eravamo agli antipodi del positivismo.

Sofie: non è che si esagerava un po’ col pessimismo? Passi che la scienza sia fredda, passi pure che anche le brutte sensazioni e emozioni abbiano il loro perché, ma dire che la vita non abbia senso…

Peggy: capisco cosa vuoi dire. Evidentemente c’era un certo non so che di affascinante nel vedere tutto nero.

536 Stare alla larga

Stare alla larga (scarica audio)

Trascrizione

L’espressione di oggi è “stare alla larga“, che significa mantenersi lontani da qualcosa o qualcuno. La lontananza però non è da intendersi solamente o semplicemente come una distanza in termini di metri, ma, più in generale, nel senso di “evitare” qualcosa o qualcuno. Perché? Perché si parla di cose pericolose o fastidiose. Qualunque cosa che può esser negativa può essere una cosa da cui stare alla larga.

In genere si usa per dare un consiglio, un suggerimento, oppure + una minaccia, una intimidazione:

Stai alla larga dalle amicizie pericolose (cioè: non frequentare persone pericolose

Stai alla larga dalla droga (cioè: non drogarti)

Ti prometto che da oggi mi terrò alla larga dai pericoli (eviterò i pericoli)

Stai alla larga dalla mia fidanzata! (non le dare fastidio, non avvicinarti a lei)

Ho usato anche “tenersi alla larga“, ma è la stessa cosa. In effetti esistono delle varianti con lo stesso senso. Anche “girare alla larga” si usa abbastanza spesso, come anche “stai lontano/a“, “tieniti a distanza“, “tieni/mantieni le distanze

Cerca di girare alla larga da mia figlia, altrimenti saranno guai per te!

Meglio tenersi a distanza dalle persone invidiose

E’ bene tenere le distanze dai bugiardi

Adesso ripassiamo:

Lejla:
Giovedì prossimo in videochat faremo un esercizio interessante ma difficile. Non ce ne sarà per nessuno credo!!!

Rauno:
Dai, non essere pessimista. Se si mette male Giovanni ci aiuterà.

Ulrike:
Ho sentore che abbia a che fare con la grammatica. Io non me la sento. Poi mi fa strano che proprio Giovanni propone un argomento grammaticale.

Bogusia:
Infatti, di primo acchito potrebbe sembrare un tiro mancino però a pensarci bene un po‘ di grammatica non guasta, anch’essa, senz’altro è importante e può salvarci in calcio d’angolo. Eccome!

Sofie:
Nulla questio per me, raccoglierò la provocazione e mi farò viva nella videochat.

Irina:
Non è che io voglia vantarmi, ma la grammatica la conosco bene, mi fa specie che avete fifa, c’è sempre Gianni con il suo apporto, e non ci risponderà picche quando avremo bisogno di aiuto.